Ieri era capodanno, che due famiglie reali tradizionalmente celebrano in pompa magna.
Giappone
Quella che guida il Sol Levante in effetti è una famiglia imperiale, l’ultima rimasta sulla terra. La cerimonia quest’anno ha una valenza particolare perché come forse saprete l’imperatore Akihito abdicherà il prossimo 30 aprile in favore del Principe della Corona Naruhito. Venti giorni prima festeggerà i 60 anni di matrimonio con Michiko, la prima borghese a diventare consorte del principe ereditario, sposata il 10 aprile 1959 tra i mugugni di sua madre, l’imperatrice Kojun. Poi sul trono del crisantemo siederanno Naruhito e sua moglie Michiko, donna di notevoli intelligenza e sensibilità, a lungo affetta da una grave depressione che l’ha inserita nel novero delle principesse tristi.
Oggi la giovane diplomatica entrata nella casa imperiale – forse senza esserne troppo convinta – sembra aver riconquistato la serenità, probabilmente grazie anche al sostegno affettuoso del marito. Per la prima volta dopo sedici anni ha preso parte alla cerimonia; la vedete in questa fotografia, prima della sfilata delle principesse biancovestite, tra cui spicca impertinente l’abito azzurro della principessa Yōko di Mikasa, la cui scelta incuriosisce non poco. Come mai, si sarà macchiata l’abito bianco col saké?
Danimarca
Come ogni anno, la royal family danese riunisce in un formalissimo gala dinner al Palazzo di Amalienborg il Governo, membri del Parlamento, vertici delle Forze Armate e personalità varie. E le royal ladies – che in questa e poche altre importanti occasioni sostituiscono la fascia azzurro chiaro dell’Ordine dell’Elefante con il Collare – non deludono mai.
Margrethe à la page
Vedova da meno di un anno la sovrana arriva per ultima, da sola, con un abito color corallo sotto l’immancabile stola di volpe. Abito già visto il 26 maggio (non per il compleanno di Lady Violet, ma per quello del figlio ed erede Frederik, splendido cinquantenne) che lascia perplessi per tessuto colore e modello. Insomma per tutto. Dato però che secondo un noto principio anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte, e considerando che il Pantone Colour Institute ha scelto il Living Coral come colore del 2019, Sua Maestà finisce (suo malgrado?) per essere incredibilmente à la page.
Poi certo è una tonalità che stride un po’ con le volpi argentate, e tende a sottolineare il colore dei denti nel caso non fossero candidi; voi, mie lettrici esperte, lo sapete bene: un rossetto rosso con una punta di blu esalta il candore dentale, mentre uno corallo lo appanna. Continuano a splendere indisturbate invece le perle della Pearl Poiré Tiara e del sontuoso collier.
Marie, io voto per il pennacchio
La graziosa Marie, moglie del principe cadetto Joachim, è la prova evidente che per essere chic essere francesi aiuta, ma non basta. Col probabile intento di propiziarsi il nuovo anno s’è vestita da Oscar, che comunque è sempre un premio che fa la sua figura. La mise è opera della stilista danese Rikke Gudniz, che se non è troppo nota una ragione ci sarà.
La situazione non migliora in movimento, anzi così rivela pure le scarpette in tinta. L’unica cosa che salvo è l’abbinamento con l’oro del collare dell’Ordine dell’Elefante. E il pennacchio di Joachim, certo.
Mary questo non me lo dovevi fare
Io sono veramente senza parole. Non ho fatto in tempo a elogiare lo splendore della Ruby Danish Parure (in questo post Happy RubYear! ) che Mary ha indossato sempre – e sottolineo sempre – da quando ha sposato il principe ereditario e lei che fa? Non se la mette! E invece si presenta con la sua ultima acquisizione, la tiara/collier con diamanti rubini e spinelli neri. Un gioiello di epoca edoardiana che sembra la principessa si sia comprata da sola a un’asta di gioielli a Copenaghen nel 2012 pagando il set completo di orecchini (che non sono quelli che vediamo) circa 8/9.000 euro. Il che è in fondo una buona notizia: vuol dire che alla fine una tiara ce la possiamo comprare pure noi.
Mary, forse la più chic delle royal ladies in circolazione, ha optato per un abito di Jesper Høvring raffinato ma un po’ triste che non esalta, né viene esaltato, dallo splendore dei gioielli. Favolosi gli orecchini (e pure il trucco), ma l’insieme è un po’ funereo.
un bracciale e anche un anello, aggiunto dall’attuale proprietaria. 





come questo delizioso alberello firmato Pell, al secolo Pellegrino Gaeta (che come accade anche ne Il Padrino in origine non si chiamava Gaeta, veniva da Gaeta, ma all’arrivo a Ellis Island ci fu un misunderstanding con l’ufficiale all’immigrazione). L’alberello, risalente agli anni ’60, è decorato nei classici colori natalizi, rosso e verde, che con gli strass bianchi rimanda anche alla nostra bandiera, riempiendoci di patrio orgoglio. E gli artigiani come Pell, credetemi, di lustro all’Italia ne hanno portato tanto.
Se questo breve excursus vi ha incuriosito, vi rimando al testo di Maria Teresa Cannizzaro, mia grande amica e vera autorità in materia. Perché tenete presente che dopo Natale viene San Valentino, e ci sono splendidi bijoux anche per quella occasione!
… Prince Charles ha avuto un sacco da fare, annunciare, festeggiare…
… noi abbiamo commentato (soprattutto Lady Violet) la scelta non sempre felice delle mise…
… criticato quasi sempre l’hairstyling o meglio, la sua assenza (ancora Lady Violet)…
… ammirato l’anello di diamanti, quanto mai ricco di significati romantici (il diamante centrale che viene dal Botswana, luogo del primo viaggio insieme) e simbolici (le due pietre laterali appartenute a mamma Diana)…
… e soprattutto sperato che il bambino annichilito dal dolore dietro il feretro della madre abbia finalmente trovato la felicità. E come si dice in questi casi the best is yet to come!
Realizzata da Cartier nel 1902 su commissione del VI Duca di Portland, la tiara fu creata in occasione dell’incoronazione di Re Edward VII; la duchessa consorte, Winifred, era una delle quattro ladies incaricate di reggere il baldacchino sulla testa della Regina Alexandra (nell’opera di Laurits Tuxen è la prima sulla sinistra).
Un gioiello di grande importanza, perfetto per le acconciature alte di primo ‘900: una serie di volute di diamanti che si susseguono in forme circolari con al centro diamanti briolette o taglio cuscino, tra cui il famoso diamante Portland.
Si rincontrano tre anni dopo, nel 1937, all’incoronazione del padre di lei, ma la regina confesserà poi di non averlo notato né nella prima né nella seconda occasione. La terza è quella giusta: nel luglio del ’39, poco prima che scoppi la guerra, Lord Mountbatten, zio di lui e ufficiale della Royal Navy organizza la visita dei sovrani al collegio navale di Dartmouth, e il cadetto Philip Mountbatten è incaricato di scortare le principesse. È l’incontro fatale.
Scoppia la guerra, i rapporti tra i due sono principalmente epistolari; poi la guerra finisce, Elizabeth compie 21 anni e il re dà il suo consenso: il 9 luglio 1947 viene annunciato il fidanzamento. Per l’abito ci sirivolge a Sir Norman Hartnell, sarto di fiducia della regina consorte, che propone vari modelli; quello definitivo si decide a metà agosto, e dunque ci sono solo tre mesi per realizzarlo. Hartnell confida di essersi ispirato alla Primavera di Botticelli; Lady Violet confessa a sua volta che grandi somiglianze non ne vede, ma il significato simbolico del ritorno della primavera è particolarmente adatto al momento postbellico.
Il giorno del matrimonio al collo della giovane Elizabeth splendono due fili di perle. Si tratta di due collane distinte, la Queen Anne e la Queen Caroline, e sono il dono di nozze dei genitori. La più corta, di 46 perle, si ritiene sia appartenuta alla Regina Anne, l’ultima sovrana Stuart; l’altra è composta da 50 perle provenienti probabilmente dai gioielli della consorte di re George II. La prima collana dovrebbe dunque risalire all’inizio del ‘700, l’altra al secolo seguente; sicuramente old.
A causa del razionamento i tessuti necessari per la realizzazione dell’abito dell’abito vengono acquistati con le tessere annonarie. Moltissime persone dai quattro angoli del regno inviano alla giovane principessa le loro tessere per aiutarla, ma essendo tale pratica illegale viene rispedito tutto indietro. La seta duchesse egli altri materiali sono espressamente realizzati da manifatture britanniche, mentre le 10.000 perline e i cristalli usati nei ricami arrivano dagli Stati Uniti.
Il velo in tulle ricamato, che Elizabeth preferisce al più classico pizzo, è tenuto fermo dalla Fringe Tiara, avuta in prestito dalla madre, che l’aveva ricevuta in dono dalla suocera nel 1936. La tiara era stata creata dal gioielliere Garrand nel 1919, ispirandosi all’imperante stile russo, allora molto di moda. Gran parte dei diamanti utilizzati veniva dalla tiara/collier acquistata dalla regina Victoria come dono di nozze per Mary, che la indossò nel giorno del suo matrimonio col futuro George V il 6 luglio 1893. Sua Maestà ha ereditato la tiara alla morte della Regina Madre, nel 2002. Le cronache raccontano che il giorno delle nozze con Philip la tiara, maneggiata male, si spezzò e fu risaldata sul momento: bisognerebbe avere sempre un gioielliere a portata di mano!
Sir Norman Hartnell dichiarò di avere inserito per buona fortuna, nella ricca decorazione dell’abito, un piccolo quadrifoglio sul lato sinistro della gonna, così che la sposa potesse sfiorarlo con la mano durante la cerimonia. Per il resto, non è mai stato reso noto se la giovane Elizabeth indossasse qualcosa di blu; magari le bastava il blu profondo dell’uniforme dello sposo.
La fanciulla, che porta lo stesso nome di una delle sorelle del Duca di Edimburgo, vive a Los Angeles dove ha coronato il sogno di recitare e, come Theodora Greece, fa parte del cast di Beautiful nel ruolo di Alison Montgomery.
Data e dettagli delle nozze verranno annunciati prossimamente così scopriremo se, seguendo la tradizione familiare iniziata con la bisnonna Margaret di Connaught, Theodora sull’altare indosserà la Khedive Tiara. Sarà un matrimonio da non perdere, vi immaginate che faccia farà Brooke scoprendo che stavolta non tocca a lei?
Marta, alle seconde nozze e madre di un bimbo di cinque anni, ha fatto una scelta di rara raffinatezza. Un abito di una tonalità leggermente rosata (che ovviamente non si apprezza dalla fotografia di Peter Lindberg) per il quale probabilmente Pierpaolo Piccioli ha tratto ispirazione dall’abito con cui Jacqueline Bouvier Kennedy divenne Onassis (seconde nozze miliardarie pure quelle).
Sempre Christie’s, ma stavolta a New York, il 5 dicembre prossimo proporrà nell’asta Magnificent Jewels un rarissimo diamante blu da 8.08 carati, il cui prezzo stimato oscilla tra i 13 e i 18 milioni di dollari. I diamanti blu sono in assoluto i più rari, e hanno quotazioni da capogiro, vediamo questo che prezzo raggiungerà! Confesso, in questi casi mi sento quanto mai affine al divino Oscar (Wilde) quando diceva: ho gusti semplici, mi piace solo il meglio.
Dal 1866 il 15 novembre si celebra il Re; la data scelta è quella che il calendario liturgico germanico dedica a San Leopoldo – nome portato da tre sovrani della dinastia Saxe-Cobourgh-Gotha che regna sul paese dal 1831 – e che nel calendario liturgico generale è dedicata a Sant’Alberto, nome di altri due monarchi.