Dopo una pausa-compleanno riprendiamo con la rubrica giornaliera, e lo facciamo con le immagini di una manifestazione il cui nome evoca scenari lontani dalla cappa di caldo che imperversa sulla nostra testa: Polar Music Prize, lo sentite un brivido polare? Aspettare a vedere le mise, e poi secondo me qualche brivido arriva.
Ogni anno, nel corso della serata, la famiglia reale svedese premia musicisti cantanti e gruppi in un’atmosfera rilassata e meno formale del solito, nonostante gli abiti da sera. Assente la principessa Madeleine – che ormai compare saltuariamente (leggi: quando le pare) nonostante qualche giorno fa fosse in Svezia a presentare un suo libro per bambini – il gruppetto era capitanato dai sovrani.
Re Carl Gustav è rimasto praticamente l’unico, oltre gli attori di Beautiful, a portare il colletto rigido sotto lo smoking, che sembra quasi evocare altre rigidità; per fortuna ci pensa quella santa donna di sua moglie ad ammorbidire le cose, con un abito flou leggero ed etereo, corredato da una stola (e beata lei che sente freddo); nonostante l’età e i lifting la grazia di Silvia è ancora tale da rendere sopportabile pure quel bouquet che pare un inguacchio di panna con topper al pistacchio.
La principessa Christina, sorella maggiore del re, qualche anno fa aveva annunciato di soffrire di una forma cronica di leucemia, per cui è un piacere vederla sorridente e in buona forma accanto al marito, Tord Magnuson. Mi piace molto l’idea del caftano stile Pucci, ma francamente avrei evitato di abbinarci delle scarpe da passeggio, meno che mai di quel colore.
Sofia, moglie del principe Carl Philip, ha deciso finalmente di tuffarsi nell’oceano del fashion, mettendo da parte gli oscuri brand svedesi usati finora in favore di qualcosa decisamente più cool. Ha iniziato con questo abito di chiffon a grandi papaveri di Dolce&Gabbana, e non ha resistito alla tentazione del total look, per cui ci ha piazzato pure un paio di orecchini pendenti stile ex voto a Santa Rosalia e un inutile cerchietto fiorato in testa. Non sta male, tutt’altro, ma se vi dicessi che mi convince mentirei.
E poi c’è lei, Victoria, la futura regina, in un’orgia di tulle rosa firmata dall’eritreo-svedese Selam Fessahaye; se qualcuno cercava l’effetto wow direi che l’abbiamo trovato. Vi dirò, è un capo talmente clamoroso che lo trovo divertente e anche adatto all’occasione, avrei magari evitato quegli orecchini (e quella clutch), ma lo chignon meno tirato del solito le sta benissimo, ed è l’unica il cui bouquet non faccia a cazzotti col resto, e non è poco. Un po’ perplesso il consorte Daniel, che comunque non perde il suo aplomb, dimostrandosi ancora una volta un compagno perfetto.







Questa signora è HRH Sirivannavari Nariratana, e suo padre è il nuovo re di Thailandia, Vajiralongkorn, Rama X. Non sta chiamando un taxi, ma saluta il pubblico al termine della sfilata Primavera Estate del suo fashion brand, a Bangkok. Appassionata di moda (che ha pure ampiamente studiato in varie scuole, giuro), evidentemente stufa di indossare Chanel Hermès e Valentino ha deciso di proporre alle signore thai i suoi modelli. A parte la sahariana con maniche in tulle e incerta struttura, il combo pantaloni combat su cosciotte cortine più sandali dimostra che nonostante le performance di Mariah Carey non s’è ancora imparato nulla. Shock.
Elegantissima la regina Silvia che alla gonna nera ha abbinato giacca bouclé più camicia e cappotto in una tonalità di terracotta ultrafashion, che le dona anche molto, cosa non scontata per le brune.
Sempre gradevole Victoria, in burgundy con cappottino rosa. Confesso, anche a voler perdonare le maniche troppo lunghe e la targhetta in bella vista (lo so che ce l’avete pure voi, e in effetti pure io, ma a quel livello, con personale che si occupa esclusivamente del guardaroba, la targhetta va tagliata, sorry) non mi fa impazzire. E sapete come si chiama il brand di questo cappotto? ACNE. Ma si può?
È invece senza cappotto (ah, la gioventù!) la principessa Sofia, vestita da fata turchina. Forse lei, mamma di due bimbi, ha voluto fare un omaggio al famosissimo italico libro per ragazzi, Pinocchio. In tal caso, meno male che Laura Mattarella non ha ricambiato, sennò si doveva vestire da Pippi Calzelunghe. Sulla cravatta che spunta dalla giacca del marito comprenderete il mio silenzio.
Non dico che il completo pantalone debba essere per forza Armani (ma lo penso) però manco una cosuccia così risicata. Silvia invece insiste col terracotta, qui abbinato al blu, e fa bene.
Finalmente giunge la cerimonia di commiato, dalla Svezia è tutto.
Il corteo reale è stato aperto proprio dalla nostra Laura, al braccio del re Carlo XVI Gustavo; la nostra First Lady indossa molto opportunamente un abito blu, base ideale per la fascia dell’Ordine della Stella Polare, appena ricevuto. Poi d’accordo, il modello è lineare ma non chiarissimo, noi magari non avremmo abbinato una borsetta nera, però secondo me possiamo ritenerci soddisfatti (un po’ meno lo siamo per i pantaloni del frac presidenziale, ma non vorrei imbattermi nell’articolo 278 del codice penale “Offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”).
… a meno che non temesse di entrare in competizione con la cognata ed erede al trono Victoria, che sul tema green questa sera si è scatenata. E all’abito di una bellissima tonalità di verde ha abbinato gli smeraldi di famiglia. Si tratta di una demi-parure composta da collana, una grande spilla – che qui è usata per fermare la fascia – e una spilla più piccola, l’unica questa sera ad essere rimasta in cassaforte. Come le gemme della Leuchtenberg, anche questi smeraldi affondano la loro storia nelle origini napoleoniche della famiglia Bernadotte; nel primo caso si pensa che gli zaffiri siano stati il dono di nozze di Napoleone ad Augusta di Baviera, Duchessa di Leuchtenberg, che andava sposa a Eugène de Beauharnais, figlio dell’Imperatrice Joséphine. La figlia della coppia, Joséphine come la nonna, sposò Oscar I di Svezia, e gli zaffiri giunsero a Stoccolma, dove la regina Silvia li indossa spesso nelle visite di stato.
Gli smeraldi invece erano proprietà del fondatore della dinastia, quel Jean-Baptiste Bernadotte che partì ufficiale durante la Rivoluzione, diventò Maresciallo di Francia, e finì col sedersi sul trono di Svezia e Norvegia come Carl XIV Johan. Quella che oggi è una collana veniva indossata come cintura, e la spilla più grande era a sua volta un fermaglio per cinture. Anche il diadema scelto da Victoria, la Six Buttons Tiara, ha una stretta correlazione col capostipite, essendo composta da elementi – forse in origine appartenenti a un’uniforme di gala – che comparivano sulla corona usata per l’incoronazione del 1818.
Dopo l’inaugurazione del rinnovato Musée Bernadotte è prevista una sosta al Parc Beaumont dove il Re pianterà una quercia, replicando il gesto del trisavolo Oscar II, che nel 1899 piantò una magnolia.
Scommetto che vi state chiedendo come mai le signore sono tutte e tre in bianco e nero. Come si arguisce dai volti sorridenti non sono a un funerale né è morto il gatto di famiglia; si tratta dell’annuale inaugurazione del Parlamento svedese, cui per tradizione le Bernadotte ladies partecipano indossando i colori dell’abito di corte.



