Royal chic shock e boh – Pre Coronation party

È venerdì 5 maggio, ed è pomeriggio. Mancano poche ore all’incoronazione, reali e capi di stato sono arrivati da ogni parte della terra e King Charles li accoglie a Buckingham Palace per un ricevimento di benvenuto. Camilla non c’è, si prepara al grande giorno; anche Charles si ritirerà al termine del party mentre vari membri della Royal Family e altri reali ceneranno insieme da Oswald’s, club chic di Mayfair, .

Assente la prima dama del regno, è presente la seconda a farne le veci: la Principessa di Galles è ritratta con due signore di particolare rilievo. Alla sua sinistra la First Lady ucraina Olena Zelens’ka, in nero, con un modello francamente impossibile da decifrare, mentre Jill Biden indossa un abito a giacca Tom Ford come fosse una vestaglietta da casa. Da ciò che vedo, boh.

Catherine ha scelto per l’occasione un colore che ama tanto da averlo indossato anche il giorno in cui fu annunciato il fidanzamento con William. Un abito in crêpe di poliestere di Self Portrait in royal blue, caratterizzato da un grosso nodo ritorto sul petto, che insieme con le maniche dà a tutta la mise un’aria irrimediabilmente anni ’80. I dettagli in strass su spalle e polsini sono leziosamente ripresi sul cinturino delle slingback Aquazzurra in tinta. Il modello originale dell’abito presenta uno spacco aperto fino a mezza coscia, lo avrà mantenuto così anche lei? Boh.

Mi scuso per la qualità dell’immagine, ma i pochi scatti a figura intera di Catherine sono tutti così; in compenso la foto ci fa sbirciare la toilette di altre due signore presenti. Della Duchessa di Brabante parleremo a breve, ma sullo sfondo a sinistra si vede la sempre discreta Sophie del Liechtenstein, con un completo stampato a grandi ortensie bianche, un po’ anni ’50 un po’ Baviera, regione che in fondo le ha dato i natali. Che vi devo dire, boh.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Concludiamo il breve giro delle First ladies con la nostra, Laura Mattarella. Nell’unica fotografia disponibile, pubblicata dall’accout twitter del Quirinale, compare a sua volta a mezzobusto, il che non rende possibile un’attenta analisi della sua mise.

In linea di massima, ormai sapete che Lady Violet non ama (eufemismo) certe sfumature turchesi, celestine, acquamarina su signore che abbiano superato l’adolescenza, e si tiene a distanza da quei tessuti lucidi e rigidi, che tendono a raddoppiare i volumi (Laura se lo può permettere, io no). Inoltre eviterei accessori inutili tipo la stola messa in diagonale, che fa un po’ madre dello sposo. Molto bello il biondo dei capelli, il resto boh.

Sterziamo ora decisamente verso le monarchie; Rania è regina di Giordania da ben ventiquattro anni, ne aveva solo ventotto quando è salita sul trono col marito. Da allora ci delizia con le sue toilettes, ma questa volta non sono convinta. L’abito, che porta una firma importante nella storia della moda – Schiaparelli – non so perché mi fa pensare a don Abbondio. Saranno tutti quei bottoni? L’arricciatura così bassa, benché Rania non abbia un filo di pancetta, squilibra il baricentro dell’abito, forse per ripristinare l’equilibrio ci sarebbe voluta una signora più alta, sebbene la regina non sia certo bassa. Insomma, boh.

Di anni ne aveva solo 21 Jetsun Pema, quando ha sposato il re del Bhutan diventando la sua regina. Oggi ne ha quasi 33 (li compie il 4 giugno, compleanno che divide con la piccola Lilibet Diana), è ancora la più giovane regina regnante, ed è sempre dotata di una bellezza incantevole, di una grazia particolare e di uno stile unico, grazie anche alla raffinata eleganza degli abiti tradizionali che indossa di solito. In questo caso il color zafferano si abbina al fucsia e al lilla. Bellissima, abbinatissima al marito, sta bene perfino col tappeto. Superchic.

La Reina Letizia sceglie abilmente una maison britannica, e un colore insolito, una tonalità di verde che una volta si chiamava chartreuse, come il liquore dolciastro e appiccicaticcio che preparavamo i monaci certosini nella Grande Chartreuse. Letizia non è né dolciastra né appiccicaticcia, e l’abito – creato da Victoria Beckham evidentemente avendo in mente la stessa sottilissima silhouette che le due signore hanno in comune – le sta bene, soprattutto quel drappeggio piazzato in quel punto, ma non mi entusiasma. Certo è il manifesto di come sia cambiata la forma anche in ambienti superformali: abitino da party a bordo piscina, niente calze. Ma alla fine, boh. Con una postilla: se anche Felipe col suo metro e 97 inizia a girare con gli orli così lunghi stiamo freschi.

LONDON, ENGLAND – MAY 05: Grand Duchess Maria Teresa and Grand Duke Henri of Luxembourg attend the Coronation Reception for overseas guests at Buckingham Palace on May 05, 2023 in London, England. (Photo by Chris Jackson/Getty Images)

Menzione d’onore per Maria Teresa di Lussemburgo, che pure per un invito meno formale segna il territorio e adorna il collo con un importante gioiello Van Cleef & Arpels in diamanti e smeraldi, appartenuto alla suocera Josephine-Charlotte: è una tiara convertibile, e infatti spesso è stata usata come collier, come in questa occasione. La granduchessa per ragioni imperscrutabili è in una fase-pantaloni, tanto da indossarli anche al recente matrimonio della figlia. Anche lei, che è donna di mondo, sceglie la moda British, nel suo caso Alexander McQueen, e indossa la rivisitazione di uno smoking maschile (insomma, quasi) caratterizzato da tagli arricchiti di pizzo. Bello e fresco il viso, meravigliosa la collana, ma non mi convince, forse semplicemente non è adatto all’occasione, all’orario. O forse ci voleva un indosso più rock. Anche qui, boh.

(Ph: Samir Hussein/WireImage)

Charlène de Monaco si attovaglia – verbo non scelto a caso – con un completo pantalone azzurro pervinca, caratterizzato da un top monospalla con un lungo drappo ricamato ton sur ton, pronta per un pigiama party. Non solo non mi piace, ma non è una cosa da portare in città, figuriamoci a Buckingham Palace. Se proprio non se ne può fare a meno, va bene su una terrazza dell’Hotel De Paris, per una di quelle pubblicità patinate che mi fanno sempre convinta ad andare altrove. Shock.

Passate in rassegna le sovrane, è la volta delle principesse ereditarie, magari andrà meglio.

Uhm, forse no. Mette Marit, consorte del principe Ereditario di Norvegia, probabilmente intenzionata a mostrare il proprio supporto a King Charles, si mette addosso una cosa che sembra un pezzo di bandiera inglese. E forse è proprio quella l’ispirazione, trattandosi di un capetto Alexander McQueen, una giacca color block di una collezione 2016, che evoca il tanto amato stile militare. Noi mettiamo dei fiori nei nostri cannoni, shock.

Coppia di rosa per due principesse ereditarie: tonalità bubble gum per Victoria, futura regina di Svezia. L’abito di Roland Mouret è caratterizzato da alcuni drappeggi che non esaltano la sua linea. Molto divertenti gli accessori – scarpe Gianvito Rossi e borsa Louboutin – in pelle metallica fucsia. In fondo questa mise la rappresenta, imperfetta ma simpatica. Chic di incoraggiamento. Al contrario, Mary, futura regina consorte di Danimarca, è spesso talmente perfetta da risultare noiosetta. Rosa corallo intenso per un abito che i più attenti di voi forse avranno riconosciuto: lo indossava l’anno scorso alla cresima della figlia Isabella (Le foto del giorno – Scene di famiglia), ed è molto simile a quello indossato da Salma di Giordania al matrimonio della sorella Iman, il 12 marzo scorso (Scene da un matrimonio). Una creazione Andrew Gn, chic.

Scelgono curiosamente il nero entrambe le più giovani future regine; la ventunenne Elisabeth del Belgio indossa un abito un po’ punitivo Armani. Il modello originale è lungo alla caviglia, in questo caso è stato accorciato, e l’effetto finale ricorda una tonaca. Peccato, boh. Invece Catharina-Amalia dei Paesi Bassi, 19 anni, ha trovato una mise che le piace e le sta bene – in questo caso un tailleur pantaloni di Marina Rinaldi – e la ripropone in vari colori: fucsia una settimana prima per il Koningsdag, (Le foto del giorno – Compleanni e anniversari),nero in questa occasione. Nonostante l’accoppiata con la nonna Beatrix, anch’essa in nero, rischia di essere un po’ pesante, lei risulta perfetta per la serata, chic.

In rappresentanza dei reali senza trono loro ci sono quasi sempre, anche in virtù dell’abbondante parentela e dei legami personali. Anne Marie, nata principessa di Danimarca e diventata Regina di Grecia, è quel che si direbbe una vera signora: divide con la cognata Sophia la caratteristica di essere figlia di re e moglie di re, e si vede. Molto semplice in un completo Max Mara verde scuro, che tutto sommato rispetta il suo lutto – è rimasta vedova a gennaio – senza imporlo in società. Chic. Col figlio maggiore, il Diadoco Pavlos, e la di lui moglie Marie Chantal hanno inaugurato la modalità io mammmeta e tu, che penso vedremo spesso. Marie Chantal dal canto suo sta rafforzando il legame col mondo greco, indossando come già in altre occasioni una creazione di Mary Katrantzou, stilista ateniese che vive e lavora a Londra. Abito couture écru con maniche a campana, semplicissimo, impreziosito da una collana di grosse perle. Non sono una fan della signora, ma è indubbiamente chic.

Pronti per l’incoronazione?

Royal chic shock e boh – Stile e design

Si è appena chiusa la Milano Design Week che ha attirato un pubblico multiforme, comprendente addirittura una regina in attività e una in pectore. La prima ad arrivare è Mary, Principessa Ereditaria di Danimarca, che sceglie una mise non particolarmente apprezzata da molti, che – gusto a parte – è molto meno banale di quanti sembri.

Mary indossa una gonna plissé a blocchi di colore sulle tonalità del blu, simile a qualcosa che avevamo già visto (e criticato: Un matrimonio e un compleanno), che la principessa aveva già usato in precedenza. Qui la scelta ha un particolare significato, e vi spiego perché. Il padiglione This is Denmark ospita le principali aziende creative danesi, concentrate sulla creazione di un design sostenibile e senza tempo. Questa filosofia è interpretata a perfezione da Designers Remix, brand di moda del Paese scandinavo che punta su minimalismo, semplicità e rinnovabilità; infatti la gonna è in un tessuto particolare ottenuto dal riciclo delle bottiglie di plastica. Mi piace? Non particolarmente, anche perché trovo che il plissé si apra troppo, però approvo l’intenzione. E la moda che gioca un ruolo nei cambiamenti sociali, anche piccoli, a me piace sempre. Chic.

Sulla mise serale probabilmente saremo tutti d’accordo. Di solito non amo le giacche di taglio maschile sui vestiti leggeri, ma in questo caso, davanti alla sinfonia di viola tra l’abito Prada e le scarpe Gianvito Rossi (le classiche Gianvito 105, di cui Mary ha una vera collezione) la giacca neanche la vedo. Non particolarmente innovativa, ma chic.

Parte Mary e arriva Máxima. L’obiettivo è lo stesso, sostenere il design del proprio Paese; lo strumento pure, usare gli abiti per lanciare un messaggio; ma l’effetto finale è totalmente diverso. La regina olandese si è presentata con un trench di Claes Iversen che definire clamoroso è poco. Mi fa venire in mente Oscar Wilde, o si è un’opera d’arte o la si indossa. Ora, magari definirlo opera d’arte può essere esagerato, ma è sicuramente un oggetto notevole. Questo è il suo pregio e il suo limite, perché un capo di abbigliamento non è solo un oggetto da guardare ma qualcosa con una, anzi più funzioni. Dunque identifico due problemi: da una parte le creazioni di Claes Iversen sono talmente concettuali da rischiare di non adattarsi perfettamente al corpo che devono vestire (e ripetiamolo, è l’abito che deve adattarsi al corpo, non il contrario). Il secondo problema è Máxima, che prende qualsiasi cosa che ci aggiunge qualsiasi altra cosa, secondo il suo stile. In questo caso pantaloni ampi, turchesi, con risvolto altissimo, capelli al vento, pure una clutch dorata! Insomma tanto di tutto, troppo di tutto, ma il trench oblato io lo adoro! Chic no, ma che importa?

Secondo incontro, un ricevimento, secondo Claes Iversen già indossato (Royal chic shock e boh – Giugno 2019). Non mi era piaciuto allora e non mi piace ora, per le ragioni sopra elencate: l’abito ha una linea che si adatta con difficoltà al corpo, e Máxima ci mette troppo di suo, un gran pasticcio, Shock.

Si torna in patria e iniziano le celebrazioni per i dieci anni sul trono; primo appuntamento, un concerto a Rotterdam, cui partecipano anche la ex sovrana Beatrix, la principessa Laurentien e due delle tre figlie dei sovrani (la secondogenita Alexia studia all’estero).

L’erede al trono Catharina-Amalia si ispira al total black della nonna Beatrix, che però risulta più giovanile. Per lei total blue, con un abito in crêpe LK Bennett sotto il cappotto Natan (per carità, fermati finché sei in tempo!). Sarà la mise seriosa, saranno i sandali argentati, saranno le calze catarinfrangenti ma più che una giovane principessa sembra la madre dello sposo. Boh. Più semplice Ariane in tailleur pantaloni nero, senza giudizio perché minorenne.

Tanto sobrie le figlie, quanto pirotecnica la madre, e non è una novità. Ora, va bene l’abito di chiffon a balze, creazione di Rebecca de Ravenel, brand di nicchia molto chic ma pensato più pomeriggi al mare con sandali flat – passi l’inutile cintura con nappina appesa come un impiccato, passino pure i sandali con tacco e superfluo plateau (Gianvito Rossi) ma la calza nera col puntale in bella vista no, non si può accettare. Shock, uno dei più grandi e convinti mai assegnati.

Per raffreddare il mio sdegno ci vuole un clima scandinavo, ed esempio l’Elle Fashion Gala a Stoccolma, alla presenza di Carl Philip e consorte. Sofia indossa un completo di Lisa Yang, brand svedese che produce esclusivamente cachemire, in ogni forma e colore. E noi dal colore partiamo: come potete immaginare io lo adoro, ma un total lilac è piuttosto rischioso, soprattutto con quell’incarnato. Il top non è della sua misura, la gonna è bella ma troppo lunga. In generale trovo che i completi di cachemire siano bellissimi ma difficili da portare. Penso che per indossare queste mise ci voglia un’eleganza naturale e una nonchalance che Sofia non ha. E quella pochette verdone (Bottega Veneta) bella eh, ma che c’entra? Boh.

Ladies&Gents, it’s official, abbiamo una pink lady! Non nel senso della mela ma della Reina Letizia, che adotta il rosa sempre più spesso e in tutte le sfumature. Tonalità salmone per il completo Hugo Boss indossato alla consegna dei premi nazionali dello sport: gonna di pelle con spacco moderato e camicia in seta. Non mi fa impazzire (e non ho simpatia per il brand: facevano le uniforme per le SS) ma non posso dire che non sia chic, anche grazie alla cravatta salmonata del Rey; alla fine sono coordinati pure alla signora in seconda fila!

Rosa baby (o barbie) per il giacchino di tweed del brand spagnolo Mirto indossato durante la visita alla base aerea madrilena dei Cuatros Vientos, per celebrare il centenario della prima evacuazione medica aerea del Paese. In abbinata un paio di pantaloni bianchi molto ampi, troppo per il giacchino così corto, un insieme di proporzioni che non mi convince, boh.

Il 23 aprile 1616 a Stratford upon Avon moriva William Shakespeare, e a Cordoba lo scrittore peruviano Garcilaso de la Vega, detto El Inca. Il giorno prima si era spento a Madrid Miguel de Cervantes, la cui scomparsa è stata assimilata a quella degli altri due, facendo scegliere all’UNESCO la data del 23 aprile per celebrare la giornata internazionale del libro (e del diritto d’autore). In Spagna è il giorno dedicato alla consegna dei Premi Cervantes, e dopo la cerimonia i sovrani solitamente offrono un ricevimento a Palazzo Reale. E che colore ha scelto per la sua mise la Reina?

Indovinato! L’abito è una creazione di Lady Pipa, brand molto di moda tra le giovani spagnole. Il modello si chiama Antonia, è in viscosa, e costa pure poco, solo 190 euro. Trovo le stia d’incanto, chic.

Nel Regno Unito incombe l’incoronazione di King Charles, ma i working members della Royal Family continuano a portare avanti una serie di impegni. In visita a Birmingham col marito William, la Principessa di Galles indossa un abito color merlot (come il vino) Karen Miller; la parte superiore imita un trench, poi ci ripensa e finisce in una gonna plissé, ma che c’entra? Boh.

Oggi – per noi è festa ma per il resto del mondo no – la Duchessa di Edimburgo ha visitato il Portal Centre for Social Impact presso il London College of Fashion di cui ha il patronage. Sophie ha scelto un abito di ME+EM, in satin con un bellissimo disegno a tulipani stilizzati in viola e arancio su fondo crema. Vale lo stesso discorso per l’abito rosso di Máxima: sono modelli pensati per essere indossati in occasioni e con modalità più easy, ma a me la fantasia di questo tessuto piace troppo. quindi chic. E buon 25 aprile!

Il caffè del lunedì – Lady Violettmeier

Secondo giorno della visita dei principi ereditari di Danimarca in India. Dopo la tappa di ieri al Taj Mahal e al Forte di Agra, oggi la missione, principalmente economica, è entrata nel vivo e Frederik e Mary hanno raggiunto New Delhi dove hanno reso omaggio alla memoria del Mahatma nel luogo dove fu cremato il suo corpo.

E qui casca l’asino, o meglio l’asina. Perché la pagina Facebook della Casa reale danese, mostrando le foto del momento, ha specificato che “quest’anno sono 70 anni da quando Mahatma Gandhi è stato assassinato”. Lady Violet ha alzato entrambe le sopracciglia: Gandhi fu ucciso il 30 gennaio 1948, dunque gli anni sono 75. Non ho resistito e l’ho fatto notare. In caso di amici avrei mandato un messaggio privato, in questo caso pubblicamente ma, spero, con garbo. Dunque l’argomento di questo primo post della settimana verte su due punti: la superficialità con cui si fanno le fanno le cose, e l’opportunità di farle notare. Partiamo dalla seconda; l’errore mi dà proprio un fastidio fisico, però evito di sottolinearlo, soprattutto sui social: non sono uno sceriffo e non conosco chi c’è dall’altra parte, magari qualcuno che ha fatto del suo meglio, e non ha altri strumenti. Nemmeno io sono immune da errori naturalmente: la fretta, il correttore, la disattenzione. Uno l’ho fatto proprio ieri, e piuttosto grosso. Per fortuna posso contare sui miei adorati lettori, che leggono con attenzione (grazie) e nel caso mi avvisano con discrezione (grazie grazie). Continuate, ve ne sarò sempre grata. Altro è l’errore da superficialità, quello proprio non lo sopporto. Qualche volta è capitato, ma per abitudine verifico tutto, e quanto più l’argomento è leggero tanto più deve essere trattato con rigore e serietà. E per questo lunedì è tutto, la predica è finita.

P.S. chi si occupa dei social per i reali danesi ha corretto, e io ho tolto il mio commento. Tutto è bene ciò che finisce bene.

Royal chic shok e boh

Mancano tre settimane all’equinozio (quest’anno alle ore 22.24 del 20 marzo) che porta con sé la primavera, ma oggi il tempo è freddo, umido, grigio. Per fortuna possiamo colorare questa domenica con le mise di varie royal ladies, alcune delle quali impegnate in viaggi all’estero.

Mary

(Ph: Hanne Juul)

I Principi ereditari di Danimarca sono in India per una missione ufficiale, che ha causato una strana situazione a Copenaghen. Dato che la regina Margrethe è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico alla schiena, l’erede al trono ha assunto la reggenza. Ora che Frederik è all’estero, la reggenza è stata trasferita alla sorella della sovrana, principessa Benedikte, e naturalmente tutti hanno notato la stranezza di tenere fuori l’altro figlio di Margrethe, Joachim, che a molti sarebbe sembrato la scelta più logica. Insomma, al momento la Danimarca ricorda quelle feste di adolescenti dove a un certo punto si faceva il gioco della sedia. E Joachim è quello che rimane in piedi. Il fratello Frederik invece appena arrivato in India ha visitato insieme con sua moglie la Fortezza di Agra per poi sedersi sulla famosa panchina davanti al Taj Mahal, classica photo opportunity per vip e nip. Mary riesce nel difficile equilibrio di indossare qualcosa dal sapore etnico senza sembrare mascherata. La gonna Etro – già vista qualche anno fa nel corso di un’altra visita, quella volta in Etiopia – fa il suo lavoro, e mi piace l’abbinamento con la semplice camicia bianca. Chic. Guardando il video potrete rendervi conto della bellezza di quella gonna in movimento https://fb.watch/iXq2FTfsm1/

Sophie

I Conti di Wessex hanno trascorso la settimana in tour ai Caraibi, con grande sfoggio di abiti leggeri e lunghetti da parte di Sophie. Naturalmente non mi sono piaciuti tutti, naturalmente non tutti donano alla stessa maniera, ma in generale una scelta corretta per la contessa, sempre graziosa e femminile. All’arrivo a George Town, capitale delle isole Cayman, la mise che preferisco tra quelle che ho visto: maxidress color cobalto intesso in seta e viscosa del brand britannico ME+EM abbinato ad accessori color cognac: scarpe Jimmy Choo e borsa Isabel Marant. Chic.

Simpatico il maxidress (anche questo di ME+EM) in chambray di cotone azzurro cielo. Considerando l’occasione, l’inaugurazione di una fiera agricola, lo trovo anche chic.

Mi piace meno l’abito firmato Etro, che tra fantasia del tessuto e modello mi sembra un po’ pasticciato. Quando Lady Violet era giovane, e Berlino era ancora divisa da un muro, questi più che pomposamente maxidress si chiamavano “camicioni”, nome che rendeva di più, secondo me, la loro natura leggera e comoda. Oggi l’ansia di farne abiti quasi eleganti secondo me li snatura, e non è sempre efficace. Boh.

Letizia

La Reina è rimasta in patria, ma evidentemente è stata colta da una smania di primavera e lunedì 20, a Saragozza per la consegna dei premi nazionali di cultura, ha tirato fuori dall’armadio un vestitino adatto a quella jeune fille en fleur che non è mai stata. Firmato Temperley London e già indossato in precedenza, a quest’abito non manca nulla ma avanza parecchio: balze trasparenze ricami fiori grafismi. Per me un vero shock, non tanto perché l’abito è brutto, categoria squisitamente soggettiva, ma perché non è adatto a lei.

L’unica cosa che mi piace, dato che adoro le asimmetrie, sono gli orecchini: uno nelle tonalità del verde l’altro del rosa. Tre giorni dopo, all’inaugurazione di ARCO, fiera dell’arte contemporanea,la Reina sceglie ancora un paio di orecchini di bigiotteria in colori diversi: in uno il color ametista si accompagna al il peridot, l’altro abbina al topazio giallo quello topazio azzurro.

In vendita a 65 euro sul sito https://cashfana.com/ sono andati rapidamente sold out e sono in riassortimento. Una scelta così rock collide un po’ con la mise firmata dallo spagnolo Moisés Nieto: un abito rosa, colore verso il quale Letizia sta dimostrando una pericolosa predilezione, che sembra un po’ informe, forse troppo grande per lei?

In mano la Toni Mini Ballerina di Furla, un modello che più girlie non si può. Boh.

Catherine

È vero, non c’entra molto con gli abiti leggeri e quasi primaverili di cui abbiamo parlato finora, ma potevamo evitare di commentare il cappottino con cui ieri The Princess of Wales ha assistito all’incontro del torneo Six Nations di Rugby tra l’Inghilterra, di cui ha il patronage, e il Galles, patronage di William? Ovviamente no, e sono certa che molti di voi l’avranno riconosciuto; Catherine lo ha indossato cinque anni fa, incinta di Louis, nel corso di una visita in Svezia. In tessuto bianco e rosso pied-de coq (che sarebbe la versione maxi del pied-de-poule, in inglese houndstooth, dente di segugio) il cappottino, creato da Catherine Walker, interpreta alla lettera il concetto di couture, visto che evidentemente è stato rimesso a modello per la principessa che non ha più il pancione (anche se davanti sembra sbeccare un po’). Non mi fa impazzire l’abbinamento con calze pesanti, stivaletti e collo alto in total black che lo rende meno bon ton e più yeye ma insomma, non mi dispiace e mi sembra adatto a un pomeriggio d’inverno allo stadio, a patto di lasciare a casa quella borsetta candida (la Small Amberley di Mulberry). Non sono convintissima, ma comunque chic. Menzione d’onore per William, con cravatta e sciarpa del Team Wales. Quanto a Catherine, sul bavero si intravvede il luccichio di una piccola spilla, potrebbe essere un riferimento al Team England. Gli orecchini di diamanti, gli Empress di Mappin & Webb, devono essere tra i suoi preferiti perché li porta spesso, anche abbinati al collier en pendant, ma qui mi sembrano francamente eccessivi.

Per la cronaca, ha vinto l’Inghilterra 20 a 10. Noi giocavamo contro l’Irlanda che ci ha sconfitti 34 a 20. Poteva andare peggio!

December/January chic shock e boh

E venne Natale a Sandringham, il primo senza Her Majesty, il primo con His Majesty, che ha mantenuto la tradizione della messa nella chiesa di St Mary Magdalene con tutta la famiglia.

Ma mentre King Charles si conferma uomo di grande eleganza, stavolta Queen Camilla mi piace meno. Il cappotto (Anna Valentine) è il modello che preferisce, ma non amo particolarmente quella sfumatura di blu e le applicazioni di passamaneria – in effetti sono piccole sfrangiature – mi hanno un po’ stufato. Bella senza guizzi la borsa Chanel, bellissima la spilla di diamanti, probabilmente appartenuta alla Queen Mom, ma appuntata così sembra quasi un badge e non aggiunge nulla. Non mi convince neanche il cappello Philip Treacy, con quelle penne messe in orizzontale; aureola o copricapo precolombiano? Boh.

Il grande Philip Treacy fa meglio, e molto, con la Principessa di Galles, dotata di un bel cappello verde loden a tesa ampia con penna di fagiano; la campagna inglese nella versione più elegante. In nuance il cappotto (riciclato) Alexander McQueen, modello militare e linea slim come piace a lei, ma quelle pieghe danno un volume diverso, e questa volta piace anche a Lady Violet, chic. A patto di dimenticare quegli orecchini vagamente etnici – andati subito sold out – che non c’entrano proprio niente.

I Wales erano accompagnati da tutti e tre i figli, col piccolo Louis simpatico e caciarone come al solito. Non è stato però l’unico bambino ad attirare l’attenzione; ha infatti debuttato sulla scena royal il seienne Wolfie Mapelli Mozzi, figlio di primo letto di Edo e dunque figliastro di Beatrice di York.

La quale sembrava uscita da un film anni ’30 con un cappotto (Shrimps) verde bottiglia bordato di pelliccia rigorosamente finta, già indossato in precedenza, e un vezzoso cappellino nuovo di Somerset Millinery in una nuance leggermente diversa, tendente al blu. In teoria sarebbe la mise perfetta per un natale reale, ma in pratica, boh.

Silhouette opposta per la sorella Eugenie, che incinta o no (sembra, ma non c’è conferma ufficiale) sceglie anche stavolta di avvolgersi in un cappotto e ampio, a pied-de-poule grigio, di Weekend Max Mara. Avrei comunque evitato la cintura. Il bel viso è incorniciato da un bandeau in tinta di Emily London. Un po’ troppo infagottata ma la trovo graziosa, Eugenie sembra immune dall’ansia di prestazione, che me la fa apprezzare sempre. La probabile gravidanza poi mitiga il giudizio, quindi boh.

Anche la sempre piacevole e spesso elegante Sophie Wessex non resiste alla tentazione del cappotto in cashmere double con cintura, e pure color crema (Joseph) che la arrotonda molto. In contrasto le linee rigide del cappello da gaucho (JT Millinery) con corona piatta e tesa rigida – in inglese si chiama pork pie perché ricorderebbe l’omonimo pasticcio di carne, pensate voi – e la grande clutch squadrata Sophie von Haubsburg, in un color cuoio che fa a pugni con gli stivali. Si sarà portata un laptop? Shock. Sceglie una linea più smilza la figlia Lady Louise, in blu. Bellissimo il cappotto Roland Mouret, preso a prestito dall’armadio materno; perfetto per una ragazza così giovane il cappello, un trilby JT Millinery. Farò finta di non vedere i sandaletti nude con calze abbinate, chic.

Difficile pensare a una coppia meglio assortita di Mike e Zara Tindall, sportivi, allegri, molto affiatati, anche i fisici sono simili: atletici e costruiti con generosità. Zara indossa un cappotto di LK Bennet in tessuto spigato bianco e nero che secondo me la ingoffa molto. Il pullover (o l’abito, o quello che è) le accorcia il collo, la cinturina in vita le taglia a metà la figura, in mano la bag Lalage Beaumont brandita come se volesse prendere qualcuno a borsettate, simpatico il cappellino (Juliette Botterill), ma non mi piace particolarmente con quel cappotto. Salviamo le Louboutin, per il resto shock.

Finisce dicembre, arriva gennaio e noi ci trasferiamo in Danimarca, dove il capodanno è salutato con una serie di ricevimenti di gala. Appena rientrata dalla natia Australia, dove ha trascorse le vacanze con marito e figli. la futura regina Mary ha riciclato senza batter ciglio.

(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)

La sera del primo gennaio ha partecipato al tradizionale ricevimento ad Amlienborg, offerto alle Autorità del Paese. La futura regina ha riproposto la mise indossata all’inizio dello scorso anno per le fotografie ufficiali col marito (Mary, fifty&fabulous). Favolosi i pezzi della parure di rubini – a partire dalla tiara, che le sta d’incanto – ma l’abito del danese Lasse Spangenberg è troppo da fata turchina. In fondo il mondo si divide tra chi ha letto Pinocchio e chi no. Boh.

Il 3 gennaio è stata la volta del corpo diplomatico presente a Copenaghen; se Mary ha riciclato anche la sua mise grigia rigorosamente made in Denmark (blusa Birgit Hallstein, gonna Julie Fagerholt) tutta l’attenzione era per la Regina, con indosso il nuovo abito di corte, offerto da Haandv ærkerforeningen, l’Associazione degli Artigiani. Questo vestito sostituisce il precedente, con un modello simile ma realizzato in blu, ricevuto 25 anni fa. Naturalmente Lady Violet non approva collo e polsi in pelliccia, prodotto comunque tipico dei Paesi scandinavi, per il resto la mise, per linea e colore, è splendida. Chic + chic.

Ultimo appuntamento il giorno seguente, dedicato alle Forze Armate. Se Margrethe ha replicato l’abito di corte, Mary ha deciso di rendere felice Lady Violet, presentandosi in total color viola bacca. Pure questo un riciclo, ma volete mettere? I due pezzi, abito e cappa, indossati spesso anche singolarmente, sono un’altra creazione di Lasse Spangenberg. Chic.

Il tour delle feste finisce il 6 gennaio a Madrid, giorno della Pascua Militar. Riciclo anche per la Reina Letizia, che a sua volta opta per un colore in armonia con quello scelto dalle altre royal ladies.

La mantella nera con collo in pelliccia ecologica è Carolina Herrera; l’abito, di Felipe Varela, ha troppo pizzo e troppo inutilmente distribuito; non finisce per sembrare la tenda del salotto di Nonna Speranza solo grazie al fisico asciutto e sottile della Reina. Lo trovo terribile, shock.

E ora pronti a tuffarci nel nuovo anno!

Il caffè del lunedì – Fifty-fifty

Nel 2023 Re Carl XVI Gustav celebrerà il giubileo d’oro, e non ha perso tempo nel pubblicare una foto che lo ritrae in tutto abbacinante splendore.

(Ph:Thron Ullberg/Kungl.Hovstaterna)

In piedi accanto al trono d’argento – uno dei simboli del regno di Svezia – il sovrano si trova nella stessa sala del palazzo dove fu incoronato nel settembre 1973. Carl Gustav indossa l’uniforme da ammiraglio della regia marina, e un notevole numero di collari a prova di cervicale, simbolo degli ordini cavallereschi del Paese. Dall’esterno verso l’interno: l’Ordine dei Serafini, che alterna 11 croci a doppio braccio smaltate d’azzurro ad altrettante teste angeliche; l’Ordine della Spada caratterizzato ovviamente da spade, accompagnate da scudi; l’Ordine della Stella Polare con le stelle bianche intervallate dalla doppia lettera F, iniziale del fondatore Federico I; e infine l’Ordine Vasa. Se sull’amore dei reali scandinavi per il fasto e la magnificenza ci sono pochi dubbi, Lady Violet si chiede se celebrata l’importante ricorrenza il sovrano abdicherà in favore della primogenita Victoria, che ci piacerebbe vedere presto sul trono. Non ci resta che attendere!

Nel 2022 invece il giubileo d’oro l’ha celebrato Margrethe II di Danimarca. Conoscendola un po’, probabilmente avrebbe voluto farlo con molto più risalto ma prima si è dovuta ridimensionare causa pandemia, poi è stata oscurata dal Platinum Jubilee di Queen Elizabeth II, e infine dalla sua morte, anche se i festeggiamenti previsti per i giorni immediatamente seguenti alla dipartita si sono tenuti lo stesso, pur se in tono minore.

(Ph: Per Morten Abrahamsen/Kongehuset)

E in ossequio all’amore per le celebrazioni – e l’autocelebrazione – della sovrana danese, in chiusura dell’anno sono state diffuse due fotografie ufficiali a sancire il traguardo raggiunto. Nella prima Margrethe – che indossa la tiara di perle poiré e la demi parure in perle e diamanti, entrambe arrivate a Copenaghen con la bisnonna regina Louise – è in compagnia dei principi ereditari Frederik e Mary; lui un alta uniforme e insegne, lei in abito lungo con la preziosa parure di rubini (per saperne di più Happy RubYear!). Gioielli a parte, è una fotografia piuttosto strana: le figure appaiono innaturalmente allungate e sembra che le argentee scarpine indossate dalla pur longilinea sovrana siano misura 47.

(Ph: Per Morten Abrahamsen/Kongehuset)

La seconda fotografia non fuga le perplessità, piuttosto le accentua. Questa volta sono presenti anche i cadetti, il figlio minore Joachim e la moglie Marie. L’impianto è francamente terribile: la regina è seduta comodamente su un similtrono, mentre l’erede appare in bilico sullo strapuntino, e comunque sembra dare le spalle alla madre sovrana; gli altri, chiaramente meno importanti, sono in piedi. Con un ampio spazio tra Mary e Joachim che sembra sottolineare la distanza tra loro.

Con l’ingresso del nuovo anno i figli di Joachim – quelli avuti con Marie e quelli di primo letto – perdono i titoli reali, pur rimanendo nella linea di successione. Una decisione che, soprattutto per come è stata presa e soprattutto resa nota, ha lasciato molti perplessi (a partire da noi) e alienato parecchie simpatie per i reali danesi. Magari col tempo ci abitueremo e le cose torneranno a sembrarci normali, al momento non nego nei loro confronti una certa perplessità sfumata di fastidio.

Speriamo che l’anno nuovo ci porti tante royal novità, qualche bella sorpresa e tutto il caffè che ciascuno desidera.

La foto del giorno – Women

La foto in effetti è di ieri, ma la polemica – molto spiacevole – di oggi. Partiamo dall’inizio: da quando è entrata a far parte della Royal Family, la Queen Consort Camilla si è dedicata con passione al sostegno di tematiche sociali e sanitarie di grande importanza, dall’infanzia in difficoltà all’osteoporosi che uccise sua nonna e sua madre, dalla promozione della lettura agli animali abbandonati. Molto attenta alla condizione femminile, ha colto l’occasione della giornata dedicata dalle Nazioni Unite al contrasto della violenza contro le donne, e riunito a Buckingham Palace un nutrito gruppo di ladies, più o meno royal. A partire dalle colleghe Rania di Giordania e Mathilde dei Belgi, più una principessa ereditaria (Mary di Danimarca) due First Ladies (Fatima Bio della Sierra Leone e l’ucraina Olena Zelenska) e la cognata Sophie di Wessex.

Lady Violet era pronta a scrivere un post leggero, magari sulle mise e sull’aspetto delle auguste invitate: Sophie scolaretta, Matilde madre della comunicanda, Camilla fornaretta, Rania vamp, Mary “di 3/4, mi si nota di più?” Fatima elegante, mentre Olena dimostra che la lunghezza sbagliata rovina qualunque gamba. Invece dobbiamo dare conto di un episodio spiacevole che riguarda Lady Susan Hussey, per 6 decenni affidabile lady-in-waiting di Queen Elizabeth II, appena riconfermata nello staff di supporto alla Queen Consort – che ha abolito le dame di compagnia – nonché tra le madrine di battesimo di William. Incontrando al ricevimento Ngozi Fulani, fondatrice di Sistah Space, la più importante associazione britannica a sostegno delle donne di origine africana, non avrebbe creduto che la signora è nata in UK e di cittadinanza britannica, insistendo a chiederle da quale parte dell’Africa arrivasse. Considerato un comportamento razzista perché non riconoscerebbe la possibilità che persone non caucasiche siano British, o più in generale europee. Francamente a me non sembra offensivo, ma naturalmente la Royal Family dove allontanare da sé anche la più impercettibile ombra di razzismo, dopo accuse e insinuazioni mosse dai Sussex, e infatti il Principe di Galles si è precipitato a diffondere una dichiarazione in merito. Risultato: Lady Hussey si è scusata in un comunicato e dimessa immediatamente, la signora Fulani in un’intervista esclusiva al quotidiano The Independent dice di non aver ricevuto ancora scuse personali, e parla di razzismo istituzionale mentre sui social infuria la discussione.

Sarà un lungo inverno

Un bel tacer…

Come si dice in danese “la toppa peggio del buco”?

Comunque si dica, eccone a voi un pregevole esempio. Dopo l’annuncio a sorpresa dell’imminente rimozione del titolo di principe e principessa ai figli del secondogenito Joachim, cui ha fatto seguito la reazione sdegnata della di lui prima moglie Alexandra, madre di due dei suddetti principi a scadenza; dopo l’addolorata risposta di Joachim e dell’attuale moglie Marie, madre degli altri due principi agli sgoccioli; e dopo che pure Mary, futura regina consorte, ci ha messo del suo – dimostrando ove mai ce ne fosse bisogno che correre in aiuto del più forte è uno degli sport più diffusi a ogni latitudine – Margrethe II corre ai ripari e confeziona un messaggio in cui offre la sua versione (versione italiana ottenuta con l’aiuto del traduttore).

Negli ultimi giorni ci sono state forti reazioni alla mia decisione sul futuro utilizzo dei titoli per i quattro figli del principe Joachim. Certo, mi colpisce.

La mia decisione è stata presa da tempo. Con i miei 50 anni sul trono, è naturale guardare sia indietro sia avanti. È mio dovere e mio desiderio come regina garantire che la monarchia si adegui costantemente ai tempi. A volte ciò richiede di prendere decisioni difficili, e sempre difficile sarà trovare il momento giusto.

Portare un titolo reale comporta una serie di obblighi e doveri, che in futuro riguarderanno un numero minore di membri della famiglia reale. Questo adeguamento, che considero una garanzia necessaria per il futuro della monarchia, voglio farlo decidendo io il momento opportuno.

Ho preso la mia decisione come regina, madre e nonna, ma come madre e nonna ho sottovalutato i sentimenti del mio figlio minore e della sua famiglia. L’impressione è stata grande, e mi dispiace molto.

Nessuno dovrebbe dubitare che i miei figli, nuore e nipoti sono la mia grande gioia e orgoglio. Spero che ora noi come famiglia possiamo trovare il modo per superare questa situazione e ritrovare l’armonia.

Pur comprendendo la necessità di rinnovare l’istituzione monarchica semplificandola e snellendola, nei modi e nei tempi che ciascuno ritenga più opportuni, resta il sapore sgradevole di un provvedimento il cui valore retroattivo, pur non essendo espressamente proibito dalla giurisprudenza, lascia sempre l’amaro in bocca. Sullo stupore della regina per la reazione del figlio e dei nipoti preferisco non esprimermi, mentre si può affermare senza difficoltà che lo scivolone comunicativo si piazza al vertice delle royal figuracce dell’anno. Chissà come – e se – si dice in danese “i figli so piezz’e core”.

Che gaffe!

Fino a qualche anno fa il gaffeur ufficiale della Royal Family era il principe consorte Philip: alcune delle sue uscite sono ormai leggenda. Ma forse nemmeno lui sarebbe riuscito a combinarne una come quella che ha coinvolto l’incolpevole Mary di Danimarca in occasione dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II. Andiamo con ordine.

(Ph: Ole Jensen/Getty Images)

La sovrana britannica muore giovedì 8 settembre; Margrethe II, legata a lei da rapporti di parentela e da grandi affetto e stima, invia subito le proprie condoglianze a King Charles e il giorno dopo ordina che le bandiere sui quattro palazzi di Amalienborg sventolino a mezz’asta. In onore della regina scomparsa vengono apportati dei cambiamenti ai festeggiamenti per il giubileo d’oro della monarca danese, già rinviati a causa della pandemia. Passata la festa ci si prepara al funerale reale, e viene reso noto che la delegazione di Copenaghen comprenderà Sua Maestà La Regina accompagnata dai principi ereditari (e Lady Violet già pregustava la mise che avrebbe sfoggiato l’elegante Mary). Arriva lunedì 19, in mondovisione gli ospiti giungono a Westminster Abbey. Mary non c’è. Si pensa – o almeno Lady Violet pensa – che l’assenza dipenda da un imprevisto; poi si scopre la verità. Frederik, che scorterà la madre, riceve l’invito personale che prevede la presenza di un ospite; la sua ospite è naturalmente sua moglie. Il punto è che lui non avrebbe avuto diritto a un invito personale, essendo considerato l’ospite di sua madre; no invitation no funeral Mary resta a casa, dopo essere stata uninvited disinvitata. L’ufficio responsabile dell’organizzazione si è profondamente scusato, ma ormai la frittata è fatta la figuraccia irrecuperabile.

Se vi state facendo delle domande su come sono stati fatti gli inviti, direi che erano riservati al monarca (regnante, ma anche emerito, come Juan Carlos o Beatrix d’Olanda) che poteva essere accompagnato da una persona, di solito il coniuge. Infatti erano presenti molte coppie sovrane – tra cui gli Imperatori del Giappone, che di solito non partecipano a funerali – ma non principi ereditari, con l’eccezione appunto di Frederik e del Diadoco e Marie-Chantal, in compagnia della ex regina di Grecia Anne-Marie. Anzi no, ripensandoci, c’era pure il principe ereditario di Giordania con entrambi i genitori.

Insomma un pasticcio, altro che la lotta di Charles con le penne!

Le foto del giorno – Scene di famiglia

A due settimane dalla foto pasquale che ne certificava il rientro in famiglia e nel Principato, Charlène è ricomparsa in pubblico in compagnia di marito e figli.

L’occasione: la tappa monegasca del campionato mondiale di Formula E, che vede competere auto con motore elettrico. Capelli cortissimi color platino, infagottata in un tailleur pantalone grigio fumo con giacca troppo grande e pantaloni inutilmente “originali” la principessa – definita pensierosa da qualche giornale – ha persino sorriso, e premiato Mitch Evans, arrivato secondo.

La Famille princière di questi tempi dà raramente una sensazione di gioiosa allegria (soprattutto, e purtroppo, i gemelli sembrano sempre piuttosto tesi) ma insomma, i prossimi mesi ci diranno se il recente passato verrà archiviato come un brutto ricordo, o se le Loro Altezze Serenissime ci riserveranno altre sorprese.

O magari qualche conferma.

Atmosfera decisamente più lieta in Danimarca, dove oggi la secondogenita dei futuri sovrani, la quindicenne Isabella, ha ricevuto la Cresima.

(Ph: Franne Voigt)

La fanciulla è apparsa raggiante, con quella allegra sicurezza leggermente ventata di goffagine che rende così preziosi gli adolescenti.

Isabella ha scelto una mise particolare: il completo pantalone bianco firmato Max Mara che sua madre Mary indossava nel 2017 durante una visita a Stoccolma. Lady Violet approva entusiasticamente! La scelta di riusare un abito di famiglia è elegante, significativa e pure ecologica.

(Ph: Franne Voigt)

Mary, semiaffogata in un vestito color corallo intenso (Andrew Gn) convince di meno, dimostrando che il ruolo della madre di è sempre il più complicato.

(Ph: Franne Voigt)

Presenti alla cerimonia anche padrini e madrine, che tenero a battesimo Isabella il 1 luglio 2007; tra loro la Principessa Alexia di Grecia e Danimarca, e la Regina dei Belgi, Mathilde.

E a proposito di battesimi: foto non ce ne sono, dunque dovete fidarvi. Venerdì 29, in una cerimonia strettamente privata nella Royal Chapel a St. James’s Palace, è stata battezzata Sienna Mapelli Mozzi. Nulla si sa di padrini e madrine, ma è certa la presenza di nonna Sarah e zia Eugenie.