Le foto del giorno – Elizabeth & her line

Accompagnata dal figlio minore Edward – cui speriamo vengano riconosciuti tangibilmente la fedeltà e l’impegno nei confronti della FirmHer Majesty è arrivata a sorpresa alla stazione di Paddington per l’inaugurazione della Elizabeth line.

I treni contrassegnati dal logo viola (scelta eccellente!) inizieranno a viaggiare la settimana prossima; collegheranno la capitale con l’aeroporto di Heathrow e le contee vicine, e si stima che trasporteranno annualmente duecento milioni di viaggiatori. Se vi sembra di aver già sentito parlare di Elizabeth line, dobbiamo tornare indietro di sei anni, quando il progetto fu presentato a Sua Maestà in occasione del novantesimo compleanno.

In quella occasione la sovrana era in glicine intenso, in nuance con il logo; oggi invece ha scelto il giallo sole, luminoso e allegro come il suo sorriso: pardessous in crêpe di lana Stewart Parvin e cappello con rose azzurre Rachel Trevor Morgan, già indossati in precedenza. Sulla spalla una spilla in diamanti e oro giallo (giallo su giallo, che chic!): la Singapore Shield. Rappresenta un uccello del paradiso realizzato con una particolare tecnica a filigrana, e fu un dono del presidente fi Singapore per il Diamond Jubilee del 2012.

Un addetto al servizio ha fornito a Sua Maestà una oyster card (la carta ricaricabile che consente di viaggiare sui mezzi pubblici londinesi) e le ha spiegato come usarla e come controllare il credito. Oh nice, splendid ha risposto lei.

La visita della sovrana non era stata preannunciata, ed è stata confermata solo un’ora e un quarto prima. È stato necessario dunque cambiare velocemente la targa da scoprire, che portava il nome del Conte di Wessex.

Edward si è dovuto accontentare di scortare la madre, poi è salito a bordo del treno e ha compiuto in anteprima il viaggio da Paddington a Tottenham Court Road e ritorno, quest’ultimo viaggiando nella cabina di guida insieme alla conducente, miss Carinne Spinola.

Tutti a bordo, il viaggio del Platinum Jubilee è iniziato!

The final farewell – I dettagli

Esattamente un anno fa, il 17 aprile 2021, trenta persone accompagnavano il Duca di Edimburgo nell’ultimo viaggio. E noi oggi celebriamo l’anniversario con i dettagli della cerimonia di ringraziamento in suo suffragio celebrata lo scorso 29 marzo. Che è stata anche l’occasione più recente cui ha partecipato la Regina, che da quel giorno non compare in pubblico. Quest’anno ha saltato sia il tradizionale Royal Maundy Service del Giovedì Santo, dove è stata rappresentata dal figlio Charles e dalla nuora Camilla (Le foto del giorno – Maundy Thursday), sia la Messa di Pasqua nella St. George’s Chapel a Windsor, dove non sono mancate le generazioni più giovani.

L’allestimento

La cerimonia nell’Abbazia di Westminster ne ha interessato l’area interna, la più sacra, compresa tra il Quire (il Coro), il Sacrarium e il Poet’s Corner. L’addobbo floreale era stato pensato come ulteriore omaggio alla vita di Philip, e composto nei colori rosso bianco e blu, quelli della bandiera del Regno Unito (e rosso a parte, anche quella della natia Grecia).

Insieme con rose e gerbere, alcuni fiori scelti per il loro valore simbolico: l’infiorescenza spinosa di colore azzurro si chiama Eryngium Maritimum, in inglese sea holly; francamente non la conoscevo, ma chiaramente allude alla carriera in Marina del duca. C’erano orchidee, come quelle che componevano il bouquet della sposa Elizabeth, e i garofani, in ricordo di quelli che decoravano la tavola per il rinfresco del loro matrimonio. A me l’insieme non è piaciuto granché, ma davanti al sentimento e al patriottismo Lady Violet fa un passo indietro.

Chi c’era e chi no

Nonostante avessero confermato la loro presenza, il giorno prima della cerimonia è arrivata da Oslo la notizia che i sovrani norvegesi non sarebbero andati. Il Re era stato trovato positivo al test covid solo un settimana prima, ed evidentemente le sue condizioni sconsigliavano il viaggio. Harald V è ricomparso in pubblico martedì 5; lui e Sonja hanno ricevuto a Palazzo i vincitori della Medaglia del Re, che ogni anno premia quei norvegesi che si siano distinti in campo sociale e culturale.

Piuttosto ridotta la presenza della famiglia reale greca, cui Philip apparteneva per nascita: non c’era Costantino II (suo nonno era fratello maggiore di Andrea di Grecia, padre del Duca di Edimburgo) la cui salute da tempo non è buona, e mancava anche sua sorella, la Reina Emerita Sofia, attesa il giorno dopo a New York. Presenti la Regina Consorte Anne-Marie, il Diadoco Pavlos con Marie-Chantal e il fratello minore Philippos con la moglie Nina. Philippos era stato tenuto a battesimo da Philip – di cui peraltro porta il nome – e dalla defunta Diana. Come lui anche Margarita di Romania, che porta il bellissimo titolo di Custode della Corona Rumena, ha avuto il duca come padrino di battesimo.

C’erano i nipoti tedeschi, gli stessi tre che lo scorso anno parteciparono al funerale a Windsor; da sinistra nella foto, preceduto dalla moglie Stephanie Anne, è Bernhard, principe Ereditario di Baden (sua nonna era Theodora, la seconda delle sorelle di Philip) segue Penelope Knatchbull, Countess Mountbatten of Burma; oltre ad essere una cara amica, sua suocera Patricia e il Duca di Edimburgo erano cugini di primo grado. Seguono Saskia Binder e il marito Philipp, Principe di Hohenlohe-Langenburg (sua nonna era Margarita, la maggiore delle quattro sorelle del duca), chiudono la fila Floria Franziska von Faber-Castell – della famiglia dei produttori di matite – e il marito Donatus, Langravio d’Assia. Donatus è l’unico dei tre a non discendere direttamente da una sorella di Philip, benché sia Cecile sia Sophia, le due più giovani, sposarono membri della famiglia von Hesse. In compenso la nonna di Donatus era la compianta Mafalda di Savoia, per cui possiamo dire che era presente anche un po’ di italico sangue reale.

Altro sangue savoiardo quello che scorre nelle vene di Kiril di Bulgaria, Principe di Preslav. Secondogenito di Simeon II, Zar (e in seguito anche Primo Ministro dei Bulgari), sua nonna era Giovanna di Savoia, la minore dei cinque figli di Vittorio Emanuele III ed Elena.

(Ph: AP/Frank Augstein)

Tutto ciò premesso, la presenza più attesa era sicuramente quella del Duca di York, che non ha tradito le aspettative e ha accompagnato la madre, viaggiando con lei nella Bentley reale e scortandola fino al suo posto. Tutto bene? Non ci giurerei, perché la stampa britannica ha subito iniziato a domandarsi se Andrew abbia capito che si è trattato di un’occasione straordinaria, in pratica la sua ultima uscita pubblica, o non abbia piuttosto iniziato a pensare che si sia trattato dell’inizio della sua revanche. Le voci che vorrebbero addirittura la madre in qualche modo da lui manipolata si intensificano, di pari passo con l’insofferenza del Principe di Galles e del figlio William. Tanto che una delle ragioni per cui i Cambridge stanno pensando a un trasferimento a Windsor sarebbe una maggiore vicinanza alla nonna e contemporaneamente il controllo del comportamento dello zio. Non c’è dubbio che con Charles sul trono Andrew sarà più o meno elegantemente accompagnato alla porta posteriore, nel frattempo lui per non perdere l’abitudine si è ritrovato coinvolto, questa volta in compagnia della ex moglie Sarah, in un altro scandalo. Avrebbe ricevuto una consistente somma di denaro da una signora turca, in cambio di non so bene quale favore, somma che sarebbe stata usata in parte per il matrimonio della figlia Beatrice, ma poi restituita. Uno zio diplomatico una volta, parlando della politica britannica, mi disse che alla fine i Laburisti inciampano sui soldi mentre i Conservatori sul sesso. Giustamente Andrea mantiene una regale neutralità, e inciampa sia sui soldi sia sul sesso.

Non c’era invece, né lo aspettavamo, il Duca di Sussex, probabilmente per il contenzioso col Governo – e più in generale con la Royal Family – per la protezione personale richiesta col modo pasticciato e il tono petulante che stanno diventando la sua cifra. In compenso Harry è arrivato in Olanda dove dal 16 al 22 si tengono gli Invictus Games. E non è venuto solo, ma accompagnato dalla sua signora. E da una troupe di Netflix, per realizzare – finalmente – uno dei loro progetti milionari. Però arrivando in Europa un salto a salutare la nonna Elizabeth e babbo Charles l’hanno fatto. Meno male!

Il linguaggio selle spille

Abbiamo parlato della scelta insolita ma commovente della Regina, e dell’omaggio pieno di rispetto della Duchessa di Cornovaglia (The final farewell); ma non sono state le uniche royal ladies a parlare attraverso le loro spille.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Margrethe II di Danimarca, secondo me una delle più eleganti, indossava un completo in tessuto gessato blu creato dalla sua sarta preferita Annette Freifeldt, composto da gonna, sottogiacca e giacca di 7/8. A corredo degli autentici gioielli da lutto, d’altronde sempre di una pronipote di Queen Victoria stiamo parlando! Gli orecchini in onice nero con croci stilizzate in argento sono solitamente esposti nel Museo di Amalienborg, ma la sovrana li porta spesso ai funerali. Così come la cosiddetta Begravelsesbrochen (spilla funebre), che indossava anche al funerale del marito Henrik, quattro anni fa. Realizzata in oro smalto nero e diamanti fu realizzata in memoria della bisnonna Luisa di Prussia.

(Ph: REUTERS/Toby Melville)

Sua sorella Anne-Marie, Regina Consorte di Grecia, indossava una spilla di diamanti a forma di ancora, dono del marito Costantino, che alle Olimpiadi di Roma, nel 1960, aveva vinto l’oro nella vela. Quale scelta migliore per salutare un vecchio marinaio?

(Ph: Getty Images)

Menzione di grazia e delizia per la giovanissima Lady Louise Mountbatten-Windsor, figlia dei Conti di Wessex e dunque nipote della Regina e del Duca di Edimburgo. Sul giacchino blu la fanciulla ha appuntato una spilla a soggetto equestre, la stessa che portava l’anno scorso del funerale del nonno, con cui divideva la passione di condurre le carrozze nello sport degli Attacchi.

Last but not least

Lo so lo so che state aspettando un’analisi della mise di Catherine, eppure c’è chi ha fatto di peggio: la bella India Hicks, unanimemente considerata – e di solito a ragione – una style icon, parte supersobria con un piccolo copricapo a goccia, continua con un abito accollatissimo di un serio grigio e poi scivola su uno spacco letteralmente inguinale. Per quei tre di voi che non la conoscessero, India è figlia di Lady Pamela, figlia minore di Lord Mountbatten e dunque cugina prima del principe Philip; venne alla ribalta mondiale che non aveva 14 anni, il 29 luglio 1981, quando fu una delle damigelle del matrimonio di Diana con Charles, suo padrino di battesimo. Notevole l’aplomb del signore che l’accompagna: David Flint Wood, suo partner di lunga data e padre dei suoi cinque figli; i due si sono sposati lo scorso settembre.

Finalmente eccoci alla Duchessa di Cambridge. Appena l’ho vista due cose mi hanno colpita: perché un abito così leggero, e perché in nero – ancorché punteggiato di pois – se evidentemente il dress code lo aveva escluso. Domande entrambe senza risposta: la seconda rientra nel più ampio campo della mise sbagliata, la prima sfiora uno dei grandi misteri delle royal ladies di ultima (e penultima) generazione, che spesso appaiono – soprattutto di sera, va detto – con abiti impalpabili senza protezione e francamente senza ragione. In questo caso invece il mistero è solo uno: perché? L’abito è firmato Alessandra Rich, che aveva fornito a Catherine un altro abito a pois, di ben altra linea, secondo me (Dress like a Princess – Purple edition). È in leggerissimo crêpe de chine, è pure Made in Italy, ma ahimè non è un abito adatto alla prima parte della giornata per modello e lunghezza della gonna, dotata pure di spacco, anche se casto. E non fatevi trarre in inganno dal colletto con abbottonatura laterale, che evoca la kosovorotka, la tipica blusa indossata dagli uomini russi.

(Instagram @mariechantal22)

Infatti un’altra royal lady – per altro presente alla cerimonia, Marie Chantal di Grecia – indossava lo stesso vestito alla vigilia di Natale, come testimonia la fotografia postata sul suo account Instagram. E non oso pensare se l’avesse indossato anche lei… Se l’abito di Catherine era sbagliato, in compenso il cappello era sbagliatissimo. Disegnato da Awon Golding per Lock & Co. in inglese quel modello si chiama boater, sailor o matador a seconda dell’altezza della corona, dell’ampiezza della tesa e del tipo di decorazione.

Quello di Catherine è più simile al matador, più ampio degli altri due (che spesso è ornato da pompon o nappe pendenti, qui assenti); insomma un cappello da gaucho, o per non farla tanto lunga un cappello tipo gondoliere. Un modello che compare nel Settecento in testa ai marinai, poi diventa popolare tra gli uomini per eventi estivi all’aperto. Piace anche alle signore, che se ne adornano sempre più spesso (ma sempre per eventi informali) e si impone definitivamente all’inizio del Novecento grazie a una signorina di nome Coco, che a Deuville inizia a proporre alle signore dell’alta società giacche, pantaloni, cardigan, ispirati al guardaroba maschile. Un cappello che va dunque benissimo a Ascot o per eventi meno impegnativi, non certo una messa di suffragio, C’è poi un’altra regola, e ve la spiego come l’ho imparata in casa mia. Alle cerimonie religiose bisognerebbe mostrare un po’ di modestia, regola questa in effetti più rigorosamente osservata nel mondo cattolico, dove ai funerali in caso si porta una mantilla. Bisognerebbe comunque astenersi dal indossare copricapi troppo grandi – ho sempre amato questa parte – perché sono occasioni in cui ci si abbraccia e ci si bacia, e dunque c’è il rischio di qualche scappellamento. Ora ai matrimoni la regola viene allegramente bypassata, affermandosi invece l’idea della scena e della bellezza di cappelli più importanti, ma nelle occasioni funebri no. Sorry.

The final farewell

Con una commozione mista a sollievo abbiamo visto la Regina arrivare a Westmister Abbey – sulle sue gambe, seppure con l’ausilio del bastone – per assistere alla solenne messa di suffragio in memoria dell’amato Philip.

(Ph: The Scotsman)

Era con lei in auto, e l’ha scortata fino al suo posto all’interno dell’abbazia, il figlio Andrew. Ci ha sorpreso la sua presenza? No, nei giorni scorsi è capitato di parlarne anche con qualcuno di voi, convenendo che sarebbe stato giusto così. Se dunque Lady Violet non è stata sorpresa dalla presenza del Duca di York, lo è stata invece alquanto dalla scelta dei colori. La Regina e le due signore che le sedevano più vicine – la figlia Anne e la nuora Camilla – erano tutte e tre in verde scuro. Più o meno quella tonalità nota come Edinburgh Green, strettamente associata al Duca di Edimburgo e intorno a lui variamente declinata, dalle livree dei suoi valletti alle sue auto, compresa la vettura usata a Windsor per trasportarne la salma il giorno del funerale (Le foto del giorno – L’addio).

Sul cappotto verde scuro la sovrana ha indossata una spilla con un profondo significato: è la Grima Ruby Brooch, creata dal gioielliere Andrew Grima con rubini incisi (di recupero) e oro giallo in un’astratta forma contemporanea, un dono che la regina ricevette dal marito nel 1966. L’italoinglese Grima era nato a Roma il 31 maggio 19201, dieci giorni esatti prima di Philip; trasferitosi nel Regno Unito con la famiglia, si era sposato anche lui nel 1947 con la giovane figlia di un gioielliere con cui aveva iniziato a lavorare, per poi rilevarne l’attività. Nel 1966 vinse – unico artigiano orafo nella storia del premio – il Duke of Edinburgh Prize for Elegant Design; e Philip volle donare alla moglie un pezzo della collezione premiata.

Si impone una riflessione: immagino quanti siano i gioielli legati al marito che Sua Maestà avrebbe potuto scegliere. Indossando questo, piuttosto che celebrare il loro legame, ha preferito rendere omaggio al marito e a ciò che lui ha realizzato nella sua vita. Così come la mise verde e la spilla colorata, certamente non da lutto, celebrano la vita di Philip, non la sua morte. E la stessa messa è una cerimonia di ringraziamento, per la sua vita e per tutti coloro che lo hanno avuto nella propria.

Sulla falsariga della sovrana, la Duchessa di Cornovaglia ha indossato orgogliosamente il badge dei Rifles – reggimento di fanteria, la cui uniforme è a sua volta nella stessa tonalità di verde, in questo caso ribattezzato Rifles green – di cui Camilla è Colonel in Chief, incarico “ereditato” dal suocero (Due giovanotti). La duchessa aveva indossato lo stesso badge anche al funerale di Philip, il 17 aprile dell’anno scorso (L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.).

In questa atmosfera così densa di significati e di simboli entra a gamba tesa la Duchessa di Cambridge con una delle mise più clamorosamente sbagliate di sempre: un abito nero a pois bianchi accompagnato da un cappello da gaucho. A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che il nero non fa automaticamente lutto né tanto meno sobrietà. Per fortuna c’erano George e Charlotte ad attrarre l’attenzione! Louis, che non ha ancora quattro anni, è rimasto a casa, come tutti i più piccoli tra i pronipoti di Philip ed Elizabeth.

C’erano invece tre dei cinque nipoti della Princess Royal: Savannah e Isla Phillips col padre Peter, e Mia Tindall con i genitori. A casa naturalmente i figli delle principesse York, presenti con i rispettivi mariti, i due più piccoli dei Tindall e appunto Louis.

Di Archie e Lilibet neanche parlarne, come peraltro dei genitori.

Chi c’era dunque? Tutti e quattro i figli, tutti i nipoti tranne Harry e cinque dei dodici pronipoti, i più grandi. Mi è piaciuta molto la diciottenne Lady Louise – il fratello James mi piace sempre – con un vezzoso cappellino; meno sua madre Sophie Wessex, infiocchettata come un uovo di Pasqua.

C’erano alcuni dei nipoti di Philip – che avevano partecipato anche al funerale lo scorso anno – e la sua cara amica Penny Knatchbull.

Penny, elegantissima contessa Mountbatten of Burma, è stata anche l’unica presente al funerale a non essere un familiare stretto. Presente in massa la famiglia della Regina, a partire dai figli della sorella Margaret, David Lord Snowdon e Lady Sarah Chatto con marito Daniel e uno dei prestantissimi figli. Tra quelli visti da Lady Violet durante la diretta: il duca di Kent con figli e nuore ma senza moglie (che non sta benissimo e non compare in pubblico da un po’) suo fratello Michael di Kent con la moglie Marie Christine – non la mia favorita tra le royal ladies – i figli e i rispettivi coniugi. L’altro cugino, il Duca di Gloucester, con la sua simpatica moglie danese, che come si può vedere raramente azzecca un cappello.

Tra i reali stranieri sorprendentemente la Reina Letizia, col marito Felipe VI, ha indovinato il colore e si è presentata in verde scuro dalla testa ai piedi, anche se la sua perplessità sui cappelli si vede tutta; questo sembra un calamaro che l’è piombato sulla testa. Verde scuro anche per Beatrix d’Olanda, e sono certa che il suo non fosse un caso, mentre la nuora Máxima accanto a Willem-Alexander appare monumentale (non è un complimento) in abito grigio e cappa nera.

In compagnia dei mariti, Mathilde del Belgio in nero con perle, Margherita di Romania in grigio troppo perla.

E poi i sovrani di Svezia: lei in blu un po’ schiacciata dal cappello, lui che sembra quell’attore con due espressioni: col sigaro e senza il sigaro. Peccato che Carl Gustav non fumi, almeno in pubblico.

Non mancava la famiglia reale greca, cui Philip apparteneva, e in rappresentanza del Granducato, da sola, Maria Teresa, in pantaloni e senza cappello; in fondo, che sarà mai, è solo una messa solenne!.

Consentitemi a questo punto una riflessione un po’ antipatica: si dice che il funerale è l’occasione sociale perfetta, si può partecipare anche senza invito. Questo per i funerali reali non è vero, ma ci siamo capiti. Poche occasioni come i funerali, però, rivelano signorilità e classe, soprattutto nelle signore, ma non solo. Ecco, in questo caso Her Majesty, Margrethe di Danimarca, Beatrix d’Olanda, anche Anne-Marie sono anni luce avanti alle parenti acquisite, per quanto giovani belle ed eleganti queste possano essere.

E così sia.

Royal chic shock e boh – The Caribbean Tour (parte prima)

Durante questa lunga settimana la Duchessa di Cambridge ci ha somministrato un’overdose di mise. Impegnata col marito in un (piuttosto criticato) tour in tre Paesi caraibici – Belize, Giamaica e Bahamas – Catherine si è prodotta in una frenetica serie di cambi d’abito che neanche Fregoli o Arturo Brachetti, la sua versione aggiornata. Ve lo dico subito: di questa pletora di abiti Lady Violet non ne ha amati molti, ma come avrebbe detto mia madre nell’insieme fa figura. E Catherine ne fa tanta; dunque se anche le sue scelte non hanno sempre incontrato il mio gusto lei mi è piaciuta, allegra e molto complice col marito. A volte un po’ troppo ridanciana, ma meglio così che col muso. Per provare ad analizzare le sue mise le ho raggruppate per funzione e stile, e divise in due parti.

Il diplomatic dress

Come avevamo notato la scorsa domenica (Royal chic shock e boh – Ricominciamo) l’abito scelto per l’arrivo in ciascun Paese è sempre ispirato ai colori della bandiera: così al blu del Belize si sono aggiunti il giallo per la Giamaica e il turchese per le Bahamas. L’abito giallo è uno dei mie preferiti; firmato Roksanda è una versione del modello Brigitte un abito midi in crêpe in un colore molto caraibico che benché piuttosto lungo ha un bel movimento, e dona molto alla figura sottile e slanciata della duchessa. Molto belle anche le scarpe, le Cece pumps Aquazzura, un brand che ha due caratteristiche per noi interessanti: 1) è italiano (di Firenze) 2) è molto amato anche dalla cognata Meghan. Fiorentina anche la clutch, è Ferragamo. Chic.

Ormai mi conoscete abbastanza da sapere che l’abito indossato per l’arrivo alle Bahamas è nel colore che sommamente aborro, ma a parte le (ottime) ragioni diplomatiche devo dire che questa creazione di Emilia Wickstead ha una bella linea, longuette con brio, e la gonna a trapezio esalta la figura di Catherine. Peccato lo scollo, con quella specie di origami. Leziosissima la pochette in tinta, diligente – cioè corretta ma banale – la scelta degli orecchini con pietre color turchese. Resta un dubbio: ma alle Bahamas fa molto più freddo che in Giamaica? Boh.

Stesso criterio per le mise indossate alla partenza, scelte sulla base dei colori non usati in occasione dell’arrivo. E così, se la bandiera del Belize è composta da un’ampia fascia blu intenso compresa da due più piccole in rosso e al centro un disco bianco con lo stemma nazionale, ecco che Catherine sceglie il bianco e rosso per quella che è la mise che preferisco in assoluto: una favolosa sahariana rossa vintage (YSL, chi altri?) sul tutto bianco: pantaloni ampi (Alexander McQueen), borsetta Mulberry riciclata e le scarpe Aquazzura di cui sopra. Molto molto chic.

La bandiera della Giamaica è composta da una croce di Sant’Andrea gialla che divide il campo in quattro triangoli; i due laterali sono neri, gli altri due verdi. E di verde si veste la duchessa per salutare l’isola, un abito Emilia Wickstead che le abbiamo già visto lo scorso anno a Wimbledon (Le foto del giorno – Una domenica di passione) per fortuna abbinato in questo caso a scarpe di camoscio chiaro, che dovrebbero essere le Gianvito 105 di Gianvito Rossi, un modello che Catherine indossa spesso e possiede in diversi colori e materiali. Col tocco della Hummingbird brooch, grande spilla che rappresenta uno dei simboli giamaicani, un particolare colibrì chiamato Uccello Dottore, che si trova solo qui. La spilla è un dono ricevuto dalla Regina nel 2002 durante un viaggio nel paese caraibico. Chic.

Troppo bene era andata finora, e per lasciare le Bahamas e tornare nella piovosa Albione Catherine sceglie un abitino Alessandra Rich. Il desiderio di tornare a casa è evidente dal modello vestaglietta che ha sbattuto contro un abito anni ’80. Oltre alle maniche balloon e i falpalà sui fianchi ci sono pure i bottoni e la fibbia di strass. Shock.

Gli impegni formali

Le occasioni improntate a una particolare formalità sono state fondamentalmente due, una cena di gala e una parata militare, entrambe in Giamaica. Il gala dinner offerto dal Governatore Sir Patrick Allen era black tie (cravatta nera, cioè in smoking), un dress code leggermente meno formale del white tie (cravatta bianca, cioè in frac); non si portano diademi né le fasce degli ordini, ma la società britannica, al contrario della nostra, concede alcune insegne. Infatti i signori indossano le loro medaglie: quelle del Governatore un po’ assembrate sul rever della giacca; meglio William, che probabilmente è anche più pratico di questo genere di cose. Il duca porta anche la stella dell’Order of the garter e così sua moglie; nel suo caso però la stella è quella del Royal Victorian Order, di cui è Dama di Gran Croce. Catherine indossa anche il Royal Family Order di Elizabeth II, contrassegnato dal nastro giallo. L’abito è di Jenny Packman, il Wonder Glitter Tulle Gown, e a Lady Violet non piace per niente. No al tulle in quel colore, no alle paillettes sul tulle e no al tulle piazzato così sulla scollatura (è sicuramente tulle in seta, ma la sensazione di prurito arriva fin qui).

La linea non è male ma l’abito non mi convince; per fortuna, oltre all’amabile bellezza della duchessa, arrivano gli orecchini della nonna a regina a risollevare il tono della mise: sono parte di una demi parure che comprende anche un collier, un bracciale e forse un anello, probabile dono del monarca di uno dei Paesi arabi alla sovrana. In questo caso mi piace assai l’utilizzo del verde in palette, ma perché vestirsi da Barbie fata del bosco? Boh.

Il giorno seguente i Cambridge hanno partecipato alla parata dedicata ai soldati che hanno completato il Caribbean Military Officer Training Programme, e hanno sfilato a bordo della rover usata dalla Regina e dal Duca di Edimburgo nelle loro visite precedenti, nel 1953 e 1994. William indossa l’uniforme estiva dei Blues and Royals, mentre con un piccolo coup de théâtre Catherine, vestita in colori brillanti per tutto il tour, ha scelto il total white.

Una mise da qualcuno definita perfino “angelica” ricorda molto quelle indossate da una giovane Regina in occasioni simili. L’abito in pizzo Alexander McQueen è sicuramente assai raffinato, ciononostante secondo me quella non è la linea che che dona di più a Catherine. Più che il volume dei corpi a me interessa il volume dell’insieme, e queste cose così sottili – mi verrebbe il termine risicate – la impoveriscono un po’. Bellissimo il cappello Philip Treacy, in un modello che le abbiamo visto simile altre volte, corretta ma banaletta la borsetta (Anya Hindmarch) terribili le scarpe bianche. Insomma, non posso dire che non sia chic ma Lady Violet resta un po’ insoddisfatta.

A breve la seconda parte, da non perdere!

Le foto del giorno – Sempre al lavoro

Se è vero che ieri la Regina non ha partecipato al Commonwealth Day Service, come accaduto pochissime altre volte, è vero anche che come annunciato Her Majesty prosegue con i suoi impegni, in video e in presenza. Oggi pomeriggio ha ricevuto per un afternoon tea a Windsor la Governor General del Canada, Sua Eccellenza la Molto Onorevole Mary Simon, accompagnata dal marito Mr Whit Fraser.

Il Canada è una monarchia costituzionale e una democrazia parlamentare. Her Majesty The Queen Elizabeth II è la sovrana e il capo dello stato, rappresentata nel Paese dal (in questo caso dalla) Governor General. La signora Simon è la trentesima persona a ricoprire l’incarico, ma la prima autoctona; sua madre infatti era una Inuit, apparteneva cioè alla popolazione indigena delle coste artiche del continente americane (quelli che noi chiamiamo con una certa approssimazione Eschimesi).

Sua Maestà è apparsa in buona forma e in ottimo spirito, con un elegante abito a stampa paisley (il disegno cachemire), muovendosi senza l’aiuto del bastone. Ho stentato a riconoscere la spilla, indossata come d’abitudine sulla spalla sinistra, perché nelle foto sembra composta da diamanti con una perla (o un diamante) centrale. Poi l’ho trovata: è la Sapphire Jubilee Brooch: 48 zaffiri di colori e misure differenti, circondati da circa 400 diamanti, montati in oro bianco.

The Queen’s Jubilee Brooch (CNW Group/Hillberg & Berk)

Zaffiri, diamanti e oro provengono tutti dal sottosuolo canadese; gli zaffiri sono gli unici rinvenuti in Canada – nella Baia di Baffin – fino a quel momento. La Regina ha ricevuto questo splendido dono il 19 luglio 2017 dall’allora Governor General David Johnston nella sede della Canada House in Trafalgar Square, in occasione dei 150 anni dalla nascita della confederazione canadese. In quello stesso anno la sovrana festeggiava – in tono minore, va detto – i 65 anni di regno, che è appunto il giubileo di zaffiro.

La spilla è stata realizzata da Hillberg & Berg, manifattura canadese con base nella provincia di Saskatchewan, e ha una forma che evoca sia la stella del nord sia un fiocco di neve.

Lady Violet non ama particolarmente gli zaffiri, ma in questo caso potrebbe fare un’eccezione… e comunque, se non la spilla, si potrebbe avere almeno quella Royal Guard in silohuette che si vede accanto alla porta, nella prima foto? Thanks!

La foto del giorno – Una giornata particolare

La foto di oggi non può essere che questa. Che tanto per cambiare, col rischio di essere noiosi, è perfetta.

Abbiamo detto molte volte che l’Accession Day, il giorno che segna la sua ascesa al trono, è per la Regina innanzi tutto quello che della morte del padre amatissimo. Un’occasione da trascorrere nell’intimità di Sandringham – dove George VI si spense nel sonno nelle prime ore del 6 febbraio 1952 – tra riserbo e ricordi. Questo però è un anniversario particolare: settant’anni sul trono, unica tra i sovrani inglesi. Meglio di lei nel mondo solo Louis XIV, le Roi Soleil, che regno per 72 anni e 110 giorni, Rama IX di Thailandia (70 anni e 126 giorni) e Johann II del Liechtenstein (70 anni e 91 giorni) ma scommetto che scalerà ancora qualche posizione.

È un’occasione che mischia il pubblico al privato, com’è nella natura della vita di un sovrano, e The Queen non si è sottratta. Il risultato è lo scatto perfetto diffuso oggi: in una sala di Sandringham – foderata di boiserie, quintessenza di ogni elegante dimora nella campagna inglese – la Regina è seduta in una poltrona nei toni del beige che avrebbe deliziato mia madre. Accanto a lei un ritratto di George VI, scattata dal fotografo Baron (al secolo Stirling Henry Nahum) in occasione delle nozze d’argento dei suoi genitori, nel 1948. Il re è affacciato a una finestra di Buckingham Palace, e accanto a lui – ciliegina sulla coda – c’è uno degli adorati corgi (che tanto per cambiare volta la schiena alla camera, come fa sempre la mia Purple). Davanti alla sovrana c’è la red box, la famosa valigetta in pelle rossa con i documenti che riceve ogni giorno dal Governo e dall’ufficio per il Commonwealth, tranne gli unici due giorni l’anno in cui è ufficialmente in vacanza: Natale e Pasqua. In favoloso contrasto con quel rosso squillante l’abito scelto da Her Majesty, in una modernissima tonalità di verde lime. Sulla spalla sinistra brillano discretamente due foglie d’edera; non saprei dire se sono state scelte per il significato della pianta – fedeltà e tenacia – ma sicuramente lo sono state in quanto anch’esse le furono donate dai genitori per il ventunesimo compleanno. Le clips facevano parte della ricchissima eredità Greville che la Regina Madre ricevette nel 1942; create da Cartier in due momenti diversi, la prima fu realizzata prima del 1930, e nel 1937 aggiunta la seconda. Il proverbiale sorriso e l’altrettanto proverbiale rossetto completano l’opera. Una meraviglia.

Giunti alla fine di questa giornata particolare consentitemi una riflessione. Ho pensato a lungo come affrontare il post di oggi, e come me immagino anche altri che per lavoro o per diletto si trovano a parlare e a scrivere di royals. Si trattava di raccontare una storia già nota, raccontata mille volte (in piccolo anche da noi: A Royal Calendar – 6 febbraio 1952), e dunque ho pensato di cercare qualche dettaglio che fosse ancora sconosciuto ai più, o almeno poco noto. Poi è arrivata Her Majesty, e ci ha pensato a lei. Non a ripetere ciò che in qualche modo già si sapeva, ma a raccontare l’essenza della regalità, l’attualità della storia, il senso di accettare un impegno che non si è scelto, la capacità di tenere insieme con forza e grazia l’istituzione la nazione e la famiglia. Insomma, ha deciso lei. E noi entusiasti abbiamo obbedito.

Mary, fifty&fabulous

Oggi Mary, consorte del Principe Ereditario di Danimarca, compie cinquant’anni.

(Ph: Hasse Nielsen)

Si sa che festeggia in famiglia e con gli amici più stretti, dato che molte delle celebrazioni previste sono state annullate per la situazione sanitaria ancora a rischio. E per fortuna, mi permetto di dire, perché la quantità di manifestazioni previste avrebbe fatto impallidire pure quelle per Ramses II di ritorno dall’aver annientato gli Ittiti a Qadeš.

Ciò che ho apprezzato sopra ogni altra cosa è che alla principessa siano state intitolate due istituzioni scientifiche: l’ospedale di neonatologia e pediatria che aprirà nel 2025 e il nuovo centro scientifico dell’università di Copenaghen. E oggi sul Financial Times c’è una sua intervista.

Lo zoo di Copenaghen creeà in onore delle sue origini (Mary è nata in Tasmania) un giardino australiano, e la principessa è stata invitata con i figli minori, i gemelli undicenni Vincent e Josephine a dare inizio al progetto.

Non è mancato neppure lo svelamento di un nuovo ritratto della bella futura regina, realizzato dall’artista spagnolo Jesús Herrera Martínez, esposto al Museo Storico Nazionale del Castello di Frederiksborg a Hillerød nell’ambito di una mostra dall’originale titolo H.K.H. Kronprinsesse Mary 1972 – 2022.

(Ph: Mew)

Tutta la settimana è stata accompagnata da un diluvio di fotografie: Mary da sola, Mary col marito, Mary coi figli ma senza marito, Mary col marito ma senza uno dei figli, e via così. Mancava giusto la foto tutti tranne Mary, ma forse solo perché non ci hanno pensato. Siccome Lady Violet tiene ai suoi lettori ne ha scelta una sola per argomento, sennò il blog diventa un album di figurine Panini.

(Ph: Hasse Nielsen)

Si parte con il nuovo ritratto della coppia che un giorno regnerà sulla Danimarca: lui in alta uniforme lei con un abito azzurro stile Elsa di Frozen di Lasse Spangenberg Copenhagen e la meravigliosa parure di diamanti e rubini (Happy RubYear!), entrambi con la fascia azzurro chiaro dell’Ordine dell’Elefante, il più importante del Paese.

Poi, in cappottino rosa malva borchiato (e riciclato) all’inaugurazione di un’altra mostra, su Mary e le altre Principesse Ereditarie, dove la parure di rubini è esposta in tutto il suo splendore.

C’è anche il francobollo in costume tipico groenlandese, il cui ricavato andrà a sostegno di una organizzazione che assicura assistenza e sostegno a bambini e ragazzi in condizione di fragilità.

(Ph: Hasse Nielsen)

E poteva mancare il gruppo di famiglia in jeans e camicia bianca? Ovviamente no! Con la differenza che non sono scalzi, e i jeans li portano solo i ragazzi: il padre indossa pantaloni neri e Mary color cammello. Bravi! Ribellatevi al conformismo!

Immancabile il capitolo “foto originali”: Mary in tailleur pantalone di velluto viola (Temperley London), grazioso omaggio a Lady Violet,ritratta in ascensore. Sempre più in alto!

E la meglio di tutte: in abito Jenny Packham in un neoclassico bianco/nero accanto alla statua di una creatura orecchio teso ad ascoltare, non saprei, il rumore del mare? l’arrivo del nemico? il Festival di Sanremo? Se lo chiede perplessa anche lei.

A me Mary piace sempre, anche se a volte posa un po’, e non solo in foto. Però mi è piaciuta particolarmente questa mattina, quando è uscita a salutare con tre dei quattro mentre riceveva gli auguri in musica della banda militare.

Arrivederci al prossimo decennio per la prossima maratona di compleanno, ma Mary la rivedremo presto, tra un paio di settimane riceverà con la suocera Regina la Duchessa di Cambridge, che sarà in Danimarca il 22 e 23 febbraio in solitaria per promuovere il suo impegno in favore dei bambini.

Piccole principesse crescono!

Le foto del giorno – Tre hurrà per la Regina!

Domani, 6 febbraio, Her Majesty Queen Elizabeth II celebrerà 70 anni tondi tondi seduta sul trono britannico.

Nell’attesa la sovrana si è divertita passando in rassegna un po’ degli auguri ricevuti in occasione di questo giubileo e di quelli che lo anno preceduto (conservate i biglietti di auguri dei vostri 20/30/40 anni? come vedete non siete i soli!).

Sua Maestà ha scelto di ornare il semplice abito azzurro non con una spilla ma con due, che per lei hanno un grande valore sentimentale: è la coppia di clip di diamanti e acquamarine in stile déco di Boucheron, che ricevette in dono dai genitori per il diciottesimo compleanno. Un modo per sentirli vicini, immagino, dato che il giorno in cui divenne regina è anche quello in cui perse il padre, ragion per cui evita i festeggiamenti pubblici. E domani non sarà diverso.

Naturalmente Lady Violet adora il biglietto/collage coi tappi di bottiglie, che punta sul gioco di parole tra top=il massimo e top=il tappo di bottiglia. E alzi la mano chi non si è messo a canticchiare You’re the top!

Bellissimo il ventaglio donato alla Regina Victoria dagli allora Principi di Galles, Edward e Alexandra, in occasione del suo Golden Jubilee, con le firme di familiari e persone vicine alla sovrana. Alla fine i giubilei sono un affare di famiglia.

Oggi invece Her Majesty ha ricevuto a Sandringham una rappresentanza di organizzazioni locali attive nel sociale. Stesso colore, altro modello, la Regina ha scelto di nuovo l’azzurro; molto dimagrita, aveva con sé il bastone che le abbiamo visto in qualche altra occasione ma è apparsa sorridente e in buona forma. Però non oso immaginare la consistenza di quella torta, in cui è conficcato un coltello tipo spada nella roccia.

Appuntate sulla spalla sinistra la coppia di piccole rose di diamanti, parte di un diadema ricevuto come dono di nozze – con il collier in parure – dal Nizam di Hyderabad, il sovrano di un piccolo principato indiano. Entrambi i pezzi, creati da Cartier, furono scelti dalla sposa stessa. Il collier è ancora in uso, mentre il diadema è stato smontato, le due piccole rose e la rosa più grande che ne costituiva il centro vengono ancora usate come spille, mentre il resto dei diamanti è stato usato per realizzare la Burmese Ruby tiara.

(Ph: JJ Giddens/PA)

Per non farsi mancare nulla, anche Lady Violet celebrerà il Platinum Jubilee indossando un oggettino creato (e prontamente acquistato, of course) per l’occasione: l’orologio How Majestic di Swatch.

Protetto da una delle Royal Guard, è dotato anche di un’elegante corona platinata che verrà conservata in attesa del momento giusto per l’indosso, hai visto mai… per fortuna il corgi ce l’abbiamo già!

Aggiungerò solo un piccolo dettaglio: la mise di Sua Maestà cambia colore con lo scorrere dei giorni.

Dite la verità, si poteva resistere? Oggi più che mai, God save The Queen!

Happy birthday, joyeux anniversaire!

Compie oggi 57 anni Sophie, Contessa di Wessex, moglie del Principe Edward e dunque nuora della Regina, secondo la vulgata la preferita tra le quattro che i figli hanno portato a Sua Maestà.

Ricorrenza celebrata con un understatement che sfiora l’indifferenza, tant’è che solo l’account twitter della sovrana le ha fatto pubblici auguri con questa deliziosa foto in cui coccola un cucciolo di labrador, che diventerà un cane-guida per non vedenti. Tra persone che sgomitano per stare in prima fila mettersi in mostra e farsi notare – nel mondo intero come nella Royal Family – la grazia, l’eleganza e il pragmatismo con cui Sophie si muove lontano dai riflettori sono incantevoli.

Famiglia middle-class con antenati irlandesi e gallesi non priva di qualche goccia di sangue blu, e una lontanissima parentela col marito grazie alla comune discendenza dal Re Henry IV; il padre Christopher commerciante in pneumatici, la madre Mary segretaria. Anche Sophie, nata a Oxford il 20 gennaio 1965 e cresciuta nel Kent, studia da segretaria, per poi iniziare una carriera nelle pubbliche relazioni, che culmina con la nascita di un’agenzia tutta sua, la RJH, in società con Murray Harkin. Incontra la prima volta Edward nel 1987, lo rivede nel 1993 e poco dopo inizia a frequentarlo. Il fidanzamento viene annunciato il 6 gennaio 1999, il matrimonio il 19 giugno dello stesso anno a Windsor, nella St George’s Chapel. Dopo il matrimonio la neo Contessa di Wessex pensa di continuare a lavorare, ma incappa in uno scivolone: si mormora che il legame con la Royal Family la metta in una condizione privilegiata anche nel lavoro, per cui viene convocata da un sedicente principe arabo con la promessa di un ricchissimo contratto. Senonché il “principe arabo” altri non è che Mazher Mahmood, giornalista del News of the World che la spinge a qualche commento inopportuno, soprattutto sull’allora Prime Minister Tony Blair e la di lui moglie Cherie. Finisce così la carriera nelle PR e inizia quella da membro attivo della RF.

Nel 2001 perde il figlio che stava aspettando, il primo, per una gravidanza extrauterina. Due anni dopo dà prematuramente alla luce Louise con un intervento d’urgenza a causa di un distacco di placenta che mette madre e bimba a rischio di vita; nel 2007 nasce il figlio James. Forsa anche a causa delle dolorose esperienze personali promuove spesso la salute femminile – di recente ha denunciato lo stigma sulla menopausa – ma sempre con pacatezza e pragmatismo, senza effetti speciali e soprattutto senza sfruttare l’occasione per mettersi al centro della scena. Sarà per questo che quando la monarchia incrocia sulla rotta un iceberg – come quello rappresentato dall’ex ufficiale della Royal Navy Duca di York – rischiando di trasformarsi nel Titanic si guardi a lei come scialuppa di salvataggio.

Lady Violet la invidia molto perché ha rappresentato la Regina nella stragrande maggioranza dei royal wedding degli ultimi vent’anni abbondanti, e a tal proposito ci sentiamo di proporre una petizione: date una tiara a questa donna!

Che già le è toccato sposarsi con un orrendo set di perle – disegnato dallo sposo, lo sciagurato, e presto sparito (il set, non lo sposo) – e con un diadema che si ritiene composto dagli elementi di un circlet appartenuto alla Regina Victoria, ma il cui aspetto non è proprio così convincente, e poi gliene hanno prestato qualche altro, di solito con acquamarina. Ora ci sembra arrivato il momento di un upgrade, se l’è guadagnato sul campo.

Il low profile va bene per la vita, non per i gioielli reali!

Divide con la Contessa di Wessex il giorno del compleanno Sua Maestà Mathilde, Regina Consorte dei Belgi.

Per la Reine oggi sono 49; l’anno prossimo sarà festa grande ma per oggi, e solo per oggi, al secondo posto mettiamo lei.

Le foto del giorno – Forty&fabulous

Dopo la prima immagine (La foto del giorno – Catherine fa 40) ecco gli altri due ritratti fotografici della neoquarantenne Duchessa di Cambridge, che come il precedente entreranno a far parte della collezione permanente della National Portrait Gallery di cui Catherine, laureata in Storia dell’Arte, ha il patronage. Tutti e tre i ritratti sono opera del fotografo italiano Paolo Roversi, e questo non può che riempirci d’orgoglio, anche se non sono sicurissima che mi convincano fino in fondo.

Come nella foto precedente, Catherine indossa abiti firmati Alexander McQueen, abbinati a gioielli particolarmente importanti. In questo scatto con l’abito rosso mi ricorda una famosa collezione di Valentino Haute Couture anni ’80; il monospalla è splendido, ed è abbinato a un paio di orecchini di diamanti prestito di Sua maestà La Regina.

La terza immagine è un altro bianco e nero, e Catherine è di nuovo in bianco: un abito creato apposta da Alexander McQueen riciclando e mettendo insieme elementi delle collezioni precedenti; in qualche modo dunque rappresenta il legame tra la duchessa e la maison che le ha realizzato l’abito da sposa ed è in parte responsabile del suo stile.

Come potete immaginare fioccano i commenti: secondo alcuni Catherine si sarebbe ispirata all’opera del mitico Cecil Beaton, ritrattista delle giovani Elizabeth e Margaret (nonché autore dei costumi di My Fair Lady), secondo altri il fotografo si sarebbe ispirato a certi ritratti della defunta Diana. Personalmente penso che la duchessa, grande appassionata di fotografia, abbia partecipato attivamente; io ho l’impressione che al di là dell’indubbia bellezza non sia proprio lei, non saprei se a causa di filtri o altri accorgimenti tecnici. Aspetto le vostre opinioni!