Senza Charlène

Quando Lady Violet era una ragazzina, le lunghe pigre estati adriatiche subivano un’impennata glamour all’inizio di agosto, con le riviste che si riempivano delle immagini del ballo della Croce Rossa monegasca. Abiti sontuosi, gioielli da favola, lusso e opulenza raccontavano una serata fiabesca, su cui regnava prima l’eleganza un po’ barocca della Grace degli ultimi anni, poi lo chic più contemporaneo della figlia Caroline.

Nei saloni dello Sporting passava di tutto: attori hollywoodiani e imprenditori brianzoli, bei ragazzi in cerca di fortuna, belle ragazze in cerca di contatti, vecchie glorie in cerca di un altro red carpet, come la Norma Desmond di Viale del tramonto. Crescendo, i ragazzi Casiraghi hanno portato un po’ di freschezza, poca, perché il Bal de la Croix Rouge è un rito più che un party per giovani, celebrato dal Principe Sovrano: prima il vecchio, ieratico Rainier III, poi Albert II, più giovane e easy, ma manco tanto.

Negli ultimi decenni entrambi hanno potuto contare sull’allure regale di Caroline, che tra grandi felicità e altrettanto grandi tragedie ha smesso i ridotti abiti della principessa ribelle che era in gioventù, per abbracciare quella dedizione alla causa ereditata dalla madre americana e svolta con impeccabile professionalità. Poi è arrivata Charlène, la nuotatrice olimpica che veniva dal Sudafrica, la cui vaghissima somiglianza con Grace aveva fatto sperare qualcuno in un ritorno ai giorni gloriosi del tempo che fu. Caroline abbandonò dunque il ruolo fino allora esercitato di first lady – e alla nascita del piccolo Jacques, erede del padre, anche l’idea di vedere un giorno sul trono il figlio Andrea – ma a dirla tutta Charlène non ha mai assunto fino in fondo il suo. Comunque le due cognate – i cui rapporti si dice non siano particolarmente stretti – avevano raggiunto un accordo sui due principali appuntamenti benefici, e mondani, del Principato: a Caroline il Bal de la Rose, a Charlène quello della Croix Rouge.

Nel 2020 è andata com’è andata, ma quest’anno si cerca di tornare timidamente alla normalità, e Monaco non fa eccezione. Per cui si è pensato di organizzare ugualmente una manifestazione per la Croix Rouge; non il tradizionale ballo, ma un concerto, più sobrio e più facile da gestire.

Ed ecco che venerdì sera la piazza del Casinò si è riempita di ospiti per ascoltare il jazz di Jamie Cullum. Un evento un po’ ibrido, in cui ognuno si è vestito come voleva: uomini in abito scuro, ad eccezione del sovrano che ha preferito una tenuta ispirata ai colori dell’ente: camicia e pantaloni bianchi più cravatta rossa. Completati da una giacca nera, in un look da yachtman anni settanta. Elegantissima, pure troppo, Caroline, con una mise nei toni del marrone disegnata dal mai troppo rimpianto amico Karl Lagerfeld per la collezione Chanel Primavera Estate 2016. Sicuramente chic, ma Lady Violet ha l’impressione che la principessa non abbia ancora chiarissimo quali colori donino di più ai capelli grigi che ha adottato da poco. Chanel anche per Charlotte Casiraghi – che della maison è testimonial – senza il marito Dimitri Rassam. Per lei un abito corto molto rock; d’altronde la fanciulla, nonostante i due figli e i quasi trentacinque anni, sembra un’adolescente.

Tatiana, moglie di Andrea Casiraghi, ha riproposto il suo classico stile boho chic, in un abito lungo e fluttuante nella fantasia ramage rose di Giambattista Valli, e sandali flat Gianvito Rossi. Una mise che può sembrare troppo semplice, ma lo spezzato del marito non consentiva troppo di più

Al contrario la cognata Beatrice Borromeo, moglie di Pierre, il minore dei fratelli Casiraghi, apparecchiatissima in Dior, sempre bella ed elegante. L’abito è forse eccessivo per l’occasione, tutto tempestato di elementi brillanti e ulteriormente arricchito dal collier Buccellati, ma lei è talmente un bel vedere che la perdoniamo (purtroppo però le foto che la ritraggono non sono granché).

Tutto ciò premesso, arriviamo al clou: Charlène. Che naturalmente non c’era, essendo ancora in Sudafrica Ma il punto è: tornerà a Monaco? E nel caso, quando? Per rispondere dovremmo naturalmente sapere con certezza perché la principessa riluttante sia tornata in patria. Le ipotesi sono principalmente tre: una malattia preesintente che possa essere trattata con successo in Sudafrica, godendo di assistenza e vicinanza della famiglia d’origine. Oppure la famosa infezione otorinilaringoiatrica di cui si parla senza approfondire, evento sempre possibile, anche se questa missione per il salvataggio dei rinoceronti cominciata addirittura a marzo, ben prima che si parlasse di infezione, sembra piuttosto lunghetta. O infine quello che ormai pensa la maggioranza, che si tratti cioè di prove tecniche di separazione; o come si dice tra comuni mortali, una pausa di riflessione. Confesso che pur non essendo madre mi chiedo quanto sia difficile vivere lontano dai propri figli, per giunta così piccoli, e quanto grandi debbano essere la sofferenza e il disagio se portano a un gesto del genere, ove questa si rivelasse la verità. Certo, Charlène non è mai sembrata troppo a proprio agio nei panni principeschi, né nei confini angusti del Principato; basti pensare che dopo tanti anni si esprime ancora con difficoltà in francese. E d’altra parte è noto che la corte monegasca – nonostante le dimensioni ridotte, o forse proprio per quello – non sia un luogo semplice. La stessa Grace ebbe i suoi problemi, nonostante avesse altro temperamento e altro uso di mondo della nuora che non ha mai conosciuto. Alle critiche montanti – e sempre odiose – sul non essere una buona madre, Charlène ha risposto qualche giorno fa postando su Instagram delle foto in videochiamata con i figli, senza che questo ovviamente abbia risolto alcunché.

Ora poi gira – anche in Italia, su Oggi, ripresa da vari siti – l’intervista di Christa Mayrhofer-Dukor, un’aristocratica austriaca che afferma di essere cugina della compianta Grace, e in effetti le somiglia un po’, anche se francamente non sono riuscita a trovare la linea di tale parentela. La signora, che in altre occasioni ha avuto per Charlène parole sia belle sia meno, afferma che la principessa per ora non intende tornare, e non è detto che lo faccia in futuro, avendo ormai compiuto il principale dei suoi obblighi: partorire l’erede. Ora, è vero che questo è pensiero diffuso, ma non potendo verificare vi invito a prendere con cautela questo genere di dichiarazioni; il mondo è pieno di millantatori.

Fermo restando il rispetto per condizioni di salute che possono non essere buone, Lady Violet pensa che al momento tutto sia in divenire, e la presenza al concerto, insieme alla famille princière, di Gareth Wittstock e moglie – la signora in abito verde petrolio, che poco educatamente, mostra un po’ di spalle a Caroline – indichi che al momento la versione ufficiale resta quella della malattia, negando ogni ipotesi di rottura. Vedremo il futuro cosa ci porterà.

Royal chic shock e boh – G7 special edition

Cari lettori, una piccola sorpresa per voi. Questa volta la vostra rubrica preferita inaugura il weekend invece di chiuderlo, e vi racconta il summit del G7, tenuto in Cornovaglia lo scorso fine settimana.

Ad onta del clamoroso squilibrio tra i rappresentanti dei due sessi che segna un netto 6 a 1 in favore dei maschi, se dovessimo dare un titolo all’evento ci piacerebbe chiamarlo pink power, in onore delle importanti signore che hanno aperto e chiuso le danze di rosa vestite. E siccome ubi major con quel segue, iniziamo dalla fine cioè dalla visita – la prima in veste ufficiale – che i Biden hanno fatto alla Regina per l’inevitabile afternoon tea a Windsor Castle.

Ora, tecnicamente è ancora primavera, e io me la vedo Miranda Priestly storcere il nasino affermando: floreale? per la primavera? avanguardia pura! ma credo che Her Majesty se ne infischi serenamente di tutte le Mirande in circolazione, e serenamente indossa il più primaverile degli abiti, a grandi fiori su fondo rosa intenso, del fido Stuart Parvin, più cappello in tinta di Rachel Trevor Morgan. Seminascosta tra la vegetazione, la Jardine Diamond Brooch, una stella a otto punte di diamanti, lascito testamentario di una Lady Jardine scomparsa nel 1981. Come abbiamo detto spesso, Her Majesty è ormai l’icona stessa della regalità, e dunque non può essere ingabbiata in nessuna delle nostre categorie; sublime, e basta. Altro discorso per la First Lady, che ha riciclato un completo azzurro polvere indossato negli USA un mesetto fa. Jill Biden è una bella donna che non dimostra i suoi settant’anni, non credo voglia dimostrarne quaranta, né penso che le interessi entrare nella Best Dressed List. Non una novella Jackie, dunque – definizione abusatissima, spesso senza fondamento – ma sempre graziosa e piacevole. In questo caso il fitting è un po’ così e la giacca troppo grande; mia madre avrebbe detto che nell’insieme fa figura, per me è boh.

La bionda Jill balza agli onori delle fashioncronache due giorni prima quando in compagnia della Duchessa di Cambridge fa visita a una scuola, la Connor Downs Academy nella cittadina di Hayle. L’ambiente naturale per la First Lady, che ha dedicato la vita all’insegnamento (e alla famiglia). Indossa un blazer di un bellissimo fucsia su un abito bianco con gonna scampanata. Ora, abbinare i blazer agli abiti non è mai facile per una questione di pesi e di volumi: in questo caso la giacca di tweed (L’Agence) è troppo pesante e lunga rispetto all’abito, e lo schiaccia un po’. Belle le slingback nude Valentino, che durante questo viaggio ha ben sfruttato. Boh. La Duchessa di Cambridge risponde con un abito rosa scuro, della sua maison preferita, Alexander McQueen. Il colore le dona abbastanza, il modello no; lei è alta e molto magra e quest’abito le fa una vita lunghissima e sproporzionate, che nemmeno la cintura aiuta ad accorciare. Però Lady Violet, una ragazza degli anni ’80, è lieta di questo strisciante ritorno delle spalle imbottite (magari non a punta come queste, onde allontanare il sospetto che l’abito sia stato indossato con tutta la stampella). Boh.

L’insieme abito+blazer dev’essere proprio amato dalla First Lady, che giovedì, al suo arrivo in Cornovaglia compare in un abito bianco e nero (Brandon Maxwell) dagli incerti drappeggi che finiscono per trasformare i pois in olive. Completa la mise un giacca nera che ostenta, spaparanzata sulla schiena, la scritta LOVE (immaginiamo Zadig & Voltaire), accessoriando il tutto con scarpe tozze e pesanti. Shock. La neosignora Johnson, dotata più di denti che di grazia, sceglie invece il rosso di un abito dell’inglesissimo brand L.K.Bennet, che non sarebbe neanche brutto ma è indossato male assai. Boh.

Direi che il più chic dei quattro è senz’altro Mr President.

Per fortuna che c’è Her Majesty; le First Ladies passano, portate dai venti elettorali come novelle Mary Poppins, lei resta. E riceve gli augusti ospiti da par suo, lei che col suo aplomb dimostra inequivocabilmente chi tiene la spada dalla parte del manico.

La scortano le future regine consorti, qualunque sarà il loro titolo una volta che i mariti siederanno sul trono. La Duchessa di Cornovaglia è in bianco e blu, con accessori en pendant. L’abito ha una bella stampa grafica, il modello è quello che Camilla porta spesso e fa bene perché le dona, ed è molto adatto all’occasione, formale ma non troppo. Chic.

La Duchessa di Cambridge ha scelto il total white – come Brigitte Macron, che si intravvede dietro al marito – un robe-manteau firmato Alexander McQueen, bello ma un po’ eccessivo per la circostanza. Al polso sinistro un bracciale a tre fili di perle appartenuto a Diana; ai piedi delle slingback di un beige cipriato bruttarello assai, e totalmente sbagliato per la sua carnagione. Ma attenzione, perché c’è un dettaglio interessante: intravvedete il fiocchetto sul tallone? Ebbene sì, è il modello Deneuve del brand italiano Aquazzurra. E chi ha reso famoso nel mondo brand e modello? Meghan, Duchessa di Sussex e cognata di Catherine! Via, scatenatevi scatenatevi con le supposizioni. Chic.

Fatto il loro dovere, i royals se ne tornano a casa ente il summit procede. Il sabato c’è altro momento conviviale: un barbecue che non ha mancato di attirare critiche da chi desidererebbe organizzarne uno, magari per festeggiare un matrimonio, ma ancora non può. I sette grandi (più due) appaiono affascinati e divertiti – quell’allegria un po’ forzata dei liceali in gita – nell’osservare i volteggi della pattuglia acrobatica; un pomeriggio di quasi estate al mare, in cui ognuno s’è vestito come gli pareva. Come la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, prima a sinistra (dietro di lei il marito Heiko, che non è giapponese come il nome potrebbe far pensare, ma un aristocratico tedesco). Ursula è la pupilla di Angela Merkel, e veste come lei: pantaloni – di solito neri – e giacche colorate; uno stile stituzional-carabinieresco. Seguono i Biden, e il premier canadese Justin Trudeau senza moglie (non vi scaldate, una moglie c’è ma è rimasta a casa coi pupi). Poi i padroni di casa, i Johnson, tra cui fa capolino il capino di Mario Draghi (anche lui senza moglie, donna Maria Serena è piuttosto schiva). La signora in completo pantaloni bianco è Amélie Derbaudrenghien, consorte del belga Charles Michel, Presidente del Consiglio d’Europa, che è alle sue spalle; accanto a lei il primo ministro giapponese Yoshihide Suga con la moglie Mariko. Chiude la fila la Première Dame Brigitte Macron; non pervenuti il marito Emmanuel e la Cancelliera Merkel; si saranno allontanati per decidere un nuovo asse Parigi-Berlino o sono semplicemente stati tagliati fuori dalla foto?

Madame Macron si è vestita da zia di Sicilia alla messa della domenica, con l’aggravante che l’abito è pure di Vuitton, più tacchi a spillo veramente adatti alla spiaggia. Shock. Molto meglio accanto a lei Suga-san, vestita con semplicità: pantaloni bianchi e cardigan grigio perla, en pendant col trench tenuto in mano. Quasi casual, se non fosse per lo splendido collier a più fili di perle. Chic. La First Lady è semicoperta dal piccolo Wilfred Johnson, 13 mesi e mezzo e una zazzera chiaramente ereditata da papà Boris. Trovo questa la peggiore delle mise di Jill Biden: abito bianco a maxifarfalle nere e viola, anche questo del designer texano Brandon Maxwell, che questa volta non ha dato il meglio di sé. O almeno spero. Per ripararsi dal vento fresco stola in tinta, e anche per lei décolleté col tacchetto. Shock. Semicoperta anche Madame Michel, adeguata nel suo completo bianco, a patto di lasciare in albergo i sandaletti a due fasce. Chic. Chiudiamo con la padrona di casa, la trentatreene Carrie Symonds, che è diventata Mrs Johnson lo scorso 29 maggio. La signora sembra prediligere lo stile boho-più-o-meno-chic, come dimostrato il giorno delle nozze, quando ha indossato un abito che sembrava arrivare dritto dritto da Coachella. Il caftano di mussolina a fiori non è male, ed è senz’altro adatto per un pomeriggio in spiaggia. Ora si pone il dilemma: sarà stato noleggiato anche questo come quello da sposa, nel probabile tentativo di smorzare le chiacchiere sui guai economici del marito, che con sei figli ha un menage piuttosto complicato? Ma soprattutto, perché sotto l’abito hippy Carrie ha piazzato dei mocassini? Boh.

Royal chic shock e boh

Il post avrebbe dovuto, come da tradizione, essere pubblicato domenica, ma in fondo anche oggi è festa, e in assenza del tradizionale ricevimento nei giardini del Quirinale che tante soddisfazioni ci aveva dato (Republican chic shock e boh) ricorriamo alle nostre royal ladies, che non deludono mai.

Assecondando una gentile richiesta, Lady Violet pensava di dedicarsi interamente al tour in Scozia che i Duchi di Cambridge hanno compiuto la scorsa settimana, ma il weekend a Madrid ha visto un paio di importanti occasioni, e potremmo mai noi trascurare Sua Maestà la Reina?

Che sabato 29 ha affascinato i presenti alle celebrazioni per il giorno delle Forze Armate. Robe-manteau (da quanto tempo non usavamo questa parola!) in un tenero baby pink, scelta inconsueta e quasi sorprendente per lei, così poco avvezza alle tenerezze, che però le sta d’incanto.

Modello non da tutte con un discreto fitting (migliore sul retro), accessori in una tonalità più scura di rosa, chignon rigoroso, orecchini al lobo in pietre dure, che non disturbano con l’onnipresente mascherina. La dimostrazione che davvero less is more. Chic.

Altra scelta di rigore, con risultato totalmente diverso, il giorno prima, per la Cresima della primogenita Leonor che Los Reyes, sovrani dell’understatement, hanno voluto fosse celebrata in estrema sobrietà, insieme a tutti i compagni di classe della fanciulla. Modesto abitino bluette, un po’ cincischiato, per la cresimanda, più modaiolo quello a fiorellini (Mango) per la sorella Sofía, graziose entrambe. Per la Reina invece pantaloni neri e blusa bianca, con bottoni neri e qualche falpalà di troppo et voilà, l’effetto Pierrette è assicurato. Shock.

Ed ecco Catherine, che ha accompagnato il marito in un tour in Scozia, dove peraltro la coppia si conobbe frequentando la prestigiosa università di St Andrews, non lontano da Edimburgo.

Primo giorno prima mise, colore in nuance con quello di Leonor per un tailleur blu cobalto che tailleur non è: la giacca infatti è Zara, mentre la gonna plissettata una creazione Hope. Fin qui niente male, poi probabilmente la duchessa ha fatto confusione con gli accessori, per cui scarpe e clutch, rigorosamente abbinati, di pelle invecchiata color can che fugge. che trasformano un possibile chic in un boh.

La seconda giornata prevedeva una visita alle freddissime isole Orcadi, il che giustifica il cappotto di cashmere fuori stagione, fieramente criticato qui e là. A me il cappotto (Massimo Dutti) piace molto, ma francamente è l’insieme che mi convince di meno: i pantaloni a zampa hanno una linea che “sporca” quella del cappotto, e la tonalità di colore è troppo fredda; la sciarpa scozzese è d’obbligo, ma quel tartan non aggiunge nulla, e non esalta neanche i colori di Catherine. Però. Però la sciarpa non è stata scelta a caso ma per una precisa ragione: quello è lo Strathearn tartan; e chi porta il titolo scozzese di Earl and Countess of Strathearn? I Duchi di Cambridge, certo! Se vi ricordate, la sciarpa comparve la prima volta nel 2012, durante i festeggiamenti per i 60 anni di regno di Her Majesty, indossata da Catherine sul total red, dove risaltava molto di più. Insomma, la mise per me è shock, ma brava la duchessa che studia da regina con impegno e serietà.

(Ph:Chris Jackson/Getty Images)

Mercoledì 26, il momento clou della giornata è la preview del film Cruella (cioè Crudelia De Mon) offerta al personale del servizio sanitario nazionale – e a una fondazione benefica ad esso collegata – nella residenza reale di Holyroodhouse, trasformata in un insolito drive-in. I Cambridge sono arrivati a bordo della Range Rover Defender appartenuta al nonno di lui, il Duca di Edimburgo, scomparso il 9 aprile scorso. Catherine ha indossato la mise che mi è piaciuta di più (e non perché c’è molto viola; almeno, non solo!): un bellissimo trench lungo, il Marlborough, in Heather Tartan, di Holland Cooper, brand nato nel 2008 con l’intento di valorizzare il più puro stile British. Come sapete non amo le decollété con tacco a stiletto sotto soprabiti così sportivi (e così lunghi) – benché queste, le Velvet Pumps di Manolo Blahnik, siano proprio belle – non mi convince l’abito beige che spunta dal trench, e sembra pure di lamé (per fortuna si vede poco) mi convincono molto gli orecchini di zaffiri e diamanti, per gentile concessione di Her Majesty the Granny Queen. Chic!

Concluderò la rassegna inimicandovi alcune di voi. Giovedì 27, quarto giorno del tour, i Cambridge hanno presenziato alla cerimonia in conclusione dell’Assemblea Generale della Church of Scotland, con Catherine in versione Fata Turchina (sperando che William nel suo discorso non abbia emulato Pinocchio). Lady Violet confessa una certa ostilità verso varie sfumature di azzurro, compresa questa, che va bene per un singolo capo ma non per un total look. Il cappottino di Catherine Walker è anche bello, ma il colore lo rende lezioso, troppo girlie. Personalmente, se proprio non si può fare a meno di usare queste tonalità, preferisco senz’altro linee più asciutte e rigorose che ne attenuino la “bambineschità”. Tipo il robe-manteau di Letizia, per intenderci. Più che quell’azzurro così sfacciato, avrei preferito per un total look la tonalità più polverosa delle scarpe, che la sempre diligente Catherine ha abbinato ad una clutch coccodrillata del brand scozzese Strathberry. La cosa che a me è piaciuta è quella per cui è stata più criticata: la bella scollatura, considerata non troppo idonea all’austerità dell’occasione. Per me è boh.

Aspetto le vostre sempre preziose opinioni, come sapete questa rubrica non è certo la bibbia dello stile, ma l’occasione per quattro chiacchiere sul sofà.

Royal chic shock e boh

Che ne dite, riprendiamo la rubrica domenicale? Lady Violet è convalescente e va ancora un po’ a rilento, ma in questi giorni ci sono state occasioni interessanti che sarebbe un peccato non commentare insieme.

Gruppo di famiglia n°1

Sabato 15 maggio il quindicenne Christian di Danimarca, secondo in linea di successione dopo il padre Frederik, ha ricevuto la cresima. La cerimonia si è tenuta nella chiesa del Castello di Fredensborg, ed è stata l’occasione per vedere tutta la famiglia riunita: un’immagine veramente bellissima, col festeggiato e la sua famiglia in bianco e blu, e la nonna Margrethe in rosso. Elegantissima la sovrana in una mise color papavero che le illumina l’incarnato; che meraviglia queste signore agée vestite di colori brillanti, dovrebbero ispirare tutte le loro coetanee, tristi fidanzatine dei toni neutri. Sulla sua spalla brilla la spilla a forma di margherita che indossa in tutte le occasioni più importanti (l’aveva anche sull’abito da sposa). Chic.

Completo blu per i tre uomini di casa, tailleur pantaloni bianco per la quattordicenne Isabella, stile bon ton – gonna a pois e giacchina di tweed – per la piccola Josephine, 10 anni. Mise supersobria per Mary, che immaginiamo sia la regista di questa perfetta messa in scena: abito midi in seta a micropois firmato Iris&Ink, scarpe nude nella stessa tonalità della pelle (strategia infallibile per allungare le gambe) fascinator blu scuro, Più il tocco che dimostra come Mary abbia imparato a perfezione il linguaggio dei gioielli reali: sull’abito ha appuntato la Connaught Sapphire Brooch, una spilla composta da uno zaffiro contornato da diamanti con un piccolo festone di perle; diamanti e una perla anche nell’elemento pendente. Il gioiello fu donato alla principessa prussiana Luise Margarete in occasione delle sue nozze con Arthur, Duca di Connaught e Strathearn, settimo figlio della Regina Victoria. La loro figlia Margaret portò con sé la spilla andando sposa dell’erede al trono di Svezia, e alla sua morte prematura fu ereditata dall’unica figlia Ingrid, in seguito Regina Consorte di Danimarca e madre dell’attuale sovrana Margrethe II. Mary indossava la spilla il 21 gennaio del 2006, il giorno in cui Christian fu battezzato. Che vi devo dire, l’abito è un po’ triste e non mi fa impazzire ma tutto l’insieme, come avrebbe detto mia madre, mi è piaciuto molto. Chic.

Gruppo di famiglia n°2

Il 17 maggio Máxima d’Olanda compie cinquant’anni; nell’impossibilità di organizzare un gala comme il faut la pirotecnica sovrana si è dovuta accontentare di un concerto al Teatro Carré di Amsterdam, che sarà trasmesso in televisione. Con Máxima e Willem Alexander c’erano la ex Regina Beatrix (che dopo l’abdicazione ha ripreso il titolo di Principessa) e le tre figlie: l’erede al trono Catarina-Amalia, che a dicembre compirà 18 anni; Alexia, che ne avrà 16 il mese prossimo, e la quattordicenne Ariane. Tutte e tre altissime sembrano più grandi della loro età; come tutte le ragazze sperimentano per trovare il loro stile e perciò sospendiamo ogni giudizio; però sono certa che in futuro ci daranno grandi soddisfazioni, o almeno grande allegria. Vestite ognuna a modo suo – una fantasia oscura e un po’ punitiva per Amalia, stile gypsy per Alexia e effetto camicia da notte per Ariane – non potrebbero fornire un’immagine più diversa da quella della famiglia danese, ma in fondo è giusto che ognuno mostri le sue peculiarità.

(Ph: Patrick van Katwijk/WireImage)

La bionda regina ha scelto, come fa spesso, la creazione di uno stilista olandese, in questo caso la giovane Iris van Herpen. I cui abiti sono anche interessanti, ma rischiano di perdere molto del loro fascino quando scendono dalle passerelle. In questo caso si tratta di un fourreau color carne, ricoperto di tulle con un pattern azzurrognolo che sembra un ologramma, o un disegno in 3d.

Francamente lo trovo orrendo, o quanto meno non adatto alla gioiosa fisicità di Máxima. Nonostante l’impressionante demiparure di smeraldi, shock.

Gruppo di famiglia n°3

Martedì scorso Her Majesty accompagnata dal figlio Charles, poi relegato in postazione laterale, ha inaugurato il Parlamento. Di lei e della sua mise, elegantemente riciclata, abbiamo già parlato (Le foto del giorno – State Opening of Parliament 2021) ma c’è un dettaglio che rende la scelta di Sua Maestà teneramente significativa: l’abito a fiori grigi e gialli che completa l’insieme è stato indossato dalla sovrana nella fotografia che la ritrae con Philip per il suo novantanovesimo compleanno. Imbattibile.

La Duchessa di Cornovaglia, terzo e ultimo membro della Royal Family presente, pur rispettando il dress code che prevedeva una mise da giorno, ha scelto di vestire in bianco, colore tradizionalmente usato quando per l’occasione si indossa l’abito cerimoniale.

Bellissimo il cappello Philip Treacy, interessante il soprabito, giocato in due tonalità di bianco – la parte inferiore e una fila di rombi sono in un color ostrica, mentre la parte superiore e la fila di rombi a contrasto sono off white – anche se il tessuto piuttosto rigido non rende impeccabile il fitting. Perfetti gli accessori, rigorosamente in tinta, a partire dalle décolleté bicolori Chanel. Anche Camilla ha appreso a perfezione il linguaggio dei gioielli reali, e indossa una spilla appartenuta alla Queen Mother, un pezzo déco in cristallo di rocca circondato da diamanti, con diamante centrale; la trasparenza del cristallo di rocca rende il gioiello diverso a seconda del colore su cui viene appuntato; sul bianco è veramente favoloso. Chic.

Non è comparsa insieme alle altre, ma la Duchessa di Cambridge è sicuramente una delle royal ladies protagoniste dell’ultimo mese; per la grazia con cui ha affrontato il funerale del principe Philip, per la semplicità con cui ha festeggiato i dieci anni di matrimonio in famiglia, per il garbo e l’empatia con cui affronta i suoi impegni.

Tre giorni fa, in compagnia del marito, è stata a Wolverhampton, dove ha visitato tre organizzazioni che si occupano di bambini e ragazzi in difficoltà. Impeccabile il look da lavoro in total blue: sotto il cappotto lungo dei pantaloni ampia vita a lta (Jigsaw) e una blusa a pois con colletto smerlato (Tory Burch), che non mi fa impazzire ma almeno dà quel necessario tocco di luce. In più il dettaglio raffinato e very British della mascherina in tessuto Liberty. Chic.

Il 7 maggio aveva attirato l’attenzione di molti durante la visita al Royal London Hospital, seguita da quella all’archivio della National Portrait Gallery. In questo caso la scelta è caduta su un cappottino, della collezione 2018 di Eponine London, di un bellissimo rosso arancio foderato di blu elettrico. Si saranno ispirati al classico cappotto casentino? L’abbinamento col beige caramello spegne un po’ l’insieme, ma non mi dispiace. Deliziosa la borsa, la Nano Montreal di DeMellier. Anche questa volta chic.

Royal chic shock e boh – Easter edition

Mettiamola così: il periodo è quello che è, la crisi sanitaria non dà ancora tregua e Lady Violet ha avuto qualche giorno complicato, ma va detto che comunque il periodo pasquale non sempre porta con sé quella serenità che è protagonista di ogni augurio di stagione. E se pensavamo di aver visto il massimo quel giorno di Pasqua di tre anni fa, quando all’uscita dalla messa nella cattedrale di Palma de Mallorca la Reina Letizia quasi mise le mani addosso alla suocera (vi ricordate? 2018 A Royal Year – 12 mesi in 12 foto), quest’anno registriamo addirittura un mezzo colpo di stato in Giordania, col principe Hamzah, fratellastro del sovrano, accusato più o meno velatamente di far parte del complotto (e la di lui madre, la ex regina Noor, che sdegnata lo difende a spada tratta). Proviamo allora noi ad alleggerire l’atmosfera per quanto possibile, esaminando le poche mise viste in questi giorni addosso alle royal ladies. E partiamo da chi di solito non compare nella nostra – invero un po’ singhiozzante – rubrica: lei, Her Majesty Queen Elizabeth II, che di solito non fa parte della rassegna, rifuggendo ormai da ogni umana catalogazione.

Impossibilitata a partecipare al tradizionale rito del giovedì santo, la sovrana ha partecipato in privato alla messa ma ha voluto fare gli auguri ai sudditi con un paio di fotografie che la ritraggono qualche giorno prima – il 23 marzo – in passeggiata col Principe di Galles nei giardini di Frogmore House, a Windsor. Se il futuro re indossa un classico cappotto di cammello, che i maligni sostengono essere lo stesso da decenni (non è vero! ne ha sia a doppio petto sia a un petto solo, come questo) la regina stupisce in loden con mantellina – il modello si chiama Havelock – con stivali e uno dei classici carré Hermès semplicemente annodato sotto il mento.

Da non perdere assolutamente il dettaglio di stile che ha trionfato quest’anno: i guanti tricot. Che nel suo caso immagino siano degli autentici Far Isle e non lavorati da un’insegnate del Vermont come quelli che Sanders ha indossato all’inaugurazione della Presidenza Biden. E adesso chi glielo dice a Bernie? Chic, of course.

Tra le poche ad aver partecipato in persona a qualche evento c’è la Duchessa di Cornovaglia, che due settimane fa ha accompagnato il marito in visita ufficiale in Grecia, per celebrare i due secoli d’indipendenza del Paese. Un viaggio particolarmente significativo per Charles, che non ha marcato di rimarcare l’origine del padre, nato a Corfù quando i Greci celebravano il primo secolo da nazione indipendente.

Per la cena offerta dalla Presidente Katerina Sakellaropoulou Camilla ha indossato un raffinato caftano azzurro polvere con dettagli in oro; in oro anche gli accessori – magari avrei evitato quella mascherina – e una bellissima stola con inserti di pizzo. Chic.

Per gli appuntamenti di giorno la duchessa ha optato sempre per il classico bicolore bianco e blu, che fa sempre la sua figura, perfino sulla mascherina con le tre piume de principe di Galles. Chic.

Bicolore anche per la Reina Letizia, che in visita nella minuscola Andorra ha optato per pantaloni neri e una bella giacca principe di galles (Carolina Herrera), fermata da un’alta cintura (lei può). Una sorpresa le scarpe flat Hugo Boss, che a me piacciono assai, ma naturalmente sottolineano la notevole differenza d’altezza col Rey.

Che al contrario della moglie sceglie il colore: giacca a scacchettoni bluette con cravatta granata – sarà tifoso del Torino? – e gli inevitabili mocassini con nappina. Chic lei, shock lui.

Ancora bicolore, nel classico stile marinaro con tshirt a righe di Hugo Boss, uno dei brand preferiti della Reina, che per la visita al villaggio di Fuendetodos presso Zaragoza, dove 275 anni fa nacque Francisco Goya, ha riciclato una giacchina bianca con grossi bottoni neri indossata la prima volta nel lontano 2008. Fin qui benissimo, ma personalmente detesto sia quei pantaloni gaucho (una mia amica li chiamerebbe acqua in casa) con le sling back kitten heel (tradotto: le scarpine con cinturino al tallone e tacco a rocchetto). Che vi devo dire? Boh.

Il 24 marzo però i media spagnoli hanno distratto lo sguardo dalla rigidamente stilosa Reina per posarlo sulla gemma più preziosa della corona; Leonor, Princesa de Asturias, ha affrontato il primo impegno ufficiale in solitaria, il trentesimo anniversario dell’istituto Cervantes. Se l’occasione era nuova, la mise era invece riciclata: l’erede al trono ha ripetuto pari pari quanto indossato lo scorso ottobre per la consegna dei premi intitolati a lei: abito del brand spagnolo Poète e kitten heel di camoscio nero (Pretty Ballerinas).

Che francamente avrei evitato, perché finiscono con l’intristire un abito non particolarmente allegro, che non fa risaltare l’incarnato eburneo della fanciulla. Il modello dell’abito non mi fa impazzire, ma certamente è assai complicato mettere d’accordo un’età così giovane, un titolo così ingombrante e un’occasione così formale; niente giudizi fino alla maggiore età, ma quanto ci sogniamo di vedere Leonor in un bel rosso, in verde smeraldo, in turchese?

Un Commonwealth Day speciale

A Celebration for Commonwealth Day, così è intitolato lo speciale della BBC andato in onda oggi in luogo della tradizionale cerimonia a Westmister Abbey. E, nel caso qualcuno potesse mai avere dei dubbi, la Regina ha confermato la sua natura di fuoriclasse. Bellissimo lo sfondo del suo discorso – incentrato sui valori dell’amicizia e dell’unità – con le bandiere di tutti i Paesi che del Commonwealth fanno parte, e perfetta lei, as usual.

Tailleur in tessuto damascato azzurro – ma esiste un colore che le stia male? – sul cui bavero brilla una spilla che ha naturalmente un significato particolarmente importante: è la Sapphire Chrysanthemum Brooch, e la su presenza sottolinea ancora una volta il legame con il marito Philip, dato che fu indossata durante il viaggio di nozze, nel lontano 1947, per le nozze di diamante nel 2007.

E ancora nel novembre scorso, quando gli anni insieme sono diventati 73.

Pensiero affettuoso per il marito in ospedale, senza dubbio, ma secondo me anche riconoscimento del ruolo di Philip nella sua vita e in quella della Nazione. Questo matrimonio celebrato nell’immediato dopoguerra, che allora fu cesura tra gli anni della guerra e il nuovo corso che si sperava ricco di pace e prosperità è esso stesso il simbolo del regno di Suo Maestà e della storia del Regno Unito contemporaneo.

Il Principe di Galles nei giorni scorsi ha registrato a Westminster Abbey il suo intervento, incentrato su tematiche a lui particolarmente care: l’impegno fondamentale dei paesi del Commonwealth nella lotta ai cambiamenti climatici nella protezione di scenari naturali unici, dell’ambiente marino e della biodiversità. L’Abbazia imbandierata ha comunque ospitato le performances di tanti cittadini dei Paesi del Commonwealth, opportunamente distanziati.

I Duchi di Cambridge sono invece comparsi dalla loro residenza di campagna nel Norfolk, impegnati in conversazioni con personale sanitario, volontari e charities nei pasi del Commonwealth; in particolare con la sudafricana dottoressa Zolelwa Sifumba, appassionata sostenitrice non solo del diritto alla salute, ma anche di quelli dei sanitario sul luogo di lavoro. Anche Catherine ha scelto il blu per questa giornata, un abito già indossato nel novembre 2019; è il Kate Dress di Emilia Wickstead, che la duchessa possiede in più colori.

E speriamo che per la celebrazione del prossimo anno tutto sia tornato alla normalità.

Domenica, pigrizia e chiacchiere

Non è un gran periodo per nessuno, e Lady Violet non fa eccezione, dunque questa domenica la dedichiamo alla pigrizia in attesa di tempi – e notizie – migliori. Con qualche piccolo consiglio, sperando che possa farvi piacere.

Forse ricorderete che un mesetto fa vi avevo annunciato un evento online dedicato agli abiti da sposa della Royal Family (Royal wedding dresses). Il 10 febbraio Lady Violet l’ha seguito per sé e per voi, facendo la conoscenza di Caroline de Guitaut, Vice Soprintenente di The Queen Works of Art, e Justine Picardie, esperta di moda già redattrice di Harper’s Bazaar.

(Ph: RCT/Screenshot/Fair Use)

Conoscevo di fama Justine Picardie, che ha scritto con grande cognizione di causa (leggi: non parliamo di Signorini) un paio di libri su Mademoiselle Coco, che sono nella mia lista dei desideri: Coco Chanel: The Legend and the Life e Chanel: Her Life, firmato a quattro mani con Karl Lagerfeld; nessuno dei due, per quanto ne so, tradotto in italiano. Nel corso della chiacchierata Picardie – donna di un certo interesse, madre di un chitarrista indie e sposata in seconde nozze con Philip Astor, della celebre famiglia – ha annunciato l’uscita di Miss Dior: A Story of Courage and Couture, che al momento risulta disponibile solo come e-books. La Miss Dior del libro è Catherine, sorella minore del divino Christian, che ebbe un ruolo centrale nella resistenza francese per cui fu arrestata, torturata e internata nel campo di concentramento di Ravensbrück, da cui riuscì a uscire viva. Se ve lo state chiedendo la risposta è sì, il celebre profumo Miss Dior è dedicato a lei. Catherine e il fratello, che lei chiamava Tian, compaiono brevemente nell’ultimo libro che vi consiglio: The Gown: A Novel of the Royal Wedding di Jennifer Robson. Di questo c’è anche la versione italiana, che sto leggendo; il titolo è Le ricamatrici della regina, un romanzo che immagina la vicenda di due giovani ricamatrici che crearono l’abito da sposa della principessa Elizabeth. Non è certo un capolavoro né racconta una storia vera, ma è una lettura piacevole e poco impegnativa, che alleggerisce un po’ il peso di questi giorni e regala uno sguardo interessante nell’Inghilterra post bellica.

Last but not least, da qualche giorno pensavo di proporvi qualche ricetta legata al mondo royal, oltre la classica e ormai un po’ abusata Victoria Sponge. Questa mattina apro i social e mi imbatto nel post di una carissima amica che cucina da dea, e quando ha tempo scrive anche sul suo blog. E che ricetta propone? La Battenberg Cake! Della quale Lady Violet ha sentito parlare senza averla ancora mai assaggiata. E insomma, io il link ve lo metto, se volete provare poi fatemi sapere; personalmente sono certa che sarà buonissima https://mammachebuono.wordpress.com/2015/02/28/nei-panni-di-una-nonna/

Republican chic shock e boh – Governo Draghi special edition

Alle 11:57 di sabato 13 febbraio 2021 il Professor Mario Draghi ha giurato fedeltà alla Repubblica, divenendo così il Primo Ministro del sessantasettesimo Governo repubblicano. Lady Violet, pronta da tempo ad esaminare le mise scelte, è rimasta profondamente delusa dall’omologazione mostrata; ma siccome bisogna cucinare con gli ingredienti che si hanno noi ci proviamo lo stesso. Anche le fotografie sono poche, perciò vi invito a guardare il video in calce al post.

Mario Draghi Presidente del Consiglio ovvero l’uomo senza loden. Accomunato a volte al suo omonimo a capo di un altro Governo tecnico, noto portatore sano del classico cappotto tirolese, Draghi si distingue per l’abitudine a girare sempre col solo completo, a ogni latitudine e temperatura, incurante delle intemperie, il che potrebbe essergli utile nella nuova esperienza. Tale cambio di stile si è già apprezzato in vari ministri che sono stati visti entrare al Quirinale a passo di carica e senza cappotto nonostante le temperature rigide. Per il giuramento il Professore è andato sul sicuro, abito blu scuro e cravatta a mcrofantasia argento e bordeaux. Istituzionalmente chic.

(Ph: Antonio Masiello via Getty Images)

Les cinq Draguettes indecise tra citare il numero caro a mademoiselle Coco o una squadra di calcetto, ben cinque delle otto ministre erano vestite uguali: completo pantaloni nero e sottogiacca bianco. Per carità, si apprezza lo sfoggio di sobrietà in tempi delicati, ma una noia mortale, e il rischio di confondersi ed essere confuse.

Poche le differenze: banale as usual Mariastella Gelmini, Ministra Affari Regionali, che ha cercato di recitare la formula di rito ma si è bloccata a metà; austera Elena Bonetti, Ministra Famiglia e Pari Opportunità, che però all’arrivo aveva rallegrato la sua mise con un foulard colorato; lei il giuramento l’ha detto a memoria, brava! Ancor più austera Marta Cartabia, Ministra della Giustizia, ma la blusa bianca che spara fuori dalla giacca a un bottone anche no. Bella la giacca della neomamma Mara Carfagna, Ministra per il Sud, ma per l’occasione avrei evitato quei pantaloni stile acqua in casa. Insomma, boh.

Mi è piaciuta Maria Cristina Messa, Ministra per Università e Ricerca; (a sinistra): bella la giacca, e anche i pantaloni, e il dettaglio che ha messo in mostra firmando: il classico Square Tiffany. Piuttosto chic.

Sarà stata la fretta, o il timore dell’effetto Bellanova – lì però era proprio sbagliato il vestito, più adatto alla gioiosa leggerezza di un matrimonio che alla solennità di un giuramento al Quirinale – ma di fatto le già sparute quote rosa si sono vestite da uomo. Un giorno faremo un discorso sulla necessità delle donne di vestire in foggia maschile per farsi prendere sul serio, ma oggi vederle spiccare così poco mi ha un po’ intristita, confesso.

Luciana Lamorgese, Ministra dell’Interno è davvero una delle poche donne della sua generazione ad aver conquistato un ruolo solitamente considerato maschile; anche lei ha scelto blusa bianca e pantaloni neri, cui ha abbinato un soprabito ugualmente nero ma di velluto, tessuto pericolosissimo. E infatti, purtroppo, il risultato è uno shock.

Fabiana Dadone, Ministra Politiche Giovanili una delle due signore che hanno scelto la gonna; la palette è simile a quella delle altre ma ha osato di più: tailleur nero, blusa beige a ramages stilizzati neri, borsa superchic e scarpe con tacco assassino come lo spacco, un po’ troppo alto, anche perché lei non è altissima. Poi ho visto la ministra con la mise completa di pardessous. Shock.

Erika Stefani, Ministra per le Disabilità ha altezza e capigliatura degne di una valchiria; anche lei sceglie il bianco/nero: giacchino in tweed similChanel su total black: collo alto, gonna al ginocchio e calze opache (finalmente). Più segretaria spettinata ma efficiente che impeccabile ministra. Boh.

Veniamo ai signori, che hanno dato un grande dispiacere a Lady Violet: nessuno, nessuno col doppio polsino fermato da gemelli. Si va dalla giacca sbottonata su panza in bella vista dei ministri leghisti Giancarlo Giorgetti, Sviluppo Economico e Massimo Garavaglia, Turismo, al brutto completo grigio medio di Roberto Cingolani, Ambiente e Transizione Ecologica, maniche troppo lunghe e camminata alla romoletto. Leggendario Patrizio Bianchi, Istruzione: abito sformato grigio su pullover di lana blu; mi ha ricordato un suo famoso conterraneo, così distratto da mettersi in tasca la pipa accesa. Il Ministro Brunetta, Pubblica Amministrazione, probabilmente si serve da un sarto, ma temo debba cambiarlo. Shock.

Quanto agli altri, si è capito che ormai l’abito si compra già fatto, e si vede: giacche troppo corte, troppo strette, o entrambe (D’Incà, Rapporti col Parlamento, Guerini, Difesa, Franco, Economia) o con qualche difetto di troppo (Giovannini, Infrastrutture, e Patuanelli, Agricoltura, anche per lui il giuramento a memoria). Un po’ insaccato Dario Franceschini, Ministro della Cultura di lungo corso. Avrà giurato sempre con lo stesso vestito? Boh.

Ordinati Di Maio, Esteri; Orlando, Lavoro; Speranza, Salute; gli ultimi due con beneaugurante cravatta rossa. Speranza è il terzo – e ultimo – ministro a pronunciare il giuramento a memoria; lode a lui, elegantini tutti e tre.

Chic l’altissimo Vittorio Colao, Transazione Digitale, che è uomo di mondo e si vede; per lui un bel blu, peccato per il primo bottone sbottonato. Ma si sa, il diavolo si annida sempre nei dettagli.

Qui trovate il video della cerimonia https://www.youtube.com/watch?v=PflPfseaqas

Le foto del giorno – È Carnevale

Siamo probabilmente tutti concentrati in altro, e probabilmente chi non ha bambini se lo ricorda solo davanti a un vassoio di chiacchiere (non quelle di Lady Violet, ma le frappe, bugie, o crostoli) ma questi sono i giorni clou del Carnevale, che mai come quest’anno rischia di passare inosservato. Quale occasione migliore per una piccolissima rassegna di mise reali che replicano, o solamente citano il costume del personaggio della Commedia dell’Arte che Lady Violet ha sempre amato sopra ogni altro: Arlecchino.

Si inizia con un grande classico, che in effetti vi ho già mostrato (Happy Halloween!): Her Majesty Queen Elizabeth II, che il 1 dicembre 1999 partecipa alla Royal Variety Performance in scena al Birmingham Hippodrome con un incredibile abito da sera composto da gonna in squillante seta gialla (il colore varia un po’ a seconda della luce) e blusa in stampa ad arlecchineschi rombi; non è in maschera, ma lei è fuor di dubbio The Arlequeen. Questa mise fece un tale effetto da essere scelto, insieme con quello dell’incoronazione e altri cinque, per vestire una bambola simil-Barbie, ovviamente battezzata Lizzie.

L’origine di Arlecchino è antichissima, incarna lo spirito demoniaco che guida la processione dei dannati, diffuso in buona parte d’Europa; se ne può ritrovare traccia fino al diavolo Alichino, uno dei Malebranche protagonisti di un episodio dai toni comici nei canti XXI, XXII e XIII dell’Inferno. Non c’è però dubbio che quello più noto è il personaggio della Commedia dell’Arte, vestito del classico abito a losanghe colorate: è il servo ignorante ma furbo, il vero antagonista del potere costituito rappresentato in primis dal sovrano, dunque scelta perfetta nel giorno in cui si ribaltano i ruoli, come è il Carnevale che precede la sobrietà quaresimale, la notte di Halloween quando il mondo dei vivi e quello dei morti si rovesciano, o la Festa dei Folli, derivata dai Saturnalia romani, che si svolgeva a fine anno. Feste invernali, in attesa del ritorno della luce.

Questa fascinazione dei sovrani per il costume arlecchinesco, non necessariamente in veste di maschera, è davvero interessante; può dunque stupire che l’abbia indossato una delle sovrane più colte e legate al mondo teatrale?

Margrethe II deliziosa Arlecchina festeggia il nuovo anno, come da tradizione, insieme agli amici più cari: qui è al party di capodanno 2018 a tema The Nutcracker, lo Schiaccianoci, a casa della celebre star del balletto Susanne Heering. Accanto a lei il suo Arlecchino, il Principe Consorte Henrik, che morirà sei settimane dopo. Sicuramente meno impeccabile della moglie, ma in fondo altrettanto sicuramente fedele al suo stile.

Vederli – o piuttosto sbirciarli attraverso la porta – così sorridenti e complici, alla luce di ciò che sarebbe successo di lì a poco, stempera la tristezza in allegra tenerezza.

Ben prima delle due grandi regine, un’altra sovrana subì il fascino di Arlecchino: un abito ispirato al suo costume fu indossato da Ulrika Eleonora, Regina regnante di Svezia dal 1718 a1720, che abdicò poi in favore del marito Frederik von Hessen; questi salì al trono come Frederik I, con la moglie sua Regina Consorte. Non sappiamo quando quest’abito fu indossato, ma certo che è di eleganza e raffinatezza uniche.

Ne ha fatta di strada il goffo servitore, così povero da vestire di ritagli di stoffa!

Se volete vedere altri royals in costume, seguite il link Carnevale, ogni royal fancy dress vale

Queen Rania, fifty&fabulous (parte seconda)

Il 7 febbraio 1999 è l’Ascension Day di Re Abdullah II di Giordania; nel giorno in cui il padre muore il nuovo sovrano giura davanti al Parlamento. La cerimonia di intronazione (in Giordania manca una corona vera e propria) avviene il 9 giugno dello stesso anno, e in quel giorno per la prima volta il mondo può ammirare la bellezza e l’eleganza della nuova regina; quanti si sentivano orfani di Diana e del suo glamour hanno trovato una degna sostituta.

Nonostante il trucco pesante che la invecchia un po’ e le toglie freschezza, Rania risplende in un favoloso abito di Eliee Saab ispirato al costume tradizionale mediorentale, composto da un fourreau di seta beige e un pardessous ricamato. Le cronache dell’epoca attribuivano a questa mise un valore di 2.4 milioni di dollari, ma va detto che la sovrana ha indossato l’abito anche alla cerimonia per i 10 anni di regno, il che lo qualifica ufficialmente come investimento.

Se il Re di Giordania non ha corone da indossare neanche in quel giorno, la Regina sfoggia un pezzo di grande importanza; è la tiara firmata Cartier che il suocero Re Hussein donò alla terza moglie, l’amatissima Alia, morta a soli 28 anni precipitando con un elicottero. La tiara appartiene alla Principessa Haya – moglie in fuga da Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e Premier degli Emirati, accusato di essere un violento padre-padrone – che l’ha spesso prestata alla cognata. Un gioiello di grande effetto, di gusto forse un po’ più orientale e anche un po’ eccessivo – soprattutto in abbinamento con gli orecchini en pendant – ma insomma, in fondo sempre di un’incoronazione si parla.

Tanto questo diadema è importante, quanto è minimal un altro gioiello che abbiamo spesso visto sui capelli di Rania negli eventi formali; creato da Boucheron nel 2008, è una tiara trasformabile non in collier ma in bracciale. è questo che la regina ha abbinato al famoso abito dell’incoronazione celebrando i 10 anni di regno; una versione più misurata di grande eleganza.

Firmata Boucheron anche una terza tiara indossata dalla sovrana: un tralcio di foglie d’edera in oro nero e smeraldi: un pezzo molto particolare e non facilissimo da portare; dato che però è comparsa sul real capo solo un paio di volte, probabilmente si trattava di un prestito della maison francese.

Questo lo stile della regina hashemita: un mix di tradizione e modernità, ispirazioni etniche e grandi griffe. A me piace moltissimo con gli abiti ispirati ai costumi del suo paese, eleganti e scenografici insieme.

Abiti che noi definiamo genericamente caftani, a che hanno nomi, modelli, origini e funzioni anche molto diverse. Rania – che peraltro veramente di rado appare velata – li indossa con un tocco glam che è veramente la sua marcia in più.

Spostando lo sguardo a occidente, la regina ama affidare la sua silhouette così sottile e aggraziata a quegli stilisti dalle linee più semplici e pulite, con una predilezione per Prada e Armani, che l’ha vestita con due degli abiti da sera più belli mai visti.

E poi Valentino, Dior, Givenchy, Fendi, Balenciaga, Vuitton; scelte sicure per uno uno stile urbano e chic, e ogni tanto qualche errore qua e là, tanto per non sembrare troppo perfetta. Mise sempre interessanti, che sia il blu Vuitton indossato per un incontro sulla pace ad Assisi, l’insieme rosa chiarissimo che abbina la blusa al pantapalazzo per la visita alla White House, la gonna a raggi bianchi e neri indossati a Madrid o addirittura il completo Zara.

Con qualche coup de théâtre, tipo la kefiah indossata sul completo a righe, o il nero rigoroso ed elegante in visita a Papa Francesco, col capo coperto da una stola di chiffon bianco, un look che più Audrey non si può.

Invitata di riguardo ai tanti royal wedding degli ultimi anni, non sempre secondo me ha indovinato la mise. A Stoccolma, in lungo per le nozze tra la Principessa Ereditaria Victoria e il suo David era in viola Armani. Nonostante lo stilista (e il colore) all’epoca non mi piacque, e oggi francamente nemmeno. Dalle maniche diverse alla cofana di capelli cotonati tutto troppo pasticciato (e mi asterrò sul frac del Re). E poi perché quel plateau, se già sovrasta il marito?

Per la Boda Real che il 22 maggio unì Felipe a Letizia era veramente splendida in Givenchy Haute Coture; purtroppo aveva ignorato il dress code che prevedeva abito corto e cappello, e certo quella magnifica gonna abbinata a una semplice camicia bianca non può essere contrabbandata come abito tradizionale.

La perfezione non è di questa terra, per fortuna.

La prima parte del post dedicato a Rania lo trovate qui Queen Rania, fifty&fabulous (parte prima)