Spose come mimose

Oggi è l’otto marzo, giornata internazionale dedicata alle donne e ormai anche alle mimose. Vi tranquillizzo subito, non è intenzione di questo post celebrare le donne attraverso il ruolo di spose, la ragione è a un tempo più leggera e banale, e ve la spiego. Lady Violet è innamorata di un abito creato da Norman Hartnell negli anni ’50 per la giovanissima Queen Elizabeth, e lo considera un po’ il simbolo di questa giornata (qui trovate il post che gli avevamo dedicato qualche 8 marzo fa: La foto del giorno – 8 marzo). Poi qualche giorno fa mi sono imbattuta in una foto colorata a mano, che mi ha fatto nascere una curiosità.

La fotografia, di proprietà del Royal Collection Trust, ritrae la principessa Alice, terzogenita e seconda figlia femmina di Queen Victoria, che il 1 luglio 1862 andò sposa a Luigi IV d’Assia. Pochi mesi prima delle nozze era morto il Principe Consorte, Albert, per cui la cerimonia fu celebrata in forma privatissima nella sala da pranzo di Osborne House, amata residenza sull’isola di Wight. Alice morì di difterite sedici anni dopo, appena trentacinquenne, ma fece in tempo ad avere sette figli tra cui Victoria, nonna di Philip Duca di Edimburgo e Alice, ultima zarina di Russia col nome di Alexandra. Ma veramente la principessa si sposò in giallo? In effetti no, le spennellature color mimosa sono una licenza dell’ignoto ritoccatore; Alice adottò l’abito bianco secondo la moda lanciata dalla madre, ma ormai la suggestione era creata. Dunque mi sono chiesta se ci fossero state spose, se non reali almeno famose, andate all’altare in abiti color mimosa. Qualcosa c’è, anche se al contrario un articolo che mi è capitato di leggere di recente sottolineava come le spose reali tendano a scegliere il bianco anche al secondo matrimonio. Così hanno fatto le divorziate Letizia e Meghan, che nonostante il proprio passato – ma in ossequio al protocollo – si sono presentate all’altare aureolate di veli; la Duchessa di Sussex addirittura col velo anche davanti a coprire il viso, cosa che generò qualche commento diciamo sorpreso. In bianco ma corto anche la Princess Royal per le sue nozze con Tim Laurence, e l’attuale Queen Consort, che per la cerimonia civile a Windsor che la unì a Charles indossava abito soprabito e cappello che forse non erano candidi ma nelle fotografie lo sembravano. Per la benedizione del pomeriggio Camilla si cambiò indossando una mise colorata; un insieme grigio con tocchi dorati, non proprio giallo ma quasi (A Royal Calendar – 9 aprile 2005).

Il giallo oro è protagonista dell’abito con cui l’incantevole Jetsun Pema è diventata Regina del Bhutan il 13 ottobre 2011, e a dire il vero è presente anche nel vestito del re. Ciò non stupisce dato l’ovvio legame tra l’oro e la regalità, e in alcune culture orientali il giallo in ogni sua sfumatura è espressamente riservato al sovrano.

Volendo restare in compagnia del giallo oro, il più clamoroso wedding dress è senza dubbio quello di Olga di Grecia, andata sposa il 27 settembre 2008 sull’isola di Patmos a Aimone di Savoia Aosta. Prada creò per lei un abito pieno di rimandi alla cultura ellenica, un meraviglioso inno alla luce color oro pallido con acconciature di spighe come Demetra e bouquet di foglie di ulivo come Atena.

Uscendo dall’ambito reale non possiamo che incrociare la sposa seriale Liz Taylor, dea dagli occhi viola e ostinata dea del matrimonio, essendo andata all’altare per ben otto volte, con sette uomini diversi. Meglio di lei a Hollywood solo Zsa Zsa Gabor, che raggiunse quota nove. Dopo aver impalmato nel 1950 Nicky Hilton (in classico abito bianco, in fondo aveva solo 18 anni), Michael Wilding nel 1952 con un abito da sciura colorato (ma non si sa come, le foto sono solo in bianco e nero) con ampio collo e polsi in organza bianca; Mike Todd nel 1957 (abito a mezze maniche con cappuccio, secondo alcuni azzurro chiaro ma anche qui solo foto in bianco e nero); nel 1959 Eddie Fisher, scippato all’amica Debbie Reynolds (secondo me l’abito più bello, anche lui col cappuccio in chiffon verde oliva); Liz è pronta per la cinquina. Arriva a Roma per interpretare la femme fatale per antonomasia, Cleopatra, e incontra l’amour fou. Lui è un fascinosissimo attore gallese, Richard Burton; nel film è Marco Antonio. L’amore divampato tra la regina egizia e il triumviro romano viene replicato sotto il sole rovente del litorale laziale. Liz e Dick sono entrambi sposati, but who cares? Lui le chiede di sposarlo a gennaio a Toronto, le leggi canadesi pongono una serie di ostacoli ma come si sa omnia vincit amor e finalmente i due riescono a coronare; è il 15 marzo 1964 a Montreal, lei ha ottenuto il divorzio da Fisher solo nove giorni prima.

E finalmente eccolo, il famoso abito giallo: corto, di chiffon, con maniche abbondanti (pure troppo) creato dalla costumista di Cleopatra, Irene Sharaff. Inizia la fase che io chiamo trionfale e accompagnerà la diva per il resto della vita: mise ridondanti che spesso esaltano il fiorente décolleté però non valorizzano troppo la sua voluttuosa ma non slanciatissima figura. Come acconciatura un treccione inondato di fiori più adatto ad una sposa più giovane; per fortuna c’è ad attirare l’attenzione il sontuoso dono di nozze dello sposo: una spilla Bulgari con un grosso smeraldo circondato di diamanti. Lui d’altronde una volta disse della moglie: “l’unica cosa che Elizabeth sa dire in italiano è Bulgari”. Nel 1974 il matrimonio è finito – ma per lei quello durato più a lungo – l’anno dopo ci riprovano e il 10 ottobre si risposano in Botswana; lei indossa un leggero caftano multicolore da figlia dei fiori. Questa volta dura solo nove mesi, ma Liz non è donna da restare nubile a lungo e il 4 dicembre 1976 sposa John Warner, avvocato e senatore repubblicano della Virginia. Matrimonio invernale con abito di cachemire viola sotto un cappotto di tweed e pelliccia con turbante abbinato. Nel 1982 il divorzio, cui seguono nove anni di singletudine fino al 6 ottobre 1991, data dell’ultimo, improbabile matrimonio.

A un passo dai 60 anni Liz sposa Larry Fortensky, un operaio edile di vent’anni più giovane conosciuto mentre entrambi combattevano la dipendenza da alcol (più lei) e droga (più lui) ricoverati al Betty Ford Center. Un giovanotto cui si poteva perdonare molto, ma non la pettinatura. Nozze celebrate nel Neverland Ranch di Michael Jackson, grande amico della sposa e maestro di cerimonie. Anche questa volta Liz sceglie il giallo in una tonalità chiarissima, Valentino (sì proprio lui, il perfido) le dona un abito tutto balze da bella del sud, modello zia di Scarlett O’Hara. La coppia divorzia il 31 ottobre 1996. Otto e sto.

Ultimo della serie è uno degli abiti che da bambina mi piacque di più: il 30 giugno 1970 la giovanissima, famosissima, originalissima Caterina Caselli sposa il suo produttore musicale, Piero Sugar. Con lui smetterà di cantare ma scoverà una gran quantità di talenti che hanno deliziato le nostre orecchie negli ultimi cinquant’anni. Per lei un lo stile folk, allora pazzescamente di moda: abito in pizzo giallo su camicia d’organza bianca, più cappello a tesa ampia. Delizioso.

La foto del giorno – Che stile!

Non ve l’aspettavate eh? Io no di sicuro, e invece…

E invece Mathilde dei Belgi, in missione in solitaria per conto dell’ONU in Costa d’Avorio, mostra insospettabili doti di footballeuse (non so se esista questa parola, ma mi piace) nel corso di un evento organizzato ieri allo stadio Laurent Pokou a San Pedro. Qui la Reine ha incontrato l’ex calciatore Bakari Koné – che ha giocato anche in Europa, nell’Olympique di Marsiglia – la campionessa olimpica di taekwondo Ruth Gbagbi e altri atleti ivoriani, per confrontarsi sui molteplici benefici dello sport, che spaziano dalla salute alla socializzazione. Non posso non ammirare lo stile della calciata di Sa Majesté, e anche come i pantaloni assecondano il movimento. Ora chi glielo dice a Édouard Vermeulen, aristocratico stilista di Natan, che a noi Mathilde piace più così che con molte sue arzigogolate creazioni?

Dopo Diana cacciatrice, Mathilde caLciatrice.

Breaking News – C’è la foto

Lady Violet non la pubblicherà, dato che la Principessa di Galles ha espressamente chiesto il rispetto della privacy, ma c’è una foto che la ritrae questa mattina Windsor.

Catherine è in un’auto guidata dalla madre Carole, ha i capelli sciolti e occhiali scuri a schermarle gli occhi, mimetizzando in parte il volto che non ha nulla di diverso dal solito. Speriamo che lo scatto, opera di paparazzi non britannici, interrompa il delirio di questo gioco chiamato “dov’è Kate?” che impazza da giorni. O magari è stata fatta filtrare proprio per questo, secondo quanto insegnava il famoso politico sul pensar male. Noi pensiamo benissimo, speriamo che la principessa recuperi presto e totalmente, e Lady Violet possa tornare a disquisire allegramente di argomenti più leggeri.

Royal chic shock e boh – Remembering Constantine

L’occasione non era delle più allegre, anche se il tempo ha il pregio di stemperare il dolore, ma i presenti tanti e le mise interessanti, dunque procediamo, e consideriamo questo il nostro modo di ricordare l’ex re degli Elleni, che sicuramente era un uomo di mondo.

(Ph: Chris Jackson/POOL)

Partiamo dal vertice, le due Regine Consorti; la padrona di casa e la vedova dello scomparso. Per uno strano caso entrambe hanno scelto le righe: Camilla con giacca corta e gonna svasata più cappello piumato Philip Treacy – confesso, l’insieme mi ha fatto pensare a D’Artagnan – Anne Marie con cappottone e pillbox con inutile coccarda. Mi piacciono? Non particolarmente ma alla fine a chi importa; loro si godono il privilegio di non seguire la moda. Boh+boh.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

A proposito di moda, qual è il colore trend di stagione? Il bordeaux. E l’accessorio che non può mancare? La stola. E come si presenta Marie Chantal alla cerimonia in memoria del suocero? Esatto. La mise è firmata Mary Katrantzou e abbinata a scarpine in tinta Gianvito Rossi e borsa nera Prada. Che vi devo dire, la parola che mi viene in mente più spesso per Marie Chantal è diligente. Mi ricorda una nota giornalista, ora riconvertitasi stilista, di cui una volta qualcuno disse che seguiva impeccabilmente la moda, ma non l’anticipava mai. Ecco, Marie Chantal è così: mai un guizzo, mai un’invenzione. Nonostante la figura graziosa, lo sterminato patrimonio che le consentirebbe qualunque spesa, la vita sociale che le permetterebbe di sfoggiare qualunque cosa, è quasi sempre così: ben vestita, ordinata, misurata, diligente. Sarà perché è della Vergine? Boh.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Siamo onesti, la mancanza di brio diventa un vantaggio davanti alle mise della giovane cognata Nina, consorte di Philippos, il più giovane dei cinque figli di Costantino e Anne Marie. Anche lei ha accesso a un ampio patrimonio – il padre è il miliardario svizzero Thomas Flohr, proprietario di una compagnia di aerei charter – ed è sicuramente una bella ragazza, ma le sue scelte di stile mi perplimono assai. In questo caso ha scelto un tailleur blu in tessuto operato Erdem. Non so se mi piace meno la gonna da flamenco. il cerchietto a fiori (Emily London) o i pompon sulle scarpine, che sono pure Manolo (Blahnik). Shock.

Tatiana, moglie dell’altro fratello Nikolaos, è talmente bella che alla fine se la cava sempre. È una delle poche in nero, e ha scelto il total Armani: un tailleur con giacca allungata e gonna alla caviglia, scaldato da una mantella di velluto nero foderato di blu – la combo preferita dal Maestro – velluto anche per scarpe e borsa, Armani anche loro, mentre il cappellino è Philip Treacy. Tutto bello, ma francamente per un’occasione di mattina è troppo. Boh.

La più semplice è Alexia, la figlia primogenita, con un cappotto grigio Massimo Dutti. Anche se il cappotto a trench è un grande classico, l’allacciatura in vita non dona a tutte (anche perché segue il movimento del corpo e si sposta) però su di lei mi piace, forse un po’ lunga la manica. Divertente la pochette con l’iniziale del nome ricamata, del brand turco di Istanbul Mehry Mu, un po’ leggere ma accettabili le scarpine beige banana, ma come le è venuto in mente di piazzarsi in capo quel fiore spumoso? L’ha rubato a una delle figlie? Boh.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images))

In verde l’altra figlia Theodora, che fa l’attrice a Los Angeles, accompagnata dal fidanzato di lungo corso. Terribile. Terribile il vestito (Beulah London) che non la valorizza per niente, e terribile il cappellino che la trasforma in una hostess anni ’50. Mi piace l’idea dello scialle invece del soprabito, ma non basta, né nulla aggiunge la borsa, la classica Mayfair in stampa cocco di Aspinal of London. Shock.

Amplissima la rappresentanza della Royal Family: chic Beatrice con cappotto blu (Maje) cerchietto con veletta (Justine Bradley-Hill) e scarpe Jimmy Choo. Sarebbe stata chic anche Zara col bel cappotto blu The Fold e la clutch Strathberry, ma purtroppo il cappellino (Bee Smith) piazzato sulla testa spettinata rovina l’insieme. Non ha trovato il pettine? Boh. È sicuramente shock Sarah Ferguson: quel tailleurino grigio non si può guardare. Però abbiamo avuto bone notizie riguardo al tumore cutaneo che le era stato diagnosticato; alla fine basta la salute!

Mi è piaciuta molto Lady Sarah Chatto, figlia della principessa Margaret. Mi sembra molto simile alla cugina Anne, più sostanza che apparenza e una naturale signorilità; in più questa volta, forse suo malgrado, ha indovinato la mise al millimetro: sì all’abbinamento nero/blu, sì al pullover dolcevita, sì al cappotto over. Sì, chic.

C’erano i reali spagnoli naturalmente, essendo Sofía la sorella maggiore di Costantino. La Reina Emerita aveva un cappotto azzurro polvere, ma non si vede abbastanza bene in nessuna foto per poterne parlare; la Reina in carica ha riciclato parte della sua mise, nascondendo l’ abito blu Pedro del Hierro sotto la mantella Carolina Herrera già vista molte volte, per cui è inutile parlarne. Non classificate.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Presenti anche le due Infantas; quando ho visto Elena, che sotto al rigoroso cappotto nero ha piazzato un paio di pantaloni a quadri, ho pensato che le avessero smarrito il bagaglio. Poi ho notato che ha il piede sinistro ingessato, per cui evidentemente ha fatto del suo meglio. Di necessità virtù. La sorella Cristina invece ha scelto il grigio: e al giacchino in tessuto operato ha abbinato una sorta pantagonna longuette. Ma perché? Boh.

(Ph: Getty Images)

A rappresentare la famiglia reale danese, cui appartiene Anne Marie, c’era la sorella maggiore Benedikte con due dei suoi tre figli e rispettivi consorti. Chic lei, in un completo abito + cappotto verde bosco opaco perfetto per l’occasione (Wichmann Couture), colbacco della modista danese Mathilde Førster e una classica Chanel, con cui non si sbaglia mai. Shock la figlia Alexandra, con cappotto turchese, anche questo firmato Wichmann Couture, i soliti fiori in testa che a cinquant’anni compiuti – e magari pure prima – dovrebbero restare nel cassetto, e una sciarpa a righine che ci azzecca poco o niente. Boh la nuora Carina, in nero, ma solo perché non si vede per niente.

Ho scritto questo post cercando di alleggerire un po’ la situazione, dato che non solo si trattava di una funzione in memoriam, ma anche per la consapevolezza che i membri della Royal Family dovevano essere già tutti al corrente della tragica morte di Tom Kingston, marito di Lady Gabriella e dunque genero dei principi di Kent. Purtroppo anche un’altra famiglia presente ha subito un lutto. Il 1 marzo è mancato Fernando Gómez-Acebo, 49 anni, cugino carnale di re Felipe in quanto ultimo dei cinque figli di Pilar, sorella di Juan Carlos. Un grande, grande dolore per zii e cugini. Lascia un bambino di neanche 8 anni.

La foto del giorno – Thank you Iris

Se n’è andata nella notte Iris Apfel.

Icona è la prima parola che mi viene in mente per descriverla, termine abusatissimo ma in questo caso perfetto. Come tutte le icone vere non era apparenza ma sostanza, nonostante sia per la sua favolosa apparenza che viene riconosciuta e verrà ricordata. Se n’è andata nella notte, dopo aver compiuto 102 anni e mezzo esatti, cosa che poteva accadere solo di 29 febbraio, circostanza che la deliziava. E infatti l’altro ieri aveva sottolineato come di compleanni ne avesse festeggiati 102, ma di half birthdays, mezzi compleanni, solo 26! Una uscita di scena insuperabile, come fu tutta la sua vita. Oscar Wilde diceva O si è un’opera d’arte o la si indossa. Lei entrambe. Thank you Iris, for everything.

Se volete, questo il post con cui avevamo celebrato i suoi favolosi 100: La foto del giorno – 100 Iris.

Breaking news – Un colpo

Purtroppo era una delle possibilità, forse la più probabile, ed è stata confermata.

L’inchiesta condotta dall’ufficio del coroner oggi ha reso nota la ragione della morte di Tom Kingston, marito di Lady Gabriella Windsor: un colpo di pistola alla testa. Un’arma è stata ritrovata accanto al corpo, che giaceva in una dependance della casa dei genitori di Tom nel Gloucestershire. È stato il padre a trovare il figlio dopo aver forzato la porta che era sbarrata. Al loro arrivo, i paramedici non avevano potuto che constatare il decesso, e la polizia aveva da subito escluso il coinvolgimento di terzi.

La tragedia dunque si sovrappone allo strazio, e spiega molte cose. La terribile decisione presa da quest’uomo che è sempre apparso gioioso non può che essere accolta con doloroso rispetto; alla pena della sua famiglia e di quanti lo hanno amato non possiamo che inchinarci.

Le foto del giorno – Tanto buio, un po’ di luce

Sono giorni un po’ così, tra il cancro di Charles, la malattia di Catherine e le titubanze di William, su cui è piombata come un incubo la scomparsa di Thomas e lo strazio di Gabriella.

Mi sono imbattuta per caso in questa fotografia che mi sembra rappresenti bene questi giorni strani, per cui partiamo da qui.

Dopo la cerimonia – e tutto quello che è successo intorno – con cui ieri la Royal Family ha ricordato il defunto Costantino, oggi un’altra commemorazione dell’ex re degli Elleni si è tenuta a Londra, nella cattedrale ortodossa di Santa Sofia a Notthing Hill, dove si sposarono il diadoco Pavlos e pure sua sorella Alexia. Il fotografo ha catturato questo scatto: Nikolaos, terzogenito del defunto sovrano, si commuove e la madre Anne-Marie lo sostiene con tenerezza. Perché la verità è che non si smette mai di essere figli, neanche a 54 anni; e non si smette mai di essere madre, e padre, anche se i figli sono adulti e hanno i capelli grigi.

Il pensiero non può che correre ad altri genitori: ai principi di Kent che ieri non hanno mancato ai doveri reali nonostante assai probabilmente sapessero già della tragedia che aveva colpito la figlia con la morte del marito, sposato meno di cinque anni fa. Per non parlare dei signori Kingston, i genitori di Tom, che prima di entrare nella Royal Family aveva fatto il negoziatore di ostaggi, era scampato a un attacco suicida, aveva frequentato Pippa Middleton, e si era creato una carriera nella finanza. Proprio a casa dei genitori, una tenuta nel Gloucestershire, sarebbe morto il figlio domenica sera (lo scoop è del Daily Mail, che è un giornalaccio ma a volte ci indovina).

(Ph: Blitz)

L’ultima fotografia di Ella e Tom risale a due settimane fa, quando avevano accompagnato Queen Camilla alla serata in onore di Shakespeare (The Queen Valentine): sorridenti, probabilmente innamorati, sicuramente coordinati.

E mentre neppure uno spiffero giunge da casa Galles, il Re, pur nello stress di malattia e terapia, continua a fare del suo meglio.

(Ph: Nick Edwards)

Ieri mattina era a Windsor ma è rientrato nella capitale prima che iniziasse la funzione per Costantino. Che ha comunque voluto omaggiare con una cravatta particolare, su cui sventolano tante piccole bandiere greche (in questa foto di repertorio la vedete meglio).

Oggi poi Sua Maestà ha ricevuto il Prime Minister per l’udienza settimanale. Si va avanti, un passo alla volta, un giorno alla volta.

Breaking news – Royal family in lutto

Non è quello che da qualche settimana molti di noi temono, ma è comunque una notizia brutta, bruttissima.

È appena stata comunicata la morte improvvisa di Thomas Kingston, quarantacinquenne finanziere marito di Lady Gabriella Windsor, figlia di Michael di Kent. La notizia è appena stata diffusa, ma il poveretto non è morto oggi: è stato trovato senza vita domenica sera dai soccorsi chiamati in una casa della contea di Gloucestershire; al momento sembra si tratti di morte per cause naturali.

Potrebbero essere queste le ragioni personali per cui il principe William oggi non è intervenuto alla cerimonia in memoria di Costantino di Grecia?

Naturalmente è possibile, ma la cosa strana è che invece erano presenti Michael e Marie Christine, suoceri dello scomparso. Thomas Kingston e Lady Gabriella si erano sposati proprio a St. George’s Chapel il 18 maggio 2019 (Another Royal Wedding! – Arriva la sposa).

Confesso che sono rimasta senza parole; mi sembra che per i Windsor quest’anno abbia deciso di strappare al 1992 il titolo di annus horribilis. Speriamo che basti così.

Le foto del giorno – Assenze

Questa mattina una pletora di teste coronate si è riunita nella St. George’s Chapel a Windsor per partecipare alla funzione in memoria di Costantino di Grecia. L’ex sovrano degli Elleni è scomparso il 10 gennaio 2023 e la cerimonia avrebbe dovuto tenersi un mese fa, nell’ambito delle celebrazioni per il primo anniversario. Poi è successo quello che è successo, e si è scelta la data odierna.

(Ph: PA)

Presente la vedova Anne-Marie e i cinque figli con rispettivi coniugi; le due sorelle Sofia Regina Emerita di Spagna e Irene, più due cognati: Benedikte di Danimarca e Juan Carlos. Nipotame vario: dai figli del Diadoco Pavlos ai sovrani di Spagna, Felipe e Letizia, alle di lui sorelle, le Infante Elena e Cristina (col figlio Juan) ai figli di Benedikte. C’era la ex regina di Giordania Noor – arrivata con Kiril di Bulgaria – e i cognati Hassan bin Talal con la consorte Sarvath, che spesso rappresentano la famiglia all’estero. Presenti anche i principi ereditari dell’inesistente regno di Yugoslavia; anche loro partecipano spesso a questi eventi ma in questo caso non potevano mancare; se non ricordo male lei è greca, e sono sicura che Costantino fu best man alle loro nozze, celebrate nella chiesa ortodossa di Londra nel 1985. C’era l’ex Prime Minister John Major e l’ex campione di F1 Jackie Stewart; lo so, molti ex, come accade spesso nel declino della vita. Diversamente da quanto mi aspettassi quasi nessuna signora era in nero, ma ne parleremo.

(Ph. Gtresonline)

Nutrito e sorprendente il drappello della Royal Family, capitanato dalla Queen Consort; assente il re – è stato visto rientrare in auto nella residenza londinese di Clarence House, il che mi fa pensare che fosse impegnato con una terapia o un controllo medico – presente la Princess Royal col marito. C’era il Duca di York, arrivato con la ex moglie Sarah, e la figlia Beatrice col marito Edoardo. E poi i Duchi di Gloucester, e i Kent, e i Tindall, e i Chatto, e i Knatchbull, e… e basta. Il Principe di Galles, che dal defunto era stato tenuto a battesimo, questa mattina ha fatto sapere che non sarebbe andato per “personal reasons”, motivi personali, pur rassicurando che la convalescenza della moglie procede bene. Continua dunque la totale assenza di notizie; sperando naturalmente che il principe sia stato impossibilitato da qualcosa di poco grave ma molto disturbante (mal di pancia?), io continuo a pensare che questa strategia comunicativa sia incomprensibile e potenzialmente disastrosa.

Amen. Anzi ἀμήν.

Addio Ira!

C’era una volta una principessa, era l’incipit che incantava, o affascinava, o almeno interessava noi bambine degli anni 60. A partire dalla piccola Lady Violet, che una certa propensione per storie e principesse l’ha avuta sempre.

C’era una volta la Dolce Vita, un’epoca in cui il bel mondo gravitava intorno a Roma, a un tempo protagonista e palcoscenico di eleganze e follie, miti e scandali, aristocratici e divi.

C’era una volta la grande industria, che creava grande ricchezza per pochi, un discreto benessere per alcuni, e l’idea che il futuro sorridesse a tutti.

C’era una volta il cinema italiano – c’è ancora naturalmente, ma mi riferisco a quello di qualche decennio fa – che oscillava tra il cialtronesco e il sublime (per i cinefili tra voi, lo stesso titolo di questo post evoca quello di un famoso film degli anni ’40, Addio Kira! con Alida Valli).

Mischiate tutto in uno shaker, agitate, e otterrete lei. Virginia Carolina Theresa Pancrazia Galdina zu Fürstenberg, detta Ira in memoria di una zia morta giovanissima.

(Ph: Irving Penn for Vogue 1967)

Nelle sue vene il sangue dei principi del Sacro Romano Impero si mischia a quello della dinastia industriale più importante d’Italia, gli Agnelli. Il padre è Tassilo, ramo cadetto e piuttosto squattrinato di una famiglia che affonda le proprie origini nella Foresta Nera; il giovanotto, che è andato a cercar fortuna in America ma al crollo di Wall Street è tornato indietro, nel 1937 incontra la diciassettenne Clara, prima dei sette figli di Edoardo Agnelli. Che è morto giovane, per cui la cura dei sette ragazzi viene divisa, non senza pesanti divergenze (eufemismo) tra la madre e il nonno, l’assai benestante ma borghese senatore Giovanni, fondatore della FIAT. I suoi due figli hanno fatto matrimoni aristocratici: Aniceta ha sposato il barone Carlo Nasi, Edoardo Virginia Bourbon del Monte, antica dinastia tosco umbra.

Virginia, vedova a 36 anni, tiene molto che i suoi figli facciano buoni (leggi blasonati) matrimoni: Tassilo e Clara si sposano a Torino nel 1938. Il 17 aprile 1940 a Roma nasce Ira, poi arrivano Egon – uomo adorabile e stilista di talento – e Sebastian. Divorzieranno, e Clara si rimariterà con Giovanni Nuvoletti, delizioso dandy mantovano che parte borghese ma in corsa diventa nobile grazie all’adozione del conte Perdomini. Quando i genitori si separano la principessina, per sua ammissione viziatissima, viene mandata a studiare in Inghilterra in un collegio di suore assai severe per tenerla lontana dallo scandalo. Ha solo quattordici anni ma già altezza adeguata quando sfila per Emilio Pucci, marchese stilista e amico di famiglia, e forse pensa a un futuro nella moda. Ma presto suonano le campane a nozze: nel settembre 1955 sposa a Venezia Alfonso de Hohenlohe-Langenburg, altro principe del Sacro Romano Impero con ascendenze spagnole per parte di madre, la famosa Piedita, che era stata tenuta a battesimo da Re Alfonso XIII. Questo Alfonso è nato a Madrid ed è l’uomo che ha lanciato Marbella e la Costa del Sol nell’olimpo del turismo più elegante (e danaroso).

Nozze civili il 17 e religiose il 21, nella chiesetta di San Sebastiano; per la sposa appena quindicenne ci vuole la dispensa papale (non vi perdete il reportage della Settimana Incom: https://www.youtube.com/watch?v=hcaWPYLQj9o&t=71s). Ira indossa un romantico abito di Jacques Griffe, sarto francese che aveva appreso l’haute couture da Madame Vionnet; l’acconciatura è di Alexandre de Paris, che intento a dare gli ultimi ritocchi alla sposa quando è già in gondola inciampa e cade nel canale, rischiando l’annegamento visto che non sa nuotare. I festeggiamenti, con base a Palazzo Giustinian Brandolini sul Canal Grande – dove vive la zia Cristiana, coniugata per l’appunto Brandolini d’Adda – durano giorni e giorni. Poi si parte in auto, una decappottabile color crema: Parigi, Le Havre, l’imbarco su un transatlantico fino a New York, accolti come divi del cinema da divi del cinema. Il resto on the road, dormendo in motel molto poco principeschi, fino alla California. Da quel viaggio le resta l’odio per le macchine (non ha mai preso la patente) e l’amore per Los Angeles e per il comfort. La coppia va a vivere a Città del Messico, ancora piena dell’arte di Frida Kahlo e Diego Rivera. Nascono due figli ma il matrimonio dura poco; forse troppo giovane lei, sicuramente troppo facile ad ottime ed abbondanti distrazioni lui. A un certo punto si distrae pure lei ma il marito, come spesso accade, non può accettare di essere ripagato con la stessa moneta; le toglie i figli e vuole il divorzio, che però l’ordinamento italiano non contempla. Il matrimonio viene sciolto in Messico, e Ira è pronta per nuove nozze con l’uomo di cui si è innamorata: Baby Pignatari, fascinoso Italo brasiliano appartenente a quel club di playboy sudamericani che tra gli anni Cinquanta e Sessanta fecero strage di cuori (e di patrimoni), capitanati dal mitico Porfirio Rubirosa.

Ira e Baby si sposano a Reno, in Nevada, nel 1961; lei ha 21 anni, lui 44. Tre anni dopo la coppia ripassa per il Nevada: è divorzio per crudeltà mentale. A 24 anni Ira ha due figli che vede poco e due ex mariti, ed è pronta per un altro grande amore, quello per lo spettacolo. Recita in alcuni film anche notevoli e finisce per presentare il Sanremo del ventennale, nel 1970. La sua prova d’attrice più famosa è nel ruolo della dietista dottoressa Olivieri in Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, dove recita anche il marito della madre: Giovanni Nuvoletti è il sussiegoso e venalissimo professor Azzarini.

Non diventa una star – anche perché temo che non venisse presa troppo sul serio – ma è sempre la regina del bel mondo internazionale: invitatissima, invidiatissima, fotografatissima. Non ottiene però, almeno in Italia, quella che è la vera consacrazione della popolarità: cioè bambine che in suo onore vengano chiamate col suo nome. Ira infatti in italiano è uno dei sette peccati capitali, il che renderebbe le pupe difficili da battezzare (e infatti qualche prelato si rifiuta)

Alla fine capisce che la sua strada è essere stessa e fare quello in cui è più brava: i rapporti umani. Inizia promuovendo la linea di cosmetici di Germaine Monteil, poi il neonato profumo di Valentino (quello che portava Lady Violet da ragazza, mi sembra di sentirlo ancora).

(Ph: Alain Dejean/Getty Images)

Si trasferisce a Ginevra e inizia l’attività di PR ad alto livello, mettendo in contatto – oggi si direbbe in rete – le sue conoscenze; in fondo i famosi salotti non sono nati per questo? Una donna d’affari che soddisfa la sua parte creativa con la creazione di abiti, accessori e complementi d’arredo: nel 1992 lancia il suo marchio, Ira Fürstenberg Collection.

Qualche anno prima, nel 1985, sembra profilarsi all’orizzonte un terzo blasonatissimo matrimonio, quando il suo nome viene accostato con insistenza a quello di Rainier III, Principe di Monaco e vedovo fino ad allora inconsolabile di Grace, che è pure un suo mezzo cugino. Entrambi smentiscono ripetutamente, e infatti non accade nulla.

(Ph: Dominique Jacovides/BESTIMAGE)

A questo punto lasciatemi dire una cosa; Ira è stata forse la prima persona di cui ho memoria ad essere stata ripetutamente oggetto dello stigma grassofobico; ricordo in quel periodo quanti sottolineavano cone la sua figura non fosse sottile quanto quella della defunta principessa, offendendo in un colpo entrambe, quasi che Grace fosse stata scelta solo per la magrezza. Benché non sia mai stata grassa, Ira ha lottato buona parte della sua vita contro una certa tendenza alla pinguedine data forse dalla struttura teutonica, sottoponendosi a diete draconiane nel tentativo di assomigliare al cigno Grace, o alla zia Marella, altro cigno di quel jet set in cui evidentemente i candidi pennuti abbondavano. Il che me l’ha sempre fatta sentire vicina. Quando l’ho conosciuta, qualche decennio fa, sono rimasta colpita dalla bellezza – era veramente splendida, molto più di quanto non apparisse sui giornali – e dalla simpatia, che in certi ambienti non è una caratteristica troppo frequente, soprattutto se coniugata all’autoironia.

(Ph: Bertrand Rindoff Petroff/Getty images)

All’eterna lotta tra grasso e magro è legata anche la grande tragedia della sua vita; nel 2006 affronta l’inaffrontabile, la morte di un figlio. Il primogenito Christoph, sempre chiamato Kiko, si trova in Thailandia dove ha subito un trattamento dimagrante cui qualche anno prima si era sottoposta anche la madre. Forse qualcosa va storto e deve prolungare la sua presenza nel Paese, ma il visto è scaduto e lui prova a contraffarlo. Scoperto viene arrestato, imprigionato in un carcere locale in condizioni limite e muore per le complicazioni sopraggiunte. Un dolore mai esibito, che la accompagnerà fino alla fine.

Giovedì mattina il funerale a Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo. Col figlio minore Hubertus e sua moglie Simona c’erano molti cugini della grande famiglia Agnelli; c’era Jaki Elkann con la moglie Lavinia Borromeo, mentre Lapo ha inviato un corona di fiori bianchi. C’erano gli amici di sempre, quelli che sono rimasti; non c’era nessuno del cinema, che l’ha sempre considerata un corpo estraneo. Un addio sentito e, passatemi il termine, elegante, come sarebbe piaciuto a lei.

Rileggendo il pezzo mi sono resa conto di aver usato molti superlativi, che non è mai indizio di buona scrittura, ma per lei ci vogliono tutti. Mi torna in mente il commento attribuito alla principessa Margaret quando si ventilava il matrimonio con Rainier de Monaco: Ira è troppo grande per un Paese così piccolo. E mi sembra l’epitaffio perfetto.

P.S. Nel 2019 Nicholas Foulkes ha pubblicato un libro su di lei: Ira: The Life and Times of a Princess; l’ultima fotografia ne è la copertina.