Domani ne parleremo in maniera più approfondita, ma la prima fotografia andava assolutamente pubblicata: i Principi di Galles sono appena arrivati alla Royal Albert Hall per il tradizionale Festival of Remembrance.
(Ph: Getty Images)
Domani ci sarà la cerimonia al Cenotafio, nel centro di Londra; forse non vedremo Camilla, ma Catherine sì. Intanto eccola, in total black come richiede l’occasione – è sempre un evento principalmente in memoria dei caduti – con una bella redingote e i capelli pettinati come le dive degli anni ’40 (o come Jessica Rabbit). Forse un po’ troppo truccata ma in buona forma, e questo è l’importante. A domani!
Una settimana fa pensavo che se avessi finalmente avuto tempo (sono stata assai impegnata per una cosa complessa, ma ora sono a posto, più o meno) avrei sicuramente accennato alla famiglia reale spagnola, almeno per due occasioni liete: il diciannovesimo compleanno dell’erede Leonor, il 31 ottobre, e quello della Reina emerita Sofía, che ha compiuto 86 anni ieri, sabato 2 novembre.
E invece ci troviamo a parlare di tutt’altro: Felipe e Letizia, col Capo del Governo Pedro Sánchez, oggi si trovano nella Comunità di Valencia, a rendersi conto dell’orrore che ha stravolto l’area, e ora minaccia la zona di Almeria. L’accoglienza non è stata – comprensibilmente – delle migliori: i due uomini sono stati aspramente contestati al grido di assassini e figlio di… (solo Sánchez) e fatti bersaglio di lanci di oggetti vari e fango.
(Ph: Albert Garcia)
Sono situazioni delicate: il Re, non avendo mai fatto politica attiva, difficilmente può essere considerato personalmente responsabile, ma ovviamente rappresenta lo Stato nel bene e nel male – in questo caso nel male – e la rabbia di chi ha perso tutto, persone e cose, è pienamente comprensibile. E il Rey ha compreso, non si è tirato indietro né si è sottratto. Delle immagini sono pieni i telegiornali, anche i nostri; se vi sono sfuggiti, qui potete farvi un’idea: https://youtu.be/Z2PNo4v3PZw
Da quanto capisco, la rabbia dei manifestanti si incentra soprattutto sui ritardi con cui son stati diramati gli avvisi, una cosa veramente inaccettabile. Sono abruzzese, e il pensiero va immediatamente al terremoto dell’Aquila, dove accadde qualcosa di simile. Sul sofà si parla di politica il meno possibile, ma mi auguro che in futuro le cose siano fatte meglio, a tutti i livelli, e si eviti di semplificare ciò che non è semplificabile – cioè quasi nulla – allo scopo di ottenere facili consensi (sperando sia questo, e non la reale incapacità di affrontare i problemi e cercare soluzioni).
(Ph: Ana Escobar / EFE)
Forse qualcuno di voi, come me, si sarà chiesto cosa sarebbe successo se sul trono ci fosse già Leonor; immagino che il lancio di fango non ci sarebbe stato, resta il dubbio se l’impossibilità di scaricare la propria rabbia sia meglio o peggio. Mi chiedo anche come sarebbero andate le cose se El Rey fosse ancora Juan Carlos – con la credibilità di vent’anni fa – dotato di un carisma che al figlio manca. Francamente penso che Felipe si sia comportato molto bene; gli mancheranno gli effetti speciali ma è un uomo per bene, e questo secondo me si avverte. La visita ora è stata sospesa; una giornata difficile, per molti.
(Ph: EFE)
A questo punto mi permettete di alleggerire un po’? Gli anni prima di salire al trono spesso non furono piacevoli per il giovane Juan Carlos: scelto da Francisco Franco come Capo di Stato dopo di lui, e di fatto messo in attesa. Il giovanotto partecipava a diverse attività, per lo più inutili, tipo sfilate militari di vario genere, e spesso diventava bersaglio per il lancio di ortaggi e altri oggetti. Una volta un bel pomodoro atterrò sulla giacca dell’ufficiale che gli camminava accanto. Il giovane principe si rallegrò, pensando di non essere più il solo bersaglio, ma l’altro gli tolse ogni illusione dicendo qualcosa del tipo: no Altezza, è solo qualcuno con una pessima mira! Temo che poi il vecchio Rey il fango se lo sia procurato da solo.
Prima giornata nelle strade di Sydney dei sovrani britannici, che hanno passato sabato a riposo per riprendersi delle fatiche del lungo viaggio e del jetlag. Questa mattina Charles e Camilla hanno raggiunto la chiesa anglicana di St Thomas per la funzione domenicale, accolti da un caloroso bagno di folla che magari sarà stato ben organizzato, ma sicuramente non era scontato date le voci di aspirazioni repubblicane che si rincorrono sull’Australia.
(Ph: Saeed Khan)
Loro sono stati impeccabili, come sempre in questi casi, simpatici e comunicativi. Poi naturalmente il vero sovrano è il popolo, e se gli Australiani o altri decideranno di diventare repubblica il loro desiderio sarà rispettato. Quando Lady Violet era una ragazzina, girava voce che Her Majesty fosse solita ripetere: quando non ci vorranno più ce ne andremo senza tante storie. Cito a memoria e non garantisco sull’autenticità, penso che uno degli obiettivi di ogni monarca sia mantenere saldo e unito il regno, ma nella consapevolezza di essere sempre al servizio del popolo.
Tornando a Charles e Camilla, al termine della funzione hanno firmato l’antica Bibbia conservata nella chiesa, come molti reali prima di loro: Elizabeth e Philip, William e Catherine, ma anche lo stesso Charles con Diana. Gli allora Principi di Galles visitarono il Paese un paio di volte: nel 1983 col piccolo William di pochi mesi, che la madre si era rifiutata di lasciare a Londra per le sei settimane del viaggio, e nel 1988, quando appunto firmarono il libro.
(Ph: Dean Lewins)
Tra le tante che raccontano questa giornata serena ce n’è una che è senza dubbio LA foto del giorno, scattata nel momento in cui il Re sta per apporre la propria firma. Conoscendo i suoi nervosi pregressi nel maneggiare altre penne, io me la immagino Camilla che gli dice: io la penna te la do, ma comportati bene e fammi fare bella figura. Impagabile la faccia di lui, una sorta di Sandra e Raimondo in salsa royal. Lo so, sono di parte, ma li trovo adorabili.
È iniziato il tour di Charles III e consorte in Oceania, una settimana in cui i sovrani visiteranno Australia e Samoa; un viaggio molto atteso ma procrastinato innanzitutto a causa delle condizioni di salute del re.
Finalmente ieri Charles e Camilla sono sbarcati a Sydney, accolti da una fastidiosa pioggia che la regina ha affrontato con sprint, con un ombrello trasparente e sulla spalla sinistra appuntata la Australian Wattle Brooch, la spilla che la suocera ricevette in dono durante il primo tour dei paesi del Commonwealth compiuto da monarca, nel 1954.
(Ph: Chris Jackson)
Realizzata nella forma del fiore nazionale australiano, il Golden Wattle (che è un’acacia, una specie della mimosa) è composta da diamanti bianchi e gialli e rappresenta un ovvio legame con l’Australia. Ma anche uno, meno ovvio, proprio con loro due. Quale? Questo post svela l’arcano: The Queen: dressing for wedding 2
La più scenografica delle accoglienze l’ha riservata la Sydney Opera House, che sulle strutture incurvate che la caratterizzano (credo evochino le chiglie delle barche) ha proiettato una serie di immagini significative della coppia (o del solo Charles, che ha naturalmente una storia di relazioni con l’Australia molto più lunga e articolata della sua consorte).
Non è mancato un piccolo episodio che ha fatto chiacchierare un po’: la partenza della proiezione era prevista per le 20.00, più o meno l’ora dell’atterraggio dei royal ospiti, ma è stata tardata alcuni minuti. La ragione si presta a una qualche lettura simbolica, perché motivo del ritardo era il passaggio davanti alla Opera House di un natante, che avrebbe disturbato lo spettacolo. A sua volta l’imbarcazione era partita in ritardo a causa del maltempo. E qual è il nome di suddetta imbarcazione? Queen Elizabeth!
(Ph: Chris Jackson)
Naturalmente molti ci hanno voluto vedere la presenza della defunta regina che aleggia sui nuovi sovrani impedendo in qualche modo il loro pieno successo. Lady Violet invece preferisce quest’altra interpretazione: il regno di Elizabeth è durato tanto, tantissimo, forse più di quanto ci si aspettasse, ma alla fine il momento di Charles e Camilla è venuto. E ora aspettiamo di vedere qualche tiara!
Uscita in pubblico a sorpresa per la Principessa di Galles, che ha accompagnato il marito all’incontro con la comunità di Southport, teatro a luglio dell’orribile uccisione di tre ragazzine (e del ferimento di altre) impegnate in un corso estivo di danza ispirato a Taylor Swift.
(Ph: Getty Images)
È una notizia importante per due motivi: intanto prova che Catherine è abbastanza forte da tenere fede ai suoi impegni, ma soprattutto che sta abbastanza bene da poter stare in mezzo a varie persone senza timore di infezioni.
(Ph: Getty Images)
Insomma, non mi azzardo a dire che il peggio è alle spalle – e francamente non saprei dire se chi è passato attraverso una diagnosi del genere si senta mai veramente guarito – ma prendiamo il buono che viene, e questa notizia è buona senz’altro.
(Ph: Alamy)
La fondazione dei principi ha donato fondi alle organizzazioni che si occupano del sostegno psicologico alle persone coinvolte nel fatto di sangue, che ha comprensibilmente sconvolto la piccola comunità. Mi permetto di ricordare che oggi è la giornata mondiale dedicata alla salute mentale, e dunque questo incontro mi sembra particolarmente appropriato
Fatemi dire solo una cosa: con la pelle chiarissima e la barba rada sembra più malato il povero William della bella moglie, e questa sinfonia di colori funerei non lo aiuta troppo. Speriamo pure lui torni presto più bello e aitante che pria!
Mezzo cambio della guardia in Lussemburgo; oggi, come annunciato qualche mese fa (Piccoli eredi crescono) è stata celebrata la Cérémonie de Lieutenance. Il Granduca Henri ha firmato il trasferimento di alcune deleghe al figlio maggiore Guillaume, che è diventato Lieutenant-Représentant. È il primo passo verso l’abdicazione, che è il modo tradizionale con cui avviene la successione nel Granducato.
(Ph: Maison du Grand-Duc/Kary Barthelmey)
Forse è un problema della mia generazione, ma guadandoli Henri mi sembra ancora giovane e aitante (compirà settant’anni tra sei mesi) mentre il quarantatreenne erede sembra ancora, se non proprio un ragazzino, quasi. Invece devo dire che questa forma di avvicendamento è in fondo la più logica, anche se più borghese che monarchica. Il sovrano uscente ha la possibilità di vedere l’erede sul trono e quella di godersi la vita quando è ancora discretamente giovane, mentre quello entrante può farsi un po’ di esperienza sul campo. Certo, la fascinazione della monarchia latita un poco, ma insomma tocca accontentarsi.
(Ph: Maison du Grand-Duc/Kary Barthelmey)
Se poi aspettavamo di essere affascinati dalle due signore presenti alla cerimonia, la Granduchessa Maria Teresa e la Granduchessa Ereditaria Stéphanie, ci attendeva una piccola delusione. L’una in magenta, l’altra in giallo pallido, hanno almeno qualcosa in comune: l’orlo dell’abito. Troppo lungo e mortificante quello della sovrana, troppo corto – e perdonatemi, pure un po’ ridicolo – quello dell’erede.
(Ph: Maison du Grand-Duc/PANCAKE! Photographie)
Guillaume però ha preso con grande senso di responsabilità, non senza commozione, il nuovo incarico, e senza dubbio farà del suo meglio. Lo giura!
Pian piano sta accadendo quello che abbiamo sperato per mesi: la Principessa di Galles torna al lavoro, prova che la sua salute sta migliorando. Particolarmente emozionante l’appuntamento di oggi: William ha chiesto di unirsi a lui per le investiture di oggi a Windsor la giovanissima fotografa Liz Hatton. Che a soli 16 anni si trova ad affrontare un cancro raro e aggressivo.
Il futuro sovrano – non particolarmente convincente con la barba – ha conosciuto Liz e le sue fotografie attraverso un’associazione di cui ha il patronage, e ha invitato lei e la sua famiglia a lasciare lo Yorkshire dove risiedono, e ad unirsi a lui per questa giornata.
La famiglia Hatton è stata poi ricevuta privatamente dai principi, e non è mancato un caloroso abbraccio con Catherine. Lei e William hanno pubblicato sui social queste belle fotografie con un messaggio altrettanto bello, firmandolo con le loro iniziali: A pleasure to meet with Liz at Windsor today. A talented young photographer whose creativity and strength has inspired us both. Thank you for sharing your photos and story with us. W&C (Un piacere incontrare Liz Hatton a Windsor oggi. Una giovane talentuosa fotografa: la sua creatività e la sua forza sono state per noi un’ispirazione. Grazie per aver diviso con noi le tue foto e a tua storia. W&C
E Lady Violet non aggiunge nulla, ché nulla c’è da aggiungere.
Inizia ottobre, che è anche il mese dedicato alla lotta ai tumori femminili. Come ormai tradizione, Victoria di Svezia presta il volto alla campagna di sensibilizzazione promossa dalla Cancerfondens, di cui ha il patronage da sedici anni.
Anche Lady Violet si unisce all’appello della principessa e delle tante associazioni che in tutti i Paesi ricordano l’importanza della prevenzione, diffondono informazioni utili e promuovono raccolte di fondi per la ricerca. Mi permetto di dirvi, se potete donate, la ricerca è l’unica arma che abbiamo per sconfiggere il male (e fondi non ce ne sono mai abbastanza); ma in ogni caso, un regalo fatelo a voi stesse. Prenotate quella mammografia o quel pap test che rimandate sempre, perché c’è sempre qualcosa di più importante da fare. Non aspettate, perché ogni anno in Italia più o meno un donna su mille scopre che di tempo non ce n’è più.
La malattia è molto democratica e può colpire chiunque, come possono raccontare diversi membri della Royal Family a partire dal Re e dalla Principessa di Galles. Sarah di York ne ha affrontate ben due nel giro di pochi mesi: a giugno 2023 è stata operata per un cancro al seno, e a gennaio di quest’anno le è stato diagnosticato un tumore della pelle. Prontamente curata, sembra proprio che le cose stiano andando nel migliore dei modi, e oggi arriva una bellissima notizia: la figlia Beatrice e il marito Edoardo Mapelli Mozzi aspettano il secondo bebè, che nascerà all’inizio della primavera. Il pupetto o la pupetta andrà ad occupare l’undicesimo posto nella linea di successione dopo i Wales padre e figli, i Sussex padre e figli, il Duca di York, mamma Beatrice e la sorella maggiore Sienna. Direi che difficilmente si siederà sul trono, ma sicuramente porterà una grande gioia e riceverà amore e coccole.
E noi siamo felici, di buone notizie abbiamo sempre bisogno.
Oggi il sofà di Lady Violet è desolatamente vuoto. Se n’è andata lei, the one and only, l’unica vera Lady Violet.
Cui l’autrice di questo blog ammaliata si ispira, per quell’irraggiungibile mix di acuta intelligenza, spirito tagliente, maniere impeccabili, eleganza indiscutibile, che appartenevano tanto al personaggio quanto alla sua interprete.
Come tutti i grandi attori Dame Maggie Smith ha interpretato con uguale passione, divertendo e divertendosi, ruoli classici – debuttò diciassettenne come Viola nella shakespeariana Dodicesima Notte – e altri decisamente pop, come la Minerva McGonagall di Harry Potter, con cui ha sedotto milioni di ragazzini di cui avrebbe potuto essere nonna. Che insieme a quello della Contessa Vedova di Downton Abbey è poi il ruolo per cui oggi è più ampiamente ricordata e generalmente rimpianta, attraverso la banalizzazione social che immagino poco le sarebbe piaciuta.
E invece Margaret Natalie Smith, nata il 28 dicembre 1934 da una segretaria sposata a un patologo docente a Oxford (qui trovate una breve biografia Happy birthday Lady Violet, the true and only!) ha avuto una carriera clamorosa, al cinema e in teatro: due premi Oscar (più quattro nomination), cinque BAFTA quattro Emmy, tre Golden Globe, un Tony Awards, più sei candidature ai Laurence Olivier Awards. E proprio Olivier, dopo averla vista recitare, la invita a far parte della sua National Theatre Company; il che dice molto della sua bravura e anche del suo carattere, essendo lui piuttosto, come dire, impegnativo, sia come attore sia come uomo. Per otto anni i due lavorano insieme, fieramente rivali; probabilmente lui aveva capito subito di aver trovato chi poteva stargli alla pari. E la prese pure a sberle (vere) durante una recita dell’Otello; ma vi immaginate cosa dev’essere stato Il Rinoceronte di Ionesco, con loro due diretti da Orson Welles?
Il dispiacere di non avere avuto l’opportunità di vederla recitare dal vivo è temperato dal piacere delle sue tante interpretazioni cinematografiche. Il primo Oscar arriva nel 1970, per The prime of Miss Jane Brodie, bizzarramente tradotto in italiano La strana voglia di Jean (non vi preoccupate, Jean non aveva nessuna delle voglie cui il titolo lascerebbe pensare), il secondo nove anni più tardi per California Suite, in cui recita il ruolo di un’attrice inglese a Los Angeles per la notte degli Oscar cui è candidata ma che non vincerà, in uno di quei fantastici meccanismi in cui verità e finzione si incastrano.
Alla me ragazzina era piaciuta molto nei due film con Peter Ustinov/Poirot: la fragile, acida Bowers, riluttante dama di compagnia di Bette Davis in Assassinio sul Nilo, e Daphne Castle, locandiera-ex ballerina-ex amante del re di Tyrania in Delitto sotto il sole. Ma dichiaro la mia passione per Charlotte Bartlett, signorina in ristrettezze che accompagna in qualità di chaperon la cugina Lucy Honeychurch in viaggio a Firenze, dove la fanciulla troverà l’amore nel romantico George Emerson, interpretato da Julian Sands (tragicamente scomparso lo scorso anno) godendosi infine la Camera con vista.
Senza dimenticare l’elegante Gosford Park, lo spassoso Invito a cena con delitto, dove con lei recita anche Truman Capote. Nel suo curriculum addirittura due film, girati a una trentina d’anni l’uno dall’altro, con lo stesso titolo, Quartet, e soggetto completamente diverso. Gli altri aggiungeteli voi, perché sono sicura che ciascuno l’abbia particolarmente amata in un ruolo, in un film. Personalmente ne cito un altro: The Lady in the van: storia vera di Mary Shepherd che per una quindicina d’anni ha vissuto su un furgone parcheggiato nel cortile dello scrittore Alan Bennett.
Che oltre ad essere sceneggiatore del film è anche autore di quel delizioso libro che è La sovrana lettrice. Vedete? Alla fine tutto torna. Quel film non è solo un’immensa prova d’attrice, è anche la messa in scena di un’altra sua caratteristica, l’anticonformismo. Che ha impresso una spinta probabilmente alle scelte della sua vita, sicuramente a quelle della sua carriera.
(Ph: Juergen Teller)
Le ultime fotografie sono dell’anno scorso, per la campagna di comunicazione di Loewe, maison di lusso spagnola. Fieramente, meravigliosamente, sfacciatamente vecchia, senza nulla concedere a quel carinismo che immagino odiasse quanto Lady Violet. E che ha donato alla sua Violet, dotandola di quella raffinata perfidia distribuita con garbo a tutti, famiglia e servitù, aristocratici e plebei. Con la consapevolezza che No life appears rewarding if you think about it too much, nessuna vita appare appagante se ci si pensa troppo.
(Ph: Juergen Teller)
Farewell my Lady, torni ogni tanto a sedersi sul sofà, ci farà felici.
Sabato ci eravamo chiesti dove fosse finito il Re di Danimarca, scomparso per tutto il weekend a causa di un viaggio all’estero non meglio definito, lasciando a casa la moglie Mary nel ruolo di reggente a tenere insieme la real baracca.
Ieri il mistero è stato rivelato: il sovrano era in Germania, ospite del cugino Gustav zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, figlio della principessa Benedikte. Ragione della sortita, più che una rimpatriata tra cugini o una visita ai pupetti – Gustav e la moglie Carina sono genitori di due bimbi piccoli – l’occasione del passaggio delle Porsche impegnate nel rally Röhrl-Klassik. Immagino organizzato da (o in onore di) Walter Röhrl, pilota di rally così celebre che ancora gli chiedono l’autografo, come si vede nella foto.
Mi permetto di fare una domanda, anzi due: non si faceva prima a rendere noti meta e scopo del viaggio senza che tutto il mondo pensasse a un weekend di adulterina passione? E soprattutto, Frederik, ma veramente vuoi iniziare pure tu ad allacciarti i pantaloni sotto la panzetta? No dai, questo sarebbe veramente imperdonabile.