Ritratti (parte seconda)

Adoro le coincidenze. Cos’altro può essere se non una coincidenza il fatto che la sera di sabato 1 ottobre viene diffusa la fotografia che ritrae insieme i nuovi Sovrani e i nuovi Principi di Galles, e un paio di giorni dopo dall’entourage dei Sussex di foto ne arrivano ben due? È una coincidenza incredibile. Oppure è incredibile che sia una coincidenza, a voi l’ardua sentenza.

Entrambe le immagini sono state scattate il 5 settembre, dunque avant le déluge, prima della morte di Her Majesty. I duchi erano a Manchester per prendere parte all’One Young World summit for youth leaders; l’autore di entrambe è il fotografo e amico Misan Harriman.

(Ph: Misan Harriman)

Nella prima foto Meghan è ripresa di fronte e Harry di tre quarti, in pratica la soluzione contraria a quella scelta da Charles Camilla William e Catherine come esaminato nel post precedente: Ritratti (parte prima). Qui è lei in primo piano, lei il punto focale, lei a rappresentare forza e determinazione (e potere); guarda in camera decisa, le gambe leggermente divaricate a trovare stabilità ed equilibrio come i soggetti di certi quadri antichi. Anche la mise scelta contribuisce ad affermare la sua potenza: un completo rosso, il colore più potente che c’è, con pantaloni e sciarpa al collo – non annodata a fiocco, ma lasciata cadere, quasi a evocare una cravatta – firmato Another Tomorrow, brand americano con la mission di creare una moda etica e sostenibile. Anche i gioielli vanno nella stessa direzione: gli orecchini e l’anello sono di Tabayer, maison di gioie che si ispirano a forme antiche, con una valenza quasi talismanica, e soprattutto realizzate (in Italia) con materiali provenienti da fonti certificate per rifiutare lo sfruttamento dei minatori. Un piccolo dettaglio: Meghan porta l’anello all’indice, che è il dito che mostra la direzione; dunque tradizionalmente indica determinazione, decisione, perfino temerarietà. Sarà un caso che molta stampa anglosassone ha sottolineato la similitudine di un’altra donna – anch’essa americana, in grado di esercitare grande potere, almeno sul proprio uomo?

Harry, come spesso accade nei loro ritratti, è in secondo piano, anche se questa volta sfoggia un sorrisetto sornione. O imbarazzato. O entrambi. C’è poi un dettaglio veramente interessante, oserei direi quasi caravaggesco. Il suo braccio sinistro è illuminato da un raggio di luce che lo trasforma in una sorta di freccia, e porta l’occhio a notare il dettaglio della mano – con fede nuziale in bella vista – che si intreccia a quella della moglie in un gesto che ormai li contraddistingue, una sorta di marchio di fabbrica del brand Sussex.

La seconda foto è completamente diversa per l’uso del bianco e nero e per la posa dei due, di profilo, mentre guardano verso il sol dell’avvenire, o più semplicemente verso il palco su cui stano per salire. Stessa occasione, stessa mise, impatto totalmente diverso.

(Ph: Misan Harriman)

Meghan è sempre in primo piano (anche per una banale questione di altezza); le mani sempre intrecciate, lo sguardo tenero e fiducioso, quasi ingenuo, un po’ stile ho visto la Madonna. Un’immagine sicuramente meno audace della precedente, ma non per questo più modesta, anzi. Mi ha fatto pensare immediatamente ai ritratti di profilo delle coppie reali, così comuni e così ricchi di storia. Probabilmente anche voi state pensando al celeberrimo doppio ritratto del Duca di Urbino e di sua moglie Battista Sforza; il dittico, realizzato da Piero della Francesca intorno al 1470 – Battista morì giovanissima nel 1472 – è esposto alla Galleria degli Uffizi (dove una visita, parafrasando un famoso film, è sempre una buona idea).

Questo tipo di ritratto si afferma nel Quattrocento e ha alcun caratteri di grande interesse. La visione di profilo intanto ha il vantaggio di mettere in ombra eventuali difetti (Federico aveva perso l’occhio destro in un torneo) ma soprattutto semplifica la espressioni e annulla le emozioni, consegnando alla persona ritratta tutta la ieraticità del potere. Prende ispirazione dalla medaglistica antica, che raffigurando il monarca di profilo, più che rappresentarne i tratti somatici lo trasformava nell’essenza del potere regale. Tutti i sovrani a capo di Paesi monarchici che compaiono ancora oggi sulle monete sono ovviamente ritratti di profilo, e spesso la stessa scelta si fa per i francobolli. Chissà, magari i Sussex si sono ispirati ai nonni.

A proposito di monete, hanno iniziato a girare gli esempi delle monete di nuovo conio con King Charles III; (alcuni anche ironici, con le orecchie che sporgono). Secondo la tradizione – che vuole che ogni sovrano mostri il profilo opposto a quello del suo predecessore – mentre Elizabeth compariva mostrando il lato destro del volto, il nuovo re mostra il lato sinistro. Proprio come Harry e Meghan.

Ladies in black

Mentre continua l’omaggio dei sudditi, che restano in fila per molte ore pur di porgere l’ultimo saluto alla sovrana, ci si prepara ai solenni funerali di stato di lunedì. Nell’attesa torniamo indietro di qualche giorno, a quello della processione che ha portato il corpo della Regina da Buckingham Palace a Westminster Hall, per esaminare brevemente le mise delle royal ladies; potrebbero essere un anticipo di ciò che vedremo. Come sapete, la tradizione britannica vuole che siano gli uomini a seguire il corteo funebre, e così è stato anche questa volta, con l’eccezione della Princess Royal, che ha accompagnato sua madre accanto a fratelli e nipoti.

Il resto della Royal Family, schierata e in gramaglie, ha accolto il feretro.

La Regina Consorte

Camilla indossava uno dei vari abiti realizzati su misura per lei da Fiona Clare; semplice, elegante, accessoriato con scarpe scollate – abbastanza comode da accogliere il dito che la neoregina si è fratturato nei giorni scorsi – e un cappello nero che non le avevo mai visto. Ad attirare l’attenzione è però la spilla appuntata sul vestito, particolare per soggetto e dimensioni.

(Ph: Getty Images)

Non è di provenienza reale ma un dono che il defunto padre Bruce Shand le fece prima ancora che lei entrasse a far parte della Royal Family. Rappresenta un insetto stecco, molto comune alle nostre latitudini; contrariamente a quanto accade per altri – farfalle, api, libellule – non ha per noi una particolare valenza simbolica, ma per Camilla deve avere un significato particolare, probabilmente legato all’idea di vita dopo la morte o di rinascita. Infatti ha spesso indossato questa spilla in altre occasioni legate al ricordo (di suo padre ma non solo), o funebri, come il funerale di Lady Soames, la più giovane dei cinque figli di Winston Churchill morta nel 2014.

La contessa di Wessex

(Ph: Getty Images)

Sophie era particolarmente legata alla Regina, un legame probabilmente divenuto più stretto dopo la morte di sua madre, e il suo dolore in questi giorni è composto ma palpabile. Mercoledì ha indossato un vestito midi Chloé che sembra quasi un abito talare, impressione rafforzata dalla sobria calottina in crêpe di JT Millinery, e soprattutto dalla piccola croce al collo che dal giorno della morte della sovrana non si è mei tolta. Una scelta imitata il giorno dopo a Sandringham dalla nipote acquisita Catherine, quando col marito Wiliam ha incontrato le persone radunate fuori dalla residenza reale del Norfolk.

La principessa di Galles

(Ph: Mark Stewart/Avalon)

Molto compresa nel suo dolore e nel suo nuovo ruolo, Catherine ha optato per un cappotto nero Catherine Walker, un modello che ha già indossato più corto e color crema (Le foto del giorno – 7 giugno). Alle orecchie gli orecchini di perle che il gioielliere Collingwood donò in occasione delle sue nozze a Diana, cui apparteneva anche il braccialetto di perle che si intravvedeva al suo polso destro. Sulla spalla un gioiello di dimensioni importanti, la spilla a forma di foglia con tre grandi perle che risaltano sul pavé di diamanti. Un prestito della Regina, che l’ha indossata poche volte, una delle quali la visita nella Corea del Sud, nel 1999. Un giusto equilibrio tra l’omaggio alla sovrana e quello alla precedente Princess of Wales.

(Ph: Fiona Hanson/PA Images/Getty Images)

Interessante la scelta del cappello, un, pillbox di JT Millinery con veletta. Sembra che le royal ladies al funerale di stato copriranno il viso con un velo, come accadde settant’anni fa per la cerimonia di addio a George VI. Allora si trattava del classico velo da lutto, vedremo lunedì se la tradizione sarà rispettata, o se verrà interpretata in modo più moderno e, passatemi il termine, vezzoso.

La Duchessa di Sussex

(Ph: Tim Rooke/Shutterstock)

Veletta anche per Meghan, che indossa un berretto di Stephen Jones, decano dei modisti inglesi chic – suoi molti di cappelli di Diana – cui la duchessa si è rivolta per le ultime uscite inglesi, scelta che ha tutta la approvazione di Lady Violet, per quello che vale. Il cappotto invece è Givenchy Couture riciclato; lo ha indossato la prima volta al Remembrance Sunday del 2018.

(Ph: Ray Tang/Getty Images)

Alle orecchie piccoli orecchini di diamanti e perle, che la Regina le donò nel giugno 2018, qualche settimana dopo le nozze. Molto brava a non aggiungere altro (unica eccezione, probabilmente l’orologio e/o il bracciale, entrambi Cartier, appartenuti a Diana) e a portare i guanti.

The (once) Fab Four

Mentre il feretro di Queen Elizabeth lascia per sempre Balmoral alla volta di Edimburgo, noi facciamo brevemente il punto sulle ultime ventiquattr’ore. Nonostante l’importanza della cerimonia con cui sabato mattina Charles è diventato King Charles III, ciò di cui tutti hanno finito per parlare è rappresentato in questa foto: i due figli del nuovo sovrano e le loro mogli nuovamente insieme, a Windsor.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le due coppie sono uscite dai cancelli del maniero per salutare i presenti e ammirare i fiori lasciati in omaggio alla regina scomparsa. Catherine, neo Principessa di Galles, dritta come un fuso e affilata come un rasoio, procede con passo da bersagliere. La cognata Meghan, che rimane Duchessa di Sussex – e rimane overseas, come ha amabilmente sottolineato il suocero nel suo discorso – appare meno sicura, infagottata nel vestitone nero. Non è strano, in fondo l’una è nel suo ambiente, l’altra no. Tra loro i rispettivi mariti, vicini e distanti. Bravi, un gesto che andava compiuto, anche se non credo che cambi qualcosa, almeno per il momento. Confesso che guardandoli più che i Fab Four mi vengono in mente i Neri per caso.

(Ph: Jonathan Brady/POOL/AFP/ Getty Images)

Come di diceva, l’evento clou della giornata è stata la proclamazione del nuovo Re in una cerimonia dal sapore antico per la prima volta trasmessa in televisione. King Charles non ha nascosto né l’emozione né la tensione, evidenti soprattutto al momento della firma, ostacolata dall’improvvida presenza di un paio di oggetti da scrittoio che hanno impavidamente sfidato le ire reali. D’altronde il primo discorso del sovrano ha fatto cadere il velo di impeccabile, algido controllo che era stato la cifra della monarchia britannica finora. Bisogna marcare da subito le differenze col monarca precedente, e la comunicazione è il primo passo; non credo che si tornerà indietro.

(Ph: Victoria Jones/PA)

King Charles ha anche mostrato per la prima volta – in forma di spilla appuntata sulla cravatta – il suo monogramma, che reca l’iniziale del nome intrecciata alla R di Rex, in latino. Lo vedremo presto sostituire ER (Elizabeth Regina) su passaporti, banconote, monete, francobolli, cassette postali, alcune livree e uniformi.

(Ph: Jeff J Mitchell/Getty Images)

Stessa evidente commozione a Balmoral, dove la sorella e i fratelli del re, con coniugi e figli, hanno partecipato ad una funzione privata nella vicina Crathie Kirk fermandosi poi a salutare e a ringraziare i presenti per la vicinanza, il rispetto, l’affetto, i fiori. Mai li avevamo visti manifestare così apertamente le proprie emozioni; commossa la solitamente controllata Anne, contrito l’arrogante Andrew – molto affettuoso con le figlie – angosciato il tenero Edward, sconvolta la moglie Sophie. Guardate il video; vederli allontanarsi insieme, abbracciati (minuto 3’30) è davvero toccante. https://videos.dailymail.co.uk/video/mol/2022/09/10/2970358429742485038/480x270_MP4_2970358429742485038.mp4

Confermate data e ora dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II; saranno celebrati lunedì 19 alle 11:00 (le 12:00 in Italia) a Westminster Abbey, alla presenza dei potenti della terra.

Il calendario completo lo trovate qui: The day after

Le foto del giorno – Independence Day

Non saprei dire se sia un metamesaggio, visto che il 4 luglio gli Statunitensi celebrano la firma della Dichiarazione d’Indipendenza dal sovrano britannico, ma i Sussex – in vacanza per qualche giorno in Wyoming, terra di splendida natura e di grandi parchi, tra cui il celeberrimo Yellowstone – lunedì scorso si sono goduti la parata dell’Independence Day.

Con loro – che è poi la ragione di questo post – c’era il treenne Archie, un po’ imbronciato nonostante il leccalecca. E come dargli tort, la parata è durata un paio di orette! La famigliola si trovava nella cittadina di Jackson Hole, notissimo centro sciistico – e sfondo di alcuni famosi film western – dove hanno casa anche Harrison Ford e Sandra Bullock.

Sappiamo che i Sussex erano in compagnia dell’istruttrice di pilates di Meghan, tale Heather Dorak, con i suoi figli; non sappiamo invece se del gruppo facesse parte anche la piccola Lili, o se sia rimasta a casa con nonna.


Ora diciamo la verità, questa parata sarà anche allegra e colorata, ma non può reggere il confronto col rutilante spettacolo e l’impeccabile coreografia delle manifestazioni British, a partire dal Trooping the colour. Va detto però che Harry – cappellino da baseball su maglietta e bermuda grigio tristezza – sembra piuttosto a suo agio con l’American way of life.

P.S. le foto sono un’esclusiva del Daily Mail, che le ha pubblicate ieri. Il viso del bambino è stato oscurato, anche se online si possono vedere le imnagini in chiaro. Lady Violet ha preferito non pubblicarle ptoprio; non mancheranno occasioni per vedere il faccino di Archie.

Breaking News! – Sorpresa!

Nel giorno in cui il piccolo Archie compie tre anni, un portavoce dei Sussex annuncia che i duchi con i loro due bambini parteciperanno ai festeggiamenti per il Platinum Jubilee il mese prossimo.

Sarà l’occasione per presentare ai parenti inglesi la piccola Lili, che nessuno di loro ha avuto il privilegio di incontrare, e di vedere quanto è cresciuto Archie, mai più visto da quando era un fantolino di pochi mesi. Per una deliziosa coincidenza, Lili festeggerà il primo compleanno sabato 4 giugno, nel pieno delle celebrazioni per i settant’anni di regno della bisnonna. La piccola inoltre deve ancora essere battezzata, e quale migliore occasione? Intanto sembra che la famigliola non apparirà al bancone di Buckingham Palace in occasione del Trooping the Colour, che quest’anno si terrà eccezionalmente giovedì 2 giugno. Harry e Meghan sembra siano stati bannati dalla Regina in persona, insieme allo zio Andrew. Se ne staranno in uno dei saloni del Palazzo a giocare a briscola? Vedremo, la soap reale continua!

Archetipi straordinari

Dicesi archetipo il primo esemplare che diventa modello, cui uniformarsi o con cui confrontarsi. Esempio: HRH The Prince of Wales è l’archetipo dell’ultrasettantenne in attesa di contratto a tempo indeterminato. La parola viene dal greco ἀρχέτυπον, composta da ἀρχε- (prefisso che indica principio, primato, comando) e τύπος (modello). Ora so cosa pensando: s’era detto che avremmo parlato di cultura, e finalmente Lady Violet s’è decisa. Sì e no, perché questa storia con la cultura c’entra così così.

Giunge dalla West Coast la notizia che Meghan, Duchessa di Sussex, il mese scorso ha chiesto presso l’ufficio responsabile di depositare la parola “archetypes” scelta come titolo per una serie di podcast, oggetto di un contratto milionario con Spotify, di cui però ancora si è sentita una parola. L’idea di mettere il copyright, cioè inibire l’uso o in alternativa farselo pagare, a un neologismo, ad esempio archewell che è il nome della loro fondazione avrebbe un senso. Ma quella di fare lo stesso con una parola di uso comune – archetype compare nella lingua inglese più o meno all’epoca di Shakespeare, alla metà del Cinquecento – oscilla tra il geniale e lo spudorato. Se poi volessimo fare una riflessione seria – ma breve breve, non preoccupatevi – mi viene in mente che questa mossa spiega più di mille parole la natura della sua relazione con la regalità: non ne conosce la natura né l’importanza storico istituzionali, probabilmente non le capisce e sicuramente non le interessano.

O forse è il tentativo di dotarsi di un’allure mitologica, non potendo incarnare l’archetipo della statunitense sposata ad un royal (c’era già Grace) né dell’attrice sposata a un royal (sempre Grace) né della divorziata sposata a un royal (Letizia) né dell’afroamericana sposata ad un royal (Angela del Liechtenstein) né tantomeno della sposa reale in cattivi rapporti con la famiglia d’origine e/o l’acquisita, il cui archetipo si rintraccia tranquillamente nell’Iliade, autentico archetipo dei poemi epici ed eroici

Però questa tenzone sulle parole è affascinante; ricordate quando la Regina proibì l’uso di royal nel brand Sussexroyal e Harry ribatté che tale termine non era nella disponibilità della nonna? O di quando i duchi sottolinearono la loro dedizione al service, il servizio, citato dalla Regina come scopo e impegno di tutta la vita? Bene, ora è la volta di archtypes, uno scontro tra Montecito/resto del mondo che non sfigurerebbe sulle pagine della Settimana Enigmistica.

E pensare che noi da quasi cinquant’anni usiamo la supercàzzola senza versare un centesimo a nessuno. Semplicemente così, come fosse Antani.

Le foto del giorno – Io mammeta e tu

Ieri sera i Duchi di Sussex hanno ricevuto il NAACP President Award per la loro attività umanitaria.

NAACP è un acronimo che sta per National Association for the Advancement of Colored People, si tratta dunque di un’associazione impegnata nella promozione (sociale ed economica, I presume) dei cittadini statunitensi di colore. Alla notizia del premio ho pensato che se l’attività umanitaria dei Sussex non sia ancora chiaramente definibile, sicuramente il loro matrimonio ha acceso più di un riflettore sugli Afroamericani; dunque credo che Derrick Johnson, presidente della suddetta organizzazione, ci abbia visto giusto – e anche lungo – nel conferire il premio. Se poi avesse evitato i mocassini con la staffa sotto lo smoking Mr Johnson avrebbe trionfato.

Meghan ha scelto con grande accuratezza una mise che lanciasse una serie di segnali a, affidandosi Christopher John Rogers, stilista black che veste molte signore afroamericane di successo e di potere: dalla Vice President Kamala Harris – suo il cappotto indossato dell’inaugurazione della presidenza Biden Republican chic shock e boh – Inauguration Day edition (parte prima) – all’onnipresente Oprah. Rogers è famoso per l’originale uso del colore, e in molti hanno ipotizzato che il blu scelto da Meghan e abbinato a gioielli in oro fosse un omaggio alla bandiera blu/gialla dell’Ukraina. Sia come sia, a me non piace. E qui faccio una doppia confessione: a me il blu piace poco; o meglio, sono poche tra le innumerevoli sfumature di blu a piacermi, e di quelle contenute nell’abito praticamente nessuna. La seconda è che ricordo un abito da sera in queste tonalità creato da Roberto Capucci, che probabilmente influenza il mio giudizio. Paragoni improbabili a parte, non mi sembra che l’abito la valorizzi; non mi convince il colore su di lei, e mi sembra che le schiacci il seno. Più in generale i volumi tra pettinatura a schiaffo monospalla e spacco inguinale mi lasciano assai perplessa. I Sussex hanno portato con loro la madre di lei, Doria Ragland, che Lady Violet trova assai più chic della figlia, con un impeccabile LBD (Little Black Dress, il famoso tubino nero adorato dalle nostre mamme).

Nel discorso di accettazione, Harry ha sottolineato che pur venendo da background diversi, la sua esistenza e quella della sua “incredible wife” si sono unite per una ragione: condividere una vita di servizio, con la responsabilità di affrontare l’ingiustizia, e la convinzione che le persone più trascurate sono spesso le più importanti da ascoltare. Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. Meghan ha affermato che questa è l’era di un movimento per la giustizia digitale – qualunque cosa sia – e per promuovere un cambiamento attivo nell’incontro tra giustizia sociale e tecnologia nascerà da una sinergia tra NAACP e a loro fondazione Archewell il NAACP-Archewell Digital Civil Rights Award. Sipario.

Breaking News! – Prese di posizione

Inutile nascondercelo, da due giorni mente cuore e attenzione sono stati distolti dalla routine e proiettati in uno scenario di guerra che impensierisce disorienta e spaventa. Questo piccolo blog ha un ruolo così marginale in questa tragedia che non è facile non solo trovare una collocazione, ma anche chiedersi se ne abbia. Qualcosa di assai interessante è però appena successo, e riguarda proprio la materia trattata da Lady Violet: i Duchi di Cambridge hanno espresso via social la loro vicinanza al popolo ucraino.

Il testo del tweet pubblicato alle 12:59 (le 13:59 in Italia) dice: Nell’ottobre 2020 abbiamo avuto il privilegio di incontrare il Presidente Zelenskyy e la First Lady, e conosciuti la loro speranza e il loro ottimismo per il futuro dell’Ukraina. Oggi siamo a fianco del Presidente e di tutti gli Ukraini che coraggiosamente combattono per quel futuro. La presenza delle iniziali W & C alla fine del messaggio indica che gli autori sono proprio loro e non lo staff.

Ieri un messaggio di solidarietà era stato diffuso anche dai Duchi di Sussex, che aveva attirato molte critiche, perché per tradizione i reali non prendono posizione politicamente. O meglio, non la prendono in generale, ma la prendono eccome quando ce n’è bisogno, ed è evidente che i Cambridge abbiano parlato di concerto con il Governo (non a caso il loro messaggio ha ricevuto il like di Ed Lewellyn, che da ieri è il nuovo ambasciatore britannico in Italia).

Quanto ai Sussex, è importante sottolineare che parlano sempre e solo titolo personale; a volte la loro combacia con la posizione britannica ufficiale, come in questo caso, a volte no. Poi probabilmente perseguono l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo di influencer globali, ma questo francamente oggi importa il giusto, cioè niente.

To go or not to go

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Nel caso dei Sussex direi che la loro assenza di solito attira l’attenzione, mentre è abbastanza difficile immaginarli in disparte. E comunque questa volta non andranno. Dove? Ora vi dico.

Ricorderete che lo scorso 1 luglio, giorno in cui Diana avrebbe compiuto sessant’anni, William e Harry brevemente riuniti inaugurarono una statua dedicata alla madre nel Sunken Garden, a Kensington Palace (Breaking News – Di&Kids). Per celebrare l’opera e la memoria della principessa era previsto anche un party, naturalmente per un gruppo selezionatissimo di ospiti, che fu rimandato, e il disvelamento dell’opera avvenne dinnanzi a pochi intimi della principessa scomparsa, tra cui le sorelle Sarah e Jane, e il fratello Charles. Il party fu dunque rimandato a settembre, e poi ancora rinviato fino alla data definitiva, fissata per il 19 ottobre. Per qualche giorno ci si è chiesto se i Sussex sarebbero intervenuti, magari cogliendo l’occasione per far conoscere la piccola Lili ai parenti inglesi, e far loro incontrare di nuovo Archie, assente dal suolo britannico da quasi due anni. Ora invece c’è la certezza; Harry e Meghan non ci saranno. Però ci sarà – e come potrebbe mancare – Elton John, grande amico di Diana e protagonista di un’emotiva performance al suo funerale. (Lady Violet a sua volta non sarà al party se non virtualmente, ma vi proporrà un’analisi approfondita della statua di Diana).

Si parla però di un possibile Natale inglese per i duchi e i loro bambini, che potrebbero approfittarne per celebrare (o almeno organizzare) il desiderato battesimo a Windsor alla piccolina di casa. Dunque per ora non vengono, ma non è escluso che verranno in un futuro prossimo.

Chi invece va, e probabilmente non vorrebbe, è il Duca di York, sul cui capo al momento pendono non una ma ben due spade di Damocle: da una parte l’azione legale promossa contro di lui da Virginia Robinson Giuffre per i presunti abusi sessuali, dall’altra il processo che inizierà a novembre contro Ghislaine Maxwell, amica, compagna, anima nera e chissà cos’altro del defunto Jeffrey Epstein. La figlia dell’editore Robert Maxwell – un altro che in vita ne ha combinate di ogni – non solo è colei che presentò a Andrew il magnate americano, ma per salvare il salvabile potrebbe fare rivelazioni e magari aggravare la situazione del duca. Nei confronti del quale si registra un’insolita presa di posizione dei fratelli: Charles Edward e Anne nel corso di un incontro avvenuto a inizio anno gli hanno intimato di ritirarsi a vita privata chiudendo definitivamente l’argomento.

Dunque l’unico posto dove può andare (almeno per ora) è a cavallo nel parco di Windsor, sotto l’ala protettrice (e i milioni pe le spese legali) di mammà.

(Ph: Jim Bennett)

Che oggi per la prima volta, dall’inizio della pandemia non ha santificato la domenica in privato ma è andata a messa nella piccola Royal Chapel of All Saints all’interno del parco di Windsor, dove a luglio dell’anno scorso la nipote Beatrice sposò il suo Edo.

Royal chic shock e boh

È la prima domenica d’autunno e torna la nostra rubrica, sperando che gli eventi pubblici e densi di royals siano sempre di più, testimonianza di un ritorno alla normalità mai tanto atteso.

Montecarlo

Giovedì sera il Principato ha ospitato la quinta edizione del gala Planetary Health, col supporto della fondazione del Principe Sovrano e di quella della sua consorte. La Principessa – ancora in carica ma al momento in aspettativa – è comparsa virtualmente con un messaggio, lontana come una dea degli oceani, mentre al braccio dell’allegro Albert c’era un’altra bionda, e che bionda! La divina Sharon Stone, più grande del sovrano di soli quattro giorni, è una vera diva hollywoodiana, e come tale è specialista nella fondamentale disciplina del dress to impress. In questo caso ha scelto un abito da gran sera di Dolce&Gabbana Alta Moda, in taffeta viola inchiostro (che chiamarlo viola tampone di questi tempi pare brutto); abbinato a sandali neri e a una borsa color prugna, la Devotion; tutto della maison. Nonostante il colore, la cui scelta delizia Lady Violet, la mise non ci fa impazzire, per cui per noi è boh. Però Sharon ci piace a prescindere, per la bellezza, l’intelligenza, la forza e la capacità di risorgere, novella fenice, dai tanti guai che le sono accaduti nel corso degli anni.

Accanto a lei, la pur elegantissima Caroline un po’ scompare, però il contrasto tra il rigore dell’una e l’esuberanza dell’altra è una delizia. La principessa resta fedele a Chanel Haute Couture, di cui indossa un insieme dal vago sapore orientale, caftano e pantaloni, in pizzo lavorato.

Lady Violet la adora, ma è fuori di dubbio che debba ancora perfezionare le sue scelte in funzione della nuova capigliatura nature; abbiamo già detto che il grigio è difficile da portare, ancora più del bianco, e la scelta dei colori è fondamentale per illuminare il viso che altrimenti rischia di risultare spento e invecchiato. In compenso gli orecchini sono un sogno. Chic.

Presenti alla serata anche due rapprentanti della generazione più giovane: Andrea Casiraghi che ha scortato la madre, e Pauline Ducruet, in un originale miniabito/trench rosso amaranto che mette in mostra le splendide gambe. A me è piaciuta (e non accade spesso!): chic.

Utrecht

Lo diciamo sempre, Máxima è un genere a sé, può essere tutto e il suo contrario. È anche una donna bella e fascinosa, anche se a volte (spesso) è too much – almeno per il nostro gusto – quando sembra emergere prepotente la sua anima sudamericana. Veste spesso Natan, che secondo me non le fa sempre un buon servizio. Qualche sera fa, in compagnia del sovrano marito, ha partecipato a Utrecht al concerto per i 100 anni del Nederlandse Bachvereeniging, il più antico ensemble di musica barocca del Paese, e per l’occasione ha riciclato una creazione della maison belga. Il total color, in un delicato cipria, le dona, e i capelli acconciati in uno chignon le tolgono quell’aspetto un po’ disordinato che le regala spesso la chioma lasciata allo stato brado. Dovrebbe però stare attenta ai tessuti pesanti e lucidi, come quello di questi pantaloni, che rendono monumentale la sua giunonica figura. Boh.

New York

Giovedì 23 ha preso il via il tour newyorkese dei Duchi di Sussex che, mollati i pupi a casa, sono volati sulla East Coast. Il passaggio dall’assolata California alla Grande Mela dev’essere stato scioccante per Meghan, che è apparsa sempre vestita da inverno pieno, con tanto di cappotto. Il viaggio della coppia è iniziato con una visita a Ground Zero, ospiti del sindaco Bill de Blasio e della neogovernatrice dello Stato Kathy Hochul, il che ha fatto arricciare il naso di chi ha letto nel gesto l’intento di presentarsi come (o la convinzione di essere) una sorta di royal family americana.

Anyway, per l’occasione Meghan era opportunamente abbigliata in total black (o blue, secondo Vogue US): cappottino Emporio Armani, pullover dolcevita, pantaloni di taglio maschile veramente troppo lunghi su pump dal tacco altissimo e sottile. Discreta, piuttosto scontata, boh.

In seguito c’è stato l’incontro con l’ambasciatore USA all’ONU, e in questo caso la duchessa si è vestita da vera working girl: ha mantenuto il pullover, sostituito i pantaloni con una pencil skirt (o forse è un abito intero) e cambiato il cappotto, nonostante i 27 gradi; questa volta la scelta è caduta su un classico Max Mara, il Rispoli. Italiana anche la borsa: la classica Iside Valextra. Chic, ma per carità le maniche del cappotto arrotolate no!

Altro giro all’ONU, altro incontro – questa volta col Vice-Segretario Generale Amina Mohamed – altro cappotto Max Mara, il Lilia, bellissimo, in cashmere color tabacco, mortificato da camicia e pantaloni di un beige che non ci azzecca granché, da cui spuntano le pump Manolo Blanhik in camoscio che abbiamo intravisto il giorno del suo compleanno. Sorry, non mi convince, boh.

La mise che sulla carta avrei preferito è ahimé quella che le sta peggio: un insieme giaccone più pantaloni Loro Piana in un bellissimo color bacca con dettagli a contrasto (con un altro paio di pump Manolo en pendant), indossato per visitare una scuola di Harlem ai cui studenti la duchessa ha declamato, e credo donato, la propria recente fatica letteraria: The Bench. Il che potrebbe rientrare nel reato di tortura, ancorché leggera. Veniamo alla mise: è tutto troppo grande? La giacca è troppo squadrata? I pantaloni troppo larghi? I capelli troppo spioventi? Direi tutto, e pure altro. Shock.

Finale col botto; al Global Citizen Live, dove Harry ha tenuto uno dei suoi speech, Meghan ha indossato un miniabito Valentino con ricami di cristalli all’orlo al collo e sulle brevi maniche. Un vestitino che si prende la responsabilità di evidenziare i difettucci della duchessa (anche quelli che non ha): pancino postgravidanza – ricordiamo che alla fine ha partorito da neanche 4 mesi – forma monoblocco; inoltre il girocollo non la slancia, e la pettinatura non aiuta. Terribile l’abbinamento con scarpe nere, probabilmente scelte per il cappotto, l’ennesimo, con cui è arrivata. Furbissima la borsa: è la Lady Dior, dedicata a Diana che le donò fama eterna: Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte). éurtroppo non basta una borsa, né una firma. Shock.