Finito il viaggio ufficiale nel Regno Unito, oggi i Trump hanno partecipato alle celebrazioni per i 75 anni dal D Day, lo sbarco in Normandia.
A Portsmouth, da cui partì la gran parte dei mezzi navali per raggiungere la costa francese, c’erano naturalmente Her Majesty e il Principe di Galles e i Capi di Stato e di Governo dei paesi vincitori del conflitto. C’era anche Angela Merkel, mentre nessuno in rappresentanza del nostro paese.
La First Lady in total white, con in testa un disco volante piazzato sulle ventitré – con l’aggravante di essere firmato Philip Treacy – conferma l’assunto delle nostre mamme e delle nostre nonne: il cappello bisogna saperlo portare.
Peggio di lei solo Theresa May, ma appare talmente disfatta che non me la sento di infierire. Deliziosa invece Sua Mestà in rosa carico; leggo alcune critiche da parte di chi preferirebbe in queste occasioni vederla vestita in tinte più pacate, che ovviamente non condivido. In questo caso tra l’altro al total pink fa da supporto a una spilla particolare, la Centenary Rose Brooch: una rosa Queen Elizabeth è incisa e dipinta a mano su una superficie di cristallo di rocca, incorniciata da una doppia fila di diamanti.
I diamanti sono 100, e la spilla fu commissionata dalla sovrana ai gioiellieri G. Collins&Sons nel 2000, per festeggiare il secolo di vita di sua madre. Immagino che questo sia un omaggio a quella che Hitler chiamava “la donna più pericolosa d’Europa”, che non scese sul campo di battaglia ma sostenne con la sua forza il marito e il proprio paese. Nel suo discorso la Regina ha ricordato suo padre e il discorso del Re prima del D Day, ha parlato della sua come di una generazione di resilienti, e ha salutato così i reduci presenti: on behalf of the whole free world, thank you.
A nome di tutto il mondo libero, grazie.
Charles Prince of Wales –
Trumpeide, ultimo atto
Pensavate che avessimo finito? Invece no! Perché ieri sera com’è costume i Trump hanno ricambiato l’invito, ospitando il Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia – in rappresentanza della Regina che è rimasta a casa – a Winfield House, residenza dell’Ambasciatore statunitense.
Questa volta si è trattato di un ricevimento black tie, cioè con gli uomini in smoking, e meno male perché Mr President in frac un’altra volta non credo che l’avemmo retto. Comunque non ci ha deluso, sta male anche con l’abito da sera più semplice, soprattutto se accanto ha Charles perfetto fin dei dettagli: guardate i polsini della camicia. Terribile Camilla con un abito in tulle bianco ricamato; se non avessi saputo che è una creazione di Fiona Clare, che la veste spesso, avrei pensato che fosse l’abito della Prima Comunione della figlia (i figli di Camilla sono infatti cattolici come il padre, Andrew Parker Bowles). In compenso la collana di diamanti su quella scollatura a V sta a perfezione. La First Lady in Givenchy color corallo, solito modello con mantello che le piace tanto e porta spesso. Non mi fa impazzire, più che autorevolmente signorile, come immagino sia il suo obiettivo, la rende inutilmente matronale.
Naturalmente non stupisce che lo stile di Melania tenda a fare proseliti, come è evidente nella padrona di casa Suzanne Ircha Johnson, con indosso lo stesso modello in versione regina delle nevi. Possiamo stupirci se Camilla cerca sostegno in un calice di rosso?
Bianco anche per la first daughter Ivanka, che ieri ha visto le royal ladies in abiti candidi ed è corsa ai ripari.
La mise en place. La sala da pranzo non è grandissima, è un po’ affollata e l’effetto finale è un po’ disordinato. 
In compenso si è mangiato anche italiano; ma che dite, la fresh burrata era fatta col latte del Wisconsin?
Let’s party now!
Alle cene di gala si va in bianco!
E la First Lady si adegua, con un abito molto bello e molto Jackie style. Invece Mr President non ricorda troppo Jack (Kennedy, of course). Però con quel frac lo vedrei bene in un famoso film; vi ricordate il primo film di Mary Poppins, con la parte a cartoni animati affollata di camerieri/pinguini? Happy and Glorious Her Majesty, con la Burmese Ruby Tiara, un po’ sacco informe l’abito della Duchessa di Cornwall (ma basta spostare lo sguardo, puntarlo sulla Greville Honeycombe Tiara, e passa tutto). Sullo sfondo, tra la regina e Melania, mi sembra di vedere la Duchessa di Cambridge, anch’essa in bianco. Attendiamo con ansia altre immagini, ci soddisferanno assai, in my humble opinion.
La foto del giorno – 3 giugno
Sottotitolo: oh my God s’è rimessa il cappello!
Dopo il private lunch a Buckingham Palace i Trump continuano a impazzare per la royal London, ed eccoli invitati per l’afternoon tea a Clarence House, residenza del Principe di Galles e di sua moglie, che ha sostituito la mise total white di stamattina con un abitino da casa a pois. Charles vuoi fare il re? E allora ti devi bere l’amaro calice, altro che tea. Io però Donald che mangia tramezzini e tartine con la tazzina di porcellana tra le manone che immagino più avvezze a boccali di birra (o tumbler di whiskey) proprio lo vorrei vedere. Intanto la povera Melania col passare delle ore sta virando da marinaretta a torera, per carità liberatele la testa!
Trump(ets) at Buckingham Palace
Eccoli qua, i Trump sono atterrati (in elicottero) a Buckingham Palace per un lunch, accolti da Her Majesty The Queen, The Prince of Wales e la sua consorte, The Duchess of Cornwall. Svelato l’arcano: non si sono inchinati; niente bow lui né curtsy lei.
La regina è in verde acqua (con la Round Cambridge Emerald Brooch appuntata sulla spalla), bianco con dettagli blu per la prima signora americana, bianco puro per la seconda signora inglese, blu per i signori: un confronto fa i due è francamente improponibile, ma almeno Mr President ha allacciato il primo bottone della giacca, e non era scontato. C’è da dire che le loro espressioni raccontano davvero la gioia dell’incontro.
Dato però che Her Majesty è una donna di mondo ha recuperato rapidamente, e gratificato il suo ospite di un sorriso furbetto che sembra proprio dire Sa quanti Presidenti ho conosciuto prima di lei? Undici!. Ma veniamo al dunque, cosa pensiamo delle mise?
Camilla mi piace: sta molto bene in bianco e l’abito, un modello che le vediamo spesso, è perfetto per struttura fisica, età, occasione. Come sempre la perfezione è nei dettagli: gli accessori in beige chiaro freddo che non “sporca” il bianco ma lo esalta, guanti al polso sotto maniche a 7/8, clutch rigida, scarpe bicolori con mezzo tacco, e naturalmente le calze; insomma non ferma il traffico ma emana signorilità, che poi è esattamente ciò che deve fare. Quanto a Melania, che dire?
Il suo stile marinaretta, firmato Dolce&Gabbana, ha ricordato ai più la scomparsa Diana, ma con una differenza sostanziale: non troverete una foto della Principessa del Galles con un boater hat piazzato in quel modo. Perché? Ovvio, inclinato così solo i gondolieri sul Canal Grande (e attenti, che al primo soffio di vento finisce in acqua!). Per il resto no borsa, no guanti (figuriamoci!), no calze; sui tacchi a stiletto sul prato esercito il mio diritto all’astensione, ma sul make up mi pronuncio: orribile. Insomma la First Lady si conferma una donna senz’altro bella, a volte elegante, non sempre a proprio agio nel suo ruolo.
Una volta all’interno di Buckingham Palace le signore si sono tolte il cappello (Her Majesty anche il soprabito). Unfortunately i capelli del presidente sono rimasti al loro posto.
Come avevamo anticipato la Duchessa di Sussex – non esattamente una fan dei Trump – non si farà vedere essendo opportunamente impegnata col piccolo Archie, che oggi compie quattro settimane. Al lunch ha invece partecipato il Duca, che dall’espressione deve condividere l’opinione della moglie.
Chiudiamo con una foto imperdibile, e non perché si intravvede la brutta manicure della First Lady (e tanto meno perché mostra come la sua mise ne evidenzi la pancetta, cosa che un abito couture non dovrebbe fare mai) ma per la deliziosa complicità tra suocera e nuora. Better late then never.
La foto del giorno – 23 maggio
Il Principe di Galles è in Irlanda del Nord dove ha visitato la cittadina di Armagh, considerata il cuore religioso dell’isola dato che il suo vescovado fu fondato da San Patrizio in persona. Come futuro capo della Chiesa d’Inghilterra ha incontrato il vescovo anglicano Richard Clarke, primate dalla Chiesa d’Irlanda, e il cattolico arcivescovo Eamon Martin, a sua volta primate ma per la Chiesa di Roma.
Qui li vediamo all’interno della cattolica Cattedrale di St.Patrick, e le loro espressioni chiariscono perfettamente, in my humble opinion, la differenza tra cattolici e protestanti: guardano tutti in aria, ma l’Arcivescovo Martin col piffero che lo freghi! (sorry, non ho trovato una perifrasi efficace).
Sono stati un paio di giorni intensi, che Charles ha trascorso nelle due Irlande per confrontarsi su temi che da sempre gli sono cari: l’educazione, l’ecologia e i cambiamenti climatici; e immagino si siano affrontate le conseguenze di una eventuale Brexit, dato che uno dei principali problemi è quello dei confini tra l’Irlanda del Nord e l’EIRE. Il principe era accompagnato dalla moglie Camilla, e i due hanno mostrato, come sempre quando sono insieme, l’affetto, la sintonia, la complicità che li legano.
Magari non regnerà a lungo, ma Charles sarà un buon re, e Camilla una buona regina. A me piacerebbe che ricevesse il titolo di Queen piuttosto che quello di Princess Consort come negoziato prima del matrimonio, quando si decise che per non urtare la sensibilità popolare, ancora legata alla memoria di Diana, avrebbe assunto il titolo di Duchess of Cornwall piuttosto che quello di Princess of Wales, che le spetta in quanto moglie del Prince of Wales.
Il Ducato di Cornovaglia fu istituito da Edward III nel 1337 per assicurare all’erede al trono l’autonomia economica; il titolo relativo appartiene al figlio maggiore del sovrano e suo successore, non è ereditario e finora è stato di esclusiva pertinenza maschile; la futura sovrana consorte è dunque automaticamente Duchessa di Cornovaglia a partire da Joan of Kent, che sposò Edward il Principe Nero nel 1361. Prima di Camilla, Caroline of Ansbach moglie del futuro Re George II e Mary of Teck moglie del futuro Re George V usarono espressamente il titolo Her Royal Highness The Duchess of Cornwall and Cambridge la prima e Cornwall and York la seconda entrambe per i pochi mesi intercorsi tra l’ascesa al trono dei suoceri e il momento in cui i mariti furono creati Principe di Galles.
Insomma, anche se Camilla ha preferito il titolo di Duchessa di Cornovaglia e il low profile, di fatto è anche la Principessa di Galles. Come direbbe Shakespeare:
What’s in a name? That which we call a rose,
By any other name would smell as sweet.
Le foto del giorno – 15 maggio
Arrivano finalmente le fotografie del primo Garden Party dell’anno nei giardini di Buckingham Palace. Assente la Regina, che dovrebbe essere ancora a Windosr, la Royal Family è stata rappresentata al meglio dal Principe di Galles con consorte, reduci dal tour in Germania, con l’aggiunta della Princess Royal.
Rientrata dalla passeggiata serale con Miss Purple, ciascuna avvolta nel proprio impermeabile per affrontare il diluvio, mi godo in pace le immagini della primavera londinese nei giardini di Palazzo. E lasciatemi dire un cosa, adoro questi royals più agés, il loro garbo, la cordialità naturale, il mood rilassato, l’eleganza un po’ passée, i guanti, il mezzo tacco.
In grande spirito l’erede al trono – che quando riuscirà a sedercisi sarà un ottimo re – chic come solo lui sa essere in tight grigio chiaro, ombrello e cilindro d’ordinanza; la quintessenza dello stile British.
Tutta in bianco Camilla, con una mise un po’ pasticciata che non riceve alcun upgrade né dalla clutch pitonata, né dal cappello Philip Treacy, banalotto e soprattutto visto e rivisto.
Elegantissima Anne, che ha scelto una tonalità grigio azzurra molto raffinata, col vezzo dell’ampia banda in organza sul cappello. Voi mi direte: e quel rossetto geranio che c’entra? E io vi rispondo: con quel collier voi state a guardare il rossetto?
Il mio momento preferito. Perché hai voglia a vestire il cameriere con giacca e guanti bianchi, o la colf con grembiule di sangallo e crestina, quando c’è chi ha la fortuna di avere un intero drappello di beefeaters nelle loro uniformi scarlatte!
La foto del giorno – 10 maggio
In tutto il tran tran di questi giorni del nonno di Archie in viaggio in Germania con la sua consorte interessa poco o nulla. Loro invece, as usual, hanno fatto il loro dovere fino in fondo, in questo caso fino all’ultima pinta.
E a Monaco non si sono sottratti al rito della birra, che lui affronta con fiero cipiglio, mentre direi che lei non ci pensa proprio.
Lady Violet – che non beve birra a causa di uno spiacevole episodio occorsole all’età di sette anni – è ancora delle vecchia scuola e pensa che per festeggiare una royal birth sia meglio lo champagne, ma i tempi cambiano, i gusti pure, i prìncipi non ne parliamo, e i sudditi notoriamente apprezzano (anche) questo tipo di bionda. Prosit!
A Royal Calendar – 9 aprile 2005
Il giorno in cui il royal wedding più atteso, desiderato, esecrato, benedetto, maledetto, fu celebrato, e finalmente HRH The Prince of Wales sposò l’amore di una vita, Mrs Camilla Parker Bowles, née Shand.
Matrimonio civile, perché se lui a quel punto era vedovo lei era solo divorziata e la Chiesa Anglicana, come la Cattolica Romana, non consente in questo caso quello religioso. Il fidanzamento ufficiale era stato annunciato due mesi prima, il 10 febbraio, e le nozze fissate per venerdì 8 aprile, poi rinviate al giorno seguente perché lo sposo venne a Roma a rappresentare la Corona ai solenni funerali di Papa Giovanni Paolo II.

(Ph. Peter Macdiarmid/Getty Images)
Scartata l’ipotesi di celebrare la cerimonia in privato a Windsor Castle – si scoprì che la licenza per la celebrazione del rito veniva rilasciata con durata triennale, e ciò dunque avrebbe consentito a chiunque di sposarsi al castello – la coppia optò per Guildhall, il palazzo municipale a cento metri dal maniero, scegliendo la piccola Ascot Room (rendendo così la piccola sala il posto più in per i matrimoni, e infatti poco dopo ci si sposò pure Elton John). Presenti i figli degli sposi, fratelli e nipoti, il padre di lei, qualche cugino di lui; testimoni il principe William e Thomas Parker Bowles, assenti la Regina e il Principe Consorte.
Camilla era in un colore descritto come crema chiaro, scelta poco felice perché nelle foto sembra proprio bianco, e risulta francamente poco adatto.
Le signore Robinson e Valentine, titolari della maison omonima, crearono per l’imminente duchessa un completo formato da abito di chiffon di seta arricchito da un pizzo leggero a motivi circolari e pardessous coordinato, più ampio cappello di paglia Philip Treacy, che nella sua brillantissima carriera ha fatto di molto meglio. Non mancavano i tocchi royal: la spilla con le tre piume simbolo del Principe di Galles, appuntata un po’ infelicemente sul colletto, e la clutch firmata Launer, il brand delle iconiche borsette di Sua Maestà. Oltre all’anello di fidanzamento of course: un diamante taglio smeraldo fiancheggiato da baguette appartenuto alla nonna dello sposo, l’amata Queen Mom, che probabilmente lo ebbe in dono dal marito alla nascita della primogenita Elizabeth. Cosa pensiamo di questa mise? A me non dispiace ma neanche mi entusiasma, sicuramente avrei preferito un couturier di maggior talento, anche se in fondo la scelta riflette la personalità di Camilla, una donna pragmatica con uno stile classico e sobrio; l’unica royal bride ad aver riciclato l’abito da sposa, indossato due anni dopo, con accessori diversi, all’inaugurazione del Parlamento gallese. 
Al rito civile seguì nel pomeriggio una benedizione impartita dall’Arcivescovo di Canterbury – che aveva fortemente sostenuto questa scelta – nella St.George’s Chapel. La cerimonia, definita Service of Prayer and Dedication, fu trasmessa in televisione così tutto il regno – e non solo gli 800 invitati – fu testimone dell’atto di pentimento pronunciato dai futuri sovrani: We acknowledge and bewail our manifold sins and wickedness, Which we, from time to time, most grievously have committed, by thought, word and deed, Against thy Divine Majesty, Provoking most justly thy wrath and indignation against. (Riconosciamo, e piangiamo, i nostri molti peccati e vizi, che noi, di volta in volta, abbiamo molto gravemente commesso con il pensiero, con le parole e con le azioni, contro la tua Divina Maestà, provocando assai giustamente la tua collera e il tuo sdegno contro di noi).
La sposa si era cambiata indossando la seconda mise creata per lei da Robinson Valentine: un abito di leggero chiffon griogioazzurro sotto un soprabito in seta pesante nella stessa tonalità, con tocchi dorati in rilievo, e scarpe grigie. Un insieme elegante e molto adatto sia a lei sia alla particolare natura della cerimonia, che ho avuto occasione di veder dal vivo nel 2014 in una mostra dedicata alle spose al Victoria and Albert Museum.
Confesso che non mi aveva convinto del tutto; il contrasto tra due tessuti così diversi sembrava poco armonico e la manifattura del soprabito mostrava qualche pecca, ma col tempo mi convinco sempre più che questo resta uno degli abiti da royal bride più eleganti e meglio scelti degli ultimi anni.
E di quel copricapo, ne vogliamo parlare? Philip Treacy si riscattò ampiamente dal cappello indossato al mattino per il matrimonio civile inventandosi un cerchietto che evoca un fascio di spighe dorate, trasformando la sposa matura in una Demetra, una Cerere, una dea del grano e delle messi. Sublime. Deludente invece il piccolo bouquet tenuto in mano da Camilla, va bene il simbolismo dei fiori (il daffodil del Galles, le rose provenienti dai giardini di Highgrove) ma per una sposa adulta avrei preferito qualcosa di meno bambinesco, anche se meno abbinato all’abito (anzi meglio).
Alla benedizione religiosa c’erano anche Her Majesty e il principe Philip che hanno posato (abbastanza) sorridenti nella fotografia ufficiale; notate la raffinatezza del calzino lilla del Maggiore Bruce Shand, padre della sposa e l’assoluta bruttezza della mise della graziosa Laura Parker Bowles, stile usciere di Tiffany’s.
Oggi Charles e Camilla hanno festeggiato l’anniversario in Irlanda del Nord, alla riapertura di Hillsborough Castle; dopo quattordici anni di matrimonio – più tanti d’amore – si guardano ancora così. 
La foto del giorno – 6 aprile
Oggi è il decimo anniversario del terremoto che in pochi secondi distrusse una città si portò via 309 vite, molte giovanissime, devastò una comunità. Per non parlare delle centinaia di feriti – l’avete notato? li si dimentica presto; loro sono fortunati, si sono salvati, e sono considerati un po’ vittime di serie B anche se spesso le conseguenze li limiteranno per sempre – e delle migliaia di sfollati, e dei milioni anzi miliardi di danni. Perché ne parliamo? Questo è un blog che ha l’ambizione della leggerezza, ma l’anima abruzzese di Lady Violet oggi ha bisogno di una piccola sosta, e di un po’ di memoria.
Ricorderete che qualche mese dopo il terremoto, la riunione del G8 prevista alla Maddalena fu spostata all’Aquila, e i grandi della terra (più qualche piacevole aggiunta, tipo George Clooney) in un’operazione tra il cinismo e la buona fede furono portati a visitare il tragico presepe della città in macerie. Molti fecero promesse che sapevano non avrebbero mantenuto; George, spinto più dalla solidarietà che dall’arte realizzò il più brutto film della sua vita; anche le first ladies fecero il giro del disastro, sbigottite, commosse, accaldate. Alla première dame Carla Bruni in Sarkozy, forse a causa dell’italica origine, toccò un tour solitaria; immacolata in completo bianco sotto il sole a piccolo sembrò commossa e partecipe, se commozione e partecipazione si siano tradotte in aiuto fattivo, non saprei dire.
Ha sicuramente mantenuto la sua promessa la Germania, che in un gesto di riparazione per una strage compiuta dai nazisti a Onna nel 1944, ha ricostruito – a proprie spese e in tempi tedeschi – la chiesa del piccolo paese. Forte e gentile è la pietà.
P.S. Come sapete, la terra in quell’area ha continuato a tremare, e tre anni fa un nuovo terremoto ha portato ancora morte dolore e distruzione, colpendo Amatrice e altri centri. Nel 2017 il Principe di Galles, impegnato in un tour in Italia, ha visitato il paese annientato. Ecco il video; nei primi secondi il principe come non l’avete mai visto https://www.youtube.com/watch?v=QelCp5KE4Zk