L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.

Il giorno dopo la tristezza e la commozione è il momento di dedicare la nostra attenzione ai dettagli. A partire da quelli che non abbiamo visto: sembra che la Regina avesse con sé in borsa una fotografia dei tempi felici: lei e Philip giovani, all’inizio di quel viaggio straordinario che è stato il loro matrimonio. E sembra che abbia usato come fazzoletto una delle pochette bianche che il principe portava nel taschino realizzate per lui dai suoi sarti di Savile Row, Kent & Haste.

La Regina e la Richmond Brooch

È una delle domande che si sono posti tutti, perché Sua Maestà abbia scelto una spilla che, al contrario di altre, non ha un legame diretto col marito scomparso. Provo a dare una risposta: alcune di quelle più strettamente legate a Philip, come la Sapphire Chrysanthemum, indossata in viaggio di nozze e spesso negli anniversari del matrimonio, o magari la Grima Ruby, che lui le donò per i 40 anni, hanno pietre colorate – zaffiri l’una, rubini l’altra – e il lutto non ne consente l’uso (la seconda poi è in oro giallo, totalmente inadatta). Altre, come la Six Petal Diamond Flower, indossata per l’annuncio del fidanzamento ufficiale, sarebbero andate bene, ma io penso che Her Majesty abbia voluto onorare il consorte scomparso con un pezzo indossato sempre in occasioni di grande importanza, molte delle quali legate alle forze armate come il Festival of Remebrance, ma anche la cerimonia per i suoi 90, l’udienza con Papa Giovanni Paolo II nel 2000 o il matrimonio dei Sussex. La spilla è composta da diamanti con una perla centrale (che può essere sostituita da un altro diamante) più una perla a pera come pendente che può essere rimosso, come in questo caso. Fu donata dalla città di Richmond a Mary di Teck, che andava sposa all’allora Duca di York, all’epoca secondo nella successione. Un gioiello che celebra un riuscito matrimonio reale e il ruolo di consorte del sovrano, ma porta con sé un dettaglio particolarmente significativo.

Quel 6 luglio 1893, il giorno in cui sposò George, Mary aveva dieci damigelle; una delle quali era Alice di Battenberg, la madre di Philip (è la prima bambina as inistra, in seconda fila, seduta su una sedia). Ed ecco che il cerchio si chiude.

Catherine e il choker di perle

Perle e diamanti anche per la Duchessa di Cambridge, che ieri ha incantato un po’ tutti, per l’aspetto – bello il cappottino di Catherine Walker fermato da un nodo obliquo, e il cappellino che dava alla sua mise un’aria vagamente anni ’40 – ma soprattutto per il comportamento, da vera futura regina. Al suo collo brillava un choker: quattro fili di perle coltivate, dono del Governo giapponese, fermati da una favolosa chiusura di diamanti. Il collier appartiene alla Regina, che lo ha indossato poche volte, non amando particolarmente questo modello; molti lo ricordano indosso a Diana nel novembre 1982, alla gala dinner offerto da Beatrice d’Olanda, in visita nel Regno Unito insieme al marito Claus. Ma anche Catherine lo ha già indossato, nel 2017, per i 70 anni di matrimonio tra Elizabeth e Philip. Perle e diamanti anche per gli orecchini, i Bahrain Pearl Drop. Per il matrimonio di Elizabeth e Philip arrivò in dono dal Bahrein una madreperla contenente ben sette perle; due furono usate per questi orecchini, che la Regina ha prestato spesso sia a Catherine sia a Sophie di Wessex. E altri cerchi si chiudono.

Camilla e il badge militare

Per la Duchessa di Cornovaglia né perle né diamanti; lei ha onorato il suocero indossando un badge militare in argento. La spilla evoca il corno che nel XIX secolo sostituì il tamburo per dare ordini sul campo di battaglia. È uno dei simboli della fanteria leggera e del corpo dei fucilieri, The Rifles, di cui Camilla è diventata Colonel-in-Chief la scorsa estate al posto di Philip, che in quella occasione comparve in pubblico per l’ultima volta. Tutti i fucilieri presenti indossavano lo stesso badge, come la duchessa. Un omaggio che il vecchio soldato avrebbe gradito sicuramente.

Le calze!

Scivolata delle sorelle York, che alle canoniche hanno preferito delle calze chiare. Molto chiare, troppo! Ragazze, superati i 30 dovet stare più attente. Menzione d’onore per i due mariti, Edoardo e Jack, affettuosamente impeccabili. Calze chiare anche per la signora in alto a destra, che dovrebbe essere la Contessa Mountbatten of Burma. Pazienza.

Quercia o lana?

Il corpo di Philip riposa in una bara di quercia foderata di piombo, come deciso da molti anni, secondo l’uso reale britannico. La quercia è l’albero che rappresentala sovranità, terrestre e celeste, e il suo legno è particolarmente resistente, tanto che l’origine del termine “robusto” si fa risalire a quercus robur, la specie di quercia più diffusa in Europa. Prima del funerale però, si è diffusa la voce che le spoglie del principe potessero venire custodite recuperando un’altra vecchia tradizione inglese: la bara di lana. Un sistema che sta tornando attuale in ossequio alla moda che ricerca prodotti biodegradabili, e sembra che uno dei principali fornitori sia la stessa fabbrica che fornisce il panno per le uniformi, almeno quelle reali. La tradizione delle sepolture nella lana risale a una legge del 1660, che per favorirne il mercato, così tipicamente British, imponeva che le salme fossero avvolte in sudari di questo materiale, pena multe pesanti. Naturalmente l’aspetto ecologico in questo caso sarebbe inutile, dato che Philip verrà sepolto con Elizabeth all’interno della St George’s Chapel, ma come potete immaginare ha già destato l’attenzione del futuro re, Charles, appassionato sostenitore di cause ambientali, dunque nel caso sappiamo già cosa potremmo aspettarci.

P.S. a tutte le amiche tricoteuses segnalo che esiste già una bella produzione di bare in lana handmade, con la possibilità di ricamare le iniziali del defunto. Una possibilità da tener presente coi tempi che corrono.

Le foto del giorno – Bimbi e mamme

Con un paio di mesi d’anticipo sul resto del mondo occidentale, i Britannici festeggiano oggi le loro mamme; e la Principessa Eugenie, entrata a far parte della categoria da poco più di un mese, celebra la giornata con una nuova fotografia di baby August.

Il piccino è adagiato su una copertina stesa tra i daffodil, i narcisi gialli della celebre poesia di Wordsworth. Golfino e cuffietta bianchi, pantaloni con delfini grigioneri: un completino fin troppo sobrio, riscattato dalle deliziose babbucce a forma di coniglietto.

E mentre tutti postano foto vecchie e nuove con le loro mamme, i Cambridge rivelano che in questo giorno George Charlotte e Louis dedicano un pensiero anche a Diana, la nonna che non conosceranno; perché, come scrive Charlotte nel suo biglietto, “Papa is missing you”, a papà manchi tanto.

Al di qua della Manica c’è un giovanotto che nel giorno della festa della mamma ci è proprio nato, essendo venuto al mondo lo scorso anno domenica 10 maggio, ma per festeggiare la sua dovrà aspettare ancora otto settimane, e poi nel Granducato sarà festa grande, per mamma Stéphanie, e soprattutto per il primo compleanno di questo principino, Charles, le cui guance ormai sono leggenda.

Oggi in Lussemburgo si celebra un’antica festa di mezza quaresima detta Bretzelsonndeg. che prevede la consumazione di particolari biscotti, che il piccolo principe guarda con occhi da intenditore.

D’altronde ora i dentini ci sono, è un peccato non usarli!

Trovate l’intera serie di fotografie scattate al piccolo Charles sul sito della famiglia granducale https://monarchie.lu/fr/actualites/e-scheine-bretzelsonndeg

Buona visione!

Meghan o non Meghan?

I tempi sono quelli che sono, la pandemia continua ad attraversare la terra col suo tragico carico; i royals come chiunque altro si muovono lo stretto indispensabile e appaiono soprattutto in videoconferenza. Gli argomenti per le chiacchiere sul sofà di Lady Violet sono drasticamente ridotti, ma nell’attesa di tempi migliori – per tutti, e in ultimo anche per questo blog – fortunatamente ogni tanto qualche notizia interessante arriva. Oggi sono ben due, e riguardano entrambe la riluttante-ma-non-troppo Duchessa di Sussex.

Nei prossimi mesi i Windsor celebreranno due importanti compleanni: il 21 aprile Sua Maestà compirà 95 anni, ma per una volta l’attenzione più che su di lei è puntata sul marito Philip, che il 10 giugno raggiungerà il traguardo del secolo. Se al momento nulla si sa di eventuali festeggiamenti per la regina, che immaginiamo più o meno privati come accade quasi sempre per il suo vero compleanno (e a maggior ragione in tempi di pandemia), è noto che il secondo fine settimana di giugno dovrebbe essere un lungo weekend di festa: giovedì 10 i cento anni di Philip e sabato 12 il tradizionale Trooping the Colour, appuntamento clou dell’anno reale, che celebra il compleanno ufficiale della sovrana. Quest’anno poi in quei giorni potrebbero esserci altri motivi per festeggiare, come la nascita del terzogenito di Zara Tindall, figlia della Princess Royal, prevista per la primavera inoltrata, o magari il battesimo del piccolino di Eugenie di York, il cui arrivo è atteso nel giro di qualche settimana. Comunque vadano le cose, si tratta di appuntamenti importanti per l’intera Royal Family, cui va aggiunta la cerimonia in memoria di Diana il 1 luglio, giorno in cui la principessa avrebbe compiuto sessant’anni: nei giardini di Kensington Palace verrà sistemata una sua statua commissionata dai figli. A quanto si sa Harry dovrebbe essere della partita e intervenire a tutti gli eventi di inizio estate, se il covid permetterà di svolgerli; Meghan invece sembra proprio di no. Qualche giorno fa è giunta notizia da Montecito che la duchessa (e con lei probabilmente anche il piccolo Archie, che non vede la famiglia britannica da un anno e mezzo) rimarrà in California senza accompagnare il marito. Ci si è affrettati a sottolineare che si tratta di decisione “personal and practical” da non leggere come una mancanza di rispetto (e ci mancherebbe pure, è il pensiero di Lady Violet) ma anzi quasi come una forma di cortesia, per non gravare sull’organizzazione e magari evitare i musi lunghi del Commonwealth Service dell’anno scorso, ultimo impegno ufficiale dei Sussex prima del buen retiro americano.

Sospendiamo ogni giudizio, ormai la situazione è tale che come si fa si sbaglia, però l’idea di quel bambino che cresce negli agi ma senza il legame speciale che si instaura tra cugini mi fa una gran tristezza; e mi piacerebbe vederlo alla cerimonia in ricordo della nonna che non conoscerà. Poi si sa, Diana e la sua memoria tornano sempre utili come dimostrato dal lancio del portale Archewell, dove Harry e Meghan hanno piazzato le foto delle loro madri, muse ispiratrici della loro appassionata attività sociale e umanitaria, o quello che è. Senza alcun riferimento ad altri tipo i padri, che nel caso di Meghan si può anche capire, nel caso di Harry magari meno. Ma si sa, Diana tira molto di più, e dato che i campi minati sono rischiosi, Madre Teresa è morta anche lei, e malati di AIDS da abbracciare scarseggiano – sia perché thanks God ce ne sono molti di meno, sia perché la pandemia impone di evitare gli abbracci – qualcosa tocca inventarsi. Oggi poi è venuta alla luce un’altra forma di omaggio nei confronti della principessa scomparsa, invero piuttosto bizzarra. Come riportato da vari media, un mese dopo la nascita di Archie, Meghan avrebbe fatto cancellare dal certificato di nascita del bambino (che qui vedete nella versione originale) i propri nomi di battesimo, Rachel Meghan, lasciando solo il titolo HRH The Duchess of Sussex, in ossequio a Diana, che sui certificati di nascita dei figli compariva soltanto come HRH The Princess of Wales.

L’impressione di Lady Violet è che il titolo di Duchi di Sussex sia ancora fondamentale per il loro business, almeno finché non si saranno costruiti una solida reputazione personale, e dunque ogni tanto vada ricordato. Un po’ come quelle signore appassionate sostenitrici del progresso femminile e della modernità, che però mantengono il cognome del marito ricco&famoso, ancorché divorziato. Ce ne sono ovunque, anche nel nostro Parlamento

Due anniversari e una correzione

Ieri, guardando Her Majesty vestita di nero in uscita da Windsor Castle, Lady Violet ipotizzava che stesse andando ai funerali della cugina Lady Elizabeth Shakerley. Ci sbagliavamo, e una circolare di Corte ha chiarito il mistero.

Sua Maestà ha visitato in privato Westminster Abbey, per celebrare i cento anni dalla deposizione del Milite Ignoto. Il centenario vero e proprio sarà mercoledì 11, ma immagino che essendo oggi scattato il lockdown per tutta l’Inghilterra, la sovrana abbia anticipato il suo omaggio. Se volete conoscere tutta la storia dell’Unknown Warrior la trovate qui Remembrance Day 2019.

Oggi è anche il giorno di un piccolo, delizioso anniversario. Il 5 novembre 1981 Buckingham Palace lietamente annunciava che la Principessa di Galles era incinta del primo figlio, la cui nascita era prevista per il giugno seguente. William infatti è nato il 21 giugno, e Lady Violet ricorda lo stupore di un annuncio dato nelle prime settimane di gravidanza, ben prima dei canonici tre mesi. A cento giorni dalle nozze iniziavamo a conoscere lo stile Diana, che molte altre sorprese ci avrebbe riservato negli anni a venire.

Dal punto di vista del look invece la giovanissima principessa era assai lontana dall’icona planetaria che sarebbe diventata. Quel giorno i Principi di Galles erano ospiti del Lord Mayor per un pranzo alla Guildhall; Diana indossava una delle sue mise peggiori di sempre: un cappotto in tweed ruggine con dettagli sfrangiati di Bellville Sassoon, incomprensibilmente abbinato ad accessori royal blue e le scarpe in una sfumatura ancora più chiara. Il cappellino di John Boyd era in una foggia che mia madre chiamava alla Robin Hood, e non era ahimé nuova per lei (lei Diana, non mia madre, che difficilmente si sarebbe coronata di piume). Come non fosse già abbastanza, il video del ricevimento rivela trattarsi di un completo, composto da gonna e gilet di tweed su camicia blu con maniche enormi. E no, la colpa non è dei famigerati anni ’80, vi assicuro che era brutto anche allora. https://www.youtube.com/watch?v=XjzuKEPM5S8

Belville Sasson era un brand assai di moda all’epoca nel beau monde anglosassone; che Diana amava molto. Anche la sera prima, per l’inaugurazione della mostra Splendours of the Gonzaga al Victoria&Albert Museum la principessa aveva scelto un abito da sera della maison, (e alla fine si addormentò pure, ma questa è un’altra storia).

Belleville Sassoon è passato alla storia del fashion anche per una favolosa gaffe, fatta proprio con Diana, da far impallidire quelle pur fenomenali del suocero. In vista dell’annuncio urbi et orbi del fidanzamento, la fanciulla decise di cercare la mise da indossare nella boutique londinese del brand. Qui però una vendeuse – francese, perciò per sua natura ostile agli Inglesi, da boicottare ove possibile – non avendo idea di chi fosse la invitò a cercare in un negozio più cheap; il famoso tailleur azzurro da hostess attempata fu acquistato di corsa da Harrods, stabilendo un ideale legame che non le avrebbe portato nessuna fortuna.

Quell’estate dell’ottantadue

L’estate dell’ottantadue fu caldissima, a Catania si registrarono addirittura 46 gradi, ma Lady Violet era oscenamente giovane e in grado di sopportare qualunque temperatura. Al Quirinale c’era Pertini, Presidente amatissimo, socialista e amico di Juan Carlos, mentre il Capo del Governo era Spadolini (il Governo cadde durante quella estate – il 23 agosto – ma fu rimesso in piedi praticamente uguale).

Quella fu l’estate della vittoria ai Mondiali di Spagna, quarantadue anni dopo la precedente (in Francia nel 1938), e ventiquattro prima dell’ultima (Germania 2006), e chiunque si ricorda la corsa scatenata di Tardelli, anche chi allora non era nato. In Italia la moda andava anche meglio del calcio, anche se magari sono in meno a ricordarselo. La nostra formazione schierava Capucci Valentino Ferragamo Krizia Versace Missoni Mila Schön Coveri Genny Byblos; Giorgio Armani viene celebrato sulla copertina di Time e Gianfranco Ferré firma la più bella collezione di camicie bianche della fine del secolo.

Il primo giorno di quell’estate arriva da Londra la più bella delle notizie: la giovanissima Principessa del Galles dà alla luce il primo figlio; è un maschio e viene chiamato William Arthur Philip Louis. La successione sul trono di San Giacomo è assicurata per molti decenni a venire.

L’estate si avvia pigramente alla sua fine quando Palermo esplode. Accade quello che tutti temono da cento giorni, ma sperano di non vedere mai. Accade invece, e si porta via due vite, poi una terza. Le speranze di una città e i un Paese. E un amore. La foto del giorno – 3 settembre

La foto del giorno – E fu il divorzio

Agosto corre verso la sua fine, e probabilmente a molti torna alla mente la scomparsa di Diana, The Princess of Wales. Lady Violet quest’anno non la ricorderà, dando la precedenza a un’importante compleanno; lo fa oggi, che è comunque una data centrale in quella sua storia.

(Ph. Getty Images)

Il 28 agosto 1996 il divorzio tra i Principi di Galles diventa effettivo; lei perde il diritto ad essere considerata un’altezza reale, e a far precedere il suo nome dalla sigla HRH, ma guadagna una grossa somma di denaro (non si sa per certo naturalmente, ma si parla di 17,5 milioni di sterline più 400.000 di mantenimento all’anno) e il diritto di continuare a vivere nell’appartamento 7 nel “condominio reale” di Kensington Palace. Lui ci rimette praticamente tutto il patrimonio cash, ma recupera un po’ il controllo sulla sua vita. La coppia è separata dal 1992, eppure il divorzio non è affatto scontato; a far precipitare la situazione è proprio quello dei due che non lo vuole. Il 20 novembre 1995 quasi 23 milioni di Britannici seduti sui loro sofà dopo cena seguono la principessa raccontare con abbondanza di non richiesti dettagli la sua verità a Martin Bashir, che la intervista per il programma Panorama della BBC. Una mossa improvvida, che ha due conseguenze gravi. Il figlio tredicenne William che studia a Eton per la vergogna è costretto a rifugiarsi a casa del preside; mentre la Regina prende carta e penna e scrive alla nuora un messaggio di questo tono: “Mi sono consultata con l’Arcivescovo di Canterbury e il Primo Ministro, e naturalmente con Charles, e abbiamo deciso che la migliore strada per te sia il divorzio”. All’ordine perentorio Diana reagisce male – la forma avrebbe indispettito chiunque, temo – ma va detto che quel matrimonio ha un peso per il Paese che un sovrano non può ignorare, e va ricordato che nel corso dell’intervista la principessa fa anche dichiarazioni sulla monarchia che avrebbe un disperato bisogno di rinnovamento, che difficilmente possono essere accettate, e infatti non lo sono. Il resto è storia nota.

Il 1 luglio del prossimo anno Diana avrebbe compiuto sessant’anni, e per celebrare l’occasione è di oggi la notizia che una statua che la raffigura sarà eretta nel Sunken Garden di Kensington Palace, dove Harry e Meghan hanno annunciato il fidanzamento. L’opera è stata commissionata tre anni fa da William e Harry a Ian Rank-Broadley, autore del ritratto della Regina che compare sulle monete, e speriamo sia meglio delle altre statue della principessa in circolazione, solitamente di rara bruttezza, che non le rendono giustizia per niente. Per ora non si sa di più, ma mi piace pensare a una festa in giardino con tutti i nipotini che lei non ha ma conosciuto. George, Charlotte, Louis. E Archie.

Uno degli aspetti più affascinanti di Diana è secondo Lady Violet l’evoluzione del suo stile, analizzati in questi post:

Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte)

Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte)

Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)

Diana the bride

L’anno prossimo saranno 40 anni tondi tondi da quel mercoledì di luglio in cui andò in scena quello che veniva presentato come il royal wedding del secolo. E finì per esserlo, anche se forse non nel senso sperato.

C’è ancora qualcosa che non sappiamo degli sposi? O meglio, della sposa, poiché è noto che nei matrimoni lo sposo è poco più di un accessorio? Lady Violet prova a raccontarvi qualcosa che forse non conoscevate, altrimenti potreste comunque trovare piacevole il ripasso. Quando la giovanissima Diana uscì da Clarence House – nei mesi precedenti le nozze era stata ospite della Queen Mother che immagino avrebbe dovuto addestrarla al ruolo che l’aspettava – si svelò il segreto meglio custodito dell’epoca: il suo abito. Una enorme meringa di taffetà che spinta a forza nella Glass Coach dove entrava a fatica finì molto poco elegantemente per stazzonarsi. Gli autori di cotanta creazione, i coniugi David e Elizabeth Emanuel (anche loro divorziarono, e prima dei Principi di Galles), avevano preparato una seconda versione dell’abito, nel caso la prima fosse stata scoperta. Come sappiamo il cambio non fu necessario, in compenso l’altro abito a un certo punto scomparve dall’atelier e se ne è persa ogni traccia.

In ossequio alla tradizione something old something newsomething borrowedsomething blue, l’abito rappresentava il nuovo e i preziosi pizzi antichi che lo decoravano il vecchio. Per il blu, un fiocchetto navy era stato cucito all’interno del vestito; in segno di buon augurio David Emanuel aveva appuntato anche un piccolo ferro di cavallo in oro e brillantini, che evidentemente non ha funzionato granché. Ma prima di scagliarci contro il potere di talismani e amuleti – conoscete la differenza? i primi attirano la fortuna, i secondi proteggono dal male – e contro gli sprovveduti che ci credono, sarebbe necessario sapere il verso in cui era stato cucito il ferro di cavallo, dato che per un agire positivamente le punte devono stare all’insù. Vuoi vedere che hanno sbagliato? O la sventura fu causata dalla spilla da balia inavvertitamente lasciata appuntata? Poiché Diana dimagriva a vista d’occhio l’abito le fu praticamente rimodellato addosso il giorno stesso delle nozze.

Quanto al qualcosa di prestato, sicuramente si trattava dei gioielli di famiglia (la sua), e se della Spencer Tiara ormai si sa praticamente tutto, gli orecchini sono meno noti, anche perché su Diana non li abbiamo più visti. Di proprietà della madre Frances, sono dei pendenti composti da un diamante a goccia circondato da pietre più piccole. Devo dire che non mi fanno impazzire ma mi piace molto che la sposa abbia voluto indossare qualcosa di ciascuno dei due genitori, divisi da un feroce divorzio. Diana aveva portato gli orecchini in un’altra importante occasione: la prima uscita ufficiale da fidanzata – alla Goldsmith’s Hall il 9 marzo, per una raccolta fondi in favore della Royal Opera House – evento che più per i gioielli resterà nella memoria per l’abito esageratamente scollato e per l’incontro con la comprensiva Grace (in calce al post un video della soirée). Gli orecchini hanno continuato ad ornare le orecchie di Frances in momenti particolarmente importanti: il battesimo del nipote Harry, e poi il funerale della figlia Diana; alla sua morte nel 2004 sono stati ereditati dalla figlia maggiore Sarah.

E i sixpence in her shoe? Chissà se Diana aveva infilato una monetina in una delle sue scarpine di satin e pizzo ricamate di perline; con solo un accenno di tacco, per evitare che l’altissima sposa sovrastasse lo sposo. In compenso la suola era decorata, con le loro iniziali separate da un cuore (e qui temo che qualcuno potrebbe far notare che in fondo simbolicamente trattavasi di unione che veniva calpestata).

Una cosa che all’epoca mi colpì molto fu la presenza di fiori colorati non solo per le damigelle, che avevano anche una fascia giallo oro in vita, ma nel bouquet della sposa. Nel suo caso però erano dei boccioli della rosa gialla dedicata a Lord Mountbatten, scomparso due anni prima, e tutto si spiega.

Nella ricca composizione oltre alle rose c’erano gardenie, orchidee, fresie, mughetti, stephanotis, e poi edera e l’immancabile mirto. Pesava ben due chili, e superava il metro di lunghezza. La forma a cascata fu una scelta obbligata non solo per l’importanza del’evento e dell’abito, ma per una regola allora in voga: abito con lo strascico=bouquet a cascata, abito senza strascico=mazzolino rotondo. Ciò che ho scoperto qualche anno fa da un’intervista a David Longman, responsabile con la sua compagnia degli allestimenti floreali, è che furono realizzati due bouquet. Il primo, scortato da poliziotti in motocicletta, fu recapitato a Palazzo alle otto di mattina, mentre un altro uguale fu preparato durante la cerimonia. La ragione di questa doppia realizzazione va ricercata nel royal wedding del 1947 che unì l’allora Princess Elizabeth a Philip. Nel ritratto di famiglia la sposa ha le mani vuote: sembra che nel caos della giornata il suo bouquet sia andato perduto. Secondo Longman gli sposi furono richiamati dal viaggio di nozze, vestiti di nuovo con gli abiti della cerimonia e fotografati con un nuovo bouquet, naturalmente da soli. Il sito internet della Royal Family non fa alcuna menzione di questa storia, citando solo il fatto che come il giorno dopo la cerimonia il bouquet fu deposto sulla tomba del Milite Ignoto a Westmister Abbey, ma è indubbio che nelle fotografie di gruppo Elizabeth al contrario delle sue damigelle non tiene in mano il bouquet, che riappare nelle immagini in cui è sola con Philip.

In fondo l’Inghilterra è non è la patria del mistery?

Qui il video della prima uscita ufficiale dei royal fidanzati https://www.youtube.com/watch?v=XAvzNouZYvY

Qui invece il post sulle invitate Invitate al matrimonio del secolo

Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition

Un piccolo divertessement – davvero piccolo, le foto disponibili sono pochissime – per ricordare il matrimonio dei Duchi di York, celebrato il 23 luglio 1986 e concluso con un divorzio dieci ani dopo, anche se il legame tra i due non sembra essersi mai davvero interrotto.

Sarah la fidanzata

Il 16 marzo Buckingham Palace annuncia il fidanzamento del ventiseienne Andrew – terzogenito della sovrana, ufficiale della Royal Navy ed eroe della guerra delle Falklands – con la coetanea Miss Sarah Ferguson. Lei è figlia dell’istruttore di polo del fratello maggiore di lui Charles, dunque gravita intorno alla Royal Family da sempre, ma è un invito di Diana a innescare la scintilla tra i due. Sarah si presenta al mondo con la massa di capelli rossi trattenuti in un semiraccolto, poco o niente trucco, una blusa viola sotto un pesante tailleur blu stile esercito della salvezza con delle spalline talmente enormi che scivolano verso gli omeri. Chiariamo subito un punto, è vero che erano i favolosi anni ’80, ma Lady Violet c’era, e non si è mai vestita da quarterback. Quanto alle calze chiarissime, quelle erano davvero di moda insieme a quelle colorate. Anyway, shock.

Poi è la volta di una sessione fotografica più formale, all’interno del Palazzo: lui in alta uniforme, lei in abito da sera bicolore (non è chiaro se composto da uno o due pezzi) con un’abbondante gonna in lucido taffetà blu notte – sembra pure questa in due tonalità – e corpetto con maniche lunghe e scollatura bardot (ma ve la immaginate BB a Saint Tropez vestita così?) in una sfumatura di bianco che valorizza molto poco la sua pelle chiara da rossa. A corredo, i capelli supercotonati in un gonfio chignon. Difficile trovare qualcosa che la invecchi di più, e mi riferisco non solo all’aspetto ma anche alla posa imbalsamata e all’espressione fissa dei volti: pietrificata lei, vacuo lui, a stento trattenendo il riso entrambi. Rishock.

Sarah la sposa

Il matrimonio passa alla storia principalmente per due ragioni: la sceneggiata del bacio al balcone di Buckingham Palace e la sposa che arriva a Westminster Abbey col velo fermato da una corona di fiori, soprattutto gardenie, le preferite dello sposo. La sostituisce poi con la tiara d’ordinanza – dono dei suoceri, acquistata per l’occasione – una volta diventata principessa.

La robe de mariée, creata dalla stilista britannica Lindka Cierach, fu in fondo una piacevole sorpresa. Il modello è tipico del decennio; fortunatamente non abbonda in spalline imbottite o maniche super gonfie, ma purtroppo cade sui fiocchi, piccoli – e inutili – sulle spalle, enorme sul fondoschiena, da cui parte il lungo strascico, che in un abito da principessa non manca mai. Il fiocco però è un segno distintivo della sposa, il così detto Fergie Bow. Dimenticabili seppur principesche le maniche 3/4 che terminano a punta.

Tre i punti di forza: inanzi tutto il tessuto, un morbido satin avorio scelto per evitare che l’abito si stropicciasse come accaduto a quello di Diana; poi il corpino, quasi un bustino vittoriano che delinea benissimo la silhouette di Sarah (che per entrarci perse una dozzina di chili) e infine i ricami. Perline e fili d’argento disegnano il cardo scozzese e la vespa (in effetti un bombo), simboli dello stemma di lei, più onde e ancore a evocare il ruolo di lui.

Pezzo forte di tutta la decorazione la grande A di Andrew ricamata sullo strascico e intrecciata con la S di Sarah. La S si ripete anche nell’insolita forma del bouquet della sposa.

All’epoca mi piacque, in fondo non tutto ha, né deve avere, l’afflato dell’eternità, dunque chic.

Elizabeth la sublime

Di questa mise abbiamo parlato spesso come di una delle più eleganti della regina, soprattutto perché mette fine a un’epoca di stile non particolarmente felice durata per tutti gli anni ’70 e parte degli ’80.

Bello il modello, un soprabito 7/8 che si apre su una gonna plissé, splendido il colore, un intenso fiordaliso, favoloso il cappello di Philip Somerville, in una forma che Sua Maestà non aveva ancora indossato, e imprime davvero una svolta al suo stile. Lady Violet ha parlato più diffusamente di questa mise qui The Queen: dressing for wedding 3. Regalmente chic.

Susan la solare

Detta the bolter per la rapidità con cui aveva mollato il primo marito, il Maggiore Ronald Ferguson. per il secondo, l’affascinante argentino giocatore di polo Hector Barrantes, Susan Wright è la bella e sorridente madre della sposa.

Purtroppo non ci sono immagini a figura intera, e la sua mise va indovinata, ma da qual poco si intuiscono bellezza e una classe che non ha interamente trasmesso alla figlia.

Susan Barrantes morirà in un terrificante incidente stradale a soli 61 anni, ma Sarah troverà un modo tenero e bellissimo per ricordarla e averla vicina in un momento importante per la famiglia: la clutch che completa la sua mise alle nozze della figlia Eugenie è la Manolo Blahnik che la madre portava il giorno in cui lei sposò Andrew. E chissà se avrà fatto lo stesso la scorsa settimana alle nozze di Beatrice. Chic.

Diana la piratessa

La Principessa di Galles ha venticinque anni e due figli. Ha già acquisito la splendida figura per cui è universalmente nota, ma non ha ancora acquisito né l’allure della maturità né lo chic che le regaleranno i grandi couturier, Gianni Versace in testa. Per lei un abito in raso cangiante (come potete notare confrontando questa immagine con quella in cui segue il suocero e la Señora Barrantes) tra l’azzurro intenso e l’ottanio, inondato da bolli neri. Nero anche l’alto bustier che segna la vita. E siccome non bastava, si è piazzata in testa un cappello che avrebbe fatto la gioia di Iolanda la figlia del Corsaro Nero. Shock.

Nancy la copiona

Nonostante sia il matrimonio del cadetto, tra gli invitati c’è anche la First Lady Nancy Reagan. La quale durante la presidenza del marito è spesso vestita Valentino. Stavolta per essere sicura di non fare errori si ispira all’abito della madre dello sposo. Del royal wedding precedente però. E, cappello a parte, si veste esattamente come Her Majesty per le nozze di Charles e Diana. Ma non è che l’ha rubato? Boh.

William il marinaretto

Nei matrimoni con lo sposo in alta uniforme spesso i paggetti indossano abiti a lui correlati, magari ispirati alle uniformi storiche. In questo caso, con Andrew tenente della Royal Navy, al quattrenne nipotino William tocca di vestirsi da marinaretto. Lui comunque adorabile, gigioneggia con la sua partner in crime, la cuginetta Laura Fellowes (figlia di una delle sorelle di Diana, Lady Jane Fellowes). Irresistibile.

Ecco la foto di famiglia: anche Anne in giallo, qualche tocco di rosso scuro, gettonatissimo il blu in tante sfumature, dall’azzurro al violetto.

Sarah, sposa di luglio

Il 14 luglio 1994, mentre in Francia si celebrano 205 anni dalla presa della Bastiglia con la conseguente fine della monarchia, quella britannica – bene in sella nonostante le turbolenze degli ormai separati Principi di Galles – si riunisce per una giornata di festa: le nozze tra Lady Sarah Armstrong-Jones e Daniel Chatto.

È un matrimonio sotto il segno dell’understatement, nonostante la sposa alla nascita fosse settima nella linea di successione; sua madre è Margaret, sorella minore della sovrana, suo padre Tony Armstrong-Jones, primo Conte di Snowdon. Sarah ha trent’anni, Daniel trentasette; si sono conosciuti una decina d’anni prima in India; lui aveva un piccolo ruolo nel film Calore e polvere di James Ivory, lei in viaggio nel suo anno sabbatico sembra abbia dato una mano al reparto costumi. Una coppia unita dall’amore e dall’arte: lei è un’apprezzata pittrice, lui ha smesso di recitare ed è a sua volta un artista. Forse per questo scelgono di sposarsi a St Stephen Walbrook, nella City. Una chiesa che ha poco a che fare con la Royal Family ma parecchio con la storia dell’architettura inglese: è una di quelle progettate da Sir Christopher Wren, colui che a cominciare da St Paul’s Cathedral ripopolò di edifici monumentali la Londra distrutta dal grande incendio del 1666. 

Anche l’abito della sposa rimanda a un artista: è infatti ispirato a un’opera di Hans Holbein, pittore tedesco attivo alla corte di Henry VIII. Quale opera esattamente non è chiaro, ma in uno schizzo della collezione reale la regina Jane Seymour, terza moglie di Henry indossa un modello simile. Quello di Sarah è una creazione di Jasper Conran in georgette di seta bianca con un corpetto in tessuto goffrato che delinea la scollatura quadrata e finisce con una punta; da qui parte la gonna ampia e morbida, cui la leggerezza del tessuto dona un aspetto etereo. Ho avuto occasione di vedere l’abito dal vivo in una mostra al Victoria&Albert Museum e l’ho trovato splendido nella sua semplicità, senza dubbio uno dei miei preferiti.

Altro elemento notevole, le damigelle. Quelle di Sarah sono tre: Frances, nata del secondo matrimonio del padre, Zara Phillips, figlia di sua cugina la Princess Royal, e un’amica. Conran le veste praticamente come la sposa; naturalmente non hanno il velo, ma tra i capelli gli stessi fiori freschi dei loro bouquet nelle tonalità dal rosa al fucsia in contrasto col total white della sposa.

Senza esagerare le definirei botticelliane.

Sarah invece ha il capo coperto da un leggero velo di seta, fermato da un gioiello particolare.

Per lei nessuna delle tiare di famiglia, ma un diadema creato apposta per l’occasione unendo tre antiche spille, tre fiori di diamanti, dono del padre alla madre. Il tono floreale dell’acconciatura è sottolineato dalla presenza di un piccolo tralcio verde intrecciato con i capelli. Alle orecchie della sposa due grandi perle rette da una V rovesciata di diamanti. Si tratta di un prestito materno, e si pensa siano arrivati a Margaret dalla straordinaria eredità che Mrs Greville lasciò alla Queen Mother (all’epoca Queen Consort). Sarah è entrata in possesso degli orecchini alla morte della madre e li ha tenuti, mente molti altri pezzi importanti sono stati venduti per pagare le tasse di successione. Lei continua ad indossarli ad ogni evento importante della royal family, per cui li vedremo ancora spesso. Non ha invece mai più indossato l’intera tiara, ma ha portato la spilla più grande in alcune occasioni speciali, tra cui il funerale della madre.

Ora diciamo la verità, nonostante l’understatement gli sposi hanno rischiato seriamente di essere eclissati dalla presenza di alcuni ospiti. E non parliamo della zia Regina, gagliardissima in rosa corallo, né della nonna Queen Mom, in un total color cream di inusitata eleganza, né tanto meno della cugina Anne, anche lei in crema e con uno dei cappellini migliori di sempre.

Né naturalmente parliamo della madre della sposa in azzurro ghiaccio, con un cappello un po’ penalizzante, né della cognata Serena in un bicolore un po’ da cameriera, con un gran cappello Philip Treacy, forse un davvero troppo grande.

No, stiamo parlando dei cugini Principi di Galles, e in particolare di lei, Diana. Perché i due sono separati, ma quindici giorni prima è successo qualcosa. Il 29 giugno Charles, intervistato sulla BBC da Jonathan Dimbleby, ammette la sua infedeltà e la sua lunga relazione con Camilla Parker Bowles. E quella stessa sera Diana partecipa al party alla Serpentine Gallery con un abito che esce dal suo armadio per entrare nella storia (Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)). Bene, due settimane dopo Charles scorta la nonna al matrimonio della cugina; Diana, che non vuol mancare alle nozze di quella che fu la sua damigella d’onore, arriva per i fatti suoi, e naturalmente cattura sguardi ed entusiasmi.

Ricicla un robe-manteau blu con colletto e polsi bianchi di Catherine Walker indossato il mese prima a una cerimonia per il cinquantenario del DDay, inalbera un cappello che la nasconde un po’, ma l’allure gloriosa degli ultimi anni c’è tutta.

Una piccola curiosità: la fanciulla in beige sul gradino sopra Diana è Sophie Rhys-Jones, fidanzata del principe Edward, in uno dei suoi primi eventi con la Royal Family. Tra il cappello a cilindro, la giacca con la coda, la gonna troppo corta sulle gambotte fasciate nelle calze chiare simil metallizate – chiunque avesse l’età della ragione negli anni 90 sa di cosa parlo – non saprei cosa salvare. Penso niente.

Dopo ventisei anni il matrimonio dei Chatto dura ancora e sembra soldo. Hanno due figli, Samuel e Arthur, assai popolari e apprezzati dalle ragazze. Vi consiglio di dare un’occhiata ai loro profili Instagram.

Una panoramica delle nozze, e di molti invitati (c’è pure il compianto Alan Bates con un orrendo completo kaki) nel video https://www.youtube.com/watch?v=IKVJG4TiFGw


Le foto del giorno – It’s Mother Day

Nel Regno Unito oggi, quarta domenica di Quaresima, tre settimane prima di Pasqua, si celebra il Mothering Day. In origine si trattava di una festa comune a tutte le Chiese cristiane delle Isole Britanniche, in cui si visitava la propria chiesa madre, quella in cui si è ricevuto il battesimo. Col tempo alla solennità religiosa si affiancò la più prosaica  Festa della Mamma, che immagino ora abbia definitivamente soppiantato quella originale. mother's day 2020Dunque oggi si festeggiano le mamme inglesi, le commoner come le royal, e attraverso i canali social ecco i loro omaggi arrivare fino a noi. Per una volta la regina appare come figlia invece che madre, nonna, bisnonna, sovrana, in uno scatto che la ritrae con la madre, entrambe sorridenti e controvento. mother's day 2020 2Il figlio Charles pubblica un’immagine con lui piccino e pacioccone nel giardino di Clarence House con la giovanissima mamma. Adorabili tutti, lei lui e il cappottino.mother's day 2020 3La Duchessa di Cambridge ha pubblicato il lavoretto fatto per lei dal primogenito George, un collage teneramente kitsch com’è giusto che sia ogni creazione infantile. Deliziose anche le immagini delle madri dei duchi, Diana trionfante nello splendore della sua giovinezza, Carole giovane e un po’ perplessa, con la stessa pettinatura di sempre, contro uno sfondo che non si capisce se sia astrattamente decorato o semplicemente macchiato.

Ma la presenza di Harry nella foto con madre e fratello sarà un metamessaggio?