A family Christmas

Con l’inizio di dicembre il clima natalizio raggiunge l’acme, col suo carico di buoni sentimenti dolci e untuosi come il cibo del periodo. Lady Violet non si sottrae e manifesta tutto il suo entusiasmo per il cappotto della Principessa di Galles, a Boston col marito per la consegna degli Earthshot Prize. Dopo aver meritato il mio sdegno, tacito ma non per questo meno netto, per aver attraversato in tacchi alti (e sottili!) il parquet dove i cestisti del Boston Celtics hanno affrontato e battuto i Miami Heats, ieri Catherine ha meritato il mio plauso con un bel cappotto – né cappottino né cappottone – di Alexander McQueen: color cioccolato, doppio petto, proporzioni perfette. Bella la sciarpa ton-sur-ton così come gli stivali in suede Gianvito Rossi; non so come sia davvero il completo arancio di Gabriela Hearst – pullover a collo alto e gonna – indossato sotto, ma tanto si vede poco.

Ieri però per la Royal Family era il giorno di un importante appuntamento, quello alla Royal Albert Hall per l’annuale Royal Variety Performance, cui di solito assiste qualcuno piazzato molto in alto sulla piramide reale. Quest’anno per la prima volta è toccato ai Wessex; probabile dimostrazione dei piani che ha per loro King Charles, anche se del titolo di Duchi di Edimburgo non c’è traccia. Unfotunately la graziosa Sophie è incappata in uno di quegli incidenti di stile che capitano a tutti, ma se le tue foto hanno vasta circolazione è un po’ peggio. Per lei un abito di pizzo plissé Erdem, modello bello e raffinato ma purtroppo unflattering, assai poco donante.

Per me invece Natale è anche il film che lo rappresenta; nel mio caso, essendo appassionata del genere e pure abruzzese, è senza dubbio alcuno Parenti serpenti di Monicelli. Sono dunque nella invidiabile posizione di poter allegramente bypassare il biopic, documentario, storia della buona notte o quel che è, che Netflix dedica ai Duchi di Sussex, annunciato con l’understatement che contraddistingue la coppia proprio nei giorni in cui il fratello di lui e cognato di lei, con la moglie cognata di entrambi, è negli USA, per la prima volta dal 2014.

Proprio il momento giusto per lanciare il glorioso programma, on line da giovedì 8 dicembre. Le fotografie che compaiono nel trailer – molte belle, quasi tutte in bianco e nero – raccontano la storia di un grande amore, del tipo noi due contro il resto del mondo – tipo la nazionale di Maradona – una narrazione dal tocco disneyano dove non manca neanche la foto dei parenti ingrugnati.

Britannici mediamente molto adirati per l’inopportuna – ma opportunissima – coincidenza.

Lady Violet si chiede se tutta questa attenzione sia causata dal desiderio di conoscere più profondamente la coppia o dalla coincidenza di cui sopra.

Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, tanto per citare don Alessandro Manzoni, uno che di matrimoni contrastati aveva una discreta esperienza. E li raccontava senz’altro meglio.

Remembrance Sunday, la prima volta senza di Lei

Alle 11.00 il Big Ben suona 11 rintocchi e la nazione intera si ferma per due minuti in memoria e in omaggio dei caduti al servizio del Paese.

When you go home
Tell them of us and say
For your tomorrow
We gave our today

(quando sarai a casa, parla di noi e dì: per il vostro futuro noi abbiamo offerto il nostro presente)

La Royal Family ha scelto questa frase, nota come “l’epitaffio di Kohima” per le celebrazioni per il Remembrance; quest’anno particolarmente commovente per la ragione che sappiamo, l’assenza dell’amatissima Queen Elizabeth. Che a dire il vero non c’era neanche l’anno scorso, ma ora sappiamo che non tornerà.

Molto emozionato Charles ha guidato la celebrazione per la prima volta come sovrano, ripetendo i gesti compiuti prima di lui dalla madre Elizabeth II, il nonno George VI il prozio Edward VIII e il bisnonno George V, cui si deve la creazione del monumento e l’istituzione della cerimonia.

Due piccoli dettagli: sulla spallina del Re c’è ancora il monogramma della Regina, e lo stesso per William. La fotografia del re viene dal post dell’account twitter della Royal Family, e compare insieme con quelle dei sovrani precedenti tranne Edward VIII; dimenticanza, necessità di composizione delle immagini o intento preciso? Chissà.

Dal palazzo del Foreign Office hanno assistito alla cerimonia la Regina Consorte e la Principessa di Galles (balcone centrale), i Duchi di Gloucester e la Contessa di Wessex (a sinistra), il Duca di Kent e l’ammiraglio Tim Laurence (a destra); era annunciata anche la presenza della principessa Alexandra di Kent, che però non ho visto. Riflettevo sul fatto che i Duchi di Kent (1935) e Gloucester (1944) sono gli unici due nati prima della fine del secondo conflitto mondiale; anche questo un piccolo segno dei tempi.

Commossa la Queen Consort, forse anche per la corona deposta per la prima volta in suo nome. Camilla ha replicato il cappello con veletta indossato al funerale della suocera, e il soprabito che portava alla Veglia dei Principi a Londra. Alla sua sinistra Catherine con un nuovo cappotto di Catherine Walker e un cappello Philip Treacy, una sorta di sombrero da lutto che sembra pure troppo grande per lei. Esagerati anche gli orecchini, appartenuti a Diana ma troppo importanti per la mattina.

Sobria La Contessa di Wessex, secondo me la più elegante, che fa una scelta delicatamente significativa: il suo Catherine Walker è il soprabito prestato alla figlia Louise per la veglia degli otto nipoti alla salma della nonna. Al marito Prince Edward il compito di salutare alla fine della sfilata la Poppy Legion, il variopinto gruppo d veterani che non mancano mai. E se vi state chiedendo quali veterani, dato che i reduci della Seconda Guerra devono essere ormai pochini, non pensate solo a loro: il 2022 è anche il quarantesimo anniversario della guerra delle Falkland, che durò solo sei settimane ma causò 255 morti e 777 feriti tra i Britannici (e 649 morti e 1068 feriti tra gli Argentini).

Ieri sera come ogni anno la Royal Albert Hall ha ospitato il Festival of Remembrance. Eleganti le signore, tradizionalmente in nero; a me è piaciuta molto Camilla, mentre la mise di Catherine sarà oggetto del caffè di domattina.

A molti di coi non sarà sfuggita la presenza dell’aitantissimo equerry del re, il maggiore-promosso-tenente-colonnello Johnny Thompson. Anche di lui parleremo, spero presto.

Ritratti (parte prima)

La sera di domenica 18 settembre, prima di accogliere a Buckingham Palace sovrani e capi di stato che il giorno dopo avrebbero preso parte ai solenni funerali della defunta Queen Elizabeth II a Westminster Abbey, Chris Jackson fotografa i nuovi Sovrani e nuovi Principi di Galles, in quello che è il primo ritratto ufficiale della nuova Carolean Era, l’età di King Charles III.

(Ph: Chris Jackson)

Il Re, l’Erede e le due consorti sono naturalmente vestiti a lutto; elegantissimo Charles, as usual, un po’ impiegatizio William; da notare però l’orlo dei pantaloni di entrambi, ah se qualcuno dalle parti di Monaco prendesse ispirazione! Camilla ha riciclato l’abito in pizzo nero Fiona Claire Couture già indossato il 10 settembre per la proclamazione del marito (Le foto del giorno – ‘A livella). Anche Catherine ricicla la sua mise indossando il Beau Tie Coat di Catherine Walker, già scelto per il funerale del principe Philip (L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.) e indossato di nuovo in versione rosso Natale per il concerto di canti tradizionali a Westminster Abbey (Le foto del giorno – Together at Christmas).

(Ph: Royal Collection Trust)

Se la prospettiva dell’immagine vi sembra un po’ strana, è perché il quadro sullo sfondo non si trova alle spalle dei quattro (eviterei di usare ancora l’espressione Fab Four, che già non ha portato granché bene, e in fondo non assicurò una unione armoniosa nemmeno agli originali); li divide una scalinata e loro sono davanti alla balaustra. La fotografia infatti è stata presa sulla Minister’s Staircase, la scalinata che sale il Prime Minister per ricevere l’incarico di formare il governo. Il ritratto raffigura il futuro re George IV quando era ancora Principe di Galles, con indosso il mantello di velluto blu dell’Order of the garter, e in mano il cappello piumato.

(Ph: Royal Collection Trust)

Autore dell’opera è John Hoppner; figlio di un medico tedesco che lavorava alla corte di George II, fu incoraggiato dal suo erede George III a studiare pittura. In seguito alla morte di Joshua Reynolds, nel 1793, divenne il principale ritrattista del Principe di Galles. Non saprei dire se l’inserimento del quadro come sfondo sia casuale, tendo a pensare di no, ma è comunque interessante. George IV, che fu reggente per il padre malato dal 1811 al 1820 (se non avete mai visto il film La pazzia di Re Giorgio ve lo consiglio) è stato spesso evocato nella prospettiva che Charles potesse a sua volta assumere la reggenza per la madre. L’epoca Regency, oltre a vedere la vittoria nelle guerre napoleoniche, fu l’età di un grande sviluppo delle arti, e del riassetto urbanistico di Londra grazie alla volontà del reggente che il grande architetto e urbanista John Nash tradusse in opera; ancora oggi una delle strade più belle e importanti della capitale britannica, Regent Street, ce lo ricorda. E intervenire nell’urbanistica della Londra contemporanea è stato sempre uno dei desideri di Charles III.

Riferimenti culturali a parte, ciò che rende questo ritratto fotografico un unicum è la posa dei protagonisti. L’impianto è classico, con i due uomini ripresi frontalmente a comunicare il loro potere, mentre le signore ai due estremi racchiudono l’immagine ammorbidendola e rendendola meno rigida nell’accenno di un movimento. Poi però il Re, che tiene la mano sinistra in tasca in un gesto che gli è abituale, con la destra cinge la vita della moglie, e lei quella di lui. Questa immagine più di tante altre racconta il rapporto che c’è tra i due, e ha superato decenni dolori e disastri: Charles e Camilla sono innanzi tutto amici e complici, un tipo di legame che spesso è più forte e duraturo dell’amore. Anche la Principessa di Galles sembra allungare un braccio dietro la schiena del marito, non saprei dire se per abbracciarlo o semplicemente per appoggiare la mano sulla balaustra. Come dimostra la posizione da calciatore schierato in attesa del calcio di punizione di William, in queste occasioni non si sa mai dove mettere le mani!

A questo punto qualcuno chiederà perché mancano i Sussex. Semplice, intanto non essendo working royal non erano presenti al ricevimento prefunerale, ma soprattutto questo ritratto non rappresenta Il re e la sua famiglia ma presente e futuro della monarchia britannica. A voler essere pignoli, manca il piccolo George, ma non era certo occasione adatta a un bambino di nove anni.

Non temete però, Harry e Meghan hanno risposto alla loro maniera; stay tuned.

The (once) Fab Four

Mentre il feretro di Queen Elizabeth lascia per sempre Balmoral alla volta di Edimburgo, noi facciamo brevemente il punto sulle ultime ventiquattr’ore. Nonostante l’importanza della cerimonia con cui sabato mattina Charles è diventato King Charles III, ciò di cui tutti hanno finito per parlare è rappresentato in questa foto: i due figli del nuovo sovrano e le loro mogli nuovamente insieme, a Windsor.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le due coppie sono uscite dai cancelli del maniero per salutare i presenti e ammirare i fiori lasciati in omaggio alla regina scomparsa. Catherine, neo Principessa di Galles, dritta come un fuso e affilata come un rasoio, procede con passo da bersagliere. La cognata Meghan, che rimane Duchessa di Sussex – e rimane overseas, come ha amabilmente sottolineato il suocero nel suo discorso – appare meno sicura, infagottata nel vestitone nero. Non è strano, in fondo l’una è nel suo ambiente, l’altra no. Tra loro i rispettivi mariti, vicini e distanti. Bravi, un gesto che andava compiuto, anche se non credo che cambi qualcosa, almeno per il momento. Confesso che guardandoli più che i Fab Four mi vengono in mente i Neri per caso.

(Ph: Jonathan Brady/POOL/AFP/ Getty Images)

Come di diceva, l’evento clou della giornata è stata la proclamazione del nuovo Re in una cerimonia dal sapore antico per la prima volta trasmessa in televisione. King Charles non ha nascosto né l’emozione né la tensione, evidenti soprattutto al momento della firma, ostacolata dall’improvvida presenza di un paio di oggetti da scrittoio che hanno impavidamente sfidato le ire reali. D’altronde il primo discorso del sovrano ha fatto cadere il velo di impeccabile, algido controllo che era stato la cifra della monarchia britannica finora. Bisogna marcare da subito le differenze col monarca precedente, e la comunicazione è il primo passo; non credo che si tornerà indietro.

(Ph: Victoria Jones/PA)

King Charles ha anche mostrato per la prima volta – in forma di spilla appuntata sulla cravatta – il suo monogramma, che reca l’iniziale del nome intrecciata alla R di Rex, in latino. Lo vedremo presto sostituire ER (Elizabeth Regina) su passaporti, banconote, monete, francobolli, cassette postali, alcune livree e uniformi.

(Ph: Jeff J Mitchell/Getty Images)

Stessa evidente commozione a Balmoral, dove la sorella e i fratelli del re, con coniugi e figli, hanno partecipato ad una funzione privata nella vicina Crathie Kirk fermandosi poi a salutare e a ringraziare i presenti per la vicinanza, il rispetto, l’affetto, i fiori. Mai li avevamo visti manifestare così apertamente le proprie emozioni; commossa la solitamente controllata Anne, contrito l’arrogante Andrew – molto affettuoso con le figlie – angosciato il tenero Edward, sconvolta la moglie Sophie. Guardate il video; vederli allontanarsi insieme, abbracciati (minuto 3’30) è davvero toccante. https://videos.dailymail.co.uk/video/mol/2022/09/10/2970358429742485038/480x270_MP4_2970358429742485038.mp4

Confermate data e ora dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II; saranno celebrati lunedì 19 alle 11:00 (le 12:00 in Italia) a Westminster Abbey, alla presenza dei potenti della terra.

Il calendario completo lo trovate qui: The day after

Le foto del giorno – Back to school!

Lo sapevamo e ora abbiamo anche la prova fotografia: i Cambridge si sono trasferiti nel piccolo Adelaide Cottage, all’interno del parco di Windsor, così potranno stare più vicini alla Regina (appena tornerà da Balmoral). Tra i grandi cambiamenti che la scelta comporta, c’è una nuova scuola per i principini, così George e Charlotte hanno detto addio alla Thomas’s Battersea nel centro di Londra e ieri hanno fatto il loro ingresso alla Lambrook, nel Berkshire, non lontano dalla nuova casa. Con loro anche il piccolo Louis, che a quattro anni inizia la carriera scolastica. All’ingresso bambini e genitori sono stati accolti dal preside Jonathan Perry; a lui William ha detto che i figli sono contenti e curiosi, e hanno molte domande sulla nuova scuola.

Com’è tradizione nel Regno Unito, i bambini indossano la divisa dell’istituto: scarpe e calzini blu per tutti e per i maschietti bermuda blu e camicia bianca a riquadri. Un po’ punitiva quella della povera Charlotte che, nonostante l’allegria dei quadretti di Vichy bianchi e blu, la fa sembrare un’orfanella uscita dalle pagine di Oliver Twist. La cui versione cinematografica che vidi da bambina – benché fosse un musical peraltro premiatissimo agli Oscar – fu all’origine di molti miei incubi (soprattutto la scena in cui il povero Oliver/Mark Lester chiede un altro po’ di zuppa). Mi permetto di dire che nemmeno Charlotte sembra entusiasta ma cara, tranquilla, non hai idea delle tiare che ti aspettano tra qualche anno!

Contrariamente al solito, Catherine non si è vestita in nuance con la famigliola, optando per un abito a pois color crema su fondo rame del brand britannico Rixo. A questo punto, vista la recente passione della duchessa per i pois, si rende necessario un apposito post.

A margine, molta della stampa non ha evitato una piccola polemica con i Sussex, visto che Meghan aveva recentemente dichiarato che rimanendo nel Regno Unito non avrebbe potuto accompagnare e riprendere i figli a scuola a causa del continuo assalto dei paparazzi. Che non ci sono se non convocati in occasioni speciali, tipo appunto il primo giorno di scuola.

A questo punto ai tre piccoli Cambridge direi in bocca al lupo ma dato che in inglese si dice break a leg cioè “rompiti una gamba eviterò”. Viva il lupo!

La foto del giorno – Happy Father’s Day!

Nel Regno Unito la festa del papà si festeggia oggi, e rapida ed immancabile giunge da Kensington Palace la foto che celebra la giornata.

Fotografia non realizzata per l’occasione né particolarmente recente, essendo stata scattata lo scorso autunno durante un breve viaggio in Giordania. Allo stesso contesto apoarteneva anche l’immagine che i Cambridge usarono per gli auguri di Natale (La foto del giorno – Happy Hot Christmas!), come potete facilmente notare dagli abiti indossati da William e dai bambini.

Che i piccoli principi siano carini e simpatici è cosa che ci ripetiamo ogni volta che li vediamo, ma questa foto suggerisce a Lady Violet qualche piccola riflessione ulteriore: i tre sembrano avere ereditato la risata franca, a tratti piacevolmente sfrenata della madre, stanno probabilmente attraversando quella fase in cui si lavano i denti otto volte al giorno, e Louis di piazza saldamente al vertice della piramide familiare. Prudentemente ancorato alle orecchie paterne, che non saranno sontuose come quelle di nonno Charles, ma si difendono bene.

P. S. Non c’entra nulla né coi padri né coi Cambridge, ma dopo quasi un mese di ricovero si profila un ritorno di Lady Violet sul sofà; grazie a tutti per il sostegno sollecito e affettuoso.

Breaking News! Soste e traguardi

Domani è il giorno dell’apertura formale del Parlamento britannico, e per la prima volta in quasi 60 anni la Regina non sarà presente. Buckingham Palace rende noto che Sua Maestà soffre ancora di occasionali problemi di deambulazione per cui, sebbene con riluttanza, ha accolto le indicazioni dei suoi medici e ha rinunciato.

Il suo discorso – il più importante dell’anno e l’unico che non scrive lei ma il Prime Minister – verrà letto al suo posto dal Principe di Galles, che sarà accompagnato dal figlio William, Duca di Cambridge. Il primo e il secondo in linea di successione sono membri del Consiglio di Stato (in effetti sono gli unici due praticabili, ne abbiamo parlato qui I Viceré) e le autorità competenti hanno accolto la richiesta della sovrana e acconsentito alla sostituzione. Prevista anche la presenza di Camilla, Duchessa di Cornovaglia.

Nonostante questa sosta forzata, Sua Maestà ha raggiunto un altro traguardo: il suo regno ha battuto per durata quello di Johann del Liechtenstein, lungo 70 anni e 91 giorni, e ora è sul podio: la precedono le Roi Soleil, Louis XIV (72 anni e 110 giorni) e Bhumibol – Rama IX di Thailandia (70 anni e 126 giorni. Scommettiamo che tra poco sarà medaglia d’argento?

The final farewell

Con una commozione mista a sollievo abbiamo visto la Regina arrivare a Westmister Abbey – sulle sue gambe, seppure con l’ausilio del bastone – per assistere alla solenne messa di suffragio in memoria dell’amato Philip.

(Ph: The Scotsman)

Era con lei in auto, e l’ha scortata fino al suo posto all’interno dell’abbazia, il figlio Andrew. Ci ha sorpreso la sua presenza? No, nei giorni scorsi è capitato di parlarne anche con qualcuno di voi, convenendo che sarebbe stato giusto così. Se dunque Lady Violet non è stata sorpresa dalla presenza del Duca di York, lo è stata invece alquanto dalla scelta dei colori. La Regina e le due signore che le sedevano più vicine – la figlia Anne e la nuora Camilla – erano tutte e tre in verde scuro. Più o meno quella tonalità nota come Edinburgh Green, strettamente associata al Duca di Edimburgo e intorno a lui variamente declinata, dalle livree dei suoi valletti alle sue auto, compresa la vettura usata a Windsor per trasportarne la salma il giorno del funerale (Le foto del giorno – L’addio).

Sul cappotto verde scuro la sovrana ha indossata una spilla con un profondo significato: è la Grima Ruby Brooch, creata dal gioielliere Andrew Grima con rubini incisi (di recupero) e oro giallo in un’astratta forma contemporanea, un dono che la regina ricevette dal marito nel 1966. L’italoinglese Grima era nato a Roma il 31 maggio 19201, dieci giorni esatti prima di Philip; trasferitosi nel Regno Unito con la famiglia, si era sposato anche lui nel 1947 con la giovane figlia di un gioielliere con cui aveva iniziato a lavorare, per poi rilevarne l’attività. Nel 1966 vinse – unico artigiano orafo nella storia del premio – il Duke of Edinburgh Prize for Elegant Design; e Philip volle donare alla moglie un pezzo della collezione premiata.

Si impone una riflessione: immagino quanti siano i gioielli legati al marito che Sua Maestà avrebbe potuto scegliere. Indossando questo, piuttosto che celebrare il loro legame, ha preferito rendere omaggio al marito e a ciò che lui ha realizzato nella sua vita. Così come la mise verde e la spilla colorata, certamente non da lutto, celebrano la vita di Philip, non la sua morte. E la stessa messa è una cerimonia di ringraziamento, per la sua vita e per tutti coloro che lo hanno avuto nella propria.

Sulla falsariga della sovrana, la Duchessa di Cornovaglia ha indossato orgogliosamente il badge dei Rifles – reggimento di fanteria, la cui uniforme è a sua volta nella stessa tonalità di verde, in questo caso ribattezzato Rifles green – di cui Camilla è Colonel in Chief, incarico “ereditato” dal suocero (Due giovanotti). La duchessa aveva indossato lo stesso badge anche al funerale di Philip, il 17 aprile dell’anno scorso (L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.).

In questa atmosfera così densa di significati e di simboli entra a gamba tesa la Duchessa di Cambridge con una delle mise più clamorosamente sbagliate di sempre: un abito nero a pois bianchi accompagnato da un cappello da gaucho. A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che il nero non fa automaticamente lutto né tanto meno sobrietà. Per fortuna c’erano George e Charlotte ad attrarre l’attenzione! Louis, che non ha ancora quattro anni, è rimasto a casa, come tutti i più piccoli tra i pronipoti di Philip ed Elizabeth.

C’erano invece tre dei cinque nipoti della Princess Royal: Savannah e Isla Phillips col padre Peter, e Mia Tindall con i genitori. A casa naturalmente i figli delle principesse York, presenti con i rispettivi mariti, i due più piccoli dei Tindall e appunto Louis.

Di Archie e Lilibet neanche parlarne, come peraltro dei genitori.

Chi c’era dunque? Tutti e quattro i figli, tutti i nipoti tranne Harry e cinque dei dodici pronipoti, i più grandi. Mi è piaciuta molto la diciottenne Lady Louise – il fratello James mi piace sempre – con un vezzoso cappellino; meno sua madre Sophie Wessex, infiocchettata come un uovo di Pasqua.

C’erano alcuni dei nipoti di Philip – che avevano partecipato anche al funerale lo scorso anno – e la sua cara amica Penny Knatchbull.

Penny, elegantissima contessa Mountbatten of Burma, è stata anche l’unica presente al funerale a non essere un familiare stretto. Presente in massa la famiglia della Regina, a partire dai figli della sorella Margaret, David Lord Snowdon e Lady Sarah Chatto con marito Daniel e uno dei prestantissimi figli. Tra quelli visti da Lady Violet durante la diretta: il duca di Kent con figli e nuore ma senza moglie (che non sta benissimo e non compare in pubblico da un po’) suo fratello Michael di Kent con la moglie Marie Christine – non la mia favorita tra le royal ladies – i figli e i rispettivi coniugi. L’altro cugino, il Duca di Gloucester, con la sua simpatica moglie danese, che come si può vedere raramente azzecca un cappello.

Tra i reali stranieri sorprendentemente la Reina Letizia, col marito Felipe VI, ha indovinato il colore e si è presentata in verde scuro dalla testa ai piedi, anche se la sua perplessità sui cappelli si vede tutta; questo sembra un calamaro che l’è piombato sulla testa. Verde scuro anche per Beatrix d’Olanda, e sono certa che il suo non fosse un caso, mentre la nuora Máxima accanto a Willem-Alexander appare monumentale (non è un complimento) in abito grigio e cappa nera.

In compagnia dei mariti, Mathilde del Belgio in nero con perle, Margherita di Romania in grigio troppo perla.

E poi i sovrani di Svezia: lei in blu un po’ schiacciata dal cappello, lui che sembra quell’attore con due espressioni: col sigaro e senza il sigaro. Peccato che Carl Gustav non fumi, almeno in pubblico.

Non mancava la famiglia reale greca, cui Philip apparteneva, e in rappresentanza del Granducato, da sola, Maria Teresa, in pantaloni e senza cappello; in fondo, che sarà mai, è solo una messa solenne!.

Consentitemi a questo punto una riflessione un po’ antipatica: si dice che il funerale è l’occasione sociale perfetta, si può partecipare anche senza invito. Questo per i funerali reali non è vero, ma ci siamo capiti. Poche occasioni come i funerali, però, rivelano signorilità e classe, soprattutto nelle signore, ma non solo. Ecco, in questo caso Her Majesty, Margrethe di Danimarca, Beatrix d’Olanda, anche Anne-Marie sono anni luce avanti alle parenti acquisite, per quanto giovani belle ed eleganti queste possano essere.

E così sia.

Royal chic shock e boh – The Caribbean Tour (parte prima)

Durante questa lunga settimana la Duchessa di Cambridge ci ha somministrato un’overdose di mise. Impegnata col marito in un (piuttosto criticato) tour in tre Paesi caraibici – Belize, Giamaica e Bahamas – Catherine si è prodotta in una frenetica serie di cambi d’abito che neanche Fregoli o Arturo Brachetti, la sua versione aggiornata. Ve lo dico subito: di questa pletora di abiti Lady Violet non ne ha amati molti, ma come avrebbe detto mia madre nell’insieme fa figura. E Catherine ne fa tanta; dunque se anche le sue scelte non hanno sempre incontrato il mio gusto lei mi è piaciuta, allegra e molto complice col marito. A volte un po’ troppo ridanciana, ma meglio così che col muso. Per provare ad analizzare le sue mise le ho raggruppate per funzione e stile, e divise in due parti.

Il diplomatic dress

Come avevamo notato la scorsa domenica (Royal chic shock e boh – Ricominciamo) l’abito scelto per l’arrivo in ciascun Paese è sempre ispirato ai colori della bandiera: così al blu del Belize si sono aggiunti il giallo per la Giamaica e il turchese per le Bahamas. L’abito giallo è uno dei mie preferiti; firmato Roksanda è una versione del modello Brigitte un abito midi in crêpe in un colore molto caraibico che benché piuttosto lungo ha un bel movimento, e dona molto alla figura sottile e slanciata della duchessa. Molto belle anche le scarpe, le Cece pumps Aquazzura, un brand che ha due caratteristiche per noi interessanti: 1) è italiano (di Firenze) 2) è molto amato anche dalla cognata Meghan. Fiorentina anche la clutch, è Ferragamo. Chic.

Ormai mi conoscete abbastanza da sapere che l’abito indossato per l’arrivo alle Bahamas è nel colore che sommamente aborro, ma a parte le (ottime) ragioni diplomatiche devo dire che questa creazione di Emilia Wickstead ha una bella linea, longuette con brio, e la gonna a trapezio esalta la figura di Catherine. Peccato lo scollo, con quella specie di origami. Leziosissima la pochette in tinta, diligente – cioè corretta ma banale – la scelta degli orecchini con pietre color turchese. Resta un dubbio: ma alle Bahamas fa molto più freddo che in Giamaica? Boh.

Stesso criterio per le mise indossate alla partenza, scelte sulla base dei colori non usati in occasione dell’arrivo. E così, se la bandiera del Belize è composta da un’ampia fascia blu intenso compresa da due più piccole in rosso e al centro un disco bianco con lo stemma nazionale, ecco che Catherine sceglie il bianco e rosso per quella che è la mise che preferisco in assoluto: una favolosa sahariana rossa vintage (YSL, chi altri?) sul tutto bianco: pantaloni ampi (Alexander McQueen), borsetta Mulberry riciclata e le scarpe Aquazzura di cui sopra. Molto molto chic.

La bandiera della Giamaica è composta da una croce di Sant’Andrea gialla che divide il campo in quattro triangoli; i due laterali sono neri, gli altri due verdi. E di verde si veste la duchessa per salutare l’isola, un abito Emilia Wickstead che le abbiamo già visto lo scorso anno a Wimbledon (Le foto del giorno – Una domenica di passione) per fortuna abbinato in questo caso a scarpe di camoscio chiaro, che dovrebbero essere le Gianvito 105 di Gianvito Rossi, un modello che Catherine indossa spesso e possiede in diversi colori e materiali. Col tocco della Hummingbird brooch, grande spilla che rappresenta uno dei simboli giamaicani, un particolare colibrì chiamato Uccello Dottore, che si trova solo qui. La spilla è un dono ricevuto dalla Regina nel 2002 durante un viaggio nel paese caraibico. Chic.

Troppo bene era andata finora, e per lasciare le Bahamas e tornare nella piovosa Albione Catherine sceglie un abitino Alessandra Rich. Il desiderio di tornare a casa è evidente dal modello vestaglietta che ha sbattuto contro un abito anni ’80. Oltre alle maniche balloon e i falpalà sui fianchi ci sono pure i bottoni e la fibbia di strass. Shock.

Gli impegni formali

Le occasioni improntate a una particolare formalità sono state fondamentalmente due, una cena di gala e una parata militare, entrambe in Giamaica. Il gala dinner offerto dal Governatore Sir Patrick Allen era black tie (cravatta nera, cioè in smoking), un dress code leggermente meno formale del white tie (cravatta bianca, cioè in frac); non si portano diademi né le fasce degli ordini, ma la società britannica, al contrario della nostra, concede alcune insegne. Infatti i signori indossano le loro medaglie: quelle del Governatore un po’ assembrate sul rever della giacca; meglio William, che probabilmente è anche più pratico di questo genere di cose. Il duca porta anche la stella dell’Order of the garter e così sua moglie; nel suo caso però la stella è quella del Royal Victorian Order, di cui è Dama di Gran Croce. Catherine indossa anche il Royal Family Order di Elizabeth II, contrassegnato dal nastro giallo. L’abito è di Jenny Packman, il Wonder Glitter Tulle Gown, e a Lady Violet non piace per niente. No al tulle in quel colore, no alle paillettes sul tulle e no al tulle piazzato così sulla scollatura (è sicuramente tulle in seta, ma la sensazione di prurito arriva fin qui).

La linea non è male ma l’abito non mi convince; per fortuna, oltre all’amabile bellezza della duchessa, arrivano gli orecchini della nonna a regina a risollevare il tono della mise: sono parte di una demi parure che comprende anche un collier, un bracciale e forse un anello, probabile dono del monarca di uno dei Paesi arabi alla sovrana. In questo caso mi piace assai l’utilizzo del verde in palette, ma perché vestirsi da Barbie fata del bosco? Boh.

Il giorno seguente i Cambridge hanno partecipato alla parata dedicata ai soldati che hanno completato il Caribbean Military Officer Training Programme, e hanno sfilato a bordo della rover usata dalla Regina e dal Duca di Edimburgo nelle loro visite precedenti, nel 1953 e 1994. William indossa l’uniforme estiva dei Blues and Royals, mentre con un piccolo coup de théâtre Catherine, vestita in colori brillanti per tutto il tour, ha scelto il total white.

Una mise da qualcuno definita perfino “angelica” ricorda molto quelle indossate da una giovane Regina in occasioni simili. L’abito in pizzo Alexander McQueen è sicuramente assai raffinato, ciononostante secondo me quella non è la linea che che dona di più a Catherine. Più che il volume dei corpi a me interessa il volume dell’insieme, e queste cose così sottili – mi verrebbe il termine risicate – la impoveriscono un po’. Bellissimo il cappello Philip Treacy, in un modello che le abbiamo visto simile altre volte, corretta ma banaletta la borsetta (Anya Hindmarch) terribili le scarpe bianche. Insomma, non posso dire che non sia chic ma Lady Violet resta un po’ insoddisfatta.

A breve la seconda parte, da non perdere!

Breaking News! – Prese di posizione

Inutile nascondercelo, da due giorni mente cuore e attenzione sono stati distolti dalla routine e proiettati in uno scenario di guerra che impensierisce disorienta e spaventa. Questo piccolo blog ha un ruolo così marginale in questa tragedia che non è facile non solo trovare una collocazione, ma anche chiedersi se ne abbia. Qualcosa di assai interessante è però appena successo, e riguarda proprio la materia trattata da Lady Violet: i Duchi di Cambridge hanno espresso via social la loro vicinanza al popolo ucraino.

Il testo del tweet pubblicato alle 12:59 (le 13:59 in Italia) dice: Nell’ottobre 2020 abbiamo avuto il privilegio di incontrare il Presidente Zelenskyy e la First Lady, e conosciuti la loro speranza e il loro ottimismo per il futuro dell’Ukraina. Oggi siamo a fianco del Presidente e di tutti gli Ukraini che coraggiosamente combattono per quel futuro. La presenza delle iniziali W & C alla fine del messaggio indica che gli autori sono proprio loro e non lo staff.

Ieri un messaggio di solidarietà era stato diffuso anche dai Duchi di Sussex, che aveva attirato molte critiche, perché per tradizione i reali non prendono posizione politicamente. O meglio, non la prendono in generale, ma la prendono eccome quando ce n’è bisogno, ed è evidente che i Cambridge abbiano parlato di concerto con il Governo (non a caso il loro messaggio ha ricevuto il like di Ed Lewellyn, che da ieri è il nuovo ambasciatore britannico in Italia).

Quanto ai Sussex, è importante sottolineare che parlano sempre e solo titolo personale; a volte la loro combacia con la posizione britannica ufficiale, come in questo caso, a volte no. Poi probabilmente perseguono l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo di influencer globali, ma questo francamente oggi importa il giusto, cioè niente.