Diana e le altre, quando la favola diventa tragedia

Premessa: sto meditando sull’argomento royal del momento, il libro scritto da Charles Spencer sulla sorella Diana e le rivelazioni che ne stanno scaturendo. Me l’avete chiesto, non intendo sottrarmi ma devo riflettere per evitare le approssimazioni e le banalità che vado leggendo.

Oggi parliamo di una particolare categoria di regine, quelle incoronate dalle passerelle.

In principio furono le mannequin, flessuose fanciulle alte e sottili che in atelier o in passerella mostravano eleganti mise alle signore. Il modo in cui venivano chiamate identificava il loro ruolo e anche un po’ la percezione che se ne aveva: mannequin, manichini.

(Ph: Patrick Demarchelier per la copertina del centenario di Vogue, Aprile 1992)

Poi venne Gianni (Versace) che amava i bei vestiti indossati da donne belle e “vere”, alte e sottili sì ma non scheletriche, anzi meglio se dotate di belle forme. Non è un caso se fu lui a creare la Diana post Royal Family, arricchendo la bellezza e la classe della principessa di un gusto contemporaneo con quel tocco di glamour che mancava. A match made in Heaven, un incontro voluto dal cielo, e al cielo sarebbero tornati insieme, morendo a 47 giorni di distanza, come nessuno avrebbe immaginato mai.

(Ph: Tim Graham/Getty Images)

Per indossare la sua moda Versace si inventò le Supermodel, quelle che noi chiamavamo Top Model. Scelse le più belle, le più eleganti, le più sfrontate, le più istrioniche. Naomi, Claudia, Linda, Elle, Carla, Christy, Yasmeen, Helena, Karen, Tatiana, Kate; e naturalmente Stephanie e Cindy.

(Ph: Richard Avedon per Versace)

Stephanie Seymour nasce a San Diego nel 1968; bellissima, sofisticata, dolce e algida al tempo stesso. Prima della coppia calciatore-showgirl c’era quella supermodel-artista, meglio se maledetto. Stephanie ventunenne sposa il chitarrista Tommy Andrews, ha un figlio, divorzia e inizia una relazione con Axel Rose, frontman della band Guns ‘N Roses, che la lascia accusandola di averlo tradito. Stephanie mette la testa a posto e sposa Peter Brant, imprenditore e filantropo. Nascono tre figli ma nel 2021 la tragedia, il secondogenito Henry muore per un’overdose a 24 anni, pochi giorni prima di entrare in un rehab per disintossicarsi.

(Ph: Matt Baron/BEI/Shutterstock) Henry è il primo a sinistra

Cindy Crawford nasce in Illinois nel 1966; in passerella è più calda e comunicativa della collega e diventa famosissima per la bellezza raffinatamente aggressiva e il neo, meravigliosa imperfezione strategicamente piazzata vicino alle labbra. A 25 anni fa il colpaccio e sposa Richard Gere, addirittura più famoso di lei. Non è cosa, in quattro anni il matrimonio finisce. Cindy impalma il suo grande amore Rande Gerber, imprenditore pure lui, meno potente e paludato ma più giovane e belloccio di Peter Brant. Cindy e Rande hanno due figli, Presley e Kaia; entrambi fanno i modelli, ma solo lei ne fa una carriera. Ieri, 20 settembre, Presley muore nel rehab dov’era andato a curarsi la depressione condita da attacchi di panico e dipendenze.

(Ph: Getty Images)

Non so perché questa storia mi abbia tanto colpita, forse perché più invecchio meno posso sopportare la morte dei giovani. Qualunque giovane, qualunque morte, in qualunque parte della terra. La scomparsa in copia carbone di questi due ragazzi sembra volerci dire qualcosa che non riusciamo a capire fino in fondo ma che in fondo sappiamo già. Che la gloria passa e la vita resta, col suo carico di problemi e dolori. Che il danaro è un problema per chi non ce l’ha, ma non può risolvere tutto. Che la “perfezione” di certe situazioni che dal di fuori sembrano ideali ha un prezzo spesso pagato dai più fragili. O forse noi guardiamo vite privilegiate se non con la segreta speranza di poterle imitare almeno con l’idea che qualcosa di più di meglio – in termini di bellezza, glamour, denaro, vacanze in luoghi splendidi, frequentazioni che sembrano interessanti, più delle nostre – esiste, e dunque magari potrebbe, chissà, accadere anche a noi. E quando arriva la tragedia, l’empatia per il dolore e la consapevolezza dell’incosistenza dei sogni sono costrette a convivere.

«Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni e la nostra vita è circondata da un sonno»: William Shakespeare, La Tempesta

Le foto del giorno – Futuro e passato

Oggi ho scelto due fotografie che nella loro totale diversità raccontano della vita della morte.

Nella prima George di Galles si mostra pronto per entrare a Eton. Ciuffo ribelle domato, frac di ordinanza e il sorriso che si ha solo a quell’età, in precario equilibrio tra timidezza e sfrontatezza. Poco sappiamo di questo giovanotto che avrà comunque un ruolo nella storia, ma possiamo già dire che sembra aver ereditato la struttura longilinea di nonna Diana e appare dotato di una certa naturale eleganza che più che al padre o al nonno mi fa pensare al bisnonno
Philip. E speriamo che il passare degli anni gli regali l’elegante disinvoltura e il sense of humour, magari con qualche gaffe in meno.

(Ph: Det kongelige hoff)

La seconda chiude un cerchio e stringe il cuore. Sonja di Norvegia, in un lutto composto che si comprende dolorosissimo, dinnanzi alla bara del marito Harald, deceduto il 28 agosto, il cui funerale di stato sarà celebrato domani. La regina appare pietrificata, e confesso una certa ritrosia a intromettermi nel suo dolore, annullata dalla consapevolezza che in questo momento nulla possa toccarla.

(Ph: Takk for et godt liv)

Tra le corone che fanno compagnia alla salma del re c’è la sua, di fiori banchi. Sul nastro candido cinque parole: Takk for et godt liv, grazie per una vita meravigliosa.

Style Queens

Poche sovrane, o royal ladies in genere, hanno uno stile così efficace e riconoscibile come la Regina di Giordania. Sicuramente chic vestita all’occidentale ma secondo me ancora più charmante quando indossa capi ispirati alla tradizione del suo paese.

Oggi Rania compie 56 anni, e sceglie di mostrarsi nel ruolo di nonna. Una nonna giovane in jeans e tshirt bianca, circondata dalle quattro nipotine: Iman, figlia degli eredi al trono, con Amina e le gemelline Talia e Rania, le tre bimbe nate dal matrimonio tra la principessa Iman e Jameel Thyermiotis. Auguri a lei, che ha accolto con stile anche il nuovo ruolo (ma confesso che quel bel viso totalmente privo di segni dell’età mi turba un poco).

Non è riuscita a godersi i nipoti l’altra splendida royal lady celebrata oggi, non in vita ma in morte. Il 31 agosto 1997 Diana, nata figlia del conte Spencer, divenuta Altezza Reale e rimasta Principessa di Galles concludeva in una fiammata la sua incredibile esistenza.

L’anno prossimo segnerà il trentesimo anniversario e vedremo se ci saranno eventi particolari; quest’anno a far rumore non sono i figli William e Harry – rientrato in patria con la famiglia da pochi giorni – che immagino stiano onorando sobriamente la memoria della madre, ma il di lei fratello. L’ineffabile Charles che ha anche scritto un libro in uscita in Italia a settembre, edito da Mondadori, dal titolo Canto del cigno. Diana, mia sorella. Se ricordate il suo discorso al funerale di Diana sì, parliamo di lui. E se vi state chiedendo se si tratti della stessa persona che negò l’ospitalità alla sorella in Sudafrica, dove al tempo abitava, per non essere disturbato dai paparazzi la risposta è sì, sempre lui.

Per me, l’aspetto più interessante della vita di Diana è la sua trasformazione da anatroccolo teneramente goffo in splendido cigno, con la creazione di uno stile contemporaneo che ha segnato gli anni ’90 ma è ancora attuale.

Se volete fare un ripasso potete dare un’occhiata qui: Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte) qui: Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte) e qui: Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte).

Ci Harrypensato

Ma anche “Spare e riappare”. Sono i titoli che un geniale amico di Lady Violet e del suo sofà mi ha proposto per il post sulla notizia di oggi, partita come un sussurro e finita con la conferma ufficiale: i Duchi di Sussex tornano a vivere nel Regno Unito, almeno per un po’.

(Ph: Instagram @meghan)

Quanto po’ non è dato sapere, ma un periodo abbastanza lungo da aver deciso di iscrivere i pupi – Archie di 7 anni e Lilibet di cinque – a scuole britanniche. Scuole che inizieranno a settembre, per cui il rientro è previsto entro fine agosto; giusto in tempo per celebrare, lunedì 31, il ventinovesimo anniversario della scomparsa di Diana. Da soli, perché una delle poche certezze in questa storia è che i rapporti tra i fratelli restano pessimi.

Da ciò che si sa finora, i Sussex vivranno in una residenza non reale nei pressi di Londra, da privati cittadini; non è infatti previsto che tornino a essere dei working royal, almeno a breve.

E qui sorge l’unico vero dubbio che questa storia mi suscita. Harry ha sempre affermato di non rientrare volentieri in patria – e men che meno portarci la famiglia – non potendo più godere della protezione di Scotland Yard, persa quando ha rinunciato alle prerogative reali ma secondo lui dovuta comunque data la sua natura di figlio del sovrano. Superfluo specificare che la protezione sarebbe a carico dei contribuenti, e ora a queste cose si sta, giustamente, sempre più attenti. La protezione è stata ripristinata? Se ne è parlato durante il recente riservatissimo incontro dei Sussex coi sovrani? Oppure si è deciso per un servizio privato, pagato da Harry o gentilmente offerto da papà? Al momento non c’è risposta, ma certo una decisione doveva essere tata già presa da un po’, se è vera la voce che Charles III è stato avvertito del trasferimento solo domenica 16.

Penso che il re sarà felice di potersi godere i due nipotini più piccoli – e loro la sua compagnia – sempre sperando che la vera ragione non sia il desiderio di stare vicino al sovrano, magari più grave di quanto non sembri. Non lo penso e non voglio pensarlo. A questo proposito, le pagine social della Royal Family hanno pubblicato l’emotivo incontro tra la regina consorte e Dame Laura Lee, CEO di Maggie’s, organizzazione che si occupa dell’assistenza ai pazienti oncologici e alle loro famiglie. Camilla racconta di aver visitato un centro dell’organizzazione, di cui ha il patronage, nei giorni in cui il re aveva già ricevuto la sua diagnosi di cancro ma non era ancora stata resa pubblica. La regina ha raccontato come, dilaniata dalla notizia e dalla necessità di tenerla riservata, avesse ricevuto molto più conforto dalle ignare persone incontrate, di quanto non fosse riuscita darne. Il che dimostra come si possa svecchiare la monarchia e avvicinarla alla gente senza sminuirne il ruolo e senza ricorrere agli effetti speciali. Una cosa che Charles&Camilla stanno facendo molto bene.

Oh quante belle figlie

La principessa Eugenie di York e il marito Jack Brooksbank hanno appena rivelato il nome della loro bambina, nata due settimane fa a Lisbona.

(Ph: Instagram @princeesseugenie)

La piccola si chiama Adelaide Elizabeth Annina, tre nomi molto cari ai genitori. Se ci sono pochi dubbi su chi abbia ispirato il secondo nome, meno scontate sono le altre scelte. Adelaide potrebbe riferirsi alla moglie di King William IV, Adelaide Saxe-Meiningen; una donna notevole, celebrata dalla omonima città australiana.

(Ph: Instagram @princeesseugenie)

Annina potrebbe essere invece qualche signora portoghese vicina alla famiglia, dato che ormai i Brooksbank considerano il Portogallo casa quanto il Regno Unito.

Grande felicità anche in Giordania, dove i fiocchi rosa sono addirittura due. La figlia maggiore dei sovrani, la principessa Iman, il 14 ha dato alla luce due gemelline, che sono state chiamate Rania e Talia.

(Ph: Instagram @queenrania)

Le due piccole arricchiscono la famiglia di Iman e suo marito Jameel Alexander Termitos, già genitori di un’altra bambina, Amina. Finora alla corte hashemita sono nate solo femmine, dato che anche i principi ereditari hanno una bambina, Iman, che il 3 agosto ha compiuto due anni. Purtroppo al momento la corona giordana non può essere trasmessa per via femminile, nell’inutile attesa che le cose cambino il Re e Rania si godono le due nipotine, una delle quali si chiama come lei. Talia invece nella mitologia classica è una delle nove Muse, quella della commedia, non so perché la bimba abbia ricevuto quel nome, ma considerando le orini greche del padre non escluderei la scelta legata al mito, il che riempirebbe Lady Violet di tenera felicità.

Happy birthday super Princess

Compie oggi 76 anni questa ragazza qui, Anne Elizabeth Alice Louise Mountbatten-Windsor, The Princess Royal.

Nata il 15 agosto 1950 a Clarence House figlia della allora principessa Elizabeth e di suo marito Philip, Duke of Edinburgh, dai quali ha ereditato la tempra morale e anche quella fisica. Nell’ultimo paio di mesi l’abbiamo vista nei soliti impegni istituzionali che compie a centinaia ogni anno, in visita ufficiale in Thailandia e Corea del Sud e in full uniform a cavallo nella caldissima giornata in cui si è celebrato il Trooping th Colour. Ottenendo ancora una volta la massima ammirazione di Lady Violet, che al caldo perde la testa e la dignità. D’altro canto, se Anne divide il compleanno con Napoleone una ragione ci sarà.

Quale modo migliore per festeggiarla che conoscerla meglio? Qui trovate la prima parte del lungo post che le avevo dedicato: The Princess Royal dalla A alla Z (parte prima)

La seconda in arrivo prestissimo, e buon ferragosto!

Breaking News – È nata una bambina

Eugenie di York e il marito Jack Brooksbank annunciano la nascita della loro bambina.

La piccola, di cui non è noto il nome, è venuta al mondo alle 18.20 di ieri, 3 agosto, in un ospedale di Lisbona, in Portogallo, dove la famiglia vive gran parte dell’anno.

Madre e figlia stanno bene, la bambina al suo arrivo pesava poco meno di 3 chili.

Jack e Eugenie sono genitori di due maschietti: August, cinque anni, e Ernest, tre.

Fosse nata oggi, la bimba avrebbe avuto il compleanno in comune con l’amatissima Queen Mother e la leggermente meno popolare Duchessa di Sussex.

Festeggerà invece con Charlotte Casiraghi, fresca quarantenne, e con la piccola Iman, figlia degli eredi al trono di Giordania, che ieri ha compiuto due anni.

La piccola Brooksbank potrebbe ricevere presto qualche bel regalo, se è vero che non a Sarah ha ereditato ben 700 milioni di sterline da Paddy McNally, suo compagno prima dell’arrivo di Andrew. Male che vada, Granny le insegnerà a cadere sempre in piedi.

Oggi sposi, 45 anni fa.

Se il matrimonio del secolo fosse stato davvero la favola d’amore che veniva presentata, se non si fosse infranto contro mancanze incomprensioni e tradimenti, se la tenera sposa in seguito non si fosse infranta contro un pilastro del parigino tunnel dell’ Alma, oggi Charles e Diana – non più Principi di Galles ma sovrani – avrebbero festeggiato i 45 anni di matrimonio.

(Ph: Fox Photos/Hulton Archive/Getty)

Traguardo che con una certa involontaria ironia viene definito “nozze di zaffiro”, come l’enorme pietra – 12 carati – troneggiante sull’anello di fidanzamento che Charles scelse per Diana, o che Diana scelse da sé, a seconda delle versioni. Pietra molto cara ai reali britannici; non solo l’anello materno è stato donato da William a Catherine per il loro fidanzamento nel 2010 ma, tanto per rimanere nell’ambito familiare più ristretto, la Queen Mother aveva ricevuto uno zaffiro dall’allora Duke of York, più tardi e suo malgrado King George VI.

Anne, la Princess Royal, di zaffiri ne ha ricevuti addirittura due, uno da ciascuno dei suoi mariti.

Come si sa però, la storia non si fa con i se, sappiamo tutti come sembra sia andata e quasi tutti com’è andata davvero; oggi non ci resta che ricordare quel lontano giorno d’estate, come erano protagonisti e comprimari, e come eravamo noi.

E voi, ricordate quella giornata? Siete stati tra le centinaia di milioni di spettatori che assistettero in diretta? Lady Violet ricorda che con la sua migliore e un sacerdote amico dei genitori di lei, fece un lungo giro tra le librerie di Pescara.

Per saperne un po’ di più: Diana the bride

Sulla mise della regina: The Queen: dressing for wedding 2

Sulle ospiti: Invitate al matrimonio del secolo

Il teenager

George di Galles compie oggi 13 anni, il che ne fa ufficialmente un teenager. Tradotto, parte per uno dei viaggi più complessi e accidentati della vita, l’adolescenza.


(Ph: Matt Porteous/Kensington Palace)

Lo abbiamo visto pochi giorni fa, a Wimbledon per la finale maschile con i genitori e la sorella Charlotte: altissimo, slanciato e ormai definitivamente lontano dai lineamenti paffuti dell’infanzia.

Di lui sappiamo molto poco, anche per quel riserbo che sembra uno dei suoi tratti distintivi, meno caratterizzato di Charlotte con la sua grazia arguta o di Louis, simpatico e incontenibile.

In autunno George andrà a Eton – probabilmente la scuola superiore migliore del regno, sicuramente la più famosa – dove hanno studiato anche il padre lo zio (oddio, magari Harry non è che studiasse tanto…). William a Eton fu bullizzato dai compagni; ma erano anni difficili quelli del divorzio tra Charles e Diana. Che involontariamente ci mise del suo con la famigerata intervista alla BBC, costringendo il figlio a cercare riparo dal preside, che lo ospitò nel suo appartamento privato per tenerlo lontano dalle chiacchiere.

(Ph: Instagram @princeandprincessofwales)

George è più fortunato del padre, ha una famiglia solida e amorevole e una madre su cui poter contare.

Auguri a questo piccolo principe, sarà una gioia vederlo crescere e diventare uomo.

Un compleanno e un grande amore

Festeggia oggi il compleanno Camilla, The Queen Consort; ma il grande amore non è quello per Charles, che l’ha resa regina della cronaca prima ancora che del trono britannico, e la consegnerà alla storia. Quello di cui parlo è l’amore per i libri e la lettura, nato da bambina e ispiratole dal padre Bruce Shand.

(Ph. Chris Jackson/Getty)

Celebrata con la tradizionale sobrietà, la lieta ricorrenza è l’occasione per annunciare una nuova iniziativa: a Natale tutti i bambini del Regno Unito che frequentano la sesta classe riceveranno un’edizione speciale del libro Impossible Creatures di Katherine Rundell. Il National Literacy Trust, di cui la regina ha il patronage, celebrerà così l’Anno Nazionale della Lettura 2026.

Ho spesso espresso il mio apprezzamento per Camilla, e non posso che confermarlo anche oggi. L’amore per la lettura è una cosa che abbiamo in comune, tanto più importante negli ultimi mesi, in cui i libri mi hanno aiutata a tenere insieme le cose. Non ho letto moltissimo, ma è stato comunque prezioso.

Fatemi sapere se siete curiosi di sapere quali libri mi hanno accompagnata in questo lungo viaggio.