Royal chic shock e boh – Oscar edition

S’erano appena spenti i riflettori su Sanremo che eccoli riaccendersi su Los Angeles, per la serata degli Oscar. Diciamo subito che la ventilata partecipazione dei Duchi di Sussex non c’è stata; non saprei dirvi se fossero stati davvero invitati, ma è certo che la Regina abbia chiesto loro di sospendere ogni attività fino alla cerimonia per il Commonwealth Day, il prossimo 9 marzo, che sarà l’ultimo impegno ufficiale della coppia.

King Giorgio rules oscar 20 renéeEntrambe le attrici premiate per la loro performance erano vestite Armani Privé; semplice e di gran linea, nel più puro stile Giorgio, l’abito bianco ricamato di paillettes iridescenti di Renée Zellweger, migliore protagonista; perfetto l’underwear, perfetta soprattutto la scelta di non aggiungere gioielli. Sì lo so che molte di voi non amano il monospalla, ma questo è très chic.oscar 20 laura dernMi convince meno il modello scelto da Laura Dern, migliore non protagonista: le frange nere che segnano il décolleté non mi fanno impazzire, men che meno abbinate al sottostante rosa pallido. Boh.

Le dee oscar 20 charlizePersonalmente preferisco Charlize Theron vestita in colori chiari e/o metallizzati – bianco, cipria, silver, gold (soprattutto) – ma questo Dior Haute Couture così meravigliosamente opaco e profondo, con la gonna super scenografica e la spallina che sembra scesa per sbaglio rasenta il sublime. Solitamente da evitare lo smalto black on black, ma in questo caso va bene pure quello; poi un collier di Tiffany e via. Chic. 92nd Annual Academy Awards - ArrivalsScarlett Johansson è la grande sconfitta: candidata in entrambe le categorie per le attrici non ha vinto nessuna statuetta. Per fortuna l’Oscar se l’era portato da casa, e dovrà accontentarsi di questo Oscar de la Renta in raso argento con catenelle leggerissime che sarebbero troppo addosso alla maggioranza delle mortali. Ma lei è la novella Afrodite, ed è pure chic. oscar 20 janeJane Fonda, dea tra le dee, arriva così: un Eliee Saab riciclato, passo sportivo – decenni di aerobica lasciano il segno – e soprabito sulla spalla. Più un inedito bob silver, che a 82 anni la ringiovanisce pure. Chic. 92nd Annual Academy Awards - ArrivalsRegina King in Atelier Versace è in puro stile Hollywood in rosa baby, dall’abito al rossetto, che dopo i venticinque sarebbe un pianto su chiunque. Regale di nome e di fatto, chic. oscar 20 janelleJanelle Monáe in Ralph Lauren, che la trasforma in Selene “la risplendente”, la dea della luna. Un abito tridimensionale come una scultura, una di quelle mise senza mezze misure, la si ama o la si odia. Lady Violet la ama. Chic. oscar 20 sigourneySigourney Weaver avvolge il suo metro e ottanta (abbondante) in un Dior Haute Couture di un bellissimo e difficilissimo verde bosco. Bello il drappeggio sulle maniche lunghe, bellissimo il plissé stretto della gonna. Una vera dea greca. Chic. oscar 20 rita wilsonDirettamente dall’Olimpo di Hollywood Tom Hanks e la moglie Rita Wilson, entrambi vestiti Tom Ford. Le frange leggere dell’abito secondo me accompagnano il passo in maniera mirabile, l’underwear non è impeccabile, ma lei ha superato un brutto cancro al seno, e va benissimo così. Bella, sana, amata e pure chic (ma la prossima volta meglio un’altra clutch).oscar 20 maya rudolphMaya Rudolph si butta sull’antico Egitto, e Valentino la trasforma in una statuetta di bronzo. L’abito potrebbe essere interessante, ma indossato così è davvero shock. Salma HayekProbabilmente Salma Hayek pensava che il candido Gucci l’avrebbe davvero trasformata in una dea greca, complice anche il serto e gli orecchini simil-ulivo (Boucheron) tra i capelli. L’effetto finale invece è più pedone degli scacchi, shock.

Once you go black oscar 20 penelopeSe il nero è una religione, Mademoiselle Coco ne è la gran sacerdotessa. Penélope Cruz la gloriosa sceglie una mise vintage piena di dettagli della Maison: le perle, la camelia, il fiocco piatto. Sembra vintage anche la spiegazzatura della gonna. Chic (ma dopo una passata di ferro). oscar 20 margot robbieMargot Robbie la decadente. Vintage Chanel anche per l’attrice australiana, penalizzata dal fitting: l’abito sembra sull’orlo del precipizio, trascinato dal peso della spilla. Interessanti le maniche/armille, danneggiate dalla posa alla Sophia nel’Oro di Napoli. Boh. oscar 20 lucy boyntonLucy Boynton la bon ton sarebbe piaciuta anche a Coco con l’abito bicolore, particolarmente adatto ad una ragazza così giovane. Le maniche sono uno spettacolo nello spettacolo, i capelli color paglia un mezzo incubo, ma per stavolta la perdoniamo. Chic.

Margaret Qualley & Rooney Mara le filiformi. In Chanel Haute Couture la prima, in Alexander McQueen la seconda, sublimano la propria magrezza in abiti neri, ben lontane dal raggiungere il livello di grazia elegante della divina Audrey. Chic per l’una, shock per l’altra, che ha l’aggravante di andare in giro col broncio nonostante sia la girlfriend di Joaquin. oscar 20 natalieNatalie Portman la femminista. Per un attimo ho temuto che avesse preso spunto da Achille Lauro a Sanremo, ma per fortuna mi sbagliavo. L’abito Dior Haute Couture nero con ricami in oro scuro è  un po’ troppo funereo, e la mantella – sul cui rever sono ricamati i nomi delle registe lasciate fuori dalla corsa agli Oscar – non aiuta. Boh.92nd Annual Academy Awards - ArrivalsKelly Ripa la debordante in Cristian Siriano. Scommetto che la mamma ti ha detto che il nero è sempre chic. Sorry darling, era una bugia. Shock. 92nd Annual Academy Awards - ArrivalsZazie Beetz sul metro. E lo so, certe volte proprio non sai dove mettere le mani e l’abitino da apericena di Thom Browne non ha le tasche, ma una chilata di collier Bulgari non si può portare così. Shock. oscar 20 geenaLe tasche le ha il bell’abito di Romona Keveza indossato da Geena Davis: bustino con profonda scollatura che l’attrice porta con eleganza su una ricca gonna piena di pathos. Veramente chic.

Non solo nero oscar 20 joanne tuckerMolto bello e per niente hollywoodiano l’abito di Joanne Tucker, attrice e moglie di Adam Driver: un Oscar de la Renta con bustier nero e gonna bianca ricamata a tralci di fiori, delicato e raffinato quanto chi lo indossa. Chic. oscar 20 caitriona balfeDiscorso analogo per la mise Valentino Haute Couture indossata dalla sofisticata Caitriona Balfe, poco Hollywood e molto vecchia Europa. Chic. oscar 20 kristen wiigPoteva mancare uno dei colori più iconici della storia della moda, il rosso Valentino? Ci pensa Kristen Wiig con un abito Haute Couture che oscilla tra l’assurdo e il sublime. Belle le scarpe, bellissimi i lunghi guanti, ma la mise, boh.

Too much oscar 20 saoirseHollywood è il regno del’eccesso, e la serata degli Oscar l’eccesso dell’eccesso, e anche quest’anno non ha fatto eccezione. Esemplare in tal senso la mise di Saoirse Ronan (il nome si pronuncia tipo siur-scià) creata da Gucci: enorme gonna in seta moiré azzurro glicine, su corpetto nero con gran volant color crema piazzato proprio sul(l’inesistente) pancino. Boh.

Seguono: Olivia Colman in velluto blu Stella McCartney, con cannoli sulle spalle: perché? Boh. Billie Eilish in super oversize Chanel. Sembro io da piccola col pigiama di mio padre. Ma almeno non era Chanel. Shock. Cyntia Erivo in Atelier Versace, iceberg e Titanic in un colpo solo. Shock.

Spero che la piccola Julia Butters abbia in borsetta il numero del Telefono Azzurro: quella mise (Christian Siriano) è di rara crudeltà. Shock. Finora avevamo sentito parlare della nipote di Moubarak, invece ecco che dall’Egitto arriva la celebre cantante e attrice Youssra, in versione nipote di Ramses. Con l’aggravante che la mise è Zuhair Murad Haute Couture. Shock (ma lei, 69 anni, è splendida). Blac Chyna (in Dona Matoshi) ad onta del nome è americana, ed è un’esperta di beauty. sono ragionevolmente sicura non lo sia anche di fashion. Shock. oscar 20 de niro pacinoCome abbiamo iniziato, così concludiamo: due creazioni di King Giorgio, due smoking indossati da due uomini che hanno incarnato fascino, charme e sex appeal. Il passato, ancorché prossimo, è ahimé d’obbligo. Ma almeno la tinta con la ricrescita no, dai. Fuori concorso.

 

Royal chic shock e boh – Sanremo edition

Premessa: con Sanremo ho una relazione ondivaga: qualche anno sì e qualcun altro no. Quest’anno era no, ma poi qualcuno di voi mi ha chiesto un parere, e potrei mai deludervi?

Cristiana La prima ospite della serata è lei, in Philosophy by Lorenzo Serafini. Abito monacale che rivela una scollatura abissale sulla schiena; modello fascinoso e rischiosissimo, da replicare con molta circospezione. Favoloso il contrasto del nero profondo con la pelle candida. Chic.finale sanremo 20 maraMara Altra ospite, stesso colore, effetto opposto. Banalmente caciarona, scontata, inutile; la casalinga di Voghera non sarà il massimo, ma manco quella di Mestre è granché. Boh il completo, shock i piedi. finale sanremo 20 elodie in versaceElodie Per essere una delle girls del divino Gianni le manca un po’ di sfrontatezza, ma lui non c’è più e il tubino con scollatura ombelicale, nipotino di that dress, è una delle cose più Versace che abbia fatto Donatella. Personalmente non avrei messo gli orecchini ma diciamola tutta, non avendo il fisico non avrei messo neanche il vestito, ahimé. Chic. finale sanremo 20 irene grandiIrene Il rock evidentemente mantiene giovani, e Irene ha la bravura, l’energia e le braccia toniche di una venticinquenne. Sembra ancora la ragazza degli anni ’90, decennio da cui evidentemente arriva il prendisole silver con stivaletto en pendant. Lei è la zia rock che ci vorrebbe in ogni famiglia, ma boh. finale sanremo 20 dilettaDiletta mai ricevuto un cesto a Natale? Dentro ci sono sempre sempre anche i datteri. In scatole bianche e sbrilluccicose con sopra l’immancabile palma. Shock. finale sanremo 20 francesca-sofiaFrancesca Sofia C’era una volta la fidanzata d’Italia, poi arrivò direttamente la fidanzata di Valentino. Stile sirenetta per il bell’abito di Alberta Ferretti, che la fanciulla indossa con straordinaria inconsistenza, come fa qualunque altra cosa. Chic la mise, lei boh.finale sanremo 20 levanteLevante Di una bellezza classica eppure assai moderna, alta e sottile, sarebbe il sogno di qualunque stilista. Sceglie Marco De Vincenzo, che la veste tutte le sere con lo stesso completo: reggiseno e gonna longuette con spacco centrale, cui lei abbina tacchi vertiginosi (e pure bruttarelli). Boh.. finale sanremo 20 toscaTosca un classico abito da sera di Antonio Riva, bello, elegante, drammatico il giusto, col plus delle tasche, in nero punteggiato di strass. Magari il tulle sulla scollatura non la slancia, ma lei è un’artista vera, e dona un pizzico della grazia dell’arte a tutto ciò che tocca. E tutte noi più o meno coetanee sentendo la sua canzone abbiamo pensato all’attimo fatale in cui ci siamo arrese.  Chic (ma solo finché non si è tolta le scarpe). finale sanremo 20 ritaRita Abbonata allo stesso stile da decenni: pantaloni più o meno skinny, sottogiacca, di solito in tinta, e giacche sempre troppo lunghe per la sua altezza, il tutto condito da grande energia e trucco atroce. In questa occasione abbina al tutto nero un blazer in lamé principe di Galles, ma prometto che a Charles non lo dico. Shock.finale sanremo 20 giordanaGiordana Al Festival veste Dolce&Gabbana, e per la finale la scelta cade su una jumpsuit nera con revers profilati di fucsia. Citofonare Buckingham Palace per farsi spiegare come appuntare una spilla sulla spalla. Boh.finale sanremo 20 elettraElettra Ha stonato divinamente la cover Non succederà più (e superare in stecche la divina Mori non era semplice); nella serata finale conferma il suo stile con la tutina Marinella Spose, un po’ ABBA un po’ ballerino carioca. Peccato per la mutanda in bellavista. Shock.

I glitter sullo smoking Le giacche di Amadeus (Gai Mattiolo gliene ha fornite 15), la pochette di Fiorello (Armani, vedrete che diventerà un trend), i revers di Diodato (Dolce&Gabbana): vanno gli smoking stressati. Ma ogni signora sa che lo strass, già un po’ farlocco di suo, è un falso amico che tende a evidenziare l’eleganza, o la sua mancanza, in ognuno. Ergo, fate voi. finale sanremo 20 sabrinaIl preferito di Lady Violet è quello che Gabriele Fiorucci Bucciarelli ha creato per Sabrina Salerno, che alla soglia dei 52 anni è sempre gloriosamente splendida e, diciamolo, mangia tranquillamente in testa alle altre signorine sul palco con lei. Senza fare paragoni improbabili, ho sempre pensato che Sabrina avesse qualcosa che la avvicina a Marilyn: una grande bellezza accompagnata da una certa fragilità. Bellezza di cui non è mai stata inconsapevole, certo, ma che probabilmente non ha mai usato deliberatamente contro un’altra donna. Insomma, il contrario dell’esemplare che ogni donna non facente parte della categoria aborre: la gattamorta. Fifty&fabulous 

Menzione d’onore finale sanremo 20 gabbaniFrancesco Gabbani Bellissimo il tuxedo Emporio Armani, abbastanza sanremese senza scadere nella banalità del glitter, e raffinata la scelta della camicia nera. Il capello impomatato e il baffetto malandrino ne fanno un Fred Buscaglione sessant’anni dopo. Chic con (molto) brio.

Gran finale finale sanremo 20 achilleNon certo quello del Festival, che nella sua ultima ora di vita ha raggiunto vette di delirio mai viste in settant’anni. Chiudere questo post spetta a lui, Achille Lauro, che dopo aver attraversato le cinque serate in un vero crescendo rossiniano – superba l’acconciatura plumes-en-tête ispirata alla Marchesa Casati – ieri ci ha regalato un inatteso tocco royal con il suo personalissimo omaggio alla Virgin Queen Elizabeth I. Con un dettaglio particolarmente interessante, anche se probabilmente del tutto preterintenzionale. I pantaloni rossi che sbucavano dalla crinolina mi hanno riportato alla mente la grande antagonista della regina, Mary Stuart Queen of Scots, che si presentò al patibolo indossando sotto il mantello un abito scarlatto, colore del martirio per i Cattolici. Per un incredibile coincidenza, Mary fu decapitata su ordine della cugina l’otto febbraio 1587. Cioè 433 anni fa, ieri. Sublime.

 

(il post sull’esecuzione di Mary lo trovate qui A Royal Calendar – 8 febbraio 1587 )

Royal chic shock e boh – Scala edition

Con imperdonabile ritardo, dovuto alla crisi tecnologica in cui sono immersa, ecco una breve rassegna delle mise che mi hanno colpita di più, di meno, o mi hanno colpita e affondata tra quelle indossate alla tradizionale serata scaligera del 7 dicembre. Ospite d’onore il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato come lo scorso anno dalla figlia Laura. scala 19 mattarellaLa first daughter sta imprimendo una svolta interessante al suo stile, ed era in Armani nero. Un abito che ha destato qualche perplessità a causa del nodo in vita; non ho trovato foto a figura intera dunque non mi sono fatta un’opinione precisa; sicuramente alcune creazioni di Re Giorgio caratterizzate da linee rigidamente geometriche non sono facilissime da portare, ma per me Laura è chic, e continui così. scala 19 bazoliArmani anche per l’ammiratissima first sciura Chiara Bazoli, che sublima la propria magrezza con un lungo tubino nero dalla profonda scollatura a V sobriamente sparkling. Très chic. Milano, è il giorno della "Prima della Scala"Altro Armani nero nel palco reale quello indossato da Michela Di Biase in Franceschini, moglie del Ministro della Cultura Dario. Il semplice abito strapeless è un classico modello dello stilista, e Michela lo porta spesso; approvo molto la scelta superminimal di evitare i gioielli, ma mi piacerebbe che la signora osasse di più. Chic. scala 19 boschiSempre Armani – che quest’anno ha fatto man bassa – ma pantaloni, anzi tailleur pantaloni per Maria Elena Boschi, per una volta elegante oltre che bella, una lieta scoperta. Chic nonostante il tocco anni ’80 del nastro di velluto a fermare la ponytail. Milano, è il giorno della "Prima della Scala"Ancora Armani e ancora pantaloni – in questo caso probabilmente una tuta – per Evelina Christillin, che al contrario del marito Gabriele Galateri di Genola esibisce un orlo perfetto. Lei chic, lui rimandato dal sarto. Milano, è il giorno della "Prima della Scala"In Valentino Emma Marcegaglia con un abito stampato a papaveri, scelta insolita per dicembre che avrebbe potuto essere divertente, magari addosso a qualcun altra. Boh.

Bellissima Vittoria Puccini in blu notte Etro. Perfetta la sua scelta: abito da vamp con scollatura a cuore, bustier di perline e spacco infinito, abbinato a un soprabito che si ispira a certe sontuose vestaglie maschili; l’insieme sfiora il sublime. Per me, la più chic. scala 19 miccioAccade a volte di rimanere prigionieri del proprio personaggio; è quello che sembra essere accaduto a Enzo Miccio, che ha piazzata sullo smoking impeccabile un cordone di raso, divertente ma inutile. Che sia una conseguenza della frequentazione con la ministra Bellanova, notoriamente appassionata del superfluo nelle sue mise? Boh. scala 19 foaInqualificabile Marcello Foa, presidente della RAI, il cui papillon non solo è di quelli col nodo già fatto, ma è pure storto. Una cosa che non si vede più manco sui camerieri di Checco allo Scapicollo. Shock.

Un trend che si è affermato negli ultimi anni è la fatina, molto amato dalle ospiti provenienti dall’estremo oriente, come la signora abbigliata in stile Botticelli a Hong Kong. Quest’anno un adeguato contraltare è rappresentato dalla signora in tulle bianco intessuto di led – una specialista in medicina estetica a me sconosciuta – praticamente pronta per l’albero di Natale. Cioè, a interpretarne uno. Shock. millycarlucci-prima-scala-toscaAssai natalizia, nel senso di addobbo, anche Milly Carlucci, col blazer paillettato ormai abbandonato pure da Elton John. Accanto a lei la divina Raina Kabaivanska le dà una lezione di stile (e sembra anche più giovane, nonostante i vent’anni che le separano). Shock e chic.

Interessante il variegato gruppo delle incoronate. C’è quella che si ispira allo stile jeune fille en fleur, la fata turchina d’antan e la sirenetta presa nella rete. scala 19 tiara salzaPerò da Giovanna Salza in Passera non me lo sarei mai aspettata. Boh o shock fate voi.

Tennō Heika Banzai! – Guests

Concludendo la settimana che ha visto Naruhito sedersi definitivamente sul Trono del Crisantemo eccoci a uno dei momenti che preferite: il commento alle mise. Grande protagonista, ve lo dico subito, il cape dress, scelto da diverse in signore in versione giorno/sera, e in diversi colori (lo si è visto anche sulla moglie del Primo Ministro della Repubblica Ceca, in bordeaux la mattina, e in bianco con mantella corta al banchetto di gala).

Il modello giusto per una cerimonia del genere, deve aver pensato Mary, futura regina consorte di Danimarca, che lo ha indossato in entrambe le occasioni, declinandolo nella palette grigio/lavanda/mauve. Più chic secondo me per la cerimonia mattutina, in abito Valentino cui ha abbinato un cappello Philip Treacy con grandi rose nelle sfumature del viola, e in contrasto il rosso dei rubini della parure che Napoleone donò a Désirée Clary (in questo caso Mary indossa bracciale più collier e orecchini, l’uno e gli altri senza pendenti). Di grande impatto la versione serale, quando l’abito assume una sfumatura tendente al mauve, scopre le spalle, e il mantello si ricopre di cristalli: una variante meno sofisticata dell’altra, ma comunque perfetta per l’occasione. Avendo Mary un gran gusto e un ottimo senso dello stile, non ha caricato il tutto con una tiara di particolare importanza scegliendo invece il piccolo diadema edoardiano, con rosette di diamanti, piccoli rubini e spinelli, con orecchini in parure, che ha acquistato da sé a un’asta nel 2012.

In un’ideale sfida tra i due brand più prestigiosi del made in Italy, altro cape dress a scatenare il delirio è quello rosa cipria – firmato Armani Privé – indossato con una semplice toque da Mathilde, Regina Consorte dei Belgi. Che per farsi perdonare tanto raffinato splendore, la sera si veste da centrino sottotorta in pizzo dorato, con un fitting la cui bruttezza è seconda solo al modello: spalle strette, scollatura indecisa e pannello a strascico che parte dalla vita, in modo da poter tranquillamente ammazzare qualunque tipo di fianco. La salva dal disastro solo l’eleganza innata e la tiara delle Nove Province, indossata nella forma più semplice, come bandeau.

Siete un po’ deluse dai diademi visti finora? Niente paura, state per rifarvi, grazie a Máxima e al suo stile flamboyante. Per la cerimonia di intronizzazione la regina ricicla la mise del Prinsjesdag 2017: un abito Natan in broccato di seta a grandi rose, in una sfumatura di grigio tendente al blu, e lo completa con un cappello en pendant, stessa nuance di colore e stessa rosa monstre, pericolosamente simile a un cavolfiore. Per la sera abito dégradé dal rosso al nero e ritorno, con ricamo a zigzag nella fascia centrale. L’avrà scelto per abbinarlo alle punte della Mellerio Ruby Tiara? Comunque sia non importa, un diadema del genere va su tutto, e sta bene con tutto.

Se però volete sapere qual è la tiara preferita da Lady Violet, state per scoprirla, non prima di aver bevuto l’amaro calice della mise del mattino. Stiamo parlando della Reina Letizia, che ha partecipato alla cerimonia di intronizzazione con un abito in satin a fiori tapisserie di Matilde Cano. L’abito appartiene alla collezione 2020, ed è in preordine sul sito a euro 339. Ora, io sono certa che su qualche sito/giornale/magazine italico abbiate letto qualcosa del tipo “Letizia incanta con l’abito low cost”, ma fatemi dire una cosa. Indossare in un’occasione del genere un abito low cost è una cafonata unica, una forma di snobismo infantile e ridicolo. Ciò detto, l’abito è discreto ma troppo lungo, per cui nel camminare la Reina continuava a dare calcetti al tessuto perché non finisse sotto le suole. A completare il tutto, i capelli schiacciati da un bandeau senza infamia e senza lode, forse ispirato da quelli resi famosi dalla Duchessa di Cambridge, 10 anni più giovane e 10 centimetri più alta, la quale ha comunque chiaro il concetto che ciò che si mette in testa deve avere sempre un po’ di volume in verticale così da slanciare la figura. L’avete vista Mary, sì? Per fortuna ci pensava il collier di diamanti della regina Victoria Eugenia, dono di nozze del marito Alfonso XIII, a risollevare il tono.

Per la sera, Letizia va sul sicuro con un Carolina Herrera shocking pink, ricamato a fiori che a molti hanno ricordato quelli del manton del Manila, lo scialle sfrangiato importato dalla Cina e diventato popolarissimo in Spagna durante il Settecento. Abito d’impatto, fitting perfettibile (guardate la piega sul pur esilissimo braccio), ma la tiara vince tutto. È la Fleur de Lys, la più importante del forziere spagnolo; anch’essa dono di dono di nozze di Alfonso XII alla moglie Vittoria Eugenia, che la indossò in quell’occasione, è riservata alla regina. I tre grandi gigli di Francia intercalati da volute e tempestati di diamanti di varie dimensioni sono uno dei simboli araldici dei Borbone;  è realizzata in platino, il che la rende ragionevolmente leggera. La tiara è chiamata anche Ansorena, dal nome dei gioiellieri madrileni che la realizzarono nel 1906.

Un po’ indecisa invece Victoria di Svezia, arrivata col padre Carl Gustav. Per la cerimonia sceglie un abito Escada blu inchiostro, che completa con un cappello Philip Treacy, in un modello simile a quello di Mary. Al gala invece si presenta con un abito in pizzo beigiarello, che tra colore e modello non le dona particolarmente. La scelta della tiara però mi commuove, è la Laurel Wreath, firmata Boucheron ed ereditata dalla prozia Lilian, protagonista di una meravigliosa storia d’amore che un giorno vi racconterò. Victoria è la sola delle royal ladies – immagino perché sarà il monarca e non la regina consorte – a indossare la fascia blu con bande rosse del Supremo Ordine del Crisantemo (come il Principe di Galles e Frederik di Danimarca). I sovrani indossano tutti il collare dell’Ordine, che è la massima onorificenza nipponica; le regine consorti portano invece la fascia gialla con bande rosse dell’Ordine della Corona Preziosa, riservato alle donne. La povera Mary di Danimarca, che al momento non ha ricevuto alcuna onorificenza giapponese, come da regola indossa quella di più alto rango del suo paese: il danese Ordine dell’Elefante (e immagino abbia scelto il colore dei suoi abiti in modo da valorizzare al massimo questa caratteristica).

I più belli, i più eleganti, i più affascinanti per Lady Violet? japan enthronement bhutanLoro: Re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck del Bhutan e la sua Regina, Jetsun Pema.  Di giorno o di sera, nello splendore degli abiti tradizionali, lui ha charme e autorevolezza nonostante la giovane età (e i capelli impomatati), lei è di una bellezza imbarazzante, altro che principesse, duchesse e tutte le altre -esse che affollano le cronache. japan gala bhutanE poi, per la sera sono in viola!

Con mio sommo dolore non possiamo chiudere in bellezza. Forse vi sarete chiesti se ci fosse qualcuno a rappresentare l’Italia. La risposta è sì, l’incarico è stato svolto dalla seconda carica dello stato, il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. La quale al banchetto di gala il cui dress code prevedeva white tie, abito da sera, decorazioni e diademi, si è presentata in pantaloni. Questo sempre perché gli Italiani sono i più eleganti di tutti, giusto? https://twitter.com/i/status/1187034643712921601

A Royal Calendar – 3 marzo 1933

Don’t let it be forgotten,
that once there was a spot,
for one brief shining moment
that was known as Camelot.

Con la morte di Lee Radziwill, la sorella minore di Jackie Kennedy scomparsa lo scorso 15 febbraio, se ne va un altro pezzo di quel sogno che fu Camelot, e un altro componente dell’unica vera royal family americana. Lee jack jackie bobOggi avrebbe compiuto 86 anni, lei nata a Southampton – sobborgo chic di New York affacciato sull’oceano – quattro anni dopo Jackie, il 3 marzo 1933. Il padre è John Vernou Bouvier III, detto BlackJack per la pelle eternamente abbronzata e la passione per la vita spericolata; la madre è Janet Norton Lee, figlia di un immigrato irlandese che si è fatto da sé creando un impero immobiliare. Janet cresce le figlie con un solido principio: nella vita ci vuole un matrimonio prestigioso con un marito ricco. Più ricco è, meglio è.lee jackie as children Fedele lei stessa a tale principio quando divorzia da Bouvier, alcoolista e donnaiolo, sposa il ricchissimo Hugh Auchincloss. Jackie in questo senso compie un capolavoro, entra in un delle famiglie più importanti e abbienti del paese, e va a vivere direttamente alla Casa Bianca. Lee va meno bene, però comincia prima: la sorella non è ancora fidanzata quando lei, appena ventenne, sposa Michael Temple Canfield. lee jackieChe è il figlio adottivo dell’editore Cass Canfield, ma si dice che in realtà sia figlio naturale di George, Duca di Kent (morto in un incidente aereo nel 1942). La giovane coppia si trasferisce a Londra, dove lui rappresenta Harper&Row, la casa editrice di famiglia. Non ottenendo dalla vita matrimoniale ciò che sperava – né emotivamente né economicamente – Lee riprende rapidamente a guardarsi intorno, e posa gli occhi anche dove non dovrebbe: sembra che nel 1957, con Jackie che ha appena partorito Caroline, si conceda una breve relazione addirittura col cognato e futuro presidente, premunendosi graziosamente di informarne il marito. Diciamolo, in un libro sulla rivalità tra sorelle alle Bouvier toccherebbe un capitolo intero. lee stasIl divorzio arriva rapidamente, ma il sostituto è già pronto: è il polacco Stas Radziwill, e porta in dote un titolo di principe (di cortesia, perché dopo la guerra ha preso la cittadinanza britannica, ed è diventato semplicemente Mr. Radziwill). Si sposano il 19 marzo 1959, Lee è già incinta di Anthony, che nasce in agosto, seguito l’anno dopo da Anna Christina. Stas è arrivato a Londra fuggendo dalla Polonia allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo che il governo ha privato la famiglia dei suoi beni (ma in effetti pare che fosse stato lui a depredare la Croce Rossa polacca prima di scappare) costruendosi una piccola fortuna nel mercato immobiliare. Troppo piccola purtroppo, perché ora Lee deve competere addirittura con una First Lady, e il lusso al quale è abituata – come la famosa casa a un tiro di schioppo da Buckingham Palace, decorata dal principe degli interior designer dell’epoca, Renzo Mongiardino – Stas non può permetterselo. lee mongiardinoC’è però qualcuno che può, può questo e molto altro: un certo armatore greco, di nome Aristotele Onassis. Che Lee, ancora “principessa” inizia a frequentare. Ed è a questo punto che compie l’errore peggiore della sua vita: nell’agosto del ’63 Jackie partorisce un bimbo che vive poche ore; per distrarla la sorella convince Onassis a invitare la First Lady per una crociera a bordo del panfilo Christina, dove tra i due nasce, diciamo così, una simpatia. lee ariIl resto è storia: il 22 novembre di quell’anno il Presidente viene ucciso a Dallas, Jackie diventa la vedova più famosa (e ambita) del mondo e va a vivere coi suoi bambini a New York, dipendendo dalla generosità del suocero. L’assassinio del cognato Bob fa precipitare le cose: Jackie teme che tutti i Kennedy siano nel mirino, e accetta di sposare Onassis, mettendo al sicuro il futuro suo e quello dei suoi figli; Lee resta a Londra, principessa senza corona. lee mickTenta senza successo la carriera di attrice, poi si ricicla brevemente come interior designer, e diventa famosa per aver seguito il tour dei Rolling Stones del ’72. Una groupie quarantenne e scicchissima, grande amica non solo di Mick, ma di signori che si chiamano Andy Warhol, Rudolph Nureyev, Truman Capote. 019-lee-radziwill-theredlistIl 28 novembre 1966 partecipa anche lei al celeberrimo Black and White Ball, organizzato al Plaza dall’allora suo migliore amico Capote coi proventi del libro A sangue freddo. La scelta di Lee è estremamente sofisticata: un abito bianco e argento, favoloso nella sua semplicità, firmato Mila Schön, la sarta delle signore milanesi chic.

Nel ’74 divorzia da Stas, l’anno dopo muore anche Onassis, Jackie è di nuovo vedova ma stavolta non dipende da nessuno e se ne torna a New York, dove recuperando una vecchia passione lavora come editor. Il tempo passa, e Lee finisce con l’impalmare il regista Herbert Ross, che è gay ma può offrirle un adeguato tenore di vita. Jackie muore per un linfoma non-Hodgkin nel ’94; nel suo testamento lascia alla sorella null’altro che la frase: ho fatto già abbastanza in vita. lee jackie figliLa morte salva Jackie dall’ultima grande tragedia familiare, che tocca a Lee affrontare: nel 1999 Anthony Radziwill, figlio dell’una, è malato terminale di cancro e John Kennedy Jr, figlio dell’altra, è stravolto dal dolore per la perdita che si annuncia imminente. lee carolineIl 16 luglio si mette alla cloche del suo piper con moglie e cognata, per andare al matrimonio della cucina Rory; come sapete già l’aereo precipita e si inabissa, i tre occupanti muoiono. Il 4 agosto Anthony compie quarant’anni, il 10 muore anche lui. Restano Lee, la figlia Tina e la nipote Caroline, cui la zia si avvicina sempre di più, finendo per fare discretamente da nonna ai suoi figli.

Fin qui la storia, e io vi vedo cari lettori, col sopracciglio alzato ad interrogarvi sul perché siamo qui a ricordare una donna così, diciamo, controversa e volendo pure relativamente inutile. Direi che se un giudizio su di lei deve essereci non può prescindere dal fatto che in fondo fosse un prodotto del suo tempo, qullo che raccomandava a tutte le ragazze la conquista di un buon partito; più alto il ceto sociale, più forte il condizionamento. Per fortuna le cose non sono più così, e forse in piccola parte lo si deve anche a donne come lei, che si sono prese ciò che volevano senza chiedere permesso. Ma ciò che spiega meglio il suo personaggio è un dettaglio che riguarda la sua morte: l’annuncio è stato dato, primo tra tutti, da WWD Women’s Wear Daily, la bibbia del fashion. Dove tutti i grandi della moda, da Valentino a Massimo Ferragamo agli stilisti americani, si sono affrettati a testimoniare quanto Lee fosse naturalmente elegante, ricca di charme, piena di classe, e come ciascuno desiderasse vestirla, o ne traesse ispirazionelee giorgio richardGiorgio Armani, di cui è stata a lungo testimonial e ambasciatrice negli USA, oltre ad ammirarne lo chic la trovava l’esempio perfetto e pieno di ironia dell’aristocrazia americana, assai difficile da definire: una combinazione di semplicità e sofisticatezza, spontaneità, rigore e rispetto delle regole. lee-e-jackie-a-new-york-792649Quando la sorella Jackie arriva alla White House ribalta tutti i canoni della First Lady sin dal giorno del giuramento, unica signora sul palco a non indossare la pelliccia ma un cappottino color crema. Col suo stile fatto di linee semplici, l’uso dei tessuti monocromi e i gioielli importanti – spesso anche etnici o bigiotteria – più alcuni accessori divenuti icone, come i grandi occhiali da sole o i foulard, inventa un’immagine contemporanea ancora attuale. Lee ne è l’immagine speculare, una sorta di alter ego che ne raddoppia l’impatto: pensate a quando le due sorelle camminavano per le vie di Capri (o i vicoli di Ravello, ancora più chic) in tshirt e pantaloni, con sandali flat o addirittura scalze. Prive della bellezza perfetta di Grace o di quella voluttuosa di Marilyn le Bouvier se ne sono inventata una nuova, moderna, in cui sembra più facile identificarsi. Sperando di avere un po’ di quella classe, di quello charme. O almeno coltivando l’amore per il bello. lee jackie sisters

 

Chic shock e boh – Oscar edition (parte seconda)

LA VIE EN ROSE oscar 19 helenSe avevate dubbi sul colore della prossima stagione, la risposta arriva chiara da Los Angeles: il rosa. Non solo il living coral scelto da Pantone come simbolo dell’anno ma ogni sfumatura, dal ciclamino al cipria fino al lilla. Tonalità che si ritrovano tutte nella mise di Dame Helen Mirren; l’abito in chiffon è Schiaparelli, la maison che inventò lo shocking pink; favoloso, le dona moltissimo e lei lo indossa con divertita eleganza, che vogliamo di più? Chic oscar 19 juliaArriva, premia e chiude. Tocca a Julia l’onore di incoronare la pellicola regina degli Oscar, Green Book, e quello di dimostrare che Elie Saab sa fare anche abiti senza usare il pizzo. Risultato banalotto ma piacevole. Chic oscar 19 Marie-KondoCon grazia, senza disturbare e senza mettere in disordine ha attraversato il red carpet Marie Kondo-san, che a furia di buttare probabilmente ha buttato via anche le curve. Anche per lei, in Jenny Packham, vale la prima regola del drappeggio, tenendo magari presente anche che l’incarnato orientale non splende con questo rosa polveroso. Boh oscar 19 angelaTemendo di non essere notata Angela Bassett sceglie un abito fucsia fosforescente di Reem Acra – che se noi non sappiamo chi sia una ragione ci sarà – caratterizzato da un’enorme propaggine sulla spalla destra, con uno spacco che sale sulla coscia fino a incrociare la massa di capelli a stento trattenuti in una pony tail bassa. Che dire, quando spiegavano che less is more Angela probabilmente era a casa malata. Shock oscar-19-maya.jpgQuest’abito, indossato da Maya Rudolph, ha ricevuto molte critiche, spesso accompagnate dal commento eh, ma la moda italiana… Eh, ma questa è moda italiana, Giambattista Valli per la precisione, che crea con una seta bella ma rischiosa un abito impossibile, che richiederebbe fisico e attitude – meglio entrambi, ma almeno uno è indispensabile – così no, sorry. Shock oscar-19-gemma-e1551218065988.jpgUna delle mise che mi sono piaciute di più: Gemma Chan in Maison Valentino; tipico abito che si ama o si odia, eccessivo senza eccessi (ma con tasche, dove sembra l’attrice avesse messo dei biscotti!); impagabile l’aria imbronciata. Chic oscar-19-sarah.jpgSenza dubbio Brandon Maxwell vince l’oscar per gli abiti più brutti del red carpet. Dopo aver mortificato Melissa McCarty infierisce su Sarah Paulson, che abbiglia con un gonnellone azalea agganciato a una mantellina buona per la tinta dal parrucchiere, che per di più fa sparire le spalle della malcapitata, e per contrasto la testa diventa enorme. Ignobile. Shock

DEMONI E DEIoscar 19 lisa jasonIn rosa cipria anche la coppia LisaBonet-Jason Momoa, divisi da 12 anni e 40 centimetri ma uniti dall’amore, da due figli e dalle scelte di stile. Entrambi indossano Fendi, per lei un abito che mischia tessuti e colori esaltando l’unicità della sua esotica bellezza, per lui uno smoking in nuance, creato appositamente. Cool oscar 19 serenaSerena Williams non recita (almeno per ora), gioca a tennis, ma interpreta bene l’abito da sera Armani Privé: la gonna è splendida, il volant verticale dona movimento e il taglio le fa una vita sottilissima. Il bustino ha il suo punto focale nel luminoso inserto amaranto, peccato che sia veramente troppo stretto, e si veda. Goddess oscar-19-ashley.jpgE a proposito di dee, l’arrivo di Ashley Graham sul red carpet deve aver fermato qualche pacemaker, oltre a riempire di sacro orgoglio ogni signora curvy sulla faccia del pianeta. Zac Posen ha creato il perfetto abito a sirena che scolpisce ed esalta ogni curva. 48 is the new 38 oscar-19-billy-1.jpgSe Ashley ha sfidato le convenzioni esibendo la bellezza del suo corpo pieno, Billy Porter è andato oltre, prendendo di petto un altro dei grandi tabù di Hollywood, l’identità sessuale. E lo ha fatto presentandosi in abito da sera, nel senso di un’immensa gonna di velluto nero sotto un rigoroso tuxedo; non un uomo vestito da donna, ma un uomo con la gonna, una sorta di creatura fantastica, un favoloso centauro. LBD Large Black Dress oscar 19 selma-blair-Menzione d’onore per Selma Blair, che ha partecipato al party di Vanity Fair indossando un abito Ralph & Russo Couture a teli di chiffon di diversi colori con un accessorio insolito, un bastone. È la prima uscita pubblica dell’attrice dopo che le è stata diagnosticata una forma aggressiva di sclerosi multipla. Braveheart oscar 2019 charlizeLa bionda d’oro di Hollywood Charlize Theron si è presentata con un inedito bob castano che esalta il colore freddo dell’abito Dior Couture. Una linea semplice, quasi monacale, con l’unico dettaglio della linea acuta delle spalle, svela sul dietro la schiena completamente nuda con l’abito che si allunga in uno strascico, come se il tessuto che manca sul dorso fosse dolcemente scivolato a terra. Non solo couture, anche  architecture. Back to perfection

91st Annual Academy Awards - ArrivalsStessa pettinatura e stesso modello per un’altra divina, Irina Shayk il cui abito nero Burberry non ha la stessa costruzione rigorosa del Dior di Charlize motivo per cui, per evitare che l’abissale scollatura dorsale se ne vada per i fatti suoi, è stato necessario inserire una cinturina, che ha il vantaggio di rendere l’abito più intrigante (però le frange dorate sul nero fanno funeral home). Insomma, l’uno è più elegante, l’altro più piccante. Spice girl oscar 19 gagaConcludiamo questa lunga rassegna con Miss Germanotta, Lady Gaga, la quale ha cambiato varie mise nere tenendo però sempre salde due cose: il total black e il collier Tiffany col favoloso diamante fancy da 128 carati allacciato al collo. Sul red carpet veste Alexander McQueen, un abito anni ’50 col dettaglio dei fianchi arricchiti da una particolare sagomatura, guanti lunghi stile Gilda e il tocco personale della pettinatura a banana sulla sommità della testa. La mise non è eccezionale, lei lo è. Diva

P.S. la coppia, forse solo immaginaria, Bradley-Gaga, separata dalla donna di lui guardingamente seduta tra loro mi ha ricordato questo: https://www.youtube.com/watch?v=8U5EcoyWUAw

Qui la prima parte del post Chic shock e boh – Oscar edition (parte prima)

 

 

 

A febbraio si va in Marocco!

A partire da oggi fino a lunedì 25 i Duchi di Sussex saranno in Marocco; in attesa di vedere le mise della futura mamma in quello che dovrebbe essere uno dei suoi ultimi impegni ecco quelle indossate dalla Reina Letizia la scorsa settimana, quando ha accompagnato il marito in una breve visita. Un giorno e mezzo, quattro cambi d’abito.

L’arrivo letizia marocco 1Accoglienza veramente da re per i sovrani spagnoli, che atterrano a Rabat il 13 pomeriggio e trovano ad attenderli Re Muhammad VI con la famiglia reale al completo; dall’aeroporto raggiungono il Palazzo dove incontrano Governo e Autorità (si è parlato di 500 persone). Letizia indossa un abito grigio longuette con gonna a ruota; il modello anni ’50 è uno di quelli che le donano di più ed è corretto per l’occasione che però non mi fa impazzire, mi piace la scelta di non aggiungere gioielli (anche se una dello broche di Her Majesty…) e già che c’era poteva evitare quegli orecchini che non c’entrano granché, ma penso che semplicemente il colore non la valorizza.

La cena ufficiale
Letizia marocco 2Cena di gala ma non black tie, dato che el Rey non è in abito da sera ma in blu con cravatta lunga. Dunque la mise della regina – fourreau bianco e pardessous di chiffon bianco ricamato – è interessante come idea ma eccessivo, a me non piace. Pero vi tranquillizzo: non mi piacerebbe neanche se la serata fosse davvero di gala; brutto poi il piede nudo che sporge dall’orlo (capisco che non tutte amano lo smalto, ma così no dai). Avrei visto con piacere Lalla Salma, la principessa consorte, coi bellissimi capelli rossi e i favolosi caftani, ma la moglie del re del Marocco non compare più da circa un anno, cioè da quando si è diffusa la voce di un divorzio della coppia, senza che ne sia mai stata data notizia ufficiale.

Giovedì mattina Letizia marocco 3La giornata inizia insieme per i sovrani spagnoli, con la visita al mausoleo di Mohammed V, il primo ad assumere il titolo di Re al posto di Sultano, poi impegni diversi per ognuno. Quando la Reina compare in un bellissimo tailleur bianco stupisce tutti, o almeno tutti quelli che lo riconoscono. Perché l’ha indossato una volta sola, il giorno del fidanzamento con Felipe, e dato che è il giorno di San Valentino la prensa del corazòn va in sollucchero, leggendo in questa scelta un messaggio d’amore per il marito. Che romantica! Il completo è Armani e si vede ma Letizia cara, se cambi l’altezza del tacco l’orlo lo devi rifare, ci pensate quei pantaloni candidi che spazzano le vie di Rabat?

Il ricevimento per la Comunità Spagnola letizia marocco 4Ultimo appuntamento dei sovrani l’incontro con gli spagnoli che vivono in Marocco, in un ricevimento organizzato presso la Biblioteca Nazionale della capitale. Colpo di colore per la Reina, in rosso Carolina Herrera; maniche e cinturina in velluto, abito anche questa un po’ eccessivo, con una gonna inutilmente pasticciata. La clutch rigida è troppo sportiva per un modello così elegante (e per di più di un brand a nome Reliquiae); diciamo che Letizia, dopo aver portato per anni delle borsette metà baguette metà siluro, sta migliorando ma non ha ancora raggiunto la perfezione.

Royal chic shock e boh

Edizione un po’ royal ma non troppo, dedicata in gran parte alla serata inaugurale del Teatro alla Scala, dove una delle più ammirate è stata proprio una fanciulla ben maritata in una famiglia regnante, la bionda Beatrice Borromeo in Casiraghi. La Scala BeaAbito Armani Privé monospalla con decoro di cristalli, bellissimo e raffinatissimo, sofisticato e attuale il rossetto scuro, perfetta la scelta di evitare gioielli. Lei è bella ed elegante, ma ho sempre l’impressione che le manchi qualcosa. Parafrasando la sua famosa nonna Marta Marzotto – che diceva che l’uomo ideale per lei doveva essere chic, avere gli check e dare lo shock – direi che Beatrice è chic ma non dà lo shock. La Scala Bea e Matilde Il mio pensiero forse si comprende meglio se la Bea è accanto alla sorella Matilde, già coniugata von Fürstenberg; anche lei in Armani Privé, che è chic e dà pure lo shock. La Scala Vera Viola Arrivabene

Sangue reale ne scorre  a fiumi –  proveniente da almeno quattro dinastie – nelle vene di queste due deliziose fanciulle, figlie del conte Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga e di Bianca di Savoia Aosta, a sua volta figlia del duca Amedeo. Dotate di bellezza, giovinezza e altezza potrebbero permettersi quasi tutto; qui sono entrambe in Armani, Vera indossa uno smoking maschile in velluto – sulle orme di Cara Delevigne al matrimonio di Eugenie e Jack – Viola uno scultoreo abito grigio con microcorpino di velluto. Le due intraprendenti sorelle hanno di recente lanciato sul mercato la versione glam delle furlane, le tipiche pantofoline in tessuto indossate anche dai gondolieri. chic+chic. La Scala Fracci Come tutti gli anni c’era Sua Maestà la Danza, Carla Fracci. La grande danzatrice è ormai un monumento, dev’essere per questo che già da un po’ si veste da statua. Ingiudicabile come i veri miti.

Alla Scala di sicuramente Reale c’è il Palco, dove ha preso posto il Presidente Mattarella accompagnato dalla figlia Laura, che ha già imparato la prima regola della moderna regalità: il riciclo. La Scala Mattarella E infatti ricicla l’abito blu indossato nel gala dinner a Stoccolma, ospite dei sovrani svedesi ( Visita del Presidente Mattarella in Svezia – Gala Dinner ). Well done Laura, brava e chic.

Con loro il sindaco di Milano Beppe Sala e la First Sciura Chiara Bazoli, per la quale Alessandro Dall’Acqua ha creato un abito svolazzante di piume sparse qui e lì con tanto di megafiocco sul mini derrière. La temeraria ha completato il tutto con un paio di sandali praticamente inesistenti. boh.La Scala SegreNon era nel Palco Reale, ma c’era anche la senatrice a vita Liliana Segre, una donna che porta con tale eleganza, con tale grazia, con tale garbo i suoi leggeri capelli bianchi e la pesantezza di un vissuto tragico da offuscare chiunque altra. chic, e la mia imperitura ammirazione. La Scala governatore Fontana C’è qualcosa di peggio di un uomo coi denti gialli? Un uomo coi denti gialli e i capelli troppo lunghi. Il presidente della regione Lombardia Fontana per fortuna si è fatto accompagnare dalla graziosa figlia Maria Cristina, in versione volevo essere Audrey. boh.

Tra tanto nero brillavano alcune signore in bianco, come Irene Pivetti e Sabina Negri, curiosamente entrambe in passato legate in qualche modo alla Lega. Pivetti, già terza carica dello Stato, ha sfoggiato un modello che la faceva sembrare Crudelia Demon in pellegrinaggio a Canossa. shock.

Sabina Negri, ex signora Calderoli, da lei sposato con rito celtico (qualunque cosa significhi), è arrivata direttamente dalla doccia, evidentemente indossandone la tenda, più ciabattine d’ordinanza e una massa di tulle a decorare una mise probabilmente ritenuta troppo sobria. In teatro quel materiale era chiamato scintilla, poiché essendo composto di fibre derivanti dal petrolio si infiammava facilmente. Per soirée scoppiettanti. shock.

 

Royal chic shock e boh

Settimana ricca di eventi royal, siete pronti? Si comincia!

Monaco monaco gala festa 2018 Lunedì 19 novembre il Principato di Monaco ha celebrato la sua festa nazionale. Della cerimonia mattutina, nel cortile del Palazzo del Principe e poi in cattedrale abbiamo già parlato ( Monaco, Fête Nationale ); i festeggiamenti sono continuati in serata, al Grimaldi Forum, dove la Famille Princière ha assistito nalla Salle des Princes all’opera Samson et Dalila di Camille Saint Saëns. Dall’espressione del viso evidentemente la principessa Charlène non vede di assistere allo spettacolo, forte del fatto che la fida maison Akris stavolta l’ha vestita veramente da regina di cuori. Quella delle carte francesi naturalmente, d’altronde il principato non deve gran parte delle sue fortune al BlackJack? shock. Caroline in rosso Stella McCartney (se vi ricorda qualcosa leggete oltre) con guanti bianchi in perfetto pendant con la fascia dell’ordine di San Carlo. chic. In beige rosato firmato Armani Privé Beatrice, peccato che il colore sia lo stesso dell’abito delle figuranti. chic, ma moderazione col beige sennò, come dice un’amica mia, diventi un Plasmon.

Se la mise di Caroline vi ha ricordato qualcosa, ecco cos’era. Stesso abito, simile silouhette; nonostante i quindici anni di differenza che ci sono – e si vedono – io preferisco Caroline, dotata di uno chic naturale che Letizia non ha. E non ho neanche citato le scarpe: sandali neri Louboutin per l’una, peeptoe rosse in faille col solito plateau (del solito Magrit) per l’altra.

Belgio

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(Ph. Palais Royal)

Avevamo lasciato i sovrani ricevere i Macron in visita, con Mathilde penalizzata da un Dior rosso che le allargava i fianchi a dismisura e Brigitte in grigio, grintosa e chic ( La foto del giorno – 19 novembre ). Alla serata di gala la regina si è presa la rivincita con un sontuoso abito in velluto bordeaux con splendida scollatura (Giorgio Armani Privé), non mi piace granché la fascia scesa oltre la spalla ma non si può avere tutto, e in fin dei conti quella è la Légion d’honneur, parbleu! La tiara si vede poco ma c’è: è il bandeau delle Nine Provinces. chic. Brigitte ripropone un modello simile a uno bianco già indossato precedentemente, che continua a non piacermi. Lei è un po’ sproporzionata: corpo molto sottile e privo di curve, testa (o pettinatura) più abbondante, e questi abiti così rigorosi e punitivi accentuano tali caratteristiche. E confesso, da lontano quelle paillettes color platino/argento/piombo o quello che è sul nero mi danno un po’ l’idea di un paramento funerario. Insomma, boh. Menzione di disonore senza appello per Monsieur le Président, che indossa un orrendo frac con giacca da tight; che sia un gesto politico, la protesta dei sarti Francia? shock.

Regno Unito

Data l’aria che tira mi sottraggo alla sfida del bordeaux, colore indossato da entrambe le duchesse cognate perché Meghan questa settimana ha offerto uno spunto ulteriore. È arrivata al London Palladium, storico teatro del West End, per la Royal Variety Performance con una gonna così lunga che deve aver raccattato acqua da ogni pozzanghera, completata da un bustier che imbusta ciò che al momento sarebbe meglio non imbustare (ma l’importante è che sia a suo agio), con l’aggiunta di spalline più cinturina che danno al tutto l’aspetto di un grembiule da barbecue. Va bene che ama cucinare, ma così è troppo! shock. Catherine invece giovedì è andata in visita  un laboratorio di neuroscienze con un tailleurino dalla gonna troppo corta, troppo danzante, troppo girlie. Non che le stia male, ma trovo che l’abbinamento col nero sia intristente, e le décolletées con la mini no dai, non si portano più da quarant’anni! boh.

Olanda

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(Ph. Getty Images)

Giovedì Máxima ha accolto la Presidente di Singapore Halimah Yacob, accompagnata dal marito: colore splendido, ma look pasticciatissimo a causa dello sciarpone sciattamente annodato al collo e sopratutto quell’abito di chiffon che svolazza istericamente sotto il cappotto (ma non faceva freddo?). Quasi meglio il paraorecchie. shock.

Le cose sono cambiate parecchio la sera, al gala dinner; abito monospalla di Claes Iversen (il cinturone non vi ricorda per caso il pardessus indossato a Londra?) il cui profondo color magenta è illuminato da parte della Ruby Peacock Parure: c’è la tiara naturalmente (pensate che il pavone si stacca e può essere indossato come aigrette), e anche la grande broche; manca invece il collier, però ci sono gli orecchini di un’altra importantissima parure olandese: la Mellerio Ruby. Ma quanto stanno bene i rubini sul rosso? chic.

Maxima-Singapore Rutte

(Ph. ANP)

Il giorno seguente ricevimento dal Primo Ministro Rutte e commiato dagli ospiti. Doveva essere un impegno relativamente informale, se Máxima si è presentata in tuta, pur firmata Etro. Lei ha sicuramente l’altezza per indossare una cosa del genere, ma è fondamentale conoscere la tappezzeria della sala, pena passare dalla fantasia etnica al camouflage. boh. (Voi però ora prendete la scusa che la porta pure la regina d’Olanda, e non scendete col cane in tuta. La tuta di felpa è off limits, sempre, a meno che non dobbiate svuotare la soffitta).

La foto del giorno – 15 novembre

In attesa dell’uscita di qualche fotografia in più sul gala dinner che la Regina ha offerto ieri a Buckingham Palace in onore del compleanno del Principe di Galles, cui ha partecipato gran parte delle teste coronate in circolazione, consoliamoci con una delle immagini diffuse oggi dalla Casa Reale Belga in occasione della Fête du Roi. fete du roi 2018 2 Dal 1866 il 15 novembre si celebra il Re; la data scelta è quella che il calendario liturgico germanico dedica a San Leopoldo – nome portato da tre sovrani della dinastia Saxe-Cobourgh-Gotha che regna sul paese dal 1831 – e che nel calendario liturgico generale è dedicata a Sant’Alberto, nome di altri due monarchi.

La sempre bella regina Mathilde ha riciclato alla grande: l’abito color magenta firmato Armani Privé e la Nine Provinces Tiara in forma completa erano stati indossati pari pari al gala per i 75 anni di Margrethe II di Danimarca, a Copenaghen. L’abito, nonostante il tessuto lucido lo renda poco armaniano ai nostri occhi è veramente sontuoso, e il contrasto in nuance con la fascia dell’Ordine di Leopoldo molto raffinato. La tiara – dono dei Belgi alla sfortunata Astrid di Svezia in occasione delle nozze col futuro Leopoldo III, nel 1926 – era in origine un bandeau da portare sulla fronte, secondo la moda degli anni ’20, da cui partivano 11 steli con altrettanti diamanti, uno per ogni provincia del paese (più due per le colonie). Il gioiello in seguito è stato rimaneggiato per poter essere portato sulla testa, e gli 11 diamanti inseriti in altrettanti archetti, che possono essere rimossi, indossando solo il bandeau geometrico sottostante (la mia versione preferita). Nonostante i rimaneggiamenti – o forse proprio per quelli – questo diadema, diciamolo, resta bruttarello, valore simbolico (ed economico) a parte.

© Koninklijk Paleis/Palais Royal