Royal chic shock e boh – Stile e design

Si è appena chiusa la Milano Design Week che ha attirato un pubblico multiforme, comprendente addirittura una regina in attività e una in pectore. La prima ad arrivare è Mary, Principessa Ereditaria di Danimarca, che sceglie una mise non particolarmente apprezzata da molti, che – gusto a parte – è molto meno banale di quanti sembri.

Mary indossa una gonna plissé a blocchi di colore sulle tonalità del blu, simile a qualcosa che avevamo già visto (e criticato: Un matrimonio e un compleanno), che la principessa aveva già usato in precedenza. Qui la scelta ha un particolare significato, e vi spiego perché. Il padiglione This is Denmark ospita le principali aziende creative danesi, concentrate sulla creazione di un design sostenibile e senza tempo. Questa filosofia è interpretata a perfezione da Designers Remix, brand di moda del Paese scandinavo che punta su minimalismo, semplicità e rinnovabilità; infatti la gonna è in un tessuto particolare ottenuto dal riciclo delle bottiglie di plastica. Mi piace? Non particolarmente, anche perché trovo che il plissé si apra troppo, però approvo l’intenzione. E la moda che gioca un ruolo nei cambiamenti sociali, anche piccoli, a me piace sempre. Chic.

Sulla mise serale probabilmente saremo tutti d’accordo. Di solito non amo le giacche di taglio maschile sui vestiti leggeri, ma in questo caso, davanti alla sinfonia di viola tra l’abito Prada e le scarpe Gianvito Rossi (le classiche Gianvito 105, di cui Mary ha una vera collezione) la giacca neanche la vedo. Non particolarmente innovativa, ma chic.

Parte Mary e arriva Máxima. L’obiettivo è lo stesso, sostenere il design del proprio Paese; lo strumento pure, usare gli abiti per lanciare un messaggio; ma l’effetto finale è totalmente diverso. La regina olandese si è presentata con un trench di Claes Iversen che definire clamoroso è poco. Mi fa venire in mente Oscar Wilde, o si è un’opera d’arte o la si indossa. Ora, magari definirlo opera d’arte può essere esagerato, ma è sicuramente un oggetto notevole. Questo è il suo pregio e il suo limite, perché un capo di abbigliamento non è solo un oggetto da guardare ma qualcosa con una, anzi più funzioni. Dunque identifico due problemi: da una parte le creazioni di Claes Iversen sono talmente concettuali da rischiare di non adattarsi perfettamente al corpo che devono vestire (e ripetiamolo, è l’abito che deve adattarsi al corpo, non il contrario). Il secondo problema è Máxima, che prende qualsiasi cosa che ci aggiunge qualsiasi altra cosa, secondo il suo stile. In questo caso pantaloni ampi, turchesi, con risvolto altissimo, capelli al vento, pure una clutch dorata! Insomma tanto di tutto, troppo di tutto, ma il trench oblato io lo adoro! Chic no, ma che importa?

Secondo incontro, un ricevimento, secondo Claes Iversen già indossato (Royal chic shock e boh – Giugno 2019). Non mi era piaciuto allora e non mi piace ora, per le ragioni sopra elencate: l’abito ha una linea che si adatta con difficoltà al corpo, e Máxima ci mette troppo di suo, un gran pasticcio, Shock.

Si torna in patria e iniziano le celebrazioni per i dieci anni sul trono; primo appuntamento, un concerto a Rotterdam, cui partecipano anche la ex sovrana Beatrix, la principessa Laurentien e due delle tre figlie dei sovrani (la secondogenita Alexia studia all’estero).

L’erede al trono Catharina-Amalia si ispira al total black della nonna Beatrix, che però risulta più giovanile. Per lei total blue, con un abito in crêpe LK Bennett sotto il cappotto Natan (per carità, fermati finché sei in tempo!). Sarà la mise seriosa, saranno i sandali argentati, saranno le calze catarinfrangenti ma più che una giovane principessa sembra la madre dello sposo. Boh. Più semplice Ariane in tailleur pantaloni nero, senza giudizio perché minorenne.

Tanto sobrie le figlie, quanto pirotecnica la madre, e non è una novità. Ora, va bene l’abito di chiffon a balze, creazione di Rebecca de Ravenel, brand di nicchia molto chic ma pensato più pomeriggi al mare con sandali flat – passi l’inutile cintura con nappina appesa come un impiccato, passino pure i sandali con tacco e superfluo plateau (Gianvito Rossi) ma la calza nera col puntale in bella vista no, non si può accettare. Shock, uno dei più grandi e convinti mai assegnati.

Per raffreddare il mio sdegno ci vuole un clima scandinavo, ed esempio l’Elle Fashion Gala a Stoccolma, alla presenza di Carl Philip e consorte. Sofia indossa un completo di Lisa Yang, brand svedese che produce esclusivamente cachemire, in ogni forma e colore. E noi dal colore partiamo: come potete immaginare io lo adoro, ma un total lilac è piuttosto rischioso, soprattutto con quell’incarnato. Il top non è della sua misura, la gonna è bella ma troppo lunga. In generale trovo che i completi di cachemire siano bellissimi ma difficili da portare. Penso che per indossare queste mise ci voglia un’eleganza naturale e una nonchalance che Sofia non ha. E quella pochette verdone (Bottega Veneta) bella eh, ma che c’entra? Boh.

Ladies&Gents, it’s official, abbiamo una pink lady! Non nel senso della mela ma della Reina Letizia, che adotta il rosa sempre più spesso e in tutte le sfumature. Tonalità salmone per il completo Hugo Boss indossato alla consegna dei premi nazionali dello sport: gonna di pelle con spacco moderato e camicia in seta. Non mi fa impazzire (e non ho simpatia per il brand: facevano le uniforme per le SS) ma non posso dire che non sia chic, anche grazie alla cravatta salmonata del Rey; alla fine sono coordinati pure alla signora in seconda fila!

Rosa baby (o barbie) per il giacchino di tweed del brand spagnolo Mirto indossato durante la visita alla base aerea madrilena dei Cuatros Vientos, per celebrare il centenario della prima evacuazione medica aerea del Paese. In abbinata un paio di pantaloni bianchi molto ampi, troppo per il giacchino così corto, un insieme di proporzioni che non mi convince, boh.

Il 23 aprile 1616 a Stratford upon Avon moriva William Shakespeare, e a Cordoba lo scrittore peruviano Garcilaso de la Vega, detto El Inca. Il giorno prima si era spento a Madrid Miguel de Cervantes, la cui scomparsa è stata assimilata a quella degli altri due, facendo scegliere all’UNESCO la data del 23 aprile per celebrare la giornata internazionale del libro (e del diritto d’autore). In Spagna è il giorno dedicato alla consegna dei Premi Cervantes, e dopo la cerimonia i sovrani solitamente offrono un ricevimento a Palazzo Reale. E che colore ha scelto per la sua mise la Reina?

Indovinato! L’abito è una creazione di Lady Pipa, brand molto di moda tra le giovani spagnole. Il modello si chiama Antonia, è in viscosa, e costa pure poco, solo 190 euro. Trovo le stia d’incanto, chic.

Nel Regno Unito incombe l’incoronazione di King Charles, ma i working members della Royal Family continuano a portare avanti una serie di impegni. In visita a Birmingham col marito William, la Principessa di Galles indossa un abito color merlot (come il vino) Karen Miller; la parte superiore imita un trench, poi ci ripensa e finisce in una gonna plissé, ma che c’entra? Boh.

Oggi – per noi è festa ma per il resto del mondo no – la Duchessa di Edimburgo ha visitato il Portal Centre for Social Impact presso il London College of Fashion di cui ha il patronage. Sophie ha scelto un abito di ME+EM, in satin con un bellissimo disegno a tulipani stilizzati in viola e arancio su fondo crema. Vale lo stesso discorso per l’abito rosso di Máxima: sono modelli pensati per essere indossati in occasioni e con modalità più easy, ma a me la fantasia di questo tessuto piace troppo. quindi chic. E buon 25 aprile!

Il caffè del lunedì – Reali transatlantici

Nei giorni scorsi è stato annunciato ufficialmente il trasferimento del principe Joachim di Danimarca a Washington con la moglie e i figli avuti da lei.

Si potrebbe dire che dopo Harry un altro spare varca l’Atlantico per cercare fortuna in USA, ma in questo caso la situazione è forse meno chiara anche se sicuramente più semplice, visto che la regina Margrethe ha privato tutti e quattro i figli del suo cadetto del titolo principesco, lasciando loro solo quello assai meno prestigioso di Conti di Montpezat, ereditato dal principe consorte Henrik. Accompagnati da voci mai sopite di incomprensioni e gelosie familiari, Joachim e Marie hanno trascorso gli ultimi anni a Parigi, dove entrambi lavoravano per l’ambasciata danese, lui come addetto militare lei nell’ufficio culturale. Dopo la retrocessione è diventato manifesto a tutti – perfino a loro – che la Corona danese punta su altro (e altri), per cui la coppia dal 1 settembre inizierà una nuova vita con i figli Henrik di 13 anni e Athena di 11; il principe sarà alle dipendenze del ministero della Difesa e si occuperà della promozione dell’industria danese legata alla difesa. Dovesse sentirsi solo, potrà magari frequentare i cugini greci: Theodora che fa l’attrice a Hollywood – e forse prima o poi riuscirà a sposare il fidanzato – e il diadoco Pavlos, di base a New York. A meno che questi, divenuto capo della casata dopo la morte del padre Costantino, non pensi di trasferirsi in Grecia, dove vivono già la madre e il fratello Nikolaos con la moglie.

Per un principe che va una principessa torna: Madeleine di Svezia col marito angloamericano Chris O’Neal e i tre figli lascia il sole della Florida per tornare a vivere in Svezia. Ragione del rientro potrebbe essere il fatto che i tre bambini per restare nella linea di successione al trono devono necessariamente ricevere un’istruzione svedese. È anche possibile che la scelta sia stata presa in considerazione della salute del Re, di recente sottoposto a un intervento di cardiochirurgia. O magari, celebrato quest’anno il giubileo d’oro, Carl Gustav potrebbe abdicare in favore dell’erede Victoria, una di quelle occasioni per cui è sempre meglio trovarsi nei paraggi.

Anche nel terzo regno scandinavo c’è chi ha il cuore oltreoceano. La principessa Märtha Louise, primogenita dei sovrani norvegesi, risiede con le tre figlie nate dal matrimonio con Ari Behn nella comunità di Lommedalen a Bærum, nei pressi di Oslo ma è legata a un americano: il 7 giugno dello scorso anno ha annunciato il fidanzamento col fidanzato Durek Verrett, sedicente sciamano dal profilo non proprio impeccabile (durante la pandemia il signore vendeva un medaglione sostenendo che avrebbe curato il covid). Non sappiamo se il legame finirà in un matrimonio, e nel caso se la principessa si trasferirà armi e bagagli negli USA, sappiamo però che il coinvolgimento negli affari del fidanzato, con vendita di prodotti vari come candele erbe talismani/amuleti e altra robetta ha causato una netta presa di posizione della Corte, con la proibizione di usare i titoli reali nelle attività commerciali. Nello scorso novembre è stato annunciato che la principessa non avrebbe più avuto rappresentato ufficialmente la Corona, perdendo anche i suoi patronage, ridistribuiti tra vari membri della famiglia. Nel corso di un’intervista concessa dai sovrani per l’occasione, il Re ha detto con grande semplicità che gli Americani non hanno idea di cosa sia un regno, non comprendono cosa comporti questo ruolo. Dunque non è strano che Dudek non abbia dapprima compreso la situazione, pensando di poter continuare a fare ciò che voleva senza conseguenze. Sembra che alla fine lo sciamano abbia compreso e si sia adeguato, speriamo non sia il solo.

Le foto del giorno – Colori reali

Greige

(Ph: Linda Broström/Kungl. Hovstaterna)

In una settimana Victoria di Svezia e il marito Daniel festeggiano il compleanno di entrambi i figli. Il 23 febbraio la primogenita (e futura regina) Estelle ha compiuto 11 anni, oggi il piccolo di casa, Oscar, ne compie 7. Come da tradizione, il loro compleanno è stato marcato da un ritratto fotografico.

Estelle ormai preadolescente, capelli lunghi sguardo serio ed espressione enigmatica, pronta ad aprirsi in una di quelle belle risate per cui è famosa. Non vi sfuggirà la gonna pied-de-coq, fantasia di cui abbiamo parlato di recente (Royal chic shok e boh).

(Ph: Linda Broström/Kungl. Hovstaterna)

Oscar, capelli impomatati e divisi da una bella riga secondo lo stile paterno, accenna un sorriso sdentato mentre coccola il cane di famiglia, Rio, incrocio tra un Cavalier King e un barboncino.

(Ph: Linda Broström/Kungl. Hovstaterna)

Dalla foto che ritrae insieme sorella e fratello è evidente che i ritratti siano stati scattati in un’unica seduta fotografica: ottimizzare evidentemente è la parola d’ordine. Questa scelta mi ha fatto ripensare a mia madre la quale, dato che mio fratello e io festeggiamo il compleanno a due settimana di distanza, aveva preso l’abitudine di fare una festa unica, un anno il giorno del suo compleanno, un anno quello del mio. Per fortuna, nonostante fossero la sua passione, non ha mai osato vestirci nelle tonalità del greige, che è tanto chic nelle mise di Armani, ma un po’ triste per i giovanissimi. Però l’espressione scanzonata di Oscar nella foto con la sorella è tutto un programma: non vi ricorda Danny Zuko di Grease?

Rosso e verde

Il colore non manca a Windsor, dove i principi ereditari (di Norvegia) sono stati ricevuti dai principi ereditari (del Regno Unito),.Al blu degli abiti dei signori fanno da contraltare le tonalità vibranti delle mise delle signore. Rosso scarlatto per Mette Marit, uno dei colori che le sta meglio e che porta più volentieri. Verde per il diligente completo di Catherine, scelto forse perché l’incontro era su tematiche green. Ma perché tutti e quattro in posa così? Sembrano una barriera di calciatori.

Ginger

Ed ecco la ragione di questo post! Carnevale è appena passato, e non sono mancate le maschere ispirate al mondo royal. Più che a regine e principesse delle fiabe, molte bimbe si sono vestite come la defunta Queen Elizabeth: colori pastello, cappellino e corgi di peluche, qualcuna perfino scortata da una (o due) grenadier guard. Questo però non l’avevamo mai visto: un piccolo gingerhead per celebrare il World Book Day, la giornata internazionale del libro. Game set match.

Domenica di Carnevale

Quest’anno il Re di Svezia Carl XVI Gustav celebra i cinquant’anni sul trono, e pensando alle mascherine che in questi giorni colorano le strade dedichiamo a lui il post di oggi. Sia chiaro, Lady Violet non vuole suggerire una certa qualità carnascialesca nel regno scandinavo, ma parlarvi (o ricordarvi) di un altro anniversario in terra svedese, che fu festeggiato en travesti.

Giugno 2001, i sovrani sono sposati da 25 anni e decidono di marcare le nozze d’argento con un gran ricevimento in costume nel cinquecentesco castello di Gripsholm. Costume forse rinascimentale, almeno a guardare loro; poi, come sempre accade alle feste mascherate, ognuno s’è vestito come voleva, e qualcuno si è vestito come sempre.

Bella Silvia in viola, colore che indossa spesso e le dona molto; deliziose le figlie Victoria e Madeleine; manca il figlio Carl Philip (si sarà vergognato?) in compenso c’è Lilian, vedova dello zio Bertil (qui la loro storia Bertil e Lilian, omnia vincit amor). Lei non rispetta il dress code e indossa un normale abito da sera, ma a 85 anni si può questo e altro. In definitiva il più convinto mi sembra il servitore.

Non conosco abbastanza la cultura svedese per decifrare l’abbigliamento del re, ma quella parrucca farebbe invidia pure a Benny&Bjorn degli ABBA.

Rinascimento danese

La golden age della Danimarca coincide col regno di Cristiano IV; il Rinascimento danese che risale al Seicento (cioè più o meno un secolo dopo il nostro). A questo rinascimento si ispirano evidentemente Margrethe di Danimarca e il marito Henrik; data la passione della regina, che spesso si diletta nella creazione di costumi per il teatro, immagino che anche questi siano opera sua. Henrik ci aggiunge quel tocco di goliardia che è stato uno dei suoi tratti più simpatici.

I mantellati

La famiglia reale norvegese fa quello che molti di noi fanno in questi casi: tira fuori un mantello (o un tabarro, per i più eleganti un domino) se lo piazza su qualcosa a caso, e pedalare. Quella che sembra osare di più è Mette-Marit, che un paio di mesi dopo sposerà il principe ereditario Haakon. La più simpatica Märtha Louise, che col mantellaccio e i capelli corti sembra una merry girl appena uscita dalla foresta di Sherwood.

Su il cappello!

In borghese col cappello in divisa avrebbe detto Totò, e alcuni giovani invitati fanno proprio questa scelta. Modesto Albert de Monaco, con cappetta di cammello e cappello en pendant, più paggio che principe. Willem-Alexander, allora erede al trono dei Paesi Bassi, accanto a una insolitamente sobria Máxima, sfoggia un cappello da moschettiere giallorosso per la felicità dei tifosi romanisti. Clamoroso il fratello minore Constantijn, che oltre al cappello deve aver rubato il cappotto di astrakan a mammà, e ci ha piazzato sotto un paio di stivaloni che mai il raffinato Aramis avrebbe calzato. Total Orange per la moglie Laurentien, con un marito combinato così che ci puoi abbinare?

Io non ci volevo venire

Inequivocabile l’espressione dei cognati Costantino di Grecia e Richard zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg che accompagnano le mogli danesi Anne Marie e Benedikte. Loro vere principesse delle fiabe, i mariti in smoking senza fronzoli; anzi l’ex re degli Elleni si è portato pure il trench, che non si sa mai. Faccia di circostanza per il trentatreenne Principe delle Asturie, che proprio non ci voleva venire.

Un po’ così

Indecisi i principi ereditari di Jugoslavia: lui classico in smoking, lei improbabile attempata creatura di Botticelli con tanto di coroncina di fiori. Smoking anche per Henri di Lussemburgo, accompagnato dalla moglie Maria Teresa, meno flamboyante del solito e quasi sobria, non fosse per il fioccone piazzato proprio lì.

I miei preferiti

Non li conosco ma li trovo perfetti. Ti arriva un invito a cui non puoi dire di no. C’è un dress code che non sai come rispettare (e forse non vuoi spendere per qualcosa che non indosserai più). Ed ecco l’idea! Abiti da sera classici su cui piazzare una bella gorgiera e voilà il gioco è fatto. Le gorgiere fanno la loro comparsa nel XVI con una funzione precisa: intercettare i pidocchi che cadendo dalla testa rischiavano di annidarsi nei voluminosi abiti dell’epoca. Spero che in questo caso siano state scelte con un criterio puramente estetico.

Tra tre anni Carl Gustav e Silvia festeggeranno le nozze d’oro, dite che ci dobbiamo preoccupare?

Il caffè del lunedì – Fifty-fifty

Nel 2023 Re Carl XVI Gustav celebrerà il giubileo d’oro, e non ha perso tempo nel pubblicare una foto che lo ritrae in tutto abbacinante splendore.

(Ph:Thron Ullberg/Kungl.Hovstaterna)

In piedi accanto al trono d’argento – uno dei simboli del regno di Svezia – il sovrano si trova nella stessa sala del palazzo dove fu incoronato nel settembre 1973. Carl Gustav indossa l’uniforme da ammiraglio della regia marina, e un notevole numero di collari a prova di cervicale, simbolo degli ordini cavallereschi del Paese. Dall’esterno verso l’interno: l’Ordine dei Serafini, che alterna 11 croci a doppio braccio smaltate d’azzurro ad altrettante teste angeliche; l’Ordine della Spada caratterizzato ovviamente da spade, accompagnate da scudi; l’Ordine della Stella Polare con le stelle bianche intervallate dalla doppia lettera F, iniziale del fondatore Federico I; e infine l’Ordine Vasa. Se sull’amore dei reali scandinavi per il fasto e la magnificenza ci sono pochi dubbi, Lady Violet si chiede se celebrata l’importante ricorrenza il sovrano abdicherà in favore della primogenita Victoria, che ci piacerebbe vedere presto sul trono. Non ci resta che attendere!

Nel 2022 invece il giubileo d’oro l’ha celebrato Margrethe II di Danimarca. Conoscendola un po’, probabilmente avrebbe voluto farlo con molto più risalto ma prima si è dovuta ridimensionare causa pandemia, poi è stata oscurata dal Platinum Jubilee di Queen Elizabeth II, e infine dalla sua morte, anche se i festeggiamenti previsti per i giorni immediatamente seguenti alla dipartita si sono tenuti lo stesso, pur se in tono minore.

(Ph: Per Morten Abrahamsen/Kongehuset)

E in ossequio all’amore per le celebrazioni – e l’autocelebrazione – della sovrana danese, in chiusura dell’anno sono state diffuse due fotografie ufficiali a sancire il traguardo raggiunto. Nella prima Margrethe – che indossa la tiara di perle poiré e la demi parure in perle e diamanti, entrambe arrivate a Copenaghen con la bisnonna regina Louise – è in compagnia dei principi ereditari Frederik e Mary; lui un alta uniforme e insegne, lei in abito lungo con la preziosa parure di rubini (per saperne di più Happy RubYear!). Gioielli a parte, è una fotografia piuttosto strana: le figure appaiono innaturalmente allungate e sembra che le argentee scarpine indossate dalla pur longilinea sovrana siano misura 47.

(Ph: Per Morten Abrahamsen/Kongehuset)

La seconda fotografia non fuga le perplessità, piuttosto le accentua. Questa volta sono presenti anche i cadetti, il figlio minore Joachim e la moglie Marie. L’impianto è francamente terribile: la regina è seduta comodamente su un similtrono, mentre l’erede appare in bilico sullo strapuntino, e comunque sembra dare le spalle alla madre sovrana; gli altri, chiaramente meno importanti, sono in piedi. Con un ampio spazio tra Mary e Joachim che sembra sottolineare la distanza tra loro.

Con l’ingresso del nuovo anno i figli di Joachim – quelli avuti con Marie e quelli di primo letto – perdono i titoli reali, pur rimanendo nella linea di successione. Una decisione che, soprattutto per come è stata presa e soprattutto resa nota, ha lasciato molti perplessi (a partire da noi) e alienato parecchie simpatie per i reali danesi. Magari col tempo ci abitueremo e le cose torneranno a sembrarci normali, al momento non nego nei loro confronti una certa perplessità sfumata di fastidio.

Speriamo che l’anno nuovo ci porti tante royal novità, qualche bella sorpresa e tutto il caffè che ciascuno desidera.

December chic shock e boh (parte prima)

Fine d’anno col botto (ma senza botti) e l’analisi delle mise di dicembre, mese ricchissimo di eventi royal. D’altronde quando arriva Natale le occasioni per celebrare e festeggiare non mancano.

Monaco

(Ph: Eric Mathon /Palais Princier)

Si parte dal Principato, dove venerdì 9 Charlène ha presenziato al Bal de Noël della Fondazione che potta il suo nome. Tema della serata era Italia chic; nonostante ciò, la Princesse non ha onorato la moda italiana, preferendo un abito Carolina Herrera completato da un soprabito Akris. Gesto poco diplomatico, ma scelta efficace.

L’abito di tulle blu notte percorso da un getto di cristalli che parte dal fianco non solo mi sembra molto bello, ma anche une delle sue mise migliori, un modello in grado di evidenziare la semplicità quasi monacale del suo aspetto – capelli cortissimi e chiarissimi, pelle diafana, trucco lunare – senza soverchiarlo. E questa volta mi piace persino il soprabito. Chic.

Sempre blu la scelta per madre e figlia, che il 14 hanno consegnato doni natalizi ai bambini del Principato nel cortile di Palazzo, trasformato in una bizzarra banchina polare. Per la piccola Gabriella un cappotto orsetto di Emporio Armani, uno dei pochi casi in cui chi lo indossa non sembra l’orso Yogi; per Charlène una mantella aperta sui lati, uno di quei modelli che tanto le piacciono, ma che la rendono metà Lucignolo metà Star Trek. Boh.

Svezia

Saliamo verso il grande nord, terra fiabesca di creature fatate. E per uno degli eventi più importanti dell’anno – la consegna dei Premi Nobel, mica pifferi – le principesse svedesi hanno deciso di vestirsi come le protagoniste di una storia per bambini. La futura regina Victoria si lancia in una delle combo più diaboliche: rosa e celeste, abbinata protagonista di varie espressioni volte a sottolinearne l’improbabile eleganza.

(Ph: Jonathan Nackstrand/Getty Images)

Dunque svolge la fascia celeste dell’ordine dei Serafini, la più importante del Paese, su un abito rosa bubble gum della stilista svedese Camilla Thulin, corredata dalla versione celeste della pochette Knot di Bottega Veneta, amatissima e popolarissima tra le royal ladies di ogni latitudine. Per somma di sventura anche l’ordine familiare di Re Carl Gustav è montato su nastro celeste, e finisce per accentuare l’effetto Barbie. Peccato perché l’abito, realizzato artigianalmente, ha una bella costruzione e dona molto alla sua bella figura. E la tiara a sei bottoni è mozzafiato. Boh.

(Ph: Jonathan Nackstrand/Getty Images)

La cognata Sofia, che è una principessa vera ancorché acquisita, ha evidentemente deciso di ispirarsi a una principessa inventata, e capelli a parte s’è vestita da Elsa. O da fata dei ghiacci. Abito color ghiaccio (di Ida Lanto) con decorazioni color ghiaccio, sotto occhi azzurro ghiaccio. Cui si aggiunge la tiara, dono di nozze dei suoceri, evidentemente dotata di set di pietre diverse da alternare; dopo gli smeraldi e le perle oggi è la volta delle acquamarine. Color ghiaccio pure quelle.

Darling please, in un’occasione di questa importanza lascia perdere le ciocche svolazzanti (ma se ti ha scapigliata Carl Philip ti perdono, beatattè). Shock.

(Ph: Jonathan Nackstrand/Getty Images)

Concludiamo con la prima signora del regno, la regina Silvia, donna di regale bellezza dallo stile altalenante, a volte chic a volte no. Stavolta no. La superba parure napoleonica di ametiste, come potrete immaginare al vertice delle mie preferenze, è sostenuta da un abito in pizzo viola con sovragonna di taffeta. Sorry, shock.

Norvegia

Sabato 10 è stata la giornata dedicata ai Premi Nobel anche ad Oslo (la Norvegia assegna quelli per la pace), consegnati quest’anno a un attivista bielorusso, un’associazione ucraina e una russa, tutti al lavoro per la coabitazione pacifica nell’area. La cerimonia norvegese prevede che i reali non presentino i premi ma assistano solo, dunque è sempre meno sontuosa della svedese: consegna del riconoscimento nel municipio della capitale e banchetto serale. Signore in abito da giorno al mattino: per la regina Sonja tailleur blu (mi dispiace non so definirlo meglio, in ogni fotografia ha una sfumatura diversa) con pillbox in tinta e accessori neri. E la capacità di non sembrare vestita da hostess. Mette-Marit in rosso, cappottino firmato Catherine Walker e bandeau (JT Milinery) rosso natale, bellissimi. Chic + chic.

Per la sera la principessa ereditaria continua col rosso, ma sceglie un modello di autore sconosciuto che non le dona affatto ela trasforma in un giunonico pacco natalizio. Shock. La regina invece punta sul bianco, linea semplice e attenzione irresistibilmente attirata dai tre fili di smeraldi.

Per avere un’idea migliore della sua mise vi posto un suo ritratto ufficiale: la cinta dell’abito è diversa ma il look è quello: semplice, chic.

Svezia, di nuovo

(Ph: Clement Morin/Nobelstiftelsen)

Decisa sterzata verso la modernità delle royal ladies svedesi la sera seguente, domenica 11, alla cena di gala offerta dai sovrani in onore dei Premi Nobel degli ultimi tre anni, compresi i vincitori del 2020 e 2021, cui la pandemia aveva impedito di festeggiare con adeguata solennità. Ho scelto la foto dei premiati del 2021, col nostro professor Parisi in prima fila, tra il Re e il principe Carl Philip, in perfetta versione scienzato distratto, col frac evidentemente preso a prestito dal capocameriere del caffè Greco, peccato che non sia la sua taglia.

Mi piace moltissimo la flamboyante Silvia in lamé arancione riciclato, che riesce a distogliere l’attenzione perfino dall’orlo dei pantaloni del marito. L’aiutano a splendere i 500 e passa diamanti della tiara a nove punte della Regina Sofia, che la sovrana ama e indossa spesso proprio per i Nobel, per tacere dei diamantoni al collo. Non mi fa impazzire la menaudière a forma di conchiglia, ma la perfezione non è di questa terra. Chic.

Ricicla anche Victoria: l’abito Elie Saab è visto e rivisto ma sempre bellissimo, e in un colore che è tornato di gran moda. In testa la futura regina porta la tiara dalla forma di un serto d’alloro che ha ereditato dalla principessa Lilian, moglie del prozio Bertil e amata come una nonna (se avete voglia di romanticismo andate a leggere la loro storia d’amore Bertil e Lilian, omnia vincit amor). Favoloso il collier di smeraldi, favoloso il sorriso, favolosa lei, chic.

Incredibile dictu mi piace anche Sofia, che per una volta non è vestita da bambolina. Per lei un originale abito dégradé dal mandarino al bianco della stilista Lilli Jahilo il cui nome è tutto un programma, è il modello Maxima! Come sempre sul capo di Sofia c’è la tiara nuziale, questa volta con le perle (avrei osato gli smeraldi) in mano la Knot Bottega Veneta in bianco, ve l’ho detto che ce l’hanno tutte! Poi certo lei non sembra convintissima, e il colore non le dona particolarmente, insomma boh.

Liechtenstein

Proprio perché siamo a Natale sono uscite anche delle foto della first lady del Liechtenstein, Sophie, mogie del reggente Alois e prima donna del Principato dalla morte della suocera. Nata principessa e duchessa in Baviera, anche Sophie segue spesso lo stile Burda ma essendo bella e dotata di naturale eleganza fa sempre la sua figura. La vediamo impegnata in un’attività non particolarmente mondana ma tipica del periodo: la visita agli ospito di residenze per anziani.

Voi come la preferite, in pullover rosso e gonna a fantasia etnica, o in blazer grigio su pantaloni neri e camicia a piccoli disegni? Io francamente boh, ma mise a parte lei mi piace molto. E se come si vocifera si è fidanzata Marie Caroline, unica femmina dei suoi quattro figli, forse l’anno nuovo ce la mostrerà negli eleganti abiti di madre della sposa, non ci resta che attendere.

Questa la prima parte, il resto nell’anno nuovo. Ci ritroviamo nel 2023!

La foto del giorno – Grattis!

Celebriamo la regina di Svezia, Silvia, che oggi compie 79 anni. Per lei oggi 21 salve di cannone, per tutti quelli nati a ridosso del Natale la fatidica frase ti facciamo un regalo solo ma più grande, che poi non è vero quasi mai.

(Ph: Sarà Friberg/Kungl. Hovstaterna)

Va detto che la sovrana è in buona e regale compagnia: compie oggi 89 anni Akihito, Imperatore Emerito del Giappone, e forse El Rey – Emerito pure lui – Juan Carlos ricorderà sua madre Maria Mercedes, nata in questo giorno 112 anni fa. Per tacere della ex Premiere Dame Carla Bruni Sarkozy, che oggi fa 55.

Conoscendo l’amore per il fasto delle monarchie scandinave mi aspetto grandi cose dalle celebrazioni per gli ottanta il prossimo anno, intanto non posso fare a meno di ammirare Silvia in una mise color magenta, colore dell’anno che a dire il vero lei indossa spesso da tempi non sospetti.

Il passare del tempo non ha cancellato la sua bellezza ma l’ha come congelata, appannando quella natura passionale che a me ragazzina sembrò di cogliere in quella incantevole ragazza bruna che diventava regina in un abito Dior disegnato per lei da Marc Bohan.

Royal chic shock e boh

Il mese appena concluso ha visto alcune visite di stato con corredo di mise, cappelli e tiare; e credetemi, vale veramente la pena di dare un’occhiata.

Martedì 11 Willem-Alexander e Máxima sbarcano a Stoccolma per una visita di tre giorni, La regina olandese scende la scaletta come una dea del Valhalla, paludata in un enorme abito beige rosato (Natan, ovvio) con vezzoso cappellino sulle ventitrè. Sulle spalle, per ripararsi dall’arietta scandinava, una mantella Valentino, che devo dire è l’unica cosa che apprezzo di questa mise. Me lo chiedo tutte le volte, e non trovo mai risposta: perché chi è già altissimo (1,78 nel suo caso) si ostina a indossare i tacchi alti anche quando sa che incontrerà persone sensibilmente più basse?

(Ph: Fredrik Sandberg/TT)

Mistero, però le scarpe flat indossate per la visita al museo del vascello Vasa possono fornire una spiegazione. Tacchi o non tacchi, per me è shock.

Al loro arrivo i sovrani olandesi vengono ricevuti dalla principessa ereditaria Victoria col marito Daniel, che scortano gli ospiti a Palazzo. Victoria è in magenta, uno di quei colori che mi mandano in estasi. Chic. Look bamboletta per la principessa Sofia, in rosso con capelli sciolti e scarpe col laccetto alla caviglia, pronta per essere piazzata sul comò. Shock. La Regina Silvia non delude: per lei un completo verde smeraldo, uno dei colori di stagione, e in testa un bandeau che sembra un pillbox.

(Ph: Pelle T Nilsson/Swedish Press Agency)

Come sempre attenti ai dettagli: bello il fiocco stilizzato che chiude il collo dell’abito, e accessori che sono un manifesto di classica eleganza: guanti Chanel, borsa Hermès. Chic.

(Ph: Fredrik Sandberg/TT)

Viene la sera, e le signore calano gli assi, a partire da Máxima, che per l’occasione sceglie la sontuosa tiara Stuart tiara con gli orecchini in parure. Per sorreggere tale capolavoro la regina ricicla un abito rosa (Jan Taminiau) che evoca un sari, e infatti fu indossato per una visita in India. Il colore non mi fa impazzire, né mi piace particolarmente l’abbinamento con la fascia celeste dell’Ordine dei Serafini, ma confesso che lo splendore dei diamanti mi acceca. Chic. La solitamente elegante Silvia decide di scippare il titolo di bamboletta alla nuora, e sfoggia un incredibile abito fucsia – pure lui colore di stagione, ma con moderazione! – firmato Georg et Arend e dotato di una gonna talmente rigida che sembra dotata di vita propria. E non basta la favolosa tiara Braganza a risollevare l’insieme. Shock.

(Ph: Pelle T Nilsson/SPA)

Bellissima Victoria, che all’abito di un viola freddo della svedese Camilla Thulin (che firma anche l’abito magenta indossato la mattina) abbina il diadema di ametiste della Regina Josephine, in origine una pesante collana che la consorte di Re Oscar, Josephine di Leuchtenberg, aveva probabilmente ereditato da sua nonna, Joséphine Beauharnais, prima moglie di Napoleone. Victoria indossa anche gli orecchini in parure. C’è da dirlo? Chic! La cognata Sofia sta molto bene in verde, che neanche a farlo apposta si abbina perfettamente agli smeraldi della sua tiara nuziale; ma quante persone avranno inciampato sulla sua gonna? Boh.

(Ph: Claudio Bresciani/TT)

Il giorno dopo tavola rotonda sullo sviluppo sostenibile con autorità varie e lunch al municipio di Stoccolma. Máxima ricicla un classico Natan di taffetta color cielo, un po’ eccessivo per un impegno di mattina; con una domanda: quanto faceva freddo lì dentro per tenersi i guanti? Boh. Ignoro se anche Silvia abbia riciclato la sua mise, nel caso, non può che risalire agli anni ’80, quando il raso lucido – molto lucido – impazzava insieme alle spalline e ai drappeggi in vita. Terribile anche il colore, azzurro catarifrangente, ma mai come l’abito indossato dalla signora in centro, che sembra una tuta con la gonna. In ogni caso, shock.

Molto meglio le principesse: Victoria con un lungo abito a fiori e soprabito lilla, resi più rock dalle scarpe verde fluo; Sofia fiorata a sua volta, anche se più delicata. Io non la amo particolarmente, ma devo dire che porta con grazia il suo venire per seconda, a volta sbaglierà abito (ma è solo il mio gusto) ma di solito indovina atteggiamento e comportamento. Chic entrambe.

La sera i sovrani olandesi hanno ricambiato con un concerto: Máxima ha riciclato anche questa volta e indossato l’abito già visto l’anno scorso per un altro concerto, quello con cui aveva festeggiato il mezzo secolo (Royal chic shock e boh). Brava a riusare gli abiti, brava a sostenere i talenti olandesi – in questo caso la giovane Iris van Herpen – ma l’abito non mi convinceva allora e nemmeno oggi, anche se mi sembra interpretato meglio; forse però è troppo concettuale per la sua natura esuberante, boh. Interessante la scelta di Victoria, un abito bianco profilato di piumette; è vero, ricorda una camicia da notte, ma penso che queste linee così semplici in colori puri esaltino la sua bellezza. Lady Violet approva? Boh. Sofia si avvolge in un abitone di lamé, avrà nostalgia anche lei degli anni ’80, benché fosse solo una bambina? Sorry, proprio non mi piace, shock.

Se siete fan di Máxima vi tranquillizzo subito, i sovrani olandesi sono impegnati in un nuovo viaggio ufficiale, questa volta in Grecia, e vi prometto che non resterete delusi. Se invece siete Natan dipendenti, eccolo protagonista – o meglio, comprimario – di un altro royal tour; quello dei sovrani belgi in Lituania per il centenario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Natan dicevamo; eccolo scelto dalla Reine per la cena di gala che chiudeva il primo giorno della visita. Un cape dress color arancia sanguigna percorso da voluminosi ramages stilizzati nelle tonalità dell’azzurro. Non si può dire che non abbia l’effetto wow, e generalmente preferisco quando la sua bellezza delicata è accesa da mise particolari, soprattutto se arancioni, il colore che le sta meglio in assoluto. D’altra parte, benché lei abbia il fisico e in particolare l’altezza per portarlo, in questo caso mi sembra che sia un po’ l’abito a portare lei. Penso poi ci sia una questione di opportunità; se la padrona di casa deve essere leggermente underdressed così da non soverchiare le ospiti, mi aspetto anche che anche queste dosino un po’ meglio le loro scelte. Avrei visto quest’abito più adatto per una visita magari in un altro Paese monarchico, avvezzo a un certo sfarzo che in una giovane repubblica. Molto divertente ma direi too much. Boh.

Mathilde ha scelto anche per il giorno un riciclo firmato Natan (Royal chic shock e boh): completo rosso intenso con bandeau (Fabienne Delvigne) en pendant: gonna troppo lunga, fitting così così; lei è naturalmente elegante, perché mortificarsi così? Shock. Solo Natan? Assolutamente no, la Reine si è affidata a King Giorgio, il nostro Armani.

E mal gliene incolse, mi verrebbe da dire, perché la prima mise Armani Privé è deludente (eufemismo). Un cappottino bon chic bon genre a bande di colore, un modello che snatura la linea dell’originale (che vedete nella foto abbinata) peggiorato da un cappellino a forma di disco volante piazzato a sfidare la forza di gravità. E c’è qualcosa di peggio delle calze velate grigie? Shock.

Seconda serata del tour reale, classico concerto offerto dagli ospiti ai padroni di casa, Mathilde sceglie ancora Armani. Alla Reine non dona il beige, che contrariamente a quanto si pensa non sta bene a tutte; compresa Lady Violet. La gonna ha forma e lunghezza strane, un portafoglio che in alcune foto la sovrana trattiene con la mano, come se temesse un’improvvisa apertura. Il modello della blusa non si capisce. Però la giacca…

La trovo francamente sublime, così come mi piace molto la pettinatura più rock e meno bon ton. Chic.

Ultimo giorno ultima mise, un abito grigio con fiori color croco (però non sono crochi) di Dries Van Noten, stilista innovativo che Mathilde, istituzionalizzandolo, finisce per banalizzare un po’. Questa mise indossata così, perde ogni mordente, e il pillbox di Fabienne Delvigne rende un po’ la Reine la versione belga di Miss Marple. Ma il belga non era Poirot? Shock.

Last but not least. Non c’entra nulla con ciò di cui abbiamo parlato finora, ma il 18 ottobre i sovrani svedesi hanno consegnato il premio Birgit Nilsson al grande violoncellista di origine cinese Yo Yo Ma. La Regina Silvia indossava un favoloso abito viola che la trasforma in una delle donne di Erté. E ci dimostra che in Svezia il viola non portasfortuna, nemmeno a teatro. Chic.

La foto del giorno – Un nuovo Parlamento

È solo una coincidenza se le signore ritratte nella foto del giorno sono vestite di nero, dopo tutto il nero visto nei giorni scorsi, ma il lutto per la scomparsa di Her Majesty questa volta non c’entra.

(Ph: Swedish Press Agency)

Oggi i sovrani di Svezia Carl Gustav e Silvia, accompagnati dalla principessa ereditaria Victoria e dal secondogenito Carl Philip (cioè i figli che vivono in patria dato che Madeleine, la minore, ridiede in Florida con la famiglia) e i rispettivi consorti, hanno inaugurato la nuova sessione del Parlamento svedese. L’occasione è più solenne del solito, dato che gli Svedesi hanno come noi appena rinnovato l’Assemblea – le elezioni due settimane fa – e anche lì come da noi ha vinto la destra. Se però pensate che le mise siano state scelte nel colore-feticcio della parte politica uscita vincente dalla consultazione, o al contrario in segno di lutto per il risultato, Lady Violet può tranquillizzarvi, la vera ragione la trovate qui: La foto del giorno – 25 settembre.

Nel suo discorso il Re ha sottolineato come nei prossimi anni i parlamentari saranno chiamati a prendere decisioni importanti e difficili, da affrontare dopo seria e profonda riflessione, pensando sempre e solo alla Svezia e ai suoi cittadini. Vasto programma, direbbe qualcuno; a noi basterebbe che nel tempo che verrà Sofia decidesse di abbandonare i fiocchetti in testa e le giacche con maniche arricciate e volant, così anni ’80.

Un sobrio compleanno

Compie oggi cinquant’anni la Reina Letizia, nata a Oviedo, capoluogo delle Asturie, il 15 settembre 1972.

Quando vede la luce, figlia del giornalista Jesús José Ortiz (figlio a sua volta di una nota giornalista) e dell’infermiera Paloma Rocasolano – entrambi poco più che ventenni – nessuno potrebbe immaginare che la bimba un giorno assumerà proprio il titolo di Princesa de Asturias, prima di diventare Reina, eppure…

Una trentina di anni dopo viene scelta da Felipe che lei, prima di conoscerlo, chiamava ironicamente Felipito. È una donna emancipata, è repubblicana, è persino divorziata, ma alla fine sul trono della cattolicissima Spagna si siede lei, anche grazie alle improbabili fidanzate collezionate dall’erede al trono, per cui alla fine Letizia sembra il meglio, o almeno il meno peggio (ma il suocero non la accetta mai davvero).

Un compleanno importante che per forza di cose passa in secondo piano, ma che comunque era stato già pensato assai sobrio: niente celebrazioni ufficiali, niente auguri pubblici, nemmeno un nuovo ritratto; solo una festa in famiglia. Assai ridotta pure quella, visto che la suocera è a New York per l’imperdibile quarantesimo anniversario del gemellaggio tra Madrid e la Grande Mela, il suocero nel buen retiro di Abu Dhabi, e delle cognate non parliamo proprio.

Lunedì Letizia sarà col marito ai funerali della cara zia Lilibet, come la chiamava lui, ma questi sono giorni di business as usual; ieri ad esempio i sovrani hanno inaugurato la nuova ala dell’ospedale di Guadalajara. Per l’occasione la Reina ha rubato la camicia alla figlia Leonor, abbinandola a pantaloni bianchi. In fondo parte del suo fascino sta anche nella capacità di stupire: da un lato mostra orgogliosamente i (pochi, invero) capelli grigi dall’altra – potendo permetterselo – si veste da adolescente. Chi può dimenticare gli shorts indossati questa estate? Ma in fondo l’età cos’è se non un numero? Ai prossimi cinquanta!

Con Letizia compiono oggi gli anni altri due royal: sono 49 per Daniel, consorte della Principessa Ereditaria di Svezia, e 38 per il Duca di Sussex. Il primo lo aspettiamo al varco l’anno prossimo, per il mezzo secolo. A Harry, in mezzo alla tempesta, buon vento. Ma anche pace e bene.