Il caffè del lunedì – Verso l’incoronazione

Sabato, a quindici settimane precise dal giorno fatidico, è stato diffuso il programma di massima per l’incoronazione di King Charles e Queen Camilla, che sarà celebrata la mattina di sabato 6 maggio dall’Arcivescovo di Canterbury nell’Abbazia di Westminster. Desiderio del sovrano è una cerimonia più snella di quella della madre, che coniughi la solennità della tradizione a uno stile contemporaneo e l’dea di proiezione verso il futuro.

Domenica 7 la scena si sposterà a Windsor: nei giardini del castello si terrà un Coronation Concert pieno di superstar, cui saranno invitati rappresentanti delle tante associazioni patrocinate dai nuovi sovrani. Il concerto sarà trasmesso dalla BBC che metterà in palio anche biglietti omaggio per assistere fisicamente; ma non vi affrettate perché di solito sono riservati a cittadini britannici, com’è giusto che sia. Sarà l’occasione per ascoltare il Coronation Choir, formato da membri di vari cori amatoriali composti da rifugiati, personale del servizio sanitario nazionale, attivisti LGBTQ+, persone affette da disabilità uditive. Chi non potrà andare a Windsor – cioè praticamente quasi tutti – potrà comunque partecipare al Coronation Big Lunch, riunirsi cioè tra vicini di casa, amici, familiari, colleghi, per dividere il pasto riscoprendo i valori di vicinanza e solidarietà che tanto stanno a cuore al Re. Ad onta del fatto che i Britannici siano considerati dei paria quando si parla di cibo, questo modello di street party è diventato molto popolare per festeggiare insieme eventi particolari; Lady Violet partecipò a quello organizzato a Piccadilly per il Diamod Jubilee, divertendosi assai. Il Big Lunch è un’idea di Eden Project, uno dei patronage di Camilla. Tutti coloro di voi che in UK abbiano assaggiato (o almeno visto) il Coronation chicken (o turkey, se fatto col tacchino) – tradizionale farcitura di popolarissimi sandwich creata per festeggiare Elizabeth nel 1953 – probabilmente si staranno chiedendo se ci sarà un piatto creato apposta per l’occasione. La risposta è sì, è stato lanciato un contest, e vediamo cosa ne verrà fuori.

Lunedì 8 maggio sarà invece il giorno dedicato al volontariato, il giorno di The Big Help Out. Solidarietà, vicinanza, attenzione ai più fragili e all’ambiente, e perché no cultura (Charles è il primo laureato a sedere sul trono britannico). Il manifesto del nuovo regno sembra essere questo, e verrà presentato in quei tre giorni, che nelle intenzioni dei nuovi sovrani sarà un lungo weekend per divertirsi e riscoprire i valori dello stare insieme e dell’impegno per la propria comunità.

Non è stata ancora resa nota l’ora della cerimonia, che inizierà con la King’s Procession: Charles e Camilla raggiungeranno l’abbazia partendo da Buckingham Palace. Conclusa la cerimonia si fa il percorso inverso con maggiore sfarzo: è la Coronation Procession, cui partecipano anche vari membri della Royal Family a partire dagli eredi, i Principi di Galles; seguirà l’affaccio al balcone di Buckingham Palace. Non sappiamo se i Sussex saranno invitati (penso di sì) e nel caso cosa faranno; probabilmente quello che vogliono, o che pensano convenga di più, as usual. Tra l’altro quel giorno il piccolo Archie compie 4 anni, una bella coincidenza che potrebbe essere valorizzata. Ci saranno dei bambini? Credo che vedremo i piccoli Wales, in fondo quando fu incoronata Elizabeth erano presenti entrambi i suoi figli, ed erano parecchio più piccoli (4 anni e mezzo Charles, quasi tre Anne). Questa delizia è l’invito che ricevette il piccolo principe, chissà se ne hanno pensato uno anche questa volta.

E a proposito di bambini, per tradizione all’incoronazione non partecipano i sovrani stranieri, che vengono rappresentati dai principi ereditari o da altri membri della famiglia. In questo caso invece avverrà il contrario: sarà Albert II de Monaco a rappresentare il principe ereditario Jacques, che ha solo otto anni.

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December/January chic shock e boh

E venne Natale a Sandringham, il primo senza Her Majesty, il primo con His Majesty, che ha mantenuto la tradizione della messa nella chiesa di St Mary Magdalene con tutta la famiglia.

Ma mentre King Charles si conferma uomo di grande eleganza, stavolta Queen Camilla mi piace meno. Il cappotto (Anna Valentine) è il modello che preferisce, ma non amo particolarmente quella sfumatura di blu e le applicazioni di passamaneria – in effetti sono piccole sfrangiature – mi hanno un po’ stufato. Bella senza guizzi la borsa Chanel, bellissima la spilla di diamanti, probabilmente appartenuta alla Queen Mom, ma appuntata così sembra quasi un badge e non aggiunge nulla. Non mi convince neanche il cappello Philip Treacy, con quelle penne messe in orizzontale; aureola o copricapo precolombiano? Boh.

Il grande Philip Treacy fa meglio, e molto, con la Principessa di Galles, dotata di un bel cappello verde loden a tesa ampia con penna di fagiano; la campagna inglese nella versione più elegante. In nuance il cappotto (riciclato) Alexander McQueen, modello militare e linea slim come piace a lei, ma quelle pieghe danno un volume diverso, e questa volta piace anche a Lady Violet, chic. A patto di dimenticare quegli orecchini vagamente etnici – andati subito sold out – che non c’entrano proprio niente.

I Wales erano accompagnati da tutti e tre i figli, col piccolo Louis simpatico e caciarone come al solito. Non è stato però l’unico bambino ad attirare l’attenzione; ha infatti debuttato sulla scena royal il seienne Wolfie Mapelli Mozzi, figlio di primo letto di Edo e dunque figliastro di Beatrice di York.

La quale sembrava uscita da un film anni ’30 con un cappotto (Shrimps) verde bottiglia bordato di pelliccia rigorosamente finta, già indossato in precedenza, e un vezzoso cappellino nuovo di Somerset Millinery in una nuance leggermente diversa, tendente al blu. In teoria sarebbe la mise perfetta per un natale reale, ma in pratica, boh.

Silhouette opposta per la sorella Eugenie, che incinta o no (sembra, ma non c’è conferma ufficiale) sceglie anche stavolta di avvolgersi in un cappotto e ampio, a pied-de-poule grigio, di Weekend Max Mara. Avrei comunque evitato la cintura. Il bel viso è incorniciato da un bandeau in tinta di Emily London. Un po’ troppo infagottata ma la trovo graziosa, Eugenie sembra immune dall’ansia di prestazione, che me la fa apprezzare sempre. La probabile gravidanza poi mitiga il giudizio, quindi boh.

Anche la sempre piacevole e spesso elegante Sophie Wessex non resiste alla tentazione del cappotto in cashmere double con cintura, e pure color crema (Joseph) che la arrotonda molto. In contrasto le linee rigide del cappello da gaucho (JT Millinery) con corona piatta e tesa rigida – in inglese si chiama pork pie perché ricorderebbe l’omonimo pasticcio di carne, pensate voi – e la grande clutch squadrata Sophie von Haubsburg, in un color cuoio che fa a pugni con gli stivali. Si sarà portata un laptop? Shock. Sceglie una linea più smilza la figlia Lady Louise, in blu. Bellissimo il cappotto Roland Mouret, preso a prestito dall’armadio materno; perfetto per una ragazza così giovane il cappello, un trilby JT Millinery. Farò finta di non vedere i sandaletti nude con calze abbinate, chic.

Difficile pensare a una coppia meglio assortita di Mike e Zara Tindall, sportivi, allegri, molto affiatati, anche i fisici sono simili: atletici e costruiti con generosità. Zara indossa un cappotto di LK Bennet in tessuto spigato bianco e nero che secondo me la ingoffa molto. Il pullover (o l’abito, o quello che è) le accorcia il collo, la cinturina in vita le taglia a metà la figura, in mano la bag Lalage Beaumont brandita come se volesse prendere qualcuno a borsettate, simpatico il cappellino (Juliette Botterill), ma non mi piace particolarmente con quel cappotto. Salviamo le Louboutin, per il resto shock.

Finisce dicembre, arriva gennaio e noi ci trasferiamo in Danimarca, dove il capodanno è salutato con una serie di ricevimenti di gala. Appena rientrata dalla natia Australia, dove ha trascorse le vacanze con marito e figli. la futura regina Mary ha riciclato senza batter ciglio.

(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)

La sera del primo gennaio ha partecipato al tradizionale ricevimento ad Amlienborg, offerto alle Autorità del Paese. La futura regina ha riproposto la mise indossata all’inizio dello scorso anno per le fotografie ufficiali col marito (Mary, fifty&fabulous). Favolosi i pezzi della parure di rubini – a partire dalla tiara, che le sta d’incanto – ma l’abito del danese Lasse Spangenberg è troppo da fata turchina. In fondo il mondo si divide tra chi ha letto Pinocchio e chi no. Boh.

Il 3 gennaio è stata la volta del corpo diplomatico presente a Copenaghen; se Mary ha riciclato anche la sua mise grigia rigorosamente made in Denmark (blusa Birgit Hallstein, gonna Julie Fagerholt) tutta l’attenzione era per la Regina, con indosso il nuovo abito di corte, offerto da Haandv ærkerforeningen, l’Associazione degli Artigiani. Questo vestito sostituisce il precedente, con un modello simile ma realizzato in blu, ricevuto 25 anni fa. Naturalmente Lady Violet non approva collo e polsi in pelliccia, prodotto comunque tipico dei Paesi scandinavi, per il resto la mise, per linea e colore, è splendida. Chic + chic.

Ultimo appuntamento il giorno seguente, dedicato alle Forze Armate. Se Margrethe ha replicato l’abito di corte, Mary ha deciso di rendere felice Lady Violet, presentandosi in total color viola bacca. Pure questo un riciclo, ma volete mettere? I due pezzi, abito e cappa, indossati spesso anche singolarmente, sono un’altra creazione di Lasse Spangenberg. Chic.

Il tour delle feste finisce il 6 gennaio a Madrid, giorno della Pascua Militar. Riciclo anche per la Reina Letizia, che a sua volta opta per un colore in armonia con quello scelto dalle altre royal ladies.

La mantella nera con collo in pelliccia ecologica è Carolina Herrera; l’abito, di Felipe Varela, ha troppo pizzo e troppo inutilmente distribuito; non finisce per sembrare la tenda del salotto di Nonna Speranza solo grazie al fisico asciutto e sottile della Reina. Lo trovo terribile, shock.

E ora pronti a tuffarci nel nuovo anno!

December chic shock e boh (parte seconda)

L’Epifania tutte le feste si porta via, e con esse le mise che hanno infiammato il dicembre reale. Ma udite udite, data l’abbondanza degli eventi vi aspetta anche una terza parte!

Regno Unito

Primo appuntamento natalizio della Royal Family il concerto Together at Christmas, organizzato per il secondo anno consecutivo a Westminster Abbey dalla Principessa di Galles. La serata avrebbe potuto chiamarsi anche “festival del bordeaux”, colore ampiamente preferito in varie sfumature dalle signore presenti.

Compresa l’adorabile Charlotte, en pendant con la madre (e la cravatta del padre). La padrona di casa si infila in un lungo coat dress – quel capo che le nostre madri chiamavano robe-manteau – di Eponine London color burgundy con accessori in tinta e orecchini supercheap (di Accessorize)in tinta pure quelli. Catherine ha un fisico che le permette praticamente tutto, ma questi modelli così stretti e lunghi a me non piacciono. Sono consapevole che l’estetica della nostra cultura prediliga le forme sottili e allungate, ma quando si veste così mi fa pensare a un tubetto di mascara, quindi boh.

(Ph: Getty Images)

Stesso colore per la sorella Pippa Matthews che, meno legata al protocollo, fa spesso scelte più interessanti. Per lei un cappotto di Karen Millen in una tonalità definita fig, fico, ma non chiedetemi perché. Il modello è a doppio petto con baschina in vita e nasce piuttosto aderente ma devo dire che a me piace di più l’indosso oversize di Pippa. Chic.

(Ph: Kirsty O’Connor – Pool/Getty Images)

Stesso brand, Karen Millen, stesso tessuto (italiano, in lana), il cappotto di Zara Tindell è invece definito merlot e francamente non saprei dire se sono davvero nuance diverse o cambiano in nomi per non farci appisolare. Anyway, la sportiva Zara, amazzone e pure un po’ cavallona, ha scelto un doppiopetto semplice e chic. Ci piace.

(Ph: Getty Images)

Scelgono il bianco due delle signore più importanti del regno, Her Majesty The Queen Consort e la cognata Contessa di Wessex. Camilla indossa un cappotto color panna della maison preferita, Fiona Clare Couture, con accessori neri, tra cui la clutch Tosca di Launer, brand very British (ma i modelli hanno quasi tutti nomi italiani, di solito legati alla lirica) divenuto famoso per firmare le borse della defunta Regina. Sotto si intravvede un abito maculato, ormai considerato un neutro buono per tutte le stagioni; non la più classica delle mise natalizie, ma chic. Menzione speciale per la splendida spilla déco di topazi brown e diamanti appartenuta alla Queen Mother.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Sophie ricicla un cappotto doppiopetto Max Mara – che è un investimento e quindi va sfruttato – su un abito di maglia (Reiss). Il total white è interrotto dagli accessori: stivali color caramello e la Lunatic clutch firmata Sophie von Habsburg. Quando ero ragazzina mi capitò di leggere su un giornale una fase che suonava più o meno così: una bella donna bionda in bianco vince sempre. Sono ancora assai d’accordo. Chic.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le sorelle York si sono date ai quadri (ma non quelli della galleria diretta da Eugenie!). Beatrice è una di quelle creature cui il matrimonio dona: è più bella, più elegante, più consapevole. Bellissimo il cappotto di Temperley London a riquadri bianchi e grigi; nonostante il cappotto sia chiaro e fermato da una cinta – una combinazione ad alto rischio – e Beatrice non sia particolarmente alta, trovo che le stia benissimo. Chic.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Purtroppo non mi suscita lo stesso entusiasmo la sorella Eugenie; anche per lei un modello a vestaglia, in un tessuto plaid compreso di orlo sfrangiato. Nonostante il cappotto sia Max Mara, non fa una gran figura e non le dona affatto. Perché a volte conviene evitare come la peste i riquadri così grandi, peggio se fermati in vita. Va detto poi che a guardare la sua figura arrotondata e la cintura annodata in alto la principessa sembra incinta. Dunque my dear riguardati e non ti raffreddare, che all’eleganza pensiamo un’altra volta. Sorry, shock.

Non mancavano le signore in verde: Carole Middleton ha una bella figura e un certo stile, e il cappotto a redingote (di Hobbs London, più British di così non si può) le sta molto bene, oltre a mantenerla comodamente in quel low profile che si è data qualche mese e qualche gaffe dopo il royal wedding della figlia. Chic.

(Ph: James Whatling)

Last but not least, la Duchessa di Gloucester. Moglie di un cugino della defunta Regina, la signora è di origine danese; a me è simpatica e mi sembra una donna in gamba, ma diciamo che riunisce in sé la summa di quel certo cattivo gusto anglosassone. Il soprabito di velluto è passabile ancorché datato, ma lo stivaletto mozzacaviglia… Mettiamola così: poteva andare peggio, poteva piovere. E lei si sarebbe messa le galosce. Shock.

Madre e figlie

Quanto ci siamo lamentati delle royal Christmas card con fotografie che sprizzano poca atmosfera natalizia? Bene, nei Paesi Bassi ci hanno ascoltato ed ecco a voi gli Orange in tutto il loro festivo splendore, compreso canetto, dall’espressione a dire il vero piuttosto perplessa. Dopo aver notato che William-Alexander si sta imbelloccendo (mai dire mai!) passiamo ad ammirare le signore e il loro amore per il mopnospalla. Lo indossano le due figlie minori: Missoni a pois per la quindicenne Ariane, nero e drammatico (Zara) per la diciassettenne Alexia. Essendo le fanciulle ancora minorenni le guardiamo con simpatia ma non le giudichiamo; Lady Violet però ama sempre osservare le sperimentazioni delle giovanissime. Monospalla anche per la Regina: un Elie Saab in tulle plissé color argento nuovo di zecca. L’abito mi sembra bello, un po’ eccessivo per l’occasione; bizzarri gli accessori: al collo quello che sembra il favoloso bandeau di diamanti grossi come nocciole della regina Emma, trisavola del sovrano, in braccio il delizioso cagnolino, ma fargli un bagnetto pareva brutto? Boh. Aspettiamo un indosso che valorizzi di più quel bell’abito, siamo certi che Máxima non ci deluderà.

Accanto al padre l’erede al trono Catharina-Amalia, che ha dovuto lasciare la residenza universitaria ad Amsterdam a causa di minacce di rapimento e aggressione. La fanciulla mi sembra dotata di carattere e sicuramente saprà affrontare e superare il momento difficile. A diciannove anni sta ancora cercando il suo stile, com’è giusto che sia, coniugando età struttura fisica e titolo. A me l’abito Asos piace, mi piace che sia semplice e in un bel verde bosco di Natale, mi piace come le sta e mi piace che non abbia imitato la scelta frufru di madre e sorelle. Chic di incoraggiamento.

E in Belgio…

Può mancare il rosso a Natale? Che domande, e infatti per il tradizionale concerto natalizio a Palazzo reale la Reine Mathilde sfodera un vestitone scarlatto percorso da un filo di lamé oro, naturalmente firmato Natan. Collo alto, maniche a 3/4, gonna a campana ed ecco la bella sovrana trasformata in una cloche de Noël.

Un giorno qualcuno studierà l’incredibile abilità di Edouard Vermeulen, lo stilista della maison, nel creare abiti così poco valorizzanti. E non è per Mathilde, splendida cinquantenne con quattro figli; se guardate la foto dalla sfilata l’abito è brutto pure su una filiforme modella adolescente. Shock.

Insieme con i sovrani sono il principe Laurent, fratello minore del Re, con la simpatica moglie Claire, che dev’essere la donna più paziente dell’universo. Per lei un completino begiarello senza lode ma con un po’ d’infamia, da segretaria quasi perfetta. Lei mi piace tanto, ma raramente indovina una mise. Shock.

Assente il primo dei figli maschi, Gabriel, ma presenti entrambe le fanciulle: la piccola Eléonore, quattrodici anni, sceglie Diane von Furstenberg ma abbonda un po’ con la stoffa fiorata, però è così carina che le si perdona tutto. E alzi la mano chi non ha pensato alla faccia di Miranda Priestly mentre sussurra: floral? for Christmas? groundbreaking!

Adoro la sorella maggiore ed erede al trono Elisabeth in Diane von Furstenberg pure lei (ma che differenza!) color blue royale – noblesse oblige – collo montante, maniche accennate, e un lungo drappeggio laterale che si apre in un lungo spacco. Non è natalizio, non è classico, non è già visto, non è troppo serio, praticamente perfetto. Chic.

(Ph: RUT/SplashNews.com)

Ma quanto ci piace questa ragazza?

Se vi siete persi la prima parte, o non resistete al desiderio di rileggerla, la trovate qui December chic shock e boh (parte prima)





2023 primi sorrisi e qualche lacrimuccia

Nel primo giorno dell’anno i sovrani britannici hanno mantenuto la tradizione della messa nella St Mary Magdalene Church a Sandringham. E se il Re ha scelto il suo classico soprabito di tweed, la Regina Consorte ha preferito un cappotto con cintura in vita, modello che non indossa spesso ma dovrebbe perché le sta benissimo.

Completano la mise un berretto con piume che fa tanto campagna inglese, stivali, guanti e come borsa una classica Mini Venice DeMellier modello amatissimo dalle royal ladies e non solo, ne ha una pure Lady Violet! Questa è blu, ma Camilla ne ha anche una crema e una verde foresta, indossata anche da Meghan nella sua breve stagione da working royal. La sovrana sfoggia un bel sorriso, che è il modo migliore per accogliere la prossima pubblicazione del libro tutta la verità di Harry, cui potrebbe aggiungersi anche un’autobiografia della moglie. Insomma, dopo Il Barone Rampante e Il Visconte Dimezzato la letteratura si arricchisce con Il Duca Incavolato e La Duchessa Petulante

Quanto alle lacrimucce, non nego di averne versata qualcuna davanti all’omaggio di Londra alla defunta, amatissima Queen Elizabeth II. Come ha scritto qualche suddito sui social (cito a memoria) addio al 2022, l’anno in cui la Great Britain ha perso la Great.

I fuochi artificiali sul Tamigi sono meravigliosi, ma se non volete godervi tutto lo spettacolo andate al minuto 5.20 https://www.youtube.com/watch?v=xjhBWzNU-G8

Happy New Year!

La foto del giorno – Women

La foto in effetti è di ieri, ma la polemica – molto spiacevole – di oggi. Partiamo dall’inizio: da quando è entrata a far parte della Royal Family, la Queen Consort Camilla si è dedicata con passione al sostegno di tematiche sociali e sanitarie di grande importanza, dall’infanzia in difficoltà all’osteoporosi che uccise sua nonna e sua madre, dalla promozione della lettura agli animali abbandonati. Molto attenta alla condizione femminile, ha colto l’occasione della giornata dedicata dalle Nazioni Unite al contrasto della violenza contro le donne, e riunito a Buckingham Palace un nutrito gruppo di ladies, più o meno royal. A partire dalle colleghe Rania di Giordania e Mathilde dei Belgi, più una principessa ereditaria (Mary di Danimarca) due First Ladies (Fatima Bio della Sierra Leone e l’ucraina Olena Zelenska) e la cognata Sophie di Wessex.

Lady Violet era pronta a scrivere un post leggero, magari sulle mise e sull’aspetto delle auguste invitate: Sophie scolaretta, Matilde madre della comunicanda, Camilla fornaretta, Rania vamp, Mary “di 3/4, mi si nota di più?” Fatima elegante, mentre Olena dimostra che la lunghezza sbagliata rovina qualunque gamba. Invece dobbiamo dare conto di un episodio spiacevole che riguarda Lady Susan Hussey, per 6 decenni affidabile lady-in-waiting di Queen Elizabeth II, appena riconfermata nello staff di supporto alla Queen Consort – che ha abolito le dame di compagnia – nonché tra le madrine di battesimo di William. Incontrando al ricevimento Ngozi Fulani, fondatrice di Sistah Space, la più importante associazione britannica a sostegno delle donne di origine africana, non avrebbe creduto che la signora è nata in UK e di cittadinanza britannica, insistendo a chiederle da quale parte dell’Africa arrivasse. Considerato un comportamento razzista perché non riconoscerebbe la possibilità che persone non caucasiche siano British, o più in generale europee. Francamente a me non sembra offensivo, ma naturalmente la Royal Family dove allontanare da sé anche la più impercettibile ombra di razzismo, dopo accuse e insinuazioni mosse dai Sussex, e infatti il Principe di Galles si è precipitato a diffondere una dichiarazione in merito. Risultato: Lady Hussey si è scusata in un comunicato e dimessa immediatamente, la signora Fulani in un’intervista esclusiva al quotidiano The Independent dice di non aver ricevuto ancora scuse personali, e parla di razzismo istituzionale mentre sui social infuria la discussione.

Sarà un lungo inverno

Le foto del giorno – Arriva un carico di… Paddington!

Ricordate quella deliziosa fotografia della Queen Consort circondata da tanti Paddington, lasciati davanti alle residenze reali in memoria di Queen Elizabeth? (La foto del giorno – 1000 Paddington) Bene, ora tutti gli orsacchiotti, dopo essere stati raccolti da mani amorevoli e lavati, igienizzati, pettinati, sono pronti per lasciare Buckingham Palace e Clarence House, e raggiungere finalmente la loro destinazione definitiva: una casa dove troveranno qualcuno che si prenderà cura di loro, cui potranno regalare tanta allegria e magari un po’ di felicità.

La prossima settimana, giovedì 24, Camilla li distribuirà durante uno speciale Paddington pic nic con i bambini seguiti da Barnardo’s, la più grande organizzazione britannica per l’infanzia in difficoltà.

La nuova regina è nonna, e ho l’impressione che quello sia uno dei ruoli che ama di più. I figli Tom e Laura le hanno dato cinque nipoti, nati tra il 2007 e il 2010: due ragazze, Lola Parker Bowles e Eliza Lopes – che nel 2011 fu una delle damigelle alle nozze dei Principi di Galles nel 2011 – e tre maschi: i gemelli Louis e Gus Lopes e Freddy Parker Bowles; le iniziali di tutti e cinque compaiono sul pendente di una collana che Camilla indossa quasi sempre.

La Queen Consort tratta sempre i bambini che incontra con un simpatico cameratismo, senza accondiscendenza né inutili smancerie; è poi notoriamente una grande appassionata di libri e la lettura è un altro modo molto efficace per entrare in relazione con i più piccoli.

Nell’attesa di vedere Camilla consegnare i Teddy bear, una piccola riflessione. Spesso ci si chiede perché la britannica sia tra tutte le famiglie reali la più conosciuta, la più popolare, la più – termine assai di moda – iconica. Le ragioni sono varie, a partire dalla ovvia considerazione che rappresenta uno dei Paesi di maggior peso nel mondo, anche se non so per quanto tempo ancora. Ma ciò che colpisce sempre Lady Violet è la capacità di capire l’importanza del simbolo, e l’abilità di costruirci sopra una narrazione. Prendiamo questo caso; i Paddington sono stati offerti in memoria della Regina e di quel suo video mentre prende l’afternoon tea col famoso e inglesissimo orsetto, in occasione del Platinum Jubilee. Operazione geniale diventata struggente, che fa il paio con quella che la trasformava in una Bond girl ottantaseienne per l’inaugurazione delle Olimpiadi del 2012. Ora intorno alla raccolta e alla successiva distribuzione degli orsacchiotti è stato creato un vero progetto, che ha la sua pagina sul sito della Royal Family (https://www.royal.uk/paddington); il video che accompagna questo progetto è una delizia, e mi sembra che confermi la mia impressione. Aspetto le vostre!

Remembrance Sunday, la prima volta senza di Lei

Alle 11.00 il Big Ben suona 11 rintocchi e la nazione intera si ferma per due minuti in memoria e in omaggio dei caduti al servizio del Paese.

When you go home
Tell them of us and say
For your tomorrow
We gave our today

(quando sarai a casa, parla di noi e dì: per il vostro futuro noi abbiamo offerto il nostro presente)

La Royal Family ha scelto questa frase, nota come “l’epitaffio di Kohima” per le celebrazioni per il Remembrance; quest’anno particolarmente commovente per la ragione che sappiamo, l’assenza dell’amatissima Queen Elizabeth. Che a dire il vero non c’era neanche l’anno scorso, ma ora sappiamo che non tornerà.

Molto emozionato Charles ha guidato la celebrazione per la prima volta come sovrano, ripetendo i gesti compiuti prima di lui dalla madre Elizabeth II, il nonno George VI il prozio Edward VIII e il bisnonno George V, cui si deve la creazione del monumento e l’istituzione della cerimonia.

Due piccoli dettagli: sulla spallina del Re c’è ancora il monogramma della Regina, e lo stesso per William. La fotografia del re viene dal post dell’account twitter della Royal Family, e compare insieme con quelle dei sovrani precedenti tranne Edward VIII; dimenticanza, necessità di composizione delle immagini o intento preciso? Chissà.

Dal palazzo del Foreign Office hanno assistito alla cerimonia la Regina Consorte e la Principessa di Galles (balcone centrale), i Duchi di Gloucester e la Contessa di Wessex (a sinistra), il Duca di Kent e l’ammiraglio Tim Laurence (a destra); era annunciata anche la presenza della principessa Alexandra di Kent, che però non ho visto. Riflettevo sul fatto che i Duchi di Kent (1935) e Gloucester (1944) sono gli unici due nati prima della fine del secondo conflitto mondiale; anche questo un piccolo segno dei tempi.

Commossa la Queen Consort, forse anche per la corona deposta per la prima volta in suo nome. Camilla ha replicato il cappello con veletta indossato al funerale della suocera, e il soprabito che portava alla Veglia dei Principi a Londra. Alla sua sinistra Catherine con un nuovo cappotto di Catherine Walker e un cappello Philip Treacy, una sorta di sombrero da lutto che sembra pure troppo grande per lei. Esagerati anche gli orecchini, appartenuti a Diana ma troppo importanti per la mattina.

Sobria La Contessa di Wessex, secondo me la più elegante, che fa una scelta delicatamente significativa: il suo Catherine Walker è il soprabito prestato alla figlia Louise per la veglia degli otto nipoti alla salma della nonna. Al marito Prince Edward il compito di salutare alla fine della sfilata la Poppy Legion, il variopinto gruppo d veterani che non mancano mai. E se vi state chiedendo quali veterani, dato che i reduci della Seconda Guerra devono essere ormai pochini, non pensate solo a loro: il 2022 è anche il quarantesimo anniversario della guerra delle Falkland, che durò solo sei settimane ma causò 255 morti e 777 feriti tra i Britannici (e 649 morti e 1068 feriti tra gli Argentini).

Ieri sera come ogni anno la Royal Albert Hall ha ospitato il Festival of Remembrance. Eleganti le signore, tradizionalmente in nero; a me è piaciuta molto Camilla, mentre la mise di Catherine sarà oggetto del caffè di domattina.

A molti di coi non sarà sfuggita la presenza dell’aitantissimo equerry del re, il maggiore-promosso-tenente-colonnello Johnny Thompson. Anche di lui parleremo, spero presto.

Le foto del giorno – I giorni del ricordo

Ieri, 11 novembre, il Regno Unito celebra il Remembrance Day. L’undicesimo giorno dell’undicesimo mese, alle undici del mattino, quando fu firmato l’armistizio che metteva fine alla Grande guerra. Questa sera la Royal Family partecipa al British Legion’s Festival of Remembrance alla Royal Albert Hall, e domani a nome dell’intera nazione offrirà il proprio omaggio al Cenotaph, monumento nel centro di Londra in memoria dei caduti. I primi giorni di novembre sono quelli del ricordo, ancora più sentito quest’anno, a sole nove settimane dalla scomparsa di Queen Elizabeth.

Nei pressi di Westminster Abbey da 94 anni viene allestito il Field of Remembrance, dove lasciare un pensiero, una preghiera, un papavero, che nel Regno Unito è fiore dei caduti. E quest’anno nell’area del Women’s Royal Army Corp tra i tanti ricordi c’era questo, in memoria della Regina, che durante l’ultima guerra servì come ausiliaria: il sottotenente Elizabeth A(lexandra) M(ary) Windsor. La dedica spiega molte cose dei Britannici, e della devozione che avevano per lei: “one of us” una di noi. Riposi in pace Vostra Maestà, il dovere è compiuto.

A inaugurare il Remembrance Field quest’anno è stata un’altra regina, anche se solo consorte; Camilla ha depositato una piccola croce col suo monogramma, che dopo essere stato presentato nei giorni scorsi (La foto del giorno – Queen Camilla ha il monogramma), viene usato per la prima volta.

A domani, per il dettaglio della cerimonia.

La foto del giorno – Queen Camilla ha il monogramma

Il monogramma di King Charles III lo conosciamo già da un mesetto e mezzo (La foto del giorno – La cifra di un re); ora è stato reso pubblico anche quello della Queen Consort, che la sovrana ha scelto tra varie proposte.

Sotto il simbolo della corona, la C di Camilla si intreccia alla R di Regina (in latino), in un disegno creato dal professor Ewan Clayton, calligrafo membro del consiglio accademico della Royal Drawing School, in collaborazione con Timothy Noad del College of Arms, il collegio araldico britannico. Il monogramma è strettamente personale e comparirà su molti oggetti della Queen Consort, dalla carta intestata alla croce che Camilla deporrà giovedì al Field of Remembrance, che ogni anno a Westminster Abbey ricorda il sacrificio dei caduti in guerra.

Lady Violet approva, gli svolazzi di questo monogramma fanno da contraltare perfetto al rigore di quello scelto da Charles; mi ricorda un po’ la carrozza di Cenerentola, anche se lei mi sembra piuttosto lontana dai personaggi delle fiabe. Questa moderna Cinderella sarà incoronata col suo principe ora diventato re, il prossimo 6 maggio.

La foto del giorno – Regina dei libri

Abbiamo spesso parlato del grande amore di Camilla per i libri, passione ereditata dal padre Bruce Shand. Dal 2013 partecipa alla consegna del Booker Prize, il premio letterario più importante al mondo, conferito annualmente a un romanzo pubblicato nel Regno Unito, e dona al suo autore fama planetaria. Tanto per fare un nome, Hilary Mantel, recentemente scomparsa, ha vinto il premio due volte per due dei libri che compongono la trilogia dedicata a Thomas Cromwell, nell’Inghilterra Tudor.

Ieri, per la prima volta, è intervenuta come Regina Consorte e ha consegnato il premio al vincitore di quest’anno, Shehan Karunatilaka, per il romanzo The Seven Moons of Maali Almeida.

Camilla è arrivata in compagnia della sorella minore Annabelle Elliot (la signora con giacca nera a camicia bianca alle due spalle), il cui nome ha a sua volta un sapore letterario; a me evoca Anne Elliot, protagonista di Persuasion, romanzo della maturità di Miss Jane Austen.

La Queen Consort ha riciclato l’abito in pizzo nero indossato nella prima foto ufficiale col marito Re e i Principi di Galles: Ritratti (parte prima), ma era difficile staccare gli occhi dagli orecchini di diamanti della linea Alhambra di Van Cleef & Arpels. E veniamo alla ragione vera di questo post: che ne direste se iniziassimo a indagare meglio tra i suoi gioielli? I diamanti di Her Majesty mancano troppo ..