Scene da un matrimonio

Alla fine sono arrivate altre immagini delle nozze monegasche tra la bella Charlotte e il barbuto Dimitri. charlotte dimitri weddingGli sposi con le mamme: entrambe belle, entrambe famose, entrambe vestite Chanel. Considerazione 1) l’abito in tessuto operato coi tre fiocchi così stilizzati mi piace un po’ di più ogni volta che lo guardo, e ne apprezzo assai la lunghezza. Tra l’altro Charlotte ha seguito la tradizione di famiglia dell’abito corto per i matrimoni esclusivamente civili, come già era stato due volte per mamma Caroline e una per zia Stéphanie. La sua mise nuziale – abito e scarpe – è firmata interamente da Anthony Vaccarello, direttore creativo di Yves Saint Laurent, e si avvia a diventare iconica. Considerazione 2) anche voi qualche volta desiderate avere un’aria così elegantemente, così squisitamente, così assolutamente francese come le tre signore in foto? Lady Violet sì, nonostante sia così fieramente British (o meglio, Abrubritish). charlotte dimitri wedding 2

Gli sposi durante il ricevimento serale, in posa hollywoodiana. Lui un po’ (poco) James Bond, un po’ (ancora meno) Humphrey Bogart, in abito da sera con giacca bianca, all’uso dei principi regnanti (grandi amanti del genere Albert, e prima di lui Rainier). Peccato quei capelli ingellati che arrivano a sporcare il colletto… Lei in Chanel candido e acconciatura rétro. Lui non porta la fede nuziale, lei in compenso indossa il collier a festoni di diamanti, firmato Cartier, che nonno Rainier donò a nonna Grace, cui probabilmente la sposa si è ispirata, e al cui ricordo è andato il pensiero di molti.grace festoon collierIl ricevimento serale è stato organizzato a La Vigie, residenza monegasca del grande amico scomparso Karl Lagerfeld, e dev’essere stato un vero party selvaggio: mise en place con tovaglia jungle e intrattenimento musicale con l’italica band Alessandro Ristori and The Portofinos, di cui la cognata Beatrice, in Dior e coda di cavallo incofanata, sembra sia grande fan.

L’altra cognata, Tatiana, era invece in rosa; i due fratelli della sposa naturalmente in smoking, total black per Pierre, giacca bianca per Andrea.

E c’era anche zia Charlène! charlotte dimitri wedding charleneIn bianco e nero la seconda protagonista della giornata, la madre della sposa, con un abito bicolore stile impero che la rende leggermente matronale ma la fa sembrare appena uscita da un quadro di Jacques-Louis David. Pazzesca la clutch a forma di tellina!charlotte dimitri wedding caroline

E ora? Nulla sappiamo di eventuale lune de miel né di progetti per allargare la famiglia (d’altra parte il figlio della coppia, Balthasar, ha solo sette mesi). Sappiamo però che tra poco troveremo nelle librerie la versione italiana di Archipel des passions, scritto a quattro mani da Charlotte con Robert Maggiori, suo insegnante di filosofia del liceo (il libro si chiamerà L’arcipelago delle passioni edizioni La Nave di Teseo. La sposa non è infatti solo la bella fanciulla testimone di marchi prestigiosi di moda, è anche appassionata di Filosofia, che ha studiato alla Sorbona, e organizza Les Rencontres Philosophique de Monaco, manifestazione che gode di un’ottima reputazione.

À bientôt!

 

(Tutte le foto del matrimonio: therealmyroyals.com)

A Royal Calendar – 22 maggio 2004

letizia boda realOtto giorni dopo i “colleghi” danesi, vanno all’altare loro: Felipe de Borbón y Grecia, erede al trono di Spagna, e Letizia Ortiz Rocasolano, giornalista televisiva rampante e divorziata. Per fortuna il primo matrimonio era stato solo civile, dunque nessun impedimento per il rito religioso nella cattedrale della Almudena. Il periodo del fidanzamento viene funestato dall’attacco terroristico alla stazione di Atocha, e in memoria delle vittime la mattina delle nozze un ufficiale dell’esercito, scortato da due militi della Guardia Real, depone al Bosque de los Ausentes, il memoriale della tragedia, una corona di fiori da parte degli sposi con la dedica Siempre en nuestra memoria, Felipe y Letizia. 

La cerimonia è fissata alle 11.00, e nel quarto d’ora precedente la famiglia reale attraversa in corteo la Plaza de Armeria, che separa la Cattedrale dal Palazzo reale. -La Infanta Cristina, la minore delle due figlie dei sovrani, indossa una abito giallo oro con pardessous in pizzo grigio – i cui trafori consentono di vedere agevolmente i numerosi difetti del sottostante vestito – con una pamela di paglia che sarebbe stata bene sulle spiagge della Versilia negli anni ’60, più scarpe di faille marrone, chissà perché. La salva dal disastro solo la sua bellezza (e quella del marito). -L’Infanta Elena, la sorella maggiore, è meno bella ma ha sposato un uomo di gran gusto, che conosce e ama la moda. La sua mise è un capolavoro di moderna Hispanidad: un completo Christian Lacroix Haute Couture in seta rosa con pizzo e ricami avorio, col tocco scenografico della lunga mantilla nera sorretta da un’altissima peineta. Se proprio vogliamo trovare un difetto, non avrei messo la collana. -Mantilla e peineta anche per la Reina Sofía, elegante in abito lungo di raso champagne con ricami ton sur ton, firmato Margarita Nuez. Accompagna lo sposo, madre e madrina de boda secondo l’uso ispanico. Lui bello come il sole ed emozionato, non sa ancora che sta per passare un antipatico quarto d’ora, perché appena entrati in chiesa su Madrid si scatena un diluvio, così forte che la sposa non riesce ad arrivare. E dunque Felipe, contrariamente a quanto accade nei matrimoni reali dove i tempi sono rigidamente organizzati, è costretto ad aspettare in piedi da solo davanti all’altare, vivendo anche lui quella  situazione che imbarazza ogni sposo. Pertegaz_letiziaE quando la sposa finalmente arriva al braccio del padre sembra davvero un po’ affogare dentro un abito che appare piuttosto pesante. Lo ha creato il decano dei couturier spagnoli, Manuel Pertegaz, che all’epoca ha 86 anni e veste Letizia con un modello in seta intessuta con un filo d’argento: gonna a trapezio caratterizzata da un ricco ricamo con simboli araldici che ne accentua la linea e prosegue a bordare lo strascico a corolla, che raggiunge i quattro metri e mezzo; il corpetto si apre in un ampio collo che resta dritto ma troppo scostato dal viso della sposa, con l’interno a sua volta ricamato, in contrasto con la relativa semplicità del resto. letizia wedding tiaraAnche i polsini sono ricamati, ma la loro lunghezza contribuisce a creare quella sensazione di un abito troppo grande per una sposa così minuta (e tanto più bassa dello sposo; Letizia porta scarpe di Pura Lopez ricoperte dello stesso tessuto dell’abito, che non hanno ancora i tacchi altissimi che le diventeranno abituali). In testa un velo triangolare in tulle di seta ricamato con spighe e i gigli dei Borbone, dono di nozze di Felipe; per fermarlo Sofía presta alla sposa la Prussian Diamond Tiara che lei stessa ha indossato per le sue nozze quarantadue anni prima. Il disegno grecizzante rimanda alla famiglia ellenica della Reina, anche se il diadema ha un’origine prussiana, essendo stato il dono di nozze del Kaiser alla figlia Victoria Louise che nel 1913 sposò Ernst August von Hannover. La figlia della coppia, Frederika, ricevette in dono la tiara per il matrimonio con Paolo di Grecia per poi donarla a sua volta alla primogenita Sofia. Un gioiello importante e ricco di simboli che secondo me non donava particolarmente alla sposa, accentuando con le sue linee geometriche la spigolosità del viso di Letizia, all’epoca dotata ancora del naso originale.

La boda real resta nella memoria anche (soprattutto?) per una serie di episodi. -Caroline de Monaco arriva in chiesa sola soletta. Che fine ha fatto il marito Ernst August? La versione ufficiale parla di un malore, voci insistenti parlano di libagioni eccessive alla cena prenuziale.  Bello il cappello, ma la giacca un po’ grande accentua il tono mesto (tutto Chanel, ça va sans dire). Wedding Of Spanish Crown Prince Felipe and Letizia OrtizClotilde Coureau è da poco entrata in casa Savoia ed è diventata mamma. In una delle prime uscite da principessa indossa un completo indefinibile per forma colore tessuto e applicazioni (quelle sulla schiena sono ali?). Peccato, avrebbe potuto distrarre l’attenzione dal suocero Vittorio Emanuele, che tira uno sganassone al cugino Amedeo d’Aosta, reo di avere avuto un posto migliore del suo (essendo cugino di Sofía viene incluso nel gruppo-famiglia), ma fondamentalmente reo di pretendere al trono d’Italia. greci boda realPacificamente parte della famiglia ovviamente i Reali di Grecia, con Marie-Chantal gloriosamente incinta che inalbera un cappello da sogno; non potendo esagerare con l’abito esagera col copricapo, brava! .A proposito di cappelli, a me piace questo (lui è uno dei principi di Bulgaria, Kubrat, con moglie Carla); la mise invece è veramente terribile. -Chi tanto e chi niente: Rania di Giordania arriva da sola, meravigliosamente vestita Givenchy. Però è in lungo e senza cappello, e tanti saluti al dress code.

La famiglia della sposa, mamma Paloma e sorelle Telma ed Erika, vanno da Felipe Varela che le veste in nuance ma tutte uguali. Temevano di non essere riconosciute? miguel bosè boda real

E sì, c’era anche lui.

La foto del giorno – 12 maggio

Oggi come ognun sa in molti paesi inclusa l’Italia è la giornata dedicata a festeggiare le mamme. queen windsor horse showDedicare la foto del giorno a lei, che oltre ad essere la decana e la più amata, almeno da noi, delle sovrane è anche quattro volte mamma, otto volte nonna e otto volte (per ora) bisnonna può sembrare scontato, ma ciò che ha determinato la scelta di questa immagine è un preciso dettaglio, la sua mise (indossata ieri al ricevimento del Royal Windsor Horse Show). Sì cari lettori, perché se la vostra mamma – o la vostra nonna – è di una generazione vicina a quella di Her Majesty, è cioè nata tra la fine degli anni ’20 e gli anni ’30, nel suo armadio c’è sicuramente stato, e forse c’è ancora, lui, lo Chanelino. Cioè un tailleur composto da gonna – o abitino, come in questo caso – e un giacchino che segue regole precise: modello a sacchetto, tessuto bouclé, profili a contrasto. E cosa distingueva lo Chanelino da ogni altro tailleur Chanel? Ovvio, il fatto che non venisse da Parigi, ma fosse scaturito dalle abili mani della sarta di famiglia (a volte la mamma stessa). Sì perché le nostre mamme, quelle che come la mia erano quasi coetanee di Her Majesty, erano passate per le rigide maglie della guerra e delle privazioni,  avevano col denaro un atteggiamento più cauto e rispettoso (se mi passate i termini) del nostro. E anche quelle che potevano permetterselo non è che chiamassero sempre Mademoiselle Coco, a volte telefonavano alla sarta di fiducia. E Coco, che era una donna anche lei, e anche lei con un passato di miseria e privazioni, queste cose le sapeva bene, e si inventò modelli dalle linee più semplici di quelle che erano andate in voga prima del suo arrivo, che rendevano chic le donne liberandole definitivamente da lacci corsetti e scomodità varie. Poi scoprì che questi modelli erano così belli e comodi e facili che li copiavano dappertutto. E si arrabbiò? Ma neanche per sogno, reagì dicendo più o meno così “Se mi copiano è meglio: copiare è un segno d’amore e l’amore è ciò che rende eterni”.  Anzi, a dirla tutta iniziò anche lei a far realizzare i suoi capi fuori dalla Maison. Uno dei suoi tailleur più famosi, quello rosa con dettagli blu indossato da Jackie Kennedy il giorno della tragedia di Dallas non era stato cucito a Parigi, ma a New York da Chez Ninon, con un procedimento detto line to line, messo appunto da Coco Chanel in persona, come abbiamo raccontato qui: Quel tailleur rosa.

Insomma, parafrasando un mio amico, potremmo dire che se uno Chanel è per sempre uno Chanelino è per tutte le mamme, regine comprese.

La foto del giorno – 31 marzo

A quaranta giorni dalla scomparsa lo spirito di Karl Lagerfeld è tornato ad aleggiare sulla Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo, insieme allegra e sfolgorante nello stile Riviera immaginato da Kaiser Karl per quello che sarebbe stato il suo ultimo allestimento. Nato nel 1954, assunto a prestigioso glamour con l’arrivo di Grace, il ballo, primo grande appuntamento mondano dell’anno, dal 1999 veniva curato personalmente dalla padrona di casa Caroline con l’aiuto del genio immaginifico del suo grande amico Karl. Assente Charlène (le due cognate si sono evidentemente divise i due eventi clou del Principato, Bal de la Rose a Caroline, Bal de la Croix Rouge a Charlène), assente Stéphanie che alle serate mondane preferisce quelle circensi, c’era il ramo Hannover-Casiraghi al completo. bal de la rose 2019Se il tema Riviera voleva ricordare gli anni d’oro di Monaco, quelli di Grace, a Beatrice Borromeo non sarà parso vero di dimostrare che la vera erede della divina principessa è lei. Abito Dior in tulle tortora punteggiato di strass con profonda scollatura a V, chignon alto e impalcato e il tocco fifty-glam dei guanti di raso. Ecco, i guanti mi piacciono assai, il resto – so che molti di voi non saranno d’accordo – francamente ha un po’ stufato. Elegante sicuro, ma lo chic richiede di osare un po’ di più, e imitare lo stile di qualcun altro non è proprio indice di grande personalità. Caroline invece osa pure troppo, in Chanel con una massa di rouches rosa che scappano dalla gonna ma non coprono i piedi, il tipo di abito che può portare con classe solo lei. Bellissima però la scollatura, che sottolinea il collier a tre fili di perle con broches di diamanti; è parte della parure Van Cleef&Arpels dono di nozze di Ranieri alla moglie. Così, tanto per far capire chi è la vera erede di Grace. Tra il principe Albert e il figlio Dimitri, fidanzatissimo con Charlotte, c’è la “consuocera” Carole Bouquet. Come per Caroline, l’abito non mi piace granché ma lei moltissimo, adoro queste signore over-sixty che sono state e sono ancora bellissime, hanno facce e corpi consapevoli di aver perso la freschezza giovanile, ma avendo perso nel corso degli anni cose molto più importanti – affetti, amori, amici – si godono ogni istante scoprendo gioie e vantaggi della maturità. Charlotte in Saint Laurent è splendente nonostante il top paillettato (li odiavo negli anni ’80, figuriamoci adesso). Posso fare la zia acida con lei e con la cognata Bea? Ragazze, superati i trenta, soprattutto se nel frattempo sono nati dei pupetti, bisogna considerare l’underware, che se la prima legge della terra è l’impermanenza, la seconda ahimé è la gravità. Tatiana Santo Domingo in Andrea Casiraghi ha scelto un Giambattista Valli rosso e spagnoleggiante – per altro abbinato a capigliatura opportunamente composta – che col tema Riviera non c’entra un piffero, ma siccome non mi piace quasi mai e stavolta invece sì ve la segnalo. Chiude l’allegra brigata la piccolina di casa Alexandra in un pirotecnico Sandra Mansour; è ancora nella fase anatroccolo ma il cigno sta per sbocciare. Rose Ball 2019 To Benefit The Princess Grace Foundation In MonacoE non andate via senza ammirare la mise en place!

(Ph. Getty Images)

 

Adieu Karl

E il sole tramontò su Kaiser Karl.Karl & CarolineHa lavorato fino alla fine per la sfilata Fendi Autunno-Inverno, prevista per giovedì a Milano, ma anche fuori dalla cerchia degli intimi più d’uno s’era preoccupato non vedendolo uscire in passerella a salutare il parterre lo scorso 22 gennaio per la collezione Chanel Couture. Lagerfeld e Chanel sono una cosa sola dal 1983, 35 anni in cui grazie a lui è tornata all’antico splendore la maison che dopo la morte di Mademoiselle Coco sembrava avviata sul viale del tramonto, una signora agée e démodeée al pari di Norma Desmond. kl chanelNe ha preso i simboli, il tweed, il jersey, il matelassé, il bianco e nero, le perle, la camelia,  e li ha trasformati in icone pop, declinandoli in una serie di prodotti alla portata di (quasi) tutte, perché chiunque potesse portarsi a casa il suo tesoro griffato con la doppia C. Haute couture per pochissime, prêt-à-porter e borse per poche, bijoux per qualcuna in più, occhiali e profumi per molte; oggetti di culto anche per le nuove generazioni che hanno adorato le gonne mini, le giacche corte e i gioielli sontuosi. Un’operazione che ha tracciato la strada agli altri stilisti – uno per tutti, Tom Ford – chiamati a rinnovare maison dalla storia lunga e prestigiosa. kl ysl woolmark prize“La tradizione va maneggiata con cura in quanto può uccidere. Il rispetto non è mai stato creativo”, dirà in un’intervista a Vogue America nel 1984.

Karl nasce ad Amburgo nel 1933, o nel 1935, o nel 1938, ma insomma chi è che non si toglie qualche anno o qualche chilo? E lui a un certo punto se ne toglie addirittura 42 (di chili, non di anni), e quasi settantenne diventa ancora più punk, ancora più rock, l’icona della sua icona.

Giovanissimo lascia la Germania per Parigi dove si fa notare presto, e nel 1954 vince il Woolmark Prize ex equo con un ragazzo magro e timido che si chiama Yves. Yves Saint Laurent, il suo nemico amatissimo. Che diventa suo rivale anche nella passione per Jacques de Bascher, uomo di grande bellezza sublime eleganza e irresistibile charme, il grande amore di Karl scomparso troppo presto.

Dopo il premio Karl va a lavorare da Pierre Balmain, Yves da Dior, che muore all’improvviso lasciando la Maison nelle mani di quel ragazzino di soli 21 anni. Per Karl la carriera è più lenta, dopo Balmain c’è Jean Patou che muore nel 1963; è il momento di lasciare l’haute couture, riservata a poche clienti e decide di diventare stilista di prêt-à-porter, collaborando con Chloé e molti altri. Ed è qui che si rivela il carattere peculiare di Lagerfeld: capisce lo spirito del tempo e i cambiamenti che stanno avvenendo e li anticipa.

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Il grande amore, Jacques de Bascher

Nel 1965 cinque sorelle romane cercano qualcuno che rinnovi l’immagine dell’azienda di famiglia, che lavora pellami; Franco Savorelli di Lauriano porta loro il giovane Karl: è l’inizio di una collaborazione che trasforma Fendi in uno dei marchi di moda più amati al mondo. Lagerfeld reinterpreta il concetto di pelliccia, la alleggerisce, la tinge, la mischia ad altri materiali e si guadagna così un contratto a vita, lo stesso che poi avrà da Chanel. kl fendiMolte volte l’ho visto uscire dall’atelier di via Borgognona, prima pieno e sornione come un gatto, come l’adorata Choupette – la birmana bianca che potrebbe ereditare la sua fortuna – poi magrissimo e nervoso, i capelli sempre più bianchi legati in un codino da un nastro nero, ventaglio e pantaloni di pelle, un visconte di Valmont in versione punk. E sempre, sempre, sempre con gli occhiali da sole, abitudine che lo accomuna all’imperatrice di Vogue Anna Wintour, con cui divide anche la passione per la magrezza e un certo disprezzo per le taglie non dico comode, ma perfino normali. karl-lagerfeld-kim-kardashianQualche anno fa dà della grassa ad Adele (che oggettivamente magra non è, ma che diamone!) poi per scusarsi le invia un set di borse Chanel, capirai che sforzo! Ecco, io gliele avrei mandate indietro, non prima di averle riempite di quelle belle caciotte profumate, che lui tra l’altro sempre a dieta neanche poteva mangiare. Tanto poi alla fine tocca pure a lui far buon viso alla signorina Kardashian e alle sue generose forme sempre generosamente esposte, e ci si deve fare pure una di quelle foto sempre odiate.

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Caroline fotografata da Karl

Tanto odia essere fotografato quanto invece ama stare dietro l’obiettivo; spesso crea  le campagne pubblicitarie per le collezioni che firma, ma i suoi scatti compaiono anche nelle riviste più importanti. Suoi molti dei più bei ritratti della grande amica Caroline de Monaco, una delle sue muse, donne anche diversissime tra loro che considera indispensabili per il processo creativo. Processo che non si limita alla couture, ma si espande in campi diversi tanto da essere considerato una sorta di moderno artista rinascimentale: stilista couturier, fotografo ma anche editore, imprenditore, pubblicitario, perfino attore a tempo perso. Grande appassionato e collezionista d’arte, nel 1999 apre a Parigi, in rue de Lille, la libreria 7L, specializzata in testi su arte e cultura. E naturalmente nell’opera omnia del maestro che di libri pare ne abbia addirittura trecentomila.

Con Caroline organizza manifestazioni che restano impresse per inventiva ed eleganza; indimenticabili le sue regie del Bal de la Rose che si tiene ogni anno nel mese di marzo e i cui proventi vanno a sostegno della Fondation Princesse Grace, in favore dei bambini in difficoltà. Nel 2013, per i 150 anni della Société des Bains de Mer (la cassaforte del Principato che riunisce casinò, ristoranti, locali alla moda e gli hotel più lussuosi) Karl si inventa una serata Belle et Pop che fa sensazione come i favolosi fashion show in cui stagione dopo stagione presenta le nuove collezioni.kl bal de la roseLa capacità di guardare la moda non come un giardino incantato destinato a poche elette ma come parte vivace e attiva della società, la sua abilità nel coinvolgere persone, mondi, settori e saperi sono per me i suoi caratteri più importanti. Ma se dovessi scegliere di ricordarlo per una cosa sola sceglierei il progetto Métiers d’Art, ideato per Chanel nel 2003; una collezione annuale dedicata a far conoscere ed esaltare la squisita maestria artigianale di atelier storici parigini, come Desrues che produce bottoni, o Lesage e i suoi ricami haute couture.

Qualche anno fa, in occasione della mostra Mademoiselle Privé alla Saatchi Gallery di Londra, ho avuto l’opportunità di seguire un workshop con una deliziosa ricamatrice di Lesage che nel breve spazio di un’ora ci rivelò qualche segreto del suo mestiere, facendoci decorare con piccoli cristalli un elemento di ottone, che poi ci fu consegnato in un’elegantissima scatola.

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Ecco, se la moda in generale e l’haute couture in particolare servono a creare non solo abiti belli ma anche emozioni, Karl Lagerfeld non sarà dimenticato.

 

Lady Violet’s Advent Calendar – Day 6

In questi giorni il web è inondato dalle immagini di Place Vendôme con una installazione dalla forma piuttosto equivoca, una struttura gonfiabile evocante sia un grande albero stilizzato sia altro che non staremo a specificare. Paul McCarthy Place Vendome Lady Violet è qui per svelarvi l’arcano: trattasi banalmente di una bufala. L’albero gonfiabile dal rivoluzionario titolo Tree, opera dell’artista statunitense Paul McCarthy,  è stato veramente piazzato in Place Vendôme – come peraltro è evidente dalle immagini – ma nell’ottobre del 2014 in occasione dell’annuale FIAC (Foire Internationale d’Art Contemporain). Tra l’altro fu anche rimosso prima del tempo, perché qualcuno – buontempone, sdegnato amante dell’arte o moralista non è dato sapere – lo sgonfiò durante la notte e l’artista rifiutò di rigonfiarlo. Sic transit gloria arboris.

Se siete davvero interessati a sapere come Place Vendôme si prepara ad accogliere Papa Noël, ecco due belle fotografie che sono state scattate in esclusiva per voi.place vendome 2

Ecco l’addobbo: semplici alberi di Natale costituiti da eleganti e slanciate strutture coniche in perfetta armonia con la geometrica bellezza della piazza – la cui forma ottagonale si dice abbia ispirato a Coco Chanel il tappo del suo profumo più famoso, il N°5 – che di giorno rivaleggiano in altezza con la Colonna e la sovrastante statua di Napoleone, e di notte si illuminano, gareggiando coi bagliori dei favolosi bijoux esposti nelle vetrine dei gioiellieri che la abitano: Boucheron, Buccellati, Bulgari, Cartier, Chaumet, Chopard, De Grisogono, Repossi, Tiffany, Van Cleef & Arpels, in rigoroso (ma assolutamente incompleto) ordine alfabetico. place vendomeEleganti, semplici, grafici e di classe, scommetto sarebbero piaciuti anche alla più famosa residente, quella Mademoiselle Coco che occupò per 34 anni una suite dell’Hotel Ritz.

Per completezza di informazione va detto che nella capitale francese molti degli addobbi previsti non sono stati montati – e quelli già presenti rimossi – a causa delle manifestazioni organizzate a Parigi nel prossimo weekend dai Gilets Jaunes.

Quel tailleur rosa

La First Lady non può saperlo quando lo indossa la mattina di quel venerdì 22 novembre, ma nel giro di qualche ora lei sarà una giovane vedova con due bambini piccoli, il sogno di Camelot svanito per sempre, e il suo tailleur rosa consegnato alla storia. jackie dallas arrival Jackie chiedeva spesso l’approvazione di Jack per le sue mise; le sorelle Fontana raccontavano che una volta, quando lui era solo un senatore di belle speranze in trasferta a Roma con la deliziosa giovane moglie, lei volle che fosse il marito a decidere quale tra gli abiti selezionati in atelier avrebbe dovuto acquistare. In una intervista dopo la tragedia lei rivelò che lui le aveva detto: pranzeremo con tutte queste ricche signore repubblicane, con pellicce di visone e braccialetti di diamanti, e tu sarai meravigliosa quanto loro. Sii semplice, mostra a queste Texane cosa sia davvero il buon gusto. jackie pink suit india E Jackie, la giovane First Lady che all’insediamento del marito si fa notare per essere l’unica signora a indossare un cappotto (color crema, creato per lei da Oleg Cassini) e non il visone, accontenta Jack.  La scelta cade su un tailleur rosa, o meglio raspberry pink, cioè lampone, già indossato in altre occasioni. Uno Chanel in tessuto bouclé, gonna dritta e giacca a scatoletta con colletto di seta blu. Stessa seta per la blusa senza maniche e per bordare i polsi e le quattro taschine; profili in smalto blu per i sei bottoni dorati che chiudono il doppio petto, e per i due su ciascuna manica. chanel fall winter 1961 Il tailleur (il primo a sinistra nella foto) è un modello della collezione Autunno Inverno 1961, ma a lungo si è discusso se quello indossato da Jackie fosse uno Chanel originale o una copia. Il dubbio è stato risolto definitivamente nel 2010 da Justine Picardie nella biografia Coco Chanel: The Legend and the Life. Kennedy padre aveva consigliato alla nuora – lei che era così europea, così francese per aspetto, modi, cultura, e pure per il cognome, Bouvier – di indossare abiti made in USA per evitarsi critiche dalle patriottiche massaie americane. JFK & Jackie At Love Field (11-22-63) E dunque il tailleur fu effettivamente cucito negli USA da Chez Ninon, sartoria specializzata nelle repliche di capi Haute Couture ma con materiali – tessuti, bottoni, anche la catenella cucita all’interno della giacca secondo l’uso della Maison francese –  arrivati direttamente da Rue Cambon. Il completo fu realizzato seguendo il procedimento “line to line” messo a punto da Chanel, e completato da un pillbox dello stesso tessuto bouclé più scarpe e borsa blu e guanti bianchi al polso.

jackie dallasI Kennedy a bordo dell’Air Force One atterrano a Dallas alle 11.40 e salgono su una  Lincoln Continental con il Governatore John Connally e sua moglie Nellie; l’auto sta attraversando Dealey Plaza quando si sentono degli spari. Il Presidente è colpito alla testa, anche il governatore viene colpito ma meno gravemente. Nel caos generale l’auto raggiunge rapidamente l’ospedale Parkland Memorial, dove alcuni giornalisti riferiscono di aver visto la First Lady stringere a sé la testa del marito, come a proteggerlo; altri riferiscono che Jackie ha tra le mani materia cerebrale di Jack, che vuole consegnare ai medici. Il Presidente viene dichiarato morto alle 13.00. jackie johnsons Un’ora dopo la salma viene imbarcata sull’aereo presidenziale, salgono a bordo anche Jackie e il nuovo presidente, Lyndon B. Johnson, che alle 14.38 giura fedeltà alla Costituzione nelle mani di Sarah Hughes, un giudice donna nominata da Kennedy. Al suo fianco la moglie Lady Bird e una sconvolta Jackie, l’abito e le gambe imbrattate del sangue del marito. Il cappello indossato dalla First Lady, che era tenuto fermo da uno spillone, è scomparso. jackie stained suit Jackie si terrà addosso il tailleur insanguinato fino al giorno dal dopo quando la sua cameriera personale, Providencia Paredes infila tutto in una scatola – comprese calze scarpe e borsa – che invia alla made di Jackie, Janet Auchincloss perché la conservi. Il tailleur, mai ripulito dal sangue del presidente, è stato in seguito donato ai National Archives in Maryland, dove è conservato in una teca sottovuoto, di cui non si conosce l’esatta ubicazione. Per desiderio degli eredi, cioè della figlia Caroline, non sarà mostrato in pubblico prima del 2103. Una scelta opposta a quella di Jackie, che a chi cercava di persuaderla a togliersi quell’abito così tragicamente rovinato, rispose Oh, no … I want them to see what they have done to Jack.

 

 

A Royal Calendar – 20 ottobre 2012

Lussemburgo in festa sei anni fa per le nozze religiose del trentunenne Principe Ereditario Guillaume, che porta all’altare la fidanzata Stéphanie de Lannoy. lux wedding Lei appartiene a un’aristocratica famiglia belga le cui origini risalgono al Trecento; nel Cinquecento alcuni membri della casata portarono anche il titolo di Principi di Sulmona, cosa che non mancherà di interessare i numerosi abruzzesi amici del blog. Il fidanzamento viene purtroppo funestato dalla scomparsa della madre della sposa, a due soli mesi dalle nozze, che non subiscono però alcuno stravolgimento. lux civil wedding Il giorno precedente il matrimonio civile davanti al sindaco della capitale; Stéphanie ci aveva illusi presentandosi in Chanel, purtroppo l’illusione sarà presto fugata dalla noiosa banale realtà. La sera, al pre wedding party, fa la sua comparsa Elie Saab;

lux prewedding steph la sposa indossa un abito in pizzo grigio, nel più classico stile della maison libanese, ma pericolosamente simile a quello beige della suocera; l’una illumina la sua mise con la Diamond Vine Leaves Tiara, l’altra con l’importante Chaumet Diamond and Pearl. lux prewedding mt Ospiti tutte le teste coronate in circolazione: Mathilde del Belgio arriva al braccio del marito, in Armani Privé blu elettrico con la Laurel Wreath Tiara, Maxima d’Olanda in un Jan Taminiau veramente flamboyant e la Mellerio Ruby Tiara (la rivedremo a Londra la prossima settimana?),

Caroline de Monaco in Chanel Couture con la Cartier Pearl Drop Tiara in testa e la Charlotte’s Russian Fringe al collo, Mette Marit di Norvegia in un bellissimo Emilio Pucci rosso scuro e la piccola Diamond Daisy tra i capelli dall’acconciatura vintage.

La mattina dopo, tutti in chiesa – la Cattedrale di Notre Dame – per le nozze religiose. Lux wedding StephanieStéphanie arriva al braccio del fratello maggiore Jehan (il padre, molto anziano, è sulla sedia a rotelle) nell’ennesimo Saab, molto bello ma non memorabile, la piccola tiara di famiglia sui capelli biondi. In azzurro con tocchi arancione i bambini del corteo nuziale, mentre le due damigelle d’onore – la sorella di lui e una nipote di lei – sono in lungo color melone, un po’ troppo estivo. lux wedding mt Madre dello sposo in corallo: da Natan, la maison che firma questa mise, evidentemente temevano che una linea semplice l’avrebbe slanciata troppo, e hanno pensato bene di aggiungere una stola rigida che regala alla povera granduchessa l’effetto di un bonbon incartato e chiuso da un’enorme broche, di cui,  se non ricordo male, all’epoca si disse pure che fosse bigiotteria. La modista belga Fabienne Delvigne completa il tutto con una piccola toque in tinta che francamente non aggiunge nulla, ma in compenso contribuisce ad sottolineare la rondeur della granduchessa. Tra le auguste ospiti très chic Caroline de Monaco in total look Chanel (la perfezione è nei dettagli: notare il guanto a gomito e calze e scarpe in nuance perfetta).

Elegante pure Letizia di Spagna, che non ama i cappelli e quando è costretta se li mette malvolentieri. Qui invece ne abbina con successo uno finalmente importante a un soprabito in pizzo in splendido contrasto con l’abito taupe.

Ni per Mary di Danimarca, vestita più per una giornata in ufficio che per un royal wedding; e quel cappello, troppo pesante! Quasi no per Marie-Chantal di Grecia: non mi convince troppo il colore, e ancora meno il modello. lux wedding sophie La mia preferita tra tutte le royal ladies è sicuramente la contessa di Wessex, con questa versione British del New Look che innalzò alla gloria eterna Monsieur Dior. Abito di Emilia Wickstead in perfetto stile fifties ma sdrammatizzato da stampa grafica ispirata alla più inglese delle country lives, cavalli compresi. Cappello Jane Taylor dalla stupefacente forma aerodinamica che contrasta splendidamente coi suoi colori chiari e ha anche il merito di slanciarla.

Bisogna però ammettere la verità, non importa quanto fossero belle le invitate, quanto originali i loro cappelli, quanto chic le loro mise, quanto favolosi i loro gioielli, queste nozze passeranno alla storia per LUI il fagiano atterrato sulla bionda testa di Máxima, all’epoca non ancora regina dei Paesi Bassi. Superfluo ogni commento, ma è proprio il caso di dire, al suo coraggio, chapeau!

lux wedding maxima

 

Chic Shock e Boh Royal Wedding Edition

Mica vorremo trascurare le invitate? Assolutamente no! Eccole in ordine sparso

Le Royals 

Princess Eugenie Of York Marries Mr. Jack BrooksbankNon intendo le parenti della sposa ma le altre perché sì, ce n’era pure qualche altra, come Marie-Chantal e figlia Maria-Olympia di Grecia, scortate dal marito e padre Pavlos (uno dei pochi casi in cui la barba non rende più interessante chi la porta). Chic entrambe soprattutto per come hanno abbinato i cappelli. Poi l’abito cipria dell’una è elegante ma scontato, il Dolce&Gabbana rosso dell’altra è molto bello ma magari non adattissimo a un matrimonio.

C’erano anche degli Hannover, che alla fine in effetti di Eugenie sono pure parenti; stiamo parlando dei figli del primo matrimonio di Ernst, poi marito separato di Caroline de Monaco, accompagnati dalle rispettive consorti. Shock la bionda Ekaterina, non solo per l’apertura inguinale della gonna ma soprattutto per il clamoroso cappello bipenne che sembra il petaso alato di Hermes (il dio greco, non la maison francese). Ammirevoli i capelli del marito in pendant.

Boh per la bruna  Alessandra. Lei è bella ma il vestito non mi entusiasma. Nella foto qui sotto potete ammirare le suddette signore, più amiche, in tutto il loro splendore. eu w royals & co

Le ex di Harry 

Accomunate dall’aver intrecciato le loro esistenze – per un tratto più o meno breve – con quella dello spice boy più adorabile del pianeta, queste signorine sono una presenza costante ai royal wedding, hai visto mai. In ordine di durata della liaison: Chelsy Davy in abito blu da signora malandrina e cappellino Jane taylor, che certo rispetto alla signora a fianco pare Chanel. Purtroppo non lo è, quindi boh. (Sia detto per inciso, la signora a fianco, in tuta supertrendy purtroppo accessoriata con sandaletto, borsa di peluche e cappello alla Jackie Stuart è Lady Melissa Percy, figlia del ricchissimo Duca di Northumberland). Segue Cressida Bonas in Tory Burch; va bene che va il velluto, ma pure il bandeau in testa (Juliette Botterill) è troppo. Interessanti ma incomprensibili le scarpe. Boh. Chiude Ellie Goulding in Suzannah. Confesso, ho anch’io qualcosa del genere, ma ci dormo. Shock.

Le modelle

Ci sarà una ragione se Kate Moss è diventata una supertop, pure con 10 centimetri di altezza in meno? C’è, e si vede: eccola accompagnata dalla deliziosa figlia teenager Lila Grace (vestita da teenager, lasciamola sperimentare) con un tailleur Chanel bianco a pois blu per cui ucciderei, avrebbe ucciso mia madre e ucciderebbe pure mia figlia, se ne avessi una. Come se non bastasse, velette Philip Treacy per entrambe. Chic, a dire poco. C’era anche Naomi, in Ralph&Russo Couture. Ora, Naomi è una dea, e rende divino tutto ciò che tocca. So che voi vi aspettate che dica che è tutto troppo: troppo nero (pure le calze!), troppe piume, troppo lifting, troppo pure il cappello (anche questo Phili Treacy), ma non posso, e non lo farò. Chic, shock o boh? Dea.

Le Delevigne

Definire modelle le sorelle Delevigne è riduttivo, e dunque si meritano una categoria a parte. Fantastica Cara, in Emporio Armani. In effetti non ha rispettato il dress code, però il cappello ce l’ha! Ed è firmato da Nick Fouquet per Chanel. Chic, assolutamente. In Oscar de la Renta Poppy: bello l’abito, geniale l’abbinamento col trench. E poi, solo il coraggio di mettersi quel cappello di Victoria Grant… chic.

Le attrici

C’era Demi Moore in total burgundy con abito Stella McCarney e fascinator modesto da signora bene Philip Treacy; in mano la stessa borsa che Meghan aveva durante la visita nel Sussex lo scorso tre ottobre ( Sussex + Sussex in Sussex ). La presenza di Demi mi sollecita la stessa domanda che mi pongo quando vedo Valeria Marini sul red carpet del Festival di Venezia: chi l’ha invitata? boh. E c’era Liv Taylor in total blue, con tailleur midi-quasi-maxi sempre Stella McCartney e fascinator Stephen Jones. Bella e dolce ma dimostra 10 anni di più. Perché? Boh.

Le parenti di

Col fatto che la figlia faceva la damigella, Ayda, moglie di Robbie Williams, deve aver pensato di essere la sposa. E si è presentata in un Armani Privé dal colore pericolosamente nuziale; la mise, le scarpe silver, il cappello Philip Treacy, tutto molto chic, ma la prossima volta stia più attenta. È arrivata pure Pippa, baldanzosa sui tacchi nonostante il decimo mese di gravidanza. Il verde bosco dell’ abito Emilia Wickstead e del cappello Jane Taylor è il colore di stagione; Pippa sicuramente segue la moda, il punto è che non la precede mai. Chic con riserva, ma con tanti auguri.

Le altre

Essendo questo blog ispirato a Lady Violet, potremmo ignorare la presenza di Julian Fellowes, l’autore di Downton Abbey, accompagnato dalla sua signora? Ovviamente no. Ma perché Lady Emma s’è vestita da Royal Guard, colbacco compreso? In compenso quello dev’essere l’unico cappello che non ha rischiato di volare via. Shock. Al lato opposto Pixie Geldorf sembrava appena uscita dalla doccia. Sarà per il color bubble gum, sarà per i sandaletti dorati, sarà per il turchese della piccola clutch, sarà per le gambette in controluce, ma si fa una certa difficoltà a riconoscere questo capetto come creato dall’ultrachic brand Céline e costato quasi 3000 euro. Shock.