Una volta l’anno i capi dei tre stati del Mediterraneo nordoccidentale – Italia, Spagna e Portogallo – si riuniscono per il simposio del COTEC (acronimo di COmpetitività TECnologica), fondazione che si occupa di tecnologia e competenze, in uno dei tre Paesi che ospitano le sedi della fondazione stessa. Quest’anno tocca alla Spagna ospitare l’incontro, e sia gli account social del Quirinale, sia quelli della Casa Real sono pieni di belle foto del Presidente e del Rey, mentre per ora non ho visto il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa.
(Ph: Casa de S.M. el Rey)
Sede dell’incontro Las Palmas de Gran Canaria, le cui strade El Rey e il Presidente hanno percorso ieri: una bella visita con bagno di popolo e di cultura per due uomini che al di là degli ottimi rapporti tra il loro paesi evidentemente si stimano molto, e secondo me si piacciono proprio.
(Ph: Casa de S. M. el Rey)
Guardandoli insieme ovviamente si nota la differenza d’altezza; d’altra parte El Rey è 1,97 e difficilmente trova qualcuno alla sua altezza. Questa volta però secondo me l’ha trovato, dato che Mattarella non sarà altissimo, ma per molti aspetti è un gigante. E alla fine l’autorevolezza, e anche direi la consapevolezza di sé fanno la differenza.
(Ph: Casa de S.M. el Rey)
Questa piccola riflessione è nata non solo per le belle foto, ma anche per un evento che si celebra oggi e che con quanto scritto finora non c’entra nulla: i novant’anni di Sophia Loren. .
Tra i molti aneddoti sulla diva quelli di Enrico Lucherini, decano degli uffici stampa dedicati al cinema; oggi ha raccontato qualcosa già nota, cioè i cattivi rapporti tra Sophia e Marlon Brando, che resero un inferno il set di La contessa di Hong Kong, finito in un mezzo flop nonostante la presenza delle due star e la direzione addirittura di Charlie Chaplin. Ebbene, una delle ragioni dei malumori era il fatto che Marlon soffriva l’essere più basso di Sophia. Mentre il di lei marito Carlo Ponti, anche lui bassetto, non ebbe mai tali problemi anzi, teneva che tutti potessero ammirare la bellezza della compagna. E con lui tanti altri uomini che non temono il confronto ma anzi amano mettere in risalto le qualità di chi hanno accanto. Insomma, genetica a parte ognuno ha l’altezza che si merita, e tanti auguri a Sophia!
Il ritorno dell’autunno nel calendario royal segna praticamente dappertutto, seppure in date diverse, la ripresa della piena attività politica con la riapertura del Parlamento. Oggi è toccato ai Paesi Bassi con il Prinsjesdag, giorno in cui davanti agli Stati Generali il monarca pronuncia il discorso programmatico per l’anno a venire. Praticamente la nostra Finanziaria, ma con moooltooo più sfarzo: signori in tight e signore in lungo da giorno, con cappello (o acconciatura) e le insegne del massimo Ordine che hanno a disposizione: quello del Leone dei Paesi Bassi per Máxima e le ragazze, quello della Casa d’Orange Per Laurentien.
Con i sovrani, come l’anno scorso (Prinsjesdag o Damiesdag?) ci sono le due figlie maggiori, oltre al principe Constantijn – fratello del re – con la moglie Laurentien. La prima notizia è che anche Catharina-Amalia ha ceduto definitivamente al fascino del capedress firmato Safiyaa. Eccola col modello Sarita: il colore le dona moltissimo e lei sta diventando uno splendore.
Poi certo il modello è molto da sera e poco da giorno (lo stesso identico abito è stato visto un paio di settimane fa addosso a Sarah di York, per una serata in Svezia), sensazione peggiorata dal sandalo che lascia il piede quasi completamente nudo; però mi piace l’idea di fermare i capelli con un cerchietto superlow cost (Bijoux Brigitte, euro 9.90).
Alexia in rosso si è infilata un abito indossato dalla madre più di vent’anni fa; a me le rosse in rosso piacciono, mi perplimono assai i capelli così phonati e cotonati, effetto cofana anni ’60.
Quasi sobria Máxima che sceglie un abito azzurro ghiaccio di Claes Iversen con calottina abbinata. Tutto sommato andava bene – e pure meglio – così, in purezza, invece è stato arricchito da un fiocco monstre. Con un’aggravante: nemmeno la regina resiste al resistibilissimo fascino dei sandali; d’altronde lei è così, prendere o lasciare, e noi prendiamo!
Abito fucsia e cappellino in tinta per Laurentien, sia mai che passi inosservata! La mise è del brand tedesco Talbot Runhof (composto da Johnny Talbot & Adrian Runhof); se almeno avessero evitato quei tocchi di pizzo… In compenso lei è l’unica delle royal ladies a portare le scarpe chiuse, e non è poco.
Insomma, se in Svezia per l’inaugurazione del Parlamento ci si veste di bianco e nero, ispirandosi ai vecchi abiti di corte (l’avevamo raccontato qui La foto del giorno – 25 settembre) in Olanda domina il colore, vincono le signore, trionfano le ragazze.
Che poi è una di quelle occasioni in cui, tranne gli organizzatori, ognuno si mette quello che trova per casa. Spero riusciate a farvi un’idea poiché, avendo gli sposi venduto l’esclusiva, e benché girino tantissime immagini, non sempre si trovano quelle adatte alla bisogna. Anyway anche il secondo abito di Märtha Louise è una creazione Tina Steffenakk Hermansen, molto stile Carmen Miranda – senza ananas in testa ma con grossi orecchini di cristalli rosa di Caroline Svedbom – monospalla e tutto ruches, nel colore che fa da filo conduttore, il rosa in tutte le sue sfumature.
Francamente mi sembra il migliore dei tre; anche perché peggiorare non era facilissimo. Rosa anche per la camicia con palmizi che lo sposo abbina a un paio di pantaloni color tané; prima o poi qualcuno ci spiegherà la passione di quest’uomo per le più brutte sfumature del marrone. Notevole l’ambientazione dello sfondo, sembra l’hotel/ristorante dove nei gloriosi anni ’70 facevamo la festa del Classico, nel senso del liceo. Boh lei, shock lui, almeno però mi sembra che si siano molto divertiti.
La famiglia della sposa è arrivata sotto una pioggia battente che non ha aiutato l’umore del sovrano, apparso piuttosto infastidito (eufemismo); loro alloggiavano sul panfilo reale, il Norge, e non in albergo come tutti gli altri. L’evento è stato il debutto in pubblico di Amalie Giæver Macleod, girlfriend di Sverre, figlio minore dei principi ereditari. Lei in rosso e bianco, lui con giacca da sera di velluto verde: da quel poco che si vede, mi sembrano chic.
Mi piace molto Mette Marit, e non solo per il colore: abito a fiori Pia Tjelta Studio e soprabito viola Carolina Herrera (che è venezuelana, dunque perfetta per il tema della serata) più borsetta color lime Jimmy Choo, tocco perfetto. Avrei invece evitato il fiore di stoffa tra i capelli, ma evidentemente specchiandosi non si era vista abbastanza caraibica. Chic.
Graziosa Ingrid Alexandra, che ha pescato dall’armadio materno il soprabito color ghiaccio Chloè e la borsetta fuxia Prada, abbinandoli a un abito verde acqua Ba&sh che per una ragazza va benissimo. Chic.
Finalmente il gran giorno! In un orgia di rosa sono giunte le sette damigelle, scortate da altrettanti cavalieri; che vi devo dire, a me già piacciono poco quando sono ragazze impegnate in un matrimonio tra giovani, figuriamoci quando sono più attempate. Non è un problema di età, ma proprio di inutilità; in questo caso apprezzo che ciascuna signora indossi un abito personalizzato, un modello che probabilmente veste ciascuna nel modo giusto, ma non mi piacciono lo stesso, shock.
(Ph: EPA)
Uniche a non vestire di rosa – e mi sembra giusto – le tre figlie della sposa: la ventunenne Maud Angelica, che ha accompagnato la madre all’altare, Leah Isadora (19 anni) e Emma Tallulah (15).
(Ph: Cornelius Poppe)
Per loro tre abiti in una tonalità champagne che dona soprattutto alle due brune; poi un pasticcio di scarpe e borse diverse, ma perché? Boh di incoraggiamento. Con loro una flower girl a me sconosciuta, in tulle bianco.
(Ph: Cornelius Poppe/NTB)
Ospiti reali pochini, ma di qualità: Victoria di Svezia col marito Daniel – abbiamo capito che i signori erano in gran parte in smoking, ce ne faremo una ragione – splendente nell’abito corallo di Christer Lindarw indossato lo scorso anno per i 50 anni di regno del padre (Royal chic shock e boh – Cinquanta di questi giorni (parte prima) con gli stessi accessori, tra cui la clutch in plexiglass di Gucci. Mi piaceva allora e mi piace ora, però… Però è una mise che non avrei indossato per un matrimonio; abbiamo capito che in questo caso molte regole sono saltate dunque va bene più o meno tutto ma non sono convintissima. Chic, ma anche boh.
Riuso anche per la cognata Sofia, in attesa del quarto bebè: nel suo caso l’abito dégradé della stilista Lilli Jahilo, già indossato per la cena di gala in onore dei premi Nobel nel 2022 (December chic shock e boh (parte prima). In quel caso mi aveva lasciato qualche perplessità, trovandola una mise non troppo adeguata all’occasione né alla stagione; in questo caso mi piace di più, anche se l’abito è tutt’altro che impeccabile e il color mandarino non esalta la carnagione chiarissima della principessa.
Ma le scarpe con quell’osceno plateau, un dettaglio brutto e pure fuori moda, arrivano direttamente da uno show degli ABBA? (purtroppo no, sono Gianvito Rossi, il modello Manila 120). Boh il vestito, shock le scarpe.
Non mi dispiace Laurentien dei Paesi Bassi, anche lei convertita al capedress, e una ragione c’è: l’abito è Missoni, e dunque realizzato in jersey, che dona al modello leggerezza e una certa contemporaneità. Il limite è che il tessuto è piuttosto rivelatore di ciò che c’è sotto, e dunque richiede che l’underwear sia perfetto. La principessa olandese ha scelto un abito lungo non particolarmente da sera, e infatti l’aveva indossato 2015 per l’inaugurazione del Parlamento, occasione di primo piano in cui le signore della famiglia reale vestono abiti lunghi e cappelli. Boh; non mi convince fino in fondo ma è molto meglio di come si veste di solito.
(Ph: Fredrik Solstad/VG Norge)
Per la festa di nozze anche i membri della famiglia reale che per la cerimonia indossavano l’abito tradizionale si sono cambiati; molto graziosa Amalie Giæver Macleod, cui Mette Marit ha prestato un vecchio abito Vera Wang, Purtroppo ora come allora il tessuto è pieno di grinze, ma lei è un delizia e il gesto pure, visto che i ragazzi sono così giovani che potrebbero lasciarsi domani.
Se volete un consiglio dalla vostra Lady, allargate la foto e guardate bene i gioielli della fanciulla: collier e anello Cartier con pavé di diamanti intorno ad ametista cabochon. Il collier è stato venduto a giugno a Londra, dalla casa d’aste Bonhams, per 17.920 sterline (poco più di ventimila euro); non so se tratti proprio di questo o di uno uguale, però è veramente un bel pezzo. Due, con l’anello. Chic.
(Ph: Fredrik Solstad/VG Norge)
Mette Marit sceglie Valentino; l’abito è bello, raffinatissimo, ed è pure forse il più adatto per un matrimonio, però la stola dà alla mise un tocco da profeta biblico di cui non si sentiva la mancanza, e l’orlo così lungo è veramente incomprensibile: non è certo l’altezza di Mette Marit, che supera 1,75, il problema. Peccato, con un po’ di attenzione ai dettagli la mise sarebbe stata perfetta, così boh.
Mi piace molto Ingrid Alexandra, che un giorno siederà sul trono di Norvegia. Altro soprabito color ghiaccio proveniente dall’armadio materno (questo è Max Mara) che copre quasi completamente l’abito blu Galven London, caratterizzato da un incrocio allo scollo: potete vedere il modello nella foto sotto.
Vi dirò, questo mix di giorno e sera su una ragazza coì giovane mi piace assai, come pure la semplice coda di cavallo per un evento importante, Chic.
Alla fine evviva gli sposi! Anche se quei dolcetti messi così sembrano candele votive davanti alla statua di qualche santo. Magari sant’Olav, patrono della Norvegia, Re guerriero che gli sciamani se li faceva girare intorno a un dito.
Attenzione! Red alert! L’account X (che una volta si chiamava Twitter) dei Principi di Galles ha appena rituittato gli auguri di buon compleanno fatti pubblicamente ad Harry da Buckingham Palace!
Certo, mi direte che non si sono sprecati ma insomma, considerando la freddezza tra i due fratelli osservata appena due settimane fa, alla cerimonia in memoria dello zio Lord Robert Fellowes (Breaking News – Divisi, as usual) non era scontato.
La cosa si fa interessante! L’autunno promette senz’altro bene, e non perché è la stagione preferita di Lady Violet.
Oggi Prince Harry The Duke of Sussex entra negli anta, e contrariamente a quanto da molti ipotizzato (Lady Violet invece dubbi ne aveva pochi) da Buckingham Palace sono arrivati gli auguri, accompagnati da una bella fotografia del festeggiato.
Henry Charles Albert David nasce a Londra, al St. Mary’s Hospital di Paddington, come il fratello, i nipoti e qualche cugino. Sin dalla nascita la stampa si accanisce sul rapporto padre/figlio, rivelando che Charles avrebbe voluto una femmina, e che rimase perplesso davanti ai capelli rossi, più Spencer che Windsor. La testa rossa è anche alla base di uno dei più odiosi pettegolezzi che girano da quattro decenni, che cioè il piccolo principe fosse figlio naturale dell’irrimediabilmente rosso Maggiore Hewitt, istruttore di equitazione di Diana poi promosso dall’infelice principessa a più personale e intimo incarico. La storia, scandagliata in ogni più piccolo dettaglio, rivela che la relazione tra Diana e il maggiore iniziò ben dopo la nascita di Harry, dopo la quale si manifestò la prima grave crisi nel matrimonio dei Principi di Galles. Harry era veramente troppo piccolo quando perse la madre, e nonostante tutti i tentativi di proteggerlo messi in atto dal padre adolescenza e giovinezza non sono state semplici. Probabilmente la vita militare è ciò che gli si confaceva di più, sicuramente una delle cose che ha amato di più. Abbondantemente superati i trent’anni ha incontrato quella che sembrerebbe la donna della sua vita, Meghan, con la quale, nonostante le origini che più diverse non si potrebbe, ha notevoli punti di contatto, a partire da una famiglia di provenienza, diciamo così, complicata. Con lei ha deciso di lasciare Londra e approdare in California; il timing, e non per colpa loro, è stato francamente disastroso: prima la pandemia, che ne ha limitato fortemente le eventuali attività, poi la morte di Queen Elizabeth e infine la doppia malattia che all’inizio di quest’anno ha colpito King Charles e Catherine; situazioni queste ultime che avrebbero dato ai Sussex quella visibilità e quella autorevolezza a lungo cercate. Come sapete non sono particolarmente appassionata alle attività di Harry&Meghan, che in genere non mi sembrano particolarmente interessanti, Invictus Games a parte, il progetto cui Harry probabilmente tiene di più, sicuramente quello che lo rappresenta meglio. Oggi il principe festeggerà in famiglia, con i suoi bimbi Archie e Lili che ha spesso definito come il più bel dono che la vita gli ha fatto. A Natale la famigliola è stata invitata dallo zio Charles Spencer; accetteranno l’invito e passeranno le feste di fine anno nel Regno Unito? Vedremo, intanto auguri a questo splendido quarantenne.
P.S. oggi è un giorno ad alto tasso di royal compleanni: la Reina Letizia compie 52 anni e Daniel, consorte di Victoria di Svezia, ne compie 51. Mi perdoneranno se li cito solo en passant, ma i compleanni a cifra tonda hanno sempre la precedenza!
Meno di una settimana fa ragionavamo sul fatto che probabilmente tutti ricordano dov’erano quando la BBC diede la notizia della morte di Her Majesty Queen Elizabeth II (La foto del giorno – Due anni); Lady Violet ha abbastanza anni e abbastanza memoria da ricordare anche quando arrivò la notizia della morte di Grace de Monaco.
O meglio, ricordare quel momento sospeso tra l’incidente, la mattina di lunedì 13 settembre, la morte della principessa, la sera del giorno seguente, e la diffusione della notizia, la mattina del 15. Ricordo della rivista che per battere la concorrenza, quando Grace era ancora in vita, uscì con l’atroce titolo “Grace e Stefania vive per miracolo”, e il pezzo per il TG1 di Lello Bersani, esperto di cinema e di costume, il cui incipit (cito a memoria) era qualcosa tipo: Musa di Hitchcock e vincitrice di un Oscar, un’attrice non può volere di più; moglie di un sovrano e madre di tre bei figli, una donna non può volere di più. Tutto vero, ma una vita banalizzata così mi fece una grande impressione.
Come sarebbe accaduto 15 anni dopo per Diana – ma con toni molto più soft – si parlò di complotto, nella fattispecie della volontà di tacere che responsabile della morte della madre fosse la diciassette Stéphanie, alla guida senza patente. Dopo tanti anni la verità sembra acclarata in tutta la sua straordinaria banalità: madre e figlia partono verso le 9.30 dalla residenza di Roc Angel; la principessa deve partecipare ad un ricevimento e decide di adagiare sul sedile posteriore l’abito che deve indossare, perfettamente stirato. Dunque si mette lei direttamente alla guida della Rover, con la figlia accanto. Poco dopo l’auto sbanda, rompe il guard rail e precipita per una quarantina di metri nella sottostante scarpata, ribaltandosi varie volte. Stéphanie viene estratta nell’unico modo possibile, dal finestrino del guidatore (da qui il sospetto che guidasse lei). Ha fratture varie ma se la cava mentre Grace appare subito in condizioni disperate. L’autopsia rivelerà due distinte emorragie cerebrali; una probabilmente causata dall’incidente mentre l’altra potrebbe essere causa stessa dell’incidente: la principessa, che aveva lamentato forti mal di testa nei giorni precedenti, potrebbe aver avuto un ictus o un’ischemia, perso i sensi e dunque il controllo dell’auto. Si conclude così, in modo assurdamente “normale” una vita per molti aspetti straordinaria, Stéphanie, risanata nel corpo, si trascinerà a lungo le conseguenze di quel giorno, responsabile di molta della sua infelicità e delle sue stranezze, che solo ora, alla soglia dei sessant’anni, sembra aver superato trovando la pace. Per Lady Violet fu la fine di un sogno, ma l’incanto di quella bellezza così perfetta e inimitabile, resterà per sempre.
Trovate qui il ricordo per il quarantesimo anniversario, e link ad altri articoli su di lei: 40 anni senza Grace
Mentre è ancora viva l’eco del video con cui la Principessa di Galles ha annunciato la fine della terapia chemioterapica – ne parleremo anche noi, sto preparando un post di approfondimento – due domande in particolare sono emerse tra le tante. La prima se il video, così diverso dalla classica comunicazione della Royal Family indichi un cambio di rotta; la seconda, ora che abbiamo buone notizie sulla salute di Catherine, come sta l’altro illustre ammalato di famiglia, il re?
(Ph: Aaron Chown/PA Wire)
Ebbene sono arrivate come una tempesta di fine estate le fotografie della visita che oggi hanno fatto a Buckingham Palace le Black Ferns, cioè le ragazze della squadra neozelandese di rugby femminile. In un clima allegrissimo Charles è stato travolto dagli abbracci delle incontenibili fanciulle. Abbracci che il re ha dimostrato di gradire molto, definendoli “very healing” molto salutari.
Preso dall’entusiasmo King Charles ha anche aperto un piccolissimo squarcio sulle sue condizioni, quando si è detto assai dispiaciuto di non aver potuto includere la Nuova Zelanda nel prossimo tour in Oceania. Lui e Camilla il mese prossimo – dal 18 al 26 – visiteranno l’Australia, per poi raggiungere le Isole Samoa e presenziare all’incontro tra i capi di governo dei paesi del Commonwealth. Il re ha confidato alle sue ospiti che i medici che lo hanno in cura gli hanno proibito di allungare ulteriormente il viaggio ma insomma, otto giorni dall’altra parte del mondo mi sembra una notizia piuttosto buona.
(Ph: Aaron Chown/PA Wire)
Quanto alla comunicazione istituzionale, ve la immaginate la defunta Queen affogata di abbracci? A me questa svolta piace, e mi sembra che Charles stia aggiungendo alla materna rigorosa consapevolezza del ruolo una buona dose del carattere allegro del padre, cui peraltro somiglia sempre di più.
La Principessa di Galles ha appena diffuso un video in cui annuncia di aver completato la chemioterapia.
Un viaggio doloroso, complesso e spaventoso per chi è malato di cancro e per chi gli sta vicino, ma anche un modo per guardarsi dentro in un modo che mai si sarebbe pensato possibile. Si impara, come è accaduto a lei e a William, a non dare nulla per scontato e a godere delle piccole cose. Guarire completamente è l’obiettivo della principessa; per ottenerlo ci vorranno ancora tempo e cure, ma spera di poter partecipare a qualche evento pubblico nei prossimi mesi. Lei e William sono grati per tutto l’aiuto ricevuto; la cortesia, l’empatia e la partecipazione di tanti sono stati un dono prezioso. Questa nuova fase porta con sé speranza un nuovo senso di speranza e di apprezzamento per la vita. A tutti quelli che continuano il loro viaggio con la malattia assicura di rimanere al loro fianco, mano nella mano. Fuori dall’oscurità aspetta la luce, possa brillare intensamente.
Questo il senso del messaggio, sintetizzato rapidamente per cui mi scuso di eventuali imperfezioni; guardate il video anche se con l’inglese ve la cavate così così, è veramente potente. Alla fine, è l’amore che conta.
A message from Catherine, The Princess of Wales
As the summer comes to an end, I cannot tell you what a relief it is to have finally completed my chemotherapy treatment.
The last nine months have been incredibly tough for us as a family. Life as you know it can change in an… pic.twitter.com/9S1W8sDHUL
— The Prince and Princess of Wales (@KensingtonRoyal) September 9, 2024
L’ultimo weekend di agosto – solitamente segnato dal ricordo di Diana e della sua tragica morte – quest’anno ha goduto di un’aria più leggera, grazie al matrimonio norvegese che ha unito la primogenita dei sovrani, Märtha Louise, al suo fidanzato, il sedicente sciamano Durek Verrett.
(Ph: Maja Moan)
E questo è l’argomento con cui riprendiamo la nostra rubrica dopo la pausa estiva, con un post che alla fine ho diviso in due parti data l’abbondanza di materiale. Con due premesse: la prima è che è sempre difficile commentare gli abiti da sposa, scelti di solito in funzione di come una ragazza (di qualunque età) è, come si vede e come si sente. Avete notato che quelli che ci convincono sono pochissimi? Ecco. La seconda premessa è più personale: lo sposo non mi piace affatto, anzi istintivamente mi repelle proprio. Mi fa una pessima impressione e tra tanti royal consorti, maschi e femmine, visti negli anni mi sembra senz’altro il peggiore. Bene, dopo la mia dichiarazione d’amore iniziamo con la cerimonia, celebrata sabato 31 al culmine di tre giorni di festeggiamenti. La sposa è apparsa aureolata di veli e con lungo strascico come fosse una fanciulla al primo amore, e forse lei si sente davvero così, nonostante il primo matrimonio, le tre figlie, il divorzio e la tragedia del suicidio di lui.
Märtha Louise è bella, la sua è una maturità molto piacevole. Per il vestito si è rivolta ad una stilista norvegese, Tina Steffenakk Hermansen, gettonata soprattutto per gli abiti da sera, amati anche dalle signore della famiglia reale, e quelli da sposa. Ora, partendo dal presupposto che Lady Violet mai avrebbe scelto una cosa del genere – dato che l’età che avanza ha anche i suoi vantaggi, compreso quello di non vestirsi da meringa – proviamo a fare un’analisi. La linea dell’abito non è male, sottolinea i punti forti della sposa (braccia a parte) e ha delle trovate furbe, tipo la scollatura a V che slancia; avrei però evitato quei fiorellini, decoro inutile che trasforma un potenziale chic in sicuro strapaese.
Stendo un pietoso velo sul velo – addirittura dotato di calata anteriore – e sullo strascico, con laccio da polso che sarà più comodo per camminare ma non giova all’aspetto generale. Contrariamente al solito non mi dispiacciono i capelli sciolti, a stento trattenuti dalla tiara, dono del nonno per i suoi 18 anni. Che indossava anche per il primo matrimonio, e non ha portato benissimo; ma siamo certi che il marito sciamano sia in grado di contrastare qualunque superstizione. Märtha Louise ha spiegato che la tiara rappresentava qualcosa di vecchio, l’abito qualcosa di nuovo mentre qualcosa di blu era un particolare simbolo creato da Durek e ricamato all’interno. Non pervenuto il qualcosa di prestato.
Terribile l’orgiastico bouquet rosa, per non parlare dei sandali d’argento con zeppa; forse, data la lunghezza dell’orlo dei pantaloni dello sposo, sarebbero stati più adatti a lui. Shock.
Sembra che il dress code dicesse no gold, e abbiamo capito perché; l’oro è evidentemente riservato a Durek, addobbato con un finto frac con accessori dorati: dalla fusciacca in vita – che col frac non si porta, ci va un panciotto bianco – all’orrenda cravatta plastron tipo fazzolettone, con doppia piega. Un insieme che mi ha evocato il protagonista di una immortale canzone dello Zecchino d’oro del tempo che fu: il Torero Camomillo. Oro anche per il ricamo sulle maniche: il monogramma degli sposi – che compare anche sul velo della sposa – composto dalle loro iniziali più un simbolo egizio, in riferimento all’epoca in cui le loro anime si incontrarono per la prima volta. Addirittura. Shock.
(Ph: EPA)
La famiglia reale – con l’eccezione del re e del principe ereditario, sorprendentemente in smoking, e non è stata una bella sorpresa – ha optato per il bunad, l’abito tradizionale norvegese. Va detto che lo indossano spesso, ma in questo caso mi è piaciuto molto; una dichiarazione di intenti, quasi politica: noi siamo la Norvegia, e chi se ne importa delle eccentricità californiane (quest’ultima è solo la mia interpretazione). Chic.
E se eccentricità dev’essere, ci pensa la zia Astrid, sorella maggiore del re: 92 anni di buon umore. Io non so cosa sia quella cosa in testa, se fa parte del costume tradizionale o un’idea sua, ma la trovo fantastica. Allegramente chic.
Che ne avremmo viste di ogni è stato chiaro fin da giovedì 29, quando la truppa nuziale si è imbarcata alla volta di Ålesund, città nei pressi del fiordo di Geiranger, dove si sarebbe celebrato il matrimonio. Abiti casual per tutti, ma a lasciarci senza fiato è stata Mette Marit, che indossava una giacchetta con annesso bacarozzo del brand norvegese Paula. Shock, e che la festa incominci!
Le danze si sono aperte giovedì sera con un party a tema “sexy & cool”. Sarà per un velato riferimento al talamo nuziale che gli sposi si sono presentati stile pigiama party? Abbinatissimi, con due mise nello stesso tessuto rosa acceso tutto cosparso di H, sigla del brand di abiti Hést che li ha realizzati, di cui la principessa è socia.
Perché insomma, va bene due cuori e un fiordo, ma business is business (e infatti l’esclusiva è stata venduta a Hello/Hola, e credo pure a Netflix, che si sta specializzando nel pararoyal, cosa che sembra abbia fatto imbestialire re Harald). Shock+shock, anche volendo fingere di non vedere le fibbie a forma di cuore che decorano il vestito di lei.
Il secondo giorno è iniziato con l’immancabile crociera tra i fiordi – che comunque vale sempre la pena – lui cioccolatoso con pullover variegato gianduia del brand norvegese Holzweiler e sneakers Gucci, lei stile cow girl, forse in omaggio alle origini statunitensi di lui, con giacca e gonna in pelle sempre di Hést e una camicia multicolor di Bruce Glen, brand specializzato nel trattare i colori con originalità. Posso dire? Terribili ma sorprendenti, perché si sono sempre presentati piuttosto abbinati, e invece in questo caso no. Shock ma attenzione, per una volta i protagonisti non sono loro.
Sul molo prima dell’imbarco compare la famiglia di principi ereditari con i due figli in comune; manca Marius, figlio di primo letto di Mette Marit, che dopo la recente storiaccia di violenza contro la fidanzata è volato in Toscana, ospite di un altro matrimonio. C’è però a sorpresa Amalie Giæver Macleod, la deliziosa ragazza del diciottenne Sverre. Mi piacciono tutti: Mette Marit ha lasciato a casa il bacarozzo, optando per un comodo pullover (Paula) su pantaloni giallo limone di Victoria Beckham, la figlia Ingrid Alexandra ha preso dal guardaroba materno la Garden Party bag Hermès e Amalie ha fatto un ottimo debutto. Chic.
Pronti all’imbarco anche i (pochi) ospiti di altre famiglie reali; ecco Constantijn e Laurentien dei Paesi Bassi. Lei mi fa pensare a Elton John – saranno gli occhiali, ma contribuiscono pure gli orecchini Angelo Moretti – indovina l’abbinamento di sfumature di rosso e bordeaux (i pantaloni sono Twinset) ma poi ci aggiunge una camicetta etnica e pure una sacca fantasia pigiama di Tiger (sì, proprio il negozio super low cost, brava Laurentien) lui sostiene comunque la moglie, che di questi tempi non è poco. Un grande boh.
E voi, siete pronti per imbarcarvi per la seconda parte?
Ho cercato a lungo una foto per celebrare la giornata di oggi, che segna i due anni da quando la nostra amata Queen se n’è andata dal suo Philip.
Questa mi è piaciuta molto: uno scatto forse rubato, sicuramente un po’ mosso, con genitori e sorellina. Quando erano ancora la famiglia del Duca di York, e tutto quello che sarebbe accaduto era ancora lontano, quasi impensabile.
Si dice che tutti ricordino dov’erano e cosa facevano mentre accadeva qualcosa di clamoroso e spesso drammatico. Ecco, io quel giorno ero davanti allo schermo del pc, da cui arrivavano le immagini e le parole della BBC. Sapevamo che stava per succedere, che forse era già successo. Come accade a volte, alcuni episodi della mia vita si sono intrecciati con quegli ultimi mesi, dal settantesimo anniversario dell’ascesa al trono alla scomparsa. Quegli eventi, non tutti piacevoli, stanno arrivando a soluzione; un altro soluzione non ha, e il ricordo rimane cristallizzato a quei giorni. Le cose cambiano, ma penso che lei, Elizabeth, resterà ancora a lungo sullo sfondo delle nostre vite. Della mia, sicuro. In fondo Lady Violet è nata grazie a lei.