December/January chic shock e boh

E venne Natale a Sandringham, il primo senza Her Majesty, il primo con His Majesty, che ha mantenuto la tradizione della messa nella chiesa di St Mary Magdalene con tutta la famiglia.

Ma mentre King Charles si conferma uomo di grande eleganza, stavolta Queen Camilla mi piace meno. Il cappotto (Anna Valentine) è il modello che preferisce, ma non amo particolarmente quella sfumatura di blu e le applicazioni di passamaneria – in effetti sono piccole sfrangiature – mi hanno un po’ stufato. Bella senza guizzi la borsa Chanel, bellissima la spilla di diamanti, probabilmente appartenuta alla Queen Mom, ma appuntata così sembra quasi un badge e non aggiunge nulla. Non mi convince neanche il cappello Philip Treacy, con quelle penne messe in orizzontale; aureola o copricapo precolombiano? Boh.

Il grande Philip Treacy fa meglio, e molto, con la Principessa di Galles, dotata di un bel cappello verde loden a tesa ampia con penna di fagiano; la campagna inglese nella versione più elegante. In nuance il cappotto (riciclato) Alexander McQueen, modello militare e linea slim come piace a lei, ma quelle pieghe danno un volume diverso, e questa volta piace anche a Lady Violet, chic. A patto di dimenticare quegli orecchini vagamente etnici – andati subito sold out – che non c’entrano proprio niente.

I Wales erano accompagnati da tutti e tre i figli, col piccolo Louis simpatico e caciarone come al solito. Non è stato però l’unico bambino ad attirare l’attenzione; ha infatti debuttato sulla scena royal il seienne Wolfie Mapelli Mozzi, figlio di primo letto di Edo e dunque figliastro di Beatrice di York.

La quale sembrava uscita da un film anni ’30 con un cappotto (Shrimps) verde bottiglia bordato di pelliccia rigorosamente finta, già indossato in precedenza, e un vezzoso cappellino nuovo di Somerset Millinery in una nuance leggermente diversa, tendente al blu. In teoria sarebbe la mise perfetta per un natale reale, ma in pratica, boh.

Silhouette opposta per la sorella Eugenie, che incinta o no (sembra, ma non c’è conferma ufficiale) sceglie anche stavolta di avvolgersi in un cappotto e ampio, a pied-de-poule grigio, di Weekend Max Mara. Avrei comunque evitato la cintura. Il bel viso è incorniciato da un bandeau in tinta di Emily London. Un po’ troppo infagottata ma la trovo graziosa, Eugenie sembra immune dall’ansia di prestazione, che me la fa apprezzare sempre. La probabile gravidanza poi mitiga il giudizio, quindi boh.

Anche la sempre piacevole e spesso elegante Sophie Wessex non resiste alla tentazione del cappotto in cashmere double con cintura, e pure color crema (Joseph) che la arrotonda molto. In contrasto le linee rigide del cappello da gaucho (JT Millinery) con corona piatta e tesa rigida – in inglese si chiama pork pie perché ricorderebbe l’omonimo pasticcio di carne, pensate voi – e la grande clutch squadrata Sophie von Haubsburg, in un color cuoio che fa a pugni con gli stivali. Si sarà portata un laptop? Shock. Sceglie una linea più smilza la figlia Lady Louise, in blu. Bellissimo il cappotto Roland Mouret, preso a prestito dall’armadio materno; perfetto per una ragazza così giovane il cappello, un trilby JT Millinery. Farò finta di non vedere i sandaletti nude con calze abbinate, chic.

Difficile pensare a una coppia meglio assortita di Mike e Zara Tindall, sportivi, allegri, molto affiatati, anche i fisici sono simili: atletici e costruiti con generosità. Zara indossa un cappotto di LK Bennet in tessuto spigato bianco e nero che secondo me la ingoffa molto. Il pullover (o l’abito, o quello che è) le accorcia il collo, la cinturina in vita le taglia a metà la figura, in mano la bag Lalage Beaumont brandita come se volesse prendere qualcuno a borsettate, simpatico il cappellino (Juliette Botterill), ma non mi piace particolarmente con quel cappotto. Salviamo le Louboutin, per il resto shock.

Finisce dicembre, arriva gennaio e noi ci trasferiamo in Danimarca, dove il capodanno è salutato con una serie di ricevimenti di gala. Appena rientrata dalla natia Australia, dove ha trascorse le vacanze con marito e figli. la futura regina Mary ha riciclato senza batter ciglio.

(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)

La sera del primo gennaio ha partecipato al tradizionale ricevimento ad Amlienborg, offerto alle Autorità del Paese. La futura regina ha riproposto la mise indossata all’inizio dello scorso anno per le fotografie ufficiali col marito (Mary, fifty&fabulous). Favolosi i pezzi della parure di rubini – a partire dalla tiara, che le sta d’incanto – ma l’abito del danese Lasse Spangenberg è troppo da fata turchina. In fondo il mondo si divide tra chi ha letto Pinocchio e chi no. Boh.

Il 3 gennaio è stata la volta del corpo diplomatico presente a Copenaghen; se Mary ha riciclato anche la sua mise grigia rigorosamente made in Denmark (blusa Birgit Hallstein, gonna Julie Fagerholt) tutta l’attenzione era per la Regina, con indosso il nuovo abito di corte, offerto da Haandv ærkerforeningen, l’Associazione degli Artigiani. Questo vestito sostituisce il precedente, con un modello simile ma realizzato in blu, ricevuto 25 anni fa. Naturalmente Lady Violet non approva collo e polsi in pelliccia, prodotto comunque tipico dei Paesi scandinavi, per il resto la mise, per linea e colore, è splendida. Chic + chic.

Ultimo appuntamento il giorno seguente, dedicato alle Forze Armate. Se Margrethe ha replicato l’abito di corte, Mary ha deciso di rendere felice Lady Violet, presentandosi in total color viola bacca. Pure questo un riciclo, ma volete mettere? I due pezzi, abito e cappa, indossati spesso anche singolarmente, sono un’altra creazione di Lasse Spangenberg. Chic.

Il tour delle feste finisce il 6 gennaio a Madrid, giorno della Pascua Militar. Riciclo anche per la Reina Letizia, che a sua volta opta per un colore in armonia con quello scelto dalle altre royal ladies.

La mantella nera con collo in pelliccia ecologica è Carolina Herrera; l’abito, di Felipe Varela, ha troppo pizzo e troppo inutilmente distribuito; non finisce per sembrare la tenda del salotto di Nonna Speranza solo grazie al fisico asciutto e sottile della Reina. Lo trovo terribile, shock.

E ora pronti a tuffarci nel nuovo anno!

Il caffè del lunedì – Fifty-fifty

Nel 2023 Re Carl XVI Gustav celebrerà il giubileo d’oro, e non ha perso tempo nel pubblicare una foto che lo ritrae in tutto abbacinante splendore.

(Ph:Thron Ullberg/Kungl.Hovstaterna)

In piedi accanto al trono d’argento – uno dei simboli del regno di Svezia – il sovrano si trova nella stessa sala del palazzo dove fu incoronato nel settembre 1973. Carl Gustav indossa l’uniforme da ammiraglio della regia marina, e un notevole numero di collari a prova di cervicale, simbolo degli ordini cavallereschi del Paese. Dall’esterno verso l’interno: l’Ordine dei Serafini, che alterna 11 croci a doppio braccio smaltate d’azzurro ad altrettante teste angeliche; l’Ordine della Spada caratterizzato ovviamente da spade, accompagnate da scudi; l’Ordine della Stella Polare con le stelle bianche intervallate dalla doppia lettera F, iniziale del fondatore Federico I; e infine l’Ordine Vasa. Se sull’amore dei reali scandinavi per il fasto e la magnificenza ci sono pochi dubbi, Lady Violet si chiede se celebrata l’importante ricorrenza il sovrano abdicherà in favore della primogenita Victoria, che ci piacerebbe vedere presto sul trono. Non ci resta che attendere!

Nel 2022 invece il giubileo d’oro l’ha celebrato Margrethe II di Danimarca. Conoscendola un po’, probabilmente avrebbe voluto farlo con molto più risalto ma prima si è dovuta ridimensionare causa pandemia, poi è stata oscurata dal Platinum Jubilee di Queen Elizabeth II, e infine dalla sua morte, anche se i festeggiamenti previsti per i giorni immediatamente seguenti alla dipartita si sono tenuti lo stesso, pur se in tono minore.

(Ph: Per Morten Abrahamsen/Kongehuset)

E in ossequio all’amore per le celebrazioni – e l’autocelebrazione – della sovrana danese, in chiusura dell’anno sono state diffuse due fotografie ufficiali a sancire il traguardo raggiunto. Nella prima Margrethe – che indossa la tiara di perle poiré e la demi parure in perle e diamanti, entrambe arrivate a Copenaghen con la bisnonna regina Louise – è in compagnia dei principi ereditari Frederik e Mary; lui un alta uniforme e insegne, lei in abito lungo con la preziosa parure di rubini (per saperne di più Happy RubYear!). Gioielli a parte, è una fotografia piuttosto strana: le figure appaiono innaturalmente allungate e sembra che le argentee scarpine indossate dalla pur longilinea sovrana siano misura 47.

(Ph: Per Morten Abrahamsen/Kongehuset)

La seconda fotografia non fuga le perplessità, piuttosto le accentua. Questa volta sono presenti anche i cadetti, il figlio minore Joachim e la moglie Marie. L’impianto è francamente terribile: la regina è seduta comodamente su un similtrono, mentre l’erede appare in bilico sullo strapuntino, e comunque sembra dare le spalle alla madre sovrana; gli altri, chiaramente meno importanti, sono in piedi. Con un ampio spazio tra Mary e Joachim che sembra sottolineare la distanza tra loro.

Con l’ingresso del nuovo anno i figli di Joachim – quelli avuti con Marie e quelli di primo letto – perdono i titoli reali, pur rimanendo nella linea di successione. Una decisione che, soprattutto per come è stata presa e soprattutto resa nota, ha lasciato molti perplessi (a partire da noi) e alienato parecchie simpatie per i reali danesi. Magari col tempo ci abitueremo e le cose torneranno a sembrarci normali, al momento non nego nei loro confronti una certa perplessità sfumata di fastidio.

Speriamo che l’anno nuovo ci porti tante royal novità, qualche bella sorpresa e tutto il caffè che ciascuno desidera.

Un bel tacer…

Come si dice in danese “la toppa peggio del buco”?

Comunque si dica, eccone a voi un pregevole esempio. Dopo l’annuncio a sorpresa dell’imminente rimozione del titolo di principe e principessa ai figli del secondogenito Joachim, cui ha fatto seguito la reazione sdegnata della di lui prima moglie Alexandra, madre di due dei suddetti principi a scadenza; dopo l’addolorata risposta di Joachim e dell’attuale moglie Marie, madre degli altri due principi agli sgoccioli; e dopo che pure Mary, futura regina consorte, ci ha messo del suo – dimostrando ove mai ce ne fosse bisogno che correre in aiuto del più forte è uno degli sport più diffusi a ogni latitudine – Margrethe II corre ai ripari e confeziona un messaggio in cui offre la sua versione (versione italiana ottenuta con l’aiuto del traduttore).

Negli ultimi giorni ci sono state forti reazioni alla mia decisione sul futuro utilizzo dei titoli per i quattro figli del principe Joachim. Certo, mi colpisce.

La mia decisione è stata presa da tempo. Con i miei 50 anni sul trono, è naturale guardare sia indietro sia avanti. È mio dovere e mio desiderio come regina garantire che la monarchia si adegui costantemente ai tempi. A volte ciò richiede di prendere decisioni difficili, e sempre difficile sarà trovare il momento giusto.

Portare un titolo reale comporta una serie di obblighi e doveri, che in futuro riguarderanno un numero minore di membri della famiglia reale. Questo adeguamento, che considero una garanzia necessaria per il futuro della monarchia, voglio farlo decidendo io il momento opportuno.

Ho preso la mia decisione come regina, madre e nonna, ma come madre e nonna ho sottovalutato i sentimenti del mio figlio minore e della sua famiglia. L’impressione è stata grande, e mi dispiace molto.

Nessuno dovrebbe dubitare che i miei figli, nuore e nipoti sono la mia grande gioia e orgoglio. Spero che ora noi come famiglia possiamo trovare il modo per superare questa situazione e ritrovare l’armonia.

Pur comprendendo la necessità di rinnovare l’istituzione monarchica semplificandola e snellendola, nei modi e nei tempi che ciascuno ritenga più opportuni, resta il sapore sgradevole di un provvedimento il cui valore retroattivo, pur non essendo espressamente proibito dalla giurisprudenza, lascia sempre l’amaro in bocca. Sullo stupore della regina per la reazione del figlio e dei nipoti preferisco non esprimermi, mentre si può affermare senza difficoltà che lo scivolone comunicativo si piazza al vertice delle royal figuracce dell’anno. Chissà come – e se – si dice in danese “i figli so piezz’e core”.

C’è un pasticcio in Danimarca

Non sarà il marcio di shakespeariana memoria, ma ciò che sta accadendo alla Corte danese sembra davvero un pasticcio, quanto meno per come viene comunicato.

(Ph: Hanne Juul/Aller/MEGA)

I fatti. Ieri, 28 settembre, viene diffuso un comunicato con un annuncio piuttosto scioccante: a partire dal prossimo 1 gennaio i figli del principe Joachim, secondogenito della regina, pur restando nella linea di successione al trono verranno privati del titolo di principe e principessa e del predicato Sua Altezza, e manterranno solo quello di conte/contessa di Monpezat, ereditato dal defunto principe consorte. Nel 2008 Margrethe II aveva stabilito che i discendenti del marito ne portassero il titolo; nel 2016 la decisione che tra tutti gli otto nipoti solo il principe Christian, secondo nella successione dopo il padre Frederik, ricevesse un appannaggio pagato dai contribuenti. Con un’ardita operazione aritmetica, la sovrana ha dunque realizzato che uno più uno fa meno quattro, e stabilito che tra tre mesi Nikolai, Felix, Henrik e Athena saranno conosciuti solo come Sua Eccellenza il Conte/la Contessa di Monpezat. Una mossa che ha lasciato i più senza parole, perché se la ragione – rendere più snella la casa reale e contenere le spese, decisione che stanno prendendo anche altri sovrani – è comprensibile e persino apprezzabile, la modalità lascia quanto meno perplessi a causa del valore retroattivo insito nella norma che declassa seccamente i quattro ragazzi, nati principi di Danimarca.

Non ha tardato a far arrivare la sua protesta la Contessa di Frederiksborg, nata Alexandra Manley, prima moglie di Joachim e madre dei suoi figli maggiori, il ventitreenne Nikolai e Felix, 20 anni. Da madre di due principi reali diventerebbe madre di semplici conti; non si fa! Oggi alla sua si è unita la voce sdegnata dello stesso Joachim; al giornale B.T. ha smentito quanto dichiarato dalla portavoce della Casa reale, secondo cui egli era al corrente della decisione materna. Raggiunto a Parigi dove vive con la famiglia, il principe ha affermato che lo scorso gli era stato presentato un piano secondo cui i figli avrebbero perso il titolo regale al compimento dei 25 anni, per consentire loro di scegliere in libertà stile di vita e professione. Insomma, un bel pasticcio. Non v’è dubbio che la gestione dei figli cadetti sia un problema per molte famiglie reali – negli anni c’erano state voci sull’insoddisfazione di Joachim, che non è probabilmente estranea alla decisione di trasferirsi in Francia, assumendo un incarico presso l’ambasciata danese – ma Lady Violet ha qualche dubbio sull’efficacia di operazioni del genere. Harry, non sei solo!

Che gaffe!

Fino a qualche anno fa il gaffeur ufficiale della Royal Family era il principe consorte Philip: alcune delle sue uscite sono ormai leggenda. Ma forse nemmeno lui sarebbe riuscito a combinarne una come quella che ha coinvolto l’incolpevole Mary di Danimarca in occasione dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II. Andiamo con ordine.

(Ph: Ole Jensen/Getty Images)

La sovrana britannica muore giovedì 8 settembre; Margrethe II, legata a lei da rapporti di parentela e da grandi affetto e stima, invia subito le proprie condoglianze a King Charles e il giorno dopo ordina che le bandiere sui quattro palazzi di Amalienborg sventolino a mezz’asta. In onore della regina scomparsa vengono apportati dei cambiamenti ai festeggiamenti per il giubileo d’oro della monarca danese, già rinviati a causa della pandemia. Passata la festa ci si prepara al funerale reale, e viene reso noto che la delegazione di Copenaghen comprenderà Sua Maestà La Regina accompagnata dai principi ereditari (e Lady Violet già pregustava la mise che avrebbe sfoggiato l’elegante Mary). Arriva lunedì 19, in mondovisione gli ospiti giungono a Westminster Abbey. Mary non c’è. Si pensa – o almeno Lady Violet pensa – che l’assenza dipenda da un imprevisto; poi si scopre la verità. Frederik, che scorterà la madre, riceve l’invito personale che prevede la presenza di un ospite; la sua ospite è naturalmente sua moglie. Il punto è che lui non avrebbe avuto diritto a un invito personale, essendo considerato l’ospite di sua madre; no invitation no funeral Mary resta a casa, dopo essere stata uninvited disinvitata. L’ufficio responsabile dell’organizzazione si è profondamente scusato, ma ormai la frittata è fatta la figuraccia irrecuperabile.

Se vi state facendo delle domande su come sono stati fatti gli inviti, direi che erano riservati al monarca (regnante, ma anche emerito, come Juan Carlos o Beatrix d’Olanda) che poteva essere accompagnato da una persona, di solito il coniuge. Infatti erano presenti molte coppie sovrane – tra cui gli Imperatori del Giappone, che di solito non partecipano a funerali – ma non principi ereditari, con l’eccezione appunto di Frederik e del Diadoco e Marie-Chantal, in compagnia della ex regina di Grecia Anne-Marie. Anzi no, ripensandoci, c’era pure il principe ereditario di Giordania con entrambi i genitori.

Insomma un pasticcio, altro che la lotta di Charles con le penne!

Breaking News! – Speriamo bene

La Corte danese ha appena diramato un comunicato per informare che Sua Maestà Margrethe II ieri sera è risultata positiva al covid.

La regina al momento si trova nel palazzo di Fredensborg e tutti gli impegni previsti per questa settimana sono stati cancellati.

(Ph: Buckingham Palace)

Margrethe aveva già contratto e superato la malattia lo scorso febbraio, e speriamo che anche questa volta guarisca rapidamente e completamente. Non possiamo però fare a meno di pensare che solo due giorni fa la sovrana ha partecipato con altre duemila persone a Westminster Abbey ai solenni funerali di Elizabeth II. Speriamo bene.

The final farewell – I dettagli

Esattamente un anno fa, il 17 aprile 2021, trenta persone accompagnavano il Duca di Edimburgo nell’ultimo viaggio. E noi oggi celebriamo l’anniversario con i dettagli della cerimonia di ringraziamento in suo suffragio celebrata lo scorso 29 marzo. Che è stata anche l’occasione più recente cui ha partecipato la Regina, che da quel giorno non compare in pubblico. Quest’anno ha saltato sia il tradizionale Royal Maundy Service del Giovedì Santo, dove è stata rappresentata dal figlio Charles e dalla nuora Camilla (Le foto del giorno – Maundy Thursday), sia la Messa di Pasqua nella St. George’s Chapel a Windsor, dove non sono mancate le generazioni più giovani.

L’allestimento

La cerimonia nell’Abbazia di Westminster ne ha interessato l’area interna, la più sacra, compresa tra il Quire (il Coro), il Sacrarium e il Poet’s Corner. L’addobbo floreale era stato pensato come ulteriore omaggio alla vita di Philip, e composto nei colori rosso bianco e blu, quelli della bandiera del Regno Unito (e rosso a parte, anche quella della natia Grecia).

Insieme con rose e gerbere, alcuni fiori scelti per il loro valore simbolico: l’infiorescenza spinosa di colore azzurro si chiama Eryngium Maritimum, in inglese sea holly; francamente non la conoscevo, ma chiaramente allude alla carriera in Marina del duca. C’erano orchidee, come quelle che componevano il bouquet della sposa Elizabeth, e i garofani, in ricordo di quelli che decoravano la tavola per il rinfresco del loro matrimonio. A me l’insieme non è piaciuto granché, ma davanti al sentimento e al patriottismo Lady Violet fa un passo indietro.

Chi c’era e chi no

Nonostante avessero confermato la loro presenza, il giorno prima della cerimonia è arrivata da Oslo la notizia che i sovrani norvegesi non sarebbero andati. Il Re era stato trovato positivo al test covid solo un settimana prima, ed evidentemente le sue condizioni sconsigliavano il viaggio. Harald V è ricomparso in pubblico martedì 5; lui e Sonja hanno ricevuto a Palazzo i vincitori della Medaglia del Re, che ogni anno premia quei norvegesi che si siano distinti in campo sociale e culturale.

Piuttosto ridotta la presenza della famiglia reale greca, cui Philip apparteneva per nascita: non c’era Costantino II (suo nonno era fratello maggiore di Andrea di Grecia, padre del Duca di Edimburgo) la cui salute da tempo non è buona, e mancava anche sua sorella, la Reina Emerita Sofia, attesa il giorno dopo a New York. Presenti la Regina Consorte Anne-Marie, il Diadoco Pavlos con Marie-Chantal e il fratello minore Philippos con la moglie Nina. Philippos era stato tenuto a battesimo da Philip – di cui peraltro porta il nome – e dalla defunta Diana. Come lui anche Margarita di Romania, che porta il bellissimo titolo di Custode della Corona Rumena, ha avuto il duca come padrino di battesimo.

C’erano i nipoti tedeschi, gli stessi tre che lo scorso anno parteciparono al funerale a Windsor; da sinistra nella foto, preceduto dalla moglie Stephanie Anne, è Bernhard, principe Ereditario di Baden (sua nonna era Theodora, la seconda delle sorelle di Philip) segue Penelope Knatchbull, Countess Mountbatten of Burma; oltre ad essere una cara amica, sua suocera Patricia e il Duca di Edimburgo erano cugini di primo grado. Seguono Saskia Binder e il marito Philipp, Principe di Hohenlohe-Langenburg (sua nonna era Margarita, la maggiore delle quattro sorelle del duca), chiudono la fila Floria Franziska von Faber-Castell – della famiglia dei produttori di matite – e il marito Donatus, Langravio d’Assia. Donatus è l’unico dei tre a non discendere direttamente da una sorella di Philip, benché sia Cecile sia Sophia, le due più giovani, sposarono membri della famiglia von Hesse. In compenso la nonna di Donatus era la compianta Mafalda di Savoia, per cui possiamo dire che era presente anche un po’ di italico sangue reale.

Altro sangue savoiardo quello che scorre nelle vene di Kiril di Bulgaria, Principe di Preslav. Secondogenito di Simeon II, Zar (e in seguito anche Primo Ministro dei Bulgari), sua nonna era Giovanna di Savoia, la minore dei cinque figli di Vittorio Emanuele III ed Elena.

(Ph: AP/Frank Augstein)

Tutto ciò premesso, la presenza più attesa era sicuramente quella del Duca di York, che non ha tradito le aspettative e ha accompagnato la madre, viaggiando con lei nella Bentley reale e scortandola fino al suo posto. Tutto bene? Non ci giurerei, perché la stampa britannica ha subito iniziato a domandarsi se Andrew abbia capito che si è trattato di un’occasione straordinaria, in pratica la sua ultima uscita pubblica, o non abbia piuttosto iniziato a pensare che si sia trattato dell’inizio della sua revanche. Le voci che vorrebbero addirittura la madre in qualche modo da lui manipolata si intensificano, di pari passo con l’insofferenza del Principe di Galles e del figlio William. Tanto che una delle ragioni per cui i Cambridge stanno pensando a un trasferimento a Windsor sarebbe una maggiore vicinanza alla nonna e contemporaneamente il controllo del comportamento dello zio. Non c’è dubbio che con Charles sul trono Andrew sarà più o meno elegantemente accompagnato alla porta posteriore, nel frattempo lui per non perdere l’abitudine si è ritrovato coinvolto, questa volta in compagnia della ex moglie Sarah, in un altro scandalo. Avrebbe ricevuto una consistente somma di denaro da una signora turca, in cambio di non so bene quale favore, somma che sarebbe stata usata in parte per il matrimonio della figlia Beatrice, ma poi restituita. Uno zio diplomatico una volta, parlando della politica britannica, mi disse che alla fine i Laburisti inciampano sui soldi mentre i Conservatori sul sesso. Giustamente Andrea mantiene una regale neutralità, e inciampa sia sui soldi sia sul sesso.

Non c’era invece, né lo aspettavamo, il Duca di Sussex, probabilmente per il contenzioso col Governo – e più in generale con la Royal Family – per la protezione personale richiesta col modo pasticciato e il tono petulante che stanno diventando la sua cifra. In compenso Harry è arrivato in Olanda dove dal 16 al 22 si tengono gli Invictus Games. E non è venuto solo, ma accompagnato dalla sua signora. E da una troupe di Netflix, per realizzare – finalmente – uno dei loro progetti milionari. Però arrivando in Europa un salto a salutare la nonna Elizabeth e babbo Charles l’hanno fatto. Meno male!

Il linguaggio selle spille

Abbiamo parlato della scelta insolita ma commovente della Regina, e dell’omaggio pieno di rispetto della Duchessa di Cornovaglia (The final farewell); ma non sono state le uniche royal ladies a parlare attraverso le loro spille.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Margrethe II di Danimarca, secondo me una delle più eleganti, indossava un completo in tessuto gessato blu creato dalla sua sarta preferita Annette Freifeldt, composto da gonna, sottogiacca e giacca di 7/8. A corredo degli autentici gioielli da lutto, d’altronde sempre di una pronipote di Queen Victoria stiamo parlando! Gli orecchini in onice nero con croci stilizzate in argento sono solitamente esposti nel Museo di Amalienborg, ma la sovrana li porta spesso ai funerali. Così come la cosiddetta Begravelsesbrochen (spilla funebre), che indossava anche al funerale del marito Henrik, quattro anni fa. Realizzata in oro smalto nero e diamanti fu realizzata in memoria della bisnonna Luisa di Prussia.

(Ph: REUTERS/Toby Melville)

Sua sorella Anne-Marie, Regina Consorte di Grecia, indossava una spilla di diamanti a forma di ancora, dono del marito Costantino, che alle Olimpiadi di Roma, nel 1960, aveva vinto l’oro nella vela. Quale scelta migliore per salutare un vecchio marinaio?

(Ph: Getty Images)

Menzione di grazia e delizia per la giovanissima Lady Louise Mountbatten-Windsor, figlia dei Conti di Wessex e dunque nipote della Regina e del Duca di Edimburgo. Sul giacchino blu la fanciulla ha appuntato una spilla a soggetto equestre, la stessa che portava l’anno scorso del funerale del nonno, con cui divideva la passione di condurre le carrozze nello sport degli Attacchi.

Last but not least

Lo so lo so che state aspettando un’analisi della mise di Catherine, eppure c’è chi ha fatto di peggio: la bella India Hicks, unanimemente considerata – e di solito a ragione – una style icon, parte supersobria con un piccolo copricapo a goccia, continua con un abito accollatissimo di un serio grigio e poi scivola su uno spacco letteralmente inguinale. Per quei tre di voi che non la conoscessero, India è figlia di Lady Pamela, figlia minore di Lord Mountbatten e dunque cugina prima del principe Philip; venne alla ribalta mondiale che non aveva 14 anni, il 29 luglio 1981, quando fu una delle damigelle del matrimonio di Diana con Charles, suo padrino di battesimo. Notevole l’aplomb del signore che l’accompagna: David Flint Wood, suo partner di lunga data e padre dei suoi cinque figli; i due si sono sposati lo scorso settembre.

Finalmente eccoci alla Duchessa di Cambridge. Appena l’ho vista due cose mi hanno colpita: perché un abito così leggero, e perché in nero – ancorché punteggiato di pois – se evidentemente il dress code lo aveva escluso. Domande entrambe senza risposta: la seconda rientra nel più ampio campo della mise sbagliata, la prima sfiora uno dei grandi misteri delle royal ladies di ultima (e penultima) generazione, che spesso appaiono – soprattutto di sera, va detto – con abiti impalpabili senza protezione e francamente senza ragione. In questo caso invece il mistero è solo uno: perché? L’abito è firmato Alessandra Rich, che aveva fornito a Catherine un altro abito a pois, di ben altra linea, secondo me (Dress like a Princess – Purple edition). È in leggerissimo crêpe de chine, è pure Made in Italy, ma ahimè non è un abito adatto alla prima parte della giornata per modello e lunghezza della gonna, dotata pure di spacco, anche se casto. E non fatevi trarre in inganno dal colletto con abbottonatura laterale, che evoca la kosovorotka, la tipica blusa indossata dagli uomini russi.

(Instagram @mariechantal22)

Infatti un’altra royal lady – per altro presente alla cerimonia, Marie Chantal di Grecia – indossava lo stesso vestito alla vigilia di Natale, come testimonia la fotografia postata sul suo account Instagram. E non oso pensare se l’avesse indossato anche lei… Se l’abito di Catherine era sbagliato, in compenso il cappello era sbagliatissimo. Disegnato da Awon Golding per Lock & Co. in inglese quel modello si chiama boater, sailor o matador a seconda dell’altezza della corona, dell’ampiezza della tesa e del tipo di decorazione.

Quello di Catherine è più simile al matador, più ampio degli altri due (che spesso è ornato da pompon o nappe pendenti, qui assenti); insomma un cappello da gaucho, o per non farla tanto lunga un cappello tipo gondoliere. Un modello che compare nel Settecento in testa ai marinai, poi diventa popolare tra gli uomini per eventi estivi all’aperto. Piace anche alle signore, che se ne adornano sempre più spesso (ma sempre per eventi informali) e si impone definitivamente all’inizio del Novecento grazie a una signorina di nome Coco, che a Deuville inizia a proporre alle signore dell’alta società giacche, pantaloni, cardigan, ispirati al guardaroba maschile. Un cappello che va dunque benissimo a Ascot o per eventi meno impegnativi, non certo una messa di suffragio, C’è poi un’altra regola, e ve la spiego come l’ho imparata in casa mia. Alle cerimonie religiose bisognerebbe mostrare un po’ di modestia, regola questa in effetti più rigorosamente osservata nel mondo cattolico, dove ai funerali in caso si porta una mantilla. Bisognerebbe comunque astenersi dal indossare copricapi troppo grandi – ho sempre amato questa parte – perché sono occasioni in cui ci si abbraccia e ci si bacia, e dunque c’è il rischio di qualche scappellamento. Ora ai matrimoni la regola viene allegramente bypassata, affermandosi invece l’idea della scena e della bellezza di cappelli più importanti, ma nelle occasioni funebri no. Sorry.

Crescono le principesse

Crescono, e si mettono la giacca.

(Ph: Linda Broström/Kungl. Hovstaterna)

Oggi Estelle di Svezia, seconda nella successione dopo sua madre Victoria, compie dieci anni e si presenta agli svedesi vestita da ragazza in carriera, in total white con i capelli sciolti in una pettinatura “da grande”. La foto è stata presa nei giorni scorsi in un salone del Palazzo Reale di Stoccolma, su uno sfondo perfettamente en pendant, in bianco e oro. Un’altra fotografia mostra la festeggiata con i nonni, ma non con i genitori; la coppia ereditaria, dopo la dichiarazione a sorpresa per smentire voci di crisi e addirittura di divorzio (La calunnia è un venticello…), è comparsa invece lunedì, quando Victoria e Daniel hanno partecipato a un video incontro con la polizia con oggetto i crimini sessuali contro i bambini. Insomma, business as usual.

Business as usual anche per la Duchessa di Cambridge, impegnata in un viaggio di due giorni in Danimarca, per scambiarsi conoscenze ed esperienze sulla crescita e il benessere psicofisico dei più piccoli, materia che sta particolarmente a cuore alla duchessa. Ieri, primo giorno del breve viaggio, l’abbiamo vista in giacca rossa Zara e blusa bianca – in molti hanno sottolineato che sono i colori della bandiera danese – pantaloni neri scarpe Gianvito Rossi e microbag, visitare un certo per la salute mentale infantile a Copenaghen. Non è mancata una visita alla Lego Foundation, dove Catherine si anche infilata in uno di quegli scivoli fatti con un tubo (dove Lady Violet sarebbe rimasta incastrata senza dubbio alcuno).

Oggi, dopo aver giocato coi bambini in un asilo nel bosco, l’incontro ad Amalienborg con la Regina Margrethe II e la Principessa Ereditaria Mary. In sintesi una sovrana regnante, una consorte forse non troppo lontana dal trono e un’altra che probabilmente dovrà aspettare ancora un po’. Per una strana coincidenza i due Paesi sono gli unici in Europa su cui regnano due sovrane, ed entrambe quest’anno celebrano il loro giubileo: di platino per Elizabeth, d’oro per Margrethe.

(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)

In seguito Mary e Catherine hanno visitato insieme il Danner Crisis Centre, un rifugio per bambini e madri in difficoltà. Le due royal ladies sono spesso avvicinate per il loro aspetto simile, e dunque c’era una certa attesa di vederle insieme, anche perché a loro volta accomunate da un’altra coincidenza: entrambe quest’anno cambiano decennio: la prima ha compiuto cinquant’anni, l’altra quaranta.

La principessa danese ha riciclato un cappottino bianco, abbinato al total black, mentre la Duchessa di Cambridge ha optato per un cappotto grigio di Catherine Walker, il Marine, che nella linea e nei revers si ispira – direi vagamente – alle uniformi storiche della Royal Navy. Francamente preferisco Mary che evitando la tentazione della palandrana sembra anche più giovane di Catherine. La quale, tanto per cambiare, è stata subito comparata alla defunta Diana, che una volta ha indossato a sua volta un cappotto grigio con colletto di velluto nero. Magari lo scopo è anche farle un complimento, ma questo confronto continuo dev’essere veramente pesante. E si sa, la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Breaking News! – Ora tocca a lei

Quattro giorni dopo l’annuncio della positività al covid del marito Principe di Galles ora tocca a lei; oggi è la Duchessa di Cornovaglia ad essere risultata positiva al test.

Al contrario di Charles, che aveva già contratto la malattia nel marzo del 2020, per lei è la prima volta. Anche Camilla, come il marito, si trova ora in isolamento e anche lei ha ricevuto tre dosi di vaccino, dunque si spera che entrambi possano risolvere rapidamente, ma questa notizia fa crescere la preoccupazione nei confronti della Regina. Non è chiaro se nei giorni scorsi abbia incontrato la nuora, mentre è noto l’incontro col figlio nella giornata di martedì, due giorni prima che Charles risultasse positivo al test; la sovrana viene costantemente monitorata dai suoi medici, ma non è stato reso noto se abbia fatto un tampone (assai probabile) e quale ne sia stato l’esito.

Anche la famiglia imperiale giapponese è stata colpita dal coronavirus: la trentottenne principessa Yōko di Mikasa, figlia di un cugino dell’Imperatore Naruhito, è stata ricoverata in ospedale per una polmonite causata dal virus.

In compenso buone notizie arrivano dalla Danimarca, dove la Regina Margrethe II è ora negativa e col permesso dei medici è uscita dall’isolamento. Speriamo davvero che anche in Albione le cose si risolvano rapidamente e felicemente.

Breaking News! 1-2-3 corona!

Chiedo scusa per la foto che è un po’ datata, ma l’ho scelta perché avevo bisogno di una immagine di Charles e Felipe insieme, dato che le news riguardano entrambi.

Un comunicato ufficiale dalla Zarzuela ci ha informati ieri che Felipe VI è risultato positivo al test covid 19, dopo aver presentato sintomi lievi nella notte precedente. El Rey si trova ora in isolamento, dove resterà una settimana, come previsto dalle norme vigenti nel suo paese; la moglie Letizia e la figlia minore Sofía sono invece negative (come ricorderete la maggiore, Leonor è al momento in Galles ove prosegue i suoi studi). Naturalmente sono stati cancellati tutti gli impegni che prevedevano la presenza del sovrano, che continuerà la sua attività da remoto. Insomma, un re in smart working!

La notizia che arriva a sorpresa invece è quella che riguarda il Principe di Galles, che questa mattina è a sua volta risultato positivo al test. Ed è una notizia che disorienta un po’, dato che come si ricorderà Charles ha già avuto la malattia nel marzo 2020 (notizia particolarmente spiacevole per Lady Violet, a sua volta ammalata e guarita, ma incrociamo le dita). Il principe ieri ha partecipato con la moglie a un ricevimento al British Museum, cui erano presenti anche Priti Patel e Rishi Sunak, rispettivamente Ministra dell’Interno e Cancelliere dello Scacchiere. Mentre Camilla è fortunatamente risultata negativa, Charles è in isolamento, e ha manifestato un profondo dispiacere per non poter compiere la visita a Winchester prevista per oggi, che sarà riprogrammata così come gli impegni programmati nei prossimi giorni.

E non è finita, perché anche la Regina di Danimarca, Margrethe II, è risultata positiva al test che le è stato somministrato martedì sera, in presenza di lievi sintomi. Anche la sovrana è in isolamento, nella sua residenza di Amalienborg, e segue le indicazioni delle autorità sanitarie. La povera Margrethe ha perciò dovuto rinunciare alle vacanze invernali in Norvegia la cui partenza era prevista per ieri, e speriamo che questo sia e resti l’unico problema.

Ai tre illustri ammalati auguri di pronta guarigione (con l’auito del traduttore): mejórate pronto, get well soon, god bedring!