Oggi sono tre anni dalla morte di Elizabeth; semplicemente, per tutti, The Queen. E in questi giorni la Royal Family affronta un altro lutto: la scomparsa della Duchessa di Kent.
L’addio alla prima è stato un evento storico, e non poteva essere altrimenti; ma anche il funerale all’altra presenta aspetti interessanti. Sarà celebrato martedì 16 alle due del pomeriggio, alla presenza dei sovrani, a Westminster Cathedral; attenzione, non Abbey – la grande chiesa teatro di molti eventi reali, lieti e tristi – ma Cathedral, la cattedrale cattolica, chiesa madre della Diocesi di Westminster. Sarà il primo funerale cattolico di un membro della famiglia reale britannica da secoli. La duchessa si era convertita al Cattolicesimo nel 1994, imitata sette anni più tardi dal figlio minore, Nicholas, che si è sposato a Roma, nella chiesa di Santo Stefano degli Abissini, in Vaticano.
La salma della Duchessa al momento giace nella cappella privata di Kensington Palace, raggiungerà la cattedrale lunedì mattina per i riti del commiato; dopo la cerimonia funebre partirà alla volta di Windsor, dove riposerà nel Royal Burial Ground a Frogmore, cimitero reale che accoglie molti membri della Royal Family, compresi i suoceri della duchessa. il Duca di Windsor e sua moglie Wallis Simpson.
Buon viaggio Your Royal Highness o, come preferiva essere chiamata dai bambini cui insegnava musica, Mrs. Kent.
Buckingham Palace ha annunciato la scomparsa della Duchessa di Kent, avvenuta ieri sera nella residenza della famiglia a Londra.
(Ph: Tim Graham/Getty Images)
“È con profondo dolore che Buckingham Palace annuncia la morte di Sua Altezza Reale La Duchessa di Kent. Sua Altezza Reale è deceduta in pace ieri sera a Kensington Palace, circondata dalla sua famiglia. Il Re, la Regina e tutta la Famiglia Reale si uniscono al Duca di Kent, ai figli e ai nipoti nel piangere la loro perdita ricordando affettuosamente l’impegno di una vita della Duchessa verso tutte le associazioni di cui si è occupata, la sua passione per la musica e l’empatia verso i giovani.”
(Ph: Getty Images)
Katharine Lucy Mary Worsley era una Yorkshire gal, una ragazza dello Yorkshire, nata il 22 febbraio 1933 in una famiglia dell’aristocrazia terriera. L’8 giugno 1961 sposò a York Minster, la cattedrale di York, Il principe Edward, Duca di Kent; la coppia ha avuto tre figli. Finché la salute glielo ha concesso ha svolto con scrupoloso garbo gli impegni reali; sempre presente sul green di Wimbledon a premiare (e a volte consolare) i tennisti.
Nella sua semplicità e nel suo rigore è una di quelle che ha compiuto davvero qualcosa di davvero rivoluzionario: nel 1994 si è convertita al Cattolicesimo, seguita poi dal minore dei suoi figli. Se ne va quattro giorni prima del terzo anniversario dell’illustre cugina Elizabeth, simboli di impegno rigore e grazia.
Quando un artista se ne va, la terra è più povera, le persone un po’ più sole, anche la bellezza perde fulgore. Lo so, è un momento di grandi tragedie planetarie, e la scomparsa di un ultranovantenne che in fondo ha a lungo e ben vissuto non sconvolge più di tanto. Io che l’ho amato tanto ma incontrato una volta sola non sono sconvolta ma molto, molto triste. Altro non so dire, altro non posso fare che ringraziarlo, per avermi resa indossando i suoi capi più bella, più forte, più felice.
La camera ardente sarà allestita all’interna dell’Armani/Teatro in via Bergognone 59, e visitabile sabato e domenica, dalle 9.00 alle 18.00. Per sua espressa volontà i funerali si terranno in forma privata.
Se volete, qui trovati i post scritti l’anno scorso in occasione del novantesimo compleanno:
Ne parleremo ancora, indagheremo ancora i suoi rapporti col mondo della regalità, ora mi piace pensarlo con Sergio Galeotti, il grande amore della sua vita.
Indovinate? Un royal wedding! Da uno dei Paesi che ci affascina di più, il Bhutan, arrivano le immagini di un nuovo matrimonio reale: lunedì 25 il principe Jigyel Ugyen Wangchuck, fratello del sovrano, ha sposato la graziosa Ugen Choden Namgyel.
Se poco sappiamo della sposa, se non i nomi dei genitori – informazione per noi non necessaria né sufficiente – dello sposo abbiamo qualche notizia in più: si è laureato al St Peter’s College, a Oxford, e ha un master in business administration. È presidente del Comitato Olimpico bhutanese, vice presidente del Comitato asiatico e membro di quello internazionale. E dato che ieri discutevamo sull’età apparente di alcuni royal, lui ha 41 anni, e direi che se li porta piuttosto bene.
Il principe è figlio del precedente sovrano, il Quarto Re Drago (grande favorito di Lady Violet, e non solo per questioni anagrafiche) e di una delle sue quattro mogli. Ricordate? Nel 1979 il re sposò in un’unica cerimonia privata quattro sorelle (il che testimonia indubbiamente una certa sicurezza di sé). Contrariamente a quanto accade in altre culture, tutte e quattro hanno la stessa dignità e lo stesso titolo: Sua Maestà la Regina Consorte. Da questi matrimoni sono nati undici figli; lo sposo è figlio della maggiore delle sorelle; l’attuale sovrano è figlio della terza, ma è stato il primo maschio a nascere, perciò la corona è toccata a lui. Quando è stato il suo momento di andare all’altare, ha deciso di rendere la vita più semplice a sé stesso e a noi rifiutando la poligamia e impalmando l’incantevole Jetsun Pema.
Sul web ho trovato un breve video con alcune fasi della cerimonia; devo dire che lo sposo non dimostra un particolare trasporto, sarà la proverbiale impassibilità orientale? https://www.youtube.com/watch?v=28goXicySWo
Se a questo punto avete voglia di un po’ di romanticismo European style, festeggia oggi l’anniversario di matrimonio una delle coppie reali più amate, di recente assurta ai disonori della cronaca per colpa altrui. Harald e Sonja di Norvegia si sono sposati nella cattedrale di Oslo il 29 agosto 1968. Una bellissima storia d’amore che abbiamo raccontato qui Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima) e qui Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda).
La visita di stato (di ben cinque giorni) dei sovrani del Bhutan in Vietnam ci offre l’interessante occasione di vedere un re sotto la statua di uno dei più celebri rivoluzionari del secolo scorso, Hồ Chí Minh, bardato con una sontuosa composizione floreale che somiglia un po’ a un enorme bavaglino.
Incantevoli le due signore: Jetsun Pema, Regina Consorte del Bhutan, la conosciamo e ammiriamo da anni, mentre è una bella sorpresa la First Lady vietnamita, Nguyễn Thị Minh Nguyệt, consorte del presidente Lương Cường (ma che fascino hanno questi nomi?) col suo scicchissimo abito color malva. Ispirato alla tradizione, abbastanza sobrio per un Paese socialista e tuttavia perfetto nella sua raffinatezza per comparire accanto a una regina.
Stesso sfondo – il salone principale della palazzo presidenziale di Hanoi – per la firma degli accordi di cooperazione tra i due Paesi, che hanno relazioni diplomatiche dal 2012. Le future collaborazioni spazieranno dalla ricerca scientifica, all’istruzione, dall’agricoltura all’arte e alla cultura.
Il regno di Jigme Khesar Namgyel Wangchuck si caratterizza sempre più per l’apertura verso l’esterno, con gli altri Paesi asiatici (e non solo) con cui intreccia costantemente rapporti sempre più stretti. Una modernizzazione costante vissuta in prima persona dai sovrani, che in questa visita hanno portato con sé i tre figli; iniziata non solo con gli studi compiuti all’estero, ma anche con la scelta del Re di rinunciare alla poligamia per la sua regina, per lui l’unica,the one and only.
Ne parlavo ieri con una di voi, rispondendo al suo commento, ed ecco che da Oslo arriva un aggiornamento sulla situazione penale di Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria Mette-Marit, accusato di ben 32 reati tra cui 4 stupri, l’ultimo dei quali sarebbe avvenuto dopo il primo arresto.
(Ph: Håkon Mosvold Larsen / NTB)
Questa mattina il procuratore di stato Sturla Henriksbø ha presentato in una conferenza stampa l’atto di accusa nei confronti dell’imputato, che secondo la legge norvegese al momento non verrà arrestato, ma rischia fino a dieci anni di carcere. Verrà perseguito per 23 dei 32 reati di cui è accusato; sono reati molto gravi, violenze, minacce, lesioni, oltre ai reati sessuali, particolarmente odiosi. Marius avrebbe filmato quattro donne con cui aveva avuto rapporti sessuali mentre erano addormentate, concentrandosi sulle loro parti intime; e in un caso è andato pure oltre.
L’imputato ha dichiarato di voler collaborare, riconoscendosi colpevole ma solo dei reati minori. Interpellata da NRK – principale emittente radiotelevisiva del Paese – la casa reale ha dichiarato quanto segue: “Spetta ai tribunali esaminare questo caso e prendere una decisione. Non abbiamo nulla da aggiungere.”
Marius compirà a gennaio 29 anni, e dunque trascorrerà il compleanno in tribunale. La madre ne compie 52 domani, e non c’è che dire, il figlio le ha fatto proprio un bel regalo. A gennaio compirà gli anni anche Ingrid Alexandra, che un giorno regnerà sulla Norvegia; al momento la principessa studia all’università di Sidney, in Australia, meta scelta probabilmente anche per allontanarla da questa brutta situazione.
Regnante Elizabeth, la regola era never complain never explain e mai lacrime in pubblico. La Regina iniziò a contravvenire alla sua regola nel 1992, annus horribilis, che culminò con l’incendio di parte del castello di Windsor. All’epoca la sovrana aveva 66 anni, e il cedimento fu letto come un inizio di invecchiamento, (benché la aspettassero ancora ben 30 anni di vita cosa che, ovviamente, non si poteva prevedere) ma anche, forse, semplicemente causato dall’incendio che le aveva irritato gli occhi. Furono lacrime vere invece, cinque anni dopo, quando lo yacth Britannia andò in pensione. In qualche altra occasione abbiamo visto il regal ciglio inumidito: al funerale della sorella Margaret, e almeno una volta durante Remembrance Sunday, la cerimonia in onore dei caduti che si tiene ogni anno a novembre.
(Ph: Getty Images)
Il figlio Charles è sempre apparso più emotivo; è salito al trono in età avanzata e ha avuto pure i suoi guai, per cui le manifestazioni della sua sensibilità non ci sorprendono. Ciò che è accaduto venerdì è però veramente commovente. I sovrani celebravano l’ottantesimo anniversario del VJ Day, il giorno della vittoria sul Giappone, che sancì la fine della Seconda Guerra Mondiale in ogni area del globo. Ed è un’occasione commovente già di suo, data la presenza di pochi reduci, ormai centenari.
(Ph: Getty Images)
A un certo punto ha preso la parola Yavar Abbas, nato 104 anni fa nell’India sotto il dominio britannico, capitano dell’11 Reggimento Sikh. Prima di leggere il discorso che si era preparato, ha voluto parlare a braccio rendendo omaggio al suo “coraggioso re”, che con “la sua amata regina” ha partecipato alla cerimonia, nonostante sia ancora impegnato nella battaglia contro il cancro. Battaglia che lui stesso ha combattuto e vinto ben 25 anni fa.
(Ph: Paul Edwards/The Sun/PA Wire)
Le lacrime apparse sul viso della regina, la commozione del re, hanno ovviamente fatto pensare alla salute di Charles, ma devo dire che tutta la situazione è stata particolarmente emozionante.
(Ph: Getty Images)
Per cui continuiamo a pensare in positivo, confortati anche dall’uscita dei sovrani stamattina, che hanno lasciato Balmoral per andare a messa. Lui alla guida, lei accanto, come una coppia qualunque.
(Ph: Paul Campbell/PA Wire)
In fondo, è vero ciò che mi ha detto qualcuno che ha di recente perso il suo cane: tutti dobbiamo morire un giorno. Ma tutti gli altri giorni no.
No, non è un errore, non intendevo lotto, nel senso del gioco, ma proprio il numero 8, che contraddistingue la nascita di Beatrice Elizabeth Mary, figlia maggiore degli allora Duchi di York, quinta degli otto nipoti (e seconda femmina) di Queen Elizabeth e Prince Philip, nata a Londra il giorno 8/8/88 alle 8.18 di sera. La fanciulla, che dunque oggi compie 37 anni, in gioventù era considerata un po’ una vorrei ma non posso tra scelte di stile non sempre azzeccate e problemi di cuore, creati soprattutto da un fidanzato rivelatosi più interessato al suo status che alla sua persona. La maturità, la maternità e un matrimonio che sembra funzionare l’hanno aiutata a trovare il suo posto nel mondo e le hanno donato una nuova sicurezza.
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Ed ecco che 10 giorni fa la ragazza che probabilmente pensava di dover essere perfetta (è sempre stata la mia impressione) è scesa in strada e si è mischiata con la folla festante per la vittoria delle Lionesses – cioè la nazionale di calcio femminile che ha trionfato sulla Spagna ai campionati europei – in maniera quanto mai easy: capelli legati alla bell’e meglio e abbigliamento casual. Con lei la sua famigliola: il marito Edo porta nel marsupio la piccola Athena, che nata prematura ha appena superato i sei mesi; poi la biondissima Sienna, che il mese compirà 4 anni, impegnata con la bandiera inglese, e Christopher detto Wolfie, il figlio che Edo ha avuto dalla relazione con l’architetta e arredatrice Dara Huang.
(Ph: Justin Tallis/AFP via Getty Images)
Qualcuno (ad esempio i giornalisti di Hello!) ha persino notato come Beatrice indossi una maglia bianca, forse ispirandosi all’uniforme delle calciatrici; devo dire che senza lanciarmi in voli pindarici di tale spessore a me queste immagini ispirano una certa tenera allegria. Non oso immaginare quanto le quotidiane rivelazioni dal libro di Andrew Lownie (Entitled: the rise and fall of the House of York) in uscita nel Regno Unito il 14 e incentrato sulle prodezze di Andrew, padre di Beatrice e della sorella Eugenie, possano essere penose per le due figlie. Forse l’impressione è minore di quella che fanno a noi, dato che sicuramente le famiglie reali sono abituate alla pubblica esposizione dei fatti privati, ma comunque non è piacevole, e mi sembra che in questo caso lo sciagurato duca esca ancora peggio di come pensavamo che fosse, e già non era granché. A Beatrice l’augurio che la sua famiglia le regali un dolce compleanno, lontano da amarezze e dalle quotidiane miserie, equamente distribuite in ogni ceto sociale.
Non ve l’aspettavate, eh? Ed è un fatto che molti royal watchers – compresi tanti ospiti del sofà di Lady Violet – condividono un particolare interesse per la monarchia britannica. Ciò accade per varie ragioni; nel mio caso si somma all’amore che ho per Londra, l’Inghilterra, la Scozia, e tutta la Gran Bretagna; ne amo la lingua, la letteratura, la cultura, arrivo persino a dire parte della cucina.
Ma è indubbio che quella britannica la sia la più importante, e non solo in Europa: è stata a capo di un vasto impero e regna su un Paese che ha un ruolo centrale nella storia moderna e nella cultura contemporanea del mondo occidentale: dalla rivoluzione industriale alla musica, dai diritti civili (pensate alle suffragette) al cinema, perfino alla moda: considerate tutti i movimenti che in Albione sono nati negli ultimi decenni, e hanno influenzato anche il costume: pop, punk, new romantic, e pure la minigonna! Sono consapevole che non tutti condividono il mio parere, è normale, ma rifletto sul fatto che in fondo anche la trasformazione delle altre monarchie – le scandinave altere, quelle noiosette del BeNeLux, quella spagnola, che dopo la parentesi franchista ha dovuto reinventarsi – si è ispirata allo stile dei Windsor, che oscilla tra la sacralità della Chiesa anglicana e la comunicazione pop. Mi piace tutto? Naturalmente no, apprezzo molti caratteri dell’istituzione, molto meno alcuni personaggi, a partire dello sciaguratissimo, inutile (e anzi dannoso) Duca di York, che in un libro appena uscito: Entitled: The Rise and Fall of the House of York viene dipinto dall’autore Andrew Lownie in modo ancora peggiore di quanto pensassi, scazzottata col nipote Harry compresa.
Bene, ieri le pagine social della Royal Family hanno pubblicato un post che sintetizza a perfezione lo stile Windsor: il saluto a un cavallo. Va in pensione il simpatico Tyrone, un Windsor Gray (of course!) che ha lavorato per i reali per ben 14 anni, trainando le carrozze durante il Diamond Jubilee e partecipando a royal weddings, visite di stato, Ascot, e cose così.
Addirittura questo bell’esemplare – alto più di 1,80 al garrese (che sarebbe il punto più alto delle spalle, alla base del collo) – era tra quelli scelti per trainare la carrozza dei sovrani il giorno dell’incoronazione. Ora per Tyrone è arrivato il meritato riposo, e anche un ricongiungimento familiare: vivrà infatti con il padre e la sorella.
Ho trovato quando mai piacevole questa notizia, soprattutto considerando che il 3 agosto nella Roma antica si celebrava un rito feroce detto supplicia canum, nel quale venivano crocifissi (o impiccati) dei cani. La tradizione vuole che con questo orrore si volesse ricordare il rischio corso dall’Urbe nel 390 a.C. quando il tentativo di espugnare e saccheggiare Roma, assediata dai Galli Senoni, fu sventato dalle famose Oche del Campidoglio, che iniziarono a starnazzare mentre i cani continuarono a dormire.
Secondo altre fonti potrebbe trattarsi di un rito per placare il caldo – la canicola – che si riteneva causato dalla costellazione del Cane, allora visibile nel nostro cielo.
Meglio l’arrivederci a Tyrone, dai.
Se poi volete approfondire la vostra conoscenza dell’antica Roma, vi consiglio caldamente Ad Maiora Vertite, progetto di ricerca e divulgazione curato da un giovane e brillante studioso. C’è il sito: https://admaioravertite.com/ ma anche la pagina Facebook e quella Instagram. Anche se non siete in pensione come Tyrone, spero che questa estate abbiate un po’ di tempo per voi, le vostre curiosità e le vostre passioni. E buona settimana.
Suonano – o meglio, suoneranno – campane a nozze alla corte di San Giacomo! Peter Phillips, primogenito della Princess Royal, il maggiore dei nipoti di Queen Elizabeth e Prince Philip, ha annunciato il fidanzamento ufficiale con Harriet Sperling.
La notizia non giunge proprio inattesa data la presenza di Harriet ad alcuni royal eventi come Ascot dove quest’anno è arrivata in una carrozza del corteo reale (Le foto del giorno – Ascot’s Cinderella). È però sempre una notizia lieta e in questo caso per me lo è particolarmente: entrambi ultraquarantenni, entrambi reduci da un matrimonio fallito, entrambi genitori, le loro nozze portano con sé l’idea che si può sempre ricominciare, ed è un gran bel messaggio.