Ieri sera la Mansion House, nella the City of London, è stata il teatro di una cena di gala per celebrare la recente incoronazione.
È stata la prima visita formale del nuovo Re alla City – un’area della capitale che gode di uno statuto amministrativo speciale – e l’occasione per celebrare una cerimonia tradizionale, la “presentation of the Pearl Sword”, che risale al diciassettesimo secolo. Alla serata dedicheremo un post a parte, perché come spesso accade nella cultura britannica gli aspetti rituali e cerimoniali sono particolarmente affascinanti, oggi ci concentriamo su Her Majesty The Queen Consort, che ha compiuto una scelta che a suo modo fa la storia.
Per l’importante formalissima occasione, con il sovrano in frac decorazioni e fascia azzurra dell’Order of the garter, Camilla ha tirato fuori dall’armadio un bell’abito di Bruce Oldfield già indossato in precedenza, ricamato a ramages d’argento. Ma il pezzo forte è sulla testa: per la prima volta la regina indossa la Girls of Great Britain and Ireland Tiara, vista spessissimo su Queen Elizabeth, che la amava particolarmente.
Realizzata da Garrard nel 1893 fu un dono di nozze per Mary di Teck, la futura Queen Mary, acquistata col denaro raccolto tra le ragazze del regno (da qui il nome) in un comitato presieduto da Lady Eva Greville. Dalla somma avanzarono 3000 sterline che la sposa decise di destinare a un fondo di sostegno per le vedove e gli orfani dei marinai della HMS Victoria affondata quell’anno. In origine la tiara presentava alla sommità delle perle, che nel 1914 furono sostituite dai diamanti provenienti da un altro dono di nozze; le perle furono riutilizzate per un’altra celebre tiara, la Cambridge Lover’s Knot, vista spesso su Diana e ora su Catherine (se non ve la ricordate potete trovarla qui Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte).
Nel 1947 l’anziana regina donò la tiara alla nipote Elizabeth che andava sposa a Philip; da allora l’abbiamo vista spessissimo sul capo della principessa, poi monarca, tanto da comparire su ritratti ufficiali, monete, francobolli, e tutta l’iconografia regale di Elizabeth II.
Ladies&Gents il passaggio è concluso, abbiamo una regina.
Al collo di Camilla brilla un altro gioiello reale. Sempre nel 1947, ma in occasione del ventunesimo compleanno, la principessa Elizabeth in viaggio ufficiale in Sudafrica con i genitori e la sorella ricevette dal governo di quel Paese un regalo da mille e una notte: una collana composta da 21 diamanti di misura digradante – il maggiore è una sciocchezza da 10 carati – separati da elementi composti da una baguette e due brillanti più piccoli. Cinque anni dopo, ormai sul trono, Elizabeth fece ridurre il collier togliendo sei diamanti con cui fu creato un bracciale aggiungendo un settima pietra di misura maggiore. Anche se non è chiarissimo, dalla fotografia a figura intera mi sembra che Camilla porti anche il bracciale, al polso sinistro.
(Ph: The Royal Collection)
Alle orecchie della Queen Consort brillano degli orecchini a cascata, parte di una demiparure personale, ricevuta probabilmente per le nozze con l’allora Principe di Galles nel 2005. Con l’eccezione degli orecchini, Lady Violet ha avuto la fortuna di vedere tutti questi diamanti dal vivo nella mostra Diamonds: A Jubilee Celebration, organizzata a Buckigham Palace per il Diamond Jubilee della sovrana, nel 2012.
Alla fine i diamanti sono sempre i migliori amici di una ragazza, anche se visti attraverso una verina blindata.
Ho l’impressione che il compleanno del principe Christian sia stato anche un discreto successo mediatico, che è una cosa da cui ormai nessuno può prescindere, neppure le famiglie reali (anzi, loro meno degli altri). Ma uno dei colpi più divertenti se lo sono trovato servito su un vassoio d’argento. Anzi su un tappeto rosso.
Ieri gli account social della Casa reale danese pubblicano questa foto, con un testo che recita così: È Cenerentola che ieri sera ha dimenticato la scarpa? Quando gli ospiti al tavolo di gala di Sua Maestà la Regina ieri erano andati a casa, questa solitaria scarpa dal tacco alto è stata trovata al castello di Christiansborg. La proprietaria può contattarci per riaverla indietro.
Cosa ha pensato Lady Violet? Che i Danesi, pur non essendo noti per il travolgente senso dell’umorismo, avessero provato a inventarsi qualcosa, giocando sulla presenza di tante ragazze borghesi, novelle Cenerentole (in danese Askepot) invitate a Palazzo; in fondo è sempre la patria di Andersen. E invece no! La scarpa l’hanno trovata davvero, ed è stata un’invitata a lasciarla, giocando lei in contropiede (alla lettera) col mondo delle favole.
La proprietaria è la gentile Anne-Sofie Tørnsø Olesen, proveniente dal comune di Egedal (i ragazzi invitati erano stati selezionati nelle diverse città del Paese). Genia. Poi mi chiedo come se ne sia andata con una scarpa sola, aveva un cambio? Lo ignoro, in compenso sappiamo cosa tutti gli invitati hanno portato via: una goodiebag contenente un qr code per scaricare le foto, e poi un sandwich, acqua, caramelle e dolcetti. Vuol dire che la cena è stata scarsa?
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Giudicate voi, il menù comprendeva rombo con finocchi, topinambur e tartufi danesi; galletto ripieno con verdure dal castello di Fredensborg e una salsa Karl Johan, qualunque cosa sia; da Fredensborg sono arrivate anche le pesche per chiudere il pasto, dopo la torta di compleanno; vini francesi dalla residenza francese di Cahors e champagne Moët et Chandon e Cuvée M&H speciale. Sì, direi che il sandwich non è stato una cattiva idea.
A divertirmi particolarmente sono arrivati sono arrivati i dettagli e gli errori, un paio veramente incredibili, fatti da alcune royal ladies.
Mette-Marit al suo ingresso ha al polso destro un importante bracciale. Non è suo ma della figlia Ingrid Alexandra, che glielo ha prestato altre volte. È un regalo di Astrid – sorella di re Harald e dunque prozia della giovane principessa – che lo ha donato alla pronipote in occasione della Cresima. Un pezzo veramente notevole: creato a partire dal badge del Royal Order of Victoria and Albert appartenuto a Maud, la nipote di Queen Victoria divenuta nel 1905 regina di Norvegia.
(Ph: Instagram @britishroyaljewels)
Un gioiello troppo importante per una ragazza giovane, sicuramente più adatto per qualcuno più maturo. Però a un certo punto, oplà, il bracciale sparisce.
(Ph: Mads Claus Rasmussen/Ritzau Scanpix/via)
Troppo ingombrante? Troppo Pesante? Troppo scomodo per mangiare appoggiando il polso sulla tavola? Ma soprattutto, dov’è finito? In borsa? Attenzione che non si rovini!
Il secondo caso è abbastanza ridicolo, soprattutto considerando l’aura di impeccabilità che circonda la protagonista. Come sapete, nelle occasioni di altissimo profilo si indossano le insegne degli ordini, compresa la fascia. Che cambia il colore ma può cambiare anche l’indosso, a seconda delle regole dell’ordine stesso. Alcune infatti si indossano dalla palla destra al fianco sinistro, altre nel senso opposto.
Il Diadoco Pavlos è membro dell’Ordine dell’Elefante, il più prestigioso di Danimarca, e ne indossa correttamente la fascia sulla spalla sinistra. La moglie Marie Chantal invece no, a lei tocca solo la fascia blu scuro del greco Ordine di Santa Olga e Sofia, che però va messa in senso inverso. Errore freudiano che rivela il desiderio di qualcosa di maggior prestigio? Non mi stupirebbe; comunque qualcuno deve averglielo fatto notare, perché a cena la fascia è tornata magicamente nella posizione corretta (si capisce dalla fascia indossata da Catarina Amalia d’Olanda alle sue spalle, e anche dall’anello all’anulare sinistro).
Ma l’espressione della povera Marie Chantal è tutto un programma. Coraggio, può capitare a tutti. Cioè a tutti quelli che partecipano a cene con diademi insegne e decorazioni.
Il terzo errore è il più clamoroso, dato che chi lo commette dovrebbe avere una certa pratica. Victoria di Svezia, accompagnata dal marito Daniel e da quella delizia della figlia Estelle, indossa a sua volta le insegne dell’Ordine dell’Elefante: oltre alla fascia (da cui pende il famoso pachiderma) la placca, cioè quella grande spilla a forma di stella a otto punte. MA…
Ma – come si può vedere anche guardando Mette-Marit e Ingrid Alexandra – la placca si porta all’altezza della vita, a sinistra. Sempre a sinistra. E lei dove l’ha appuntata? A destra! Vicky ma che succede? Questo proprio non me lo sarei aspettato, la prossima volta fatti un selfie e mandalo a Lady Violet che controlliamo.
Sì, poi anche lei si è accorta dell’errore e ha rimediato, ma che sorpresa. Se penso che sono dodici anni che prendo in giro David Beckham, che alle nozze di William e Catherine si presentò con la sua medaglia dell’Order of the British Empire appuntata sul rever sbagliato… Non vorrei che alla fine si dovesse recuperare l’uso dell’esercito delle Due Sicilie, dove si racconta che per insegnare a marciare alle poco marziali reclute si legasse a una delle gambe un pennacchietto dando l’ordine di marcia “c’u pilo e senz’u pilo, c’u pilo e senz’u pilo”!
Aspettando di goderci le immagini del gala che sancisce l’ingresso tra gli adulti di Christian di Danimarca, con contorno di ospiti speriamo eleganti e gioielli sicuramente splendenti (ma senza Maria Chiara di Borbone) ecco di tutto un po’ tra le mise sfoggiate negli ultimi giorni.
Cominciamo proprio con la madre del festeggiato, la raffinata Mary, che il 3 ottobre ha partecipato con il marito, la suocera regina e la di lei sorella Benedikte alla riapertura del Folketing, il Parlamento, che secondo la costituzione danese riprende i lavori il primo martedì di ottobre.
(Ph: Hanne Juul)
Per me, una delle sue più convincenti apparizioni dell’anno, anche grazie a un cappello a fungo (Susanne Juul) che da solo fa quasi tutto il look. Mary punta sulla combinazione che funziona sempre, il bianco e nero; l’abito avorio del brand danese MKDT Studio è stato indossato varie volte, ma non con la stessa efficacia; qui è completato da una cinturina nera, più clutch (DVF) e scarpe nere con dettagli bianchi. Perle alle orecchie e al polso e basta, niente di più, e niente sarebbe stato necessario. Perfetta, chic.
A festeggiare Christian c’è Ingrid Alexandra di Norvegia insieme al padre Haakon e alla madre Mette-Marit, la cui presenza era in forse a causa del periodo riposo che la principessa si è presa dopo gli impegni estivi.
Data la serietà della patologia di cui soffre, la fibrosi polmonare, ogni sua assenza preoccupa non poco, ma per fortuna venerdì sera l’abbiamo rivista: con marito e suoceri ha partecipato all’inaugurazione della Ridehuset, una grande sala di 800 metri quadri fatta edificare all’inizio del Novecento dai sovrani Haakon e Maud come maneggio. Utilizzata variamente nel corso dei decenni, anche come deposito, è stata ora ristrutturata e ha iniziato una nuova vita come spazio per spettacoli collegato al Dronning Sonja KunstStall, il complesso culturale voluto dalla regina.
Che col solito brio ha inaugurato il nuovo spazio, cui è seguito uno spettacolo del Balletto Nazionale. Mi sono piaciute entrambe le signore, la sovrana in pantaloni con giacca ricamata e una sciarpa di chiffon (viola!) che giocava col tessuto sottostante, la principessa con giacca nera Dior su maxigonna crema, ballerine flat e clutch Prada. Chic+chic.
Al gala partecipa la Duchessa di Brabante tutta sola, senza genitori; la madre Mathilde ha avuto giornate ricche di impegni e dunque di mise; tra le tante scelgo questa, e chi mi conosce sa perché (tutti gli altri stanno per scoprirlo).
Nel suo ruolo di Difensore degli Obiettivi di Sviluppo Durevole dell’ONU, la Reine ha ricevuto a Palazzo reale una delegazione della federazione internazionale delle lavoratrici domestiche (FITD). Non mi piacciono troppo quei pantaloni, soprattutto se con quelle scarpe, ma la giacca… Lei è un mio oggetto del desiderio, me ne sono innamorata l’anno scorso quando l’ho vista addosso a Lilli Gruber (la foto allo schermo è mia), e che vi devo dire, se è destino prima o poi arriverà nel mio armadio.
Armani, of course, giacca monopetto in jacquard chevron, ha pure un profilo viola! E Mathilde è strachic.
Anche Catarina-Amalia al gala di Christian ci va da sola, la madre Máxima è comparsa poche volte in pochi giorni, ma una sua mise mi è molto piaciuta, e ve la propongo.
Il 3 ottobre la regina ha partecipato alla conferenza Future of Finance indossando un abito in seta di Valentino con una interessante fantasia geometrica a squame, ognuna delle quali contiene una lettera del nome del Maestro. Il nastrino dovrebbe essere legato al collo, ma messo così come fosse una collana è molto divertente e molto da lei. Poi magari gli orecchini sono un po’ troppo importanti per l’occasione, ma alla fine sempre di Máxima stiamo parlando. Chic.
Grandi assenti al gala di Copenaghen le principesse spagnole, che si preparano a festeggiare il diciottesimo di Leonor, tra un paio di settimane; non ci resta che commentare le ultime scelte della madre Letizia.
La quale, dopo aver eletto il rosa a colore feticcio molto prima del successo di Barbie (il film) nelle ultime uscite ha virato decisamente verso l’azzuro. Abito a balze a micropois per il giuramento alla bandiera della figlia Leonor (e dei cadetti del suo corso, naturalmente) il 7 ottobre, grazioso, un po’ da bambolina – ma lei non lo è per niente, dunque nessun problema – del brand spagnolo & Me; bella la borsa Carolina Herrera ma troppo rigida per il modello, un po’ troppo informale per l’occasione. Boh, ma se la mise è stata scelta in funzione della temperatura, tutta la mia solidarietà alla Reina.
(Ph: Gtresonline)
Per il Día de la Hispanidad il 12 ottobre la scelta cade su un abito di Juan Vidal, praticamente una vestaglietta a fiori. Non solo non mi piace – va bene volare basso per non rubare la scena alla figlia, ma senza esagerare – in più quest’abito mi ha ricordato quello, modello e fantasia simili, indossato tanti anni fa da una carissima amica costumista a un battesimo. Era autenticamente vintage e realizzato in tessuto autarchico, una fibra a base di carta. Per cui passammo il pomeriggio temendo che le cadesse addosso qualche liquido e sciogliesse l’abito. Che shock!
I fratelli single Louis (divorziato) e Sébastien (scapolo) di Lussemburgo sono diventati presenza fissa ad ogni evento royal – matrimoni, balli, cerimonie varie – forse alla ricerca dell’amore.
A Copenaghen non sono andati, d’altronde non sono gli eredi al trono. Assente anche Guillaume, e immagino che nel caso la moglie Stéphanie pur di rimanere casa si sarebbe giocata la carta dei pupi. Però la Granduchessa ereditaria non si risparmia, e qualche giorno fa ha partecipato a Scienteens Lab, di cui ha il patronage. Completo pantalone con gilet (tutto Joseph, con accessori Sergio Rossi) in un ruggine che fa subito anni ’70. Lo trovo terribile, i modelli over e senza forma non donano a tutte, ma ha finalmente un sorriso che illumina il suo viso e pure un po’ i nostri. Shock, ma va bene così.
(Ph: Stephen Yang
Last but not least i Duchi di Sussex; loro altro che Copenaghen, se ne sono andati qualche giorno in vacanza nell’esclusiva isola di Canouan nell’arcipelago delle Grenadine, dopo aver partecipato ad alcune manifestazioni dedicate alla salute mentale. In una di queste, promossa dalla loro fondazione Archewell, Meghan si è presentata in total white, tutta un blocco con lo sfondo; pantaloni troppo ampi e top con fascia troppo alta (Altuzarra). Effetto finale: Scaramacai. Una piccola nota: il bianco ottico richiede un po’ di cautela anche col make up. Shock.
Il primo passo è fatto, nel giorno in cui raggiunge la maggiore età il Principe Christian di Danimarca ha avuto la sua prima celebrazione, con l’affaccio al balcone di Amalienborg da solo, con la nonna regina e con la famiglia.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Alto e simpatico, con un abito very British; il nodo alla cravatta è migliorabile, ma il giovanotto si farà.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Piuttosto commossa la nonna, che forse a 83 anni inizia a realizzare di aver fatto il suo dovere, e di aver assicurato sana robusta e corposa discendenza al regno, per cui alla fine potrebbe anche ritirarsi e dedicarsi a tempo pieno al découpage e a tutte le altre attività artisticoartigianali che tanto la appassionano. Non credo lo farà, ma sognare non costa nulla.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Giustamente orgogliosi i genitori di cotanto ragazzone, Frederik simpaticamente svagato (io me lo immagino sempre come se avesse appena appoggiato un bicchiere di birra) e Mary impeccabile as usual. Per il gran giorno del figlio la principessa indossa un robe-manteau piuttosto neutro del danese Soeren Le Schmidt, sul cui tessuto azzurro polvere brilla una spilla. Non una qualunque, naturalmente, ma la Connaught Sapphire Brooch, un gioiello che mischia a perfezione valori storici e sentimenti familiari. La spilla, composta da un grande zaffiro circondato da diamanti con perle a formare due piccoli festoni, fu donata a Luise Margarete di Prussia nel 1879, in occasione delle sue nozze con Arthur, Duca di Connaught e Strathearn, terzo figlio maschio di Queen Victoria. A questo punto avete già capito, il gioiello arriva in Scandinavia con la figlia della coppia, Margaret, che sposa Gustaf Adolf, futuro sovrano di Svezia. Alla morte di Margaret, scomparsa a soli 38 anni durante la sesta gravidanza, viene ereditato dalla figlia Ingrid, che se lo porta in Danimarca sposando l’erede al trono. Indossata spesso per eventi familiari importanti, Margrethe II ha donato la spilla alla nuora Mary per la nascita del nipote che oggi compie diciotto anni, Christian. Mary l’ha indossata per il battesimo del bambino, e anche per quello dei suoi gemelli. Si poteva fare scelta migliore?
Oggi in Spagna è el Día de la Fiesta Nacional, el Día de la Hispanidad.
Ma è soprattutto el Día de Leonor che per la prima volta affianca i genitori con tutta la formalità dell’uniforme di gala dell’Esercito di Terra, come le consente l’aver giurato fedeltà alla bandiera appena cinque giorni fa.
(Ph: Gtresonline)
Il padre Felipe, essendo il capo di tutte le Forze armate, alterna le uniformi dei vari corpi, e quest’anno indossa quella di Capitano Generale dell’Esercito dell’Aria, l’aeronautica militare.
(Ph: Getty Images)
L’aspetto più adorabile: gli sguardi di amorevole complicità tra padre e figlia.
(Ph: Gtresonline)
In tale marziale splendore, la Reina ha pensato di mettersi una vestaglietta a fiori. Che vi devo dire, ne parleremo. Una cosa però possiamo dire subito: a lungo ci siamo chiesti – almeno Lady Violet l’ha fatto – se Letizia sarebbe entrata in competizione con le figlie nel momento in cui le ragazze fossero diventate adulte. Mi sembra di poter dire di no, confesso che la sovrana mi sta piacendo molto. Vestaglietta a parte.
(Ph: Gtresonline)
Dopo la tradizionale cerimonia nella madrilena plaza de Cánovas del Castillo, la Princesa de Asturias ha partecipato anche al ricevimento nella sontuosa sala del trono a Palacio Real, dove ha salutato con grazia autorità e personalità di ogni tipo. Molti signori anzianotti e signore improbabilmente addobbate; per fortuna c’è anche chi rialza decisamente la media.
(Ph: Gtresonline)
Il primo passo è fatto Leonor, la vita è davanti a te.
Questa settimana iniziamo giocando in casa, con la Duchessa di Edimburgo a Roma, al funerale del Presidente Emerito Napolitano a Montecitorio, in rappresentanza di King Charles. L’abbiamo vista in diretta (La foto del giorno – Il cordoglio del Re, e di Sophie), ne abbiamo apprezzato il garbo e la misura, oggi dedichiamo maggiore attenzione alla sua mise.
Forse in omaggio all’Italia Sophie indossa un abito Valentino senza dubbio perfetto per l’occasione; lunghezza impegnativa ma adeguata, molto bello lo scollo, qualche dubbio sul fitting nell’area vita/addome. Mi sono piaciuti molto i gioielli, che pur essendo piccoli e discreti rimarcano lo stile Royal Family. La duchessa tiene in mano una clutch dell’amata maison Sophie von Haubsburg, che ad onta del nome inequovocabilmente asburgico vive e lavora in Italia, dunque la consideriamo una di noi. Le scarpe invece sono Dior, ma sono belle e noi la perdoniamo. Chic.
La Princess Royal è da lungo tempo il senior member più attivo, con un numero impressionante di impegni annuali in rappresentanza della Firm. La scomparsa della madre ha messo lei e il suo lavoro in maggiore evidenza e ora abbiamo anche noi la possibilità di incontrarla più spesso sul nostro sofà. Venerdì 22 ha inaugurato una nuova area del Porto di Aberdeen, ed eccola in tutto il suo violaceo splendore. Ho scelto questa foto anche se non mostra le scarpe (delle semplici décolleté a tacco basso) per mostrarvi il dettaglio della ciarpa annodata alla borsa, da perfetta it girl degli anni 60/70. Bello il cappotto col collo allegramente fuori moda, informali i guanti di lana, impeccabile la sciarpa – naturalmente scozzese, sempre in Scozia siamo – pronta a scaldare il collo della principessa. La adoro, chic.
Concludiamo le mise della Royal Family con la Principessa di Galles, tornata al lavoro dalle lunghe vacanze estive. Per la visita a una sede dell’associazione Portage, che si occupa dei bimbi con necessità speciali, Catherine ha scelto un blazer di tweed rosso aragosta fintoChanel autenticamente Zara, pantaloni a sigaretta e ballerine del trendissimo brand britannico Boden. Scelte forse perché si tratta un incontro con i bambini, a me piacciono più dei tacchi a oltranza. Non mi convince il begiarello del sottogiacca, ma chic.
(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)
Attraversiamo la Manica, rientriamo sul continente e arriviamo in Lussemburgo, dove la coppia dei sovrani attuali e quella dei futuri hanno offerto una cena ai membri dei Consiglio di Stato. Forse era meglio rimanere dove eravamo. Maria Teresa in total black: in pantaloni come l’abbiamo vista praticamente sempre negli ultimi mesi, con una tuta Parosh caratterizzata dalle maniche arricchite da quello che sembra marabù. Cosa abbia impresso questa svolta al suo stile è un mistero, ma a volte funziona, chic.
(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)
La nuora Stéphanie invece sceglie un abito bicolore, senza forma, senza logica, senza senso, e pure senza la cintura prevista in originale. Qui i misteri sono due: chi abbia potuto disegnare questo modello – lo sappiamo, il britannico Joseph – e chi abbia potuto pensare di acquistarlo, e sappiamo anche questo; ciò che non sappiamo è perché. Quel horreur, shock.
Una tuta? Perché lei sì e io no? Quasi me la vedo Máxima che prende spunto dalla Granduchessa lussemburghese e per inaugurare il festival UNLimited dell’Associazione delle Università dei Paesi Bassi tira fuori dall’armadio la tuta blu di Natan creata qualche anno fa, quando il capo era tornato assai di moda. Personalmente non sono una fan, ma mi piace l’abbinamento con orecchini, borsa e scarpe rosse (le Gianvito 105 di Gianvito Rossi). Chic.
Il giorno prima la sovrana ha visitato un centro che fornisce assistenza alle persone che vivono sole, per scelta o necessità, nell’ambito delle iniziative per la Settimana contro la solitudine (e quanto ci sarebbe da dire sull’argomento). In particolare il centro visitato si chiama Oma’s Soep (la zuppa di nonna) e prepara pasti, attività che ha coinvolto anche Máxima. Ecco, magari per cucinare il minestrone avrei scelto qualcosa di diverso da una camicia con sciarpa che pende, però la blusa a disegno cravatta (Natan) non è male; la gonna (sempre Natan) è in un materiale stranissimo – una sorta di pelle vegana creata con la fibra di un cactus – che sembra nato per fare difetto, ma direi che il vero problema sono i capelli. Ci si può fare qualcosa? Boh.
Sistemati i capelli, la sera del 28 la regina ha partecipato alla serata in favore del Prinses Máxima Centrum per l’oncologia pediatrica, che festeggiava i cinque anni di attività. Mise scelta per la serata un abito già indossato dell’amato Claes Iversen, della serie principessa del foro, come il trench indossato a Milano qualche mese fa (Royal chic shock e boh – Stile e design). L’abito è talmente paradossale che neanche mi dispiace, ma quello che è veramente ingiustificabile è la sua realizzazione, dall’oblò piazzato in quel punto sul braccio, che sbecca e fa uscire la ciccetta, alle grinze da seduta, che sono francamente le più antiestetiche immaginabili. Shock.
Venerdì 29 il re di Svezia Carl XVI Gustaf, accompagnato dalla sorella Christina e dalla figlia Victoria, ha visitato nella capitale l’Östasiatiska museet, il museo di antichità dell’Estremo Oriente. La principessa ereditaria ha optato per un completo scozzese, nello stile che a casa mia si chiamava Don Felice Sciosciammocca. Non avrei mai detto che Malin Ek Andrén, fondatrice e stilista svedese di origine greca del brand by Malina conoscesse il teatro di Eduardo Scarpetta, ma mai dire mai. Shock.
Oggi si mangia indiano? La coloratissima mise di Mathilde mi fa pensare a uno di quei piatti profumati, con curry e peperoncino. In visita alla scuola Musica Mundi di Waterloo la Reine – complice il solito Natan, autore di soprabito pantaloni e camicia – propone un’armonia di colori autunnali e speziati. La trovo allegramente chic.
(Ph: David Nivière)
A proposito di India, vi ricordate gli Hare Krishna? Ieri, sabato 30, si è sposato Alexander d’Asburgo-Lorena, ultimo ad andare all’altare dei cinque figli – tre maschi e due femmine – di Marie Astrid di Lussemburgo, sorella maggiore del Granduca Henri. La famiglia vive in Belgio, e nelle cittadina di Beloeil sono state celebrate le nozze, alla presenza della Famille grand-ducale. Impossibile comprendere quale fosse il dress code, dato che Marie Astrid era vestita da madre dello sposo, mentre i parenti più come se fossero a un matrimonio di pomeriggio in spiaggia. Stéphanie è arrivata paludata in un caftano in crêpe de chine di Taller Marmo, brand italoargentino che produce in Italia. Divertente, poco adatto all’occasione, indossato senza la necessaria nonchalanche, sarebbe stato meglio alla suocera Granduchessa. Boh.
(Ph: David Nivière)
Granduchessa che non si fa oscurare da nessuna, e incede al braccio dell’elegante marito con un completo turchese Alexander McQueen. A parte gli enormi orecchini, a parte l’abbondante ricamo che termina con quella specie di fragolona sul pancino, basterebbe il segno del reggiseno a fascia che si vede attraverso il tessuto per bocciarlo. Shock.
(Ph: GTRES)
Chi tanto e chi niente. Invitata a un matrimonio in Andalusia – si sposava il figlio del presidente di Madiaset Spagna – si rivede la Infanta Cristina con una mise che più demi-monde non si può: vestitino midi a mezze maniche in una fantasia un po’ triste, scarpa spuntata con mezzotacco e clutch che la stampa spagnola definisce bicolore. Stampa che ricopre di elogi la Infanta e la sua toilette; Cristina non è mai stata elegante, ma dotata di una bellezza interessante e di una certa classe. Le sue vicende personali e matrimoniali, benché ampiamente sua responsabilità, non sono passate invano, né avrebbero potuto. Diciamo che mi fa piacere rivederla in pubblico; quanto alla sua mise ci affidiamo al giudizio dei presenti. Boh.
La cognata Letizia in settimana ha avuto ha avuto due appuntamenti principali, per il primo dei quali ha riutilizzato l’abito optical di Hugo Boss già visto e rivisto. Per il secondo, la consegna dei premi Retina Eco (non c’entrano niente gli occhi come pensavo io, ma l’ecosistema) un abito midi Zara in misto lino verde giada, che nel momento in cui scrivo, è ancora disponibile sul sito: https://www.zara.com/it/it/vestito-arricciato-misto-lino-p09479268.html. A me non piace, e non solo per il colore; non mi sembra un abito da impegno reale. Anche l’idea di renderlo più formale, snaturandolo, e aggiungendo come in questo caso una cinturina e un paio di eleganti Aquazzura secondo me non funziona sempre. In compenso, pur essendo composto di lino, non è spiegazzato. Ci accontentiamo? Boh.
Vi avevo promesso, una piccola nota? Eccola. L’argomento è tornato d’attualità di recente: signore che a eventi di gran gala si ritrovano vestite con mise simili, se non addirittura uguali. Credo che in futuro di invitate con lo stesso abito ne vedremo in numero crescente, dato che si dà sempre più la preferenza a capi di moda, magari pure prêt-à-porter piuttosto che a creazioni su misura, e che l’acquisto ormai avviene attraverso canali diversi: a partire dalle boutiques sparse in tutto il mondo che vendono tutte le stesse collezioni, per finire al web. Penso ad esempio al recente royal wedding giordano, dove le zie dello sposo si sono trovate in questa situazione, francamente difficile se non impossibile da evitare con un parterre così ampio e internazionale. E si potrebbe fare pure un discorso sulla omologazione del gusto, ma ce lo lasciamo per un’altra volta.
(Ph: Ingemar Lindevall/Kungl. Hovstaterna)
Altro è però se le protagoniste della serata arrivano con abiti esclusivi ma dello stesso colore, tipo Silvia di Svezia e Sonja di Norvegia due settimane fa: su tre regine presenti due erano in giallo. In questo caso un minimo di coordinazione sarebbe auspicabile, sono pure parenti! E vale ancor di più per colori sgargianti: due signore in arancione faranno un effetto diverso da due signore in grigio, anzi, la ricerca di certe armonie potrebbe perfino essere un vantaggio; quanto ci sono piaciute Camilla e Brigitte in un blu praticamente identico?
(Ph: Arthur Edwards/Pool via REUTERS)
Vi sembra una sciocchezza? Certo non è un argomento che influisce sui destini del mondo ma ha un suo perché, come dimostra un famosissimo aneddoto. Che vuole Elizabeth II e il suo Prime Minister di allora, Margaret Thatcher, ritrovarsi a un ricevimento ufficiale vestite nello stesso colore. Il giorno seguente Thatcher fece contattare Buckingham Palace sottolineando l’opportunità di coordinare le proprie mise in futuro, per sentirsi rispondere di non preoccuparsi, perché la Regina non si curava di ciò che indossavano gli altri. Sbam! Da allora siamo stati sempre certi che quella fosse la realtà, vestitevi come vi pare che tanto i sovrani non se ne curano. Fino a una ventina di giorni fa, quando abbiamo scoperto questo.
Il giorno 8 di questo mese tutto il mondo ha ricordato Her Majesty nel primo anniversario della morte. Molti hanno condiviso un ricordo personale, e questo è uno di quelli. Carrie Johnson, moglie dell’ex Prime Minister Boris, ha pubblicato questo biglietto, che aveva trovato sul suo letto durante una di quelle brevi visite che i capi del governo facevano alla sovrana in Scozia durante le vacanze estive. A sorpresa, il biglietto dice: Signora, Sua Maestà indosserà un abito da cocktail color azzurro ghiaccio alla cena di questa sera.
Dunque alla fine la Regina non era contraria a coordinarsi con le altre signore; come abbiamo sempre sospettato, era proprio Margaret Thatcher a starle sullo stomaco. Realmente.
I beg your pardon: espressione formale, elegante ma un po’ desueta, per chiedere scusa (senza umiliarsi). Oggi Lady Violet deve porgervi le sue scuse per una imprecisione. Dettata dalla fretta, dall’ansia di raccontare, da un inaccurato controllo delle fonti, ma insomma sempre di imprecisione si tratta.
(Ph: Samir Hussein/WireImage)
La storia è questa: quando sono apparse Camilla e Brigitte pronte per lo State banquet, è partita la corsa a individuare i creatori delle loro mise. Che il cape dress di Camilla fosse Dior è stato rivelato quasi subito da esperti del settore, che hanno attribuito alla stessa maison anche quello di Brigitte. E qui cascò l’asina, cioè Lady Violet, che si è accodata alla massa senza dare retta alle proprie sensazioni che andavano in un altro senso. Per cui se nel post pubblicato immediatamente (Breaking News! Indovinate? Cape dress) non avevo specificato il creatore dell’abito di Brigitte, nel post relativo alla serata (Scene da uno State banquet) l’ho anch’io erroneamente attribuito a Dior, invece di citare correttamente Vuitton. A mia parziale discolpa, a parte le informazioni errate, a trarmi in inganno è stata principalmente la tonalità di blu dei due abiti, talmente simile da pensare che veramente ci fosse stata una programmazione a monte. Questo è quanto, vado a emendare il post, prometto di essere più attenta in futuro, e domani vi racconterò una piccola cosa. Caffè?
La settimana che si chiude è stata ricca di eventi royal tra tour all’estero, l’assemblea generale dell’ONU più le solite attività che comprendono visite, incontri, inaugurazioni. Ho perciò selezionato solo alcune mise, per poi accorgermi che erano unite da un fil rouge, il colore: tanto bianco e un po’ nero, con qualche piccola eccezione.
(Ph: Samir Hussein-Pool/WireImage)
Di Camilla in Francia abbiamo già parlato, qui la vediamo accompagnata da Brigitte Macron in visita alla Bibliothèque Nationale, luogo che avrà riempito la regina, appassionata di libri e lettura, di felicità; nell’occasione le due signore hanno anche annunciato la nascita di un premio letterario francobritannico. In ossequio al titolo che abbiamo dato al post, la Première Dame di nero ha i pantaloni; forse per un eccesso di scrupolo ha pensato di omaggiare la regale ospite vestendosi da Grenadier Guard: black i pantaloni, red la lunga giacca (Chanel); in testa non c’è bisogno del colbacco in pelle d’orso, basta la cofana ipercotonata. Boh. Elegante la sovrana, con una mise che già avevamo visto e già ci era piaciuta (Royal chic shock e boh – Luglio, col bene che vi voglio…): abito in seta bianco&nero con pardessus bianco, tutto Fiona Clare Couture, con accessori Chanel. Appuntata a sinistra la splendida spilla art déco appartenuta alla Queen Mom, in cristallo di rocca con diamanti e dettagli in smalto nero. Très chic, e mi chiedo se l’omaggio si sia limitato alla spilla, o Camilla scegliendo quel soprabito candido abbia voluto ricordare il leggendario white wardrobe della nonna di suo marito durante una storica visita di stato in Francia. Ne parlammo qui, in uno dei primi post del blog A Royal Calendar – 12 giugno 1901
Regina in bianco, dicevamo: eccola! Rania di Giordania questa settimana si è trasferita armi e bagagli negli USA, cogliendo l’occasione dell’assemblea dell’ONU. Candida come un giglio del deserto attraversa le strade di Manhattan in un completo gilet e pantaloni Wardrobe.NYC; se vi piace, il gilet si avvia ad essere uno dei trend di stagione, meglio ancora se sottratto in casa a un armadio maschile. La borsa è una Baguette Selleria di Fendi, le scarpe che si intravvedono appena Dior. Che potrei dire di diverso da chic?
Se la mise è simile l’effetto è diversissimo. Anche gli eredi al trono giordano sono arrivati a New York per poi spostarsi a Washington, e iniziare a crearsi una rete di relazioni. Ci è scappata anche una visita al piccolo di casa, Hashem – matricola in una prestigiosa università negli States – per la quale la neoprincipessa Rajwa ha scelto a sua volta un completo pantaloni bianco Jacquemus con giacca over, avrà sbagliato taglia? La borsetta è una GucciGG Marmont, col manico avvolto in un fiocco in seta sempre di Gucci. No dai, shock.
Meglio, molto meglio quando ha accompagnato il marito all’incontro con membri del Congresso nella capitale, optando per uno stile bon ton che sembra ispirato alla suocera, compreso l’amore per Fendi. La borsa è la Baguette Phone Pouch le scarpe il modello Colibrì Lite, l’una e le altre in un vezzoso rosa che vivacizza la blusa bianca Edeline Lee e la gonna nera Dior. Che vogliamo di più? Chic.
Non c’è due senza tre, ed ecco la terza White Queen, Máxima d’Olanda. Che essendo il tipo che è raddoppia scegliendo il bianco non una ma due volte. Mise numero 1: con la suocera Beatrix al ricevimento offerto in onore degli oltre 150 artigiani che hanno contribuito alla realizzazione dei nuovi tendaggi della Sala Cinese del palazzo Huis ten Bosch all’Aja ispirandosi a quelli settecenteschi. La sovrana per una volta sceglie la semplicità e fa bene, così non rischia di sovrapporsi all’opera e ai suoi realizzatori. Il completo top e gonna di Tory Burch li abbiamo già visti (Le foto del giorno – Estate!); a parte le calze fosforescenti questa versione cittadina, abbinata alle classiche Gianvito 105 di Gianvito Rossi, mi convince di più. Chic.
Voilà la mise numero 2: per la a visita a Rotterdam all’HMC, scuola del legno e del mobile, la sovrana si infila un semplice chemisier bianco Massimo Dutti cui aggiunge accessori color cuoio (ai piedi l’ennesimo paio di Gianvito 105). Mi piace molto anche questa, mi devo preoccupare? Chic.
(Ph: SIPA USA/IPA-AGENCY.NET)
Bianco e nero per la Duchessa di Sussex che appena rientrata a Montecito dopo i trionfi degli Invictus Games a Düsseldorf partecipa a un evento benefico promosso da Kevin Costner. Accanto al marito – in total black pure lui, un po’ stile tronista di Maria De Filippi – Meghan indossa una bellissima mantella in tweed chevron di Carolina Herrera, che Lady Violet metterebbe volentieri, però a gennaio. I piedini sono infilati in un paio di Manolo Blahnik il modello Camparinew. L’orologio Tank Française e il bracciale Love, entrambi Cartier, appartenevano a Diana. Chic, e meno male che non si è messa anche una sciarpa.
Total black per Letizia all’inaugurazione della nuova stagione del Teatro Real di Madrid. L’abito di 2nd Skin Co l’avevamo già visto ai premi Princesa de Asturias qualche anno fa, e ci era piaciuto già allora (Royal chic shock e boh – Novembre 2021). Trovo che la Reina indossi molto bene i modelli anni ’50: donano alla sua figura esile e anche i più esagerati, tipo questo, vengono smorzati dal suo rigore, rendendolo in compenso meno austero. Ai piedi anche lei ha infilato un paio di Manolo, le favolose Gotrianc, in mano la classica, amatissima e popolarissima clutch intrecciata di Bottega Veneta. Chic ‘
Ok, non è né bianca né nera, ma potevo evitare di mostrarvi Letizia in questa mise? La Reina a Londra partecipa a un evento dedicato alla ricerca sul cancro. L’abito è Armani, collezione Pre Fall del 2019, in uno di quei blu con una punta di grigio che sa fare solo Re Giorgio. Il modello originale è lungo alla caviglia ma questo è stato accorciato con garbo. Lo trovo bellissimo. La scarpa (Carolina Herrera) sbecca un po’, un po’ tanto, ma non avendo mai provato tale sensazione, quella di Lady Violet e delle sue ampie estremità è pura invidia. Chic e sto.
…e venne il gala dinner, con la sontuosità degli abiti e lo splendore dei gioielli. E pure l’inevitabile gaffe, che stavolta avrebbe potuto essere evitata.
(Ph: Ingemar Lindevall/Kungl. Hovstaterna)
Nella foto ricordo in piedi da sinistra Haakon, principe ereditario di Norvegia, solo soletto (la moglie Mette-Marit, affetta da fibrosi polmonare, ha dovuto fermarsi un paio di settimane per riposare), poi Daniel e Victoria di Svezia, lei principessa ereditaria e lui il suo consorte, il Presidente finlandese Sauli Väinämö Niinistö, Margrethe II di Danimarca, Carl XVI Gustaf di Svezia, Harald V di Norvegia, il presidente islandese Guðni Th. Jóhannesson e la coppia degli eredi al trono di Danimarca, Frederik e Mary; davanti ai signori sono sedute le rispettive consorti, con Silvia di Svezia e Sonja di Norvegia in versione gemelle Kessler, vestite praticamente uguali; che scivolone!
Giallo oro per Silvia, avrà voluto coordinarsi con collare e galloni del consorte? L’abito di Georg et Arend ha una doppia gonna in seta pesante e un corpino tutto tempestato di pietre. La regina ha in mano una minaudière, che potrebbe anche essere la Melone di Bulgari; in quel caso “oro” si riferirebbe non al colore ma proprio al materiale… Sotto quest’aurea mise la regina piazza delle scarpine verdi; verde pure la stola in seta, che probabilmente dovrebbe servire all’occorrenza a scaldare la sovrana, ma mi pare leggerina. Mettendo da parte quest’insieme così pappagalloso, sul capo di Silvia troneggia – letteralmente – la sontuosissima tiara Braganza, con orecchini altrettanto importanti. Favolosi i gioielli, ma il resto per me è shock.
(Ph: Michael Campanella/Getty Images)
Giallo pure per Sonja di Norvegia ma in tonalità canarino, che anche lei ha abbinato col verde, nel suo caso le pietre della notevolissima parure di smeraldi che arriva direttamente dallo scrigno di Josephine, imperatrice dei Francesi e prima moglie di Napoleone. La parure è attualmente composta da quattro pezzi: diadema, collier, spilla più gli orecchini che in origine non facevano parte dell’insieme ma sono stati creati in seguito utilizzando pietre della collana. Curiosamente questa tiara e la Braganza indossata da Silvia hanno identica provenienza: arrivano entrambe dalla stessa sovrana: Josefina di Svezia e Norvegia, che aveva ereditato la prima dalla sorella Amélie, seconda moglie di Pedro de Braganza, imperatore del Brasile, mentre questa da Josephine, che era sua nonna. Tolto lo splendore delle gemme che dire dell’abito? Dato il suo aspetto così tipicamente anni ’80, se è vintage passi, altrimenti boh. Però si potevano mettere d’accordo prima.
(Ph: Jesper Sunesen)
Premessa: ho scelto questa foto di Margrethe II perché tra quelle che ho visto è quella che mostra meglio la mise; la regina scende dal vascello reale dove la delegazione danese ha soggiornato. Anche il suo è un abito già indossato, creato dalla stilista danese Birgitte Thaulow. Bella la seta, corposa ma non rigida, grazioso il disegno a ramages stilizzati, interessante la doppia fusciacca rossa e fucsia, che tra l’altro consente alla fascia dell’ordine del Serafino di appoggiarsi con grazia. Chic, anche senza considerare la trionfale parure di perle e diamanti, a corredo della celeberrima Poiré tiara.
Nata principessa reale è diventata regina, anche se consorte, a soli 18 anni. Ora non lo è più, ma in questa occasione è senz’altro regina di eleganza. Anne-Marie di Grecia arriva al braccio del suo bel cavaliere norvegese con un’altra creazione di Celia Kritharioti, un abito dalla linea pulita in crêpe color amarena; quasi una colonna a sorreggere la favolosa Khedive tiara, un gioiello che mischia lo splendore dei diamanti al fascino della storia (ne parliamo approfonditamente qui: A Royal Calendar – A Greek royal wedding). Nel 1905 un giovanotto svedese appassionato di archeologia si trova al Cairo; si chiama Gustaf Adolf, ed è secondo nella linea di successione al trono. Incontra una famiglia di pari lignaggio: i Duchi di Connaught e Strathearn; madre del duca è la regina Victoria, ma a colpire il giovanotto è la figlia Margaret, sua coetanea. Colpo di fulmine, i due si sposano il 15 giugno di quello stesso anno. Per celebrare l’incontro e la nascita di questo amore all’ombra delle Piramidi, il Khedive d’Egitto invia alla sposa un favoloso diadema a volute di diamanti creato da Cartier. Margaret muore nel 1920 per una infezione durante l’ultima gravidanza; il prezioso gioiello viene ereditato dall’unica femmina, Ingrid, che se lo porta a Copenaghen quando sposa l’erede al trono di Danimarca. Le sue discendenti di sangue si sposano tutte con quella tiara: Anne-Marie e sua figlia Alexia; Margrethe; Benedikte e le figlie Alexandra e Nathalie. Ora appartiene ad Anne-Marie e indossarla in questa occasione ha un particolare significato, dato che Margaret è la nonna che ha in comune col festeggiato, re Carl XVI Gustaf di Svezia. Superchic.
(Ph: Michael Campanella/Getty Images)
La principessa ereditaria Victoria, cui è toccato anche tenere il discorso per il padre – né poteva essere diversamente – per il suo abito sceglie ancora Christer Lindarw. Quando l’ho vista arrivare al braccio del primo ministro Ulf Kristersson ho pensato alla divina Lollo recentemente scomparsa; la storica e inarrivabile fata turchina dello sceneggiato di Comencini, sarebbe impazzita. Ma Lady Violet non è una fata, non le piacciono gli abiti turchini, e lo trova francamente terribile. Non è che lo stilista è stato influenzato dalle sue attività artistico-teatrali? Per fortuna la tiara è la lineare Baden Fringe tiara, dalle linee sottili ed acuminate che danno un po’ di rigore all’insieme. Però non basta, shock.
Restando in famiglia, è una novità la tiara di Sofia. Cioè, non è esattamente una novità essendo la solita Palmette tiara ricevuta come dono di nozze dai suoceri, cui però sono state sostituite le pietre apicali, che in questo caso sono quarzi citrini. Dunque finora oltre agli smeraldi nuziali l’abbiamo vista decorata anche da perle, turchesi, topazi blu, e ora citrini. Immagino le pietre ambrate siano state scelte per armonizzarsi con l’abito giallino di Safiyaa, brand al momento molto amato dalle royal ladies, che a mio avviso dovrebbero scegliere meglio i modelli. Trovo questo, il Bellara, con quelle applicazioni plasticose sulle spalle (si intravvedono pure sullo strascico) di rara bruttezza, e tra l’altro, visto in movimento, costringeva la povera Sofia a muoversi anche piuttosto goffamente; forse troppo stretto lui, o troppo alti i tacchi Louboutin. Strashock.
Quella della famiglia che mi è piaciuta di più è senz’altro Madeleine, in una diversa versione del cape dress a firma Jenny Packham: un abito argento ricamato di cristalli con una cappa che essendo leggerissima aggiunge movimento senza appesantire. Nessuna sorpresa per la tiara che adorna il capo della principessa: la cosiddetta Modern Fringe che indossa molto spesso, incluso il suo matrimonio. È un gioiello privato che non fa parte della fondazione Bernadotte; essendo comparso sulla testa di Silvia negli anni ’80 si pensa che sia un regalo del marito per i dieci anni di matrimonio. Dalla frequenza con cui Madeleine la usa, è probabile che la madre l’abbia donata a lei, forse proprio per le sue nozze con Chris O’Neal. Splendidi gli orecchini. Chic.
Arrivano insieme i consorti di due futuri sovrani, Mary di Danimarca e il birthday boy Daniel di Svezia, che proprio il 15 settembre ha compiuto cinquant’anni. Per lei un abito non solo già indossato ma anche rimaneggiato dal creatore, il danese Lasse Spangenberg. Vi dirò, non mi fa impazzire. Anche Mary sceglie di indossare la sua Wedding tiara, ricevuta in dono dai suoceri per le sue nozze con Frederik. Notevoli gli orecchini con acquamarina, che la principessa sfoggia spesso nelle grandi occasioni; notevolissimo il bracciale di Annikat: due ali di diamanti che abbracciano il polso. Chic i gioielli, boh il vestito.
Per par condicio chiudiamo con il terzo principe ereditario presente, Frederik di Danimarca, che ha dato il braccio a questa signora; è la moglie del primo ministro Ulf Kristersson, si chiama Birgitta Ed, e ovviamente è membro del clero. Io trovo magnifico quest’abito, ma la cosa divertente è che mi sono incuriosita, ho fatto una ricerca e trovato il suo profilo Facebook. Dove lei racconta con un certo humour – almeno quello permesso dal traduttore svedese italiano – della difficoltà che ha spesso nel trovare la mise adatta ad accompagnare il marito pur indossando il clergyman (clergywoman?) o almeno il collarino ecclesiastico. La trovo fantastica, chic in terra e in cielo.