Royal chic shock e boh – Una visita, due visite

La settimana che si chiude oggi ci ha deliziati con ben due visite di stato. anno coinvolto quattro paesi del Mediterraneo e una ci riguarda direttamente.

(Ph: Palais princier)

Venerd 2 alle 11.30 la berlina nera del Presidente Mattarella ha fatto il suo ingresso nel cortile d’onore del Palais Princier, a Monaco. Il Presidente, accompagnato dalla figlia Laura, ha trovato ad attenderlo i principi sovrani, Albert II e Charlène, con i figli Jacques e Gabriella (che per inciso portano l’uno un nome francese l’altra italiano in omaggio ai due paesi più vicini al Principato). Colpo di scena, entrambe le signore avevano fatto la tessa scelta – un tailleur pantaloni bianco – con esito purtroppo assai diverso. Perfetta Charlène in Dior, un completo in lana e seta composto da giacca avvitata e pantaloni morbidi, in ossequio alla tendenza che vuole volumi in contrasto. Molto bello anche il colore, un ecru che riscalda l’incarnato. Chic.

(Ph: Palais princier)

Al contrario Laura Mattarella azzarda un bianco freddo che non le dona, ma tutto sommato è il male minore. Il suo tailleur abbina una giacca doppio petto di forma che potrebbe anche essere interessante ma secondo me non perfettamente riuscita, a pantaloni skinny corti alla caviglia e col risvoltino che non si portano più da quel dì e sono veramente troppo informali, né aggiungono nulla gli accessori grigio perla, anzi. Shock. Consentitemi però una piccola digressione. Il completo di Charlène costa più di 5000 euro. Troverei al limite dell’indecenza se la First Lady di una repubblica spendesse ripetutamente queste cifre; la soluzione potrebbe essere acquistare pochi capi di quaità, naturalmente made in Italy, scelti in modo da poterli abbinare ottenendo mise sempre diverse. Laura ha partecipato di recente a un evento per la Fashion Week a Milano, vestita Armani, ed era splendida.

(Ph: Michaël Alesi/Palais princier)

Va meglio la sera per il banchetto ufficiale, cui Madame Mattarella partecipa con un abito blu caratterizzato da un nodo che sottolinea il modello monospalla. L’abito non sarebbe brutto ma non è certo da gran sera: si ferma a sfiorare le caviglie e i lembi sovrapposti dell’orlo si spingono ben più in alto. Che vi devo dire, un grande boh.
Monospalla anche per Charlène, ma qui siamo su un altro pianeta, con l’abito in georgette ricamato con cristalli tridimensionali; interessante la presenza della manica, aperta dal gomito, che aggiunge movimento. L’unico errore fatto dalla principessa è il non aver omaggiato gli ospiti scegliendo la moda italiana, preferendo in questo caso Elie Saab. Favolosi gli orecchini di diamanti Graff. Non il mio stile preferito, ma senz’altro chic.

(Ph: David Nivière)

L’errore di Charlène non lo fa Caroline, vestita Armani dalla testa ai piedi, scarpe comprese. Una sinfonia di grigi in armonia coi suoi capelli, che ha il suo punto di forza nel giacchino tempestato di cristalli (mi dicono essere stato indossato da Anne Hathaway in Il Diavolo veste Prada 2). Nemmeno il suo abito, uno slip dress in raso, arriva a terra, ma qui un senso c’è. Eternamente chic.

Due giorni prima, il 30 settembre, sono i sovrani di Spagna Felipe e Letizia ad accogliere i Macron in visita ufficiale. Brigitte resta fedele a Vuitton con un insieme composto da abito e pardessus in un’intensa tonalità di rosa che da lei non ci si aspetterebbe, perciò mi piace molto; bello il modello, bella la linea, bellissima la realizzazione . Chic.

(Ph: Casa de S.M. el Reyl)

Letizia dal canto suo si affida alla Mason Pentegaz, il cui fondatore Manuel, all’epoca decano dei sarti spagnoli, creò il suo abito da sposa. Questa volta realizza un abito di seta grigia con fiocco a chiudere l’alto collo e un ricamo a fiori con delle formazioni nere, che evocano un’ecatombe di mosche, sparsi alla come viene. Solo la figura sottile e la naturale eleganza di Letizia evitano la completa débacle, ma non lo shock di Lady Violet.

(Ph: Casa de S.M. el Rey)

La cena di gala vede Brigitte confermare il suo stile con un abito bianco e argento simie a mille altri indossati in questi anni, probabilmente creato, come gi altri, da Vuitton. A me non sono mai piaciuti, a lei evidentemente sì. Boh. La Reina si affida a Carolina Herrera che realizza uno di quegli abiti che innescano di solito due reazioni: si amano o si odiano. Io piuttosto la seconda, ma andiamo per gradi. Il modello è un cape dress di un originale color fiordaliso, e fin qui tutto nella norma; a non convincermi è la decorazione che circonda le spalle in cristalli fumé che fa uno strano contrasto, peggiorato dalla fascia scarlatta dell’ordine della Legion d’onore. Boh ma guardiamo gli aspetti positivi: l’abito è in prestito, dunque una scelta economica e pure etica, e la meravigliosa tiara floreale che brilla sul capo di Letizia è in grado di farci accettare qualsiasi cosa.

(Ph: Casa de S.M. el Rey)

La Reina mi piace decisamente di più il giorno dopo, quando sono i Macron a ospitare i sovrani nella sede dell’ambasciata francese. Letizia recupera appieno il suo stile con un abitino nero drappeggiato in vita e decorato di cristalli grandi eppure discreti (Sandro) bello l’abbinamento con scarpe e clutch oro Magrit. Chic. Continua con la sua svolta parainfantile Brigitte, che dopo il rosa Barbie compare vestita da fata turchina. Che vi devo dire? Francamente boh.

Alla prossima domenica!

La foto del giorno – Amarsi

Coma accade ormai da 18 anni anche questo 1 ottobre la principessa ereditaria Victoria di Svezia mantiene il suo impegno di madrina della campagna Nastrino Rosa della fondazione per la ricerca sul cancro nel suo paese.

Mai come quest’anno Lady Violet è sensibile alle tematiche sulla salute, perciò quello che oggi accompagna questa bella foto è un messaggio d’amore per noi stesse (e noi stessi). Ricordiamoci di non saltare gli appuntamenti per la prevenzione, che è e resta fondamentale, di non rimandare visite per pigrizia o paura, di essere buoni con noi stessi, e se possibile evitare di colpevolizzarci per tutto ciò che accade.

Il nastrino rosa che indossa Victoria quest’anno è stato creato dall’artista Owe Gustafson; è decorato da un elefante, simbolo di forza, resistenza e saggezza. Fa riferimento anche a Five ants are more than four elephants, famoso programma didattico della tellevisione svedese. Il titolo vuol dire “cinque formiche sono più di quattro elefanti”: piccole iniziative costanti e ripetute alla fine hanno più effetto delle grandi, se queste avvengono in maniera episodica.

Questo mi fa pensare al famoso proverbio giapponese Nanakorobi yaoki, 七転び八起きcadi sette volte, rialzati otto. Che è l’augurio che faccio a tutti noi.

Royal chic shock e boh – Ricominciamo

Se mai avessi avuto qualche dubbio nel riprendere la nostra rubrica domenicale la Principessa di Galles ha provveduto a fugarlo presentandosi alla prima del film Digger con una mise che ha scatenato l’entusiasmo di Lady Violet, di molti dei suoi lettori, e di tutti i purple addicted.

(Ph: Getty Images for Warner Bros.)

Jenny Packham firma un abito in chiffon e seta vagamente ispirato ai pepli greci con una morbida arricciatura che definisce il corpino, è trattenuta in vita e scende a dare un bel movimento alla lunga gonna.Un modello sobrio, non esattarmente rivoluzionario, come piace a Catherine. Che punta – e vince – sul colore: una meravigliosa tonalita di viola che cambia sfumaura a seconda della luce. Raffinata la scelta degli accessori: clutch e scarpe in velluto bordeaux (tutto Jimmy Choo).

(Ph: Samir Hussein/Wireimage)

A coronare l’insieme un pezzo di storia: la collana in perle e ametista, con grande cuore centrale, che la regina Alexandra donò a Elizabeth Bowes Lyon – poi regina consorte, per noi tutti Queen Mother – per le sue nozze col principe Albert, Duca di York, nel 1923. Catherine è talmente bella che non c’è nulla da fare per Tom Cruise, con capelli cotonati freschi di colore e scarpe da flamenco. Scrivo chic ma penso sublime.

Per una principessa che si conferma, una si afferma. Alxandra von Hannover, ventisettenne figlia minore di Caroline de Monaco e del principe Ernst ha piazzato sui social un uno-due di tutto rispetto. Annuncia il matrimonio col bel fidanzato che le ha donato uno splendido diamante giallo, e poi appare con un abito giallo Givenchy, realizzato nel 1962 per nonna Grace, che lo indossò al ricevimento per le nozze tra Juan Carlos e Sofia di Grecia.

(Ph: Europa Press Historical/Getty Images)

Magari il colore non dona particolarmente all’incarnato chiaro di Alexandra, ma è un dettaglio; l’anatroccolo del Principato si è decisamente mutato in cigno, e lo dichiara omaggiando il cigno di Hollywood. Brava e chic.

(Ph: Frédéric Nebinger/Palace Prince)

La Princesse Charlène, zia di Alexandra, ha a sua volta carnagione e capelli molto chiari per cui il nero va usato con parsimonia. Al gala per la Fondazione di suo marito Albert II ha osato e secondo me ha fatto bene. Anche questo abito è una creazione di Jenny Packham, e trovo interessante il contrasto tra la semplicità del modello e la ricchezza della decorazione di cristalli, concentrata tra collo e spalle. Chic.

La Duchessa di Edimburgo mantiene costante il suo intenso impegno sociale, e mercoledì ha partecipato alla festa per gli 80 anni di Mencap, organizzazione che assicura sostegno a persone con difficoltà di apprendimento. Sophie ha riproposto un abito in seta a fiori crema e nero di Suzannah London già visto in altre occasioni, in mano una Mosaico Strathberry in pelle e rafia e a completare la mise espadrillas beige Penelope Chilvers. Posso dire basta con queti vestitoni? Vanno bene d’estate, che ormai è finita. È arrivato il momento di uno stile più urban. Boh.

(Ph: Getty Images)

Questa settimana le regine dei Belgi e dei Paesi Bassi hanno assistito all’assemblea generale dell’ONU. Mathilde ha scelto un abito color corallo già indossato in precedenza, del solito Natan con scarpine e pochette grigie Giorgio Armani. Ora, il riciclo va benissimo.

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(Ph: Abaca Press)

Ma a parte il fitting tutt’altro che perfetto, a parte il modello che non la valorizza, perché pescare da un armadio che immagino sterminao un abitino più adatto per l’ospite di una prima comunione nelle Fiandre che a un serioso consesso internazionale? Boh

Con lei Máxima che si sa, non delude mai.

(Ph: Instagram @dutch.royal.ladies)

Anche la sovrana olandese sceglie (in parte) Natan: che firma le scarpe con inserto in pvc e la camicia rosa cipria, illuminata dagli orecchini Rose de Noël di Van Cleef & Arpels. Poi arriva lei, la gonna. Rossa, midi, arricchita da pannelli asimmetrici, firmata Tory Burch. Adoro Máxima, il suo stile unico e la sua voglia di osare, ma non sempre tutti possono portare tutto. Shock

(Ph: Instagram @queenrania)

Concludiamo con un altra bellisima e stilosissima sovrana, Rania di Giordania. In visita a Praga col marito sfoggia il colore che sarà ovunque nei prossimi mesi, il rosso. Abito e cintura Carolina Herrera, borsa Horizon Givenchy, scarpe Christian Louboutin. Il rosso è assai di moda, il monocolore pure, il monocolore con un elemento a contrasto ancor di più, e le scarpe bianche, anche se so che molti allibiranno, sono un vero must, proposte da tutti gli stilisti .Eppure la mise non mi convince, c’è qualcosa che boh. Voi che ne pensate?

Diana e le altre, quando la favola diventa tragedia

Premessa: sto meditando sull’argomento royal del momento, il libro scritto da Charles Spencer sulla sorella Diana e le rivelazioni che ne stanno scaturendo. Me l’avete chiesto, non intendo sottrarmi ma devo riflettere per evitare le approssimazioni e le banalità che vado leggendo.

Oggi parliamo di una particolare categoria di regine, quelle incoronate dalle passerelle.

In principio furono le mannequin, flessuose fanciulle alte e sottili che in atelier o in passerella mostravano eleganti mise alle signore. Il modo in cui venivano chiamate identificava il loro ruolo e anche un po’ la percezione che se ne aveva: mannequin, manichini.

(Ph: Patrick Demarchelier per la copertina del centenario di Vogue, Aprile 1992)

Poi venne Gianni (Versace) che amava i bei vestiti indossati da donne belle e “vere”, alte e sottili sì ma non scheletriche, anzi meglio se dotate di belle forme. Non è un caso se fu lui a creare la Diana post Royal Family, arricchendo la bellezza e la classe della principessa di un gusto contemporaneo con quel tocco di glamour che mancava. A match made in Heaven, un incontro voluto dal cielo, e al cielo sarebbero tornati insieme, morendo a 47 giorni di distanza, come nessuno avrebbe immaginato mai.

(Ph: Tim Graham/Getty Images)

Per indossare la sua moda Versace si inventò le Supermodel, quelle che noi chiamavamo Top Model. Scelse le più belle, le più eleganti, le più sfrontate, le più istrioniche. Naomi, Claudia, Linda, Elle, Carla, Christy, Yasmeen, Helena, Karen, Tatiana, Kate; e naturalmente Stephanie e Cindy.

(Ph: Richard Avedon per Versace)

Stephanie Seymour nasce a San Diego nel 1968; bellissima, sofisticata, dolce e algida al tempo stesso. Prima della coppia calciatore-showgirl c’era quella supermodel-artista, meglio se maledetto. Stephanie ventunenne sposa il chitarrista Tommy Andrews, ha un figlio, divorzia e inizia una relazione con Axel Rose, frontman della band Guns ‘N Roses, che la lascia accusandola di averlo tradito. Stephanie mette la testa a posto e sposa Peter Brant, imprenditore e filantropo. Nascono tre figli ma nel 2021 la tragedia, il secondogenito Henry muore per un’overdose a 24 anni, pochi giorni prima di entrare in un rehab per disintossicarsi.

(Ph: Matt Baron/BEI/Shutterstock) Henry è il primo a sinistra

Cindy Crawford nasce in Illinois nel 1966; in passerella è più calda e comunicativa della collega e diventa famosissima per la bellezza raffinatamente aggressiva e il neo, meravigliosa imperfezione strategicamente piazzata vicino alle labbra. A 25 anni fa il colpaccio e sposa Richard Gere, addirittura più famoso di lei. Non è cosa, in quattro anni il matrimonio finisce. Cindy impalma il suo grande amore Rande Gerber, imprenditore pure lui, meno potente e paludato ma più giovane e belloccio di Peter Brant. Cindy e Rande hanno due figli, Presley e Kaia; entrambi fanno i modelli, ma solo lei ne fa una carriera. Ieri, 20 settembre, Presley muore nel rehab dov’era andato a curarsi la depressione condita da attacchi di panico e dipendenze.

(Ph: Getty Images)

Non so perché questa storia mi abbia tanto colpita, forse perché più invecchio meno posso sopportare la morte dei giovani. Qualunque giovane, qualunque morte, in qualunque parte della terra. La scomparsa in copia carbone di questi due ragazzi sembra volerci dire qualcosa che non riusciamo a capire fino in fondo ma che in fondo sappiamo già. Che la gloria passa e la vita resta, col suo carico di problemi e dolori. Che il danaro è un problema per chi non ce l’ha, ma non può risolvere tutto. Che la “perfezione” di certe situazioni che dal di fuori sembrano ideali ha un prezzo spesso pagato dai più fragili. O forse noi guardiamo vite privilegiate se non con la segreta speranza di poterle imitare almeno con l’idea che qualcosa di più di meglio – in termini di bellezza, glamour, denaro, vacanze in luoghi splendidi, frequentazioni che sembrano interessanti, più delle nostre – esiste, e dunque magari potrebbe, chissà, accadere anche a noi. E quando arriva la tragedia, l’empatia per il dolore e la consapevolezza dell’incosistenza dei sogni sono costrette a convivere.

«Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni e la nostra vita è circondata da un sonno»: William Shakespeare, La Tempesta

Breaking news – Un lutto dopo l’altro

È appena giunta un’altra triste notizia dalla Corte di Norvegia. La principessa Astrid, sorella maggiore del defunto fe Harald, è deceduta oggi a Oslo all’età di 94 anni.

Solo otto giorni fa la Corte aveva pubblicato le sue immagini in lutto davanti al feretro del fratello, ed era apparsa comprensibilmente provata.

Quando l’amore e la morte camminano abbracciati.

Le foto del giorno – Futuro e passato

Oggi ho scelto due fotografie che nella loro totale diversità raccontano della vita della morte.

Nella prima George di Galles si mostra pronto per entrare a Eton. Ciuffo ribelle domato, frac di ordinanza e il sorriso che si ha solo a quell’età, in precario equilibrio tra timidezza e sfrontatezza. Poco sappiamo di questo giovanotto che avrà comunque un ruolo nella storia, ma possiamo già dire che sembra aver ereditato la struttura longilinea di nonna Diana e appare dotato di una certa naturale eleganza che più che al padre o al nonno mi fa pensare al bisnonno
Philip. E speriamo che il passare degli anni gli regali l’elegante disinvoltura e il sense of humour, magari con qualche gaffe in meno.

(Ph: Det kongelige hoff)

La seconda chiude un cerchio e stringe il cuore. Sonja di Norvegia, in un lutto composto che si comprende dolorosissimo, dinnanzi alla bara del marito Harald, deceduto il 28 agosto, il cui funerale di stato sarà celebrato domani. La regina appare pietrificata, e confesso una certa ritrosia a intromettermi nel suo dolore, annullata dalla consapevolezza che in questo momento nulla possa toccarla.

(Ph: Takk for et godt liv)

Tra le corone che fanno compagnia alla salma del re c’è la sua, di fiori banchi. Sul nastro candido cinque parole: Takk for et godt liv, grazie per una vita meravigliosa.

Le foto del giorno – Accompagnando il Re

Alle 16.00 di oggi la salma di Re Harald V ha lasciato la Sala Rossa, dove era stata deposta venerdì pomeriggio, ed è stata accompagnata nella cappella di Palazzo, dove potrà ricevere l’omaggio dei norvegesi fino al giorno dei funerali, mercoledi 9

La nuova regina Metre-Marit e la emerita Sonja mano nella mano hanno seguito la bara, trasportata attraverso i sontuosi saloni dai figli e dai nipoti del defunto sovrano Da un lato la principessa ereditaria Ingrid Alexandra seguita dalla principessa Martha Louise e da due delle sue figlie. Dall’altro Haakon VIII, il principe Sverre Magnus, la figlia minore di Martha Louise e – a sorpresa, almeno per me – Marius Borg Høiby, figlio di primo letto della regina, che al momento sta scontando ai domiciliari 4 anni di reclusione per i gravi reati di cui era accusato (e troppo bene gli è andata).

Situazione di grande interesse perché questa scelta sottolinea l’unione della famiglia e onora la capacità di essere un nonno/padre per i nipoti; non solo per le figlie di Martha Louise rimaste orfane dopo il suicidio del padre, ma evidentemente anche per Marius. La cui situazione legale rende la sua presenza piuttosto ambigua e sicuramente sorprendente, a meno che non sia motivata dall’eventuale impossibilità, causa condanna, a partecipare al funerale. Sarebbe interessante conoscere l’opinione dei norvegesi, che avevano aspramente criticato il comportamento di Mette-Marit e di riflesso del marito, considerati troppo accondiscendenti nei confronti di una persona accusata di reati gravissimi

Spero che Marius si renda conto dell’amore che lo circonda, e che questo lo aiuti a emendarsi.

Style Queens

Poche sovrane, o royal ladies in genere, hanno uno stile così efficace e riconoscibile come la Regina di Giordania. Sicuramente chic vestita all’occidentale ma secondo me ancora più charmante quando indossa capi ispirati alla tradizione del suo paese.

Oggi Rania compie 56 anni, e sceglie di mostrarsi nel ruolo di nonna. Una nonna giovane in jeans e tshirt bianca, circondata dalle quattro nipotine: Iman, figlia degli eredi al trono, con Amina e le gemelline Talia e Rania, le tre bimbe nate dal matrimonio tra la principessa Iman e Jameel Thyermiotis. Auguri a lei, che ha accolto con stile anche il nuovo ruolo (ma confesso che quel bel viso totalmente privo di segni dell’età mi turba un poco).

Non è riuscita a godersi i nipoti l’altra splendida royal lady celebrata oggi, non in vita ma in morte. Il 31 agosto 1997 Diana, nata figlia del conte Spencer, divenuta Altezza Reale e rimasta Principessa di Galles concludeva in una fiammata la sua incredibile esistenza.

L’anno prossimo segnerà il trentesimo anniversario e vedremo se ci saranno eventi particolari; quest’anno a far rumore non sono i figli William e Harry – rientrato in patria con la famiglia da pochi giorni – che immagino stiano onorando sobriamente la memoria della madre, ma il di lei fratello. L’ineffabile Charles che ha anche scritto un libro in uscita in Italia a settembre, edito da Mondadori, dal titolo Canto del cigno. Diana, mia sorella. Se ricordate il suo discorso al funerale di Diana sì, parliamo di lui. E se vi state chiedendo se si tratti della stessa persona che negò l’ospitalità alla sorella in Sudafrica, dove al tempo abitava, per non essere disturbato dai paparazzi la risposta è sì, sempre lui.

Per me, l’aspetto più interessante della vita di Diana è la sua trasformazione da anatroccolo teneramente goffo in splendido cigno, con la creazione di uno stile contemporaneo che ha segnato gli anni ’90 ma è ancora attuale.

Se volete fare un ripasso potete dare un’occhiata qui: Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte) qui: Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte) e qui: Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte).

I giorni dell’addio

La Corte norvegese ha annunciato la data dei solenni funerali di Harald V, che saranno celebrati mercoledì 9 settembre alle ore 13.00 nella cattedrale di Oslo secondo la liturgia funebre della Chiesa di Norvegia. Celebrerà il presidente della Chiesa di Norvegia, Olav Fykse Tveit con il vescovo di Oslo, Sunniva Gylver, il cantore della cattedrale Marcus André Berg e altri prelati.

(Ph: Dylan Martinez, Reuters, NTB)

Domani, 31 agosto, alle ore 16:00, la bara di re Harald V sarà trasferita dal Salone Rosso del Palazzo Reale alla Cappella del Palazzo, dove rimarrà fino al giorno del funerale.

Martedì mattina Re Haakon VIII giurerà davanti al Parlamento.

(Ph: Javad Parsa, NTB)

Questa mattina il nuovo sovrano e la Principessa Ereditaria hanno ricevuto il Primo Ministro Jonas Gahr Støre insieme col Presidente della Chiesa di Norvegia, in occasione della cucitura del feretro di Re Harald. La cucitura (o cucito, secondo il traduttore automatico dal norvegese) “è una tradizione associata al cambio di trono. Rappresenta la celebrazione e il rispetto da parte del governo per il passaggio dal defunto re Harald V al nuovo reggente, re Haakon VIII” (dall’ufficio stampa di Palazzo).

(Ph: Cornelius Poppe, NTB)

Questa mattina messe di suffragio in memoria del defunto sono state celebrate in tutto il paese. Il Re Haakon, la Principessa Ereditaria Ingrid Alexandra, la Regina Sonja e il Principe Sverre Magnus hanno partecipato alla funzione funebre tenuta nella chiesa di Asker. Assente Mette-Marit, convalescente dopo il recente trapianto di polmomi, che sarà presente solo ad alcune cerimonie.

Un amore lungo una vita

Qualche giorno fa mi è capitata una fotografia. Mostrava una donna anziana devastata dal dolore, seduta sul sedile posteriore di un’auto, mentre andava a visitare il marito in ospedale, o tornava a casa dopo averlo fatto. La donna era Sonja, regina consorte di Norvegia; il marito era re Harald V. Non ho pubblicato quella fotografia perché penso che il dolore privato tale debba restare. Ora il Re è morto, il dolore della Regina è diventato quello di un paese intero, e può essere mostrato pubblicamente, con quel garbato riserbo che ha costantemente contraddistinto la vita di Sonja.

Di cui Lady Violet ha sempre ammirato l’intelligenza, la cultura, il brio, la grazia, la solidità, la capacità di stare accanto al sovrano con forza discreta, il sostegno sempre offerto ai figli e alle loro scelte. Caratteristiche che quasi settant’anni fa probabilmente affascinarono il giovane Harald, scapolo ambitissimo tra le fanciulle di sangue blu, ma pure quelle di sangue rosso. Un amore contro le regole di palazzo e quelle della società, un lieto fine cercato con tenacia, voluto con determinazione e infine ottenuto con la benedizione del Re padre.

(Ph: Enok Skau NTB scanpix/AFP via Getty Images)

Oggi Harald e Sonja avrebbero festeggiato 58 anni di matrimonio; lui si è fermato a un soffio e chissà se lei oggi ripenserà al primo ballo fatto da moglie e marito, sulle note di un valzer scritto per loro.

Se volete ricordare questa bella storia d’amore potete andare a leggere qui: Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima) e qui: Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)