Royal chic shock e boh

Molto materiale questa settimana! Andate a leggere e date il vostro parere.

Meghan, Duchessa di Sussex 

Tra l’annuncio della gravidanza e il tour in Oceania l’attenzione di tutti si è fissata su di lei, e lei non ha deluso mostrando il suo bel sorriso, la sua notevole empatia, la grande affinità con il marito e una serie di mise che mettevano in mostra il pancino. Molti abiti nelle predilette tonalità scure, soprattutto l’amato blu, alcuni dei quali già visti; il migliore secondo me quello di Roskanda con banda azzurra all’orlo, grafico e romantico allo stesso tempo. Chic. Qualcun altro mi è piaciuto meno, come quella specie di wrap dress firmato di Dion Lee indossato a Melbourne, soprattutto quando, portato con il classico trench Martin Grant, il pannello svolazzante dell’abito con conseguente spacco ballerino rendeva l’insieme troppo arruffato. In questo caso, shock.

Très chic invece il trench abbinato a un semplice abito nero di Club Monaco nonostante le ballerine (la fanciulla è pur sempre incinta, quindi può) e soprattutto al tubino bianco Karen Gee indossato per incontrare il Governor-General d’Australia e sua moglie, Sir Peter e Lady Cosgrove. Meghan chic 2 21 ottobre

Ancora chic l’abito nero con bottoncini bianchi di Emilia Wickstead (un po’ troppo lungo per lei) con cui Meghan ha partecipato alla cerimonia all’ANZAC Memorial, abbinato al cappellino Philip Treacy che abbiamo visto il giorno del suo compleanno al matrimonio di amici nel Surrey (ve lo ricordate? Un matrimonio e un compleanno ). Meghan chic 21 ottobre

Un grande boh invece per l’abito lungo a righe sui toni del caffè, anche questo Martin Grant, indossato per la mattina di yoga e surf sulla famosa Bondi Beach.

Però migliora decisamente con l’aggiunta della collana di fiori! Meghan shock 21 ottobre

Assolutamente shock l’abito verde marcio Brandon Maxwell. Brutta la lunghezza, brutto il colore, brutto il modello, insomma brutto. Poi per fortuna la duchessa sfoggiava un braccialetto e un paio di orecchini di diamanti a forma di farfalla appartenuti a Diana che hanno attirato l’attenzione distraendola dalla mise.

E shock pure le varie giacche oversize indossate in più occasioni, abbinate sempre a pantaloni skinny neri. Modelli vecchi che non donano affatto alla struttura esile di Meghan. Con quella bianca gessata, di L’Agence, oltre ai pantaloni skinny abbiamo pure le solite scarpine décolletés Acquazzurra col fiocchetto sul tallone. Accoppiata letale. Non migliorata affatto, anzi, dalla tracolla bicolore Oroton. Un’altra giacca, in un tristanzuolo principe di galles (omaggio al suocero?) è firmata addirittura da Serena Williams, la dea del tennis che secondo me dovrebbe continuare a impugnare la racchetta lasciando stare ago e filo.

E ho sempre sperato che il polsino della giacca arrotolato fosse finito con Miami Vice.

Máxima, Regina Consorte d’Olanda

Maxima boh 21 ottobre Tra due giorni la rutilante Máxima incontrerà a Londra la Regina delle Regine, e non vediamo l’ora di sbalordirci per le sue mise, perché credetemi, Máxima oscilla sempre tra vette di sublime e abissi di raccapriccio, ma lo sbalordimento non manca mai. Nella scorsa settimana si è prodotta in alcuni capetti che non possono passare sotto silenzio tipo questo, firmato dall’inevitabile Natan. Bella la blusa in un moderno rosso rubino e passabile il cappello ricoperto di tulle, data la stagione il tartan per la gonna sarebbe anche una scelta adeguata, ma perché quella balza con l’arricciatura sghimbescia, che taglia a metà la figura ed evidenzia il pancino pure a chi non ce l’ha? Boh.

In un’altra occasione la regina abbandona la moda belga in favore di quella indiana e per aprire la One World Young Conference sceglie quest’abito firmato Saloni. maxima-shock-2-21-ottobre.pngModello pasticciatissimo, pieno di rouches che si inseguono per ogni dove increspando un tessuto dalla fantasia indefinibile. Ulteriormente peggiorato, ove mai fosse possibile, dalla calze nere semiopache. Shock, ma solo perché manca un’opzione ulteriore.

Il top però era stato già raggiunto all’inizio della settimana, quando Máxima aveva accompagnato il marito in visita a Schouwen-Duiveland e Tholen nella provincia dello Zeeland. Probabilmente intenzionata a stendere l’oblio sulla sua origine argentina trasformandosi in una perfetta olandesina, la regina ha chiesto aiuto a Claes Iversen e ha sfoderato un gonnellone che avrebbe fatto la gioia di ogni bambola di panno uscita dalla torinese gloriosa fabbrica Lenci. Maxima shock 21 ottobre Data rigidità e trasparenza il tessuto sembrerebbe essere organza, attraversata da bande di passamaneria e floreali a rilievo. In bilico il cappellino rosso che stride un po’ con l’azzurro della blusa, ma tanto a quel punto chi ci fa più caso? Shock. Però almeno è divertente.

Chic shock e boh in ordine sparso

Settimana intensa per la Reina Letizia, prima a Roma per la FAO (in tubino rosso Carolina Herrera) e poi per il Premio Princesa de Asturias. Di nuovo in rosso Carolina Herrera per l’incontro con i dieci premiati, in nero Armani un po’ moscio, per fortuna risollevato dai gioielli di famiglia (di Vittoria Eugenia) per la sera del concerto. O infine nella versione che preferisco: camicia maschile pantaloni gessati e brogue, tanto con quel marito fuori misura manco il tacco 12 è risolutivo. Sempre, assolutamente, chic.

Un grande boh invece per la mise indossata la sera del Premio: scarpe peep toe (tremende) e abito Felipe Varela. letizia boh 21 ottobre So che molti non saranno d’accordo, ma a me non piace. C’è sicuramente un gran lavoro artigianale nell’intricato ricamo e va riconosciuto, ma il disegno a rosoni della gonna è eccessivo, ed è pure troppo in basso, creando uno squilibrio con il corpetto. Inoltre, considerando che il Re è in abito blu e non in abito da sera, mi sembra veramente eccessivo.

Impegnate a New York due delle signore e signorine del Principato, al Gala dei Princess Grace Awards.  Volgarotta la pur graziosa Pauline, abbigliata da starlette in uno stile che sua nonna, vera star di Hollywood, aborriva. Boh di incoraggiamento per la giovane età.

Quanto alla zia Charlène, principessa in carica, che dire? Avrà scelto il completo Ralph Lauren guardando Cara Delevigne al royal wedding? (qui Chic Shock e Boh Royal Wedding Edition ) Ora, senza voler prendere in considerazione i 15 anni di differenza, per il boyish look ci vogliono l’opportunità e soprattutto il giusto atteggiamento (attitude), sennò il rischio Charlot è in agguato. Shock, che non bastano i capelli biondi – e manco l’assonanza del nome – per diventare Marlene.

A Royal Weekend – Trooping the Colour

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Come ogni anno Her Majesty, nata il 21 aprile, ha festeggiato il compleanno ufficiale il secondo sabato di giugno nella cerimonia del Trooping the Colour. Presente la famiglia reale al completo, con l’eccezione del principe consorte Filippo ormai in pensione, non c’è dubbio che tutti gli occhi fossero puntati oltre che sulla festeggiata  – che in azzurro cielo stava d’incanto – sulla neoroyal  Duchessa di Sussex.

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E Meghan non ha deluso. Seduta accanto all’innamorato marito era deliziosa in un abito rosa polvere, firmato Carolina Herrera. Chiariamo subito, era troppo scollata? Sì. Però questo stile un po’ Francia un po’ America un po’ Audrey, già suggerito dall’abito da sposa, potrebbe essere la scelta vincente. Bellissimo il cappello-disco volante Philip Treacy ma deludente la scelta, causa eccessiva somiglianza per forma e colore a quello indossato solo due settimane fa per un garden party a Buckingham Palace. Rimandati i capelli sciolti in onde. Bocciatissimo il rossetto, di una tonalità di rosa che la sbatteva più di una traversata in traghetto col mare mosso.

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Stessa tonalità di azzurro chiaro per suocerastra& nuora, che si sono divise anche la carrozza dato che entrambi i mariti accompagnavano a cavallo la regina. Camilla in Bruce Oldfield, con un cappello Philip Tracy riciclato ma sempre notevole. La Duchessa di Cornovaglia con l’intelligenza e l’understatement che la contraddistinguono ha saputo crearsi un suo stile che me la fa piacere sempre di più. Di Catherine che vi devo dire, il colore le dona molto, lei è sempre bella e sempre più royal, ma due maniche arricciate così non le vedevo dalla mia laurea, e c’era ancora il muro di Berlino.  Nello stesso colore dell’abito firmato Alexander McQueen il cappellino della finora ignota Juliette Botterill. Bene il colore, le dona, bene pure la forma, ma la decorazione no dai. Passi il doppio fiocco, passi il doppio fiore, ma quella inutile retina mi ha fatto venire in mente quando  vai dal fioraio, scegli ogni singola rosa tra le più belle e quello ci mette la nebbiolina.

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È arrivata una carrozza carica carica di… principesse! In un colpo solo ben quattro royal ladies: la Contessa di Wessex, sua figlia Louise e le sorelline York, Beatrice e Eugenia.  La solitamente elegante Sophie stavolta ricicla un abito di Emilia Wickstead  rosa azalea con collo rialzato e piccola scollatura sulla schiena già visto l’anno scorso ad Ascot e lo completa con un fascinator bianco che non aggiunge nulla all’insieme ma parecchi anni a lei. La futura sposa Eugenie di York (non prendete impegni per il 12 ottobre, altro royal wedding in arrivo!) col suo bel viso porta bene il delizioso il cappello stile abat-jour anni ’60. Unfortunately non si può dire lo stesso dell’abito, con uno scollo che penalizza il suo florido décolleté. Sua sorella Beatrice interpreta uno dei  trend di stagione abbinando il rosa dell’abito al rosso del cappello. L’abito non si vede bene ma il cappello sì, ahimé Troppo grande come pillbox, troppo rigido, piazzato troppo indietro. Mia madre questo modello lo chiamava “tamburello”, e oggi capisco perché. Completa il poker la quattordicenne Louise, Windsor dalla testa ai piedi, che a quattordici anni compiuti lascia il tavolo dei bambini e finalmente arriva tra i grandi. In questo tripudio di colori delicati, colori pastello, colori sorbetto, la più giovane si presenta tutta in un blu scuro che ne mortifica un po’ la freschezza da English rose. Se i bottoni margherita dovevano servire a svecchiare il tutto io ve lo dico, non sono serviti.

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