Le foto del giorno – Two lovely berries

Fine settimana intenso nel Principato di Monaco per i gemellini Jacques e Gabriella, two lovely berries avrebbe detto Shakespeare. Accompagnati da papà e mamma – che li ha fotografati – sono stati al Grimaldi Forum per uno spettacolo di Les Ballet de Monte-Carlo.

Lui in abito scuro, un po’ capoccione ma sempre adorabilmente protettivo con la sorella; lei deliziosa in pizzo color cipria, con boa di pelo (spero ecologico) e cerchietto di velluto tra i capelli: una vera ballerina. L’amore tra le principesse monegasche e il balletto dura del resto da decenni: Caroline è stata una danzatrice appassionata sin da bambina, e forse avrebbe davvero voluto farne la sua professione. Sua madre fondò nel 1975 l’Académie che ora porta il suo nome, inglobata dieci anni più tardi ne Les Ballet de Monte-Carlo, la compagnia nazionale del Principato istituita da Caroline per onorare memoria e desiderio della scomparsa Grace. Il balletto è forse la più importante manifestazione artistica originale di Monaco, le cui radici risalgono al 1909, quando sulla Rocca arrivarono Serge Diaghilev e i suoi Ballets Rousses.

Un’arte divenuta tradizione, che connota fortemente il Principato almeno quanto la pétanque, tradizione diventata arte, caratterizza la Provenza.

E che c’entrano ora le bocce? Vi starete chiedendo. C’entrano, perché domenica Jacques e Gabrielle, lasciata mamma a casa, sono andati con papà al 2e International de Monaco dedicato a questo sport. E dato che si trattava del Challenge Prince Héréditaire Jacques, è stato proprio il piccolo principe a lanciare il but, che sarebbe il boccino. In tribuna Gabriella ha partecipato con educato interesse.

C’è da dire che i pantaloni del principino ereditario hanno una linea, e soprattutto un orlo, assai migliore di quelli dell’augusto genitore; così come la frangetta lunga di Gabriella è meglio di quella cortissima recentemente sfoggiata da mamma Charlène. Questione di misure, e di misura.

Ulisse 0 Elizabeth 1 (2,3,4…)

Attesa da tutti i royal watcher italici, ieri sera è andata in onda la puntata di Ulisse il piacere della scoperta dedicata a Her Majesty The Queen. Confesso subito di non amare i programmi di Alberto Angela; non solo mi infastidisce il tono paternalistico spesso usato dal conduttore, ma non amo nemmeno il tipo di racconto prevalentemente aneddotico. E soprattutto io non ho mai, mai, scoperto qualcosa che non sapessi già, come invece promette il titolo. Ora, è vero che si tratta di una trasmissione che parla principalmente di arte e cultura, e con una laurea in storia dell’arte e qualche decennio di lavoro nel campo, è normale che io sappia qualcosa in più dello spettatore medio. Ma essendomi laureata quando era ancora in piedi il muro di Berlino, e siccome la ricerca è andata avanti anche in questi campi, sarebbe piacevole qualche notizia aggiornata, anche se non particolarmente approfondita, che non è questa la sede. Invece no, nada, niente.

Senza particolari aspettative ma con una certa curiosità mi sono dunque predisposta a una full immersion di due ore e mezzo nella vita di Sua Maestà. Poco dopo l’inizio arriva il primo colpo: il conduttore parte parlando del fatto che Elizabeth alla nascita è solo la principessa di York, diventa erede apparente a 10 anni e regina 16 anni dopo. Come voi sapete, l’allora principessa accompagnata dal marito è all’inizio di un lungo viaggio in vari paesi del Commonwealth, quando durante la prima sosta in Kenia giunge la notizia della morte del padre George VI; la nuova regina deve tornare rapidamente in patria, e l’ineffabile Alberto se ne esce con: Elisabetta ripartì ancora in blue jeans! Eh? Cos’è, un tentativo di humour britannico? Dai retta a Lady Violet, ritenta.

Si parte con la biografia della Regina, nata il 26 aprile 1926. Peccato che, come tutti sanno, la data corretta è 21 aprile. Che poi è lo stesso giorno della fondazione di Roma, non è difficile dai. Voi direte che non è un errore, magari si è solo confuso. Sì, ma il programma non è live, è registrato, ogni errore può essere corretto. Certo, sarebbe necessario che il conduttore, o qualcuno della redazione – parliamo della RAI, non di Telesgurgola – se ne accorgesse.

Non manca il racconto del grande amore tra Elizabeth e Philip, con la deliziosa fotografia del loro primo incontro, scattata nel 1939 in occasione della visita dei sovrani con le figlie al Collegio Navale di Dartmouth. Voi lettori attenti sapete però che i due si erano già incontrati cinque anni prima, al matrimonio del Duca di Kent (zio paterno di lei) con Marina di Grecia e Danimarca (cugina di lui), con la piccola principessa nel ruolo di damigella (Something old, something new, something borrowed, something blue).

Qualche banalità sulle mise di Sua Maestà non ce la vogliamo mettere? Ovvio! Ecco dunque un momento gossip dedicato all’episodio in cui la Regina e l’allora Prime Minister Margaret Thatcher si ritrovarono in un’occasione ufficiale con lo stesso abito. Naturalmente ad essere uguale era solo il colore, dato che la sovrana indossa modelli creati esclusivamente per lei. Peccato veniale per carità, ma contro logica.

Qual è la grande passione di Her Majesty? I cavalli! Altri quadrupedi amati? I corgi! Ne ha avuti una trentina, giusto? Giusto! E i progenitori della dinastia di Windsor corgi sono Dookie e Jane, giusto? Sbagliato! Dookie è il primo corgi che l’allora Duca di York regala alle sue bambine nel 1933, presto raggiunto da Jane. Nascono due cuccioli, Carol e Crackers, ma i genitori e Carol muoiono negli anni della Seconda Guerra Mondiale; Crackers continua a far compagnia alla Queen Mom. I Windsor corgi discendono da Susan, che Elizabeth riceve in dono per il diciottesimo compleanno (Dog save the Queen!). Fosse per me, potrei passarci sopra, ma Purple è indignata.

Ora voi potete commentare che in fondo si tratta di piccolezze, dettagli, cose poco importanti; nel frattempo Lady Violet ha avuto un mancamento. Perché raccontando i complessi riti dell’incoronazione del 2 giugno 1953, si dice che a un certo punto l’incoronanda siede sulla sedia di Edoardo il Confessore, risalente alla fine del ‘200. Cioè due secoli e mezzo dopo la morte di Edward the Confessor, deceduto il 5 gennaio 1066. Alberto fa confusione tra lui e il re plantageneto Edward I Longshanks (gambe lunghe) che diede ordine di realizzare una sedia che poggiasse su quattro leoni accucciati, in modo da creare uno spazio per contenere la Stone of Destiny, su cui venivano incoronati i sovrani scozzesi, dopo aver annesso il regno di Scozia. La sedia anticamente era decorata con l’immagine di un re, probabilmente proprio uno dei due Edward, ma essendo l’immagine non più visibile l’equivoco ovviamente non può nascere da lì. Sarà per questo che i sempre pragmatici Britannici la chiamano direttamente Coronation Chair ed evitano ogni confusione.

Volendo, si sarebbe potuto parlare di Edward the Confessor, santo della chiesa Cattolica (canonizzato da Alessando III nel 1161) e Patrono d’Inghilterra finché non fu spodestato da St George. O di Edward I, che rientrando dall’ottava crociata e attraversando l’Italia ebbe un ruolo anche in alcune questioni del nostro Paese. O della Coronation Chair, il cui primo utilizzo certo in una incoronazione risale al 1399, per Henry IV.

Invece no, nada, niente. Amen.

Breaking news!

Quando la realtà supera la fantasia. Avete presente il favoloso regalo che il piccolo George di Cambridge ha ricevuto in regalo qualche giorno fa da Sir David Attenborough? Il dente fossile di squalo della specie estinta Carcharocles megalodon rinvenuto dal celebre naturalista a Malta negli anni ’60? (Le foto del giorno – Natura in blu)?

Ebbene, il Governo maltese ne chiede la restituzione. Il Ministro della Cultura Jose Herrera ha dichiarato che il reperto dovrebbe essere esposto in un museo del suo Paese, e ha promesso di avviare rapidamente le pratiche per la restituzione. Va ricordato che Malta è stata colonia britannica fino al 1964, e per i successivi dieci anni Elizabeth II ha continuato ad esserne Capo di Stato, è dunque probabile che all’epoca del rinvenimento portare nel Regno Unito un reperto fossile non avesse conseguenze. D’altra parte i Britanniic hanno una lunga consuetudine in tal senso; basti pensare ai celebri Elgin Marbles, che altro non sono se non buona parte della decorazione del Partenone. Acquistati in loco da Lord Elgin all’inizio dell’Ottocento, quando Atene faceva parte dell’Impero Ottomano, i Marmi (esposti al Britih Museum) sono da decenni al centro di una querelle col Governo Greco che ne chiede, finora senza successo, la restituzione.

Lady Violet trova francamente odiosa l’idea di togliere un regalo a un bambino, ancorché futuro re, ma probabilmente a La Valletta pensano di poter usare la popolarità planetaria della Royal Family per promuovere il territorio. Comprensibile, ma molto antipatico. D’altronde si dirà che dall’altra sponda dell’Atlantico – anzi, da quella del Pacifico – c’è già qualcuno impegnato nell’autopromozione grazie alla popolarità della Royal Family, ed è proprio da lì che oggi arriva una notizia francamente sconcertante. Il ricchissimo accordo concluso con Netflix dai Duchi di Sussex comprenderebbe anche una sorta di reality show, con le telecamere a seguire la coppia per tre mesi. Pensavo fosse Obama, invece era Kardashian.

Sarò Franca

Sarò franca, Lady Violet considera Franca Valeri la più grande attrice italiana – più grande anche della Magnani – un caposaldo della cultura del Novecento, con un ruolo speciale nella storia delle donne e della loro evoluzione nel nostro Paese.

Lo scorso 8 maggio ha ricevuto il David Speciale, dato che incredibilmente non solo non era stata mai premiata, ma neanche mai candidata. Il suo commento alla notizia: «Che lusso!»

Che lusso per noi goderci Franca, il suo humour e la sua splendida mente da un secolo!

Uno dei primi post del blog Lady Violet, innamorata e fedele, lo ha dedicato a lei A Royal Calendar – 31 luglio 1920

E un piccolo regalo per voi, Franca e la moda https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000038245/2/italia-franca-valeri-e-moda.html&jsonVal=

Roman holidays

Ragazze e ragazzi di tutte le età, date retta a zia Violet, quest’anno, per essere veramente ma veramente cool, la parola è una sola: cultura. Se l’influencer più famosa del mondo si fa fotografare agli Uffizi davanti alla Venere del Botticelli, e poi raddoppia con una foto al MArTa, il Museo Archeologico di Taranto, la crème dell’aristocrazia inglese non è certo da meno, e in questo contest tra fanciulle bionde cala il jolly.

Ladies & Gentlemen, ecco a voi Lady Kitty Spencer con il classico sfondo dei Fori. Non si offenda la deliziosa Chiara, ma qui stiamo parlando della nipote di un’icona planetaria del Novecento, nonché cugina di un futuro Re: Lady Kitty è la figlia maggiore di Charles Spencer, nono Conte e fratello della compianta Diana. Lady Kitty adora il Bel Paese – incidentalmente, è anche testimonial di due importantissimi italici brand: Bulgari e Dolce&Gabbana – e ora su IG ha finito per diventare anche testimonial della Città Eterna, quella profana e naturalmente quella sacra.

E mica solo Roma! Lady Kitty ha esplorato anche i dintorni, da Castel Gandolfo a Nemi, dove non si è negata nemmeno il classico fragolino. Sempre con una mise made in Italy, of course.

Vi ricordo inoltre che nella capitale, fino al 30 agosto le Scuderie del Quirinale ospitano la grande mostra dedicata a Raffaello nel cinquecentenario della morte, quando vi ricapita? Se poi volete qualcosa di speciale, Lady Violet vi consiglia il Cimitero Acattolico: un posto incantato – pure abbastanza fresco – e totalmente diverso dal resto della città. Vi sono sepolti gli scrittori romantici Keats e Shelley, Gramsci, e anche Camilleri (e Carlo Emilio Gadda).

Se invece la vostra meta è la Puglia, date retta alla Chiara e non perdetevi il MArTa: meravigliosi reperti archeologici e una collezione di gioielli di età ellenistica tra cui brilla, è il caso di dirlo, un diadema in oro con elementi tremblant.

Buone vacanze, e ricordatevi che c’è nulla di più chic, né di più rivoluzionario, dell’amore per l’arte.

Qualche informazione utile https://www.scuderiequirinale.it/ https://museotaranto.beniculturali.it/it/ http://www.cemeteryrome.it/

Le signore del quattro luglio

Oggi è l’Independence Day, la festa nazionale degli USA, e il Presidente e la First Lady hanno dato il via alle celebrazioni in South Dakota, dove si erge il Mount Rushmore con i volti di quattro grandi presidenti (Washington, Jefferson, Lincoln e Theodore Roosevelt). Immagino che Trump gradirebbe diventare il quinto, e in una posizione tale da soddisfare il suo ego, sempre che esista.

Melania per l’occasione ha scelto un Alexander McQueen della collezione Spring Summer 2020 (costo $2450) che ha scatenato i commenti sul web: te l’ha scarabocchiato Donald sull’Air Fore One? Ora, fermo restando che Lady Violet istintivamente evita di immaginare qualunque privata attività tra POTUS e FLOTUS, possiamo rivelarvi che gli “scarabocchi” sono stati creati dagli studenti della prestigiosa Central St Martins durante una sessione di disegno live, e poi riprodotti sul tessuto.

Personalmente, siccome la First Lady spesso esibisce una di quelle espressioni non ne posso più che neanche Magda con Furio, penso che l’abto sia una sottile punzecchiata al consorte: vuoi un ritratto a Mount Rushmore? beccati sto scarabocchio! Questo aiuterebbe a comprendere la scelta di un abito unflattering come pochi, che ricorda un po’ un lenzuolo avviluppato in vita.

Intanto in Europa c’è oggi un altro Paese in festa, la Norvegia, stretta intorno all’amata Regina Consorte Sonja che compie 83 anni col garbo, lo stile e la grazia che le sono proprie.

Grande appassionata di arte, per l’ottantesimo compleanno ha ricevuto dal marito un regalo davvero originale: un nuovo museo intitolato a lei: Dronning Sonja KunstStall, alloggiato nelle restaurate scuderie del Palazzo Reale. E in suo onore oggi è stata inaugurata una mostra di opere grafiche del pittore nazionale, Edvard Munch. Insomma, due donne diversissime per un giorno unite dalla grafica.

Sonja è stata protagonista di una delle più belle storie d’amore reali del secolo corso, la trovate qui: Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima) e qui Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)

Le foto del giorno – April’s Fool

Anche se in giro c’è poca voglia di scherzare oggi è sempre il primo aprile, in inglese April’s fool, il giorno del matto. WillSommers_engraving_300dpiIl Royal Collection Trust celebra la giornata ricordando il più famoso matto della storia reale britannica: Will Somers (o Sommers) il buffone di corte di Henry VIII. Originario dello Shropshire, nel 1525 Will fu acquistato da Richard Fermor – mercante di lana e genero del sindaco di Londra – che ne fece dono al re. Il sovrano ne amò subito lo humour e lo volle con sé fino alla fine dei suoi giorni. Morto Henry nel 1547, Will passò al servizio della regina Mary, affiancando la buffona della sovrana Jane Foole; e si dice che solo lui fosse capace di portare il sorriso sul viso dell’austera, infelice, tormentata Mary. Fu visto l’ultima volta il 15 gennaio 1559 – giorno dell’incoronazione di Elizabeth I – poi scomparve; una targa commemorativa nel cimitero della chiesa londinese di St Leonard a Shoreditch ne indica come data di morte il 1560. 256257-1401895223In un famoso ritratto di Henry VIII circondato dalla sua famiglia, custodito ad Hampton Court, il sovrano compare tra il figlio, il futuro Edward VI, e la madre di questi, la terza moglie Jane Seymour. Sulla destra della composizione c’è la giovane Elizabeth, mentre l’arco rivela Will Somers; a sinistra la primogenita Mary (e la figura femminile che spunta dall’altro arco potrebbe essere Jane Foole).

Will visse alla corte di Henry per ben ventidue anni, senza perdere mai il suo ascendente sul re, che è noto lo ricompensasse con particolare generosità. Intelligente e acuto, non solo divertiva il sovrano, ma era anche l’unico che potesse dirgli qualunque cosa (perciò era spesso usato come messsggero da Thomas Cromwell per far arrivare ad Henry notizie che ne avrebbero potuto causarne la tremenda collera). Un legame, quello tra il buffone e il sovrano, singolarmente stretto, e probabilmente il piccolo e inerme Will fu l’unico a trattare il potentissimo e mastodontico Henry non proprio alla pari, ma quasi. Poi certo, a volte osava troppo, tipo quando rischiò di essere ammazzato su due piedi per aver definito Anne Bokeyn “licenziosa” e Elizabeth “una bastarda”, ma riuscì sempre a farsi perdonare.

Se questa storia vi ha incuriositi, potete leggere Il re e il suo giullare di Margaret George, che è una biografia romanzata, non certo un testo storico, ma una lettura piacevole. E non è un pesce d’aprile, giuro!

Ladycameron giorno 9 – La rosa Tudor

Quante sono le rose d’Inghilterra? C’è quella di Shakespeare, che anche con un altro nome non cesserebbe d’avere il suo profumo. E Diana, che amava quelle bianche, e se ne andò sul canto che la chiamava England’s rose riprendendo l’uso di definire rosa inglese ogni fanciulla, ogni donna bella e gentile, e con la carnagione rosata. La rosa, emblema d’Inghilterra. diana white rosesLa prima rosa reale è quella dorata, simbolo araldico di Éléonore de Provence, sposa di Re Henry III e madre di Edward I, che la adotta anche per sé. È la dinastia dei Plantageneti, che abbiamo già incontrato ( Ladycameron giorno 4 – La ginestra dei Plantageneti ), il cui ramo principale resterà sul trono inglese ancora circa un secolo. Nel 1377 Richard II succede al nonno Edward III; dapprima apprezzato, diventa sempre più impopolare finché nel 1399 viene deposto e ucciso dal cugino Henry Bolingbroke, figlio di John di Gaunt, Duca di Lancaster e figlio cadetto di Edward III. Bolingbroke sale al trono come Henry IV, e con lui inizia il regno della casa di Lancaster. Loro emblema è la rosa rossa a cinque petali – probabilmente la Rosa gallica officinalis –  che è il fiore della contea di Lancashire. Il nuovo re la inserisce tra i suoi simboli, forse un ideale rimando a quella dorata di Edward I. Gli succede il figlio, Henry V, che rafforza il potere della casata con una serie impressionante di vittorie nella Guerra di Cent’anni contro la Francia, culminate nella battaglia di Azincourt. Il re muore improvvisamente lasciando il trono all’unico figlio, che ha il suo stesso nome. Henry VI ha solo nove mesi e viene affidato a un consiglio di reggenti che escludono la madre, la francese Catherine de Valois. Durante il suo regno l’Inghilterra perde tutti i territori francesi tranne Calais, e il re, mentalmente instabile, non riesce ad esercitare una leadership forte. È in questo scenario che Richard Duca di York – che discende da un altro dei figli di Edward III, Edmund di Langley – avanza le proprie pretese sul trono. Alleato col potente Conte di Warwick marcia su Londra: è l’inizio della guerra civile che in seguito verrà chiamata delle Due Rose.

Il primo Duca di York, Edmund di Langley ha come emblema una rosa bianca, evocazione della Rosa Mistica, la Vergine, che diventa il simbolo della casa di York e dei suoi tre sovrani sul trono nei trent’anni del conflitto, che vede tornare brevemente al potere anche Henry VI Lancaster. Shakespeare ha dedicato tre opere alla complessa figura di Henry VI, e in Part I mette inscena uno scontro tra uomini delle due fazioni: sui loro vessilli la rosa rossa di Lancaster e la rosa bianca di York. La guerra finisce con la battaglia di Bosworth, nel 1485. Re Richard III – quello del suo regno per un cavallo: A horse! A horse! My kingdom for a horse! – viene sconfitto dal pretendente della fazione Lancaster, Henry Tudor. Richard III, anche a causa dell’immagine che ne dà Shakespeare nell’opera omonima, ha sofferto pessima fama per secoli: perfido deforme e vigliacco, così assetato di potere da uccidere cognata e nipoti (il giovanissimo Edward VI e il fratello minore Richard, i “bambini nella torre”.  La storia lo ha riabilitato, e una campagna di scavi condotta dall’università di Leicester ne ha riportato alla luce i resti, originariamente sepolti in un convento di frati poi distrutto. Richard III reburial serviceIl 26 marzo 2015 il corpo del sovrano è stato sepolto nella cattedrale di Leicester, alla presenza della Contessa di Wessex e dei Duchi di Gloucester (il suo titolo prima di diventare re). Benedict Cumberbatch, che del re è un discendente, ha letto un’ode.

henry vii elizabeth york

(Ph. National Trust/Sue James)

La battaglia di Bosworth segna la fine del Medio Evo inglese e la nascita di una nuova dinastia. Henry Tudor sale al trono come Henry VII; per assicurarsi una discendenza sposa Elizabeth di York, figlia di Edward IV. Nasce anche la rosa Tudor, che incarna la trasformazione dei due casati in uno solo. È l’emblema della nuova Inghilterra, un regno di unità e pace dopo la guerra civile; una rosa bicolore: all’esterno la rosa rossa di Lancaster, all’interno quella bianca di York. Tudor rose

Questa rosa unica al mondo caratterizza l’iconografia dei cinque sovrani Tudor e della loro epoca; diffusissima ad Hampton Court, è presente anche in molti ritratti. È il pendente del collare di Thomas More nel ritratto di Holbein oggi alla Frick Collection di New York.thomas more holbeinEcompare nel ritratto di Elizabeth I, attribuito a Nicholas Hilliard, detto Pelican dall’uccello sul dévant de corsage della regina (Walker Art Gallery, Liverpool). Sullo sfondo, dietro alla testa della sovrana, appaiono a sinistra la rosa Tudor e a destra e il giglio di Francia, di cui ella pretendeva il trono. 1575 elizabeth pelican portraitLa rosa è molto popolare e diffusissima ancora oggi: per il suo design particolare, come gadget legato alla royal family, o in veste più ufficiale: la si trova ad esempio sulla giubba degli Yeomen che presidiano la Torre.

È anche sulla royal coat of arms: sotto le zampe del leone e dell’unicorno, rappresenta l’Inghilterra col cardo di Scozia e il trifoglio d’Irlanda. royal coat of arms uk

Ladycameron giorno 8 – Le primule della Regina

Se mai vi foste chiesti qual è il fiore preferito di Her Majesty Queen Elizabeth II voilà, ecco a voi la risposta, è la primula!

Come lo sappiamo? Tre anni fa la sovrana ha inviato un messaggio di auguri alla trasmissione radio Gardener’s Question Time, giunta al settantesimo anno di programmazione. In quella occasione avvenne la rivelazione, fatta da John Anderson, giardiniere di Frogmore House a Windsor, dove il messaggio fu registrato. primuleLe primule spuntano nei prati all’inizio della primavera; Shakespeare in The Winter’s Tale le chiama «pallide primule che muoiono nubili» riferendosi al fatto che fiorendo quando gli insetti sono ancora pochi spesso non vengono impollinate. Come tutto ciò che annuncia la rinascita della natura nella bella stagione sono diventate augurio di buona fortuna, e in Inghilterra vengono offerte come porte-bonheur, così come in Francia accade coi mughetti ( Ladycameron giorno 2 – I mughetti di Grace ).  Si racconta che quando il Primo Ministro Benjamin Disraeli presentò a Queen Victoria la Corona delle Indie, lei volle ricambiare con un mazzolino di primule, come augurio di fortuna (in effetti si dice che per trasformarli in un potente talismano questi fiori vadano tenuti stretti al petto con un uovo di cristallo di rocca, ma in questo caso non indagheremo oltre). the queen engagement

Se in fitoterapia si usano per migliorare la circolazione e calmare i battiti del cuore, nel linguaggio dei fiori sono sinonimo di giovinezza, tenera amicizia e primo amore.

Nell’unica fotografia in circolazione dell’annuncio del fidanzamento con Philip  che non sia in bianco e nero, l’abito della giovanissima principessa è di un delicato giallo primula. Immagino che la fotografia sia stata colorata in un secondo tempo e non saprei dire se si tratti del colore originale – l’abito non era esposto nella mostra Fashioning a Reign, rganizzata a Buckingham Palace per i 90 anni di Her Majesty – ma è una singolare circostanza, poiché non v’è dubbio che Elizabeth sia il ritratto della giovinezza e della felicità, accanto al suo primo amore.

Il giallo primula è d’altronde una tonalità che la regina ama e indossa con una certa frequenza; l’ha scelta anche il 29 aprile 2011 per un altro royal wedding, quello tra il nipote William e Catherine Middleton. Una scelta sottile e piena di significati. Perfetta, as usual. the queen w&c royal wedding

Ladycameron giorno 7 – Il trifoglio d’Irlanda

Scelta obbligata oggi che è il 17 marzo, festa di San Patrizio che annuncia l’arrivo di una  primavera quanto mai desiderata, anche per gli effetti positivi che l’innalzamento delle temperature potrebbe avere sull’andamento della pandemia in corso. catherine irish paradeQuest’anno la tradizionale parata delle Irish Guards non si è tenuta – ufficialmente perché gran parte del Reggimento è impegnato all’estero – ma forse ricorderete l’anno scorso la Duchessa di Cambridge sfoggiare sul cappotto verde scuro Alexander McQueen una spilla a forma di trifoglio, lo shamrock simbolo d’Irlanda e di St Patrick che ne è il patrono.

Secondo la tradizione Patrick, evangelizzatore dell’isola nel V secolo, usò proprio la piantina per spiegare la Trinità; come questa il trifoglio è uno e trino: un solo stelo regge tre foglie. Nell’Irlanda celtica e precristiana questa pianta era rivestita di valori simbolici e magici, in gran parte legati alla mistica del tre, il numero che in molte culture è considerato sacro. Nel Tao-te-ching si legge: «Il Tao genera l’unità, l’unità genera la dualità, la dualità genera la triade e quest’ultima tutte le cose».

noli me tangereIl simbolismo del trifoglio trinitario fu amato in tutto il Medio Evo e oltre, ed è giunto fino a noi riprodotto in opere dei maggiori pittori del Quattrocento e del Cinquecento; nel Noli me tangere del Beato Angelico Cristo risorto appare alla Maddalena su un prato di trifogli.

order st patrick badge

Dal 1783 il Santo e il suo emblema compaiono abbinati anche nel Most Illustrious Order of Saint Patrick che, fondato da Re George III, divenne il terzo per importanza nel regno, dopo l’Order of the Garter e l’Order of the Thistle. Nelle insegne – insieme con l’arpa celtica, altro simbolo del Paese – compare un trifoglio che contiene una corona in ogni foglia, e il motto Quis separabit? (Chi ci separerà?) è circondato da un giro di piccoli trifogli. 

Esiste poi un trifoglio tutto speciale, che invece di tre foglie ne ha quattro. La sua (relativa) rarità lo riveste tradizionalmente di un grande potere: se nelle fiabe di origine celtica conferiva il dono di vedere gli elfi, la sua caratteristica più famosa è quella di propiziare la buona fortuna. Per questo è simbolo popolarissimo e prediletto da molti.

Il quadrifoglio è con la camelia una delle icone di una vera regina, di talento se non di sangue: Mademoiselle Chanel, che ne faceva bijoux più o meno preziosi – bellissimi quelli storici realizzati per lei dalla Maison Gripoix – e li piazzava anche su borse, bottoni, dettagli, ricami. chanel charms braceletPer le nozze civili del fratello Albert con Charlène Wittstock, celebrate il primo luglio 2011, la principessa Caroline de Monaco indossava sotto l’ampia pamela un paio di piccoli orecchini turchesi, Chanel, ça va sans dire. Avrà voluto invocare la fortuna sugli sposi? In fondo Grace, indimenticata madre dei principi, era di origine irlandese.caroline chanel earring