La giornata è iniziata con un messaggio dalla Svezia: la cresciutissima Estelle e il fratellino Oscar, fotografati dalla madre Victoria nella residenza di Haga, celebrano alla maniera svedese la festa di Santa Lucia.
Lei – con una lunga tunica bianca cinta da un nastro rosso in vita e la tradizionale coroncina con le candele per illuminare la notte più lunga – è accompagnata dal fratellino nelle vesti di stjärngossar, il ragazzo delle stelle. Belli, simpatici, semplici, in una parola adorabili. A febbraio Estelle compirà 12 anni; si avvicina a grandi passi all’adolescenza e qualcosa mi dice che vederla crescere ci riempirà di gioia.
Altre famiglie reali che non hanno la fortuna di tradizioni natalizie particolari si arrangiano come possono, di solito col classico biglietto d’auguri arricchito da una loro fotografia. Gli Spagnoli fanno una scelta simile a quella di King Charles e Queen Camilla (Le foto del giorno – Arrivano gli auguri di Natale) e per i loro auguri scelgono una foto scattata in un momento importante: il diciottesimo compleanno della primogenita Leonor, giorno in cui la futura regina ha giurato fedeltà alla Costituzione. Atmosfera natalizia ce n’è poca, ma tutto sommato una bella immagine.
Al messaggio stampato che augura un felice Natale e un prospero Anno nuovo è aggiunto il tocco personale della frase “ce lo auguriamo con tutto il nostro affetto”, scritta a mano e poi stampata con le firme dei quattro. Interessante il fatto che anche i Sovrani Emeriti abbiano un loro biglietto d’auguri, e lo firmino insieme nonostante le migliaia di chilometri – non solo fisici – che li dividono.
(Ph: ABC España)
Per loro non una foto ma la riproduzione di un’opera d’arte; una Adorazione dei pastori di Bartolomé Esteban Murillo, illustre pittore barocco, custodita nel Museo Nacional del Prado, a Madrid. Scelta corretta ed assai elegante, praticamente perfetta.
(Ph: Bas Bogaerts)
Semplice ma non priva di charme la fotografia dei sovrani belgi con i figli, scelta per chiudere l’anno in cui Philippe ha celebrato il decennale sul trono. Il tocco natalizio ce lo mette l’abito scarlatto della Reine, che diventa il punto focale dell’immagine. Forse è quella che mi piace di più: un ritratto professionale ma privo di inutili tocchi fashion; tutti biondi, belli, alti, e il messaggio che con questi quattro bei ragazzi il futuro della monarchia è in buone mani.
(Ph: Eric Mathon/Palais princier)
Se però proprio non volete rinunciare a una foto autenticamente natalizia c’è anche quella, che arriva fresca fresca dal Palazzo sulla rocca. Qui c’è tutto: Ladies in velluto, Gentlemen in smoking, albero di natale sullo sfondo, e pure gli addobbi en pendant con la mise de la Princesse. Ma che volete di più?
La Royal Family ha appena rivelato le fotografie che compaiono quest’anno sui tradizionali biglietti per gli auguri di fine anno. I Wales scelgono il bianco e nero e l’esperienza di Josh Shinner, fotografo che viene dallo Yorkshire e si è costruito una solida cartiera nella capitale specializzandosi nei ritratti e nella fotografia di moda. I suoi scatti sono comparsi su Vogue ed Esquire, il New York Times e il Wall Street Journal. Ha fotografato Vanessa Kirby, Sam Smith e Alexa Chung, tanto per citare giovani e famosi che conosce perfino Lady Violet.
(Ph: Josh Shinner)
Posso dire? Non mi piace. Visto e rivisto il bianco e nero, stravisto il gruppo di famiglia tutti in jeans e camicia bianca, ci mancava che fossero a piedi nudi e l’avevamo fatta completa. Per tacere dello sfondo, ma che è flanella? Brutto brutto. Il mio preferito è George, con un’espressione seria e intensa, un po’ malinconica. Per il resto amen, e Merry Christmas.
Quanto ai sovrani, hanno scelto una delle foto dell’incoronazione del 6 maggio, scattata da Hugo Burnand. È un’immagine piuttosto “pesante” ma non penso che si potesse fare molto di diverso, e la scelta mi sembra assai ragionevole. In conclusione che dire, non vedo l’ora di vedere i biglietti dell’anno prossimo!
Si avvia a diventare una bella tradizione della Royal Family Together at Christmas, il concerto di canti natalizi organizzato per il terzo anno consecutivo a Westminster Abbey dalla Principessa di Galles, per festeggiare i rappresentanti delle tante charity e associazioni di volontariato impegnate sul territorio a supporto delle loro comunità. L’attenzione era oggettivamente rivolta più a chi che a che cosa; se dunque il programma della serata non è chiarissimo, lo è molto di più sapere chi ci fosse. A partire dal piccolo Louis, che ha partecipato per la prima volta.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Da brava padrona di casa Catherine è arrivata per prima con tutta la famiglia, il marito e i tre figli; i ragazzi in blu, Charlotte in bordeaux, e lei splendente in total white, look invernale sempre di grande effetto. Questa volta la scelta è caduta su un bel cappotto di Chris Kerr, famosa sartoria londinese, con pantaloni a vita alta diHolland Cooper, a sua volta nota per i capi sartoriali. Lady Violet adora questa svolta che antepone la sapienza sartoriale al design; sotto i pantaloni ama meno (cioè per niente) le scarpine con i tacchi – le solite Gianvito 105, del nostro ottimo e abbondante orgoglio nazionale Gianvito Rossi – mentre trova deliziosa la piccola borsa a mano di Strathberry, altro brand abbordabile e molto amato dalle royals. I punti cruciali di questa mise sono due: il bianco, molto amato da Queen Camilla, che infatti l’anno scorso di questo colore era vestita (December chic shock e boh (parte seconda) e l’uso dei pantaloni, non proibiti ma certo insoliti per un’occasione royal. Per me, piuttosto chic.
(Ph: Getty Images)
Cappottino bianco pure per Lady Sarah Chatto, figlia della defunta principessa Margaret: ma la scelta degli accessori, dalle calze pesanti alla scarpine vecchio stile alla borsetta color tané, rende l’insieme meno lieve di quanto avrebbe potuto. C’è da dire però che un certo severo rigore è proprio la cifra di Sarah, diversissima dagli eccentrici genitori, e a me non dispiace. Boh la sua mise, ma la trovo una donna interessante, con un tocco di regalità che manca quasi a tutte.
(Ph: Henry Nicholls/Getty Images)
Bianco anche l’abito (ME&EM) della Duchessa di Edimburgo, abbinato a stivali color tabacco di Gianvito Rossi e cappotto lungo azzurro. Un cappotto colorato ci vorrebbe in ogni armadio, il modello di questo indossato da Sophie, di Suzannah London, mi piace molto; poi sapete che quello non è un colore che amo, ma soprattutto interpretato così risulta un po’ pasticciato, e si perde per strada parte dell’effetto che potrebbe avere. Boh.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Assenti i sovrani, impegnati a Windsor, nell’Abbazia si è vista una bella rappresentanza di giovani. Beatrice di York era scortata dal marito Edo Mapelli Mozzi e dal di lui figlio, il delizioso settenne Wolfie, nato dalla sua relazione con l’architetta sinoamericana Dara Huang. Beatrice, perseguitata in gioventù da certa maleducata derisione per il suo aspetto e le scelte di stile, ha impresso una svolta decisa ai suoi look grazie anche alla collaborazione con la blasonatissima stylist Olivia Buckingham. Brava Bea, ci piaci un sacco, come il tuo abito tartan (di Beulah London, con stivaletti Zara). Per me la più chic.
(Ph: Henry Nicholls/Getty Images)
La sorella Eugenie invece al momento sembra più orientata verso le gioie della vita domestica; d’altra parte ha due bimbi piccoli, Augie di quasi tre anni e Ernie di sei mesi, e la famiglia si divide tra il Regno Unito e il Portogallo a causa del lavoro del marito Jack Brooksbank. Scelta opposta alla moglie di suo cugino, per lei una mise total black, con cappottino troppo corto, calze pericolosamente lucide e stivali Aquazzurra, un’accoppiata non priva di rischi, accesa dalla borsa bordeaux Aspinal. Vi ricordo, sebbene Pantone abbia appena reso noto il colore del prossimo anno, il terribile Peach Fuzz, il bordeaux è e resta uno dei colori di stagione. Belli trucco e parrucco, in sintesi boh.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
La cugina Zara Tindall, senza la sua famiglia ma con il fratello Peter Phillips e le di lui figlie Savannah e Isla, ha riproposto un elegante cappotto color prugna di Claire Mischevani, maison che la veste spesso e in questa occasione la rende davvero chic. Peter e Zara sono stati il primo e la seconda degli otto nipoti di Queen Elizabeth e Prince Philip; allo stesso modo, le due bionde e cresciutissime ragazzine, sono state le prime due dei pronipoti della defunta sovrana e del principe consorte: Savannah compirà 13 anni a fine mese, mentre Isla ne ha 11.
(Ph: Mark Cuthbert/Getty Images)
Inevitabile in queste occasioni una delegazione della famiglia Middleton, che non manca mai di supportare Catherine. Se il fratello James e sua moglie Alizée, neogenitori, sono rimasti a casa col piccolo Inigo, hanno prontamente risposto all’appello i genitori Michael e Carole. Ed è assai interessante notare come le due signore Middleton siano le uniche a seguire il dress code di Catherine, indossando i pantaloni (mentre l’anno scorso il diktat sembrava essere tutte in bordeaux). Devo dire che l’insieme di Carole non mi piace affatto, non le dona per nulla, la giacca in tweed – il modello Lady Mary di Great Scot – è troppo pesante per quei pantaloni di velluto, e stenderei un plaid sulle scarpine col tacco a rocchetto. Shock.
(Ph: Samir Hussein/Getty Images)
Più moderna Pippa, con marito miliardario James Matthews; lei ha scelto di indossare un tailleur pantaloni in tweed di Saloni, che contrariamente a quanto il nome farebbe pensare non è un brand italiano ma indiano (sembra che Saloni significhi bello in sanscrito). La giacca ha un taglio che ricorda vagamente un kimono, ma se dovessi dirvi che mi piace mentirei, e dunque non lo dirò. Shock ma carino il gesto di indossare degli orecchini(Kiki McDonough) che la sorella ha uguali.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Esaurito il ramo principale con annessi e connessi, segnaliamo la presenza di qualche ramo collaterale, a partire dai Duchi di Gloucester. La duchessa si è abbigliata nel suo classico stile bric-a-brac: sotto al cappottino dall’alto bordo che non si capisce se sia nato così o sia stato allungato, sporge una interessante gonna in tartan Polo Ralph Lauren, alla tracollina intrecciata Bottega Veneta si abbinano gli scarponcini da istitutrice perfida, aggravati dalle calze color carne. Francamente la trovo terribile, shock, ma con grande spirito e una certa signorilità.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Presente anche un altro cugino della defunta Queen Elizabeth, Michael di Kent, senza moglie ma con figlia, Lady Gabriella, anche lei in tartan con cappottino Catherine Walker, accessoriato da calze nude, scarpine di camoscio che neanche mia madre e borsa Aspinal of London in stampa crocco, che personalmente mi ha stufato, e non da ora. Lady Gabriella è senz’altro, bella, anche piuttosto elegante. Nelle sue vene scorrono litri di sangue di blu: il nonno paterno era George, Duca di Kent, fratello minore di King George VI, e la nonna Marina principessa di Grecia e Danimarca; mentre la madre, la terribile Marie Christine, saltando a piè pari il padre nazista, vanta una discendenza matrilineare da Diana di Poitiers, favorita di Enrico II di Francia, e addirittura da Caterina de’ Medici. Nonostante tutta questa abbondanza mi pare piuttosto priva di allure regale, a Roma si direbbe “è bella ma non balla”. A me piace a tratti, ma stavolta mi convince boh.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Quanto al fratello maggiore, Lord Frederick Windsor, è ahimé penalizzato da occhiaie scure e profonde che entrano in collisione con gli occhi chiarissimi dandogli un aspetto vagamente inquietante. Il giovanotto è sposato con Sophie Winkleman, attrice i cui successi francamente mi sfuggono, che mi sembra si trovi più a suo agio nel recitare il ruolo di membro della Royal Family. È l’unica ad aver scelto il colore natalizio per definizione, il rosso, anche se i profili neri lo rendono quasi crudele. Come la cognata Gabriella sceglie Catherine Walker per il cappotto e Aspinal of London per la borsa. Un grande boh.
Il 9 settembre scorso arrivava dal Bhutan la notizia che la regina Jetsun Pema aveva partorito per la terza volta (Fiocchi rosa), dando alla luce una bambina dopo due maschi.
A tre mesi esatti dalla nascita la piccola principessa, che a quanto mi risulta non era mai comparsa in pubblico, ha ricevuto il suo nome ed è stata così ufficialmente presentata alla comunità.
La bimba si chiama Sonam Yangden Wangchuck. Il primo nome, Sonam, indica merito longevità e buona fortuna, mentre Yangden significa gioiello prezioso, e porta con sé prosperità e benessere. Wangchuck è il nome del casato.
La cerimonia è stata celebrata a Tashichhodzong, il monastero buddista alla periferia della capitale Thimphu che è sede del governo, oltre ad ospitare la sala del trono e gli uffici del re.
Oltre a segnare il terzo mese di vita della piccola, il giorno scelto è lo stesso in cui diciassette anni fa, nel 2006, il padre è salito al Trono d’Oro. Una data particolare e immagino scelta con cura, data l’importanza che le culture orientali attribuiscono ai numeri.
Presente alla cerimonia, con le massime autorità statali, la famiglia reale, a partire dal nonno della bimba, il Quarto Re Drago, e le sue quattro consorti.
Come sapete, l’ex sovrano sposò in un’unica cerimonia quattro sorelle, che hanno sempre avuto uguali titoli e uguali trattamento. Sono ragionevolmente sicura che la madre del Re, dunque nonna della bimba, sia la seconda signora da sinistra, con la blusa color oro.
Che bambolina, e immaginate appena le cresceranno i capelli
Superata la prima – spero ultima – influenza della stagione proviamo a recuperare un po’ del tempo perduto; e abbiamo la fortuna di poterlo davvero in grande stile.
(Ph: Heiko Junge/NTB)
Con una premessa: chiediamo scusa alle due birthday girl di questi giorni – Catharina-Amalia d’Olanda (in nero) compie oggi 20 anni, mente Sofia di Svezia (in rosa) ieri ne ha festeggiati 39 – ma quest’anno a loro tocca solo una veloce citazione, che facciamo con i ritratti pubblicati dalle rispettive Case reali.
Andiamocene a Oslo, dal Principe Sverre Magnus, che domenica 3 ha raggiunto la maggiore età. Figlio minore dei Principi Ereditari, al contrario di quanto avvenne a suo padre, anche lui nato dopo una femmina, non scavalcherà la sorella nell’ordine di successione rimanendo il cadetto – qualcuno direbbe lo spare – condizione in fondo non priva di vantaggi, a saperli cogliere. Come predetto da Lady Violet (non è che ci volesse molto) il simpatico biondissimo pacioccone si sta trasformando in un vero e proprio Prince Charming, un principe azzurro come i suoi occhi, presi da mammà. Il giovanotto è stato festeggiato con la necessaria formalità con un pranzo ufficiale a Palazzo venerdì 1 dicembre.
(Ph: Heiko Junge/NTB)
La famiglia reale, con la sola eccezione del Re, è apparsa vestita con il bunad, il costume tradizionale del Paese, e proprio un bunad è stato il regalo che i sovrani hanno fatto al nipote. Non è certo la prima volta che li vediamo in abiti tradizionali: li indossano molto spesso – sempre il 17 maggio, giorno della festa nazionale – e c’è ragione precisa, legata alla storia della Norvegia. Dopo essere stata per secoli poco più di una provincia – parte dell’Unione di Kalmar con Danimarca e Svezia dalla fine del quattordicesimo secolo, e del Regno di Danimarca dal 1536 – nel 1814, in conseguenza delle guerre napoleoniche forma un regno con la Svezia, per poi diventare indipendente nel 1905. Da allora diventa fondamentale sottolineare l’identità norvegese, e lo si fa ricorrendo a ogni aspetto della cultura nazionale. Il bunad è parte di questo processo; oggi se ne contano circa 450 modelli diversi, e praticamente ogni villaggio ha un dettaglio unico che lo caratterizza nel ricamo; per fare un esempio quello dell’arcipelago artico delle isole Svalbard è ricamato con i fiori locali e la sagoma degli iceberg.
(Ph: Terje Pedersen/NTB)
Sverre Magnus ha ricevuto un modello dell’antica contea di Telemark risalente al 1870, e durante il suo discorso la nonna Sonja ha raccontato quanto sia stato interessante per lei e Harald seguire le scelte fatte dal ragazzo per far realizzare un abito che lo rappresentasse. La regina ha rivelato anche un piccolo segreto: negli anni scorsi, quando si è trattato di realizzare il bunad per le nipoti, lei ha ricamato per loro una piccola borsa da abbinare; nel dubbio di come poter personalizzare il costume dell’unico nipote maschio, è stato lui ha suggerire l’aggiunta di una taschina interna.
(Ph: Terje Pedersen/NTB)
Sonja è la figlia di quello che all’epoca era il principale commerciante di tessuti e confezioni di Oslo, ha un diploma in sartoria e nel tentativo di allontanarla da Harald all’inizio della loro relazione, considerata non opportuna, fu mandata all’estero a studiare fashion design. La regina ha sottolineato l’amore del nipote per la tecnologia e in particolare la fotografia; qualcun altro invece ha indicato a Lady Violet la somiglianza crescente tra il biondo Sverre Magnus e lo zio Espen Høiby, fratello maggiore della madre Mette-Marit.
(Ph: Dusan Reljin/Det kongelige hoff)
Vi dirò, la cosa si fa interessante.
Cambiamo scenario e famiglia reale, ma restiamo nell’ambito dei costumi particolari, se non proprio tradizionali. Una delle iniziative più note e importanti di Charles, nei lunghissimi anni da Principe di Galles, è stata l’istituzione del Prince’s Trust, organizzazione benefica molto ben strutturata deputata alla raccolta di fondi da impiegare principalmente nella formazioni di giovani svantaggiati. Ora che è Re, è stata annunciata la trasformazione in King’s Fund, ma in attesa del cambiamento l’attività non si ferma e l’ultima iniziativa ha un che di sublime. Assecondando l’idea di alcuni studenti, King Charles ha messo a disposizione dei parati che ornavano Buckingham Palace e Windsor, con cui sono stati realizzati dei kimono messi all’asta per raccogliere fondi.
(Ph: Jane Barlow/PA)
Con grande disappunto di Lady Violet i capi così realizzati sono andati immediatamente sold out, ma è ormai incontrovertibile che il kimono sia da considerarsi un must di ogni guardaroba. A questo punto I have a dream, ho un sogno, che qualcuno venga a commentare una mia mise chiedendomi ‘spiritosamente’ se mi sia vestita con una tenda, in modo tale da poter rispondere: sì, ma di Buckigham Palace! Altro che Scarlett O’Hara… Non ci resta che sperare in una seconda edizione, dopo tutto domani è un altro giorno.
Sarà perché ho beccato l’influenza, che è una malattia stupida la cui capacità di rovinarti le giornate (spero poche) è inversamente proporzionale alla sua gravità ma oggi, invece di tuffarmi nella frenesia prenatalizia che entra nel vivo, mi perdonerete se vi parlo di qualcos’altro. Perché oggi, 1 dicembre, è la giornata mondiale della lotta all’AIDS, Acquired Immune Deficiency Sindrome, la sindrome da immuno deficienza acquisita.
Se negli anni ’80 eravate adulti, o almeno abbastanza grandi, ricorderete l’impatto che questa orrenda malattia ebbe sulla società, aggravato dal fatto che la trasmissione era più facile tra le persone omosessuali, per cui si oscillava tra il considerarla la peste del ventesimo secolo e una piaga biblica. La paura era tale che contro ogni logica – il contagio avviene solo per via ematica – ricordo bene gente che al bar insisteva per avere i bicchieri usa e getta, o addirittura se andava a cena fuori si portava le posate da casa (ne sono stata testimone). E siccome compagna della paura è spesso l’ignoranza, lo stigma verso chi ne veniva colpito era enorme. Poi le cose iniziarono a cambiare, anche grazie a una fotografia. Questa.
La sindrome fa la sua comparsa nella letteratura scientifica nel 1981, anche se già negli anni ’70 erano stati riportati casi sporadici negli USA e in Africa. Nel 1985 muore Rock Hudson, attore la cui carriera è incentrata principalmente sulla prestanza fisica, sex symbol amatissimo dalle donne ma in realtà omosessuale costretto a celare la sua natura, e persino obbligato a un matrimonio di facciata. Il 1987 è probabilmente l’anno decisivo: gli USA vietano l’ingresso alle persone contagiate o sieropositive, e il Presidente Reagan cita per la prima volta la malattia in un famoso discorso. La prevenzione è fondamentale, e nel Regno Unito parte la campagna Don’t Die in Ignorance (non morite d’ignoranza). Il 9 aprile la Principessa di Galles viene invitata dal Middlesex Hospital di Londra a inaugurare il Broderip Ward, il nuovo reparto dedicato all’AIDS e alle malattie collegate all’HIV. Diana è un po’ nervosa per quella visita che si presenta diversa da tutte le altre, ma all’inizio scorre come tante altre: le mostrano gli spazi, i laboratori, le attrezzature, cose così. Però il timore dello stigma è tale che c’è un solo paziente, il trentaduenne Ivan Cohen, disposto a farsi fotografare con la principessa, a patto di essere ripreso da dietro. E Diana gli stringe la mano, una mano non guantata, pelle contro pelle. L’impatto è enorme. La principessa ripeterà spesso quel gesto, in molti ospedali in giro per il mondo. Forse marciandoci un po’, o anche tanto. Ma quel giorno fu a suo modo rivoluzionario, e le va riconosciuto. La rivoluzione non sarà un pranzo di gala, ma a volte si può fare anche in abitino elegante e scarpine décolleté.
P,S, in Italia un giornalista malato di AIDS, Giovanni Forti, racconta sull’Espresso la sua agonia; una lettura per me straziante ma importante. Probabilmente il web ne conserva le tracce; la storia è stata narrata anche da Brett Shapiro, compagno di Forti, nel libro L’Intruso. Voi però date retta a Lady Violet: non abbassate la guardia, mai.
Settimana, quella appena trascorsa, ricca di mise che hanno avuto una certa eco, soprattutto grazie alla Principessa di Galles (e alle sue gambe) nonché all’intera Royal Family, impegnata con la visita di stato della coppia presidenziale sudcoreana. Catherine in total red, un rosso intenso tipo mela di Biancaneve non esente da un tocco di veleno.
L’insieme è composto da ben tre pezzi, e mi chiedo quanto freddo facesse per renderli necessari. Anyway, ciò che attira l’attenzione in prima battuta è la cappa, creata espressamente da Catherine Walker e appoggiata sopra un altro capo della stessa maison, un cappottino caratterizzato dal grande fiocco diagonale, che la principessa aveva indossato in precedenza. E non solo in rosso, ma anche in nero al funerale di Prince Philip (ne abbiamo parlato qui: Le foto del giorno – Together at Christmas). La mantella è nuova, ed è tagliata in modo da far uscire il fiocco del cappotto sottostante. A completare il tutto, un abito che si intravvede soltanto e sorprende per la lunghezza. Cioè per la cortezza, alla base della scoperta della gambe nelle foto che hanno fatto il giro dell’orbe terracqueo (e facciamo finta di credere a un incidente di percorso). Nel caso non ne aveste abbastanza, c’è un fiocco pure sulla borsetta Miu Miu, e ovviamente sull’ampio cappello di Jane Taylor, modista cui riescono senz’altro meglio i modelli più contenuti. Insomma, un gran pasticcio, tra il rosso, il fioccone e il Natale in arrivo l’effetto pacchetto sotto l’albero è assicurato. Due piccole riflessioni, la prima: la mantella, che è già un capo molto scenografico, secondo me funziona bene lasciandola protagonista senza caricarla di altri orpelli. La seconda: dobbiamo essere grate a Catherine perché, probabilmente non volendo, fa un buon servizio alla maggioranza delle donne. Mi spiego: ogni cultura ha i propri canoni e i propri valori, anche estetici; in quella in cui viviamo noi magrezza e altezza sono considerati ideali, e idealmente le forme migliori per indossare qualunque tipo di abbigliamento. Quante volte abbiamo pensato e detto che con quel fisico le sta bene tutto? Ecco, non è vero. Tutto ciò premesso, per me la mise è shock, ma la sua scelta ha messo la principessa al centro dell’attenzione in un modo totalmente inedito. Siamo all’inizio di una rivoluzione copernicana? Dobbiamo abituarci a una Catherine meno perfettina? Boh, ma resto in fiduciosa attesa.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Davanti a quest’orgia di rosso il total blue della Queen Consort è elegante e rassicurante. Camilla riutilizza abitualmente le proprie mise, e infatti abbiamo visto spesso questo cappottino di Anna Valentine, mentre il cappello piumato di Philip Treacy viene dato per nuovo, ma è comunque un modello che ha già portato (ad esempio, al funerale di Her Majesty). La sovrana ha uno stile magari poco eccitante (bene) ma molto riconoscibile (meglio), l’aspetto più interessante di questa fase è senz’altro la scelta dei gioielli; in questo caso ha appuntato sulla spalla sinistra la Russian Sapphire Cluster Brooch, appartenuta alla zarina Marija Fëdorovna, sorella della regina Alexandra – erano entrambe principesse di Danimarca – e acquistata da Queen Mary nel 1934. Per la felicità di King Giorgio (Armani), la regina ha abbinato al blu accessori neri. Chic. Accanto a lei la firts lady coreana Kim Keon-hee con un bel cappotto grigio, inutilmente completato da una sciarpetta dello stesso tessuto. Terribili le calze grigie, idem le scarpine di vernice. Ma cinque bottoni sul polso non saranno troppi? Boh.
(Ph: Yui Mok/Getty Images)
La sera, al banchetto di stato, il protagonista è ancora il rosso, ma stavolta è la Queen Consort ad attrarre tutti gli sguardi. Dai forzieri reali ha preso la Burmese Ruby Tiara, la cui storia abbiamo raccontato qui; Vi piacciono i rubini? La Burmese Ruby Tiara. Queen Elizabeth, che l’aveva commissionata a Garrard negli anni ’70, l’aveva poi indossata nel corso di una precedente visita ufficiale sudcoreana; perché come sappiamo nulla è lasciato al caso, mai. Al sontuoso diadema – che secondo me sta meglio a lei che alla sua prima proprietaria – Camilla ha abbinato collana e orecchini del set Crown Ruby, dono di Prince Albert alla moglie Queen Victoria da abbinare all’Indian Circlet; come quello, la versione originale prevedeva degli opali, poi sostituiti dai rubini da Queen Alexandra, che non li amava (e pensava portassero pure iella). Colpo da maestra, il favoloso abito in velluto rosso rubino di Fiona Clare che le sta d’incanto. Strachic.
(Ph: Yui Mok/Getty Images)
Bianco invece per la Principessa di Galles, un abito di Jenny Packham: il modello Anémone, caratterizzato da una mantellina ricamata a ramages dorati. Si sarà ispirata al nuovo film di Ridley Scott, Napoleon? Che vi devo dire, è tutto l’insieme che non mi convince: la bellissima tiara che non la valorizza e non viene valorizzata, il trucco pesante, l’acconciatura troppo semplice, l’abito, la mantellina, i guanti al gomito (Paula Rowan), pure la borsetta, il modello Maud di Anya Hindmarch; è a un tempo tutto troppo e tutto troppo poco, non so se mi spiego. Di una cosa sono sicura: la placca del Royal Victorian Order, cui la principessa appartiene, piazzata in quel punto quasi a trattenere la fascia è terribile. Per il resto, boh.
(Ph: Yui Mok/Getty Images)
Penso gradirete la fotografia a figura intera della Duchessa di Edimburgo, che ho scelto esclusivamente per mostrare adeguatamente la sua mise, eventuali altre presenze sono, come dire, un valore aggiunto. Sophie fa una scelta molto interessante, riusando l’abito indossato sotto il mantello del Royal Victorian Order il giorno dell’incoronazione dei cognati. Il problema però è che l’abito di Suzannah London così funziona di meno. Sarà l’accollatura che non la slancia, sarà la necessaria aggiunta di fascia e placca dell’ordine, oltre al fiocco giallo del Royal Family Order che rende tutto un po’ pasticciato, sarà che i capelli pettinati così le fanno una testa piccina picciò, e la tiara con l’acquamarina non aiuta, ma il risultato finale mi piace veramente poco. In compenso preferisco la sua versione della clutch Maud di Anya Hindmarch, Boh, consoliamoci con lo sfondo.
(Ph: Yui Mok/Getty Images)
Se parliamo di riuso lei è la vera regina: la Princess Royal, che oltre a mostrare un regale disinteresse per le frivolezze, è in grado di infilarsi tranquillamente in abiti di quarant’anni fa senza fare un plissé. Per questa occasione indossa due pezzi – abito di Maureen Baker con bolerino Sue Palmer – che potrebbero essere stati realizzati in uno qualunque degli ultimi cinque decenni; l’ultima volta che l’abbiamo vista così abbigliata era in una foto per festeggiare i 70 anni, tre anni fa. Lady Violet trova chic i diamanti della Princess Royal: la favolosa Festoon Tiara, che ad onta dell’aspetto regale ha origini piuttosto plebee, essendo il dono ricevuto nel 1973 da una compagnia navale di Hong Kong, la World Wide Shipping Group, per ringraziare la principessa di aver tenuto a battesimo una loro nave. Al ’73 risale anche la splendida spilla, dono del fratello Charles per le nozze con Mark Phillips. Sono gioielli che Anne porta molto spesso, completandoli col collier di diamanti, anch’esso a forma di festone, ricevuto dai genitori per il diciottesimo compleanno. Piuttosto shock invece l’abito, arricchito da applicazioni di pizzo che lo rendono un po’ troppo da sposa (per fortuna il giacchino aggiunge un tocco di rigore), i capelli troppo tirati che la fanno sembrare stanca e non accolgono bene la tiara, e soprattutto il fondotinta col famoso effetto capo indiano: troppo scuro, steso male e senza raggiungere il collo, probabilmente per evitare di macchiare l’abito. A voi la media.
(Ph: Yui Mok/Getty Images)
Mi è piaciuta molto, e non accade spesso, la Duchessa di Gloucester. Amo lo stile da giorno quando è adeguatamente declinato per la sera, e qui mi sembra che funzioni. Birgitte, moglie danese di Richard, cugino della defunta Queen, indossa un abito dalla linea semplice ed elegante; interessante lo scollo, anche se magari non esalta il collier di diamanti e smeraldi, parte della collezione della suocera Alice come la tiara bandeau, dono dello sposo per le nozze del 1935.
Diamanti e smeraldi anche per la spilla che trattiene sulla spalla destra la fascia del Royal Victorian Order. Verde e azzurro, un gran bell’accoppiamento. Chic.
Sono proprio i Duchi di Gloucester ad accogliere la sera seguente gli ospiti sudcoreani a Guidhall, insieme col Lord Mayor della City. Penso che la presenza di royal “minori” dipenda dalla complessità dei rapporti tra la Corona e la City, ma quella è la prassi. Ricordo che durante la visita dei sovrani spagnoli qualche anno fa Felipe e Letizia furono ricevuti dalla Princess Royal, che fece alla Reina un profondissimo curtsy. La duchessa mi piace assai anche in questa mise blu, accesa dai topazi rosa di tiara e collier, ereditati anch’essi dalla suocera. Chic.
Chic, anche se vagamente inquietante, la First Lady in abito crema con mantella e accessori neri. Devo dire che la cosa che mi piace di meno sono i capelli, tenuti sempre sciolti in una pettinatura noiosetta. Nulla al confronto con quelli della Lady Mayoress, la prima signora a sinistra in pizzo turchese. Vi ricordate la bionda dama in costume tirolese scortata da William? Ecco, è lei. Non pensavo che l’avrei detto, ma forse meglio il dirndl, Shock.
Mentre preparavo la rubrica domenicale (abbiate fede, prima o poi arriva) confesso di essermi distratta dietro alla Ruby Burmese Tiara, indossata da Queen Camilla martedì sera allo state banquet in onore del presidente della Corea del Sud in visita ufficiale nel Regno Unito. La ricerca ha rivelato una storia interessante, e ho deciso di proporvela subito.
(Ph: Yui Mok/POOL/AFP via Getty Images)
La passione per le pietre preziose della Queen Mary, bisnonna di King Charles, è ben nota; e unita al fatto che all’epoca i sovrani britannici erano a capo di un vasto e ricchissimo impero ha fatto sì che i forzieri reali si riempissero di gioielli da mille e una notte. Salita al trono, Queen Elizabeth ha potuto dunque sfoggiare degli autentici tesori, e dal canto suo ha contribuito ad ampliare la collezione di famiglia principalmente grazie ai doni ricevuti durante il lunghissimo regno. Questa tiara è proprio una sua aggiunta, ma fatta realizzare su sua richiesta per colmare un’assenza: una tiara con pietre rosse, necessaria quando per ragioni diplomatiche, o più in generale di opportunità, si volesse puntare sul rosso.
In effetti nei forzieri reali una c’era già, e anche molto elegante: l’Indian Circlet, gioiello disegnato dal principe Albert per la moglie Queen Victoria. La tiara però era tra le preferite della Queen Mother, ed Elizabeth decise di lasciarla nella sua disponibilità. Rimasta vedova a soli 51 anni, la Regina Madre aveva comunque davanti a sé vari decenni di servizio alla corona; che poi furono altri cinque, dato che allora ovviamente non si sapeva, ma in effetti aveva perso il marito quando si trovava nel mezzo del cammin di sua vita. All’inizio degli anni ’70 dunque il desiderio di una nuova tiara con rubini prese forma; a realizzarla ci pensò il fidato gioielliere di corte Garrard, utilizzando pietre da due provenienze diverse.
(Ph: PA Images/Alamy)
I diamanti vengono dalla tiara ricevuta come dono di nozze dal Nizam di Hyderabad, principe indiano di impressionante ricchezza e proprietario di una delle più importanti collezioni di gioielli del mondo, che offrì alla sposa un dono a sua scelta disponibile nella collezione della filiale inglese di Cartier. La giovane principessa scelse un set in diamanti realizzato negli anni ’30 composto da tiara e collier. Questo è ancora in uso, prestato a volte anche alla attuale Principessa di Galles.
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La tiara invece, dopo essere stata usata alcune volte da Elizabeth nei primi anni di regno, fu poi messa da parte a causa della sua scomodità. Qualche anno dopo fu smontata, e le pietre riusate insieme ai rubini; che sono 96, anch’essi dono di nozze per la giovane principessa da parte del popolo birmano. Il numero non è casuale, perché nell’antica cultura di quel Paese si crede che i rubini proteggano chi li indossa dalle 96 malattie che possono affliggere il corpo. Un dono prezioso per la buona salute (mi sembra abbia funzionato!) che nel 1973 è diventato parte di un importante gioiello. La tiara è composta da cinque elementi floreali separati da raggi incurvati di diamanti.
(Ph: Tiara Mania)
Se osservate con attenzione gli elementi floreali, vi renderete conto che rappresentano una versione inversa della rosa Tudor, formata dall’unione tra la rosa rossa di Lancaster – il nucleo centrale di rubini montati in oro giallo – e la rosa bianca di York, i cui petali esterni sono composti da diamanti montati su argento. Non è una meraviglia?
Manca esattamente un mese a Natale, e anche il nostro sofà inizia ad attrezzarsi.
(Ph: Lars H. Laursen)
Per molti anni Lady Violet è stata un’appassionata frequentatrice della Bottega Danese, delizioso negozio non lontano da Piazza Navona che nel periodo natalizio si trasformava in una sorta di mercatino riempiendosi di oggetti a tema, magari un po’ naif ma graziosissimi: dalle più semplici decorazioni per l’albero alle raffinate porcellane Royal Copenaghen. Quella dei mercatini di Natale è una delle più consolidate tradizioni dell’intera Scandinavia, cui solitamente non manca l’appoggio di qualche personaggio reale, come accade per quello annualmente organizzato nella Svenska Gustafskyrkan a Copenaghen, la chiesa della comunità svedese in Danimarca.
(Ph: Lars H. Laursen)
Nato nel 1912,il mercatino per molti anni è stato un appuntamento fisso per la regina Ingrid, nata principessa di Svezia. Alla sua morte nel 2000 l’incarico è passato alla figlia Benedikte, che lo assolve con impeccabile eleganza. Perfetto il cappotto verde abete (se non ora quando?) al quale io avrei però aggiunto una bella spilla a soggetto natalizio, che non sarà proprio una tradizione nordeuropea ma è ormai sdoganata ad ogni latitudine.
(Ph: Lars H. Laursen)
Dalla Danimarca arriva però un’altra notizia relativa al Natale, e – non se la prenda la schicchissima Benedikte – per i royal watcher è parecchio più interessante. È stato annunciato che la famiglia reale al completo trascorrerà le feste nel palazzo di Marselisborg ad Aarhus, dove la sovrana passa di solito parte delle vacanze estive. Margrethe arriverà il 20 dicembre e sarà poi raggiunta dai principi ereditari con i quattro figli, e dal figlio minore Joachim con la moglie Marie, i loro due bambini e Felix, figlio del primo matrimonio del principe; mancherà solo il maggiore, Nikolai, che se n’è andato a studiare in Australia (e diamogli torto…). Si ritroveranno dunque la matriarca, il figlio forse fedifrago, la moglie forse tradita, il figlio declassato, i nipoti di serie a e di serie b.
(Ph: Kongehuset)
Lady Violet non non può a questo punto fare a meno di immaginarsi il suo film di Natale preferito in salsa danese. Che film è? Ovvio, Parenti serpenti! Nell’attesa non mi dispiacerebbe sbirciare cosa accade dietro le tende dell’augusta magione.
Dopo un inizio col botto, soprattutto grazie alla Principessa di Galles e alle sue gambe (Le foto del giorno -Dalla Corea con furore), la prima giornata della visita ufficiale nel Regno Unito della coppia presidenziale sudcoreana ha vissuto il suo acme la sera, grazie al sontuoso state banquet a Buckingham Palace.
Esamineremo le mise delle signore nel fine settimana, ma posso anticiparvi che ho amato il velluto rosso abbinato ai rubini birmani da Queen Camilla. Mentre mi tacerò sul frac, e in particolare sui pantaloni del presidente Yoon Suk-yeol.
Ci si chiedeva se la Principessa di Galles avrebbe indossato una tiara diversa da quelle scelte finora, e la risposta è sì! Non solo Catherine ha coronato la sua testina con un gioiello mai indossato prima, ma la scelta è caduta su un diadema che non si vedeva da una novantina d’anni.
(Ph: Getty Images)
Si tratta della Strathmore Rose Tiara che Elizabeth Bowes Lyon, poi Queen Consort, poi Queen Mother, ricevette in dono dal padre Lord Strathmore per le nozze col Duca di York, divenuto King George VI in seguito al gran rifiuto del fratello. Acquistato da Catchpole & Williams, gioiellieri con sede al numero 510 di Oxford Street, il diadema è composto da cinque elementi separabili che formano una ghirlanda di rose, probabilmente la rosa canina, nello stile romantico e ispirato alla natura tanto di moda negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. La tiara dispone di due strutture differenti per poterla indossare sopra la testa, come ha fatto Catherine, o sulla fronte, alla moda degli anni ’20, come faceva la Queen Mom, e che io francamente preferisco.
Catherine lo porta molto alto sulla testa, e la combinazione con i capelli tirati e aderenti al capo, e la fronte spianata ha qualcosa di poco armonico. Noto inoltre che la principessa è tornata al vecchio makeup, con gli occhi appesantiti da una linea scura, che mi piace poco, ed è troppo aggressivo per un gioiello così delicato.
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Catherine a parte, scivoloni ce ne sono stati parecchi. a partire da Samantha Cameron. Per uno di quei cambiamenti improvvisi che a volte capitano nella vita il marito Davis, già Prime Minister, accompagnato rapidamente alla porta dopo il disastroso referendum sulla Brexit, qualche giorno fa è rientrato dalla finestra, piazzato dall’attuale capo del governo Rishi Sunak a capo del Foreign Office in seguito a un rimpasto di governo. E siccome nel Regno Unito i ministri devono necessariamente essere membri del parlamento, King Charles lo ha dotato di titolo nobiliare – Baron Cameron of Chipping Norton, che suona un po’ come Barone di Capracotta – e di relativo seggio alla House of Lords. Dunque ieri sera primo impegno formale per Lady Samantha, e lei che fa? Si presenta a un evento di gala, accompagnando il marito in frac e decorazioni, con un vestituccio midi, più adatto a una pesca di beneficienza in parrocchia. Peggio ancora, l’abito è una creazione del brand Cefinn, e indovinate a chi appartiene? Esatto, a Lady Samantha! Che non solo sbaglia clamorosamente mise, ma ne approfitta pure per farsi un po’ di pubblicità aggratis. Imperdonabile.
A proposito di mise, in molti avranno notato il principe di Galles accompagnare una bionda signora, abbigliata bizzarramente, e sicuramente non alla coreana (e neanche all’inglese, a dirla tutta). Dunque una domanda sorge spontanea: chi è Heidi, e cosa ci fa lì, tra l’altro in un posto di rilievo? Lady Violet ha la risposta. La signora è Elisabeth Reuß, The Lady Mayoress of the City of London in quanto consorte di Michael Raymond Mainelli, nuovissimo Lord Mayor della City (che vi ricordo avere giurisdizione solo sulla City, il sindaco di Londra è un altro). Mainelli, economista e scienziato, è nato negli USA e ha origini (anche) italiane, mentre la moglie è teutonica; visto però che al momento rappresenta una istituzione britannica, non potremmo lasciare il dirndl nell’armadio?
A noi i costumi tradizionali piacciono, ma non tutti. Alcuni però sì, moltissimo.