Il giubileo di Harald e Sonja

Il 17 gennaio 1991 muore a ottantasette anni Re Olav V di Norvegia. Il re è morto, viva il re!

Il nuovo sovrano è Harald V, il primo ad essere nato in patria da 567 anni; è il terzo dei figli di Olav e Märtha, nata principessa di Svezia, ha due sorelle maggiori – Ragnhild e Astrid – che scavalca nell’ordine di successione. Gli tocca la tragedia di perdere la madre quando ha solo 17 anni, e l’immensa fortuna di trovare la donna ideale: il suo amore, sua moglie, la sua regina: Sonja, una delle (poche) borghesi nate davvero per portare con dignità una corona.

(Ph: Jørgen Gomnæs / Det kongelige hoff)

I diademi di famiglia sono suoi dal giorno del matrimonio che corona – delizioso gioco di parole – una storia romantica e tormentata come poche, raccontata da Lady Violet in occasione delle nozze d’oro: Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima): in assenza di una regina diventa lei, da subito, la first lady del regno.

(Ph: Inge Gjellesvik NTB / Scanpix)

Il primo atto ufficiale dei nuovi sovrani si svolge il 21 gennaio davanti allo Storting, il Parlamento norvegese, dove il Re in alta uniforme, col collare da Gran Maestro dell’Ordine di Sant’Olav e la fascia blu dell’Ordine del Merito giura sulla Costituzione. Accanto a lui Sonja vestita di rigoroso nero, una semplice mantiglia a coprire il capo, la fascia dell’Ordine di Sant’Olav e il royal family order di Olav V. Sono i giorni del lutto, i solenni funerali del monarca scomparso si celebreranno il 30 gennaio.

(Ph: Bjørn Sigurdsøn, Scanpix)

Cinque mesi dopo, il 23 giugno 1991, è giorno della solenne consacrazione celebrata a Nidarosdomen, l’antica cattedrale di Trondheim. Harald sceglie di evitare l’intera liturgia dell’incoronazione, e in effetti non indossa mai la corona, che resta esposta con le altre insegne reali; i sovrani vengono soltanto consacrati dal vescovo della città. Neanche Sonja indossa alcun diadema, ma un semplice cerchietto di tessuto – che ricorda un po’ un kokoshnik – coordinato all’abito. Una mise elegante, scenografica: un modello in avorio con dettagli in oro con cappa e piccolo strascico che la purezza quasi medioevale delle linee rende davvero regale.

(Ph: Gorm Kallestad / Scanpix)

Assolutamente da non perdere il breve video; pur essendo ovviamente in norvegese consente di apprezzare la solennità della cerimonia, la mise di Sonja, il meno elegante vestito da bambola della primogenita dei sovrani, l’allora diciannovenne Märtha Louise. Alla fine sentirete intonare un inno che vi sembrerà di conoscere: è l’inno reale, diverso da quello nazionale. Buona visione! https://youtu.be/S23W0Aa1p7Q

15 gennaio 1559 – The Coronation Day

Alle tre del pomeriggio del 14 gennaio 1559 Queen Elizabeth I a bordo di un carretto ricoperto di drappi d’oro lascia la Torre alla volta dell’Abbazia di Westminster dove il giorno dopo verrà incoronata. Lungo il tragitto che si snoda attraverso la città archi trionfali e scene allegoriche celebrano la nuova sovrana: si canta la sua discendenza da Henry VII Tudor ed Elizabeth di York, la cui unione mise fine alla guerra civile; e si recupera pure la madre, la sventurata Anne Boleyn; la cui presenza seppur in effige serve a sottolineare la purezza inglese del sangue di Elizabeth, contro quello spagnolo della cattolica sorella Mary, che ora va a sostituire sul trono. Segue un’allegoria del buon governo, basato su quattro virtù: Vera Fede, Saggezza, Amore per i sudditi, Giustizia. Poi le Beatitudini, dal Nuovo Testamento, riferite alle sofferenze patite da Elizabeth soprattutto a causa della sorella maggiore; in un’altra scena il Tempo mostra i fallimenti della sovrana precedente ed esalta quell che sta per essere incoronata in un’evidente rimando satirico, avendo Mary scelto com motto Veritas Temporis Filia . In questo caso la Verità figlia del Tempo porta con sé una Bibbia inglese; ed è a questo punto che Elizabeth prende il libro, lo alza mostrandolo al popolo e poi lo stringe al petto: un messaggio inequivocabile. Infine la nuova regina viene assimilata a Debora, la profetessa che ha salvato Israele dai Cananei; l’augurio è quello di regnare per quarant’anni come l’eroina israelita. Un’idea del calvinista John Knox che si rivela, lui sì, davvero profetico: la Regina resterà sul trono per 44 anni.

L’incoronazione del Re d’Inghilterra sin dal Medio Evo avveniva in quattro fasi; nella prima il sovrano prendeva possesso della Torre, a simboleggiare il potere sulla capitale; il giorno seguente la seconda fase: la processione dalla Torre a Westminster e l’attesa per la cerimonia d’incoronazione che avveniva il terzo e ultimo giorno, ed era la terza fase; la quarta il banchetto a Westminster Hall che chiudeva la giornata.

Elizabeth è regina dal 17 novembre 1558, giorno della morte della sorella maggiore (The Queen is dead, long live the Queen!); viene incoronata due soli mesi dopo, bisogna che il suo regno sia legittimato al più presto. Se l’incoronazione è tutto sommato una questione privata, riservata a pochi, è la processione della vigilia a segnare l’incontro con i sudditi. Elizabeth si rivela degna figlia di sua madre conquistando londinesi e forestieri con grandi sorrisi, affabilità e una certa naturalezza, se mi passate il termine; le cupe ossessioni di Mary si dileguano per sempre al freddo sole di quel giorno d’inverno. Giorno che non è stato scelto come da tradizione in concomitanza con una festa religiosa, ma individuato dal suo astrologo personale, quel John Dee che è una delle personalità più complesse e affascinanti del XVI secolo.

Non è questo l’unico elemento di novità, l’incoronazione di Elizabeth segna una netta cesura col passato: il rito è officiato in latino da un presule cattolico (Owen Oglethorpe, Vescovo di Carlisle; personaggio di non primissimo piano, ma tutti gli altri per un motivo o per l’altro s’erano detti non disponibili) molte parti della cerimonia vengono però ripetute in inglese. Un abile compromesso tra la tradizione preesistente e l’attenzione al protestantesimo, che è vitale per la nuova sovrana. Le variazioni nella liturgia fanno da battistrada ai cambiamenti in campo religioso che Elizabeth è decisa a introdurre, la sua convinzione chiara come il suo obiettivo. È anche l’ultima incoronazione in Albione a prevedere una Messa cattolica, cui sembra proprio che la Regina non abbia assistito, preferendo ritirarsi a riposare; un gran lavoro l’attende.

A Royal Calendar – 8 gennaio 2011

Compiono oggi 10 anni i gemelli Vincent e Josephine, figli minori dei Principi Ereditari di Danimarca.

Arrivando per ultimi, dopo Christian (che seguirà il padre sul trono) e la secondogenita Isabella, the heir and the spare, di loro si parla sempre poco per cui sicuramente si meritano un post, tanto più che oggi ai due principini è stato assegnato il monogramma personale: una V stilizzata per lui, un’elegante J per lei, entrambe sovrastate dalla corona di Christian V. La corona, creata nel 1670 e non più usata dal 1849, quando il Paese passò dall’essere una monarchia assoluta a una costituzionale, compare ora solo in morte del sovrano, quando viene deposta sul suo catafalco; resta però come simbolo della monarchia danese.

I due gemelli sono nati al Rigshospitalet, il policlinico universitario di Copenaghen, sabato 8 gennaio 2011; lui alle 10.30, lei 26 minuti più tardi. Sono stati battezzati il successivo 14 aprile, e probabilmente è stato proprio il loro arrivo a impedire che i genitori partecipassero a uno dei tre royal wedding di quell’anno: quello dei Duchi di Cambridge, celebrato il 29 aprile a Westminster Abbey (parteciparono invece a quello dei Principi di Monaco, in luglio. In ottobre fu poi la volta dei sovrani del Bhutan, ma lì reali occidentali non ce n’erano proprio).

Seguendo la tradizione, il nome dei due bambini fu rivelato solo al fonte battesimale – Vincent Frederik Minik Alexander e Josephine Sophia Ivalo Mathilda – ma subito dopo la nascita l’emozionato padre non poté trattenersi dal dire alla stampa che nel frattempo avrebbe chiamato il figlio Elvis, dato che anche il re del rock era nato un 8 gennaio. Ma noi lo perdoniamo: è quello stato di lieta ebetudine che spesso si accompagna a una grande felicità.

Sin dal primo istante che l’ho visto, Vincent mi è sembrato il più bello dei quattro bellissimi figli di Frederik e Mary, sempre tranquillo e sorridente. Josephine, l’unica a non aver ereditato gli occhi azzurro cielo del padre, ha spesso mostrato un certo caratterino; ora, complice il delizioso completino anni ’60, sembra aver dimenticato bronci e capricci della prima infanzia, pronta a diventare una it-princess.

Archiviando questo doppio compleanno, restiamo in argomento cadetti, perché proprio un anno fa i Duchi di Sussex annunciarono a sorpresa (e pure un po’ a tradimento) l’intenzione di rinunciare al ruolo di senior royals. Serata indimenticabile per lady Violet: a Londra con una carissima amica, dopo un pomeriggio di shopping eravamo pronte a sederci davanti a una cenetta indiana (una delle mie passioni). Il ristorante che avevo in mente però era strapieno, con un’attesa media di tre quarti d’ora. Che avremmo anche potuto attendere, non fosse stato che il mio ginocchio destro ci stava lasciando. Non volendo rinunciare alla cucina indiana, impossibilitata a camminare molto oltre, cercavo nervosamente un posto dove potermi appoggiare per cercare qualche soluzione al nostro problema. Raggiunta una fermata d’autobus su Regent Street, appollaiata sulla sbarra generosamente offerta ai viaggiatori in attesa – più che a una seduta, pensate al trespolo del pappagallo – il mio telefono comincia a suonare come l’allarme dei pompieri: tutti gli amici avevano scelto quel preciso istante per notificarmi la notizia bomba , che per le vie londinesi iniziava allora a diffondersi. Capii allora che con i Sussex avremmo avuto bisogno di tanta, tanta pazienza. Sic transit gloria Ducum.

Una novità e un ricordo

Qualche giorno prima di Natale la Maison Chanel ha annunciato di aver scelto la nuova testimonial: Charlotte Casiraghi.

Testimonial che ha l’incarico di passare definitivamente il testimone da Karl Lagerfeld, scomparso ormai quasi due anni fa (Adieu Karl) a Virginie Viard, che ha sostituito Kaiser Karl come direttore creativo Chanel. Charlotte non porta in dote solo la bellezza, ma una lunga consuetudine familiare con la maison, sigillata dalla grande amicizia tra sua madre e lo stilista tedesco.

E tutta vestita Chanel, ormai il suo marchio di fabbrica, declinato nel classico black&white, è comparsa la madre principessa sei settimane fa alla festa nazionale del Principato, un’uscita che ha fatto parlare soprattutto per i capelli, insolitamente grigi.

Poi non l’abbiamo vista più, ma oggi non possiamo fare a meno di dedicarle un pensiero, nel giorno che sarebbe stato il trentasettesimo anniversario del matrimonio con Stefano Casiraghi. Me lo ricordo bene quel giorno, quindici mesi dopo lo shock dell’improvvisa morte di Grace sulla Rocca tornava a splendere il sole; una grande felicità che finì in tragedia pochi anni dopo. Sarà per la giornata grigia e un po’ triste, ma ci penso da stamattina. Se anche voi oggi vi sentite un po’ così, questo è il post A Royal Calendar – 29 dicembre 1983.

Happy Christabel!

No, non ho sbagliato a scrivere. Oggi ho deciso di proporvi un piccolo divertissement natalizio, rimandando a domani l’esame del Christmas broadcast di Sua Maestà, meravigliosamente vestita di viola per la gioia di Lady Violet e della sua corgina Purple.

Restiamo in Albione, ma torniamo indietro fino al 1935. Per Re George V è un anno importante: quello del Silver Jubilee e del settantesimo compleanno. Da tre dei cinque figli che hanno raggiunta l’età adulta (il piccolo John è morto adolescente nel 1919) ha avuto quattro nipotini: George e Gerald Lascelles dalla Princess Royal, Elizabeth e Margaret dal secondogenito Albert, Duca di York. Il 9 ottobre arriva anche Edward, figlio dei bellissimi fascinosissimi elegantissimi Duchi di Kent. Il Principe di Galles e Henry Duca di Gloucester invece non sono ancora sposati, ma il primo è innamorato di Wallis Simpson, e un matrimonio con una bidivorziata per un futuro re è fuori questione (sappiamo poi com’è finita). Da parte sua, Henry ha iniziato anni prima una relazione con Beryl Markham, aviatrice, scrittrice, amica di Karen Blixen e anche sposata; evitare lo scandalo tacitando lei e il marito costerà all’incauto duca un sacco di soldi. La moglie giusta per lui viene individuata in Lady Alice Montague Douglas Scott, figlia del settimo Duca di Buccleuch, il più grande proprietario terriero di Scozia, che accetta la proposta di matrimonio bofonchiata dal non convintissimo Henry durante una passeggiata. Il fidanzamento è annunciato in agosto, le nozze il 6 novembre; private e in tono minore perché il padre della sposa è morto diciotto giorni prima, e quello dello sposo lo seguirà due mesi e mezzo dopo.

Il giorno di Natale la neo Duchessa di Gloucester festeggia il compleanno; è nata il 25 dicembre 1901 e per sottolineare la coincidenza con la festa che è all’origine della Cristianità, le viene imposto come secondo nome Christabel. Raro quanto inconsueto, dall’origine incerta che si fa derivare da Christ, con l’aggiunta di -Belle, a voler ovviamente dare alla fanciulla che lo porta del titolo di bella cristiana; c’è anche una leggenda ad hoc, protagonista una fanciulla cristiana inevitabilmente perseguitata dal padre pagano. Molto più probabilmente si tratta invece di un nome coniato nel Medio Evo, attestato in Inghilterra dal XVI secolo e reso famoso dall’omonimo poemetto di Samuel Taylor Coleridge. È un nome senz’altro di nicchia, amato da persone di classi elevate e acculturate; forse la più famosa a portarlo è Christabel Pankhurst, figlia di Emmeline, fondatrice del movimento suffragista. Questa Christabel non era nata il giorno di Natale, mentre tra i Windsor ce n’è un’altra, e lei festeggia il compleanno proprio oggi: Alexandra Helen Elizabeth Olga Christabel di Kent, The Honourable Lady Ogilvy per matrimonio, cugina di Her Majesty e nipote acquisita della Christabel da cui abbiamo iniziato a raccontare questa storia: l’ormai defunta (anche lei ultracentenaria), Duchessa di Gloucester da cui la Principessa di Kent ha ereditato l’ultimo nome.

A Lady Violet piace molto: è letterario, è inglese, è anche royal, insomma rappresenta tante delle cose che amiamo; mi piacerebbe venisse preso in considerazione per i due royal baby che sono in viaggio, anche se mi sembra improbabile. E poi io spero che almeno uno sia maschio, e venga chiamato Philip. Però ho trovato il modo di attribuirlo a qualcuno. Anzi, qualcuna.

Arriviamo dunque all’epilogo di questa piccola storia natalizia, con una nota spudoratamente personale. In ossequio alle regole e nel timore del contagio quest’anno non ho raggiunto il resto della famiglia nella mia regione d’origine, l’Abruzzo, e ho pensato di fare a fratello e cognata un regalo un po’ fuori dall’ordinario: l’adozione di una pecora per un anno. E immaginate come l’ho chiamata? Indovinato! In fondo l’Abruzzo mica è tanto diverso dall’Inghilterra, entrambi per secoli hanno basato la loro economia proprio sulle pecore.

Buon Natale, e happy Christabel!

Il matrimonio dei Duchi di Gloucester fu costellato di drammi e tragedie, la peggiore sicuramente la morte del primogenito William; qui un breve post con la sua storia A Royal Calendar – 28 agosto 1972

Un royal wedding di 60 anni fa

Il 15 dicembre di sessant’anni fa Bruxelles è vestita a festa: si sposa il Re.

Baudouin ha 30 anni e siede sul trono dei Belgi dal 16 luglio 1951, quando non ne aveva ancora ventuno. A cinque anni perde la madre, l’amata e giovanissima Regina Astrid, morta in un incidente stradale. Di anni ne ha nove quando scoppia la guerra; pochi mesi dopo i Tedeschi invadono il Belgio violandone la neutralità, e la famiglia reale finisce reclusa nel Castello di Laeken. Quattro anni dura la segregazione, poi finisce internata in campo di concentramento, da dove viene finalmente liberata dalla truppe alleate.

I Belgi però non perdonano a Leopold III il comportamento tenuto durante il conflitto, né il secondo matrimonio con Mary Lilian Baels; scoppia la questione reale, il Re va in esilio in Svizzera e il quindicenne Baudouin lo segue. Finalmente nel 1950 un referendum consente a Leopold III di rientrare, ma il sovrano preferisce lasciare il trono al figlio. Baudouin è un uomo timido, serio, sobrio, riservato. Ed è solo. Il ruolo di sovrano di un paese cattolico, sostenuto tra l’altro da una profonda fede religiosa, richiederebbe al suo fianco una fanciulla di sangue blu appartenente alla Chiesa di Roma, e a un certo punto all’orizzonte ne compare una. L’Infanta Pilar, figlia maggiore di Don Juan, Conte di Barcellona (padre del Rey Emérito Juan Carlos) ha vent’anni, e la sua famiglia cerca con discrezione un marito per lei.

Pilar è una ragazza volitiva, con una solida struttura fisica e il naso aristocratico ma importante dei Borbone. Viaggia spesso accompagnata da Doña Fabiola de Mora y Aragón, nobile fanciulla che ha otto anni più di lei, un aspetto e un comportamento ispirati alla sobrietà e all’understatement. Difficilmente questa potrebbe oscurare quella, ma è proprio ciò che accade: Baudouin le incontra, non resta particolarmente impressionato da Pilar ma con Fabiola è il coup de foudre. Il 22 settembre 1960 l’annuncio del fidanzamento (qui trovate il delizioso servizio della Settimana Incom https://youtu.be/VmBM5nRRYj0).

Fabiola non sembrerà una star hollywoodiana, ma sceglie uno degli abiti più belli ed eleganti di sempre. Lo crea per lei il connazionale Cristóbal Balenciaga, che usa solo tre materiali: seta, tulle per il velo ed ermellino, (sembra che la modesta sposa lo avrebbe evitato, ma la madre la convinse).

Il corpino aderente con maniche 3/4 si apre in una gonna dall’ampiezza contenuta; il punto focale è tutto nel collo, profilato dalla pelliccia che si allunga sulla spalle e borda tutto lo strascico, lungo sette metri ed evoca davvero un manto regale; un tocco di ermellino sottolinea la vita.

L’abbondante velo di tulle è fermato dalla tiara delle Nove Province, che è senz’altro un diadema piuttosto pesante; sicuramente tutto l’insieme abbia una certa pesantezza, ed è proprio questa a renderlo perfetto.

L’abito e il diadema sottolineano la trasformazione di Fabiola, che nel giro di poche ore diventa regina, donano fascino e regalità a una sposa non giovanissima (ha 32 anni, che all’epoca erano tanti) e neanche particolarmente graziosa, esaltando i suoi punti di forza: la dignità, e una signorilità che diventa regale.

Trentadue anni dura il matrimonio, fino alla morte di Baudouin, il 31 luglio 1993. Lontanissima dal fasto caciarone dei rotocalchi, sarà una coppia solidissima, che vivrà in simbiosi col collante di una fede incrollabile; supererà le difficoltà della vita e quelle della corona, il dramma della mancanza di un figlio e la tragedia dei cinque aborti spontanei.

Dimostrando che a volte gli amori da favola si trovano dove meno te li aspetti.

Happy birthday to you!

Anche se magari dalle foto non sembra, oggi a Monaco è una giornata di gioia: i due gemellini, l’erede al trono Jacques e la sorellina Gabriella, compiono sei anni.

La loro mamma Charlène ha pubblicato sul suo account Instagram due immagini della festicciola. In un ambiente in penombra “rallegrato” da luci psichedeliche che fanno tanto Studio 54 – un posto che papà Albert conosceva bene – i due bambini con i genitori davanti all’immancabile torta con le candeline, più regali e dolcetti vari. Non so che dire, mi sembra tutto un po’ forzato; i bambini un infastiditi, un po’ annoiati, vagamente innervositi. Però Jacques in versione dalmata è pazzesco! Se quest’anno si deve festeggiare necessariamente in famiglia, speriamo che magari l’anno prossimo possa essere tutto più libero, meno costretto, più autenticamente allegro.

Jacques non è l’unico futuro regnante a festeggiare il compleanno questa settimana: lunedì 7 ha compiuto 17 anni Catharina-Amalia, Prinses van Oranje e futura regina dei Paesi Bassi. Per lei nessun ritratto nuovo a marcare l’occasione: gli account social della famiglia reale per farle gli auguri hanno utilizzato una delle fotografie scattate questa estate, prima delle vacanze.

(Ph: RVD – Martijn Beekman)

È noto che i genitori Willem-Alexander e Máxima hanno deciso che la figlia assumerà un ruolo ufficiale, e inizierà a partecipare ad eventi ufficiali, al raggiungimento della maggiore età; dunque è iniziato il conto alla rovescia. Sono particolarmente curiosa di vedere come evolverà questa giovane donna, che sembra già piuttosto volitiva e sicura di sé. E vi immaginate cosa organizzerà Máxima per i 18 anni della sua primogenita?

Le foto del giorno – Nuovi arrivi e compleanni

Se come Lady Violet siete rimasti piacevolmente colpiti dall’ottimo umore e dal sorriso sfolgorante mostrati da Her Majesty ieri a Windsor (in caso vi fosse sfuggito Le foto del giorno – Christmas is coming) ecco svelato l’arcano: è in arrivo il decimo pronipotino!

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la futura mamma non è la nipote Beatrice di York, neo signora Mapelli Mozzi, ma Zara Phillips. Lei il marito, l’ex capitano della nazionale di rugby Mike Tindall, hanno già due bambine: Mia, sette anni il mese prossimo, e Lena, due e mezzo. L’annuncio è stato dato durante un podcast sul rugby da un felicissimo Mike, che non ha nascosto il desiderio di un maschietto dopo due femmine, anche se nulla ha rivelato dell’ecografia appena fatta. Nulla si sa neppure sul periodo previsto per la nascita, ma considerando che tra la prima e la seconda figlia Zara ne ha persi altri due, è probabile che prima di dare l’annuncio i Tindall abbiano aspettato che la gravidanza superasse la fase delicata del primo trimestre. Nel 2021 Zara festeggerà il quarantesimo compleanno (il 15 maggio) e i dieci anni di matrimonio (il 31 luglio), e non poteva esserci regalo migliore per lei. E neanche per il futuro bisnonno Philip, che il 10 giugno girerà la boa del secolo.

Dall’altro capo del mondo festeggia oggi i 57 anni l’Imperatrice del Giappone, Masako. Lo sfondo è quello dell’anno scorso (Le foto del giorno – 10 dicembre), i cuscini dimezzati e la corbeille sul tavolo più piccola e allegra, con delicati rimandi alla blusa lilla dell’Imperatrice, elegante sfondo per le splendide perle. Nel corso della seduta fotografica (organizzata lo scorso 3 dicembre) i sovrani – forse per vivacizzare un po’ l’ambiente – hanno mostrato dei bachi da seta, quelli da cui nasce la raffinatissima seta Koishimaru, l’unica prodotta in quest’anno segnato dalla pandemia.

Se volete, c’è anche un video (in inglese) https://www.youtube.com/watch?v=VS3JUT7XeG8

Le foto del giorno – Dal Nord all’Est

Compie oggi 36 anni Sofia di Svezia.

(Ph: Victor Ericsson/Kungl. Hovstaterna)

Sofia Kristina Hellqvist è nata il 6 dicembre 1984; al termine di una relazione durata cinque anni il 13 giugno 2015 sposa Carl Philip, unico figlio maschio dei sovrani, assumendo così il titolo di Principessa di Svezia e Duchessa di Värmland, e mettendo la parola fine alle polemiche su un passato da modella e starlette televisiva. Lady Violet confessa di non subire il fascino dell’ormai blasonata fanciulla, ma questo come diciamo sempre qui importa il giusto, cioè niente. Nonostante i dubbi ladyvioleteschi, da quando è diventata una Bernadotte il comportamento di Sofia è stato inappuntabile, e ha pure sfornato in tempo record due pupi: i due bellissimi e biondissimi Alexander, quattro anni e mezzo, e Gabriel, tre. Quest’anno si è fatta apprezzare per il lavoro da volontaria ospedaliera durante la pandemia, tanto da ricevere perfino un premio, il Coronavirus Hero Award, attribuito da un’importante agenzia di marketing. L’assegnazione del premio alla volenterosa e incolpevole Sofia piuttosto che a qualcuno dei tanti professionisti che combattono il virus sul campo ha scatenato non poche critiche, e l’accusa di essere un’operazione di marketing (che sorpresa, un’agenzia di marketing fa marketing, straordinario!). Poi la poverina il covid se l’è preso anche lei, insieme col principe marito – per fortuna con sintomi lievi – ed entrambi fino a qualche giorno fa erano dati in quarantena, a casa con i bambini. Il che comunque avrà consentito a Sofia di essere festeggiata dalla sua famiglia, che alla fine è quello che conta davvero.

Quello stesso 6 dicembre 1984, mentre in Svezia nasce Sofia, bimba destinata a diventare principessa, alla Corte imperiale del Giappone si celebra un royal wedding.

Lo sposo è Norihito; suo padre è il più giovane dei fratelli dell’imperatore Hirohito, che in quel momento siede sul Trono del Crisantemo. Il trentenne giovanotto si è laureato in giurisprudenza, è andato a specializzarsi all’estero, e tornato in patria lavora come Special Consultant della Japanese Foundation, l’ente per la diffusione della cultura nipponica nel mondo. Il 23 aprile 1984 è ospite a un ricevimento all’Ambasciata del Canada, dove incontra la trentunenne Hisako Tottori. Figlia di un industriale, la brillante fanciulla ha vissuto a lungo in Inghilterra con la famiglia, è laureata in Antropologia e Archeologia a Cambridge ma lavora principalmente come interprete, dato l’inglese perfetto. In ossequio alla sobrietà giapponese le cronache non entrano nei dettagli, ma dev’essere stato un colpo di fulmine; lui le chiede di sposarlo quattro settimane dopo. In occasione del matrimonio Narihito riceve il titolo di Principe Takamado, e l’autorizzazione a fondare un nuovo ramo della famiglia imperiale.

Nascono tre figlie; i Principi Takamado viaggiano senza sosta per il mondo, in rappresentanza dell’Imperatore. Un giorno lui sta giocando a squash con l’ambasciatore canadese quando crolla a terra, fulminato da un infarto; è il 21 novembre 2002, non ha ancora compiuto 48 anni. Da allora lei ha cresciuto le figlie – la minore l’ha appena resa nonna – continua a rappresentare la Famiglia nel mondo, è presenza fissa, amabile ed elegante, ad ogni royal wedding, compleanno, anniversario. Se non si fosse capito, Lady Violet ha un debole per Hisako, Principessa Takamado; per la sua energia, il suo sorriso aperto così diverso da quello di altre signore imperiali. E poi è veramente chic!