A Royal Calendar – 2 febbraio 1931

Oggi mi sono imbattuta in questa fotografia, e ho pensato di ricordarvi la loro storia. Storia che molti di voi conosceranno già, essendo stata narrata anche nella seconda stagione di The Crown.

Il 2 febbraio 1931 nel Neues Palais di Darmstadt si sposa l’erede del granducato d’Assia e del Reno, Georg Donatus. La sposa è Cecilie di Grecia e Danimarca; in famiglia la chiamano Cécile, alla francese, e noi la conosciamo soprattutto come una delle sorelle del principe Philip. I genitori Andreas di Grecia e Alice di Battenberg si sono conosciuti all’incoronazione di King Edward VII e sposati un anno dopo, tra loro un incrocio di parentele che uniscono il sangue delle famiglie reali di Regno Unito Germania Russia e naturalmente Grecia e Danimarca. Insieme hanno quattro figlie e un figlio, ma all’alba degli anni Trenta il matrimonio è praticamente finito: lui ha abbandonato la famiglia per un’altra donna, lei ha subito un ricovero per schizofrenia nel sanatorio del dottor Binswanger in Svizzera. Intanto una dopo l’altra vanno all’altare le quattro ragazze: il 15 dicembre 1930 la più piccola, Sophie, sposa appena sedicenne Christof Hesse Kassel. Il 2 febbraio tocca alla terzogenita Cecilie, il 20 aprile dello stesso anno la figlia maggiore Margarita sposa Gottfried principe ereditario di Hohenlohe-Langenburg e il 17 agosto è la volta di Théodora con Berthold Margravio di Baden. Quattro figlie maritate in otto mesi, un record assoluto!

Georg Donatus von Hessen und bei Rhein è cugino primo della madre della sposa; suo padre e la madre di Alice sono fratello e sorella, un’altra sorella era l’ultima zarina, Alessandra. Nel 1918, alla dissoluzione dell’impero, anche il granducato di Assia e del Reno come tutti gli stati tedeschi è diventato una repubblica, parte della Repubblica di Weimar. Nel 1933 Hitler prenderà il potere, e inizierà il peggiore incubo dell’Europa moderna, speriamo l’ultimo.

Quel freddo giorno di febbraio è tutto di là da venire, Le fotografie seppiate rimandano il fascino degli sposi, giovanissimi (24 anni compiuti da poco lui, 20 da compiere a giugno lei), bellissimi, elegantissimi. Le cronache raccontano di strade gremite da una folla talmente grande ad attendere il corteo nuziale che le automobili che lo compongono a un certo punto non riescono a procedere, e le famiglie, lo sposo, la sposa – accompagnata dal padre che proprio quel giorno compie 49 anni – devono proseguire a piedi.

Dopo il viaggio di nozze gli sposi si stabiliscono a Darmstad; il 25 ottobre, a sette mesi e 23 giorni dalle nozze la coppia accoglie il primo figlio, Ludwig Ernst Andreas. Il 14 aprile 1933 nasce Alexander Georg Karl e il 20 settembre 1936 l’unica femmina, Johanna Marina Eleonor.

Il 1937 è l’anno del destino: in primavera Cécile è di nuovo incinta, a Pasqua ospita per le vacanze il fratello Philip, sedicenne, che frequenta a scuola Gordonstoun in Scozia. Il 1 maggio Georg Donatus – riservista della Luftwaffe, l’aeronautica militare – e sua moglie aderiscono al Partito Nazista. Il 9 ottobre il granduca padre Ernst Ludwig muore; per il mese seguente a Londra sono fissate le nozze tra il fratello minore di Georg Donatus, Ludwig, e Margaret Campbell Geddes. Nonostante la paura di volare di Cécile, all’ottavo mese di gravidanza, la famiglia decide di raggiungere la capitale inglese in aereo e il 16 novembre si imbarca su un trimotore della Sabena. Sull’aereo ci sono i granduchi, i loro due figli maggiori di sei e quattro anni, la granduchessa vedova, la tata dei bambini Lina Henar e l’equipaggio. Nei cieli del Belgio, nei pressi di Ostenda, l’areo urta la ciminiera di una fabbrica e precipita incendiandosi. Non ci sono superstiti. Viene rinvenuto il corpicino della creatura che Cécile aspettava; è possibile che sia entrata in travaglio e il pilota abbia tentato un atterraggio di emergenza, e la fitta nebbia ha fatto il resto. Oppure la nascita è avvenuta in seguito al trauma della caduta. Philip, legatissimo alla sorella, ne è devastato. Nella foto ufficiale del matrimonio appare a fianco della sposa; da quel giorno felice sono passati appena sei anni e mezzo.

L’unica superstite della famiglia è Johanna, che a 14 mesi è considerata troppo piccola per partecipare alle nozze. La bimba viene adottata dal fratello del padre, ma muore di meningite nel 1933. Ludwig e Margaret non avranno figli, alla morte di lui nel 1968 la famiglia è estinta.

Il caffè del lunedì – Grab the brolly!

Cosa c’è di più British di un ombrello? Chi mai potrà dimenticare Her Majesty coi suoi cappottini colorati e i vezzosi cappellini proteggersi sotto un parapioggia in pvc trasparente – perché i sudditi potessero sempre vedere il suo viso – rifinito da una banda coordinata alla mise? Ne aveva una collezione, tutti marca Fulton, inglesissimo brand in vendita dappertutto per poche decine di sterline.

E quando il Regno Unito non era ancora il paradiso dello shopping (almeno non quello abbordabile) uno dei souvenir classici era un bell’ombrello. Magari uscito da James Smith & Sons, blasonatissimo negozio artigianale che ripara le teste di Ladies&Gentlemen dal 1830. Occupa ancora, da ben 170 anni, lo splendido negozio vittoriano al numero 53 di New Oxford Street e vale assolutamente una visita; per raggiungerlo basta chiedere di The Umbrella Shop, il negozio di ombrelli per antonomasia.

Conoscendo la consolidata tradizione britannica, probabilmente non ci siamo mai fatti domande nemmeno sulla provenienza degli ombrelli di His Majesty, magari quello che portava ieri e che usa spesso, blu col manico in bambù. Sicuramente un prodotto di somma qualità, fatto a mano direttamente da Mr Smith o da qualche altro artigiano, talmente raffinato ed esclusivo che non lo conosce neanche Lady Violet (momento autoelegiativo, passa subito). E invece…

…e invece no, perché l’ombrello in questione è stato davvero realizzato da sapienti mani artigiane esclusivamente per il sovrano, ma le suddette mani non sono albioniche bensì italiane, più precisamente napoletane. L’ombrello di King Charles (in effetti ce l’aveva già quando era ancora HRH The Prince of Wales) viene dal laboratorio di Mario Talarico, ombrellaio di culto con bottega a via Toledo (al civico 329, mentre il laboratorio è lì vicino, in Vico Due Porte a Toledo 4/B).

Appezzate la raffinatezza della costruzione che utilizza un legno intero; in questo caso è bambù, ma ci sono anche legni particolari come il limone di Sorrento. E tessuti pregiati, a volte provenienti addirittura dalle seterie di San Leucio. Insomma, il trionfo del Made in Italy, di cui gli stilisti sono stati e sono un magnifico amplificatore a livello mondiale, ma non certo gli iniziatori. La tradizione napoletana poi, soprattutto per l’universo maschile, francamente non ha rivali; a casa mia si diceva (e si dice ancora) che nessuno è più elegante di un elegante signore napoletano.

A casa mia (ma in effetti era soprattutto mia madre, non nota per il proprio incontenibile ottimismo) si usava spesso anche uno dei motti di Mario Talarico: se non piove pioverà… Al che, da quando imparai l’espressione – oggi un po’ vintage come del resto sono io – rispondevo: grab the brolly, prendi l’ombrello!

Le foto del giorno – In cammino

La defunta Regina era solita trascorrere il periodo natalizio a Sandringham, dove rimaneva fino al 6 febbraio, data che per il resto del mondo rappresentava l’anniversario della sua ascesa al trono, ma per lei il doloroso giorno della morte del padre. King Charles con discreta accortezza sta assicurando una transizione smooth, morbida, e dunque pur essendo tornato nella residenza londinese di Clarence House in queste domeniche di gennaio si fa vedere ripercorrere i passi materni per raggiungere la chiesa di St. Mary Magdalene.

Oggi non cera la Queen Consort Camilla, ma il sovrano era comunque in ottima compagnia, quella della sorella Anne. Che con stile intramontabile nonché ineffabile ha sfoggiato uno di quei pillbox di pelliccia – di solito castoro, ma anche maculato per le più audaci – tanto di moda negli anni ’60 (mia madre ce l’aveva) che sono certa arriva direttamente da quell’epoca. Potenza del vintage!

Altra presenza che non è passata inosservata quella di Lady Susan Hussey, incappata qualche mese nel furore antirazzista per essersi improvvidamente rivolta a un’attivista angloafricana ospite a Buckingham Palace (La foto del giorno – Women). Va detto che l’anziana nobildonna – una delle più intime amiche di Queen Elizabeth e sua lady-in-waiting, nonché madrina di battesimo del Principe William – si era prontamente scusata, e la polemica rapidamente rientrata.

Ora la sua presenza nel piccolo corteo reale fa pensare che sia stata riammessa nell’inner circle, da cui era stata prudentemente accantonata. Mi sembra si possa dire che i primi passi di Charles come Re vadano nel senso della ricomposizione dei conflitti, e questo potrebbe riguardare anche il figlio minore. A quanto si sa al momento, il sovrano vorrebbe anche i Sussex presenti alla sua incoronazione (nonostante la contrarietà del figlio maggiore, che teme qualche brutta sorpresa) e avrebbe incaricato l’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby di negoziare un accordo.

La passeggiata odierna ha però portato alla mia attenzione un dettaglio del suo abbigliamento, che sarà l’argomento del caffè di domani e spero troverete interessante. See you soon!

Le foto del giorno – Evviva Santa Devota!

Sono giorni di festa nel Principato, due giorni fa il compleanno di Charlène, ieri la vigilia e oggi la festa della patrona Sainte Dévote (Santa Devota in lingua monegasca, che poi è un dialetto ligure).

La sera del 26 iniziano le cerimonie in onore della santa, fanciulla còrsa martirizzata durante la persecuzione di Diocleziano il cui corpo arrivò miracolosamente sulle sponde di quello che sarebbe diventato il Principato di Monaco. Quest’anno c’erano pure dei droni che per alcuni minuti hanno illuminato il cielo della notte monegasca con i simboli della festa.

Il cui momento clou è senz’altro quello istituito il 26 gennaio 1924 dal Principe Louis II, bisnonno dell’attuale sovrano: per la prima volta sul sagrato della chiesa fu incendiata una barca in ricordo di un episodio che si fa risalire addirittura al 1070, quando un pirata tentò di rubare le spoglie della santa; fallito il tentativo la sua barca data fu data alle fiamme sulla spiaggia.

Nuovamente positivo al covid il sovrano, Albert II, maestra delle cerimonie quest’anno è stata la Princesse Charlène, e va detto che se l’è cavata piuttosto bene, potendo contare solo sul supporto di Mélanie-Antoinette Costello de Massy (la signora col cappotto magenta), figlia della baronessa Elizabeth Anne de Massy, prima cugina di Albert, dunque non un rappresentante di primissimo piano della famille princière. Ma un validissimo aiuto è arrivato dai gemelli Jacques e Gabriella, carini educati e affettuosissimi.

Questa mattina la messa in cattedrale, cui la Princesse ha partecipato da sola, raggiunta dai figli al momento di affacciarsi al balcone di Palazzo per il passaggio della processione e il saluto ai monegaschi, e qui sorpresa! Si è affacciato anche Albert, leggermente discosto dalla famigliola e opportunamente dotato di mascherina. Le loro espressioni sono quelle allegre cui ci hanno abituati in questi anni ma insomma, tutto sommato meglio di altre volte.

Nel frattempo i signori Wittstock, genitori di Charlène, hanno annunciato di volersi trasferire dal Sudafrica al Principato, dove già risiede il figlio Gareth, per essere più vicini alla figlia e ai nipotini. Caro Albert, sei circondato!

Breaking News! – Il rieccolo

Lady Violet non è impazzita (almeno non credo) e non ha deciso di trasformare questo frivolo blog in serioso foglio politico, per cui il titolo il rieccolo si ispira ovviamente all’immortale definizione che Montanelli diede di Fanfani ma la similitudine finisce qui.

Ora dite la verità, quante volte pensando all’imminente compleanno dell’amato bene o di qualcuno a voi vicino, per cui avreste dovuto inventarvi qualcosa, avete detto fra voi e voi se ci penso mi viene la febbre? Ecco, Albert de Monaco vi (ci) ha battuti; oggi la moglie Charlène compie 45 anni? E lui ha esagerato, invece della febbre si è fatto venire direttamente il covid. Ancora.

Scherzi a parte, il Principe è di nuovo positivo, per la terza volta in tre anni. Il Palazzo assicura che Albert è totalmente asintomatico e la sua salute non desta la minima preoccupazione. Il sovrano si attiene scrupolosamente al protocollo sanitario del Principato, è in isolamento e continua a lavorare da remoto, in contatto costante col Governo e i più stretti collaboratori.

Charlène questa sera sarà indecisa; pizza a domicilio o fiumi di champagne per i fatti suoi al Louis XV, il ristorante stellatissimo di Alain Ducasse all’interno dell’Hôtel de Paris? Ai beneinformati l’ardua risposta, al Principe gli auguri per una rapida negatività.

Le foto del giorno – Quanta strada c’è da fare

Tra dicembre e gennaio è prassi che i capi di stato incontrino il corpo diplomatico accreditato nel Paese; oggi è toccato alla Spagna, El Rey Felipe VI e la Reina Letizia hanno ricevuto a Palazzo Reale gli ambasciatori. Dopo la Pascua Militar, il 6 gennaio, questa è la seconda occasione in cui il protocollo richiede per la sovrana il lungo da giorno.

Letizia ha scelto una mise piuttosto insolita per lei, abbinando alla blusa bianca con fiocco, disegnata da Carolina Herrera e già indossata in precedenza, una lunga gonna rosa; alle orecchie monili con pietre colorate creati per lei da Tous Jewelry (non che si siano sprecati eh), all’indice sinistro l’anello del brand italiano Coreterno, probabile regalo di Natale, che sulla faccia esterna reca inciso amor che tutto move mentre all’interno una frase ispirata a una ballata medioevale inglese: as long as i’m existing you will be loved (finché vivrò sarai amata).

Che la Reina stia diventando romantica? Quién sabe. A me questa mise ha ricordato quella di una illustre invitata alla Boda Real, che cannò completamente il dress code – lungo senza cappello al posto di corto con cappello – ma si fece notare e apprezzare, eccome! Certo, non è proprio a stessa cosa, ma considerate che Rania vestiva Givenchy. E forse ha un temperamento più teatrale dell’algida Letizia.

Fin qui la frivolezza che piace a noi, ma ahimé la cronaca non è sempre così leggera, e devo segnalarvi un episodio accaduto durante il ricevimento, estremamente spiacevole e purtroppo altrettanto significativo.

Guardatevi il video del quotidiano El Pais; chiamato a salutare i sovrani, l’ambasciatore della Repubblica d’Iran dà la mano al re ma non alla regina https://elpais.com/videos/2023-01-25/el-embajador-de-iran-no-da-la-mano-a-la-reina-letizia.html

Quanta strada c’è ancora da fare, quanta.

Breaking News! – Buone notizie

L’avevamo immaginato guardando la sua silhouette rivelata negli eventi natalizi cui ha partecipato – il concerto a Westminster Abbey e a messa a Sandringham il giorno di Natale – e ora arriva la conferma ufficiale, Eugenie è incinta!

(Ph: Instagram @princesseugenie)

La minore delle principesse York ha sposato Jack Brooksbank il 12 ottobre 2018, ed è già mamma di August, che compirà due anni il prossimo 9 febbraio. Il nuovo royal baby è atteso “per l’estate” e sarà il primo pronipote che la Regina non conoscerà. L’annuncio è arrivato subito dopo le dichiarazioni della principessa, che sottolineando la sua attenzione verso ambiente e sostenibilità, ha rivelato di aver bandito la plastica inutile dalla sua casa, e di educare così il suo bambino, una sorte di attivista duenne. Insomma, la famiglia si allarga, e già immagino la felicità di nonna Sarah, che magari non sferruzzerà golfino e cappellini, ma mi sembra una compagna di giochi complice e un po’ matta.

Il caffè del lunedì – Verso l’incoronazione

Sabato, a quindici settimane precise dal giorno fatidico, è stato diffuso il programma di massima per l’incoronazione di King Charles e Queen Camilla, che sarà celebrata la mattina di sabato 6 maggio dall’Arcivescovo di Canterbury nell’Abbazia di Westminster. Desiderio del sovrano è una cerimonia più snella di quella della madre, che coniughi la solennità della tradizione a uno stile contemporaneo e l’dea di proiezione verso il futuro.

Domenica 7 la scena si sposterà a Windsor: nei giardini del castello si terrà un Coronation Concert pieno di superstar, cui saranno invitati rappresentanti delle tante associazioni patrocinate dai nuovi sovrani. Il concerto sarà trasmesso dalla BBC che metterà in palio anche biglietti omaggio per assistere fisicamente; ma non vi affrettate perché di solito sono riservati a cittadini britannici, com’è giusto che sia. Sarà l’occasione per ascoltare il Coronation Choir, formato da membri di vari cori amatoriali composti da rifugiati, personale del servizio sanitario nazionale, attivisti LGBTQ+, persone affette da disabilità uditive. Chi non potrà andare a Windsor – cioè praticamente quasi tutti – potrà comunque partecipare al Coronation Big Lunch, riunirsi cioè tra vicini di casa, amici, familiari, colleghi, per dividere il pasto riscoprendo i valori di vicinanza e solidarietà che tanto stanno a cuore al Re. Ad onta del fatto che i Britannici siano considerati dei paria quando si parla di cibo, questo modello di street party è diventato molto popolare per festeggiare insieme eventi particolari; Lady Violet partecipò a quello organizzato a Piccadilly per il Diamod Jubilee, divertendosi assai. Il Big Lunch è un’idea di Eden Project, uno dei patronage di Camilla. Tutti coloro di voi che in UK abbiano assaggiato (o almeno visto) il Coronation chicken (o turkey, se fatto col tacchino) – tradizionale farcitura di popolarissimi sandwich creata per festeggiare Elizabeth nel 1953 – probabilmente si staranno chiedendo se ci sarà un piatto creato apposta per l’occasione. La risposta è sì, è stato lanciato un contest, e vediamo cosa ne verrà fuori.

Lunedì 8 maggio sarà invece il giorno dedicato al volontariato, il giorno di The Big Help Out. Solidarietà, vicinanza, attenzione ai più fragili e all’ambiente, e perché no cultura (Charles è il primo laureato a sedere sul trono britannico). Il manifesto del nuovo regno sembra essere questo, e verrà presentato in quei tre giorni, che nelle intenzioni dei nuovi sovrani sarà un lungo weekend per divertirsi e riscoprire i valori dello stare insieme e dell’impegno per la propria comunità.

Non è stata ancora resa nota l’ora della cerimonia, che inizierà con la King’s Procession: Charles e Camilla raggiungeranno l’abbazia partendo da Buckingham Palace. Conclusa la cerimonia si fa il percorso inverso con maggiore sfarzo: è la Coronation Procession, cui partecipano anche vari membri della Royal Family a partire dagli eredi, i Principi di Galles; seguirà l’affaccio al balcone di Buckingham Palace. Non sappiamo se i Sussex saranno invitati (penso di sì) e nel caso cosa faranno; probabilmente quello che vogliono, o che pensano convenga di più, as usual. Tra l’altro quel giorno il piccolo Archie compie 4 anni, una bella coincidenza che potrebbe essere valorizzata. Ci saranno dei bambini? Credo che vedremo i piccoli Wales, in fondo quando fu incoronata Elizabeth erano presenti entrambi i suoi figli, ed erano parecchio più piccoli (4 anni e mezzo Charles, quasi tre Anne). Questa delizia è l’invito che ricevette il piccolo principe, chissà se ne hanno pensato uno anche questa volta.

E a proposito di bambini, per tradizione all’incoronazione non partecipano i sovrani stranieri, che vengono rappresentati dai principi ereditari o da altri membri della famiglia. In questo caso invece avverrà il contrario: sarà Albert II de Monaco a rappresentare il principe ereditario Jacques, che ha solo otto anni.

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20 gennaio, un giorno regale

La protagonista della giornata è lei: Mathilde, Regina dei Belgi, che oggi compie cinquant’anni. Come accadde anche per i 40, viene festeggiata con un francobollo dove compare da sola; già disponibile su bpost e da lunedì nei principali uffici postali del Paese.

La Regina ha scelto personalmente uno scatto di Michel Gronemberger che la ritrae davanti a una delle serre reali nel giardino d’inverno del Castello di Laeken. A tal proposito mi stupisce un po’ un ritratto in maniche di camicia nei giorni più freddi dell’inverno, ma tant’è. La mise scelta – blusa bianca e gonna a strisce bianche e nere – è riciclata e naturalmente firmata Natan, così come il completo pantaloni che indossa nell’altro ritratto diffuso per celebrare l’evento.

(Ph: Michel Gronemberger)

Nata a Uccle, Mathilde è la maggiore dei cinque figli del barone Patrick d’Udekem d’Acoz, che viene elevato a conte in seguito al matrimonio della figlia. Sua madre è un’aristocratica polacca, discendente dall’importante famiglia baltica dei Sapieha; al contrario di altre spose reali della sua generazioni dunque non nasce borghese, ma non porta certo un titolo di particolare prestigio. Prima di sposare, abbastanza a sorpresa, Philippe il 4 dicembre 1999 (A Royal Calendar – Philippe e Mathilde, due cuori e un abito) Mathilde lavora come logopedista; si laureerà in psicologia tre anni dopo, quando è già madre dell’erede al trono. A volte penso che tra i sovrani belgi c’è praticamente la stessa differenza d’età che c’era tra Charles e Diana – tredici anni meno qualche mese – ma nonostante questo, e la perplessità con cui il loro matrimonio fu accolto, i sovrani belgi mi sembrano una coppia ben assortita e il loro un matrimonio solido. Soprattutto grazie a lei; la sua delicata e dolce bellezza cela una tempra d’acciaio, il classico guanto di ferro in guanto di velluto. Firmato Natan, ça va sans dire.

Altro compleanno eccellente di oggi, i cinquantotto anni della Contessa di Wessex, festeggiata ieri con una bella torta dagli allievi della Connaught School, dov’è stata in visita. Moglie dell’ultimo figlio della scomparsa Regina, dotata del titolo minore tra i senior members della Royal Family, ha accolto con grazia un suo ruolo di secondo piano, ma con lavoro è impegno è riuscita a diventare indispensabile, nonché amatissima dalla suocera. All’inizio anche lei si è resa protagonista di qualche scivolone, ma ha saputo recuperare ed emendarsi. E se state pensando che stia alludendo a qualcuno e a qualcosa, avete ragione. Vedremo se prima o poi – magari a maggio, in occasione dell’incoronazione di King Charles III – arriverà l’agognato (da noi sicuramente) titolo di Duchessa di Edimburgo, ma non credo cambierà molto nella vita di Sophie.

Questa la cronaca, cui vorrei aggiungere un po’ di storia. È il 20 gennaio 1936 quando, poco prima di mezzanotte, nella residenza di Sandringham nel Norfolk muore Re George V. Il sovrano ha settant’anni e soffre da anni di un’infezione polmonare; nelle ultime settimane le sue condizioni sono peggiorate, e la sua morte certo non arriva inattesa, ma nel 1986 viene pubblicato il diario del medico curante, Lord Bertrand Dawson, che afferma di aver abbreviato l’agonia del sovrano con iniettando morfina e cocaina.

Nello stesso giorno a poche centinaia di metri Ruth Roche, moglie del Barone Firmoy, dà alla luce alla terza figlia della coppia. La bambina nasce a Park House all’interno della tenuta reale di Sandringham, e viene chiamata Frances Ruth. Diciotto anni e tre sovrani dopo – sul trono siede la nipote di George V, Elizabeth II; lo zio Edward VIII diventato re quel 20 gennaio 1936 ha abdicato in favore del fratello undici mesi dopo; il padre George VI è scomparso il 6 febbraio 1952 – la bambina nata nel giorno della morte del re si sposa. È il 1 giugno 1954; lo sposo è il Visconte Althorp, John Spencer. Sono i genitori di Diana, Principessa del Galles.

Le foto del giorno – Dalle stelle alle coratelle

Non temete non ho avuto una crisi mistica e la croce, nonostante l’abbondante presenza di ametiste, non appartiene a Lady Violet.

Kristian Spofforth, responsabile del dipartimento gioielleria nella sede londinese di Sotheby’s, ci informa che ieri, tra gli oggetti offerti in asta nella Royal and Noble Sale, c’era anche questo importante pezzo, la cosiddetta Attallah Cross. Un grande pendente – circa 13,5 centimetri per 9,5, che supera i 45 grammi di peso – creato da Garrard negli anni Venti e acquistato negli anni Ottanta da Naim Attallah, scrittore, editore e uomo d’affari anglopalestinese di religione cristiana. Noto estimatore delle belle donne, ammirava particolarmente l’allora Principessa di Galles, cui prestò spesso il gioiello.

Diana lo indossò in varie occasioni; la più famosa il charity gala nell’ottobre 1987, in favore Birthright, associazione benefica impegnata nella tutela della salute femminile e il rispetto dei diritti umani. Quella sera lo agganciò a una lunga collana, abbinandolo a un abito in stile vagamente barocco, in velluto e seta viola, creato da Catherine Walker.

A questo punto vorrei tranquillizzarvi, non vi sto raccontando tutto ciò in omaggio al mio colore preferito, ma perché la storia di questa meraviglia ha appena subito una svolta inattesa. Ieri la Attallah Cross è finita nelle mani di un’altra principessa, quella del trash; la regina d’ineleganza e imperatrice del cattivo gusto Kim Kardashian. Che se l’è aggiudicata in cinque minuti sborsando 163.800 sterline (cioè 187 mila euro e rotti), cifra piuttosto superiore al valore stimato del gioiello.

Potrei ragionare su quale effetto tale importante monile potrà fare indosso a una signora significativamente meno alta – parliamo di una ventina di centimetri – di Diana, ma non lo farò, Temo però di vedere presto la croce piazzata trionfalmente sull’abbondante Golgota kardashianesco. Sperando che non voglia usarla per evidenziare il suo pezzo forte, magari lasciandola penzolare sul generoso e sempre generosamente esposto derrière.

P.S. l’equazione scollatura/Golgota non è mia, ma la citazione di un episodio attribuito al Cardinal Lambertini (poi Papa Benedetto XIV).