Il giorno dopo il diciottesimo compleanno di Christian di Danimarca, sontuosamente festeggiato a Palazzo, LA foto è sicuramente questa.
(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)
Il neomaggiorenne, unico giovanotto, circondato dalle future sovrane; tutti nati dopo il 2000. Un giorno, su cinque dei dieci troni europei (non consideriamo Andorra e il Vaticano), siederanno delle regine: le quattro fanciulle che vediamo qui ritratte più Leonor di Spagna. Ognuna a modo suo, le trovo tutte adorabili.
Non sono sicurissima che Christian abbia indossato il frac ieri per la prima volta, sono invece certa che ieri sia stata la sua prima volta con le insegne dell’Ordine dell’Elefante, il più prestigioso del regno, che d’altronde non avrebbe potuto essergli assegnato prima.
(Ph: Kongehuset)
Quando un membro viene a mancare, è tradizione che le sue insegne tornino all’Ordine e vengano eventualmente riassegnate a nuovi membri, senza rendere noto chi le avesse indossate prima. Regola che fa una piccola eccezione per la famiglia reale: l’elefante che da ieri indossa Christian è quello del nonno Henrik.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Durante la cena il festeggiato ha tenuto il suo primo discorso pubblico. Questa deve essere l’unica foto in cui non è venuto mosso, perché era talmente emozionato da non riuscire a stare fermo. Io l’ho trovato delizioso; ho capito forse tre parole, ma immagino che pure i madrelingua abbiano avuto qualche problema, data la concitazione. Qui trovate il video https://fb.watch/nJ9i0gD6E3/
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Dopo il dovere il piacere, e alla fine tutta quella bella gioventù si è scatenata nelle danze. Un concerto con cui la sovrana ha ringraziato gli ospiti, la cui star è stata Benjamin Hav (il signore col cappelletto ruggine), noto rapper danese. L’ho ascoltato un po’ ma non sono stata in grado di apprezzarlo appieno, anche perché la lingua danese alle mie orecchie romanze sembra già una specie di rap.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Devo dire che invece mi hanno molto colpita gli arazzi che ricoprono le pareti della sala. Sono 17, fatti realizzare e donati a Margrethe II per il suo cinquantesimo compleanno da imprese e fondazioni danesi; rappresentano personaggi e momenti salienti nella storia del Paese. Potete vederli meglio sul sito della famiglia reale, ma non vi nego che mi è venuta una gran voglia di andare a vederli di persona https://www.kongehuset.dk/en/royal-collections/tapestries/#
A domani, per storie e dettagli che potrebbero esservi sfuggiti.
Aspettando di goderci le immagini del gala che sancisce l’ingresso tra gli adulti di Christian di Danimarca, con contorno di ospiti speriamo eleganti e gioielli sicuramente splendenti (ma senza Maria Chiara di Borbone) ecco di tutto un po’ tra le mise sfoggiate negli ultimi giorni.
Cominciamo proprio con la madre del festeggiato, la raffinata Mary, che il 3 ottobre ha partecipato con il marito, la suocera regina e la di lei sorella Benedikte alla riapertura del Folketing, il Parlamento, che secondo la costituzione danese riprende i lavori il primo martedì di ottobre.
(Ph: Hanne Juul)
Per me, una delle sue più convincenti apparizioni dell’anno, anche grazie a un cappello a fungo (Susanne Juul) che da solo fa quasi tutto il look. Mary punta sulla combinazione che funziona sempre, il bianco e nero; l’abito avorio del brand danese MKDT Studio è stato indossato varie volte, ma non con la stessa efficacia; qui è completato da una cinturina nera, più clutch (DVF) e scarpe nere con dettagli bianchi. Perle alle orecchie e al polso e basta, niente di più, e niente sarebbe stato necessario. Perfetta, chic.
A festeggiare Christian c’è Ingrid Alexandra di Norvegia insieme al padre Haakon e alla madre Mette-Marit, la cui presenza era in forse a causa del periodo riposo che la principessa si è presa dopo gli impegni estivi.
Data la serietà della patologia di cui soffre, la fibrosi polmonare, ogni sua assenza preoccupa non poco, ma per fortuna venerdì sera l’abbiamo rivista: con marito e suoceri ha partecipato all’inaugurazione della Ridehuset, una grande sala di 800 metri quadri fatta edificare all’inizio del Novecento dai sovrani Haakon e Maud come maneggio. Utilizzata variamente nel corso dei decenni, anche come deposito, è stata ora ristrutturata e ha iniziato una nuova vita come spazio per spettacoli collegato al Dronning Sonja KunstStall, il complesso culturale voluto dalla regina.
Che col solito brio ha inaugurato il nuovo spazio, cui è seguito uno spettacolo del Balletto Nazionale. Mi sono piaciute entrambe le signore, la sovrana in pantaloni con giacca ricamata e una sciarpa di chiffon (viola!) che giocava col tessuto sottostante, la principessa con giacca nera Dior su maxigonna crema, ballerine flat e clutch Prada. Chic+chic.
Al gala partecipa la Duchessa di Brabante tutta sola, senza genitori; la madre Mathilde ha avuto giornate ricche di impegni e dunque di mise; tra le tante scelgo questa, e chi mi conosce sa perché (tutti gli altri stanno per scoprirlo).
Nel suo ruolo di Difensore degli Obiettivi di Sviluppo Durevole dell’ONU, la Reine ha ricevuto a Palazzo reale una delegazione della federazione internazionale delle lavoratrici domestiche (FITD). Non mi piacciono troppo quei pantaloni, soprattutto se con quelle scarpe, ma la giacca… Lei è un mio oggetto del desiderio, me ne sono innamorata l’anno scorso quando l’ho vista addosso a Lilli Gruber (la foto allo schermo è mia), e che vi devo dire, se è destino prima o poi arriverà nel mio armadio.
Armani, of course, giacca monopetto in jacquard chevron, ha pure un profilo viola! E Mathilde è strachic.
Anche Catarina-Amalia al gala di Christian ci va da sola, la madre Máxima è comparsa poche volte in pochi giorni, ma una sua mise mi è molto piaciuta, e ve la propongo.
Il 3 ottobre la regina ha partecipato alla conferenza Future of Finance indossando un abito in seta di Valentino con una interessante fantasia geometrica a squame, ognuna delle quali contiene una lettera del nome del Maestro. Il nastrino dovrebbe essere legato al collo, ma messo così come fosse una collana è molto divertente e molto da lei. Poi magari gli orecchini sono un po’ troppo importanti per l’occasione, ma alla fine sempre di Máxima stiamo parlando. Chic.
Grandi assenti al gala di Copenaghen le principesse spagnole, che si preparano a festeggiare il diciottesimo di Leonor, tra un paio di settimane; non ci resta che commentare le ultime scelte della madre Letizia.
La quale, dopo aver eletto il rosa a colore feticcio molto prima del successo di Barbie (il film) nelle ultime uscite ha virato decisamente verso l’azzuro. Abito a balze a micropois per il giuramento alla bandiera della figlia Leonor (e dei cadetti del suo corso, naturalmente) il 7 ottobre, grazioso, un po’ da bambolina – ma lei non lo è per niente, dunque nessun problema – del brand spagnolo & Me; bella la borsa Carolina Herrera ma troppo rigida per il modello, un po’ troppo informale per l’occasione. Boh, ma se la mise è stata scelta in funzione della temperatura, tutta la mia solidarietà alla Reina.
(Ph: Gtresonline)
Per il Día de la Hispanidad il 12 ottobre la scelta cade su un abito di Juan Vidal, praticamente una vestaglietta a fiori. Non solo non mi piace – va bene volare basso per non rubare la scena alla figlia, ma senza esagerare – in più quest’abito mi ha ricordato quello, modello e fantasia simili, indossato tanti anni fa da una carissima amica costumista a un battesimo. Era autenticamente vintage e realizzato in tessuto autarchico, una fibra a base di carta. Per cui passammo il pomeriggio temendo che le cadesse addosso qualche liquido e sciogliesse l’abito. Che shock!
I fratelli single Louis (divorziato) e Sébastien (scapolo) di Lussemburgo sono diventati presenza fissa ad ogni evento royal – matrimoni, balli, cerimonie varie – forse alla ricerca dell’amore.
A Copenaghen non sono andati, d’altronde non sono gli eredi al trono. Assente anche Guillaume, e immagino che nel caso la moglie Stéphanie pur di rimanere casa si sarebbe giocata la carta dei pupi. Però la Granduchessa ereditaria non si risparmia, e qualche giorno fa ha partecipato a Scienteens Lab, di cui ha il patronage. Completo pantalone con gilet (tutto Joseph, con accessori Sergio Rossi) in un ruggine che fa subito anni ’70. Lo trovo terribile, i modelli over e senza forma non donano a tutte, ma ha finalmente un sorriso che illumina il suo viso e pure un po’ i nostri. Shock, ma va bene così.
(Ph: Stephen Yang
Last but not least i Duchi di Sussex; loro altro che Copenaghen, se ne sono andati qualche giorno in vacanza nell’esclusiva isola di Canouan nell’arcipelago delle Grenadine, dopo aver partecipato ad alcune manifestazioni dedicate alla salute mentale. In una di queste, promossa dalla loro fondazione Archewell, Meghan si è presentata in total white, tutta un blocco con lo sfondo; pantaloni troppo ampi e top con fascia troppo alta (Altuzarra). Effetto finale: Scaramacai. Una piccola nota: il bianco ottico richiede un po’ di cautela anche col make up. Shock.
Domani ne parleremo in dettaglio, intanto ecco il video dell’arrivo degli ospiti al galà in onore dei diciotto anni di Christian di Danimarca. Devo dire che rende bene l’atmosfera che ho visto nella diretta.
Il primo passo è fatto, nel giorno in cui raggiunge la maggiore età il Principe Christian di Danimarca ha avuto la sua prima celebrazione, con l’affaccio al balcone di Amalienborg da solo, con la nonna regina e con la famiglia.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Alto e simpatico, con un abito very British; il nodo alla cravatta è migliorabile, ma il giovanotto si farà.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Piuttosto commossa la nonna, che forse a 83 anni inizia a realizzare di aver fatto il suo dovere, e di aver assicurato sana robusta e corposa discendenza al regno, per cui alla fine potrebbe anche ritirarsi e dedicarsi a tempo pieno al découpage e a tutte le altre attività artisticoartigianali che tanto la appassionano. Non credo lo farà, ma sognare non costa nulla.
(Ph: Keld Navntoft Ritzau/Kongehuset)
Giustamente orgogliosi i genitori di cotanto ragazzone, Frederik simpaticamente svagato (io me lo immagino sempre come se avesse appena appoggiato un bicchiere di birra) e Mary impeccabile as usual. Per il gran giorno del figlio la principessa indossa un robe-manteau piuttosto neutro del danese Soeren Le Schmidt, sul cui tessuto azzurro polvere brilla una spilla. Non una qualunque, naturalmente, ma la Connaught Sapphire Brooch, un gioiello che mischia a perfezione valori storici e sentimenti familiari. La spilla, composta da un grande zaffiro circondato da diamanti con perle a formare due piccoli festoni, fu donata a Luise Margarete di Prussia nel 1879, in occasione delle sue nozze con Arthur, Duca di Connaught e Strathearn, terzo figlio maschio di Queen Victoria. A questo punto avete già capito, il gioiello arriva in Scandinavia con la figlia della coppia, Margaret, che sposa Gustaf Adolf, futuro sovrano di Svezia. Alla morte di Margaret, scomparsa a soli 38 anni durante la sesta gravidanza, viene ereditato dalla figlia Ingrid, che se lo porta in Danimarca sposando l’erede al trono. Indossata spesso per eventi familiari importanti, Margrethe II ha donato la spilla alla nuora Mary per la nascita del nipote che oggi compie diciotto anni, Christian. Mary l’ha indossata per il battesimo del bambino, e anche per quello dei suoi gemelli. Si poteva fare scelta migliore?
Certo La società dei magnaccioni probabilmente non è la prima canzone che verrebbe in mente da abbinare a degli eredi al trono – soprattutto se parliamo anche di una graziosa fanciulla – ma quel verso è il primo che mi è venuto in mente guardando queste immagini.
Nei prossimi venti giorni ben due futuri sovrani raggiungeranno la maggiore età, e il traguardo verrà adeguatamente festeggiato. Il primo è Christian, secondo nella successione al trono di Danimarca dopo il padre Frederik, che domenica diventa maggiorenne. Per lui sono previsti l’affaccio al balcone di Amalienborg e una cena di gala offerta dalla nonna regina, cui parteciperanno autorità, rappresentanti di associazioni giovanili, sportive ed artistiche, e 200 coetanei del principe provenienti dai quattro angoli del Paese. Per cui forse avrei evitato la pompa magna, ma la bellezza e l’allegria della gioventù illumineranno la serata pure senza diamanti in testa.
In suo onore è già pronto un francobollo da 50 corone (in euro circa 6,5) emesso da Tusass, la società di poste e telecomunicazioni della Groenlandia, enorme isola artica cha dalla Danimarca dipende. Il baldo giovanotto, ritratto da Franne Voigt, indossa una giacca impermeabile bianca che si chiama anorak e fa parte del tradizionale costume maschile groenlandese. Una sinfonia di bianco e azzurro un po’ fredda e molto artica, che Lady Violet stremata dl caldo accoglie con un certo sollievo. Il francobollo sarà in vendita da lunedì 16, il giorno dopo il compleanno di Christian.
Il 31 tocca invece a Leonor, erede al trono di Spagna. Per lei celebrazioni caratterizzate dell’understatement tanto caro alla famiglia, ma un omaggio più importante del “collega”: una moneta celebrativa in argento, del valore di 40 euro, in tiratura limitata di un milione di esemplari (che mi sembrano tanti, ma confesso di non avere esperienza di numismatica). La moneta presenza su un verso le insegne della Princesa, che dovrebbero essere colorate, come mostra la foto. Sull’altro un bel ritratto, per il quale Leonor ha posato nei mesi scorsi. I figli crescono, le mamme imbiancano, le royal watcher non ne parliamo.
La maggiore età degli eredi non è l’unico punto di contatto tra le due famiglie reali; è stato annunciato che Los Reyes compiranno una visita di stato da lunedì 6 a mercoledì 8 novembre in Danimarca; tra mise e tiare ne vedremo delle belle!
…e venne il gala dinner, con la sontuosità degli abiti e lo splendore dei gioielli. E pure l’inevitabile gaffe, che stavolta avrebbe potuto essere evitata.
(Ph: Ingemar Lindevall/Kungl. Hovstaterna)
Nella foto ricordo in piedi da sinistra Haakon, principe ereditario di Norvegia, solo soletto (la moglie Mette-Marit, affetta da fibrosi polmonare, ha dovuto fermarsi un paio di settimane per riposare), poi Daniel e Victoria di Svezia, lei principessa ereditaria e lui il suo consorte, il Presidente finlandese Sauli Väinämö Niinistö, Margrethe II di Danimarca, Carl XVI Gustaf di Svezia, Harald V di Norvegia, il presidente islandese Guðni Th. Jóhannesson e la coppia degli eredi al trono di Danimarca, Frederik e Mary; davanti ai signori sono sedute le rispettive consorti, con Silvia di Svezia e Sonja di Norvegia in versione gemelle Kessler, vestite praticamente uguali; che scivolone!
Giallo oro per Silvia, avrà voluto coordinarsi con collare e galloni del consorte? L’abito di Georg et Arend ha una doppia gonna in seta pesante e un corpino tutto tempestato di pietre. La regina ha in mano una minaudière, che potrebbe anche essere la Melone di Bulgari; in quel caso “oro” si riferirebbe non al colore ma proprio al materiale… Sotto quest’aurea mise la regina piazza delle scarpine verdi; verde pure la stola in seta, che probabilmente dovrebbe servire all’occorrenza a scaldare la sovrana, ma mi pare leggerina. Mettendo da parte quest’insieme così pappagalloso, sul capo di Silvia troneggia – letteralmente – la sontuosissima tiara Braganza, con orecchini altrettanto importanti. Favolosi i gioielli, ma il resto per me è shock.
(Ph: Michael Campanella/Getty Images)
Giallo pure per Sonja di Norvegia ma in tonalità canarino, che anche lei ha abbinato col verde, nel suo caso le pietre della notevolissima parure di smeraldi che arriva direttamente dallo scrigno di Josephine, imperatrice dei Francesi e prima moglie di Napoleone. La parure è attualmente composta da quattro pezzi: diadema, collier, spilla più gli orecchini che in origine non facevano parte dell’insieme ma sono stati creati in seguito utilizzando pietre della collana. Curiosamente questa tiara e la Braganza indossata da Silvia hanno identica provenienza: arrivano entrambe dalla stessa sovrana: Josefina di Svezia e Norvegia, che aveva ereditato la prima dalla sorella Amélie, seconda moglie di Pedro de Braganza, imperatore del Brasile, mentre questa da Josephine, che era sua nonna. Tolto lo splendore delle gemme che dire dell’abito? Dato il suo aspetto così tipicamente anni ’80, se è vintage passi, altrimenti boh. Però si potevano mettere d’accordo prima.
(Ph: Jesper Sunesen)
Premessa: ho scelto questa foto di Margrethe II perché tra quelle che ho visto è quella che mostra meglio la mise; la regina scende dal vascello reale dove la delegazione danese ha soggiornato. Anche il suo è un abito già indossato, creato dalla stilista danese Birgitte Thaulow. Bella la seta, corposa ma non rigida, grazioso il disegno a ramages stilizzati, interessante la doppia fusciacca rossa e fucsia, che tra l’altro consente alla fascia dell’ordine del Serafino di appoggiarsi con grazia. Chic, anche senza considerare la trionfale parure di perle e diamanti, a corredo della celeberrima Poiré tiara.
Nata principessa reale è diventata regina, anche se consorte, a soli 18 anni. Ora non lo è più, ma in questa occasione è senz’altro regina di eleganza. Anne-Marie di Grecia arriva al braccio del suo bel cavaliere norvegese con un’altra creazione di Celia Kritharioti, un abito dalla linea pulita in crêpe color amarena; quasi una colonna a sorreggere la favolosa Khedive tiara, un gioiello che mischia lo splendore dei diamanti al fascino della storia (ne parliamo approfonditamente qui: A Royal Calendar – A Greek royal wedding). Nel 1905 un giovanotto svedese appassionato di archeologia si trova al Cairo; si chiama Gustaf Adolf, ed è secondo nella linea di successione al trono. Incontra una famiglia di pari lignaggio: i Duchi di Connaught e Strathearn; madre del duca è la regina Victoria, ma a colpire il giovanotto è la figlia Margaret, sua coetanea. Colpo di fulmine, i due si sposano il 15 giugno di quello stesso anno. Per celebrare l’incontro e la nascita di questo amore all’ombra delle Piramidi, il Khedive d’Egitto invia alla sposa un favoloso diadema a volute di diamanti creato da Cartier. Margaret muore nel 1920 per una infezione durante l’ultima gravidanza; il prezioso gioiello viene ereditato dall’unica femmina, Ingrid, che se lo porta a Copenaghen quando sposa l’erede al trono di Danimarca. Le sue discendenti di sangue si sposano tutte con quella tiara: Anne-Marie e sua figlia Alexia; Margrethe; Benedikte e le figlie Alexandra e Nathalie. Ora appartiene ad Anne-Marie e indossarla in questa occasione ha un particolare significato, dato che Margaret è la nonna che ha in comune col festeggiato, re Carl XVI Gustaf di Svezia. Superchic.
(Ph: Michael Campanella/Getty Images)
La principessa ereditaria Victoria, cui è toccato anche tenere il discorso per il padre – né poteva essere diversamente – per il suo abito sceglie ancora Christer Lindarw. Quando l’ho vista arrivare al braccio del primo ministro Ulf Kristersson ho pensato alla divina Lollo recentemente scomparsa; la storica e inarrivabile fata turchina dello sceneggiato di Comencini, sarebbe impazzita. Ma Lady Violet non è una fata, non le piacciono gli abiti turchini, e lo trova francamente terribile. Non è che lo stilista è stato influenzato dalle sue attività artistico-teatrali? Per fortuna la tiara è la lineare Baden Fringe tiara, dalle linee sottili ed acuminate che danno un po’ di rigore all’insieme. Però non basta, shock.
Restando in famiglia, è una novità la tiara di Sofia. Cioè, non è esattamente una novità essendo la solita Palmette tiara ricevuta come dono di nozze dai suoceri, cui però sono state sostituite le pietre apicali, che in questo caso sono quarzi citrini. Dunque finora oltre agli smeraldi nuziali l’abbiamo vista decorata anche da perle, turchesi, topazi blu, e ora citrini. Immagino le pietre ambrate siano state scelte per armonizzarsi con l’abito giallino di Safiyaa, brand al momento molto amato dalle royal ladies, che a mio avviso dovrebbero scegliere meglio i modelli. Trovo questo, il Bellara, con quelle applicazioni plasticose sulle spalle (si intravvedono pure sullo strascico) di rara bruttezza, e tra l’altro, visto in movimento, costringeva la povera Sofia a muoversi anche piuttosto goffamente; forse troppo stretto lui, o troppo alti i tacchi Louboutin. Strashock.
Quella della famiglia che mi è piaciuta di più è senz’altro Madeleine, in una diversa versione del cape dress a firma Jenny Packham: un abito argento ricamato di cristalli con una cappa che essendo leggerissima aggiunge movimento senza appesantire. Nessuna sorpresa per la tiara che adorna il capo della principessa: la cosiddetta Modern Fringe che indossa molto spesso, incluso il suo matrimonio. È un gioiello privato che non fa parte della fondazione Bernadotte; essendo comparso sulla testa di Silvia negli anni ’80 si pensa che sia un regalo del marito per i dieci anni di matrimonio. Dalla frequenza con cui Madeleine la usa, è probabile che la madre l’abbia donata a lei, forse proprio per le sue nozze con Chris O’Neal. Splendidi gli orecchini. Chic.
Arrivano insieme i consorti di due futuri sovrani, Mary di Danimarca e il birthday boy Daniel di Svezia, che proprio il 15 settembre ha compiuto cinquant’anni. Per lei un abito non solo già indossato ma anche rimaneggiato dal creatore, il danese Lasse Spangenberg. Vi dirò, non mi fa impazzire. Anche Mary sceglie di indossare la sua Wedding tiara, ricevuta in dono dai suoceri per le sue nozze con Frederik. Notevoli gli orecchini con acquamarina, che la principessa sfoggia spesso nelle grandi occasioni; notevolissimo il bracciale di Annikat: due ali di diamanti che abbracciano il polso. Chic i gioielli, boh il vestito.
Per par condicio chiudiamo con il terzo principe ereditario presente, Frederik di Danimarca, che ha dato il braccio a questa signora; è la moglie del primo ministro Ulf Kristersson, si chiama Birgitta Ed, e ovviamente è membro del clero. Io trovo magnifico quest’abito, ma la cosa divertente è che mi sono incuriosita, ho fatto una ricerca e trovato il suo profilo Facebook. Dove lei racconta con un certo humour – almeno quello permesso dal traduttore svedese italiano – della difficoltà che ha spesso nel trovare la mise adatta ad accompagnare il marito pur indossando il clergyman (clergywoman?) o almeno il collarino ecclesiastico. La trovo fantastica, chic in terra e in cielo.
Per celebrare degnamente l’equinozio e l’arrivo dell’autunno, stagione preferita di Lady Violet, ho pensato di dedicarvi un intero weekend con la vostra rubrica preferita. Partiamo con il giubileo d’oro di Re Carlo Gustavo di Svezia che ha movimentato la scorsa settimana; e quando si tratta di Scandinavia, si sa, si para di pomp and circumstances. Chi temeva di rimanere deluso probabilmente si sarà ricreduto: abbiamo avuto di tutto, abiti da giorno, da sera e da gran sera, senza dimenticare i diademi (che vedremo domani).
(Ph: Clément Morin/Kungl. Hovstaterna)
Giovedì 14, vigilia dell’anniversario vero e proprio, i festeggiamenti si sono aperti con uno spettacolo nel teatro interno al palazzo reale di Drottningholm, un’autentica meraviglia. In prima fila da sinistra la first lady e il presidente d’Islanda, i sovrani di Norvegia, i padroni di casa, Margrethe di Danimarca, il presidente e la first lady di Finlandia.
(Ph: Clément Morin/Kungl. Hovstaterna)
Le royal ladies svedesi si presentano piuttosto coordinate in tonalità rosate di varie intensità, a partire dalla regina Silvia, che per queste giornate si è affidata in toto alla maison tedesca Georg et Arend, con sede a Monaco di Baviera. Per la prima serata la scelta cade su un abito drappeggiato color cipria con quello che sembra un bolerino ricamato con cristalli e perline, probabilmente ispirato dalla carta dei pacchi di Natale. Le scarpe che si intravvedono sono Jimmy Choo, la clutch Judith Leiber. Lei è sempre splendida, ma boh. ,
(Ph: Clément Morin/Kungl. Hovstaterna)
L’erede al trono Victoria osa un abito di chiffon arancione, che in questa foto sembra albicocca ma il creatore definisce corallo. È opera di Christer Lindarw che è stilista, costumista ma anche artista e drag queen, insomma un fantasista stilé, come diceva Sordi. Ora, io lo so che non vi piace il monospalla, lo so che quel fiore, realizzato espressamente da Tim Mårtenson, è enorme e ha pure i pistilli svolazzanti, lo so che si vede – va bene, diciamo intravvede – il segno del costume, che mi pare quest’anno vada fortissimo; ma a me piace. È molto Victoria, mette allegria e le fa brillare pure il sorriso. Chic.
(Ph: Clément Morin/Kungl. Hovstaterna)
La sorella Madeleine è la bella di famiglia, e a volte gioca a fare la vamp. Come in questo caso, con l’abito asimmetrico Marchesa che spero abbia resistito tutta la sera alla forza di gravità (non è colpa sua ma del modello e della sua costruzione). Accessoriato con scarpe coi fiocchi (Valentino) più clutch con un altro fiocco (sempre Valentino). Troppi fiocchi, troppo bambolona, troppo tutto. Boh.
(Ph: Fredrik Sandberg/TT/Ritzau Scanpix)
A Sofia e al marito Carl Philip, secondogenito, unico figlio maschio, e per qualche mese pure erede al trono – poi retrocesso da una norma costituzionale che riconobbe la primogenitura assoluta – temo che a volte tocchi il tavolo dei bambini, come in questo caso, dove precedono i nipoti Estelle e Oscar (e tra poco li seguiranno, essendo le due creature seconda e terzo nella successione). Penso che Sofia sia molto abile nel relazionarsi con la famiglia acquisita, e penso che in generale stia facendo un buon lavoro. Ciò detto, a me non piace, ha qualcosa che non riesco a definire ma a pelle non me la fa amare (immagino ne sarà devastata!). Il suo stile è penalizzato dall’uso, invero politicamente opportuno, di affidarsi spesso a stilisti svedesi, e nemmeno i più innovativi. Come in questo caso; l’abito di Lars Wallin ha una forma strana, con i volant che partono molto in basso; in più i volant così leggeri dovrebbero volare – sennò si chiamerebbero diversamente – questi più che altro piovono giù. Scontatissimo il rosa barbie, brutte brutte le scarpe che si intravvedono: delle mary jane rosa baby con altissimo plateau, incredibilmente firmate Gianvito Rossi. Shock. Dietro di lei Estelle, 11 anni di delizia, cui è stato adattato un abito di mamma, della H&M Conscious Collection; tra madre nonna e zie vestite in colori chiari o sgargianti l’unico triste e scuro tocca a lei. Non ti preoccupare tesoro, te lo puoi rimettere alla recita di Natale come regina del bosco.
(Ph: Clément Morin/Kungl. Hovstaterna)
Amo Sonja di Norvegia, la trovo una donna interessante, esteticamente molto gradevole e dotata di una classe che la salva anche dai pochi scivoloni che fa lei come tutti. In questo caso è quella che mi piace di più: bello l’abito rosso, lungo ma non troppo da sera, già indossato in precedenza. È di Peter Dundas, stilista norvegese già direttore creativo di Emilio Pucci e Cavalli. Perfetta la misura che sfiora la caviglia, belle le scarpe argento e le calze lattiginose, molto amate dalle signore della sua generazione (esclusa mia madre, che le guardava con una certa perplessità). Bellissima anche la stola con l’alta fascia di pizzo; purtroppo per Sonja la signora sullo sfondo è vestita nello stesso identico colore, e non sarà per lei il solo incidente del genere… chic..
(Ph: Clément Morin/Kungl. Hovstaterna)
Sorelle ma diverse, almeno nell’abbigliamento, la regina di Danimarca Margrethe e Anne-Marie di Grecia. Ha lasciato un po’ perplessi la sovrana in corto, però la stessa scelta è stata fatta dalle consorti dei due presidenti, dunque probabilmente era una delle opzioni. Abito a fiori in un tessuto tappezzeria per la prima, mi fa pensare a quelle paesanelle che lei stessa abbiglia in qualità di costumista in certe pantomime stile Andersen. Quanto alla ex regina, fermo restando che non amo troppo i drappeggi ma spesso hanno la loro utilità, il modello della stilista greca Celia Kritharioti non mi dispiace ma il tessuto laminato bluette è terribile. Boh+boh.
Chiudono questa prima rassegna i principi ereditari di Danimarca; anche Mary riusa un abito già visto (News – visita di stato francese in Danimarca), in mikado di seta, dello stilista danese Lasse Spangenberg. Rispetto alle mise delle altre signore Mary, come Victoria, esagera un po’ ma in questo caso il bicolore e la fantasia a grandi fiori rende il tutto, seppur molto scenografico, un po’ meno formale. Chic.
Venerdì 15 le celebrazioni si aprono con il Te Deum nella cattedrale di Stoccolma.
Senza sorprese e senza pecche la mise scelta dalla regina: abito e giacca azzurro ghiaccio, altra creazione Georg et Arend; sui capelli un bandeau in tinta, con accessori in un beige chiarissimo e freddo. Impeccabile. Se posso fare un appunto, portando già sulla spalla sinistra il reale ordine familiare e la medaglia del giubileo avrei evitato di appuntare una spilla anche a destra, proprio per una questione di equilibrio visivo. Comunque chic.
Stesso stile e stesso colore, anche se in una tonalità più intensa (sì, proprio una di quelle che lady Violet non ama) la figlia minore Madeleine, in abito turchese di Emilia Wickstead già visto lo scorso anno, in giallo pallido, addosso a Catherine, allora ancora Duchessa di Cambridge, al Te Deum per il Platinum jubilee di Her Majesty. L’abito è il modello Elta, ma andrebbe ribattezzato almeno Jubilee, se non addirittura Te Deum! Perfetta per colore linee e proporzioni la creazione di Philip Treacy che Madeleine ha posto sul capo. Chic.
Accomunate dallo stile delle mise anche le due principesse ereditarie, una titolare e l’altra consorte: Victoria di Svezia e Mary di Danimarca, in abiti leggeri e floreali. La prima resta in patria scegliendo byMalina per un abito nato lungo e reso midi – che non è mai una grande idea – in testa un pillbox grande come un’aureola, royal blue come le scarpe Gianvito Rossi. Lei è una donna troppo sportiva ed energica per questi abiti così frufru, non chiedetemi perché mi fa pensare a un granatiere. Boh.
Più delicata Mary in Erdem, già indossato di recente: un’orgia di fiori ton-sur-ton sull’abito e sul fascinator con veletta. Ecco, se l’una mi ricorda un bersagliere l’altra mi fa pensare ai fiori in cornice dell’amica di nonna Speranza di gozzaniana memoria. Una domanda, ma Frederik non è grande abbastanza da meritarsi un vestito della sua misura? Boh.
Segue il gruppo varie ed eventuali capitanato da Sonja di Norvegia, senza sbavature e senza voli pindarici in un tailleurino color cipria con cloche in feltro un po’ troppo sportiva e un po’ troppo pesante. Ma su una mise così rigorosa non sarebbe stato più simpatico un cappellino più vezzoso? Noiosetta ma chic.
(Ph: Hanne Juul)
Suona la sveglia la pirotecnica Margrethe di Danimarca con un abito in seta a pieghe sciolte bianco e lilla completato da un giacchino in taffettà color ciclamino. Su tale deliziosa mise plana dallo spazio un cappello di paglia dalle incerte proporzioni che lo rendono simile a un disco volante. La giacca con un solo alamaro in quel punto farebbe difetto a chiunque, soprattutto se questo chiunque per camminare si appoggia a una stampella, con conseguente irrigidimento delle spalle. Come potete immaginare la adoro. Anche lei, come abbiamo visto su Silvia e come Anne-Marie al suo fianco, indossa una spilla anche sulla spalla destra; ci sarà una ragione che ci sfugge. Nel suo caso è la spilla Daisy che compare in tutti gli eventi più importanti, a partire dal suo stesso matrimonio. Boh. Total blue per la sempre bella Anne-Marie, elegante e sobria il giusto, dato che è vedova da pochi mesi. Anche lei come molte signore ha una stola, che nel suo caso ha il vantaggio di coprire il punto critico del robe-manteau, il taglio sui fianchi, per cui questa volta mi sembra più chic della precedente, in cui ha indossato la stessa identica mise, ve la ricordate? Royal chic shock e boh – Coronation edition (parte prima)
No dai, ma che è questa roba? La graziosa Sofia riesce a imbruttirsi piazzandosi sulle ventitré un cappello davvero a forma di disco volante che data la posizione direi che sta per ripartire, e speriamo non torni. Abito giallino piuttosto informe e troppo lungo, in crêpe di lana, della stilista estone Lilli Jahilo su décolleté gialle Louboutin che non le regalano un’andatura elegante e una clutch rigida in pelle grigia che mi ricorda la cassetta salvadanaio di ferro che mio padre mi regalò perché non la rompessi subito, e io cercavo di scassinare con l’apriscatole. Shock.
Oggi mi sono imbattuta in due notizie sul mondo royal, totalmente diverse: la prima è il comunicato (in tre lingue, trovate la versione italiana in fondo al post) che Maria Chiara di Borbone Due Sicilie ha diffuso sui social per smentire i rumors sull’amore con Christian di Danimarca. Inevitabili i commenti, ottimi e abbondanti. Si va da excusatio non petita, accusatio manifesta a “non sarà stata invitata alla festa dei 18 anni di lui a Copenaghen” a “l’avrà scritto la madre” Ah, le mamme! A me invece è venuta in mente la famosa frase di Andreotti: una smentita è una notizia data due volte. E chi vivrà (speriamo tutti) vedrà.
(Ph: Liv Anette Luane, Det kongelege hoffet)
Mi ha francamente colpito di più un’altra notizia, che riguarda Mette-Marit e i festeggiamenti per i cinquant’anni: oggi è andata al Rikshospitalet, l’ospedale universitario di Oslo, per un party con i bambini ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica. I piccoli pazienti e le loro famiglie hanno tra l’altro potuto assaggiare le stesse torte offerte venerdì sera al ricevimento ufficiale, realizzate espressamente per loro dai cuochi di Palazzo.
(Ph: Liv Anette Luane, Det kongelege hoffet)
E se il comunicato di Maria Chiara si chiude con la frase “Tutti amiamo le favole, ma ciò che conta è la realtà”, tutti pensiamo che non potrebbe esserci favola più bella se la guarigione di questi bambini diventasse realtà.
Ma una piccola favola divenuta realtà posso raccontarvela. Oggi la futura regina di Norvegia ha scelto una mise semplice, adatta all’occasione: blusa rosa e pantaloni bordeaux (più o meno). In mano una borsetta in tinta, che ha già indossato in precedenza, ed è di un brand italiano con una bella storia: quella di una ragazza siciliana che si trasferisce a Milano e un giorno si imbatte in un telaio. Nascono delle piccole creazioni artigianali, tutte fatte a mano con filati italiani, che affascinano e conquistano appassionati e professionisti della moda. Il brand ha il nome della sua fondatrice, Maria La Rosa, cui oggi si sono affiancate le figlie Alice e Lisa.
(Ph: Hanna Johre/NTB)
In questa storia di madri e figlie non può mancare Ingrid Alexandra, figlia di Mette-Marit, che venerdì sera, per festeggiare il compleanno dei genitori, ha a sua volta scelto una clutch Maria La Rosa, il modello Game Crochet.
Alla povera Maria Chiara, che mi sembra un po’ schiacciata tra i desideri propri e quelli altrui, consiglio l’acquisto di una bella borsa, perché si sa, gli uomini passano le borse restano. A voi, anche senza l’urgenza dell’acquisto, raccomando di fare un giro sul sito https://www.marialarosa.it/ per conoscere meglio loro e le loro deliziose creazioni. Lady Violet è indecisa tra due, urge iniziare a risparmiare!
No, non è giovedì ma il caso vuole che oggi vi tocchino non uno ma ben due gnocchi. Il primo è Nikolai di Danimarca, che avrà pure perso il titolo di principe, ma conserva ogni oncia di quella innegabile, iarrivabile gnoccaggine che da anni lo vede in testa alle classifiche degli aristocratici più charmant.
Ebbene, oggi il giovanotto, che sta frequentando un semestre presso la University of Technology di Sydney, compie 24 anni, e la Casa reale danese – bontà sua – ce lo ricorda con questa bella foto. Attribuendo a Nikolai il titolo di Greve, cioè conte, che è quello che ora gli tocca, ma non può fare ameno di generare, almeno in Lady Violet, una leggera irritazione per il modo tutt’altro che regale con cui la decisione è stata presa, e soprattutto comunicata. Nikolai, dà retta a zia Violet, infischiatene, che per noi sarai sempre il più bel principe della tua generazione.
Il secondo non appartiene a una famiglia reale, ma la serve, però è indubbiamente un vero gnocco buono in tutte le sale.
Oggi ve lo propongo in versione burro e salvia: il tenente colonnello Jonathan Thompson, detto Johnny, apprezzatissimo scudiero di Sua Maestà Charles III, è scomparso dai radar per qualche giorno, generando un certo vago sgomento. Ferie o rimozione? Direi ferie, visto che lunedì scorso era al suo posto col Re, a Balmoral, in una inedita versione senza kilt ma in completo di tweed a quadri. Sarò stato un ordine di Carletto per evitare impropri paragoni tra le rispettive gambe? Io, vi confesso, il bel Johnny lo preferisco in sottana.
Mentre ieri eravamo distratti dal birthday party norvegese, altrove accadeva una cosa interessante. Questo “altrove” è Schloss Berleburg, aristocraticissima residenza del casato Sayn-Wittgenstein-Berleburg, cui per matrimonio appartiene la principessa Benedikte di Danimarca, sorella minore della regina Margrethe. La notizia è che ieri è stato battezzato il principino che dovrebbe ereditare il casato, protagonista prima ancora di nascere di una storia da romanzo.
(Ph: Karl Anton Koenigs)
Provo a sintetizzare: tutto comincia col quinto principe, Gustav Albrecht, gentiluomo di appassionata fede nazista, il quale all’alba della seconda guerra mondiale decide che titolo e beni di famiglia potranno essere trasferiti a un eventuale erede solo se questi sposerà una donna che abbia tre caratteristiche per lui imprescindibili: dovrà essere aristocratica, protestante, e pure ariana. Poi va in guerra, dove fa almeno una cosa buona: finisce disperso in azione in Bielorussia e non torna a casa – cioè nel castello di Berleburg – dove resta il primogenito Richard con la madre un fratello e tre sorelle. Nel 1944, quando il padre scompare, Richard ha solo dieci anni, e il caso vuole che proprio quell’anno nasca la fanciulla che sposerà: Benedikte, secondogenita di Frederik e Ingrid, che tre anni dopo sarebbero saliti al trono di Danimarca. Quando viene il momento, benché non ci sia ancora una dichiarazione di morte di Gustav Albrecht, il matrimonio osserva tutte le caratteristiche richieste: Benedikte è addirittura di sangue reale, sicuramente ariana e pure luterana.
(Ph: Karl Anton Koenigs)
Primo figlio della coppia è un maschietto, Gustav, e il suo arrivo spinge la famiglia a chiedere la dichiarazione di morte presunta del quinto principe, cosa che avviene a novembre 1969. Richard è ufficialmente il sesto principe, la famiglia cresce – negli anni arrivano due bambine – e tutto procede. All’alba del nuovo millennio iniziano a suonare campane a nozze: viene annunciato il fidanzamento tra il trentaduenne Gustav e Elvire Pasté de Rochefort, aristocratica francese che potrebbe rispondere alle caratteristiche richieste dall’adorabile nonno. Ma qualche mese dopo badabam! Il matrimonio viene annullato. Forse Gustav è già innamorato di un’altra. Quest’altra è Carina Axelsson; modella (vera, è comparsa pure su Vogue) e poi scrittrice. Il cognome scandinavo le viene dal padre svedese, ma lei è nata negli USA, e sua madre è messicana. Dunque non è puramente ariana (succede), non è aristocratica (succede molto spesso) ed è pure cattolica (allora lo fate apposta!). I due vivono insieme, lei è considerata parte della famiglia – tiene a battesimo Athena, unica figlia femmina del principe Joachim e dunque nipote della regina Margrethe II – ma la decisione su un eventuale matrimonio è in stand by. La situazione inizia a cambiare nel 2017 quando muore Richard, capo della casata, marito di Benedikte e padre di Gustav. Come in ogni romanzo che si rispetti compare pure un secondo cugino che cerca di fare il colpaccio spodestando l’erede legittimo ma inadempiente. A quel punto si decide di ricorrere alla legge, contestando il testamento in tribunale. Che dà ragione ai ricorrenti: i vincoli imposti dal nazista non sono validi, e Gustav può ottenere quanto gli spetta. Finalmente l’anno scorso i due attempati ma tenaci innamorati si sposano. Il 3 giugno le nozze civili, il 4 quelle religiose; un appuntamento che Lady Violet si perse essendo ricoverata in ospedale.
(Ph: Karl Anton Koenigs)
La coppia ha avuto subito un bimbo che molto carinamente è nato il 26 maggio, giorno del compleanno del futuro re Frederik, cugino del neopapà, e pure di Lady Violet, che non è parente ma facciamo finta. Ieri dunque il battesimo del pupo, che con una certa dose di umorismo è stato chiamato Gustav Albrecht, come il bisnonno che mai l’avrebbe voluto. Tra i padrini di battesimo l’altissimo Christian – secondo cugino del pupetto – e la graziosa Theodora di Grecia (in rosa), figlia di Anne-Marie e dunque anche lei cugina del papà.
(Ph: Karl Anton Koenigs)
Felicissima Benedikte, cui mi permetterei di fare una sola domanda: ma dopo tutti i problemi questa creatura proprio in questo catafalco la dovevate piazzare? Appunto per Lady Violet: spedire a Schloss Berleburg un cornetto di corallo.