Quell’estate dell’ottantadue

L’estate dell’ottantadue fu caldissima, a Catania si registrarono addirittura 46 gradi, ma Lady Violet era oscenamente giovane e in grado di sopportare qualunque temperatura. Al Quirinale c’era Pertini, Presidente amatissimo, socialista e amico di Juan Carlos, mentre il Capo del Governo era Spadolini (il Governo cadde durante quella estate – il 23 agosto – ma fu rimesso in piedi praticamente uguale).

Quella fu l’estate della vittoria ai Mondiali di Spagna, quarantadue anni dopo la precedente (in Francia nel 1938), e ventiquattro prima dell’ultima (Germania 2006), e chiunque si ricorda la corsa scatenata di Tardelli, anche chi allora non era nato. In Italia la moda andava anche meglio del calcio, anche se magari sono in meno a ricordarselo. La nostra formazione schierava Capucci Valentino Ferragamo Krizia Versace Missoni Mila Schön Coveri Genny Byblos; Giorgio Armani viene celebrato sulla copertina di Time e Gianfranco Ferré firma la più bella collezione di camicie bianche della fine del secolo.

Il primo giorno di quell’estate arriva da Londra la più bella delle notizie: la giovanissima Principessa del Galles dà alla luce il primo figlio; è un maschio e viene chiamato William Arthur Philip Louis. La successione sul trono di San Giacomo è assicurata per molti decenni a venire.

L’estate si avvia pigramente alla sua fine quando Palermo esplode. Accade quello che tutti temono da cento giorni, ma sperano di non vedere mai. Accade invece, e si porta via due vite, poi una terza. Le speranze di una città e i un Paese. E un amore. La foto del giorno – 3 settembre

La foto del giorno – E fu il divorzio

Agosto corre verso la sua fine, e probabilmente a molti torna alla mente la scomparsa di Diana, The Princess of Wales. Lady Violet quest’anno non la ricorderà, dando la precedenza a un’importante compleanno; lo fa oggi, che è comunque una data centrale in quella sua storia.

(Ph. Getty Images)

Il 28 agosto 1996 il divorzio tra i Principi di Galles diventa effettivo; lei perde il diritto ad essere considerata un’altezza reale, e a far precedere il suo nome dalla sigla HRH, ma guadagna una grossa somma di denaro (non si sa per certo naturalmente, ma si parla di 17,5 milioni di sterline più 400.000 di mantenimento all’anno) e il diritto di continuare a vivere nell’appartamento 7 nel “condominio reale” di Kensington Palace. Lui ci rimette praticamente tutto il patrimonio cash, ma recupera un po’ il controllo sulla sua vita. La coppia è separata dal 1992, eppure il divorzio non è affatto scontato; a far precipitare la situazione è proprio quello dei due che non lo vuole. Il 20 novembre 1995 quasi 23 milioni di Britannici seduti sui loro sofà dopo cena seguono la principessa raccontare con abbondanza di non richiesti dettagli la sua verità a Martin Bashir, che la intervista per il programma Panorama della BBC. Una mossa improvvida, che ha due conseguenze gravi. Il figlio tredicenne William che studia a Eton per la vergogna è costretto a rifugiarsi a casa del preside; mentre la Regina prende carta e penna e scrive alla nuora un messaggio di questo tono: “Mi sono consultata con l’Arcivescovo di Canterbury e il Primo Ministro, e naturalmente con Charles, e abbiamo deciso che la migliore strada per te sia il divorzio”. All’ordine perentorio Diana reagisce male – la forma avrebbe indispettito chiunque, temo – ma va detto che quel matrimonio ha un peso per il Paese che un sovrano non può ignorare, e va ricordato che nel corso dell’intervista la principessa fa anche dichiarazioni sulla monarchia che avrebbe un disperato bisogno di rinnovamento, che difficilmente possono essere accettate, e infatti non lo sono. Il resto è storia nota.

Il 1 luglio del prossimo anno Diana avrebbe compiuto sessant’anni, e per celebrare l’occasione è di oggi la notizia che una statua che la raffigura sarà eretta nel Sunken Garden di Kensington Palace, dove Harry e Meghan hanno annunciato il fidanzamento. L’opera è stata commissionata tre anni fa da William e Harry a Ian Rank-Broadley, autore del ritratto della Regina che compare sulle monete, e speriamo sia meglio delle altre statue della principessa in circolazione, solitamente di rara bruttezza, che non le rendono giustizia per niente. Per ora non si sa di più, ma mi piace pensare a una festa in giardino con tutti i nipotini che lei non ha ma conosciuto. George, Charlotte, Louis. E Archie.

Uno degli aspetti più affascinanti di Diana è secondo Lady Violet l’evoluzione del suo stile, analizzati in questi post:

Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte)

Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte)

Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)

Diana the bride

L’anno prossimo saranno 40 anni tondi tondi da quel mercoledì di luglio in cui andò in scena quello che veniva presentato come il royal wedding del secolo. E finì per esserlo, anche se forse non nel senso sperato.

C’è ancora qualcosa che non sappiamo degli sposi? O meglio, della sposa, poiché è noto che nei matrimoni lo sposo è poco più di un accessorio? Lady Violet prova a raccontarvi qualcosa che forse non conoscevate, altrimenti potreste comunque trovare piacevole il ripasso. Quando la giovanissima Diana uscì da Clarence House – nei mesi precedenti le nozze era stata ospite della Queen Mother che immagino avrebbe dovuto addestrarla al ruolo che l’aspettava – si svelò il segreto meglio custodito dell’epoca: il suo abito. Una enorme meringa di taffetà che spinta a forza nella Glass Coach dove entrava a fatica finì molto poco elegantemente per stazzonarsi. Gli autori di cotanta creazione, i coniugi David e Elizabeth Emanuel (anche loro divorziarono, e prima dei Principi di Galles), avevano preparato una seconda versione dell’abito, nel caso la prima fosse stata scoperta. Come sappiamo il cambio non fu necessario, in compenso l’altro abito a un certo punto scomparve dall’atelier e se ne è persa ogni traccia.

In ossequio alla tradizione something old something newsomething borrowedsomething blue, l’abito rappresentava il nuovo e i preziosi pizzi antichi che lo decoravano il vecchio. Per il blu, un fiocchetto navy era stato cucito all’interno del vestito; in segno di buon augurio David Emanuel aveva appuntato anche un piccolo ferro di cavallo in oro e brillantini, che evidentemente non ha funzionato granché. Ma prima di scagliarci contro il potere di talismani e amuleti – conoscete la differenza? i primi attirano la fortuna, i secondi proteggono dal male – e contro gli sprovveduti che ci credono, sarebbe necessario sapere il verso in cui era stato cucito il ferro di cavallo, dato che per un agire positivamente le punte devono stare all’insù. Vuoi vedere che hanno sbagliato? O la sventura fu causata dalla spilla da balia inavvertitamente lasciata appuntata? Poiché Diana dimagriva a vista d’occhio l’abito le fu praticamente rimodellato addosso il giorno stesso delle nozze.

Quanto al qualcosa di prestato, sicuramente si trattava dei gioielli di famiglia (la sua), e se della Spencer Tiara ormai si sa praticamente tutto, gli orecchini sono meno noti, anche perché su Diana non li abbiamo più visti. Di proprietà della madre Frances, sono dei pendenti composti da un diamante a goccia circondato da pietre più piccole. Devo dire che non mi fanno impazzire ma mi piace molto che la sposa abbia voluto indossare qualcosa di ciascuno dei due genitori, divisi da un feroce divorzio. Diana aveva portato gli orecchini in un’altra importante occasione: la prima uscita ufficiale da fidanzata – alla Goldsmith’s Hall il 9 marzo, per una raccolta fondi in favore della Royal Opera House – evento che più per i gioielli resterà nella memoria per l’abito esageratamente scollato e per l’incontro con la comprensiva Grace (in calce al post un video della soirée). Gli orecchini hanno continuato ad ornare le orecchie di Frances in momenti particolarmente importanti: il battesimo del nipote Harry, e poi il funerale della figlia Diana; alla sua morte nel 2004 sono stati ereditati dalla figlia maggiore Sarah.

E i sixpence in her shoe? Chissà se Diana aveva infilato una monetina in una delle sue scarpine di satin e pizzo ricamate di perline; con solo un accenno di tacco, per evitare che l’altissima sposa sovrastasse lo sposo. In compenso la suola era decorata, con le loro iniziali separate da un cuore (e qui temo che qualcuno potrebbe far notare che in fondo simbolicamente trattavasi di unione che veniva calpestata).

Una cosa che all’epoca mi colpì molto fu la presenza di fiori colorati non solo per le damigelle, che avevano anche una fascia giallo oro in vita, ma nel bouquet della sposa. Nel suo caso però erano dei boccioli della rosa gialla dedicata a Lord Mountbatten, scomparso due anni prima, e tutto si spiega.

Nella ricca composizione oltre alle rose c’erano gardenie, orchidee, fresie, mughetti, stephanotis, e poi edera e l’immancabile mirto. Pesava ben due chili, e superava il metro di lunghezza. La forma a cascata fu una scelta obbligata non solo per l’importanza del’evento e dell’abito, ma per una regola allora in voga: abito con lo strascico=bouquet a cascata, abito senza strascico=mazzolino rotondo. Ciò che ho scoperto qualche anno fa da un’intervista a David Longman, responsabile con la sua compagnia degli allestimenti floreali, è che furono realizzati due bouquet. Il primo, scortato da poliziotti in motocicletta, fu recapitato a Palazzo alle otto di mattina, mentre un altro uguale fu preparato durante la cerimonia. La ragione di questa doppia realizzazione va ricercata nel royal wedding del 1947 che unì l’allora Princess Elizabeth a Philip. Nel ritratto di famiglia la sposa ha le mani vuote: sembra che nel caos della giornata il suo bouquet sia andato perduto. Secondo Longman gli sposi furono richiamati dal viaggio di nozze, vestiti di nuovo con gli abiti della cerimonia e fotografati con un nuovo bouquet, naturalmente da soli. Il sito internet della Royal Family non fa alcuna menzione di questa storia, citando solo il fatto che come il giorno dopo la cerimonia il bouquet fu deposto sulla tomba del Milite Ignoto a Westmister Abbey, ma è indubbio che nelle fotografie di gruppo Elizabeth al contrario delle sue damigelle non tiene in mano il bouquet, che riappare nelle immagini in cui è sola con Philip.

In fondo l’Inghilterra è non è la patria del mistery?

Qui il video della prima uscita ufficiale dei royal fidanzati https://www.youtube.com/watch?v=XAvzNouZYvY

Qui invece il post sulle invitate Invitate al matrimonio del secolo

Sarah, sposa di luglio

Il 14 luglio 1994, mentre in Francia si celebrano 205 anni dalla presa della Bastiglia con la conseguente fine della monarchia, quella britannica – bene in sella nonostante le turbolenze degli ormai separati Principi di Galles – si riunisce per una giornata di festa: le nozze tra Lady Sarah Armstrong-Jones e Daniel Chatto.

È un matrimonio sotto il segno dell’understatement, nonostante la sposa alla nascita fosse settima nella linea di successione; sua madre è Margaret, sorella minore della sovrana, suo padre Tony Armstrong-Jones, primo Conte di Snowdon. Sarah ha trent’anni, Daniel trentasette; si sono conosciuti una decina d’anni prima in India; lui aveva un piccolo ruolo nel film Calore e polvere di James Ivory, lei in viaggio nel suo anno sabbatico sembra abbia dato una mano al reparto costumi. Una coppia unita dall’amore e dall’arte: lei è un’apprezzata pittrice, lui ha smesso di recitare ed è a sua volta un artista. Forse per questo scelgono di sposarsi a St Stephen Walbrook, nella City. Una chiesa che ha poco a che fare con la Royal Family ma parecchio con la storia dell’architettura inglese: è una di quelle progettate da Sir Christopher Wren, colui che a cominciare da St Paul’s Cathedral ripopolò di edifici monumentali la Londra distrutta dal grande incendio del 1666. 

Anche l’abito della sposa rimanda a un artista: è infatti ispirato a un’opera di Hans Holbein, pittore tedesco attivo alla corte di Henry VIII. Quale opera esattamente non è chiaro, ma in uno schizzo della collezione reale la regina Jane Seymour, terza moglie di Henry indossa un modello simile. Quello di Sarah è una creazione di Jasper Conran in georgette di seta bianca con un corpetto in tessuto goffrato che delinea la scollatura quadrata e finisce con una punta; da qui parte la gonna ampia e morbida, cui la leggerezza del tessuto dona un aspetto etereo. Ho avuto occasione di vedere l’abito dal vivo in una mostra al Victoria&Albert Museum e l’ho trovato splendido nella sua semplicità, senza dubbio uno dei miei preferiti.

Altro elemento notevole, le damigelle. Quelle di Sarah sono tre: Frances, nata del secondo matrimonio del padre, Zara Phillips, figlia di sua cugina la Princess Royal, e un’amica. Conran le veste praticamente come la sposa; naturalmente non hanno il velo, ma tra i capelli gli stessi fiori freschi dei loro bouquet nelle tonalità dal rosa al fucsia in contrasto col total white della sposa.

Senza esagerare le definirei botticelliane.

Sarah invece ha il capo coperto da un leggero velo di seta, fermato da un gioiello particolare.

Per lei nessuna delle tiare di famiglia, ma un diadema creato apposta per l’occasione unendo tre antiche spille, tre fiori di diamanti, dono del padre alla madre. Il tono floreale dell’acconciatura è sottolineato dalla presenza di un piccolo tralcio verde intrecciato con i capelli. Alle orecchie della sposa due grandi perle rette da una V rovesciata di diamanti. Si tratta di un prestito materno, e si pensa siano arrivati a Margaret dalla straordinaria eredità che Mrs Greville lasciò alla Queen Mother (all’epoca Queen Consort). Sarah è entrata in possesso degli orecchini alla morte della madre e li ha tenuti, mente molti altri pezzi importanti sono stati venduti per pagare le tasse di successione. Lei continua ad indossarli ad ogni evento importante della royal family, per cui li vedremo ancora spesso. Non ha invece mai più indossato l’intera tiara, ma ha portato la spilla più grande in alcune occasioni speciali, tra cui il funerale della madre.

Ora diciamo la verità, nonostante l’understatement gli sposi hanno rischiato seriamente di essere eclissati dalla presenza di alcuni ospiti. E non parliamo della zia Regina, gagliardissima in rosa corallo, né della nonna Queen Mom, in un total color cream di inusitata eleganza, né tanto meno della cugina Anne, anche lei in crema e con uno dei cappellini migliori di sempre.

Né naturalmente parliamo della madre della sposa in azzurro ghiaccio, con un cappello un po’ penalizzante, né della cognata Serena in un bicolore un po’ da cameriera, con un gran cappello Philip Treacy, forse un davvero troppo grande.

No, stiamo parlando dei cugini Principi di Galles, e in particolare di lei, Diana. Perché i due sono separati, ma quindici giorni prima è successo qualcosa. Il 29 giugno Charles, intervistato sulla BBC da Jonathan Dimbleby, ammette la sua infedeltà e la sua lunga relazione con Camilla Parker Bowles. E quella stessa sera Diana partecipa al party alla Serpentine Gallery con un abito che esce dal suo armadio per entrare nella storia (Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)). Bene, due settimane dopo Charles scorta la nonna al matrimonio della cugina; Diana, che non vuol mancare alle nozze di quella che fu la sua damigella d’onore, arriva per i fatti suoi, e naturalmente cattura sguardi ed entusiasmi.

Ricicla un robe-manteau blu con colletto e polsi bianchi di Catherine Walker indossato il mese prima a una cerimonia per il cinquantenario del DDay, inalbera un cappello che la nasconde un po’, ma l’allure gloriosa degli ultimi anni c’è tutta.

Una piccola curiosità: la fanciulla in beige sul gradino sopra Diana è Sophie Rhys-Jones, fidanzata del principe Edward, in uno dei suoi primi eventi con la Royal Family. Tra il cappello a cilindro, la giacca con la coda, la gonna troppo corta sulle gambotte fasciate nelle calze chiare simil metallizate – chiunque avesse l’età della ragione negli anni 90 sa di cosa parlo – non saprei cosa salvare. Penso niente.

Dopo ventisei anni il matrimonio dei Chatto dura ancora e sembra soldo. Hanno due figli, Samuel e Arthur, assai popolari e apprezzati dalle ragazze. Vi consiglio di dare un’occhiata ai loro profili Instagram.

Una panoramica delle nozze, e di molti invitati (c’è pure il compianto Alan Bates con un orrendo completo kaki) nel video https://www.youtube.com/watch?v=IKVJG4TiFGw


A Royal Calendar – 11 luglio 2000

Elizabeth Angela Marguerite Bowes-Lyon, poi Duchessa di York, poi Regina Consorte e infine per quasi metà della sua vita Regina Madre, nasce il 4 agosto 1900 (esattamente 81 anni prima di Meghan, che coincidenza!). Ha la fortuna di superare il secolo, e conclude la sua vita straordinaria il 30 marzo 2002. Nel 2000 dunque i cittadini del Regno Unito possono festeggiare il cambio del secolo, quello del millennio, e il bel traguardo dell’amatissima Queen Mom; tra gli eventi che le vengono dedicati c’è anche la Messa di Ringraziamento celebrata nella Cattedrale di St Paul mercoledì 11 luglio, proprio vent’anni fa. Un’occasione interessante per vedere com’è cambiata in due decenni la famiglia più famosa del mondo.

La festeggiata arriva scortata dall’adorato nipote Charles, che all’epoca come direbbe Camilleri è un bel cinquantino brizzolato, con chioma invero più folta di quella che oggi possono vantare i suoi figli a un’età assai più giovane. Fedele ai colori pastello (e dire che si impose all’attenzione del modo con un guardaroba tutto bianco: A Royal Calendar – 12 giugno 1901) per l’occasione The Queen Mother sceglie il rosa carico.

Lo impreziosisce con la spilla che negli ultimi anni ha indossato più spesso, platino e diamanti con al centro un grande smeraldo quadrato e catena di diamanti con perla pendente, un modello che ricorda molto la spille reale da lei più amata: la Victoria’s Diamond Jubilee Brooch. L’origine di questo gioiello non è certa, una delle ipotesi è che facesse parte della favolosa eredità Greville insieme con la tiara indossata da Eugenie il giorno delle nozze. Certo invece che dopo la sua morte la spilla sia ricomparsa sulla Duchessa di Cornovaglia (che quel giorno non c’era, avendo sposato il Principe di Galles solo cinque anni più tardi, nel 2005).

Azzurro intenso e vezzosa paglia bianca con decoro en pendant per la figlia regina, all’epoca 74 anni, accompagnata dal quasi ottantenne marito Philip in forma strepitosa. Lei va sul sicuro e appunta sulla spalla sinistra la favolosa Cullinan V, con diamante centrale a forma di cuore di 18.8 carati. È uno di quelli ottenuti dal gigantesco Cullinan, che fa bella mostra di sé anche sullo scettro di St Edward (vi ricordo che questa pietra, detta anche Stella d’Africa, è il più grande diamante grezzo mai rinvenuto, dall’incredibile peso di 3106,75 carati, cioè 621 grammi).

C’è anche la figlia minore Margaret, settant’anni, abbigliata da perfetta gentildonna di campagna. Purtroppo né l’insieme in un delicato albicocca né il bouquet di rose sul cappellino, simpaticamente piazzato sulle ventitre, riescono a distogliere l’attenzione dal suo precario stato di salute. La principessa all’epoca ha già avuto un ictus e l’anno precedente durante una vacanza a Moustique si è ustionata i piedi con conseguenze piuttosto serie. Di lì a pochi mesi un secondo ictus la causerà gravi danni alla vista e al lato sinistro del corpo. Margaret morirà il 9 febbraio 2002, sette settimane prima di sua madre.

La Princess Royal si è forse messa d’accordo con la madre e sceglie la stessa nuance di azzurro. Per lei, che sta per compiere cinquant’anni, un bel soprabito e una bella toque con veletta, uno dei migliori cappelli che mi ricordi di aver visto sul suo classico chignon.

Guanti neri a parte l’insieme mi piace assai, cosa sarà invece a rendere il quindicenne Harry così perplesso?

Sophie Rhys-Jones è entrata in famiglia da appena 13 mesi sposando Edward, figlio minore della sovrana, e diventando così la Contessa di Wessex. Sarà per questo che va sul classico, che di più non si può: completo color champagne dal fitting dimenticabile, cappello che mia madre avrebbe definito stile Franco Cacciatore di Weber (ma in fondo gli Inglesi amano la caccia, no?), gioielli supersobri. Poi si piazza in mano una di quelle borsette stile anni ’50 fatte come un borsellino che però andrebbero però infilate al polso, e per di più in un colore diverso dal resto. E alla fine esagera con un paio di quei guanti di cotone bianco che da decenni la Cornelia Jones realizza per l’augusta suocera e hanno contribuito a renderne celebri le mise. Risultato, la trentacinquenne Sophie dimostra almeno quindici anni di più.

Deliziose Beatrice e Eugenie di York, l’una sulla soglia dell’adolescenza l’altra ancora bambina, l’una in azzurro cielo l’altra in fucsia. A un certo punto però la piccina non trattiene uno sbadiglio. In fondo, come darle torto?

Breaking News!

Questa volta non c’è veramente bisogno di alcun commento. Vi dico solo che questa deliziosa foto è stata scattata dalla Duchessa di Cambridge lo scorso dicembre, ed è stata pubblicata oggi dall’account del Principe di Galles in considerazione del fatto che oltre al compleanno di William oggi nel Regno Unito si celebra anche la festa del papà. charles and williamPerò confesso che davanti ai mezzi guanti di Charles mi sono quasi commossa: li porto anch’io quando in inverno esco col cane (cioè praticamente sempre). Li adoro, it’s official. E Catherine, se un giorno vuoi cambiare lavoro puoi senz’altro fare la fotografa.

Celebrando Charles con Charles

Il 10 giugno 1940, ottant’anni fa, l’Italia dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna (ricordate? un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria!).

Il 14 giugno 1940, ottant’anni fa, la Francia invasa è costretta ad assistere allo spettacolo dall’esercito tedesco che marcia sugli Champs-Élysées.

Il 18 giugno 1940, ottant’anni fa, il Generale de Gaulle – è lui il primo Charles del titolo – è a Londra, dov’è arrivato il pomeriggio precedente. Entra in un grande edificio nei pressi dello Strand: Bush House, allora sede della BBC. de gaulle bbcDa lì pronuncia un discorso che verrà considerato il testo fondante e il simbolo stesso della Resistenza francese: l’Appel du 18 juin. Il messaggio è la risposta a quello diffuso il giorno prima dal Maresciallo Pétain che annuncia l’armistizio con l’invasore e la nascita del Governo collaborazionista; de Gaulle chiama a raccolta i soldati francesi che si trovano – o stanno per arrivare – sul suolo britannico, perché si uniscano a lui nella lotta alla Germania nazista. L’uno è un ufficiale piuttosto giovane, relativamente sconosciuto, nominato generale in via provvisoria 12 giorni prima; l’altro è le vainqueur de Verdun, l’eroe della Prima Guerra Mondiale: è praticamente un monumento nazionale, ed è popolarissimo. Quella sera il messaggio di de Gaulle lo sentono in pochi, il giorno dopo compare su qualche giornale, su entrambi i lati della Manica. Ma è in quella sera di giugno, dall’alleanza con Churchill che nasce France Libre e la Storia cambia il suo corso.

Oggi, a ottant’anni di distanza, il Presidente francese Macron è a Londra per celebrare quel messaggio. Prima dell’incontro bilaterale col Prime Minister Boris Johnson a Downing Street, Monsieur le Président – senza la Première Dame, rimasta a Parigi per un piccolo intervento agli occhi – è stato ricevuto dal Principe di Galles e consorte, appena rientrati dalla Scozia dove hanno trascorso una lunga quarantena. Sempre rispettando la distanza di sicurezza, of course.macron wales clarence houseTra le numerose decorazioni sfoggiate, spiccava al collo di Charles l’insegna da Commandeur de l’Ordre du mérite agricole, un onore che divide con poche selezionatissime personalità, tra cui Caroline de Monaco.

Dopo l’incontro a Clarence House, residenza londinese dei futuri sovrani, il gruppetto si è spostato sul Mall, dove Macron ha deposto una corona tricolore alle statue di George VI e della consorte Elizabeth, sul trono durante la Seconda Guerra Mondiale; poco lontano, a Carlton Gardens, lo stesso omaggio è stato presentato alla statua di de Gaulle. wales macron khan londonLa visita è stata l’occasione per consegnare la Legion d’Honneur alla città di Londra, rappresentata dal sindaco Sadiq Khan. Un tocco particolarmente scenografico è stato offerto dal volo combinato delle pattuglie acrobatiche dei due Paesi – si chiamano Red Arrows e Patrouilles de France – che hanno sorvolato insieme i cieli delle due capitali, insomma, una sorta di A Tale of Two Cities in versione aeronautica.

Una volta raggiunta la residenza del Prime Minister, Boris Johnson ha mostrato a Macron un reperto d’epoca: un grosso gallo Lalique, donato da de Gaulle a Lady Clementine Churchill proprio in quegli anni difficili. macron johnson laliqueNon saprei dire se i capelli di BoJo abbiano preso quell’aspetto al cospetto dell’impegnativo omaggio, certo le espressioni dei due rivelano la verità: prima o poi, un pennuto di cristallo in regalo tocca a tutti.

Margaret on top of the world

Ho scoperto questa storia questa sera, per caso. Non riguarda un royal o un vip, ma la trovo talmente bella che voglio davvero raccontarvela. margaret payneQuesta signora si chiama Margaret Payne, vive in Scozia e ha novant’anni. Quando ne aveva 15 scalò per la prima volta la montagna di casa sua; il picco Suilven, nelle Highlands; 2398 piedi, cioè 731 metri. Ad aprile, in piena pandemia, ha iniziato a pensare come raccogliere fondi in favore delle strutture del NHS (il servizio sanitario nazionale) di zona, per contribuire a fronteggiare l’emergenza. Come fare? Se fosse stata più giovane e in salute avrebbe potuto scalare di nuovo il Suilven, ma ora l’impresa sembrava proprio impossibile, senza neanche considerare l’obbligo della quarantena.  Ed ecco l’idea: scalare “virtualmente” i 731 metri d’altezza della montagna salendo le scale di casa. Per 282 volte. Duecento-ottanta-due.

Col supporto della famiglia ha dunque lanciato un crowfunding, fissando il target a diecimila sterline, e la domenica di Pasqua ha iniziato la sua scalata a tappe. Sarebbe già bellissimo così, ma a quel punto è successo qualcosa di straordinario.

In meno di una settimana Margaret aveva già raggiunto il suo obiettivo; avrebbe potuto considerare compiuta la sua missione, ma lei si fermerà solo il 23 giugno, quando raggiungerà la vetta della sua montagna. Con lei ha continuato a salire anche l’ammontare della cifra raccolta pure, che al momento ha raggiunto l’incredibile somma di trecentonovantamila sterline, 39 volte il suo obiettivo. charles camillaOggi il Principe di Galles e sua moglie si sono complimentati pubblicamente con Margaret Payne. Non saprei dire se abbiano anche offerto un contributo (spero di sì) ma comunque hanno permesso anche a noi di conoscere Margaret e la sua storia, e per me è davvero un bel regalo.

Louis, a colori o bianco e nero?

In aggiunta alle quattro pubblicate (Le foto del giorno – Happy birthday Louis!) ecco un’altra deliziosa foto di Gigetto, che svela l’arcano di cosa abbia fatto dopo aver dipinto l’arcobaleno con le mani: le pitture di guerra! IMG_20200423_130653E dopo l’allegria arrivano gli occhi a cuoricino, col piccolo festeggiato affettuosamente abbracciato al nonno, nella dolcissima immagine postata dai Galles. IMG_20200423_131155Presa probabilmente nel giardino di una delle residenze reali, data l’informalita di nonno Charles, in camicia a maniche corte (con piegatura in bella vista) e cintura in stile etnico. Una fotografia che al Principe di Galles dev’essere molto cara, infatti la tiene esposta nel salottino di Birkhall che abbiamo visto quando venti giorni fa ha virtualmente inaugurato il Nightingale Hospital. charles-in-his-office--z(è sul pianoforte, proprio dietro la testa del principe, seconda da destra).

Guardando questi due, confesso, non ho potuto fare a meno di pensare a un altro nipotino di Charles, il più piccolo. Archie, che compirà un anno il 6 maggio e per ora non si gode la tenerezza del nonno né i giochi coi cuginetti; non sono fatti miei ma mi fa tristezza lo stesso.

UK-LA News

Alla vigilia del compleanno di Her Majesty, il marito Duca di Edimburgo, che sta trascorrendo il lockdown a Windsor con lei, ha diffuso una dichiarazione in cui ringrazia tutti coloro che sono al lavoro per combattere il Covid-19. Nessuna attività è dimenticata: da quelle mediche alle infermieristiche, dalla ricerca universitaria alle infrastrutture: chi assicura il cibo in tavola, corrieri, addetti alle pulizie, tutti accomunati nello sforzo dell’emergenza.

Lui in effetti non si è visto, ma si spera che questa mossa contribuisca a fugare i rumors sulla sua scomparsa. Philip è vivo e lotta con noi!

Pure il Principe di Galles sta osservando il lockdown in compagnia della moglie, ma in Scozia – nella residenza di Birkhall – e sembra si sia specializzando nell’inaugurazione di ospedali a distanza. Oggi è toccato al Ysbyty Calon Y Ddraig,  cioè l’ospedale cardiologico di Cardiff, capitale del Galles, il Dragon’s Heart Hospital. La pronuncia delle parole in gaelico è molto musicale, per certi versi simile al francese, ma mi sento di consigliare a HRH un migliore controllo sulle luci, dato che in questi video spesso appare singolarmente rosso in viso; altrimenti si finirà per pensare che più che coronavirus la sua sia scarlattina. https://www.facebook.com/TheBritishMonarchy/videos/2516725608427137/

Da Los Angeles arrivano notizie anche dai Duchi di Sussex, ma il Covid-19 stavolta non c’entra. Harry e Meghan hanno annunciato che non intendono avere più alcun rapporto con i quattro tabloid più popolari: Daily Mail, Daily Mirror, Sun, Daily Express. Sono quattro dei sette giornali che fanno parte della Royal Rota, cioè le sette testate – ci sono anche il Times, l’Evening Standard e il Telegraph – che hanno un canale preferenziale nella comunicazione della Royal Family, con l’impegno di rendere accessibili contenuti e immagini a tutti gli altri media. I duchi avevano anticipato questa loro decisione già a gennaio, rendendo nota l’intenzione di abbandonare il ruolo di senior royal; probabilmente l’imminenza della causa contro il Daily Mail, accusato di aver pubblicato una lettera della duchessa al padre, ha spinto al taglio definitivo. E speriamo che sia la scelta giusta, per loro e per gli altri (compresi noi, che Lady Violet ha poca voglia di assistere a una guerra Sussex-media).