I giorni dei papaveri

Quando Lady Violet era una ragazzina rimase piuttosto sorpresa leggendo – chissà dove – che novembre è un mese particolarmente caro alla Royal Family, tanto da averlo scelto per ben quattro matrimoni in meno di 40 anni.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Il più celebre il 20 novembre 1947, quando la principessa Elizabeth sposò il suo Philip, probabilmente incontrato per la prima volta il 29 novembre 1934, giorno in cui George Duca di Kent, zio di lei (che fu anche deliziosa damigella), impalmò Marina di Grecia, cugina di lui. L’anno seguente un altro zio di Elizabeth si sposò a novembre: il 6 Henry Duca di Gloucester portò all’altare nella cappella privata di Buckingham Palace Lady Alice Montagu Douglas Scott, con la piccola Elizabeth ancora damigella, questa volta con la sorellina Margaret. Nel 1973 fu il turno dell’unica figlia di Elizabeth e Philip, che il 14 si unì in matrimonio con l’allora Capitano dei Dragoni Mark Phillips. Era anche il giorno in cui il fratello maggiore, l’attuale sovrano, compiva 25 anni; il che ci ricorda che tra due giorni King Charles festeggerà il settantacinquesimo compleanno. Oltre alle ricorrenze liete e all’amore per novembre (che condivido senza riserve) parte del mese è comunque dedicato al ricordo di chi non è più, e alla memoria personale e familiare si unisce quella pubblica, soprattutto per la coincidenza con la fine della Grande Guerra.

(Ph: Royal British Legion)

Se noi celebriamo il 4 novembre, ricordando l’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, con cui il giorno precedente – 3 novembre 1918 – l’Impero austro ungarico si arrese all’Italia, nel Regno Unito si celebra l’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese, quando divenne effettivo il cessate il fuoco deciso nell’armistizio di Compiègne. Ieri dunque la Royal Family si è riunita nella Royal Albert Hall per il tradizionale Festival of Remembrance, e oggi nel centro di Londra, per l’altrettanto tradizionale e sentita cerimonia al Cenotaph.

Dove hanno deposto le corone di fiori il Re, il Principe di Galles, la Princess Royal, il Duca di Edimburgo (e sì, pure il nostro equerry preferito, presente anche nella fotografia in alto, mica penserete che ci sia capitato per caso!). Un po’ sguarnite rispetto ai bei tempi andati le tre finestre del Foreign office da cui il resto della Royal Family assiste alla cerimonia. Da un lato c’erano i Duchi di Gloucester, unici tra i cugini della defunta Regina a svolgere ancora qualche incarico.

(Ph: Yui Mok/PA Images/Alamy)

Dall’altro Sophie, Duchessa di Edimburgo e il cognato, il Vice Ammiraglio Tim Laurence, consorte della Princess Royal. Sembra che nella cronaca della giornata la BBC abbia omesso di menzionare la povera Sophie, nonostante l’impegno e l’attenzione con cui porta avanti gli incarichi reali. Non si fa!

(Ph: Yui Mok/PA Images/Alamy)

In mezzo Queen Consort e Princess of Wales, presente e futuro della Royal Family. Camilla si è infilata uno dei suoi amati cappottini con zip; questo, di Fiona Clare Couture, lo aveva già indossato, mentre è nuovissimo il clamoroso il cappello, opera del genio di Philip Treacy. Anche Catherine è andata sul sicuro con uno dei pastrani paramilitari che le piacciono tanto; creato da Catherine Walker lo aveva indossato nel 2019 per la stessa cerimonia. Anche il suo cappello è Philip Treacy ma tutt’altro che nuovo: lo sfoggiò la prima volta nel 2006 a Sandhurst, quando William terminò il suo addestramento militare. Se il cappello è stato indossato in diverse occasioni anche royal, questa volta è interessante l’abbinamento con gli orecchini a forma di foglia con grande perla centrale e diamanti, appartenuti a Queen Elizabeth. Come dire, il punto di partenza e quello di arrivo (per ora).

(Ph: Doug Peters/EMPICS/Alamy)

Alla fine si torna sempre a lei, The Queen, lost but not forgotten, perduta ma non dimenticata, ieri ancora più presente del solito, e non solo per il ricordo dei defunti.

Sabato, prima dell’inizio della serata, i sovrani hanno svelato due statue. L’una ritrae Elizabeth in tutto il suo leggendario splendore, l’altra Philip, che si china verso di lei in un gesto consueto e prezioso.

Commosso alle lacrime King Charles. Uno stile che gli è proprio, assai più emotivo di quello impeccabile della madre, che però, va detto, salì al trono giovanissima e dunque probabilmente più capace di controllare le emozioni. Invece devo dire che a me questo anziano re con gli occhi lucidi piace molto.

Nel video il momento dello svelamento: sovrano per sovrana, consorte per consorte https://www.youtube.com/watch?v=HPdm-B-Zswc

Men at work

Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di due giorni, prima che la scena se la prendesse tutta Frederik di Danimarca, e per un motivo non elegantissimo. Martedì 7, complice il fuso orario, sono andati praticamente in contemporanea due eventi assai significativi per i due protagonisti, che sono anche i due signori più importanti del regno. Il Regno Unito of course.

Prima State Opening of Parliament da sovrano per King Charles III, con tutta la pompa che conosciamo e anche con un (piccolo) occhio alla sostenibilità: sia lui sia la Queen Consort hanno riutilizzato abiti e mantelli indossati per essere incoronati lo scorso 6 maggio. È questa una cerimonia che si ripete alla presenza del monarca dal 1901, con qualche assenza dovuta solitamente a problemi di salute; come avvenne per il nonno di Charles, King George VI, che non fu presente nel 1951, pochi mesi prima della morte. Dopo la lunga era elisabettiana è di nuovo un Re ad inaugurare i lavori parlamentari, come non accadeva dal 1950. Anche The Queen mancò qualche volta: nel 1959 e nel 1963 perché incinta dei due figli minori Andrew e Edward, e poi lo scorso anno, quando il suo discorso fu letto dal figlio ed erede, seduto sul trono del consorte.

Quest’anno Charles ha conquistato il sedile principale, e con quello l’onore e l’onere di leggere il discorso, istituzionalmente il più rilevante dell’anno. Infatti è l’unico che viene scritto dal Prime Minister; stavolta è toccato al mediocre Rishi Sunak, che si prepara alle elezioni politiche del 2024 e dunque ha presentato un programma di governo che è anche un programma elettorale. E possiamo solo immaginare quanto sia costato al Re affermare alcune cose che vanno totalmente contro il suo pensiero e la sua coscienza ecologica, come le nuove trivellazioni previste nel Mare del Nord. All’inizio del discorso non è comunque mancato un pensiero per la defunta regina, nella doppia veste di madre della famiglia e della nazione: “My Lords and Members of the House of Commons. It is mindful of the legacy of service and devotion to this country set by my beloved Mother, The Late Queen, that I deliver this, the first King’s Speech in over 70 years.” (miei Lord e membri della Camera dei Comuni. È consapevole del legato di servizio e devozione a questo Paese lasciato dalla mia amata madre, la defunta regina, che pronuncio il primo discorso del re in più di 70 anni).

(Ph: Getty Images)

La corona che durante la cerimonia è stata posta sul capo del monarca, la Imperial State crown, ha viaggiato per i fatti suoi su una carrozza, la Queen Alexandra’s State Coach; la coppia reale invece ha raggiunto Westminster a bordo della Diamond Jubilee State Coach, carrozza chiusa a sei cavalli che avrebbe dovuto celebrare gli ottant’anni di Queen Elizabeth, ma a causa dei ritardi nella realizzazione (a volte capita anche a loro!) fu riciclata per il giubileo di diamante.

(Ph: Getty Images)

King Charles indossava l’uniforme della marina – per essere precisi l’Admiral of the Fleet Royal Naval Number 1 Dress – con cappello e spada, su cui poi è stato appoggiato il Robe of State, il mantello con cui il 6 maggio è entrato a Westminster Abbey per essere incoronato, come aveva fatto suo nonno, con lo stesso mantello, nel 1937.

(Ph: Getty Images)

Al suo fianco la Queen Consort, con indosso l’abito creato da Bruce Oldfield p1er l’incoronazione, corredato a sua volta dal Robe of State di velluto cremisi indossato nella prima fase dell’incoronazione, appartenuta a Queen Elizabeth II. Scommetto però che l’attenzione dei più si sia focalizzata sulla testa di Camilla, dove brillava il George IV State Diadem, molto amato e spesso indossato dalla defunta sovrana.

(Ph: Tolga Akmen/Getty Images)

Scelta fatta da Queen Elizabeth negli ultimi anni, al posto della più pesante e ingombrante Imperial State Crown, di cui lei stessa aveva parlato in pubblico, spiegando che altrimenti non sarebbe riuscita a muovere il capo per leggere il discorso.

Tradizionalmente alla cerimonia non partecipa l’intera Royal Family, ma solo i sovrani e gli eredi. Charles invece ha potuto contare su una presenza solida e leale: la Princess Royal, nel suo ruolo di speciale guardia del corpo del Re (il titolo è Gold Stick in Waiting). Splendida.

(Ph: Getty Images)

Assenti i Principi di Galles, visto che William si trovava a undicimila chilometri di distanza per uno degli appuntamenti cui tiene di più, gli Earthshot Prize: questa edizione si è tenuta a Singapore.

Verde il tappeto, verde il tuxedo, la giacca dello smoking in velluto color bosco, già indossata un paio d’anni fa nella stessa occasione. Con lui Cate, ma non la solita; parliamo di Cate Blanchett, in completo pantaloni così così, in broccato dorato, della collezione primavera 24 di Stella McCartney, la cui attenzione alla sostenibilità è ben nota. mentre l’attrice Hannah Waddingham ha drappeggiato il suo metro e 80 in un abito nero e verde riciclato da una precedente occasione: se dev’essere green, green sia!

(Ph: Getty Images)

Ed ecco i vincitori, con un ringraziamento e la speranza che i loro progetti possano aiutare un po’ questo povero, meraviglioso pianeta.

Here comes the Queen

Ieri sera la Mansion House, nella the City of London, è stata il teatro di una cena di gala per celebrare la recente incoronazione.

È stata la prima visita formale del nuovo Re alla City – un’area della capitale che gode di uno statuto amministrativo speciale – e l’occasione per celebrare una cerimonia tradizionale, la “presentation of the Pearl Sword”, che risale al diciassettesimo secolo. Alla serata dedicheremo un post a parte, perché come spesso accade nella cultura britannica gli aspetti rituali e cerimoniali sono particolarmente affascinanti, oggi ci concentriamo su Her Majesty The Queen Consort, che ha compiuto una scelta che a suo modo fa la storia.

Per l’importante formalissima occasione, con il sovrano in frac decorazioni e fascia azzurra dell’Order of the garter, Camilla ha tirato fuori dall’armadio un bell’abito di Bruce Oldfield già indossato in precedenza, ricamato a ramages d’argento. Ma il pezzo forte è sulla testa: per la prima volta la regina indossa la Girls of Great Britain and Ireland Tiara, vista spessissimo su Queen Elizabeth, che la amava particolarmente.

Realizzata da Garrard nel 1893 fu un dono di nozze per Mary di Teck, la futura Queen Mary, acquistata col denaro raccolto tra le ragazze del regno (da qui il nome) in un comitato presieduto da Lady Eva Greville. Dalla somma avanzarono 3000 sterline che la sposa decise di destinare a un fondo di sostegno per le vedove e gli orfani dei marinai della HMS Victoria affondata quell’anno. In origine la tiara presentava alla sommità delle perle, che nel 1914 furono sostituite dai diamanti provenienti da un altro dono di nozze; le perle furono riutilizzate per un’altra celebre tiara, la Cambridge Lover’s Knot, vista spesso su Diana e ora su Catherine (se non ve la ricordate potete trovarla qui Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte).

Nel 1947 l’anziana regina donò la tiara alla nipote Elizabeth che andava sposa a Philip; da allora l’abbiamo vista spessissimo sul capo della principessa, poi monarca, tanto da comparire su ritratti ufficiali, monete, francobolli, e tutta l’iconografia regale di Elizabeth II.

Ladies&Gents il passaggio è concluso, abbiamo una regina.

Al collo di Camilla brilla un altro gioiello reale. Sempre nel 1947, ma in occasione del ventunesimo compleanno, la principessa Elizabeth in viaggio ufficiale in Sudafrica con i genitori e la sorella ricevette dal governo di quel Paese un regalo da mille e una notte: una collana composta da 21 diamanti di misura digradante – il maggiore è una sciocchezza da 10 carati – separati da elementi composti da una baguette e due brillanti più piccoli. Cinque anni dopo, ormai sul trono, Elizabeth fece ridurre il collier togliendo sei diamanti con cui fu creato un bracciale aggiungendo un settima pietra di misura maggiore. Anche se non è chiarissimo, dalla fotografia a figura intera mi sembra che Camilla porti anche il bracciale, al polso sinistro.

(Ph: The Royal Collection)

Alle orecchie della Queen Consort brillano degli orecchini a cascata, parte di una demiparure personale, ricevuta probabilmente per le nozze con l’allora Principe di Galles nel 2005. Con l’eccezione degli orecchini, Lady Violet ha avuto la fortuna di vedere tutti questi diamanti dal vivo nella mostra Diamonds: A Jubilee Celebration, organizzata a Buckigham Palace per il Diamond Jubilee della sovrana, nel 2012.

Alla fine i diamanti sono sempre i migliori amici di una ragazza, anche se visti attraverso una verina blindata.

Giovedì gnocchi! – Johnny

Lo so, non è un royal, ma chi potremmo scegliere per chiudere il nostro breve menù estivo a base di gnocchi se non lui? Quello che tutti e tutte, con auspicata familiarità, chiamano Johnny, è Jonathan Thompson, recentemente promosso da Maggiore a Tenente Colonnello del 5th Battalion Royal Regiment of Scotland.

Ha abbracciato la vita militare nel 2006 dopo una laurea in economia, e iniziato ad attirare una certa attenzione dal 2018, quando è entrato al servizio di Sua Maestà come ufficiale addetto alla sicurezza (va detto che anche noi lo abbiamo notato presto Le foto del giorno – 6 agosto).

La sua popolarità è esplosa quando è diventato Equerry, e si è trovato presente e a gestire la scomparsa della sovrana e l’ascesa al trono di King Charles, che lo ha confermato nell’incarico. Benché sia molto apprezzato con indosso il kilt, che indossa con virile naturalezza, non è scozzese; è infatti nato a Morpeth, cittadina di neanche 15.000 abitanti nel Northumberland, che con la Scozia confina. Personalmente lo preferisco in uniforme, ma fa la sua figura anche in borghese. E comunque, avercene!

Comprensibilmente, data la delicatezza del suo ruolo, è molto difficile trovare informazioni sulla vita; dovrebbe essere nato nel 1984, per cui l’anno prossimo diventerà a pieno titolo uno splendido quarantenne. Purtroppo non è single, ma sposato da ben 13 anni con Caroline, già esperta di marketing e personal trainer, che oggi offre consulenze personalizzate (se vi incuriosisce, questo è il suo sito https://www.whiteheartcomms.co.uk/). La coppia ha avuto un bambino nel 2018, la cui privacy è custodita rigorosamente, tanto che non ne conosciamo neanche il nome.

Pur essendo uno di quegli uomini che secondo me migliorano con l’età era bellino pure da giovane (qui trentenne coi gradi da capitano).

Il fisico asciutto e muscoloso è naturalmente frutto dell’addestramento militare coniugato con l’attività sportiva, sempre di moda e purtroppo anche benefica.

Si dimostra essere un uomo per tutte le stagioni, eventualmente disponibile anche come portafiori. Mi si è giusto rotto un vaso… Il buon Dio ci conservi a lungo King Charles, e il Re ci conservi – e ci mostri il più possibile – il suo Equerry.

Se poi volete il bel Johnny sempre con voi, potete farlo; una cara amica del sofà di Lady Violet ci segnala questa shopper he contiene un piccolo gioco di parole: kilty per il kilt al posto di guilty; guilty pleasure vuol dire piacere proibito.

E se al posto del kilt mettessimo dei pantaloni? Vi dirò, non mi dispiace per niente, e pure più adatto all’autunno!

Scene da uno State banquet

Se i primi momenti della visita possono aver suscitato qualche perplessità – Charles troppo stazzonato, Emmanuel troppo galletto, Camilla troppo pastellosa, Brigitte troppo rigida – lo state banquet è stato un trionfo. Le signore splendide, in blu notte Dior, splendidamente coordinate.

Anzi, Camilla e Brigitte erano così in armonia che nell’entrata a Versailles la Première Dame ha aiutato la Queen Consort ad aggiustarsi il mantello, agitato dal vento. Vento che ha segnato molti ingressi dei 160 ospiti, scelti tra coloro – artisti, sportivi, uomini e donne d’affari – la cui attività ha favorito le relazioni tra i due Paesi.

(Ph: Benoît Tessier/Reuters)

Arriva a passo di carica Charlotte Gainsbourg, che figlia del francese Serge e dell’inglese Jane Birkin, è l’incarnazione dell’entente cordiale francobritannica. L’attrice era in abito lungo, ma il vento giocando con i profondi spacchi lo ha trasformato in una mini, uno stile irriverente che sarebbe piaciuto ai suoi genitori.

Rischia di volare via l’immarcescibile e magrissimo Mick Jagger, in smoking e sneakers con sciarpa svolazzante ancora più della zazzera, in un improbabile color marron glacé. Molto bella (e giovane) la compagna Melanie Hamrick, madre del suo ottavo figlio.

(Ph: Benoît Tessier/Reuters)

Monumentale Carole Bouquet, in camicia bianca e ampia gonna nera, per la gioia di Lady Violet, che con le camicie – maschili, eredità paterna – ci dorme pure. Carole è suocera di Charlotte Casiraghi, dunque consuocera di Caroline. Lo chic che incanta, ovviamente Chanel.

(Ph: Benoît Tessier/Reuters)

Al momento mi sfuggono le ragioni della presenza di Hugh Grant, ma ci saranno senz’altro. Lo scapolo d’oro del cinema British, dopo aver passato una vita da bello e impossibile, compiuti i cinquant’anni ha avuto la classica crisi della mezza età, in 15 mesi ha avuto tre figli da due donne diverse, poi una l’ha anche sposata (e sono nate altre due bimbe). La moglie, la produttrice televisiva e imprenditrice svedese Anna Elisabet Eberstein lo ha accompagnato a Versailles: lei bellina un po’ banale, lui sulla via della mummificazione. Quel dommage.

(Ph: Benoît Tessier/Reuters)

Forse ricorderete Jack Lang, a lungo ministro della cultura con Mitterand; con lui la moglie Monique Buczynski, due cuori e una tintura per capelli (madame, quelles chaussures!).

(Ph: Instagram @pierrehermeofficial)

Accompagnati dalle note del giovanissimo violinista svedese Daniel Lozakovich gli ospiti si sono accomodati nella Galerie des glaces, la galleria degli specchi, dove la tavola è apparecchiata con le porcellane di Sèvres dell’Eliseo. Trovo elegantissimo il colore della tovaglia e molto raffinata la decorazione floreale, scenografica ma semplice (e soprattutto bassa!).

(Ph: Instagram @annesophiepic)

Ecco un dettaglio della mise en place: l’apparecchiatura alla francese vuole le forchette con il dorso in alto e i rebbi verso la tavola, e immagino avrete notato il tovagliolo a destra. Nonostante ciò che si sostiene diffusamente, il tovagliolo a sinistra non è un diktat; lo si può sistemare da uno dei due lati del piatto, o sopra (però piegato semplicemente, non trasformato in un origami) e ci sono alcune importanti case dove lo trovereste immancabilmente a destra. Diciamo che può essere giocato per armonizzare il posto a tavola: in questo caso, ad esempio, a sinistra c’è il menu. Tutto bello direte voi, ma alla fine cos’hanno mangiato?

(Ph: Instagram @annesophiepic)

Coordinato da Fabrice Desvignes, chef del presidente, è sceso in cucina un vero dream team. Anne Sophie Pic, tre stelle Michelin, ha preparato l’entrée: aragosta blu e granchio (ne ignoro il colore) con mandorle e gélée di menta e cocco. Yannik Alléno ha proposto pollo di Bresse marinato allo champagne con porcini. Bernard Antony, Maestro Affinatore, ha sorpreso abbinando al Comté – il primo formaggio francese a fregiarsi del marchio AOC, ossia dell’Appellation d’origine contrôlée, ricevuto addirittura nel 1958 – l’inglese Stichelton, un particolare arborinato fatto con latte crudo.

(Ph: Instagram @pierrehermeofficial)

Chiusura in bellezza con una creazione del sublime Pierre Hermé, che ha riletto il suo celebre macaron Ispahan trasformandolo in un dolce al cucchiaio: composta di lamponi cotti e crudi, litchi, sorbetto di litchi e rosa, sorbetto al lampone e biscotto macaroon. Date retta a Lady Violet, se capitate in Francia (Parigi ma non solo) a Londra, a Baden Baden, a Montecarlo o in vari paesi del Medio ed Estremo Oriente entrate e assaggiate, poi mi direte (tutti gli indirizzi sul sito https://www.pierreherme.com/)

(Ph: Instagram @pierrehermeofficial)

E lui, avrà gradito?

Edit: solo The Queen Consort indossa Dior, l’abito della Première Dame è firmato Vuitton.

Le foto del giorno – Ils ont fait l’histoire

A volte capita anche a uno spazio frivolo come il sofà di Lady Violet di assistere al momento in cui si fa la storia, ed è quello che è accaduto questa mattina.

Nel secondo giorno della visita ufficiale in Francia King Charles III ha tenuto un discorso in Senato davanti ai parlamentari delle due Camere riuniti nell’emiciclo e ai loro presidenti. È la prima volta per l’erede dei Re d’Inghilterra, nel Paese che il suo lo mandò al patibolo.

E alla fine del discorso, quei parlamentari hanno riservato al re una standing ovation, chi glielo avrebbe detto a Robespierre? Ma forse, se lo sapesse, l’Incorruptible sarebbe felice di aver contribuito a disegnare un mondo nuovo. Lady Violet confessa: queste cose colpiscono, e quasi commuovono. Non perdetevi questo momento davvero storico https://twitter.com/i/status/1704836324555940214

Nel suo discorso Charles ha ricordato la madre, cosa che sta facendo spesso; ieri sera al banchetto di stato il sovrano ha raccontato che i genitori visitarono la Francia nel 1948, pochi mesi dopo il matrimonio, con Elizabeth già incinta; i giovani sposi ballarono cullati dalla voce unica di Edith Piaf, e Charles ha confessato che La vie en rose è ancora una delle sue canzoni preferite; sarà per questo che ieri Camilla ha scelto quella rosea mise? Anyway, sempre in ricordo di The Queen, ieri il re e il presidente hanno piantato un albero, offerto da Macron, nel giardino dell’ambasciata britannica, tradizione iniziata dalla defunta sovrana. In fondo, come si dice: una società progredisce quando i vecchi piantano alberi della cui ombra sanno che non godranno mai.

Breaking News! Indovinate? Cape dress

E venne il giorno – anzi la sera – in cui anche la Queen Consort Camilla si arrese al cape dress.

Per la cena di gala a Versailles, di cui parleremo diffusamente domani, la regina arriva senza tiara (peccato!) ma con una mise blu notte firmata Dior, in accordo perfetto con l’abito della Première Dame, molto più smilzo ma praticamente dello stesso colore. Devo dire che la scelta mi convince, il cape dress dona a Camilla un’allure regale che in qualche modo riequilibra l’assenza di diadema, e il movimento donato dal vento è veramente scenografico. E poi il capo sarà anche scoperto, ma collo orecchie e polsi sfavillano grazie alla sontuosa parure di zaffiri ereditata dalla suocera e indossata – con tiara – per la prima visita ufficiale ricevuta da sovrana. Vi ricordo inoltre che il blu è il colore dei Re di Francia, una scelta voluta? Nel caso sarebbe un omaggio notevole, altrimenti va bene lo stesso. Buona serata nella vostra personale Versailles.

Le foto del giorno – Le Roi et Mr President

Oggi si può dire davvero che il regno di King Charles III (e Queen Camilla) è iniziato: i sovrani hanno varcato la Manica per la loro prima visita ufficiale all’estero e sono andati a incontrare gli amici/nemici francesi.

Le prime foto raccontano di una grande cordialità tra i due capi di stato, della grandeur della prima tappa all’Arc de Triomphe, e dell’inevitabile bruttezza del cuscino di fiori nei colori delle bandiere, che poi sono gli stessi: blu bianco e rosso (la verità è che certa di farvi cosa gradita ho scelto questa foto per la presenza dello scudiero di Sua Maestà, il Tenente Colonnello Johnny Thompson).

Naturalmente seguiremo questa due giorni in terra gallica – oltre a Parigi gli ospiti visiteranno anche Bordeaux – naturalmente la cena di questa sera a Versailles si annuncia come uno degli eventi dell’anno; e ovviamente dedicheremo la dovuta attenzione alle differenti mise. Intanto ecco a voi les quatre mousquetaires, con Camilla tutta in rosa in stile Barbie zia d’Albione e la rigorosa Madame Macron in uno dei suoi asciutti completini da vendeuse delle Galeries Lafayette.

Que la fête commence!

Il caffè del lunedì – Fili di lana

Vi ricordate? Qualche giorno fa era stata ventilata la possibilità che il re del Regno Unito venisse in Umbria per il compleanno del re del cashmere (Partenze, permanenze e (forse) arrivi). Un po’ ci speravamo, poco poco, ma è andata come invece in fondo pensavamo. L’imprenditore ha festeggiato il compleanno nel suo borgo, mentre il sovrano è rimasto in Scozia.

Da una parte Brunello Cucinelli ha celebrato i 70 anni nella sua Solomeo, il borgo umbro acquistato negli anni ’80 e riportato all’antico splendore, circondato da famiglia, personaggi della moda e dello spettacolo e ospiti vip vari, tutti vestiti nei colori chiari del cachemire più raffinato: bianco, crema, beige, grigio chiaro.

Dall’altra King Charles ha assistito al Braemar Gathering, che si svolge tradizionalmente il primo sabato di settembre e mette in scena un grande classico dei giochi delle Highlands: il lancio del tronco. Per la prima volta il re ha sfoggiato il suo nuovo tartan, nei colori blu rosso e verde, creato appositamente nei laboratori tessili di Lochcarron of Scotland, in riconoscimento del grande impegno del sovrano nel preservare la tradizione tessile scozzese.

Due settantenni che, ciascuno nel proprio campo, reggono saldamente le redini del potere. Si potrebbe dire che questo non è (ancora?) un pianeta per giovani, ma questi due signori hanno qualcosa che li unisce: l’impegno sociale, il desiderio di incidere positivamente sul presente con un occhio al domani. Cucinelli ha appena annunciato di voler rimettere in piedi il borgo di Castelluccio di Norcia, famoso per le lenticchie e gravemente danneggiato nel terremoto di qualche anno fa. E ha rivelato il suo sogno: la speranza che fra tre millenni l’azienda ci sia ancora, che sopravviva al suo fondatore e prosperi per per le generazioni a venire. Quanto ai Windsor, non sappiamo se fra tremila anni avranno ancora la corona in testa, ma in fondo l’importante sono le azioni che si compiono oggi. E la capacità di dialogare col futuro mi sembra davvero uno dei punti in comune tra i due. Riusciranno nel loro intento?

Intanto auguri! (però la tovaglia sotto la torta l’avrei preferita stirata)

Il caffè del lunedì – Ma è giovedì?

No, non è giovedì ma il caso vuole che oggi vi tocchino non uno ma ben due gnocchi. Il primo è Nikolai di Danimarca, che avrà pure perso il titolo di principe, ma conserva ogni oncia di quella innegabile, iarrivabile gnoccaggine che da anni lo vede in testa alle classifiche degli aristocratici più charmant.

Ebbene, oggi il giovanotto, che sta frequentando un semestre presso la University of Technology di Sydney, compie 24 anni, e la Casa reale danese – bontà sua – ce lo ricorda con questa bella foto. Attribuendo a Nikolai il titolo di Greve, cioè conte, che è quello che ora gli tocca, ma non può fare ameno di generare, almeno in Lady Violet, una leggera irritazione per il modo tutt’altro che regale con cui la decisione è stata presa, e soprattutto comunicata. Nikolai, dà retta a zia Violet, infischiatene, che per noi sarai sempre il più bel principe della tua generazione.

Il secondo non appartiene a una famiglia reale, ma la serve, però è indubbiamente un vero gnocco buono in tutte le sale.

Oggi ve lo propongo in versione burro e salvia: il tenente colonnello Jonathan Thompson, detto Johnny, apprezzatissimo scudiero di Sua Maestà Charles III, è scomparso dai radar per qualche giorno, generando un certo vago sgomento. Ferie o rimozione? Direi ferie, visto che lunedì scorso era al suo posto col Re, a Balmoral, in una inedita versione senza kilt ma in completo di tweed a quadri. Sarò stato un ordine di Carletto per evitare impropri paragoni tra le rispettive gambe? Io, vi confesso, il bel Johnny lo preferisco in sottana.