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È nata, è nata! Non è nata oggi, ma venerdì 4 giugno, alle ore 11:40 del mattino. È venuta alla luce non in casa, come s’era detto, ma al Santa Barbara Cottage Hospital nella omonima città californiana. Mamma e bambina, che alla nascita pesava 3 chili e 225 grammi, stanno bene e sono già tornata nella residenza dei Duchi, a Montecito.

E ora la notizia che tutti stavamo aspettando: come si chiama la pupa? Lilibet Diana Mountbatten-Windsor!

Ove Lilibet è il nome con cui Her Majesty è nota in famiglia. Bisogna ammettere che si tratta di una mossa notevole; fermo restando che era praticamente scontato che ci fosse anche Diana, Lady Violet confessa di aver temuto per un attimo che alla fine alla tenera creaturina sarebbe stato imposto il nome di Doriana, sintetizzando quelli delle due nonne. Sembra comunque che la bimba verrà chiamata Lili.

Nasce una nuova vita, si apre un nuovo capitolo della favolosa storia dei Windsor.

Botta e risposta

Dopo la botta dell’intervista di Oprah Winfrey ai Sussex, e dopo la dichiarazione della Regina, oggi arriva la prima risposta diretta da parte di un membro della Royal Family, e a pronunciarla è il Duca di Cambridge.

Impegnato con la moglie Catherine nella visita alla scuola School21, nella zona est d Londra, alla domanda di un giornalista presente William ha risposto seccamente che la famiglia non è assolutamente razzista. Ha inoltre aggiunto di non aver sentito al telefono il fratello, ma pensa di farlo presto.

I Cambridge sono apparsi piuttosto tesi, né poteva essere diversamente, dato che sono proprio loro a soffrire di più per le dichiarazioni dei Sussex. Non solo per la storia del pianto prenuziale che Meghan ha dichiarato essere stato il suo per “colpa” della cognata, mentre la vulgata finora aveva raccontato l’inverso. Storia che Lady Violet tende a considerare piuttosto ridicola in entrambe le versioni: due giovani donne, ciascuna in uno dei momenti più stressanti della vita – l’una puerpera, l’altra a pochi giorni dalle nozze – discutono e arrivano alle lacrime: non è la prima volta che accade e non sarà l’ultima, senza la necessità di dipingerle per l’ennesima volta volta come streghe, o isteriche, o vittime.

Non solo per questo, dicevamo; William è stato descritto dal fratello come “intrappolato” all’interno della Royal Family e l’accusa di razzismo nei confronti del piccolo Archie sfiora anche lui. L’impressione di molti, me compresa, è che uno dei nodi del contendere riguardi proprio il rapporto tra i due fratelli; sia per i ruoli totalmente differenti, sia per le perplessità che William, unico a quanto ci consta, avrebbe a suo tempo espresso sul matrimonio del fratello con una donna che tutto sommato Harry conosceva da poco tempo, e forse anche per la diversa elaborazione del lutto della morte della madre. Un evento che li ha legati a lungo, e ora rischia di dividerli in maniera forse irreversibile.

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Alla fine è intervenuta la Regina.

La sovrana ha rilasciato una dichiarazione che recita: l’intera famiglia è rattristata nell’apprendere la misura di quanto siano stati impegnativi gli ultimi anni per Harry e Meghan. Le questioni sollevate, in particolare quella sulla razza, sono preoccupanti. Benché alcuni ricordi possano divergere, il problema è preso molto seriamente, e sarà trattato privatamente all’interno della famiglia. Harry, Meghan e Archie saranno sempre membri amatissimi della famiglia.

Anche in questo caso vi propongo di lasciare sedimentare la situazione ancora per qualche ora e poi speriamo di poter commentare con maggior serenità. Per parte mia confesso che all’epoca, in attesa di conoscere Archie, mi sono chiesta quanto forte sarebbe stata la somiglianza con nonna Doria, senza per questo pensare di essere razzista. E d’altra parte, dato il pragmatismo che contraddistingue tutti i Britannici, royals compresi, non ho dubbi che il problema se lo fossero posto prima delle nozze, e probabilmente risolto.

Questa sera l’intervista sarà trasmessa in esclusiva per l’Italia sul canale 8 del digitale terrestre; io però darò la mia preferenza a Downton Abbey sul canale 29. Lady Violet rules!

Annus Harrybilis

Il gioco di parole del titolo non è venuto in mente solo a me, ma direi che è particolarmente indovinato; causa insonnia cronica, alla fine ho seguito, indirettamente, l’intervista del secolo. Partiamo dalla buone notizie: Harry e Meghan aspettano una bambina, che completerà la loro famiglia, e ne siamo felici, e ci hanno concesso un breve video in cui sono in spiaggia con Archie: eccolo qui.

Per il resto, intanto scopriamo che Harry e Meghan si erano sposati privatamente tre giorni prima delle nozze ufficiali, nel giardino della loro casa, alla presenza dell’Arcivescovo di Canterbury; non chiedetemi perché, non saprei rispondere. Per il resto, in un crescendo rossiniano, i Sussex si tolgono tanti di quei sassolini nelle scarpe da ricreare il Grand Canyon; ricordate quando si disse che prima delle nozze Meghan aveva fatto piangere la puerpera Kate (Louis era appena nato) per qualcosa che riguardava l’abitino della damigella Charlotte? Bene, sarebbe accaduto esattamente il contrario. Secondo Meghan, naturalmente, la cognata, non essendo presente, non ha potuto fornire la sua versione. Meghan non era pronta a entrare nella Royal Family, Meghan non è stata preparata adeguatamente, e non le è stato neanche insegnato l’inno nazionale, che evidentemente non era in grado di imparare da sé. Soprattutto, Meghan non è stata aiutata né sostenuta quanto avrebbe desiderato e si sarebbe aspettata, ed la cosa che veramente non può perdonare. Meghan ha avuto dei problemi mentali, e, incinta di Archie di cinque mesi ha pensato al suicidio. Non l’abbiamo già sentita questa storia? E soprattutto, ad Archie non è stato dato il titolo di principe, come invece ai suoi cugini Cambridge, temendo che rivelasse una tonalità di pelle troppo scura (insinuazione fatta da qualcuno molto vicino ad Harry). Quanto ad Harry, si è sempre sentito in trappola nella Royal Family, così come sono in trappola il padre e il fratello; anzi, nemmeno se ne rendeva conto finché per fortuna è arrivata Meghan a salvarlo. Quanto al padre, quando lui ha cominciato a parlare di mollare the Firm, ha smesso di rispondergli al telefono. Ha poi specificato di non ricevere denaro dalla Royal Family dallo scorso anno, e di mantenersi con l’eredità di Diana.

Questo in estrema sintesi, sono certa che potrete approfondire con calma i vari punti; al momento commentatori scatenati sui social, in pochi sembrano chiedersi se la versione dei Sussex corrisponda in tutto, o in parte, o per niente, alla verità. Come dicevamo qualche giorno fa, mi sembra di essere tornata indietro di trent’anni in piena crisi con Diana, e mi dispiace. L’istituzione ha superato di molto peggio, supererà anche questa, ma certo non è una bella pagina, né un bel momento.

Vi lascio questo breve riassunto perché mi aspettano un paio di giorni molto impegnati e impegnativi; voi informatevi e se volete commentate, risponderò e ne discuteremo insieme appena possibile. Mai come oggi, God save the Queen.

Volano royal stracci

Il Duca di Edimburgo resta ricoverato al St Bartholomew’s Hospital dove è stato trasferito per accertamenti cardiologici, e mentre la Regina continua imperturbabile col suo lavoro – questa sera ha concesso una udienza via telefono al Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak – la famiglia è naturalmente concentrata, immaginiamo con una certa apprensione, sulle condizioni di Philip. Oggi è toccato alla nuora Camilla, nel corso dell’ennesima visita a un centro vaccinale, fornire qualche informazione sul decorso della degenza: “We heard today that he’s slightly improving, so that’s very good news. We’ll keep our fingers crossed” (Abbiamo sentito stamattina che pian piano migliora, il che è un’ottima notizia. Teniamo le dita incrociate). Su tutto naturalmente aleggia l’ormai imminente intervista che i Sussex hanno concesso a Oprah Winfey, ma come se il momento non fosse già abbastanza delicato continuano a uscire spifferi che complicano ulteriormente la situazione.

Oggi è stata la volta di qualcuno che, dopo aver fatto parte dello staff dei Duchi subito dopo il loro matrimonio, ha accusato Meghan di bullismo. Accuse non nuove, se vi ricordate s’era già parlato delle pretese eccessive e dei modi bruschi della duchessa, che avrebbero ridotto in lacrime i destinatari di tali comportamenti. Naturalmente la risposta dalla California non s’è fatta attendere: accuse respinte al mittente con particolare veemenza da parte di chi invece ritiene di essere stato a sua volta bullizzato, tanto da decidere per il volontario esilio. Né si è fatta attendere la solita fonte vicina ai Sussex che ha riferito a The Times che i Duchi si sentono vittime di una campagna diffamatoria accuratamente pianificata, basata su una disinformazione fuorviante e dannosa (the victims of a calculated smear campaign based on misleading and harmful misinformation).

Vi confesso che avrei fatto a meno di aggiornarvi su questo ulteriore sviluppo – l’ultimo? – se non fosse che questa sera è arrivata anche una, direi inevitabile, comunicazione da Buckingham Palace che annuncia un’indagine interna mirata ad accertare la verità dei fatti, interpellando nel caso anche gli ex dipendenti, dato che la Royal Household “has had a Dignity at Work policy in place for a number of years and does not and will not tolerate bullying or harassment in the workplace” (ha adottato da anni una politica di dignità del lavoro per cui non tollera – né lo farà in futuro – alcuna forma di bullismo o di molestie sul posto di lavoro).

Una piccola riflessione: mi sembra che la situazione si stia avvitando, e che tra cortigiani zelanti, giornalisti spregiudicati e qualche colpo basso si stia riproponendo uno scenario simile a quello che oppose Diana alla Royal Family. Esattamente quello che Harry ha detto a Oprah di voler evitare.

Un piccolo aggiornamento

Nella spessa cortina di riserbo che avvolge le reali condizioni di salute del principe Philip oggi s’è aperto un piccolissimo spiraglio.

Nel corso di una visita al centro vaccinale del King’s Lynn Corn Exchange in Norfolk, questa mattina, al Duca di Cambridge è stato chiesto del nonno. “Yes, he’s ok, they’re keeping an eye on him” (sta bene, lo tengono d’occhio) ha risposto William facendo l’occhiolino. Va da sé che se anche l’anziano principe non stesse benissimo difficilmente il nipote si sarebbe lasciato andare aun commento diverso, ma almeno si stempera un po’ l’aria che si era fatta pesante sabato pomeriggio, soprattutto dopo aver visto la commozione negli occhi del Principe di Galles, unico finora a visitare il padre. Commozione che naturalmente non trova al momento una spiegazione ufficiale ma solo alcune ipotesi della stampa, e a cui probabilmente non è estranea la tensione con i Duchi di Sussex. I quali compariranno nell’ormai celebre intervista con Oprah Winfrey la sera del prossimo 7 marzo. Per una sorprendente coincidenza, è la data del Commonwealth Day, che quest’anno non verrà celebrato dalla Royal Family in presenza, con la tradizionale cerimonia a Westminster Abbey, ma da remoto sulla BBC. Che si preannuncia dunque come una domenica a tutta tv.

Breaking News!

Pensavate che il discorso fosse chiuso? E invece no. Poco dopo la dichiarazione ufficiale di Buckingham Palace sui Duchi di Sussex, questi hanno affidati a canali amici la loro risposta, che vale la pena essere letta in originale (l’immagine è tratta dal Mail Online).

Il testo recita: “Come testimoniato dal lavoro svolto durante lo scorso anno, il Duca e la Duchessa di Sussex continuano il loro impegno e il loro servizio per il Regno Unito e il mondo intero, e hanno offerto il loro costante supporto alle organizzazioni da loro rappresentate incuranti dell’ufficialità del loro ruolo. Tutti noi possiamo vivere una vita al servizio degli altri. Servire è universale.”

Commenterei con le parole della mia prozia Marinella: una caduta di stile avviene solo quando c’è lo stile.

Non mi sembra questo il caso.

Breaking News!

Oggi è ufficiale e definitivo: i Duchi di Sussex hanno confermato a Sua Maestà La Regina che non torneranno ad essere membri attivi della Royal Family.

Facendo seguito ad una conversazione col duca, la sovrana ha rimarcato come non sia possibile in queste condizioni continuare ad avere un ruolo pubblico, quando questo non sia correlato alla partecipazione attiva; dunque, pur manifestando dispiacere e immutato affetto, vengono ritirati i patronage della coppia, che verranno ridistribuiti nella Royal Family.

Harry dovrà dunque rinunciare ai titoli militari che finora aveva mantenuto nei seguenti corpi; The Royal Marines, RAF Honington, Royal Navy Small Ships and Diving.

Tornano poi nella disponibilità di Sua Maestà i patronage assunti da Harry o Meghan per: The Queen’s Commonwealth Trust, The Rugby Football Union, The Rugby Football League, The Royal National Theatre and The Association of Commonwealth Universities.

La decisione odierna dovrebbe chiudere in anticipo l’anno sabbatico concesso ai Duchi, per eventualmente ridefinire il loro ruolo.

Meghan o non Meghan?

I tempi sono quelli che sono, la pandemia continua ad attraversare la terra col suo tragico carico; i royals come chiunque altro si muovono lo stretto indispensabile e appaiono soprattutto in videoconferenza. Gli argomenti per le chiacchiere sul sofà di Lady Violet sono drasticamente ridotti, ma nell’attesa di tempi migliori – per tutti, e in ultimo anche per questo blog – fortunatamente ogni tanto qualche notizia interessante arriva. Oggi sono ben due, e riguardano entrambe la riluttante-ma-non-troppo Duchessa di Sussex.

Nei prossimi mesi i Windsor celebreranno due importanti compleanni: il 21 aprile Sua Maestà compirà 95 anni, ma per una volta l’attenzione più che su di lei è puntata sul marito Philip, che il 10 giugno raggiungerà il traguardo del secolo. Se al momento nulla si sa di eventuali festeggiamenti per la regina, che immaginiamo più o meno privati come accade quasi sempre per il suo vero compleanno (e a maggior ragione in tempi di pandemia), è noto che il secondo fine settimana di giugno dovrebbe essere un lungo weekend di festa: giovedì 10 i cento anni di Philip e sabato 12 il tradizionale Trooping the Colour, appuntamento clou dell’anno reale, che celebra il compleanno ufficiale della sovrana. Quest’anno poi in quei giorni potrebbero esserci altri motivi per festeggiare, come la nascita del terzogenito di Zara Tindall, figlia della Princess Royal, prevista per la primavera inoltrata, o magari il battesimo del piccolino di Eugenie di York, il cui arrivo è atteso nel giro di qualche settimana. Comunque vadano le cose, si tratta di appuntamenti importanti per l’intera Royal Family, cui va aggiunta la cerimonia in memoria di Diana il 1 luglio, giorno in cui la principessa avrebbe compiuto sessant’anni: nei giardini di Kensington Palace verrà sistemata una sua statua commissionata dai figli. A quanto si sa Harry dovrebbe essere della partita e intervenire a tutti gli eventi di inizio estate, se il covid permetterà di svolgerli; Meghan invece sembra proprio di no. Qualche giorno fa è giunta notizia da Montecito che la duchessa (e con lei probabilmente anche il piccolo Archie, che non vede la famiglia britannica da un anno e mezzo) rimarrà in California senza accompagnare il marito. Ci si è affrettati a sottolineare che si tratta di decisione “personal and practical” da non leggere come una mancanza di rispetto (e ci mancherebbe pure, è il pensiero di Lady Violet) ma anzi quasi come una forma di cortesia, per non gravare sull’organizzazione e magari evitare i musi lunghi del Commonwealth Service dell’anno scorso, ultimo impegno ufficiale dei Sussex prima del buen retiro americano.

Sospendiamo ogni giudizio, ormai la situazione è tale che come si fa si sbaglia, però l’idea di quel bambino che cresce negli agi ma senza il legame speciale che si instaura tra cugini mi fa una gran tristezza; e mi piacerebbe vederlo alla cerimonia in ricordo della nonna che non conoscerà. Poi si sa, Diana e la sua memoria tornano sempre utili come dimostrato dal lancio del portale Archewell, dove Harry e Meghan hanno piazzato le foto delle loro madri, muse ispiratrici della loro appassionata attività sociale e umanitaria, o quello che è. Senza alcun riferimento ad altri tipo i padri, che nel caso di Meghan si può anche capire, nel caso di Harry magari meno. Ma si sa, Diana tira molto di più, e dato che i campi minati sono rischiosi, Madre Teresa è morta anche lei, e malati di AIDS da abbracciare scarseggiano – sia perché thanks God ce ne sono molti di meno, sia perché la pandemia impone di evitare gli abbracci – qualcosa tocca inventarsi. Oggi poi è venuta alla luce un’altra forma di omaggio nei confronti della principessa scomparsa, invero piuttosto bizzarra. Come riportato da vari media, un mese dopo la nascita di Archie, Meghan avrebbe fatto cancellare dal certificato di nascita del bambino (che qui vedete nella versione originale) i propri nomi di battesimo, Rachel Meghan, lasciando solo il titolo HRH The Duchess of Sussex, in ossequio a Diana, che sui certificati di nascita dei figli compariva soltanto come HRH The Princess of Wales.

L’impressione di Lady Violet è che il titolo di Duchi di Sussex sia ancora fondamentale per il loro business, almeno finché non si saranno costruiti una solida reputazione personale, e dunque ogni tanto vada ricordato. Un po’ come quelle signore appassionate sostenitrici del progresso femminile e della modernità, che però mantengono il cognome del marito ricco&famoso, ancorché divorziato. Ce ne sono ovunque, anche nel nostro Parlamento

A Royal Calendar – 8 gennaio 2011

Compiono oggi 10 anni i gemelli Vincent e Josephine, figli minori dei Principi Ereditari di Danimarca.

Arrivando per ultimi, dopo Christian (che seguirà il padre sul trono) e la secondogenita Isabella, the heir and the spare, di loro si parla sempre poco per cui sicuramente si meritano un post, tanto più che oggi ai due principini è stato assegnato il monogramma personale: una V stilizzata per lui, un’elegante J per lei, entrambe sovrastate dalla corona di Christian V. La corona, creata nel 1670 e non più usata dal 1849, quando il Paese passò dall’essere una monarchia assoluta a una costituzionale, compare ora solo in morte del sovrano, quando viene deposta sul suo catafalco; resta però come simbolo della monarchia danese.

I due gemelli sono nati al Rigshospitalet, il policlinico universitario di Copenaghen, sabato 8 gennaio 2011; lui alle 10.30, lei 26 minuti più tardi. Sono stati battezzati il successivo 14 aprile, e probabilmente è stato proprio il loro arrivo a impedire che i genitori partecipassero a uno dei tre royal wedding di quell’anno: quello dei Duchi di Cambridge, celebrato il 29 aprile a Westminster Abbey (parteciparono invece a quello dei Principi di Monaco, in luglio. In ottobre fu poi la volta dei sovrani del Bhutan, ma lì reali occidentali non ce n’erano proprio).

Seguendo la tradizione, il nome dei due bambini fu rivelato solo al fonte battesimale – Vincent Frederik Minik Alexander e Josephine Sophia Ivalo Mathilda – ma subito dopo la nascita l’emozionato padre non poté trattenersi dal dire alla stampa che nel frattempo avrebbe chiamato il figlio Elvis, dato che anche il re del rock era nato un 8 gennaio. Ma noi lo perdoniamo: è quello stato di lieta ebetudine che spesso si accompagna a una grande felicità.

Sin dal primo istante che l’ho visto, Vincent mi è sembrato il più bello dei quattro bellissimi figli di Frederik e Mary, sempre tranquillo e sorridente. Josephine, l’unica a non aver ereditato gli occhi azzurro cielo del padre, ha spesso mostrato un certo caratterino; ora, complice il delizioso completino anni ’60, sembra aver dimenticato bronci e capricci della prima infanzia, pronta a diventare una it-princess.

Archiviando questo doppio compleanno, restiamo in argomento cadetti, perché proprio un anno fa i Duchi di Sussex annunciarono a sorpresa (e pure un po’ a tradimento) l’intenzione di rinunciare al ruolo di senior royals. Serata indimenticabile per lady Violet: a Londra con una carissima amica, dopo un pomeriggio di shopping eravamo pronte a sederci davanti a una cenetta indiana (una delle mie passioni). Il ristorante che avevo in mente però era strapieno, con un’attesa media di tre quarti d’ora. Che avremmo anche potuto attendere, non fosse stato che il mio ginocchio destro ci stava lasciando. Non volendo rinunciare alla cucina indiana, impossibilitata a camminare molto oltre, cercavo nervosamente un posto dove potermi appoggiare per cercare qualche soluzione al nostro problema. Raggiunta una fermata d’autobus su Regent Street, appollaiata sulla sbarra generosamente offerta ai viaggiatori in attesa – più che a una seduta, pensate al trespolo del pappagallo – il mio telefono comincia a suonare come l’allarme dei pompieri: tutti gli amici avevano scelto quel preciso istante per notificarmi la notizia bomba , che per le vie londinesi iniziava allora a diffondersi. Capii allora che con i Sussex avremmo avuto bisogno di tanta, tanta pazienza. Sic transit gloria Ducum.