Quante spose di luglio!

Those who in July do wed, must labour for their daily bread

Chi si sposa a luglio si deve guadagnare il pane quotidiano. Probabilmente perché per loro portare il pane in tavola non è di solito un problema, luglio è un mese gettonatissimo per i royal wedding, compreso il più famoso di tutti , quello di Charles e Diana, ormi entrato negli anta.

Se Paola Ruffo di Calabria lascia Roma alla volta di Bruxelles per diventare Principessa di Liegi il 2 luglio 1959 sposando Albert – fratello del Re dei Belgi e poi re a sua volta – nel 2014, il 6, il maggiore dei nipoti della coppia, Amedeo, fa il percorso inverso e viene in una Roma torrida a sposare la deliziosa – e italianissima, nonostante il cognome – Elisabetta Rosboch Von Wolkenstein. Paola indossa un abito couture e il sontuoso velo ereditato dalla nonna (belga a sua volta) che nell’emozione del momento finisce per calpestare. Elisabetta è in Valentino dalla testa ai piedi; nel suo caso il prezioso velo di famiglia resta nel comò.

(Ph: Riccardo De Luca)

È il 3 luglio 1993, un sabato, quando la cattedrale di Vaduz addobbata a festa accoglie il principe ereditario, Alois, che sposa la duchessa Sophie in Bavaria. Nonostante la proverbiale discrezione del Liechtenstein, è un matrimonio molto interessante per più di una ragione: innanzi tutto il rango dell’aristocraticissima sposa, che non solo appartiene al casato dei Wittelsbach, ma è anche nella linea di successione giacobita, che discendendo da James II si oppone alla successione degli Hannover, quella della Royal Family regnante. In secondo luogo abbonda di scapoli d’oro più o meno alla ricerca di una consorte di rango adeguato; all’epoca qualcuno sogna un matrimonio tra l’allora venticinquenne Principe delle Asturie Felipe e Tatjana, sorella ventenne dello sposo. Philippe del Belgio, timido e riservato, ha 33 anni ed è quasi fuori tempo massimo; è l’erede apparente al trono su cui siede solidamente lo zio Baudouin: la sua situazione apparentemente tranquilla si ribalta in appena 4 settimane, con la morte dello zio e l’inattesa ascesa al trono del padre Albert. Philippe trova in seguito l’anima gemella in Mathilde d’Udekem d’Acoz che sposa nel dicembre 1999.

Lady Violet, che deve di lì a breve fare da testimone a due delle sue migliori amiche – sempre damigella e mai sposa! – cerca ispirazione per le sue mise nei reportage di questo royal wedding, ispirazione che genera un clamoroso cappello di paglia con fiocco in organza per uno dei due matrimoni, celebrato di mattina.

Se il matrimonio di Philippe e Mathilde è l’ultimo royal wedding del millennio, il penunltimo credo proprio che sia quello di Alexia di Grecia, primogenita dei deposti Costantino e Anne-Marie, che il 10 luglio sposa nella cattedrale ortodossa di Londra l’architetto spagnolo Carlos Morales. Alexia ci dà la grande, e rara in questa generazione, gioia di vedere indossata la famosa tiara del Khedivé, che per tradizione indossano le spose discendenti di Margareth di Connaught (qui trovate la storia di questo splendido diadema A Royal Calendar – A Greek royal wedding).

Same month same place per il fratello minore di Alexia, il diadoco Pavlos, che il 1 luglio 1995 impalma la graziosa Marie-Chantal Miller, di Valentino vestita, alla presenza di varie regine consorti e ben due regnanti: Her Majesty The Queen e Margrethe di Danimarca, zia dello sposo. Marie-Chantal appartiene all’aristocrazia del denaro ma non a quella del sangue, e diademi di famiglia non ne ha, per cui la suocera Anne-Marie le presta la Antique Corsage Tiara – in origine un devant de corsage appartenuto alla Regina Victoria di Svezia – che la madre Ingrid, Regina Consorte di Danimarca, le ha donato per i 18 anni.

L’altissimo profilo di queste nozze fa passare in secondo (o terzo, o quarto) piano quelle che nello stesso giorno si svolgono a Monaco, dove la principessa Stéphanie sposa con sole nozze civili il padre dei suoi due figli, Daniel Ducruet, già sua guardia del corpo. Per lei un abito corto che mette in mostra le belle gambe, realizzato da una sarta monegasca. L’espressione di papà Rainier, fiero oppositore alle nozze, è tutta un programma. Non ha tutti i torti, papà: il matrimonio dura appena quindici mesi, e finisce con Daniel fedifrago praticamente in mondovisione.

Evidentemente il fratello di Stéphanie non è superstizioso: nonostante la fine ingloriosa del matrimonio della sorella, Albert II sceglie la stessa data per sposare Charlène: nel 2011, il 1 le nozze civili e il giorno dopo quelle religiose. Come sapete, i due coniugi non hanno trascorso insieme il decimo anniversario: lui nel Principato con i figli, lei in Sudafrica convalescente da una misteriosa malattia. Solo il tempo ci dirà se la malasorte ha colpito ancora, a noi per ora non resta che riguardare le immagini di un matrimonio che al di là del glamour, delle mise della sposa – Chanel e Armani Privé – qualche nota stonata l’ha suonata da subito, come il bacio un po’ forzato dopo la cerimonia civile, o lo sposo infastidito dalle lacrime della neoconsorte.

Scelgono luglio anche due nipoti di Albert: Louis Ducruet, figlio maggiore di Stéphanie e Daniel, sposa la sua Marie Chevallier nel 2019, il 26 e il 27 (vi ricordo che nei Paesi dove non c’è concordato tra Stato e Chiesa sono necessarie due cerimonie, civile e religiosa). Un matrimonio magari privo dell’allure di raffinata eleganza della Monaco dei tempi d’oro, ma sembra felice e i due sposi davvero innamorati. L’abbiamo raccontato qui Le nozze di Louis e Marie.

Come dimenticare poi il matrimonio di un altro nipote di Albert II, Pierre Casiraghi, con Beatrice Borromeo? Siamo nel 2015, e per loro le nozze iniziano in luglio, il 25, e finiscono il 1 agosto, dal Principato all’Italia, in un tourbillon di invitati (alla cerimonia civile assistono pure Travaglio e Peter Gomez, dato che la sposa lavora per il Fatto) party, location diverse, paparazzi, ospiti vip e jeunesse dorée internazionale, e vestiti, vestiti, vestiti, con la sposa che indossa Valentino, Alberta Ferretti, Armani, solo per citare i principali. Abbiamo cercato di sintetizzare tutto in questo post: A Royal Calendar – 1 agosto 2015.

In questa rassegna non può mancare il Regno Unito, che quanto a matrimoni di luglio si piazza tranquillamente al primo posto. Il 6 luglio 1893 nella Chapel Royal, a St. James’s Palace, si celebrano le nozze tra il Duca di York George e Mary di Teck, che saliranno al trono diciotto anni dopo. Lei appartiene a una ramo minore della Royal Family ed è stata fidanzata con il fratello maggiore di lui, quel Duca di Clarence che in vita di non gode di grandissima reputazione (qualcuno lo mette pure nella rosa dei possibili Jack the Ripper) e muore sei settimane dopo il fidanzamento. Il comune dolore probabilmente avvicina i due, che finiscono per innamorarsi; sarà un matrimonio solido e felice.

(Ph: Royal Collection Trust)

Anche l’attuale Duca di York, Andrew, ha sposato Sarah Ferguson in un giorno di luglio: il 23, nel 1986. Anche il loro matrimonio è durato poco; sembra che Sarah soffrisse molto la solitudine dato che il marito, ufficiale di Marina, era lontano per buona parte dell’anno e fu protagonista di un ruspante scandaletto agli inizi degli anni ’90 che portò al divorzio. Nulla in confronto dello scanalo che ora coinvolge lui, di una gravità che potrebbe penalizzare la Corona stessa. Quel giorno di luglio li vede chiaramente innamoratissimi, e forse lo sono ancora; il loro appassionato bacio al balcone è rimasto famoso per le ragione opposte di quello tra i Principi di Monaco, compresa la scomposta interazione con la folla urlante. A quel matrimonio Lady Violet ha dedicato uno speciale chic shock e boh Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition,

Beatrice, figlia maggiore della coppia, ha sposato il suo Edo Mapelli Mozzi il 17 luglio dell’anno scorso, e ora è in attesa del primo figlio. Nozze celebrate durante la pandemia, riservate ma molto emozionanti, per il particolare momento, per l’abito della sposa, prestatole dalla nonna come la tiara, la stessa che Her Majesty aveva indossato per il suo matrimonio, e per la presenza del nonno Philip, ritratto in pubblico per l’ultima volta. Questo è uno dei post che abbiamo dedicato alle nozze di Edo e Beatrice: Le parole di un royal wedding.

La cugina di Bea, Zara Phillips, quest’anno ha festeggiato l’arrivo del figlio maschio – scodellato sul pavimento del bagno di casa – e i quarant’anni; il 31 sarà ancora festa per i dieci anni di matrimonio con Mike Tindall. Per loro nozze scozzesi, nella Canongate Kirk sul Royal Mile di Edimburgo, precedute da un party sul royal yacht Britannia, ancorato ormai in pianta stabile nel porto della capitale scozzese, e seguite da un ricevimento a Holyroodhouse, residenza ufficiale della Regina in Scozia. Zara indossa un abito creato dal sarto caro alla nonna, Stewart Parvin, che come notato anche con l’abito di Beatrice, ama sottolineare gli orli con alte fasce (Here comes the bride!). Sulla testa bionda della sposa brilla la Meander Tiara, grande favorita di Lady Violet, prestito della madre Anne che l’ha ereditata dalla nonna paterna Alice. Un gioiello che come pochi altri parla di Grecia e di classicità, di cultura.

Last but not least, il matrimonio del secolo (scorso) che incolla davanti agli schermi televisivi la bellezza di 750 milioni di spettatori: è il 29 luglio 1981, quando il principe di Galles porta all’altare la giovanissima Lady Diana Spencer. Nato come un sogno e trasformatosi rapidamente in un incubo, è stato scrutato, analizzato, radiografato da chiunque in ogni modo. La Royal Family ha deciso per il basso profilo e il quarantesimo anniversario è passato sotto un inglesissimo silenzio cui anche Lady Violet si è adeguata; se volete, questi due post ne trattano alcuni aspetti: Invitate al matrimonio del secolo e Diana the bride.

Le foto del giorno – Un pancino a pois

Tra qualche giorno – nove, per l’esattezza – festeggeranno il primo anniversario di matrimonio, e oggi i signori Mapelli Mozzi hanno fatto la prima uscita ufficiale dal 19 maggio, giorno in cui hanno annunciato la gravidanza di Beatrice.

Per farlo hanno scelto i campi erbosi di Wimbledon, che in questi giorni ospita il torneo di tennis più chic del mondo ed è naturalmente the place to be. Secondo i nostri calcoli, la principessa dovrebbe essere alla fine del quarto mese e il pancino ha già una dimensione ragguardevole, fasciato e sottolineato com’è da un abito Self Portrait bianco a pois neri, con corpino drappeggiato e grandi maniche balloon.

Sugli spalti la sorridente futura mamma ha incontrato la zia Sophie Wessex, anche lei in bianco a pois neri ma in misura micro. L’abito indossato dalla bionda ed eterea Contessa Wessex è firmato ME+EM, brand britannico molto amato da varie royal ladies: Zara Phillips l’ha scelto il mese scorso per Ascot.

Zara divide con la cugina di Beatrice la gioia di essere una delle mamme dell’anno; per lei si è trattato del terzo, un maschietto che si chiama Lucas Philip, ed è arrivato sul pavimento del bagno di casa (Un altro Philip!). Anche lei si è fatta vedere a Wimbledon, ieri, col marito Mike Tindall; la figlia della Princess Royal però ai pois preferisce le righe, in questo caso firmate da Ralph Lauren.

Wimbledon archiviato invece per la superappassionata Duchessa di Cambridge, rinchiusa in quarantena volontaria per dieci giorni dopo essere venuta in contatto con una persona positiva al covid. Catherine ha ricevuto entrambe le dosi del vaccino e non ha alcun sintomo, ma naturalmente deve seguire le direttive del NHS, il servizio sanitario. Salterà dunque anche la finale degli Europei di calcio, e chissà se domenica sera vedremo di nuovo George, elegantemente incravattato, allo stato di Wembley con papà William e il Presidente Mattarella. Lady Violet ci spera.

Un altro Philip!

Fermi tutti, notizia bomba! A sorpresa è già arrivato il decimo pronipotino per Sua Maestà e il Duca di Edimburgo, e si chiama anche lui Philip. Domenica pomeriggio è arrivato Lucas Philip Tindall, e aveva così fretta che è atterrato direttamente nel bagno di casa.

Babbo Mike Tindall, felicissimo e ancora un po’ confuso, ha raccontato che mamma Zara – figlia della Princess Royal – ha iniziato ad avere le doglie nella notte tra sabato e domenica, ma mentre si preparavano ad andare in ospedale si sono resi conto che non c’era più tempo ed è stata attrezzata una sala parto volante in uno dei bagno della tenuta di Gatcombe Park, la residenza della principessa Anne nel Gloucestershire. Con Zara c’era l’amica Dolly Maude – che ha assistito alla nascita delle due figlie maggiori dei Tindall, Mia e Lena – un’ostetrica è arrivata immediatamente e un’altra poca dopo; praticamente una puntata di Call the midwife in diretta!

Il piccolo alla nascita pesava 8lbs 4oz, 8 libbre e 4 once, che corrispondono a kg 3,750; un bel bimbo in perfetta salute così come la mamma, che il marito, ex capitano della nazionale inglese di rugby, ha definito “una guerriera”. Lucas Philip è il primo nipotino maschio della Princess Royal, nonna già di Savannah e Isla Phillips e di Mia e Lena Tindall; arriva a 40 giorni esatti dal cuginetto August Brooksbank, e possiamo solo immaginare la gioia dei bisnonni: la Windsor nursery è sempre affollata!

Le foto del giorno – Nuovi arrivi e compleanni

Se come Lady Violet siete rimasti piacevolmente colpiti dall’ottimo umore e dal sorriso sfolgorante mostrati da Her Majesty ieri a Windsor (in caso vi fosse sfuggito Le foto del giorno – Christmas is coming) ecco svelato l’arcano: è in arrivo il decimo pronipotino!

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la futura mamma non è la nipote Beatrice di York, neo signora Mapelli Mozzi, ma Zara Phillips. Lei il marito, l’ex capitano della nazionale di rugby Mike Tindall, hanno già due bambine: Mia, sette anni il mese prossimo, e Lena, due e mezzo. L’annuncio è stato dato durante un podcast sul rugby da un felicissimo Mike, che non ha nascosto il desiderio di un maschietto dopo due femmine, anche se nulla ha rivelato dell’ecografia appena fatta. Nulla si sa neppure sul periodo previsto per la nascita, ma considerando che tra la prima e la seconda figlia Zara ne ha persi altri due, è probabile che prima di dare l’annuncio i Tindall abbiano aspettato che la gravidanza superasse la fase delicata del primo trimestre. Nel 2021 Zara festeggerà il quarantesimo compleanno (il 15 maggio) e i dieci anni di matrimonio (il 31 luglio), e non poteva esserci regalo migliore per lei. E neanche per il futuro bisnonno Philip, che il 10 giugno girerà la boa del secolo.

Dall’altro capo del mondo festeggia oggi i 57 anni l’Imperatrice del Giappone, Masako. Lo sfondo è quello dell’anno scorso (Le foto del giorno – 10 dicembre), i cuscini dimezzati e la corbeille sul tavolo più piccola e allegra, con delicati rimandi alla blusa lilla dell’Imperatrice, elegante sfondo per le splendide perle. Nel corso della seduta fotografica (organizzata lo scorso 3 dicembre) i sovrani – forse per vivacizzare un po’ l’ambiente – hanno mostrato dei bachi da seta, quelli da cui nasce la raffinatissima seta Koishimaru, l’unica prodotta in quest’anno segnato dalla pandemia.

Se volete, c’è anche un video (in inglese) https://www.youtube.com/watch?v=VS3JUT7XeG8

Here comes the bride!

Parliamo finalmente del nostro argomento preferito: la mise della sposa.

La tiara è la Queen Mary’s Fringe, che la nonna della Regina si fece realizzare nel 1919 dal gioielliere Garrard by E. Wolff&Co. usando dei diamanti provenienti da un altra diadema/collier, dono ricevuto da Queen Victoria per le nozze e indossato quel giorno, il 6 luglio 1893.

Il modello a raggiera, detto fringe cioè “a frange” divenne molto popolare nella seconda metà dell’Ottocento, quando la Russia, la sua cultura e il suo stile esotico divennero di gran moda. Il fringe deriva infatti dal kokoshnik, tipico copricapo femminile russo, e divenne popolarissimo presso le corti di tutta Europa, talmente apprezzato che spesso in famiglia se trova più di un esemplare. Questa tiara infatti è spesso confusa con quella appartenuta alla Regina Consorte Adelaide e indossata anche da Queen Victoria, che ora viene utilizzata esclusivamente come collana. Ma Sua Maestà ne ha ancora un’altra, di linea più compatta e priva delle punte che separano gli elementi, appartenuta alla bisnonna regina Alexandra, sorella della zarina Maria Feodorovna.

Una delle ragioni della grande popolarità del modello sta anche della facilità con cui può passare dalla versione tiara a quella collier; poi certo bisogna maneggiare con cura, perché accadde proprio all’allora Princess Elizabeth di andare all’altare con la struttura della tiara spaccata a metà e risaldata in tutta fretta. Anche la royal bride dell’anno scorso, Lady Gabriella Windsor, ha fermato il suo velo con una fringe, la Kent City of London, dono di nozze alla nonna Marina (anche lei all’altare con una fringe, prestito della madre russa), così come Tatiana Santo Domingo per il matrimonio religioso con Andrea Casiraghi a Gstaad, nel 2014. Anche in quel caso matrimonio in forma privata, sposa in fringe.

Prima di Beatrice e dopo Her Majesty solo un’altra royal bride è andata all’altare con la Queen Mary’s Fringe tiara: la Princess Royal, Anne, il 14 novembre 1973, quando sposò Mark Phillips.

L’abito era forse l’elemento più atteso, ed è stato sicuramente il vero coup de théâtre. Smontando ogni speculazione, smentendo ogni previsione, Beatrice ha sposato Edoardo con un vestito appartenuto alla nonna.

Opera di Norman Hartnell, che oltre ad aver creato il White Wardrobe per la Queen Mother quando era Queen Consort, oltre all’abito dell’incoronazione per Her Majesty, realizzò anche gli abiti da sposa per entrambe le figlie di George VI, Elizabeth nel 1947 e Margaret nel 1960. Proprio agli anni ’60 risale quello indossato da Beatrice, in Peau De Soie avorio con scollatura quadrata sottolineata da una fascia di cristalli. Il busto e i fianchi sono delineati da altri cristalli disposti in lunghe file che terminano con un elemento a forma di diamante, da cui si aprono le pieghe della gonna.

La Regina ha indossato l’abito per la State Opening of the Parliament nel 1966 (o 1967) dopo averlo sfoggiato alla prima di Lawrence d’Arabia, il 10 dicembre 1962.

Sembra però che questa mise abbia debuttato in Italia, il 4 maggio 1961 durante la visita di stato; un omaggio all’origine dello sposo? Mi piace pensare di sì.

Mi è tornato in mente di aver visto l’abito dal vivo esposto a Buckingham Palace. Non nella celebre mostra Fashioning a Reign del 2016 che celebrava i 90 anni della sovrana, ma nella Dress for the occasion, allestita nel 2006 per i reali 80. Vestito bello, non bellissimo, nello stile dell’ultimo Hartnell, alla ricerca di un equilibrio tra la pomposità regale e le linee pulite degli anni ’60.

L’abito originale è stato rimodellato per Beatrice: aggiunte delle piccole maniche d’organza, tolte le sottogonne e aggiunta all’orlo una fascia orizzontale.

E qui cascò l’asino, perché il restyling è opera dei fidati stilisti di Sua Maestà, Angela Kelly e Stuart Parvin, e quest’ultimo è il creatore dell’abito da sposa di Zara Phillips, che presentava lo stesso incomprensibile orlo. Ma è una fissazione!

Cosa pensa Lady Violet del vestito? Punto primo: le maniche. Erano necessarie, perché nessuna sposa reale, soprattutto se principessa di sangue, si presenterebbe in chiesa sbracciata; non si fa e basta, Enzo Miccio se ne faccia una ragione. Solo che il modello nasce con due bretelle cui è difficile agganciare alcunché. La scelta dell’organza mi sembra assolutamente corretta vista la pesantezza del tessuto del vestito, ma francamente avrei preferito una manica più aderente e magari lunga fino a sfiorare il gomito, che tutto sommato avrebbe evocato la verticalità della decorazione.

Della fascia (non è una balza, che è pieghettata o arricciata) abbiamo già detto, escludo che sia servita ad allungare l’abito dato che Beatrice è poco più alta della nonna – se ci fate caso, la decorazione arriva grosso modo alla stessa altezza del fianco per entrambe – oltre al fatto che togliendo le sottogonne l’abito diventa ovviamente più lungo (e dato che neanche lo sposo è altissimo tendo a escludere che Beatrice abbia usato tacchi vertiginosi). In sintesi: se l’abito fosse stato creato proprio per questo matrimonio non l’avrei apprezzato, anche perché una decorazione di cristalli così importante per un matrimonio in campagna, per di più di mattina (e in piena estate) non è la scelta più adatta. Ma ciò che rende le nozze di Beatrice uniche e speciali è questo mix straordinario e inedito di regalità contrapposta a una familiare intimità, per cui alla fine mi piace tutto: sia l’abito riciclato (che è pure una scelta assai ecologica!), sia la tiara portata sui capelli selvaggiamente sciolti, sia il delicato bouquet di fiori – composto da rose color porcellana e rosa antico, come i fiori di pisello odoroso, gelsomino e il rametto di mirto tradizione di tutte le royal brides inglesi – tenuto insieme dal più rustico dei materiali, la juta.

Questo matrimonio è davvero one of a kind: nulla ha in comune con gli altri royal wedding – né di serie A né di serie B – e neanche con i classici country wedding tipicamente inglesi, che tanto amiamo quando li leggiamo nei libri di Jane Austen o li vediamo al cinema (in film spesso tratti dai libri di Jane Austen).

È il primo royal wedding eclettico a memoria d’uomo. Anzi, di Lady.

Se volete saperne di più su Norman Hartnell leggete questo post A Royal Calendar – 12 giugno 1901

(Ph. Benjamin Wheeler)

Sarah, sposa di luglio

Il 14 luglio 1994, mentre in Francia si celebrano 205 anni dalla presa della Bastiglia con la conseguente fine della monarchia, quella britannica – bene in sella nonostante le turbolenze degli ormai separati Principi di Galles – si riunisce per una giornata di festa: le nozze tra Lady Sarah Armstrong-Jones e Daniel Chatto.

È un matrimonio sotto il segno dell’understatement, nonostante la sposa alla nascita fosse settima nella linea di successione; sua madre è Margaret, sorella minore della sovrana, suo padre Tony Armstrong-Jones, primo Conte di Snowdon. Sarah ha trent’anni, Daniel trentasette; si sono conosciuti una decina d’anni prima in India; lui aveva un piccolo ruolo nel film Calore e polvere di James Ivory, lei in viaggio nel suo anno sabbatico sembra abbia dato una mano al reparto costumi. Una coppia unita dall’amore e dall’arte: lei è un’apprezzata pittrice, lui ha smesso di recitare ed è a sua volta un artista. Forse per questo scelgono di sposarsi a St Stephen Walbrook, nella City. Una chiesa che ha poco a che fare con la Royal Family ma parecchio con la storia dell’architettura inglese: è una di quelle progettate da Sir Christopher Wren, colui che a cominciare da St Paul’s Cathedral ripopolò di edifici monumentali la Londra distrutta dal grande incendio del 1666. 

Anche l’abito della sposa rimanda a un artista: è infatti ispirato a un’opera di Hans Holbein, pittore tedesco attivo alla corte di Henry VIII. Quale opera esattamente non è chiaro, ma in uno schizzo della collezione reale la regina Jane Seymour, terza moglie di Henry indossa un modello simile. Quello di Sarah è una creazione di Jasper Conran in georgette di seta bianca con un corpetto in tessuto goffrato che delinea la scollatura quadrata e finisce con una punta; da qui parte la gonna ampia e morbida, cui la leggerezza del tessuto dona un aspetto etereo. Ho avuto occasione di vedere l’abito dal vivo in una mostra al Victoria&Albert Museum e l’ho trovato splendido nella sua semplicità, senza dubbio uno dei miei preferiti.

Altro elemento notevole, le damigelle. Quelle di Sarah sono tre: Frances, nata del secondo matrimonio del padre, Zara Phillips, figlia di sua cugina la Princess Royal, e un’amica. Conran le veste praticamente come la sposa; naturalmente non hanno il velo, ma tra i capelli gli stessi fiori freschi dei loro bouquet nelle tonalità dal rosa al fucsia in contrasto col total white della sposa.

Senza esagerare le definirei botticelliane.

Sarah invece ha il capo coperto da un leggero velo di seta, fermato da un gioiello particolare.

Per lei nessuna delle tiare di famiglia, ma un diadema creato apposta per l’occasione unendo tre antiche spille, tre fiori di diamanti, dono del padre alla madre. Il tono floreale dell’acconciatura è sottolineato dalla presenza di un piccolo tralcio verde intrecciato con i capelli. Alle orecchie della sposa due grandi perle rette da una V rovesciata di diamanti. Si tratta di un prestito materno, e si pensa siano arrivati a Margaret dalla straordinaria eredità che Mrs Greville lasciò alla Queen Mother (all’epoca Queen Consort). Sarah è entrata in possesso degli orecchini alla morte della madre e li ha tenuti, mente molti altri pezzi importanti sono stati venduti per pagare le tasse di successione. Lei continua ad indossarli ad ogni evento importante della royal family, per cui li vedremo ancora spesso. Non ha invece mai più indossato l’intera tiara, ma ha portato la spilla più grande in alcune occasioni speciali, tra cui il funerale della madre.

Ora diciamo la verità, nonostante l’understatement gli sposi hanno rischiato seriamente di essere eclissati dalla presenza di alcuni ospiti. E non parliamo della zia Regina, gagliardissima in rosa corallo, né della nonna Queen Mom, in un total color cream di inusitata eleganza, né tanto meno della cugina Anne, anche lei in crema e con uno dei cappellini migliori di sempre.

Né naturalmente parliamo della madre della sposa in azzurro ghiaccio, con un cappello un po’ penalizzante, né della cognata Serena in un bicolore un po’ da cameriera, con un gran cappello Philip Treacy, forse un davvero troppo grande.

No, stiamo parlando dei cugini Principi di Galles, e in particolare di lei, Diana. Perché i due sono separati, ma quindici giorni prima è successo qualcosa. Il 29 giugno Charles, intervistato sulla BBC da Jonathan Dimbleby, ammette la sua infedeltà e la sua lunga relazione con Camilla Parker Bowles. E quella stessa sera Diana partecipa al party alla Serpentine Gallery con un abito che esce dal suo armadio per entrare nella storia (Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)). Bene, due settimane dopo Charles scorta la nonna al matrimonio della cugina; Diana, che non vuol mancare alle nozze di quella che fu la sua damigella d’onore, arriva per i fatti suoi, e naturalmente cattura sguardi ed entusiasmi.

Ricicla un robe-manteau blu con colletto e polsi bianchi di Catherine Walker indossato il mese prima a una cerimonia per il cinquantenario del DDay, inalbera un cappello che la nasconde un po’, ma l’allure gloriosa degli ultimi anni c’è tutta.

Una piccola curiosità: la fanciulla in beige sul gradino sopra Diana è Sophie Rhys-Jones, fidanzata del principe Edward, in uno dei suoi primi eventi con la Royal Family. Tra il cappello a cilindro, la giacca con la coda, la gonna troppo corta sulle gambotte fasciate nelle calze chiare simil metallizate – chiunque avesse l’età della ragione negli anni 90 sa di cosa parlo – non saprei cosa salvare. Penso niente.

Dopo ventisei anni il matrimonio dei Chatto dura ancora e sembra soldo. Hanno due figli, Samuel e Arthur, assai popolari e apprezzati dalle ragazze. Vi consiglio di dare un’occhiata ai loro profili Instagram.

Una panoramica delle nozze, e di molti invitati (c’è pure il compianto Alan Bates con un orrendo completo kaki) nel video https://www.youtube.com/watch?v=IKVJG4TiFGw


Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte terza)

Dopo le signore multicolor, dopo le blue ladies è il momento dei colori neutri. Grigio o beige, cosa preferite?

Le pantere grigie

Ricco di sfumature – molte, molte di più delle 50 citate nel titolo del famoso libro – il grigio è sempre diverso e sempre chic. Quasi sempre. Alle nozze di William e Catherine lo scelgono varie signore, tra cui le cugine Phillips, cioè figlia e nuora (ora in fase di divorzio) della Princess Royal

Zara diventerà Mrs Tindall tre mesi dopo. Arriva accompagnata dal fidanzato rugbista Mike inalberando un drammatico cappello Philip Treacy in paglia nera con tocchi d’argento, sicuramente favoloso ma decisamente eccessivo per un matrimonio di mattina. Al copricapo va però riconosciuto il merito di oscurare il soprabitino metallic silver che non sfigurerebbe in Star Trek, magari dopo aver eliminato il gran fiocco sulla schiena. In compenso apprezzo molto la scelta delle scarpe, delle eleganti Mary Jane felicemente prive dell’imperante plateau. Boh.

La cognata Autumn Phillips sceglie una redingote in rigido broccato viola e grigio, con un abbondante fascinator piazzato più che sulle ventitre sulle ventuno e trenta. Autumn ha quel viso così bello e interessante che la rende sempre gradevole, ma questa mise è davvero troppo rigida, e ci si mette pure la clutch nera di Lulu Guinness. Una scelta piuttosto infelice, che trasforma Autumn nella bambolona che non è, shock.

Una bellissima tonalità di grigio, molto contemporanea, anche per Lady Sarah Chatto, figlia della defunta principessa Margaret. Di lei abbiamo detto spesso che si veste sempre nello stesso modo, cappello a pagoda compreso, che il geniale Stephen Jones crea per lei in ogni colore e materiale. A me Sarah piace molto, così come mi piace questa scelta di stile. Va poi sottolineato che il fitting dei suoi abiti è sempre eccellente, come in questo caso. Il modello anni ’50 con gonna plissé è di Jasper Conran, stilista inglese che l’ha vestita spesso ed è l’autore del bellissimo abito da sposa con cui il 14 luglio 1994 si unì a Daniel Chatto. Visto che il loro anniversario è vicino, che ne direste di un post? Volete sapere di più degli orecchini che indossa in ogni evento con la Royal Family? Intanto, anche se un po’ imbronciata, indubbiamente chic.

Il 29 aprile 2011 Charlene è ancora solo Miss Wittstock; diventerà Son Altesse Sérénissime la Princesse Charlène de Monaco guadagnando un marito, un principato e un accento grave sulla prima e di lì a un paio di mesi.

L’abito da sposa glielo sta creando Armani ma lei, invece di buttarsi a capofitto nello chic di Re Giorgio – o scegliere Chanel, come farà per le sue nozze civili – si rivolge alla maison svizzera Akris, che sembra aver definitivamente conquistato il suo cuore. Il risultato è una mise grigio chiaro piena di ma: un cappello anche gradevole nella sua banalità, MA sbagliato nei volumi, o anche semplicemente indossato male, che riesce a sbassare anche una signora che sfiora il metro e ottanta. Il pardessous (sotto c’è un abito dello stesso tessuto) non sarebbe neanche male – e ha un collo davvero bello – MA guardate la lunghezza delle maniche, quella sinistra è veramente indecente, inaccettabile per una creazione couture. Le scarpe nude sono una scelta comprensibile, MA queste hanno una tonalità troppo giallastra. Ma boh.

Indecisa tra il grigio e il blu chiaro Marie-Chantal Miller partecipa coi suoceri ex sovrani di Grecia, il marito diadoco Pavlos e il primo dei quattro figli maschi, Constantine Alexios (lo sposo William è uno dei suoi padrini di battesimo). Marie-Chantal va sul sicuro: abito Chanel, cappello – di una forma assai originale, pure troppo – Philip Treacy. Nemmeno lei sfugge al diktat del plateau; signore, pure se una cosa va di modissima non siete obbligate a indossarla eh, potete anche scegliere con la vostra testa. Boh.

Il giovin signore che arriva a passo di carica da destra è George Osborne, e all’epoca è il Chancellor of the Exchequer, cioè il membro del Governo con le deleghe di economia e finanze. La signora in grigio con in testa un fagiano ammosciato è Frances, allora sua moglie (stanno divorziando), scrittrice di discreto successo. A me resta una sola parola, shock.

Les beiges

Di che colore era vestita mia madre al matrimonio di mio fratello? Che domande, di beige! Colore che adorava in ogni sfumatura e che io, com’è logico e naturale, non amo (ma c’è anche una ragione oggettiva: mi sta malissimo). Sta di fatto che per le cerimonie il beige è sempre assai gettonato, e questo royal wedding non fa eccezione. Sceglie una tonalità piuttosto fredda la zia dello sposo, Sophie di Wessex. Per lei un tailleur (Bruce Oldfield) con cinturina e maniche pietrificate, en pendant con la clutch. In testa un cappellino da cocktail di Jane Taylor, con tre rose e tre penne dritte stile capo indiano; anche per lei décolletés con alto plateau. Non so dire cosa non mi convinca di questa mise, penso sia un problema di misure e volumi: i tacchi troppo alti che finiscono per non slanciare più le gambe, la gonna leggermente troppo corta, che in movimento tende a salire, e anche il cappellino mi sembra un po’ fuori scala. Per me è boh.

Non ho dubbi invece su Lalla Salma, che nel 2011 è ancora consorte di Re Mohammed IV del Marocco. Per lei l’abito tradizionale del suo Paese: un caftano che va indossato così, oversize, trattenendolo con le mani. Immagino la scomodità, ma immagino anche l’effetto del ricco ricamo dorato in movimento. E vi prego di notare il tocco fetish del sandalo alto coi listini che si arrampicano sulla caviglia. Chic.

Máxima Zorreguieta è diventata Principessa d’Orange sposando Willem-Alexander con indosso un meraviglioso Valentino, e chiede ancora a lui la mise per questo royal wedding. Il risultato è un raffinato insieme di pizzo, in una tonalità tra il beige che il rosa che ne esalta l’incarnato e i capelli. Il piccolo cappello, una calotte-turbante di Fabienne Delvigne, non carica inutilmente una mise già piuttosto impegnativa, aggiungendo movimento e un tocco grafico.

Attenzione ai dettagli: oltre al girocollo di diamanti grandi come nocciole, sul turbante sono appuntate le stelle di diamanti indossate sulla tiara il giorno delle nozze. E, ahimé, benché le scarpe non avessero l’onnipresente plateau – Valentino l’avrà tassativamente proibito – c’era però la banda in pvc che diventerà un suo marchio di fabbrica. Insomma, non era ancora regina, ma Máxima era già Máxima. Ed era pure chic.

Last but not least, c’è Beatrice di York con una mise veramente memorabile. Tutta colpa del bizzarro copricapo di Philip Treacy, che scatena il web in ogni sorta di commenti e ironie. Dunque partiamo da qui, ricordando che l’intraprendente Bea mise il cappello all’asta su ebay, dove raggiunse l’incredibile somma di 81,100.01 sterline – oltre novantamila euro – andate in beneficenza. Ve lo dico subito, io lo trovo divertente, il cappello, ma ci vedo due grandi limiti. Il primo è che non è adatto alla situazione: un matrimonio è già un’occasione formale, questo ovviamente lo è assai di più, e per qualunque matrimonio vale la regola non scritta che le invitate non sono la star, non devono attirare un’attenzione spropositata su di sé oscurando la sposa. E in questo caso Bea ha finito per oscurare pure la nonna; se si fosse presentata così ad Ascot sarebbe stata perfetta. La seconda considerazione riguarda lei: le cose molto eccentriche donano o a chi lo è già di suo, o a chi ha una gran consapevolezza di sé, e l’allora ventiduenne Beatrice non rientra in nessuna delle due categorie. Il cappello poi, oltre alla sposa e alla nonna, finisce per oscurare anche il resto della fanciulla ed è un peccato: il cappottino Valentino Couture è un amore, e il tocco del genio di Voghera si coglie anche nelle scarpe, secondo me le più belle della giornata. D’altro canto abbiamo detto spesso che Beatrice ama sperimentare, e inevitabilmente compie più errori. Non qualificabile.

Se vi siete persi i primi due post sulle invitate al royal wedding di William e Catherine, o volete rileggerli, li trovate qui:

Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte prima)

Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte seconda)

Rainbow Ascot

Se le cose fossero andate come sempre, oggi gli appassionati di royals, equitazione e cappelli – Lady Violet in pratica – avrebbero puntato il binocolo su Ascot, per la prima giornata di gare. E noi avremmo osservatosorpresi e deliziati i cappelli delle signore presenti, a partire dalle royal ladies. Invece questo è uno dei tanti appuntamenti saltati a causa della pandemia, e dunque bisogna arrangiarsi come si può. È così che è nato Royal Ascot at Home, in modo che ognuno possa organizzarsi chez soi, lasciandosi guidare dalla propria fantasia e dalle indicazioni del sito ufficiale https://www.ascot.co.uk tindall ascot at homeZara Phillips e il marito Mike Tindall non se lo sono fatto dire due volte, e oggi sono stati i primi ad apparecchiarsi di tutto punto, virtualmente pronti per scendere in pista.

Tra le iniziative a corollario di questa insolita edizione ve ne segnalo una benefica, la Styled With Thanks Campaign, una raccolta fondi a favore di quattro enti in prima fila nella lotta al coronavirus. stephen jones pot of goldGuidati dal geniale Stephen Jones – questa è la sua creazione, opportunamente chiamata Pot of Gold (pentola d’oro) – quarantaquattro modisti della British Hat Guild hanno realizzato altrettanti cappelli ispirati all’arcobaleno. Da oggi sono all’asta sul sito, e al termine della settimana il migliore offerente si porterà a casa (o meglio, riceverà) il copricapo desiderato. Se volete partecipare anche voi, o anche solo dare un’occhiata andate a sbirciare. Tra i modisti ce ne sono anche alcuni che adornano le reali teste, come Rachel Trevor Morgan,che ha l’onore di lavorare spesso per la Regina in persona; suo il cappello indossato da Her Majesty sabato scorso a Windsor (Trooping the Colour 2020, a low-key celebration). rachel trevor morgan rainbow hatQuesta, indossata da Lady Forsyth è la sua creazione per l’occasione (la foto è tratta dalla pagina FB della modista).

Oggi è però un giorno con un leggero sapore amaro per Lady Violet perché, ora posso confessarvelo, quest’anno ad Ascot ci sarei stata anch’io. Era già pronto pure il cappello, chiuso nella sua cappelliera! Poco male, il mio biglietto è già stato accreditato per l’anno prossimo.

 

 

Le foto del giorno – 10 luglio

Il torneo di Wimbledon si avvia alla conclusione – oggi i quarti di finale maschile – e in tribuna si intensificano le presenze royal. Oggi il campo centrale ospita due partite chiave: nella prima ha giocato (e vinto) Djokovic; nella seconda Federer cerca di guadagnarsi la semifinale (reduce dalle lezioni impartite nei giorni scorsi al principino George, suo grande fan). wimbledon sophie albertLa Contessa di Wessex ride divertita mentre Albert di Monaco – con un filo di goffaggine – si passa sulle labbra il burro cacao; d’altra parte si sa che in certe occasioni il sole batte, e se il principe ha ereditato la pelle delicata dalla madre Grace bisogna cautelarsi. Per quel polsino che si arrampica sulla principesca mano invece l’unica soluzione sarebbero un paio di forbici. wimbledon camillaL’ospite più importante della giornata è sicuramente la Duchessa di Cornovaglia, che prima di raggiungere il suo posto ha incontrato alcune star del tennis in carrozzina, intrattenendosi anche coi giovanissimi raccattapalle. Camilla sposa anche lei la scelta del bianco a Wimbledon (naturalmente la regola è inderogabile solo per i giocatori), colore che comunque in estate indossa spesso, ma c’è qualcosa in più. Questo è lo stesso abito indossato esattamente un anno fa il giorno in cui Louis è stato battezzato (controllate qui Il battesimo di Louis ), e questo vuol dire che si sta avviando sulla via tracciata dalla suocera: un’immagine iconograficamente precisa e assai facilmente riconoscibile, in cui lo stile degli abiti resta sostanzialmente lo stesso pur se le occasioni cambiano. Che è anche un modo geniale di adattare lo stile agli anni che passano. wimbledon zaraIn tribuna anche i Tindall: Zara, figlia della Princess Royal (in questi giorni in lutto per la morte della suocera) e il marito Mike. Zara indossa quello sembra un abito a bande bianche e blu, che a qualcuno ricorderà la camicia indossata a Wimbledon lo scorso anno dalla Duchessa di Sussex, in un pomeriggio con la cognata Catherine (qui Benvenuto 14 luglio! ). E proprio Meghan è al centro di un’altra polemica, che siamo certi sarà rinfocolata dalle immagini di oggi. In molti non hanno gradito il fatto che giovedì scorso, quando è andata con due amiche a veder giocare Serena Williams ( Si scrive Wimbledon si legge Duchess ), gli uomini della sicurezza siano intervenuti per impedire che fosse fotografata dalle pubblico presente, il che può essere comprensibile, e il fatto che abbia riservato una parte della tribune solo per lei il che, come testimoniano le fotografie che pubblichiamo oggi, non è proprio un comportamento abituale. Insomma si è creata una situazione molto antipatica in cui da una parte non le si lascia correre nulla – soprattutto da parte di alcuni giornali – e dall’altra però lei inanella una gaffe dietro l’altra. Verranno tempi migliori, I hope.

Ascot, Ladies Day

Domani è il solstizio? E io mi vesto da Demetra, la portatrice di stagioni, la protettrice delle leggi sacre, la dea delle messi. ascot 19 ladies day the queenD’accordo, forse Her Majesty non è mai stata presa dal delirio mitologico che le attribuisce Lady Violet, ma oggi al Ladies Day rischia veramente di superarsi. Abbandonato l’azzurro indossato nei primi due giorni la sovrana opta per un raffinatissimo punto di grigio: soprabito in tessuto jacquard con ricamo di piccoli fiori oro a delineare il collo: sulla spalla sinistra è appuntata la Daffodil Spray Brooch: diamanti bianchi e gialli decorano il fiore simbolo del Galles (un messaggio dinastico?) in una spilla che le è stata donata probabilmente dal Sultano dell’Oman per il Diamond Jubilee. ascot 19 ladies day the queen 2Sul regal capo un bellissimo cappello in tinta con cupola ricoperta dallo stesso tessuto del soprabito e falda di chiffon plissé; la decorazione è composta da un gioco di piccole piume che ricordano spighe di grano, e piccoli fiori gialli. E potremmo quasi chiudere qui.

Potremmo, ma non lo facciamo, altrimenti ci perderemmo Eugenie di York in una delle versioni migliori di sempre. ascot 19 ladies day eugenieSenza dubbio questa tonalità di verde scuro con una punta di blu dona moltissimo al suo incarnato; l’abito in seta è semplice ma bello, e ha il pregio di esaltare la sua silhouette a clessidra distraendo l’attenzione sull’accenno di pancino che ha già innescato il totobaby. È il Mia dress di Cefinn, un brand da tenere d’occhio: la stilista è Samantha Cameron, moglie dell’ex premier e designer affermata. Delizioso il cappellino ricoperto di piume di Bundle MacLaren, perfette le scarpe che sono veramente nude, cioè nella stessa tonalità della pelle di chi le indossa. L’unico piccolo dettaglio che cambierei è la borsa pitonata: quando si usa l’animalier, meglio un animale alla volta. In una parola, splendida. 

La tutona (firmata Emilia Wickstead) della Contessa di Wessex mi lascia veramente senza fiato, per la sorpresa e per la difficoltà a trovare parole per descriverla.

Peccato sia blu, nel caso fosse nera la vedrei bene come pedone a Marostica. Il magazine Hello definisce la mise “da girar la testa”. Sì, dall’altra parte però.

Non ho dubbi invece nel commentare la mise della Princess Royal. ascot 19 ladies day anneElegante nel suo classico stile senza fronzoli: perfetto il soprabito in una tonalità chiara di ottanio, chic il dettaglio in ottanio più scuro che sbuca dallo scollo, bello il cappello in un modello che la principessa non porta spesso ma dovrebbe.

Ottanio anche per Zara, figlia di Anne; bello il colore ma informe l’abito. Peccato perché il cappello era davvero perfetto!

Banalissima Autumn, moglie dell’altro figlio di Anne, Peter, con un brutto vestitone infiorato e copricapo vagamente abbinato a qualcuno dei fiori stampati sull’abito, o forse no. Stavolta non la salva nemmeno il bel viso.

Prima uscita pubblica per i neosposi Lady Gabriella Windsor e Tom Kingston. Lei, altissima, si avvia a seguire le orme di Diana da Principessa di Galles, abbonata ai tacchi bassi per non sovrastare il marito. ascot 19 ladies day gabriellaOggi le mules Kurt Geiger – con fascetta tempestata di strass – spuntano da un abitino a righe bianche e rosa; completa il tutto un cappellino con veletta e pennacchio. Ella deciditi però, o strass pennacchio e veletta, o cotonina a righe, le due cose insieme no.

Trionfatore della giornata, naturalmente, Frankie Dettori, che ha vinto più di una corsa tra cui la Gold Cup, che ha ricevuto dalle mani guantate di Sua Maestà. ascot 19 ladies day frankie gold cup