Un sobrio compleanno

Compie oggi cinquant’anni la Reina Letizia, nata a Oviedo, capoluogo delle Asturie, il 15 settembre 1972.

Quando vede la luce, figlia del giornalista Jesús José Ortiz (figlio a sua volta di una nota giornalista) e dell’infermiera Paloma Rocasolano – entrambi poco più che ventenni – nessuno potrebbe immaginare che la bimba un giorno assumerà proprio il titolo di Princesa de Asturias, prima di diventare Reina, eppure…

Una trentina di anni dopo viene scelta da Felipe che lei, prima di conoscerlo, chiamava ironicamente Felipito. È una donna emancipata, è repubblicana, è persino divorziata, ma alla fine sul trono della cattolicissima Spagna si siede lei, anche grazie alle improbabili fidanzate collezionate dall’erede al trono, per cui alla fine Letizia sembra il meglio, o almeno il meno peggio (ma il suocero non la accetta mai davvero).

Un compleanno importante che per forza di cose passa in secondo piano, ma che comunque era stato già pensato assai sobrio: niente celebrazioni ufficiali, niente auguri pubblici, nemmeno un nuovo ritratto; solo una festa in famiglia. Assai ridotta pure quella, visto che la suocera è a New York per l’imperdibile quarantesimo anniversario del gemellaggio tra Madrid e la Grande Mela, il suocero nel buen retiro di Abu Dhabi, e delle cognate non parliamo proprio.

Lunedì Letizia sarà col marito ai funerali della cara zia Lilibet, come la chiamava lui, ma questi sono giorni di business as usual; ieri ad esempio i sovrani hanno inaugurato la nuova ala dell’ospedale di Guadalajara. Per l’occasione la Reina ha rubato la camicia alla figlia Leonor, abbinandola a pantaloni bianchi. In fondo parte del suo fascino sta anche nella capacità di stupire: da un lato mostra orgogliosamente i (pochi, invero) capelli grigi dall’altra – potendo permetterselo – si veste da adolescente. Chi può dimenticare gli shorts indossati questa estate? Ma in fondo l’età cos’è se non un numero? Ai prossimi cinquanta!

Con Letizia compiono oggi gli anni altri due royal: sono 49 per Daniel, consorte della Principessa Ereditaria di Svezia, e 38 per il Duca di Sussex. Il primo lo aspettiamo al varco l’anno prossimo, per il mezzo secolo. A Harry, in mezzo alla tempesta, buon vento. Ma anche pace e bene.

The (once) Fab Four

Mentre il feretro di Queen Elizabeth lascia per sempre Balmoral alla volta di Edimburgo, noi facciamo brevemente il punto sulle ultime ventiquattr’ore. Nonostante l’importanza della cerimonia con cui sabato mattina Charles è diventato King Charles III, ciò di cui tutti hanno finito per parlare è rappresentato in questa foto: i due figli del nuovo sovrano e le loro mogli nuovamente insieme, a Windsor.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le due coppie sono uscite dai cancelli del maniero per salutare i presenti e ammirare i fiori lasciati in omaggio alla regina scomparsa. Catherine, neo Principessa di Galles, dritta come un fuso e affilata come un rasoio, procede con passo da bersagliere. La cognata Meghan, che rimane Duchessa di Sussex – e rimane overseas, come ha amabilmente sottolineato il suocero nel suo discorso – appare meno sicura, infagottata nel vestitone nero. Non è strano, in fondo l’una è nel suo ambiente, l’altra no. Tra loro i rispettivi mariti, vicini e distanti. Bravi, un gesto che andava compiuto, anche se non credo che cambi qualcosa, almeno per il momento. Confesso che guardandoli più che i Fab Four mi vengono in mente i Neri per caso.

(Ph: Jonathan Brady/POOL/AFP/ Getty Images)

Come di diceva, l’evento clou della giornata è stata la proclamazione del nuovo Re in una cerimonia dal sapore antico per la prima volta trasmessa in televisione. King Charles non ha nascosto né l’emozione né la tensione, evidenti soprattutto al momento della firma, ostacolata dall’improvvida presenza di un paio di oggetti da scrittoio che hanno impavidamente sfidato le ire reali. D’altronde il primo discorso del sovrano ha fatto cadere il velo di impeccabile, algido controllo che era stato la cifra della monarchia britannica finora. Bisogna marcare da subito le differenze col monarca precedente, e la comunicazione è il primo passo; non credo che si tornerà indietro.

(Ph: Victoria Jones/PA)

King Charles ha anche mostrato per la prima volta – in forma di spilla appuntata sulla cravatta – il suo monogramma, che reca l’iniziale del nome intrecciata alla R di Rex, in latino. Lo vedremo presto sostituire ER (Elizabeth Regina) su passaporti, banconote, monete, francobolli, cassette postali, alcune livree e uniformi.

(Ph: Jeff J Mitchell/Getty Images)

Stessa evidente commozione a Balmoral, dove la sorella e i fratelli del re, con coniugi e figli, hanno partecipato ad una funzione privata nella vicina Crathie Kirk fermandosi poi a salutare e a ringraziare i presenti per la vicinanza, il rispetto, l’affetto, i fiori. Mai li avevamo visti manifestare così apertamente le proprie emozioni; commossa la solitamente controllata Anne, contrito l’arrogante Andrew – molto affettuoso con le figlie – angosciato il tenero Edward, sconvolta la moglie Sophie. Guardate il video; vederli allontanarsi insieme, abbracciati (minuto 3’30) è davvero toccante. https://videos.dailymail.co.uk/video/mol/2022/09/10/2970358429742485038/480x270_MP4_2970358429742485038.mp4

Confermate data e ora dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II; saranno celebrati lunedì 19 alle 11:00 (le 12:00 in Italia) a Westminster Abbey, alla presenza dei potenti della terra.

Il calendario completo lo trovate qui: The day after

Le foto del giorno – Independence Day

Non saprei dire se sia un metamesaggio, visto che il 4 luglio gli Statunitensi celebrano la firma della Dichiarazione d’Indipendenza dal sovrano britannico, ma i Sussex – in vacanza per qualche giorno in Wyoming, terra di splendida natura e di grandi parchi, tra cui il celeberrimo Yellowstone – lunedì scorso si sono goduti la parata dell’Independence Day.

Con loro – che è poi la ragione di questo post – c’era il treenne Archie, un po’ imbronciato nonostante il leccalecca. E come dargli tort, la parata è durata un paio di orette! La famigliola si trovava nella cittadina di Jackson Hole, notissimo centro sciistico – e sfondo di alcuni famosi film western – dove hanno casa anche Harrison Ford e Sandra Bullock.

Sappiamo che i Sussex erano in compagnia dell’istruttrice di pilates di Meghan, tale Heather Dorak, con i suoi figli; non sappiamo invece se del gruppo facesse parte anche la piccola Lili, o se sia rimasta a casa con nonna.


Ora diciamo la verità, questa parata sarà anche allegra e colorata, ma non può reggere il confronto col rutilante spettacolo e l’impeccabile coreografia delle manifestazioni British, a partire dal Trooping the colour. Va detto però che Harry – cappellino da baseball su maglietta e bermuda grigio tristezza – sembra piuttosto a suo agio con l’American way of life.

P.S. le foto sono un’esclusiva del Daily Mail, che le ha pubblicate ieri. Il viso del bambino è stato oscurato, anche se online si possono vedere le imnagini in chiaro. Lady Violet ha preferito non pubblicarle ptoprio; non mancheranno occasioni per vedere il faccino di Archie.

Breaking News! – Sorpresa!

Nel giorno in cui il piccolo Archie compie tre anni, un portavoce dei Sussex annuncia che i duchi con i loro due bambini parteciperanno ai festeggiamenti per il Platinum Jubilee il mese prossimo.

Sarà l’occasione per presentare ai parenti inglesi la piccola Lili, che nessuno di loro ha avuto il privilegio di incontrare, e di vedere quanto è cresciuto Archie, mai più visto da quando era un fantolino di pochi mesi. Per una deliziosa coincidenza, Lili festeggerà il primo compleanno sabato 4 giugno, nel pieno delle celebrazioni per i settant’anni di regno della bisnonna. La piccola inoltre deve ancora essere battezzata, e quale migliore occasione? Intanto sembra che la famigliola non apparirà al bancone di Buckingham Palace in occasione del Trooping the Colour, che quest’anno si terrà eccezionalmente giovedì 2 giugno. Harry e Meghan sembra siano stati bannati dalla Regina in persona, insieme allo zio Andrew. Se ne staranno in uno dei saloni del Palazzo a giocare a briscola? Vedremo, la soap reale continua!

Breaking News! – Assenze

Lunedì 14 è il secondo del mese di marzo, e come da tradizione nel Regno Unito e nei Paesi aderenti si celebrerà il Commonwealth Day. La liturgia prevede una cerimonia solenne a Westminster Abbey (alle 14.00 ora locale) cui partecipa gran parte della Royal Family guidata dalla Regina. Ma lunedì no.

Nonostante questo sia l’anno in cui Sua Maestà festeggia il Platinum Jubilee, lei non ci sarà, e a presiedere la cerimonia sarà il figlio ed erede Charles, Principe di Galles. Che sarà accompagnato dalla moglie Duchessa di Cornovaglia, dai Duchi di Cambridge e dalla Principessa Alexandra di Kent, cugina prima della sovrana. Nessun problema, si affrettano a precisare da Buckingham Palace, Her Majesty onorerà tutti gli altri impegni della settimana, comprese udienze in video in presenza. È probabile che su questa scelta abbia influito anche la decisione di trasferirsi in pianta stabile a Windsor – che dista un’oretta di macchina da Londra – e poi la Regina non deve affaticarsi per giungere in perfetta forma a un appuntamento cui siamo certi tenga particolarmente: la solenne messa di suffragio in memoria dell’amato Philip, che si terrà sempre a Westminster Abbey martedì 29. Cui, è notizia appena giunta, non parteciperà il nipote Harry, intenzionato a non muoversi dalla California. Non saprei dire per Her Majesty e per la Royal Family, ma penso che noi ce ne faremo tranquillamente una ragione.

Le foto del giorno – Io mammeta e tu

Ieri sera i Duchi di Sussex hanno ricevuto il NAACP President Award per la loro attività umanitaria.

NAACP è un acronimo che sta per National Association for the Advancement of Colored People, si tratta dunque di un’associazione impegnata nella promozione (sociale ed economica, I presume) dei cittadini statunitensi di colore. Alla notizia del premio ho pensato che se l’attività umanitaria dei Sussex non sia ancora chiaramente definibile, sicuramente il loro matrimonio ha acceso più di un riflettore sugli Afroamericani; dunque credo che Derrick Johnson, presidente della suddetta organizzazione, ci abbia visto giusto – e anche lungo – nel conferire il premio. Se poi avesse evitato i mocassini con la staffa sotto lo smoking Mr Johnson avrebbe trionfato.

Meghan ha scelto con grande accuratezza una mise che lanciasse una serie di segnali a, affidandosi Christopher John Rogers, stilista black che veste molte signore afroamericane di successo e di potere: dalla Vice President Kamala Harris – suo il cappotto indossato dell’inaugurazione della presidenza Biden Republican chic shock e boh – Inauguration Day edition (parte prima) – all’onnipresente Oprah. Rogers è famoso per l’originale uso del colore, e in molti hanno ipotizzato che il blu scelto da Meghan e abbinato a gioielli in oro fosse un omaggio alla bandiera blu/gialla dell’Ukraina. Sia come sia, a me non piace. E qui faccio una doppia confessione: a me il blu piace poco; o meglio, sono poche tra le innumerevoli sfumature di blu a piacermi, e di quelle contenute nell’abito praticamente nessuna. La seconda è che ricordo un abito da sera in queste tonalità creato da Roberto Capucci, che probabilmente influenza il mio giudizio. Paragoni improbabili a parte, non mi sembra che l’abito la valorizzi; non mi convince il colore su di lei, e mi sembra che le schiacci il seno. Più in generale i volumi tra pettinatura a schiaffo monospalla e spacco inguinale mi lasciano assai perplessa. I Sussex hanno portato con loro la madre di lei, Doria Ragland, che Lady Violet trova assai più chic della figlia, con un impeccabile LBD (Little Black Dress, il famoso tubino nero adorato dalle nostre mamme).

Nel discorso di accettazione, Harry ha sottolineato che pur venendo da background diversi, la sua esistenza e quella della sua “incredible wife” si sono unite per una ragione: condividere una vita di servizio, con la responsabilità di affrontare l’ingiustizia, e la convinzione che le persone più trascurate sono spesso le più importanti da ascoltare. Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. Meghan ha affermato che questa è l’era di un movimento per la giustizia digitale – qualunque cosa sia – e per promuovere un cambiamento attivo nell’incontro tra giustizia sociale e tecnologia nascerà da una sinergia tra NAACP e a loro fondazione Archewell il NAACP-Archewell Digital Civil Rights Award. Sipario.

Breaking News! – Prese di posizione

Inutile nascondercelo, da due giorni mente cuore e attenzione sono stati distolti dalla routine e proiettati in uno scenario di guerra che impensierisce disorienta e spaventa. Questo piccolo blog ha un ruolo così marginale in questa tragedia che non è facile non solo trovare una collocazione, ma anche chiedersi se ne abbia. Qualcosa di assai interessante è però appena successo, e riguarda proprio la materia trattata da Lady Violet: i Duchi di Cambridge hanno espresso via social la loro vicinanza al popolo ucraino.

Il testo del tweet pubblicato alle 12:59 (le 13:59 in Italia) dice: Nell’ottobre 2020 abbiamo avuto il privilegio di incontrare il Presidente Zelenskyy e la First Lady, e conosciuti la loro speranza e il loro ottimismo per il futuro dell’Ukraina. Oggi siamo a fianco del Presidente e di tutti gli Ukraini che coraggiosamente combattono per quel futuro. La presenza delle iniziali W & C alla fine del messaggio indica che gli autori sono proprio loro e non lo staff.

Ieri un messaggio di solidarietà era stato diffuso anche dai Duchi di Sussex, che aveva attirato molte critiche, perché per tradizione i reali non prendono posizione politicamente. O meglio, non la prendono in generale, ma la prendono eccome quando ce n’è bisogno, ed è evidente che i Cambridge abbiano parlato di concerto con il Governo (non a caso il loro messaggio ha ricevuto il like di Ed Lewellyn, che da ieri è il nuovo ambasciatore britannico in Italia).

Quanto ai Sussex, è importante sottolineare che parlano sempre e solo titolo personale; a volte la loro combacia con la posizione britannica ufficiale, come in questo caso, a volte no. Poi probabilmente perseguono l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo di influencer globali, ma questo francamente oggi importa il giusto, cioè niente.

I Viceré

Il principe William è volato negli Emirati, in occasione del giorno che l’Expo 2020 di Dubai ha dedicato al Regno Unito, per parlare di futuro e sostenibilità.

(Ph: PA)

La sua breve assenza ha coinciso con una situazione particolare, e sollevato una questione assai interessante. Come sapete il Principe di Galles è in isolamento per essere risultato – di nuovo! – positivo al covid. Non si hanno informazioni sulle sue condizioni; considerando che Charles ha ricevuto tutte e tre le dosi di vaccino speriamo davvero che in questo caso valga il principio no news good news. Ciò che però sta preoccupando gli Inglesi è il fatto che il principe aveva incontrato la madre solo due giorni prima; Sua Maestà è stata sottoposta a un tampone il cui esito non è stato reso noto, e viene costantemente monitorata. Dunque il 10 febbraio ci si è trovati in una situazione inedita: l’erede al trono in isolamento, la sovrana forse pure, il secondo in linea di successione fuori dal Paese, il terzo minorenne..

(Ph: Ranald Mackechnie/Handout)

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. La reggenza è regolata da una legge del 1937, il Regency Act, che George VI – appena diventato Re dopo l’abdicazione del fratello Edward VIII – volle con forza dato che la sua erede aveva solo 11 anni. Contrariamente a quanto era avvenuto in precedenza, quando il Parlamento aveva legiferato in merito a situazioni specifiche, questa legge avrebbe avuto carattere generale. Si stabilì dunque che in caso di morte o interdizione del sovrano, se l’erede fosse stato un minore, la reggenza sarebbe stata assunta dal primo maggiorenne in ordine di successione, Per fare dunque un esempio il più ipotetico possibile, se Elizabeth Charles e William oggi non ci fossero più, ad assumere la reggenza per George dovrebbe essere Harry. Anzi no, perché una delle caratteristiche del reggente è che risieda nel Regno, e Harry ormai vive in California. Dopo di lui chi c’è? Andrew, che benché ritirato dalla vita pubblica, privato dei patronages e dei titoli militari, è ancora nella linea di successione.

Esiste poi un altro ruolo, quello del Counsellor of State; si tratta di senior members della Royal Family, che il monarca delega a fare le sue veci per alcune mansioni come firmare documenti o ricevere le credenziali dai nuovi ambasciatori in caso di sua assenza o temporanea indisponibilità. Tradizionalmente i Counsellors of State sono cinque, ma dopo la morte del Principe Philip, che non è stato ancora rimpiazzato, sono rimasti in quattro, i primi quattro adulti nella linea di successione: il Principe di Galles, il Duca di Cambridge, il Duca di Sussex e il Duca di York. Se dunque accadesse che Sua Maestà e Charles fossero indisposti – temporaneamente, per carità – con William assente, per non lasciare vacante il trono neanche un istante si dovrebbe ricorrere a Harry. Che sta sempre a Montecito, quindi no. Allora, di nuovo Andrew. Peraltro neanche così il problema sarebbe risolto, perché i Counsellors of State dovrebbero operare in coppia Insomma, urge mettersi al lavoro e rifare la lista,. Lady Violet fa il tifo per la Princess Royal e il Conte di Wessex e della Princess Royal, che hanno sempre dimostrato lealtà e affidabilità. E a esaminare la possibilità che a fare parte del gruppo possa essere chiamata anche qualche consorte, che abbia dimostrando capacità e fedeltà alla causa. Fortunatamente ce n’è più di una.

Quanto al Duca di York, ha appena ricevuto due non-regali per il compleanno (compirà 62 anni il 19): il fratello maggiore gli ha ingiunto di non farsi vedere a Windsor, e il Parlamento Nordirlandese ha reso noto che quel giorno non isserà la bandiera in suo onore. Probabilmente perché l’onore non ce l’ha più.

Mentre un carissimo amico libraio, accanito lettore del blog, mi segnala che l’ultima fatica letteraria dell’ex moglie Sarah, il romanzo storico-romantico Her hearth for a compass, tradotto anche in italiano e incentrato sulla figura di una sua pro pro zia, già nella lista dei best seller del Sunday Times, continua il suo viaggio e uscirà a breve in tutto il mondo in una nuova edizione tascabile. Finirà che sarà Sarah a dover mantenere l’ex marito.

To go or not to go

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Nel caso dei Sussex direi che la loro assenza di solito attira l’attenzione, mentre è abbastanza difficile immaginarli in disparte. E comunque questa volta non andranno. Dove? Ora vi dico.

Ricorderete che lo scorso 1 luglio, giorno in cui Diana avrebbe compiuto sessant’anni, William e Harry brevemente riuniti inaugurarono una statua dedicata alla madre nel Sunken Garden, a Kensington Palace (Breaking News – Di&Kids). Per celebrare l’opera e la memoria della principessa era previsto anche un party, naturalmente per un gruppo selezionatissimo di ospiti, che fu rimandato, e il disvelamento dell’opera avvenne dinnanzi a pochi intimi della principessa scomparsa, tra cui le sorelle Sarah e Jane, e il fratello Charles. Il party fu dunque rimandato a settembre, e poi ancora rinviato fino alla data definitiva, fissata per il 19 ottobre. Per qualche giorno ci si è chiesto se i Sussex sarebbero intervenuti, magari cogliendo l’occasione per far conoscere la piccola Lili ai parenti inglesi, e far loro incontrare di nuovo Archie, assente dal suolo britannico da quasi due anni. Ora invece c’è la certezza; Harry e Meghan non ci saranno. Però ci sarà – e come potrebbe mancare – Elton John, grande amico di Diana e protagonista di un’emotiva performance al suo funerale. (Lady Violet a sua volta non sarà al party se non virtualmente, ma vi proporrà un’analisi approfondita della statua di Diana).

Si parla però di un possibile Natale inglese per i duchi e i loro bambini, che potrebbero approfittarne per celebrare (o almeno organizzare) il desiderato battesimo a Windsor alla piccolina di casa. Dunque per ora non vengono, ma non è escluso che verranno in un futuro prossimo.

Chi invece va, e probabilmente non vorrebbe, è il Duca di York, sul cui capo al momento pendono non una ma ben due spade di Damocle: da una parte l’azione legale promossa contro di lui da Virginia Robinson Giuffre per i presunti abusi sessuali, dall’altra il processo che inizierà a novembre contro Ghislaine Maxwell, amica, compagna, anima nera e chissà cos’altro del defunto Jeffrey Epstein. La figlia dell’editore Robert Maxwell – un altro che in vita ne ha combinate di ogni – non solo è colei che presentò a Andrew il magnate americano, ma per salvare il salvabile potrebbe fare rivelazioni e magari aggravare la situazione del duca. Nei confronti del quale si registra un’insolita presa di posizione dei fratelli: Charles Edward e Anne nel corso di un incontro avvenuto a inizio anno gli hanno intimato di ritirarsi a vita privata chiudendo definitivamente l’argomento.

Dunque l’unico posto dove può andare (almeno per ora) è a cavallo nel parco di Windsor, sotto l’ala protettrice (e i milioni pe le spese legali) di mammà.

(Ph: Jim Bennett)

Che oggi per la prima volta, dall’inizio della pandemia non ha santificato la domenica in privato ma è andata a messa nella piccola Royal Chapel of All Saints all’interno del parco di Windsor, dove a luglio dell’anno scorso la nipote Beatrice sposò il suo Edo.

Royal chic shock e boh

È la prima domenica d’autunno e torna la nostra rubrica, sperando che gli eventi pubblici e densi di royals siano sempre di più, testimonianza di un ritorno alla normalità mai tanto atteso.

Montecarlo

Giovedì sera il Principato ha ospitato la quinta edizione del gala Planetary Health, col supporto della fondazione del Principe Sovrano e di quella della sua consorte. La Principessa – ancora in carica ma al momento in aspettativa – è comparsa virtualmente con un messaggio, lontana come una dea degli oceani, mentre al braccio dell’allegro Albert c’era un’altra bionda, e che bionda! La divina Sharon Stone, più grande del sovrano di soli quattro giorni, è una vera diva hollywoodiana, e come tale è specialista nella fondamentale disciplina del dress to impress. In questo caso ha scelto un abito da gran sera di Dolce&Gabbana Alta Moda, in taffeta viola inchiostro (che chiamarlo viola tampone di questi tempi pare brutto); abbinato a sandali neri e a una borsa color prugna, la Devotion; tutto della maison. Nonostante il colore, la cui scelta delizia Lady Violet, la mise non ci fa impazzire, per cui per noi è boh. Però Sharon ci piace a prescindere, per la bellezza, l’intelligenza, la forza e la capacità di risorgere, novella fenice, dai tanti guai che le sono accaduti nel corso degli anni.

Accanto a lei, la pur elegantissima Caroline un po’ scompare, però il contrasto tra il rigore dell’una e l’esuberanza dell’altra è una delizia. La principessa resta fedele a Chanel Haute Couture, di cui indossa un insieme dal vago sapore orientale, caftano e pantaloni, in pizzo lavorato.

Lady Violet la adora, ma è fuori di dubbio che debba ancora perfezionare le sue scelte in funzione della nuova capigliatura nature; abbiamo già detto che il grigio è difficile da portare, ancora più del bianco, e la scelta dei colori è fondamentale per illuminare il viso che altrimenti rischia di risultare spento e invecchiato. In compenso gli orecchini sono un sogno. Chic.

Presenti alla serata anche due rapprentanti della generazione più giovane: Andrea Casiraghi che ha scortato la madre, e Pauline Ducruet, in un originale miniabito/trench rosso amaranto che mette in mostra le splendide gambe. A me è piaciuta (e non accade spesso!): chic.

Utrecht

Lo diciamo sempre, Máxima è un genere a sé, può essere tutto e il suo contrario. È anche una donna bella e fascinosa, anche se a volte (spesso) è too much – almeno per il nostro gusto – quando sembra emergere prepotente la sua anima sudamericana. Veste spesso Natan, che secondo me non le fa sempre un buon servizio. Qualche sera fa, in compagnia del sovrano marito, ha partecipato a Utrecht al concerto per i 100 anni del Nederlandse Bachvereeniging, il più antico ensemble di musica barocca del Paese, e per l’occasione ha riciclato una creazione della maison belga. Il total color, in un delicato cipria, le dona, e i capelli acconciati in uno chignon le tolgono quell’aspetto un po’ disordinato che le regala spesso la chioma lasciata allo stato brado. Dovrebbe però stare attenta ai tessuti pesanti e lucidi, come quello di questi pantaloni, che rendono monumentale la sua giunonica figura. Boh.

New York

Giovedì 23 ha preso il via il tour newyorkese dei Duchi di Sussex che, mollati i pupi a casa, sono volati sulla East Coast. Il passaggio dall’assolata California alla Grande Mela dev’essere stato scioccante per Meghan, che è apparsa sempre vestita da inverno pieno, con tanto di cappotto. Il viaggio della coppia è iniziato con una visita a Ground Zero, ospiti del sindaco Bill de Blasio e della neogovernatrice dello Stato Kathy Hochul, il che ha fatto arricciare il naso di chi ha letto nel gesto l’intento di presentarsi come (o la convinzione di essere) una sorta di royal family americana.

Anyway, per l’occasione Meghan era opportunamente abbigliata in total black (o blue, secondo Vogue US): cappottino Emporio Armani, pullover dolcevita, pantaloni di taglio maschile veramente troppo lunghi su pump dal tacco altissimo e sottile. Discreta, piuttosto scontata, boh.

In seguito c’è stato l’incontro con l’ambasciatore USA all’ONU, e in questo caso la duchessa si è vestita da vera working girl: ha mantenuto il pullover, sostituito i pantaloni con una pencil skirt (o forse è un abito intero) e cambiato il cappotto, nonostante i 27 gradi; questa volta la scelta è caduta su un classico Max Mara, il Rispoli. Italiana anche la borsa: la classica Iside Valextra. Chic, ma per carità le maniche del cappotto arrotolate no!

Altro giro all’ONU, altro incontro – questa volta col Vice-Segretario Generale Amina Mohamed – altro cappotto Max Mara, il Lilia, bellissimo, in cashmere color tabacco, mortificato da camicia e pantaloni di un beige che non ci azzecca granché, da cui spuntano le pump Manolo Blanhik in camoscio che abbiamo intravisto il giorno del suo compleanno. Sorry, non mi convince, boh.

La mise che sulla carta avrei preferito è ahimé quella che le sta peggio: un insieme giaccone più pantaloni Loro Piana in un bellissimo color bacca con dettagli a contrasto (con un altro paio di pump Manolo en pendant), indossato per visitare una scuola di Harlem ai cui studenti la duchessa ha declamato, e credo donato, la propria recente fatica letteraria: The Bench. Il che potrebbe rientrare nel reato di tortura, ancorché leggera. Veniamo alla mise: è tutto troppo grande? La giacca è troppo squadrata? I pantaloni troppo larghi? I capelli troppo spioventi? Direi tutto, e pure altro. Shock.

Finale col botto; al Global Citizen Live, dove Harry ha tenuto uno dei suoi speech, Meghan ha indossato un miniabito Valentino con ricami di cristalli all’orlo al collo e sulle brevi maniche. Un vestitino che si prende la responsabilità di evidenziare i difettucci della duchessa (anche quelli che non ha): pancino postgravidanza – ricordiamo che alla fine ha partorito da neanche 4 mesi – forma monoblocco; inoltre il girocollo non la slancia, e la pettinatura non aiuta. Terribile l’abbinamento con scarpe nere, probabilmente scelte per il cappotto, l’ennesimo, con cui è arrivata. Furbissima la borsa: è la Lady Dior, dedicata a Diana che le donò fama eterna: Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte). éurtroppo non basta una borsa, né una firma. Shock.