Haakon e Mette-Marit, vent’anni d’amore (parte seconda)

In effetti gli anni d’amore sono venti… più uno! Oggi è l’anniversario del matrimonio dei Principi Ereditari di Norvegia, e mi è tornato alla mente che l’anno scorso avevo scritto la prima parte di un post dedicato a loro che poi ho dimenticato di completare. Rimedio subito, in grande ritardo ma con grande piacere, visto che l’aria profuma di nuovo di royal wedding.

Il giorno del matrimonio, sabato 25 agosto 2001, tutti gli ospiti – coronati e no – sono al loro posto nella cattedrale di Oslo, quando si aprono le porte ed entrano gli sposi che raggiungono insieme l’altare, dove li attendono i quattro genitori. Lui in alta uniforme è aitante come sempre, ma si sa che ogni impegno in tal senso è inutile: tutta l’attenzione è per la sposa.

E Mette-Marit non delude. Indossa un abito lineare ed elegante, nato dalla collaborazione tra lei, il designer Ove Harder Finseth e la sarta Anna Bratland. Ne nasce una creazione che abbina un corposo crêpe di seta alla leggerezza del tulle, in una tonalità di ecrù realizzata appositamente. Ispirato agli abiti della Regina Maud, prima sovrana della Norvegia moderna, l’abito ha una linea semplice ma regale, ampio scollo quadrato e uno strascico di due metri.

Sul capo della sposa brilla discretamente una delicata tiara del 1910, dono di nozze dei sovrani alla nuora. Un piccolo bandeau di diamanti inseriti in una serie di elementi la cui linea incurvata ricorda delle margherite, e infatti viene chiamata Diamond Daisy Tiara. Il diadema non esce dai forzieri reali, è stato acquistato apposta per le nozze. Un uso che si è affermato da quando i divorzi non sono più tabù neanche nelle famiglie reali; in questo modo si evitano complesse trattative per recuperare le gioie di famiglia nel caso un cui la fanciulla decida di (o sia persuasa a) recuperare la propria borghese libertà.

Qualche cinefilo accanito potrebbe pensare di avere un déja-vu, e non avrebbe torto: la tiara sembra proprio quella che compare tra i capelli di Cate Blanchett/Gertrude Chiltern nel film Un marito ideale, girato da Oliver Parker due anni prima del matrimonio norvegese. Potrebbe trattarsi proprio dello stesso gioiello, noleggiato dai gioiellieri Garrard che poi lo hanno venduto ad Harald e Sonja, o più banalmente una copia. In ogni caso, resta una dei diademi più amati da Mette-Marit, che lo indossa spesso e dona molto ai suoi lineamenti da principessa delle fiabe.

Il vero coup de théâtre però è il bouquet che la sposa tiene tra le mani; mai visto prima (né visto mai più dopo) è composto da orchidee Vanda, rose rosa e mauve, ortensie; i rami cadenti della ceropegia assecondano la particolare forma verticale. Una struttura molto originale creata dalla fiorista Aina Nyberget Kleppe, anche in questo caso con la psrtecipazione della sposa. Davvero interessante, ma non sono sicura che funzionerebbe anche su una ragazza meno alta di Mette-Marit, che sfiora il metro e ottanta.

Testimone di Haakon è Frederik, Principe Ereditario di Danimarca. Da solo, perché Mary è già nella sua vita ma la love story è ancora tenuta privata. In effetti, delle consorti che abbiamo imparato a conoscere in questi anni c’è solo Máxima, allora fidanzata di Willem Alexander (si sposeranno il 2 febbraio 2002).

Mathilde è già Duchessa di Brabante ma è anche nella fase finale della prima gravidanza (Elisabeth nasce due mesi dopo) per cui rimane a casa. Sono presenti sovrani in carica (Margrethe di Danimarca, Carl Gustav di Svezia, Albert dei Belgi, Henri del Lussemburgo) emeriti (Jean del Lussemburgo) e decaduti (Costantino di Grecia), con consorti (manca il bizzoso Henrik di Danimarca); consorti senza sovrani (Sofía di Spagna) e principi ereditari (i già menzionati Frederik e Willem Alexander, il Principe di Galles, Philippe del Belgio, Victoria di Svezia, Albert de Monaco, Guillaume del Lussemburgo) . E c’è Felipe di Spagna, che accompagna la madre. Dopo gli sposi è il più osservato. Perché il Principe de Asturias è innamorato di una fanciulla norvegese, Eva Sannum. Senza una goccia di sangue blu, molto bella, molto inadatta alla cattolica Spagna (è una modella di lingerie), un po’ sprovveduta: negli anni con Felipe è stata capace di non imparare neanche una parola di spagnolo. Le nozze di Haakon e Mette-Marit sono la sua grande occasione. E lei la perde clamorosamente.

Alla cerimonia, che come sempre nei paesi scandinavi si svolge di pomeriggio, il dress code prevede frac (o alta uniforme) per i signori e lungo con diadema e decorazioni (se ci sono) per le signore. La bella fanciulla si presenta con un abito blu firmato Nora Farah, forse di seta, sicuramente piuttosto dozzinale, con l’aggravante dei lunghi guanti sintetici di un colore leggermente diverso. E soprattutto, tragicamente scollatissimo. Brutta la pettinatura, andante il make up. Probabilmente in quella occasione la regale Reina Sofia le insegna una parola in spagnolo: Adiós.

A dicembre di quell’anno, parlando con la stampa, Felipe annuncia la fine della sua relazione. L’anno dopo, l’incontro con Letizia.

(Ph: Cornelius Poppe, Scanpix)

Il resto è storia.

La prima parte del post la trovate qui: Haakon e Mette-Marit, vent’anni d’amore (parte prima)

Per la storia del matrimonio d’amore dei genitori di lui, che festeggiano i 54 anni insieme, seguite i link

Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima)

Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)

Happy birthday, joyeux anniversaire!

Compie oggi 57 anni Sophie, Contessa di Wessex, moglie del Principe Edward e dunque nuora della Regina, secondo la vulgata la preferita tra le quattro che i figli hanno portato a Sua Maestà.

Ricorrenza celebrata con un understatement che sfiora l’indifferenza, tant’è che solo l’account twitter della sovrana le ha fatto pubblici auguri con questa deliziosa foto in cui coccola un cucciolo di labrador, che diventerà un cane-guida per non vedenti. Tra persone che sgomitano per stare in prima fila mettersi in mostra e farsi notare – nel mondo intero come nella Royal Family – la grazia, l’eleganza e il pragmatismo con cui Sophie si muove lontano dai riflettori sono incantevoli.

Famiglia middle-class con antenati irlandesi e gallesi non priva di qualche goccia di sangue blu, e una lontanissima parentela col marito grazie alla comune discendenza dal Re Henry IV; il padre Christopher commerciante in pneumatici, la madre Mary segretaria. Anche Sophie, nata a Oxford il 20 gennaio 1965 e cresciuta nel Kent, studia da segretaria, per poi iniziare una carriera nelle pubbliche relazioni, che culmina con la nascita di un’agenzia tutta sua, la RJH, in società con Murray Harkin. Incontra la prima volta Edward nel 1987, lo rivede nel 1993 e poco dopo inizia a frequentarlo. Il fidanzamento viene annunciato il 6 gennaio 1999, il matrimonio il 19 giugno dello stesso anno a Windsor, nella St George’s Chapel. Dopo il matrimonio la neo Contessa di Wessex pensa di continuare a lavorare, ma incappa in uno scivolone: si mormora che il legame con la Royal Family la metta in una condizione privilegiata anche nel lavoro, per cui viene convocata da un sedicente principe arabo con la promessa di un ricchissimo contratto. Senonché il “principe arabo” altri non è che Mazher Mahmood, giornalista del News of the World che la spinge a qualche commento inopportuno, soprattutto sull’allora Prime Minister Tony Blair e la di lui moglie Cherie. Finisce così la carriera nelle PR e inizia quella da membro attivo della RF.

Nel 2001 perde il figlio che stava aspettando, il primo, per una gravidanza extrauterina. Due anni dopo dà prematuramente alla luce Louise con un intervento d’urgenza a causa di un distacco di placenta che mette madre e bimba a rischio di vita; nel 2007 nasce il figlio James. Forsa anche a causa delle dolorose esperienze personali promuove spesso la salute femminile – di recente ha denunciato lo stigma sulla menopausa – ma sempre con pacatezza e pragmatismo, senza effetti speciali e soprattutto senza sfruttare l’occasione per mettersi al centro della scena. Sarà per questo che quando la monarchia incrocia sulla rotta un iceberg – come quello rappresentato dall’ex ufficiale della Royal Navy Duca di York – rischiando di trasformarsi nel Titanic si guardi a lei come scialuppa di salvataggio.

Lady Violet la invidia molto perché ha rappresentato la Regina nella stragrande maggioranza dei royal wedding degli ultimi vent’anni abbondanti, e a tal proposito ci sentiamo di proporre una petizione: date una tiara a questa donna!

Che già le è toccato sposarsi con un orrendo set di perle – disegnato dallo sposo, lo sciagurato, e presto sparito (il set, non lo sposo) – e con un diadema che si ritiene composto dagli elementi di un circlet appartenuto alla Regina Victoria, ma il cui aspetto non è proprio così convincente, e poi gliene hanno prestato qualche altro, di solito con acquamarina. Ora ci sembra arrivato il momento di un upgrade, se l’è guadagnato sul campo.

Il low profile va bene per la vita, non per i gioielli reali!

Divide con la Contessa di Wessex il giorno del compleanno Sua Maestà Mathilde, Regina Consorte dei Belgi.

Per la Reine oggi sono 49; l’anno prossimo sarà festa grande ma per oggi, e solo per oggi, al secondo posto mettiamo lei.

Le foto del giorno – I vent’anni di Aiko

Oggi Aiko, unica figlia degli imperatori del Giappone, compie vent’anni e diventa maggiorenne secondo la legge del suo Paese.

Da oggi dunque la fanciulla – che studia Letteratura Giapponese alla Gakushuin University, prestigioso ateneo privato frequentato da molti membri della famiglia imperiale – potrà avere incarichi ufficiali a supporto dell’attività dei suoi genitori. Nonostante sia figlia del sovrano, come sappiamo Aiko non è nella linea di successione, che in Giappone non è aperta alle donne, e il suo ruolo istituzionale è senz’altro molto diverso da quello, ad esempio, di Catarina Amalia d’Olanda, che la settimana prossima diventerà a sua volta maggiorenne (nel suo caso a 18 anni, come è norma in Occidente) e avrà il suo posto nel Consiglio di Stato.

Domenica 5 Aiko sarà festeggiata a Palazzo, riceverà dalle mani del padre le insegne dell’Ordine della Corona Preziosa e come accade per tradizione alle principesse giapponesi anche una tiara da indossare nelle occasioni più formali. Il suo sarà però un diadema di seconda mano: quello della zia, la principessa Nori, sorella minore dell’Imperatore, che nel 2005 ha sposato un commoner, e da allora si chiama semplicemente Sayako (suo nome di nascita) Kuroda (cognome del marito).

La scelta è motivata dalla necessità di economizzare dati i tempi difficili, e sembra che la tiara sia stata comunque rimaneggiata per adattarla alla giovanissima Aiko. Creata da Mikimoto negli anni ’20 del Novecento, sembra appartenesse in origine a una principessa giapponese che aveva sposato il Principe Ereditario di Corea, Paese all’epoca assoggettato al Giappone così come la sua famiglia reale a quella imperiale nipponica.

Insomma, per la dolce Aiko niente corona, niente tiara nuova, e per di più nelle foto ufficiali del compleanno me la vestite in un modo che non riesco a definire, non si fa!

A questo punto non possiamo che augurare a questa fanciulla, che fu pure bullizzata alle elementari – tanto da dover essere ritirata da scuola per alcune settimane, e poi accompagnata dalla madre – un futuro radioso e felice, alla faccia della Imperial Household Agency e delle sue regole.

Le foto del giorno – Lunga vita alla Regina!

Se i cittadini britannici si stanno preparando a celebrare in pompa magna i 70 anni di regno di Sua Maestà Elizabeth II, i danesi non sono da meno, dato che il 2022 porterà a Copenaghen ben due cinquantesimi da festeggiare. E se anche il mezzo secolo di vita della Principessa Ereditaria Mary sarà adeguatamente festeggiato, certo non potrà competere col giubileo d’oro di Sua Maestà Margrethe II. Che ascesa al trono il 14 gennaio 1972 alla morte del padre Frederik IX, da mezzo secolo, col motto L’aiuto di Dio, l’amore del popolo, la forza della Danimarca regna sulla Danimarca, le Isole Fær Øer e la Groenlandia.

In preparazione all’importante evento, oggi è stato diffuso il nuovo ritratto ufficiale dell’ottantunenne sovrana, ritratta da Per Morten Abrahamsen nella Kuppelsalen al Castello di Fredensborg.

Margrethe indossa una delle tiare più importanti della sua collezione, la Pearl Poiré: 18 grandi perle a pera (poiré) sospese in altrettanti archi di brillanti: un modello reso universalmente noto dalla Cambridge Lover’s Knot Tiara, indossata in tempi recenti anche dalla principessa Diana e dalla duchessa Catherine.

Le origini della tiara danese risalgono al primo quarto dell’Ottocento: sembra ormai certo che sia stata il dono di nozze di Friedrich Wilhelm III di Prussia a sua figlia Louise, che nel 1825 andava sposa a Frederik d’Olanda. Il gioiello dovette soddisfare molto il sovrano prussiano, infatti cinque anni dopo ne fece realizzare uno identico per Marianne van Oranje-Nassau, che sposava il figlio Albrecht. Mentre del secondo diadema si sono perse le tracce, il primo di eredità in eredità è arrivato alla sovrana danese grazie a sua madre Ingrid, nata principessa di Svezia. L’aggiunta di collier orecchini e spilla, che non sono nati insieme ma armonizzano a perfezione, ha creato una delle più regali demi parure dello scrigno danese.

Le celebrazioni del Giubileo d’oro – di cui questo è il logo, creato dall’agenzia Kontrapunkt – inizieranno lunedì 10 gennaio con la conferenza stampa della regina nella residenza ufficiale di Amalienborg, dove, nelle sale dedicate alla Royal Collection, sarà allestita la mostra “A Queen’s Jewelry Box” (che voglia di vederla!) che verrà inaugurata dalla stessa sovrana giovedì 13.

Venerdì 14 la giornata istituzionale: Margrethe e il figlio Frederik riceveranno la rappresentanza del Governo nel palazzo di Christiansborg, per poi raggiungere insieme con Mary, Joachim e Marie il Folketing, il Parlamento danese. Più tardi la scena si sposterà a Roskilde – la cui cattedrale ospita le salme dei sovrani danesi – per l’omaggio a Frederik IX nel cinquantesimo anniversario della morte, e alla regina Ingrid sua consorte.

Sabato 15, a mezzogiorno, durante il cambio della guardia la famiglia reale si affaccerà al balcone del palazzo di Cristiano IX ad Amalienborg. Secondo affaccio, questa volta al balcone del Municipio di Copenaghen – raggiunto in carrozza – dopo una cerimonia ufficiale e un pranzo. La serata renderà particolarmente felice la regina, che è un’appassionata, e verrà festeggiata all’Old Stage del Royal Theatre. raggiunto anche questo in carrozza con la scorta dello squadrone a cavallo del reggimento Gardehus. 

Le celebrazioni si concluderanno domenica 16 con una funzione nella Vor Frue Domkirke, la cattedrale di Nostra Signora a Copenaghen; in serata gran finale col gala dinner al castello di Christiansborg, con autorità e ospiti stranieri.

Dunque non prendete impegni, o almeno prendetene pochi!

A Royal Calendar – 18 novembre 1995

E se oggi parlassimo di un royal wedding? Lo so, a novembre i matrimoni non sono frequenti, e se la Royal Family britannica compie questa scelta ben due volte – nel 1947 la futura regina Elizabeth sposa, il 20 del mese, Philip Mountbatten, e nel 1973, il 14, la loro unica figlia Anne va all’altare col capitano Mark Phillips – anche in Danimarca un principe sceglie novembre per sposare la sua bella. Nonostante la nascita di due (bellissimi) figli però il matrimonio non dura neanche dieci anni, ma quel giorno di ventisei anni fa noi romanticone assistiamo deliziate a quella che sembra una vera favola.

Lo sposo è Joachim, figlio cadetto della Regina Margrethe e di suo marito, Henrik. Durante un viaggio a Hong Kong nel gennaio del 1994 conosce a una cena tra amici la bella Alexandra Manley e se ne innamora. Lei ha cinque anni più di lui, un padre anglocinese e una madre austriaca. È una manager, e unisce il piglio della donna in carriera alla delicata bellezza delle donne con sangue orientale nelle vene; un mix esplosivo evidente nelle prime fotografie ufficiali, con la futura principessa in tailleur viola scuro con dettagli neri, più adatto forse a una dark lady che a una tenera fidanzata,

L’annuncio viene dato il 31 maggio 1995 e sorprende i Danesi, che nulla sapevano di questo amore vissuto tra due continenti e restano incantati sentendo la futura sposa parlare la loro lingua, che Alexandra – che parla correntemente inglese tedesco e un po’ di cantonese – ha imparato con relativa rapidità. Il romantico Joachim rivela di aver chiesto l’amata in moglie inginocchiandosi davanti a lei durante un viaggio nelle Filippine; rivela anche di aver chiesto prima il permesso ai genitori della fanciulla, che dunque non è la prima a conoscere le intenzioni del giovanotto. Un gesto un po’ old fashioned, ma in fondo assai principesco. All’anulare sinistro di Alexandra brilla un diamante tra due rubini cabochon da entrambi i lati: bianco e rosso, i colori della bandiera danese. Non è il solo, ma Joachim è proprio fissato con questi anelli ispirati alle bandiere; alla povera Marie, che ha sostituito Alexandra nel suo cuore e al suo fianco, ha propinato un anello con zaffiro diamante e rubino in sequenza, come nella bandiera francese di rara bruttezza (Marie è infatti francese, come lo era il padre di lui).

Le nozze sono fissate per sabato 18 novembre, nella cappella del Frederiksborg Palace a Hillerød, poco lontano da Copenaghen; ; sono precedute da un gala nella capitale, nel palazzo di Christiansborg. Purtroppo sulla Danimarca infuria una tempesta di neve che costringe a rinviare di un’ora la serata per consentire ai 300 ospiti di arrivare; Felipe di Spagna e sua cugina Alexia di Grecia, cugina anche dello sposo, non arrivano proprio. La sposa indossa un voluminoso abito rosso da ballo del couturier danese Jørgen Bender, e per la prima volta la fascia celeste dell’Ordine dell’Elefante. Sul capo porta il dono di nozze dei suoceri, la tiara Alexandrine.

Alle 16.30 di sabato 18 Alexandra al braccio del padre – opportunamente corredato della fascia dll’ordine di Dannebrog – fa la sua comparsa sotto la struttura montata in fretta e furia per proteggere dal tempo inclemente l’ingresso di sposi famiglie e ospiti, molti dei quali non sono però ancora arrivati, bloccati dal maltempo.

La sposa indossa un abito creato anch’esso da Jørgen Bender, che aveva già vestito da sposa Margrethe, le sorelle Anne Marie di Grecia e Benedikte e una delle figlie di questa, Alexandra von Sayn-Wittgenstein-Berleburg. Un modello in pesante seta pura punteggiata da novemila perle che sottolineano il collo montante, le lunghe maniche e lo strascico di quattro metri che parte dalla ricca gonna; la vita è segnata da un’alta fascia, un tema questo che rimanda non solo all’abito dell’altra royal bride dell’anno, Marie Chantal Miller – che il 1 luglio aveva sposato il diadoco Pavlos, cugino dello sposo – ma anche quello di Grace, paragone inevitabile praticamente di ogni sposa reale da 65 anni a questa parte.

Assai notevole l’imponente pettinatura, sottolineata da un velo in tulle di seta, fermato dalla pièce de résistance dell’intera mise; il diadema Alexandrine. Un gioiello dalla luminosità unica, data dai diamanti che, seppur non grandissimi, ondeggiano ad ogni movimento e sono dunque in grado si cogliere e rifrangere ogni raggio di luce. L’Alexandrine di cui porta il nome è Alexandrine Auguste von Mecklenburg-Schwerin, la principessa tedesca che nel 1898 sposa il principe ereditario di Danimarca, che salirà al trono nel 1912 come Christian X; sono i nonni paterni dell’attuale sovrana, Margrethe. La tiara è stata creata nel momento in cui la fanciulla entra in famiglia, dunque tra gli anni finali dell’Ottocento e i primi del Novecento. Alexandrine muore nel 1952; la tiara viene ereditata dal figlio, Re Frederik IX, che sei anni dopo la regala alla primogenita per il diciottesimo compleanno. Margrethe, che via via la indossa sempre meno, la regala alla nuora, compiendo un po’ un azzardo.

Perché il matrimonio tra Joachim e Alexandra dura meno di nove anni, e il 16 settembre 2004 viene annunciata la separazione; il divorzio arriva sette mesi dopo. Alexandra riceve il titolo di Contessa di Frederiksborg e divide con l’ex marito la custodia dei due figli: Nikolai non ha ancora sei anni, Felix deve compierne tre. La tiara ormai le appartiene, e lei continua ad indossarla quando partecipa a qualche evento a corte, come i festeggiamenti per i 40 di regno della regina, o il cinquantesimo compleanno dell’ex cognato Frederik. A gennaio Margrethe celebrerà il mezzo secolo sul trono, e vedremo cosa accadrà, ma una conseguenza c’è già stata: Mary Donaldson, che proprio nel 2004 sposa il fratello maggiore di Joachim, il principe ereditario Frederik, riceve in dono dai suoceri un diadema acquistato per l’occasione. Meglio non rischiare.

Dopo il divorzio, Joachim sposa Marie Cavallier che gli dà altri due figli: Henrik e Athena. Alexandra sposa nel 2007 il fotografo Martin Jørgensen, ma anche questo matrimonio finisce in un divorzio otto anni e mezzo più tardi.

Non tutti i grandi amori durano per sempre

Royal chic shock e boh

Fine settimana con doppio giorno festivo, dunque anche la nostra rubrica raddoppia coprendo due settimane! Si parte col breve tour in Italia, dal 18 al 20 ottobre, dei futuri sovrani di Svezia con una delegazione di aziende. Victoria ha indossato principalmente capi semplici da working girl, ma la sera di lunedì, ospite dell’ambasciatore svedese a Roma, si veste da principessa. Forse esagerando, perché le altre signore fotografate erano in corto. Ma insomma, the belle of the ball è lei, e si nota.

L’abito grigio argento cosparso di paillettes della maison danese by Malina è sdrammatizzato dalla semplicità del modello e dall’assenza di fronzoli: piccoli orecchini come unico gioiello, poco trucco e i capelli acconciati in un semplice chignon, che è un po’ il marchio di fabbrica di Victoria, e in questo caso pure perfetto. A me è piaciuta molto (però Daniel, rassettati la giacca quando sei con la tua bella moglie. E pure quando sei da solo). Chic.

Rientrata in patria, la principessa cambia registro e abbandona la sobrietà. In visita all’Agenzia per la Sanità Pubblica sfoggia un giaccone plaid – che se si chiama così una ragione ci sarà – e lo abbina a pantaloni e pullover total black. Tenuta da lavoro ideale, soprattutto per un taglialegna in Canadà. Ora, lasciamo passare le scarpine col tacco a spillo che con quel giaccone c’entrano come le polpette coi mirtilli, ma il mollettone per i capelli no, non lo posso perdonare. Shock.

Lungo da giorno e scarlatto per la Duchessa di Cambridge, che martedì 19 ha partecipato a un evento sulle dipendenze nella sede dei premi BAFTA. Dopodiché è partita con tutta la famiglia per una breve vacanza.

(Ph: Getty Images)

Pullover dolcevita Ralph Lauren, così come le scarpe color tabacco, su una gonna plissé di Christopher Kane, talmente ben abbinata da sembrare un completo. Praticamente, trascurando i 10 cm in meno e le dieci taglie in più, una mise da Lady Violet. Che già che c’è si permette di offrirvi un paio di piccoli consigli. Contrariamente a ciò che si pensa, molte gonne plissé donano anche a signore ben più curvy di Catherine; se ne trovano ormai di molti tessuti diversi e con le pieghe di diverse dimensioni. Se vi dovesse capitare, non dite no subito, provate, potreste restare sorprese. Unica cautela la lunghezza: troppo corta fa effetto paralume. Secondo consiglio: la duchessa ha in mano una piccola DeMellier, la Nano Montreal nella variante deep toffee. Si tratta di un brand très chic e amatissimo dalle signore della Royal Family, col pregio di non costare un occhio (per intenderci, siamo nell’ordine delle centinaia e non delle migliaia). Andate a dare un’occhiata e nel caso tenete presente che il 26 novembre prossimo sarà il Black Friday. Chic.

Edvard Munch è il più celebre e celebrato tra i (non moltissimi) pittori norvegesi, nonché autore di uno dei quadri – realizzato in quattro versioni – più iconici della pittura espressionista, a cavallo tra la fine e dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: L’urlo.

Al grande artista norvegese è dedicato nella capitale un museo nuovo e innovativo, inaugurato dai sovrani accompagnati dai principi ereditari. Alla regina Sonja, appassionata d’arte, il marito ha lasciato l’onore di tagliare il nastro. Meravigliosa la sua cappa color aragosta, accessoriata a perfezione con un piccolo pillbox color castagna che si mimetizza tra i capelli. Chic.

Mette Marit è alta, bionda, bella, indossa spesso capi delle maison più prestigiose, ma l’effetto finale non è sempre convincente. In questo caso il cappottone nei toni del blu la insacca un po’, e tutto l’insieme – pantaloni di velluto, sciarpa a disegni cashmere, borsetta Prada – mi sembra pasticciato.

E che senso ha il taglio in vita, che spezza e confonde la geometria del tessuto? Boh.

Ai reali di Norvegia va inoltre la nostra gratitudine per offrirci il primo tiara event da molti mesi.

Com’è tradizione i sovrani hanno ospitato a Palazzo per un gala dinner i membri del Parlamento, in concomitanza con la nascita di un nuovo governo.

Sonja in elegante grigio perla ci offre anche la visione del diadema della Regina Josephine, il secondo per importanza nel suo scrigno. Mette Marit ricicla un bell’abito in pizzo Emilio Pucci, con la delicata parure di ametiste che la suocera le presta spesso. Chic entrambe.

Leonor di Spagna ha festeggiato i 16 anni questo weekend, mentre in quello precedente è stata protagonista di uno degli appuntamenti più importanti per la cultura iberica, i Premios Princesa de Asturias. Un evento articolato in varie occasioni, che andiamo a esaminare brevemente. Primo atto giovedì 21, con il concerto offerto dall’orchestra sinfonica del Principato delle Asturie nella capitale Oviedo, che è tra l’altro la città natale della Reina.

Che è arrivata con un abito verde oliva il cui punto forte è lo spacco piumato, con accessori Magrit color oro. Con lei le due figlie, che essendo ancora minorenni non giudichiamo ma ci sono piaciute tanto: Leonor con un inconsueto wrap dress fucsia, e Sofía in ottanio scuro. Tutte e tre insieme sono davvero in bel vedere, e ho avuto un piacevole flash di ciò che ci aspetta nei prossimi anni. Chic.

Il venerdì mattina all’hotel Reconquista l’incontro con i vincitori delle varie sezioni del premio; impegno istituzionale che richiede una certa sobrietà, disciplina in cui Letizia è campionessa olimpica. E cosa c’è di più sobrio che riciclare un tubino principe di galles di Hugo Boss? Chic. Per essere sicure, anche Leonor si è buttata sul riciclo, scegliendo l’abitino drappeggiato color carta da zucchero, della maison sivigliana Vogana, già indossato a giugno per l’anniversario dell’ascesa al trono del padre. Stile camicia da notte per la sorella Sofía, non mi fa impazzire ma è interessante vedere le due ragazze che iniziano a diversificate le loro scelte di moda.

Scelta che non potrebbe essere più diversa per la consegna dei premi, la sera di venerdì 22; la Infanta opta per uno stile ballerina che francamente è quelli che preferisco tra tutti: lunga gonna in tulle rosa e per contrasto una semplicissima t-shirt nera. La sorella maggiore, Presidente Onoraria dei premi, sceglie invece un miniabito di paillettes a fantasia geometrica, che sarebbe piaciuto alle ragazze del Piper, nella Roma degli anni ’60. A me piace meno, ma non importa. Con loro anche la Reina Emerita Sofía con un robe-manteau a fantasia fiorata su fondo corallo degradante, francamente terribile anche se la sua regale signorilità resta intatta. Shock.

Letizia abbandona invece ogni sobrietà e indossa un abito nero di 2nd Skin Co da Cenerentola al ballo, un po’ inconsueto per lei ma molto divertente, anche se non sono sicura che fosse quello il suo obiettivo. Comunque chic.

Martedì 26 ancora un impegno per i sovrani, questa volta senza le figlie; ancora un premio, questa volta dedicato alla stampa il Francisco Cerevedo. Letizia, un passato da giornalista, sceglie ancora Hugo Boss.

Abito midi (il modello originale è invece lungo fino ai piedi) in crêpe con scollatura sottolineata da una rete che termina in lunghe frange. Ora, il little black dress è chic per definizione, e Letizia in fondo pure, ma in questo caso per me boh.

Se Letizia desse per scontato il suo ruolo come la più chic del reame sbaglierebbe: e l’insidia si annida all’interno della Casa Real.

La fanciulla in blu è la ventunenne Victoria Federica De Marichalar y Borbón, figlia della Infanta Elena, sorella maggiore del Rey, e dell’ex marito don Jaime. Considerata un po’ il brutto anatroccolo di famiglia – è tra l’altro l’unica delle quattro nipoti di Juan Carlos e Sofía a non essere teneramente bionda – prova a sublimare il fisico longilineo e i lineamenti austeri con abiti couture. Eccola agli Elle Style Award Andalucía in velluto Lorenzo Caprile, con spacco chilometrico e profondissima scollatura sulla schiena.

Anche lei ci darà molte soddisfazioni. Chic a sorpresa!

A Royal Calendar – Philippe e Mathilde, due cuori e un abito

belgium royal wedding

Alla fine del millennio Philippe, Duca di Brabante ed erede al trono belga, sembra avviato a un eterno celibato – situazione che come potrete immaginare presta il fianco a commenti più o meno discreti sul suo interesse per l’altro sesso – invece il 10 settembre 1999 arriva a sorpresa l’annuncio del fidanzamento. philippe mathilde fiançailles

Lei è Mathilde d’Udekem d’Acoz, il padre è barone (diventerà conte dopo le nozze della figlia), la madre discende da una famiglia principesca polacca. La fanciulla è giovane, bella, aristocratica, beneducata; ha studiato psicologia e lavora come logopedista. È anche belga, sarà la prima regina consorte ad essere nata nel paese e a parlare tutte e tre le lingue nazionali – francese, fiammingo e tedesco – il che è politicamente assai importante. Insomma è perfetta. Dopo il breve fidanzamento celebrato ufficialmente con un gala quindici giorni prima del matrimonio, e impermeabile alle voci che la vogliono agnello sacrificale in un matrimonio necessario ma combinato, la futura principessa affronta con la serenità e la pacatezza che abbiamo imparato a conoscere la lunga giornata nuziale. Per la cerimonia civile all’Hotel de Ville seguita da quella religiosa nella Cattedrale di Bruxelles dedicata ai Saints-Michel-et-Gudule, Mathilde indossa un abito disegnato per lei da Edouard Vermeulen, couturier della belga Maison Natan.

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(Ph: Mossay/EPA/Shutterstock)

Quando si parla delle mise indossate dalle royal ladies del BeNeLux bisogna tenere a mente due nomi: Natan per gli abiti e Fabienne Delvigne per i cappelli (vi ricordate il fagiano in testa a Máxima al matrimonio di Guillaume e Stéphanie del Lussemburgo?). Natan ha già vestito la Regina Paola, è discretamente famoso (e famoso per la sua discrezione), annovera tra le sue clienti altre teste coronate come Silvia di Svezia; però non viene scelto immediatamente: la casa reale si rivolge a diversi couturier che presentano varie proposte. mathilde wedding dress Vermeulen convince con la sua idea: per una futura principessa immagina un abito femminile e regale, moderno ma fuori dal tempo; per intenderci nulla a che vedere con quello di Diana del Galles della sorella dello sposo Astrid, con quelle maniche enormi così tipicamente anni ’80. La linea del modello dipende naturalmente dal tessuto; Mathilde vuole qualcosa di semplice e morbido, vuole la seta, ma è una scelta che presenta due problemi: da una parte il peso – in dicembre a Bruxelles l’inverno è già arrivato, e potrebbe perfino nevicare – dall’altra il fatto che un tessuto così leggero e privo di consistenza camminando tende a scivolare verso il basso aderendo alle gambe, qualcosa che dev’essere assolutamente evitato.

La soluzione è un pardessous – un cappotto di Corte lo definisce il couturier – con un collo montante che incornicia il bel viso della sposa; e coniuga il desiderio di Mathilde, che voleva sembrare uscita da un antico dipinto, con la certezza che sarà il suo volto ad attrarre per primo l’attenzione dei presenti (e dei fotografi). Un taglio sagomato sui fianchi fa sì che il soprabito si apra in uno strascico abbondante ma non pesante. Un insieme così lineare – seppure non privo di sontuosità – è il perfetto complemento dello splendido velo antico in pizzo di Bruxelles che le spose Ruffo di Calabria indossano dal 1877, quando Laure Mosselman du Chenoy, appartenente a un’importante famiglia belga, va in sposa a Fulco Ruffo di Calabria; sono i nonni della Regina Paola, che indossa il velo il giorno del suo matrimonio come prima di lei sua madre e dopo di lei figlia nuore e nipoti varie. Lo hanno indossato anche Mafalda d’Aosta, non a lungo sposa di Alessandro Ruffo e l’assai meno blasonata Melba Vicens Bello, intraprendente reginetta di bellezza da Santo Domingo, moglie (poi divorziata) di Fulco, fratello di Alessandro. 

Mathilde ferma il suo voile de mariage con la Diamond Bandeau Tiara, prestito della suocera Paola. L’elegante diadema déco è composto da una serie di E stilizzate; fu realizzato per la regina Elisabeth, moglie di Albert I, che la offrì in dono alla nuora Astrid per la nascita del terzogenito Albert, il padre dello sposo e marito di Paola. La regina italiana ha indossato spesso questa tiara, anche come collier de chien. belgium royal wedding tiara

Ciò che Lady Violet proprio non apprezzò di quel bel matrimonio fu il bouquet della sposa: rose bianche piccoli gigli e amaryllis affogati in una massa di fogliame verde che finiva per somigliare pericolosamente ad un cespuglio. Sicuramente sontuoso – o piuttosto abbondante – ma in contrasto con la ricercata morbidezza dell’abito. E a ventun’anni di distanza quella impressione resta immutata.belgium royal wedding bouquet

Entrambe le madri degli sposi scelgono le tradizionali tinte neutre, declinate in tonalità piuttosto scure; con la Reine Paola in un tailleur indeciso tra il grigio e il marrone, corredato di stola di astrakan per affrontare il rigore dell’esterno. Mi pare di ricordare che all’epoca si parlò di Armani come creatore, ma francamente non ci giurerei, non avendo trovato conferme. Osservando la mise, la giacca sembrerebbe avallare l’ipotesi, così come gli accessori, un po’ meno la gonna con quella lunghezza ibrida; in ogni caso elegante, e splendida.belgium royal wedding parents

Tra le altre signore presenti, molto chic – e non accade spesso – la sorella dello sposo Astrid con una mise che evoca gli anni ’40; pazzesca Margrethe di Danimarca in viola con un vortice di piume nere in testa; sempre bella ma un po’ troppo chiara Silvia di Svezia, perché alla fine pure il color ostrica finisce per sembrare bianco in foto ed è sempre, sempre, meglio di no.

(Ph: Getty, ove non diversamente specificato)

A Royal Calendar – A Greek royal wedding

Il 18 settembre è l’anniversario di matrimonio della migliore amica di Lady Violet (si, era la testimone e sì, portava il cappello) ma le nozze di cui parliamo oggi non sono quelle.

Il 18 settembre 1964 il giovane Re Costantino II di Grecia sposa ad Atene la giovanissima Anne-Marie, la minore delle tre figlie dei sovrani danesi. Lo sposo ha 24 anni, la sposa appena 18, e il loro è veramente un amore da fiaba. Si sono conosciuti cinque anni prima durante una visita ufficiale dei genitori di lui, Paolo e Federica, nel paese di lei. Non saprei dire se la scintilla scoccò allora, ma certo è difficile non pensare a un altro incontro tra due adolescenti come questi: la tredicenne Elizabeth e il diciottenne Philip (vi ricordate la prima foto che li ritrae insieme? Something old, something new, something borrowed, something blue).

Anne-Marie va a scuola, Costantino partecipa alle Olimpiadi di Roma, e vince pure la medaglia d’oro nella vela; l’anno seguente i due si rivedono, e lui informa i genitori di aver trovato la donna della sua vita. La Il 14 maggio 1962 sua sorella Sofia sposa Juan Carlos de Borbon, e tra le otto damigelle ci sono anche Anne-Marie e sua sorella Benedikte; è in questa occasione che l’amore tra i due giovanissimi principi diventa evidente a tutti.

Costantino fa la sua proposta durante l’estate, e Anne-Marie naturalmente dice sì. Il padre di lei interviene cercando di temperare tanto giovanile ardore e detta le sue condizioni: le nozze ci saranno, ma non prima del 1965, dopo che la figlia avrà completato i suoi studi.

Il fidanzamento viene annunciato a Copenaghen il 23 gennaio 1963, e Anne-Marie riceve un anello composto da due zaffiri ovali circondati di diamanti e disposti orizzontalmente.

Lo zaffiro, simbolo di purezza, onestà e fedeltà, è spesso usata per gli anelli di fidanzamento (molto prima che Diana sfiggiasse il suo) ed è la pietra di elezione della famiglia regale greca, in quanto in abbinamento col diamante rappresenta i colori della bandiera.

Il matrimonio è ancora molto lontano quando Re Pavlos di Grecia muore; è il 6 marzo 1964, Costantino è Re degli Elleni. La fragile monarchia greca è nelle mani di un sovrano di ventitre anni, e la presenza al suo fianco di una moglie sarebbe quanto mai opportuna; Costantino ora può trattare col futuro suocero Frederik da pari a pari, da Re a Re, e il matrimonio viene fissato dopo sei mesi di lutto, il minimo accettabile.

Il 10 settembre i sovrani danesi offrono a Copenaghen un farewell dinner in onore degli sposi, poi si parte per la Grecia. Il 18 settembre Atene è affollata di teste coronate come un vivente almanacco del Gotha; in fondo non capita spesso che si sposi un sovrano regnante. La sposa arriva all’altare al braccio del padre; indossa un abito del couturier di fiducia di sua madre, il danese Jørgen Bender. Un modello classico in satin bianco, dalla linea pulita tipica degli anni ’60: scollatura a barchetta, maniche 3/4, cintura alta e il dettaglio della gonna sovrapposta che resta appena aperta, da cui parte il lungo strascico. In mano porta un bouquet di mughetti allegramente disordinato.

Il capo è coperto da un velo di famiglia, quello in pizzo irlandese già indossato dalla nonna materna Margaret di Connaught – che lo ricevette in dono per le sue nozze col futuro Re di Svezia, nel 1905 – e dalla madre Ingrid. Se il velo è già una tradizione familiare, col diadema che lo trattiene ne nasce un’altra. Sulla testa di Anne Marie brilla la Khedive Tiara, un gioiello che ha una bella storia; forse la conoscete già, ma ve la racconto lo stesso.

Torniamo al 1905; nel mese di gennaio i Duchi di Connaught e Strathearn – lui era Arthur, settimo dei nove figli di Queen Victoria – si imbarcano per una crociera nel mediterraneo e sul nilo, sperando di poter portare a casa un genero. Le loro due figlie, Margaret e Patricia, sono considerate le più belle principesse della loro generazione, e uno sposo dotato di trono non dovrebbe essere un miraggio. In quei giorni il nipote del Re di Svezia è a Capri in visita alla madre quando riceve l’invito per un ballo con le ragazze Connaught, e incuriosito dalla loro fama decide di partecipare. Si pensa a lui per Patricia, ma appena Gustav Adolf incontra Margaret se ne innamora, ricambiato; si fidanzano prestissimoe si sposano il 15 giugno a Windsor. In ricordo di questo amore nato all’ombra delle Piramidi il Khedive d’Egitto fa realizzare da Cartier una tiara a volute in diamanti quale dono per la sposa. Margaret muore a soli 38 anni per un’infezione contratta durante la sesta gravidanza, e la tiara viene ereditata dall’unica figlia femmina, Ingrid. Che se la porta in Danimarca quando sposa il Principe Ereditario Fredrik, anche se non la indosa per le nozze. La presta alla figlia Anne-Marie il giorno del suo matrimonio e poi alle altre figlie Margrethe e Benedikte. È nata la tradizione delle spose che vanno all’altare con la Tiara del Khedive, riservata però alle sole discendenti dirette di Ingrid. Dopo le tre principesse danesi, l’hanno indossata Alexia di Grecia, figlia di Anne-Marie, Alexandra e Nathalie zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, figlie di Benedikte.

Vedremo se Theodora, la figlia degli ex sovrani degli Elleni il cui matrimonio è stato annunciato e poi rimandato causa covid, sceglierà di proseguire la tradizione.

Le parole di un royal wedding

Archiviamo il matrimonio dei signori Mapelli Mozzi con qualche altra foto che forse non avete visto, una piccola riflessione e un ringraziamento. Partiamo proprio da questo, Lady Violet vi ringrazia dal profondo del cuore: siete stati tantissimi!

È stato un royal wedding totalmente diverso da quelli cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che – guai paterni a parte – in fondo ci aspettavamo anche in questa occasione. Magari un po’ più piccolo, magari meno trionfale. E invece no. Beatrice – che, diciamocelo, è sempre stata considerata la più sfigata dei cugini – si è inventata qualcosa di totalmente nuovo, riuscendo così a dribblare con grande classe una serie di difficoltà che rischiavano di respingerla nel ruolo di eterno anatroccolo sempre in attesa di diventare cigno. Io ne sono rimasta deliziata, e oggi raccontando il tutto a un’anziana signora non avvezza a navigare i mari del web ho usato quattro parole.

La prima è, ovviamente, sorpresa. Per la comparsa della pandemia che ha costretto al rinvio, per la data infine scelta – veramente a sorpresa, sembra che non lo sapessero nemmeno all’interno della Royal Family – per il tono riservato, per l’abito della sposa, per la sua tiara. E lo vogliamo dire? Sorpresa piacevolissima nel vedere nonno Philip in perfetta forma – alla faccia delle voci che lo vogliono defunto una volta al mese – dritto come un fuso e con quell’aria sorniona che lo rende irresistibile da settant’anni abbondanti. Che ci ha voluto a sua volta riservare una sorpresa: non si è messo il tight, ma un semplice completo scuro, con una bella cravatta regimental. Io me lo immagino, come mio padre davanti allo smoking: no eh, stavolta non me lo metto! Sorpresa anche per la spilla scelta da Her Majesty: a forma di rosa con diamanti, di cui poco si sa: è stata vista solo dopo il 2012, e potrebbe dunque essere un dono ricevuto in occasione del Diamond Jubilee. Oltre alla sorpresa il mistero!

La seconda parola non può che essere famiglia. Beatrice ed Edo si sono sposati nella chiesetta vicino casa, dove lei e sua sorella ricevettero la Cresima quindici anni fa e la sua bisnonna fu vegliata prima dei funerali di stato (il rito è stato officiato da Martin Poll, cappellano di Windsor, assistito da Paul Wright, sub-diacono della Chapel Royal). Tutto alla presenza della sola famiglia: il padre ha accompagnato la sposa all’altare – i due si sono preparati trascorrendo insieme una parte di quarantena – dove l’aspettava lo sposo assistito dal suo best man, il figlio Wolfie di quattro anni. Le due madri hanno letto due poesie scelte dagli sposi: il sonetto 116 di Shakespeare e I carry you in my heart by E.E. Cummings (oltre alla Prima Lettera ai Corinzi, 13, 1-13; è il brano sulla carità, gettonatissimo nei matrimoni). Poi un piccolo rinfresco nel giardino della casa di famiglia, il Royal Lodge, seguito in serata da un altro piccolo ricevimento per pochissimi amici. Insomma, se è vero che la famiglia è di solito un elemento centrale in ogni matrimonio, in questo ha avuto una funzione fondamentale che potremmo riassumere così: il padre ha creato un (enorme) problema, la nonna l’ha risolto. Regalando alla nipote, privata di un royal wedding tradizionale, il matrimonio più regale, facendo per lei cose mai fatte per nessun’altra: le ha prestato la sua tiara nuziale, e uno dei suoi abiti di gala.

La terza parola: eleganza. Alla fine Beatrice era elegante? Secondo me moltissimo, perché ha interpretato il concetto nel modo più sottile: non essere alla moda, ma essere unica. Poi siamo d’accordo che il modello dell’abito rendeva di più nella versione originale, che le maniche a palloncino c’entravano poco o niente e che abbinate alla scollatura quadrata evocavano pericolosamente il dirndl tirolese. E capisco che un’interpretazione ortodossa della tiara fringe avrebbe richiesto i capelli raccolti in un’acconciatura comme il faut, ma secondo me ciò ha trasferito l’attenzione dall’abito alla sposa, dal significante al significato. Cosa assai elegante e direi quasi rivoluzionaria, dato che la società occidentale contemporanea tende a deviare l’attenzione dalle persone alle cose; un modo che forse solo la pandemia ha iniziato a mettere globalmente in discussione. Ma poi l’eleganza del riciclo! La nostra Bea, oltre a tutto il resto, ha riciclato pure le scarpe, indossando quelle di Valentino che completavano la mise delle nozze dei cugini Cambridge. Molto chic, color champagne in una pelle lavorata con effetto diamanté. Furba, oltre che elegante, dato che così ha evitato anche uno dei drammi più angosciosi per ogni sposa: scarpe nuove da tenere ai piedi una giornata intera. A questo punto sorge un dubbio: sappiamo cosa Beatrice avesse di vecchio e di prestato, immaginiamo che come si fa di solito qualcosa di blu, magari un fiocchetto, fosse cucito all’interno dell’abito. Ma di nuovo, alla fine, cosa indossava? Forse il velo, sul quale invero non si ha alcuna informazione. Estremamente elegante anche il tema scelto, che sembra sia stato il giardino segreto, incarnazione perfetta di un matrimonio se non proprio segreto, sicuramente riservato. Se poi avessero eseguito anche brani da Il matrimonio segreto di Cimarosa avremmo raggiunto davvero la perfezione!

L’ultima parola è simbolo. Le nozze sono un rito di passaggio, dunque un momento fortemente simbolico. La regalità lo è altrettanto, e a me sembra che questo royal wedding sia riuscito a fare una sintesi molto efficace tra i due sistemi simbolici. Su un giornale britannico ho letto un commento che condivido assai: si può interpretare questo matrimonio come la dimostrazione dell’essenza della regalità, che non è ostentazione, lusso, glamour, ma atemporalità, rigore, rispetto per la tradizione e capacità, attraverso questa, di guidare un cambiamento. E naturalmente rispetto delle regole: oltre al distanziamento, sappiamo che durante il rito non sono stati cantati gli inni, parte integrante della liturgia anglicana, e al loro posto eseguite delle musiche, e così l’inno nazionale è stato suonato ma non cantato. Naturalmente anche Beatrice ha replicato uno dei gesti di più alto valore simbolico ripetuto da tutte le royal brides a partire dalla Queen Mother nel 1923, e il suo bouquet è stato deposto sulla tomba del Milite Ignoto, a Westmister Abbey.

God save the Queen, e pure le sue nipoti.

Se vi foste persi il post sulla mise della sposa lo trovate qui Here comes the bride!

(Ph. Benjamin Wheeler)

Here comes the bride!

Parliamo finalmente del nostro argomento preferito: la mise della sposa.

La tiara è la Queen Mary’s Fringe, che la nonna della Regina si fece realizzare nel 1919 dal gioielliere Garrard by E. Wolff&Co. usando dei diamanti provenienti da un altra diadema/collier, dono ricevuto da Queen Victoria per le nozze e indossato quel giorno, il 6 luglio 1893.

Il modello a raggiera, detto fringe cioè “a frange” divenne molto popolare nella seconda metà dell’Ottocento, quando la Russia, la sua cultura e il suo stile esotico divennero di gran moda. Il fringe deriva infatti dal kokoshnik, tipico copricapo femminile russo, e divenne popolarissimo presso le corti di tutta Europa, talmente apprezzato che spesso in famiglia se trova più di un esemplare. Questa tiara infatti è spesso confusa con quella appartenuta alla Regina Consorte Adelaide e indossata anche da Queen Victoria, che ora viene utilizzata esclusivamente come collana. Ma Sua Maestà ne ha ancora un’altra, di linea più compatta e priva delle punte che separano gli elementi, appartenuta alla bisnonna regina Alexandra, sorella della zarina Maria Feodorovna.

Una delle ragioni della grande popolarità del modello sta anche della facilità con cui può passare dalla versione tiara a quella collier; poi certo bisogna maneggiare con cura, perché accadde proprio all’allora Princess Elizabeth di andare all’altare con la struttura della tiara spaccata a metà e risaldata in tutta fretta. Anche la royal bride dell’anno scorso, Lady Gabriella Windsor, ha fermato il suo velo con una fringe, la Kent City of London, dono di nozze alla nonna Marina (anche lei all’altare con una fringe, prestito della madre russa), così come Tatiana Santo Domingo per il matrimonio religioso con Andrea Casiraghi a Gstaad, nel 2014. Anche in quel caso matrimonio in forma privata, sposa in fringe.

Prima di Beatrice e dopo Her Majesty solo un’altra royal bride è andata all’altare con la Queen Mary’s Fringe tiara: la Princess Royal, Anne, il 14 novembre 1973, quando sposò Mark Phillips.

L’abito era forse l’elemento più atteso, ed è stato sicuramente il vero coup de théâtre. Smontando ogni speculazione, smentendo ogni previsione, Beatrice ha sposato Edoardo con un vestito appartenuto alla nonna.

Opera di Norman Hartnell, che oltre ad aver creato il White Wardrobe per la Queen Mother quando era Queen Consort, oltre all’abito dell’incoronazione per Her Majesty, realizzò anche gli abiti da sposa per entrambe le figlie di George VI, Elizabeth nel 1947 e Margaret nel 1960. Proprio agli anni ’60 risale quello indossato da Beatrice, in Peau De Soie avorio con scollatura quadrata sottolineata da una fascia di cristalli. Il busto e i fianchi sono delineati da altri cristalli disposti in lunghe file che terminano con un elemento a forma di diamante, da cui si aprono le pieghe della gonna.

La Regina ha indossato l’abito per la State Opening of the Parliament nel 1966 (o 1967) dopo averlo sfoggiato alla prima di Lawrence d’Arabia, il 10 dicembre 1962.

Sembra però che questa mise abbia debuttato in Italia, il 4 maggio 1961 durante la visita di stato; un omaggio all’origine dello sposo? Mi piace pensare di sì.

Mi è tornato in mente di aver visto l’abito dal vivo esposto a Buckingham Palace. Non nella celebre mostra Fashioning a Reign del 2016 che celebrava i 90 anni della sovrana, ma nella Dress for the occasion, allestita nel 2006 per i reali 80. Vestito bello, non bellissimo, nello stile dell’ultimo Hartnell, alla ricerca di un equilibrio tra la pomposità regale e le linee pulite degli anni ’60.

L’abito originale è stato rimodellato per Beatrice: aggiunte delle piccole maniche d’organza, tolte le sottogonne e aggiunta all’orlo una fascia orizzontale.

E qui cascò l’asino, perché il restyling è opera dei fidati stilisti di Sua Maestà, Angela Kelly e Stuart Parvin, e quest’ultimo è il creatore dell’abito da sposa di Zara Phillips, che presentava lo stesso incomprensibile orlo. Ma è una fissazione!

Cosa pensa Lady Violet del vestito? Punto primo: le maniche. Erano necessarie, perché nessuna sposa reale, soprattutto se principessa di sangue, si presenterebbe in chiesa sbracciata; non si fa e basta, Enzo Miccio se ne faccia una ragione. Solo che il modello nasce con due bretelle cui è difficile agganciare alcunché. La scelta dell’organza mi sembra assolutamente corretta vista la pesantezza del tessuto del vestito, ma francamente avrei preferito una manica più aderente e magari lunga fino a sfiorare il gomito, che tutto sommato avrebbe evocato la verticalità della decorazione.

Della fascia (non è una balza, che è pieghettata o arricciata) abbiamo già detto, escludo che sia servita ad allungare l’abito dato che Beatrice è poco più alta della nonna – se ci fate caso, la decorazione arriva grosso modo alla stessa altezza del fianco per entrambe – oltre al fatto che togliendo le sottogonne l’abito diventa ovviamente più lungo (e dato che neanche lo sposo è altissimo tendo a escludere che Beatrice abbia usato tacchi vertiginosi). In sintesi: se l’abito fosse stato creato proprio per questo matrimonio non l’avrei apprezzato, anche perché una decorazione di cristalli così importante per un matrimonio in campagna, per di più di mattina (e in piena estate) non è la scelta più adatta. Ma ciò che rende le nozze di Beatrice uniche e speciali è questo mix straordinario e inedito di regalità contrapposta a una familiare intimità, per cui alla fine mi piace tutto: sia l’abito riciclato (che è pure una scelta assai ecologica!), sia la tiara portata sui capelli selvaggiamente sciolti, sia il delicato bouquet di fiori – composto da rose color porcellana e rosa antico, come i fiori di pisello odoroso, gelsomino e il rametto di mirto tradizione di tutte le royal brides inglesi – tenuto insieme dal più rustico dei materiali, la juta.

Questo matrimonio è davvero one of a kind: nulla ha in comune con gli altri royal wedding – né di serie A né di serie B – e neanche con i classici country wedding tipicamente inglesi, che tanto amiamo quando li leggiamo nei libri di Jane Austen o li vediamo al cinema (in film spesso tratti dai libri di Jane Austen).

È il primo royal wedding eclettico a memoria d’uomo. Anzi, di Lady.

Se volete saperne di più su Norman Hartnell leggete questo post A Royal Calendar – 12 giugno 1901

(Ph. Benjamin Wheeler)