Breaking News – Getting better

Uscita in pubblico a sorpresa per la Principessa di Galles, che ha accompagnato il marito all’incontro con la comunità di Southport, teatro a luglio dell’orribile uccisione di tre ragazzine (e del ferimento di altre) impegnate in un corso estivo di danza ispirato a Taylor Swift.

(Ph: Getty Images)

È una notizia importante per due motivi: intanto prova che Catherine è abbastanza forte da tenere fede ai suoi impegni, ma soprattutto che sta abbastanza bene da poter stare in mezzo a varie persone senza timore di infezioni.

(Ph: Getty Images)

Insomma, non mi azzardo a dire che il peggio è alle spalle – e francamente non saprei dire se chi è passato attraverso una diagnosi del genere si senta mai veramente guarito – ma prendiamo il buono che viene, e questa notizia è buona senz’altro.

(Ph: Alamy)

La fondazione dei principi ha donato fondi alle organizzazioni che si occupano del sostegno psicologico alle persone coinvolte nel fatto di sangue, che ha comprensibilmente sconvolto la piccola comunità. Mi permetto di ricordare che oggi è la giornata mondiale dedicata alla salute mentale, e dunque questo incontro mi sembra particolarmente appropriato

Fatemi dire solo una cosa: con la pelle chiarissima e la barba rada sembra più malato il povero William della bella moglie, e questa sinfonia di colori funerei non lo aiuta troppo. Speriamo pure lui torni presto più bello e aitante che pria!

Le foto del giorno – Quasi un sovrano

Mezzo cambio della guardia in Lussemburgo; oggi, come annunciato qualche mese fa (Piccoli eredi crescono) è stata celebrata la Cérémonie de Lieutenance. Il Granduca Henri ha firmato il trasferimento di alcune deleghe al figlio maggiore Guillaume, che è diventato Lieutenant-Représentant. È il primo passo verso l’abdicazione, che è il modo tradizionale con cui avviene la successione nel Granducato.

(Ph: Maison du Grand-Duc/Kary Barthelmey)

Forse è un problema della mia generazione, ma guadandoli Henri mi sembra ancora giovane e aitante (compirà settant’anni tra sei mesi) mentre il quarantatreenne erede sembra ancora, se non proprio un ragazzino, quasi. Invece devo dire che questa forma di avvicendamento è in fondo la più logica, anche se più borghese che monarchica. Il sovrano uscente ha la possibilità di vedere l’erede sul trono e quella di godersi la vita quando è ancora discretamente giovane, mentre quello entrante può farsi un po’ di esperienza sul campo. Certo, la fascinazione della monarchia latita un poco, ma insomma tocca accontentarsi.

(Ph: Maison du Grand-Duc/Kary Barthelmey)

Se poi aspettavamo di essere affascinati dalle due signore presenti alla cerimonia, la Granduchessa Maria Teresa e la Granduchessa Ereditaria Stéphanie, ci attendeva una piccola delusione. L’una in magenta, l’altra in giallo pallido, hanno almeno qualcosa in comune: l’orlo dell’abito. Troppo lungo e mortificante quello della sovrana, troppo corto – e perdonatemi, pure un po’ ridicolo – quello dell’erede.

(Ph: Maison du Grand-Duc/PANCAKE! Photographie)

Guillaume però ha preso con grande senso di responsabilità, non senza commozione, il nuovo incarico, e senza dubbio farà del suo meglio. Lo giura!

Se volete, qui trovate il video della cerimonia a palazzo. https://www.wort.lu/politik/die-besten-bilder-der-ceremonie-de-lieutenance/22536812.html

Royal chic shock e boh – Greek wedding edition; il prewedding party

Cosa sarebbe questa rubrica senza un bel royal wedding? Se agosto si era chiuso col matrimonio di Märtha Louise di Norvegia con Durek Verrett, settembre finisce con quello tra Theodora di Grecia e Danimarca e Matthew Kumar.

Nozze entrambe di non primissimo piano – bisogna accontentarsi – entrambe celebrano l’unione tra una principessa europea e un uomo americano. Questo però non è sciamano ma avvocato, non sono sicura che sia meglio ma potrebbe. La quarantunenne Theodora, una carriera finora non travolgente di attrice, ha dovuto rinviare la celebrazione più di una volta, prima per la pandemia, poi per la morte del padre. Per le mise si è affidata a Celia Kritharioti, proprietaria della più antica maison di Grecia, fondata nel 1906, e nonostante non mi sa piaciuto tutto penso abbia fatto bene, e non solo per questioni di opportunità. Iniziamo dunque col party organizzato la sera prima della cerimonia nelle sale del bel Museo Bizantino e Cristiano di Atene.

Non ho apprezzato particolarmente l’abito della sposa creato da Celia Kritharioti per il prewedding party; banalotto, sarebbe piaciuto alla Sandy di Grease ma rende Theodora un po’ troppo bambolona, ed è peggiorato dal fioccone sul popò. Sicuramente “da sposa” ma abbastanza stucchevole la clutch Cult Gaia decorata con perle. Shock.

Elegante la madre della sposa, Anne-Marie, in completo pantaloni Max Mara in seta cangiante tra il blu e il viola. La stola poteva essere messa meglio, ma teniamo presente che è sempre una mamma alla vigilia delle nozze della sua bambina. Applausi a scena aperta per la scelta di Viva, una delle classiche scarpine con fiocco di Ferragamo. Chic. Una parola sui signori, il cui dress code era evidentemente completo e camicia senza cravatta; lo sposo ha interpretato estensivamente il “senza” e ha lasciato a casa pure i calzini. Non mi convincerete mai, anche se va molto tra i giovani il piede nudo è accettabile solo con mocassino da barca e in occasioni informali (tipo appunto le gite in barca). Matthew si è messo pure un completo coi pantaloni skinny, che forse andranno ancora di moda in California, ma nella vecchia Europa no sicuro. Colpevole, Vostro Onore. Shock. Quanto all’accompagnatore della ex regina, è il figlio Nikolaos, di recente tornato single, impeccabile cavaliere per sua madre; confesso il mio debole per lui, che invecchiando sta assumendo quell’aria stropicciata quasi irresistibile. Chic.

Perfettamente in linea col dress code il diadoco Pavlos e i suoi quattro figli – nonostante siano tutti più giovani, e a dirla tutta pure più fighi dello sposo – tutti in abito blu, camicia e calzini (quelli del padre si vedono proprio). Tra loro risplende la primogenita Maria Olympia in abito di lamé plissettato color argento di Prada, che firma anche i sandali. Il reggiseno bianco che si intravvede rischia di continua a porre l’attenzione di questo party prenuziale sull’underwear, ma all’età della fanciulla è ancora concesso. Chic. In mezzo al gruppo, come il perno su cui gira tutto, Marie-Chantal in abito blu Vuitton con accessori dorati Aquazzura. Confesso una non particolare predilezione per la signora, ma non v’è dubbio che si impegni sempre per dare il meglio di sé e di solito ci riesce (cosa che non stupirà gli appassionati di astrologia: è della Vergine) oltre ad aver formato una bella famiglia, che almeno finora sembra funzionare bene. Brava e senz’altro chic.

Meno ieraticamente perfetta della cognata ma più calda e comunicativa (si capisce che la preferisco?) la principessa Alexia, primogenita degli ex sovrani di Grecia – e per un paio d’anni, fino alla nascita del fratello Pavlos erede al trono – arriva con la sua bella faccia, il suo bel marito (Carlos Morales, architetto e velista spagnolo), i loro quattro bei figli. La sua mise è meno bella, o meglio un po’ pasticciata, ma tutto sommata adeguata a una festa di fine estate: splendidi i colori, troppo abbondante il tessuto della gonna, abbinata alla blusa incrociata in viscosa in vendita per 99,99 da El Corte Inglés, catena di grandi magazzini spagnola (al primo posto in Europa e al quarto nel mondo per volume d’affari). Boh. Deliziose le tre ragazze, che credo vestano Zara tutte e tre, chic come la parte maschile della famiglia.

(Ph: Hanne Juul)

Philippos, il minore dei cinque figli di Costantino e Anne-Marie è accompagnato dalla moglie Nina. Graziosa ragazza di cui abbiamo detto spesso che pur avendo disponibilità praticamente illimitate non sempre azzecca le sue mise, anzi quasi mai. Questa volta così così: abito Huishan Zhang dalla forma inutilmente complicata in quel color bluette che è tornato molto di moda (che noia però) bellissime le slingback Francesco Russo, diligente la borsetta in seta blu Chanel. Mi piace assai di più la collana con pendente: un uovo Fabergé in diamanti e zaffiri.

Se ve lo state chiedendo, è un vero Fabergé ma naturalmente non dell’epoca degli zar: la maison è tornata in auge e propone tra le varie collezioni anche dei gioielli declinati col simbolo dell’uovo, alcuni persino abbordabili. Accanto a Nina il giovane e innamorato marito che deve aver sentito le mie riflessioni e per farmi contenta coi mocassini da barca si è messo anche le calze, troppa grazia! Un grande boh.

(Ph: Hanne Juul)

Impossibilitata a partecipare la regina emerita Margrethe causa fratture varie, non pervenuto alcun membro della coppia sovrana o di quella cadetta, il vessillo della casa reale di Danimarca – cui appartiene per nascita la madre della sposa – è stato portato dalla principessa Benedikte. Signora di rara classe ed eleganza impeccabile. Perfetta anche questa volta: pantaloni dritti e canotta bianchi con spolverino/caftano di chiffon della danese Annette Freifeldt. Se proprio devo fare un appunto, avrei evitato lo smalto rosa Barbie; un insieme un po’ teutonico ma convincente, chic.

(Ph: Hanne Juul)

Con Benedikte due dei suoi figli: Gustav e Alexandra. Il primogenito, ora capo della casata Sayn-Wittgenstein-Berleburg, da giovane era bellino, poi si è un po’ imbolsito e come molti suoi connazionali non risplende con il clima mediterraneo. La moglie, Carina di nome e di fatto, è vestita con un abito grazioso ma non entusiasmante; modelli del genere erano una scelta assai frequente per i matrimoni della fine degli anni ’70; ecco, se l’abito fosse vintage sarebbe più interessante. Anche mia madre aveva qualcosa del genere, naturalmente senza le Hangisi di Manolo Blahnik. Boh.

(Ph: Hanne Juul)

Alexandra osa l’abbinamento di colori complementari, il giallo e il viola. L’idea non è male, e il top nemmeno, ma la gonna così rigida e sbrilluccicosa (MIAU by Clara Rothescu) in foto sembra terribile. Idem le scarpe Tabitha Simmons; peccato non si veda bene il pezzo più divertente: la clutch in plexiglass giallo fluo di Zara. Alexandra ha sposato in seconde nozze questo simpatico signore, il Conte Michael Ahlefeldt-Laurvig-Bille, casato tedesco e danese. Il quale evidentemente non ha le idee chiarissime sulla confezione degli abiti da uomo. Sto pensando a quanto spesso notiamo gli abiti di re Frederik: troppo stretti, troppo corti, troppo stretti e corti. Bene, osservando i suoi cugini si capiscono molte cose, se i sarti sono gli stessi stiamo freschi, a questo punto inizio a rivalutare pure Albert de Monaco! Sorry shock.

E arriviamo finalmente ai parenti che conosciamo meglio: gli spagnoli. C’erano Sofía e Irene, zie paterne della sposa, e le due cugine, l’Infanta Elena e l’Infanta Cristina con prole. Da un po’ di tempo mi capita, soprattutto su Instagram, di vedere molte fotografie degli anni sul trono di Sofía, in cui spesso e volentieri la Reina indossa splendidi Valentino. Sono talmente tanti, e talmente belli, che li sto raccogliendo per un post dedicato. Bene, scordateveli, perché da quando ha cambiato ruolo ha mutato anche il suo stile – e questo è comprensibile – semplificando ma anche banalizzando un po’. Grande fan dei pantaloni, li indossa anche in questa occasione, in quel tessuto lucido e pesante che fa tanto matrimonio di provincia. In abbinamento una tunica nello stesso raso a spesse righe opache e lucide, ma decorato da fiori. Non sta male, ma è un po’ quadro antico, quello stile che mio padre chiamava l’anno scorso a Marienbad. Divertente la clutch Jimmy Choo, tranquillamente riusata per la cerimonia e poco convincente in entrambi i casi. Boh. Mi hanno intenerito le scarpine dorate dell’assai sofferente principessa Irene, con un completo verde menta che la rende ancora più delicata e gentile. Chic. Per la Infanta Cristina vale quanto detto per la madre, perché una donna della sua età (e mi permetto di dire col suo fisico, che le consentirebbe ben altro) pensa di indossare quel gonnellone di taffetà verde muffa? Di più, perché ha sentito il bisogno di possedere una cosa del genere? E perché decide di abbinarci una tshirt, che sarebbe stata una scelta molto moderna se fosse stata in semplice seta semplice invece del lamé? Shock. Più interessante la sorella maggiore Elena, i cui austeri lineamenti (ah, il profilo dei Borbone!) la stanno trasformando in una sorta di ritratto di El Greco. Lei, forse perché è stata sposata con Jaime de Marichalar – uomo dotato di gusto raffinato, cultura e amore per la moda – ha negli anni sviluppato uno stile personale, spesso riferito alla Hispanidad, a volte eccessivo ma sicuramente non banale. Qui la mise non si capisce bene – sembra una blusa incrociata bianca su qualcosa di nero, gonna lunga o pantaloni – ma lo scialle flamenco è bello assai. Chic sulla fiducia. Concludiamo in bellezza con la splendida Irene Urdangarin, figlia diciannovenne di Cristina, talmente incantevole da lasciare poco spazio alle chiacchiere. Avrebbe fatto lo stesso effetto col proverbiale sacco di iuta, ma l’abito plissé con scollo all’americana e fantasia finto Pucci le sta bene. Bella e chic.

Prossima fermata, la cerimonia. Stay tuned!

Le foto del giorno – Abbracci di speranza

Pian piano sta accadendo quello che abbiamo sperato per mesi: la Principessa di Galles torna al lavoro, prova che la sua salute sta migliorando. Particolarmente emozionante l’appuntamento di oggi: William ha chiesto di unirsi a lui per le investiture di oggi a Windsor la giovanissima fotografa Liz Hatton. Che a soli 16 anni si trova ad affrontare un cancro raro e aggressivo.

Il futuro sovrano – non particolarmente convincente con la barba – ha conosciuto Liz e le sue fotografie attraverso un’associazione di cui ha il patronage, e ha invitato lei e la sua famiglia a lasciare lo Yorkshire dove risiedono, e ad unirsi a lui per questa giornata.

La famiglia Hatton è stata poi ricevuta privatamente dai principi, e non è mancato un caloroso abbraccio con Catherine. Lei e William hanno pubblicato sui social queste belle fotografie con un messaggio altrettanto bello, firmandolo con le loro iniziali: A pleasure to meet with Liz at Windsor today. A talented young photographer whose creativity and strength has inspired us both. Thank you for sharing your photos and story with us. W&C (Un piacere incontrare Liz Hatton a Windsor oggi. Una giovane talentuosa fotografa: la sua creatività e la sua forza sono state per noi un’ispirazione. Grazie per aver diviso con noi le tue foto e a tua storia. W&C

E Lady Violet non aggiunge nulla, ché nulla c’è da aggiungere.

Le foto del giorno – Donne

Inizia ottobre, che è anche il mese dedicato alla lotta ai tumori femminili. Come ormai tradizione, Victoria di Svezia presta il volto alla campagna di sensibilizzazione promossa dalla Cancerfondens, di cui ha il patronage da sedici anni.

Anche Lady Violet si unisce all’appello della principessa e delle tante associazioni che in tutti i Paesi ricordano l’importanza della prevenzione, diffondono informazioni utili e promuovono raccolte di fondi per la ricerca. Mi permetto di dirvi, se potete donate, la ricerca è l’unica arma che abbiamo per sconfiggere il male (e fondi non ce ne sono mai abbastanza); ma in ogni caso, un regalo fatelo a voi stesse. Prenotate quella mammografia o quel pap test che rimandate sempre, perché c’è sempre qualcosa di più importante da fare. Non aspettate, perché ogni anno in Italia più o meno un donna su mille scopre che di tempo non ce n’è più.

La malattia è molto democratica e può colpire chiunque, come possono raccontare diversi membri della Royal Family a partire dal Re e dalla Principessa di Galles. Sarah di York ne ha affrontate ben due nel giro di pochi mesi: a giugno 2023 è stata operata per un cancro al seno, e a gennaio di quest’anno le è stato diagnosticato un tumore della pelle. Prontamente curata, sembra proprio che le cose stiano andando nel migliore dei modi, e oggi arriva una bellissima notizia: la figlia Beatrice e il marito Edoardo Mapelli Mozzi aspettano il secondo bebè, che nascerà all’inizio della primavera. Il pupetto o la pupetta andrà ad occupare l’undicesimo posto nella linea di successione dopo i Wales padre e figli, i Sussex padre e figli, il Duca di York, mamma Beatrice e la sorella maggiore Sienna. Direi che difficilmente si siederà sul trono, ma sicuramente porterà una grande gioia e riceverà amore e coccole.

E noi siamo felici, di buone notizie abbiamo sempre bisogno.

Immagini da un royal wedding

Ieri è andato in scena ad Atene quello che, a meno di qualche sorpresa che non so immaginare, dovrebbe essere l’ultimo royal wedding dell’anno. La principessa Theodora, quarta dei cinque figli degli ex sovrani di Grecia, ha sposato il fidanzato di lungo corso, l’avvocato californiano Matthew Kumar. Nozze annunciate nel 2018 (Una fidanzata e una sposa) e rinviate dapprima per la pandemia, poi per la morte di re Costantino. Ieri finalmente l’happy ending nella cattedrale ortodossa della capitale ellenica, alla presenza di amici e parenti.

(Ph: NDP/Petros Hontos)

La sposa è cugina di due sovrani: Felipe VI di Spagna dal lato paterno, e Frederik X di Danimarca da quello materno; non se n’è presentato uno, e nemmeno in rappresentanza una delle due regine consorti. Altra assenza ampiamente notata quella di qualche membro della Royal Family britannica; ma siamo sicuri che li avevano invitati? La madrina della sposa, Queen Elizabeth II, non c’è più, quindi… Amen, è stata una bella giornata comunque. E se alle mise dedicheremo il prossimo Royal chic shock e boh, volevo intanto mostrarvi qualche dettaglio.

(Ph: Nikolas Komini)

Ecco Theodora e Matthew durante la cerimonia, celebrata con l’antico rito bizantino detto Typikon. Sono in piedi davanti a quello che se non sbaglio si chiama tetrapodion, su cui vengono appoggiati gli oggetti rituali, tra cui le corone poste sul capo degli sposi durante la celebrazione. In ossequio al rango, nonostante la famiglia della sposa dovrebbe andare a sinistra, in questo caso ha il posto d’onore a destra. In prima fila la regina, il diadoco e la moglie, in seconda fila le due zie – la Reina Sofía e la principessa Benedikte – i due fratelli della sposa che credo avessero l’incarico di incoronare gli sposi, e i due figli maggiori di Pavlos, che penso avessero anche loro un ruolo, benché non sappia dire quale. La sorella maggiore Alexia siede invece in prima fila nella navata, dietro le damigelle (è la signora in rosso). Come ci aspettavamo, Theodora indossa il velo di famiglia, e lo ferma con la celebre, splendida tiara del Khedivé, la cui storia potete leggere qui, ricordando le nozze dei suoi genitori, celebrate nella stessa cattedrale 60 anni fa (A Royal Calendar – A Greek royal wedding).

(Ph: Nikolas Kominis)

Come ogni royal wedding che si rispetti, non manca la foto di famiglia. Qui mi colpiscono due cose: la simmetria delle due signore in sedia a rotelle – quella a destra è la principessa Irene, zia paterna della sposa, che non era presente in cattedrale – e l’ambientazione, sobria al limite del misero, con la parete di fondo fastidiosamente geometrica. D’altronde gli ambienti fastosi cui siamo abituati appartengono a residenze reali, che qui non sono più a disposizione della famiglia. Il ricevimento è stato fatto all’One&Only Aesthesis, hotel alla moda sul mare, non certo in un palazzo reale; non so se la foto sia stata scattata lì, ma insomma tocca adattarsi. In compenso potete vedere gli unici ospiti più o meno italiani; Aimone e Olga di Savoia-Aosta. Sono in terza fila, sul lato destro, alle spalle della infanta Cristina e di Nikolaos di Grecia (un po’ italiano anche lui, essendo nato a Roma). Italiani, ma anche loro parte della famiglia: il nonno della sposa, re Pavlos, e la nonna di Aimone, Irene, erano fratello e sorella, e il padre di Olga, Michele di Grecia, recentemente scomparso, un loro cugino.

Molte invitate eleganti, altre meno, ma ad attirare l’attenzione generale sono state le borsette di Anne-Marie e della sorella Benedikte, create esclusivamente per loro dalla sorella maggiore di entrambe, Margrethe. Che in questo modo è riuscita ad essere in qualche modo presente nonostante fosse bloccata a Copenaghen dal recente incidente domestico con conseguenti fratture. La creatività della regina emerita è ben nota, e molte signore, non solo di famiglia, hanno ricevuto in omaggio una borsa ricamata da lei – direi con la tecnica del petit point – caratterizzata dall’iniziale (o dalle iniziali) del nome della destinataria.

(Ph: Hanne Juul)

Questa è quella donata alla nuora Mary, e ora sapete qual è il nuovo oggetto del desiderio di Lady Violet (che con tali iniziali potrebbe sempre ripiegare su Louis Vuitton, ma che banalità!).

Lo sposo con i suoi fratelli/amici/garçons d’honneur. Diciamo che il tight sarebbe meglio fatto su misura, e soprattutto sarebbe meglio che il sarto sapesse come si fa. Un quadretto che mi ha evocato l’arrivo in chiesa di Mike Tindall, che andava a sposare Zara scortato dai compagni di squadra (la nazionale inglese di rugby). Inarrivabili.

Concludendo questa breve carrellata, una foto che mi ha fatto sorridere. Invecchiando Anne-Marie mi ricorda sempre di più mia madre; somiglianza non così evidente quando era in vita, dato che tra le due c’erano una ventina d’anni di differenza. Ora che Anne-Marie ha quasi l’età in cui lei è mancata, ce la rivedo molto.

Ecco, quando mia madre baciava qualcuno, spesso faceva la stessa smorfia. Secondo me perché non si trovava troppo a suo agio in questa forma di intimità con estranei, o se l’altro era troppo impetuoso, come in questo caso il neogenero Matthew, che da quello che si è visto ieri di secondo nome dovrebbe chiamarsi Irruenza.

In fondo, come diceva il grande scrittore, Tutte le famiglie felici si somigliano.

Farewell my Lady

Oggi il sofà di Lady Violet è desolatamente vuoto. Se n’è andata lei, the one and only, l’unica vera Lady Violet.

Cui l’autrice di questo blog ammaliata si ispira, per quell’irraggiungibile mix di acuta intelligenza, spirito tagliente, maniere impeccabili, eleganza indiscutibile, che appartenevano tanto al personaggio quanto alla sua interprete.

Come tutti i grandi attori Dame Maggie Smith ha interpretato con uguale passione, divertendo e divertendosi, ruoli classici – debuttò diciassettenne come Viola nella shakespeariana Dodicesima Notte – e altri decisamente pop, come la Minerva McGonagall di Harry Potter, con cui ha sedotto milioni di ragazzini di cui avrebbe potuto essere nonna. Che insieme a quello della Contessa Vedova di Downton Abbey è poi il ruolo per cui oggi è più ampiamente ricordata e generalmente rimpianta, attraverso la banalizzazione social che immagino poco le sarebbe piaciuta.

E invece Margaret Natalie Smith, nata il 28 dicembre 1934 da una segretaria sposata a un patologo docente a Oxford (qui trovate una breve biografia Happy birthday Lady Violet, the true and only!) ha avuto una carriera clamorosa, al cinema e in teatro: due premi Oscar (più quattro nomination), cinque BAFTA quattro Emmy, tre Golden Globe, un Tony Awards, più sei candidature ai Laurence Olivier Awards. E proprio Olivier, dopo averla vista recitare, la invita a far parte della sua National Theatre Company; il che dice molto della sua bravura e anche del suo carattere, essendo lui piuttosto, come dire, impegnativo, sia come attore sia come uomo. Per otto anni i due lavorano insieme, fieramente rivali; probabilmente lui aveva capito subito di aver trovato chi poteva stargli alla pari. E la prese pure a sberle (vere) durante una recita dell’Otello; ma vi immaginate cosa dev’essere stato Il Rinoceronte di Ionesco, con loro due diretti da Orson Welles?

Il dispiacere di non avere avuto l’opportunità di vederla recitare dal vivo è temperato dal piacere delle sue tante interpretazioni cinematografiche. Il primo Oscar arriva nel 1970, per The prime of Miss Jane Brodie, bizzarramente tradotto in italiano La strana voglia di Jean (non vi preoccupate, Jean non aveva nessuna delle voglie cui il titolo lascerebbe pensare), il secondo nove anni più tardi per California Suite, in cui recita il ruolo di un’attrice inglese a Los Angeles per la notte degli Oscar cui è candidata ma che non vincerà, in uno di quei fantastici meccanismi in cui verità e finzione si incastrano.

Alla me ragazzina era piaciuta molto nei due film con Peter Ustinov/Poirot: la fragile, acida Bowers, riluttante dama di compagnia di Bette Davis in Assassinio sul Nilo, e Daphne Castle, locandiera-ex ballerina-ex amante del re di Tyrania in Delitto sotto il sole. Ma dichiaro la mia passione per Charlotte Bartlett, signorina in ristrettezze che accompagna in qualità di chaperon la cugina Lucy Honeychurch in viaggio a Firenze, dove la fanciulla troverà l’amore nel romantico George Emerson, interpretato da Julian Sands (tragicamente scomparso lo scorso anno) godendosi infine la Camera con vista.

Senza dimenticare l’elegante Gosford Park, lo spassoso Invito a cena con delitto, dove con lei recita anche Truman Capote. Nel suo curriculum addirittura due film, girati a una trentina d’anni l’uno dall’altro, con lo stesso titolo, Quartet, e soggetto completamente diverso. Gli altri aggiungeteli voi, perché sono sicura che ciascuno l’abbia particolarmente amata in un ruolo, in un film. Personalmente ne cito un altro: The Lady in the van: storia vera di Mary Shepherd che per una quindicina d’anni ha vissuto su un furgone parcheggiato nel cortile dello scrittore Alan Bennett.

Che oltre ad essere sceneggiatore del film è anche autore di quel delizioso libro che è La sovrana lettrice. Vedete? Alla fine tutto torna. Quel film non è solo un’immensa prova d’attrice, è anche la messa in scena di un’altra sua caratteristica, l’anticonformismo. Che ha impresso una spinta probabilmente alle scelte della sua vita, sicuramente a quelle della sua carriera.

(Ph: Juergen Teller)

Le ultime fotografie sono dell’anno scorso, per la campagna di comunicazione di Loewe, maison di lusso spagnola. Fieramente, meravigliosamente, sfacciatamente vecchia, senza nulla concedere a quel carinismo che immagino odiasse quanto Lady Violet. E che ha donato alla sua Violet, dotandola di quella raffinata perfidia distribuita con garbo a tutti, famiglia e servitù, aristocratici e plebei. Con la consapevolezza che No life appears rewarding if you think about it too much, nessuna vita appare appagante se ci si pensa troppo.

(Ph: Juergen Teller)

Farewell my Lady, torni ogni tanto a sedersi sul sofà, ci farà felici.

Foto del giorno con aggiornamento

Sabato ci eravamo chiesti dove fosse finito il Re di Danimarca, scomparso per tutto il weekend a causa di un viaggio all’estero non meglio definito, lasciando a casa la moglie Mary nel ruolo di reggente a tenere insieme la real baracca.

Ieri il mistero è stato rivelato: il sovrano era in Germania, ospite del cugino Gustav zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, figlio della principessa Benedikte. Ragione della sortita, più che una rimpatriata tra cugini o una visita ai pupetti – Gustav e la moglie Carina sono genitori di due bimbi piccoli – l’occasione del passaggio delle Porsche impegnate nel rally Röhrl-Klassik. Immagino organizzato da (o in onore di) Walter Röhrl, pilota di rally così celebre che ancora gli chiedono l’autografo, come si vede nella foto.

Mi permetto di fare una domanda, anzi due: non si faceva prima a rendere noti meta e scopo del viaggio senza che tutto il mondo pensasse a un weekend di adulterina passione? E soprattutto, Frederik, ma veramente vuoi iniziare pure tu ad allacciarti i pantaloni sotto la panzetta? No dai, questo sarebbe veramente imperdonabile.

Quarant’anni insieme

Se ieri abbiamo parlato dei sovrani di Danimarca, la cui unione sembra essere da un po’ sulle montagne russe, oggi è la volta di una coppia che festeggia i quarant’anni di matrimonio e sembra sicuramente solida, probabilmente felice e magari pure ancora innamorata.

Lei è Astrid, Principessa del Belgio e sorella minore di Roi Philippe; lui è Lorenz d’Austria-Este, nipote dell’ultimo Imperatore d’Austria, dell’eroe dell’Amba Alagi, e capo della casata. Si conoscono grazie a un cugino materno di lei, che la invita a una crociera in Grecia cui partecipa anche Lorenz. Intervistati per l’importante anniversario da Wim Dehandschutter, grande esperto della casa reale belga, lui ammette che è stato amore a prima vista, e che la moglie lo fa ancora arrossire: sarà quella la ragione delle sue guanciotte rosse, e non la couperose?

Del matrimonio, celebrato a Bruxelles il 22 settembre 1984, Lady Violet ricorda soprattutto l’abbonante pioggia e l’ancor più abbondante abito della sposa, ma Astrid svela qualche retroscena che aveva reso pieni d’ansia i giorni precedenti alla cerimonia: dagli orecchioni dello zio, re Baudouin che nonostante la malattia partecipa alle nozze della nipote (non oso immaginare la gente che potrebbe avere infettato) all’incidente di moto del padre, che la accompagna all’altare fratturato e assai dolorante.

(Ph: Photo News)

Dopo quattro decenni, cinque figli – Amedeo, Maria Laura, Joachim, Luisa Maria e Laetitia Maria – e tre nipoti nati dal matrimonio del primogenito Amedeo con Elisabetta Rosboch la coppia sembra andare a gonfie vele. E vi dirò, si sono pure imbelliti. Oggi vivono a Bruxelles, a Villa Schonenberg, costruzione recente circondata da un grande parco, gioia dei nipotini, che chiamano lei Ninou e lui Nonno, all’italiana. Confesso che quando si sposarono Lady Violet non fu particolarmente sedotta dalla coppia; lei manteneva ancora un po’ della goffaggine adolescenziale – e scontava il “peccato” di avere una madre bellissima – lui del principe azzurro aveva giusto l’altezza. Il tempo è stato buono, ma va detto che Astrid e Lorenz ci hanno messo del loro: lei svolge con impegno una serie di incarichi per la corona, soprattutto missioni economiche all’estero che alterna all’impegno sociale in patria. Col costante sostegno del marito, è sicuramente un ottimo supporto per il sovrano, molto più del fragile e pasticcione (eufemismo) fratello minore Laurent. Tra l’altro ha rivelato un certo senso dell’umorismo, e le sue originali scelte di stile la rendono ancora più simpatica. Insomma, cosa farebbero molti sovrani se non avessero certe sorelle?

Qui trovate il post sulle loro nozze: A Royal Calendar – 22 settembre 1984

C’è un fattaccio in Danimarca

Le placide acque danesi questa settimana sono state agitate da un fattaccio, o forse due. Fattaccio numero uno: la regina emerita, l’ottantaquattrenne Margrethe, è caduta in casa e si è fatta abbastanza male. Mercoledì è stata ricoverata in ospedale, dove le sono state riscontrate la frattura della mano sinistra e una lesione alle vertebre cervicali, che in una signora agée, di recente operata alla schiena non è una bella situazione. La ex sovrana è stata dimessa con la mano ingessata, un collarino per le vertebre e la raccomandazione del riposo assoluto per un tempo da definire, che non si prospetta breve. Non la vedremo dunque sabato prossimo ad Atene, al matrimonio della nipote Theodora di Grecia, e non sappiamo a quante altre occasioni mancherà.

(Ph: Ida Marie Odgaard/Ritzau Scanpix/AFP via Getty Images)

Il secondo fattaccio non è certo ma eventuale, possibile, e mi rifiuto di dire probabile. Ciò che è sicuro è che Mary, per la prima volta da quando è regina consorte, ha assunto la responsabilità del regno in veste di reggente. La reggenza dura giusto per il weekend, da venerdì 20 a domenica 22, ed è dovuta all’assenza del marito Frederik X. Il quale, dopo essersi accertato per telefono delle condizioni materne: “Le ho parlato e, da quanto ho sentito, sembrava stare bene” (no, ma ti dovessi sprecare…) è partito per un breve viaggio all’estero, con destinazione e scopo ignoti. Ora Freddy dai retta a Lady Violet, magari sei andato a caccia di anatre nel delta del Danubio, o alla sagra della salamina da sugo al cucchiaio a Madonna Boschi, ma questo genere di cose fa pensare proprio a ciò che non si dovrebbe. E rischia di rivestire Mary ancora una volta dello scomodo abito della moglie tradita, molto spiacevole da portare in pubblico, sia per la donna sia per la regina.

Ma che ci troveranno questi uomini di potere nelle biondone appariscenti? E no, non sto parlando di Marilyn.