Le foto del giorno – Collezioni bizzarre e dove trovarle

Mentre attendiamo quelle del Gala della Croix Rouge, dal Principato di Monaco arrivano altre immagini, come dire, originali.

(Ph: Eric Mathon/Princier Palace)

In vista delle Olimpiadi di Parigi, che saranno inaugurate nella Ville Lumière tra una settimana esatta, il 26 luglio, ieri i sovrani monegaschi – accompagnati dai nipoti Louis Ducruet e Melanie-Antoinette de Massy – hanno inaugurato al Grimaldi Forum la mostra La flamme olympique au fil du temps, (la fiamma olimpica nel tempo). Scopriamo così che Albert II ha una collezione di 40 fiamme olimpiche, dal 1936 a oggi, che sono esposte su due file, una per i Giochi estivi, l’altra per quelli invernali.

(Ph: Eric Mathon/Princier Palace)

È l’occasione per ricordare la medaglia d’oro olimpica che un secolo fa, sempre a Parigi, vinse nel canottaggio John B. Kelly Sr. – padre di Grace e dunque nonno di Albert – che ne aveva vinte già due, sempre d’oro, nell’edizione precedente che si tenne ad Anversa. Albert è un po’ fissato con lo sport in generale, e con le Olimpiadi in particolare, tanto che per poter partecipare pure lui a un certo punto si inventò la squadra nazionale di bob, sport che richiede piste innevate non abbondantissime nel Principato. E secondo me il fatto di essere un’olimpionica è uno degli aspetti di Charlène ad averlo affascinato maggiormente. Charlène che per l’occasione ha indossato una tuta con pantaloni a zampetta di Elie Saab. Terribile.

(Ph: Eric Mathon/Princier Palace)

John B.Kelly Sr. ha incredibilmente un ruolo anche nell’epos familiare di Lady Violet, il cui nonno materno raggiunse a più riprese a Philadelphia il fratello maggiore, che vi si era trasferito. E finché non si ammalò raccontava degli scontri tra Irlandesi e Italiani, che formalmente essendo entrambi cattolici avrebbero dovuto solidarizzare, mentre quelli si comportavano molto spesso assai male con i nostri, circostanza che mi è stata confermata dal professor Joseph V. Scelsa, presidente dell’Italian American Museum di New York. E insomma varie volte il nonno citò questo Jack Kelly, che menava brutto anche perché era quasi 1,90,cioè 10 cm abbondanti più alto di lui. Ho spesso pensato che, se Camilla conoscendo Charles gli disse che la di lei bisnonna era stata amante del bisnonno di lui, io incontrando Albert potrei dirgli che suo nonno ha riempito di botte il mio!

(Ph: Eric Mathon/Princier Palace)

Però il nonno portava l’orlo dei pantaloni perfetto, in questo nessun irlandese poteva batterlo.

Nuovo Parlamento, nuovo Governo, nuovo compleanno

Voi come avete trascorso il compleanno? O come pensate di trascorrerlo se deve ancora arrivare? Queen Camilla oggi compie 77 anni, e lo fa in pompa magna, letteralmente.

Oggi infatti la Queen Consort ha accompagnato il marito e re all’appuntamento politico più importante dell’anno, l’inaugurazione del Parlamento, nel quale il sovrano legge l’unico discorso non scritto da lui ma dal Prime Minister, che da due settimane è Sir Keir Starmer. Particolarmente importante questa volta, perché si tratta del programma del nuovo Governo, che dopo 14 anni torna a guida laburista. Programma a un primo sguardo interessante, con una certa attenzione al sociale; e speriamo che prima o poi mettano mano pure al disastro Brexit.

Ora io spero che voi apprezziate lo sforzo di Lady Violet nel postare immagini di gente impellicciata, non solo per ragioni animaliste (i mantelli dovrebbero essere ancora quelli realizzati per i sovrani precedenti, non dovrebbero essere stati rifatti) ma soprattutto per la temperatura, dato che la cosa che meno sopporta in assoluto è il caldo, ed è costretta all’ennesima estate torrida, e per di più senza condizionatore. Sembra però che a Londra ci fosse una ventina di gradi – beati loro! – altrimenti i gelidi diamanti del diadema di George VI, e quelli del collier, avrebbero comunque rinfrescato la sovrana. Abbiamo capito a questo punto che quella sorta di spallacci con ricami d’oro, che comparivano anche nell’abito dell’incoronazione (Coronation attire, gli abiti dell’incoronazione – Ladies) servono probabilmente a tenere il mantello, dato che l’abito di oggi è più semplice, tutto bianco. Creato dalla fida Fiona Clare, è lo stesso indossato qualche settimana fa al banchetto di stato per la visita degli imperatori del Giappone (Royal chic shock e boh – Sayōnara giugno).

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Ho scelto questa foto per farvi vedere le scarpe, in pelle argento; una creazione di Eliot Zed, che ha fornito a Camilla anche le scarpe per l’incoronazione, per altro lo stesso identico modello

(Ph: X @IanLloydRoyal)

Accanto alla regina la sua principale Lady-in-waiting, la sorella Annabel Elliot; e abbiamo visto domenica a Wimbledon quanto le sorelle possano essere d’aiuto alle signore che entrano nella Royal Family.

Happy birthday!

Novant’anni di King Giorgio (parte seconda)

Sabato scorso i sovrani belgi erano a Londra dove, scortati dai Duchi di Gloucester, hanno reso omaggio ai caduti delle due guerre mondiali con una cerimonia al Cenotafio. La Reine Matilde era vestita Armani Privé, una delle maison cui si affida più spesso, e questo ci consente di riprendere la biografia di Giorgio Armani da dove l’avevamo interrotta, sfiorando uno degli aspetti che ci interessa di più, la relazione con le royal ladies.

La prima parte del post (Novant’anni di King Giorgio (parte prima) si chiude con la morte di Sergio Galeotti, nel 1985, che porta con sé un grande dolore e un grande interrogativo: cosa farà ora Armani senza di lui? Senza il suo spirito, ma anche, soprattutto, senza la sua abilità imprenditoriale, contraltare perfetto alla creatività di Giorgio? Arriva un nuovo direttore finanziario, Giuseppe Volontieri, e a ricoprire il ruolo di direttore commerciale viene chiamato Giuseppe Brusone, già marketing manager di Valentino, che nel 1994 diventerà direttore generale.

La sorella di Armani, Rosanna, diventa responsabile della comunicazione mentre va via Barbara Vitti storica PR, che nel 1982 aveva portato Giorgio sulla copertina di Time, innescando una popolarità planetaria. Lasciano anche Doretta Palazzi, fino a quel momento responsabile comunicazione, e il braccio destro Marisa Modiano Bulleghin, mentre arriva da New York Gabriella Forte.

Armani inizia ad accentrare ogni aspetto del suo lavoro tra le sue mani, e si rivela un imprenditore eccellente; una evoluzione che a me ha fatto sempre pensare a un uomo del Rinascimento. Questa è la sua forza, e per certi aspetti anche il suo limite; lavorare con e per lui non è sempre facilissimo, e negli anni ci saranno altri abbandoni, dalla stessa Gabriella Forte a Lee Radziwill, a Brusone. Questa scelta però aiuta Armani a mantenere quel tratto distintivo, quella unità stilistica che lo contraddistinguono ancora oggi, e negli anni si declinano in molti campi diversi: accessori, beauty, casa, fiori, perfino dolci.

A volte eccede, come per una quella collezione praticamente monocolore dei primi anni ’90, che la madre commentò così: “Giorgio, forse tutti questi beige, meglio lasciarli perdere…” Una conversazione che avrebbe potuto avvenire anche tra mia madre e me, naturalmente a parti invertite. Però questa mania di tenere tutto sotto controllo gli consentirà di rimanere fuori da ciò cha a un certo punto rivoluzionerà il mondo della moda: l’acquisizione dei brand principali da parte di Monsieur Arnault (LMVH) e Monsieur Pinault (Kering) che daranno vita a due multinazionali del lusso. Armani testardamente non cede, resta padrone del suo marchio e della sua creatività. Come un uomo del Rinascimento, appunto, con lo stesso ingegno multiforme. Le sue sfilate sono spesso spettacoli innovativi nati dalla sua mente. Anche quando non riescono, come quella dell’Emporio che avrebbe dovuto svolgersi in una tensiostruttura montata a Place Saint Sulpice, he viene bloccata all’ultimo momento dalla Gendarmerie. La sfilata si farà lo stesso, riservata ai dipendenti di Armani, e il ricco rinfresco farà la felicità di tanti clochard. Molti negli anni si chiedono perché Giorgio Armani proponga raramente abiti da sera; la ragione è semplice, non ci sono abbastanza soldi per farli. Ma i soldi arrivano, tanti, sempre di più, e finalmente all’inizio del nuovo millennio il genio di King Giorgio può misurarsi anche col sogno di ogni creatore di moda, l’haute couture: Armani Privé nasce nel 2005.

Armani Privé scatena il desiderio di regine principesse e aristocratiche varie, che già amavano Armani come Caroline de Monaco, abile trend setter, e come Paola, allora Principessa di Liegi, che si fa vestire da lui per le nozze del figlio Philippe con Mathilde (e poi anche per quelle del figlio minore Laurent con Claire). Noi non ne siamo sorpresi, così come le scelte fatte negli anni, anzi nei decenni, ci sembrano oggi perfettamente logiche e sagge; ma all’epoca non erano così scontate.

Torniamo indietro di una quarantina d’anni, quando probabilmente diversi lettori di questo blog non erano neanche nati, o andavano a scuola. Questa bella foto è del 1985; è il momento del trionfo del Made in Italy, e lo stile Armani si fa notare per la linea classica eppure innovativa, la personalità rarefatta, l’elegante sobrietà. Gli Ottanta sono però gli anni dell’estro, del divertimento anche eccessivo, e questa allegria si riflette anche sulla moda. Pensate a Ungaro, a Christian Lacroix, ma soprattutto a Gianni Versace. Piccola nota personale: per il matrimonio di mio fratello, 1987, io dico a priori che non voglio nulla di Armani, che quell’anno aveva fatto morbide gonne midi e camicie quasi monacali. Ero molto giovane e volevo qualcosa di più divertente, più chiassoso. Come finì? Camicia in organza a righe su gonna in seta a pois. Black&white, tutto Armani of course. Però comprai qualcosa da Versace, in saldo.

Versace, che di Armani era l’opposto. I due non si amavano troppo (anzi per niente) e una volta si sfiorò pure l’incidente diplomatico quando durante una settimana della moda milanese entrambi avevano fissato la propria sfilata lo stesso giorno alla stessa ora. Sembra che Gianni una volta disse a Giorgio “Io vesto le troie, tu donne di chiesa”, ma mi sa che Versace era un po’ fissato perché Ornella Vanoni ha raccontato che una volta che gli contestava alcune mise, il divino Gianni se ne uscì con: “Senti io vesto le zoccole. Se vuoi vestirti da monaca vai da Romeo Gigli.” Proprio Romeo Gigli, e con lui Armani e Prada, incarnano lo stile sobrio degli anni ’90, aggravato in Italia dalla crisi generata da Mani Pulite.

Versace invece resta fedele al suo stile, e lega indissolubilmente il suo nome alla royal lady più famosa di tutte, Diana, che aiuta a definire uno stile personale sempre più lontano dalla Royal Family, sempre più vicino al glamour internazionale. Uniti in vita e incredibilmente anche in morte, lo stilista e la principessa scompaiono entrambi nell’estate 1997, a 47 giorni di distanza.

(Ph: courtesy Giorgio Armani)

Si chiude un secolo, si chiude un millennio, e in quell’anno di passaggio Armani perde l’amatissima madre; Giorgio ha più di sessant’anni, ed è un grande dolore. Perché diciamolo, è brutto perdere i genitori quando si è giovani ma forse è pure peggio perderli da grandi. A supportarlo come sempre c’è il suo braccio destro Leo Dell’Orco, e all’orizzonte un grande progetto: l’alta moda di Armani Privé, quella che lo porterà davvero sul trono.

(Ph: Bertrand Rindoff Petroff/Getty Images)

Sul trono e accanto a molti troni, perché sono tante le royal ladies che si lasciano sedurre dal Privé. Ma questo merita un post a parte, anzi un Royal chic shock e boh. Stay tuned!

Molte delle notizie di questi post sono tratte dall’interessante biografia scritta da Renata Molho, Essere Armani. Non è troppo recente ma preziosa.

Catherine, Wimbleton violet

Si può amarli o meno, ma penso molti converranno sul fatto che certe cose le sanno fare davvero. Annunciata da una dichiarazione di Kensington Palace, oggi la Principessa di Galles è arrivata a Wimbledon per la finale maschile del torneo.

(Ph: PA)

Dato che il marito sosterrà i colori nazionali nell’altro appuntamento di prestigio della giornata, la finale degli Europei di calcio a Berlino – e vedremo se si porterà il figlio George – Catherine ha trasformato questa in una uscita tra ragazze, facendosi accompagnare dalla figlia Charlotte e dalla sorella Pippa.

Ciliegina sulla torta, si è vestita di violetto, per la suprema gioia di Lady Violet; l’abito sembra un modello di Safiyaa, il Cecilia, accessoriato con scarpe e borsa in una tonalità nude. Deliziosa Lotte in blu a pois bianchi di Guess, mentre Pippa ha tirato fuori dall’armadio l’abito a fiori indossato al matrimonio del fratello James con Alizée Thevenet.

Al suo arrivo in tribuna la principessa è stata salutata da una standing ovation, un momento commovente, un bel saluto a lei e secondo me anche un omaggio a quanti nel mondo stanno affrontando la malattia (il pensiero corre a un’altra donna ancora giovane di cui è stata appena annunciata la scomparsa, l’attrice Shannen Doherty).

(Ph: Karwai Tang/Getty Images)

Piuttosto emozionata, e sicuramente orgogliosa della sua mamma la piccola Charlotte, che svolge bene il suo ruolo di supporto, ricevendo una preziosa lezione di educazione sentimentale.

Come sta Catherine? A me sembra piuttosto bene, e anche dando per scontato che possa essere truccata con sapienza, il corpo mi sembra magro ma non scheletrico. Stavo pensando che questa è solo la seconda volta che la vediamo in pubblico quest’anno, e insomma, io sono ottimista. Partecipare a Wimbledon vuol dire che è abbastanza forte da condurre un impegno della durata di qualche ora, e che le sue difese immunitarie le consentono l’inevitabile promiscuità di occasioni del genere.

Incrociamo le dita, godiamoci la giornata e aspettiamo la terza uscita; non c’è due senza tre!

Le foto del giorno – ¡Hola Leonor!

Sarà che Lady Violet è innanzi tutto una zia, ma confesso che queste foto mi hanno quasi commossa. Ieri Leonor, Principessa delle Asturie ed erede al trono di Spagna, ha compiuto la sua prima visita ufficiale all’estero in solitaria.

E così è sbarcata a Lisbona, all’aeroporto militare Figo Maduro, dove ha trovato ad accoglierla il Presidente Marcelo Rebelo de Sousa. Che poi l’ha ricevuta con tutti gli onori nel palazzo di Belem, e le ha consegnato l’onorificenza di Dama di Gran Croce dell’Ordine del Cristo.

Perfetta con un bel tailleur pantaloni rosso – che alla fine è il colore della Spagna – firmato Carolina Herrera e il tocco contemporaneo e consapevole della borsa in pelle vegana (le scarpe non sono vegane ma riciclate dalla madre). D’altra parte la visita verteva su temi ecologici con particolare attenzione agli oceani, e direi che tutto è stato condotto a puntino.

Consapevole del suo ruolo, che affronta con serietà e naturalezza, è apparsa disinvolta e piena di grazia; questa ragazza è davvero incantevole oltre che assai ben educata, istruita e preparata per ciò che la aspetta.

Noto che è mancina, come William; in futuro saranno dunque almeno due i sovrani a usare la sinistra. Che non vuol dire nulla, se non che è anche questo un piccolo segno dei tempi; ancora quando Lady Violet faceva le elementari (non malignate, non un secolo fa!) c’era l’abitudine di forzare i bambini a scrivere con la destra.

Del buon lavoro che Felipe e Letizia hanno fatto con le loro figlie abbiamo detto spesso, e forse anche, parlo per me, con una certa sorpresa, visto che ho più volte pensato che la rigidità della Reina fosse eccessiva e potesse essere un problema. Ma ciò di cui mi sto rendendo conto con piacere è che Leonor sembra la sintesi perfetta tra il rigore materno e la dolcezza paterna.

A questo punto non vedo di l’ora di vedere all’opera anche le sue colleghe, secondo tutti i troni al femminile che ci aspettano ci riempiranno di gioiosa soddisfazione.

P.S. mi immagino solo io una telefonata tra Felipe che chiede a Marcelo com’è andata la niña, e quello che lo rassicura: todo bien?

Breaking News – Ci sarà!

Buone notizie, buonissime, dalla terra d’Albione. Confermata la presenza della Principessa di Galles alla finale maschile del torneo di Wimbledon, domani pomeriggio.

Catherine ha il patronage reale dell’England Lawn Tennis and Croquet Club, che organizza il torneo, dunque la sua presenza di solito è scontata, ma non quest’anno. Date le sue condizioni di salute, la promiscuità dell’evento e la sua durata, questa è veramente un’ottima notizia, e non vediamo l’ora di vederla, sperando che questo sia davvero un altro piccolo passo verso il pieno recupero. Appuntamento dunque domani alle 14.00, le 15.00 ora italiana.

Le foto del giorno – Di nuovo in sella

Le foto di oggi rallegreranno molti; mostrano la Princess Royal di nuovo al lavoro dopo l’incidente con trauma cranico occorsole lo scorso 23 giugno, che aveva richiesto una settimana di ricovero al Southmead Hospital di Bristol.

Oggi Anne ha assistito alle gare del Campionato Nazionale della RDA, la Riding for the Disabled Association, associazione equestre per i disabili. Organizzata presso la Hartpury University nel Gloucestershire, è la più importante competizione dedicata ad amazzoni e cavalieri con disabilità, che hanno incontrato la principessa e hanno ricevuto i premi dalle sue mani.

Oltre a invidiarne la mise autunnale, Lady Violet non può che ribadire la sua ammirazione per questa signora, un vero fiore d’acciaio (sempre che le faccia piacere essere definita fiore, cosa di cui non sono sicurissima). E poi come si sente a suo agio lei nelle occasioni equestri, forse neanche sua madre.

A proposito di cavalli e cavalieri, oggi il Principe di Galles ha partecipato all’annuale Royal Polo Charity Cup, che esiste da 13 anni e finora ha raccolto ben 13 milioni di sterline da destinare a cause sociali. Nelle scorse edizioni non è mai mancata a fare il tifo per lui la moglie Catherine, ma nei giorni scorsi era stato reso noto che quest’anno non avrebbe potuto per le ben note ragioni di salute. Ancora incerta la presenza della Principessa di Galles almeno alle finali di Wimbledon, avendo il patronage dell’England Lawn Tennis and Croquet Club, che organizza il prestigioso torneo. Speriamo di vederla, ma speriamo soprattutto di vederla in salute.

Novant’anni di King Giorgio (parte prima)

Se Valentino è the Emperor, l’imperatore, Giorgio è the King, il re; per noi repubblicani affascinati dai reali non potrebbe esserci forma di regalità più splendente, più soddisfacente e più indiscutibile a livello planetario.

Nato l’undici luglio 1934 a Piacenza da Ugo e Maria, Giorgio ha un fratello, Sergio, maggiore di cinque anni e una sorella, Rosanna, più giovane di cinque. Un’infanzia di guerra, divisa tra povertà e dolore, come tante in quegli anni.

Il padre, impiegato, nel 1949 decide di trasferirsi a Milano sperando di poter offrire alla famiglia qualcosa di più. Giorgio si diploma al liceo scientifico Leonardo da Vinci e si iscrive a medicina, ma tre anni dopo parte per il servizio militare. Quando torna, la sua vita cambia binario: viene assunto alla Rinascente, simbolo della modernità e dell’Italia che appunto rinasce dopo la guerra. Si occupa di vari aspetti tra cui la pianificazione delle vetrine, da cui nasce la leggenda che abbia fatto il vetrinista. Serio, rigoroso, perfezionista, studia materiali e tessuti, la forme, le linee e finisce con attirare l’attenzione di un giovanotto che ha già un nome nella moda maschile: Nino Cerruti, figlio di un produttore di tessuti di Biella, che gli affida la sua linea Hitman. L’uno è “il signor Nino” e forse da lui l’altro eredita il vezzo di farsi chiamare sempre “il signor Armani”.

Siamo in pieni anni ’60, il decennio in cui cambia tutto, e non solo nella moda, basti pensare che nel nostro Paese inizia con La dolce vita e finisce con la strage di Piazza Fontana. A Londra ci sono i Beatles con le loro giacche guru e Mary Quant con la minigonna; Kings Road e Carnaby Street; nel 1967 Flavio Lucchini si inventa L’uomo Vogue. Il decennio si conclude con la realizzazione del sogno più grande di tutti: il 21 luglio 1969 l’uomo sbarca sulla luna. In questo tourbillon di cambiamenti, innovazioni, trasformazioni, Giorgio propone una rivoluzione di stile che sembra piccola ma diventerà grandissima; un immagine sobria, educata, istruita, direi quasi milanese, che parte dal concetto di giacca destrutturata e non si ferma più.

Arriva il secondo incontro della vita: Sergio Galeotti, un giovane architetto più giovane di dieci anni. Toscano di Pietrasanta, sanguigno quanto l’altro è algido; uno rumorosamente allegro l’altro sobriamente riservato. Come spesso accade tra persone così diverse si riconoscono e si innamorano alla follia. Sergio spinge Giorgio a mettersi in proprio, rinunciando alla tranquillità anche economica offerta da Cerruti. Nel 1975 nasce la Giorgio Armani SpA (e nel 1979 Lady Violet riceve dalla madre il primo capo, una giacca/cardigan di lana blu che dev’essere ancora in giro). Gli anni ’70 però sono caratterizzati anche dall’incubo del terrorismo, per cui la moda di Armani, elegante ma senza eccessi, impiega poco a soppiantare l’allegro stile hippy – che pure aveva una sua funzione, essendo percepito come povero – a questo si aggiunge la crisi energetica (vi ricordate l’austerity?) che si riflette sia sulla possibilità di spendere sia direttamente sulla disponibilità dei tessuti; la collaborazione tra Armani e i Rivetti, proprietari del GFT(Gruppo Finanziario Tessile) imprimerà una spinta decisiva al cambiamento. È questo il momento in cui nasce il Made in Italy, concetto prima sconosciuto, insieme a termini come “stilista” o “showroom”. Molto si deve al genio di Galeotti, che si occupa della parte gestionale guidato da intuizioni valide ancora oggi. La società nasce con l’investimento di due milioni e mezzo di lire, frutto anche della vendita del maggiolino di Giorgio, in un piccolo spazio a Corso Venezia; verranno poi la sede di via Borgonuovo, col meraviglioso teatro che fa spesso da palcoscenico alle sfilate, la sede di via Durini; e le residenze private: i dammusi a Pantelleria e la villa a Broni, tra Pavia e Piacenza, con animali esotici nell’ampio parco e un Tiepolo in salotto.

Nonostante la teenager Lady Violet avesse trovato il suo stilista del cuore, grazie anche – soprattutto – alla generosità materna, vi sorprenderò dicendovi di aver influito solo in minima parte nel successo planetario di King Giorgio, che alla fine degli anni ’70 inizia ad avere una clientela di tutto rispetto.

(Ph: Ron Galella/Getty Images)

Il 3 aprile 1978 Diane Keaton, candidata all’Oscar come migliore attrice per Annie Hall, si presenta al Dorothy Chandler Pavilion con una rigorosa giacca grigia Armani, che fa dal contraltare al gonnellone a righe; un mix tra maschile e femminile che incarna, probabilmente suo malgrado e con una certa disordinata naïveté, l’dea dello stile Armani. Vince lei, e in qualche modo vince pure lui.

Hollywood, enorme cassa di risonanza, se ne accorge, e nel 1980 un film lancia due stelle nel firmamento. Il film è American Gigolo: rende Richard Gere una star mondiale e apre a Giorgio Armani, che lo dota di un guardaroba completo, le porte delle sterminate praterie americane. Sergio Galeotti ha l’idea di assoldare come specialissima PR Lee Radziwill, sorella di Jackie Kennedy, il cui stile lo ha incantato; anche lei aiuterà Armani a sfondare negli USA. Nel corso degli anni saranno sempre di più le attrici e gli attori a farsi vestire da Armani, creatore di un lusso talmente elegante da far sembrare lo stile hollywoodiano ancora più pacchiano. Nasce l’Emporio, che nel 1987 verrà raccontato da uno spot promozionale diretto addirittura da Martin Scorsese; allo stesso anno risale la definitiva consacrazione del legame tra Armani e il cinema, con la creazione degli abiti indossati dagli Intoccabili, nel film di Brian De Palma. Sono gli anni ’80, quelli dell’edonismo reganiano e della Milano da bere, quelli in cui tutto è possibile. E tutto sembra davvero possibile, ma purtroppo c’è il rovescio del medaglia, e si chiama sindrome da immunodeficienza acquisita, AIDS. Viene identificata nel 1981 e si diffonde in modo tragicamente rapido. Sergio Galeotti si ammala, e muore il 14 agosto 1985; ha compiuto quarant’anni solo 19 giorni prima. Giorgio si trova squarciato dal dolore e dalla necessità di decidere il meglio per le sue aziende.

Cambia ancora binario; come ve lo racconterò nella seconda parte, che trovate qui: Novant’anni di King Giorgio (parte seconda)

Le foto del giorno – Let’s party!

La serata clou dell’estate monegasca è senza dubbio il gala della Croix Rouge, che quest’anno si terrà venerdì 19 luglio nella Salle des Étoiles dello Sporting di Montecarlo. Hermès ha donato una splendida Kelly rossa, che sarà messa all’asta per la raccolta fondi (poi non dite che non lo sapevate!).

(Ph: David Niviere/ABACAPRESS.COM)

Ma nel Principato c’è sempre una ragione per fare festa, e sabato scorso è stata la volta del party organizzato per i vent’anni dell’associazione Fight Aids Monaco, fondata nel 2004 dalla principessa Stéphanie a sostegno delle persone ammalate, o sieropositive, o colpite dallo stigma che ha sempre contraddistinto questa terribile malattia. Tema della serata i favolosi anni ’80, quando eravamo sicuramente giovani e forse pure felici. Con Stéphanie c’erano le due figlie Pauline Ducruet e Camille Gottlieb; assente il primogenito Louis con la moglie Marie, in attesa del secondo bebé. La principessa ha potuto contare anche sul sostegno del fratello Albert, che in queste occasioni non manca mai; un vero capofamiglia. Lady Violet, che ha sempre avuto un debole per lui – negli anni ’80, gentile sportivo e capelluto era un vero principe azzurro – lo ama particolarmente per questo.

(Ph: Frédéric Nebinger/Palais princier)

Una bella festa con molti cantanti dell’epoca, da Patrick Hernandez, il primo a sinistra (ve la ricordate Born to be alive?) alla nostra Sabrina Salerno, splendente in bianco abbracciata a Camille. Non è mancata nemmeno la riproposizione di Ouragan, la hit di Stéphanie nella sua fase cantante pop.

(Ph: Frédéric Nebinger/Palais princier)

Sul palco si è esibita la band Stars 80; ok, sono un po’ acciaccati ma è per una buona causa, e secondo me si sono anche divertiti. Non è mancata la lotteria con premi definiti prestigieux; non li ha offerti Hermès ma negozi monegaschi e sostenitori dell’associazione. Cioè non chi coglie (giustamente, per carità) l’occasione per la propria visibilità, ma chi tiene a Stéphanie e approva il suo impegno.

(Ph: Frédéric Nebinger/Palais princier)

La serata si è conclusa sulle note di L’or de nos vies, canzone scritta dalla band Kyo per l’associazione nel 2006 ed eseguita dal team Fight Aids Monaco, che ha così voluto rendere omaggio alla principessa (notare i ventagli con scritto “Stéphanie”). Ve lo dico, questo party mi è piaciuto un sacco, ci farò un pensierino per l’edizione dei 25 anni.

La foto del giorno – Pop Wills

Dove pop sta per “popular”, popolare, in questo caso non nel senso di famoso ma di vicino al popolo. Il Principe di Galles questa sera ha assistito a Dusseldorf alla partita Inghilterra Svizzera, valevole per i quarti di finale degli Europei. I Three Lions hanno vinto ai rigori, e si giocheranno la semifinale contro la vincitrice tra Olanda e Turchia, che mentre scrivo è in testa per 1 a 0.

(Ph: EURO 2024 News Pool- ENP)

La premessa sportiva serve a introdurre una piccolissima riflessione: quando Lady Violet era giovane i membri della Royal Family giocavano principalmente a polo – era proprio una loro caratteristica – amavano gli sport equestri in generale, alcuni giocavano a tennis e comunque non mancavano a Wimbledon, e tutt’al più tifavano per il rugby, sport che ha visto i suoi natali in Albione. Passione per il calcio non pervenuta. È bastata una generazione e le cose sono cambiate completamente: il futuro re è appassionatissimo di calcio, nonché accanito tifoso dell’Aston Villa, la squadra di Birmingham. Tutte le volte che può non manca agli incontri importanti, internazionali e anche nazionali, scatenandosi nel tifo e perdendo l’aplomb in un modo che alla nonna regina accadeva solo quando correva un suo cavallo ad Ascot o in altri posti simili. Ecco, è anche attraverso cose così che avviene il processo di popolarizzazione (nel doppio senso di vicinanza al popolo ma anche di celebrità) delle famiglie reali in generale, e di quella britannica in particolare.

Prima o poi riprenderemo questo discorso; intanto se in questo pigro sabato di luglio vi incuriosisce sapere per chi tifano i reali, andate a leggere questo post: Tre leoni hanno sbranato undici vichinghi