Remembrance Sunday, la prima volta senza di Lei

Alle 11.00 il Big Ben suona 11 rintocchi e la nazione intera si ferma per due minuti in memoria e in omaggio dei caduti al servizio del Paese.

When you go home
Tell them of us and say
For your tomorrow
We gave our today

(quando sarai a casa, parla di noi e dì: per il vostro futuro noi abbiamo offerto il nostro presente)

La Royal Family ha scelto questa frase, nota come “l’epitaffio di Kohima” per le celebrazioni per il Remembrance; quest’anno particolarmente commovente per la ragione che sappiamo, l’assenza dell’amatissima Queen Elizabeth. Che a dire il vero non c’era neanche l’anno scorso, ma ora sappiamo che non tornerà.

Molto emozionato Charles ha guidato la celebrazione per la prima volta come sovrano, ripetendo i gesti compiuti prima di lui dalla madre Elizabeth II, il nonno George VI il prozio Edward VIII e il bisnonno George V, cui si deve la creazione del monumento e l’istituzione della cerimonia.

Due piccoli dettagli: sulla spallina del Re c’è ancora il monogramma della Regina, e lo stesso per William. La fotografia del re viene dal post dell’account twitter della Royal Family, e compare insieme con quelle dei sovrani precedenti tranne Edward VIII; dimenticanza, necessità di composizione delle immagini o intento preciso? Chissà.

Dal palazzo del Foreign Office hanno assistito alla cerimonia la Regina Consorte e la Principessa di Galles (balcone centrale), i Duchi di Gloucester e la Contessa di Wessex (a sinistra), il Duca di Kent e l’ammiraglio Tim Laurence (a destra); era annunciata anche la presenza della principessa Alexandra di Kent, che però non ho visto. Riflettevo sul fatto che i Duchi di Kent (1935) e Gloucester (1944) sono gli unici due nati prima della fine del secondo conflitto mondiale; anche questo un piccolo segno dei tempi.

Commossa la Queen Consort, forse anche per la corona deposta per la prima volta in suo nome. Camilla ha replicato il cappello con veletta indossato al funerale della suocera, e il soprabito che portava alla Veglia dei Principi a Londra. Alla sua sinistra Catherine con un nuovo cappotto di Catherine Walker e un cappello Philip Treacy, una sorta di sombrero da lutto che sembra pure troppo grande per lei. Esagerati anche gli orecchini, appartenuti a Diana ma troppo importanti per la mattina.

Sobria La Contessa di Wessex, secondo me la più elegante, che fa una scelta delicatamente significativa: il suo Catherine Walker è il soprabito prestato alla figlia Louise per la veglia degli otto nipoti alla salma della nonna. Al marito Prince Edward il compito di salutare alla fine della sfilata la Poppy Legion, il variopinto gruppo d veterani che non mancano mai. E se vi state chiedendo quali veterani, dato che i reduci della Seconda Guerra devono essere ormai pochini, non pensate solo a loro: il 2022 è anche il quarantesimo anniversario della guerra delle Falkland, che durò solo sei settimane ma causò 255 morti e 777 feriti tra i Britannici (e 649 morti e 1068 feriti tra gli Argentini).

Ieri sera come ogni anno la Royal Albert Hall ha ospitato il Festival of Remembrance. Eleganti le signore, tradizionalmente in nero; a me è piaciuta molto Camilla, mentre la mise di Catherine sarà oggetto del caffè di domattina.

A molti di coi non sarà sfuggita la presenza dell’aitantissimo equerry del re, il maggiore-promosso-tenente-colonnello Johnny Thompson. Anche di lui parleremo, spero presto.

Royal chic shock e boh – The Caribbean Tour (parte prima)

Durante questa lunga settimana la Duchessa di Cambridge ci ha somministrato un’overdose di mise. Impegnata col marito in un (piuttosto criticato) tour in tre Paesi caraibici – Belize, Giamaica e Bahamas – Catherine si è prodotta in una frenetica serie di cambi d’abito che neanche Fregoli o Arturo Brachetti, la sua versione aggiornata. Ve lo dico subito: di questa pletora di abiti Lady Violet non ne ha amati molti, ma come avrebbe detto mia madre nell’insieme fa figura. E Catherine ne fa tanta; dunque se anche le sue scelte non hanno sempre incontrato il mio gusto lei mi è piaciuta, allegra e molto complice col marito. A volte un po’ troppo ridanciana, ma meglio così che col muso. Per provare ad analizzare le sue mise le ho raggruppate per funzione e stile, e divise in due parti.

Il diplomatic dress

Come avevamo notato la scorsa domenica (Royal chic shock e boh – Ricominciamo) l’abito scelto per l’arrivo in ciascun Paese è sempre ispirato ai colori della bandiera: così al blu del Belize si sono aggiunti il giallo per la Giamaica e il turchese per le Bahamas. L’abito giallo è uno dei mie preferiti; firmato Roksanda è una versione del modello Brigitte un abito midi in crêpe in un colore molto caraibico che benché piuttosto lungo ha un bel movimento, e dona molto alla figura sottile e slanciata della duchessa. Molto belle anche le scarpe, le Cece pumps Aquazzura, un brand che ha due caratteristiche per noi interessanti: 1) è italiano (di Firenze) 2) è molto amato anche dalla cognata Meghan. Fiorentina anche la clutch, è Ferragamo. Chic.

Ormai mi conoscete abbastanza da sapere che l’abito indossato per l’arrivo alle Bahamas è nel colore che sommamente aborro, ma a parte le (ottime) ragioni diplomatiche devo dire che questa creazione di Emilia Wickstead ha una bella linea, longuette con brio, e la gonna a trapezio esalta la figura di Catherine. Peccato lo scollo, con quella specie di origami. Leziosissima la pochette in tinta, diligente – cioè corretta ma banale – la scelta degli orecchini con pietre color turchese. Resta un dubbio: ma alle Bahamas fa molto più freddo che in Giamaica? Boh.

Stesso criterio per le mise indossate alla partenza, scelte sulla base dei colori non usati in occasione dell’arrivo. E così, se la bandiera del Belize è composta da un’ampia fascia blu intenso compresa da due più piccole in rosso e al centro un disco bianco con lo stemma nazionale, ecco che Catherine sceglie il bianco e rosso per quella che è la mise che preferisco in assoluto: una favolosa sahariana rossa vintage (YSL, chi altri?) sul tutto bianco: pantaloni ampi (Alexander McQueen), borsetta Mulberry riciclata e le scarpe Aquazzura di cui sopra. Molto molto chic.

La bandiera della Giamaica è composta da una croce di Sant’Andrea gialla che divide il campo in quattro triangoli; i due laterali sono neri, gli altri due verdi. E di verde si veste la duchessa per salutare l’isola, un abito Emilia Wickstead che le abbiamo già visto lo scorso anno a Wimbledon (Le foto del giorno – Una domenica di passione) per fortuna abbinato in questo caso a scarpe di camoscio chiaro, che dovrebbero essere le Gianvito 105 di Gianvito Rossi, un modello che Catherine indossa spesso e possiede in diversi colori e materiali. Col tocco della Hummingbird brooch, grande spilla che rappresenta uno dei simboli giamaicani, un particolare colibrì chiamato Uccello Dottore, che si trova solo qui. La spilla è un dono ricevuto dalla Regina nel 2002 durante un viaggio nel paese caraibico. Chic.

Troppo bene era andata finora, e per lasciare le Bahamas e tornare nella piovosa Albione Catherine sceglie un abitino Alessandra Rich. Il desiderio di tornare a casa è evidente dal modello vestaglietta che ha sbattuto contro un abito anni ’80. Oltre alle maniche balloon e i falpalà sui fianchi ci sono pure i bottoni e la fibbia di strass. Shock.

Gli impegni formali

Le occasioni improntate a una particolare formalità sono state fondamentalmente due, una cena di gala e una parata militare, entrambe in Giamaica. Il gala dinner offerto dal Governatore Sir Patrick Allen era black tie (cravatta nera, cioè in smoking), un dress code leggermente meno formale del white tie (cravatta bianca, cioè in frac); non si portano diademi né le fasce degli ordini, ma la società britannica, al contrario della nostra, concede alcune insegne. Infatti i signori indossano le loro medaglie: quelle del Governatore un po’ assembrate sul rever della giacca; meglio William, che probabilmente è anche più pratico di questo genere di cose. Il duca porta anche la stella dell’Order of the garter e così sua moglie; nel suo caso però la stella è quella del Royal Victorian Order, di cui è Dama di Gran Croce. Catherine indossa anche il Royal Family Order di Elizabeth II, contrassegnato dal nastro giallo. L’abito è di Jenny Packman, il Wonder Glitter Tulle Gown, e a Lady Violet non piace per niente. No al tulle in quel colore, no alle paillettes sul tulle e no al tulle piazzato così sulla scollatura (è sicuramente tulle in seta, ma la sensazione di prurito arriva fin qui).

La linea non è male ma l’abito non mi convince; per fortuna, oltre all’amabile bellezza della duchessa, arrivano gli orecchini della nonna a regina a risollevare il tono della mise: sono parte di una demi parure che comprende anche un collier, un bracciale e forse un anello, probabile dono del monarca di uno dei Paesi arabi alla sovrana. In questo caso mi piace assai l’utilizzo del verde in palette, ma perché vestirsi da Barbie fata del bosco? Boh.

Il giorno seguente i Cambridge hanno partecipato alla parata dedicata ai soldati che hanno completato il Caribbean Military Officer Training Programme, e hanno sfilato a bordo della rover usata dalla Regina e dal Duca di Edimburgo nelle loro visite precedenti, nel 1953 e 1994. William indossa l’uniforme estiva dei Blues and Royals, mentre con un piccolo coup de théâtre Catherine, vestita in colori brillanti per tutto il tour, ha scelto il total white.

Una mise da qualcuno definita perfino “angelica” ricorda molto quelle indossate da una giovane Regina in occasioni simili. L’abito in pizzo Alexander McQueen è sicuramente assai raffinato, ciononostante secondo me quella non è la linea che che dona di più a Catherine. Più che il volume dei corpi a me interessa il volume dell’insieme, e queste cose così sottili – mi verrebbe il termine risicate – la impoveriscono un po’. Bellissimo il cappello Philip Treacy, in un modello che le abbiamo visto simile altre volte, corretta ma banaletta la borsetta (Anya Hindmarch) terribili le scarpe bianche. Insomma, non posso dire che non sia chic ma Lady Violet resta un po’ insoddisfatta.

A breve la seconda parte, da non perdere!

Royal chic shock e boh – Ricominciamo

Con l’arrivo della bella stagione – che dovrebbe anche allentare la morsa della pandemia – diventano sempre più numerosi gli impegni delle nostre royal ladies. Naturalmente c’è anche una guerra pericolosamente vicina, ma i reali continuano con la loro vita come sempre, più di sempre. Vi ricordate le immagine della Queen Mother, allora Queen Consort, nella Londra bombardata? In queste occasioni più che mai è importante mostrare fermezza ed equilibrio. E anche noi, nel nostro piccolo, torniamo anche noi alle nostre abitudini.

Commonwealth Day Service

Il secondo lunedì di marzo nel Regno Unito si celebra la comunità del Commonwealth, e il momento clou è sempre la cerimonia a Westminster Abbey. Come sapete quest’anno Her Majesty non ha partecipato, ed è rimasta a recuperare le forze a Windsor; in sua rappresentanza il Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia. Con loro i Duchi di Cambridge e la Principessa Alexandra di Kent, ovviamente non c’era il Duca di York, e neppure i Wessex, lei a New York e lui in partenza per il Kenia, entrambi in missione per il Platinum Jubilee.

Alexandra è l’unica delle tre signore di sangue reale, nipote di George V e dunque prima cugina della regina. Ha ereditato buona parte dell’eleganza della madre Marina di Grecia ma le manca il brio, che mai ne mina l’autorevolezza, della sovrana. Per lei un completo di crêpe carta da zucchero con cappello in tinta e accessori neri. Sicuramente troppo lunga la gonna e un po’ tristi le calze grigie (che a me fanno tenerezza, riportando alla memoria quelle che indossava la mia adorata nonna Giulia) ma una signora della sua classe e della sua età – ne ha compiuti 85 il giorno di Natale – può permettersi questo e altro. Chic.

Camilla in purple: cappello riciclato Philip Treacy su soprabito – anch’esso già visto – Fiona Clare Couture, borsa Chanel nera come guanti e stivali. Il colore le dona molto e naturalmente io lo adoro ma vi stupirò: l’insieme non mi convince. Forse è troppo scuro, forse il cappello è troppo calcato in testa, insomma boh.

Catherine ha scelto una particolare tonalità di blu – che la stampa inglese definisce sapphire, zaffiro, mentre a me sembra più royal blue – per il cappotto Catherine Walker in crêpe di lana, con collo in velluto come il pillbox (Sean Barrett). Non mi piace il colore. Non mi piace il modello. Non mi piace troppo nemmeno il cappello. In generale, non mi piacciono i volumi di questa mise: il cappotto è troppo lungo e assolutamente troppo stretto tant’è che l’allacciatura va in tensione e si apre troppo camminando. Potrei dire a questo punto che i cappotti della duchessa non mi piacciono quasi mai; ho l’impressione che nonostante sia così alta e sottile insegua spesso modelli che la slancino ulteriormente, che finiscono invece col togliere armonia alla sua figura. Non lo boccio completamente perché il colore comunque le dona e lei è sempre molto piacevole, ma boh. Fatemi aggiungere una cosa: su molti giornali, anche italiani, si è voluto leggere in questa mise un gesto di sostegno all’Ukraina. Ora, a parte che va bene il blu ma il giallo della bandiera di quello sventurato Paese manca completamente. A parte che gli zaffiri alle orecchie e al collo li avrà pure indossati incontrando Zelensky e signora qualche anno fa, ma Catherine li indossa spessissimo. Il punto è che un commento del genere rivela una certa superficialità (se non ignoranza): in una occasione istituzionale di questa importanza non si fanno omaggi a un altro Paese, che peraltro non c’entra niente. Come se ci si presentasse alla parata del 2 giugno con un abito che cita la Union Jack, semplicemente non si fa.

La crisi ucraina

Chi ha cercato, con scarso successo, di evocare la loro bandiera incontrando rifugiati ucraini è Máxima d’Olanda, spesso attiva anche in questi mesi ma necessariamente meno flamboyante del solito. In questa occasione ha abbinato un completo pantalone in un poco donante giallo croco con un cappotto azzurro cielo. Io trovo l’insieme terribile, ma immagino che alle persone incontrate interessi poco. Shock. Un po’ meglio qualche giorno dopo, al lancio del sito web Refugee Help; anche qui un completo pantalone ma in un rosso scuro che le dona assai di più, anche se il taglio dei pantaloni mi lascia perplessa. Stavolta la mise è boh, ma l’impegno superchic, ed è quello che conta.

St Patrick’s Day

Mercoledì 17 è il giorno di San Patrizio, ed è tradizione che membri della Royal Family assistano alla parata delle Irish Guards. Da alcuni anni l’incombenza tocca ai Duchi di Cambridge, dato che William è colonnello del reggimento, e per il loro matrimonio ne indossava la bella uniforme con la giubba rossa. È sempre una manifestazione allegra, cui i duchi partecipano con entusiasmo. Il verde che evoca il colore dell’isola e i trifogli che ne sono il simbolo è anche il colore abitualmente scelto da Catherine per la sua mise, e anche quest’anno non fa eccezione. E qui arrivano i guai, perché la scelta è caduta su un pastrano (l’Emilia Coat di Laura Green London) in una tonalità fredda, quasi grigia, di verde scuro; colletto con punte iperboliche che neanche nei favolosi anni ’70, corpetto in stile militare e gonna godet. Abbinato a un cappello di feltro sempre verde scuro ma in una tonalità più satura (Lock and Co.), che evoca sempre i berretti militari. In questo caso l’effetto finale è un po’ ausiliaria un po’ Esercito della Salvezza. Shock.

Il Carribbean Tour

E non è finita, perché dopo gli impegni in patria i Cambridge sono in volati ai Caraibi per una visita – piuttosto contestata – in occasione del Platinum Jubilee. Prima tappa il Belize, dove Catherine è sbarcata con un completino di pizzo sempre in quella tonalità di blu che sta diventando il suo trademark; anche l’abito indossato il giorno dell’annuncio del fidanzamento con William era in una tonalità simile, un po’ più scura In questo caso la suddetta tinta – scelta assai probabilmente come omaggio alla bandiera del Paese ospite – è declinata in un total color: completino di pizzo, scarpette e una pochette rifida come un’agenda. Un’insieme che le regala almeno dieci anni e che mia madre, poco più giovane di Her Majesty, non si sarebbe messa neanche sotto tortura. Shock.

Seconda tappa, visita a una fabbrica di cioccolato, che sembra destato l’invidia dei tre golosi principini rimasti a casa. Tanto per non sbagliare il colore resto le stesso, sia come sfondo all’abitino a fiori stilizzati Tory Burch sia sugli orecchini ricoperti di cordoncino (Sézane) visti, stravisti e già dimenticati. Completano la mise le solite terribili zeppe altissime, che hanno l’aggravante di essere Stuart Weitzman, e una leziosa pochette a forma di ventaglio. Lei è deliziosa, in altre foto si vede meglio il viso radioso, ma per me francamente è shock.

La giornata per le malattie rare

Ve lo dico, a volte meno male che Letizia c’è. Martedì 15 ha partecipato a un evento in occasione del giorno dedicato alle malattie rare: pull e scarpe rosa cipria, che lei riesce perfino a crudelizzare e gonna plissé bicolore (Reiss). Capelli sciolti con qualche filo grigio e come gioiello un semplice paio di orecchini a cerchio. Chic!

Royal chic shock e boh

Versione mini della nostra rubrica domenicale – visto che intanto siamo arrivati a martedì – interamente dedicata a mise già viste nei post della scorsa settimana, che qualcuno di voi ha già amato o criticato.

La Reina Letizia

Martedì 12 ottobre la Spagna ha celebrato la Fiesta Nacional, e la sovrana ha destato un certo scalpore tra la stampa spagnola tradendo il fido Felipe Varela, che l’aveva vestita – a volte addobbata – nel corso dei anni per la cerimonia. Quest’anno la scelta è caduta su un’altra stilista, naturalmente spagnola: María Barragán, che ha infilato la silhouette sottile della Reina in un wrap dress di jersey azzurro chiaro troppo accollato, troppo casual per l’occasione, con le maniche tirate su come se Letizia si accingesse a lavare i piatti. Non mi dispiace l’abbinamento con gli accessori marroni, ma in generale non mi convince.

Capisco che visti i tempi la Reina si è data un po’ il ruolo di vestale del rigore e della sobrietà, ma se poi sul vestitino semplice semplice ci piazzi quel paio di favolosi orecchini Bulgari, diamanti e due grandi gocce di acqua marina, il desiderio di sobrietà è un po’ meno evidente, diciamo. Che vi devo dire? Boh.

La Duchessa di Cambridge

La presenza delle due prime signore del Regno Unito all’apertura della nuova sessione del Senedd, il Parlamento gallese (Agoriad Swyddogol y Chweched Senedd), ha calamitato l’attenzione della stampa internazionale quando è stato rivelato che la Regina, parlando con la nuora e Elin Jones, Llywydd (cioè presidente) dell’assemblea, riguardo all’emergenza climatica ha lamentato le tante parole e i pochi fatti di molti capi di stato. Noi nel nostro piccolo ne avevamo già parlato, constatando il paio di scivoloni in cui è incorsa Camilla. Che oltre al fondotinta steso con troppa abbondanza e poca cura, sfoggia a une mise rossa che ha destato qualche perplessità. Non per il cappotto di Fiona Clare, secondo me bello – con quelle venature che gli danno forma e carattere – in un punto di rosso bellissimo, probabile omaggio al drago scarlatto che campeggia sulla bandiera gallese.

Il cappello però un po’ perplime. È fatto su misura, nello stesso identico rosso del cappotto, è firmato da Philip Treacy, che non ha bisogno di presentazioni, però la foggia a berretto non è quella che le dona di più; a lei secondo me stanno meglio i modelli più importanti, anche se in questo caso sarebbe stato davvero too much. Inoltre i capelli, che pettina allo stesso modo da sempre, aggiungono confusione e disordine. E la mascherina che pende dall’orecchio no, dai. Meriterebbe lo shock, ma le diamo un boh d’incoraggianento.

I Duchi di Cambridge

La settimana si è chiusa con un bel gala, dedicato alla prima edizione dell’Earthshot Prize, creato da William per promuovere progetti nella lotta al cambiamento climatico (La foto del giorno – Earthshot Prize 2021). Urge un disclaimer: sul green carpet (ideona! Enzo Miccio si precipiterà a copiarla) i duchi hanno seguito alla lettera alla lettera il mantra sustainability, dunque sono arrivati a bordo di un’auto elettrica, hanno richiesto che tutti i presenti evitassero di prendere l’aereo solo per l’evento, e naturalmente hanno indossato abiti riciclati. Conseguenza immediata, lo schierarsi in campo di diverse squadre: il #teamkate, il #teamwilliam, il #teamentrambi, il #teamnessunodeidue. Catherine ha deciso che se riciclo ha da essere allora sia, e ha tirato fuori dall’armadio un abito indossato dieci anni e tre figli fa. Classico Alexander McQueen da quando il geniale è irriverente fondatore é mancato: di tutto un po’. Chiffon lilla, gonna a pelo, corposa cintura dorata né alta né bassa, che contrasta con la leggerezza del tessuto, corpetto con manichina accennata, un po’ bon ton un po’ Fonzie. Più abbondante capello sciolto e atteggiamento easy. Come avrebbe detto mia madre, nell’insieme fa figura, anche se i dettagli non sempre convincono, in generale però la preferisco quando indossa capi più morbidi, che con la sua figura alta e sottile le stanno d’incanto. William sembra aver inaugurato uno stile che chiamerei bald&bold. Per lui giacca di velluto verde scuro su pantaloni e pullover dolcevita nero. L’avrà scelto al posto della camicia per non consumare energia facendola stirare? A me non dispiace, ma volendo fare l’alternativo avrei evitato le scarpe di vernice. Lady Violet con quale team si schiera? Il #teamboh.

Le foto del giorno – Battle of Britain Sunday

Non saprei dire se è ottimismo della volontà o pia illusione, ma quando ho visto queste immagini – complice l’assenza di mascherine, indossate solo all’interno di Westminster Abbey – mi è sembrato di tornare indietro di un paio d’anni, con la Royal Family impegnata in qualche celebrazione e noi che passiamo una domenica di quasi autunno a commentare, tra il primo afternoon tea e il cambio degli armadi.

(Ph: James Manning/PA)

Oggi dunque Charles e Camilla hanno partecipato alla tradizionale commemorazione della Battle of Britain, che infuriò nei cieli britannici tra l’agosto e l’ottobre del 1940. Dopo la caduta della Francia e l’evacuazione di Dunkirk la Luftwaffe sferrò quello che nei piani di Hitler avrebbe dovuto essere l’attacco decisivo per portare il Regno Unito nell’orbita tedesca. Anche se lo scontro continuò per altre settimane, la battaglia del 15 settembre sancì la vittoria dei piloti britannici – The Few, come Churchill chiamò quei tremila che fecero l’impresa – e la fine delle mire espansionistiche tedesche in terra d’Albione.

Mentre, oggi come allora, un Hawker Hurricane e un Supermarine Spitfire volavano nei cieli di Londra, i futuri sovrani hanno rappresentato la Regina e la Royal Family; lui in uniforme con i gradi e le insegne di Marshall of the Royal Air Force, lei con la mise già indossata ad Ascot lo scorso15 giugno: un leggero soprabito composto da sottili fasce verticali nelle tonalità dell’azzurro chiaro, con mascherina nello stesso tessuto e l’immancabile cappello Philip Treacy.

Come accessori un piccolo badge della RAF e il gran sorriso di una persona solida ed equilibrata, in armonia con sé e (probabilmente) con gli altri. Più uno dei suoi celebri collier di perle, che male non fa: in questo caso uno di quelli che usa più spesso di giorno, a quattro fili con centrale di diamanti.

Al termine della cerimonia c’è stato l’incontro con i reduci – che ormai immagino siano pochini – e i loro familiari. E magari chiacchierando Charles e Camilla hanno concesso qualche anteprima sul programma televisivo che in molti aspettano con curiosità: il documentario Prince Philip, The Royal Family remembers che andrà in onda sulla BBC mercoledì 22.

Un paio di anticipazioni può darvele Lady Violet: la nuora Sophie di Wessex ha rivelato che, oltre a preparare con piacere il barbecue per famiglia e amici, il principe seguiva con grande interesse i programmi di cucina (e io me lo sogno mentre prepara pasta patate e provola secondo la ricetta di Cannavacciuolo). Mentre la nipote Eugenie, mamma del piccolo August, nato due mesi prima della morte di Philip, ha raccontato che bisnonno e pronipote hanno fatto in tempo a conoscersi, e che il primo ha reagito con gioia scoprendo che il piccolino in suo onore porta anche il suo nome. Intanto gira voce che la sorella di Eugenie, Beatrice, in attesa del primo figlio dal marito Edo Mapello Mozzi, si troverebbe in ospedale, dove sarebbe stata raggiunta dal padre Andrew, che meno si vede in giro meglio è. Un altro royal baby è in dirittura d’arrivo? Aspettiamo con ansia!

Royal chic shock e boh

Che ne dite, riprendiamo la rubrica domenicale? Lady Violet è convalescente e va ancora un po’ a rilento, ma in questi giorni ci sono state occasioni interessanti che sarebbe un peccato non commentare insieme.

Gruppo di famiglia n°1

Sabato 15 maggio il quindicenne Christian di Danimarca, secondo in linea di successione dopo il padre Frederik, ha ricevuto la cresima. La cerimonia si è tenuta nella chiesa del Castello di Fredensborg, ed è stata l’occasione per vedere tutta la famiglia riunita: un’immagine veramente bellissima, col festeggiato e la sua famiglia in bianco e blu, e la nonna Margrethe in rosso. Elegantissima la sovrana in una mise color papavero che le illumina l’incarnato; che meraviglia queste signore agée vestite di colori brillanti, dovrebbero ispirare tutte le loro coetanee, tristi fidanzatine dei toni neutri. Sulla sua spalla brilla la spilla a forma di margherita che indossa in tutte le occasioni più importanti (l’aveva anche sull’abito da sposa). Chic.

Completo blu per i tre uomini di casa, tailleur pantaloni bianco per la quattordicenne Isabella, stile bon ton – gonna a pois e giacchina di tweed – per la piccola Josephine, 10 anni. Mise supersobria per Mary, che immaginiamo sia la regista di questa perfetta messa in scena: abito midi in seta a micropois firmato Iris&Ink, scarpe nude nella stessa tonalità della pelle (strategia infallibile per allungare le gambe) fascinator blu scuro, Più il tocco che dimostra come Mary abbia imparato a perfezione il linguaggio dei gioielli reali: sull’abito ha appuntato la Connaught Sapphire Brooch, una spilla composta da uno zaffiro contornato da diamanti con un piccolo festone di perle; diamanti e una perla anche nell’elemento pendente. Il gioiello fu donato alla principessa prussiana Luise Margarete in occasione delle sue nozze con Arthur, Duca di Connaught e Strathearn, settimo figlio della Regina Victoria. La loro figlia Margaret portò con sé la spilla andando sposa dell’erede al trono di Svezia, e alla sua morte prematura fu ereditata dall’unica figlia Ingrid, in seguito Regina Consorte di Danimarca e madre dell’attuale sovrana Margrethe II. Mary indossava la spilla il 21 gennaio del 2006, il giorno in cui Christian fu battezzato. Che vi devo dire, l’abito è un po’ triste e non mi fa impazzire ma tutto l’insieme, come avrebbe detto mia madre, mi è piaciuto molto. Chic.

Gruppo di famiglia n°2

Il 17 maggio Máxima d’Olanda compie cinquant’anni; nell’impossibilità di organizzare un gala comme il faut la pirotecnica sovrana si è dovuta accontentare di un concerto al Teatro Carré di Amsterdam, che sarà trasmesso in televisione. Con Máxima e Willem Alexander c’erano la ex Regina Beatrix (che dopo l’abdicazione ha ripreso il titolo di Principessa) e le tre figlie: l’erede al trono Catarina-Amalia, che a dicembre compirà 18 anni; Alexia, che ne avrà 16 il mese prossimo, e la quattordicenne Ariane. Tutte e tre altissime sembrano più grandi della loro età; come tutte le ragazze sperimentano per trovare il loro stile e perciò sospendiamo ogni giudizio; però sono certa che in futuro ci daranno grandi soddisfazioni, o almeno grande allegria. Vestite ognuna a modo suo – una fantasia oscura e un po’ punitiva per Amalia, stile gypsy per Alexia e effetto camicia da notte per Ariane – non potrebbero fornire un’immagine più diversa da quella della famiglia danese, ma in fondo è giusto che ognuno mostri le sue peculiarità.

(Ph: Patrick van Katwijk/WireImage)

La bionda regina ha scelto, come fa spesso, la creazione di uno stilista olandese, in questo caso la giovane Iris van Herpen. I cui abiti sono anche interessanti, ma rischiano di perdere molto del loro fascino quando scendono dalle passerelle. In questo caso si tratta di un fourreau color carne, ricoperto di tulle con un pattern azzurrognolo che sembra un ologramma, o un disegno in 3d.

Francamente lo trovo orrendo, o quanto meno non adatto alla gioiosa fisicità di Máxima. Nonostante l’impressionante demiparure di smeraldi, shock.

Gruppo di famiglia n°3

Martedì scorso Her Majesty accompagnata dal figlio Charles, poi relegato in postazione laterale, ha inaugurato il Parlamento. Di lei e della sua mise, elegantemente riciclata, abbiamo già parlato (Le foto del giorno – State Opening of Parliament 2021) ma c’è un dettaglio che rende la scelta di Sua Maestà teneramente significativa: l’abito a fiori grigi e gialli che completa l’insieme è stato indossato dalla sovrana nella fotografia che la ritrae con Philip per il suo novantanovesimo compleanno. Imbattibile.

La Duchessa di Cornovaglia, terzo e ultimo membro della Royal Family presente, pur rispettando il dress code che prevedeva una mise da giorno, ha scelto di vestire in bianco, colore tradizionalmente usato quando per l’occasione si indossa l’abito cerimoniale.

Bellissimo il cappello Philip Treacy, interessante il soprabito, giocato in due tonalità di bianco – la parte inferiore e una fila di rombi sono in un color ostrica, mentre la parte superiore e la fila di rombi a contrasto sono off white – anche se il tessuto piuttosto rigido non rende impeccabile il fitting. Perfetti gli accessori, rigorosamente in tinta, a partire dalle décolleté bicolori Chanel. Anche Camilla ha appreso a perfezione il linguaggio dei gioielli reali, e indossa una spilla appartenuta alla Queen Mother, un pezzo déco in cristallo di rocca circondato da diamanti, con diamante centrale; la trasparenza del cristallo di rocca rende il gioiello diverso a seconda del colore su cui viene appuntato; sul bianco è veramente favoloso. Chic.

Non è comparsa insieme alle altre, ma la Duchessa di Cambridge è sicuramente una delle royal ladies protagoniste dell’ultimo mese; per la grazia con cui ha affrontato il funerale del principe Philip, per la semplicità con cui ha festeggiato i dieci anni di matrimonio in famiglia, per il garbo e l’empatia con cui affronta i suoi impegni.

Tre giorni fa, in compagnia del marito, è stata a Wolverhampton, dove ha visitato tre organizzazioni che si occupano di bambini e ragazzi in difficoltà. Impeccabile il look da lavoro in total blue: sotto il cappotto lungo dei pantaloni ampia vita a lta (Jigsaw) e una blusa a pois con colletto smerlato (Tory Burch), che non mi fa impazzire ma almeno dà quel necessario tocco di luce. In più il dettaglio raffinato e very British della mascherina in tessuto Liberty. Chic.

Il 7 maggio aveva attirato l’attenzione di molti durante la visita al Royal London Hospital, seguita da quella all’archivio della National Portrait Gallery. In questo caso la scelta è caduta su un cappottino, della collezione 2018 di Eponine London, di un bellissimo rosso arancio foderato di blu elettrico. Si saranno ispirati al classico cappotto casentino? L’abbinamento col beige caramello spegne un po’ l’insieme, ma non mi dispiace. Deliziosa la borsa, la Nano Montreal di DeMellier. Anche questa volta chic.

Remembrance Sunday 2020

Lady Violet chiede venia, aveva capito che ogni cerimonia fosse stata sospesa nel Regno Unito in lockdown.

Invece oggi la Regina accompagnata da una parte significativa della Royal Family è comparsa al Cenotaph per celebrare solennemente Remembrance Sunday, nel rispetto del social distancing: presenti le massime autorità del Paese, assenti gli spettatori.

Adeguatamente distanziata dalla sua Lady in waiting, Her Majesty ha seguito la cerimonia dal balcone del Foreign Office su Whitehall. In total black come durante la visita all’Unknown Warrior (Le foto del giorno – Remembrance days) ma con alcune significative differenze. Per Sua Maestà una mise completamente diversa da quella: cappotto a doppio petto invece che a un petto solo, altro cappello, e soprattutto altre spille.

Quella di brillanti è la Dorset Brow Brooch, dono di nozze della nonna Queen Mary che l’aveva a sua volta ricevuta (dalla Contea del Dorset of course) andando sposa nel 1893 al futuro George V. Oltre a evocare grazie alla sua forma ogni legame – con gli antenati, il Paese. la famiglia – è un gioiello indossato spesso in occasioni importanti come il battesimo del figlio Charles e il funerale dello zio Duca di Windsor, e altrettanto spesso per fermare i rossi poppies indossati in questi giorni. Che oggi, per un’occasione ufficiale, sono cinque, mentre l’altro giorno uno solo. Il che avvalora l’ipotesi che ciascuno rappresenti un diverso Corpo militare: esercito, marina, aviazione, difesa territoriale e ausiliarie.

Distanziate sul balcone accanto le future regine Camilla (qualunque sarà il titolo che assumerà) e Catherine.

La Duchessa di Cornovaglia, che a luglio ha sostituito il suocero come Colonel-in-chief dei Rifles, porta il badge del reggimento a fermare il Remembrance poppy, appuntato sull’ampio rever del colletto decorato da una una dentelle. Francamente non mi fa impazzire, una mise un po’ troppo vecchio stile, bottoni gioiello compresi. Il cappello Philip Treacy, che è un riciclo del 2014, non è il modello che le dona di più, ma svecchia un po’ l’insieme. Thanks God ci sono certi collier di perle!

Quanto alla Duchessa di Cambridge: bellissima lei, allure perfetta e quasi regale, ma il cappotto no dai. Catherine fa spesso lo stesso errore (grave, per la mia generazione) che è quello di vestirsi in stile militare in occasioni incentrate sui militari veri. Non si fa! Così come non ci si veste da ammiraglio in crociera. Come non bastasse, in questo caso alla maison Catherine Walker hanno deciso di eccedere, e oltre al rigore della linea, le grandi tasche e il colletto coreano hanno aggiunto anche una coppia di spalline con frange ton-sur-ton. Dimenticando che da generalissimo a portiere d’hotel è un attimo (commento ispiratomi da una fedele lettrice). Il bellissimo cappellino di Philip Treacy fa quel può, ma in questo caso neanche lui può.

Poi certo fa sempre la sua figura, anche mascherata e accompagnata.

Affacciati all’ultimo dei tre balconi altri due consorti: l’Ammiraglio Tim Laurence, marito della Princess Royal, e la Contessa di Wessex. Sophie mi è sembrata in tono un po’ minore, con mantella a bottoni dorati e un cappello che sarebbe piaciuto alla Queen Mary cui sarebbe stato assai meglio. Almeno siamo felici di vederla essere uscita indenne dal periodo di quarantena, reso necessario dal contatto con un positivo.

Ovviamente assenti (per ragioni notoriamente diverse) il Principe Philip e il Duca di York, a deporre le corone di papaveri rossi sono stati gli alti tre figli della sovrana: il Principe di Galles, il Conte di Wessex e la Princess Royal, oltre che il nipote Duca di Cambridge. Il Times riporta che dalla California Harry, con una decennale carriera militare alle spalle, avrebbe chiesto a Buckingham Palace che venisse deposta anche una corona in suo nome, ricevendo un rifiuto che lo avrebbe addolorato molto. Il Duca di Sussex ha però partecipato con un breve messaggio a un podcast militare diffuso oggi in onore della giornata. Misera consolazione.

Come da tradizione, altre corone sono state deposte dai protagonisti della politica, in testa il Prime Minister Boris Johnson e il leader dell’opposizione Sir Keir Starmer. BoJo, accompagnato dalla solitamente fidanzata Carrie Symonds – délabrée quanto lui, quando si dice trovarsi – è sembrato di ottimo umore.

Lady Violet pensa d’altro canto sia uno di quelli che ridono ai funerali.

Sarah, sposa di luglio

Il 14 luglio 1994, mentre in Francia si celebrano 205 anni dalla presa della Bastiglia con la conseguente fine della monarchia, quella britannica – bene in sella nonostante le turbolenze degli ormai separati Principi di Galles – si riunisce per una giornata di festa: le nozze tra Lady Sarah Armstrong-Jones e Daniel Chatto.

È un matrimonio sotto il segno dell’understatement, nonostante la sposa alla nascita fosse settima nella linea di successione; sua madre è Margaret, sorella minore della sovrana, suo padre Tony Armstrong-Jones, primo Conte di Snowdon. Sarah ha trent’anni, Daniel trentasette; si sono conosciuti una decina d’anni prima in India; lui aveva un piccolo ruolo nel film Calore e polvere di James Ivory, lei in viaggio nel suo anno sabbatico sembra abbia dato una mano al reparto costumi. Una coppia unita dall’amore e dall’arte: lei è un’apprezzata pittrice, lui ha smesso di recitare ed è a sua volta un artista. Forse per questo scelgono di sposarsi a St Stephen Walbrook, nella City. Una chiesa che ha poco a che fare con la Royal Family ma parecchio con la storia dell’architettura inglese: è una di quelle progettate da Sir Christopher Wren, colui che a cominciare da St Paul’s Cathedral ripopolò di edifici monumentali la Londra distrutta dal grande incendio del 1666. 

Anche l’abito della sposa rimanda a un artista: è infatti ispirato a un’opera di Hans Holbein, pittore tedesco attivo alla corte di Henry VIII. Quale opera esattamente non è chiaro, ma in uno schizzo della collezione reale la regina Jane Seymour, terza moglie di Henry indossa un modello simile. Quello di Sarah è una creazione di Jasper Conran in georgette di seta bianca con un corpetto in tessuto goffrato che delinea la scollatura quadrata e finisce con una punta; da qui parte la gonna ampia e morbida, cui la leggerezza del tessuto dona un aspetto etereo. Ho avuto occasione di vedere l’abito dal vivo in una mostra al Victoria&Albert Museum e l’ho trovato splendido nella sua semplicità, senza dubbio uno dei miei preferiti.

Altro elemento notevole, le damigelle. Quelle di Sarah sono tre: Frances, nata del secondo matrimonio del padre, Zara Phillips, figlia di sua cugina la Princess Royal, e un’amica. Conran le veste praticamente come la sposa; naturalmente non hanno il velo, ma tra i capelli gli stessi fiori freschi dei loro bouquet nelle tonalità dal rosa al fucsia in contrasto col total white della sposa.

Senza esagerare le definirei botticelliane.

Sarah invece ha il capo coperto da un leggero velo di seta, fermato da un gioiello particolare.

Per lei nessuna delle tiare di famiglia, ma un diadema creato apposta per l’occasione unendo tre antiche spille, tre fiori di diamanti, dono del padre alla madre. Il tono floreale dell’acconciatura è sottolineato dalla presenza di un piccolo tralcio verde intrecciato con i capelli. Alle orecchie della sposa due grandi perle rette da una V rovesciata di diamanti. Si tratta di un prestito materno, e si pensa siano arrivati a Margaret dalla straordinaria eredità che Mrs Greville lasciò alla Queen Mother (all’epoca Queen Consort). Sarah è entrata in possesso degli orecchini alla morte della madre e li ha tenuti, mente molti altri pezzi importanti sono stati venduti per pagare le tasse di successione. Lei continua ad indossarli ad ogni evento importante della royal family, per cui li vedremo ancora spesso. Non ha invece mai più indossato l’intera tiara, ma ha portato la spilla più grande in alcune occasioni speciali, tra cui il funerale della madre.

Ora diciamo la verità, nonostante l’understatement gli sposi hanno rischiato seriamente di essere eclissati dalla presenza di alcuni ospiti. E non parliamo della zia Regina, gagliardissima in rosa corallo, né della nonna Queen Mom, in un total color cream di inusitata eleganza, né tanto meno della cugina Anne, anche lei in crema e con uno dei cappellini migliori di sempre.

Né naturalmente parliamo della madre della sposa in azzurro ghiaccio, con un cappello un po’ penalizzante, né della cognata Serena in un bicolore un po’ da cameriera, con un gran cappello Philip Treacy, forse un davvero troppo grande.

No, stiamo parlando dei cugini Principi di Galles, e in particolare di lei, Diana. Perché i due sono separati, ma quindici giorni prima è successo qualcosa. Il 29 giugno Charles, intervistato sulla BBC da Jonathan Dimbleby, ammette la sua infedeltà e la sua lunga relazione con Camilla Parker Bowles. E quella stessa sera Diana partecipa al party alla Serpentine Gallery con un abito che esce dal suo armadio per entrare nella storia (Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)). Bene, due settimane dopo Charles scorta la nonna al matrimonio della cugina; Diana, che non vuol mancare alle nozze di quella che fu la sua damigella d’onore, arriva per i fatti suoi, e naturalmente cattura sguardi ed entusiasmi.

Ricicla un robe-manteau blu con colletto e polsi bianchi di Catherine Walker indossato il mese prima a una cerimonia per il cinquantenario del DDay, inalbera un cappello che la nasconde un po’, ma l’allure gloriosa degli ultimi anni c’è tutta.

Una piccola curiosità: la fanciulla in beige sul gradino sopra Diana è Sophie Rhys-Jones, fidanzata del principe Edward, in uno dei suoi primi eventi con la Royal Family. Tra il cappello a cilindro, la giacca con la coda, la gonna troppo corta sulle gambotte fasciate nelle calze chiare simil metallizate – chiunque avesse l’età della ragione negli anni 90 sa di cosa parlo – non saprei cosa salvare. Penso niente.

Dopo ventisei anni il matrimonio dei Chatto dura ancora e sembra soldo. Hanno due figli, Samuel e Arthur, assai popolari e apprezzati dalle ragazze. Vi consiglio di dare un’occhiata ai loro profili Instagram.

Una panoramica delle nozze, e di molti invitati (c’è pure il compianto Alan Bates con un orrendo completo kaki) nel video https://www.youtube.com/watch?v=IKVJG4TiFGw


Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte terza)

Dopo le signore multicolor, dopo le blue ladies è il momento dei colori neutri. Grigio o beige, cosa preferite?

Le pantere grigie

Ricco di sfumature – molte, molte di più delle 50 citate nel titolo del famoso libro – il grigio è sempre diverso e sempre chic. Quasi sempre. Alle nozze di William e Catherine lo scelgono varie signore, tra cui le cugine Phillips, cioè figlia e nuora (ora in fase di divorzio) della Princess Royal

Zara diventerà Mrs Tindall tre mesi dopo. Arriva accompagnata dal fidanzato rugbista Mike inalberando un drammatico cappello Philip Treacy in paglia nera con tocchi d’argento, sicuramente favoloso ma decisamente eccessivo per un matrimonio di mattina. Al copricapo va però riconosciuto il merito di oscurare il soprabitino metallic silver che non sfigurerebbe in Star Trek, magari dopo aver eliminato il gran fiocco sulla schiena. In compenso apprezzo molto la scelta delle scarpe, delle eleganti Mary Jane felicemente prive dell’imperante plateau. Boh.

La cognata Autumn Phillips sceglie una redingote in rigido broccato viola e grigio, con un abbondante fascinator piazzato più che sulle ventitre sulle ventuno e trenta. Autumn ha quel viso così bello e interessante che la rende sempre gradevole, ma questa mise è davvero troppo rigida, e ci si mette pure la clutch nera di Lulu Guinness. Una scelta piuttosto infelice, che trasforma Autumn nella bambolona che non è, shock.

Una bellissima tonalità di grigio, molto contemporanea, anche per Lady Sarah Chatto, figlia della defunta principessa Margaret. Di lei abbiamo detto spesso che si veste sempre nello stesso modo, cappello a pagoda compreso, che il geniale Stephen Jones crea per lei in ogni colore e materiale. A me Sarah piace molto, così come mi piace questa scelta di stile. Va poi sottolineato che il fitting dei suoi abiti è sempre eccellente, come in questo caso. Il modello anni ’50 con gonna plissé è di Jasper Conran, stilista inglese che l’ha vestita spesso ed è l’autore del bellissimo abito da sposa con cui il 14 luglio 1994 si unì a Daniel Chatto. Visto che il loro anniversario è vicino, che ne direste di un post? Volete sapere di più degli orecchini che indossa in ogni evento con la Royal Family? Intanto, anche se un po’ imbronciata, indubbiamente chic.

Il 29 aprile 2011 Charlene è ancora solo Miss Wittstock; diventerà Son Altesse Sérénissime la Princesse Charlène de Monaco guadagnando un marito, un principato e un accento grave sulla prima e di lì a un paio di mesi.

L’abito da sposa glielo sta creando Armani ma lei, invece di buttarsi a capofitto nello chic di Re Giorgio – o scegliere Chanel, come farà per le sue nozze civili – si rivolge alla maison svizzera Akris, che sembra aver definitivamente conquistato il suo cuore. Il risultato è una mise grigio chiaro piena di ma: un cappello anche gradevole nella sua banalità, MA sbagliato nei volumi, o anche semplicemente indossato male, che riesce a sbassare anche una signora che sfiora il metro e ottanta. Il pardessous (sotto c’è un abito dello stesso tessuto) non sarebbe neanche male – e ha un collo davvero bello – MA guardate la lunghezza delle maniche, quella sinistra è veramente indecente, inaccettabile per una creazione couture. Le scarpe nude sono una scelta comprensibile, MA queste hanno una tonalità troppo giallastra. Ma boh.

Indecisa tra il grigio e il blu chiaro Marie-Chantal Miller partecipa coi suoceri ex sovrani di Grecia, il marito diadoco Pavlos e il primo dei quattro figli maschi, Constantine Alexios (lo sposo William è uno dei suoi padrini di battesimo). Marie-Chantal va sul sicuro: abito Chanel, cappello – di una forma assai originale, pure troppo – Philip Treacy. Nemmeno lei sfugge al diktat del plateau; signore, pure se una cosa va di modissima non siete obbligate a indossarla eh, potete anche scegliere con la vostra testa. Boh.

Il giovin signore che arriva a passo di carica da destra è George Osborne, e all’epoca è il Chancellor of the Exchequer, cioè il membro del Governo con le deleghe di economia e finanze. La signora in grigio con in testa un fagiano ammosciato è Frances, allora sua moglie (stanno divorziando), scrittrice di discreto successo. A me resta una sola parola, shock.

Les beiges

Di che colore era vestita mia madre al matrimonio di mio fratello? Che domande, di beige! Colore che adorava in ogni sfumatura e che io, com’è logico e naturale, non amo (ma c’è anche una ragione oggettiva: mi sta malissimo). Sta di fatto che per le cerimonie il beige è sempre assai gettonato, e questo royal wedding non fa eccezione. Sceglie una tonalità piuttosto fredda la zia dello sposo, Sophie di Wessex. Per lei un tailleur (Bruce Oldfield) con cinturina e maniche pietrificate, en pendant con la clutch. In testa un cappellino da cocktail di Jane Taylor, con tre rose e tre penne dritte stile capo indiano; anche per lei décolletés con alto plateau. Non so dire cosa non mi convinca di questa mise, penso sia un problema di misure e volumi: i tacchi troppo alti che finiscono per non slanciare più le gambe, la gonna leggermente troppo corta, che in movimento tende a salire, e anche il cappellino mi sembra un po’ fuori scala. Per me è boh.

Non ho dubbi invece su Lalla Salma, che nel 2011 è ancora consorte di Re Mohammed IV del Marocco. Per lei l’abito tradizionale del suo Paese: un caftano che va indossato così, oversize, trattenendolo con le mani. Immagino la scomodità, ma immagino anche l’effetto del ricco ricamo dorato in movimento. E vi prego di notare il tocco fetish del sandalo alto coi listini che si arrampicano sulla caviglia. Chic.

Máxima Zorreguieta è diventata Principessa d’Orange sposando Willem-Alexander con indosso un meraviglioso Valentino, e chiede ancora a lui la mise per questo royal wedding. Il risultato è un raffinato insieme di pizzo, in una tonalità tra il beige che il rosa che ne esalta l’incarnato e i capelli. Il piccolo cappello, una calotte-turbante di Fabienne Delvigne, non carica inutilmente una mise già piuttosto impegnativa, aggiungendo movimento e un tocco grafico.

Attenzione ai dettagli: oltre al girocollo di diamanti grandi come nocciole, sul turbante sono appuntate le stelle di diamanti indossate sulla tiara il giorno delle nozze. E, ahimé, benché le scarpe non avessero l’onnipresente plateau – Valentino l’avrà tassativamente proibito – c’era però la banda in pvc che diventerà un suo marchio di fabbrica. Insomma, non era ancora regina, ma Máxima era già Máxima. Ed era pure chic.

Last but not least, c’è Beatrice di York con una mise veramente memorabile. Tutta colpa del bizzarro copricapo di Philip Treacy, che scatena il web in ogni sorta di commenti e ironie. Dunque partiamo da qui, ricordando che l’intraprendente Bea mise il cappello all’asta su ebay, dove raggiunse l’incredibile somma di 81,100.01 sterline – oltre novantamila euro – andate in beneficenza. Ve lo dico subito, io lo trovo divertente, il cappello, ma ci vedo due grandi limiti. Il primo è che non è adatto alla situazione: un matrimonio è già un’occasione formale, questo ovviamente lo è assai di più, e per qualunque matrimonio vale la regola non scritta che le invitate non sono la star, non devono attirare un’attenzione spropositata su di sé oscurando la sposa. E in questo caso Bea ha finito per oscurare pure la nonna; se si fosse presentata così ad Ascot sarebbe stata perfetta. La seconda considerazione riguarda lei: le cose molto eccentriche donano o a chi lo è già di suo, o a chi ha una gran consapevolezza di sé, e l’allora ventiduenne Beatrice non rientra in nessuna delle due categorie. Il cappello poi, oltre alla sposa e alla nonna, finisce per oscurare anche il resto della fanciulla ed è un peccato: il cappottino Valentino Couture è un amore, e il tocco del genio di Voghera si coglie anche nelle scarpe, secondo me le più belle della giornata. D’altro canto abbiamo detto spesso che Beatrice ama sperimentare, e inevitabilmente compie più errori. Non qualificabile.

Se vi siete persi i primi due post sulle invitate al royal wedding di William e Catherine, o volete rileggerli, li trovate qui:

Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte prima)

Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte seconda)

Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte seconda)

Oggi festeggiamo così il compleanno del Duca di Cambridge. Happy birthday!

Il 29 aprile 2011 è il gran giorno e una marea di ospiti, coronati e no, riempie le gotiche navate di Westmister Abbey.

Le colorate2011 royal wedding the queenNon potevamo che cominciare col gruppo che annovera una delle protagoniste della giornata oltre alla sposa (e alla sorella della sposa che conquista sul campo, retrospettivamente, l’attenzione del mondo). Her Majesty sceglie il giallo primula, a quanto pare il suo fiore preferito: un soprabito semplice ma di gran linea grazie alle nervature che partono dal collo privo di colletto. Scarpe e borsa in un beige chiarissimo al posto dei tradizionali nero o bianco; se proprio devo trovare un difetto, la corona del cappello è leggermente troppo alta, ma sono certa che di corone lei se ne intenda più di me. E poi ci pensa la favolosa True Lover’s Knot Brooch (perfetto pure il nome!) a riequilibrare i volumi. Royal chic.2011 royal wedding camillaLa Duchessa di Cornovaglia ha spalle larghe e sangue freddo, e affronta con l’ironico garbo che le è proprio anche il ruolo di matrigna, in un giorno in cui la donna che l’ha preceduta è naturalmente – e giustamente – nei pensieri di tutti. Per tenere un low profile opta per un cappello di Philip Treacy già indossato in altre occasioni ma poi incerta sul colore da scegliere per non sembrare troppo la madre dello sposo – ma neanche una che passa per caso – finisce col non scegliere. La sua sarta di fiducia Anna Valentine le confeziona un capetto diviso in due da un ricamo dorato: grigio-azzurro nella parte superiore rosa-beige in quella inferiore caratterizzata da una girandola di pieghe piatte. Ricordo che all’epoca qualcuno disse che ricordava un pandoro; peccato, le scarpe metallizzate di Jimmy Choo sono così belle! Boh.2011 royal wedding anneThe Princess Royal, zia dello sposo, opta per una redingote tapisserie (in francese sembra meno brutto) in fredde tonalità erbario – viola, grigio lavanda, verde lime – con gonna e polsini viola. Fino a un certo punto indovina gli accessori, scarpe e borsa, poi si piazza in testa quel cappellino che, come insegnerà a breve colei che sta per diventare sua nipote, va inclinato sulle ventitré, non piazzato in capo come un coperchio. Mi duole informarvi che tutte le volte che ha riciclato la mise, il cappello l’ha messo così, è proprio convinta. Convintamente shock. 2011 royal wedding spainNon ho visto una fotografia dei reali spagnoli presenti al matrimonio in cui non appaiano tutti e tre insieme come una moderna Triade Capitolina. Da un lato Sofía-Giunone in uno dei suoi classici tailleur di Margherita Nuez in lucida seta pesante color lavanda con grandi bottoni-pompon. Avrei evitato le scarpe spuntate e sostituito il piccolo fascinator con un cappello, ma lei è una vera regina, ed è quello che conta. Dall’altro lato Letizia-Minerva in un bellissimo abito cipriato dell’inevitabile Felipe Varela, lo stile anni ruggenti  è sottolineato dalla cloche con veletta che però più che a Zelda (Fitgerald) la fa assomigliare a Holly (Hobbie); saranno i boccoli? Diciamo la verità, alla corte spagnola i cappelli si portano poco e si amano ancor meno, per cui troppo bene è andata. Anche in questo caso non amo la scarpa spuntata, comunque assai più sobria di molte altre. In mezzo a loro Felipe-Giove fa sempre la sua figura. Chic cumulativo. 2011 royal wedding victoriaVictoria di Svezia è sposata da dieci mesi e ha quella gloriosa, luminosa bellezza di molte fanciulle da poco maritate. Sceglie il total color buttandosi sul melone, e si inguaina in un abito di una taglia in meno. Inadatti e francamente brutti i sandali, fantastica la pamela in paglia ton sur ton (della svedese Britta von Koenigsegg), ma come le è saltato in mente di vestirsi per un party in terrazza? Boh.

Nel 2011 il Regno Unito è retto da un governo di coalizione, e il Prime Minister David Cameron ha un vice: Nick Clegg, leader dei Lib Dem. I due arrivano al royal wedding accompagnati dalle rispettive signore: Sam Cam (come viene chiamata Samantha Cameron) indossa un Burberry color ottanio cui abbina coraggiosamente una stola arancio carico (e pure lei sandali con tacco e plateau altissimi, evidentemente molto di moda ma ugualmente orrendi). Passa alla storia per aver trascurato il dress code sostituendo il cappello con dei fermaglietti da adolescente, gesto davvero poco elegante. Miriam González Durántez passa alla storia e basta. È una bella signora, un’avvocata importante e la moglie del vicepremier. È anche spagnola, e decide di sottolineare la sua origine con la sua impressionante mise in seta grigia doppiata in nero tulle point d’esprit, coronandosi con un orgiastico fiore rosso. Ora per carità va bene tutto, tranne un abito che segna così rivelando l’underwear. Shock+shock, in coalizione.

Ladies in blue 2011 royal wedding carolePremessa: è un colore che mi piace solo nelle tonalità scure, non amo molte delle sfumature più chiare (soprattutto i turchesi), in più lo trovo un po’ scontato in questo contesto, troppo rassicurante. Ma se Carole Middleton – madre della sposa, in procinto di entrare nella royal family – ha bisogno di essere rassicurata (anche se non sembra una che si spaventa facilmente) noi l’approviamo senz’altro. I rumors raccontano che avrebbe dovuto indossare una mise di Lindka Cierach, ma a poche settimane dal matrimonio Carole cambia idea preferendo puntare su Catherine Walker, tra l’altro una delle Maison preferite dalla defunta Diana. Il risultato è un completo in azzurro ghiaccio: abito più pardessous con alamari; Jane Corbett crea a corredo un cappello saucer (parola che indica sia il piattino sotto tazza sia il disco volante) nella stessa tonalità e con gli stessi dettagli; perfetti gli accessori chiari. Mrs Middleton è senz’altro una bella donna in splendida forma, ma non ha movenze particolarmente eleganti (tende a tenere le gambe troppo discoste, caratteristica sottolineata dagli abiti spesso troppo corti); in questo caso poi non mi piace il cappello piazzato così sulla testa, coi capelli in uno stile troppo casual. Carole stavolta ti trovo relativamente chic, ma pensa a uno chignon. 2011 royal wedding eugenieDi Eugenie di York in blu si possono dire molte cose, ma certo non che sia scontata. La principessa, all’epoca appena ventunenne, per le nozze del cugino si rivolge a Vivienne Weswood che per i due party serali le fornisce due splendidi abiti che ne sottolineano meravigliosamente la silhouette a clessidra. Poi impazzisce, e per l’occasione più importante barda la povera Eugenie con una gonna turchese dalla forma incerta più un bustier infiocchettato in fantasia assortita. Pure Philip Treacy ci mette del suo, e piazza sul capino dell’incolpevole fanciulla un cappellino à la Robin Hood, con fiori viola (grazie, ma non era il caso), piume grigie e una punta tra gli occhi che se non è diventata strabica quel giorno è al sicuro per sempre. Un look che evoca le sorellastre di Cenerentola del film Disney e la perseguiterà per anni. Shock.

Mathilde, non ancora regina dei Belgi e Sophie Winkleman già Lady Frederick Windsor (nuora di Michael di Kent) si rivolgono entrambe ad Armani, si vede e devo dire purtroppo: almeno fino alla vita sono vestite praticamente uguali, con l’aggravante del cappello Philip Treacy che se non è identico poco ci manca. La mise della bionda Mathilde è un tailleur con gonna a corolla in una seta turchese che più che lucida è proprio catarifrangente e lei, non contenta dello scivolone di King Giorgio, aggiunge quelle che sembrano le tristi scarpe ortopediche cui erano condannate le vittime della polio. E dire che indossa anche la Laurel Wreath Tiara come collier. Shock. Più sobria la bruna Sophie: il suo è un completo abito e soprabito in tessuto opaco blu scuro, ma ormai il guaio è fatto. Boh. 2011 royal wedding margretheHo già detto che non mi piace il turchese? L’ho detto. Ma come si fa a non amare Margrethe II di Danimarca? E in quante potremmo indossare quel cappellino senza sembrare un teletubby? Adoro le mani in tasca, avrei evitato le scarpe di quel colore, peggiorate da una borsetta nera (giuro!). Però c’è il tocco di classe la sua spilla preferita, quella a forma di margherita – che la rappresenta e che indossava anche al suo matrimonio – appuntata sul bavero. Né chic né shock né boh, unica. 2011 royal wedding maria teresaPremio peggior fitting di tutto il royal wedding a Maria Teresa del Lussemburgo, con un tailleur azzurro polvere che non sarebbe neanche bruttissimo, ma ha le maniche un po’ strette e soprattutto è stropicciato in modo intollerabile. Il gran cappello di paglia è piuttosto banale e la schiaccia ancora di più, sugli accessori stenderei un velo pietoso; francamente l’unica cosa che salvo è il marito. Shock. 2011 royal wedding beckhamLei non è una royal lady ma merita una menzione speciale. Victoria Beckham abbondantemente incinta arriva caracollando sui 16 centimetri di tacco delle Daffodile di Christian Louboutin, mettendo in serio pericolo la creatura. L’abito è una sua creazione per la stagione seguente, ma allungato e allargato per adattarsi all’occasione assume ahimé le dimensioni di una tenda canadese. In precario equilibrio sulla fronte un altro Philip Treacy, e abbiamo capito che questa non è la più riuscita delle sue collezioni. L’espressione di gioiosa letizia è tipica della signora, mica come il marito che banalmente sorride. Se non vi fate distrarre dallo sguardo malandrino di David, noterete che s’è appuntato la decorazione dalla parte sbagliata. Noi lo perdoniamo ma la moglie, così high-profile, non se n’è accorta? Shock.

Non è ancora finita, a breve un altro post dedicato ai numerosissimi ospiti dei Duchi di Cambridge al loro matrimonio. Intanto, se volete, il post sul party prenuziale lo trovate qui Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte prima)