In una fredda domenica pomeriggio prenatalizia cosa c’è di meglio di un Afternoon Tea? E non mi rispondete “una cioccolata calda!” perché io non la bevo (incredibile eh?).
Afternon Tea dicevamo, e qual è il più classico, famoso e celebrato? Quello del Ritz of course, amato pure dalla Queen Mom, una habituée della Palm Court, la sontuosa Tea Room dell’hotel. Il Natale al Ritz è una cosa seria; vi ho incuriosito? Seguitemi.
Con Piccadilly Circus alle spalle imbocchiamo la Piccadilly davanti a noi; dopo poco ecco il Ritz alla nostra sinistra, impossibile non vederlo.
Superati pochi gradini e le porte girevoli ci accoglie la sala circolare che ospita la lobby.
Prendiamo il corridoio davanti a noi…
… poco oltre, sulla sinistra, la Palm Court.
Se prima di entrare le signore volessero rinfrescarsi, la toilette è qui di fronte. Seguite l’indicazione Powder Room, il Ritz è così chic che le sue ospiti ovviamente usano la toilette solo per incipriarsi il nasino.
Eccoci arrivati, una volta seduti verremo serviti da un esercito di deliziosi camerieri quasi tutti italiani, il che è una bella comodità, così non bisogna scervellarsi cercando di capire che diamine è dill and chives nel sandwich al cetriolo (oggi ve lo dico io, aneto ed erba cipollina).
Tea eccellente accompagnato da sandwich, scones e paste mignon in quantità industriale, servizio da re, da provare almeno una volta nella vita. Ma ricordatevi di prenotare per tempo, che per il periodo natalizio vuol dire almeno un paio di mesi prima; mica vi vorrete perdere questi addobbi!
(Ph. dell’Hotel: The Ritz London; ph. della tavola mie)
È bellissimo e magico, appeso sulla porta di casa funge da amuleto, ma guai a toccarlo con la mano sinistra, e men che meno a staccarlo con le mani dalla pianta madre, rischio che probabilmente pochi di noi corrono (vi ricordate il druido Panoramix col falcetto d’oro?).
In Inghilterra c’è l’uso di baciarsi se si passa sotto il vischio, altrimenti nell’anno in arrivo non ci si sposerà; se però il 6 gennaio si brucia la pianta che ha adornato la casa il pericolo è scongiurato; mi raccomando, prendete nota se interessati.
Per la mia gioia (e spero anche per la vostra) quest’anno il Covent Garden, a Londra, si è riempito di vischio: sfere bianche, lattescenti, turgide ma leggere; questo addobbo mi piace così tanto che perdono pure le grandi mirror ball stile disco anni ’70. Ora la domanda è: ma un chioschetto di baci in vendita ce l’hanno messo?
E voi, quest’anno chi pensate di baciare under the mistletoe?
Diciamoci la verità, non è che si siano scatenati con la fantasia eh. Classico, che più classico non si può. Avranno temuto di offuscare in luminosità le tiare di Queen Victoria, o in chic gli abiti di Diana, tutti pezzi in mostra all’interno?
Consoliamoci con la panoramica del giardino che, anche se l’albero grande più quelli piccoli fa un po’ Biancaneve e i sette nani, è senz’altro più scenografica.
Nel paese scandinavo il giorno precedente si preparano i lussekatter, focaccine con uvetta e zafferano; la mattina del 13 dicembre la figlia maggiore si sveglia per prima, indossa un lungo abito bianco con una fusciacca rossa in vita, in testa una corona con sette candele accese, e va a svegliare il resto della famiglia offrendo le focaccine. I maschietti indossano anche loro un abito bianco, un cappello, e in mano un lungo bastone decorato di stelle.
Tradizione rispettata a casa della principessa ereditaria Victoria: ecco Estelle , sei anni, perfetta Santa Lucia e il duenne Oscar in uno stile un po’ Mago Merlino, pronti a festeggiare la ricorrenza.
La tradizione risale al 1947, quando dai boschi innevati della Norvegia giunse per la prima volta un grande abete, in ringraziamento dell’aiuto offerto durante la Seconda Guerra Mondiale (nei cinque anni dell’occupazione tedesca re Haakon VII, che aveva sposato la principessa Maud di Galles, guidò la resistenza dall’esilio di Londra, ospitato e protetto dal governo britannico).
Finita la guerra, ogni anno puntuale come un orologio all’inizio di dicembre arriva l’abete, che viene decorato secondo la tradizione norvegese solo con luci e una grande stella come puntale.
L’accensione alla presenza di autorità varie, tra cui l’ambasciatore di Norvegia, è una vera e propria cerimonia di quelle in cui gli Inglesi sono imbattibili, trasmessa anche dalla BBC. Le luci dell’abero sono state accese lo scorso 6 dicembre, e hanno rischiarato la piazza insieme a quelle della grande Menorah eretta per celebrare la festa ebraica di Hannukah (quest’anno dal 2 al 10 dicembre). 
Oggi a partire dalla fine di novembre la città diventa un enorme mercato a cielo aperto, sulla Place Kleber s’innalza Le Grand Sapin, il simbolo della Capitale del Natale, ma ogni angolo brilla di luci e si arricchisce di decorazioni…
… a volte anche un filino trash.
Per Lady Violet la palma va all’albero eretto sulla Place du Marché Gayot, un angolo di Strasburgo più raccolto e meno invaso dai turisti, dove quest’anno è possibile, con l’aiuto degli artigiani presenti sulla piazza, realizzare la propria creazione per contribuire ad arricchire l’albero, su cui brillano lanterne colorate.
Una scelta molto delicata e poetica, che forse piacerebbe anche a Geyler von Kayserberg, il predicatore del XV secolo che dalla Cattedrale si scagliava contro gli eccessi orgiastici che si scatenavano intorno agli abeti di Natale.
Craig-Martin ha agito per sottrazione: se l’albero evoca il ritorno della luce dopo l’inverno, se rappresenta sia la croce del Cristo incarnato sia la luce della grazia divina che è venuto a portare sulla terra, il suo albero è solo luce, pura luce, senza alcuna aggiunta; né sfere né festoni né fiocchi.
Un abete di nove metri della specie Norwegian Spruce, selezionato accuratamente per la forma perfetta tra gli alberi dell’Hertfordshire, completamente ricoperto di led. Ben dodicimila lampadine su un solo cavo che avvolge l’albero dalla base alla cima, con un sistema computerizzato che regola l’alternanza dei colori.
Semplice, raffinato, di grande effetto, l’ideale è goderselo sorseggiando uno di quei Martini per cui il bar dell’hotel è famoso del mondo, magari miscelato dal barman Agostino Perrone. Shaken not stirred, of course.
Se siete appassionati del Natale, se comprate le vostre decorazioni ovunque vi troviate, se il suono delle zampogne vi riempie il cuore di gioia e vi spunta anche qualche lacrimuccia, una delle vostre mete è senz’altro Basilea. La città svizzera sul Reno in questa stagione si arricchisce di mercatini famosi per tipicità e ricchezza di offerte, uno dei quali sulla piazza della cattedrale dove riposa Erasmo. Poco lontano il bel municipio cinquecentesco del caratteristico colore rosso davanti al quale sorge l’albero principale della città.
Decorato nel modo più classico che c’è – sfere in due colori, rosso e oro, e festoni di luci – rivela nel sua sobria classicità un certo carattere svizzero, ma l’assenza di effetti speciali è perfetta per non offuscare la ricca decorazione secentesca ad affresco dell’edificio opera di Hans Bock il vecchio. Magari non entusiasmante ma tradizionale e perciò rassicurante e molto piacevole.
Lady Violet è qui per svelarvi l’arcano: trattasi banalmente di una bufala. L’albero gonfiabile dal rivoluzionario titolo Tree, opera dell’artista statunitense Paul McCarthy, è stato veramente piazzato in Place Vendôme – come peraltro è evidente dalle immagini – ma nell’ottobre del 2014 in occasione dell’annuale FIAC (Foire Internationale d’Art Contemporain). Tra l’altro fu anche rimosso prima del tempo, perché qualcuno – buontempone, sdegnato amante dell’arte o moralista non è dato sapere – lo sgonfiò durante la notte e l’artista rifiutò di rigonfiarlo. Sic transit gloria arboris.
Eleganti, semplici, grafici e di classe, scommetto sarebbero piaciuti anche alla più famosa residente, quella Mademoiselle Coco che occupò per 34 anni una suite dell’Hotel Ritz.
Una creazione che supera i 12 metri di altezza – su cui brillano più di diecimila ornamenti e 36 mila luci – che culmina in una grande stella, ispirata al tema del gioco e della famiglia (lo so che essendo Natale a qualcuno sarà venuto in mente il celebre commento avanguardia pura ma siccome siamo tutti più buoni facciamo finta di niente).
Se ora state pensando che questa operazione sfiori il sublime sono qui a consolarvi, fortunatamente l’accensione di tanta perfezione è stata affidata alla Señorita Belen, il che riporta tutto molto più down to earth. Feliz Navidad!