Jackie, la donna che visse tre volte (parte seconda)

Il 25 novembre 1963 c’è un bambino che compie tre anni, ma non li festeggia in giardino con gli amichetti. Il 25 novembre 1963 c’è una bambina che due giorni dopo ne compirà sei, ma neanche lei li festeggerà come al solito. Il 25 novembre 1963 c’è una giovane donna che invece di organizzare due compleanni ha organizzato un funerale.

Quei due bambini nei loro cappottini di tweed azzurro  danno la mano alla loro mamma vestita di nero, il cui volto pietrificato fa da contrappunto ai marmi di Washington, e con lei accompagnano il padre nel suo ultimo viaggio. Che lo traghetterà dalla cronaca alla storia. Probabilmente considerata in famiglia come il fiocco sulla scatola del prodotto JFK («Venderemo Jack come sapone» diceva il padre, il ricchissimo e spregiudicatissimo patriarca Joseph P. Kennedy) Jackie in quei giorni tragici e cruciali diventa il centro di tutto. Lei a tenere insieme la famiglia, lei a studiare nei dettagli la cerimonia.

(Ph. PH2 Aaron Peterson/U.S. Navy)

Si ispira ai funerali di Lincoln: la bara sull’affusto di cannone seguito da un cavallo con gli stivali infilati alla rovescia nelle staffe, un’immagine che resterà famosa quasi quanto quella del piccolo John che (dietro suggerimento materno) fa il saluto militare al padre. Il 29 novembre Jackie incontra Theodore White della rivista Life,  nella casa di famiglia a Hyannis Port. Gli racconta di quanto Jack amasse Artù, l’eroe idealista raccontato in un libro e in un famoso musical «Don’t let it be forgot, that for one brief, shining moment there was Camelot» (Non sia dimenticato quel breve luminoso momento che fu Camelot) gli dice. Sul sole che tramonta su  Camelot nasce il mito.

L’alba spunta su Camelot venerdì il 20 gennaio 1961, quando si insedia la presidenza Kennedy; è un giorno freddissimo e le strade di Washington sono piene di neve. The Inauguration Of President John F. KennedyTra le tante signore che assistono all’insediamento del nuovo Presidente avvolte nelle loro pellicce spicca la nuova First Lady con un semplice cappotto beige. Gli uomini invece sono in tight, con cappotto e cappello a cilindro; ma quando il Presidente giura, e poi pronuncia il celeberrimo discorso Ask not, il cappotto se lo toglie; JFK, che a 43 anni è il più giovane mai eletto a quella carica, vuol dare da subito l’idea del cambiamento suggerendo energia, salute, potenza. Purtroppo è molto meno in salute di quanto si pensi, e Jackie – che avrebbe voluto reggere la Bibbia su cui giurare, come si fa oggi – sorride enigmatica: secondo qualcuno è perché sa quanti mutandoni e maglie di lana abbia lui sotto l’abito, per sopportare il freddo.

Alla sua prima apparizione ufficiale Jacqueline fissa già i canoni del suo stile, a partire da quel cappello – il pillbox – che diventerà il suo marchio di fabbrica. Oleg Cassini, il sarto che ha scelto come compagno in quest’avventura, è praticamente perfetto: un aristocratico nato a Parigi da padre russo e madre francese che ha studiato con De Chirico, poi si è trasferito negli USA dove frequenta il jet set, lavora nel cinema e veste molte attrici. Ne sposa una (Gene Tierney) si fidanza con un’altra (Grace Kelly); ha quel gusto francese che la nuova First Lady ama tanto e la cittadinanza americana, necessaria per enfatizzare il progetto dei nuovi States, quelli della New Frontier. Jackie ha solo trentun’anni, supera appena il metro e 70, è sottile e naturalmente elegante. Nei mille giorni che dura Camelot il couturier creerà per lei circa 300 mise con uno stile ben definito e immediatamente riconoscibili: linee semplici – preferita quella ad A per gli abiti – giacche a scatola con maniche 3/4, tessuti pregiati, quasi sempre monocromi. Con loro i neonati anni ’60 inventano la donna moderna.

La sera precedente all’inaugurazione i Kennedy partecipano a un gala, e l’abito disegnato da Cassini è pura perfezione: di una semplicità quasi grafica, realizzato in un pesante satin svizzero, unica decorazione un fiore stilizzato in vita. Una volta in auto per raggiungere il gala, il Presidente chiede all’autista di accendere l’illuminazione interna della vettura, in modo che tutte le persone sulla strada possano ammirare la moglie. Un abito di transizione: porta Jackie alla White House e tra le donne meglio vestite di sempre, e traghetta la moda in una nuova fase.

La conferma che la via imboccata è quella giusta arriva qualche mese dopo: il Presidente e la First Lady visitano il vicino Canada dal 16 al 18 maggio 1961; Jackie non è sicurissima di saper affrontare ciò che il nuovo ruolo le richiede, ma le sue foto in total red tra le Giubbe Rosse fanno il giro del mondo. Jackie appunta sulla spalla sinistra una spilla che rappresenta due frutti, in diamanti e rubini; è un dono di Jack, disegnata da Jean Schlumberger per Tiffany. Anche con gioielli e bijoux la First Lady promuove il made in USA: si tratti degli amati bangles di Schlumberger, cui finirà per dare il nome, o dei favolosi bijoux creati dall’amico Kenneth Jay Lane, creatore del collier a tre fili di perle (false) che Jackie indossa spesso e volentieri, anche nelle occasioni più importanti. (Kenneth Jay Lane è una delle passioni di Lady Violet, qui trovate un post dedicato proprio a lui e a Jackie Jackie, Kenneth e la collana dei sogni).

A giugno la definitiva consacrazione: i Kennedy vanno in visita ufficiale in Francia, il Paese da dove arrivano gli antenati di Jackie, i Bouvier. Parigi è l’amatissima città degli studi giovanili alla Sorbonne, ed è naturalmente la capitale mondiale della moda. Jackie alterna creazioni di Cassini ad altre di couturier francesi, realizzate però da una sartoria americana, Chez Ninon, su disegno e con materiali originali, secondo la tecnica “line to line”. È uno Chanel realizzato da Chez Ninon anche uno dei suoi abiti più famosi, il taiilleur rosa indossato a Dallas, il giorno in cui il sogno di Camelot affoga nel sangue (Quel tailleur rosa). 

Ma la sera del gala a Versailles è Givenchy a vestirla – con un abito bianco dal corpino ricoperto di fiori – e il solitamente sobrio De Gaulle, affascinato, la paragona a un quadro di Watteau. Se insieme sono una potenza di giovinezza, bellezza, eleganza, charme, humour (a Parigi Jack si presenta come “l’uomo che accompagna Jacqueline Kennedy”) anche nelle visite in solitaria Jackie incanta.

Sublime l’undici marzo 1962 per l’udienza privata in Vaticano, accolta da Papa Giovanni XXIII, in lungo nero con mantiglia.Splendida nei mille cambi durante il viaggio in India e Pakistan, accompagnata dalla sorella Lee Radziwill, dal 12 al 21 dello stesso mese. In nove giorni la First Lady indossa almeno 22 mise diverse; le cronache del tempo riportano una collezione di abiti declinati nei colori dei fiori delle spezie e della pietre preziose del subcontinente indiano: il bianco il giallo l’arancio il verde il rosa pesca.

Il 1962 non è un anno semplice per il matrimonio Kennedy; il 5 agosto viene trovata morta nella sua casa di Los Angeles Marilyn Monroe; che un paio di mesi prima, ubriaca e vestita di un abito color carne che poco lasciava all’immaginazione aveva cantato Happy birthday to you al presidente, in una serata al Madison Square Garden cui Jackie si era ben guardata dal partecipare. La storia è nota, e come spesso accade alle persone universalmente famose  pochi dettagli intimi vengono risparmiati dalla curiosità altrui. Lady Violet pensa che alla fine anche l’antagonismo tra Jackie e Marilyn abbia contribuito alla popolarità dei Kennedy, e alla loro leggenda. La raffinatezza di Jackie, la sua cultura, gli eventi artistici ospitati per la prima volta alla White House trovavano il loro contraltare in Marilyn – e nella sua performance – in un mix di alto e basso, di élite e di popolare.

L’anno seguente Jackie è di nuovo incinta, mentre Jack comincia a fare piani per la rielezione del 1964. Il 9 agosto nasce Patrick, ma è prematuro e muore due giorni dopo. Il colpo per la First Lady è pesante, nel suo passato ci sono già un aborto spontaneo e una bimba nata morta, Arabella.

Per riposare e riprendersi, parte con la sorella per la Grecia, dove incontra la famiglia reale al palazzo Tatoi. Accetta l’invito di Aristotele Onassis per una crociera sullo yacht Christina. Lei non lo sa, ma la sua prima vita sta per finire. La seconda però è già all’orizzonte. 

Qui trovate la prima parte del post dedicato a Jackie: Jackie, la donna che visse tre volte (parte prima)

Qui l’ultima parte: Jackie, la donna che visse tre volte (parte terza)

Qui il post dedicato al figlio John F. Kennedy Jr, che oggi avrebbe compiuto 60 anni A Royal Calendar – 16 luglio 1999

A Royal Calendar – 16 luglio 1999

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Un Piper Saratoga scompare nell’Oceano Atlantico, al largo di Martha’s Vineyard, Massachussets. Ai comandi del piccolo aereo John F. Kennedy Jr, con lui sua moglie Carolyn e la sorella di lei Lauren Bessette. Se mai gli USA hanno avuto una famiglia reale, è la famiglia Kennedy, e John Jr è l’erede designato a percorrere le orme del padre e a far rivivere il sogno di Camelot. È nato sotto i riflettori, due settimane dopo l’elezione di John Sr alla Presidenza, e impara a camminare tra i corridoi e i saloni della White House.

 

È il bambino col cappottino azzurro e le scarpette rosse che fa il saluto militare al feretro del padre. Quel giorno è il 25 novembre 1963, e quel giorno quel bambino compie tre anni.

jfk jr e onassisDopo la tragedia sua madre Jackie decide di lasciare Washington per trasferirsi a New York; nel 1968, scioccata dall’omicidio del cognato Bob e temendo di essere in pericolo, sposa il tycoon Ari Onassis, che le garantisce protezione – oltre a un favoloso tenore di vita – e la possibilità di far crescere i figli lontani dall’America.

Dopo la morte di Onassis la famiglia rientra a New York, nel grande appartamento al 1040 della 5th Avenue. John vorrebbe fare l’attore ma Jackie lo convince a iscriversi al college per diventare avvocato. La carriera legale del giovane Kennedy procede tra alti e bassi, fallisce per ben due volte l’esame di abilitazione e quando alla fine lo supera va a lavorare come New York City Assistant District Attorney. Vorrebbe prendere lezioni di volo, ma la madre si oppone strenuamente. Non potendo recitare, John si consola frequentando attrici e protagoniste dello showbiz; come nel famoso film della famosa amante del padre preferisce le bionde: Brooke Shields, Madonna, Sarah Jessica Parker e soprattutto Daryl Hannah, con cui resta per cinque anni e mezzo e sembra stia per sposare, quando Jackie si ammala. jfk jr daryl hannah

La ex First Lady ha solo 64 anni quando si scopre un linfoma Non-Hodgkin che in sei mesi la porta alla morte. Il figlio le sta accanto fino alla fine, per poi annunciare al mondo che Jackie è scomparsa «surrounded by her friends and her family and her books, and the people and the things that she loved». John ha 33 anni, è bello, simpatico, pieno di charme e pure ricco, avendo diviso con la sorella i 43.7 milioni di dollari lasciati in eredità dalla madre. È arrivato il momento di lanciarsi in un’altra impresa, che porta il nome di George, un mensile di politica e lifestyle che all’inizio sembra destinato al successo ma che invece inizia rapidamente a declinare. Nel frattempo conosce la donna della sua vita, e della sua morte. Lei si chiama Carolyn Bessette, è anche lei bionda, altissima, sofisticata. Viene dall’elegante provincia del New England, e sogna New York e il mondo della moda. Forse sogna anche il principe azzurro, e non sa che il destino ha in serbo per lei il più azzurro di tutti, lo scapolo d’oro par excellence. Comincia a lavorare come commessa da Calvin Klein, che secondo i rumors un giorno la incontra, la trova troppo chic per servire i clienti, e la promuove al dipartimento comunicazione. Ed è così che Carolyn incontra John. Si conoscono, si innamorano e decidono di sposarsi.

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Le nozze sono fissate per il 21 settembre 1996 a Cumberland Island, in Georgia, al riparo dagli occhi indiscreti; gli invitati sono solo cinquanta. La giornata del matrimonio è un mezzo disastro: la sposa ha chiesto a uno stilista emergente, Narciso Rodriguez l’abito perfetto, e lui ha disegnato un semplicissimo modello di raso con spalline, lunghi guanti e una stola di tulle a coprire le spalle. La perfezione sta nel fatto che l’abito sia un unico pezzo, senza bottoni o cerniere; purtroppo Carolyn non riesce a infilarlo e va nel panico. Ci vorranno due ore per risolvere la situazione, alla fine la sposa è perfetta ma gli ospiti sono stremati dalla lunghissima attesa, e quando la sposa alla fine compare arranca sui sottilissimi tacchi dei sandali, che sprofondano nel terreno morbido. Sia come sia i due finalmente si sposano e partono per la luna di miele in Turchia. Al ritorno vanno a vivere nel loft di lui a Tribeca, che a lei non piace, e tutti impazziscono per la golden couple.

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Inizia una vita ricca di mondanità, a cui lui non vuole e non può rinunciare, sempre in giro per il mondo ad affascinare possibili finanziatori per George che non sta avendo il successo sperato. Carolyn va presto in crisi, non sopporta l’attenzione ossessiva dei media e non riesce a trovare il suo spazio.

jfk litigio

Anche tra loro le cose cominciano a incrinarsi: lui vorrebbe un figlio ma lei si rifiuta, preferendo al marito i vecchi amici del mondo della moda – e, pare, la loro cocaina –  sembra non manchi neanche qualche scontro violento, ed è lui a ricorrere alle cure mediche. Dopo meno di tre anni la coppia è sull’orlo del divorzio, John è andato a vivere allo Stanhope Hotel, non sopportando il fatto che Carolyn ha dato le chiavi di casa ai suoi amici, che entrano ed escono a piacimento. A luglio del ’99 l’atmosfera è tesissima, ma bisogna partecipare insieme al matrimonio della cugina Rori Kennedy, l’ultimogenita di Bob nata quando il padre era già morto, che sabato 17 si sposa nella tenuta di Hyannis Port. Si decide di raggiungere il luogo della cerimonia in aereo: piloterà John, anche se non è espertissimo e sta guarendo da una frattura alla caviglia sinistra.

lauren bessette

Insieme a loro volerà Lauren, sorella maggiore di Carolyn, che lavora a Wall Street e forse si è offerta di far da paciere tra i due. Il decollo, previsto per le 18.00, avviene invece alle 20.39, mezz’ora dopo il tramonto. L’inesperienza di John come pilota farà il resto. L’America e il mondo restano col fiato sospeso per alcuni giorni, finché la mattina del 20 luglio uno dei natanti della Marina Militare messi a disposizione dal Presidente Clinton individua la fusoliera dell’areo. Nel pomeriggio del giorno seguente vengono recuperati i tre corpi; dopo le autopsie verranno cremati, e le ceneri sparse nell’oceano.

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Un’ultima nota tragica: John era angosciato dalle condizioni di suo cugino Anthony Radziwill, suo migliore amico e testimone di nozze, malato terminale di cancro. Anthony sopravviverà all’amato cugino  ma morirà meno di un mese dopo.

Come disse qualcuno all’epoca, è questa la meravigliosa maledizione di essere un Kennedy.