A Royal Calendar – 20 novembre 1947

Sono passati 74 anni da quel giovedì di novembre, quando il Regno Unito e il mondo intero, appena usciti da una guerra terribile, tornavano a sognare e a sperare nel futuro con le nozze di una giovanissima principessa e del suo bel marinaio.

Dopo 73 anniversari festeggiati insieme lei oggi è sola, ma se la conosciamo un po’ avrà imparato a convivere col dolore e con l’assenza, senza lasciarsi abbattere. E probabilmente continuerà a fare progetti per il futuro: secondo la stampa britannica, la Regina è intenzionata a non mancare al doppio battesimo previsto per domani a Windsor. Due delle sue nipoti, Eugenie e Zara, battezzeranno infatti insieme i loro bambini, August e Lucas, nella Royal Chapel of All Saints, dove lo scorso anno un’altra nipote, Beatrice, sposò Edoardo Mapelli Mozzi. Il secondo nome di entrambi i bambini è Philip in onore del bisnonno, che in qualche modo sarà ancora tra loro, in famiglia.

E siccome tradizionalmente i reali inglesi vengono battezzati con l’acqua del Giordano, il principe Charles, appena rientrato da un tour in Egitto e Giordania ha fatto scorta, e ha riportato in patria “cinque o sei dozzine” di bottiglie. Che è sempre un gran bel modo di pensare al futuro.

Qui trovate i post dedicati al royal wedding di Elizabeth&Philip:

Something old, something new, something borrowed, something blue

La foto del giorno – 20 novembre

Settantatre anni, verso l’infinito e oltre

Le foto del giorno – Balmoral in pink

La tenuta di Balmoral, nell’Aberdeenshire, era forse la residenza preferita di Prince Philip, che si godeva la libertà concessa dalla magione scozzese dedicandosi agli amati sport e deliziando la famiglia col barbecue, altra sua passione.

Questa è la prima estate senza di lui e lei, moglie e regina, nel giorno che segna i quattro mesi dalla scomparsa dell’amato sposo ha indossato una mise shocking pink, il suo rossetto e il suo miglior sorriso, e ha passato in rassegna la guardia d’onore del Royal Regiment of Scotland, dando così inizio ufficiale alle vacanze nelle Highlands. Appuntato sulla spalla il badge del reggimento, ricco di simboli: il leone rampante dello stendardo reale scozzese si staglia contro la X della croce di Sant’Andrea, patrono della Scozia, e il cartiglio sottostante reca scritto in latino Nemo me impune lacessit (“nessuno può sfidarmi impunemente”), motto sia del Royal Regiment sia dell’Order of the Thistle, il più antico e prestigioso di Scozia.. Che mi sembra anche monito perfetto per i protagonisti di alcune recenti vicissitudini familiari.

Momento sempre molto gradito da Sua Maestà l’incontro con la mascotte, uno Shetland pony dal marziale nome Lance Corporal Cruachan IV, che ha il diritto di indossare tutte le onorificenze assegnate al reggimento, cosa che fa con autorevole nonchalance.

A proposito di famiglia, durante questo periodo di vacanza la Regina riceverà la visita di figli e nipoti: il principe di Galles con la moglie Camilla, i Conti di Wessex con i figli Louise e James, i Cambridge con i tre bambini. Silenzio totale invece sul Duca di York, che potrebbe presto avere nuovi problemi dalla sua relazione pericolosa col finanziere Jeffrey Epstein, morto – domani saranno esattamente due anni – in un carcere dov’era detenuto per le accuse di violenze e abusi su minori. Sta infatti per scadere il tempo utile a trovare un accordo riservato con Virginia Roberts, che accusa Andrew di avere avuto con lei rapporti sessuali quando era ancora minorenne, il che potrebbe trascinare il principe in una causa civile in USA per il risarcimento; in novembre inizierà poi il processo a Ghislaine Maxwell, compagna di Epstein e sua complice, che potrebbe coinvolgere spiacevolmente il duca, che pure non è per ora indagato.

Tra dolori e preoccupazioni, Her Majesty sembra mantenere un invidiabile equilibrio; chissà, magari al motto cui si è sempre ispirata, never complain never explain ne ha aggiunto uno nuovo: when in trouble go pink.

Quante spose di luglio!

Those who in July do wed, must labour for their daily bread

Chi si sposa a luglio si deve guadagnare il pane quotidiano. Probabilmente perché per loro portare il pane in tavola non è di solito un problema, luglio è un mese gettonatissimo per i royal wedding, compreso il più famoso di tutti , quello di Charles e Diana, ormi entrato negli anta.

Se Paola Ruffo di Calabria lascia Roma alla volta di Bruxelles per diventare Principessa di Liegi il 2 luglio 1959 sposando Albert – fratello del Re dei Belgi e poi re a sua volta – nel 2014, il 6, il maggiore dei nipoti della coppia, Amedeo, fa il percorso inverso e viene in una Roma torrida a sposare la deliziosa – e italianissima, nonostante il cognome – Elisabetta Rosboch Von Wolkenstein. Paola indossa un abito couture e il sontuoso velo ereditato dalla nonna (belga a sua volta) che nell’emozione del momento finisce per calpestare. Elisabetta è in Valentino dalla testa ai piedi; nel suo caso il prezioso velo di famiglia resta nel comò.

(Ph: Riccardo De Luca)

È il 3 luglio 1993, un sabato, quando la cattedrale di Vaduz addobbata a festa accoglie il principe ereditario, Alois, che sposa la duchessa Sophie in Bavaria. Nonostante la proverbiale discrezione del Liechtenstein, è un matrimonio molto interessante per più di una ragione: innanzi tutto il rango dell’aristocraticissima sposa, che non solo appartiene al casato dei Wittelsbach, ma è anche nella linea di successione giacobita, che discendendo da James II si oppone alla successione degli Hannover, quella della Royal Family regnante. In secondo luogo abbonda di scapoli d’oro più o meno alla ricerca di una consorte di rango adeguato; all’epoca qualcuno sogna un matrimonio tra l’allora venticinquenne Principe delle Asturie Felipe e Tatjana, sorella ventenne dello sposo. Philippe del Belgio, timido e riservato, ha 33 anni ed è quasi fuori tempo massimo; è l’erede apparente al trono su cui siede solidamente lo zio Baudouin: la sua situazione apparentemente tranquilla si ribalta in appena 4 settimane, con la morte dello zio e l’inattesa ascesa al trono del padre Albert. Philippe trova in seguito l’anima gemella in Mathilde d’Udekem d’Acoz che sposa nel dicembre 1999.

Lady Violet, che deve di lì a breve fare da testimone a due delle sue migliori amiche – sempre damigella e mai sposa! – cerca ispirazione per le sue mise nei reportage di questo royal wedding, ispirazione che genera un clamoroso cappello di paglia con fiocco in organza per uno dei due matrimoni, celebrato di mattina.

Se il matrimonio di Philippe e Mathilde è l’ultimo royal wedding del millennio, il penunltimo credo proprio che sia quello di Alexia di Grecia, primogenita dei deposti Costantino e Anne-Marie, che il 10 luglio sposa nella cattedrale ortodossa di Londra l’architetto spagnolo Carlos Morales. Alexia ci dà la grande, e rara in questa generazione, gioia di vedere indossata la famosa tiara del Khedivé, che per tradizione indossano le spose discendenti di Margareth di Connaught (qui trovate la storia di questo splendido diadema A Royal Calendar – A Greek royal wedding).

Same month same place per il fratello minore di Alexia, il diadoco Pavlos, che il 1 luglio 1995 impalma la graziosa Marie-Chantal Miller, di Valentino vestita, alla presenza di varie regine consorti e ben due regnanti: Her Majesty The Queen e Margrethe di Danimarca, zia dello sposo. Marie-Chantal appartiene all’aristocrazia del denaro ma non a quella del sangue, e diademi di famiglia non ne ha, per cui la suocera Anne-Marie le presta la Antique Corsage Tiara – in origine un devant de corsage appartenuto alla Regina Victoria di Svezia – che la madre Ingrid, Regina Consorte di Danimarca, le ha donato per i 18 anni.

L’altissimo profilo di queste nozze fa passare in secondo (o terzo, o quarto) piano quelle che nello stesso giorno si svolgono a Monaco, dove la principessa Stéphanie sposa con sole nozze civili il padre dei suoi due figli, Daniel Ducruet, già sua guardia del corpo. Per lei un abito corto che mette in mostra le belle gambe, realizzato da una sarta monegasca. L’espressione di papà Rainier, fiero oppositore alle nozze, è tutta un programma. Non ha tutti i torti, papà: il matrimonio dura appena quindici mesi, e finisce con Daniel fedifrago praticamente in mondovisione.

Evidentemente il fratello di Stéphanie non è superstizioso: nonostante la fine ingloriosa del matrimonio della sorella, Albert II sceglie la stessa data per sposare Charlène: nel 2011, il 1 le nozze civili e il giorno dopo quelle religiose. Come sapete, i due coniugi non hanno trascorso insieme il decimo anniversario: lui nel Principato con i figli, lei in Sudafrica convalescente da una misteriosa malattia. Solo il tempo ci dirà se la malasorte ha colpito ancora, a noi per ora non resta che riguardare le immagini di un matrimonio che al di là del glamour, delle mise della sposa – Chanel e Armani Privé – qualche nota stonata l’ha suonata da subito, come il bacio un po’ forzato dopo la cerimonia civile, o lo sposo infastidito dalle lacrime della neoconsorte.

Scelgono luglio anche due nipoti di Albert: Louis Ducruet, figlio maggiore di Stéphanie e Daniel, sposa la sua Marie Chevallier nel 2019, il 26 e il 27 (vi ricordo che nei Paesi dove non c’è concordato tra Stato e Chiesa sono necessarie due cerimonie, civile e religiosa). Un matrimonio magari privo dell’allure di raffinata eleganza della Monaco dei tempi d’oro, ma sembra felice e i due sposi davvero innamorati. L’abbiamo raccontato qui Le nozze di Louis e Marie.

Come dimenticare poi il matrimonio di un altro nipote di Albert II, Pierre Casiraghi, con Beatrice Borromeo? Siamo nel 2015, e per loro le nozze iniziano in luglio, il 25, e finiscono il 1 agosto, dal Principato all’Italia, in un tourbillon di invitati (alla cerimonia civile assistono pure Travaglio e Peter Gomez, dato che la sposa lavora per il Fatto) party, location diverse, paparazzi, ospiti vip e jeunesse dorée internazionale, e vestiti, vestiti, vestiti, con la sposa che indossa Valentino, Alberta Ferretti, Armani, solo per citare i principali. Abbiamo cercato di sintetizzare tutto in questo post: A Royal Calendar – 1 agosto 2015.

In questa rassegna non può mancare il Regno Unito, che quanto a matrimoni di luglio si piazza tranquillamente al primo posto. Il 6 luglio 1893 nella Chapel Royal, a St. James’s Palace, si celebrano le nozze tra il Duca di York George e Mary di Teck, che saliranno al trono diciotto anni dopo. Lei appartiene a una ramo minore della Royal Family ed è stata fidanzata con il fratello maggiore di lui, quel Duca di Clarence che in vita di non gode di grandissima reputazione (qualcuno lo mette pure nella rosa dei possibili Jack the Ripper) e muore sei settimane dopo il fidanzamento. Il comune dolore probabilmente avvicina i due, che finiscono per innamorarsi; sarà un matrimonio solido e felice.

(Ph: Royal Collection Trust)

Anche l’attuale Duca di York, Andrew, ha sposato Sarah Ferguson in un giorno di luglio: il 23, nel 1986. Anche il loro matrimonio è durato poco; sembra che Sarah soffrisse molto la solitudine dato che il marito, ufficiale di Marina, era lontano per buona parte dell’anno e fu protagonista di un ruspante scandaletto agli inizi degli anni ’90 che portò al divorzio. Nulla in confronto dello scanalo che ora coinvolge lui, di una gravità che potrebbe penalizzare la Corona stessa. Quel giorno di luglio li vede chiaramente innamoratissimi, e forse lo sono ancora; il loro appassionato bacio al balcone è rimasto famoso per le ragione opposte di quello tra i Principi di Monaco, compresa la scomposta interazione con la folla urlante. A quel matrimonio Lady Violet ha dedicato uno speciale chic shock e boh Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition,

Beatrice, figlia maggiore della coppia, ha sposato il suo Edo Mapelli Mozzi il 17 luglio dell’anno scorso, e ora è in attesa del primo figlio. Nozze celebrate durante la pandemia, riservate ma molto emozionanti, per il particolare momento, per l’abito della sposa, prestatole dalla nonna come la tiara, la stessa che Her Majesty aveva indossato per il suo matrimonio, e per la presenza del nonno Philip, ritratto in pubblico per l’ultima volta. Questo è uno dei post che abbiamo dedicato alle nozze di Edo e Beatrice: Le parole di un royal wedding.

La cugina di Bea, Zara Phillips, quest’anno ha festeggiato l’arrivo del figlio maschio – scodellato sul pavimento del bagno di casa – e i quarant’anni; il 31 sarà ancora festa per i dieci anni di matrimonio con Mike Tindall. Per loro nozze scozzesi, nella Canongate Kirk sul Royal Mile di Edimburgo, precedute da un party sul royal yacht Britannia, ancorato ormai in pianta stabile nel porto della capitale scozzese, e seguite da un ricevimento a Holyroodhouse, residenza ufficiale della Regina in Scozia. Zara indossa un abito creato dal sarto caro alla nonna, Stewart Parvin, che come notato anche con l’abito di Beatrice, ama sottolineare gli orli con alte fasce (Here comes the bride!). Sulla testa bionda della sposa brilla la Meander Tiara, grande favorita di Lady Violet, prestito della madre Anne che l’ha ereditata dalla nonna paterna Alice. Un gioiello che come pochi altri parla di Grecia e di classicità, di cultura.

Last but not least, il matrimonio del secolo (scorso) che incolla davanti agli schermi televisivi la bellezza di 750 milioni di spettatori: è il 29 luglio 1981, quando il principe di Galles porta all’altare la giovanissima Lady Diana Spencer. Nato come un sogno e trasformatosi rapidamente in un incubo, è stato scrutato, analizzato, radiografato da chiunque in ogni modo. La Royal Family ha deciso per il basso profilo e il quarantesimo anniversario è passato sotto un inglesissimo silenzio cui anche Lady Violet si è adeguata; se volete, questi due post ne trattano alcuni aspetti: Invitate al matrimonio del secolo e Diana the bride.

I giorni dei ricordi e delle rose

Avevamo pensato – e sperato – di poter festeggiare oggi i cento anni del Principe Philip, anche se lui aveva detto spesso di non desiderare girare l’impegnativa boa, nonostante fosse un fior di marinaio. E nel caso, di non volere festeggiamenti pubblici.

Due mesi fa se n’è andato, come voleva lui, ma penso che in molti oggi gli dedicheranno almeno un pensiero. Un pensiero bellissimo l’ha avuto la Royal Horticultural Society che ogni anno, pandemie e altri disastri permettendo, organizza il celebre Chelsea Flower Show. Cioè la più prestigiosa rassegna al mondo dedicata a fiori e piante che inaugura la Season la stagione degli appuntamenti imperdibili per reali, aristocratici, e borghesi appartenenti all’upper class.

La Regina – che della RHS ha il patronage – qualche giorno fa ha ricevuto in memoria dell’adorato consorte scomparso una rosa di nuova creazione, la Duke of Edinburgh. I suoi petali di un intenso rosa scuro rallegreranno dell’East Terrace Garden a Windsor Castle, dove è stata interrata.

La rosa può essere anche acquistata online sul sito della società: i proventi serviranno a finanziare i progetti di The Duke of Edinburgh’s Award Living Legacy Fund. Philip fondò nel 1956 il DofE, e per sessantacinque anni ha sostenuto milioni di persone, progetti e imprese.

Assai leggiadra Sua Maestà in una rilassata mise da giornata quasi estiva in giardino: abitino bianco e azzurro e cardigan abbinato, en pendant perfetto coi suoi begli occhi e la chioma candida. Più un filo di perle e un filo di rossetto, come ogni signora elegante della sua generazione.

Penso che Sua Maestà abbia gradito questo omaggio, che parla di bellezza e di vita. Più che fiori recisi, donare piante vive in memoria di qualcuno è secondo me un gesto bello. Mi ha riportato alla mente che l’anno scorso con alcune amiche facemmo lo stesso per una di noi che aveva perso il marito, e che noi non potevamo raggiungere: le abbiamo mandato alcune piante di rose che lei ha piantato nel suo giardino, sperando che le fosse di conforto e ricordasse a chiunque quell’uomo speciale e la grazia del loro amore.

La foto del giorno – Capaci, 29 anni fa

Sabato 23 maggio 1992 il giudice Giovani Falcone e sua moglie Francesca Morvillo rientrano da Roma a Palermo per il weekend. Arrivati all’aeroporto di Punta Raisi (oggi intitolato a Falcone e Borsellino) salgono a bordo di una croma bianca e imboccano l’autostrada per raggiungere la città; il giudice è alla guida, sua moglie accanto a lui. Hanno due auto di scorta: una li precede e una li segue Alle 17:58 il mafioso Giovanni Brusca aziona un comando a distanza che causa lo scoppio di un ordigno posto sotto il manto stradale, all’altezza dello svincolo di Capaci. Gli occupanti della prima auto – Vito Schifani, 27 anni; Antonio Montanaro, 29; Rocco Dicillo, 30 – muoiono sul colpo; Giovanni Falcone, 53 anni, e Francesca Morvillo, 47, moriranno più tardi in ospedale per le ferite riportate. Lei è l’unica donna magistrato uccisa in Italia, morta per dovere e per amore.

La tragedia sconvolge l’Italia e gli Italiani, e supera i confini nazionali; sovrani e capi di Stato dai quattro angoli del globo si affrettano a inviare messaggi di cordoglio e solidarietà al nostro Paese.

(Ph: Alamy)

Giovedì 28 maggio accade ciò che nessuno si aspetta: Sua Maestà la Regina Elizabeth II accompagnata dal principe Philip deve raggiungere Malta per una visita di due giorni, ma decide di fare una sosta – annunciata appena poche ore prima – per rendere omaggio alle vittime della strage. La sovrana compare sulla scaletta dell’aereo reale alle 14:30, da qui una lunga teoria di auto accompagna la coppia sul luogo della strage. La visita dura solo dieci minuti, poi la regina e il consorte raggiungono il porto di Palermo dove li attende il Royal Yacth Britannia per portarli a Malta.

Una breve preghiera, gli occhi azzurri che guardano increduli l’orrore, e quelle due parole espresse a bassa voce: incredible, incredible.

Elizabeth è il primo capo di Stato straniero a raggiungere Capaci per rendere omaggio ai caduti.

Un gesto, per me, indimenticabile.

L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.

Il giorno dopo la tristezza e la commozione è il momento di dedicare la nostra attenzione ai dettagli. A partire da quelli che non abbiamo visto: sembra che la Regina avesse con sé in borsa una fotografia dei tempi felici: lei e Philip giovani, all’inizio di quel viaggio straordinario che è stato il loro matrimonio. E sembra che abbia usato come fazzoletto una delle pochette bianche che il principe portava nel taschino realizzate per lui dai suoi sarti di Savile Row, Kent & Haste.

La Regina e la Richmond Brooch

È una delle domande che si sono posti tutti, perché Sua Maestà abbia scelto una spilla che, al contrario di altre, non ha un legame diretto col marito scomparso. Provo a dare una risposta: alcune di quelle più strettamente legate a Philip, come la Sapphire Chrysanthemum, indossata in viaggio di nozze e spesso negli anniversari del matrimonio, o magari la Grima Ruby, che lui le donò per i 40 anni, hanno pietre colorate – zaffiri l’una, rubini l’altra – e il lutto non ne consente l’uso (la seconda poi è in oro giallo, totalmente inadatta). Altre, come la Six Petal Diamond Flower, indossata per l’annuncio del fidanzamento ufficiale, sarebbero andate bene, ma io penso che Her Majesty abbia voluto onorare il consorte scomparso con un pezzo indossato sempre in occasioni di grande importanza, molte delle quali legate alle forze armate come il Festival of Remebrance, ma anche la cerimonia per i suoi 90, l’udienza con Papa Giovanni Paolo II nel 2000 o il matrimonio dei Sussex. La spilla è composta da diamanti con una perla centrale (che può essere sostituita da un altro diamante) più una perla a pera come pendente che può essere rimosso, come in questo caso. Fu donata dalla città di Richmond a Mary di Teck, che andava sposa all’allora Duca di York, all’epoca secondo nella successione. Un gioiello che celebra un riuscito matrimonio reale e il ruolo di consorte del sovrano, ma porta con sé un dettaglio particolarmente significativo.

Quel 6 luglio 1893, il giorno in cui sposò George, Mary aveva dieci damigelle; una delle quali era Alice di Battenberg, la madre di Philip (è la prima bambina as inistra, in seconda fila, seduta su una sedia). Ed ecco che il cerchio si chiude.

Catherine e il choker di perle

Perle e diamanti anche per la Duchessa di Cambridge, che ieri ha incantato un po’ tutti, per l’aspetto – bello il cappottino di Catherine Walker fermato da un nodo obliquo, e il cappellino che dava alla sua mise un’aria vagamente anni ’40 – ma soprattutto per il comportamento, da vera futura regina. Al suo collo brillava un choker: quattro fili di perle coltivate, dono del Governo giapponese, fermati da una favolosa chiusura di diamanti. Il collier appartiene alla Regina, che lo ha indossato poche volte, non amando particolarmente questo modello; molti lo ricordano indosso a Diana nel novembre 1982, alla gala dinner offerto da Beatrice d’Olanda, in visita nel Regno Unito insieme al marito Claus. Ma anche Catherine lo ha già indossato, nel 2017, per i 70 anni di matrimonio tra Elizabeth e Philip. Perle e diamanti anche per gli orecchini, i Bahrain Pearl Drop. Per il matrimonio di Elizabeth e Philip arrivò in dono dal Bahrein una madreperla contenente ben sette perle; due furono usate per questi orecchini, che la Regina ha prestato spesso sia a Catherine sia a Sophie di Wessex. E altri cerchi si chiudono.

Camilla e il badge militare

Per la Duchessa di Cornovaglia né perle né diamanti; lei ha onorato il suocero indossando un badge militare in argento. La spilla evoca il corno che nel XIX secolo sostituì il tamburo per dare ordini sul campo di battaglia. È uno dei simboli della fanteria leggera e del corpo dei fucilieri, The Rifles, di cui Camilla è diventata Colonel-in-Chief la scorsa estate al posto di Philip, che in quella occasione comparve in pubblico per l’ultima volta. Tutti i fucilieri presenti indossavano lo stesso badge, come la duchessa. Un omaggio che il vecchio soldato avrebbe gradito sicuramente.

Le calze!

Scivolata delle sorelle York, che alle canoniche hanno preferito delle calze chiare. Molto chiare, troppo! Ragazze, superati i 30 dovet stare più attente. Menzione d’onore per i due mariti, Edoardo e Jack, affettuosamente impeccabili. Calze chiare anche per la signora in alto a destra, che dovrebbe essere la Contessa Mountbatten of Burma. Pazienza.

Quercia o lana?

Il corpo di Philip riposa in una bara di quercia foderata di piombo, come deciso da molti anni, secondo l’uso reale britannico. La quercia è l’albero che rappresentala sovranità, terrestre e celeste, e il suo legno è particolarmente resistente, tanto che l’origine del termine “robusto” si fa risalire a quercus robur, la specie di quercia più diffusa in Europa. Prima del funerale però, si è diffusa la voce che le spoglie del principe potessero venire custodite recuperando un’altra vecchia tradizione inglese: la bara di lana. Un sistema che sta tornando attuale in ossequio alla moda che ricerca prodotti biodegradabili, e sembra che uno dei principali fornitori sia la stessa fabbrica che fornisce il panno per le uniformi, almeno quelle reali. La tradizione delle sepolture nella lana risale a una legge del 1660, che per favorirne il mercato, così tipicamente British, imponeva che le salme fossero avvolte in sudari di questo materiale, pena multe pesanti. Naturalmente l’aspetto ecologico in questo caso sarebbe inutile, dato che Philip verrà sepolto con Elizabeth all’interno della St George’s Chapel, ma come potete immaginare ha già destato l’attenzione del futuro re, Charles, appassionato sostenitore di cause ambientali, dunque nel caso sappiamo già cosa potremmo aspettarci.

P.S. a tutte le amiche tricoteuses segnalo che esiste già una bella produzione di bare in lana handmade, con la possibilità di ricamare le iniziali del defunto. Una possibilità da tener presente coi tempi che corrono.

Le foto del giorno – L’addio

L’emozione è stata forte, e dura ancora. Lasciamo dunque sedimentare impressioni e sensazioni; questa sera vi propongo una piccola rassegna delle immagini che mi hanno colpita di più.

Sola. Per le norme anticovid, certo. Ma anche perché cosa ha diviso con quell’uomo per 73 anni lo sa solo lei. E avrà pensato a quel giovanotto bello come un dio geco che ottantadue anni fa le rubò il cuore per sempre. E che quel “per sempre” durerà ancora, prima in un altro modo e poi in un altro tempo e in un altro luogo.

La ghirlanda di fiori bianchi posata sul feretro insieme allo stendardo personale del principe, il suo berretto da ufficiale di marina e la spada, dono del suocero George VI il giorno del matrimonio con Elizabeth. I fiori sono stati scelti personalmente da Sua Maestà: i gigli simbolo di rinascita, le rose che indicano rispetto e ricordo, oltre ad essere i fiori di giugno, mese di nascita di Philip, I gelsomini per la purezza, i piselli odorosi simbolo di partenza e di ringraziamento, i wax flowers che evocano l’amore senza fine, le fresie profumate.

I soldati a capo chino, un gesto di rispetto verso il vecchio commilitone. Non mi sembra di averne mai visti da noi, e invece mi sembra molto bello e anche scenografico, ma i Britannici, si sa, in questo sono maestri.

Il corteo. Charles stravolto, Anne pietrificata, Edward commosso, Andrew imperscrutabile. È uno dei momenti più emotivi: chiunque abbia seguito il feretro dei propri genitori – o delle persone amate – si è identificato con loro. E chi aveva conosciuto la Royal Family come composta da persone dal self control innaturale e, diciamolo, a volte quasi fastidioso, si è reso conto di quale cambiamento sia avvenuto tra i Windsor. Sarà stata Diana, sarà stato il comprendere che i cittadini avrebbero gradito una maggiore empatia, ma il cambiamento è avvenuto, e non si torna indietro.

William e Harry. Era ciò che tutti speravano, ed è accaduto: i due fratelli, separati nel corteo dal povero Peter Phillips (mi ha fatto venire in mente Aznavour che cantava e io fra di voi) si sono avvicinati, si sono parlati, e ci auguriamo che abbiano iniziato a superare le recenti brutte incomprensioni.

Il momento clou. Verso la fine della cerimonia, è salito sull’altare il Garter Principal King of Arms – in pratica il responsabile del collegio araldico – che ha declamato i titoli dello scomparso; subito dopo è stato inquadrato il Pipe Major of the Royal Regiment of Scotland che ha suonato la sua cornamusa (intenerendo molti cuori, a partire di quello di Lady Violet, che viene da una terra di zampogne). In quel momento, davanti agli occhi della sola famiglia, il feretro è sceso nel sottostante Royal Vault, dove resterà in attesa di raggiungere il posto definitivo accanto a quello della Regina, nella King George VI Memorial Chapel.

L’immagine preferita di Lady Violet. A cinquant’anni l’attivissimo Duca di Edimburgo decise che era il caso di dedicarsi a uno sport meno pesante di quelli praticati fino ad allora, e si dedicò agli attacchi; il giorno del suo funerale non è mancato l’ultimo dei suoi mezzi, naturalmente ridisegnato da lui. Al suo posto il suo berretto, i guanti, il plaid e la scatola col tappo rosso piena di zuccherini per i due pony: Balmoral Nevis e Notlaw Storm. Quest’omaggio alla vita e alle passioni del principe appena scomparso mi ha riportato alla memoria il cane da caccia di Rainier III di Monaco – scomparso anche lui in aprile, sedici anni fa – che ne seguì il feretro. In fondo chi non vorrebbe essere accompagnato dalle creature e dalle cose amate?

Tutto è pronto

Tutto è pronto, e tra poche ore sarà tutto finito.

Terminate le esequie, il Duca di Edimburgo verrà sistemato nel Royal Vault, la camera sepolcrale sotto la St George’s Chapel a Windsor; quando sarà, verrà sepolto insieme alla Regina nella King George VI memorial chapel, all’interno dello stesso edificio sacro, dove giacciono i genitori di Sua Maestà e sua sorella Margaret. Gli onori militari sono stati predisposti e verranno presentati nel breve tragitto – otto minuti – tra l’uscita dal castello e l’ingresso in chiesa. La salma sarà trasportata su un mezzo Land Rover che Philip stesso aveva contribuito a ridisegnare; secondo il suo desiderio, è dipinto di verde militare.

Come sapete, le regole anticovid impongono che al funerale partecipi un numero ristretto di persone, solo 30, per cui è stata necessaria una cernita accurata. Ci saranno i quattro figli e i loro consorti, cioè Camilla, Sophie e Tim Laurence; mancherà naturalmente Sarah Ferguson, che pur vivendo sotto lo stesso tetto è divorziata dal Duca di York. Presenti tutti e otto i nipoti, accompagnati dai consorti in carica – Catherine, Mike Tindall, Jack Brooksbank ed Edoardo Mapelli Mozzi – oltre a Meghan, assente per gravidanza, resta a casa Autumn, separata da Peter Phillips. Ci saranno i figli di Margaret, Lady Sarah col marito Daniel Chatto, e David Snowdon, anche lui da solo in quanto anche lui separato di fresco. Completeranno la Royal Family Alexandra di Kent, suo fratello maggiore il Duca di Kent (ma non il minore, Michael) e il Duca di Gloucester, entrambi senza le mogli. La famiglia d’origine del Duca di Edimburgo sarà rappresentata da Bernhard, Principe Ereditario di Baden – sua nonna era Theodora, sorella di Philip – il Principe di Hohenlohe-Langenburg, nipote della sorella Margarita, e il Langravio Donatus von Hessen (imparentato non solo col principe ma anche con i Savoia, essendo sua nonna la sventurata Mafalda). Chiude la lista la Contessa Mountbatten of Burma, cara amica di Philip e nuora di sua cugina Patricia (figlia di Lord Mountbatten).

La Regina raggiungerà la St George’s Chapel a bordo di una Bentley, accompagnata da una delle sue ladies-in-waiting; in chiesa dovrebbe sedere a un banco da sola. E il cuore di Lady Violet è già in pezzi.

Tutti i presenti indosseranno la mascherina, mentre il dress code prevede per le signore abito nero da giorno, per gli uomini mourning suits, cioè tight con panciotto nero, o più semplicemente abito scuro; in entrambi i casi con camicia bianca e cravatta nera. La scelta si è resa necessaria per evitare imbarazzi a Harry, che non avrebbe più diritto a indossare l’uniforme, e a Andrew, che avrebbe voluto indossare quella da Ammiraglio. Credo che questo dettaglio sottolinei in maniera macroscopica l’abisso tra lo stile del defunto e quello dei suoi eredi.

Se volete seguire la cerimonia in diretta, dovrebbe essere trasmessa sia su Rai News 24 (canale 48) sia su Sky Tg 24 (canale 50); finalmente oggi sono stati decisi due speciali: su Rai Uno alle ore 15:45 e su La7 alle 15:30.

Filippo l’Abruzzese

Confesso, non lo sapevo, ma quando l’ho scoperto qualche giorno fa l’anima abrubritish di Lady Violet ha avuto un brivido.

Accade che nell’autunno del 1970 il Parco Nazionale d’Abruzzo – dopo quello del Gran Paradiso il secondo più antico d’Italia, istituito con regio decreto in data 11 gennaio 1923, ad appena un mese dall’altro – stava affrontando una serie di difficoltà che ne mettevano a rischio la stessa sopravvivenza. Partì una richiesta di aiuto internazionale, e arrivò in soccorso un principe vero, senza sfolgorante armatura ma con la fama di paladino della natura e il titolo di Presidente del WWF UK.

Lo storico Presidente del Parco, Franco Tassi, ha raccontato che Philip prese a cuore la situazione e si fece portatore delle sue istanze direttamente con l’allora Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Accompagnato da un solo uomo del suo staff, il Duca di Edimburgo stupì tutti quando, in ossequio alla sua naturale frugale, piuttosto che al Grand Hotel del Parco preferì alloggiare nel vicino Motel Agip. Che era gestito da Inglesi, increduli di poter ospitare il consorte della loro regina.

Della partita era anche Fulco Pratesi, che quattro anni prima aveva fondato il WWF Italia; il gruppetto, dopo un’arrampicata, incrociò due orsi marsicani, che il principe entusiasta fotografò con la macchinetta che si portava dietro. Non è nota la reazione degli orsi, i sovrani del Parco, ma tra reali ci si sarà intesi.

A Lady Violet piace soprattutto quest’ultima immagine, col principe nelle cui vene scorreva il sangue più blu d’Europa perfettamente a proprio agio – e col tipico ironico sorriso – tra i volti silvani degli autoctoni.

Le foto del giorno – La felicità di essere bisnonni

Passato lo shock della notizia – sì, shock, perché alla morte non si è mai pronti – passata la tristezza dei primi giorni, è il momento del ricordo venato di tenerezza e, perché no, di allegria, come in fondo sarebbe piaciuto a lui.

Va detto che gli account social dei vari membri della Royal Family stanno facendo un ottimo lavoro proponendo splendide immagini, anche inedite, della vita lunga e piena del Duca di Edimburgo; e oggi, nella veste di nonno e bisnonno con la sua Lilibet, è francamente irresistibile.

Ecco la coppia ritratta dalla Duchessa di Cambridge nel 2018 a Balmoral con tutti i pronipoti, che allora erano sette: mancano Archie, nato l’anno seguente, e naturalmente August Philip Brooksbank e Lucas Philip Tindall, arrivati da poche settimane. Dietro il divano c’è Savannah Phillips, la più grande; in primo piano da sinistra George (notare il dettaglio dei calzoncini in tartan en pendant con la gonna di Gan Gan, come la chiama lui), la Regina ha in braccio il piccolo Louis, Charlotte – che si conferma la star della famiglia – Philip, Isla Phillips che tiene in braccio la cuginetta Lena Tindall, e Mia Tindall. E Lady Violet adora le bambine con calzini bianchi e Mary Jane.

I Duchi di Cambridge hanno invece pubblicato un’immagine del 2015, sempre a Balmoral. Il duenne George appare un po’ perplesso, ma la piccola Charlotte, vezzosamente vestita nei toni dell’azzurro con tanto di cuffietta e scarpine tricot, cattura ancora l’attenzione con un delizioso scambio di sguardi con la bisnonna. Fantastico Philip in completo di tweed marrone e cravattone ruggine che dev’essere stato nel suo armadio da una quarantina d’anni buoni.

In entrambe le foto il Duca di Edimburgo appare leggermente, come dire, distratto, ma si sa che spesso gli uomini si trovano più a proprio agio con bambini un po’ più grande. E noi l’abbiamo amato anche per questa sua incapacità di fingere, e lo ameremo per sempre.