Tennō Heika Banzai!

Per iniziare una breve premessa storica, non tanto per comprendere appieno la società giapponese – per cui ci vorrebbero ben altre competenze delle mie – ma almeno per non limitarsi a giudicare esclusivamente secondo il nostro metro. japan ceremonyLa storia antica del Giappone è avvolta dall’oscurità, dato che le prime testimonianze scritte risalgono solo all’VIII secolo dopo Cristo. Il mito racconta del primo imperatore Jimmu Tennō – discendente di Amaterasu, divinità solare e dea madre dello Shintoismo – che fonda l’impero nel 660 avanti Cristo; le fonti parlano invece di una società tribale, sottoposta a un’autorità religiosa all’origine della figura imperiale. Ispirandosi al modello cinese, le riforme attuate nei secoli VII e VIII danno vita a una struttura centralizzata, con capitale a Nara (nel 710) e poi a Kyoto (794); dalla Cina arriva il buddismo Ch’án, che in Giappone diventa Zen. Il potere dell’imperatore resta a lungo più formale che sostanziale, e lo stato centralizzato si indebolisce con l’affermazione di potentati locali sempre più influenti. A partire dal secolo X il potere passa decisamente nelle mani di alcuni clan familiari: dapprima i Fujiwara, poi soppiantati dai Minamoto che assumono il titolo di shogun (“generalissimo”), dando vita a un regime di tipo militare grazie al quale si affermano i samurai, guerrieri appartenenti a un ceto di stampo feudale che tanto caratterizzerà sulla società nipponica.

Il primo contatto con gli europei – innanzi tutto Portoghesi – risale alla metà del XVI secolo, che si conclude con l’arrivo dei Gesuiti e l’introduzione del cristianesimo. Il contatto con l’Occidente imprime un notevole sviluppo ai commerci, contrastato però dalla famiglia che nel frattempo ha ottenuto lo shogunato: i Tokugawa, che portano la capitale a Edo (l’attuale Tokyo), introducono una struttura statale rigidamente centralizzata e un’altrettanto rigida chiusura al mondo esterno, limitando gli scambi commerciali e proibendo il cristianesimo. 

L’anno in cui la storia del Giappone cambia per sempre è il 1853, quando lo statunitense commodoro Matthew Perry schiera quattro navi da guerra davanti alla baia di Tokyo, e con la minaccia di un cannoneggiamento costringe il Paese ad aprire i porti ai commerci con l’Occidente. La transizione si compie con l’Imperatore Meiji, trisavolo di Naruhito, che nel 1868 inaugura il suo lungo regno – durerà fino al 1912 – con la Restaurazione (o RivoluzioneMeiji. Scompare la figura dello Shogun e il potere torna nelle mani dell’Imperatore, che avvia un processo di accentramento politico-amministrativo e di modernizzazione economica, ispirandosi a modelli occidentali. Il Giappone diventa monarchia costituzionale nel 1889, è pronto a diventare una grande potenza politica militare ed economica, e tratta con le potenze occidentali da pari a pari.

Tutto ciò per dire che la sintesi tra Oriente e Occidente è il carattere distintivo del Giappone moderno; l’adozione di modi e stili occidentali – ad esempio gli abiti – non è come si potrebbe credere un segno di resa e sottomissione, magari susseguente alla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale; al contrario, è la dimostrazione che il Paese ha scelto autonomamente il modello ritenuto più adatto alla propria evoluzione, lo ha fatto prima di tutti gli altri paesi asiatici, e soprattutto lo ha fatto liberamente, non come esito di un passato coloniale. Naturalmente questa ispirazione viene declinata anche creando un’estetica originale, come la cerimonia di martedì ha reso evidente. La mattina è iniziata con un antichissimo rituale: i sovrani hanno visitato i tre templi all’interno del Palazzo Imperiale per informare la dea del sole Amaterasu, mitica progenitrice della dinastia, altre divinità e le anime degli antenati che l’intronizzazione avrebbe avuto luogo.

Entrambi in bianco, l’imperatore con un candido sokutai, l’imperatrice col tradizionale jūnihitoe (la cui traduzione letterale è dodici strati), sopra l’hakama – una sorta di gonna pantalone – color pesca. japan naruhitoIl momento clou si è svolto invece nella il salone di stato foderato di legno di pino, dove erano stati montati i due troni per l’imperatore e per l’imperatrice. Naruhito ha indossato un altro soukai, questa volta color arancio bruciato, intessuto col motivo della fenice portatrice di pace; il suo nome è Korozen no goho, ed è l’abito cerimoniale dell’imperatore da dodici secoli. In testa il tradizionale kanmuri di seta nera, con una lunga coda che si innalza per ben 60 centimetri. cropped_image_lMasako ha sostituito il jūnihitoe bianco con una versione policroma, e sarebbe affascinante capire la simbologia dei diversi strati, che non è casuale né per colori né per decorazioni. japan princesses 2Jūnihitoe tradizionale, in una scicchissima combinazione di viola e rosso, per tutte le principesse di casa reale, che invece durante la visita ai templi imperiali erano vestite all’occidentale; eccole, guidate dall’erede al trono e dalla sua famiglia: con mise simili: abito lungo da giorno, con cappello privo di tesa, ed eventuali decorazioni. japan princessesIn mano un ventaglio – sì, anche sotto la pioggia – che ha un valore storico e simbolico (pensate che era parte anche del corredo del samurai: agitandolo dava il segnale d’attacco, quando non se usava proprio come arma uno in ferro). Sono abiti di nostro gusto? Non particolarmente, ma perché dovrebbero? Sono perfettamente adeguati alla iconografia nipponica, così rigorosamente lineare. Sull’uso dei colori pastello sarebbe interessante l’opinione di Michel Pastoureau, studioso di simbologia e massimo esperto mondiale di storia del colore; sono certa che la prima cosa che sottolineerebbe è che la percezione del colore non è fisiologica ma culturale, cioè influenzata dalla cultura di appartenenza. D’altro canto perché noi consideriamo un abito lungo giallo pallido poco adatto a una signora over 50? Esatto, il gusto evolve all’interno di un sistema culturale; altra cultura, altro gusto. Japan's Princess Mako arrives at the ceremony site where Emperor Naruhito will report the conduct of the enthronement ceremony at the Imperial Sanctuary inside the Imperial Palace in TokyoLast but not least, l’ombrello. Io lo so che voi state per chiedermi perché questo nero funereo, perché non si è optato invece per uno di quelli resi celebri da Her Majesty, marca Fulton, in pvc trasparente con banda coordinata al colore della mise? Da quello che so, gli ombrelli di quel genere si trovano veramente dappertutto, sono spesso offerti da negozi e ristoranti al loro clienti per affrontare piogge improvvise, e dunque considerati piuttosto cheap. Questi invece sembrano proprio quelli assai raffinati, in seta nera e con il manico in legno di ciliegio, albero simbolo del Paese. E se noi li troviamo tristi ho idea che alle signore della Imperial Family la nostra opinione interessi il giusto, cioè niente. japan dinnerLa sera, al banchetto di gala, sovrani e famiglia imperiale in stile occidentale: white tie per gli uomini, abito da sera per le signore, con l’Imperatrice che sfoggia l’ottocentesca Meiji Tiara.

 

4 pensieri su “Tennō Heika Banzai!

  1. Mi ripeto ma trovo così rilassante, interessante e intelligente leggere quello che scrive e come lo scrive a quest’ora di un sabato mattina .Buon fine settimana. Luisa

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