La settimana scorsa l’abbiamo dedicata tutta al Royal Ascot, ma va ricordato che nel weekend il Granducato ha celebrato la sua festa nazionale, e si è particolarmente sentita l’assenza del Granduca Emerito Jean, scomparso due mesi fa, il 23 aprile, e ricordato con commozione dal figlio Henri, attuale sovrano. Ieri mattina doppia cerimonia: alla Philarmonie Luxembourg e Te Deum in Cattedrale.
Famiglia granducale quasi al completo, sovrani in testa. Lui impeccabile in tight, lei in blu, con un abito perfetto – anche se non amo quelle maniche – per l’occasione e la sua figura, avanti anni luce rispetto alle giovani di famiglia (e non alludiamo a precedenze protocollari).
La generazione seguente, dicevamo. L’erede al trono Guillaume si è rasato la barba, e questa è l’unica novità che lo riguarda; la moglie Stéphanie starebbe discretamente, ma l’abito è un po’ troppo corto e soprattutto tagliato male, tanto che girano foto – che vi risparmio – in cui da seduta le evidenzia un’inelegante pancetta, che in effetti non sembra avere (a meno che… ma questa è un’altra storia).
Sua cognata Alessandra, quartogenita e unica figlia femmina dei Granduchi, arriva scortata dal fratello minore Sébastien. Da chissà quale baule ha tirato fuori un tailleur azzurro da mamma dello sposo anni ’80, filo di perle compreso. Non vorrei infierire su una ragazza, ma desidero chiarire che mio fratello s’è sposato nel 1987, e mia madre non era vestita così, ma per niente.
Insieme i figli di mezzo: il terzogenito Louis, a sinistra, è divorziato e va bene, ma il fratello maggiore Félix è regolarmente sposato; dov’è la moglie Claire? Come mai non s’è vista, considerando che la Festa Nazionale è anche il compleanno ufficiale del suocero? Le voci impazzano, come potete immaginare; ma io vorrei trovare risposta a un’altra domanda: perché Félix non riesce a comprarsi un tight della taglia sua?
Per il solenne Te Deum in Cattedrale le signore del Granducato hanno completato le loro mise col cappello: un bel pillbox verde per Maria Teresa, fascinator a fiori per Stéphanie, e fedora per Alexandra, che riesce nell’incredibile impresa di peggiorare ulteriormente il look della giovane principessa.
La sera ricevimento di gala a Palazzo, e Félix non s’è presentato proprio.
La Granduchessa elegante in abito nero, lo spolverino d’organza rosa non mi fa impazzire ma in questo caso alleggerisce efficacemente il nero dell’abito; la Belgian Scroll Tiara e gli orecchini di diamanti e perle fanno il resto.
Stéphanie finalmente al suo meglio; il rosso le dona più dei colori smorti che porta spesso, e i gioielli sono veramente mozzafiato: oltre alla Small Nassau Floral Tiara, splendidi gli orecchini, e favolosa la rosa di diamanti appuntata sull’abito.
In tutto questo splendore, alla deliziosa Alexandra tocca il ruolo di Cenerentola: non solo per la piccola tiara, con collier e orecchini, di turchesi, ma perché la parure non c’entra niente con l’abito. Riciclato. Dalla madre. Su quest’uso lussemburghese di riciclare i vestiti – soprattutto quelli di Maria Teresa – che ovviamente figlia e nuore, assai più alte, rimaneggiano in maniera a volte improvvida dovremo dedicare un post a parte, in questo caso va detto che va bene togliere i fiocchi di velluto delle spalle, tipicamente anni ’80, ma perché quella gonna bianca, perché?
Ieri, affogata nel pizzo, ha partecipato al disvelamento di un’opera dell’artista Jesper Christiansen nella Chiesa dei Danesi, oggi dopo una conferenza alla Maison du Danemark ha incontrato la Premiere Dame Brigitte Macron all’Eliseo, poi insieme hanno raggiunto il Centre Pompidou per la mostra della danese Sonja Ferlov Mancoba.
Confesso, il primo abito mi ha ricordato quei regali che tanti anni fa gentili signore dalle mani d’oro facevano a mia madre o a me, per il mio corredo (!). Si trattava solitamente di centrini di pregevolissima fattura, costati probabilmente ore e ore di lavoro certosino, ma francamente inutili e infatti mai utilizzati. Venivano confezionati in scatole, avvolti in una carta velina color corallo intenso – sempre la stessa, chissà perché – per far risaltare la raffinatezza dei dettagli. Nel secondo caso la Premiere Dame è fedele al suo stile ye ye, cui il rosa confetto aggiunge un tocco da Barbie fuori tempo massimo; Mary invece è venuta così come stava in casa, perciò la ringrazio dal profondo del cuore, perché ha la grazia di ricordarci che chiunque, per quanto elegante, prima o poi sbaglia mise. E questo è proprio il messaggio giusto per il lunedì.
Organizzata dalla branca spagnola, la cerimonia ha reso omaggio a organizzazioni e persone che si sono particolarmente distinte nella tutela del pianeta, nei tre campi d’interesse della Fondazione: lotta al cambiamento climatico, tutela tutela della biodiversità e gestione delle risorse idriche.
La visita a Madrid è stata l’occasione per incontrare alla Zarzuela el Rey Felipe VI, con cui Albert II ha in comune una particolarità: la madrina di battesimo. Victoria Eugenia, regina di Spagna e bisnonna di Felipe, tenne infatti a battesimo Albert nel 1958, e sostenne lo stesso ruolo per il pronipote nel 1968.
Oltre ai dieci anni, i due sovrani sono sono divisi da una quindicina di centimetri, e benché superi metro e 80 il Principe di Monaco sfigura un po’ accanto all’altissimo Felipe (e ci si mette pure quel bottone che minaccia di saltare…). Magari la presenza delle due consorti avrebbe un po’ riequilibrato le differenze, ma indovinate? Charlène non è andata! E dunque a Letizia non sarà parso vero di potersi defilare.
Ascot è il regno dei cavalli, no? Boh
Lui il cavallo ce l’aveva, eppure ad Ascot c’è andato in treno, il pigrone! Shock
Non mi ricordo dov’è che devo andare… boh
Si può essere eccessive in puro stile Ascot, piazzarsi in capo una rosa gigante, ed essere comunque chic.
Rose rosa in testa, rosa addosso, rosa nel nome (Rosie Tapner, modella); avrei evitato i sandali alla schiava, ma la trovo piuttosto chic.
Delizioso e aereo il cappello che evoca un cestino di fiori; peccato per quegli occhiali ma ciò che si vede della mise rosa antico sembra adeguato, e poi ha i guanti! Chic
Altro grande classico dell’occasione. C’è la signora che ha sterminato una voliera, e sarebbe stata anche elegante, ispirandosi alla scena di My Fair Lady che si svolge proprio ad Ascot ma si sa, Audrey è difficilmente replicabile. Boh.
Ogni anno c’è sempre anche quella che si riempie il capo di swiffer, poi piove e non sa che fare, che notoriamente lo swiffer bagnato s’ammoscia. Ma siamo sicuri che il cartone sia impermeabile? Shock.
Poi c’è anche chi rispolvera i ricordi di astronomia, e coi pompon ci fa un sistema solare. Non avrei messo assolutamente quegli orecchini, ma mi piace assai. Chic.
Io il mio campione, che coniuga mirabilmente il rigore dell’eleganza a quello del servizio, l’ho trovato. È lui, cane guida con cilindro, assolutamente chic.
Perché andare da soli? In gruppo ci si diverte di più! Anche se queste signore sono ad Ascot per lavorare: fanno infatti parte dello staff. Mi piace molto l’abito arancio, anche se avrei scelto un modello più adattabile a fisici diversi, non mi fa impazzire il bolerino nero. Insomma, boh.
Abbiamo detto arancio? Magari una bella sfumatura mandarino? C’è. Chi sono queste signore, e che cosa ci fanno qui? Shock.
Ma poi perché scegliere un colore solo? Buttiamoci sulla palette dei pastello! Mettiamola così, la foto è divertente, alcune signore sono meglio di altre, ma se devo dare un parere cumulativo non può essere che shock. Però sappiate che tutte coi guanti m’avete commossa.
Sarà che io amo i colori brillanti e li preferisco decisamente ai pastello, sarà che gli abiti etnici li trovo sempre eleganti (la quarta signora è splendida), questo gruppo mi è piaciuto subito. Ma la signora col cappello giallo e quei guanti orrendi sappia che da sola l’avrei bocciata. Insieme però sono chic.
Facciamo una cosa, buttiamoci sul bianco e sono sicura che saremo tutti d’accordo. Le signore sembrano essersi ispirati alla mise Givenchy indossata lo scorso anno dalla Duchessa di Sussex e hanno fatto bene, molto belli i dettagli – cappelli e borse – che evitano l’effetto collegio, brave! Chic.
A questo punto vi starete chiedendo se ad Ascot bisogna essere eccentrici per forza. Ovviamente no, ma naturalmente l’eccentricità viene fotografata di più. Però ve lo dico, sobrietà non è per forza sinonimo di eleganza, come dimostra Lady Kitty Spencer: senz’altro bello l’abito in pizzo Dolce&Gabbana (anche se gli abiti di pizzo francamente hanno stufato), però non mi piacciono gli accessori neri, e anche il cappellino Philip Treacy ha una forma che su di lei non mi convince. Boh.
Non so chi siano, ma sono veramente la quintessenza dello stile British: un’immagine che rimanda dritti ai libri di Agatha Christie. Li trovo sublimi, compresso il dettaglio superchic del cestino da picnic di Fortnum&Mason. Chic e grazie per esserci.
Chiudiamo come ogni assemblea che si rispetti, quando si è un po’ indecisi sull’argomento da trattare. Indecisi come la supermodel Jodie Kidd, che non sapendo quale cappello scegliere ha risolto così. Boh.
E se piove? Niente paura, abbiamo l’ombrello! Boh.
E se invece fa caldo? Ovvio, un bel ventaglio e passa tutto. Nonostante il viola, shock.
La lunga settimana di Ascot finisce qui, e alla fine del viaggio vi lascio con le parole il Divino Poeta: E quindi uscimmo a riveder le stelle. Shock (sono certa che Dante mi perdonerà).
Molto bello il tessuto melange del pardessous – peccato che in nessuna foto si veda l’abito che indossa sotto – splendido il cappello ricoperto solo in parte, e arricchito da fiori gialli e bianchi; sulla spalla la Queen Mother’s Shell Brooch, una delle preferite della defunta regina. È con lei il figlio Andrew, che essendo l’unico a non avere moglie (finché dura…) si presta spesso ad accompagnarla da quando il Duca di Edimburgo si è ritirato a vita privata. Il Duca di York quest’anno è stato il più assiduo ad Ascot, ma ha partecipato parecchio anche Peter Phillips, figlio della Princess Royal.
Oggi con lui c’è anche la moglie Autumn, che come la zia Sophie non ha saputo resistere al fascino della tuta (per di più azzurra), con cappellino a quadretti Vichy: la mise non mi piace, il cappello, abbastanza, lei molto, trovo abbia un viso veramente interessante.
Her Majesty ha premiato tra i vincitori anche lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Signore di Dubai e Primo Ministro degli Emirati. Purtroppo nessuna traccia della moglie Haya e dei suoi favolosi cappelli, sarà per l’anno prossimo!
oggi è uno di quei giorni un po’ stupidi in cui, siccome si gira la boa del decennio, si fanno bilanci. Io non voglio sottrarmi, e farò il bilancio di questi quarant’anni passati con te. La prima volta ti ho vista in tv, eri una sposa ebrea con splendidi capelli biondi che danzava, gli occhi innamorati e pieni di una speranza presto tragicamente delusa. Era una miniserie, si intitolava Holocaust. E nella storia della narrazione dell’olocausto tu hai un posto speciale, tu e la tua Sophie, costretta a una scelta impossibile. L’ho visto una volta sola, Sophie’s Choice, troppo dolore che tu instillavi in noi con chirurgica disperazione. Vincesti un Oscar, il secondo; il primo era arrivato per Kramer vs Kramer, dove tu eri la madre snaturata che abbandona il figlioletto per andare alla ricerca di sé. Invece Linda, la tua Linda, voleva andare alla ricerca del suo amore disperso in Vietnam, ne Il Cacciatore, uno di quei film che ha segnato la mia generazione. Di pari passo con l’amore e la morte andò per te quel film, perché c’era il tuo uomo,m John Cazale, che recitava mentre moriva. Che dolore dev’essere stato vederlo tramontare mentre tu sorgevi. E però John ti lasciò con un regalo, perché quando lui se ne andò tu lasciasti la vostra casa e ne trovasti un’altra, e ad affittartela fu un amico di tuo fratello, uno scultore, con cui vivi da allora: sposi, genitori, nonni da qualche mese, intellettuali del New England senza la spocchia. 
Ti ho venerata come Iron Lady, terzo Oscar per uno di quei ruoli che così potevi fare solo tu, e mi sono chiesta se Her Majesty ti avesse vista, e nel caso quale fosse la sua opinione. Ecco, ora che ci penso sullo schermo non sei mai stata una regina. Ma sei l’unico vero sovrano del regno della decima Musa, l’attrice migliore della sua generazione. Anzi, l’attore, perché per me sei la più brava di tutti, donne e uomini. Ed è a te, mia sovrana, che oggi mi inchino nel curtsy più profondo che mi consenta il mio malandato ginocchio repubblicano.
E, come già negli anni scorsi, ha omaggiato la ex suocera con uno dei suoi mitici cursty.
Her Majesty è arrivata come sempre in carrozza, accompagnata dalla nipote Lady Helen Taylor – figlia del Duca di Kent – il nipote Peter Phillips e Timothy Taylor, marito di Helen. Oggi ha scelto un colore brillante che le sta a meraviglia, il rosa carico; il taglio del pardessous di tweed rivela un abito dalla delicata fantasia floreale. Il cappello non mi piace troppo: sì alla forma ma no alle piume messe così sulla cupola; per fortuna con Sua Maestà si fa presto, basta spostare l’attenzione sulla spilla, che in questo caso è la Jardine Star Brooch: una stella a otto punte intervallate da otto diamanti.
Ci tocca contentarci di Demi Moore, che gioca a fare l’aristocratica britannica; purtroppo per renderla credibile ci vorrebbe ben altro delle sue non eccelse doti recitative. In compenso il cappello è splendido, uno dei più belli visti finora, e non mi stupisce se il creatore è il signore accanto a lei. Chi è? Philip Treacy, lui sì è che pura regalità della moda.
L’account del Principe di Galles invece fa una scelta più sentimentale: padre e figlio in giardino, a Kensington Palace, nel 1984, quando il duenne William salutò l’arrivo di Harry. Confesso che ciò che mi dà più il senso del tempo che è passato è Charles, impeccabile in doppio petto anche per giocare in giardino col suo bambino.
Il futuro re nacque di sera, alle 21.03 per la precisione, e siccome non c’erano i social noi in Italia lo sapemmo il giorno dopo. All’epoca io stavo seguendo il corso da Infermiera Volontaria di Croce Rossa, e in quei giorni ero in Pediatria all’ospedale San Camillo di Roma, un reparto dedicato alla cardiochirurgia pediatrica; pensare a quel bambino che nasceva sotto i migliori auspici e subito dopo accudire altri bambini che soffrivano mi fece uno strano effetto, ma per fortuna quei bambini guarirono tutti – tranne uno, Andrea, che non ho mai dimenticato – avranno fatto la loro vita, avranno le loro famiglie, i loro bambini. e sappiamo che anche la vita di William non è stata immune dalla sofferenza, come per tutti su questa terra.
Lo vedemmo poco dopo, tra le braccia della giovanissima mamma, il padre commosso e un po’ imbarazzato. Poi sapemmo che che si sarebbe chiamato William – e Arthur Philip Louis – in memoria di un cugino del padre, il primogenito del Duca di Gloucester, morto tragicamente dieci anni prima (la sua storia la trovate qui 







È stato annunciato che questi ultimi non si occuperanno più della Royal Foundation che resterà ai Cambridge, e probabilmente cambierà nome. Non è una mossa che stupisca più di tanto, e non c’entrano niente i presunti dissapori tra le cognate, o tra i fratelli, o tra fratello e cognata: è normale che le strade delle due coppie si separino; gli uni saranno sempre impegnati in ambiti precisi, trattandosi dei futuri sovrani. Gli altri invece avranno le mani più libere e potranno decidere con minori costrizioni gli ambiti nei quali impegnarsi; e ciò vale per l’attività istituzionale e anche per quelle dedicate alla solidarietà.