La foto del giorno – Burns Night

Il 25 gennaio è data che ha un posto speciale nella letteratura inglese: in questo giorno nel 1882 nasce a Londra Adeline Virginia Stephen, che diventerà una delle scrittrici fondamentali del Novecento col nome da sposata, Virginia Woolf. Di lei parleremo approfonditamente tra un paio di mesi, dato che il 28 marzo saranno passati 80 anni dalla sua morte. Un post dedicato a lei è questo Virginia, che inventò la donna moderna.

Nello stesso giorno di 123 anni prima, il 25 gennaio 1759, nasce nel villaggio di Alloway Robert Burns, il poeta nazionale scozzese, che ogni anno viene ricordato proprio questa sera con i Burns supper, feste in cui si mangia (haggis, e altri piatti della cucina delle Highlands), si beve whisky, e si recitano le sue poesie. Francamente ignoro come gli Scozzesi si siano organizzati per celebrare in quest’anno di lockdown, Lady Violet lo fa proponendovi questa bella scatola ottagonale, di proprietà del Royal Collection Trust.

Illustrata con scene della vita del poeta, è stata realizzata a metà dell’Ottocento in legno di larice, col procedimento detto Mauchline ware. È una tecnica pittorica a stampa tipicamente scozzese, sviluppata nella citta di Mauchline, dove lo stesso poeta visse per due anni, dal 1784 al 1786, il periodo considerato il più ricco e felice della sua produzione. La trovo splendida, ma le Arti Minori hanno per me un fascino particolare (e chi conosce il Victoria&Albert Museum può capirmi): oggetti belli, spesso bellissimi, che hanno la capacità di fare da tramite tra epoche, artisti, e fruitori. E lo fanno non col linguaggio aulico del capolavoro, ma con quello più vicino, domestico, dell’oggetto di uso più o meno comune.

Altro sulla Burns night? seguite il link La foto del giorno – 25 gennaio

15 gennaio 1559 – The Coronation Day

Alle tre del pomeriggio del 14 gennaio 1559 Queen Elizabeth I a bordo di un carretto ricoperto di drappi d’oro lascia la Torre alla volta dell’Abbazia di Westminster dove il giorno dopo verrà incoronata. Lungo il tragitto che si snoda attraverso la città archi trionfali e scene allegoriche celebrano la nuova sovrana: si canta la sua discendenza da Henry VII Tudor ed Elizabeth di York, la cui unione mise fine alla guerra civile; e si recupera pure la madre, la sventurata Anne Boleyn; la cui presenza seppur in effige serve a sottolineare la purezza inglese del sangue di Elizabeth, contro quello spagnolo della cattolica sorella Mary, che ora va a sostituire sul trono. Segue un’allegoria del buon governo, basato su quattro virtù: Vera Fede, Saggezza, Amore per i sudditi, Giustizia. Poi le Beatitudini, dal Nuovo Testamento, riferite alle sofferenze patite da Elizabeth soprattutto a causa della sorella maggiore; in un’altra scena il Tempo mostra i fallimenti della sovrana precedente ed esalta quell che sta per essere incoronata in un’evidente rimando satirico, avendo Mary scelto com motto Veritas Temporis Filia . In questo caso la Verità figlia del Tempo porta con sé una Bibbia inglese; ed è a questo punto che Elizabeth prende il libro, lo alza mostrandolo al popolo e poi lo stringe al petto: un messaggio inequivocabile. Infine la nuova regina viene assimilata a Debora, la profetessa che ha salvato Israele dai Cananei; l’augurio è quello di regnare per quarant’anni come l’eroina israelita. Un’idea del calvinista John Knox che si rivela, lui sì, davvero profetico: la Regina resterà sul trono per 44 anni.

L’incoronazione del Re d’Inghilterra sin dal Medio Evo avveniva in quattro fasi; nella prima il sovrano prendeva possesso della Torre, a simboleggiare il potere sulla capitale; il giorno seguente la seconda fase: la processione dalla Torre a Westminster e l’attesa per la cerimonia d’incoronazione che avveniva il terzo e ultimo giorno, ed era la terza fase; la quarta il banchetto a Westminster Hall che chiudeva la giornata.

Elizabeth è regina dal 17 novembre 1558, giorno della morte della sorella maggiore (The Queen is dead, long live the Queen!); viene incoronata due soli mesi dopo, bisogna che il suo regno sia legittimato al più presto. Se l’incoronazione è tutto sommato una questione privata, riservata a pochi, è la processione della vigilia a segnare l’incontro con i sudditi. Elizabeth si rivela degna figlia di sua madre conquistando londinesi e forestieri con grandi sorrisi, affabilità e una certa naturalezza, se mi passate il termine; le cupe ossessioni di Mary si dileguano per sempre al freddo sole di quel giorno d’inverno. Giorno che non è stato scelto come da tradizione in concomitanza con una festa religiosa, ma individuato dal suo astrologo personale, quel John Dee che è una delle personalità più complesse e affascinanti del XVI secolo.

Non è questo l’unico elemento di novità, l’incoronazione di Elizabeth segna una netta cesura col passato: il rito è officiato in latino da un presule cattolico (Owen Oglethorpe, Vescovo di Carlisle; personaggio di non primissimo piano, ma tutti gli altri per un motivo o per l’altro s’erano detti non disponibili) molte parti della cerimonia vengono però ripetute in inglese. Un abile compromesso tra la tradizione preesistente e l’attenzione al protestantesimo, che è vitale per la nuova sovrana. Le variazioni nella liturgia fanno da battistrada ai cambiamenti in campo religioso che Elizabeth è decisa a introdurre, la sua convinzione chiara come il suo obiettivo. È anche l’ultima incoronazione in Albione a prevedere una Messa cattolica, cui sembra proprio che la Regina non abbia assistito, preferendo ritirarsi a riposare; un gran lavoro l’attende.

Shaken, not stirred

Premessa: oggi è il compleanno di una futura regina, Leonor Princesa de Asturias, ma com’è tradizione della Casa Real non sono state diffuse nuove immagini della neoquindicenne, che immaginiamo avrà festeggiato sobriamente e domesticamente. Dunque per mandarle i nostri auguri dobbiamo accontentarci della sua ultima riuscita pubblica, per il premio che porta il suo nome.

Questo però è anche il giorno dell’addio a un vero re, King Sean I of Scotland, e Lady Violet non può esimersi dal dedicargli un breve ricordo, curiosando nei suoi rapporti con sovrani e corone.

Sua Maestà Britannica ha tenuto a battesimo se non lui certamente la sua carriera, iniziata proprio al servizio di Her Majesty. Lui, che nato a Edimburgo e profondamente scozzese in carne ossa muscoli e tatuaggi, ha sostenuto sempre la causa indipendentista del suo Paese.

Davanti a Sua Maestà si inchina nel luglio del 2000 nella sua città, nel Palazzo di Holyroodhouse, per ricevere il titolo di baronetto; due veri highlander, lei e lui insieme.

Lei che è il simbolo stesso della monarchia, lui che nella sua carriera lunga quasi cento film non ha vestito solo il tuxedo bianco del re delle spie, ma anche la corona dell’archetipo di ogni re britanno, Arthur, nel modesto Il primo cavaliere.

Dove può orgogliosamente sfoggiare la sobria canizie della sua splendida maturità, mentre l’improvvida Ginevra si innamora dell’assai più banale Lancillotto, interpretato dall’ultraquarantenne Richard Gere, costretto a mascherare la sua di maturità sotto un’improbabile parrucca boccolata da paggio. E chi meglio di Sean, avrebbe potuto vestire la corazza di Richard the Lionheart, il Cuor di leone, in un cameo a sorpresa nella scena finale di Robin Hood principe dei ladri, dove arriva per dare in sposa la cugina Marian a Robin/Kevin Costner, surclassandolo e declassandolo in un istante da eroe romantico, e pure piuttosto charmant, a bambacione del Mid-West.

Pronto anche a procurarsene una di corona, se la sorte non gliela aveva assegnata per nascita: nei panni di Daniel Dravot, L’uomo che volle farsi re, da un racconto di Rudyard Kipling. Dove alla fine letteralmente perde la testa, ma coronata addirittura col serto d’oro che fu di Alessandro. Quell’Alessandro, il conquistatore dell’Asia.

Accompagnato sempre dal suo energico aplomb, e da un guizzo sardonico negli occhi scurissimi, che sempre ce lo ha fatto pensare dotato di un certo humour, assai utile per le persone comuni figuriamoci per le star. Come quella volta che trovandosi in Italia fu ospite di Pippo Baudo in televisione; e quello continuava a sottolinearne fastidiosamente lo charme, ribadendo più e più volte quanto le donne in generale, e le Italiane in particolare, lo trovassero irresistibile. Finché lui, alzandosi nel suo metro e novanta, guardò sornione Pippo e gli chiese would you dance? balli?

Affascinante, scanzonato, brusco, meraviglioso Sean, premio Oscar per l’intoccabile poliziotto Jimmy Malone. E se avete trovato piacevole la lettura fin qui, continuate col ricordo che oggi gli ha dedicato la regina dei blog sentimentali, la divina Meri Pop https://www.meripop.com/2020/10/31/334/?fbclid=IwAR1NNJNF1pPngNe7mQSgSsO10gDomzE_MOCJQP1qId2okQ1316hGQUlh3xE

Le foto del giorno – Two lovely berries

Fine settimana intenso nel Principato di Monaco per i gemellini Jacques e Gabriella, two lovely berries avrebbe detto Shakespeare. Accompagnati da papà e mamma – che li ha fotografati – sono stati al Grimaldi Forum per uno spettacolo di Les Ballet de Monte-Carlo.

Lui in abito scuro, un po’ capoccione ma sempre adorabilmente protettivo con la sorella; lei deliziosa in pizzo color cipria, con boa di pelo (spero ecologico) e cerchietto di velluto tra i capelli: una vera ballerina. L’amore tra le principesse monegasche e il balletto dura del resto da decenni: Caroline è stata una danzatrice appassionata sin da bambina, e forse avrebbe davvero voluto farne la sua professione. Sua madre fondò nel 1975 l’Académie che ora porta il suo nome, inglobata dieci anni più tardi ne Les Ballet de Monte-Carlo, la compagnia nazionale del Principato istituita da Caroline per onorare memoria e desiderio della scomparsa Grace. Il balletto è forse la più importante manifestazione artistica originale di Monaco, le cui radici risalgono al 1909, quando sulla Rocca arrivarono Sergej Diaghilev e i suoi Ballets Rousses.

Un’arte divenuta tradizione, che connota fortemente il Principato almeno quanto la pétanque, tradizione diventata arte, caratterizza la Provenza.

E che c’entrano ora le bocce? Vi starete chiedendo. C’entrano, perché domenica Jacques e Gabrielle, lasciata mamma a casa, sono andati con papà al 2e International de Monaco dedicato a questo sport. E dato che si trattava del Challenge Prince Héréditaire Jacques, è stato proprio il piccolo principe a lanciare il but, che sarebbe il boccino. In tribuna Gabriella ha partecipato con educato interesse.

C’è da dire che i pantaloni del principino ereditario hanno una linea, e soprattutto un orlo, assai migliore di quelli dell’augusto genitore; così come la frangetta lunga di Gabriella è meglio di quella cortissima recentemente sfoggiata da mamma Charlène. Questione di misure, e di misura.

Ulisse 0 Elizabeth 1 (2,3,4…)

Attesa da tutti i royal watcher italici, ieri sera è andata in onda la puntata di Ulisse il piacere della scoperta dedicata a Her Majesty The Queen. Confesso subito di non amare i programmi di Alberto Angela; non solo mi infastidisce il tono paternalistico spesso usato dal conduttore, ma non amo nemmeno il tipo di racconto prevalentemente aneddotico. E soprattutto io non ho mai, mai, scoperto qualcosa che non sapessi già, come invece promette il titolo. Ora, è vero che si tratta di una trasmissione che parla principalmente di arte e cultura, e con una laurea in storia dell’arte e qualche decennio di lavoro nel campo, è normale che io sappia qualcosa in più dello spettatore medio. Ma essendomi laureata quando era ancora in piedi il muro di Berlino, e siccome la ricerca è andata avanti anche in questi campi, sarebbe piacevole qualche notizia aggiornata, anche se non particolarmente approfondita, che non è questa la sede. Invece no, nada, niente.

Senza particolari aspettative ma con una certa curiosità mi sono dunque predisposta a una full immersion di due ore e mezzo nella vita di Sua Maestà. Poco dopo l’inizio arriva il primo colpo: il conduttore parte parlando del fatto che Elizabeth alla nascita è solo la principessa di York, diventa erede apparente a 10 anni e regina 16 anni dopo. Come voi sapete, l’allora principessa accompagnata dal marito è all’inizio di un lungo viaggio in vari paesi del Commonwealth, quando durante la prima sosta in Kenia giunge la notizia della morte del padre George VI; la nuova regina deve tornare rapidamente in patria, e l’ineffabile Alberto se ne esce con: Elisabetta ripartì ancora in blue jeans! Eh? Cos’è, un tentativo di humour britannico? Dai retta a Lady Violet, ritenta.

Si parte con la biografia della Regina, nata il 26 aprile 1926. Peccato che, come tutti sanno, la data corretta è 21 aprile. Che poi è lo stesso giorno della fondazione di Roma, non è difficile dai. Voi direte che non è un errore, magari si è solo confuso. Sì, ma il programma non è live, è registrato, ogni errore può essere corretto. Certo, sarebbe necessario che il conduttore, o qualcuno della redazione – parliamo della RAI, non di Telesgurgola – se ne accorgesse.

Non manca il racconto del grande amore tra Elizabeth e Philip, con la deliziosa fotografia del loro primo incontro, scattata nel 1939 in occasione della visita dei sovrani con le figlie al Collegio Navale di Dartmouth. Voi lettori attenti sapete però che i due si erano già incontrati cinque anni prima, al matrimonio del Duca di Kent (zio paterno di lei) con Marina di Grecia e Danimarca (cugina di lui), con la piccola principessa nel ruolo di damigella (Something old, something new, something borrowed, something blue).

Qualche banalità sulle mise di Sua Maestà non ce la vogliamo mettere? Ovvio! Ecco dunque un momento gossip dedicato all’episodio in cui la Regina e l’allora Prime Minister Margaret Thatcher si ritrovarono in un’occasione ufficiale con lo stesso abito. Naturalmente ad essere uguale era solo il colore, dato che la sovrana indossa modelli creati esclusivamente per lei. Peccato veniale per carità, ma contro logica.

Qual è la grande passione di Her Majesty? I cavalli! Altri quadrupedi amati? I corgi! Ne ha avuti una trentina, giusto? Giusto! E i progenitori della dinastia di Windsor corgi sono Dookie e Jane, giusto? Sbagliato! Dookie è il primo corgi che l’allora Duca di York regala alle sue bambine nel 1933, presto raggiunto da Jane. Nascono due cuccioli, Carol e Crackers, ma i genitori e Carol muoiono negli anni della Seconda Guerra Mondiale; Crackers continua a far compagnia alla Queen Mom. I Windsor corgi discendono da Susan, che Elizabeth riceve in dono per il diciottesimo compleanno (Dog save the Queen!). Fosse per me, potrei passarci sopra, ma Purple è indignata.

Ora voi potete commentare che in fondo si tratta di piccolezze, dettagli, cose poco importanti; nel frattempo Lady Violet ha avuto un mancamento. Perché raccontando i complessi riti dell’incoronazione del 2 giugno 1953, si dice che a un certo punto l’incoronanda siede sulla sedia di Edoardo il Confessore, risalente alla fine del ‘200. Cioè due secoli e mezzo dopo la morte di Edward the Confessor, deceduto il 5 gennaio 1066. Alberto fa confusione tra lui e il re plantageneto Edward I Longshanks (gambe lunghe) che diede ordine di realizzare una sedia che poggiasse su quattro leoni accucciati, in modo da creare uno spazio per contenere la Stone of Destiny, su cui venivano incoronati i sovrani scozzesi, dopo aver annesso il regno di Scozia. La sedia anticamente era decorata con l’immagine di un re, probabilmente proprio uno dei due Edward, ma essendo l’immagine non più visibile l’equivoco ovviamente non può nascere da lì. Sarà per questo che i sempre pragmatici Britannici la chiamano direttamente Coronation Chair ed evitano ogni confusione.

Volendo, si sarebbe potuto parlare di Edward the Confessor, santo della chiesa Cattolica (canonizzato da Alessando III nel 1161) e Patrono d’Inghilterra finché non fu spodestato da St George. O di Edward I, che rientrando dall’ottava crociata e attraversando l’Italia ebbe un ruolo anche in alcune questioni del nostro Paese. O della Coronation Chair, il cui primo utilizzo certo in una incoronazione risale al 1399, per Henry IV.

Invece no, nada, niente. Amen.

Breaking news!

Quando la realtà supera la fantasia. Avete presente il favoloso regalo che il piccolo George di Cambridge ha ricevuto in regalo qualche giorno fa da Sir David Attenborough? Il dente fossile di squalo della specie estinta Carcharocles megalodon rinvenuto dal celebre naturalista a Malta negli anni ’60? (Le foto del giorno – Natura in blu)?

Ebbene, il Governo maltese ne chiede la restituzione. Il Ministro della Cultura Jose Herrera ha dichiarato che il reperto dovrebbe essere esposto in un museo del suo Paese, e ha promesso di avviare rapidamente le pratiche per la restituzione. Va ricordato che Malta è stata colonia britannica fino al 1964, e per i successivi dieci anni Elizabeth II ha continuato ad esserne Capo di Stato, è dunque probabile che all’epoca del rinvenimento portare nel Regno Unito un reperto fossile non avesse conseguenze. D’altra parte i Britanniic hanno una lunga consuetudine in tal senso; basti pensare ai celebri Elgin Marbles, che altro non sono se non buona parte della decorazione del Partenone. Acquistati in loco da Lord Elgin all’inizio dell’Ottocento, quando Atene faceva parte dell’Impero Ottomano, i Marmi (esposti al Britih Museum) sono da decenni al centro di una querelle col Governo Greco che ne chiede, finora senza successo, la restituzione.

Lady Violet trova francamente odiosa l’idea di togliere un regalo a un bambino, ancorché futuro re, ma probabilmente a La Valletta pensano di poter usare la popolarità planetaria della Royal Family per promuovere il territorio. Comprensibile, ma molto antipatico. D’altronde si dirà che dall’altra sponda dell’Atlantico – anzi, da quella del Pacifico – c’è già qualcuno impegnato nell’autopromozione grazie alla popolarità della Royal Family, ed è proprio da lì che oggi arriva una notizia francamente sconcertante. Il ricchissimo accordo concluso con Netflix dai Duchi di Sussex comprenderebbe anche una sorta di reality show, con le telecamere a seguire la coppia per tre mesi. Pensavo fosse Obama, invece era Kardashian.

Sarò Franca

Sarò franca, Lady Violet considera Franca Valeri la più grande attrice italiana – più grande anche della Magnani – un caposaldo della cultura del Novecento, con un ruolo speciale nella storia delle donne e della loro evoluzione nel nostro Paese.

Lo scorso 8 maggio ha ricevuto il David Speciale, dato che incredibilmente non solo non era stata mai premiata, ma neanche mai candidata. Il suo commento alla notizia: «Che lusso!»

Che lusso per noi goderci Franca, il suo humour e la sua splendida mente da un secolo!

Uno dei primi post del blog Lady Violet, innamorata e fedele, lo ha dedicato a lei A Royal Calendar – 31 luglio 1920

E un piccolo regalo per voi, Franca e la moda https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000038245/2/italia-franca-valeri-e-moda.html&jsonVal=

Roman holidays

Ragazze e ragazzi di tutte le età, date retta a zia Violet, quest’anno, per essere veramente ma veramente cool, la parola è una sola: cultura. Se l’influencer più famosa del mondo si fa fotografare agli Uffizi davanti alla Venere del Botticelli, e poi raddoppia con una foto al MArTa, il Museo Archeologico di Taranto, la crème dell’aristocrazia inglese non è certo da meno, e in questo contest tra fanciulle bionde cala il jolly.

Ladies & Gentlemen, ecco a voi Lady Kitty Spencer con il classico sfondo dei Fori. Non si offenda la deliziosa Chiara, ma qui stiamo parlando della nipote di un’icona planetaria del Novecento, nonché cugina di un futuro Re: Lady Kitty è la figlia maggiore di Charles Spencer, nono Conte e fratello della compianta Diana. Lady Kitty adora il Bel Paese – incidentalmente, è anche testimonial di due importantissimi italici brand: Bulgari e Dolce&Gabbana – e ora su IG ha finito per diventare anche testimonial della Città Eterna, quella profana e naturalmente quella sacra.

E mica solo Roma! Lady Kitty ha esplorato anche i dintorni, da Castel Gandolfo a Nemi, dove non si è negata nemmeno il classico fragolino. Sempre con una mise made in Italy, of course.

Vi ricordo inoltre che nella capitale, fino al 30 agosto le Scuderie del Quirinale ospitano la grande mostra dedicata a Raffaello nel cinquecentenario della morte, quando vi ricapita? Se poi volete qualcosa di speciale, Lady Violet vi consiglia il Cimitero Acattolico: un posto incantato – pure abbastanza fresco – e totalmente diverso dal resto della città. Vi sono sepolti gli scrittori romantici Keats e Shelley, Gramsci, e anche Camilleri (e Carlo Emilio Gadda).

Se invece la vostra meta è la Puglia, date retta alla Chiara e non perdetevi il MArTa: meravigliosi reperti archeologici e una collezione di gioielli di età ellenistica tra cui brilla, è il caso di dirlo, un diadema in oro con elementi tremblant.

Buone vacanze, e ricordatevi che c’è nulla di più chic, né di più rivoluzionario, dell’amore per l’arte.

Qualche informazione utile https://www.scuderiequirinale.it/ https://museotaranto.beniculturali.it/it/ http://www.cemeteryrome.it/

Le signore del quattro luglio

Oggi è l’Independence Day, la festa nazionale degli USA, e il Presidente e la First Lady hanno dato il via alle celebrazioni in South Dakota, dove si erge il Mount Rushmore con i volti di quattro grandi presidenti (Washington, Jefferson, Lincoln e Theodore Roosevelt). Immagino che Trump gradirebbe diventare il quinto, e in una posizione tale da soddisfare il suo ego, sempre che esista.

Melania per l’occasione ha scelto un Alexander McQueen della collezione Spring Summer 2020 (costo $2450) che ha scatenato i commenti sul web: te l’ha scarabocchiato Donald sull’Air Fore One? Ora, fermo restando che Lady Violet istintivamente evita di immaginare qualunque privata attività tra POTUS e FLOTUS, possiamo rivelarvi che gli “scarabocchi” sono stati creati dagli studenti della prestigiosa Central St Martins durante una sessione di disegno live, e poi riprodotti sul tessuto.

Personalmente, siccome la First Lady spesso esibisce una di quelle espressioni non ne posso più che neanche Magda con Furio, penso che l’abto sia una sottile punzecchiata al consorte: vuoi un ritratto a Mount Rushmore? beccati sto scarabocchio! Questo aiuterebbe a comprendere la scelta di un abito unflattering come pochi, che ricorda un po’ un lenzuolo avviluppato in vita.

Intanto in Europa c’è oggi un altro Paese in festa, la Norvegia, stretta intorno all’amata Regina Consorte Sonja che compie 83 anni col garbo, lo stile e la grazia che le sono proprie.

Grande appassionata di arte, per l’ottantesimo compleanno ha ricevuto dal marito un regalo davvero originale: un nuovo museo intitolato a lei: Dronning Sonja KunstStall, alloggiato nelle restaurate scuderie del Palazzo Reale. E in suo onore oggi è stata inaugurata una mostra di opere grafiche del pittore nazionale, Edvard Munch. Insomma, due donne diversissime per un giorno unite dalla grafica.

Sonja è stata protagonista di una delle più belle storie d’amore reali del secolo corso, la trovate qui: Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima) e qui Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)

Le foto del giorno – April’s Fool

Anche se in giro c’è poca voglia di scherzare oggi è sempre il primo aprile, in inglese April’s fool, il giorno del matto. WillSommers_engraving_300dpiIl Royal Collection Trust celebra la giornata ricordando il più famoso matto della storia reale britannica: Will Somers (o Sommers) il buffone di corte di Henry VIII. Originario dello Shropshire, nel 1525 Will fu acquistato da Richard Fermor – mercante di lana e genero del sindaco di Londra – che ne fece dono al re. Il sovrano ne amò subito lo humour e lo volle con sé fino alla fine dei suoi giorni. Morto Henry nel 1547, Will passò al servizio della regina Mary, affiancando la buffona della sovrana Jane Foole; e si dice che solo lui fosse capace di portare il sorriso sul viso dell’austera, infelice, tormentata Mary. Fu visto l’ultima volta il 15 gennaio 1559 – giorno dell’incoronazione di Elizabeth I – poi scomparve; una targa commemorativa nel cimitero della chiesa londinese di St Leonard a Shoreditch ne indica come data di morte il 1560. 256257-1401895223In un famoso ritratto di Henry VIII circondato dalla sua famiglia, custodito ad Hampton Court, il sovrano compare tra il figlio, il futuro Edward VI, e la madre di questi, la terza moglie Jane Seymour. Sulla destra della composizione c’è la giovane Elizabeth, mentre l’arco rivela Will Somers; a sinistra la primogenita Mary (e la figura femminile che spunta dall’altro arco potrebbe essere Jane Foole).

Will visse alla corte di Henry per ben ventidue anni, senza perdere mai il suo ascendente sul re, che è noto lo ricompensasse con particolare generosità. Intelligente e acuto, non solo divertiva il sovrano, ma era anche l’unico che potesse dirgli qualunque cosa (perciò era spesso usato come messsggero da Thomas Cromwell per far arrivare ad Henry notizie che ne avrebbero potuto causarne la tremenda collera). Un legame, quello tra il buffone e il sovrano, singolarmente stretto, e probabilmente il piccolo e inerme Will fu l’unico a trattare il potentissimo e mastodontico Henry non proprio alla pari, ma quasi. Poi certo, a volte osava troppo, tipo quando rischiò di essere ammazzato su due piedi per aver definito Anne Bokeyn “licenziosa” e Elizabeth “una bastarda”, ma riuscì sempre a farsi perdonare.

Se questa storia vi ha incuriositi, potete leggere Il re e il suo giullare di Margaret George, che è una biografia romanzata, non certo un testo storico, ma una lettura piacevole. E non è un pesce d’aprile, giuro!