Trumpeide, ultimo atto

Pensavate che avessimo finito? Invece no! Perché ieri sera com’è costume i Trump hanno ricambiato l’invito, ospitando il Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia – in rappresentanza della Regina che è rimasta a casa – a Winfield House, residenza dell’Ambasciatore statunitense. UK USA winfieldQuesta volta si è trattato di un ricevimento black tie, cioè con gli uomini in smoking, e meno male perché Mr President in frac un’altra volta non credo che l’avemmo retto. Comunque non ci ha deluso, sta male anche con l’abito da sera più semplice, soprattutto se accanto ha Charles perfetto fin dei dettagli: guardate i polsini della camicia. Terribile Camilla con un abito in tulle bianco ricamato; se non avessi saputo che è una creazione di Fiona Clare, che la veste spesso, avrei pensato che fosse l’abito della Prima Comunione della figlia (i figli di Camilla sono infatti cattolici come il padre, Andrew Parker Bowles). In compenso la collana di diamanti su quella scollatura a V sta a perfezione. La First Lady in Givenchy color corallo, solito modello con mantello che le piace tanto e porta spesso. Non mi fa impazzire, più che autorevolmente signorile, come immagino sia il suo obiettivo, la rende inutilmente matronale. UK USA winfield ladiesNaturalmente non stupisce che lo stile di Melania tenda a fare proseliti, come è evidente nella padrona di casa Suzanne Ircha Johnson, con indosso lo stesso modello in versione regina delle nevi. Possiamo stupirci se Camilla cerca sostegno in un calice di rosso? UK USA winfield Trump childrenBianco anche per la first daughter Ivanka, che ieri ha visto le royal ladies in abiti candidi ed è corsa ai ripari. UK USA winfield dinnerLa mise en place. La sala da pranzo non è grandissima, è un po’ affollata e l’effetto finale è un po’ disordinato. UK USA winfield menu

In compenso si è mangiato anche italiano; ma che dite, la fresh burrata era fatta col latte del Wisconsin?

RHS Chelsea Flower Show, la quintessenza del British lifestyle

Il RHS Chelsea Flower Show è l’appuntamento dedicato al gardening più importante al mondo; quest’anno ne parlano tutti grazie al giardino ideato dalla Duchessa di Cambridge e presentato in compagnia dei suoi deliziosi bambini, ma la manifestazione esiste addirittura dal 1862.Allora si chiamava Royal Horticultural Society’s Great Spring Show, e veniva allestito nel giardino della Society a Kensington; fin dall’inizio potè godere del patronage di Queen Victoria, che si adoperò per assicurare alla RHS e allo Show il favore reale più ampio possibile, coinvolgendo molte altre teste coronate.Com’è noto nel lungo regno di Victoria, secondo solo a quello della trisnipote Elizabeth II, il paese raggiunse una serie di traguardi – dalla rivoluzione industriale alla fondazione dell’impero – che impressero profondi cambiamenti alla società e al modo in cui questa si rappresenta, definendo quello stile British così tipico ed originale che ancora oggi conosciamo e riconosciamo. E non c’è dubbio che il Chelsea Flower Show, nato in piena era vittoriana – che dal 1913 viene allestito nello spazio ampio e bellissimo che circonda il  Royal Hospital Chelsea, l’ospizio dei reduci con le loro livree scarlatte – sia la quintessenza della Britishness.Non c’è dubbio neppure che sia il sogno di tutti gli appassionati di giardinaggio; era anche il mio – che sono appassionata ma non avendo un giardino potrei dire di essere più credente che praticante – e dato che si tiene nella settimana del mio compleanno, due anni fa finalmente ho festeggiato proprio lì, bevendo champagne tra i fiori. Considerato tradizionalmente l’inizio della Season, la stagione mondana, grazie alla presenza della sovrana e di numerosi membri della royal family, è diventato un appuntamento festoso per tutta la città: tea room bar e ristoranti offrono menù ispirati ai temi floreali, e a me è capitato di ricevere in regalo delle rose alla fine di un afternoon tea.  Organizzazione ovviamente impeccabile, i biglietti hanno prezzi diversi a seconda dell’orario d’ingresso e della durata della visita: l’area è talmente vasta e ricca di espositori che se lo scopo è procurarsi piante sementi o accessori è necessario dedicare l’intera giornata o poco meno, e fare come le numerose ladies che, cappello di paglia in testa sneakers ai piedi e mappa dello Show in mano, si dedicano al loro shopping con piglio deciso e rigore scientifico.Le piante da fiore di ogni genere (queste sono varietà di aglio!) o da frutto, come queste splendide fragole rampicanti, sono allestite in un grande padiglione, mentre i giardini sono naturalmente all’esterno.La bellezza degli elementi naturali e l’originalità di molti allestimenti ne fa un’esperienza fantastica, assai godibile da chiunque. E naturalmente i tocchi royal di ogni genere abbondano!

 

(tutte le foto si riferiscono all’edizione del 2017, e sono state scattate da me)

 

Le foto del giorno

È l’argomento del giorno, il RHS Chelsea Flower Show, ed ecco le foto dell’inaugurazione. Grande attenzione per la Duchessa di Cambridge che ha ideato uno degli allestimenti, ma siccome ovunque vale la regola dell’ubi maior, quando c’è Her Majesty non ce n’è per nessuno. chelsea flower showSublime con un soprabito lime, che è il colore più cool di stagione, la sua espressione davanti ai garruli nipoti, lui in blu as usual, lei in stile sette spose per sette fratelli vale tutto il post. Tocchi fiorati ne ha anche lei, ma appunto tocchi, non la prateria in fiore dell’abito Erdem di Catherine.

La contessa di Wessex, tutta fiorata anche lei con l’aggravante delle espadrillas portate con le calze, decide che è più prudente evitare il confronto con la suocera, e si arrampica su una casetta tra gli alberi, mentre Alexandra di Kent, cugina della Regina, sembra in non buonissima forma; chi lo direbbe che tra le due cugine ci sono dieci anni?

La cognata di Alexandra, Marie Christine – il cui titolo è Princess Michael of Kent- decisamente non incontra le mie simpatie, ma non credo di mancare di obiettività se in questa occasione la trovo vestita assai meglio dell’altro ieri, al matrimonio di sua figlia. La Duchessa di Gloucester invece mi è molto simpatica, ha un bizzarro senso dello stile ma insomma, non si può avere tutto.

Vi lascio col video dei piccoli Cambridge in visita al giardino ideato dalla mamma: Charlotte che esclama oh la la! è pura delizia https://www.youtube.com/watch?v=98uBcj6y5fw

La foto del giorno – 2 aprile

Passato il primo aprile coi suoi pesci e i suoi pazzi riprendiamo con le notizie vere, ed ecco a voi una news fresca fresca da Buckingham Palace. Per il Regno Unito il 2019 è l’anno di una celebrazione importante, il bicentenario della nascita di Queen Victoria, e a lei saranno dedicate molte iniziative, a partire da quella che arricchirà il Palazzo durante la tradizionale apertura estiva al pubblico. victoria bp exhibitionQueen Victoria’s Palace è la mostra che sarà visitabile dal 20 luglio al 29 settembre, e racconterà come la giovane sovrana seppe trasformare una residenza reale poco amata nel simbolo di una nazione: centro politico e  cuore pulsante della vita sociale e culturale.

Trovate qui ogni informazione https://www.rct.uk/collection/themes/exhibitions/queen-victorias-palace/buckingham-palace/exhibition-preview

Non dimenticate poi le iniziative che l’altra grande residenza reale londinese, Kensington Palace, dedica a Victoria che qui nacque e trascorse l’infanzia.  https://www.hrp.org.uk/kensington-palace/discover-the-real-victoria

Il 2019 segna anche un altro centenario di straordinaria importanza: il 2 maggio saranno 500 anni dalla morte di Leonardo. E mentre da noi ogni giorno si sveglia qualcuno che vuole indietro dalla Francia La Gioconda, esaurendo in ciò le proprie attività in onore del genio di Vinci, altri paesi che non hanno avuto la fortuna dei suoi natali ma nutrono nei suoi confronti un appassionato rispetto – onorato da vigoroso studio, che non fa mai male – si preparano a celebrare l’appuntamento in maniera anche originale. E così il 2 maggio Martin Clayton, Head of Prints and Drawings della Royal Collection, che possiede la più importante raccolta al mondo di disegni leonardeschi, converserà col pubblico via twitter, rispondendo ad ogni domanda. Intetessante, no? Dunque save the date!

La foto del giorno – 29 marzo

Vi vedo sapete, mentre fra voi e voi vi chiedete, va bene Windsor, ok Westminster Abbey, ma il BIG BEN? Niente, il Big Ben da un po’ è muto e celato alla vista dei più, avvolto in un’imbracatura a causa dei lavori di restauro, che andranno avanti ancora per un paio d’anni. Quando tornerà a pavoneggiarsi nelle acque del Tamigi e a scandire le ore (anzi, i quarti d’ora) della capitale ci sarà una sorpresa, che Lady Violet vi svela in anteprima, sennò che giriamo a fare per il mondo? _102480293_rendering-of-proposed-colouDunque dimenticate il vecchio quadrante bianco e nero, l’orologio restaurato sarà così: lancette e ore in blu e i sei scudi sovrastanti – ci sono anche ora, ma dipinti in oro e nero sono poco visibili – nei colori della bandiera inglese, croce rossa in campo bianco.

Non di novità si tratta, ma di ripristino, in quanto questo era l’aspetto originario voluto da Sir Charles Barry, l’architetto che progettò Parlamento e torre negli anni ’40 dell’Ottocento. Il nome Big Ben in origine era il nomignolo affibbiato alla campana principale, la torre, nota genericamente come Clock Tower, è stata ribattezzata Elizabeth Tower in occasione del giubileo di diamante di Her Majesty. Per cui vorrei proporre di ribattezzare il tutto Big Beth. Ma magari eviterei il referendum.

(L’immagine con l’elaborazione del progetto è della BBC)

La foto del giorno – 27 marzo

Ecco la foto del giorno, anzi della sera. davScattata al volo, placcando un taxi che mi portasse a teatro (Tom Hiddelston che recita Harold Pinter, mica pifferi). C’è l’abbazia, e il parlamento, e il bus a due piani, e pure la cabina del telefono, tutto l’immaginario londinese. E c’è l’attesa, to brexit or not to brexit?

Nel frattempo la povera Theresa ha offerto la sua testa in cambio di un voto favorevole. Sarò influenzata dalla ieratica presenza dell’abbazia, ma io non disdegnerei una bella novena a Santa Rita, la santa degli impossibili, hai visto mai?

La foto del giorno – 6 marzo

Piccola riflessione sul ricevimento di ieri, per i cinquant’anni di Charles come Prince of Wales: ho pensato ai suoi coetanei festeggiati per la pensione, col brindisi e il dono dell’orologio, mentre lui guardava un po’ sconsolato le regalie usate per l’investitura, e poi mai più. charles rcmOggi l’uomo che da più tempo di tutti nella storia britannica attende di salire al trono ha ripreso la sua normale attività, e in qualità di Presidente ha compiuto la visita annuale al RCM, il Royal College of Music; data la ben nota passione di Charles per la musica classica e operistica immagino sia stato un impegno piacevole, tale da fargli indossare lietamente – e con l’abituale classe – quell’obbrobrio di toga azzurra e gialla.

La visita è stata anche l’occasione per verificare lo stato dei lavori  della nuova Performance Hall, attualmente in costruzione, dove ha ricevuto  un omaggio: l’esecuzione della March for The Prince of Wales composta da Joseph Haydn nel 1792 in onore di George IV, che all’epoca portava il titolo.

Non perdetevi il video, ché ognuno ha i gilet gialli che si merita!  https://www.youtube.com/watch?v=H3eh3qsdFoQ

A Very Happy Christmas

Lo giuro, è l’ultimo che posto quest’anno, ma mi incuriosiva, lo aspettavo, e alla fine è arrivato: l’albero di Natale di Clarence House, la residenza londinese del principe di Galles e della Duchessa di Cornovaglia. Che oggi non ha partecipato alla messa natalizia a Sandringham col marito e il resto della Royal Family, essendo reduce da una brutta influenza. clarence house xmas treeAlbero classico, elegante e un po’ fané – come in fondo sono i padroni di casa – ma veramente inaspettato quell’angelo che veleggia sulla sommità.

Mentre questo magico giorno si avvia alla fine, vi giungano gli auguri degli eredi al trono: Wishing you all a very Happy Christmas from Clarence House.

Lady Violet’s Advent Calendar – Day 22

Questa sera rientravo dopo la passeggiata col cane, ho alzato gli occhi e ho visto qualcosa che non avevo notato prima: il balcone all’ultimo piano del palazzo decorato da un filo sottile di luci, che con lo sfondo della luna piena risultavano particolarmente gradevoli.  Ho pensato poi che per fortuna sono scomparsi quegli orrendi Babbi Natale appesi alle finestre, che finivano per sembrare tanti cadaverini impiccati; perché se a questo punto anche i più pigri avranno piazzato in casa un’albero di Natale, o qualcosa che gli somigli, poche cose possono essere belle – o disastrose – come le decorazioni da esterno. Parlo di vere decorazioni, non quei fari spuntati da un paio d’anni che proiettano sulle case improbabili paesaggi innevati pure a Cefalù. riquewhir 2018Tradizione in verità diffusa più nel Nord Europa e negli Stati Uniti, che a volte raggiunge vette di suggestiva bellezza. Che dire ad esempio di questa immagine, catturata dalla nostra inviata nel pittoresco villaggio alsaziano di Riquewhir? Certo, il fatto che il centro storico del paese sia rimasto praticamente identico a come era nel Cinquecento, e potrebbe essere lo sfondo ideale alle fiabe dei fratelli Grimm, aiuta decisamente l’effetto finale.

Ma non è necessario vivere in un remoto villaggio per ottenere un effetto wow: xmas churchill armsquesto ad esempio è un pub londinese – il Churchill Arms, tra Kensington Palace e Notting Hill – il cui proprietario già da alcuni anni con l’avvicinarsi del periodo natalizio sostituisce la ricca decorazione floreale con qualcosa di più indicato, e ogni anno sempre più ricco. Oggi siamo a 97 (novantasette!) alberi di Natale addobbati con un totale di 21.500 luci. Niente male eh? the-churchill-arms Ma loro sono abituati a fare le cose in grande: i cesti pieni di fiori che ne decorano la facciata nella bella stagione hanno ottenuto il riconoscimento del Chelsea Flower Show, la rassegna floreale più prestigiosa del mondo, solitamente inaugurata da Sua Maestà, che dà inizio alla season londinese.

Cose da villaggi incantati, direte voi, o da metropoli internazionali. Invece no. A volte le sorprese arrivano da dove meno te le aspetti. In questi giorni io sono in una cittadina centro-meridionale, my hometown direbbe Lady Violet, e tutti i giorni vado a prendere il caffè qui.

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Un altro di quei posti il cui proprietario si ingegna a inventare decorazioni sempre più d’effetto, perché anche l’occhio vuole la sua parte, soprattutto in questi giorni. E la magia del Natale vale sempre la pena di godersela.

Lady Violet’s Advent Calendar – Day 21

Oggi voglio portarvi in un posto speciale, dove ho festeggiato qualche compleanno, venite con me? Andiamo al Dorchester, hotel très chic su Park Lane, inaugurato nel 1931 da un’altra Lady Violet, la moglie di John Jacob Astor, e diventato celebre durante la Seconda Guerra Mondiale perché considerato uno degli edifici più solidi di Londra (Eisenhower fissò qui il suo quartier generale). Nel 1947 la principessa Elizabeth ci passò il giorno prima dell’annuncio del fidanzamento, e il suo sposo Philip organizzò qui il suo addio al celibato.

Celebre per l’Afternoon Tea e per il ristorante gestito da Alain Ducasse, questo Natale l’elegante albergo si è trasformato in un luogo magico, ispirando le sue decorazioni al film Mary Poppins Returns. christmas-at-the-dorchester-2018-exteriorLa magia inizia già dal piccolo slargo antistante l’hotel, con i cavalli da giostra che spiccano contro la ricca decorazione dell’ingresso, caratterizzata dagli alberi di Natale sistemati sull’ampia tettoia. london-the-dorchester-christmas-decorations-interior-christmas-tree-1920x840-header-landscape-1 Una volta dentro un altro cavallino dà uno speciale benvenuto agli ospiti, caso mai qualcuno avesse trovato la decorazione degli alberi troppo modesta. london-the-dorchester-christmas-decorations-interior-the-promenade-1200x1200-square-904x904 Ed ecco la sala detta Promenade, che è quella dove viene servito l’Afternoon Tea. I divani di velluto verde e il bel pavimento fanno da sfondo a decorazioni floreali, alberi con le luci e dorate e ancora cavallini di legno dipinto. Non è un sogno?

(Ph. The Dorchester)