Gioielli per una regina

Oggi sono state annunciate le candidature per i premi Oscar che verranno consegnati al Los Angeles il prossimo 24 febbraio, e confesso di non aver visto nessuno dei film in nomination nelle diverse categorie. Quello che mi incuriosisce di più è La Favorita, ambientato alla corte della Queen Anne, prima sovrana del riunito Regno di Gran Bretagna, nei primi anni del Settecento. L’altro film a soggetto royal, Maria Regina di Scozia, mi attrae di meno, se non per i costumi – che infatti sono in gara, insieme a trucco&parrucco.

Ricordo la prima volta che andai in Inghilterra, a metà degli anni ’70, nel palazzo di Hampton Court erano in mostra i costumi del serial BBC Elizabeth I, con Glenda Jackson, che aveva sostenuto lo stesso ruolo della regina Tudor in Maria Stuarda Regina di Scozia, con Vanessa Redgrave nei panni della regina scozzese. Essendo appassionata in particolare di quel periodo storico varie volte ho seguito le tracce delle due regine, e qualche anno fa al National Museum of Scotland mi sono ritrovata davanti ad alcuni gioielli molto probabilmente appartenuti a Mary. penicuik jewelsSono i Penicuik Jewels, tre pezzi che risalgono al tardo Cinquecento: un lungo pendente in oro con perle; una bellissima collana composta da 14 sfere di filigrana d’oro intervallate da altrettante di misura minore (è possibile che le sfere più grandi servissero come pomander, cioè venissero riempite di essenze profumate). Il terzo oggetto è un medaglione in oro e smalto con piccole perle e al centro un ritratto femminile; penicuik jewels locketil medaglione si apre rivelando anche il ritratto di un giovane uomo: si ritiene che si tratti della Regina e di suo figlio James. Non è l’unica immagine nota di Mary, che compare ritratta anche su alcuni cammei. Il mio preferito, custodito nello stesso Museo, è questo: cameo pendant maryun pendente a forma di cuore in oro e smalto che termina con un’ametista e custodisce al centro il profilo di Mary inciso su un cammeo. Da perderci la testa! (scusate)

Se invece vi incuriosisce l’aspetto che davvero poteva avere la sfortunata sovrana prima di perdere davvero la testa, ecco una sua ricostruzione facciale creata dalla professoressa Caroline Wilkinson dell’Università di Dundee. mary of scotsAh, tenete presente che Mary era altissima, superava il metro e ottanta.

(Ph. National Museum of Scotland)

Lady Violet’s Advent Calendar – Day 24

Chiudiamo il nostro primo calendario dell’Avvento con la classica domanda di questi giorni: te piace ‘o presepe? Confesso, a me non piace. Non tanto, almeno. E il mio scarso amore è fonte di continue, amabilissime discussioni con la mia carissima amica Paola che ne è una grande estimatrice – oltre che una grande esperta della cultura partenopea. Allora facciamo così: due parole serie sulla tradizione del meraviglioso presepe storico napoletano ve le dice lei.

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(Ph. Sailko/CC)

Il presepe napoletano, ancora oggi espressione eccellente e rinomata dell’artigianato artistico italiano, conosce la sua stagione più felice nel XVIII secolo, periodo di generale rinascita della cultura partenopea, innescata e promossa dall’avvento di Carlo III sul trono di Napoli.
All’interno della ricca scenografia scrupolosamente progettata e dimensionata (lo scoglio), la fantasmagorica rappresentazione della nascita di Gesù si articola in episodi narrativi facilmente riconoscibili: la Natività, il Corteo dei Magi, l’Annuncio ai pastori, l’Osteria.

seguito re magi

(Ph. Luciano Romano)

Ciascuna delle scene assume una propria caratterizzazione cui concorrono i mille dettagli che connotano i luoghi e i protagonisti: in tal senso colpisce la fantasiosa (talora palesemente falsata) rappresentazione degli abiti, degli oggetti, dei decori di sapore mediorientale che caratterizzano gli accompagnatori dei Magi, così come straordinaria appare la cura nella rappresentazione dei cibi, del vasellame, delle ceramiche, degli strumenti musicali che connotano i pastori (questo il termine tecnico che designa le statuette del presepe napoletano, indipendentemente dal personaggio rappresentato).
La grande perizia espressa nel presepe napoletano del ‘700 si spiega anche alla luce della
presenza dei più importanti e rinomati scultori operanti a corte nel ‘700 che non disdegnano e anzi considerano naturale dedicarsi a quella che è considerata una forma d’arte paritetica rispetto ad altre. In tal senso non si può non citare Giuseppe Sammartino, l’eccellente ideatore e realizzatore del “Cristo Velato” della Cappella Sansevero, dalle cui preziose mani nascono alcune delle più pregevoli realizzazioni ammirabili nella Sezione Presepiale del Museo Certosa di San Martino.
Una passeggiata nel quartiere Spaccanapoli, culminante in Via San Gregorio Armeno, luogo per eccellenza deputato all’attività dei figurinari (gli artigiani che realizzano le figure del presepe) ancora oggi contribuisce a illustrare la ricchezza della cultura sottesa alle realizzazioni presepiali e a spiegarne il sempiterno successo. (Paola Artizzu)

E a proposito di San Gregorio Armeno, gli artigiani del presepe non lavorano solo a Natale, e hanno preso la simpatica abitudine di realizzare statuine ispirate a personaggi famosi. Dunque poteva mancare lei, o loro?

Ovviamente no! Ora non protestate perché William&Kate sì e Harry&Meghan no, le foto sono state prese quando i due forse erano già una coppia, ma non si sapeva ancora. Probabilmente nessuno li metterà nel presepe, anche se Her Majesty come Regina Magia mica ci starebbe male…

Insomma, sia che facciate l’albero o il presepe – o entrambi o nessuno dei due – sia che passiate questa sera da soli, in famiglia o con amici, a casa o magari al lavoro BUON NATALE! Noi ci ritroviamo qui domani, sempre se vi fa piacere.

Happy birthday Jane

Oggi 243 anni fa nasceva a Steventon, contea di Hampshire, Miss Jane Austen, i cui romanzi sono stati fondamentali nell’educazione sentimentale di Lady Violet, e probabilmente anche in quella di molti di voi. Jane_Austen_1

La celebriamo con le sue parole, quelle della bellissima lettera d’amore che il Capitano Wentworth scrive ad Anne Elliot in Persuasion.

I am half agony, half hope, si può immaginare un’espressione più appassionata?

“I can listen no longer in silence. I must speak to you by such means as are within my reach. You pierce my soul. I am half agony, half hope. Tell me not that I am too late, that such precious feelings are gone for ever. I offer myself to you again with a heart even more your own than when you almost broke it, eight years and a half ago. Dare not say that man forgets sooner than woman, that his love has an earlier death. I have loved none but you. Unjust I may have been, weak and resentful I have been, but never inconstant. You alone have brought me to Bath. For you alone, I think and plan. Have you not seen this? Can you fail to have understood my wishes? I had not waited even these ten days, could I have read your feelings, as I think you must have penetrated mine. I can hardly write. I am every instant hearing something which overpowers me. You sink your voice, but I can distinguish the tones of that voice when they would be lost on others. Too good, too excellent creature! You do us justice, indeed. You do believe that there is true attachment and constancy among men. Believe it to be most fervent, most undeviating, in F. W.

I must go, uncertain of my fate; but I shall return hither, or follow your party, as soon as possible. A word, a look, will be enough to decide whether I enter your father’s house this evening or never.”

Per la traduzione vi rimando a quelle pubblicate da JASIT – Jane Austen Society of Italy, io oggi festeggio il compleanno di Jane iscrivendomi, e voi? http://www.jasit.it/edizioni-italiane/persuasione/

 

A Royal Calendar – 29 novembre 1832

Alcuni anni fa uscì un delizioso libro, La Sovrana Lettrice (Alan Bennett, ed. Adelphi);  quella di cui noi oggi celebriamo la nascita fu invece una sovrana scrittrice. louisa-may-alcott1 Louisa May Alcott ha raccontato il mondo femminile come poche altre, ha insegnato a ogni donna ad amare la propria unicità, e se noi ragazze moderne siamo così un po’ lo dobbiamo anche a lei, che fu modernissima. Naturalmente scriveva benissimo, e per raccontarla ci vuole qualcuno che scriva altrettanto bene, per cui oggi Lady Violet chiede aiuto alla sua amica Meri Pop, perché perdersi la delizia di questo ricordo sarebbe un peccato.

Buona lettura!

http://www.supercalifragili.com/?p=19470&fbclid=IwAR2cb6YHVyWQCrn1DnQnUKN586GENsFowb6jJlgH1iJwj9fuzj0S6UYrdPA

La foto del giorno – 18 ottobre

Il 29 aprile del 2013, la sera prima dell’abdicazione della Regina Beatrice d’Olanda e la conseguente incoronazione di Re Willem-Alexander, agli ospiti di maggior riguardo e alle numerose teste coronate fu offerta una cena di gala nel Rijksmuseum di Amsterdam, davanti a un capolavoro assoluto dell’arte fiamminga: La Ronda di Notte di Rembrandt.  cena ronda di notte A luglio dell’anno prossimo, in occasione del 350° anniversario della morte dell’artista, la grande tela verrà sottoposta ad un restauro che sarà possibile seguire da chiunque in tempo reale.

De Nachtwacht fu dipinto nel 1642, parte di un ciclo di sei opere realizzate da diversi pittori olandesi per celebrare la visita alla città di Amsterdam che Maria de’ Medici compì nel 1639. Al centro della scena il capitano Frans Banning Cocq – lui stesso aveva commissionato l’opera a Rembrandt – accompagnato dal suo luogotenente Willem van Ruytenburgh, impartisce l’ordine di mettersi in marcia.

In un paio di occasioni la tela è stata danneggiata da azioni criminali: nal 1975 fu sfregiata in 12 punti dalle coltellate di un visitatore; un altro spruzzò dell’acido nel 1999. In entrambi i casi i danni furono arginati dall’intervento tempestivo degli esperti, ora però si è resa necessaria un’azione più complessa per riportare l’opera all’antico splendore, grazie anche alle sofisticate tecnologie di intervento oggi disponibili.

Nella conferenza stampa di presentazione del progetto il direttore generale del museo Taco Dibbits ha spiegato che se in passato i restauri venivano eseguiti a porte chiuse, l’idea contemporanea di rendere pubblico ogni aspetto della vita di una istituzione culturale li ha spinti alla decisione “di condurre i lavori dentro il Rijsk, anziché spostare la tela, in modo che chiunque, in qualunque luogo si trovi, possa seguire il processo. In fondo, la Ronda appartiene a tutti noi”.

Ogni informazione sul sito del museo: http://www.rijksmuseum.nl

 

 

A Royal Calendar – 16 ottobre 1793

Sale le scale del patibolo Marie Antoinette, ultima regina dell’Ancién Regime. Jacques-Louis_David_-_Marie_Antoinette_on_the_Way_to_the_Guillotine

Maria Antonia Josepha Johanna, figlia di Maria Teresa Imperatrice d’Austria e di Francesco Stefano di Lorena, nasce a Vienna il 2 novembre 1755. Sposa Louis, Delfino di Francia, nel 1770 e sale con lui al trono quattro anni dopo. Dopo tre lustri di un regno impossibile da sintetizzare in queste poche righe, la Rivoluzione travolge la vita dei sovrani e abbatte la monarchia. Dal 21 gennaio 1793 – giorno della morte per decapitazione di Louis XVI – e per i pochi mesi che le restano, Marie Antoinette diventa la Veuve Capet e come tale il 14 ottobre viene portata davanti al Tribunale Rivoluzionario processata e condannata a morte. Due giorni dopo, vestita di un semplice abito bianco – il colore regale del lutto – una cuffia a coprire i capelli appena tagliati, la mani legate dietro la schiena, viene fatta salire su un carretto aperto (e non sulla carrozza che era stata concessa al Re) e portata in Place de la Révolution. Tra il pubblico che durante tutto il tragitto inveisce contro la sovrana c’è il più grande pittore neoclassico, Jacques-Louis David; è un convinto rivoluzionario, e ha votato per la morte della ex sovrana. Quella che ritrae con pochi tratti di penna è una donna molto più anziana dei suoi trentotto anni, sofferente, sfiancata dalla lunga durissima prigionia, i capelli precocemente incanutiti, il corpo magro, il naso affilato. Ciò che però la mano dell’artista coglie è una donna sconfitta ma non doma, che va verso il suo destino col portamento dritto e lo sguardo fiero di una regina, diventando in morte quel che non sempre era stata in vita.

(Penna d’oca e inchiostro, Musée du Louvre)

A Royal Calendar – 15 settembre

Il 15 settembre dovrebbe essere ribattezzato The International Royal Birthday Day dato che ben tre importanti membri di altrettante famiglie reali festeggiano il compleanno.

Prima per cavalleria e rango (e pure per età), Doña Letizia, Reina de España, nata a Oviedo 46 anni fa. Segue a un’incollatura Daniel Westling, consorte della principessa ereditaria di Svezia, che oggi compie 45 anni. E last but not least Harry, il Duca di Sussex, 34 anni di carisma sorrisi e capelli rossi.

Lady Violet però oggi ha deciso di stupirvi con un’altra regina: Dame Agatha, the Queen of Mystery, the Queen of Crime. agatha christie books Agatha Mary Clarissa Miller nasce a Torquay, nel Devon, il 15 settembre 1890, ultima dei tre figli di un agente di borsa americano e di una britannica appassionata di esoterismo e convinta di avere doti divinatorie. Agatha ha un’infanzia felice in una famiglia benestante che vivrà però un periodo di ristrettezze dopo la morte del padre, quando lei ha solo 11 anni. Contrariamente alla sorella maggiore non frequenta la scuola ma studia a casa, incoraggiata dalla madre ad esercitare le sue passioni e i suoi talenti: la lettura, la scrittura, la musica: studia pianoforte e canto lirico ma la timidezza le rende difficile esibirsi in pubblico chiudendole le porte di una carriera artistica.

Un’altra sua passione, insolita per una ragazza del suo tempo, è lo sport: ama pattinare, ed è la prima donna inglese a surfare in piedi sulla tavola. agatha archie christie Inizia a scrivere brevi racconti; nel 1912 incontra Archibald Christie e se ne innamora. Lui è uno dei primi piloti della Royal Flying Corps, e nella sua autobiografia lei definirà la loro attrazione “excitement of the stranger”. Si sposano la vigilia di Natale del 1914; la Grande Guerra è iniziata, il 27 dicembre lui torna in servizio in Francia, lei riprende il volontariato al dispensario della Croce Rosse di Torquay. Solo a gennaio del 1918 la vita matrimoniale comincia davvero, e il 5 agosto dell’anno seguente Agatha dà alla luce l’unica figlia, Rosalind. Nel frattempo, accogliendo una sfida lanciatale dalla sorella, ha scritto il primo romanzo, The Mysterious Affair at Styles, (Poirot a Styles Court)ed è nato anche il suo primo detective: Hercule Poirot. Il personaggio le è stato ispirato dai molti rifugiati belgi che popolano la campagna inglese, e per scrivere dell’omicidio – un avvelenamento – si basa sulle conoscenze del lavoro al dispensario. Il romanzo viene pubblicato, e le viene proposto un contratto che ne prevede altri cinque: è nata una scrittrice. agatha-difficult-time

Invece il suo matrimonio sta morendo: Archie imbastisce una relazione con Nancy Neale, un’amica di famiglia con cui gioca spesso a golf. Agatha lo scopre, e la notte del 3 dicembre 1926 scompare. Nessuno sa dove sia, finché qualcuno dello staff dell’Harrogate Spa Hotel riconosce in un’ospite dell’albergo la scrittrice scomparsa. Si è presentata come Theresa Neale, Neale, come la sua rivale. Non riconosce il marito quando va a riprenderla e viene sottoposta a una terapia psichiatrica; non parlerà mai con nessuno di questa storia (il film Il segreto di Agatha Christie, con Vanessa Redgrave e Dustin Hoffman, racconta la vicenda).

Nel 1928 arriva il divorzio, Agatha riorganizza la sua vita: la figlia, la scrittura i viaggi; ma il destino ha in serbo una sorpresa per lei. Due anni dopo nasce l’altro suo grande personaggio: Miss Jane Marple, che compare per la prima volta in The Murder at the Vicarage (La Morte Nel Villaggio), e lei incontra un giovane archeologo, Max Mallowan; da un lontano viaggio in Egitto l’archeologia è un’altra delle sue passioni, e la compagnia di un esperto sembra perfetta. Max, che ha quattordici anni meno di lei, non vuole la sua compagnia, vuole il suo amore, e la chiede in moglie. Si sposano giovedì 11 settembre 1930, a Edimburgo; durerà tutta la vita, e lei conierà una delle sue frasi più famose:  “An archaeologist is the best husband a woman can have. The older she gets the more interested he is in her.” agatha max Gli anni della Seconda Guerra Mondiale sono pesanti: Max è in Egitto Agatha a Londra, dove torna a prestare servizio volontario in un dispensario, questa volta all’ospedale dell’University College. Nasce il suo unico nipote, Mathew Prichard, e nascono alcuni dei suoi libri migliori, uno per tutti And Then There Were None (Dieci Piccoli Indiani).

Finita la guerra comincia a rallentare la sua attività – anche per motivi fiscali – e si dedica al teatro; nel 1952 scrive The Mousetrap (Trappola per Topi). La commedia debutta a Nottingham il 6 ottobre dello stesso anno, e arriva in cartellone a Londra il 25 novembre; da allora è rappresentata ininterrottamente. È difficile trovare qualcos’altro che vada avanti senza sosta dal 1952, a parte il regno di Her Majesty, of course!

agatha the queen L’ultima apparizione pubblica della scrittrice è del 1974, quando presenzia alla prima del film tratto da Assassinio sull’Orient Express; commenta che si tratta di un buon adattamento, con l’eccezione dei baffi di Poirot, che non sono abbastanza folti.

Muore a 85 anni, il 12 gennaio 1976.

È lo scrittore che ha venduto più copie di sempre – a parte la Bibbia e le opere di Shakespeare – si parla di due miliardi, metà in lingua originale e metà nelle traduzioni. Ha inventato personaggi memorabili e trame perfette. Con lo pseudonimo di Mary Westmacott si è dedicata perfino alla letteratura rosa. Ma è stata anche, e soprattutto, una donna di straordinaria modernità, nel pensiero e nei comportamenti.

Lady Violet confessa il suo amore smisurato per Agatha, con una predilezione particolare per un personaggio “minore”: il misterioso, favoloso, magico Harley Quin.

 

 

News

lilibet statue

Nel frattempo la nostra inviata in Albione Antonella Golinelli ci invia in esclusiva l’immagine di una nuova statua dedicata a Sua Maestà, ritratta in tutto lo splendore della sua veste ufficiale. Magnifica.

La statua si trova sulla Gravesend Promenade, nella cittadina di Gravesend in Kent, sull’estuario del Tamigi, nota anche perché vi morì la vera Pocahontas. La principessa pellerossa sposata all’inglese John Rolfe si spense in questo luogo sulla via del ritorno verso la Virginia dopo un viaggio a Londra in cui fu presentata a Corte; secondo la tradizione fu sepolta nella locale chiesa di St. George.