I migliori amici di una regina

Mi avete segnalato il sito di un famoso magazine che racconta come i due corgi di Sua Maestà sarebbero rimasti con lei, sul suo letto, vegliandola fino all’ultimo istante. La notizia è attribuita a “fonti ufficiali di palazzo” senza ovviamente dire quali; io però non ho trovato nulla. Va detto che lo stesso articolo è così credibile da situare il trapasso della sovrana “la notte dell’8 settembre”; non è tuttavia la scarsa accuratezza di certa stampa l’argomento di questo post.

(Ph: REUTERS/Peter Nicholls/Pool)

Non saprei dire se le due bestiole fossero davvero piazzate sul letto regale nel momento del passaggio; è possibile e dipende anche da come sia giunta la fine (se fosse stata necessaria un’assistenza medica costante dubito che avrebbe potuto consentirne la presenza anche perché i corgi, soprattutto al cambio di stagione, perdono i peli a ciocche). L’argomento del post sono loro, i corgi, e il legame con la loro augusta padrona, tanto forte e particolare che ormai la razza è universalmente nota come “i cani della regina”. Per la storia dei corgi reali vi rimando a questo link: Dog save the Queen!; mentre vi rassicuro sulla sorte dei due cagnolini che hanno assistito al passaggio del feretro a Windsor: sono stati adottati dal Duca di York, che li aveva donati alla madre (se poi non vi sentiste particolarmente rassicurati, considerate che anche dagli York abbonda la servitù dunque, se non proprio Andrew con le sue manine o Sarah che con lui abita da divorziati in casa, qualcuno che porta fuori le creature, le sfama e le disseta, ci sarà).

Nella sua lunga vita la regina ha avuto una trentina di corgi, tutti discendenti dalla capostipite Susan, arrivata in dono per i suoi diciotto anni. Col passare degli anni la linea di sangue dei Windsor Corgi si è estinta; alla sovrana era rimasta solo Candy, una dorgi (un incrocio, generato dall’amore clandestino tra un corgi e Pumpkin, bassotto della principessa Margaret), che è morta questa estate alla bella età di 18 anni; un altro dolore per Sua Maestà. Invecchiando Queen Elizabeth aveva deciso di non continuare con l’allevamento né sostituire i cani alla loro morte, ma poi il figlio Andrew ha cercato di addolcirle la vedovanza donandole Fergus e Muick (chiamato così dal Loch Muick, lago scozzese all’interno dell’area di Balmoral); il primo è moto dopo pochi mesi, ed è stato sostituito da Sandy.

Il legame tra il monarca e il cane è lungo e profondo; la storia dell’arte è piena di ritratti reali in cui l’uno accompagnano l’altro. E forse qualcuno ricorderà nel 2005 i funerali di un altro sovrano, Rainier III de Monaco, del cui corteo funebre faceva parte l’amato Odin.

(Ph: AP/Lionel Cironneau,Pool)

E i cani della regina? Ormai bisogna registrare l’avanzamento di carriera dei Jack Russell. Come Beth e Bluebell, i due esemplari che Camilla ha adottato dal Battersea Dog and Cats Home, il canile londinese di cui ha il patronage (La foto del giorno – Special preview)

Le foto del giorno

A Londra sono le 19.35 quando la diretta BBC inquadra tre auto che si avvicinano a Westminster Hall, dove il feretro di Queen Elizabeth II riceve l’omaggio dei suoi sudditi (c’è stato anche David Beckham, in lacrime, dopo aver fatto ben 13 ore di fila, insieme a tutti gli altri).

(Ph: Sky News

Tredici minuti dopo tre colpi scandiscono l’arrivo di quattro persone. Sono il Re, la Princess Royal, il Duca di York, il Conte di Wessex. È l’ormai famosa Vigil of the Princes, la veglia al corpo della sovrana defunta, che già abbiamo visto a Edimburgo. Rispettando le previsioni, anche Andrew è in uniforme, per concessione del re; non vuol dire null’altro che questo, la possibilità di indossare di nuovo l’uniforme in una occasione particolare.

(Ph: Eddie Mulholland)

Sulla balconata laterale è schierata la Royal Family allargata: ci sono Camilla, Sophie con i figli, Tim Laurence, tutti nipoti della defunta sovrana tranne i Wales e i Sussex, molti pronipoti: la bimbe bionde, coi capelli fermati da fermagli o cerchietti di velluto nero. I cugini Kent e Gloucester, con figli e nipoti.

(Ph: Eddie Mulholland)

Domani si replica, a vegliare la nonna saranno tutti gli otto nipoti, insieme. William sarà in uniforme, e anche Harry. I quindici minuti della veglia sono passati, all’interno dell’edificio l’omaggio continua. Da fuori giungono gli applausi al Re. Long live the King!

The (once) Fab Four

Mentre il feretro di Queen Elizabeth lascia per sempre Balmoral alla volta di Edimburgo, noi facciamo brevemente il punto sulle ultime ventiquattr’ore. Nonostante l’importanza della cerimonia con cui sabato mattina Charles è diventato King Charles III, ciò di cui tutti hanno finito per parlare è rappresentato in questa foto: i due figli del nuovo sovrano e le loro mogli nuovamente insieme, a Windsor.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le due coppie sono uscite dai cancelli del maniero per salutare i presenti e ammirare i fiori lasciati in omaggio alla regina scomparsa. Catherine, neo Principessa di Galles, dritta come un fuso e affilata come un rasoio, procede con passo da bersagliere. La cognata Meghan, che rimane Duchessa di Sussex – e rimane overseas, come ha amabilmente sottolineato il suocero nel suo discorso – appare meno sicura, infagottata nel vestitone nero. Non è strano, in fondo l’una è nel suo ambiente, l’altra no. Tra loro i rispettivi mariti, vicini e distanti. Bravi, un gesto che andava compiuto, anche se non credo che cambi qualcosa, almeno per il momento. Confesso che guardandoli più che i Fab Four mi vengono in mente i Neri per caso.

(Ph: Jonathan Brady/POOL/AFP/ Getty Images)

Come di diceva, l’evento clou della giornata è stata la proclamazione del nuovo Re in una cerimonia dal sapore antico per la prima volta trasmessa in televisione. King Charles non ha nascosto né l’emozione né la tensione, evidenti soprattutto al momento della firma, ostacolata dall’improvvida presenza di un paio di oggetti da scrittoio che hanno impavidamente sfidato le ire reali. D’altronde il primo discorso del sovrano ha fatto cadere il velo di impeccabile, algido controllo che era stato la cifra della monarchia britannica finora. Bisogna marcare da subito le differenze col monarca precedente, e la comunicazione è il primo passo; non credo che si tornerà indietro.

(Ph: Victoria Jones/PA)

King Charles ha anche mostrato per la prima volta – in forma di spilla appuntata sulla cravatta – il suo monogramma, che reca l’iniziale del nome intrecciata alla R di Rex, in latino. Lo vedremo presto sostituire ER (Elizabeth Regina) su passaporti, banconote, monete, francobolli, cassette postali, alcune livree e uniformi.

(Ph: Jeff J Mitchell/Getty Images)

Stessa evidente commozione a Balmoral, dove la sorella e i fratelli del re, con coniugi e figli, hanno partecipato ad una funzione privata nella vicina Crathie Kirk fermandosi poi a salutare e a ringraziare i presenti per la vicinanza, il rispetto, l’affetto, i fiori. Mai li avevamo visti manifestare così apertamente le proprie emozioni; commossa la solitamente controllata Anne, contrito l’arrogante Andrew – molto affettuoso con le figlie – angosciato il tenero Edward, sconvolta la moglie Sophie. Guardate il video; vederli allontanarsi insieme, abbracciati (minuto 3’30) è davvero toccante. https://videos.dailymail.co.uk/video/mol/2022/09/10/2970358429742485038/480x270_MP4_2970358429742485038.mp4

Confermate data e ora dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II; saranno celebrati lunedì 19 alle 11:00 (le 12:00 in Italia) a Westminster Abbey, alla presenza dei potenti della terra.

Il calendario completo lo trovate qui: The day after

Breaking News! – Che disonore

Lui potrà anche pensare che alla fine la madre lascerà correre come se nulla fosse accaduto, e che il privilegio di scortarla alla cerimonia in memoria del padre fosse l’inizio della sua riabilitazione, ma il resto del mondo la pensa diversamente.

(Ph: Will Oliver/EPA)

È appena giunta la notizia che a Andrew è stata ritirata la Freedom of York, titolo onorifico assai prestigioso ricevuto nel 1987 dall’allora giovane principe, fresco sposo di Sarah e titolare del Ducato di York. La mozione è stata votata oggi all’unanimità dal consiglio cittadino, e manifesta in maniera inequivocabile il desiderio della città di marcare le distanze dal principe e dal suo pessimo comportamento. La decisione non comporta in automatico la rimozione del titolo ducale, ma è una circostanza di cui si potrebbe – e forse dovrebbe – tenere conto; e non è escluso che una richiesta in tal senso sia il prossimo passo della città di York. Peccato che Andrew non abbia fatto tesoro delle parole di un grande Inglese, Winston Churchill: “the price of greatness is responsibility” il prezzo della grandezza è la responsabilità.

The final farewell – I dettagli

Esattamente un anno fa, il 17 aprile 2021, trenta persone accompagnavano il Duca di Edimburgo nell’ultimo viaggio. E noi oggi celebriamo l’anniversario con i dettagli della cerimonia di ringraziamento in suo suffragio celebrata lo scorso 29 marzo. Che è stata anche l’occasione più recente cui ha partecipato la Regina, che da quel giorno non compare in pubblico. Quest’anno ha saltato sia il tradizionale Royal Maundy Service del Giovedì Santo, dove è stata rappresentata dal figlio Charles e dalla nuora Camilla (Le foto del giorno – Maundy Thursday), sia la Messa di Pasqua nella St. George’s Chapel a Windsor, dove non sono mancate le generazioni più giovani.

L’allestimento

La cerimonia nell’Abbazia di Westminster ne ha interessato l’area interna, la più sacra, compresa tra il Quire (il Coro), il Sacrarium e il Poet’s Corner. L’addobbo floreale era stato pensato come ulteriore omaggio alla vita di Philip, e composto nei colori rosso bianco e blu, quelli della bandiera del Regno Unito (e rosso a parte, anche quella della natia Grecia).

Insieme con rose e gerbere, alcuni fiori scelti per il loro valore simbolico: l’infiorescenza spinosa di colore azzurro si chiama Eryngium Maritimum, in inglese sea holly; francamente non la conoscevo, ma chiaramente allude alla carriera in Marina del duca. C’erano orchidee, come quelle che componevano il bouquet della sposa Elizabeth, e i garofani, in ricordo di quelli che decoravano la tavola per il rinfresco del loro matrimonio. A me l’insieme non è piaciuto granché, ma davanti al sentimento e al patriottismo Lady Violet fa un passo indietro.

Chi c’era e chi no

Nonostante avessero confermato la loro presenza, il giorno prima della cerimonia è arrivata da Oslo la notizia che i sovrani norvegesi non sarebbero andati. Il Re era stato trovato positivo al test covid solo un settimana prima, ed evidentemente le sue condizioni sconsigliavano il viaggio. Harald V è ricomparso in pubblico martedì 5; lui e Sonja hanno ricevuto a Palazzo i vincitori della Medaglia del Re, che ogni anno premia quei norvegesi che si siano distinti in campo sociale e culturale.

Piuttosto ridotta la presenza della famiglia reale greca, cui Philip apparteneva per nascita: non c’era Costantino II (suo nonno era fratello maggiore di Andrea di Grecia, padre del Duca di Edimburgo) la cui salute da tempo non è buona, e mancava anche sua sorella, la Reina Emerita Sofia, attesa il giorno dopo a New York. Presenti la Regina Consorte Anne-Marie, il Diadoco Pavlos con Marie-Chantal e il fratello minore Philippos con la moglie Nina. Philippos era stato tenuto a battesimo da Philip – di cui peraltro porta il nome – e dalla defunta Diana. Come lui anche Margarita di Romania, che porta il bellissimo titolo di Custode della Corona Rumena, ha avuto il duca come padrino di battesimo.

C’erano i nipoti tedeschi, gli stessi tre che lo scorso anno parteciparono al funerale a Windsor; da sinistra nella foto, preceduto dalla moglie Stephanie Anne, è Bernhard, principe Ereditario di Baden (sua nonna era Theodora, la seconda delle sorelle di Philip) segue Penelope Knatchbull, Countess Mountbatten of Burma; oltre ad essere una cara amica, sua suocera Patricia e il Duca di Edimburgo erano cugini di primo grado. Seguono Saskia Binder e il marito Philipp, Principe di Hohenlohe-Langenburg (sua nonna era Margarita, la maggiore delle quattro sorelle del duca), chiudono la fila Floria Franziska von Faber-Castell – della famiglia dei produttori di matite – e il marito Donatus, Langravio d’Assia. Donatus è l’unico dei tre a non discendere direttamente da una sorella di Philip, benché sia Cecile sia Sophia, le due più giovani, sposarono membri della famiglia von Hesse. In compenso la nonna di Donatus era la compianta Mafalda di Savoia, per cui possiamo dire che era presente anche un po’ di italico sangue reale.

Altro sangue savoiardo quello che scorre nelle vene di Kiril di Bulgaria, Principe di Preslav. Secondogenito di Simeon II, Zar (e in seguito anche Primo Ministro dei Bulgari), sua nonna era Giovanna di Savoia, la minore dei cinque figli di Vittorio Emanuele III ed Elena.

(Ph: AP/Frank Augstein)

Tutto ciò premesso, la presenza più attesa era sicuramente quella del Duca di York, che non ha tradito le aspettative e ha accompagnato la madre, viaggiando con lei nella Bentley reale e scortandola fino al suo posto. Tutto bene? Non ci giurerei, perché la stampa britannica ha subito iniziato a domandarsi se Andrew abbia capito che si è trattato di un’occasione straordinaria, in pratica la sua ultima uscita pubblica, o non abbia piuttosto iniziato a pensare che si sia trattato dell’inizio della sua revanche. Le voci che vorrebbero addirittura la madre in qualche modo da lui manipolata si intensificano, di pari passo con l’insofferenza del Principe di Galles e del figlio William. Tanto che una delle ragioni per cui i Cambridge stanno pensando a un trasferimento a Windsor sarebbe una maggiore vicinanza alla nonna e contemporaneamente il controllo del comportamento dello zio. Non c’è dubbio che con Charles sul trono Andrew sarà più o meno elegantemente accompagnato alla porta posteriore, nel frattempo lui per non perdere l’abitudine si è ritrovato coinvolto, questa volta in compagnia della ex moglie Sarah, in un altro scandalo. Avrebbe ricevuto una consistente somma di denaro da una signora turca, in cambio di non so bene quale favore, somma che sarebbe stata usata in parte per il matrimonio della figlia Beatrice, ma poi restituita. Uno zio diplomatico una volta, parlando della politica britannica, mi disse che alla fine i Laburisti inciampano sui soldi mentre i Conservatori sul sesso. Giustamente Andrea mantiene una regale neutralità, e inciampa sia sui soldi sia sul sesso.

Non c’era invece, né lo aspettavamo, il Duca di Sussex, probabilmente per il contenzioso col Governo – e più in generale con la Royal Family – per la protezione personale richiesta col modo pasticciato e il tono petulante che stanno diventando la sua cifra. In compenso Harry è arrivato in Olanda dove dal 16 al 22 si tengono gli Invictus Games. E non è venuto solo, ma accompagnato dalla sua signora. E da una troupe di Netflix, per realizzare – finalmente – uno dei loro progetti milionari. Però arrivando in Europa un salto a salutare la nonna Elizabeth e babbo Charles l’hanno fatto. Meno male!

Il linguaggio selle spille

Abbiamo parlato della scelta insolita ma commovente della Regina, e dell’omaggio pieno di rispetto della Duchessa di Cornovaglia (The final farewell); ma non sono state le uniche royal ladies a parlare attraverso le loro spille.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Margrethe II di Danimarca, secondo me una delle più eleganti, indossava un completo in tessuto gessato blu creato dalla sua sarta preferita Annette Freifeldt, composto da gonna, sottogiacca e giacca di 7/8. A corredo degli autentici gioielli da lutto, d’altronde sempre di una pronipote di Queen Victoria stiamo parlando! Gli orecchini in onice nero con croci stilizzate in argento sono solitamente esposti nel Museo di Amalienborg, ma la sovrana li porta spesso ai funerali. Così come la cosiddetta Begravelsesbrochen (spilla funebre), che indossava anche al funerale del marito Henrik, quattro anni fa. Realizzata in oro smalto nero e diamanti fu realizzata in memoria della bisnonna Luisa di Prussia.

(Ph: REUTERS/Toby Melville)

Sua sorella Anne-Marie, Regina Consorte di Grecia, indossava una spilla di diamanti a forma di ancora, dono del marito Costantino, che alle Olimpiadi di Roma, nel 1960, aveva vinto l’oro nella vela. Quale scelta migliore per salutare un vecchio marinaio?

(Ph: Getty Images)

Menzione di grazia e delizia per la giovanissima Lady Louise Mountbatten-Windsor, figlia dei Conti di Wessex e dunque nipote della Regina e del Duca di Edimburgo. Sul giacchino blu la fanciulla ha appuntato una spilla a soggetto equestre, la stessa che portava l’anno scorso del funerale del nonno, con cui divideva la passione di condurre le carrozze nello sport degli Attacchi.

Last but not least

Lo so lo so che state aspettando un’analisi della mise di Catherine, eppure c’è chi ha fatto di peggio: la bella India Hicks, unanimemente considerata – e di solito a ragione – una style icon, parte supersobria con un piccolo copricapo a goccia, continua con un abito accollatissimo di un serio grigio e poi scivola su uno spacco letteralmente inguinale. Per quei tre di voi che non la conoscessero, India è figlia di Lady Pamela, figlia minore di Lord Mountbatten e dunque cugina prima del principe Philip; venne alla ribalta mondiale che non aveva 14 anni, il 29 luglio 1981, quando fu una delle damigelle del matrimonio di Diana con Charles, suo padrino di battesimo. Notevole l’aplomb del signore che l’accompagna: David Flint Wood, suo partner di lunga data e padre dei suoi cinque figli; i due si sono sposati lo scorso settembre.

Finalmente eccoci alla Duchessa di Cambridge. Appena l’ho vista due cose mi hanno colpita: perché un abito così leggero, e perché in nero – ancorché punteggiato di pois – se evidentemente il dress code lo aveva escluso. Domande entrambe senza risposta: la seconda rientra nel più ampio campo della mise sbagliata, la prima sfiora uno dei grandi misteri delle royal ladies di ultima (e penultima) generazione, che spesso appaiono – soprattutto di sera, va detto – con abiti impalpabili senza protezione e francamente senza ragione. In questo caso invece il mistero è solo uno: perché? L’abito è firmato Alessandra Rich, che aveva fornito a Catherine un altro abito a pois, di ben altra linea, secondo me (Dress like a Princess – Purple edition). È in leggerissimo crêpe de chine, è pure Made in Italy, ma ahimè non è un abito adatto alla prima parte della giornata per modello e lunghezza della gonna, dotata pure di spacco, anche se casto. E non fatevi trarre in inganno dal colletto con abbottonatura laterale, che evoca la kosovorotka, la tipica blusa indossata dagli uomini russi.

(Instagram @mariechantal22)

Infatti un’altra royal lady – per altro presente alla cerimonia, Marie Chantal di Grecia – indossava lo stesso vestito alla vigilia di Natale, come testimonia la fotografia postata sul suo account Instagram. E non oso pensare se l’avesse indossato anche lei… Se l’abito di Catherine era sbagliato, in compenso il cappello era sbagliatissimo. Disegnato da Awon Golding per Lock & Co. in inglese quel modello si chiama boater, sailor o matador a seconda dell’altezza della corona, dell’ampiezza della tesa e del tipo di decorazione.

Quello di Catherine è più simile al matador, più ampio degli altri due (che spesso è ornato da pompon o nappe pendenti, qui assenti); insomma un cappello da gaucho, o per non farla tanto lunga un cappello tipo gondoliere. Un modello che compare nel Settecento in testa ai marinai, poi diventa popolare tra gli uomini per eventi estivi all’aperto. Piace anche alle signore, che se ne adornano sempre più spesso (ma sempre per eventi informali) e si impone definitivamente all’inizio del Novecento grazie a una signorina di nome Coco, che a Deuville inizia a proporre alle signore dell’alta società giacche, pantaloni, cardigan, ispirati al guardaroba maschile. Un cappello che va dunque benissimo a Ascot o per eventi meno impegnativi, non certo una messa di suffragio, C’è poi un’altra regola, e ve la spiego come l’ho imparata in casa mia. Alle cerimonie religiose bisognerebbe mostrare un po’ di modestia, regola questa in effetti più rigorosamente osservata nel mondo cattolico, dove ai funerali in caso si porta una mantilla. Bisognerebbe comunque astenersi dal indossare copricapi troppo grandi – ho sempre amato questa parte – perché sono occasioni in cui ci si abbraccia e ci si bacia, e dunque c’è il rischio di qualche scappellamento. Ora ai matrimoni la regola viene allegramente bypassata, affermandosi invece l’idea della scena e della bellezza di cappelli più importanti, ma nelle occasioni funebri no. Sorry.

Chi va e chi viene

Sembra che il Duca di York sia intenzionato ad andare alla solenne messa in suffragio del Principe Philip, martedì prossimo a Westminster Abbey.

(Ph: Steve Parsons – WPA Pool/Getty Images)

È materia delicata, ma a me sembra difficile impedire a un figlio di partecipare a una cerimonia in memoria del padre, anche se non l’ha esattamente onorato col suo comportamento. La cerimonia avrà sicuramente una valenza pubblica, ma ne ha una familiare ugualmente importante. In ogni caso sarebbe la sua uscita definitiva dalla scena pubblica, visto che è certa la sua assenza alle celebrazioni del Platinum Jubilee, compreso l’affaccio dal balcone di Buckingham Palace dopo il Trooping the Colour, cui di solito partecipano anche i cugini di centesimo grado. Anyway vedremo, ormai manca poco.

(Ph: Jørgen Gomnæs – Det kongelige hoff)

Verrà in Italia la regina Sonja di Norvegia. La Regina Consorte il 21 aprile sarà a Venezia per l’inaugurazione di The Sámi Pavilion alla Biennale. Sámi è il nome del popolo che noi con una certa approssimazione chiamiamo Lappone, insediato in un territorio compreso tra Norvegia Finlandia e Svezia. Difficile trovare un’ambasciatrice migliore della Regina Consorte, il cui amore per l’arte e la cultura è ben noto e l’impegno in questi capi una costante della sua attività. Non può invece andare da nessuna parte il consorte Harald V, appena risultato positivo al test covid. E non manca una certa apprensione per l’ottantacinquenne sovrano, la cui salute da alcuni anni va declinano. Con lui i regnanti europei contagiati salgono a otto, si salvano solo Willem-Alexander d’Olanda e Hans Adam del Liechtenstein.

(Ph: Maison du Grand-Duc / Emanuele Scorcelletti)

È arrivata a 66 anni – li compie oggi – la Granduchessa Maria Teresa di Lussemburgo, che ha scelto per l’occasione la foto che compare sulla copertina di Luxembourg Féminin. In gran forma, liftata e filtrata a modino, indossa un’allegra giacca tapisserie. Maria Teresa è molto attiva nella difesa della condizione femminile, e Dio sa se ce n’è bisogno, ora ancor più del solito, dato che le donne in guerra sono spesso un preciso obiettivo. Suo marito Henri non festeggia con lei: è andato a Dubai, dove ha visitato il padiglione lussemburghese; dopo 41 anni di matrimonio, cinque figli e altrettanti nipoti ci sta, e poi il dovere viene prima di tutto. Magari festeggeranno insieme il compleanno di lui, il 16 aprile. Magari.

Breaking News! – Colpo di scena!

Quando già ci si preparava a vedere il Platinum Jubilee macchiato dall’immagine del Duca di York alla sbarra negli Stati Uniti arriva come un fulmine dal cielo la notizia che il terzogenito di Sua Maestà avrebbe raggiunto un accordo extra giudiziale con l’accusatrice Virginia Robinson Giuffre.

L’entità della somma su cui è stato chiuso l’accordo è sconosciuta, il duca si duole della relazione con Epstein e verserà a Giuffre una “sostanziale” donazione in favore delle vittime, ma a quanto si capisce non ha ammesso la colpevolezza di abusi sessuali.

Mi chiedo se al raggiungimento dell’accordo abbia contribuito l’affaire della foto che ritraeva insieme i due contendenti, con sullo sfondo Ghislaine Maxwell. Secondo Andrew si sarebbe trattato di un fotomontaggio, visibile dal fatto che mano sul fianco della ragazza ha un aspetto innaturale. Fatto sta che a un certo punto tale foto, in possesso della Giuffre, è scomparsa. Perduta? Sottratta? Opportunamente dimenticata in vista dell’accordo? Quale sia la verità, almeno quest’anno ci sarà evitato di assistere alla trasformazione di The Crown in Law & Order; il che ovviamente non può far dimenticare un comportamento indecente se non criminale, né cancellare l’opportunità, per quanto mi riguarda, che il Duca di York si ritiri a vita privata e faccia il nonno. Anzi no, che non mi sembra un grande esempio educativo.

Ora quella santa donna di Her Majesty può respirare un po’ e godersi i festeggiamenti per i settant’anni di regno. Fino alla prossima tegola, il libro che il nipote Harry (o meglio il suo ghostwriter J.R. Moehringer) pubblicherà probabilmente in autunno rivelando tutta la verità. La sua, ovviamente. Ah, le gioie della famiglia.

I Viceré

Il principe William è volato negli Emirati, in occasione del giorno che l’Expo 2020 di Dubai ha dedicato al Regno Unito, per parlare di futuro e sostenibilità.

(Ph: PA)

La sua breve assenza ha coinciso con una situazione particolare, e sollevato una questione assai interessante. Come sapete il Principe di Galles è in isolamento per essere risultato – di nuovo! – positivo al covid. Non si hanno informazioni sulle sue condizioni; considerando che Charles ha ricevuto tutte e tre le dosi di vaccino speriamo davvero che in questo caso valga il principio no news good news. Ciò che però sta preoccupando gli Inglesi è il fatto che il principe aveva incontrato la madre solo due giorni prima; Sua Maestà è stata sottoposta a un tampone il cui esito non è stato reso noto, e viene costantemente monitorata. Dunque il 10 febbraio ci si è trovati in una situazione inedita: l’erede al trono in isolamento, la sovrana forse pure, il secondo in linea di successione fuori dal Paese, il terzo minorenne..

(Ph: Ranald Mackechnie/Handout)

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. La reggenza è regolata da una legge del 1937, il Regency Act, che George VI – appena diventato Re dopo l’abdicazione del fratello Edward VIII – volle con forza dato che la sua erede aveva solo 11 anni. Contrariamente a quanto era avvenuto in precedenza, quando il Parlamento aveva legiferato in merito a situazioni specifiche, questa legge avrebbe avuto carattere generale. Si stabilì dunque che in caso di morte o interdizione del sovrano, se l’erede fosse stato un minore, la reggenza sarebbe stata assunta dal primo maggiorenne in ordine di successione, Per fare dunque un esempio il più ipotetico possibile, se Elizabeth Charles e William oggi non ci fossero più, ad assumere la reggenza per George dovrebbe essere Harry. Anzi no, perché una delle caratteristiche del reggente è che risieda nel Regno, e Harry ormai vive in California. Dopo di lui chi c’è? Andrew, che benché ritirato dalla vita pubblica, privato dei patronages e dei titoli militari, è ancora nella linea di successione.

Esiste poi un altro ruolo, quello del Counsellor of State; si tratta di senior members della Royal Family, che il monarca delega a fare le sue veci per alcune mansioni come firmare documenti o ricevere le credenziali dai nuovi ambasciatori in caso di sua assenza o temporanea indisponibilità. Tradizionalmente i Counsellors of State sono cinque, ma dopo la morte del Principe Philip, che non è stato ancora rimpiazzato, sono rimasti in quattro, i primi quattro adulti nella linea di successione: il Principe di Galles, il Duca di Cambridge, il Duca di Sussex e il Duca di York. Se dunque accadesse che Sua Maestà e Charles fossero indisposti – temporaneamente, per carità – con William assente, per non lasciare vacante il trono neanche un istante si dovrebbe ricorrere a Harry. Che sta sempre a Montecito, quindi no. Allora, di nuovo Andrew. Peraltro neanche così il problema sarebbe risolto, perché i Counsellors of State dovrebbero operare in coppia Insomma, urge mettersi al lavoro e rifare la lista,. Lady Violet fa il tifo per la Princess Royal e il Conte di Wessex e della Princess Royal, che hanno sempre dimostrato lealtà e affidabilità. E a esaminare la possibilità che a fare parte del gruppo possa essere chiamata anche qualche consorte, che abbia dimostrando capacità e fedeltà alla causa. Fortunatamente ce n’è più di una.

Quanto al Duca di York, ha appena ricevuto due non-regali per il compleanno (compirà 62 anni il 19): il fratello maggiore gli ha ingiunto di non farsi vedere a Windsor, e il Parlamento Nordirlandese ha reso noto che quel giorno non isserà la bandiera in suo onore. Probabilmente perché l’onore non ce l’ha più.

Mentre un carissimo amico libraio, accanito lettore del blog, mi segnala che l’ultima fatica letteraria dell’ex moglie Sarah, il romanzo storico-romantico Her hearth for a compass, tradotto anche in italiano e incentrato sulla figura di una sua pro pro zia, già nella lista dei best seller del Sunday Times, continua il suo viaggio e uscirà a breve in tutto il mondo in una nuova edizione tascabile. Finirà che sarà Sarah a dover mantenere l’ex marito.

Bye bye Andy

Era nell’aria e ora è ufficiale: il Duca di York ha rimesso nelle mani di Sua Maestà La Regina ogni incarico militare e ogni patronage che ancora deteneva.

La decisione è stata comunicata urbi et orbi attraverso uno scarno comunicato diffuso anche attraverso i canali social della Royal Family.

Una scelta obbligata dopo che il giudice Kaplan di New York ha respinto il ricorso del duca, che dovrà dunque affrontare in tribunale le accuse di Virginia Giuffre, ancora minorenne quando avrebbe avuto rapporti sessuali con Andrew.

Una decisione giunta tempestivamente per cercare di evitare ombre troppo consistenti sulle celebrazioni del Platinum Jubilee di Her Majesty.

Lady Violet ripensa agli anni ’80, quando il terzogenito di Elizabeth e Philip non era solo il bello di famiglia – e bello era davvero – ma aveva anche il fascino dell’eroe, avendo partecipato alla vittoriosa guerra lampo (aprile/giugno 1982) delle isole Falkland, la cui proprietà era contesa tra il Regno Unito e l’Argentina.

Ora invece un nutrito gruppo di veterani ne ha chiesta la rimozione dai ruoli militari.

Mai come oggi è vero, sic transit gloria mundi.

God save the Queen (now and forever)

Non so quanti di voi seguissero Friends, telefilm cult degli anni ’90 incentrato sulle vicende di sei amici, tre ragazzi e tre ragazze. Due di loro sono fratello e sorella, Ross e Monica Geller, che in un episodio si preparano a festeggiare i cinquant’anni del padre Jack. Il problema è che Monica ha una relazione con un caro amico (e coetaneo) del padre, l’oculista Richard Burke, interpretato dall’ancora prestantissimo Tom Selleck, che vorrebbe rivelare la liason proprio nel corso della festa. Temendo una disastrosa reazione da partedel genitore, a un certo punto Monica dice (cito a memoria): per i suoi cinquant’anni a mio padre regalerò un infarto!

L’episodio mi è tornato in mente alla notizia che il ricorso del Duca di York al tribunale di New York è stato respinto, e il giudice Lewis A. Kaplan ha deciso che Andrew dovrà fronteggiare le accuse di abusi sessuali sull’allora diciassettenne Virginia Giuffre, che potrebbero costargli milioni di risarcimento. Ecco, per i settant’anni di regno il duca rischia di regalare all’augusta madre un infarto. E se siamo ragionevolmente sicuri che la roccia d’Inghilterra resisterà anche a questo, sicuramente è un gran dispiacere, oltre che un brutto colpo per la Royal Family. Prima che i giudici si pronunciassero sul ricorso, Sua Maestà si è affrettata a chiarire che non sosterrà le spese della vicenda, per cui il figlio – che già negli anni della gioventù era chiamato Randy Andy, Andrew il libidinoso – dovrà vendere lo chalet di Verbier. Il cui valore si aggirerebbe intorno a 17 milioni di sterline (poco meno di 20 milioni di euro), ma per poter essere messo sul mercato deve essere sanata una pendenza che supera i 6 milioni e mezzo, con la precedete proprietaria. insomma, un bel pasticcio.

Intanto vanno avanti i preparativi per celebrare degnamente il Platinum Jubilee: quattro giorni di festa – dal 2 al 5 giugno – ricchi di eventi. Quelli già annunciati prevedono per giovedì 2 il tradizionale Trooping the Colour, venerdì 3 la cerimonia di Ringraziamento nella Cattedrale di St. Paul, sabato 4 il Derby a Epsom e domenica 5 gran finale con tutto il Paese in festa. Ci sarà anche un concorso per un nuovo pudding, e sono assai curiosa di scoprirne la ricetta. Inoltre, sabato 4 i saloni di Buckingham Palace si apriranno per un party ad altissimo tasso vip, cui parteciperanno autorità e artisti, aristocratici e sportivi, insomma la crème de la crème. Ma sabato 4 è anche il giorno in cui la piccola Lilibet Diana compirà un anno. Il Duca e la Duchessa di Sussex arriveranno dalla California per festeggiare la nonna, cogliendo l’occasione per celebrare il primo compleanno della loro bimba da vera principessa? Non ci resta che aspettare. nel frattempo, ora più che mai, God save the Queen.