Le foto del giorno – 16 maggio

Doppietta nel nome di Grace, con Albert a Monaco e Charlène in Cina. La principessa è a Macao, dove ha inaugurato la mostra Grace Kelly from Hollywood to Monaco, allestita nello spazio espositivo di un hotel di lusso, il Galaxy Macau. charlene macaoOra io so bene che il Principato ha una natura commerciale superiore a quella di qualunque altra monarchia (e pure di parecchie repubbliche), ma che vi devo dire, vedere i ricordi della vita di Grace nella hall di un albergo mi fa una gran tristezza. grace expo macao E non si può dire che la presenza della bionda princesse innalzi lo spirito: inguainata in un abito con scaglie a rilievo, caracollante su un inutile plateau che la rende goffa sia in piedi sia seduta, abbarbicata alla borsetta banalmente firmata (una Vuitton, dipinta con lo skyline di Shanghai, tanto sempre Cina è).

Ma non era meglio una bella Kelly, la borsa che Hermès dedicò alla principessa scomparsa? Quanto sarebbe stata più chic questa citazione, in omaggio alla suocera mai conosciuta? (Ma che ce lo domandiamo a fare?)

A Monaco invece Albert con sorella Stéphanie e alcuni nipoti ha inaugurato la mostra che ricorda il primo incontro di Rainier e Grace: Monaco, 6 mai 1955. Histoire d’une rencontre. La mostra è allestita nei Grands Appatements du Palais Princier ed è un’iniziativa interessante, perché è organizzata più che sugli oggetti su un’idea, quella che lo charme e l’allure di Grace siano ancora vivi e attraenti per il pubblico, cosa di cui ho pochi dubbi. monaco expo grace rainierPurtroppo mi sembra evidente che, scomparsa lei, il fascino che caratterizzava il Principato sia scomparso a sua volta, e i suoi eredi riuniti intorno all’abito che lei indossava in quel giorno lontano (che personalmente continuo a non amare) sono una famiglia simpatica e affiatata, ma charmante proprio no.

La foto del giorno – 6 maggio

Alla fine di questa convulsa e lieta giornata mi sono detta, ma due fiori alla puerpera non usa più? E quale scelta migliore dei mughetti, che sono i fiori dei primi giorni di maggio? Vada per i mughetti allora, però certo, un mazzolino ora che arriva a Windsor sai come si concia? Insomma, gira e rigira, ed ecco che sbuca questa robina qui. fabergé mughettiIl cestino di mughetti, creato da Fabergé per la famiglia dello Zar nel 1896, ora al Metropolitan di New York. Il  Lilies-of-the-Valley Basket è parte della Matilda Geddings Gray Foundation Collection, che comprende il lascito di un’ereditiera della Louisiana con un certo talento artistico e un gran gusto, che iniziò ad acquistare creazioni di Fabergé nel 1933, quando negli Stati Uniti probabilmente non sapevano neanche chi fosse. Nel corso degli anni Matilda Geddings Gray accumulò una sontuosa collezione che alla sua morte, nel 1971, lasciò alla fondazione che porta il suo nome, con il legato che le opere fossero esposte al pubblico, cosa di cui le saremo eternamente grati.

Il giorno di Messer Leonardo

Delle non moltissime fotografie che immortalano l’incontro di oggi tra i Presidenti Mattarella e Macron, che si sono incontrati al castello di Amboise e hanno deposto ciascuno un mazzo di fiori bianchi sulla tomba di Leonardo, nel cinquecentesimo della morte, la più originale è senz’altro questa.

matt mac amboise

(Ph. PHILIPPE WOJAZER/X00303/AFP)

Ora io ignoro chi abbia realizzato l’artistica erma – naturalmente in doppia copia – e chi abbia pensato di donarla alle illustri personalità; sono abbastanza sicura però che se l’avesse vista il genio di Vinci, notoriamente dotato di brutto carattere e notevole forza fisica, avrebbe scagliato a terra con violenza entrambe le copie, ma giusto per evitare di tirarle in testa a qualcuno. L’incontro è stato cordiale ma secondo me anche un filo surreale, come del resto sarebbe stata qualunque manifestazione per celebrare un personaggio di tale inarrivabile sublimità. L’importante è che sia stato ricordato col rispetto dovuto colui che oltre che artista, scienziato, architetto, poeta, fu anche di fatto il capofila di quel tipico fenomeno italico noto come cervelli in fuga, che allora come ora fuggono in cerca di riconoscimento del proprio talento, laddove per “riconoscimento” si intende non tanto i numerosi attestati di stima – che di solito non mancano – ma una degna mercede del proprio lavoro, soprattutto quello culturale/artistico, che sul patrio suolo continua ad essere considerato un’elegante forma di volontariato. E spero ormai sia chiaro che il quadro più famoso dell’universo, La Gioconda, non è nostro e non deve esserci restituito, dato che fu acquistato dal re Francesco I di Francia, alla cui corte – e grazie al cui denaro – il vecchio Leonardo trascorse gli ultimi anni. Del fatto poi che le opere d’arte appartengano a qualcuno e non all’umanità intera, parleremo magari meglio in un’altra occasione.

La verità è che essendo stato Leonardo oggetto di lunghi studi universitari avrei voluto dedicargli un articolo adeguatamente colto, necessariamente accurato e rigorosamente scientifico, magari sui significati simbolici delle sue opere; non mi è stato possibile e chiedo venia, ma non escludo di tornare sull’argomento. E magari di raccontarvi di quando venne in Abruzzo a studiare i telai per lavorare la lana, e di come traccia di questo viaggio ora si trovi a Londra, nella preziosa collezione di chi? Ma di Her Majesty, of course!

La foto del giorno – 26 aprile

Potrebbe Lady Violet evitare di mostrarvi questa immagine? Non potrebbe, e infatti non lo fa. the queen carnarvon funeralIeri Her Majesty ha partecipato al funerale della Contessa di Carnarvon, la cui famiglia possiede Highclere Castle, cioè il maniero diventato universalmente famoso come Downton Abbey. Nata Jean Margaret Wallop in un’importante famiglia angloamericana – il nonno paterno era l’ottavo conte di Portsmouth, mentre uno dei suoi fratelli è stato per tre volte senatore repubblicano del Wyoming – la contessa aveva sposato nel 1956 Henry Herbert, noto come Lord Porchester prima di ereditare il titolo di Lord Carnarvon alla morte del padre. La coppia è stata sempre molto legata alla sovrana, che ha tenuto a battesimo il primogenito George, oggi VIII Earl of Carnarvon (è il primo signore a sinistra). Il vecchio conte, scomparso nel 2001, era un grande appassionato ed esperto del mondo equestre e delle corse ippiche, fidatissimo consigliere della regina che lo chiamava affettuosamente Porchey.

Impeccabile as usual, Sua Maestà indossa una mise a lutto in cui il rigore del nero è alleggerito da tocchi bianchi sul soprabito dall’ampio collo asimmetrico e sul cappello. Sulla spalla sinistra troneggia una delle spille più preziose della sua collezione, la Cullinan V, indossata anche quando tenne a battesimo l’attuale Lord Carnarvon. In castigo dietro la lavagna Lady Caroline Warren, figlia della defunta, che si è presentata al funerale della madre in blu con cappello rosa (come avrete capito, è l’ultima a destra nella foto).

Se poi Lord Carnarvon vi suona familiare ma non ricordate dove l’avete già sentito vi aiutiamo noi. Probabilmente vi riferite al quinto conte, bisnonno dell’attuale, che finanziò la campagna di scavo in Egitto condotta da Howard Carter, che il 23 novembre 1922 portò alla scoperta della tomba di Tutankhamon; la sua morte improvvisa, avvenuta al Cairo pochi mesi dopo a causa di una puntura di zanzara, diede origine alla leggenda della maledizione del faraone. Il conte, appassionato di egittologia, poteva permettersi di finanziare la sua passione disponendo di un’enorme fortuna grazie al matrimonio con Almina, il cui cognome era Wombwell, ma in effetti era figlia naturale di Alfred Rothschild. E a chi si ispira il personaggio di Cora, nuora di Lady Violet Crawley? Ma ad Almina, of course! E da Downton Abbey è tutto.

La foto del giorno – 22 aprile

Foto del giorno dedicata all’orgoglio abruzzese. Caroline-Ettore SpallettiLa signora è naturalmente Caroline de Monaco, principessa di Hannover; il signore con lei è Ettore Spalletti, pittore nato a Cappelle sul Tavo, in provincia di Pescara, dove ancora vive e lavora. Caroline ha visitato la mostra dell’artista, Ettore Spalletti, Ombre d’azur, transparence. Organizzata al Nouveau Musée National de Monaco nella sede di Villa Paloma, resterà in cartellone fino al 3 novembre.

Non so (ma mi piacerebbe!) cosa la principessa abbia pensato delle opere in mostra, ma ecco come le presenta il Museo: œuvres tridimensionnelles monochromes, les roses et les bleus des paysages des Abruzzes – la région qui surplombe la mer Adriatique où l’artiste a toujours vécu et travaillé – sont sublimés et rendus intemporels grâce au matériau avec lequel il réalise ses œuvres.

Et des Abruzzes c’est tout.

La Via Crucis (e un compleanno)

Amo Botero. boteroAmo la grazia delle sue figure deliziosamente grasse ed eleganti, come le due signore in abito Valentino commissionate da Vogue, che il couturier usò per la comunicazione della collezione Haute Couture Primavera/Estate 1981 (le trovate in fondo). Amo il modo in cui i volumi definiti dal colore piatto, senza ombreggiature, si inseriscono nello spazio del dipinto. Amo guardare i capolavori dell’arte europea attraverso i suoi occhi, quelli di un popolo e di una cultura più giovani e semplici che probabilmente trascurano il dettaglio ma colgono l’essenziale, e mi ricordano che l’arte è un processo dinamico, in continuo movimento, inesauribile.

Fernando Botero nasce a Medellín, la seconda città della Colombia, il 19 aprile 1932. Pittore e scultore (in piazza Matteotti a Pietrasanta il suo Guerriero) è sicuramente uno degli artisti più noti, quotati e “internazionali” dell’America Latina.

Sette anni fa, in occasione dell’ottantesimo compleanno, ha donato al Museo de Antioquia, nella sua città, le 61 opere della serie Viacrucis, che ho avuto occasione di vedere a Roma qualche anno fa, in mostra al Palaexpo. Ve ne propongo alcune.

El beso de Judas

Jesús y la multitud

Madre afligidaBotero Madre afligida

Cristo ha muertoBotero Cristo ha muerto

Dopo la tragedia del sacro la leggerezza del profano; queste le due Femme Meiade de Valentino, ora nella collezione del couturier.

 

La foto del giorno – 16 aprile

La scelta della fotografia di oggi è in qualche modo obbligata: Le Sacre de Napoléon, opera dipinta da Jacques-Louis David tra il 1805 e il 1807 che ha come soggetto l’incoronazione dell’Imperatore e della consorte. Incoronazione-di-Napoleone-Jacques-Louis-DavidLa grande tela, custodita al Louvre, rappresenta il momento in cui Napoleone alza la corona per porla sul capo di Josephine alla presenza del papa, delle famiglie Bonaparte e Beauharnais, di dignitari francesi e stranieri. L’episodio si era svolto il 2 dicembre 1804, quando il futuro Imperatore aveva scelto per la sua consacrazione la cattedrale parigina di Notre Dame e non quella di Reims, dove tradizionalmente venivano incoronati i Re di Francia.

Ecco, dopo il rogo di questa notte noi temiamo di non vedere più Notre Dame come la videro gli occhi di Napoleone. Trascurando di considerare che neppure la cattedrale del 1804 era quella originale, rimaneggiata più volte e poi devastata durante la Rivoluzione. E trascurando il fatto che i Bonaparte non vedevano ciò che abbiamo visto noi; non la guglia, che ieri è caduta per prima avvolta dalle fiamme, e nemmeno i celebri gargoyles – termine inglese derivato dal francese gargouilles, le grondaie – l’una e gli altri aggiunti dall’architetto Eugène Viollet-le-Duc circa un secolo e mezzo fa.

Tutto ciò per dire che gli edifici hanno una funzione, una storia, dei codici estetici; nessuno di questi aspetti è immutabile ma cambia col passare del tempo e l’evoluzione delle società. L’architettura è più complessa della pittura, ma in questa complessità è la sua vitalità; un dipinto distrutto è perduto per sempre, un edificio può essere ricostruito. Sta agli uomini farne un simbolo, e a dargli la forza per continuare ad esserlo.

A Royal Wedding Exhibition: Eugenie&Jack – la sposa!

Non vi nego che in qualche momento mi sono chiesta se valesse la pena arrivare fino a Windsor, sacrificando parte del brevissimo soggiorno londinese, solo per un vestito.

eugenie dress

(Ph. PA)

Sì, valeva proprio la pena.

Forse ciò che ho ammirato di più è il tessuto: seta jacquard realizzata in una manifattura comasca su disegno dei due stilisti, l’italoaustriaco Peter Pilotto e il belga-peruviano Christopher De Vos. Princess Eugenie Wedding outfitsSpero che dalle foto possiate apprezzarne l’originalità: una ghirlanda stilizzata con fiori e foglie scelti dalla sposa per il loro significato: c’è la rosa bianca di York, il cardo scozzese, il trifoglio d’Irlanda (in omaggio alle origine scozzesi e irlandesi della famiglia materna) e l’edera, che dà il nome alla nuova casa coniugale, l’Ivy Cottage all’interno di Kensington Palace. eugenie dress fabricL’abito davanti è piuttosto semplice, caratterizzato dall’ampio collo che scende sulle spalle a coprire l’attaccature delle maniche lunghe; vita tagliata e una piega rovesciata sul fianco (notate la precisione con cui la cucitura della piega prosegue per dare garbo al busto.

eugenie dress back

(Ph. PA)

La sobrietà del lato anteriore si trasforma in sontuosità sul retro, dalle spalle in giù. È qui che i due stilisti hanno concentrato i loro sforzi, partendo dallo scollo sulla schiena voluto dalla sposa per mostrare la cicatrice dell’intervento chirurgico fatto da bambina per ridurre la scoliosi. Dallo scollo partono due cuciture diagonali che disegnano il busto e creano il fiocco stilizzato – che ha il pregio di non gonfiarsi – da cui parte la ricchezza della gonna, ampia e lunga, a formare uno strascico importante abbastanza da sopperire alla mancanza del velo, ma comunque misurato. Vi confesso una cosa, pure avendo aguzzato la vista e cercato con attenzione, non sono riuscita a trovare cerniere, bottoni o aperture, per cui non saprei dirvi come Eugenie abbia potuto infilarlo. E questo è ciò che io intendo per haute couture.

eugenie dress shoes

(Ph. Alex Lentati)

Foderate con la stessa seta dell’abito le scarpe di Charlotte Olympia in cui la sposa ha infilato i suoi piedini che, come quelli della sorella, non sembrano essere proprio mignon.

E non è finita, perché in mostra c’è anche l’abito Zac Posen indossato da Eugenie per il party serale offerto dal padre a casa, il Royal Lodge a Windsor. eugenie dress zac posen 3Nessuna fotografia riesce a rendere la raffinatezza del colore di quello chiffon, il vero color cipria, magnifico. Uno stile vagamente medioevale, anche in questo caso ci sono le maniche lunghe e un profondo scollo sulla schiena, col tocco scenografico del mantello in chiffon impalpabile.

Qualche giorno fa lo stilista ha pubblicato uno scatto con la principessa, che forse può darvi l’idea dell’aspetto finale dell’abito. Il mantello è fermato sulle spalle dalle rose York ricamate che vedete sui fazzoletti di seta (uno dei quali esposto) il cui colore è quello che si avvicina di più alla tonalità dell’abito vista dal vivo.

Ora so cosa state aspettando, e l’attesa è finita perché sì, c’è anche la tiara, la prima sconosciuta, ora famosissima Emerald Kokoshnik Greville. Però ve lo dico, io la foto ve la posto, ma rende molto vagamente l’effetto del diadema, tempestato di diamanti, che lo accendono di luci.

emerald kokoshnik tiara

(Ph. Alex Lentati)

Favoloso lo smeraldo cabochon (d’altronde, 97 carati…) ma mi è piaciuto soprattutto come la sua opacità contrastasse col fulgore del resto. Il dettaglio vi dà un’idea migliore della lavorazione.

emerald kokoshnik tiara detail

(Ph. Flickriver)

Insomma, io sono assai soddisfatta e pronta per il prossimo royal wedding, magari quello di Bea. E voi?

A Royal Wedding Exhibition: Eugenie&Jack – tutto tranne la sposa

eugenie dress exhibitionDopo lungo e periglioso (ma non scomodo) cammino Lady Violet giunse finalmente nella sala della mostra, dominata da un’ampia teca di vetro contenente tutto ciò che ci si poteva aspettare, e anche qualcosa in più. Andiamo a cominciare con l’abito dello sposo, fondamentale accessorio di ogni matrimonio. jack&eu exhibitionMorning suit – l’abito che noi chiamiamo tight – molto ben tagliato dalle sapienti mani di Huntsman&Sons, storica sartoria di Savile Row che ha vestito gentlemen di ogni tipo, da Paul Newman a Manolo Blanhik, da Gregory Peck a Marc Jacobs. Un filo troppo lunghi i classici pantaloni grigio scuro, perfetta la giacca nera; non ho apprezzato troppo la profilatura dei revers – che evidentemente invece Jack deve amare, perché gliel’ho già vista in precedenti occasioni (Jack, ma tu l’hai mai visto Uncle Charles con una giacca come la tua? E ti sei mai chiesto il perché? Ecco, la prossima volta fatti la domanda e datti la risposta). Panciotto piuttosto accollato, blu con profilo bianco (pure qua!); capisco che il colore sia stato scelto in armonia con l’interno della chiesa, il cui pavimento era ricoperto da una guida blu (come  anche il tessuto che ricopre i sedili lignei del coro, dove prende posto la Royal Family), ma la palette nero-grigio-blu non mi convince affatto. Insomma, Jack è promosso per simpatia, ma non si adagi sugli allori.

Deliziosi paggetti e damigelle, vestiti dal brand londinese Amaia Kids. Per i due maschietti, il principino George e Louis de Givenchy, pantaloni lunghi di velluto royal blue e camicia bianca con profili blu; per le bambine – Charlotte, le tre nipotine della principessa Anne Savannah, Isla e Mia, Lady Maud Windsor e Theodora Williams, figlia di Robbie – abitino bianco con maniche al gomito con spacchetto e piccola ruche, uguale a quella che chiude il collo.

Per tutti in vita una fascia la cui stampa riprende l’opera Here dell’artista americano Mark Bradford. Belli. Finalmente bambini vestiti da bambini eleganti con un tocco moderno, e non mascherati da marinaretti/soldatini/Colombine&Brighella. Per la cronaca, gli abiti esposti sono quelli di Louis e Theodora, gli unici due estranei alla Royal Family.

Se il fratello di Jack, Thomas, è stato il suo best man – ruolo di supporto allo sposo che comprende una serie di incombenze e responsabilità ed è quindi assai più complesso di quello del nostro testimone – la sorella della sposa, Beatrice, era la sua maid of honor. Ammettiamo che durante la cerimonia il suo impegno peculiare ci sia sfuggito, avrà organizzato l’addio al nubilato? Tenuto un breve discorso con brindisi durante il ricevimento nuziale? Comunque sia andata, in mostra c’è anche la sua mise. 

Restando fedele al colore-guida del matrimonio, il blu, Beatrice ha scelto Ralph&Russo. La maison inglese in grande ascesa – fondata dagli australiani Tamara Ralph e Michael Russo, di cui si era parlato per gli abiti nuziali di entrambe le ultime spose reali – l’ha  vestita con un completo composto da giacchina con scollo a barca asimmetrico e danzante gonna a spicchi. Per la principessa, che spesso osa abiti di grande tendenza che non la valorizzano, una delle mise migliori di sempre. Vi sorprenderà sapere che il bandeau che le fermava i capelli mi ha un lasciato perplessa perché la seta viola del nodo era in una tonalità un po’ stridente col resto. Però la spilla a forma di ape, dono per i suoi trent’anni, mi ha entusiasmata; scommettete che ne parleremo ancora? Esposte anche le scarpe indossate da Bea, le Empire pumps firmate sempre da Ralph&Russo, in una bellissima tonalità di grigio-lilla. princess-beatrice-shoes-1Ma accidenti che piedino la ragazza, porterà il 42!

(Ph. PA)

Se vi siete persi la giornata di Lady Violet a Windsor la trovate qui Travel in style part two

 

 

 

La foto del giorno – 2 aprile

Passato il primo aprile coi suoi pesci e i suoi pazzi riprendiamo con le notizie vere, ed ecco a voi una news fresca fresca da Buckingham Palace. Per il Regno Unito il 2019 è l’anno di una celebrazione importante, il bicentenario della nascita di Queen Victoria, e a lei saranno dedicate molte iniziative, a partire da quella che arricchirà il Palazzo durante la tradizionale apertura estiva al pubblico. victoria bp exhibitionQueen Victoria’s Palace è la mostra che sarà visitabile dal 20 luglio al 29 settembre, e racconterà come la giovane sovrana seppe trasformare una residenza reale poco amata nel simbolo di una nazione: centro politico e  cuore pulsante della vita sociale e culturale.

Trovate qui ogni informazione https://www.rct.uk/collection/themes/exhibitions/queen-victorias-palace/buckingham-palace/exhibition-preview

Non dimenticate poi le iniziative che l’altra grande residenza reale londinese, Kensington Palace, dedica a Victoria che qui nacque e trascorse l’infanzia.  https://www.hrp.org.uk/kensington-palace/discover-the-real-victoria

Il 2019 segna anche un altro centenario di straordinaria importanza: il 2 maggio saranno 500 anni dalla morte di Leonardo. E mentre da noi ogni giorno si sveglia qualcuno che vuole indietro dalla Francia La Gioconda, esaurendo in ciò le proprie attività in onore del genio di Vinci, altri paesi che non hanno avuto la fortuna dei suoi natali ma nutrono nei suoi confronti un appassionato rispetto – onorato da vigoroso studio, che non fa mai male – si preparano a celebrare l’appuntamento in maniera anche originale. E così il 2 maggio Martin Clayton, Head of Prints and Drawings della Royal Collection, che possiede la più importante raccolta al mondo di disegni leonardeschi, converserà col pubblico via twitter, rispondendo ad ogni domanda. Intetessante, no? Dunque save the date!