Le signore del quattro luglio

Oggi è l’Independence Day, la festa nazionale degli USA, e il Presidente e la First Lady hanno dato il via alle celebrazioni in South Dakota, dove si erge il Mount Rushmore con i volti di quattro grandi presidenti (Washington, Jefferson, Lincoln e Theodore Roosevelt). Immagino che Trump gradirebbe diventare il quinto, e in una posizione tale da soddisfare il suo ego, sempre che esista.

Melania per l’occasione ha scelto un Alexander McQueen della collezione Spring Summer 2020 (costo $2450) che ha scatenato i commenti sul web: te l’ha scarabocchiato Donald sull’Air Fore One? Ora, fermo restando che Lady Violet istintivamente evita di immaginare qualunque privata attività tra POTUS e FLOTUS, possiamo rivelarvi che gli “scarabocchi” sono stati creati dagli studenti della prestigiosa Central St Martins durante una sessione di disegno live, e poi riprodotti sul tessuto.

Personalmente, siccome la First Lady spesso esibisce una di quelle espressioni non ne posso più che neanche Magda con Furio, penso che l’abto sia una sottile punzecchiata al consorte: vuoi un ritratto a Mount Rushmore? beccati sto scarabocchio! Questo aiuterebbe a comprendere la scelta di un abito unflattering come pochi, che ricorda un po’ un lenzuolo avviluppato in vita.

Intanto in Europa c’è oggi un altro Paese in festa, la Norvegia, stretta intorno all’amata Regina Consorte Sonja che compie 83 anni col garbo, lo stile e la grazia che le sono proprie.

Grande appassionata di arte, per l’ottantesimo compleanno ha ricevuto dal marito un regalo davvero originale: un nuovo museo intitolato a lei: Dronning Sonja KunstStall, alloggiato nelle restaurate scuderie del Palazzo Reale. E in suo onore oggi è stata inaugurata una mostra di opere grafiche del pittore nazionale, Edvard Munch. Insomma, due donne diversissime per un giorno unite dalla grafica.

Sonja è stata protagonista di una delle più belle storie d’amore reali del secolo corso, la trovate qui: Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima) e qui Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)

Le foto del giorno – April’s Fool

Anche se in giro c’è poca voglia di scherzare oggi è sempre il primo aprile, in inglese April’s fool, il giorno del matto. WillSommers_engraving_300dpiIl Royal Collection Trust celebra la giornata ricordando il più famoso matto della storia reale britannica: Will Somers (o Sommers) il buffone di corte di Henry VIII. Originario dello Shropshire, nel 1525 Will fu acquistato da Richard Fermor – mercante di lana e genero del sindaco di Londra – che ne fece dono al re. Il sovrano ne amò subito lo humour e lo volle con sé fino alla fine dei suoi giorni. Morto Henry nel 1547, Will passò al servizio della regina Mary, affiancando la buffona della sovrana Jane Foole; e si dice che solo lui fosse capace di portare il sorriso sul viso dell’austera, infelice, tormentata Mary. Fu visto l’ultima volta il 15 gennaio 1559 – giorno dell’incoronazione di Elizabeth I – poi scomparve; una targa commemorativa nel cimitero della chiesa londinese di St Leonard a Shoreditch ne indica come data di morte il 1560. 256257-1401895223In un famoso ritratto di Henry VIII circondato dalla sua famiglia, custodito ad Hampton Court, il sovrano compare tra il figlio, il futuro Edward VI, e la madre di questi, la terza moglie Jane Seymour. Sulla destra della composizione c’è la giovane Elizabeth, mentre l’arco rivela Will Somers; a sinistra la primogenita Mary (e la figura femminile che spunta dall’altro arco potrebbe essere Jane Foole).

Will visse alla corte di Henry per ben ventidue anni, senza perdere mai il suo ascendente sul re, che è noto lo ricompensasse con particolare generosità. Intelligente e acuto, non solo divertiva il sovrano, ma era anche l’unico che potesse dirgli qualunque cosa (perciò era spesso usato come messsggero da Thomas Cromwell per far arrivare ad Henry notizie che ne avrebbero potuto causarne la tremenda collera). Un legame, quello tra il buffone e il sovrano, singolarmente stretto, e probabilmente il piccolo e inerme Will fu l’unico a trattare il potentissimo e mastodontico Henry non proprio alla pari, ma quasi. Poi certo, a volte osava troppo, tipo quando rischiò di essere ammazzato su due piedi per aver definito Anne Bokeyn “licenziosa” e Elizabeth “una bastarda”, ma riuscì sempre a farsi perdonare.

Se questa storia vi ha incuriositi, potete leggere Il re e il suo giullare di Margaret George, che è una biografia romanzata, non certo un testo storico, ma una lettura piacevole. E non è un pesce d’aprile, giuro!

Ladycameron giorno 9 – La rosa Tudor

Quante sono le rose d’Inghilterra? C’è quella di Shakespeare, che anche con un altro nome non cesserebbe d’avere il suo profumo. E Diana, che amava quelle bianche, e se ne andò sul canto che la chiamava England’s rose riprendendo l’uso di definire rosa inglese ogni fanciulla, ogni donna bella e gentile, e con la carnagione rosata. La rosa, emblema d’Inghilterra. diana white rosesLa prima rosa reale è quella dorata, simbolo araldico di Éléonore de Provence, sposa di Re Henry III e madre di Edward I, che la adotta anche per sé. È la dinastia dei Plantageneti, che abbiamo già incontrato ( Ladycameron giorno 4 – La ginestra dei Plantageneti ), il cui ramo principale resterà sul trono inglese ancora circa un secolo. Nel 1377 Richard II succede al nonno Edward III; dapprima apprezzato, diventa sempre più impopolare finché nel 1399 viene deposto e ucciso dal cugino Henry Bolingbroke, figlio di John di Gaunt, Duca di Lancaster e figlio cadetto di Edward III. Bolingbroke sale al trono come Henry IV, e con lui inizia il regno della casa di Lancaster. Loro emblema è la rosa rossa a cinque petali – probabilmente la Rosa gallica officinalis –  che è il fiore della contea di Lancashire. Il nuovo re la inserisce tra i suoi simboli, forse un ideale rimando a quella dorata di Edward I. Gli succede il figlio, Henry V, che rafforza il potere della casata con una serie impressionante di vittorie nella Guerra di Cent’anni contro la Francia, culminate nella battaglia di Azincourt. Il re muore improvvisamente lasciando il trono all’unico figlio, che ha il suo stesso nome. Henry VI ha solo nove mesi e viene affidato a un consiglio di reggenti che escludono la madre, la francese Catherine de Valois. Durante il suo regno l’Inghilterra perde tutti i territori francesi tranne Calais, e il re, mentalmente instabile, non riesce ad esercitare una leadership forte. È in questo scenario che Richard Duca di York – che discende da un altro dei figli di Edward III, Edmund di Langley – avanza le proprie pretese sul trono. Alleato col potente Conte di Warwick marcia su Londra: è l’inizio della guerra civile che in seguito verrà chiamata delle Due Rose.

Il primo Duca di York, Edmund di Langley ha come emblema una rosa bianca, evocazione della Rosa Mistica, la Vergine, che diventa il simbolo della casa di York e dei suoi tre sovrani sul trono nei trent’anni del conflitto, che vede tornare brevemente al potere anche Henry VI Lancaster. Shakespeare ha dedicato tre opere alla complessa figura di Henry VI, e in Part I mette inscena uno scontro tra uomini delle due fazioni: sui loro vessilli la rosa rossa di Lancaster e la rosa bianca di York. La guerra finisce con la battaglia di Bosworth, nel 1485. Re Richard III – quello del suo regno per un cavallo: A horse! A horse! My kingdom for a horse! – viene sconfitto dal pretendente della fazione Lancaster, Henry Tudor. Richard III, anche a causa dell’immagine che ne dà Shakespeare nell’opera omonima, ha sofferto pessima fama per secoli: perfido deforme e vigliacco, così assetato di potere da uccidere cognata e nipoti (il giovanissimo Edward VI e il fratello minore Richard, i “bambini nella torre”.  La storia lo ha riabilitato, e una campagna di scavi condotta dall’università di Leicester ne ha riportato alla luce i resti, originariamente sepolti in un convento di frati poi distrutto. Richard III reburial serviceIl 26 marzo 2015 il corpo del sovrano è stato sepolto nella cattedrale di Leicester, alla presenza della Contessa di Wessex e dei Duchi di Gloucester (il suo titolo prima di diventare re). Benedict Cumberbatch, che del re è un discendente, ha letto un’ode.

henry vii elizabeth york

(Ph. National Trust/Sue James)

La battaglia di Bosworth segna la fine del Medio Evo inglese e la nascita di una nuova dinastia. Henry Tudor sale al trono come Henry VII; per assicurarsi una discendenza sposa Elizabeth di York, figlia di Edward IV. Nasce anche la rosa Tudor, che incarna la trasformazione dei due casati in uno solo. È l’emblema della nuova Inghilterra, un regno di unità e pace dopo la guerra civile; una rosa bicolore: all’esterno la rosa rossa di Lancaster, all’interno quella bianca di York. Tudor rose

Questa rosa unica al mondo caratterizza l’iconografia dei cinque sovrani Tudor e della loro epoca; diffusissima ad Hampton Court, è presente anche in molti ritratti. È il pendente del collare di Thomas More nel ritratto di Holbein oggi alla Frick Collection di New York.thomas more holbeinEcompare nel ritratto di Elizabeth I, attribuito a Nicholas Hilliard, detto Pelican dall’uccello sul dévant de corsage della regina (Walker Art Gallery, Liverpool). Sullo sfondo, dietro alla testa della sovrana, appaiono a sinistra la rosa Tudor e a destra e il giglio di Francia, di cui ella pretendeva il trono. 1575 elizabeth pelican portraitLa rosa è molto popolare e diffusissima ancora oggi: per il suo design particolare, come gadget legato alla royal family, o in veste più ufficiale: la si trova ad esempio sulla giubba degli Yeomen che presidiano la Torre.

È anche sulla royal coat of arms: sotto le zampe del leone e dell’unicorno, rappresenta l’Inghilterra col cardo di Scozia e il trifoglio d’Irlanda. royal coat of arms uk

Ladycameron giorno 8 – Le primule della Regina

Se mai vi foste chiesti qual è il fiore preferito di Her Majesty Queen Elizabeth II voilà, ecco a voi la risposta, è la primula!

Come lo sappiamo? Tre anni fa la sovrana ha inviato un messaggio di auguri alla trasmissione radio Gardener’s Question Time, giunta al settantesimo anno di programmazione. In quella occasione avvenne la rivelazione, fatta da John Anderson, giardiniere di Frogmore House a Windsor, dove il messaggio fu registrato. primuleLe primule spuntano nei prati all’inizio della primavera; Shakespeare in The Winter’s Tale le chiama «pallide primule che muoiono nubili» riferendosi al fatto che fiorendo quando gli insetti sono ancora pochi spesso non vengono impollinate. Come tutto ciò che annuncia la rinascita della natura nella bella stagione sono diventate augurio di buona fortuna, e in Inghilterra vengono offerte come porte-bonheur, così come in Francia accade coi mughetti ( Ladycameron giorno 2 – I mughetti di Grace ).  Si racconta che quando il Primo Ministro Benjamin Disraeli presentò a Queen Victoria la Corona delle Indie, lei volle ricambiare con un mazzolino di primule, come augurio di fortuna (in effetti si dice che per trasformarli in un potente talismano questi fiori vadano tenuti stretti al petto con un uovo di cristallo di rocca, ma in questo caso non indagheremo oltre). the queen engagement

Se in fitoterapia si usano per migliorare la circolazione e calmare i battiti del cuore, nel linguaggio dei fiori sono sinonimo di giovinezza, tenera amicizia e primo amore.

Nell’unica fotografia in circolazione dell’annuncio del fidanzamento con Philip  che non sia in bianco e nero, l’abito della giovanissima principessa è di un delicato giallo primula. Immagino che la fotografia sia stata colorata in un secondo tempo e non saprei dire se si tratti del colore originale – l’abito non era esposto nella mostra Fashioning a Reign, rganizzata a Buckingham Palace per i 90 anni di Her Majesty – ma è una singolare circostanza, poiché non v’è dubbio che Elizabeth sia il ritratto della giovinezza e della felicità, accanto al suo primo amore.

Il giallo primula è d’altronde una tonalità che la regina ama e indossa con una certa frequenza; l’ha scelta anche il 29 aprile 2011 per un altro royal wedding, quello tra il nipote William e Catherine Middleton. Una scelta sottile e piena di significati. Perfetta, as usual. the queen w&c royal wedding

Ladycameron giorno 7 – Il trifoglio d’Irlanda

Scelta obbligata oggi che è il 17 marzo, festa di San Patrizio che annuncia l’arrivo di una  primavera quanto mai desiderata, anche per gli effetti positivi che l’innalzamento delle temperature potrebbe avere sull’andamento della pandemia in corso. catherine irish paradeQuest’anno la tradizionale parata delle Irish Guards non si è tenuta – ufficialmente perché gran parte del Reggimento è impegnato all’estero – ma forse ricorderete l’anno scorso la Duchessa di Cambridge sfoggiare sul cappotto verde scuro Alexander McQueen una spilla a forma di trifoglio, lo shamrock simbolo d’Irlanda e di St Patrick che ne è il patrono.

Secondo la tradizione Patrick, evangelizzatore dell’isola nel V secolo, usò proprio la piantina per spiegare la Trinità; come questa il trifoglio è uno e trino: un solo stelo regge tre foglie. Nell’Irlanda celtica e precristiana questa pianta era rivestita di valori simbolici e magici, in gran parte legati alla mistica del tre, il numero che in molte culture è considerato sacro. Nel Tao-te-ching si legge: «Il Tao genera l’unità, l’unità genera la dualità, la dualità genera la triade e quest’ultima tutte le cose».

noli me tangereIl simbolismo del trifoglio trinitario fu amato in tutto il Medio Evo e oltre, ed è giunto fino a noi riprodotto in opere dei maggiori pittori del Quattrocento e del Cinquecento; nel Noli me tangere del Beato Angelico Cristo risorto appare alla Maddalena su un prato di trifogli.

order st patrick badge

Dal 1783 il Santo e il suo emblema compaiono abbinati anche nel Most Illustrious Order of Saint Patrick che, fondato da Re George III, divenne il terzo per importanza nel regno, dopo l’Order of the Garter e l’Order of the Thistle. Nelle insegne – insieme con l’arpa celtica, altro simbolo del Paese – compare un trifoglio che contiene una corona in ogni foglia, e il motto Quis separabit? (Chi ci separerà?) è circondato da un giro di piccoli trifogli. 

Esiste poi un trifoglio tutto speciale, che invece di tre foglie ne ha quattro. La sua (relativa) rarità lo riveste tradizionalmente di un grande potere: se nelle fiabe di origine celtica conferiva il dono di vedere gli elfi, la sua caratteristica più famosa è quella di propiziare la buona fortuna. Per questo è simbolo popolarissimo e prediletto da molti.

Il quadrifoglio è con la camelia una delle icone di una vera regina, di talento se non di sangue: Mademoiselle Chanel, che ne faceva bijoux più o meno preziosi – bellissimi quelli storici realizzati per lei dalla Maison Gripoix – e li piazzava anche su borse, bottoni, dettagli, ricami. chanel charms braceletPer le nozze civili del fratello Albert con Charlène Wittstock, celebrate il primo luglio 2011, la principessa Caroline de Monaco indossava sotto l’ampia pamela un paio di piccoli orecchini turchesi, Chanel, ça va sans dire. Avrà voluto invocare la fortuna sugli sposi? In fondo Grace, indimenticata madre dei principi, era di origine irlandese.caroline chanel earring

Ladycameron giorno 6 – Il crisantemo del Tennō

Il Trono del Crisantemo è stato protagonista di molti post negli ultimi mesi, con l’abdicazione del vecchio Imperatore Akihito in favore del figlio Naruhito e i complessi cerimoniali che hanno segnato il passaggio. japan chrysanthemum throneIl fiore, il cui nome deriva dal greco chrysós (oro) e anthémon (fiorente) è originario della Cina e arrivò in Giappone attraverso la Corea, probabilmente nel IV secolo. Qui fu chiamato kiku, e subito apprezzato non solo per la bellezza ma anche per le virtù fitoterapiche: il tè di crisantemo ha funzione depurativa e diuretica, e perciò i Giapponesi, che in cucina ne usano anche le foglie, gli attribuiscono la capacità di favorire la longevità. Ha la caratteristica di sopravvivere anche in condizioni difficili, senza perdere i petali neanche dopo essere appassito, ed è dunque il simbolo della vita dopo la morte, che è in fondo il nostro auspicio quando ne portiamo sulla tomba di chi abbiamo amato.

Il crisantemo simbolo del Tennō è però di una varietà speciale, a sedici petali disposti a raggiera come i raggi del sole, icona perfetta per la famiglia imperiale la cui origine si fa risalire alla dea solare Amaterasu. Fu Go-Toba-tennō che nel XII secolo volle farne il proprio emblema incidendolo sulla katana come simbolo di potere e di immortalità; ancora oggi è sullo stendardo dell’imperatore – oro in campo rosso – e dà il nome al principale ordine cavalleresco del paese. Fino al secolo scorso solo i nobili potevano coltivarlo o adornarsene. Kiku no sekkuUna delle cinque feste annuali giapponesi, che si tiene il nono giorno del nono mese (il 9 settembre) si chiama Kiku no sekku, e affonda le sue radici nel Giappone dei Samurai del XVII secolo. Celebra con la fioritura dei crisantemi l’arrivo della stagione fredda: il crisantemo-sole viene evocato quando la luce inizia a declinare, prosciugando l’energia vitale degli uomini.

In Europa fa la sua comparsa nel XVII senza riscuotere troppo successo, ma nell’Ottocento lo troviamo in tutti i salotti, come dimenticare quello di Odette narrato da Proust in Du côté de chez Swann con grossi crisantemi screziati di rosa d’arancio e di bianco, che tingevano la penombra riempiendola del loro profumo?

Ladycameron giorno 5 – Il giglio di Francia (e di Firenze)

iris biancoIeri, parlando di ginestre, abbiamo sfiorato una delle personalità più affascinanti e complesse dell’epoca: quella Éléonoire d’Aquitaine il cui secondo marito Henry II fondò la dinastia dei Plantageneti sul suolo inglese. Oggi si replica, e tocca al primo marito, Louis VII di Francia. Secondo la leggenda il re, impegnato in battaglia, stava per essere sconfitto e sospinto dagli avversari verso un fiume, quando vide sulla riva un campo di iris fioriti che si spingevano nell’acqua. Comprese dunque che il fiume poteva essere guadato e vi si lanciò coi suoi soldati riuscendo a salvarsi; in ricordo dello scampato pericolo scelse il fiore come suo emblema. Louis VIIL’iris divenne allora noto come fleur-de-Louis ma finì per l’essere confuso col fleur-de-lys, il giglio, per cui nel corso del Medio Evo il giglio prese il posto dell’iris come fiore simbolo del re di Francia. La forma stilizzata del giglio, com’è usata in araldica, rimanda a un’arma, una lancia usata dai Franchi, simile allo scettro gigliato che compare nello stemma di Trieste. Un’altra tradizione risale fino al VII secolo, a Dagoberto, il federatore dei tre regni di Austrasia Borgogna e Neustria, il cui sigillo accorpava tre scettri in una sorta di iris stilizzato, antenato del fiore araldico. giglio firenzeSorte analoga è toccata al fiore simbolo di Firenze: l’iris delle origini – il cui nome botanico è proprio Iris florentina – si è col tempo trasformato nel giglio. È interessante che anche in questo caso il fiore è assimilato a un’arma: i romani lo chiamavano gladiolus, per la forma allungata delle foglie che ricordano una spada, in latino gladius, il nostro giaggiolo.

Dimenticate dunque i significati di solito attribuiti al giglio: fecondità, come quello dell’Antico Testamento, o la purezza attribuita ai santi cristiani; l’elegante iris/giglio rappresenta la regalità, l’aspetto nobile della forza.

 

Ladycameron giorno 4 – La ginestra dei Plantageneti

Ricordate Riccardo Cuor di Leone (Richard The Lionheart, o Cœur de Lion, in francese), il re aitante e coraggioso col più bel soprannome che si possa immaginare? E suo fratello Giovanni Senzaterra (John Lackland) – chiamato così perché da figlio minore non aveva nessun possedimento – che tramava alle sue spalle mentre lui era in Terra Santa per le Crociate? Sono due dei re Plantageneti, dinastia che regnò sull’Inghilterra per più di tre secoli. Il nome deriva dal nomignolo di Geoffroy le Bel, conte d’Anjou, che aveva per stemma un ramo di ginestra (genêt in francese), ma è stato esteso a identificare la sua discendenza solo in epoca moderna. Geoffroy V PlantagenetHenry II, figlio di Geoffroy e di Matilde (figlia ed erede di Henry I d’Inghilterra) divenne re nel 1134 e la sua discendenza regnò di padre in figlio (o in fratello, come nel caso di Riccardo e Giovanni) fino al 1399 quando Richard II fu deposto e ucciso dal cugino Henry Bolingbroke. Con lui, salito al trono come Henry IV, iniziò il regno del ramo Lancaster, sostituito nel 1461 dal ramo York. Entrambi, Lancaster e York, appartenevano alla dinastia dei Plantageneti, e tra loro scoppiò quella celebre Guerra delle due Rose che portò sul trono i Tudor.

Durante i tre secoli e mezzo del loro dominio furono poste le basi dell’Inghilterra moderna: i sovrani Plantageneti riunirono le Isole Britanniche conquistando il Galles e parte dell’Irlanda, e affermarono con alterne fortune la sovranità sulla Scozia e su quelle aree della Francia ereditate da Geoffroy e da Éléonore d’Aquitaine, madre di Richard e John. The-Lion-in-Winter-1968-001L’opera teatrale The Lion in Winter racconta il matrimonio di Éléonore con Henry II; da questa fu tratto un famoso film con Katherine Hepburn, premiata con l’Oscar (e un remake con Glenn Close).

Lo stretto, anche se conflittuale, rapporto con la Francia impresse un notevole sviluppo al sistema politico e amministrativo, insuperato nell’Europa medioevale, da cui deriva l’assetto dello stato come lo conosciamo oggi e molte delle sue istituzioni, compreso il parlamento. Ed è ancora durante il regno dei Plantageneti che si affermò l’epoca d’oro delle cattedrali, e furono edificati Windsor Castle e Westminster Abbey.

Le ragioni che spinsero Geoffroy a scegliere la ginestra come fiore simbolico so avvolte nel mistero, masi sa che dove non arriva la storia arriva la leggenda, due in questo caso. Secondo la prima il giovane, cavalcando in una brughiera vicino a Le Mans, vide un unicorno con testa di donna avvolto in un mantello dorato in un campo di ginestra; tanto forte fu l’impressione che ne ebbe da voler adottare il fiore come suo emblema. Un’altra invece racconta di un giovanissimo Geoffroy che durante una cavalcata fu disarcionato e scaraventato in un burrone dal suo destriero spaventato da un tuono. La provvidenziale presenza di un arbusto di ginestra gli consentì di aggrapparsi evitando di precipitare per cui egli la volle sul suo stemma. ginestraIl giallo splendente di di questa pianta ne fa un simbolo del sole, e del suo corrispettivo minerale, l’oro, contenuto secondo Plinio nelle cenere della ginestra. Nel medio Evo la sua bellezza semplice ne fece l’incarnazione di Modestia e Umiltà, che ispirò san Luigi, Re di Francia, cui si fa risalire la fondazione dell’Ordre de la Cosse du Genêt.

Ordre de la Cosse du Genêt

Copyright: Norbert Pousseur

I cavalieri indossavano un mantello bianco con cappuccio viola e un collare su cui si alternavano ilfiore di ginestra e il giglio. Dal collare pendeva una croce piena di fiordalisi con la scritta Exaltat humiles (esalta gli umili). Cento cavalieri di quest’ordine proteggevano il sovrano.

Secondo una leggenda siciliana invece la ginestra sarebbe stata maledetta da Cristo, che mentre pregava nell’orto del Getsemani  fu scoperto dai soldati a causa del crepitio della pianta, condannata a crepitare in eterno quando venisse bruciata. È una storia che trova un’eco sinistra nel tragico episodio di Portella della Ginestra: il primo maggio 1947 gli uomini della banda di Salvatore Giuliano aprirono il fuoco contro i contadini che celebravano la festa del lavoro, uccidendone undici.

La Ginestra, o Fiore del Deserto, celebrata da Leopardi nel Canto XXIV, i cui primi versi recitano:

Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti.

Ladycameron giorno 3 – Il cardo di Scozia

Ogni royal watcher sa che il mese di giugno è il più ricco di manifestazioni per la famiglia reale britannica. Si comincia il secondo sabato del mese con il Trooping the Colour, in cui Sua Maestà festeggia ufficialmente e pubblicamente il compleanno. Poi ci si trasferisce nel Berkshire per la settimana delle corse di Ascot, preceduta dalla cerimonia annuale del Most Noble Order of the Garter, il principale ordine cavalleresco del Paese, nella St George’s Chapel a Windsor. order of the thistleGiugno si chiude – e luglio si inaugura – con la Settimana Scozzese che la sovrana trascorre a Edimburgo nel palazzo di Holyroodhouse. È in questa occasione che spesso si tiene la cerimonia dell’Order of the Thistle.  Dame e cavalieri impiumati e ammantati come a Windsor – qui il velluto del mantelli è verde, là invece blu – con lo splendido collare in oro che alterna cardo e germogli di ruta, da cui pende il medaglione con Sant’Andrea, patrono dell’ordine e della Scozia, che regge la croce decussata, quella del suo martirio.

A istituire l’Ordine fu James VII – II come re d’Inghilterra – nel 1687, ma le origini di un’istituzione cavalleresca simile si fanno risalire addirittura all’anno 809, ad opera di Re Eochaid (latinizzato in Achaius), alleato di Carlo Magno. Già all’epoca il cardo era emblema regale, ma la sua definitiva consacrazione come simbolo nazionale avvenne nel 1503, quando il poeta William Dunbar scrisse l’allegoria The Thrissil and the Rois (Il Cardo e la Rosa) per le nozze tra Re James IV e Margaret Tudor, sorella maggiore di colui che sarebbe diventato Henry VIII. cardo di scoziaIl cardo, con le sue brattee acuminate sistemate a raggiera, è un simbolo del sole, e il rimando è rafforzato dal fatto che se ne ricavava un olio usato in cucina o come combustibile per le lampade. La pianta, che rappresenta bene la natura aspra e selvaggia delle Highlands, nell’iconografia cristiana rappresenta la sofferenza del martirio, che è viatico alla salvezza.

Ladycameron giorno 2 – I mughetti di Grace

Giovedì 19 aprile 1956 il Principato di Monaco è in festa: Rainier III, che regna da sette anni, quel giorno sposa Grace Patricia Kelly da Philadelphia, professione star hollywoodiana. È il primo royal wedding ad essere trasmesso in televisione, e Grace è la prima americana a sedere su un trono europeo. Non è la prima sposa a raggiungere l’altare stringendo tra le mani dei mughetti, ma è senz’altro la più famosa, e la sua scelta avrà vastissima eco e altrettanto vasto seguito. cfb_760226Le spose del ventesimo secolo davano la preferenza a bouquet dalla struttura importante, ricchi di rose e orchidee, o di forma particolare, come quelli composti di lunghe calle, così adatti alla moda degli anni venti. L’attrice che sta per mutarsi in principessa invece completa il romantico abito creato per lei dalla costumista premio Oscar Helen Rose con rametti di mughetto tenuti insieme da un nastro di raso, che si appoggiano sul piccolo messale ricoperto di seta su cui Grace segue la cerimonia.

Nel linguaggio dei fiori il mughetto rappresenta l’Amore Puro, come le lacrime versate dalla Madonna ai piedi della Croce da cui, secondo un’antica leggenda cristiana, sarebbe nato. È perciò simbolo anche della Salvezza portata dal Cristo. Royal Albert May TrioÈ il fiore di maggio; il nome botanico Convallaria majalis deriva dal Lillium convallium, il giglio delle valli (lily ofthe valley è infatti il nome inglese), e l’aggettivo majalis rimanda al quinto mese dell’anno. Il francese muguet sembra invece derivi da noix musquette, la noce moscata, a causa del profumo così intenso da diventare intossicante. E il mughetto è il protagonista di una delle fragranze femminili più famose e amateq, Diorissimo, creata nel 1956 dal celebre profumiere Edmond Roudnitzka per Christian Dior, che adorava questo fiore e lo considerava il suo porte-bonheur. 

Dior Muguet

Christian Dior Couturier du rêve, Paris Musée des Arts et Métiers

Il grande couturier disegnò degli splendidi abiti da sera decorati da mughetti, esposti nella mostra Christian Dior Couturier du rêve, allestita a Parigi nel Musée des Arts et Métiers, poi replicata a Londra al Victoria&Albert Museum. Ma anche chi non può permettersi un Dior può indossare un ramo di mughetti, come per tradizione  antica fanno i Francesi a Calendimaggio, per festeggiare la primavera e propiziarsi la fortuna.

Dior Muguet 2

Christian Dior Couturier du rêve, Paris Musée des Arts et Métiers.