Le foto del giorno – Citius, altius, fortius

Non sapevamo se sarebbe accaduto davvero, ma alla fine il giorno è arrivato, e oggi a Tokyo l’imperatore Naruhito ha ufficialmente aperto i Giochi della XXXII Olimpiade dell’era moderna. Rimandati di un anno causa pandemia, accompagnati da copiose polemiche, alla fine celebrati in tono inevitabilmente minore, e soprattutto senza pubblico.

Tutto solo anche l’Imperatore Naruhito, che prima di inaugurare formalmente i Giochi accanto al Presidente del CIO Thomas Bach ha ricevuto gli ospiti internazionali di rango, nello stile di sfrenata allegria che contraddistingue le cerimonie nel Sol Levante; Lady Violet ha però ammirato con un brivido di piacere la moquette sui toni del viola. L’Imperatore ha letto un discorso in inglese – sicuramente migliorabile la pronuncia – davanti a due soli sovrani: Albert II de Monaco e il Granduca Henri del Lussemburgo (secondo e terzo dal basso, in prima fila).

Presenti anche il Presidente francese Macron e la First Lady Jill Biden. Jill ha riciclato l’abito bianco a pois neri di Brandon Maxwell che tanto non ci era piaciuto al G7 in Cornovaglia lo scorso mese (Royal chic shock e boh – G7 special edition); questa volta però la giacca con la scritte LOVE la lasciata a Washington (speriamo).

È stata una inaugurazione ovviamente influenzata dalla pandemia – si è aperta con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del covid – ma anche alla memoria: per la prima volta sono stati ricordati gli atleti israeliani caduti nella strage dei Giochi di Monaco, nel 1972.

Naruhito ha offerto una rara memoria personale ricordando la precedente edizione svoltasi a Tokyo nel 1964, quando lui, bambino di quatto anni, andò con mamma e papà ad assistere alla maratona; ed è bellissimo vedere nelle foto di quasi sessant’anni fa l’eleganza delle signore presenti, spesso impellicciate, sempre col cappello. Come la giovane, bellissima Paola, allora principessa di Liegi – invero piuttosto annoiata – che partecipò a quella inaugurazione (sono la seconda e il terzo da sinistra, seduti in tribuna in prima fila).

L’eleganza olimpica oggi invece è stata gentilmente fornita del sovrano del Lussemburgo, che mostra uno stile impeccabile anche quando ha mano la bandiera del Granducato.

Decisamente meno chic, ma più simpaticamente ruspante Albert II, che è anche membro del CIO, e si è fatto ritrarre con la delegazione monegasca, abbigliata coi colori del Principato, bianco e rosso. Non particolarmente donante, ahimé, per il sovrano, ma come si sa, alle Olimpiadi l’importante e partecipare.

Ed eccoci alle note dolenti, le uniformi degli Azzurri. Che nonostante stiano create da King Giorgio Armani, sono bruttarelle assai e hanno deluso un po’ tutti. Nelle intenzioni, il bianco ottico della tuta evocherebbe la purezza dello sport – che forse era puro allora a Olimpia, oggi mi sembra un filino meno – mentre il cerchio impietosamente piazzato sulla pancia a evocare il tricolore sarebbe una citazione della bandiera del paese ospite, il Giappone, composta dal disco rosso del sole in campo bianco.

Molti ci hanno visto le tutone dei teletubbies, a Lady Violet ricordano più quel formaggino olandese rotondo contenuto in una buccia rosso scuro. Sarà la fame?

A proposito d’Olanda, il Re Willem-Alexander è rimasto prudentemente in patria, però ha inaugurato su una spiaggia dell’Aja il TeamNL Olympic Festival, dove si potranno seguire le imprese degli atleti orange e praticare sport. Per tagliare il nastro il sovrano ha usato una katana, la terribilmente famosa spada dei samurai.

In conclusione non può mancare il video degli auguri cantati – e rigorosamente stonati, com’è d’obbligo – al nostro Presidente Sergio Mattarella, che oggi è diventato uno splendido ottantenne. Auguri anche da Lady Violet.

Le sue prigioni

Francamente non credo che il Duca di Sussex abbia mai sentito parlare di Silvio Pellico, in compenso sta per deliziarci con un libro-memoriale che promette di raccontare tutta la verità – la sua, ovviamente – sulla vita all’interno della Royal Family, e come questa (la vita, non la Family) è cambiata con l’arrivo di Meghan.

“L’ho scritto non come il principe che sono nato ma come l’uomo che sono diventato” ha detto Harry annunciando la sua fatica letteraria, fatica che naturalmente non è sua ma di J. R. Moehringer, premio Pulitzer che ha aiutato già André Agassi a scrivere la proprio storia.

(Ph: Getty Images)

Sembra che il duca abbia ottenuto dall’editore – Penguin Random House – un anticipo di 20 milioni di dollari, ben lontano dai 65 offerti agli Obama per le loro autobiografie ma pur sempre una bella sommetta, forse da donare in beneficenza. Sembra certo che i Windsor fossero totalmente all’oscuro della notizia fino a un instante prima che venisse diffusa, per cui evidentemente durante la recente visita nella madrepatria nulla era sfuggito alla sua boccuccia imbronciata, mentre la stampa britannica afferma che Harry avrebbe manifestato alla nonna il desiderio di battezzare la piccola Lilibet a Windsor come già accadde per Archie, nello stile royal-a-targhe-alterne che sembra il preferito dai duchi.

La preziosa opera letteraria, il cui titolo è ancora avvolto dalle nebbie di Avalon, sarà pubblicata nel 2022, giusto in tempo per celebrare i settant’anni di regno di Her Majesty; e sarà interessante vedere se ai festeggiamenti, come previsto finora, interverranno anche i Sussex, anche per dare a noi la gioia di vedere finalmente i due Sussexini.

Ma infine, cosa potrebbe esserci scritto in questo benedetto libro? Harry magari rivelerà quale fu tra i regal parenti a mostrarsi curioso del colore che avrebbe avuto l’incarnato del nascituro Archie, una delle polemiche più inutili di questo moderno feilleuton. Sicuramente racconterà la sua dedizione al servizio della Regina e del Paese mostrata negli anni da ufficiale e nelle rischiose missioni in Afghanistan, narrerà della relazione col padre – che lo ha sempre adorato – di solitudine e sofferenza. Non mancherà la tragedia della perdita della madre, condita forse da rivelazioni sui rapporti con la matrigna Camilla, e queste sì che potrebbero risultare dannose quando Charles siederà sul trono.

Ma conseguenze di un certo peso potrebbero riguardare lo stesso duca: da più parti ci si aspetta una revisione al Regency Act, che stabilisce le condizioni di una eventuale reggenza. Il più recente è del 1937, ma un nuovo atto del parlamento potrebbe essere necessario sia per sancire la reggenza del Principe di Galles in caso di inabilità della Regina, sia per definire quella che sarebbe necessaria nel caso in cui George si trovasse a salire al trono non ancora diciottenne. In quel caso dovrebbe agire come reggente la persona, maggiorenne, di grado più alto nella successione. Toccherebbe quindi a Harry, ma il reggente deve necessariamente risiedere nel Regno Unito. Dunque passerebbe al Duca di York, che non gode esattamente della stima né del favore popolare.

Cosa spinge il Duca di Sussex a tutto questo? Sicuramente problemi personali e familiari in questa storia non mancano, come non mancano tragedie, risentimenti e fragilità. Ma Lady Violet non può non notare che tutte le volte che i Sussex, nella loro nuova vita, hanno avuto i riflettori del mondo puntati addosso c’era di mezzo la Royal Family; che fosse il libro Finding Freedom, l’intervista con Oprah, il nome scelto per l’ultima arrivata o il libro di memorie. Probabilmente perché è ancora un ottimo volano commerciale. Come direbbe il più famoso politico italiano del dopoguerra, ben nonto anche alla Corte di San Giacomo, a pensar male si fa peccato, ma di solito si indovina…

Insomma, se il mantra della Regina è da settant’anni never complain never explain (mai lamentarsi, mai dar spiegazioni) se il motto dello stemma reale è honi soit qui mal y pense (sia svergognato chi pensa male) quello dei Sussex potrebbe essere parole parole parole come la canzone di Mina e Alberto Lupo.

Le foto del giorno – La felicità di essere bisnonni

Passato lo shock della notizia – sì, shock, perché alla morte non si è mai pronti – passata la tristezza dei primi giorni, è il momento del ricordo venato di tenerezza e, perché no, di allegria, come in fondo sarebbe piaciuto a lui.

Va detto che gli account social dei vari membri della Royal Family stanno facendo un ottimo lavoro proponendo splendide immagini, anche inedite, della vita lunga e piena del Duca di Edimburgo; e oggi, nella veste di nonno e bisnonno con la sua Lilibet, è francamente irresistibile.

Ecco la coppia ritratta dalla Duchessa di Cambridge nel 2018 a Balmoral con tutti i pronipoti, che allora erano sette: mancano Archie, nato l’anno seguente, e naturalmente August Philip Brooksbank e Lucas Philip Tindall, arrivati da poche settimane. Dietro il divano c’è Savannah Phillips, la più grande; in primo piano da sinistra George (notare il dettaglio dei calzoncini in tartan en pendant con la gonna di Gan Gan, come la chiama lui), la Regina ha in braccio il piccolo Louis, Charlotte – che si conferma la star della famiglia – Philip, Isla Phillips che tiene in braccio la cuginetta Lena Tindall, e Mia Tindall. E Lady Violet adora le bambine con calzini bianchi e Mary Jane.

I Duchi di Cambridge hanno invece pubblicato un’immagine del 2015, sempre a Balmoral. Il duenne George appare un po’ perplesso, ma la piccola Charlotte, vezzosamente vestita nei toni dell’azzurro con tanto di cuffietta e scarpine tricot, cattura ancora l’attenzione con un delizioso scambio di sguardi con la bisnonna. Fantastico Philip in completo di tweed marrone e cravattone ruggine che dev’essere stato nel suo armadio da una quarantina d’anni buoni.

In entrambe le foto il Duca di Edimburgo appare leggermente, come dire, distratto, ma si sa che spesso gli uomini si trovano più a proprio agio con bambini un po’ più grande. E noi l’abbiamo amato anche per questa sua incapacità di fingere, e lo ameremo per sempre.

Le foto del giorno – La Fête de Sainte Dévote

Il 27 gennaio si ricorda Sainte Dévote, martire di origine corsa e patrona della Corsica e del Principato, nonché protettrice della Famille Princière.

Il martirologio narra che la fanciulla si era votata a Dio, ma erano i primi anni del IV secolo, quelli della tremenda persecuzione di Diocleziano: Dévote fu arrestata in seguito a una delazione e torturata a morte. Il governatore romano della provincia diede ordine che il suo corpo fosse bruciato, ma fu trafugato dal prete Benenato, che con l’aiuto di Graziano a bordo di una barca fece rotta verso l’Africa con l’intento di dare alla martire una cristiana sepoltura. Una colomba, uscita dalla bocca della salma, indicò un’altra meta, la piccola valle di Les Gaumates, che ora è parte del Principato. La barca cambiò rotta, e finì per incagliarsi sulla riva contro un cespuglio di rose fiorito fuori stagione. Ricoverato in una piccola cappella costruita sul luogo dell’approdo, il corpo della martire iniziò presto a elargire miracoli. Passarono i secoli e una notte del 1070 un pirata rubò la cassa coi resti di Dévote con l’intento di chiedere un riscatto, ma si alzò un forte vento che impedì alla sua barca di prendere il largo; dopo il recupero della salma e la punizione del colpevole, la barca fu bruciata sulla spiaggia quale sacrificio di espiazione.

È per questo che il momento clou della festa di Sainte Dévote ogni anno la sera del 26 gennaio è l’incendio di una barca sulla spiaggia. Rito assai suggestivo che si collega idealmente a tutti i falò accesi nelle notti d’inverno per celebrare vari Santi (come le Farchie di Fara Filiorum Petri, in Abruzzo, per Sant’Antonio Abate), che ricalcano riti arcaici di evocazione della luce.

Una festa molto amata dai bambini, e i gemellini Grimaldi non fanno eccezione; come sempre la protagonista è Gabriella, estasiata davanti al fuoco, dopo aver contribuito ad accenderlo (il fratello Jacques invece se ne è restato a distanza di sicurezza). La piccola principessa era in total Dior: giaccone 3/4 più gonnellina più cappellino a quadretti di Vichy bianchi e rosa; completino delizioso, se non fosse per lo scivolone sugli accessori, sempre Dior: converse griffate e versione mini dell’iconica Lady Dior bag. Sorry, ma sono contrarissima ai bambini col logo in bella vista, e mi fanno pure una certa tristezza.

Converse griffate Dior pure per Jacques, che sembra aver imboccato la strada paterna per quanto riguarda l’orlo dei pantaloni, ma magari i suoi sono, come si diceva una volta, in crescenza. Su quelli Albert non diciamo più nulla, giusto? Dunque passiamo alla sua consorte. Charlène per l’occasione ha indossato uno di quei cappotti che sembrano fatti con i plaid per cavalli (non è una battuta ma una semplice osservazione). A me piacciono poco, ma trovo che questo firmato Akris, color amaranto con dettagli in pelle, a lei stia davvero bene. Mi piace molto anche il basco ben calcato in testa; una mise, compresi gli stivali, adatta anche all’occasione, mi compiaccio.

La mattina seguente cerimonia in Cattedrale – che custodisce altre reliquie della Santa – riservata ai sovrani, senza bambini, con la Princesse in total black Prada e basco magenta piazzato troppo indietro. La mise sarebbe anche bella – magari un po’ cupa per la mattina, complici anche gli occhialoni neri – ma il cappotto è veramente troppo over.

Inoltre l’abbinamento nero-magenta sembra eccessivamente vescovile, impressione aggravata dalla grossa croce indossata da Charlène. Che sta diventando piuttosto solita a questi look curiali; mi sa che quando si è convertita alla Chiesa di Roma ha fatto un po’ di confusione sui dettagli.

Chanel royale (parte prima)

Il 10 gennaio 1971 muore nell’appartamento al Ritz che occupa da trent’anni Coco Chanel, la donna che ha inventato la femme moderne.

Nata il 19 agosto 1883 a Saumur, cittadina nella valle della Loira, cresciuta in un orfanotrofio dove impara a cucire, diventerà la sovrana assoluta di un impero costruito letteralmente con le sue mani: prima modista, poi magliaia, sarta, stilista. Rivoluziona l’immagina delle donne liberandole dalla rigidità dei corsetti e donando loro comodità e semplicità, raggiunte grazie a linee e materie mai viste né utilizzate prima di lei. Inventa uno stile preciso, pulito, riconoscibile, e la moda diventa improvvisamente fuori moda. È amica, amante, musa, fidanzata degli uomini più notevoli di un’epoca che non sarebbe stata la stessa senza di lei: Stravinskij Picasso Diaghilev Visconti Cocteau Fulco di Verdura e il ricchissimo Hugh Grosvenor, il secondo Duca di Westminster che avrebbe voluto sposarla.

Non sono solo rose e fiori: alla fine della seconda guerra mondiale è accusata di collaborazionismo e vive alcuni anni da esiliata in Svizzera; quando torna a Parigi ricomincia da capo. Tutto quello che crea diventa un’icona: il bianco&nero, il jersey, il tweed, la camelia, il quadrifoglio, la testa di leone (il suo segno zodiacale), il numero 5 – suo portafortuna, che dà il nome al suo profumo più famoso – le scarpe bicolore, e naturalmente la borsa matelassée, la celeberrima, desideratissima 2.55. Non si è mai sposata e curiosamente, pur essendo amatissima dalla gran parte delle royal ladies, nessuna ha mai indossato un suo capo per andare all’altare. Diverse invece hanno scelto Chanel per le nozze civili, anche l’ultima sposa reale del 2020 il cui matrimonio a causa della pandemia è passato praticamente sotto silenzio.

Quatro settimane fa, sabato 12 dicembre, il trentaquattrenne Philippos, figlio minore di Costantino e Anne-Marie di Grecia, ha sposato in un’intima cerimonia a Sankt Moritz la fidanzata Nina Flohr. La sposa era nel più classico tailleur Chanel in tessuto bouclé avorio, calze coordinate così come le scarpe slingback, cioè aperte dietro (in montagna?) e fiocco aggrappato ai capelli scompigliati (resto sempre colpita da chi si presenta spettinata al proprio matrimonio, ma non è questo l’argomento del post).

Scelta simile a quella fatta dalla belga Contessa Stéphanie de Lannoy per la cerimonia civile con cui si è unita a Guillaume del Lussemburgo il 19 ottobre 2012. Quel tailleur così bello ed elegante, le scarpe color peltro, ci avevano fatto ben sperare. Poi Stéphanie si è rivelata piuttosto disinteressata sia gli abiti sia al parrucco, noi ce ne siamo fatti una ragione, e oggi ci godiamo le guanciotte del loro bambino, il piccolo Charles.

Quando pensiamo al binomio Chanel-royal, la prima immagine che balza alla mente è quella di Caroline de Monaco, splendida ambasciatrice della Maison. Se i primi due matrimoni erano firmati Dior, per sposare il terzo marito Ernst August e diventare così S.A.R. la Princesse de Hanovre – titolo che ancora mantiene, non avendo mai divorziato – Caroline ha scelto Chanel. E pur avendo a disposizione qualunque mise ha riciclato un tailleur azzurro chiaro, già visto in varie occasioni. Capo scoperto, una bella spilla appuntata sulla spilla sinistra, un’aria rilassata e serena: i dettagli delle nozze sono quelli visibili nell’unica fotografia che testimonia l’evento. È il 23 gennaio 1999, Caroline compie quel giorno 42 anni e aspetta già la quarta figlia Alexandra, l’unico frutto di questo matrimonio che sembra avere delle chances di felicità, e invece no.

Dodici anni più tardi il Principato è in festa per un matrimonio tutt’altro che riservato: il sovrano, Albert II, sposa la nuotatrice sudafricana Charlene Wittstock. Venerdì 1 luglio 2011 nella Sala del Trono del Palais Princier la cerimonia civile che, come accade nei Paesi cattolici che contrariamente al nostro non hanno un accordo specifico col Vaticano, precede quella religiosa. Anche questa sposa è in azzurro, una tonalità che secondo quanto riferito sarebbe quella dei suoi occhi; per lei la Maison ha disegnato un completo con leggeri pantaloni palazzo orlati di pizzo. Una mise très chic e altrettanto originale, e anche in questo caso avevamo ben sperato; poi l’originalità è mutata in incostante eccentricità, e vedremo cosa ci riserverà il futuro.

L’ultima delle signore monegasche a indossare Chanel per il suo matrimonio è Charlotte Casiraghi, che il primo giorno di giugno del 2019 ha sposato Dimitri Rassam. In effetti per la cerimonia civile Charlotte ha indossato un miniabito Saint Laurent, e per le nozze religiose, celebrate quattro settimane dopo a Saint-Rémy-de-Provence era in Giambattista Valli; ma per la grande festa la sera del 1 giugno la scelta è caduta sulla Maison Chanel, e su un abito-tributo a nonna Grace (qui trovate il post Scene da un matrimonio).

Quest’anno Charlotte è testimonial Chanel e Lady Violet è assai curiosa di conoscere i frutti di questa collaborazione; continueremo a indagare i rapporti tra Mademoiselle Coco e le teste coronate nella seconda parte di questo post.

Breaking News!

Questa sera i Duchi di Cambridge sono andati al London Palladium, famoso teatro del West End, per assistere a The National Lottery’s Pantoland, uno speciale spettacolo in onore dei lavoratori che hanno assicurato i servizi essenziali durante la pandemia. E si sono portati i tre figli!

Se l’occasione è il teatro, il vero spettacolo sono loro, i tre piccoli Cambridge. Sono anche molto alti – non è strano, considerando i genitori – ma vi ricordo che George ha sette anni, Charlotte cinque e mezzo e il piccolino di casa ne compirà tre in aprile. Bellissimi tutti, ma Louis col frangione e la giacchetta stile Beatles per Lady Violet vince a mani basse.

Le pantomime sono un genere di spettacolo che ha un posto speciale nella cultura inglese, tradizionalmente messe in scena nel periodo natalizio e molto amate dai bambini, che partecipano molto all’azione, proprio Charlotte, che dimostra un certo temperamento drammatico.

Ecco, quello non l’ha ereditato dalla bisnonna.

Le foto del giorno – Nuovi arrivi e compleanni

Se come Lady Violet siete rimasti piacevolmente colpiti dall’ottimo umore e dal sorriso sfolgorante mostrati da Her Majesty ieri a Windsor (in caso vi fosse sfuggito Le foto del giorno – Christmas is coming) ecco svelato l’arcano: è in arrivo il decimo pronipotino!

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la futura mamma non è la nipote Beatrice di York, neo signora Mapelli Mozzi, ma Zara Phillips. Lei il marito, l’ex capitano della nazionale di rugby Mike Tindall, hanno già due bambine: Mia, sette anni il mese prossimo, e Lena, due e mezzo. L’annuncio è stato dato durante un podcast sul rugby da un felicissimo Mike, che non ha nascosto il desiderio di un maschietto dopo due femmine, anche se nulla ha rivelato dell’ecografia appena fatta. Nulla si sa neppure sul periodo previsto per la nascita, ma considerando che tra la prima e la seconda figlia Zara ne ha persi altri due, è probabile che prima di dare l’annuncio i Tindall abbiano aspettato che la gravidanza superasse la fase delicata del primo trimestre. Nel 2021 Zara festeggerà il quarantesimo compleanno (il 15 maggio) e i dieci anni di matrimonio (il 31 luglio), e non poteva esserci regalo migliore per lei. E neanche per il futuro bisnonno Philip, che il 10 giugno girerà la boa del secolo.

Dall’altro capo del mondo festeggia oggi i 57 anni l’Imperatrice del Giappone, Masako. Lo sfondo è quello dell’anno scorso (Le foto del giorno – 10 dicembre), i cuscini dimezzati e la corbeille sul tavolo più piccola e allegra, con delicati rimandi alla blusa lilla dell’Imperatrice, elegante sfondo per le splendide perle. Nel corso della seduta fotografica (organizzata lo scorso 3 dicembre) i sovrani – forse per vivacizzare un po’ l’ambiente – hanno mostrato dei bachi da seta, quelli da cui nasce la raffinatissima seta Koishimaru, l’unica prodotta in quest’anno segnato dalla pandemia.

Se volete, c’è anche un video (in inglese) https://www.youtube.com/watch?v=VS3JUT7XeG8

Royal chic, shock e boh – Fête nationale monégasque special edition

Seguendo la tradizione degli ultimi settant’anni Monaco ha celebrato la sua Festa Nazionale il 19 novembre, che sarebbe stato l’onomastico di Rainier III; ma nei giorni precedenti la famille princière ha presenziato a vari eventi dedicato a chi ha partecipato attivamente alla vita del Principato.

Lunedì 16

Questa è stata l’unica apparizione di Stéphanie, che temo sia uscita di casa così come stava: jeans neri e scarpe basse. Poi ha preso al volo una tracolla, e si è allacciata in ascensore il cappotto di cammello. Casual, che di più non si può. Shock. Total black per Caroline, semplice ma impeccabile as usual; vi prego di notare le calze pesanti perché ne parleremo in seguito. Chic. In prima fila accanto al marito Charlène; confesso, non riesco a capire il suo stile, mi piace raramente e neanche questa volta fa eccezione. Pullover dolcevita color coccio sotto un indumento indefinibile, un po’ cappotto, un po’ gilet, un po’ abito smanicato. Nella borsetta crossbody terrà le chiavi di casa? Boh.

Mercoledì 18

Va molto meglio due giorni dopo; lo scenario è lo stesso, l’occasione simile – la consegna di medaglie a chi si è distinto nel volontariato – ma la mise scelta è completamente diversa. E sarà che il black&white funziona sempre, ma questa volta Charlène ci piace proprio: abito nero con gonna a pieghe sciolte, polsini e colletto avorio e uno jabot che le illumina il viso (potrebbe essere Céline, ma non sono sicurissima). Non mi dispiacciono neanche gli stivali di suède, anche se mi sembra che tacchi e plateau, oltre ad essere inutili nel suo caso, non giovino al suo portamento. Comunque chic.

Nel frattempo Caroline consegnava le onorificenze per la cultura. Il blu è di gran moda e le sta d’incanto, la forma è un po’ strana, forse ci voleva un diverso underwear? Boh.

Giovedi 19

Giovedì è la giornata clou, con il Te Deum in cattedrale seguito da un’altra cerimonia nel cortile del Palais princier; sobrietà e colori scuri dati i tempi, le signore hanno scelto di fermare i capelli con un semplice bandeau. Tutte tranne la Principessa Consorte, che ha preferito un basco decorato in parte da una veletta, banale il giusto; non le sta male, e mi piace come sfugge quella ciocca di capelli, ma non mi fa impazzire.

E direi che questo è l’ultimo dei problemi vista la mise scelta da Charlène, che ha deciso di paludarsi in un lungo cappotto metà Grimilde metà arcivescovo, foderato di fucsia, che si allunga dietro in modo da rendere ancor più facile l’inciampo nei tacchi (acutamente scelti a rocchetto, perfetti per infilarsi nell’orlo). In mano una pochettona indecisa tra il fucsia e il viola. E se pensate che sia finita qui sedetevi, perché il meglio deve ancora arrivare.

La maniche del cappotto sono aperte all’altezza del gomito, non sia mai si avesse bisogno di un prelievo al volo, con quello che gira! Temendo evidentemente che tali mitologiche nudità potessero turbare gli astanti, Madame la Princesse ha pensato bene di indossare dei lunghi guanti di tulle, che neanche Nicole Kidman in Moulin Rouge. Piazzandoci pure un anello con perla, en pendant con gli orecchini. Per me shock, e probabilmente anche per la figlia Gabriella.

Per fortuna c’è Caroline, col più Chanel dei tailleur: nero con profili avorio, giacca lunga e gonna (troppo) corta con gli orli sfrangiati. E guanti al gomito, che con le maniche a 3/4 sono l’opzione più chic. Guanti glacé nel suo caso, thanks God. Mi avevano incuriosito le calze così leggere, e mi chiedevo già se fossero l’anticipo del ritorno di una vecchia moda; ma dopo aver visto quelle pesanti e opache indossate qualche giorno prima, penso che la scelta sia dovuta alla formalità dell’occasione. La vera sorpresa per tutti sono stati invece i capelli orgogliosamente nature; possibile che la Princesse abbia deciso di non tingerli più, trasformandosi in una foxy lady? Ce lo dirà il tempo. Assolutamente chic.

Presenti i due giovani Casiraghi con le mogli: Tatiana, che sinceramente mi piace sempre di più, evoca gli anni ’50 grazie all’insieme cappotto-gonna in tweed, con un semplice dolcevita nero come il bandeau che trattiene i capelli. Chic. La cognata Beatrice in nero abbina una gonna dritta a una sahariana (Dior), con calze chiare e bandeau bordeaux. La più chic, per me.

Assente Charlotte, c’era la piccola di casa, Alexandra, deliziosa nei suoi ventitre anni in total black, col tocco colorato della Saddle di Dior. Chic. Accanto a lei, in rappresentanza della zia Stéphanie, che non ha partecipato, il cugino Louis Ducruet in compagnia della moglie Marie. Con un lungo cappotto nero da cui sbuca un abito di incerto colore abbinato alla pochette. In testa una specie di frittata, nera anch’essa, da cui sfuggono i capelli. Marie è graziosa e simpatica, assai felicemente accasata, ma chic mai. Shock.