Royal chic shock e boh – Special papal edition (parte seconda)

ASSOLUTAMENTE BOH

Il primo boh è più di metodo che di merito e nasce dall’osservazione delle mise scelte dalle signore presenti non come mogli di, ma per il ruolo politico che esercitano direttamente. Le più importanti, almeno per noi – la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni – erano vestite in maniera simile: capo scoperto e completo pantaloni nero. In pratica erano vestite da uomo. Sulle donne di potere che preferiscono abiti più o meno maschili si potrebbe scrivere un libro, e forse un giorno Lady Violet scriverà se non libro almeno un post, intanto osserviamo nel dettaglio le due signore.

Ursula von der Leyen non è cattolica ma è baronessa, dovrebbe quindi sapere che i bottoni dorati sono troppo chiassosi per un funerale. E francamente avrei anche evitato il giacchino corto in favore di una giacca più lunga e strutturata, così mi fa pensare a un ballerino di tango, tacchetti compresi. A meno che non volesse omaggiare le origini argentine del Papa defunto.

Meglio il completo scelto da Giorgia Meloni: bella la giacca, non male i pantaloni, a palazzo ma non ampi come quelli che indossa spesso e più che un palazzo ricordano il Colosseo, e non donano alla sua figura minuta. Cui non donano neppure le calze color cipria che si ostina a indossare: in generale creano uno stacco cromatico e non la slanciano, in questa occasione sono sbagliate e stop. Devo però rimarcare che qui non sono tanto le calze il problema, quanto la presenza della signora Patrizia Scurti, segretaria particola della presidente, che segue come un’ombra anche dove non dovrebbe, tipo il parterre dedicato alle autorità in rappresentanza dei Paesi. Che, vale la pena ricordarlo, spetta a chi rappresenta il proprio Paese, non chi ha un ruolo professionale anche se di assoluto prestigio.

Restando in ambito politico, lui è stato senz’altro uno dei protagonisti della giornata (e di un paio di fotografie di rara potenza). Dal febbraio 2022 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky indossa tenute di sapore di militare, per ricordare a tutti che il suo Paese è in guerra. Molti approvano, molti altri no; personalmente approvo lo sforzo di vestirsi di nero, sforzo che vari signori, di ben altre condizioni, non hanno fatto. Corretta la consorte Olena, seduta alla sua destra.

(Ph: Filippo Monteforte/Getty Images)

E veniamo a chi, pur non avendo problemi di guardaroba, ha preferito il blu. Che non è un errore in senso stretto, in quanto agli uomini era richiesto abito nero o scurissimo, che vuol dire grigio (scelta migliore, dopo il nero), o appunto il blu. Che però sotto la luce diretta del sole spesso vira in tonalità più accese. Ora, siccome non parliamo di persone che hanno un solo abito scuro, non capisco questa riluttanza. William di Galles è recidivo, non è la prima volta che si presenta in blu invece che in nero; anzi, penso che un abito nero non ce l’abbia proprio. Non capisco, e non mi adeguo.

Però questa foto con lui che saluta Giorgia, i raggi del sole che si riflettono sulla sua ampia fronte, è assai simpatica.

(Ph: Instagram @queenrania)

I sovrani di Giordania in questa occasione mi sembrano quegli studenti intelligenti che non si impegnano. Lui è un altro dei blue brothers, lei indossa correttamente il nero e il capo velato, ma sceglie una mise un po’ così, a partire dal giubbotto di Alaïa, non particolarmente adatto all’occasione, abbinato a una bella gonna a trapezio Dior, in mano la borsa Gabrielle di Moynat

(Ph: Vandeville Eric/ABACA /ipa-agency.net)

Scivola poi sulle calze nude e sulle scarpe Christian Loubutin, il modello Iriza 100 che ha dunque tacchi di 10 centimetri; troppo alti, che non le davano nemmeno un’andatura troppo elegante, come si vede nei video. E a volerla dire tutta hanno pure le suole dipinte di rosso, simbolo della maison; per carità. Insomma, potrebbe impegnarsi di più, e non ho dubbi che lo farà.

(Ph: Getty Images)

Lei le calze le ha nere, e sarebbe impeccabile se non fosse per l’orlo della gonna. La fascinazione di Laura Mattarella per le gonne sopra al ginocchio resta per me un mistero.

ASSOLUTAMENTE SHOCK

(Ph: Raphael Lafargue/ABACA)

Terribile Maria Teresa del Lussemburgo, che è arrivata a capo scoperto (ma ha in mano una mantiglia, per cui penso che durante la cerimonia se la sia messa). A parte la linea dell’abito – che credo sia un soprabito, non le dona affatto e confesso mi ha fatto pensare a un copriteiera – peggiorata dal cinturone Etro, le maniche di chiffon sono assolutamente inadatte, come la caviglia chiara che sbuca dall’orlo. Deludente anche il Granduca, di solito assai chic; lui è uno di quelli che ha indossato l’abito blu, ce ne faremo una ragione. Eviterò di parlare della lunghezza dell’abito sfoggiato dalla signora che li segue, ma come si fa?

Il blu di ogni abito maschile impallidisce davanti a quello scelto dal Presidente USA Donald Trump, aggravato dalla cravatta blu fosforescente (Don, sulla cravatta non si discute, dev’essere nera). Costernato anche il gentiluomo del Papa Mariano Hugo Windisch-Graetz, lui sì veramente impeccabile. Tra loro la First Lady Melania, che è cattolica e quel giorno compiva 55 anni. Una piccola premessa, dato che della signora sicuramente parleremo ancora nei prossimi mesi e per qualche anno. Personalmente la trovo sicuramente bella, piuttosto interessante, spesso ben vestita ma quasi mai davvero elegante. Ha un fisico notevole e un eccellente portamento imparato immagino sulle passerelle del suo passato da modella, ove mai ne avesse calcata una (io non ne ho mai viste, ma magari mi sbaglio). Ha buon gusto, sa cosa le sta bene, e ha la possibilità di acquistarlo. Però la trovo sempre piuttosto artefatta, mai naturale. La trovo insomma enigmatica (aggettivo che mi piace molto) e dotata di allure, ma la classe è altro che portare bene un bell’abito. Tutto ciò premesso, analizziamo la mise di oggi: soprabito doppiopetto Dolce&Gabbana, bellissimo, sobrio anche se più potente che modesto. Piazzata in testa una mantiglia calata sulla fronte, quasi fosse una frangetta; completano la mise delle calze nude talmente leggere da sembrare che non le avesse, e il solito tacco 12(mila).

(Ph: Dan Kitwood/Getty Images)

Ciliegina sulla torta, i guantini di pizzo, che assestano un brutto colpo all’amore di Lady Violet per i guanti.

Il peggio del peggio, altro che shock, ultrashock: le foto fatte col cellulare dalle autorità. Comportamento già assai criticabile nei comuni mortali, assolutamente imperdonabile da chi ha un ruolo di primo piano. Alla fine ci siamo dovuti abituare agli applausi, ma le foto no, dai.

A questo punto non vedo l’ora di scoprire chi sarà il prossimo Pontefice, e di assistere alla sua intronizzazione. Dunque a presto, spero.

Se vi siete persi la prima parte, la trovate qui: Royal chic shock e boh – Special papal edition (parte prima)

Nascite e compleanni

Cari ospiti del sofà di Lady Violet, mi sono assentata qualche giorno – un breve viaggio e contemporaneamente un piccolo infortunio che non mi consente di stare a lungo al pc – ed ecco che un’altra principessina è arrivata, prima di quanto ci potessimo aspettare, visto che la fotografia della mamma incinta era apparsa solo tre settimane fa (Belle notizie).

Ed è così che i sovrani di Giordania sono diventati nonni per la seconda volta: tre giorni fa è nata ad Amman la piccola Amina, primogenita della principessa Iman e del marito Jamaal, con l’imperdibile copertura social di nonna Rania. In meno di 20 giorni sono nate tre piccole royal – Athena Mapelli Mozzi il 29 gennaio, Ines di Svezia il 7 febbraio e Amina il 16 – consideriamolo un segno di pace e speranza, e soprattutto speranza nella pace.

Sessantacinque anni fa invece non c’erano i social, e la comunicazione era senz’altro più sobria – si diceva che una vera signora doveva comparire sui giornali solo tre volte e per tre precisi motivi: nascita, matrimonio e morte – eppure quel lontano venerdì di fine inverno la notizia, almeno nel Regno Unito, ha la sua rilevanza. Alle tre e mezza del pomeriggio vede la luce a Buckingham Palace Andrew Albert Christian Edward, primo principe a nascere da un sovrano in carica dai tempi di Queen Victoria. Il pupo, secondo maschio di Queen Elizabeth II e di Prince Philip, scavalca la sorella maggiore Anne e diventa the spare, mentre Charles resta the heir. Pessima mossa, ancorché obbligata. Bello, allegro, sfrontato, tutto il contrario del meno aitante e più melanconico Charles. E infatti sembra che il cadetto si lamenti spesso della sua collocazione, affermando di poter essere un re migliore del fratello. All’inizio sembra avere un suo perché (e Lady Violet confessa un certo, come dire, interesse nei suoi confronti). Negli anni dell’adolescenza non si comporta male, soprattutto a Gordonstoun, la scuola superiore già frequentata dal padre e dal fratello (che la odiava), dove la cura del fisico è importante quanto la formazione culturale, se non di più. Riesce persino a diventare un eroe, partecipando alla guerra lampo contro l’Argentina per il possesso delle isole Falklands/Malvinas. Sposa la rossa Sarah, diventa padre, e sembra avviato alla vita un po’ noiosa e un po’ inutile del figlio cadetto di due genitori di quel calibro. Il divorzia arriva presto, e probabilmente neanche per colpa sua, poi inizia una lenta costante discesa. L’improvvisazione, l’arroganza, la mancanza di cultura diventano le caratteristiche che lo contraddistinguono.

Ma c’è di peggio, di molto peggio. L’amicizia con Jeffrey Epstein, milionario di origine più dubbia del suo patrimonio, pedofilo e spacciatore di carne umana, meglio se minorenne. Epstein muore in carcere nel 2019, ma la sua ombra si stende inesorabile sulla vita del vita del principe, che pensa di poter gestire lo scandalo – in effetti ha sempre pensato di essere al di sopra di tutto e tutti – decide di fare a modo suo e ovviamente lo fa malissimo. A novembre del 2019 compare sugli schermi della BBC, intervistato da Emily Maitlis, ed è il disastro: i sudditi e il resto del mondo vedono un uomo bugiardo, arrogante, con poco cervello, pochi modi e molta boria. Una catastrofe, che lo costringe ad annullare i sontuosi festeggiamenti per i sessant’anni, nel 2020 (Le foto del giorno – 19 febbraio). Allora però ricevette gli auguri pubblici dalla Famiglia, che oggi si è ben guardata dal farglieli. E temo che si sia pure offeso, e ancor una volta non abbia capito nulla.

(Ph: Glyn Kirk/Pool/AFP via Getty Images)

Se questa storia vi interessa e volte saperne di più, c’è una miniserie, A very royal scandal, che dovrebbe essere visibile su TimVision, perciò non l’ho ancora visto. Altrimenti potete leggere Courtiers di Valentine Low, royal correspondent del Times che rivela parecchi retroscena, da prendere naturalmente sempre con un po’ di misura. C’è anche in italiano, si intitola Cortigiani ed è edito da PiEmme.

Le foto del giorno – Tre Re dall’Oriente

Questa si presenta come una settimana ricca di visite di stato, il che vuol dire che avremo molte mise di cui parlare! Questa mattina l’Emiro del Qatar, Tamīm bin Ḥamad Āl Thānī è arrivato a Londra, accompagnato dalla prima consorte, la sceicca Jawaher. L’emiro ha altre due mogli, e un totale di 13 figli (per ora), ma Jawaher – sua cugina di secondo grado – è la consorte principale, e quella che lo accompagna negli eventi formali.

A ricevere i reali qatarioti c’erano i Principi di Galles, che li hanno scortati fino all’incontro con King Charles III. Presente con nostra gioia Catherine ma assente Camilla, che questa sera darà il cambio alla nuora per lo state banquet.

Ma sai che questo emiro… per chi ama il genere bruno tenebroso è niente male (parlo solo dell’aspetto, evito di pronunciarmi sulla politica), mentre il povero William sembra piuttosto spelacchiato, oltre ad essere anche più basso, cosa che gli capita di rado. Catherine, un po’ provata ma in buona forma, sceglie il bordeaux, colore feticcio della stagione, mentre la sceicca è tradita dalla lunghezza del bel cappotto, che la fa sembrare una pedina degli scacchi.

Total bordeaux anche per la Reine Mathilde, che con il marito Philippe ha oggi ricevuto il sultano dell’Oman Haitham bin Tariq Al Said in visita in Belgio. Contrariamente al collega qatariota il sultano indossa l’abito tradizionale, attirando su di sé l’attenzione distogliendola dal cappello da brigante della Reine, cosa di cui gli siamo grati. Il sultano ha una bella moglie – credo una sola – ma l’ha lasciata a casa, peccato.

È a Bruxelles anche il re di Giordania Abdullah II che, accompagnato dal figlio ed erede Hussein, ha incontrato il Segretario Generale della NATO Mark Rutte.

Insomma, all’Epifania manca ancora un mese, ma nel Vecchio Continente sono già arrivati i Re Magi!

C’è un Silver Jubilee!

Mentre siamo concentrati sulla salute di un sovrano seduto sul trono da pochi mesi, allargando lo sguardo ne troviamo un altro che ieri ha celebrato il giubileo d’argento.

È il 7 febbraio 1999 quando, abbastanza a sorpresa, Abdullah sostituisce il padre sul trono di Giordania. Hussein, il “piccolo re”, quando muore ha solo 63 anni ma soffre da tempo di un linfoma non Hodgkin, per il quale si sottopone ciclicamente a terapie negli USA. Durante l’ultimo ricovero diventa evidente che non c’è più nulla da fare e lui torna a morire in patria. Ricordo che ogni Paese che veniva sorvolato dall’aereo reale faceva alzare dei caccia per scortarlo in segno di rispetto; non so se sia pratica comune, ma mi sembrò molto bello, e bello mi sembra ancora. Avvicinandosi la fine il sovrano aveva fatto cambiare la costituzione rimuovendo dal ruolo di principe ereditario il fratello minore Hassan – accusato di aver abusato del ruolo di plenipotenziario durante l’assenza del sovrano – sostituendolo con il figlio Abdullah. Che è stato probabilmente il principe ereditario dalla carriera più breve, almeno della storia recente: 14 giorni, dal 24 gennaio al 9 febbraio. Accanto a lui diventa regina la moglie Rania, giovanissima – appena 28 anni – e bellissima. Nel tempo è diventata anche elegantissima, distinguendosi per il sostegno alle donne e il contrasto alla discriminazione sessuale, aspetto che la fa molto apprezzare in occidente, un po’ meno dai più integralisti del suo Paese e del mondo arabo.

Ieri dunque nella corte del palazzo Raghadan l’importante ricorrenza è stata celebrata con una sobria cerimonia, cui non saprei dire se seguiranno altri festeggiamenti. La situazione nell’area come si sa è assai delicata, e infatti oggi il sovrano è partito per un tour che toccherà USA, Canada, Francia e Germania per caldeggiare il cessate il fuoco nella striscia di Gaza.

Il tutto si è svolto alla presenza della famiglia reale quasi al completo: manca il figlio minore Hashem ma ci sono i principi ereditari ad aprire la fila. Dopo di loro la madre del Re, Muna, le figlie dei sovrani Iman (senza il marito) e Salma, il principe Faisal (fratello minore di Abdullah) con la moglie, e la principessa Alia, primogenita del defunto re. Dopo di lei una coppia che abbiamo già conosciuto; il principe Ghazi, cugino di Abdallah, con la moglie Maryam, la spagnola Miriam Ungría y López, vedova del principe Kardam di Bulgaria (Che fantastica storia). La signora rischia di diventare anche suocera reale, dato che si parla con insistenza di un flirt tra il figlio Boris e Catharina-Amalia d’Olanda, che a Madrid è di casa. Avrete notato che a parte il suo cappottino azzurro quello cammello di Muna le royal ladies sono vestite di nero. Se fossimo in occidente direi che, come uso in molte famiglie, ci si veste a lutto in onore del defunto nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa.

Ora, è vero che nel mondo islamico il nero non è il colore del lutto, ma è anche vero che ai funerali di Hussein le donne di famiglia erano in nero con il capo coperto da un velo bianco. Ulteriore conferma viene dalla immagine che ritrae i sovrani sulla tomba del defunto re; la regina è appunto in nero, con lo splendido cappotto Dior, il capo coperto da un velo bianco.

Come ha fatto per tutti i 24 anni precedenti, come le figlie che si intravvedono dietro di lei.

Dopo di loro, arrivano anche i principi ereditari, che devo dire finora non hanno goduto di particolare visibilità, soprattutto lei; ha la stessa età che aveva la suocera quando divenne regina, ma penso che la dolce Rajwa dovrà armarsi di santa pazienza.

Le foto del giorno – The birthday boys

Giornatona di compleanni questo martedì; protagonisti ben due sovrani, e pure un giovane principe.

(Ph: EFE/Zipi)

In senso rigorosamente geografico partiamo dal Rey Felipe VI, che festeggia i 56 anni essendo nato a Madrid il 30 gennaio 1968. Come tradizione per i Borbone nessun ritratto è stato pubblicato, né il compleanno è stato ricordato in alcun modo ufficiale. Il sovrano ha dedicato la mattinata alla normale attività, impegnato nelle tre udienze in agenda. E fatemelo dire, questo modo di ricevere le persone in stile tavola rotonda mi piace tantissimo.

Stampa spagnola deliziata dal fatto che, a una giornalista che gli chiedeva come si sentisse a compiere 56 anni, il re abbia risposto vamos tirando. A me invero ha ricordato un celebre tiremm innanz, ma loro probabilmente Amatore Sciesa non l’hanno mai neanche sentito nominare. Questo è il primo compleanno che Felipe trascorre col nido vuoto, senza le figlie; immaginiamo che trascorrerà la serata in compagnia della Reina, che oggi non aveva impegni. È noto che la coppia spesso esca la sera in maniera informale, concedendosi una cena o magari un film, com’è accaduto di recente. https://www.instagram.com/reel/C2m9Pk_o-5I/?igsh=YnVtd2VrcGZuOHIw

Alla corte hashemita il compleanno è addirittura doppio: Re Abdullah II compie 62 anni, mentre per il minore dei suoi figli, il principe Hashim, oggi sono 19.

(Ph: Instagram @queenrania)

La moglie e madre Rania è molto attiva sui social, e non sono mancati gli auguri per i suoi birthday boys. In entrambi i casi si è preferito uno stile casual: polo blu scuro per il re e tshirt bianca per la regina che gli sta accanto, foto giovanilistica con dedica che recita: Ogni giorno insieme è una benedizione! Buon compleanno Vostra Maestà. Immagine di serena solidità che credo sia molto gradita ai sudditi; Lady Violet non è suddita ma li trova deliziosi.

(Ph: Instagram @queenrania)

In tshirt è anche il giovane Hashim, ritratto in un bianco e nero che gli da un aspetto giovane ma non infantile. Queste le parole della madre per lui: Ricordo quel giorno come se fosse ieri! Quando sei arrivato ero pazza di felicità, e continui a donarmi gioia ogni giorno. Buon compleanno.

Alla corte giordana c’è questa strana coincidenza di compleanni: padre e figlio nati lo stesso giorno, mentre le due sorelle a un giorno (e quattro anni) di distanza l’una dall’altra; fanno eccezione la regina, nata a fin agosto, e il principe ereditario, a fine giugno. Vediamo cosa accadrà con le prossime generazioni, visto che dopo il doppio matrimonio dello scorso anno si spera nell’annuncio di un nuovo arrivo.

Un Natale di pace e speranza

Mentre vi immagino pronti ad iniziare le celebrazioni natalizie (io mi sono fatta male al ginocchio sano, dunque festeggerò a riposo con impacchi di ghiaccio) volevo lasciarvi con l’ultima Christmas card dell’anno, che peraltro viene da non cristiani. È accaduto che l’altro giorno, mentre cercavo informazioni sul sessantesimo compleanno dell’Infanta Elena (Le foto del giorno – Feste di famiglia) mi sia imbattuta in questa immagine, pubblicata dall’edizione spagnola di Vanity Fair e credo da nessun altro, almeno tra la stampa occidentale.

I sovrani di Giordania hanno inviato questo bel cartoncino per gli auguri di fine anno, con un ramo d’ulivo che si trasforma in una colomba messaggera di pace. Abdullah II e Rania sono particolarmente coinvolti dalla situazione nella striscia di Gaza non solo per ragioni storiche politiche e geografiche, ma anche personali. La regina è infatti di origine palestinese, e in queste settimane ha fatto sentire spesso la sua voce soprattutto in favore dei bambini di Gaza; ha anche scritto un pezzo per il Washington Post, che non ho ancora letto ma lo farò in questi giorni. Senza entrare nel merito della questione – troppo dolorosa e complessa per parlarne qui – devo dire che apprezzo molto il messaggio di pace e speranza, che l’impegno della regina rende tutt’altro che banale o scontato.

Se poi andaste sul profilo X di Rania vi trovereste questo messaggio, appena pubblicato, dedicato a tutti noi: “Our wishes of hope and prosperity to our Christian brothers and sisters this Christmas. We pray that God brings peace to the Holy Land and blesses our world with mercy and compassion” (Ai Cristiani nostri fratelli e nostre sorelle giunga questo Natale il nostro augurio di speranza e prosperità. Preghiamo perché Dio porti pace alla Terra Santa e doni al nostro mondo misericordia e compassione).

E se a questo punto mi consentite un tocco di frivolezza, trovo il biglietto di grande bellezza, con l’intaglio che sulla faccia esterna segue il disegno all’interno, com’è visibile nel reel (vi ricordo che il biglietto viene aperto al contrario perché l’arabo si scrive da destra a sinistra). https://www.instagram.com/reel/C1AQ3HDrglx/?igsh=MzRlODBiNWFlZA==

Buon Natale a tutti, di speranza e di pace. Vi aspetto sul sofà, col ghiaccio sul ginocchio.

Le foto del giorno – Italia, Italia

Dopo la smentita della corte Hashemita – confesso, me l’ero persa – in merito alla struttura costruita proditoriamente a Tavolara, che secondo il Corriere e il suo audace giornalismo d’inchiesta avrebbe dovuto ospitare non si sa bene quale festeggiamento per il royal wedding giordano (ne avevamo accennato qui La sera dell’henné), mi stavo perdendo anche un’altra notizia. Che riguarda sempre i sovrani di Giordania e il nostro Paese.

(Ph: Instagram @queenrania)

Sabato scorso, 10 giugno, Abdullah II e Rania hanno celebrato il trentesimo anniversario delle nozze, e la regina ha postato sul suo account Instagram una bella foto di lei e del re, rilassati e sorridenti in un interno piuttosto anonimo. Lei, splendente come sempre, indossa un abito avorio con ricami di Emporio Sirenuse, brand di Positano che propone in versione luxury le tipiche creazioni della Costiera. Per festeggiare dunque la bella sovrana sceglie l’Italia, e mica solo per la mise (notate la stola che copre le braccia – l’abito è smanicato – e il top che rende più pudica la scollatura). Dopo che i sovrani sono rientrati in patria, è stato rivelato che si sono concessi qualche giorno di relax per celebrare l’anniversario e riprendersi dallo stress del matrimonio del figlio ed erede, e per farlo hanno scelto il raffinato Lefay Resort sul versante bresciano del Lago di Garda, nella cittadina di Gargnano.

(Ph: Instagram @queenrania)

Nel secondo scatto della regina compare una delicata composizione floreale, che tutti i romanticoni del globo hanno interpretato come omaggio dell’adorante marito; se invece si tratta della decorazione dell’hotel per favore non ce lo dite. Ora conosciamo la meta verso cui era diretto il volo privato su cui era stato visto imbarcarsi il sovrano, lasciando l’erede a fare il reggente (Le foto del giorno – Sposo e Reggente). Insomma, la nuova formula dei matrimoni sembra essere “a voi le nozze, a noi la luna di miele”. Mica una cattiva idea!

Domani non prendete impegni, c’è il primo Trooping del Colur di King Charles III.

Va in scena il royal wedding – La cerimonia

Mi sono resa conto di avere titolato molti post sui royal wedding Scene da un matrimonio, espressione diventata popolare dall’omonimo, pall… noiosissimo film di Ingmar Bergman. Dunque questa volta si cambia! E andiamo a raccontare questo royal wedding di giugno.

L’appuntamento è per il pomeriggio di giovedì 1 a Zahar Palace, edificio eretto nel 1957 e da allora sede di molti eventi reali, come il matrimonio tra gli attuali sovrani, che il 10 giugno celebreranno il trentesimo anniversario. Alle 16.00 arrivano il Re e la Regina per dare il benvenuto ai 140 ospiti accuratamente selezionati: familiari, teste coronate e capi di stato. Lui molto emozionato, dimostra un po’ più dei suoi 61 anni; lei bellissima come sempre, con un trucco che resta impeccabile nonostante il caldo e gli almeno 200 baci ricevuti sulle guance levigate.

La prima sorpresa è la sua mise: ci si aspettava qualcosa di clamoroso, fastoso, magari ispirato alla tradizione mediorientale, invece Rania si presenta sobria, austera, quasi monacale. E in nero. Ora non fissatevi col colore, vi prometto a breve un post su colori e matrimoni. Per le nozze del primogenito la regina sceglie un abito Dior Haute Couture con corpino aderente e gonna svasata; sola decorazione un ricamo écru sugli alti polsini, il collo montante e la schiena; ricamo che viene riproposto anche sulla clutch. Oltre a tutto il resto, una lezione di fitting.

Iniziano ad arrivare gli invitati: la Principessa Muna, nonna inglese dello sposo, sceglie il lilla, che coi capelli bianchi è una meraviglia.

Stesso colore per Azza Al Sudairi, madre della sposa, in compagnia del marito e della famiglia saudita. Lei ha i capelli coperti da un velo all’uso del suo Paese. Entrambi i padri degli sposi parteciperanno attivamente al rito islamico, mentre le due madri seguiranno la cerimonia sedute vicine.

Riconosco solo qualche appartenente alla famiglia reale giordana, molti sono giovani, cugini dello sposo. Non c’è l’ultima moglie del defunto re, la Regina Noor, ma probabilmente ci sono i suoi figli, che non conosco. Col marito Ghazi bin Muhammad, cugino del Re, arriva in elegante caftano verde acido la spagnola Maryam al Ghazi, già principessa di Tărnovo per aver sposato il principe Kardam di Bulgaria, deceduto dopo anni di sofferenza in conseguenza di un incidente automobilistico. La sua rinascita dopo la tragedia l’abbiamo raccontata qui Che fantastica storia. Sicuramente non c’è Haya, sorellastra del sovrano, né il marito Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai, da cui è fuggita e sta divorziando tra problemi e pericoli.

Delizioso l’ingresso di Iman, prima figlia dei sovrani: meno di tre mesi fa la sposa era lei. Per le nozze del fratello indossa un bell’abito beige di Ashi Studio, maison fondata dal saudita Mohamed Ashi, ormai un punto di riferimento dell’Arab style. La madre le rivolge uno sguardo ammirato e orgoglioso; Rania dev’essere una di quelle donne che sono un toccasana per l’autostima dei figli. Se invece siete come Lady Violet, avrete rivolto uno sguardo sorpreso e desolato al copritermosifone in legno finto antico.

Poco prima delle 17.00 è la volta dello sposo. Indossa un’uniforme che non gli da un’aria troppo marziale, ricca com’è di fregi e greche, frizzi e lazzi, ispirata a quella indossata dal padre per il suo matrimonio. In occasione delle nozze, il principe ha ricevuto dal padre la spada hashemita, copia di quella forgiata nel 1916 per Abdullah I, primo re della dinastia e bisnonno dell’attuale sovrano (con la revoca del mandato britannico, la Giordania ha ottenuto l’indipendenza il 25 maggio 1946). Realizzata col ferro estratto nei pressi del castello di Ajiloun, reca inciso un versetto del Corano: “se Dio ti protegge non sarai mai sconfitto”. A Lady Violet, non particolarmente amante delle armi, sembra soprattutto un po’ lunga per il proprietario. Poi è vero che esiste tutta una mitologia riguardante spade e sciabole, spesso dotate di nome proprio (Excalibur, Durlindana); storie affascinanti che magari un giorno racconteremo, ma oggi più che mai pensiamo all’amore, non alla guerra.

Mentre Hussein raggiunge il suo posto, arriva a palazzo la Rolls Royce Phantom V realizzata nel 1968 per la regina Zein Al-Sharaf, nonna del sovrano. A bordo c’è Rajwa, accompagnata da Salma, sorella minore dello sposo; Iman le aspetta sulla porta.

Le due principesse, vestite in modo totalmente differente (la più giovane indossa un abito azzurro di Stella McCartney) svolgono il ruolo di damigelle della sposa, che al suo apparire rivela infine il segreto meglio mantenuto di ogni matrimonio: l’abito nuziale. In questo caso accompagnato da una deliziosa sorpresa: sarà il fratello minore dello sposo, il principe Hashem, diciotto anni di tenerezza e goffaggine, ad accompagnare la quasi cognata e il suo voluminoso strascico all’altare (in senso figurato naturalmente, non ci sono altari nel rito islamico).

A creare l’abito con cui Miss Rajwa Al Safi diventa sua Altezza Reale la Principessa Ereditaria di Giordania è stato incaricato il libanese Elie Saab, già autore di altri celebri wedding dress in uno stile inconfondibile, principalmente in pizzo. In questo caso niente pizzo, ma un modello in crêpe con due punti di forza: il primo è lo scollo asimmetrico sottolineato dal drappeggio in diagonale che scolpisce l’abito addosso alla sposa. So che le asimmetrie non piacciono molto, e dunque non tutti approveranno: personalmente le adoro, trovo che la linea geometrica si adatti meravigliosamente alla figura alta e slanciata di Rajwa, e anche alla sua natura razionale di architetto. Tra l’altro, il web ha prontamente fornito una immagine di Rania, in cui indossa esattamente lo stesso scollo in un abito, sempre di Saab, del 2001.

Secondo punto di forza il sontuoso strascico che parte dalla vita, quasi fosse una sopragonna, aggiungendo volume e importanza. La decorazione tridimensionale è composta da 550 petali che formano dei fiori, in parte applicati anche sul velo in tulle di seta. Sei chili (!) di perline e cristalli completano l’abito, immagino contribuendo a renderlo piuttosto pesante e difficile da manovrare. Inoltre la sposa, probabilmente per non sovrastare il suo sposo, indossa delle babbucce rasoterra che ne ingoffano ulteriormente la camminata.

Questo secondo me è il vero limite di quest’abito, che peraltro mi è piaciuto molto: il sensazionale primo impatto si è un po’ perso col movimento, anche a causa del percorso accidentato – gira a destra, a sinistra, sali le scale, scendi le scale, passa sotto l’arco – che sposa e accompagnatore hanno dovuto compiere per raggiungere il gazebo dove si sarebbe svolta la cerimonia. In certi momenti sembrava di assistere a Giochi senza frontiere (se siete troppo giovani, beati voi e googlate). Insomma, diciamo un modello adatto più alla lineare sontuosità di una cattedrale. Un pensiero di comprensione e stima per le due povere quasi cognate costrette a inseguire la sposa pancia a terra cercando di tenere sotto controllo quello tsunami di tessuto.

Sui capelli bruni di Rajwa, separati da una scriminatura centrale e sciolti sulle spalle – insomma una spettinatura – brilla una nuova, inedita tiara di diamanti, che lei indossa come un cerchietto, e resta staccata dal velo, lasciando visibile uno spicchio di capelli. La tiara, con gli orecchini in abbinamento, è una creazione del gioielliere francese Fred. Lateralmente si vedono degli elementi di calligrafia araba a formare le parole “Rajwatum min Allah” cioè “una preghiera esaudita da Dio” frase pronunciata – e pure pubblicata su Instagram – dalla regina Rania in riferimento alla futura nuora.

La cerimonia è officiata dal dr Ahmed Al Khalaileh, imam di corte. Non conoscendo il rito islamico, mi ha colpito il fatto che la sposa non parli, per lei parla il padre. Meno male che almeno firma!

Particolare lo scambio delle fedi: gli sposi sono arrivati indossando l’anello all’anulare destro, poi se lo sono sfilato a vicenda e infilato a sinistra. Segue casto bacio sulle guance, accolto con gratitudine da chi ancora ricorda il royal wedding kiss meno elegante di sempre (do you remember? tenete a mente questo matrimonio, c’è un elemento di cui parleremo a breve Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition). Dopo il brevissimo rito, tocca agli sposi ricevere auguri (e baci) dagli ospiti; ho notato che Rajwa non ha fatto il curtsy a nessuno, neanche ai sovrani in carica.

La festa continua – anzi, comincia – bisogna spostarsi a Al Husseiniya Palace; gli sposi lo fanno accompagnati da un corteo che si chiama Red Motorcade: a bordo di una jeep bianca (la stessa usata per le loro nozze dai sovrani) sono scortati da veicoli rossi, 8 jeep e 11 motociclette, nel loro prima bagno di folla da sposati. Io ho molto apprezzato i sidecar, e l’entusiasmo dei giovani volontari della fondazione del principe ereditario che tutti intutati hanno formato una simpatica e imperfetta bandiera

Arrivati a destinazione l’inevitabile, interminabile spettacolo a base di canti e danze tipici, culminato col taglio della torta. A sette piani (torna il numero sette, di particolare valenza simbolica per la Giordania), decorata con cascate di fiori azzurri.

In quel momento la tv di stato inquadra due cantanti: di mezz’età, con pancetta e giacca grigia come i capelli. Uguali. Due gemelli, praticamente Al e Bano. Felicità, forse un panino, no bicchieri di vino e al prossimo post, dedicato agli ospiti!

Scene da un matrimonio

Questa domenica è dedicata al primo royal wedding dell’anno, quello tra la principessa giordana Iman bint Abdullah II E Jameel Alexander Thermiotis.

Alcune immagini non sono eccezionali, essendo tratte dalla ripresa video della TV giordana; le altre vengono dal profilo IG della regina Rania. Tutte però raccontano di un bel matrimonio semplice (nei limiti del possibile per la figlia di un re) e romantico, perfetta sintesi tra oriente e occidente, secondo lo stile della Corte hashemita. Tema della decorazione il bianco: fiori candele cuscini in un allestimento curato dalla società giordana ADegrees.

La sposa è arrivata al luogo delle nozze, all’interno della residenza reale, al braccio del fratello maggiore, accompagnata solo da due piccole damigelle.

Deliziosa, indossa un abito di linea molto semplice, con dettagli in un tessuto semitrasparente arricchito da leggeri tocchi di pizzo, creato esclusivamente per lei da Dior. In testa un bellissimo velo di tulle ricamato, fermato da una piccola tiara di diamanti a me sconosciuta, che non è quella appartenente alla madre con cui Iman era stata fotografata in un recente ritratto, troppo importante per una sposa così giovane e un matrimonio intimo.

Fedele a sé stessa la bella madre della sposa, commossa come da copione, in un lungo abito plissé della collezione Dior Haute Couture 2022/23, con una clutch color argento. Maria Grazia Chiuri, direttore creativo della storica maison francese, piazza dunque un doppio colpo vestendo le due signore più in vista della giornata. Complimenti e un pizzico di italico orgoglio.

La sorella minore della sposa, la ventiduenne Salma, osa uno dei colori più di moda della stagione, il fucsia intenso, per un abito Andrew GN. Scelta bold anche per Rajwa, prossima sposa alla Corte giordana, che punta sul giallo acceso di un cape dress firmato Roksanda, secondo me un mezzo scivolone perché rischia di distogliere l’attenzione dalla sposa, unico peccato capitale in una cerimonia nuziale.

Mi è piaciuto molto il saluto tra il re e sua madre, la principessa Muna. Nata Antoinette Avril Gardiner, suo padre era un alto ufficiale britannico di stanza in Medio Oriente. Sposò il defunto re Husayn – si dice che i due si fossero conosciuti durante le riprese di Lawrence d’Arabia – il 25 maggio 1961 ma il matrimonio non fu ben accolto dai giordani, che non apprezzavano una regina occidentale che per di più aveva ascendenze ebraiche. La coppia ebbe quattro figli: oltre all’attuale sovrano, il principe Faysal e le principesse gemelle Aisha e Zain. Nonostante il divorzio del 1971, Muna è rimasta in Giordania, dove si è occupata principalmente della formazione delle infermiere.

Non è mancata la torta piramidale, che lo sposo, leggermente imbarazzato, ha tagliato con una sciabola che evidentemente, fortunatamente, non è abituato a maneggiare; in definitiva una bella festa di famiglia.

Auguri agli sposi! L’appuntamento ad Amman è per giovedì 1 giugno.

Queen Rania, fifty&fabulous (parte prima)

Quando viene alla luce, Rania Al-Yassin probabilmente è la principessina di casa, ma nessuno immagina un futuro regale per quella che a tutti gli effetti è una migrante. Suo padre è medico, la sua famiglia, palestinese, è originaria di Tulkarem in Cisgiordania, ma si trasferisce in Kuwait, dove Rania nasce il 31 agosto 1970.

La futura regina studia alla New English School, poi frequenta l’Università Americana del Cairo; dopo la laurea in Business Administration inizia a lavorare alla Citibank, poi passa alla Apple. In Giordania, paese nel quale la sua famiglia si è trasferita in seguito alla Guerra del Golfo. L’incontro col destino avviene una sera dell’agosto 1992, nel corso di una cena. La padrona di casa è Aisha, seconda delle sette figlie di Re Husayn, e tra gli ospiti c’è anche suo fratello maggiore, Abdullah, che manco a dirlo resta incantato da quella ventiduenne bella, intelligente e determinata.

Lui di anni ne ha trenta, è il primo dei cinque figli maschi del re ma non è l’erede al trono; è un ufficiale del regio esercito, ed è appena rientrato da una missione di due mesi nel deserto (la successione giordana ha regole piuttosto elastiche, e nel 1965 considerando la delicata situazione politica il Re al posto del figlio designa a succedergli il fratello Hassan). Per Abdullah è amore a prima vista, come racconta lui stesso nel suo libro Our Last Chance. Iniziano le telefonate, cui lei non risponde, e quando si trovano a parlare gli piega di aver sentito un po’ di chiacchiere sul suo conto. Lui la prega di non credere a tutto, poi chiede a un amico comune di intercedere; neanche questa mossa ha successo, ma l’amico rivela all’innamorato che anche la sua bella ha un punto debole: la cioccolata. Ed è così che davanti a una scatola di cioccolatini belgi Rania cede, e accetta un invito; è il novembre 1992, e Abdullah la sorprende cucinando lui stesso. I due passano sempre più tempo insieme; il 30 gennaio lui compie 31 anni e festeggia con una cena, Rania si ritrova seduta accanto al Re in persona, che resta a sua volta molto colpito da quella ragazza bella e intelligente. La notte stessa telefona al figlio: «quando vuoi che vada a parlare con i suoi genitori?» gli chiede.

La proposta di matrimonio non è proprio romanticissima, almeno per Lady Violet: Abdullah porta Rania a Tal Al-Rumman, un’altura nei dintorni della capitale Amman; sorridendo le dice che la loro relazione è diventata seria, e sposarsi sarebbe una buona idea. Lei non risponde; evidentemente anche in Giordania vale la regola del silenzio assenso, così si programma la visita ai genitori dopo due settimane.

Secondo l’uso al padre dell’aspirante sposo viene offerta una tazza di caffè, che egli però non beve finché la proposta non viene accettata; nel caso di un rifiuto il caffè resta intatto nella tazza. Sembra che la famiglia della futura sposa non conoscesse le ragioni della visita reale; immaginatevi l’ansia della padrona di casa, che prima si ritrova il sovrano in salotto, poi nota che quello non sta accettando ciò che gli viene offerto, un incubo! Alla fine la proposta è accettata, e il caffè bevuto.

Le nozze vengono celebrate ad Amman il 10 giugno 1993; la sposa indossa un abito dello stilista britannico Bruce Oldfield: un voluminoso pardessous a mezze maniche con collo montante, da cui parte lo strascico, sopra un abito (o dei pantaloni); realizzato in lucente seta avorio con ricami in oro, ispirati da un abito siriano esposto al Victoria&Albert Museum. Tra modello tessuto e ornamenti l’effetto finale è di grande pesantezza, che non esalta una sposa così giovane e graziosa.

Peggio mi sento col velo, che non è fermato da una tiara ma da un bandeau uguale al vestito, arpionato all’alto chignon che francamente avrei evitato data la differenza d’altezza tra i due. Una cofana che incredibilmente lievita ancora per il ricevimento nuziale, in abbinamento a un abito simile al precedente. Resta l’interrogativo se Rania avrebbe fatto le stesse scelte sapendo di sposare non un semplice principe, ma il futuro re.

La coppia va a vivere in un appartamento nei sobborghi di Amman, dono del sovrano, e conduce una vita piuttosto semplice. Nascono due figli, Hussein nel 1994 e Iman due anni dopo, ma i colpi i scena non sono finiti.

Re Hussein ha un linfoma non-Hodgkin che controlla con cicli di terapia negli USA: il sovrano ha 63 anni, quando diventa evidente che la malattia ha fatto il suo corso e lui ha i giorni contati. Dopo sei mesi passati alla Mayo Clinic in Minnesota rientra ad Amman per morire in patria; ricordo che su ogni Paese sorvolato dal suo aereo si alzavano a scortarlo due caccia, ideale staffetta in onore del monarca morente. Prima del rientro, nomina il figlio maggiore suo successore, al posto del fratello Hassan, di cui non apprezza (eufemismo) il modo in cui ha gestito la reggenza in sua assenza; è il 24 gennaio 1999.

Re Hussein muore il 7 febbraio, Abdullah è il nuovo sovrano; Rania, a 28 anni, è la regina più giovane del mondo.