Doppietta nel nome di Grace, con Albert a Monaco e Charlène in Cina. La principessa è a Macao, dove ha inaugurato la mostra Grace Kelly from Hollywood to Monaco, allestita nello spazio espositivo di un hotel di lusso, il Galaxy Macau.
Ora io so bene che il Principato ha una natura commerciale superiore a quella di qualunque altra monarchia (e pure di parecchie repubbliche), ma che vi devo dire, vedere i ricordi della vita di Grace nella hall di un albergo mi fa una gran tristezza.
E non si può dire che la presenza della bionda princesse innalzi lo spirito: inguainata in un abito con scaglie a rilievo, caracollante su un inutile plateau che la rende goffa sia in piedi sia seduta, abbarbicata alla borsetta banalmente firmata (una Vuitton, dipinta con lo skyline di Shanghai, tanto sempre Cina è).
Ma non era meglio una bella Kelly, la borsa che Hermès dedicò alla principessa scomparsa? Quanto sarebbe stata più chic questa citazione, in omaggio alla suocera mai conosciuta? (Ma che ce lo domandiamo a fare?)
A Monaco invece Albert con sorella Stéphanie e alcuni nipoti ha inaugurato la mostra che ricorda il primo incontro di Rainier e Grace: Monaco, 6 mai 1955. Histoire d’une rencontre. La mostra è allestita nei Grands Appatements du Palais Princier ed è un’iniziativa interessante, perché è organizzata più che sugli oggetti su un’idea, quella che lo charme e l’allure di Grace siano ancora vivi e attraenti per il pubblico, cosa di cui ho pochi dubbi.
Purtroppo mi sembra evidente che, scomparsa lei, il fascino che caratterizzava il Principato sia scomparso a sua volta, e i suoi eredi riuniti intorno all’abito che lei indossava in quel giorno lontano (che personalmente continuo a non amare) sono una famiglia simpatica e affiatata, ma charmante proprio no.
Che poi non proprio di una coppia in senso stretto si tratta, essendo sorella e fratello, ma alzi la mano chi non li trova meglio assortiti – e affettuosamente complici – del principe regnante con la sua algida timida metà.
Caroline de Monaco accompagna il fratello Albert alla premiazione del 51° Concours des Bouquets, uno di quegli appuntamenti un po’ fané così tipicamente monegaschi, e osa l’inosabile: il floreale longuette. Il risultato, complici quelle scarpette (rosa, ma per niente da Barbie) è a mio avviso delizioso, sostenuto da grazia e classe non comuni.
Il resto lo fanno il sorriso e i modi di una signora che grazie a Dio non deve dimostrare più nulla, e si gode la famiglia e l’età.
La signora è naturalmente Caroline de Monaco, principessa di Hannover; il signore con lei è Ettore Spalletti, pittore nato a Cappelle sul Tavo, in provincia di Pescara, dove ancora vive e lavora. Caroline ha visitato la mostra dell’artista, Ettore Spalletti, Ombre d’azur, transparence. Organizzata al Nouveau Musée National de Monaco nella sede di Villa Paloma, resterà in cartellone fino al 3 novembre.
Se il tema Riviera voleva ricordare gli anni d’oro di Monaco, quelli di Grace, a Beatrice Borromeo non sarà parso vero di dimostrare che la vera erede della divina principessa è lei. Abito Dior in tulle tortora punteggiato di strass con profonda scollatura a V, chignon alto e impalcato e il tocco fifty-glam dei guanti di raso. Ecco, i guanti mi piacciono assai, il resto – so che molti di voi non saranno d’accordo – francamente ha un po’ stufato. Elegante sicuro, ma lo chic richiede di osare un po’ di più, e imitare lo stile di qualcun altro non è proprio indice di grande personalità. Caroline invece osa pure troppo, in Chanel con una massa di rouches rosa che scappano dalla gonna ma non coprono i piedi, il tipo di abito che può portare con classe solo lei. Bellissima però la scollatura, che sottolinea il collier a tre fili di perle con broches di diamanti; è parte della parure Van Cleef&Arpels dono di nozze di Ranieri alla moglie. Così, tanto per far capire chi è la vera erede di Grace. Tra il principe Albert e il figlio Dimitri, fidanzatissimo con Charlotte, c’è la “consuocera” Carole Bouquet. Come per Caroline, l’abito non mi piace granché ma lei moltissimo, adoro queste signore over-sixty che sono state e sono ancora bellissime, hanno facce e corpi consapevoli di aver perso la freschezza giovanile, ma avendo perso nel corso degli anni cose molto più importanti – affetti, amori, amici – si godono ogni istante scoprendo gioie e vantaggi della maturità. Charlotte in Saint Laurent è splendente nonostante il top paillettato (li odiavo negli anni ’80, figuriamoci adesso). Posso fare la zia acida con lei e con la cognata Bea? Ragazze, superati i trenta, soprattutto se nel frattempo sono nati dei pupetti, bisogna considerare l’underware, che se la prima legge della terra è l’impermanenza, la seconda ahimé è la gravità. Tatiana Santo Domingo in Andrea Casiraghi ha scelto un Giambattista Valli rosso e spagnoleggiante – per altro abbinato a capigliatura opportunamente composta – che col tema Riviera non c’entra un piffero, ma siccome non mi piace quasi mai e stavolta invece sì ve la segnalo. Chiude l’allegra brigata la piccolina di casa Alexandra in un pirotecnico Sandra Mansour; è ancora nella fase anatroccolo ma il cigno sta per sbocciare.
E non andate via senza ammirare la mise en place!
Coinvolti brevemente anche i due gemellini quattrenni: Jacques coi pantaloni troppo lunghi che finiscono per accartocciarsi sulle scarpe, proprio come li porta papà, Gabriella vezzosa in rosso, con calze nere che spuntano dall’inutile sottogonna di tulle; vestita da can can in omaggio alla Belle Epoque? Calligrafica in bianco e nero, e assolutamente estasiata Madame Peng, che come tutti i comunisti doc ama i bambini in tutte le salse; infatti ha proprio l’espressione di chi pensa che sarebbero perfetti con un po’ di salsa di soia.
Il piccolo Oscar, anni tre, figlio minore della principessa ereditaria di Svezia Victoria, è andato con papà Daniel a visitare una caserma dei pompieri nella zona sud di Stoccolma. Salire sul camion rosso, suonare la campanella, capire cosa succede quando scatta l’emergenza: un’esperienza che avrebbe fatto impazzire qualunque bambino.
E infatti l’espressione felice e soddisfatta di Oscar è inequivocabile. Insomma, quasi. Ma lui è così, sempre serio, magari un po’ timido. Però che vi devo dire, io per questo bambino che ti guarda e un po’ ti sfida con quell’espressione ci vuole ben altro per convincermi ho proprio un debole.
Ieri, 15 febbraio, era la giornata dedicata ai tumori infantili e alle malattie rare. La sofferenza di un bambino è ingiusta, insopportabile, indimenticabile. Tanti anni fa la mia amichetta del cuore si ammalò di osteosarcoma, io avevo sette anni e anche se non sapevo tutto, non capivo tutto, vedevo la luce spegnersi nei suoi occhi, mentre una grande tristezza soffocava ogni cosa. Oggi per fortuna tanti bambini guariscono perfettamente, ma tanto c’è ancora da fare, tanta ricerca, tante terapie, tanta assistenza ai piccoli malati e alle loro famiglie.
A Monaco il Palazzo del Principe si è tinto di arancione per la quarta marcia simbolica della Fondation Flavien, che lotta contro i tumori pediatrici in memoria di un bimbo che non è riuscito a guarire. Il colore amato da Flavien era proprio l’arancione, e ora è diventato il simbolo della battaglia di suo padre e di tutti coloro che lo sostengono.
In Albert II forse manca quell’allure cui la sua famiglia ci aveva abituati, magari è privo del glamour caratteristico di madre e sorella, sicuramente insieme ai capelli ha perso la bellezza apollinea che aveva da ragazzo, però sembra una brava persona, molto down-to-earth, e sa trasmettere empatia e calore umano. Anche in fotografie un po’ così.
È un matrimonio riparatore – la principessa è incinta di Andrea che nascerà a giugno – ma nel Principato ancora intristito dalla scomparsa di Grace l’anno precedente questo evento felice riporta il sorriso su molti visi, a partire da quello del sovrano. Nozze col solo rito civile causa precedente divorzio della sposa, che anche stavolta ha scelto Dior: un semplice abito di seta champagne con un nastro della stessa seta tra i capelli.
Stefano di anni ne ha 23, e viene dalla operosa borghesia lombarda; non ha completato gli studi alla Bocconi, ma muove già i primi passi nel mondo imprenditoriale (il matrimonio principesco darà la svolta decisiva alla sua carriera, ma gli procurerà anche il soprannome di Carolino). Nascono tre bambini biondi e splendidi: due anni dopo Andrea (chiamato così in ricordo di un amico del padre morto tragicamente) arriva Charlotte, e l’anno seguente Pierre. Insieme sono bellissimi, innamoratissimi, sportivissimi – partecipano pure a una Paris-Dakar – spudoratamente felici, una vera coppia da copertina. E i giornali impazziscono per loro, più ricchi di charme e glamour dell’altra coppia reale simbolo degli anni ’80, i Principi di Galles. Non c’è rivista che esca senza almeno una loro foto
da soli
o in famiglia
informali nella cucina di casa
o splendidi in abito di gala.
Nati dal matrimonio del principe Albert II con la nuotatrice sudafricana Charlene Wittstock sono venuti al mondo il 10 dicembre nel Centre hospitalier Princesse Grace di Monaco e salutati da 21 salve di cannone a testa (pensate che concerto quel pomeriggio!). Gabriella è più “anziana” del fratello di una decina di minuti, ma la successione nel Principato segue la regola della primogenitura maschile, e dunque è Jacques l’erede al trono.
L’arrivo dei due bambini sembra aver consolidato il legame tra i genitori – che all’inizio ha mostrato più di una fragilità – che li portano spesso con sé e non temono di esporli alla curiosità dei sudditi né alla voracità dei fotografi, comportamento che probabilmente alla fine contribuisce ad allentare la tensione e a rendere i paparazzi meno aggressivi. I due piccoli sembrano sempre a loro agio, sereni ed equilibrati, deliziosi quando mostrando quel legame speciale che c’è tra i gemelli.
La quale non ha resistito, e alle celebrazioni per il Quarantesimo della Costituzione è tornata a vestire la tredicenne Leonor e l’undicenne Sofía in stile orfanella con tanto di calzettoni, come Lady Violet non vedeva dai tempi suoi. Ma si può?
il Te Deum in Cattedrale
e una nidiata di bambini, quasi tutti nipotini di Caroline, a rallegrare la giornata. 
Pietrificata la Princesse Charlène, in una delle sue mise più incomprensibili firmata Akris, I presume. Anche tralasciando gli stivaloni di camoscio con punta imbarcata restano il vestitone nero (notare le maniche a punta che scendono sul polso) con arricciatura zigzag e il giaccone oversize in panno double. Il cappello, dalla classica forma a pagoda schiacciata in voga negli anni ’50, avrebbe richiesto tutt’altro outfit. E Charlène pure.
In Chanel d’ordinanza con un completo robe + pardessus dall’orlo perfetto, nel più classico dei tweed. Se invece del borsalino avesse scelto uno di quei cappelli rigidi modello gondoliere sarebbe sembrata Mademoiselle Coco in persona.
Vestita da ragazza la ribelle di casa, che non porta un cappello da secoli, e avrà pure un viso segnato, ma indossa un cappottino rosso doppiopetto che in poche potrebbero permettersi alla sua età (53 anni), e pure prima. A me la principessa piace, porta con naturalezza i segni di una vita turbolenta con cui sta facendo pace.
Se c’è qualcuno della famiglia Grimaldi che studia da Grace, è senza dubbio lei. Cappotto di cammello con profili di velluto Armani Privé, fascinator in tinta e occhiali da diva. Elegante sì, entusiasmante no.
Tatiana Santo Domingo in Casiraghi, miliardaria colombiana e fashionista (giuro) in queste occasioni è spesso vestita da Marion Cunningham, la mater familias di Happy Days. Oggi ha un cappotto redingote blu, una piccola acconciatura sui capelli sciolti e delle scarpine con cinturino alla caviglia, letali e non solo per scomodità. Le fa da contraltare Pauline Ducruet, figlia di Stéphanie e fashionista pure lei, che risponde con stivali bassi di vernice grigia che sembrano un paio di wellies da pioggia, temerariamente abbinati a un paio di guanti da guida. Chissà dove ha parcheggiato.

I due gemellini compiranno quattro anni il prossimo 10 dicembre e partecipano spesso con i genitori a eventi pubblici. In questo caso hanno visitato il Pirates of the Abyss, un nuovo catamarano che è il partner perfetto per le attività di avvicinamento al mare e ai suoi rischi promosso dalla Fondation Princesse Charlène de Monaco (la principessa indossa appunto una giacca col simbolo della sua fondazione).