Che fantastica storia

La Giordania sta diventando la terra dei royal wedding! Oltre ai due annunciati questa estate, quello del principe ereditario e quello della sorella Iman, ne è arrivato uno a sorpresa che vi delizierà sia se siete accaniti royal watcher sia se invece siete semplicemente romantici. Gli sposi si chiamano Ghazi e Miriam.

Per raccontare questa storia però dobbiamo fare un lungo passo indietro, e passare dalla Giordania alla Spagna, terra d’esilio di Simeon, Zar dei Bulgari. Figlio di Boris III e di Giovanna di Savoia, l’improvvisa (e forse non naturale) morte del padre lo mette sul trono a soli sei anni; un referendum popolare ce lo toglie quando ne ha nove, e da allora comincia l’esilio. Prima ad Alessandria d’Egitto dai nonni materni Vittorio Emanuele III ed Elena, poi in Spagna su invito di Francisco Franco. Qui Simeon vive gran parte della sua vita fino al 2001, quando il suo partito vince le elezioni, e lui diventa Primo Ministro di quello che era stato il suo regno.

Il 20 gennaio1962, Simeon aveva sposato a Madrid la spagnola Margarita Gómez-Acebo y Cejuela, e a Madrid il 2 dicembre dello stesso anno nasce il primo dei cinque figli della coppia: Kardam, Principe di Tărnovo. Sarebbe l’erede al trono, se ce ne fosse ancora uno; ma il giovanotto ha i piedi per terra, studia e si laurea in economia agraria negli USA, alla Penn University. Nel luglio del 1996 sposa la sua fidanzata spagnola, Miriam Ungría y López, figlia del presidente onorario del Collegio Araldico di Spagna e delle Indie. Miriam è laureata in storia dell’arte, poi ha seguito corsi di gemmologia e gioielleria, ed è diventata designer di gioielli.

Nascono due figli, Boris e Beltrán; pur onorando gli obblighi legati al rango la coppia conduce un’esistenza tutto sommato semplice a Madrid. Purtroppo certe storie non hanno lieto fine: come nel film Il sorpasso, il giorno di ferragosto del 2008 i Principi di Tărnovo restano vittime di un gravissimo incidente nella capitale spagnola. Lei viene ricoverata con un gomito fratturato e varie contusioni, ma lui ha subito un trauma cranico. A gennaio 2009, pur rimanendo seria, la sua situazione sembra migliorata e viene dimesso. Kardam affronta complesse terapie convenzionali e sperimentali che sembrano funzionare, ma si aggrava nuovamente ed entra in coma. Non si sveglierà più. Muore il 7 aprile 2015, poco meno di sette anni dopo l’incidente. Miriam ha cinquantadue anni e due figli adolescenti; tutti e tre hanno passato un lungo periodo tra il limbo e l’inferno.

Si trasferiscono a Londra, lei si butta nel lavoro con rinnovata energia. Nel 2017 le sue creazioni sono protagoniste di due mostre; una per la prima volta in terra bulgara, l’altra in Giordania, alla Jordan National Gallery of Fine Arts, col supporto della famiglia reale hashemita. Non sappiamo se la scintilla sia scoccata in quella occasione, né sappiamo alcunché di questa love story, vissuta nel riserbo più assoluto e venuta alla luce solo ieri, quando un comunicato ufficiale della Corte ha dato l’annuncio. Miriam, Principessa vedova di Tărnovo è ora Maryam al Ghazi. In un’intima cerimonia ad Amman, alla presenza del Re di Giordania, ha sposato il Principe Ghazi bin Muhammad. La sposa ha compiuto 59 anni il 2 settembre, lo sposo ne ha tre di meno, è divorziato e ha quattro figli. Suo padre era il Principe Muhammad bin Talal, fratello minore del compianto Re Hussein, padre dell’attuale sovrano, che è dunque suo primo cugino. Ghazi varie volte ha esercitato le funzioni di reggente per il re, ed è una persona davvero interessante. Laureato in filosofia, ha studiato a Princeton e a Cambridge. Ha ricevuto il dottorato in filosofia islamica all’università egiziana di Al-Azhar con una tesi sull’amore nel sacro Corano, e nel 1993 aveva ricevuto il PhD in letteratura medioevale e moderna con una tesi dal titolo What is Falling in Love? A Study of the Literary Archetype of Love (Che cos’è l’innamoramento? Uno studio sull’archetipo letterario dell’amore. E noi siamo ancora fermi ad Alberoni…)

Ghazi è noto anche in Occidente per il grande impegnato dedicato al dialogo interreligioso; è l’autore di A common word, documento sottoscritto da 138 leader religiosi islamici che è diventato la pietra miliare del dialogo tra cristiani e musulmani. Conferma di questo impegno è forse anche il fatto che la sposa non si è convertita all’Islam.

Insomma ci è già simpatico, simpatia che ci fa perdonare i pantaloni con l’orlo à la Albert (de Monaco) e i sottostanti stivaletti. Semplice ed elegante la sposa con un abito color madreperla, il modello Valentina della maison spagnola Cortana. Un classico della maison; in seta blu e in versione cocktail, lo ha indossato anche la Reina Letizia nel 2016, alla festa per i quarant’anni del quotidiano El Pais.

Lady Violet confessa, da quando è arrivata la notizia continua a sentire la voce di Venditti che canta che fantastica storia è la vita!

Festeggiare con stile

Per me la giornata è iniziata con una brutta notizia poi rivelatasi infondata, per cui oggi ho deciso di dare la precedenza alle notizie belle. Compie 52 anni la Regina di Giordania, e festeggia pubblicando una splendida fotografia che la ritrae tra sei giovani, il futuro della monarchia hashemita. Oltre ai quattro figli Hussein, Iman, Salma e Hashem ci sono i fidanzati dei due maggiori: Jameel promesso sposo di Iman e Rajwa futura sposa di Hussein e dunque futura sovrana.

Prego notare la perfetta disposizione, con i due nuovi ingressi accanto a Rania. Tutti in abiti casual ma accuratamente coordinati, in una palette di tinte neutre accesa da tocchi blu (indossati dai due personaggi più importanti, l’attuale regina e il futuro re). Per essere precisi, quello della sovrana è “Aegean Blue”, colore della blusa Triora, della colombiana Silvia Tcherassi, mentre la futura regina sceglie la semplicità di uno chemisier écru (Rosetta Getty). Confesso, sono sempre più affascinata dal simbolismo di alcune mise, e non escludo di dedicare all’argomento qualche post.

Nei giorni scorsi la Corte aveva pubblicato alcuni ritratti della bella sovrana, presentata più come una donna impegnata che come figura istituzionale ieratica e distante. E tanto per confermare quanto appena detto Rania ricicla tutte le mise: dall’abito blu a quello rosso e nero ispirato alla tradizione, al completo Erdem color senape, tonalità rischiosa che porta con classe. Peccato per la posa da giornale di moda, ma d’altro canto io non amo nemmeno le foto a braccia conserte che – sarà il periodo – mi ricordano tanto i santini elettorali.

Va detto che il doppio fidanzamento in famiglia è stato gestito molto bene, dando la precedenza a Iman, il cui matrimonio per forza di cose avrà minore risonanza di quello del fratello. Le nozze dei futuri dovrani dovrebbero svolgersi – secondo quanto la stessa Rania ha anticipato – la prossima estate, e sarà interessante vedere come Rajwa gestirà il suo ruolo da crown-princess-in-coming, una novità in Giordania. A due settimane dall’annuncio è ancora alta l’attenzione per questo fidanzamento inatteso, arrivato come quegli spettacoli pirotecnici che illuminano il cielo d’estate D’altronde il matrimonio di un erede al trono è sempre un evento speciale, soprattutto quando gli altri sono tutti accasati, o troppo giovani per pensarci.

Se Rania ha deciso di includere la futura nuora nelle celebrazioni per il suo compleanno può farlo anche Lady Violet; a gentile richiesta ecco dunque una breve rassegna delle mise sfoggiate nel gran giorno dalla neofidanzata e dalla futura suocera.

Per la cerimonia ufficiale Rajwa ha optato per la tradizione indossando un abaya, quella sorta di caftano lungo con le maniche, spesso nero, con cui le donne mediorientali coprono gli abiti. Quello scelto è della collezione 2013 del brand libanese Orient499, specializzato in prodotti artigianali. La cintura dorata sembra proprio quella vista sulla Regina alla Festa dell’Indipendenza giordana nel 2019, un prestito o un regalo alla futura nuora? Ai piedi di Rajwa delle Chanel che decisamente non la slanciano. Qui apriamo una piccola parentesi; si è già iniziato a discutere garbatamente sull’altezza dei due sposi. Lei sembra leggermente più alta di lui, ma i sovrani hashemiti non sono noti per l’altezza: Hussein, nonno dello sposo, veniva chiamato il piccolo re, e nemmeno il padre Abdullah II svetta. La moglie è più alta di lui e porta i tacchi senza problemi, confermando dunque ciò che si diceva quando io ero ragazzina, che cioè gli uomini davvero sicuri di sé non si sentono umiliati dall’altezza delle loro compagne e anzi amano i tacchi alti che ne sottolineano la bellezza. Rania ha dunque scelto delle scarpine in pelle argentata, le Dior D, e la borsa Darling di Bottega Veneta in lucertola grigio chiaro, ad accessoriare l’abito in crêpe nero firmato Andrew GN, il cui punto focale sono le tre luminose decorazioni sul corpetto. Il nero è una scelta insolita per questa occasione, che ha però il merito di far risaltare la giovane promessa sposa.

Molte delle lettrici di questo blog hanno amato particolarmente l’abito blu plissé indossato da Rajwa in un’altra foto. È il modello Brennie di Costarellos, un modello midi in georgette lurex di poliestere, che trovate in vendita a circa 900 euro. Sarebbe interessante una immagine a figura intera, ma sicuramente la fanciulla lo indossa con grazia.

Furbetta la terza mise: anche qui un abito midi, bianco, accollato con maniche gonfie e cintura gioiello. Non che mi piaccia alla follia, ma non si può non notare che sia dello stesso stilista scelto dalla futura suocera: Andrew gn, couturier di origine sinogiapponese che ha studiato alla prestigiosa Central Saint Martins a Londra e alla Domus Academy a Milano, e ha lavorato a Parigi per Emmanuel Ungaro. I lettori più attenti – o dotati di migliore memoria – ricorderanno forse un’altra sua creazione, l’abito color corallo indossato da Mary di Danimarca alla cresima della figlia Isabella, a fine aprile (Le foto del giorno – Scene di famiglia). Neanche in quel caso avevamo gridato al miracolo, ma è evidente che si tratti di un royal must have, almeno per quest’anno.

La mise preferita da Lady Violet è la più informale, utilizzata per le foto dei due fidanzati nello stile noi due verso il domani. Una semplice camicia bianca di cotone (c’è qualcosa di più eternamente chic?) con una bella gonna lunga in seta in una fantasia astratta che sembra dipinta ad acquerello. Entrambi i capi sono di Sara Roka, brand made in Italy che prende il nome dalla sua designer, di origine canadese. Le sue creazioni mi danno una grande allegria, mi ricordano un po’ i tessuti di Positano e i camicioni che belle signore abbronzate con grandi collane di corallo portavano in estate. Made in Italy anche le scarpe, delle slingback Valentino, il modello Vlogo, che non solo hanno un colore splendido, ma mi sembrano molto più chic delle Chanel.

Queste fotografie hanno attirato una grande attenzione; più che per la mise, per gli orecchini che brillano alle orecchie della futura sposa. Sono i favolosi Plumage della linea Magnipheasant del gioielliere londinese Stephen Webster. Realizzati con diamanti bianchi e gialli per la Regina Rania, che li ha prestati alla futura nuora. E non sono i soli, anche gli orecchini che Rajwa indossa oggi – due diamanti montati su cerchi di oro rosa – sono un prestito della futura suocera.

Ladies&Gentlemen, ho l’impressione che ci aspettino mesi assai interessanti.

Le foto del giorno – E sono due!

Se temevate di andare in astinenza da royal wedding Lady Violet è qui per tranquillizzarvi. Dalla Giordania arriva la grande notizia: il fidanzamento del Principe Ereditario, Hussein bin Abdullah II, con la saudita Rajwa Khaled bin Sa se bin Saif bin Abdulaziz Al-Saif, che un giorno erediterà da Rania il titolo di Regina di Giordania e forse anche quello di sovrana più charmante dell’universo.

Il fidanzamento ufficiale ha avuto luogo ieri a casa della sposa, a Riyad, alla presenza dei sovrani e di numerosi membri delle due famiglie.

Rajwa è nata a Riyad il 28 aprile 1994 – ha dunque due mesi esatti più dello sposo – ultima dei quattro figli del businessman saudita Khalid bin Musaed Al-Saif and Azza bint Naif Al-Sudairi. La sua famiglia discende da un’antica tribù cui appartenevano gli sceicchi di Al-Attar nel Najid, l’altopiano che occupa l’area centrale del Paese.

Il padre è a capo di una grande compagnia di costruzioni con interessi in vari campi, e forse è per questo che dopo gli studi in patria, Rajwa si è laureata in architettura alla Syracuse University di New York; il che ne farà la seconda regina architetto in Giordania dopo Noor, ultima moglie di Re Hussein, padre dell’attuale sovrano. La fanciulla ha frequentato anche il Fashion Institute of Design and Merchandising a Los Angeles, e nella città californiana ha lavorato in uno studio di architettura; al momento presta la propria opera allo studio di design Designlab Experience a Riyad. Una vita tra oriente ed occidente; se alla cerimonia ufficiale si è presentata con il capo velato e un abito ispirato alla tradizione, in un’altra foto indossa un elegante plissé azzurro scuro.

Al collo e alle orecchie gioielli semplici, la scelta migliore per la sua giovane età e per far risaltare l’anello di fidanzamento: un grande – molto grande – diamante a goccia con piccoli diamanti sul gambo; perfetto per una (futura) regina.

Sarà interessante vedere quale stile sceglierà come principessa hashemita, se seguirà i dettami dell’Islam o preferirà decisamente gli abiti occidentali come la futura suocera Rania, palestinese cresciuta in Kuwait. Che ha dedicato al figlio e alla sua fidanzata – che chiama già terza figlia – un dolcissimo messaggio sui social: non pensavo fosse possibile avere nel cuore così tanta felicità. L’annuncio di questo fidanzamento arriva infatti solo sei settimane dopo quello della principessa Iman, che sposerà l’uomo d’affari Jameel Alexander Thermiotis (La foto del giorno – I royal wedding non finiscono mai).

Probabilmente Lady Violet non è la sola davanti a queste fotografie a pensare a quanto velocemente sia passato il tempo dal giorno in cui la conoscemmo come Regina Consorte; era il 7 febbraio 1999, lei aveva 28 anni e fu subito incoronata come la più bella delle sovrane, oltre che la più giovane. Oggi Rania, che compirà 52 anni mercoledì 31, si appresta a diventare due volte suocera e magari in un futuro non lontano anche nonna.

Non ci resta che prepararci al doppio spettacolo; agli sposi auguri di ogni felicità, a Rajwa l’auspicio che riesca a portare un titolo così ingombrante con grazia e determinazione. Il suo sguardo deciso e penetrante mi fa pensare che sarà così, soprattutto per la determinazione.

La foto del giorno – I royal wedding non finiscono mai

Lei è Iman bint Abdullah, ha 25 anni, è la figlia secondogenita, (e prima femmina) dei sovrani di Giordania. Lui è Jameel Alexander Thermiotis, e ha due anni più di lei; la corte hashemita ha appena annunciato il loro fidanzamento.

La madre di lei, Rania, ha pubblicato un post entusiasta per la bella notizia: Congratulazioni carissima Iman; il tuo sorriso è stato sempre un dono d’amore che ho adorato sin dal giorno in cui sei nata. Auguro a te e a Jameel una vita piena di amore e risate! Sarà pronta la bella e fascinosa regina al nuovo ruolo di futura suocera, e magari presto anche quello di nonna?

Di Iman sappiamo che ha frequentato The International Academy ad Amman per poi laurearsi in Sociologia alla Georgetown University, ateneo prestigioso, privato e pure cattolico; poche invece finora le notizie sullo sposo. Le prime informazioni lo danno nato a Caracas ma di assai probabili origini greche; non è presente sui social – o se ne è prudentemente allontanato in tempo utile – e lavora come managing partner per un fondo d’investimento a New York. Viene dunque da quel mondo della finanza che in questi anni ha fornito parecchi sposi più o meno reali. Vedremo mai una royal lady sposare un dentista?

Iman e Jameel di sono fidanzati ufficialmente ieri al cospetto della famiglia di lei, il solitaire ha raggiunto trionfalmente l’anulare della futura sposa e ora non ci resta che aspettare le nozze; fateci sognare che ne abbiamo un certo bisogno.

Queen Rania, fifty&fabulous (parte seconda)

Il 7 febbraio 1999 è l’Ascension Day di Re Abdullah II di Giordania; nel giorno in cui il padre muore il nuovo sovrano giura davanti al Parlamento. La cerimonia di intronazione (in Giordania manca una corona vera e propria) avviene il 9 giugno dello stesso anno, e in quel giorno per la prima volta il mondo può ammirare la bellezza e l’eleganza della nuova regina; quanti si sentivano orfani di Diana e del suo glamour hanno trovato una degna sostituta.

Nonostante il trucco pesante che la invecchia un po’ e le toglie freschezza, Rania risplende in un favoloso abito di Eliee Saab ispirato al costume tradizionale mediorentale, composto da un fourreau di seta beige e un pardessous ricamato. Le cronache dell’epoca attribuivano a questa mise un valore di 2.4 milioni di dollari, ma va detto che la sovrana ha indossato l’abito anche alla cerimonia per i 10 anni di regno, il che lo qualifica ufficialmente come investimento.

Se il Re di Giordania non ha corone da indossare neanche in quel giorno, la Regina sfoggia un pezzo di grande importanza; è la tiara firmata Cartier che il suocero Re Hussein donò alla terza moglie, l’amatissima Alia, morta a soli 28 anni precipitando con un elicottero. La tiara appartiene alla Principessa Haya – moglie in fuga da Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e Premier degli Emirati, accusato di essere un violento padre-padrone – che l’ha spesso prestata alla cognata. Un gioiello di grande effetto, di gusto forse un po’ più orientale e anche un po’ eccessivo – soprattutto in abbinamento con gli orecchini en pendant – ma insomma, in fondo sempre di un’incoronazione si parla.

Tanto questo diadema è importante, quanto è minimal un altro gioiello che abbiamo spesso visto sui capelli di Rania negli eventi formali; creato da Boucheron nel 2008, è una tiara trasformabile non in collier ma in bracciale. è questo che la regina ha abbinato al famoso abito dell’incoronazione celebrando i 10 anni di regno; una versione più misurata di grande eleganza.

Firmata Boucheron anche una terza tiara indossata dalla sovrana: un tralcio di foglie d’edera in oro nero e smeraldi: un pezzo molto particolare e non facilissimo da portare; dato che però è comparsa sul real capo solo un paio di volte, probabilmente si trattava di un prestito della maison francese.

Questo lo stile della regina hashemita: un mix di tradizione e modernità, ispirazioni etniche e grandi griffe. A me piace moltissimo con gli abiti ispirati ai costumi del suo paese, eleganti e scenografici insieme.

Abiti che noi definiamo genericamente caftani, a che hanno nomi, modelli, origini e funzioni anche molto diverse. Rania – che peraltro veramente di rado appare velata – li indossa con un tocco glam che è veramente la sua marcia in più.

Spostando lo sguardo a occidente, la regina ama affidare la sua silhouette così sottile e aggraziata a quegli stilisti dalle linee più semplici e pulite, con una predilezione per Prada e Armani, che l’ha vestita con due degli abiti da sera più belli mai visti.

E poi Valentino, Dior, Givenchy, Fendi, Balenciaga, Vuitton; scelte sicure per uno uno stile urbano e chic, e ogni tanto qualche errore qua e là, tanto per non sembrare troppo perfetta. Mise sempre interessanti, che sia il blu Vuitton indossato per un incontro sulla pace ad Assisi, l’insieme rosa chiarissimo che abbina la blusa al pantapalazzo per la visita alla White House, la gonna a raggi bianchi e neri indossati a Madrid o addirittura il completo Zara.

Con qualche coup de théâtre, tipo la kefiah indossata sul completo a righe, o il nero rigoroso ed elegante in visita a Papa Francesco, col capo coperto da una stola di chiffon bianco, un look che più Audrey non si può.

Invitata di riguardo ai tanti royal wedding degli ultimi anni, non sempre secondo me ha indovinato la mise. A Stoccolma, in lungo per le nozze tra la Principessa Ereditaria Victoria e il suo David era in viola Armani. Nonostante lo stilista (e il colore) all’epoca non mi piacque, e oggi francamente nemmeno. Dalle maniche diverse alla cofana di capelli cotonati tutto troppo pasticciato (e mi asterrò sul frac del Re). E poi perché quel plateau, se già sovrasta il marito?

Per la Boda Real che il 22 maggio unì Felipe a Letizia era veramente splendida in Givenchy Haute Coture; purtroppo aveva ignorato il dress code che prevedeva abito corto e cappello, e certo quella magnifica gonna abbinata a una semplice camicia bianca non può essere contrabbandata come abito tradizionale.

La perfezione non è di questa terra, per fortuna.

La prima parte del post dedicato a Rania lo trovate qui Queen Rania, fifty&fabulous (parte prima)

Queen Rania, fifty&fabulous (parte prima)

Quando viene alla luce, Rania Al-Yassin probabilmente è la principessina di casa, ma nessuno immagina un futuro regale per quella che a tutti gli effetti è una migrante. Suo padre è medico, la sua famiglia, palestinese, è originaria di Tulkarem in Cisgiordania, ma si trasferisce in Kuwait, dove Rania nasce il 31 agosto 1970.

La futura regina studia alla New English School, poi frequenta l’Università Americana del Cairo; dopo la laurea in Business Administration inizia a lavorare alla Citibank, poi passa alla Apple. In Giordania, paese nel quale la sua famiglia si è trasferita in seguito alla Guerra del Golfo. L’incontro col destino avviene una sera dell’agosto 1992, nel corso di una cena. La padrona di casa è Aisha, seconda delle sette figlie di Re Husayn, e tra gli ospiti c’è anche suo fratello maggiore, Abdullah, che manco a dirlo resta incantato da quella ventiduenne bella, intelligente e determinata.

Lui di anni ne ha trenta, è il primo dei cinque figli maschi del re ma non è l’erede al trono; è un ufficiale del regio esercito, ed è appena rientrato da una missione di due mesi nel deserto (la successione giordana ha regole piuttosto elastiche, e nel 1965 considerando la delicata situazione politica il Re al posto del figlio designa a succedergli il fratello Hassan). Per Abdullah è amore a prima vista, come racconta lui stesso nel suo libro Our Last Chance. Iniziano le telefonate, cui lei non risponde, e quando si trovano a parlare gli piega di aver sentito un po’ di chiacchiere sul suo conto. Lui la prega di non credere a tutto, poi chiede a un amico comune di intercedere; neanche questa mossa ha successo, ma l’amico rivela all’innamorato che anche la sua bella ha un punto debole: la cioccolata. Ed è così che davanti a una scatola di cioccolatini belgi Rania cede, e accetta un invito; è il novembre 1992, e Abdullah la sorprende cucinando lui stesso. I due passano sempre più tempo insieme; il 30 gennaio lui compie 31 anni e festeggia con una cena, Rania si ritrova seduta accanto al Re in persona, che resta a sua volta molto colpito da quella ragazza bella e intelligente. La notte stessa telefona al figlio: «quando vuoi che vada a parlare con i suoi genitori?» gli chiede.

La proposta di matrimonio non è proprio romanticissima, almeno per Lady Violet: Abdullah porta Rania a Tal Al-Rumman, un’altura nei dintorni della capitale Amman; sorridendo le dice che la loro relazione è diventata seria, e sposarsi sarebbe una buona idea. Lei non risponde; evidentemente anche in Giordania vale la regola del silenzio assenso, così si programma la visita ai genitori dopo due settimane.

Secondo l’uso al padre dell’aspirante sposo viene offerta una tazza di caffè, che egli però non beve finché la proposta non viene accettata; nel caso di un rifiuto il caffè resta intatto nella tazza. Sembra che la famiglia della futura sposa non conoscesse le ragioni della visita reale; immaginatevi l’ansia della padrona di casa, che prima si ritrova il sovrano in salotto, poi nota che quello non sta accettando ciò che gli viene offerto, un incubo! Alla fine la proposta è accettata, e il caffè bevuto.

Le nozze vengono celebrate ad Amman il 10 giugno 1993; la sposa indossa un abito dello stilista britannico Bruce Oldfield: un voluminoso pardessous a mezze maniche con collo montante, da cui parte lo strascico, sopra un abito (o dei pantaloni); realizzato in lucente seta avorio con ricami in oro, ispirati da un abito siriano esposto al Victoria&Albert Museum. Tra modello tessuto e ornamenti l’effetto finale è di grande pesantezza, che non esalta una sposa così giovane e graziosa.

Peggio mi sento col velo, che non è fermato da una tiara ma da un bandeau uguale al vestito, arpionato all’alto chignon che francamente avrei evitato data la differenza d’altezza tra i due. Una cofana che incredibilmente lievita ancora per il ricevimento nuziale, in abbinamento a un abito simile al precedente. Resta l’interrogativo se Rania avrebbe fatto le stesse scelte sapendo di sposare non un semplice principe, ma il futuro re.

La coppia va a vivere in un appartamento nei sobborghi di Amman, dono del sovrano, e conduce una vita piuttosto semplice. Nascono due figli, Hussein nel 1994 e Iman due anni dopo, ma i colpi i scena non sono finiti.

Re Hussein ha un linfoma non-Hodgkin che controlla con cicli di terapia negli USA: il sovrano ha 63 anni, quando diventa evidente che la malattia ha fatto il suo corso e lui ha i giorni contati. Dopo sei mesi passati alla Mayo Clinic in Minnesota rientra ad Amman per morire in patria; ricordo che su ogni Paese sorvolato dal suo aereo si alzavano a scortarlo due caccia, ideale staffetta in onore del monarca morente. Prima del rientro, nomina il figlio maggiore suo successore, al posto del fratello Hassan, di cui non apprezza (eufemismo) il modo in cui ha gestito la reggenza in sua assenza; è il 24 gennaio 1999.

Re Hussein muore il 7 febbraio, Abdullah è il nuovo sovrano; Rania, a 28 anni, è la regina più giovane del mondo.

Un piccolo royal wedding

Il periodo è quello è che è, e dunque bisogna accontentarsi. Aspettando che le cose tornino alla normalità, sperando di poter vedere presto Beatrice (di York) raggiungere Edo (Mapelli Mozzi) all’altare, questa settimana ci regala un royal wedding piccolo piccolo, ma solo per il numero dei presenti; si tratta sempre del matrimonio della figlia di un re.

Lo scorso 26 ottobre la principessa Raiyah di Giordania – la minore dei quattro figli del defunto Re Hussein e della sua quarta (e ultima moglie) la Regina Noor – aveva annunciato il suo fidanzamento col giornalista britannico Ned Donovan. Confesso, m’era sfuggito. Se il nome dello sposo vi dice poco, vi dirà di più quello del nonno materno: Roald Dahl. E se siete cinefili, anche quello della nonna materna: Patricia Neal vincitrice di un Oscar come migliore attrice protagonista per Hud il selvaggio con Paul Newman (nonché grande amore di Gary Cooper). Le nozze, previste per aprile in Giordania, sono invece state celebrate il 7 luglio nella residenza inglese della madre della sposa, con la benedizione del fratellastro Re Abdallah e alla presenza di ben quattro persone oltre agli sposi.

Ma non temete, perché una cerimonia comme il faut verrà organizzata in Giordania appena possibile. La sposa ha 34 anni, si è laureata a Edimburgo ed è una iamatologa (cioè una studiosa della lingua e della cultura giapponesi); lo sposo di anni ne ha 26, ed è un giornalista freelance che ha scritto anche sul Times ed è specializzato nei temi mediorientali e indiani. Immagino che per amore di Raiyah abbia abbracciato l’Islam, dato che ha aggiunto al suo nome quello di Faris.

La principessa ha indossato un abito assai castigato, girocollo e con maniche lunghe – in effetti arpionate al dito medio, decisamente non il mio modello preferito – in uno stile che ricorda un caftano, abbondantemente ricamato. Il capo coperto da un velo, sulla fronte un diadema con al centro una broche con un enorme zaffiro, di proprietà della madre; così in un colpo solo c’era sia qualcosa di blu, sia qualcosa di prestato. La Regina Vedova Noor portava invece qualcosa di vecchio: un caftano verde menta indossato in Marocco nel 2014.

News! Aggiornamento sulla principessa Haya

Lo scorso 2 settembre il Re di Giordania Abdallah II ha conferito alla sorella Haya l’incarico di Deputy Chief of Mission (Vice Capo Missione) della delegazione diplomatica giordana nel Regno Unito. haya abdallahLa decisione fa seguito al respingimento della richiesta di asilo presentata al Governo britannico dagli avvocati della principessa giordana, che si trova a Londra con i figli da quando ha lasciato il marito Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, ricchissimo e potentissimo governatore di Dubai.

In questa brutta storia l’aspetto privato si mischia inevitabilmente con quello pubblico, e non sorprende che il Regno Unito non abbia voluto rischiare di inimicarsi la potente famiglia reale degli Emirati concedendo l’asilo. Questa mossa ha l’obiettivo di garantire l’immunità ad Haya e ai suoi figli secondo la Convenzione di Ginevra, ma se non vado errata la prassi richiede comunque che il paese ospitante accetti il diplomatico indicato del paese ospitato.

A muoversi più decisamente in difesa di Haya, in patria e all’estero, è suo fratello Ali Bin Al Hussein (i due hanno in comune entrambi i genitori, mentre il Re è figlio di una donna diversa), secondo alcuni organi di stampa mediorientali il principe starebbe cercando appoggio tra Paesi e comunità del Golfo, e avrebbe già ottenuto il sostegno del Qatar. Una vicenda assai complicata, che rischia di avere un notevole impatto negli equilibri della regione.

Due addii

Mercoledì 21 è morta ad Amman la principessa Dina bint ‘Abd al-Hamid, prima delle quattro mogli di Re Hussein di Giordania e madre della maggiore dei suoi figli, la principessa Alia. Donna notevole, bella e colta, nata al Cairo nel 1929, dopo essersi laureata in Inghilterra insegnava all’università della capitale egiziana quando sposò il giovanissimo re hashemita, suo lontano cugino. Era il 1955, l’anno seguente il matrimonio era già finito, a causa delle insanabili divergenze tra i coniugi (e tra Dina e la suocera, che esercitava grande influenza sul figlio appena ventenne, e probabilmente temeva di venire oscurata dalla nuora). Col divorzio perse il titolo di regina ma mantenne il trattamento di Altezza Reale, anche quando si risposò con un dirigente dell’OLP più giovane di lei di 13 anni, di cui ottenne la liberazione con un’efficace azione diplomatica quando anni dopo fu arrestato dagli Israeliani. Princess Dina of Jordan funeralQuesta donna così interessante, madre di una figlia femmina, secondo l’uso islamico è stata accompagnata nel suo ultimo viaggio dai soli uomini della famiglia, in testa il figliastro Re Abd Allah. È una cosa che mi ha colpito molto: armonizzare l’aspetto privato e quello pubblico del lutto non è sempre facile, e forse neanche possibile.

Nello stesso giorno, giovedì 22, in Olanda si sono celebrate le esequie della principessa Christina. Di lei abbiamo parlato in occasione della scomparsa ( La foto del giorno – 16 agosto ); per suo espresso desiderio al suo funerale banditi gli abiti neri, e tutti i partecipanti (i figli, le tre sorelle e i nipoti) portavano un fiore. funeral-of-princess-christinaSulla bara un cuscino dei girasoli che amava tanto; gerbere gialle per i figli Nicolás Juliana e Bernardo funeral-of-princess-christina-childrenfiori sugli abiti delle tre sorelle: la ex regina Beatrix, Irene e Margriet col marito Pieter van Vollenhoven) funeral-of-princess-christina-sistersgerbere colorate per i tanti nipoti; sui volti di tutti un dolore grande anche se composto, ma in un clima sereno, alleggerito dalla cupa formalità del nero.

Armonizzare l’aspetto privato e quello pubblico del lutto, dicevamo; in questo caso ci ha pensato Christina, il suo ultimo regalo alle persone amate.