La foto del giorno – 31 marzo

A quaranta giorni dalla scomparsa lo spirito di Karl Lagerfeld è tornato ad aleggiare sulla Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo, insieme allegra e sfolgorante nello stile Riviera immaginato da Kaiser Karl per quello che sarebbe stato il suo ultimo allestimento. Nato nel 1954, assunto a prestigioso glamour con l’arrivo di Grace, il ballo, primo grande appuntamento mondano dell’anno, dal 1999 veniva curato personalmente dalla padrona di casa Caroline con l’aiuto del genio immaginifico del suo grande amico Karl. Assente Charlène (le due cognate si sono evidentemente divise i due eventi clou del Principato, Bal de la Rose a Caroline, Bal de la Croix Rouge a Charlène), assente Stéphanie che alle serate mondane preferisce quelle circensi, c’era il ramo Hannover-Casiraghi al completo. bal de la rose 2019Se il tema Riviera voleva ricordare gli anni d’oro di Monaco, quelli di Grace, a Beatrice Borromeo non sarà parso vero di dimostrare che la vera erede della divina principessa è lei. Abito Dior in tulle tortora punteggiato di strass con profonda scollatura a V, chignon alto e impalcato e il tocco fifty-glam dei guanti di raso. Ecco, i guanti mi piacciono assai, il resto – so che molti di voi non saranno d’accordo – francamente ha un po’ stufato. Elegante sicuro, ma lo chic richiede di osare un po’ di più, e imitare lo stile di qualcun altro non è proprio indice di grande personalità. Caroline invece osa pure troppo, in Chanel con una massa di rouches rosa che scappano dalla gonna ma non coprono i piedi, il tipo di abito che può portare con classe solo lei. Bellissima però la scollatura, che sottolinea il collier a tre fili di perle con broches di diamanti; è parte della parure Van Cleef&Arpels dono di nozze di Ranieri alla moglie. Così, tanto per far capire chi è la vera erede di Grace. Tra il principe Albert e il figlio Dimitri, fidanzatissimo con Charlotte, c’è la “consuocera” Carole Bouquet. Come per Caroline, l’abito non mi piace granché ma lei moltissimo, adoro queste signore over-sixty che sono state e sono ancora bellissime, hanno facce e corpi consapevoli di aver perso la freschezza giovanile, ma avendo perso nel corso degli anni cose molto più importanti – affetti, amori, amici – si godono ogni istante scoprendo gioie e vantaggi della maturità. Charlotte in Saint Laurent è splendente nonostante il top paillettato (li odiavo negli anni ’80, figuriamoci adesso). Posso fare la zia acida con lei e con la cognata Bea? Ragazze, superati i trenta, soprattutto se nel frattempo sono nati dei pupetti, bisogna considerare l’underware, che se la prima legge della terra è l’impermanenza, la seconda ahimé è la gravità. Tatiana Santo Domingo in Andrea Casiraghi ha scelto un Giambattista Valli rosso e spagnoleggiante – per altro abbinato a capigliatura opportunamente composta – che col tema Riviera non c’entra un piffero, ma siccome non mi piace quasi mai e stavolta invece sì ve la segnalo. Chiude l’allegra brigata la piccolina di casa Alexandra in un pirotecnico Sandra Mansour; è ancora nella fase anatroccolo ma il cigno sta per sbocciare. Rose Ball 2019 To Benefit The Princess Grace Foundation In MonacoE non andate via senza ammirare la mise en place!

(Ph. Getty Images)

 

Adieu Karl

E il sole tramontò su Kaiser Karl.Karl & CarolineHa lavorato fino alla fine per la sfilata Fendi Autunno-Inverno, prevista per giovedì a Milano, ma anche fuori dalla cerchia degli intimi più d’uno s’era preoccupato non vedendolo uscire in passerella a salutare il parterre lo scorso 22 gennaio per la collezione Chanel Couture. Lagerfeld e Chanel sono una cosa sola dal 1983, 35 anni in cui grazie a lui è tornata all’antico splendore la maison che dopo la morte di Mademoiselle Coco sembrava avviata sul viale del tramonto, una signora agée e démodeée al pari di Norma Desmond. kl chanelNe ha preso i simboli, il tweed, il jersey, il matelassé, il bianco e nero, le perle, la camelia,  e li ha trasformati in icone pop, declinandoli in una serie di prodotti alla portata di (quasi) tutte, perché chiunque potesse portarsi a casa il suo tesoro griffato con la doppia C. Haute couture per pochissime, prêt-à-porter e borse per poche, bijoux per qualcuna in più, occhiali e profumi per molte; oggetti di culto anche per le nuove generazioni che hanno adorato le gonne mini, le giacche corte e i gioielli sontuosi. Un’operazione che ha tracciato la strada agli altri stilisti – uno per tutti, Tom Ford – chiamati a rinnovare maison dalla storia lunga e prestigiosa. kl ysl woolmark prize“La tradizione va maneggiata con cura in quanto può uccidere. Il rispetto non è mai stato creativo”, dirà in un’intervista a Vogue America nel 1984.

Karl nasce ad Amburgo nel 1933, o nel 1935, o nel 1938, ma insomma chi è che non si toglie qualche anno o qualche chilo? E lui a un certo punto se ne toglie addirittura 42 (di chili, non di anni), e quasi settantenne diventa ancora più punk, ancora più rock, l’icona della sua icona.

Giovanissimo lascia la Germania per Parigi dove si fa notare presto, e nel 1954 vince il Woolmark Prize ex equo con un ragazzo magro e timido che si chiama Yves. Yves Saint Laurent, il suo nemico amatissimo. Che diventa suo rivale anche nella passione per Jacques de Bascher, uomo di grande bellezza sublime eleganza e irresistibile charme, il grande amore di Karl scomparso troppo presto.

Dopo il premio Karl va a lavorare da Pierre Balmain, Yves da Dior, che muore all’improvviso lasciando la Maison nelle mani di quel ragazzino di soli 21 anni. Per Karl la carriera è più lenta, dopo Balmain c’è Jean Patou che muore nel 1963; è il momento di lasciare l’haute couture, riservata a poche clienti e decide di diventare stilista di prêt-à-porter, collaborando con Chloé e molti altri. Ed è qui che si rivela il carattere peculiare di Lagerfeld: capisce lo spirito del tempo e i cambiamenti che stanno avvenendo e li anticipa.

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Il grande amore, Jacques de Bascher

Nel 1965 cinque sorelle romane cercano qualcuno che rinnovi l’immagine dell’azienda di famiglia, che lavora pellami; Franco Savorelli di Lauriano porta loro il giovane Karl: è l’inizio di una collaborazione che trasforma Fendi in uno dei marchi di moda più amati al mondo. Lagerfeld reinterpreta il concetto di pelliccia, la alleggerisce, la tinge, la mischia ad altri materiali e si guadagna così un contratto a vita, lo stesso che poi avrà da Chanel. kl fendiMolte volte l’ho visto uscire dall’atelier di via Borgognona, prima pieno e sornione come un gatto, come l’adorata Choupette – la birmana bianca che potrebbe ereditare la sua fortuna – poi magrissimo e nervoso, i capelli sempre più bianchi legati in un codino da un nastro nero, ventaglio e pantaloni di pelle, un visconte di Valmont in versione punk. E sempre, sempre, sempre con gli occhiali da sole, abitudine che lo accomuna all’imperatrice di Vogue Anna Wintour, con cui divide anche la passione per la magrezza e un certo disprezzo per le taglie non dico comode, ma perfino normali. karl-lagerfeld-kim-kardashianQualche anno fa dà della grassa ad Adele (che oggettivamente magra non è, ma che diamone!) poi per scusarsi le invia un set di borse Chanel, capirai che sforzo! Ecco, io gliele avrei mandate indietro, non prima di averle riempite di quelle belle caciotte profumate, che lui tra l’altro sempre a dieta neanche poteva mangiare. Tanto poi alla fine tocca pure a lui far buon viso alla signorina Kardashian e alle sue generose forme sempre generosamente esposte, e ci si deve fare pure una di quelle foto sempre odiate.

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Caroline fotografata da Karl

Tanto odia essere fotografato quanto invece ama stare dietro l’obiettivo; spesso crea  le campagne pubblicitarie per le collezioni che firma, ma i suoi scatti compaiono anche nelle riviste più importanti. Suoi molti dei più bei ritratti della grande amica Caroline de Monaco, una delle sue muse, donne anche diversissime tra loro che considera indispensabili per il processo creativo. Processo che non si limita alla couture, ma si espande in campi diversi tanto da essere considerato una sorta di moderno artista rinascimentale: stilista couturier, fotografo ma anche editore, imprenditore, pubblicitario, perfino attore a tempo perso. Grande appassionato e collezionista d’arte, nel 1999 apre a Parigi, in rue de Lille, la libreria 7L, specializzata in testi su arte e cultura. E naturalmente nell’opera omnia del maestro che di libri pare ne abbia addirittura trecentomila.

Con Caroline organizza manifestazioni che restano impresse per inventiva ed eleganza; indimenticabili le sue regie del Bal de la Rose che si tiene ogni anno nel mese di marzo e i cui proventi vanno a sostegno della Fondation Princesse Grace, in favore dei bambini in difficoltà. Nel 2013, per i 150 anni della Société des Bains de Mer (la cassaforte del Principato che riunisce casinò, ristoranti, locali alla moda e gli hotel più lussuosi) Karl si inventa una serata Belle et Pop che fa sensazione come i favolosi fashion show in cui stagione dopo stagione presenta le nuove collezioni.kl bal de la roseLa capacità di guardare la moda non come un giardino incantato destinato a poche elette ma come parte vivace e attiva della società, la sua abilità nel coinvolgere persone, mondi, settori e saperi sono per me i suoi caratteri più importanti. Ma se dovessi scegliere di ricordarlo per una cosa sola sceglierei il progetto Métiers d’Art, ideato per Chanel nel 2003; una collezione annuale dedicata a far conoscere ed esaltare la squisita maestria artigianale di atelier storici parigini, come Desrues che produce bottoni, o Lesage e i suoi ricami haute couture.

Qualche anno fa, in occasione della mostra Mademoiselle Privé alla Saatchi Gallery di Londra, ho avuto l’opportunità di seguire un workshop con una deliziosa ricamatrice di Lesage che nel breve spazio di un’ora ci rivelò qualche segreto del suo mestiere, facendoci decorare con piccoli cristalli un elemento di ottone, che poi ci fu consegnato in un’elegantissima scatola.

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Ecco, se la moda in generale e l’haute couture in particolare servono a creare non solo abiti belli ma anche emozioni, Karl Lagerfeld non sarà dimenticato.

 

Lady Violet’s Advent Calendar – Day 6

In questi giorni il web è inondato dalle immagini di Place Vendôme con una installazione dalla forma piuttosto equivoca, una struttura gonfiabile evocante sia un grande albero stilizzato sia altro che non staremo a specificare. Paul McCarthy Place Vendome Lady Violet è qui per svelarvi l’arcano: trattasi banalmente di una bufala. L’albero gonfiabile dal rivoluzionario titolo Tree, opera dell’artista statunitense Paul McCarthy,  è stato veramente piazzato in Place Vendôme – come peraltro è evidente dalle immagini – ma nell’ottobre del 2014 in occasione dell’annuale FIAC (Foire Internationale d’Art Contemporain). Tra l’altro fu anche rimosso prima del tempo, perché qualcuno – buontempone, sdegnato amante dell’arte o moralista non è dato sapere – lo sgonfiò durante la notte e l’artista rifiutò di rigonfiarlo. Sic transit gloria arboris.

Se siete davvero interessati a sapere come Place Vendôme si prepara ad accogliere Papa Noël, ecco due belle fotografie che sono state scattate in esclusiva per voi.place vendome 2

Ecco l’addobbo: semplici alberi di Natale costituiti da eleganti e slanciate strutture coniche in perfetta armonia con la geometrica bellezza della piazza – la cui forma ottagonale si dice abbia ispirato a Coco Chanel il tappo del suo profumo più famoso, il N°5 – che di giorno rivaleggiano in altezza con la Colonna e la sovrastante statua di Napoleone, e di notte si illuminano, gareggiando coi bagliori dei favolosi bijoux esposti nelle vetrine dei gioiellieri che la abitano: Boucheron, Buccellati, Bulgari, Cartier, Chaumet, Chopard, De Grisogono, Repossi, Tiffany, Van Cleef & Arpels, in rigoroso (ma assolutamente incompleto) ordine alfabetico. place vendomeEleganti, semplici, grafici e di classe, scommetto sarebbero piaciuti anche alla più famosa residente, quella Mademoiselle Coco che occupò per 34 anni una suite dell’Hotel Ritz.

Per completezza di informazione va detto che nella capitale francese molti degli addobbi previsti non sono stati montati – e quelli già presenti rimossi – a causa delle manifestazioni organizzate a Parigi nel prossimo weekend dai Gilets Jaunes.

Quel tailleur rosa

La First Lady non può saperlo quando lo indossa la mattina di quel venerdì 22 novembre, ma nel giro di qualche ora lei sarà una giovane vedova con due bambini piccoli, il sogno di Camelot svanito per sempre, e il suo tailleur rosa consegnato alla storia. jackie dallas arrival Jackie chiedeva spesso l’approvazione di Jack per le sue mise; le sorelle Fontana raccontavano che una volta, quando lui era solo un senatore di belle speranze in trasferta a Roma con la deliziosa giovane moglie, lei volle che fosse il marito a decidere quale tra gli abiti selezionati in atelier avrebbe dovuto acquistare. In una intervista dopo la tragedia lei rivelò che lui le aveva detto: pranzeremo con tutte queste ricche signore repubblicane, con pellicce di visone e braccialetti di diamanti, e tu sarai meravigliosa quanto loro. Sii semplice, mostra a queste Texane cosa sia davvero il buon gusto. jackie pink suit india E Jackie, la giovane First Lady che all’insediamento del marito si fa notare per essere l’unica signora a indossare un cappotto (color crema, creato per lei da Oleg Cassini) e non il visone, accontenta Jack.  La scelta cade su un tailleur rosa, o meglio raspberry pink, cioè lampone, già indossato in altre occasioni. Uno Chanel in tessuto bouclé, gonna dritta e giacca a scatoletta con colletto di seta blu. Stessa seta per la blusa senza maniche e per bordare i polsi e le quattro taschine; profili in smalto blu per i sei bottoni dorati che chiudono il doppio petto, e per i due su ciascuna manica. chanel fall winter 1961 Il tailleur (il primo a sinistra nella foto) è un modello della collezione Autunno Inverno 1961, ma a lungo si è discusso se quello indossato da Jackie fosse uno Chanel originale o una copia. Il dubbio è stato risolto definitivamente nel 2010 da Justine Picardie nella biografia Coco Chanel: The Legend and the Life. Kennedy padre aveva consigliato alla nuora – lei che era così europea, così francese per aspetto, modi, cultura, e pure per il cognome, Bouvier – di indossare abiti made in USA per evitarsi critiche dalle patriottiche massaie americane. JFK & Jackie At Love Field (11-22-63) E dunque il tailleur fu effettivamente cucito negli USA da Chez Ninon, sartoria specializzata nelle repliche di capi Haute Couture ma con materiali – tessuti, bottoni, anche la catenella cucita all’interno della giacca secondo l’uso della Maison francese –  arrivati direttamente da Rue Cambon. Il completo fu realizzato seguendo il procedimento “line to line” messo a punto da Chanel, e completato da un pillbox dello stesso tessuto bouclé più scarpe e borsa blu e guanti bianchi al polso.

jackie dallasI Kennedy a bordo dell’Air Force One atterrano a Dallas alle 11.40 e salgono su una  Lincoln Continental con il Governatore John Connally e sua moglie Nellie; l’auto sta attraversando Dealey Plaza quando si sentono degli spari. Il Presidente è colpito alla testa, anche il governatore viene colpito ma meno gravemente. Nel caos generale l’auto raggiunge rapidamente l’ospedale Parkland Memorial, dove alcuni giornalisti riferiscono di aver visto la First Lady stringere a sé la testa del marito, come a proteggerlo; altri riferiscono che Jackie ha tra le mani materia cerebrale di Jack, che vuole consegnare ai medici. Il Presidente viene dichiarato morto alle 13.00. jackie johnsons Un’ora dopo la salma viene imbarcata sull’aereo presidenziale, salgono a bordo anche Jackie e il nuovo presidente, Lyndon B. Johnson, che alle 14.38 giura fedeltà alla Costituzione nelle mani di Sarah Hughes, un giudice donna nominata da Kennedy. Al suo fianco la moglie Lady Bird e una sconvolta Jackie, l’abito e le gambe imbrattate del sangue del marito. Il cappello indossato dalla First Lady, che era tenuto fermo da uno spillone, è scomparso. jackie stained suit Jackie si terrà addosso il tailleur insanguinato fino al giorno dal dopo quando la sua cameriera personale, Providencia Paredes infila tutto in una scatola – comprese calze scarpe e borsa – che invia alla made di Jackie, Janet Auchincloss perché la conservi. Il tailleur, mai ripulito dal sangue del presidente, è stato in seguito donato ai National Archives in Maryland, dove è conservato in una teca sottovuoto, di cui non si conosce l’esatta ubicazione. Per desiderio degli eredi, cioè della figlia Caroline, non sarà mostrato in pubblico prima del 2103. Una scelta opposta a quella di Jackie, che a chi cercava di persuaderla a togliersi quell’abito così tragicamente rovinato, rispose Oh, no … I want them to see what they have done to Jack.

 

 

A Royal Calendar – 20 ottobre 2012

Lussemburgo in festa sei anni fa per le nozze religiose del trentunenne Principe Ereditario Guillaume, che porta all’altare la fidanzata Stéphanie de Lannoy. lux wedding Lei appartiene a un’aristocratica famiglia belga le cui origini risalgono al Trecento; nel Cinquecento alcuni membri della casata portarono anche il titolo di Principi di Sulmona, cosa che non mancherà di interessare i numerosi abruzzesi amici del blog. Il fidanzamento viene purtroppo funestato dalla scomparsa della madre della sposa, a due soli mesi dalle nozze, che non subiscono però alcuno stravolgimento. lux civil wedding Il giorno precedente il matrimonio civile davanti al sindaco della capitale; Stéphanie ci aveva illusi presentandosi in Chanel, purtroppo l’illusione sarà presto fugata dalla noiosa banale realtà. La sera, al pre wedding party, fa la sua comparsa Elie Saab;

lux prewedding steph la sposa indossa un abito in pizzo grigio, nel più classico stile della maison libanese, ma pericolosamente simile a quello beige della suocera; l’una illumina la sua mise con la Diamond Vine Leaves Tiara, l’altra con l’importante Chaumet Diamond and Pearl. lux prewedding mt Ospiti tutte le teste coronate in circolazione: Mathilde del Belgio arriva al braccio del marito, in Armani Privé blu elettrico con la Laurel Wreath Tiara, Maxima d’Olanda in un Jan Taminiau veramente flamboyant e la Mellerio Ruby Tiara (la rivedremo a Londra la prossima settimana?),

Caroline de Monaco in Chanel Couture con la Cartier Pearl Drop Tiara in testa e la Charlotte’s Russian Fringe al collo, Mette Marit di Norvegia in un bellissimo Emilio Pucci rosso scuro e la piccola Diamond Daisy tra i capelli dall’acconciatura vintage.

La mattina dopo, tutti in chiesa – la Cattedrale di Notre Dame – per le nozze religiose. Lux wedding StephanieStéphanie arriva al braccio del fratello maggiore Jehan (il padre, molto anziano, è sulla sedia a rotelle) nell’ennesimo Saab, molto bello ma non memorabile, la piccola tiara di famiglia sui capelli biondi. In azzurro con tocchi arancione i bambini del corteo nuziale, mentre le due damigelle d’onore – la sorella di lui e una nipote di lei – sono in lungo color melone, un po’ troppo estivo. lux wedding mt Madre dello sposo in corallo: da Natan, la maison che firma questa mise, evidentemente temevano che una linea semplice l’avrebbe slanciata troppo, e hanno pensato bene di aggiungere una stola rigida che regala alla povera granduchessa l’effetto di un bonbon incartato e chiuso da un’enorme broche, di cui,  se non ricordo male, all’epoca si disse pure che fosse bigiotteria. La modista belga Fabienne Delvigne completa il tutto con una piccola toque in tinta che francamente non aggiunge nulla, ma in compenso contribuisce ad sottolineare la rondeur della granduchessa. Tra le auguste ospiti très chic Caroline de Monaco in total look Chanel (la perfezione è nei dettagli: notare il guanto a gomito e calze e scarpe in nuance perfetta).

Elegante pure Letizia di Spagna, che non ama i cappelli e quando è costretta se li mette malvolentieri. Qui invece ne abbina con successo uno finalmente importante a un soprabito in pizzo in splendido contrasto con l’abito taupe.

Ni per Mary di Danimarca, vestita più per una giornata in ufficio che per un royal wedding; e quel cappello, troppo pesante! Quasi no per Marie-Chantal di Grecia: non mi convince troppo il colore, e ancora meno il modello. lux wedding sophie La mia preferita tra tutte le royal ladies è sicuramente la contessa di Wessex, con questa versione British del New Look che innalzò alla gloria eterna Monsieur Dior. Abito di Emilia Wickstead in perfetto stile fifties ma sdrammatizzato da stampa grafica ispirata alla più inglese delle country lives, cavalli compresi. Cappello Jane Taylor dalla stupefacente forma aerodinamica che contrasta splendidamente coi suoi colori chiari e ha anche il merito di slanciarla.

Bisogna però ammettere la verità, non importa quanto fossero belle le invitate, quanto originali i loro cappelli, quanto chic le loro mise, quanto favolosi i loro gioielli, queste nozze passeranno alla storia per LUI il fagiano atterrato sulla bionda testa di Máxima, all’epoca non ancora regina dei Paesi Bassi. Superfluo ogni commento, ma è proprio il caso di dire, al suo coraggio, chapeau!

lux wedding maxima

 

Chic Shock e Boh Royal Wedding Edition

Mica vorremo trascurare le invitate? Assolutamente no! Eccole in ordine sparso

Le Royals 

Princess Eugenie Of York Marries Mr. Jack BrooksbankNon intendo le parenti della sposa ma le altre perché sì, ce n’era pure qualche altra, come Marie-Chantal e figlia Maria-Olympia di Grecia, scortate dal marito e padre Pavlos (uno dei pochi casi in cui la barba non rende più interessante chi la porta). Chic entrambe soprattutto per come hanno abbinato i cappelli. Poi l’abito cipria dell’una è elegante ma scontato, il Dolce&Gabbana rosso dell’altra è molto bello ma magari non adattissimo a un matrimonio.

C’erano anche degli Hannover, che alla fine in effetti di Eugenie sono pure parenti; stiamo parlando dei figli del primo matrimonio di Ernst, poi marito separato di Caroline de Monaco, accompagnati dalle rispettive consorti. Shock la bionda Ekaterina, non solo per l’apertura inguinale della gonna ma soprattutto per il clamoroso cappello bipenne che sembra il petaso alato di Hermes (il dio greco, non la maison francese). Ammirevoli i capelli del marito in pendant.

Boh per la bruna  Alessandra. Lei è bella ma il vestito non mi entusiasma. Nella foto qui sotto potete ammirare le suddette signore, più amiche, in tutto il loro splendore. eu w royals & co

Le ex di Harry 

Accomunate dall’aver intrecciato le loro esistenze – per un tratto più o meno breve – con quella dello spice boy più adorabile del pianeta, queste signorine sono una presenza costante ai royal wedding, hai visto mai. In ordine di durata della liaison: Chelsy Davy in abito blu da signora malandrina e cappellino Jane taylor, che certo rispetto alla signora a fianco pare Chanel. Purtroppo non lo è, quindi boh. (Sia detto per inciso, la signora a fianco, in tuta supertrendy purtroppo accessoriata con sandaletto, borsa di peluche e cappello alla Jackie Stuart è Lady Melissa Percy, figlia del ricchissimo Duca di Northumberland). Segue Cressida Bonas in Tory Burch; va bene che va il velluto, ma pure il bandeau in testa (Juliette Botterill) è troppo. Interessanti ma incomprensibili le scarpe. Boh. Chiude Ellie Goulding in Suzannah. Confesso, ho anch’io qualcosa del genere, ma ci dormo. Shock.

Le modelle

Ci sarà una ragione se Kate Moss è diventata una supertop, pure con 10 centimetri di altezza in meno? C’è, e si vede: eccola accompagnata dalla deliziosa figlia teenager Lila Grace (vestita da teenager, lasciamola sperimentare) con un tailleur Chanel bianco a pois blu per cui ucciderei, avrebbe ucciso mia madre e ucciderebbe pure mia figlia, se ne avessi una. Come se non bastasse, velette Philip Treacy per entrambe. Chic, a dire poco. C’era anche Naomi, in Ralph&Russo Couture. Ora, Naomi è una dea, e rende divino tutto ciò che tocca. So che voi vi aspettate che dica che è tutto troppo: troppo nero (pure le calze!), troppe piume, troppo lifting, troppo pure il cappello (anche questo Phili Treacy), ma non posso, e non lo farò. Chic, shock o boh? Dea.

Le Delevigne

Definire modelle le sorelle Delevigne è riduttivo, e dunque si meritano una categoria a parte. Fantastica Cara, in Emporio Armani. In effetti non ha rispettato il dress code, però il cappello ce l’ha! Ed è firmato da Nick Fouquet per Chanel. Chic, assolutamente. In Oscar de la Renta Poppy: bello l’abito, geniale l’abbinamento col trench. E poi, solo il coraggio di mettersi quel cappello di Victoria Grant… chic.

Le attrici

C’era Demi Moore in total burgundy con abito Stella McCarney e fascinator modesto da signora bene Philip Treacy; in mano la stessa borsa che Meghan aveva durante la visita nel Sussex lo scorso tre ottobre ( Sussex + Sussex in Sussex ). La presenza di Demi mi sollecita la stessa domanda che mi pongo quando vedo Valeria Marini sul red carpet del Festival di Venezia: chi l’ha invitata? boh. E c’era Liv Taylor in total blue, con tailleur midi-quasi-maxi sempre Stella McCartney e fascinator Stephen Jones. Bella e dolce ma dimostra 10 anni di più. Perché? Boh.

Le parenti di

Col fatto che la figlia faceva la damigella, Ayda, moglie di Robbie Williams, deve aver pensato di essere la sposa. E si è presentata in un Armani Privé dal colore pericolosamente nuziale; la mise, le scarpe silver, il cappello Philip Treacy, tutto molto chic, ma la prossima volta stia più attenta. È arrivata pure Pippa, baldanzosa sui tacchi nonostante il decimo mese di gravidanza. Il verde bosco dell’ abito Emilia Wickstead e del cappello Jane Taylor è il colore di stagione; Pippa sicuramente segue la moda, il punto è che non la precede mai. Chic con riserva, ma con tanti auguri.

Le altre

Essendo questo blog ispirato a Lady Violet, potremmo ignorare la presenza di Julian Fellowes, l’autore di Downton Abbey, accompagnato dalla sua signora? Ovviamente no. Ma perché Lady Emma s’è vestita da Royal Guard, colbacco compreso? In compenso quello dev’essere l’unico cappello che non ha rischiato di volare via. Shock. Al lato opposto Pixie Geldorf sembrava appena uscita dalla doccia. Sarà per il color bubble gum, sarà per i sandaletti dorati, sarà per il turchese della piccola clutch, sarà per le gambette in controluce, ma si fa una certa difficoltà a riconoscere questo capetto come creato dall’ultrachic brand Céline e costato quasi 3000 euro. Shock.