Monaco en fête

Nel Principato di Monaco il giorno della festa nazionale combacia con quello dell’onomastico del sovrano. Durante i 55 anni del regno di Rainier III la celebrazione avveniva il 19 novembre; salito al trono Albert II avrebbe potuto anticiparla al 15, festa di Sant’Alberto Magno. Ha voluto invece mantenere la stessa data, in omaggio alla memoria del padre e a quel San Ranieri che è anche patrono della famiglia Grimaldi. Questa mattina dunque la famille princière al completo si è riunita in cattedrale per il tradizionale Te Deum; poi schierata nel cortile del palazzo ha assistito alla cerimonia civile.

Alla vista di Charlène l’anima abruzzese di Lady Violet ha avuto un fremito, a causa del bizzarro paludamento della Princesse, che tra abito e cappello ricorda pericolosamente il Guerriero di Capestrano, importantissima e celebre statua preromana.

L’autore di cotanta meraviglia risulta essere Akris, maison svizzera particolarmente amata dalla consorte di Albert II. Sciagurata!

Nel caso vi domandaste se la mise – composta da pantaloni più pardessus dotato di mantello – sia meglio vista da dietro o in movimento, la risposta è no.

Tranquillamente elegante Caroline in un classico Chanel declinato in rosa, colore di stagione. Très chic il cappello grigio, che mortifica un po’ la capigliatura ugualmente grigia della principessa.

Chanel grigio e rosa anche per Charlotte, accompagnata da marito e pupi, che si sta trasformando in sua madre. Mentre l’altra figlia Alexandra è inequivocabilmente Hannover, e ha scelto il nero del cappotto lungo di Khaite come la minaudière (che sarebbe la borsetta rigida, come un piccolo scrigno o un grande portasigarette).

Sobriamente chic anche la nuora Tatiana, monocolore come i tre figli, in completo Giambattista Valli e cappello Rachel Trevor Morgan, modista inglese amata dalla defunta Queen. L’altra nuora Beatrice, in total red e perfetto stile anni ’50 firmato Dior, gioca a fare Grace Kelly riuscendoci abbastanza bene.

Rosso anche per Stéphanie, per una volta con i tacchi e più allegra del solito, forse per la prospettiva di diventare nonna: la nuora Marie sembra incinta, oppure indossa una mise ancora meno donante del solito.

La figlia Pauline coglie sempre l’occasione per indossare capi del suo brand ACNE (sic!), anche a costo di andare fuori tema come oggi, con un completo pantaloni più adatto all’ufficio che a eventi formali. Finto Chanel, autentico LK Bennet per la figlia minore Camille, che con nonna Grace ha in comune una certa somiglianza, ma purtroppo non la raffinatezza.

Allegra la presenza di tanti bambini, capitanati dai figli dei sovrani, i gemelli Jacques e Gabriella. Lui mi sembra meno timido del solito, lei si candida a diventare la it-girl del Principato nei prossimi decenni.

Il caffè del lunedì – 7 novembre 22

Questa è la settimana di The Crown 5, che arriva su Netflix mercoledì. È la prima stagione girata dopo la morte di Philip, e naturalmente la prima visibile dopo la morte di Queen Elizabeth (domani saranno passati esattamente due mesi).

Si racconteranno gli anni Novanta, a partire da quel 1992 che inizia più o meno lietamente come quarantesimo anno di regno e finisce come annus horribilis, per la rottura definitiva tra Charles e Diana e l’incendio che distrugge un’ala di Winston Castle.

Il giudizio divide chi ha avuto occasione di vedere la nuova stagione in anteprima: alcuni l’hanno trovata solo brutta, altri francamente terribile. L’accusa più diffusa quella di aver rimestato inutilmente nel torbido -raccontando ad esempio i presunti tradimenti di Philip – e aver trasformato vicende complesse e per alcuni versi tragiche in un fumettone, una sorta di Crowntiful. A uscirne peggio, neanche dirlo, Charles, allora Prince of Wales e da due mesi King Charles III, che però almeno è interpretato da un attore figo, Dominic West. Il cast, stellare come si dice in questi casi, è per me la grande incognita: Imelda Staunton che offre la propria testa alla corona della sovrana, Jonathan Pryce che è il fedifrago Philip potrebbero aggiungere spessore alla narrazione o fare la foglia di fico e rendere decente qualcosa che di suo non lo sarebbe. Temo la seconda. Alla richiesta di specificare che non di documentario di tratta, ma di opera di fantasia, Netflix ha risposto ni, accettando di aggiungere una nota non all’inizio degli episodi ma sui titoli di coda, come se li leggesse qualcuno.

Vedremo, e credo proprio ne parleremo ancora. Buona giornata, caffè!

Royal chic shock e boh – Domenica 6 novembre

Sembra che dopo una lunga pausa dovuta alla pandemia, ma non solo, i royal si siano scatenati con visite di stato eventi e manifestazioni di arte varia, per cui tenere traccia di tutte le mise sfoggiate è praticamente impossibile per una Lady Violet sola. Proviamo dunque a rimetterci in pari.

La Principessa di Monaco

Giovedì sera i Principi Sovrani hanno partecipato alla soirée de gala della Princess Grace Foundation USA e premiato i vincitori, giovani talenti scelti dalla fondazione che offre anche un sostegno economico ai loro progetti nel mondo del cinema, del teatro e della danza. Charlène indossa un lungo abito di Terrence Bray altro stilista vicino al suo cuore che non sempre ci indovina, cui probabilmente l’accomuna anche l’origine sudafricana e la residenza monegasca. L’abito non mi fa impazzire ma neanche mi dispiace, anche perché col suo fisico la princesse evita tranquillamente il rischio sempre presente in mise del genere, quello di sembrare il divano dell’amica di nonna Speranza. A voler essere gozzanianamente didascalici restano gli acquerelli un po’ scialbi, ma non è questo il punto, e nemmeno la tavolozza di colori che non esalta particolarmente l’incarnato eburneo, già penalizzato dai capelli platinum blonde. Il punto secondo me è la straordinaria abilità di Charlène di indossare un collier da sogno senza farlo notare; cioè, immagino che dal vivo lo splendore di quei diamanti si notasse eccome ma purtroppo in fotografia scompare. Il collier si chiama la vie en rose, dato che al centro del pendente è incastonato lo splendido Grace diamond, dal raro color rosa.

Il gioiello è una creazione di Lorenz Bäumer, gioielliere francotedesco installato a Place Vendôme, già autore della meravigliosa tiara Écume de diamants, uno dei favolosi doni di nozze ricevuti dalla bionda nuotatrice, che la indossò al ballo la sera del matrimonio e in pochissime altre occasioni. Con grande dispiacere di Lady Violet, che la considera la più bella tra le tiare moderne, e se la metterebbe pure per lavarsi i denti. Collier meraviglioso, ma boh.

La Regina dei Paesi Bassi

(Ph: RVD)

Restiamo in tema fiori con Máxima e il suo cappotto tapisserie firmato Oscar de la Renta. La regina lo ha indossato piuttosto spesso e vi confesso che a me non dispiace affatto; è piuttosto difficile da portare e lei lo fa con la solita allegra sicurezza, ma rispetto a ciò con cui la vediamo il più delle volte questo ha abbastanza carattere da reggere l’esuberanza di chi lo indossa. Immagino che non piaccia quasi a nessuno, ma a me in fondo sì. Direi chic meno meno. I sovrani olandesi erano ad Amsterdam in visita alla mostra De eeuw van Juliana (il secolo di Juliana) dedicata alla nonna del Re. La visita è stata l’occasione per un nuovo ritratto di famiglia con loro le tre figlie: l’erede al trono Catharina Amalia in completo pantaloni verde, la diciassettenne Alexia accanto alla madre e la piccola Ariane, che ha solo 15 anni ma è la più alta di tutte, e penso diventerà la più rock. Una nuova generazione si prepara a riempire questa rubrica!

La settimana per Willem-Alexander e Máxima era iniziata con la visita di tre giorni in Grecia. La sovrana evidentemente arriva ad Atene con un doppio obiettivo: sminuire la fama planetaria di Philip Treacy e attentare alle coronarie di Lady Violet. Inizia subito con un abito del brand greco Zeusndione – pregevole forma di omaggio al Paese ospitante – in un colore che probabilmente vuole evocare l’arancione degli Orange ma a me sembra quel ruggine spento che negli anni ’70 godette di rapida e moderata popolarità. I dettagli crema riprendono il colore del cappellino con veletta, che fonte autorevole attribuisce al genio Philip Treacy (una défaillance in fondo non si nega a nessuno) talmente assurdo da farci rimpiangere il mai dimenticato fagiano nuziale. La coppia reale non si è negata la tradizionale visita all’Acropoli, e Maxima ha prudentemente sostituito i tacchi con delle ballerine; purtroppo ha anche aggiunto degli occhiali da sole, che con la veletta sono la morte sua. E la nostra. Shock.

La prima sera è quella della cena di stato ospiti della Presidente della Repubblica Ellenica Katerina Sakellaropoulou. Il dress code evidentemente richiedeva l’abito scuro (i signori non sono in smoking ma indossano un semplice completo, un abito scuro, appunto). Máxima sceglie di nuovo di omaggiare il Paese che la ospita scegliendo il giovane stilista Christos Costarellos. L’abito che alterna il velluto al pizzo guipure (cioè a intaglio) secondo me è bellissimo e trasforma la regina in una moderna Era, dea della melagrana, ma l’insieme è troppo. Non rinuncia a fare Máxima – e come potrebbe? – per cui abbina la sontuosa tiara Mellerio e ci aggiunge pure un devant de corsage en parure. Un giorno faremo un discorso sull’indossare o meno il diadema quando si visita una repubblica, oggi ci fermiamo al fatto che non basta indovinare la mise, bisogna anche adattarla all’occasione. Boh.

Secondo giorno, classico giro di incontri di lavoro, alla ricerca di temi comuni e possibili cooperazioni, che poi sarebbero la vera ragione dei viaggi di stato. Maxima ricicla un cape dress firmato Claes Iversen che le avevamo visto il giorno in cui il marito aveva fatto il suo ingresso nell’Order of the garter (It’s Garter Day!). Ma perché riciclare una mise indossata in un’occasione formalissima e utilizzarla per quella che è comunque una giornata di lavoro? E ancora, giusto evitare di replicare anche il vezzoso cappellino, ma perché quel cerchietto fiorito (Fabienne Delvigne) quando i quindici anni, e pure i venti, sono passati da un po? Boh, ma per me è più shock.

La sera del secondo giorno gli ospiti ringraziano per l’accoglienza i padroni di casa, di solito con un concerto o uno spettacolo musicale. Willem-Alexander e Máxima rispettano la tradizione e offrono alla Presidente greca la performance del Nederlands Dans Theater. la compagnia nazionale di balletto, al Megaron Mousikis. La sovrana sceglie ancora l’olandese Claes Iversen e il suo Apollonia. Il monospalla è uno dei modelli che donano di più a Maxima, il colore è splendido e a me piacciono molto anche i capelli pettinati così. Per tacere dei diamanti che brillano alle orecchie e sulla spalla. Chic e chiudiamo in bellezza.

La Principessa di Galles

Last but not last Catherine, che prima di diventare sovrana sta diventando la regina del total color. Per la visita a Scarborough giovedì punta sul cammello, e indossa IL cappotto di cammello, quello di Max Mara (in questo caso Max&co) con un abito in maglia a collo alto di Gabriela Hearst e scarpe di vitello Ralph Lauren. Vi segnalo la borsa, la Nano Montreal di DeMellier, brand britannico supercool, amatissimo dalle royals e non solo, e perfino abbordabile. Gli orecchini di Accessorize da sette sterline non ve li segnalo perché esauriti da quel dì. Potrei mai deludervi? Chic.

A questo punto qualcuna si chiederà che fine abbia fatto la Reina Letizia. La verità è che siccome gira come una trottola, peggio pure di Máxima, sto meditando di dedicarle uno speciale con le ultime mise. Che ne dite?

Le foto del giorno – La vegliano i nipoti

Se finora non vi eravate commossi, se le vicende che dalla morte di Her Majesty si susseguono senza sosta vi hanno un po’ sopraffatto (se siete su questo blog diamo per scontato che “non mi interessa” non sia un’opzione), questa sera sono certa che una lacrima si sia affacciata anche agli occhi di quello tra voi meno facile alla commozione.

Perché la breve veglia che quegli otto nipoti – uomini e donne adulti da un bel po’, ma anche una ragazzina e un adolescente da poco uscito dall’infanzia – è una delle cose più belle che mi sia capitato di vedere quest’anno.

In Italia sono appena passate le sette di sera, quando si sentono i tre colpi di sciabola conto il pavimento marmoreo di Westminster Hall, ed ecco arrivare il piccolo corteo. Primo viene William, nella bella uniforme dei Blues and Royals. Poi Harry, stessa divisa del fratello, indossata per concessione del padre re in riconoscimento della carriera militare. Seguono la principesse York, Lady Louise e il fratello, il quindicenne Viscount Severn, e i Phillips. Le ragazze vestite di nero portano tutte un cerchietto sui capelli, Zara caracolla un po’ sui tacchi troppo alti, il giovane James intenerisce nella sua giacca con le code, la sorella Louise ha una catenina con un ciondolo, la silhouette di un cavallo, amore che la legava ai nonni. Sulla balconata i Conti di Wessex seguono i figli con sguardo tenero e un filo di apprensione.

(Ph: Sky News)

L’intero omaggio dura un quarto d’ora, come sono arrivati gli otto nipoti se ne vanno, il passo scandito interrotto da Zara che inciampa sulla scala (ah, i tacchi!).

Lady Violet resta seduta sul suo sofà, consapevole di aver visto qualcosa di unico, in cui la complessa coreografia della rappresentazione regale si mischia con la naturalezza del dolore. Pomposità e semplicità, una sintesi tra “alto” e “basso” che è forse l’ultimo dono della Regina. E lo fa anche a noi.

Se ve lo siete perso, lo trovate qui https://twitter.com/i/status/1571194664991997954

Farewell Ma’am

No, non eravamo preparati, intimamente pensavamo – speravamo – che fosse eterna. Sì, in fondo un po’ ero preparata, per quanto è possibile prepararsi a una scomparsa. Sì un po’ me lo aspettavo, anche per ragioni personali (ho visto mia madre dopo la morte di papà, è sopravvissuta ventitre mesi). No, non ho scritto un coccodrillo, scriverò quello che sentirò, quando lo sentirò.

Oggi restiamo in silenzio.

No, we weren’t prepared, we intimately thought – hoped – that she was eternal. Yes, after all I was a little prepared, if it is possible to prepare for a passing. Yes, I expected it a little, also for personal reasons (I saw my mother after my father died, she survived for 23 months). No, I have not written a pre-obit, I will write what I feel, when I’ll feel. Silence now.





La regina delle amazzoni

Eccola! Pronta a festeggiare i suoi 96 splendidi anni con la passione di sempre.

Ecco la prima foto che celebra il compleanno di Sua Maestà, in loden con mantellina da vera gentildonna di campagna e i capelli candidi come il manto dei cavalli che le sono accanto. Due pony di razza fell, di nome Bybeck Katie e Bybeck Nightingale. La foto è stata scattata il mese scorso nel parco del castello di Windsor e postata dal Royal Windsor Horse Show – che si tiene dopo Ascot – un appuntamento cui la Regina non manca mai.

Buon compleanno Maestà, che la festa incominci!

Ecco Lili (and family)!

L’aspettavamo, pensavamo che sarebbe arrivata senza esserne proprio certi, e invece con con perfetto tempismo, dopo tutte le altre, all’antivigilia di Natale, la Christmas card dei Sussex!

La fotografia, scattata questa estate da Alexi Lubomirski, autore delle foto del loro matrimonio, mostra finalmente per la prima volta la piccola Lilibet. Che naturalmente, condiderando i mesi trascorsi sarà molto cresciuta e dunque abbastanza diversa, ma va bene lo stesso. Essendo Lady Violet un’estimatrice del genere, adora il ginger boy Archie e I suoi capelli rossi, più ancora di quli del padre; puro sangue Spencer. L’immagine, con tutta la famiglia in jeans – Harry, sto buco sul ginocchio faceva figo vent’anni fa – è un po’ scontata ma assolutamente deliziosa. Il messaggio che la accompagna anche: quest’anno, il 2021, abbiamo dato il benvenuto a Lilibet nel mondo. Archie ci aveva resi mamma e papà, Lili ci ha resi una famiglia

Segue un elenco dei charity cui i Sussex hanno fatto donazioni (la Christmas card è stata diffusa attraverso il Team Rubicon, composto da veterani attivi nelle attività sociali e umanitarie). Che è cosa che personalmente avrei evitato ma è Natale, siamo tutti più buoni e commenteremo, pensiamo solo che persone in difficoltà hanno ricevuto un aiuto indispensabile e va bene così.

Happy Holidays!

Le foto del giorno – Citius, altius, fortius

Non sapevamo se sarebbe accaduto davvero, ma alla fine il giorno è arrivato, e oggi a Tokyo l’imperatore Naruhito ha ufficialmente aperto i Giochi della XXXII Olimpiade dell’era moderna. Rimandati di un anno causa pandemia, accompagnati da copiose polemiche, alla fine celebrati in tono inevitabilmente minore, e soprattutto senza pubblico.

Tutto solo anche l’Imperatore Naruhito, che prima di inaugurare formalmente i Giochi accanto al Presidente del CIO Thomas Bach ha ricevuto gli ospiti internazionali di rango, nello stile di sfrenata allegria che contraddistingue le cerimonie nel Sol Levante; Lady Violet ha però ammirato con un brivido di piacere la moquette sui toni del viola. L’Imperatore ha letto un discorso in inglese – sicuramente migliorabile la pronuncia – davanti a due soli sovrani: Albert II de Monaco e il Granduca Henri del Lussemburgo (secondo e terzo dal basso, in prima fila).

Presenti anche il Presidente francese Macron e la First Lady Jill Biden. Jill ha riciclato l’abito bianco a pois neri di Brandon Maxwell che tanto non ci era piaciuto al G7 in Cornovaglia lo scorso mese (Royal chic shock e boh – G7 special edition); questa volta però la giacca con la scritte LOVE la lasciata a Washington (speriamo).

È stata una inaugurazione ovviamente influenzata dalla pandemia – si è aperta con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del covid – ma anche alla memoria: per la prima volta sono stati ricordati gli atleti israeliani caduti nella strage dei Giochi di Monaco, nel 1972.

Naruhito ha offerto una rara memoria personale ricordando la precedente edizione svoltasi a Tokyo nel 1964, quando lui, bambino di quatto anni, andò con mamma e papà ad assistere alla maratona; ed è bellissimo vedere nelle foto di quasi sessant’anni fa l’eleganza delle signore presenti, spesso impellicciate, sempre col cappello. Come la giovane, bellissima Paola, allora principessa di Liegi – invero piuttosto annoiata – che partecipò a quella inaugurazione (sono la seconda e il terzo da sinistra, seduti in tribuna in prima fila).

L’eleganza olimpica oggi invece è stata gentilmente fornita del sovrano del Lussemburgo, che mostra uno stile impeccabile anche quando ha mano la bandiera del Granducato.

Decisamente meno chic, ma più simpaticamente ruspante Albert II, che è anche membro del CIO, e si è fatto ritrarre con la delegazione monegasca, abbigliata coi colori del Principato, bianco e rosso. Non particolarmente donante, ahimé, per il sovrano, ma come si sa, alle Olimpiadi l’importante e partecipare.

Ed eccoci alle note dolenti, le uniformi degli Azzurri. Che nonostante stiano create da King Giorgio Armani, sono bruttarelle assai e hanno deluso un po’ tutti. Nelle intenzioni, il bianco ottico della tuta evocherebbe la purezza dello sport – che forse era puro allora a Olimpia, oggi mi sembra un filino meno – mentre il cerchio impietosamente piazzato sulla pancia a evocare il tricolore sarebbe una citazione della bandiera del paese ospite, il Giappone, composta dal disco rosso del sole in campo bianco.

Molti ci hanno visto le tutone dei teletubbies, a Lady Violet ricordano più quel formaggino olandese rotondo contenuto in una buccia rosso scuro. Sarà la fame?

A proposito d’Olanda, il Re Willem-Alexander è rimasto prudentemente in patria, però ha inaugurato su una spiaggia dell’Aja il TeamNL Olympic Festival, dove si potranno seguire le imprese degli atleti orange e praticare sport. Per tagliare il nastro il sovrano ha usato una katana, la terribilmente famosa spada dei samurai.

In conclusione non può mancare il video degli auguri cantati – e rigorosamente stonati, com’è d’obbligo – al nostro Presidente Sergio Mattarella, che oggi è diventato uno splendido ottantenne. Auguri anche da Lady Violet.

Le sue prigioni

Francamente non credo che il Duca di Sussex abbia mai sentito parlare di Silvio Pellico, in compenso sta per deliziarci con un libro-memoriale che promette di raccontare tutta la verità – la sua, ovviamente – sulla vita all’interno della Royal Family, e come questa (la vita, non la Family) è cambiata con l’arrivo di Meghan.

“L’ho scritto non come il principe che sono nato ma come l’uomo che sono diventato” ha detto Harry annunciando la sua fatica letteraria, fatica che naturalmente non è sua ma di J. R. Moehringer, premio Pulitzer che ha aiutato già André Agassi a scrivere la proprio storia.

(Ph: Getty Images)

Sembra che il duca abbia ottenuto dall’editore – Penguin Random House – un anticipo di 20 milioni di dollari, ben lontano dai 65 offerti agli Obama per le loro autobiografie ma pur sempre una bella sommetta, forse da donare in beneficenza. Sembra certo che i Windsor fossero totalmente all’oscuro della notizia fino a un instante prima che venisse diffusa, per cui evidentemente durante la recente visita nella madrepatria nulla era sfuggito alla sua boccuccia imbronciata, mentre la stampa britannica afferma che Harry avrebbe manifestato alla nonna il desiderio di battezzare la piccola Lilibet a Windsor come già accadde per Archie, nello stile royal-a-targhe-alterne che sembra il preferito dai duchi.

La preziosa opera letteraria, il cui titolo è ancora avvolto dalle nebbie di Avalon, sarà pubblicata nel 2022, giusto in tempo per celebrare i settant’anni di regno di Her Majesty; e sarà interessante vedere se ai festeggiamenti, come previsto finora, interverranno anche i Sussex, anche per dare a noi la gioia di vedere finalmente i due Sussexini.

Ma infine, cosa potrebbe esserci scritto in questo benedetto libro? Harry magari rivelerà quale fu tra i regal parenti a mostrarsi curioso del colore che avrebbe avuto l’incarnato del nascituro Archie, una delle polemiche più inutili di questo moderno feilleuton. Sicuramente racconterà la sua dedizione al servizio della Regina e del Paese mostrata negli anni da ufficiale e nelle rischiose missioni in Afghanistan, narrerà della relazione col padre – che lo ha sempre adorato – di solitudine e sofferenza. Non mancherà la tragedia della perdita della madre, condita forse da rivelazioni sui rapporti con la matrigna Camilla, e queste sì che potrebbero risultare dannose quando Charles siederà sul trono.

Ma conseguenze di un certo peso potrebbero riguardare lo stesso duca: da più parti ci si aspetta una revisione al Regency Act, che stabilisce le condizioni di una eventuale reggenza. Il più recente è del 1937, ma un nuovo atto del parlamento potrebbe essere necessario sia per sancire la reggenza del Principe di Galles in caso di inabilità della Regina, sia per definire quella che sarebbe necessaria nel caso in cui George si trovasse a salire al trono non ancora diciottenne. In quel caso dovrebbe agire come reggente la persona, maggiorenne, di grado più alto nella successione. Toccherebbe quindi a Harry, ma il reggente deve necessariamente risiedere nel Regno Unito. Dunque passerebbe al Duca di York, che non gode esattamente della stima né del favore popolare.

Cosa spinge il Duca di Sussex a tutto questo? Sicuramente problemi personali e familiari in questa storia non mancano, come non mancano tragedie, risentimenti e fragilità. Ma Lady Violet non può non notare che tutte le volte che i Sussex, nella loro nuova vita, hanno avuto i riflettori del mondo puntati addosso c’era di mezzo la Royal Family; che fosse il libro Finding Freedom, l’intervista con Oprah, il nome scelto per l’ultima arrivata o il libro di memorie. Probabilmente perché è ancora un ottimo volano commerciale. Come direbbe il più famoso politico italiano del dopoguerra, ben nonto anche alla Corte di San Giacomo, a pensar male si fa peccato, ma di solito si indovina…

Insomma, se il mantra della Regina è da settant’anni never complain never explain (mai lamentarsi, mai dar spiegazioni) se il motto dello stemma reale è honi soit qui mal y pense (sia svergognato chi pensa male) quello dei Sussex potrebbe essere parole parole parole come la canzone di Mina e Alberto Lupo.