Royal chic shock e boh

Fine settimana con doppio giorno festivo, dunque anche la nostra rubrica raddoppia coprendo due settimane! Si parte col breve tour in Italia, dal 18 al 20 ottobre, dei futuri sovrani di Svezia con una delegazione di aziende. Victoria ha indossato principalmente capi semplici da working girl, ma la sera di lunedì, ospite dell’ambasciatore svedese a Roma, si veste da principessa. Forse esagerando, perché le altre signore fotografate erano in corto. Ma insomma, the belle of the ball è lei, e si nota.

L’abito grigio argento cosparso di paillettes della maison danese by Malina è sdrammatizzato dalla semplicità del modello e dall’assenza di fronzoli: piccoli orecchini come unico gioiello, poco trucco e i capelli acconciati in un semplice chignon, che è un po’ il marchio di fabbrica di Victoria, e in questo caso pure perfetto. A me è piaciuta molto (però Daniel, rassettati la giacca quando sei con la tua bella moglie. E pure quando sei da solo). Chic.

Rientrata in patria, la principessa cambia registro e abbandona la sobrietà. In visita all’Agenzia per la Sanità Pubblica sfoggia un giaccone plaid – che se si chiama così una ragione ci sarà – e lo abbina a pantaloni e pullover total black. Tenuta da lavoro ideale, soprattutto per un taglialegna in Canadà. Ora, lasciamo passare le scarpine col tacco a spillo che con quel giaccone c’entrano come le polpette coi mirtilli, ma il mollettone per i capelli no, non lo posso perdonare. Shock.

Lungo da giorno e scarlatto per la Duchessa di Cambridge, che martedì 19 ha partecipato a un evento sulle dipendenze nella sede dei premi BAFTA. Dopodiché è partita con tutta la famiglia per una breve vacanza.

(Ph: Getty Images)

Pullover dolcevita Ralph Lauren, così come le scarpe color tabacco, su una gonna plissé di Christopher Kane, talmente ben abbinata da sembrare un completo. Praticamente, trascurando i 10 cm in meno e le dieci taglie in più, una mise da Lady Violet. Che già che c’è si permette di offrirvi un paio di piccoli consigli. Contrariamente a ciò che si pensa, molte gonne plissé donano anche a signore ben più curvy di Catherine; se ne trovano ormai di molti tessuti diversi e con le pieghe di diverse dimensioni. Se vi dovesse capitare, non dite no subito, provate, potreste restare sorprese. Unica cautela la lunghezza: troppo corta fa effetto paralume. Secondo consiglio: la duchessa ha in mano una piccola DeMellier, la Nano Montreal nella variante deep toffee. Si tratta di un brand très chic e amatissimo dalle signore della Royal Family, col pregio di non costare un occhio (per intenderci, siamo nell’ordine delle centinaia e non delle migliaia). Andate a dare un’occhiata e nel caso tenete presente che il 26 novembre prossimo sarà il Black Friday. Chic.

Edvard Munch è il più celebre e celebrato tra i (non moltissimi) pittori norvegesi, nonché autore di uno dei quadri – realizzato in quattro versioni – più iconici della pittura espressionista, a cavallo tra la fine e dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: L’urlo.

Al grande artista norvegese è dedicato nella capitale un museo nuovo e innovativo, inaugurato dai sovrani accompagnati dai principi ereditari. Alla regina Sonja, appassionata d’arte, il marito ha lasciato l’onore di tagliare il nastro. Meravigliosa la sua cappa color aragosta, accessoriata a perfezione con un piccolo pillbox color castagna che si mimetizza tra i capelli. Chic.

Mette Marit è alta, bionda, bella, indossa spesso capi delle maison più prestigiose, ma l’effetto finale non è sempre convincente. In questo caso il cappottone nei toni del blu la insacca un po’, e tutto l’insieme – pantaloni di velluto, sciarpa a disegni cashmere, borsetta Prada – mi sembra pasticciato.

E che senso ha il taglio in vita, che spezza e confonde la geometria del tessuto? Boh.

Ai reali di Norvegia va inoltre la nostra gratitudine per offrirci il primo tiara event da molti mesi.

Com’è tradizione i sovrani hanno ospitato a Palazzo per un gala dinner i membri del Parlamento, in concomitanza con la nascita di un nuovo governo.

Sonja in elegante grigio perla ci offre anche la visione del diadema della Regina Josephine, il secondo per importanza nel suo scrigno. Mette Marit ricicla un bell’abito in pizzo Emilio Pucci, con la delicata parure di ametiste che la suocera le presta spesso. Chic entrambe.

Leonor di Spagna ha festeggiato i 16 anni questo weekend, mentre in quello precedente è stata protagonista di uno degli appuntamenti più importanti per la cultura iberica, i Premios Princesa de Asturias. Un evento articolato in varie occasioni, che andiamo a esaminare brevemente. Primo atto giovedì 21, con il concerto offerto dall’orchestra sinfonica del Principato delle Asturie nella capitale Oviedo, che è tra l’altro la città natale della Reina.

Che è arrivata con un abito verde oliva il cui punto forte è lo spacco piumato, con accessori Magrit color oro. Con lei le due figlie, che essendo ancora minorenni non giudichiamo ma ci sono piaciute tanto: Leonor con un inconsueto wrap dress fucsia, e Sofía in ottanio scuro. Tutte e tre insieme sono davvero in bel vedere, e ho avuto un piacevole flash di ciò che ci aspetta nei prossimi anni. Chic.

Il venerdì mattina all’hotel Reconquista l’incontro con i vincitori delle varie sezioni del premio; impegno istituzionale che richiede una certa sobrietà, disciplina in cui Letizia è campionessa olimpica. E cosa c’è di più sobrio che riciclare un tubino principe di galles di Hugo Boss? Chic. Per essere sicure, anche Leonor si è buttata sul riciclo, scegliendo l’abitino drappeggiato color carta da zucchero, della maison sivigliana Vogana, già indossato a giugno per l’anniversario dell’ascesa al trono del padre. Stile camicia da notte per la sorella Sofía, non mi fa impazzire ma è interessante vedere le due ragazze che iniziano a diversificate le loro scelte di moda.

Scelta che non potrebbe essere più diversa per la consegna dei premi, la sera di venerdì 22; la Infanta opta per uno stile ballerina che francamente è quelli che preferisco tra tutti: lunga gonna in tulle rosa e per contrasto una semplicissima t-shirt nera. La sorella maggiore, Presidente Onoraria dei premi, sceglie invece un miniabito di paillettes a fantasia geometrica, che sarebbe piaciuto alle ragazze del Piper, nella Roma degli anni ’60. A me piace meno, ma non importa. Con loro anche la Reina Emerita Sofía con un robe-manteau a fantasia fiorata su fondo corallo degradante, francamente terribile anche se la sua regale signorilità resta intatta. Shock.

Letizia abbandona invece ogni sobrietà e indossa un abito nero di 2nd Skin Co da Cenerentola al ballo, un po’ inconsueto per lei ma molto divertente, anche se non sono sicura che fosse quello il suo obiettivo. Comunque chic.

Martedì 26 ancora un impegno per i sovrani, questa volta senza le figlie; ancora un premio, questa volta dedicato alla stampa il Francisco Cerevedo. Letizia, un passato da giornalista, sceglie ancora Hugo Boss.

Abito midi (il modello originale è invece lungo fino ai piedi) in crêpe con scollatura sottolineata da una rete che termina in lunghe frange. Ora, il little black dress è chic per definizione, e Letizia in fondo pure, ma in questo caso per me boh.

Se Letizia desse per scontato il suo ruolo come la più chic del reame sbaglierebbe: e l’insidia si annida all’interno della Casa Real.

La fanciulla in blu è la ventunenne Victoria Federica De Marichalar y Borbón, figlia della Infanta Elena, sorella maggiore del Rey, e dell’ex marito don Jaime. Considerata un po’ il brutto anatroccolo di famiglia – è tra l’altro l’unica delle quattro nipoti di Juan Carlos e Sofía a non essere teneramente bionda – prova a sublimare il fisico longilineo e i lineamenti austeri con abiti couture. Eccola agli Elle Style Award Andalucía in velluto Lorenzo Caprile, con spacco chilometrico e profondissima scollatura sulla schiena.

Anche lei ci darà molte soddisfazioni. Chic a sorpresa!

Royal chic shock e boh

Versione mini della nostra rubrica domenicale – visto che intanto siamo arrivati a martedì – interamente dedicata a mise già viste nei post della scorsa settimana, che qualcuno di voi ha già amato o criticato.

La Reina Letizia

Martedì 12 ottobre la Spagna ha celebrato la Fiesta Nacional, e la sovrana ha destato un certo scalpore tra la stampa spagnola tradendo il fido Felipe Varela, che l’aveva vestita – a volte addobbata – nel corso dei anni per la cerimonia. Quest’anno la scelta è caduta su un’altra stilista, naturalmente spagnola: María Barragán, che ha infilato la silhouette sottile della Reina in un wrap dress di jersey azzurro chiaro troppo accollato, troppo casual per l’occasione, con le maniche tirate su come se Letizia si accingesse a lavare i piatti. Non mi dispiace l’abbinamento con gli accessori marroni, ma in generale non mi convince.

Capisco che visti i tempi la Reina si è data un po’ il ruolo di vestale del rigore e della sobrietà, ma se poi sul vestitino semplice semplice ci piazzi quel paio di favolosi orecchini Bulgari, diamanti e due grandi gocce di acqua marina, il desiderio di sobrietà è un po’ meno evidente, diciamo. Che vi devo dire? Boh.

La Duchessa di Cambridge

La presenza delle due prime signore del Regno Unito all’apertura della nuova sessione del Senedd, il Parlamento gallese (Agoriad Swyddogol y Chweched Senedd), ha calamitato l’attenzione della stampa internazionale quando è stato rivelato che la Regina, parlando con la nuora e Elin Jones, Llywydd (cioè presidente) dell’assemblea, riguardo all’emergenza climatica ha lamentato le tante parole e i pochi fatti di molti capi di stato. Noi nel nostro piccolo ne avevamo già parlato, constatando il paio di scivoloni in cui è incorsa Camilla. Che oltre al fondotinta steso con troppa abbondanza e poca cura, sfoggia a une mise rossa che ha destato qualche perplessità. Non per il cappotto di Fiona Clare, secondo me bello – con quelle venature che gli danno forma e carattere – in un punto di rosso bellissimo, probabile omaggio al drago scarlatto che campeggia sulla bandiera gallese.

Il cappello però un po’ perplime. È fatto su misura, nello stesso identico rosso del cappotto, è firmato da Philip Treacy, che non ha bisogno di presentazioni, però la foggia a berretto non è quella che le dona di più; a lei secondo me stanno meglio i modelli più importanti, anche se in questo caso sarebbe stato davvero too much. Inoltre i capelli, che pettina allo stesso modo da sempre, aggiungono confusione e disordine. E la mascherina che pende dall’orecchio no, dai. Meriterebbe lo shock, ma le diamo un boh d’incoraggianento.

I Duchi di Cambridge

La settimana si è chiusa con un bel gala, dedicato alla prima edizione dell’Earthshot Prize, creato da William per promuovere progetti nella lotta al cambiamento climatico (La foto del giorno – Earthshot Prize 2021). Urge un disclaimer: sul green carpet (ideona! Enzo Miccio si precipiterà a copiarla) i duchi hanno seguito alla lettera alla lettera il mantra sustainability, dunque sono arrivati a bordo di un’auto elettrica, hanno richiesto che tutti i presenti evitassero di prendere l’aereo solo per l’evento, e naturalmente hanno indossato abiti riciclati. Conseguenza immediata, lo schierarsi in campo di diverse squadre: il #teamkate, il #teamwilliam, il #teamentrambi, il #teamnessunodeidue. Catherine ha deciso che se riciclo ha da essere allora sia, e ha tirato fuori dall’armadio un abito indossato dieci anni e tre figli fa. Classico Alexander McQueen da quando il geniale è irriverente fondatore é mancato: di tutto un po’. Chiffon lilla, gonna a pelo, corposa cintura dorata né alta né bassa, che contrasta con la leggerezza del tessuto, corpetto con manichina accennata, un po’ bon ton un po’ Fonzie. Più abbondante capello sciolto e atteggiamento easy. Come avrebbe detto mia madre, nell’insieme fa figura, anche se i dettagli non sempre convincono, in generale però la preferisco quando indossa capi più morbidi, che con la sua figura alta e sottile le stanno d’incanto. William sembra aver inaugurato uno stile che chiamerei bald&bold. Per lui giacca di velluto verde scuro su pantaloni e pullover dolcevita nero. L’avrà scelto al posto della camicia per non consumare energia facendola stirare? A me non dispiace, ma volendo fare l’alternativo avrei evitato le scarpe di vernice. Lady Violet con quale team si schiera? Il #teamboh.

Royal chic shock e boh

It’s never too late! Rubrica domenicale prevista eccezionalmente per il lunedì – in modalità elettorale, diciamo – rinviata al martedì causa crack dei sistemi informatici di mezzo mondo compreso il nostro, e infine pubblicata di mercoledì. Questa volta interamente dedicata alla Royal Family, che per tutta la settimana ha offerto spunti ottimi e abbondanti.

Martedì 5 Ottobre

La Duchessa di Cambridge in visita all’University College London compie un capolavoro di riciclo. Per incontrare i ricercatori impegnati in un progetto di studio sullo sviluppo infantile fino ai cinque anni Catherine ha tirato fuori dall’armadio un abito Zara già indossato a gennaio del 2020. Stampa pied-de-poule collo chiuso da un fiocco, leggero il giusto, sobrio il giustissimo: lo stile bon chic bon genre funziona sempre. Avrei messo scarpe di un altro colore, ma vi dirò, queste pump grigie Hugo Boss aggiungono un tocco di spietato rigore che non mi dispiace affatto. Chic.

Sabato 2 Ottobre

Prima di rientrare a Windsor al termine del periodo di riposo trascorso a Balmoral, Sua Maestà ha inaugurato i lavori del Parlamento di Edimburgo, accompagnata di Duchi di Rothesay, titolo che spetta a Charles&Camilla quando sono in Scozia. Per la prima volta dalla scomparsa del marito, durante il suo discorso la Regina ha ricordato commossa i tempi felici trascorsi con l’adorato Philip nelle Highlands, da entrambi tanto amate. Solitamente Lady Violet si astiene dal commentare l’abbigliamento della sovrana, che ormai appartiene all’empireo della regalità, ma in questo caso non si può fare a meno di notare la bellezza della sua mise: il cappotto (Stewart Parvin) e il cappello coordinato (Rachel Trevor Morgan) sono realizzati in una tonalità di verde bottiglia con una punta di blu non solo splendida, ma anche assai moderna; al confronto il classico tweed verde di Camilla sembra smorto, quasi opaco. Sulla spalla sinistra brilla l’originale Queen Mary’s Diamond Thistle Brooch, le cui linee stilizzate evocano il cardo scozzese. Royal chic.

Spilla con i cardi di Scozia, in versione più classica, anche per la duchessa, che indossa un cappottino di tweed con dettagli tartan. Camilla spesso indossa il tartan nelle Highlands, ed è una scelta che mi piace molto; in questo caso però è appena accennato, tanto da risultare didascalico, un esercizio di stile con poca convinzione. Né sono convinta dalla lunghezza dell’orlo del cappotto, né da quelle maniche bianche che sbucano dal polsino, né men che meno dal basco pennuto. Boh.

Mercoledì 29 Settembre

Viaggio lampo a Derry-Londonderry, in Irlanda del Nord, dei Duchi di Cambridge, reduci dal trionfo della sera precedente (sì, stiamo per parlarne). Catherine, di ottimo umore, sfoggia – oltre a un invidiabile coraggio nel maneggiare tarantole, che ha fatto inorridire certe amiche aracnofobiche di Lady Violet – un completo pantaloni di Emilia Wickstead.

Adoro il colore (non ve l’aspettava eh?) e mi piace la giacca, ma non i pantaloni. Che trasformano la falcata sportiva della duchessa in camminata alla John Wayne, e a dirla tutta fanno pure un po’ di borsa al ginocchio. Banalotto l’abbinamento con dolcevita e accessori blu. Boh.

Martedì 28 Settembre

Ricevute da un Daniel Craig in tuxedo fuxia, alla sua sesta e ultima performance nei panni della spia più famosa del mondo, le due coppie che nei prossimi decenni regneranno (senza mai governare) sulla terra d’Albione hanno riportato un po’ di quel glamour scintillante – non privo di un certo humour – cui abbiamo dovuto rinunciare per parecchi mesi. E non si può dire che non si siano messi d’impegno!

La Duchessa di Cornovaglia ha deciso che fosse il caso di omaggiare un celebre personaggio cinematografico vestendosi da Elsa di Frozen: manca il treccione biondo ma c’è l’abito azzurro ghiaccio cosparso di cristalli, creazione di Bruce Oldfield. Contrariamente al solito, nemmeno il fitting è impeccabile – guardate come scende la spalla destra – e anche la splendida spilla di diamanti si perde un po’, almeno nelle fotografie. Peccato perché è un pezzo notevole anche se meno conosciuto tra i gioielli dello scrigno reale: la Princess Marie Louise’s Diamond Sunburst Brooch, appartenuta a Marie Louise, figlia di Helen e nipote di Queen Victoria, che dal matimonio infelice, poi annullato, con Aribert di Anhalt non aveva avuto figli. La spilla è favolosa, purtroppo non basta. Shock.

E poi c’è lei, la Duchessa di Cambridge, una dea vestita d’oro come come la più bella delle Bond girl. Trovo la scelta di Catherine geniale, l’idea è fantastica, l’equilibrio tra glam(our) e hum(our) perfetto, mi piacciono gli orecchini-patacca smaccatamente falsi, i capelli impalcati (e forse neanche ha mai sentito parlare di Moira Orfei, maestra del genere), l’espressione scanzonata che sembra voglia dire non ve lo aspettavate, vero? Un po’ meno mi piacciono le sopracciglia disegnate, così scure e marcate. E l’abito? Ecco l’abito a me non piace troppo.

Disegnato da Jenny Packham – sembra proprio con in mente i film di Bond – ha qualcosa che mi sembra poco armonico: le spalle troppo appuntite, le braccia scoperte troppo in alto, vanificando la funzione del capedress, il tessuto molto leggero, un po’ tanto carta stagnola. Diciamo che per farne un capolavoro ci sarebbe voluta la mano più sicura di Valentino, o l’estro rivoluzionario di Saint Laurent. Però in fondo è un investimento, andrebbe benissimo anche per la prima di altri film, tipo Cleopatra o magari La Regina di Ninive. Nè chic né shock né boh ma wow!

Va bene che less is more, ma mica sempre!

Royal chic shock e boh

È la prima domenica d’autunno e torna la nostra rubrica, sperando che gli eventi pubblici e densi di royals siano sempre di più, testimonianza di un ritorno alla normalità mai tanto atteso.

Montecarlo

Giovedì sera il Principato ha ospitato la quinta edizione del gala Planetary Health, col supporto della fondazione del Principe Sovrano e di quella della sua consorte. La Principessa – ancora in carica ma al momento in aspettativa – è comparsa virtualmente con un messaggio, lontana come una dea degli oceani, mentre al braccio dell’allegro Albert c’era un’altra bionda, e che bionda! La divina Sharon Stone, più grande del sovrano di soli quattro giorni, è una vera diva hollywoodiana, e come tale è specialista nella fondamentale disciplina del dress to impress. In questo caso ha scelto un abito da gran sera di Dolce&Gabbana Alta Moda, in taffeta viola inchiostro (che chiamarlo viola tampone di questi tempi pare brutto); abbinato a sandali neri e a una borsa color prugna, la Devotion; tutto della maison. Nonostante il colore, la cui scelta delizia Lady Violet, la mise non ci fa impazzire, per cui per noi è boh. Però Sharon ci piace a prescindere, per la bellezza, l’intelligenza, la forza e la capacità di risorgere, novella fenice, dai tanti guai che le sono accaduti nel corso degli anni.

Accanto a lei, la pur elegantissima Caroline un po’ scompare, però il contrasto tra il rigore dell’una e l’esuberanza dell’altra è una delizia. La principessa resta fedele a Chanel Haute Couture, di cui indossa un insieme dal vago sapore orientale, caftano e pantaloni, in pizzo lavorato.

Lady Violet la adora, ma è fuori di dubbio che debba ancora perfezionare le sue scelte in funzione della nuova capigliatura nature; abbiamo già detto che il grigio è difficile da portare, ancora più del bianco, e la scelta dei colori è fondamentale per illuminare il viso che altrimenti rischia di risultare spento e invecchiato. In compenso gli orecchini sono un sogno. Chic.

Presenti alla serata anche due rapprentanti della generazione più giovane: Andrea Casiraghi che ha scortato la madre, e Pauline Ducruet, in un originale miniabito/trench rosso amaranto che mette in mostra le splendide gambe. A me è piaciuta (e non accade spesso!): chic.

Utrecht

Lo diciamo sempre, Máxima è un genere a sé, può essere tutto e il suo contrario. È anche una donna bella e fascinosa, anche se a volte (spesso) è too much – almeno per il nostro gusto – quando sembra emergere prepotente la sua anima sudamericana. Veste spesso Natan, che secondo me non le fa sempre un buon servizio. Qualche sera fa, in compagnia del sovrano marito, ha partecipato a Utrecht al concerto per i 100 anni del Nederlandse Bachvereeniging, il più antico ensemble di musica barocca del Paese, e per l’occasione ha riciclato una creazione della maison belga. Il total color, in un delicato cipria, le dona, e i capelli acconciati in uno chignon le tolgono quell’aspetto un po’ disordinato che le regala spesso la chioma lasciata allo stato brado. Dovrebbe però stare attenta ai tessuti pesanti e lucidi, come quello di questi pantaloni, che rendono monumentale la sua giunonica figura. Boh.

New York

Giovedì 23 ha preso il via il tour newyorkese dei Duchi di Sussex che, mollati i pupi a casa, sono volati sulla East Coast. Il passaggio dall’assolata California alla Grande Mela dev’essere stato scioccante per Meghan, che è apparsa sempre vestita da inverno pieno, con tanto di cappotto. Il viaggio della coppia è iniziato con una visita a Ground Zero, ospiti del sindaco Bill de Blasio e della neogovernatrice dello Stato Kathy Hochul, il che ha fatto arricciare il naso di chi ha letto nel gesto l’intento di presentarsi come (o la convinzione di essere) una sorta di royal family americana.

Anyway, per l’occasione Meghan era opportunamente abbigliata in total black (o blue, secondo Vogue US): cappottino Emporio Armani, pullover dolcevita, pantaloni di taglio maschile veramente troppo lunghi su pump dal tacco altissimo e sottile. Discreta, piuttosto scontata, boh.

In seguito c’è stato l’incontro con l’ambasciatore USA all’ONU, e in questo caso la duchessa si è vestita da vera working girl: ha mantenuto il pullover, sostituito i pantaloni con una pencil skirt (o forse è un abito intero) e cambiato il cappotto, nonostante i 27 gradi; questa volta la scelta è caduta su un classico Max Mara, il Rispoli. Italiana anche la borsa: la classica Iside Valextra. Chic, ma per carità le maniche del cappotto arrotolate no!

Altro giro all’ONU, altro incontro – questa volta col Vice-Segretario Generale Amina Mohamed – altro cappotto Max Mara, il Lilia, bellissimo, in cashmere color tabacco, mortificato da camicia e pantaloni di un beige che non ci azzecca granché, da cui spuntano le pump Manolo Blanhik in camoscio che abbiamo intravisto il giorno del suo compleanno. Sorry, non mi convince, boh.

La mise che sulla carta avrei preferito è ahimé quella che le sta peggio: un insieme giaccone più pantaloni Loro Piana in un bellissimo color bacca con dettagli a contrasto (con un altro paio di pump Manolo en pendant), indossato per visitare una scuola di Harlem ai cui studenti la duchessa ha declamato, e credo donato, la propria recente fatica letteraria: The Bench. Il che potrebbe rientrare nel reato di tortura, ancorché leggera. Veniamo alla mise: è tutto troppo grande? La giacca è troppo squadrata? I pantaloni troppo larghi? I capelli troppo spioventi? Direi tutto, e pure altro. Shock.

Finale col botto; al Global Citizen Live, dove Harry ha tenuto uno dei suoi speech, Meghan ha indossato un miniabito Valentino con ricami di cristalli all’orlo al collo e sulle brevi maniche. Un vestitino che si prende la responsabilità di evidenziare i difettucci della duchessa (anche quelli che non ha): pancino postgravidanza – ricordiamo che alla fine ha partorito da neanche 4 mesi – forma monoblocco; inoltre il girocollo non la slancia, e la pettinatura non aiuta. Terribile l’abbinamento con scarpe nere, probabilmente scelte per il cappotto, l’ennesimo, con cui è arrivata. Furbissima la borsa: è la Lady Dior, dedicata a Diana che le donò fama eterna: Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte). éurtroppo non basta una borsa, né una firma. Shock.

Le foto del giorno – Prinsjesdag 2021

Oggi è il terzo martedì di settembre, e i Paesi Bassi celebrano il Prinsjesdag, il giorno del Principe, in cui riapre il Parlamento, e dinnanzi alle Camere riunite il Re legge il discorso del trono.

Il dress code si pone nel mezzo tra la luterana sobrietà dei reali scandinavi e la sontuosità regale del Regno Unito: morning suit per gli uomini, abito lungo da giorno, con cappello, per le signore. E va da sé che la regina Máxima – che quest’anno ha dovuto rinunciare alla carrozza d’oro, esposta in una mostra – in un’occasione del genere sia più flamboyante che mai.

La sua scelta è caduta su Natan, uno dei suoi fedelissimi, che la addobba con un insieme metà Via col vento metà Signora in rosso (per fortuna la metà superiore) composto da una ricca gonna a fiori tapisserie, con tanto di sottogonna, più blusa, cappello/calotta/turbante (riciclato) guanti e clutch rosso pomodoro, che ci stanno un po’ come la pizzaiola a merenda (e a dirla tutta i guanti sono anche più aranciati). Rosse anche le scarpe, che hanno l’indubbio pregio di non vedersi troppo. Insomma, una volta di più lei è lei, la si odia o la si ama, e noi la amiamo. Però bisogna dirlo, la fortuna di Máxima – oltre alla bellezza, alla simpatia e al coraggio – sono anche i parenti.

Accompagnava la coppia dei sovrani, come da tradizione, quella composta dal fratello minore di lui Constantijn, e dalla consorte Laurentien. Che quanto a tappezzeria non vuole essere seconda a nessuna, per cui sceglie un abito in una fantasia fiorata vecchiotta e tristarella, che in movimento non sembra male, ma sembra pesante e finisce per ingoffarla.

Mettendo da parte un attimo le mise delle signore, l’impressione è che la vita stia riprendendo la normale routine, e presto torneremo alle belle abitudini, tipo l’amata (da voi, ma anche da me) rubrica chic shock e boh. Fingers crossed!

Il battesimo di Julian

Battezzato oggi il piccolo di casa Bernadotte, Julian Herbert Folke, Duca di Halland, terzogenito di Carl Philip e Sofia e ottavo nipote dei sovrani, nato lo scorso 26 marzo, bello come il sole e moderatamente interessato all’evento di cui era protagonista, come tutti i suoi coetanei.

Cerimonia in una bella giornata di sole svedese – che immaginiamo meno soffocante di quelle che stiamo vivendo noi – nella Cappella della residenza reale di Drottningholm, alla presenza di un’ottantina di invitati. Il piccolo ha indossato l’antico abito battesimale di famiglia, cui il nonno ha aggiunto il nastro azzurro dell’Ordine dei Serafini, riservato ai soli Bernadotte e ai capi di stato stranieri, (tra cui il Presidente Mattarella), che comunque Julian non potrà indossare prima della maggiore età.

Accanto all’altare la corona del principe Federico Adolfo, antica di 250 anni; è infatti tradizione esporre una delle corone principesche in occasione di battesimi matrimoni e funerali dei principi di Svezia.

Padrini sono stati Jacob Högfeldt, che ha conosciuto Carl Philip sui banchi di scuola, Frida Vesterberg, amica di Sofia e cofondatrice della ONG Project Playgroung, Patrick Sommerlath, nipote della regina Silvia, e un’altra coppia di amici: Stina e Johan Andersson.

Impeccabile come sempre la sovrana nella più classica delle mise, molto stile Jackie: tailleur acquamarina con pillbox in tinta e accessori neutri. Non imitata da nessuna delle due figlie, che hanno scelto entrambe lo stile romantico (pure troppo): rosa/mauve per Victoria, azzurro per Madeleine

La futura regina indossa l’Adele Dress By Malina, che ha un aspetto piuttosto leggero nonostante l’abbondanza di stoffa, i capelli raccolti nel solito tiratissimo chignon – evidentemente non soffre di emicrania – con un non meglio identificato accessorio come acconciatura. Deliziosa Estelle in rosa; spesso in occasioni speciali la bimba ricicla abiti appartenuti alla madre quando aveva la sua età, e questo potrebbe davvero essere uno di quelli, dato che sembra tanto un modello anni ’80. Menzione speciale – come sempre, Lady Violet ha un debole per lui – per il piccolo Oscar, imbronciato come d’abitudine e pure dotato di cravattino Irresistibile!

Dopo lunga assenza, dovuta principalmente alla pandemia, ma forse anche a una certa insofferenza verso gli obblighi reali, si rivede Madeleine con tutta la famiglia; ed è subito rapsodia in blu. La principessa, che l’anno prossimo compirà i 40, indossa un abito in tessuto stampato color fiordaliso di Zimmermann; non ritenendo evidentemente sufficienti rouches e falpalà, si è piazzata in testa una decorazione floreale a cascata (la segreta speranza di Lady Violet è che a un certo punto sia cascata davvero, a terra). Accanto a lei il marito anglo americano Chris O’Neal, che sembra sempre aver dormito vestito, essersi appena svegliato, e trovarsi lì per caso, col tipico malumore che precede il primo caffè.

Belli e simpatici i fratelli maggiori del battezzando: Alexander, cinque anni, e Gabriel, quasi quattro, che durante la cerimonia hanno senz’altro attirato l’attenzione senza però mettere la chiesa a ferro e fuoco (la cugina Leonore, prima figlia di Madeleine, al battesimo di uno dei cugini fece veramente l’ira di Dio; e come dimenticare Felipe Juan Froilán de Marichalar, che, paggetto al matrimonio dello zio con Felipe con Letizia, assestò un calcio a una damigella?).

Last but not least i genitori, Carl Philip e Sofia. Se lui con l’uniforme da ufficiale di marina fa la sua figura – e che figura! – lei ha pensato di onorare la moda italiana indossando un abito di Etro il Santa Barbara Maxi Dress. Che come tutti i capi di sapore etnico va interpretato.

Se l’estetica della maison si basa sull’idea di uno stile décontracté, con abiti di lusso ma indossati sempre in modo disinvolto e con un mood rilassato, la cosa peggiore che si possa fare è trasformarli in mise bon chic bon genre, con le scarpette scollate e pure bianche, un look che mio padre, appassionato di operetta, avrebbe definito da Principessa della Czarda. Ed evidentemente il sole scandinavo batte più di quanto pensiamo; cosa può essere stato se non un colpo di sole a spingere la graziosa Sofia a fermarsi i capelli con un fiocco-monstre che sarebbe stato eccessivo pure nei favolosi ma sovrabbondanti anni ’80?

Nota tecnica: questo è il primo battesimo reale a non essere stato trasmesso in diretta televisiva. Ciò dipende probabilmente dal fatto che in conseguenza della decisione presa dal sovrano nel 2019 a Julian non spetta il predicato Sua Altezza Reale, pur restando settimo nella liea di successione. La cerimonia verrà comunque trasmessa in differita domani, domenica 15, su SVT.

Le foto del giorno

Com’è tradizione, all’inizio di agosto la famiglia reale spagnola si trasferisce a Mallorca, nella residenza estiva di Marivent. Un appuntamento che la Reina Letizia non ha mai amato troppo, e sinceramente è difficile darle torto dato che si tratta di vacanze per modo di dire, visto che i reali anche nell’isola delle Baleari hanno sempre alcuni impegni, più o meno formali.

Mercoledì sono stati in visita al Centro de Interpretación del Paraje Natural de la Sierra de Tramontana, che dal 2011 fa parte del patrimonio dell’umanità selezionato UNESCO, ma la ragione per cui Lady Violet ha scelto queste immagini è un’altra. Guardandole ho avuto netta l’impressione che siamo davanti a un cambiamento epocale: per la prima volta, Letizia opta per un paio di espadrillas rasoterra, mentre le due figlie indossano un modello con la zeppa; così facendo la madre si defila un po’ lasciando la ribalta alle due ragazze. Nel delicato splendore dell’adolescenza, sono entrambe deliziose: Leonor con un mindress a piccoli disegni bianchi e blu (& other stories), mentre Sofía – che si sta rivelando la più rock delle due, come le è consentito dal diverso ruolo – con una tutina smanicata la cui lunghezza (o meglio, cortezza) sottolinea le lunghe gambe. In azzurro la Reina, con un wrap dress (Adolfo Dominguez) che fa un po’ troppo effetto vestaglietta, accessoriato da una tote in tessuto più o meno etnico, un classico estivo sempre di moda.

Come ci siamo detti altre volte, sembra che il rigore applicato dai sovrani nell’educazione delle due figlie stia dando i suoi frutti, e speriamo che in futuro Letizia riuscirà a mollare un po’ della sua rigidità sentendosi – e mostrandosi – più rilassata. Magari deve ancora lavorare su qualche sguardo ma insomma, non pretendiamo troppo tutto insieme. D’altronde Leonor è stata sempre la daddy’s girl, e dato il suo futuro non strano che il padre abbi per lei un’attenzione particolare.

Los Reyes hanno incontrato molti bambini; alcuni, membri di un coro, hanno cantato per loro, ma l’attenzione dei più è stata attirata dal piccolo Sergio, fan sfegatato del re che ha inseguito e chiamato più volte, per poi domandargli perplesso: “Pero Felipe, ¿dónde está tu corona?”. Niente mantello, né scettro, né corona, nemmeno una tiara; che delusione!

Quante spose di luglio!

Those who in July do wed, must labour for their daily bread

Chi si sposa a luglio si deve guadagnare il pane quotidiano. Probabilmente perché per loro portare il pane in tavola non è di solito un problema, luglio è un mese gettonatissimo per i royal wedding, compreso il più famoso di tutti , quello di Charles e Diana, ormi entrato negli anta.

Se Paola Ruffo di Calabria lascia Roma alla volta di Bruxelles per diventare Principessa di Liegi il 2 luglio 1959 sposando Albert – fratello del Re dei Belgi e poi re a sua volta – nel 2014, il 6, il maggiore dei nipoti della coppia, Amedeo, fa il percorso inverso e viene in una Roma torrida a sposare la deliziosa – e italianissima, nonostante il cognome – Elisabetta Rosboch Von Wolkenstein. Paola indossa un abito couture e il sontuoso velo ereditato dalla nonna (belga a sua volta) che nell’emozione del momento finisce per calpestare. Elisabetta è in Valentino dalla testa ai piedi; nel suo caso il prezioso velo di famiglia resta nel comò.

(Ph: Riccardo De Luca)

È il 3 luglio 1993, un sabato, quando la cattedrale di Vaduz addobbata a festa accoglie il principe ereditario, Alois, che sposa la duchessa Sophie in Bavaria. Nonostante la proverbiale discrezione del Liechtenstein, è un matrimonio molto interessante per più di una ragione: innanzi tutto il rango dell’aristocraticissima sposa, che non solo appartiene al casato dei Wittelsbach, ma è anche nella linea di successione giacobita, che discendendo da James II si oppone alla successione degli Hannover, quella della Royal Family regnante. In secondo luogo abbonda di scapoli d’oro più o meno alla ricerca di una consorte di rango adeguato; all’epoca qualcuno sogna un matrimonio tra l’allora venticinquenne Principe delle Asturie Felipe e Tatjana, sorella ventenne dello sposo. Philippe del Belgio, timido e riservato, ha 33 anni ed è quasi fuori tempo massimo; è l’erede apparente al trono su cui siede solidamente lo zio Baudouin: la sua situazione apparentemente tranquilla si ribalta in appena 4 settimane, con la morte dello zio e l’inattesa ascesa al trono del padre Albert. Philippe trova in seguito l’anima gemella in Mathilde d’Udekem d’Acoz che sposa nel dicembre 1999.

Lady Violet, che deve di lì a breve fare da testimone a due delle sue migliori amiche – sempre damigella e mai sposa! – cerca ispirazione per le sue mise nei reportage di questo royal wedding, ispirazione che genera un clamoroso cappello di paglia con fiocco in organza per uno dei due matrimoni, celebrato di mattina.

Se il matrimonio di Philippe e Mathilde è l’ultimo royal wedding del millennio, il penunltimo credo proprio che sia quello di Alexia di Grecia, primogenita dei deposti Costantino e Anne-Marie, che il 10 luglio sposa nella cattedrale ortodossa di Londra l’architetto spagnolo Carlos Morales. Alexia ci dà la grande, e rara in questa generazione, gioia di vedere indossata la famosa tiara del Khedivé, che per tradizione indossano le spose discendenti di Margareth di Connaught (qui trovate la storia di questo splendido diadema A Royal Calendar – A Greek royal wedding).

Same month same place per il fratello minore di Alexia, il diadoco Pavlos, che il 1 luglio 1995 impalma la graziosa Marie-Chantal Miller, di Valentino vestita, alla presenza di varie regine consorti e ben due regnanti: Her Majesty The Queen e Margrethe di Danimarca, zia dello sposo. Marie-Chantal appartiene all’aristocrazia del denaro ma non a quella del sangue, e diademi di famiglia non ne ha, per cui la suocera Anne-Marie le presta la Antique Corsage Tiara – in origine un devant de corsage appartenuto alla Regina Victoria di Svezia – che la madre Ingrid, Regina Consorte di Danimarca, le ha donato per i 18 anni.

L’altissimo profilo di queste nozze fa passare in secondo (o terzo, o quarto) piano quelle che nello stesso giorno si svolgono a Monaco, dove la principessa Stéphanie sposa con sole nozze civili il padre dei suoi due figli, Daniel Ducruet, già sua guardia del corpo. Per lei un abito corto che mette in mostra le belle gambe, realizzato da una sarta monegasca. L’espressione di papà Rainier, fiero oppositore alle nozze, è tutta un programma. Non ha tutti i torti, papà: il matrimonio dura appena quindici mesi, e finisce con Daniel fedifrago praticamente in mondovisione.

Evidentemente il fratello di Stéphanie non è superstizioso: nonostante la fine ingloriosa del matrimonio della sorella, Albert II sceglie la stessa data per sposare Charlène: nel 2011, il 1 le nozze civili e il giorno dopo quelle religiose. Come sapete, i due coniugi non hanno trascorso insieme il decimo anniversario: lui nel Principato con i figli, lei in Sudafrica convalescente da una misteriosa malattia. Solo il tempo ci dirà se la malasorte ha colpito ancora, a noi per ora non resta che riguardare le immagini di un matrimonio che al di là del glamour, delle mise della sposa – Chanel e Armani Privé – qualche nota stonata l’ha suonata da subito, come il bacio un po’ forzato dopo la cerimonia civile, o lo sposo infastidito dalle lacrime della neoconsorte.

Scelgono luglio anche due nipoti di Albert: Louis Ducruet, figlio maggiore di Stéphanie e Daniel, sposa la sua Marie Chevallier nel 2019, il 26 e il 27 (vi ricordo che nei Paesi dove non c’è concordato tra Stato e Chiesa sono necessarie due cerimonie, civile e religiosa). Un matrimonio magari privo dell’allure di raffinata eleganza della Monaco dei tempi d’oro, ma sembra felice e i due sposi davvero innamorati. L’abbiamo raccontato qui Le nozze di Louis e Marie.

Come dimenticare poi il matrimonio di un altro nipote di Albert II, Pierre Casiraghi, con Beatrice Borromeo? Siamo nel 2015, e per loro le nozze iniziano in luglio, il 25, e finiscono il 1 agosto, dal Principato all’Italia, in un tourbillon di invitati (alla cerimonia civile assistono pure Travaglio e Peter Gomez, dato che la sposa lavora per il Fatto) party, location diverse, paparazzi, ospiti vip e jeunesse dorée internazionale, e vestiti, vestiti, vestiti, con la sposa che indossa Valentino, Alberta Ferretti, Armani, solo per citare i principali. Abbiamo cercato di sintetizzare tutto in questo post: A Royal Calendar – 1 agosto 2015.

In questa rassegna non può mancare il Regno Unito, che quanto a matrimoni di luglio si piazza tranquillamente al primo posto. Il 6 luglio 1893 nella Chapel Royal, a St. James’s Palace, si celebrano le nozze tra il Duca di York George e Mary di Teck, che saliranno al trono diciotto anni dopo. Lei appartiene a una ramo minore della Royal Family ed è stata fidanzata con il fratello maggiore di lui, quel Duca di Clarence che in vita di non gode di grandissima reputazione (qualcuno lo mette pure nella rosa dei possibili Jack the Ripper) e muore sei settimane dopo il fidanzamento. Il comune dolore probabilmente avvicina i due, che finiscono per innamorarsi; sarà un matrimonio solido e felice.

(Ph: Royal Collection Trust)

Anche l’attuale Duca di York, Andrew, ha sposato Sarah Ferguson in un giorno di luglio: il 23, nel 1986. Anche il loro matrimonio è durato poco; sembra che Sarah soffrisse molto la solitudine dato che il marito, ufficiale di Marina, era lontano per buona parte dell’anno e fu protagonista di un ruspante scandaletto agli inizi degli anni ’90 che portò al divorzio. Nulla in confronto dello scanalo che ora coinvolge lui, di una gravità che potrebbe penalizzare la Corona stessa. Quel giorno di luglio li vede chiaramente innamoratissimi, e forse lo sono ancora; il loro appassionato bacio al balcone è rimasto famoso per le ragione opposte di quello tra i Principi di Monaco, compresa la scomposta interazione con la folla urlante. A quel matrimonio Lady Violet ha dedicato uno speciale chic shock e boh Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition,

Beatrice, figlia maggiore della coppia, ha sposato il suo Edo Mapelli Mozzi il 17 luglio dell’anno scorso, e ora è in attesa del primo figlio. Nozze celebrate durante la pandemia, riservate ma molto emozionanti, per il particolare momento, per l’abito della sposa, prestatole dalla nonna come la tiara, la stessa che Her Majesty aveva indossato per il suo matrimonio, e per la presenza del nonno Philip, ritratto in pubblico per l’ultima volta. Questo è uno dei post che abbiamo dedicato alle nozze di Edo e Beatrice: Le parole di un royal wedding.

La cugina di Bea, Zara Phillips, quest’anno ha festeggiato l’arrivo del figlio maschio – scodellato sul pavimento del bagno di casa – e i quarant’anni; il 31 sarà ancora festa per i dieci anni di matrimonio con Mike Tindall. Per loro nozze scozzesi, nella Canongate Kirk sul Royal Mile di Edimburgo, precedute da un party sul royal yacht Britannia, ancorato ormai in pianta stabile nel porto della capitale scozzese, e seguite da un ricevimento a Holyroodhouse, residenza ufficiale della Regina in Scozia. Zara indossa un abito creato dal sarto caro alla nonna, Stewart Parvin, che come notato anche con l’abito di Beatrice, ama sottolineare gli orli con alte fasce (Here comes the bride!). Sulla testa bionda della sposa brilla la Meander Tiara, grande favorita di Lady Violet, prestito della madre Anne che l’ha ereditata dalla nonna paterna Alice. Un gioiello che come pochi altri parla di Grecia e di classicità, di cultura.

Last but not least, il matrimonio del secolo (scorso) che incolla davanti agli schermi televisivi la bellezza di 750 milioni di spettatori: è il 29 luglio 1981, quando il principe di Galles porta all’altare la giovanissima Lady Diana Spencer. Nato come un sogno e trasformatosi rapidamente in un incubo, è stato scrutato, analizzato, radiografato da chiunque in ogni modo. La Royal Family ha deciso per il basso profilo e il quarantesimo anniversario è passato sotto un inglesissimo silenzio cui anche Lady Violet si è adeguata; se volete, questi due post ne trattano alcuni aspetti: Invitate al matrimonio del secolo e Diana the bride.

Jackie, la donna che visse tre volte (parte terza)

Nel giorno in cuiavrebbe compiuto 92 anni, concludiamo il ricordo di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis; in calce trovate i link per i precedenti capitoli.

(Ph: David Cairns/Getty Images)

“Non sia dimenticato quel breve luminoso momento che fu Camelot” dice Jackie Kennedy a Theodore White che va ad intervistarla per la rivista Life il 29 novembre, una settimana dopo la morte del Presidente.

La Camelot del ventesimo secolo finisce con un regicidio.

Dopo la tragedia, dopo le immagini iconiche che contribuiscono a creare il mito, come il tailleur rosa di Jackie macchiato del sangue del marito (Quel tailleur rosa), dopo il funerale che mischia l’austera solennità del rito alla tenerezza dei due orfani, resta una vedova di trentaquattro anni che deve ricostruire la vita per sé e per i suoi bambini. Intanto, anche se sembra brutto, Jackie e i figli devono sgomberare rapidamente dalla White House, che è diventata ufficio e residenza del nuovo Presidente Lyndon B. Johnson; la famigliola torna nella casa di Georgetown da cui i Kennedy erano usciti per diventare la prima coppia del Paese e scrivere una pagina di storia.

Washington è e resta la città di Jack, il suo ricordo è ovunque e rinnova il dolore ad ogni respiro; è ora di ricominciare, altrove. Il suocero, che di fatto li mantiene, vorrebbe nuora e nipotini a Boston, sede del clan Kennedy, ma Jackie decide di tornare alle origini: la loro meta sarà New York. A settembre 1964 si trasferisce coi bambini in un grande appartamento al numero 1040 della Fifth Avenue: quattordici stanze di cui cinque camere da letto, un grande soggiorno affacciato su Central Park, una bella cucina – dove lei in verità entra raramente – camini dappertutto. Sarà la sua casa per il resto della vita.

Non sono tempi facili, gli Americani si aspettano che lei sia la vedova della nazione, ma alla sua età Jackie vuole probabilmente qualcosa di diverso per sé e per i figli, a partire dal rispetto della loro privacy. In questo insolito ruolo di First Lady Vedova Jackie continua a partecipare a molte manifestazioni che ricordano il marito: il 14 maggio 1965 è nel Regno Unito, ospite con i figli della Regina, che inaugura il John Kennedy Memorial a Runnymede. È sempre di uno chic assoluto, la ex First Lady, semplicissima in total white, mentre Her Majesty – maggiore di soli tre anni – non resiste al richiamo di quei cappelli tutti tempestati di fiori, così di moda da influenzare perfino le cuffie da bagno. Anche i bambini sono in bianco come la mamma, col piccolo John, quattro anni e mezzo, che dà la manina al Duca di Edimburgo.

Sono i figli il suo pensiero principale, aldilà di ogni ambizione o desiderio personale, è il futuro di Caroline e John Jr. a preoccupare Jackie. Ma la situazione precipita il 6 giugno 1968, quando Robert, fratello minore del presidente ucciso e candidato a sua volta alla presidenza, viene ucciso a Los Angeles durante la campagna per le primarie. Jackie si convince che i Kennedy sono diventati un bersaglio, e non si sente più sicura negli USA. Tra la sorpresa di tutti e le critiche di molti, decide di sposare Aristotele Onassis. Che è sicuramente ricchissimo – forse il più ricco – decisamente non bello, anche se chi lo conosce gli attribuisce un certo fascino; parecchi anni (ventirè) più di lei, e qualche centimetro in meno di altezza.

Che non sia il classico matrimonio d’amore lo rivela il prenup, il contratto prenuziale che regola dettagliatamente e minuziosamente perfino i rapporti coniugali. Il matrimonio si celebra il 20 ottobre 1968 a Skorpios, isola greca dello Ionio di proprietà dello sposo. La sposa si conferma una fuoriclasse dello stile indossando un abito bianco avorio che scandalizza i benpensanti, dato che il candido abito nuziale è simbolo della purezza della nubenda, inadatto quindi alle seconde nozze. Ma lei si è innamorata: non tanto del nuovo marito, quanto di un giovane stilista di Voghera che proprio quell’anno ha incantato con la sua White Collection; l’abito creato per queste nozze lo proietterà definitivamente nell’empireo della moda, e gli aprirà le porte del mercato internazionale. Valentino crea per Jackie un abito corto, con gonna a pieghe piatte e un corpino lungo e accollato intarsiato di pizzo, le lunghe maniche trattenute da alti polsini. Un abito sofisticato e quasi rivoluzionario, in aperto contrasto con la moda dell’epoca che prediligeva forme geometriche e colori squillanti. In pochi giorni la maison, tempestata di telefonate da vecchie e nuove clienti, vende ben 400 abiti della collezione, e sembra che anche Audrey Hepburn abbia voluto il suo, nel nuovo Jackie style.

Non è un matrimonio felice, troppo diversi gli sposi, che passano insieme il tempo strettamente necessario. Va detto che Onassis è sempre molto affettuoso e paterno con i bambini Kennedy, mentre sua figlia Christina, neanche diciottenne all’epoca del matrimonio, non riesce a legare con la matrigna. Ari torna presto tra le braccia dell’amata Maria Callas, che lo adora, mentre la moglie, ribattezzata Jackie O, diventa la regina della mondanità internazionale e dello shopping.

I rotocalchi sono pieni delle sue immagini e del suo stile: i pantaloni bianchi, i sandali infradito, i grandi occhiali da sole, i foulard Hermès legati in testa, la borsa a spalla (Gucci gliene dedica una che ha ancora un grandissimo successo e viene riproposta continuamente), i bijoux, soprattutto quelli favolosi di Kenneth J. Lane (Jackie, Kenneth e la collana dei sogni) mentre passeggia per Capri o per Ravello in compagnia di Valentino o di Gianni Agnelli, che si vocifera sia più di un amico.

A separare definitivamente i coniugi arriva una nuova tragedia: nel 1973 l’adorato figlio di lui, il venticinquenne Alexander, muore in un incidente aereo gettando il padre in una disperazione da cui non si solleverà più. Anche il matrimonio con Jackie è finito, ma Ari muore prima di finalizzare il divorzio. È il 1975, Jackie ha 46 anni ed è di nuovo vedova, ma questa volta è totalmente padrone di sé e del suo destino.

Inizia la sua terza vita. Torna in pianta stabile negli USA. riapre l’amato appartamento al 1040, ma invece di godersi l’eredità Onassis continuando la vita lussuosa degli ultimi anni si trova un lavoro. Il primo settembre di quell’anno inizia a lavorare per la casa editrice Viking; poi passerà alla Doubleday, e continuerà questa attività che l’appassiona tanto fino alla fine; i paparazzi che l’hanno assediata nelle residenze dei Kennedy o nei luoghi del jet set, ora la inseguono per le vie di New York, mentre va a piedi in ufficio.

Trova anche l’amore: Maurice Templesman, mercante di diamanti suo coetaneo. Un uomo “normale” forse il vero grande amore della sua vita. Nel 1988 lui si trasferisce da lei, si occupa delle sue finanze e sembra riesca addirittura quadruplicare i 26 milioni di dollari ereditati da Onassis. La primogenita Caroline si è sposata e la rende nonna di Rose, Tatiana e John, l’adorato figlio John Jr le crea invece qualche grattacapo: vorrebbe fare l’attore mentre lei lo spinge verso la carriera legale, e frequenta ragazze che non le piacciono troppo: dalla storica girlfriend Daryl Hannah, a Madonna (probabilmente l’incubo di molte suocere). Forse Jackie vede il figlio troppo simile al padre, anche lui avvolto dalla meravigliosa maledizione di essere un Kennedy.

Ma almeno questa volta la tragedia le è risparmiata: all’inizio del 1994 le viene diagnosticato un linfoma non-Hodgkin; la sera del 19 maggio muore nella sua casa. I suoi funerali vengono celebrati quattro giorni dopo nella chiesa St. Ignatius Loyola in Park Avenue, la stessa dov’era stata battezzata 65 anni prima. Maurice Templesman, l’uomo che l’ha amata, rispettata, protetta, mai tradita come John, mai esibita come Ari, e le è stato accanto in ogni momento nei brevi mesi della malattia, legge una poesia che lei amava: Itaca, di Konstantinos Kavafis.

E aggiunge che il loro viaggio insieme era stato “troppo breve, purtroppo, troppo breve”, ma “pieno di avventura e saggezza, risate e amore, galanteria e grazia”

Trovate qui i capitoli precedenti:

Jackie, la donna che visse tre volte (parte prima) Jackie, la donna che visse tre volte (parte seconda)

Qui il post sulla morte di John F. Kennedy Jr. A Royal Calendar – 16 luglio 1999

Le foto del giorno – El Día de Santiago

Oggi è il 25 luglio, giorno di San Giacomo Maggiore. Protegge varie città, come la bella Pistoia, ma è soprattutto noto come patrono della Spagna, dov’è Santiago, il santo di Compostela. La sua festa è sempre molto sentita in tutta la penisola iberica, ma assume particolare importanza in quello che viene definito anno giacobeo, cioè quando il 25 luglio cade di domenica. Come oggi.

Per questo oggi Los Reies sono stati accompagnati dalle figlie, al loro debutto alla Ofrenda al Apóstol en el Día de Santiago,, e bisogna ammettere che Leonor e Sofía, lasciti nell’armadio i vestitini da bambine, stanno confermando le nostre più rosee previsioni, rivelandosi delle jeunes filles en fleurs di rara delizia.

Anche se le loro mise ripropongono la diachia rosa/celeste, le tonalità accese fanno la differenza: shocking pink per Leonor, che come suo padre porta appuntata sulla spalla sinistra di un abito finalmente “da grande” la decorazione del toson d’oro, turchese per Sofía con un delizioso modello a pieghe sciolte.

Elegante Letizia, che ha riciclato un abito di Carolina Herrera in chiffon color cipria con foglie e fiori in diverse tonalità di rosa, un filo troppo corto, per me. Una mise che la sovrana aveva indossato per i Premi Princesa de Asturias nel 2017; in quella occasione però le scarpe scure e pesanti mortificavano la leggerezza dell’abito. Io preferisco sicuramente questa versione con slingback e borsetta fucsia.

Non si arrabbierà la Reina, ma per gli accessori – e non solo per quelli – Lady Violet preferisce le figlie: Le scarpine nude si armonizzano abbastanza bene con l’incarnato delle fanciulle, mentre il fucsia di quelle di Letizia non esalta le sue gambe abbronzate (la sovrana dev’essere l’unica donna cui le gambe si abbronzano più del resto del corpo). Per ora la differenza di altezza tra Leonor e Sofía viene ancora colmata dai tacchetti delle scarpe dell’una contro le flat dell’altra, ed entrambe sono ormai più alte della madre, per cui anche la futura regina sarà tutt’altro che lo scricciolo che sembrava destinata a diventare fino a qualche tempo fa.

Potete ammirare loro (e El Rey, che è sempre un bel vedere) nel video pubblicato da ¡Hola! https://www.hola.com/realeza/casa_espanola/20210725193565/reyes-hijas-ofrenda-santiago

Qui trovate il post dello scorso anno Le foto del giorno – A Santiago de Compostela