La sera dell’henné

Giovedì 1 giugno ad Amman il futuro Re di Giordania, Al Hussein bin Abdullah II, sposerà la fidanzata saudita, la bella Rajwa al Saif. La sera prima, in accordo alla tradizione, il sovrano offrirà una cena tutta al maschile.

(Ph: Instagram @queenrania)

Sempre seguendo gli usi di quella cultura, le donne si sono invece riunite ieri, ospiti della Regina Rania, per augurare alla sposa felicità e buona fortuna con la suggestiva cerimonia dell’henné. Bellissima Rajwa con i capelli schiariti e un abito ispirato alla tradizione, bianco con sontuosi ricami in oro, della maison saudita Honayda.

(Ph: Instagram @queenrania)

Elegante come al solito la padrona di casa, con un caftano nei toni dell’azzurro dello stilista libanese Saiid Kobeisy. Emozione, gioia e lacrime hanno riempito la serata, perché al di là dei differenti stili di vita, la natura umana è sempre la stessa.

(Ph: Instagram @queenrania)

Altrettanto emozionata la madre della sposa, in un bellissimo abito color verde petrolio. Presenti anche le future cognate: Iman – che si è sposata solo due mesi fa ed è stata a sua volta protagonista della cerimonia dell’henné (Le foto del giorno – Bella come una sposa) – e Salma, che non si è ancora sposata ma la settimana scorsa si è laureata alla University of Southern California, dove aveva come compagna di corso Sasha Obama, figlia minore di Barack e Michelle.

In tanta suggestiva bellezza non può mancare qualche polemica, e in questo caso arriva da Gian Antonio Stella, che sul Corriere di oggi racconta di una struttura, definita “gazebo” ad onta delle dimensioni-monstre, eretta sulla spiaggia di Tavolara per una non meglio identificata festa per il matrimonio tra Hussein e Rajwa. A onor del vero, il giornalista non attribuisce responsabilità alla famiglia reale hashemita, considerata sempre molto sobria e rispettosa nelle varie incursioni nell’amatissima Sardegna.

(Ph: Corriere della Sera)

La struttura, che non ha autorizzazioni né della amministrazione né della soprintendenza, dovrebbe essere smontata immediatamente dopo la festa, ma certo è un po’ una ciliegina avvelenata sulla wedding cake.

La tisana del lunedì – Rosa tra le rose

Attenta Letizia, c’è un’altra pink lady, e porta pure le espadrillas!

È lunedì, s’è fatto tardi e parliamo di piante e fiori, dunque una bella tisana al posto del caffè ci sta. Questa è la settimana del Chelsea Flower Show, la più blasonata manifestazione del mondo dedicata al gardening. Il pubblico sarà ammesso da domani a sabato, oggi è la giornata riservata agli ospiti speciali.

Di rosa vestita, con un abito (già visto) di EM+ME, è arrivava la Principessa di Galles per unirsi ai bambini di dieci scuole, protagonisti del primo Children Picnic nella storia del CFS. Quattro anni fa Catherine aveva progettato un giardino, inaugurato alla presenza di Her Majesty, sempre dedicato all’infanzia che è il suo campo di interesse primario (Le foto del giorno – 20 maggio). E a proposito della defunta Regina – e del nuovo Re – è stata realizzata un’area dedicata a questo passaggio epocale: il Garden of Royal Reflection and Celebration.

Uno spazio riservato, creato dal paesaggista Dave Green – nomen omen – che invita alla meditazione; caratterizzato da una panca semicircolare in legno di larice locale e fiori in tonalità dal bianco al viola: rose Olivia Austin, magnolie, gerani, clematis, fiori di lupino e digitale purpurea, con i rami argentei della betulla: piante e fiori amati dai due sovrani, in tonalità capaci di favorire rilassamento e riflessione. Lo spazio, cui non manca un bronzeo ritratto di King Charles sorgente dalla sua cravatta (che crudeltà) sarà inaugurato dai reali, e noi qua stiamo!

Intanto, se voltete, questo è il post sulla visita al Chelsea Flower Show fatta da Lady Violet alcuni anni fa: RHS Chelsea Flower Show, la quintessenza del British lifestyle)

Le foto del giorno – Garden party

Pensavate che per oggi avessimo finito, e invece no! Perché oggi pomeriggio i giardini di Buckingham Palace si sono aperti per il primo garden party della stagione, uno di quegli eventi cui Lady Violet sogna da una vita di essere invitata. Presenti i sovrani – con Camilla che ripropone una delle sue mise primaverili meno convincenti – e i Duchi di Edimburgo. Anche Sophie tira fuori dall’armadio qualcosa che avevamo già visto, riproponendo per intero la mise indossata l’anno scorso al Troping the Colour; con un pensiero alla defunta suocera, credo. Presenti anche gli inossidabili Duchi di Gloucester, con la duchessa sempre allegramente inelegante, e perfino l’ottantasettenne Duca di Kent.

Entusiasti come sempre gli invitati, che immaginiamo non abbiano fatto un plissé neanche quando, convinti di andare a prendere il tè con i sovrani, si sono ritrovati a fare il serpentone come all’aeroporto. Ah, il britannico aplomb!

Tra gli invitati anche Lionel Richie, accompagnato dalla bella fidanzata Lisa Parigi. Reduce dal fastosissimo matrimonio della figlia Sofia (e direi pure da un lifting ugualmente poco discreto) l’artista è sembrato assai felice di incontrare il Re, per il quale si esibirà domenica, nel concertone a Windsor.

Se siete curiosi di sapere cosa si mangia in questi casi, ecco qui: mini (o meglio, micro) crostatine di pastafrolla con crema e lamponi. Deliziose, spero solo non siano contate perché questa vanno giù a dozzine, come le uova.

Insomma amici cari, teniamo duro che ormai pochi giorni ed è fatta. Un unico dubbio mi resta, ma perché i royal gentlemen a questo appuntamento portano sempre l’ombrello anche se non sembra essercene bisogno?

Via gli ombrelli, date un paio di occhiali da sole a quest’uomo!

Una risposta da incoronare

Mancano poco più di due settimane al 6 maggio, giorno in cui King Charles III e Queen Camilla verranno incoronati a Westminster Abbey, e l’attesa cresce un po’ ovunque. Ma mentre da noi l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla presenza dei Sussex, finalmente soddisfatta il 12 aprile dalla notizia che Harry ci sarà ma Meghan no (Breaking News – Vengo, non vengo, vengo!), nel Regno Unito in molti hanno aspettato e sperato inutilmente di ricevere il raffinato cartoncino. E più d’uno di quelli rimasti a bocca asciutta ha manifestato, elegantemente ma anche meno, il disappunto per non essere stato invitato. Come David Manners, undicesimo Duca di Rutland, che non ha mancato di sottolineare che famiglie come la sua sostengono la Corona da un migliaio di anni, more or less.

(Ph: Instagram @indiahicksstyle)

Poi c’è lei, Lady Pamela Hicks. Figlia minore di Lord Mountbatten, cugina in primo grado di Prince Philip e in terzo di Queen Elizabeth, per via della comune discendenza da Queen Victoria, di cui è la più anziana pronipote ancora in vita; ed è anche una delle due damigelle al matrimonio di Elizabeth e Philip (l’altra è la principessa Alexandra di Kent) ad essere ancora tra noi. Una vita sempre accanto alla Royal Family: come dama di compagnia Pamela faceva parte del seguito di Elizabeth durante il famoso viaggio in Kenia che la vide partire principessa e tornare regina. Queen Elizabeth tiene a battesimo Edwina, prima figlia di Pamela e del celeberrimo interior designer David Hicks; Prince Philip gli altri due, Ashley e India, a sua volta damigella alle nozze tra Charles e Diana. Insomma, un legame strettissimo e solidissimo. In questi giorni sono arrivate a casa Hicks un paio di telefonate da Buckingham Palace, che la nipote, la quindicenne Domino, prende come scherzi di qualche bontempone. Ieri, 19 aprile, Lady Pamela compie 94 anni. Arriva una terza chiamata cui risponde la figlia India: è davvero Buckingham Palace, uno dei segretari privati del re che presenta le scuse del sovrano per il mancato invito, spiegando che si è deciso di ridurre drasticamente gli invitati, dagli 8000 di Queen Elizabeth a 1000, con l’obiettivo di non pesare troppo sulle finanze statali. Charles invia un messaggio e di grande affetto con le proprie scuse, consapevole di poter offendere molti. Pamela – cui probabilmente non sarebbe dispiaciuto essere una dei pochi ad aver partecipato a tre incoronazioni, comprese quelle di George VI il 12 maggio 1937 e di Queen Elizabeth, il 2 giugno 1953 – non si offende affatto, e trova anzi “very very sensible”, molto saggia davvero, la scelta di basare gli inviti su meritocracy not aristocracy. E aggiunge che osserverà con molte interesse le vicende di questo nuovo regno. Noblesse oblige, e buon compleanno.

Piccola nota autoreferenziale: per illustrare il post ho inserito una foto recente di Lady Pamela, la stola di chiffon fermata da spilla che anche Lady Violet possiede. Non coralli e perle, ma opera di Kenneth Jay Lane, celebre creatore americano di bijoux. Qui trovate la storia del mio innamoramento per lui Jackie, Kenneth e la collana dei sogni

Se invece volete conoscere meglio India Hicks, qui trovate il post sulle sue nozze Wedding bells – David & India

Bal-lywood de la Rose

A una settimana di distanza, facciamo finalmente due chiacchiere sulla soirée che apre gli eventi monegaschi di primavera – ma si interrompono mai gli eventi nel Principato? credo di no – il Bal de la Rose, profumatissimo rito laico celebrato quest’anno nella serata di sabato 25 marzo nella Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo. Il direttore artistico Christian Louboutin ha seguito l’indicazione della principessa Caroline scegliendo il tema Bollywood, sulla base della comune passione per l’India. Invero, per come era vestita la famille princière, avrebbe potuto essere anche la festa del carciofo romanesco che in questi giorni anima il Ghetto della nostra capitale. Chiedo venia per l’irriguardosa iperbole, non intendo certo suggerire che la scicchissima Caroline, i suoi 4 figli e rispettivi partner fossero vestiti da carciofari, jamais! Ma balza agli occhi che le loro eleganti mise poco o niente avevano a che fare col pirotecnico stile della Hollywood sul Gange, e lo stesso Louboutin sembrava più un figurante dell’operetta Cin Ci Là.

Assente come da copione Charlène, cui spetta il ballo della Croix Rouge in estate, assente anche Dimitri Rassam – consorte di Charlotte – che evita tutte le volte che può, schierato quasi al completo il ramo Casiraghi-Hannover. Raffinata al limite dell’ascetismo la Princesse Caroline, madrina della serata, in abito midi di paillettes che in movimento sembra una cascata di platino liquido; una creazione Chanel Haute Couture della collezione Autunno Inverno 2012/2013. Evoca l’India? Direi di no – quella collezione si ispirava a modelli vintage – però evoca Karl Lagerfeld, a lungo direttore creativo del Bal de la Rose, grande amico della principessa e creatore di quest’abito. Che forse ha qualcosa che rimanda all’India: i dettagli in un rosa intenso che possiamo fingere di considerare un rose indien, sorta di magenta amatissimo da Hermès.

(Ph: Pascal Le Segretain/Pool/ABACAPRESS.COM)

Se la mise ha una sua eleganza, l’acconciatura non rende un buon servizio a Caroline; tutte quelle ciocche grigie piuttosto che addolcirle i lineamenti la intristiscono rendendola quasi trasandata; però, la meraviglia degli orecchini! Questi quadrifogli multicolori sono opera di Joel A. Rosenthal, noto come JAR, gioielliere americano trapiantato a Parigi, di raffinatezza ed esclusività uniche. Il suo atelier al numero 7 di Place Vendôme non è neanche contrassegnato da una targa, la sua clientela non ne ha bisogno; ogni suo pezzo di gioielleria è unico, perciò in un anno vengono realizzati una settantina di pezzi, non di più .

(Ph: Daniel Cole/POOL/AFP via Getty Images)

Se il tema della serata era Bollywood, figlie e nuore di Caroline hanno portato l’argomento a piacere. Chanel per Charlotte Casiraghi coniugata con l’assente Rassam: abito bianco e rosa chiaro della collezione prêt-à-porter attualmente nelle boutique: su un fourreau corto una tunica in pizzo glitter con bordo di piume, sorretto da spalline sottilissime e quasi sempre scese. Completato da lunghi guanti e borsetta da giorno. Aiutatemi a dire brutto, e pure banalotto, cosa che un abito Chanel, ancorché ready to wear come questo, non dovrebbe essere. Affinità con l’India: boh.

Da Tatiana Santo Domingo, moglie di un Andrea Casiraghi più stropicciato del solito, ci aspettavamo qualcosa di meglio, visto che la sua passione per la moda di ispirazione etnica è tale da essere diventata un lavoro. Invece no, ha scelto Jenny Packham: tunica a mezze maniche con gradi paillettes, alla moda degli anni’70, quando l’India era meta di giovani e artisti. Non proprio Bollywood ma ci dobbiamo accontentare. La piccola di casa, Alexandra di Hannover, accompagnata dall’aitante fidanzato Ben Sylvester Strautmann, è in chiffon nero Giambattista Valli. L’abito è bello e le sta bene, peccato che in India il nero sia il colore del male, dell’oscurità e della negatività. Però la trovo graziosa ed elegante.

(Ph: SC Pool – Corbis/Getty Images)

Last but not least, Beatrice Borromeo. In una mise Dior della collezione Cruise, ispirata all’Andalusia e a suo tempo presentata con una sfilata a Siviglia. L’abito mischia lo chiffon nero a pizzi e ricami d’oro – un’accoppiata talvolta raffinata, più spesso funerea – non c’entra niente col contesto e non le dona neanche particolarmente. Come se non bastasse, la signora Casiraghi si è pure messa una coroncina in testa, sempre Dior, sempre aliena dal contesto. Consentitemi due osservazioni, la prima è che va bene essere testimonial (più o meno) di una maison, e pure così prestigiosa, ma indossarne gli abiti non dovrebbe trasformarsi in un obbligo da osservare sempre e comunque. La seconda riguarda proprio Beatrice: la mia impressione è che sia così concentrata nel giocare alla nuova Grace che a volte esagera, come questa volta. Pure lo strascico no, dai.

Insomma, alla fine mi sento di poter dire che il tema della serata, più che le mise degli ospiti, riguardasse spettacolo, allestimento e mise en place. Dopo lo show in stile Bollywood, gli ospiti si sono scatenati con la musica di Mika (grande amico di Louboutin) che iniziò la sua sfolgorante carriera con un brano intitolato Grace Kelly e ora posa accanto alla figlia di Grace.

Vi segnalo il primo signore a sinistra: è Stéphane Bern, giornalista franco-lussemburghese, uno dei massimi esperti al mondo di famiglie reali e aristocratiche, insignito dell’Ordre des Arts e des Lettres in Francia, dell’Ordre de Grimaldi a Monaco e dell’Order of the British Empire nel Regno Unito. Da tenere sott’occhio, assolutamente.

Il caffè del lunedì – Grab the brolly!

Cosa c’è di più British di un ombrello? Chi mai potrà dimenticare Her Majesty coi suoi cappottini colorati e i vezzosi cappellini proteggersi sotto un parapioggia in pvc trasparente – perché i sudditi potessero sempre vedere il suo viso – rifinito da una banda coordinata alla mise? Ne aveva una collezione, tutti marca Fulton, inglesissimo brand in vendita dappertutto per poche decine di sterline.

E quando il Regno Unito non era ancora il paradiso dello shopping (almeno non quello abbordabile) uno dei souvenir classici era un bell’ombrello. Magari uscito da James Smith & Sons, blasonatissimo negozio artigianale che ripara le teste di Ladies&Gentlemen dal 1830. Occupa ancora, da ben 170 anni, lo splendido negozio vittoriano al numero 53 di New Oxford Street e vale assolutamente una visita; per raggiungerlo basta chiedere di The Umbrella Shop, il negozio di ombrelli per antonomasia.

Conoscendo la consolidata tradizione britannica, probabilmente non ci siamo mai fatti domande nemmeno sulla provenienza degli ombrelli di His Majesty, magari quello che portava ieri e che usa spesso, blu col manico in bambù. Sicuramente un prodotto di somma qualità, fatto a mano direttamente da Mr Smith o da qualche altro artigiano, talmente raffinato ed esclusivo che non lo conosce neanche Lady Violet (momento autoelegiativo, passa subito). E invece…

…e invece no, perché l’ombrello in questione è stato davvero realizzato da sapienti mani artigiane esclusivamente per il sovrano, ma le suddette mani non sono albioniche bensì italiane, più precisamente napoletane. L’ombrello di King Charles (in effetti ce l’aveva già quando era ancora HRH The Prince of Wales) viene dal laboratorio di Mario Talarico, ombrellaio di culto con bottega a via Toledo (al civico 329, mentre il laboratorio è lì vicino, in Vico Due Porte a Toledo 4/B).

Appezzate la raffinatezza della costruzione che utilizza un legno intero; in questo caso è bambù, ma ci sono anche legni particolari come il limone di Sorrento. E tessuti pregiati, a volte provenienti addirittura dalle seterie di San Leucio. Insomma, il trionfo del Made in Italy, di cui gli stilisti sono stati e sono un magnifico amplificatore a livello mondiale, ma non certo gli iniziatori. La tradizione napoletana poi, soprattutto per l’universo maschile, francamente non ha rivali; a casa mia si diceva (e si dice ancora) che nessuno è più elegante di un elegante signore napoletano.

A casa mia (ma in effetti era soprattutto mia madre, non nota per il proprio incontenibile ottimismo) si usava spesso anche uno dei motti di Mario Talarico: se non piove pioverà… Al che, da quando imparai l’espressione – oggi un po’ vintage come del resto sono io – rispondevo: grab the brolly, prendi l’ombrello!

Scende in campo il Re

Tutto è pronto per i Mondiali di calcio in Qatar cui la nostra Nazionale non partecipa non essendo riuscita a qualificarsi, nonostante la vittoria agli ultimi Europei (festeggiata con qualche petulanza di troppo e improbabili lezioni di protocollo).

Tra le trentadue squadre in gara numerose quelle che rappresentano monarchie: oltre ai padroni di casa, Belgio Danimarca Inghilterra Giappone Marocco Olanda Spagna, e mettiamoci pure il Galles, che non è un regno a parte ma da due mesi ha un nuovo Principe appassionato di sport in generale, e di calcio in particolare.

Mentre dunque aspettiamo di scoprire qualche reale spettatore, a partire dalla bellissima Mozah bint Nasser al-Missned, moglie numero due dello Sceicco del Qatar, dal Belgio arriva l’incoraggiamento (e non solo quello) di Roi Philippe ai Diavoli Rossi. Il sovrano non è solito a queste operazioni simpatia, e mantiene una leggera goffaggine che rende il video delizioso. It’s Devil Time!

Il caffè del lunedì

Oggi è indubitabilmente lunedì, ma è anche un lunedì stretto tra due giorni festivi, per cui è probabile che molti di voi non lavorino e possano godersi ritmi più lenti; dunque il giorno perfetto per raccontarvi una piccola di novità: il caffè del lunedì. Ogni lunedì mattina Lady Violet vi aspetterà sul sofà per due chiacchiere, il tempo di un caffè.

E se sorseggiando il vostro espresso vi assalisse un dubbio? Portare il cucchiaino alle labbra dopo aver messo lo zucchero e mescolato? Alzare solo la tazzina o anche il piattino? Fate come me, sfogliate Bon Ton Pop A Tavola e risolvete ogni dilemma. Il libro è il fratellino minore di Bon Ton Pop, la bibbia delle buone maniere del nuovo millennio, opere entrambe di Elisa Motterle, che oggi è ciò che Donna Letizia fu per gli anni ’50 e Lina Sotis per gli ’80. Elisa non è una esperta, è LA esperta di etichetta, l’unica persona che io conosca ad avere la certificazione di IEPA London, la International Etiquette & Protocol Academy; non è solo appassionata di buone maniere, ma anche convinta del loro potere di aggiungere garbo e grazia alla vita quotidiana. Sa dirvi sempre quale regola seguire in ogni occasione, ma vi spiega anche perché – perfino quando è lecito evitare – e magari ve ne racconta la storia. Da leggere tutto d’un fiato o da sfogliare per avere lumi su un argomento specifico, godendosi le deliziose illustrazioni di Viola Bartoli. Indispensabile per voi, perfetto come regalo di Natale. Magari per quell’amica convinta di sapere tutto…

Il libro è disponibile ovunque, ma se volete fare felice Lady Violet prendetelo in una libreria indipendente, autentico tesoro culturale del nostro Paese.

E se già non lo fate, andate a seguire Elisa su Instagram, un’autentica miniera di informazioni.

A lunedì!

Lady Violet loves

Questo post parla principalmente di me, ma riguarda qualcosa di deliziosamente piacevole che vorrei dividere con voi.

L’otto agosto sono a casa ancora convalescente e passo le giornate tra libri chiacchiere e internet, finché a sorpresa mi imbatto in lei.

(Ph: Pinterest)

Radley London, noto brand inglese di borse e accessori, ha creato questa piccola collezione per celebrare il Platinum Jubilee dell’adorata sovrana. La Regina ha un solo mese davanti a sé, ma noi non lo sappiamo e continuiamo a cullarci nella sua immortalità. Per me è amore a prima vista.

La borsa è in vendita esclusivamente a Buckingham Palace (e naturalmente sul sito); incidentalmente ricordo di avere anche un buono sconto, e decido di onorare la memoria del divino Oscar (Wilde) che resisteva a tutto tranne alle tentazioni, proprio come Lady Violet. Un’amica londinese si presta a fare da tramite, e il 13 agosto la borsa è nelle sue mani. E meno male, perché due giorni dopo scompare dal sito: sold out, esaurita.

L’otto settembre Her Majesty passa a miglior vita; i corgi non sono più i cani della regina ma saranno sempre legati al suo ricordo.

Ieri finalmente ho preso possesso della mia corgi bag, e un poco di commozione mi ha colta sfiorando il charm portachiavi col monogramma EIIR. Oggi sono uscita con un corgi al guinzaglio e l’altro al braccio.

(Ph: REUTERS/Peter Nicholls/Pool)

A questo punto vi starete forse chiedendo come stanno Sandy e Muick, i due corgi reali sopravvissuti alla loro padrona, che hanno accompagnato nell’ultimo viaggio. Sarah Duchessa di York, che li ha adottati insieme all’ex marito ma ancora coinquilino Andrew vi tranquillizzerà. Intervistata in merito qualche giorno fa, ha affermato che le due creature sono in perfetta salute, si sono ambientati e vanno d’accordo con i cinque Norfolk Terrier di proprietà degli York. La rossa Sarah e i sette cani.

Le foto del giorno – Back to school!

Lo sapevamo e ora abbiamo anche la prova fotografia: i Cambridge si sono trasferiti nel piccolo Adelaide Cottage, all’interno del parco di Windsor, così potranno stare più vicini alla Regina (appena tornerà da Balmoral). Tra i grandi cambiamenti che la scelta comporta, c’è una nuova scuola per i principini, così George e Charlotte hanno detto addio alla Thomas’s Battersea nel centro di Londra e ieri hanno fatto il loro ingresso alla Lambrook, nel Berkshire, non lontano dalla nuova casa. Con loro anche il piccolo Louis, che a quattro anni inizia la carriera scolastica. All’ingresso bambini e genitori sono stati accolti dal preside Jonathan Perry; a lui William ha detto che i figli sono contenti e curiosi, e hanno molte domande sulla nuova scuola.

Com’è tradizione nel Regno Unito, i bambini indossano la divisa dell’istituto: scarpe e calzini blu per tutti e per i maschietti bermuda blu e camicia bianca a riquadri. Un po’ punitiva quella della povera Charlotte che, nonostante l’allegria dei quadretti di Vichy bianchi e blu, la fa sembrare un’orfanella uscita dalle pagine di Oliver Twist. La cui versione cinematografica che vidi da bambina – benché fosse un musical peraltro premiatissimo agli Oscar – fu all’origine di molti miei incubi (soprattutto la scena in cui il povero Oliver/Mark Lester chiede un altro po’ di zuppa). Mi permetto di dire che nemmeno Charlotte sembra entusiasta ma cara, tranquilla, non hai idea delle tiare che ti aspettano tra qualche anno!

Contrariamente al solito, Catherine non si è vestita in nuance con la famigliola, optando per un abito a pois color crema su fondo rame del brand britannico Rixo. A questo punto, vista la recente passione della duchessa per i pois, si rende necessario un apposito post.

A margine, molta della stampa non ha evitato una piccola polemica con i Sussex, visto che Meghan aveva recentemente dichiarato che rimanendo nel Regno Unito non avrebbe potuto accompagnare e riprendere i figli a scuola a causa del continuo assalto dei paparazzi. Che non ci sono se non convocati in occasioni speciali, tipo appunto il primo giorno di scuola.

A questo punto ai tre piccoli Cambridge direi in bocca al lupo ma dato che in inglese si dice break a leg cioè “rompiti una gamba eviterò”. Viva il lupo!