Giornata in grande stile per le vie di Londra, tutte imbandierate per l’arrivo di Presidente e First Lady della Corea del Sud in visita ufficiale nel Regno Unito.
Soddisfatto e stropicciato il Presidente Yoon Suk-yeol (che ho scoperto essere cattolico), graziosamente mummificata la First Lady, evidentemente appassionata sostenitrice della skincare coreana. Diligente e un po’ inarcato – avrà mal di schiena? – il Re, seguito dalla consorte Camilla con cappellino piumato in chiara competizione col tricorno del signore dietro di lei.
Dopo un Principe di Galles particolarmente sornione ecco lei, Catherine, in una inedita, insolita versione Máxima: total red con mantella e cappello a falda larga. Ne avremo da parlare domenica, sappiate che ho già iniziato a scrivere il nostro Royal chic shock e boh! E mentre dall’Argentina giungono i proclami del presidente eletto, quello che sembra un cugino di campagna (nel senso della band) che ha già detto di volere indietro le Falkland, i futuri sovrani svolgono il loro ruolo con impeccabile aplomb.
Ma è proprio l’aplomb, letteralmente “perfetta caduta del tessuto in un abito” a tradire la principessa, che scendendo con grazia ma poca cautela rivela le lunghe gambe in quella che è senza dubbio la foto del giorno, e forse della settimana.
A tal proposito, quando Lady Violet era una ragazza, e Berlino ancora divisa dal Muro, l’argomento scendere dall’auto con eleganza e senza esporre la mercanzia era materia di studio cui mi applicai con scrupolo, scoprendo che la chiave della riuscita risiedeva nell’altezza dell’auto, per cui scendere elegantemente dalla 126 di seconda mano che allora guidavo era praticamente impossibile.
Regina del genere la Princesse Caroline de Monaco – che probabilmente una 126 non l’aveva mai neanche vista – ed eseguiva la tecnica con precisa nonchalance. In seguito imparò a cavarsela con onore anche Diana, che dopo la separazione e l’introduzione nel suo guardaroba di abiti più corti e scollati promosse l’uso di quelle che vennero chiamate cleavage bags, cioè le borse piazzate all’altezza del seno onde evitare l’esposizione del medesimo.
Il 19 novembre, come ogni anno dal 1949, si celebra la festa del Principato di Monaco, nel giorno dell’onomastico del sovrano. Qualcuno potrebbe obiettare che sant’Alberto Magno si festeggia sì a novembre, ma il 15; la verità è che salito al trono Albert II ha preferito mantenere la tradizione come estremo omaggio al padre, e dunque la fête nationale continua ad essere celebrata il 19, giorno di San Ranieri di Pisa e della dinastia Grimaldi, che lo onora appunto in questa data. Conclusa la premessa dedicata al calendario passiamo alla cronaca. La giornata inizia alle 9.30 con il Te Deum nella cattedrale di Notre-Dame-Immaculée, ed è l’occasione per godersi la famille princière in parata.
Charlène sceglie il total color in un bel rosso quasi-Natale: abito, cappotto a redingote, cappellino Stephen Jones e stivali di camoscio Manolo Blahnik. Che ne penso? Ve lo dico prendendola alla larga. Una volta mi spiegarono che tra gli attori esiste una caratteristica che prescinde da bravura età fascino e persino provenienza geografica, ed è la dote innata di indossare bene i costumi di altre epoche. Esempio: il neozelandese Russel Crowe, almeno ai tempi d’oro, risultava credibile vestito da antico romano (Il Gladiatore) in abiti medioevali (Robin Hood) e pure settecenteschi (Master & Commander). Invece l’europeo, colto e raffinato Hugh Grant in Ragione e sentimento sembrava mascherato. Tutto ciò per dire che ecco, a me Charlène molte volte sembra mascherata. Tipo questa. L’ispirazione sarà il new look Dior degli anni Cinquanta? La suocera, incantevole in pizzo rosso nel Delitto perfetto? Qualunque cosa sia non mi convince. Nonostante la Princesse sia una bella donna dotata un fisico che le permetterebbe modelli e volumi anche importanti mi sembra molto spesso che siano le sue mise a portare lei.
Terribile l’accoppiata con la figlia Gabriella, bimba adorabile di neanche 9 anni combinata come la madre ma in blu, compreso il cappellino piazzato sulla capoccetta; terribilissime le scarpette col tacchetto, con l’aggravante di essere delle Louboutin. A tanta rossa abbondanza rispondono le due cognate in stile mezzo lutto: noiosamente perfetta Caroline in Chanel nero con cappello bianco, chic senza troppi sforzi (e senza grande impegno), mentre la sorella Stéphanie opta per un cappottino damascato grigio, confermando il suo stile ultraminimal: né cappelli né tacchi, e occhialetti da Harry Potter.
(Ph: Olivier Huitel/IPA-AGENCY.NET)
Lasciata la cattedrale, la seconda parte della solenne cerimonia si svolge nella corte del palais princier, con nipoti cugini (e pure cognati) del sovrano schierati. Si parte da sinistra con figli e nuora di Stéphanie: la figlia minore Camille Gottlieb, un po’ quadro antico con cappotto grigio e cappellino nero; segue la secondogenita Pauline Ducruet, che lavora nella moda e un po’ si capisce; il cappotto over bianco si vede poco, ma da quel poco non sembra male. Anche lei in bianco, precede il marito Luis, figlio maggiore della principessa, la neomamma Marie, che non lavora nella moda e direi che anche qui si vede. Ma benedetta ragazza dove l’hai rimediato quel coso?
Segue il ramo Caroline; ecco la figlia minore Alexandra von Hannover, in nero Celine con gambe abbondantemente scoperte e inguainate in calze velate, come se andasse a un party e non a una sobria festa nazionale. Dopo di lei Beatrice Borromeo in Casiraghi, in velluto bordeaux (uno dei colori più di tendenza nei prossimi mesi) firmato Dior, tradita dal cappello più tegame che colbacco; dopo il marito Pierre c’è la di lui sorella Charlotte, senza il marito Dimitri Rassam ma con i due figli, e un tailleur Chanel un po’ miserello, soprattutto nella lunghezza. Unica a spiccare in questa uniformità di tinte Tatiana santo Domingo, moglie del primogenito di Caroline Andrea Casiraghi, che chiude la fila. Anche Tatiana lavora nella moda, e nel suo caso si vede bene: il suo completo Emilia Wickstead, composto da abito senza maniche e giacca doppio petto in una tipologia di tartan detto Tattersall è quello che a me è piaciuto di più.
(Ph: Olivier Huitel/IPA-AGENCY.NET)
Pensavo di dedicare alle mise di questa giornata il nostro Royal chic shock e boh, ma alla fine ci ho ripensato, speriamo nell’anno prossimo! Intanto gira voce che Alexandre, il figlio ventenne di Albert nato da una sua relazione con Nicole Coste, vorrebbe lavorare col padre per riportare il principato agli splendori dell’età doro di nonna Grace. Da fare ce n’è. Parecchio.
Settimana un po’ complicata questa per Lady Violet, con qualche spostamento. Alla fine, comodamente piazzata su un pullman alla volta di casa, controllo un po’ di pagine/siti, con una certa attenzione alla Danimarca, per ovvie ragioni. E paf! Eccolo qua.
(Ph: Keld Navntoft/Kongehuset)
Il principe ereditario – forse fedifrago, sicuramente incauto – Frederik, impegnato in una caccia reale a Gribskov, la cui visione mi innesca tre brevi riflessioni. Uno: la dicitura “caccia reale”- che ci informano svolgersi con la partecipazione di qualche royal dal 1 ottobre a metà gennaio nelle foreste statali del Paese – mi riporta subito alla mente certe scene di certi film con Henry VIII avvolto in mantelli di velluto con cappelli piumati e ingioiellati mentre cavalca nel countryside inglese a caccia di cervi, ordinando magari nel contempo qualche decapitazione. Comunque tutto un altro stile rispetto a questi signori, che sembrano usciti da un’edizione amatoriale del Franco cacciatore di Weber.
(Ph: Keld Navntoft/Kongehuset)
Due: ho letto da qualche parte che Frederik avrebbe incontrato la señora Genoveva Casanova proprio nel corso di una battuta di caccia, una di quelle esclusivissime, organizzate di solito tra Austria Germania ed Est Europa, per partecipare alle quali bisogna sganciare bei quattrini. Lady Violet sempre più convinta, meglio evitarla proprio, la caccia.
(Ph: Keld Navntoft/Kongehuset)
E soprattutto, tre: Frederik, non so come dirtelo ma quello che indossi più che winter camouflage sembra pitonato. Diciamo la verità, mimetizzarti non ti riesce granché. In nessuna occasione.
Questa è giornata di notizie che riguardano royal compleanni. Dopo aver festeggiato Charles III, oggi settantacinquenne (Tre quarti di secolo) e – complice l’attuale situazione nell’area – aver inviato un piccolo pensiero Hussein I, padre dell’attuale sovrano di Giordania, che se non fosse stato ucciso da un linfoma ne avrebbe compiuti 88, dedichiamo un po’ di attenzione a Christian di Danimarca. Che non compie gli anni oggi, essendo diventato maggiorenne un mese fa, ma proprio in virtù della maggiore età questa mattina ha compiuto un passo fondamentale.
(Ph: Keld Navntoft /Kongehuset)
Nella Sala del Consiglio di Stato del Castello di Christiansborg il neodiciottenne Christian ha giurato fedeltà alla Costituzione, compiendo un passo necessario per esercitare all’occorrenza il ruolo di reggente. Se avete ancora negli occhi la bellezza della cerimonia analoga sostenuta due settimane fa dalla principessa delle Asturie, ecco, a Copenaghen non c’è stato nulla del genere. Secondo la legge danese, Christian ha sottoscritto una dichiarazione solenne, e speriamo che non abbia firmato con la matita!
(Ph: Keld Navntoft /Kongehuset)
Il regno di Danimarca può contare su altri membri della famiglia reale per il ruolo di reggente: il figlio cadetto della sovrana, Joachim, la sorella minore Benedikte, e la principessa ereditaria Mary, che però, come gli altri due appena citati, non fa parte del Consiglio di Stato, dunque è comparsa solo per le foto. E viste quelle che in questi giorni girano sul marito non era per nulla scontato. Ma lei è una professionista, e si sarà anche voluta godere il gran momento del figlio.
(Ph: Keld Navntoft /Kongehuset)
Se la mise non è una delle sue migliori il gioiello scelto è un manifesto di intenti: la spilla Connaught con zaffiro diamanti e perle, storico gioiello di famiglia ricevuto in dono dai suoceri proprio per la nascita del primogenito, e indossato per il suo battesimo e per altri importanti eventi familiari. Una nuova versione di Dio me l’ha data e io me la tengo: Mary è lì e resta al suo posto. E anzi penso che quel cappottino celestino sia stato scelto proprio per far risaltare la spilla.
(Ph: Keld Navntoft /Kongehuset)
Più o meno chic, la futura regina è comunque molto più adeguata del Primo Ministro Mette Frederiksen, la signora in nero alla destra di Christian, con la gonna troppo corta e le ginocchia assai generosamente esposte.
Happy birthday to His Majesty King Charles III, che gira oggi la boa dei settantacinque anni di vita, tre quarti di secolo.
(Ph: Rankin)
Il venticinquesimo compleanno lo passò non da protagonista ma da spalla: quel giorno si sposava sua sorella Anne e l’attenzione generale era tutta per lei e per il suo affascinante (allora) marito.
Il 14 novembre 1998 questo principe ereditario di lunghissimo corso di anni ne compiva 50 ed era già successo tutto: il matrimonio con Diana, i due figli, il divorzio, la morte di lei. Il trono era ancora lontano – forse nemmeno lui immaginava quanto – mentre l’amata Camilla era vicina, e libera: divorziata lei, ormai vedovo lui.
Il cinquantenne futuro re fu celebrato adeguatamente con tanto di moneta commemorativa da 5 pounds, ma ancora una volta a destare la curiosità di cittadini royal watcher e umanità varia furono le due donne più importanti della sua vita: la madre e l’amata. La prima festeggiò l’erede (e con lui l’avvenire della monarchia) con un sontuoso ricevimento a Buckingham Palace da 850 invitati. Tra cui non era compresa la seconda, Mrs Parker-Bowles, che si rifece organizzando a sua volta un party, meno monstre ma molto più ristretto – dunque più esclusivo – nella residenza di campagna di Highgrove.
(Ph: Getty Images)
In compenso l’attempato giovanotto ebbe gli auguri della spice Geri Halliwell, che gli cantò happy birthday Your Highness come fece Marilyn con JFK (ho le prove https://www.youtube.com/watch?v=mTw3MC4VG0M).
Oggi gli anni sono 75 e sulla ribalta, direi finalmente, c’è lui, e a modo suo. La foto ufficiale è quella scattata il mese scorso nel giardino di Clarence House da Rankin, celebratissimo fotografo scozzese. Un ritratto che troneggia non sulla parete di un ufficio pubblico, ma sulla copertina di Big Issue, rivista venduta per strada da ex homeless che così guadagnano qualcosa, ma sono soprattutto parte di un valido progetto di sostegno sociale. È l’occasione per presentare il Coronation Food Project, una sorta di banco alimentare che si propone di ridistribuire tra chi ne ha bisogno il cibo giornalmente sprecato nel Paese. Se volete dare un’occhiata, questo è il sito: https://www.kccf.org.uk/coronation-food-project/
E a proposito di cibo; questa sera, al termine di un’ordinaria giornata di lavoro – alle 16.30 ad esempio il re riceve a Buckingham Palace una delegazione di ostetriche e infermieri – si festeggerà privatamente con la famiglia e gli amici più cari. No, non ci sarà Harry, che a seconda della fazione cui si appartiene risulta essere stato invitato e aver rifiutato, o non essere stato invitato proprio. Il pacato pensiero di Lady Violet può essere riassunto dall’espressione macchissene… Non pensiamo comunque che questa sera avanzi cibo da ridistribuire, non già perché gli invitanti si papperanno tutto, ma perché questi royal simposi sono noti per essere, come dire, piuttosto parchi.
Intanto i nostri auguri a Buckingham Palace li abbiamo spediti; per il resto, come si dice, the best is yet to come, il meglio deve ancora venire.
P.S. il web oggi è particolarmente ricco di omaggi al sovrano: foto, video, disegni e letterine; se avete voglia di navigare un po’ potrete trovare cose molto graziose. A me sono piaciuti gli auguri sulla BT (British Telecom) Tower, nel centro di Londra: https://twitter.com/i/status/1724359054082949136
Quando Lady Violet era una ragazzina rimase piuttosto sorpresa leggendo – chissà dove – che novembre è un mese particolarmente caro alla Royal Family, tanto da averlo scelto per ben quattro matrimoni in meno di 40 anni.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Il più celebre il 20 novembre 1947, quando la principessa Elizabeth sposò il suo Philip, probabilmente incontrato per la prima volta il 29 novembre 1934, giorno in cui George Duca di Kent, zio di lei (che fu anche deliziosa damigella), impalmò Marina di Grecia, cugina di lui. L’anno seguente un altro zio di Elizabeth si sposò a novembre: il 6 Henry Duca di Gloucester portò all’altare nella cappella privata di Buckingham Palace Lady Alice Montagu Douglas Scott, con la piccola Elizabeth ancora damigella, questa volta con la sorellina Margaret. Nel 1973 fu il turno dell’unica figlia di Elizabeth e Philip, che il 14 si unì in matrimonio con l’allora Capitano dei Dragoni Mark Phillips. Era anche il giorno in cui il fratello maggiore, l’attuale sovrano, compiva 25 anni; il che ci ricorda che tra due giorni King Charles festeggerà il settantacinquesimo compleanno. Oltre alle ricorrenze liete e all’amore per novembre (che condivido senza riserve) parte del mese è comunque dedicato al ricordo di chi non è più, e alla memoria personale e familiare si unisce quella pubblica, soprattutto per la coincidenza con la fine della Grande Guerra.
(Ph: Royal British Legion)
Se noi celebriamo il 4 novembre, ricordando l’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, con cui il giorno precedente – 3 novembre 1918 – l’Impero austro ungarico si arrese all’Italia, nel Regno Unito si celebra l’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese, quando divenne effettivo il cessate il fuoco deciso nell’armistizio di Compiègne. Ieri dunque la Royal Family si è riunita nella Royal Albert Hall per il tradizionale Festival of Remembrance, e oggi nel centro di Londra, per l’altrettanto tradizionale e sentita cerimonia al Cenotaph.
Dove hanno deposto le corone di fiori il Re, il Principe di Galles, la Princess Royal, il Duca di Edimburgo (e sì, pure il nostro equerry preferito, presente anche nella fotografia in alto, mica penserete che ci sia capitato per caso!). Un po’ sguarnite rispetto ai bei tempi andati le tre finestre del Foreign office da cui il resto della Royal Family assiste alla cerimonia. Da un lato c’erano i Duchi di Gloucester, unici tra i cugini della defunta Regina a svolgere ancora qualche incarico.
(Ph: Yui Mok/PA Images/Alamy)
Dall’altro Sophie, Duchessa di Edimburgo e il cognato, il Vice Ammiraglio Tim Laurence, consorte della Princess Royal. Sembra che nella cronaca della giornata la BBC abbia omesso di menzionare la povera Sophie, nonostante l’impegno e l’attenzione con cui porta avanti gli incarichi reali. Non si fa!
(Ph: Yui Mok/PA Images/Alamy)
In mezzo Queen Consort e Princess of Wales, presente e futuro della Royal Family. Camilla si è infilata uno dei suoi amati cappottini con zip; questo, di Fiona Clare Couture, lo aveva già indossato, mentre è nuovissimo il clamoroso il cappello, opera del genio di Philip Treacy. Anche Catherine è andata sul sicuro con uno dei pastrani paramilitari che le piacciono tanto; creato da Catherine Walker lo aveva indossato nel 2019 per la stessa cerimonia. Anche il suo cappello è Philip Treacy ma tutt’altro che nuovo: lo sfoggiò la prima volta nel 2006 a Sandhurst, quando William terminò il suo addestramento militare. Se il cappello è stato indossato in diverse occasioni anche royal, questa volta è interessante l’abbinamento con gli orecchini a forma di foglia con grande perla centrale e diamanti, appartenuti a Queen Elizabeth. Come dire, il punto di partenza e quello di arrivo (per ora).
(Ph: Doug Peters/EMPICS/Alamy)
Alla fine si torna sempre a lei, The Queen, lost but not forgotten, perduta ma non dimenticata, ieri ancora più presente del solito, e non solo per il ricordo dei defunti.
Sabato, prima dell’inizio della serata, i sovrani hanno svelato due statue. L’una ritrae Elizabeth in tutto il suo leggendario splendore, l’altra Philip, che si china verso di lei in un gesto consueto e prezioso.
Commosso alle lacrime King Charles. Uno stile che gli è proprio, assai più emotivo di quello impeccabile della madre, che però, va detto, salì al trono giovanissima e dunque probabilmente più capace di controllare le emozioni. Invece devo dire che a me questo anziano re con gli occhi lucidi piace molto.
Con una tempistica non chiarissima, almeno per me, la Casa reale olandese ha pubblicato i nuovi ritratti ufficiali dei sovrani, per marcare i loro dieci anni sul trono.
(Ph: RVD – Anton Corbijn)
Ciò che mi lascia perplessa è che l’incoronazione, preceduta al mattino dall’atto formale di abdicazione, è avvenuta il 30 aprile 2013; va bene lo stesso, non tutto deve avere una logica. Le foto sono state scattate a settembre da Anton Corbijn nella Sala della Galleria del Palazzo Noordeinde, che non è la loro residenza ma l’ufficio del Re.
(Ph: RVD – Anton Corbijn)
Lui in frac con decorazioni e la fascia del Militaire Willems-Orde, l’ordine militare di Guglielmo, in una posa assai rigida, direi quasi stoccafissica (neologismo nato così, tipo petaloso).
(Ph: RVD – Anton Corbijn)
Lei più calda e comunicativa, nonostante sia avvolta da una luce fredda e grigiastra. Per fortuna con Máxima si cade sempre in piedi, e nonostante la sua mise non sia messa particolarmente in risalto dal pavimento della sala, e men che meno dai pesanti tendaggi giallo oro, la regina fa la sua figura nell’abito rosa cipria di Jan Taminiau, soprattutto grazie alla sontuosissima parure Stuart, col diamantone da 40 carati che brilla sul diadema. Fascia a parte – lì quella del belga Ordine di Leopoldo, qui quella dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi – è la stessa scelta fatta a giugno per la visita di stato in Belgio (Royal chic shock e boh – Visite e sorprese).
(Ph: RVD – Anton Corbijn)
Lui serio, sguardo fisso, sopracciglia spazzolate e capello leccato.
(Ph: RVD – Anton Corbijn)
Lei un po’ troppo filtrata, che data la sua bellezza mi sembra un accorgimento superfluo.
(Ph: RVD – Anton Corbijn)
Poteva mancare la foto in bianco e nero? Domanda retorica. Qui l’attenzione è tutta sulla regina, l’unica a fuoco. Benché io ami gli specchi, queste pose non mi fanno impazzire, e le trovo scontatissime. Però almeno possiamo vedere la regina ben pettinata, accontentiamoci.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di due giorni, prima che la scena se la prendesse tutta Frederik di Danimarca, e per un motivo non elegantissimo. Martedì 7, complice il fuso orario, sono andati praticamente in contemporanea due eventi assai significativi per i due protagonisti, che sono anche i due signori più importanti del regno. Il Regno Unito of course.
Prima State Opening of Parliament da sovrano per King Charles III, con tutta la pompa che conosciamo e anche con un (piccolo) occhio alla sostenibilità: sia lui sia la Queen Consort hanno riutilizzato abiti e mantelli indossati per essere incoronati lo scorso 6 maggio. È questa una cerimonia che si ripete alla presenza del monarca dal 1901, con qualche assenza dovuta solitamente a problemi di salute; come avvenne per il nonno di Charles, King George VI, che non fu presente nel 1951, pochi mesi prima della morte. Dopo la lunga era elisabettiana è di nuovo un Re ad inaugurare i lavori parlamentari, come non accadeva dal 1950. Anche The Queen mancò qualche volta: nel 1959 e nel 1963 perché incinta dei due figli minori Andrew e Edward, e poi lo scorso anno, quando il suo discorso fu letto dal figlio ed erede, seduto sul trono del consorte.
Quest’anno Charles ha conquistato il sedile principale, e con quello l’onore e l’onere di leggere il discorso, istituzionalmente il più rilevante dell’anno. Infatti è l’unico che viene scritto dal Prime Minister; stavolta è toccato al mediocre Rishi Sunak, che si prepara alle elezioni politiche del 2024 e dunque ha presentato un programma di governo che è anche un programma elettorale. E possiamo solo immaginare quanto sia costato al Re affermare alcune cose che vanno totalmente contro il suo pensiero e la sua coscienza ecologica, come le nuove trivellazioni previste nel Mare del Nord. All’inizio del discorso non è comunque mancato un pensiero per la defunta regina, nella doppia veste di madre della famiglia e della nazione: “My Lords and Members of the House of Commons. It is mindful of the legacy of service and devotion to this country set by my beloved Mother, The Late Queen, that I deliver this, the first King’s Speech in over 70 years.” (miei Lord e membri della Camera dei Comuni. È consapevole del legato di servizio e devozione a questo Paese lasciato dalla mia amata madre, la defunta regina, che pronuncio il primo discorso del re in più di 70 anni).
(Ph: Getty Images)
La corona che durante la cerimonia è stata posta sul capo del monarca, la Imperial State crown, ha viaggiato per i fatti suoi su una carrozza, la Queen Alexandra’s State Coach; la coppia reale invece ha raggiunto Westminster a bordo della Diamond Jubilee State Coach, carrozza chiusa a sei cavalli che avrebbe dovuto celebrare gli ottant’anni di Queen Elizabeth, ma a causa dei ritardi nella realizzazione (a volte capita anche a loro!) fu riciclata per il giubileo di diamante.
(Ph: Getty Images)
King Charles indossava l’uniforme della marina – per essere precisi l’Admiral of the Fleet Royal Naval Number 1 Dress – con cappello e spada, su cui poi è stato appoggiato il Robe of State, il mantello con cui il 6 maggio è entrato a Westminster Abbey per essere incoronato, come aveva fatto suo nonno, con lo stesso mantello, nel 1937.
(Ph: Getty Images)
Al suo fianco la Queen Consort, con indosso l’abito creato da Bruce Oldfield p1er l’incoronazione, corredato a sua volta dal Robe of State di velluto cremisi indossato nella prima fase dell’incoronazione, appartenuta a Queen Elizabeth II. Scommetto però che l’attenzione dei più si sia focalizzata sulla testa di Camilla, dove brillava il George IV State Diadem, molto amato e spesso indossato dalla defunta sovrana.
(Ph: Tolga Akmen/Getty Images)
Scelta fatta da Queen Elizabeth negli ultimi anni, al posto della più pesante e ingombrante Imperial State Crown, di cui lei stessa aveva parlato in pubblico, spiegando che altrimenti non sarebbe riuscita a muovere il capo per leggere il discorso.
Tradizionalmente alla cerimonia non partecipa l’intera Royal Family, ma solo i sovrani e gli eredi. Charles invece ha potuto contare su una presenza solida e leale: la Princess Royal, nel suo ruolo di speciale guardia del corpo del Re (il titolo è Gold Stick in Waiting). Splendida.
(Ph: Getty Images)
Assenti i Principi di Galles, visto che William si trovava a undicimila chilometri di distanza per uno degli appuntamenti cui tiene di più, gli Earthshot Prize: questa edizione si è tenuta a Singapore.
Verde il tappeto, verde il tuxedo, la giacca dello smoking in velluto color bosco, già indossata un paio d’anni fa nella stessa occasione. Con lui Cate, ma non la solita; parliamo di Cate Blanchett, in completo pantaloni così così, in broccato dorato, della collezione primavera 24 di Stella McCartney, la cui attenzione alla sostenibilità è ben nota. mentre l’attrice Hannah Waddingham ha drappeggiato il suo metro e 80 in un abito nero e verde riciclato da una precedente occasione: se dev’essere green, green sia!
(Ph: Getty Images)
Ed ecco i vincitori, con un ringraziamento e la speranza che i loro progetti possano aiutare un po’ questo povero, meraviglioso pianeta.
Non malignate, non mi sto riferendo alla durata dei matrimoni reali, né del matrimonio in generale. Mi riferisco al fatto che la visita di stato dei sovrani spagnoli in Danimarca, iniziata trionfalmente e rapidamente sprofondata nell’imbarazzo è arrivata al suo ultimo giorno. Oggi Felipe e Letizia se ne tornano in patria dove sicuramente si continuerà a parlare del fatto del giorno, che però loro potranno elegantemente ignorare (se non avete idea di ciò che sto dicendo, andate a leggere C’è del marcio in Danimarca?).
(Ph: Ida Marie Odgaard, Ritzau Scanpix)
Questa mattina Los Reyes, accompagnati dai principi ereditari, hanno partecipato a un incontro sull’architettura danese, ospitato nel BLOX, interessantissimo edificio contemporaneo affacciato sul porto di Copenaghen. Lascio a voi il commento sul linguaggio dei corpi.
(Ph: Kongehuset)
Congedandosi da Margrethe II, hanno firmato il libro degli ospiti di Fredensborg e non solo; è infatti tradizione che i capi di stato in visita firmino, con una penna dalla punta di diamante, il vetro di una delle finestre del palazzo.
(Ph: Kongehuset)
E finalmente si torna a casa!
P.S. il titolo è una citazione (a memoria) di un commento che sembra Grace de Monaco fece all’indirizzo di Onassis e Maria Callas durante la crisi tra il magnate greco e il Principe Rainier per il possesso della SBM. La lessi su un giornale molti anni dopo e mi colpì alquanto: niente è eterno, nemmeno il peccato. Ecco.
Questa settimana è partita col botto quanto a eventi royal di alto, altissimo profilo. E mentre preparavo il post su King Charles e il Principe di Galles, che ai due lati della terra sono stati protagonisti di due eventi particolari, mentre pianificavo un ricco Royal chic shock e boh per raccontare attraverso le mise indossate la visita di stato dei sovrani spagnoli in Danimarca, arriva una notizia che rischia davvero di fare il botto, e si muove proprio sulla direttrice Madrid-Copenaghen.
Accade che la rivista spagnola Lecturas piazzi in copertina, e di conseguenza diffonda via social in tutto il globo terracqueo, una fotografia che mostra Frederik di Danimarca con una misteriosa bionda. Che è misteriosa per molti di noi, ma nei paesi iberci è ben nota: trattasi di Genoveva Casanova – un nome he sarebbe piaciuto alla divina Anna Marchesini – socialite di origine messicana che ha fatto fortuna e (almeno un) buon matrimonio con Cayetano Martínez de Irujo y Fitz-James Stuart. Che altri non è se non uno dei figli della compianta Duchessa d’Alba, cui prima del divorzio ha pure scodellato un paio di pupi. Se non ricordo male, Genoveva ebbe pure una liaison col connazionale cantante Luis Miguel (vi ricordate? Noi, ragazzi di oggi noooiii… Sanremo da qualche parte negli anni ’80), e insomma mi sembra una di quelle signore cui capita di innamorarsi solo di ricchi&famosi. Succede, soprattutto alle socialite. Ora viene fuori che Frederik avrebbe fatto un salto a Madrid, dove avrebbe incontrato quella che naturalmente è solo un’amica, la quale lo avrebbe ospitato per la notte. Ovviamente Lady Violet non ha idee in merito, ovviamente pensa che la gente che non vuole farsi beccare non esce insieme, a meno che invece dica di non volere ma voglia davvero farsi beccare; però mi permetto di dire che la tempistica è stata terribile. Di Frederik sono note passioni giovanili per biondissime fanciulle, e il matrimonio con una bruna fu accolto con divertita sorpresa; per il resto a me è sempre sembrato piuttosto distratto, certo non uno che pianifica tradimenti come se giocasse a Risiko. E la bella Mary in quei giorni dov’era? Sembra che l’incontro sia avvenuto nel breve periodo (23/25 ottobre) da lei trascorso negli USA per un incontro sul bullismo giovanile, e soprattutto per perorare la causa della Danimarca a membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il prossimo biennio. Nazioni unite e coppie scoppiate? Vedremo, al momento alla corte danese tutto tace, mentre Genoveva si è affrettata a smentire.
Lady Violet si permette però di dare un piccolo consiglio a Sua Maestà Margrethe II: esamini la possibilità di darsi definitivamente al bricolage, lasciando trono e incombenze al figlio maggiore, che a 55 anni non sa più come impegnare il tempo e rischia qualche distrazione di troppo. Olè.