Il caffè del lunedì – Lady Violettmeier

Secondo giorno della visita dei principi ereditari di Danimarca in India. Dopo la tappa di ieri al Taj Mahal e al Forte di Agra, oggi la missione, principalmente economica, è entrata nel vivo e Frederik e Mary hanno raggiunto New Delhi dove hanno reso omaggio alla memoria del Mahatma nel luogo dove fu cremato il suo corpo.

E qui casca l’asino, o meglio l’asina. Perché la pagina Facebook della Casa reale danese, mostrando le foto del momento, ha specificato che “quest’anno sono 70 anni da quando Mahatma Gandhi è stato assassinato”. Lady Violet ha alzato entrambe le sopracciglia: Gandhi fu ucciso il 30 gennaio 1948, dunque gli anni sono 75. Non ho resistito e l’ho fatto notare. In caso di amici avrei mandato un messaggio privato, in questo caso pubblicamente ma, spero, con garbo. Dunque l’argomento di questo primo post della settimana verte su due punti: la superficialità con cui si fanno le fanno le cose, e l’opportunità di farle notare. Partiamo dalla seconda; l’errore mi dà proprio un fastidio fisico, però evito di sottolinearlo, soprattutto sui social: non sono uno sceriffo e non conosco chi c’è dall’altra parte, magari qualcuno che ha fatto del suo meglio, e non ha altri strumenti. Nemmeno io sono immune da errori naturalmente: la fretta, il correttore, la disattenzione. Uno l’ho fatto proprio ieri, e piuttosto grosso. Per fortuna posso contare sui miei adorati lettori, che leggono con attenzione (grazie) e nel caso mi avvisano con discrezione (grazie grazie). Continuate, ve ne sarò sempre grata. Altro è l’errore da superficialità, quello proprio non lo sopporto. Qualche volta è capitato, ma per abitudine verifico tutto, e quanto più l’argomento è leggero tanto più deve essere trattato con rigore e serietà. E per questo lunedì è tutto, la predica è finita.

P.S. chi si occupa dei social per i reali danesi ha corretto, e io ho tolto il mio commento. Tutto è bene ciò che finisce bene.

Le foto del giorno – Trendy Queen

Reduce dal covid, che l’ha contagiata per la seconda volta a un anno esatto dalla prima, la Queen Consort è tornata al lavoro, e oggi ha fatto un’incursione nel mondo della moda visitando la JCA London Fashion Academy nella sede di Hanover Square, nel cuore della Londra più chic.

L’accompagnava il fondatore, Jimmy Choo, che peraltro deve molta della sua fama nel Regno Unito alla defunta Diana. D’altra parte si sa che molte storie, come molti amori, non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E in questi giorni si parla con insistenza di un altro stilista diviso tra le due mogli di Charles; secondo alcune fonti Bruce Oldfield sarebbe stato incaricato di creare l’abito per l’incoronazione. Quello di lei, perché lui dovrebbe indossare l’uniforme, avendo rinunciato, sembra, a presentarsi in polpe (cioè con calzoni al ginocchio e calze di seta) come invece fece suo nonno George VI nel 1937.

Anche se oggi la sovrana indossava il cappotto Anna Valentine che ha esordito a a Natale (December/January chic shock e boh) Oldfield ha già fornito a Camilla alcune pregevoli mise (e ad essere sinceri anche alcune non altrettanto pregevoli), e tra quelle create per Diana qualcuna si è ritagliato un posto nella storia della moda.

Ieri, con l’abito che completa il cappotto – arricchito da una favolosa spilla a forma di corona – la regina in compagnia del re ha aperto le porte della sua residenza di Clarence House per il secondo anniversario della sua Riding Room che, nata su Instagram durante la pandemia, è diventata prima un sito (https://royalreadingroom.uk) e ora un ente di beneficenza con lo scopo di promuovere la lettura e l’amore per i libri nel Regno Unito e nel mondo intero. Nel suo discorso Camilla si è espressa con decisione sulla querelle che ha appena investito l’incolpevole Roald Dahl, accusato di usare termini non politicamente corretti come brutto e grasso.

“Per favore, restate fedeli alla vostra vocazione, liberi da chi vorrebbe frenare la libertà di espressione e porre limiti all’immaginazione!” Enough said, abbiamo detto abbastanza.

Il caffè del lunedì – Dolori e gioie

Questo lunedì è iniziato prestissimo e con un po’ di tristezza, perché mi è tornato in mente che proprio il 20 febbraio dello scorso anno arrivava la notizia che Her Majesty era risultata positiva al covid (Breaking News! – Anche lei!). E molti di noi, partire da me, avevano iniziato a realizzare che prima o poi l’avremmo persa, magari dopo i festeggiamenti per il Platinum Jubilee, come infatti è accaduto. Ora, mentre pian piano una giornata molto pesante si avvia a conclusione, leggo una notizia che mi regala un po’ di allegria. A due mesi dalle nozze di Alexandra, unica figlia femmina dei Granduchi di Lussemburgo, la Cour granducale ha reso nota la scaletta per sabato 22 aprile, giorno delle nozze civili della principessa con Nicolas Bagory.

I cittadini del Granducato sono invitati ad affollare la Place Guillaume, al centro della capitale, per festeggiare gli sposi che arriveranno con le loro famiglie alle ore 15.00. La cerimonia nuziale è prevista alle 15:30 all’Hôtel de Ville, proprio sulla piazza; qui Nicolas e Alexandra, ormai marito e moglie, saluteranno la folla alle ore 16.00, per poi raggiungere il Palazzo attraverso la rue de la Reine. Dove alle 18.00 famiglie, ospiti e autorità lussemburghesi parteciperanno ad un ricevimento. La coppia si sposerà con rito religioso una settimana dopo, il 29 aprile, in Francia. E chissà se Alexandra sarà già diventata di nuovo zia del bebè atteso dalla cognata Stéphanie. In primavera nasceranno tanti piccoli royal o giù di lì, e non solo in Lussemburgo; nel Regno Unito è atteso il secondogenito di Eugenie di York e Jack Brooksbank, a Monaco la bimba di Louis e Marie Ducruet, e forse – non c’è ancora la conferma ufficiale – anche Charlotte Casiraghi è incinta, per la terza volta.

In fondo non è questa la vita? Nascita e morte, arrivi e partenze, gioia e dolore. A voi non resta che decidere se prendere un altro caffè o, data l’ora, un tea o magari una bella tisana.

Il caffè del lunedì – Il Re del foro

Notizia seria, o quantomeno ufficiale: è stato reso noto il logo dell’incoronazione di King Charles III.

Contrariamente a quanto accaduto per gli ultimi giubilei della defunta Regina non è il frutto di un concorso indetto tra i più giovani, ma la creazione del designer Sir Jony Ive con il suo collettivo LoveFrom.

Realizzato nei colori della bandiera, il disegno ha al centro la St Edward’s Crown, con cui il Re verrà incoronato, composta con i fiori che rappresentano i quattro Paesi che formano il Regno unito: la rosa d’Inghilterra, il cardo di Scozia, il narciso del Galles e il trifoglio dell’Irlanda del Nord. L’autore ha dichiarato di aver tratto ispirazione dal ben noto amore del Re per il pianeta e dal suo profondo interesse per la natura; racconta del “felice ottimismo della primavera” e celebra l’inizio di una nuova era. La delicatezza di queste forme naturali contribuisce a creare un emblema che vuol coniugare la grande importanza di questa straordinaria occasione con la gioia per un uovo inizio mentre si stempera il dolore del lutto.

Sir Jony Ive attualmente è il Rettore del Royal College of Art. Una delle personalità più notevoli del design britannico, è stato Chief Design Officer alla Apple, e ha ricevuto innumerevoli premi nella sua carriera, tra cui la Benjamin Franklin Medal della Royal Society of Arts e la Professor Stephen Hawking Fellowship dalla Cambridge Union Society. Nel 2019 ha fondato LoveFrom, che riunisce designer, artisti, scrittori musicisti, filmmaker e ingegneri, e ha sedi a Londra e a San Francisco. Designer e collettivo avevano già collaborato con Charles, allora Principe di Galles, nella realizzazione del logo per Terra Carta, iniziativa per i mercati sostenibili, lanciata a Davos nel 2020.

Esaurita la seria ufficialità dedichiamoci a una piccola, faceta parentesi. Impegnato in incontri con le varie comunità che compongono il regno, Charles ha visitato quella bengalese nella zona est di Londra ed è stato ricevuto nella moschea. Qui come richiesto si è tolto le scarpe rivelando un bel buco nel calzino.

A onor del vero non si tratta del classico buco sul pollicione, ma di una sfilatura che si è allargata partendo dalla cucitura. Non sappiamo che fine abbia fatto il valet de chambre responsabile del mancato controllo della real biancheria, certo è che l’incidente può anche aver imbarazzato il sovrano, ma lo ha reso più simpatico. Insomma l’operazione Charles uno di noi procede speditamente. A meno che…

A meno che il Re non abbia voluto offrire un ramoscello d’ulivo ai Sussex imitando la nuora Meghan, che il 5 marzo 2019 si presentò a Buckingham Palace, all’incontro per celebrare i 50 anni dall’investitura del suocero a Prince of Wales, con un vistoso buco nella calza. Evidentemente ignara che è sempre raccomandabile portare un secondo paio di calze in borsetta, perché non si sa mai (grazie mamma!). Immagino però che quando si a casa mia si parlava di principe del foro non ci si riferisse a questo. Caffè.

Le foto del giorno – Regina di compassione

Sono giorni un po’ strani, tra l’immarcescibile Festival di Sanremo – che non ho seguito, dunque i commenti sulle mise li rinviamo alla prossima edizione – e la tragedia del terremoto in Turchia e Siria, che ha visto oggi superare la soglia delle venticinquemila vittime.

In sintesi: non avevo particolare voglia di frizzi e lazzi, ma nemmeno di rattristarvi troppo. La cifra perfetta l’ha trovata per me Jetsun Pema, Regina Consorte del Bhutan, che ha dalla sua due grandi atout. Da una parte la saggezza buddhista, incentrata sulla compassione e sulla capacità di distacco dalle cose terrene, dall’altra la grazia incantevole e i gesti misurati della sovrana la rendono l’interprete perfetta per i sentimenti di questi giorni. Ieri la regina ha guidato una cerimonia con Primo Ministro e autorità del suo Paese insieme con gli ambasciatori presenti in Bhutan. Sono state accese mille lampade a burro nel Palazzo di Tashichho Dzong, antica fortezza religiosa che ora ospita le istituzioni a capo del Paese.

Le lampade a burro utilizzano solitamente come combustibile il burro di yak e sono sempre presenti nei templi e nelle cerimonie del Buddhismo tibetano da cui quello bhutanese deriva. Secondo la tradizione, la fiamma delle lampade aiuta la concentrazione e la pratica della meditazione, consente la dissoluzione delle afflizioni e favorisce il raggiungimento dell’illuminazione. In questo caso l’intenzione è accompagnare i defunti e consolare coloro che stanno soffrendo. Alla fine, nulla di troppo diverso dalle nostre candele.

Sono sempre colpita dal tempo e dall’energia che gli uomini spendono nel disegnare confini, e dalla facilità con cui la loro intima essenza li superi.

Le foto del giorno – Un Re di valore (bollato)

Dopo monete e banconote (La foto del giorno – Un Re di valore) King Charles III ha il suo francobollo.

È una affrancatura 1st (class) – in pratica la nostra posta celere – del valore di 95 pence e sarà disponibile dal 4 aprile; i francobolli con l’immagine della defunta regina restano validi finché si saranno esaurite le scorte. L’effige del re, ritratto da Martin Jennings, è quella stessa che compare sulle monete finora coniate, da 50 pence e da 5 sterline, entrambe molto belle con il loro omaggio alla sovrana appena scomparsa.

King Charles è il settimo sovrano britannico a comparire su francobolli, da quando Queen Victoria fu ritratta sul “Penny Black” nel 1840. Il francobollo di King Charles presenta – o meglio non presenta – un dettaglio che lo rende diverso: per la prima volta non compare la corona, presente in un modo o nell’altro in tutti gli altri, Un cambiamento piccolo ma significativo, un altro passo verso una monarchia contemporanea, più semplice e meno distante.

P.S. Ho appena scoperto, con l’esclusione del semicalvo Edward VII, che i Re britannici si pettinano con la riga a sinistra!

Il caffè del lunedì – Grab the brolly!

Cosa c’è di più British di un ombrello? Chi mai potrà dimenticare Her Majesty coi suoi cappottini colorati e i vezzosi cappellini proteggersi sotto un parapioggia in pvc trasparente – perché i sudditi potessero sempre vedere il suo viso – rifinito da una banda coordinata alla mise? Ne aveva una collezione, tutti marca Fulton, inglesissimo brand in vendita dappertutto per poche decine di sterline.

E quando il Regno Unito non era ancora il paradiso dello shopping (almeno non quello abbordabile) uno dei souvenir classici era un bell’ombrello. Magari uscito da James Smith & Sons, blasonatissimo negozio artigianale che ripara le teste di Ladies&Gentlemen dal 1830. Occupa ancora, da ben 170 anni, lo splendido negozio vittoriano al numero 53 di New Oxford Street e vale assolutamente una visita; per raggiungerlo basta chiedere di The Umbrella Shop, il negozio di ombrelli per antonomasia.

Conoscendo la consolidata tradizione britannica, probabilmente non ci siamo mai fatti domande nemmeno sulla provenienza degli ombrelli di His Majesty, magari quello che portava ieri e che usa spesso, blu col manico in bambù. Sicuramente un prodotto di somma qualità, fatto a mano direttamente da Mr Smith o da qualche altro artigiano, talmente raffinato ed esclusivo che non lo conosce neanche Lady Violet (momento autoelegiativo, passa subito). E invece…

…e invece no, perché l’ombrello in questione è stato davvero realizzato da sapienti mani artigiane esclusivamente per il sovrano, ma le suddette mani non sono albioniche bensì italiane, più precisamente napoletane. L’ombrello di King Charles (in effetti ce l’aveva già quando era ancora HRH The Prince of Wales) viene dal laboratorio di Mario Talarico, ombrellaio di culto con bottega a via Toledo (al civico 329, mentre il laboratorio è lì vicino, in Vico Due Porte a Toledo 4/B).

Appezzate la raffinatezza della costruzione che utilizza un legno intero; in questo caso è bambù, ma ci sono anche legni particolari come il limone di Sorrento. E tessuti pregiati, a volte provenienti addirittura dalle seterie di San Leucio. Insomma, il trionfo del Made in Italy, di cui gli stilisti sono stati e sono un magnifico amplificatore a livello mondiale, ma non certo gli iniziatori. La tradizione napoletana poi, soprattutto per l’universo maschile, francamente non ha rivali; a casa mia si diceva (e si dice ancora) che nessuno è più elegante di un elegante signore napoletano.

A casa mia (ma in effetti era soprattutto mia madre, non nota per il proprio incontenibile ottimismo) si usava spesso anche uno dei motti di Mario Talarico: se non piove pioverà… Al che, da quando imparai l’espressione – oggi un po’ vintage come del resto sono io – rispondevo: grab the brolly, prendi l’ombrello!

Le foto del giorno – In cammino

La defunta Regina era solita trascorrere il periodo natalizio a Sandringham, dove rimaneva fino al 6 febbraio, data che per il resto del mondo rappresentava l’anniversario della sua ascesa al trono, ma per lei il doloroso giorno della morte del padre. King Charles con discreta accortezza sta assicurando una transizione smooth, morbida, e dunque pur essendo tornato nella residenza londinese di Clarence House in queste domeniche di gennaio si fa vedere ripercorrere i passi materni per raggiungere la chiesa di St. Mary Magdalene.

Oggi non cera la Queen Consort Camilla, ma il sovrano era comunque in ottima compagnia, quella della sorella Anne. Che con stile intramontabile nonché ineffabile ha sfoggiato uno di quei pillbox di pelliccia – di solito castoro, ma anche maculato per le più audaci – tanto di moda negli anni ’60 (mia madre ce l’aveva) che sono certa arriva direttamente da quell’epoca. Potenza del vintage!

Altra presenza che non è passata inosservata quella di Lady Susan Hussey, incappata qualche mese nel furore antirazzista per essersi improvvidamente rivolta a un’attivista angloafricana ospite a Buckingham Palace (La foto del giorno – Women). Va detto che l’anziana nobildonna – una delle più intime amiche di Queen Elizabeth e sua lady-in-waiting, nonché madrina di battesimo del Principe William – si era prontamente scusata, e la polemica rapidamente rientrata.

Ora la sua presenza nel piccolo corteo reale fa pensare che sia stata riammessa nell’inner circle, da cui era stata prudentemente accantonata. Mi sembra si possa dire che i primi passi di Charles come Re vadano nel senso della ricomposizione dei conflitti, e questo potrebbe riguardare anche il figlio minore. A quanto si sa al momento, il sovrano vorrebbe anche i Sussex presenti alla sua incoronazione (nonostante la contrarietà del figlio maggiore, che teme qualche brutta sorpresa) e avrebbe incaricato l’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby di negoziare un accordo.

La passeggiata odierna ha però portato alla mia attenzione un dettaglio del suo abbigliamento, che sarà l’argomento del caffè di domani e spero troverete interessante. See you soon!

Le foto del giorno – Evviva Santa Devota!

Sono giorni di festa nel Principato, due giorni fa il compleanno di Charlène, ieri la vigilia e oggi la festa della patrona Sainte Dévote (Santa Devota in lingua monegasca, che poi è un dialetto ligure).

La sera del 26 iniziano le cerimonie in onore della santa, fanciulla còrsa martirizzata durante la persecuzione di Diocleziano il cui corpo arrivò miracolosamente sulle sponde di quello che sarebbe diventato il Principato di Monaco. Quest’anno c’erano pure dei droni che per alcuni minuti hanno illuminato il cielo della notte monegasca con i simboli della festa.

Il cui momento clou è senz’altro quello istituito il 26 gennaio 1924 dal Principe Louis II, bisnonno dell’attuale sovrano: per la prima volta sul sagrato della chiesa fu incendiata una barca in ricordo di un episodio che si fa risalire addirittura al 1070, quando un pirata tentò di rubare le spoglie della santa; fallito il tentativo la sua barca data fu data alle fiamme sulla spiaggia.

Nuovamente positivo al covid il sovrano, Albert II, maestra delle cerimonie quest’anno è stata la Princesse Charlène, e va detto che se l’è cavata piuttosto bene, potendo contare solo sul supporto di Mélanie-Antoinette Costello de Massy (la signora col cappotto magenta), figlia della baronessa Elizabeth Anne de Massy, prima cugina di Albert, dunque non un rappresentante di primissimo piano della famille princière. Ma un validissimo aiuto è arrivato dai gemelli Jacques e Gabriella, carini educati e affettuosissimi.

Questa mattina la messa in cattedrale, cui la Princesse ha partecipato da sola, raggiunta dai figli al momento di affacciarsi al balcone di Palazzo per il passaggio della processione e il saluto ai monegaschi, e qui sorpresa! Si è affacciato anche Albert, leggermente discosto dalla famigliola e opportunamente dotato di mascherina. Le loro espressioni sono quelle allegre cui ci hanno abituati in questi anni ma insomma, tutto sommato meglio di altre volte.

Nel frattempo i signori Wittstock, genitori di Charlène, hanno annunciato di volersi trasferire dal Sudafrica al Principato, dove già risiede il figlio Gareth, per essere più vicini alla figlia e ai nipotini. Caro Albert, sei circondato!

Breaking News! – Il rieccolo

Lady Violet non è impazzita (almeno non credo) e non ha deciso di trasformare questo frivolo blog in serioso foglio politico, per cui il titolo il rieccolo si ispira ovviamente all’immortale definizione che Montanelli diede di Fanfani ma la similitudine finisce qui.

Ora dite la verità, quante volte pensando all’imminente compleanno dell’amato bene o di qualcuno a voi vicino, per cui avreste dovuto inventarvi qualcosa, avete detto fra voi e voi se ci penso mi viene la febbre? Ecco, Albert de Monaco vi (ci) ha battuti; oggi la moglie Charlène compie 45 anni? E lui ha esagerato, invece della febbre si è fatto venire direttamente il covid. Ancora.

Scherzi a parte, il Principe è di nuovo positivo, per la terza volta in tre anni. Il Palazzo assicura che Albert è totalmente asintomatico e la sua salute non desta la minima preoccupazione. Il sovrano si attiene scrupolosamente al protocollo sanitario del Principato, è in isolamento e continua a lavorare da remoto, in contatto costante col Governo e i più stretti collaboratori.

Charlène questa sera sarà indecisa; pizza a domicilio o fiumi di champagne per i fatti suoi al Louis XV, il ristorante stellatissimo di Alain Ducasse all’interno dell’Hôtel de Paris? Ai beneinformati l’ardua risposta, al Principe gli auguri per una rapida negatività.