La foro del giorno – Happy birthday George!

Come da tradizione, poco prima della mezzanotte, i Duchi di Cambridge pubblicano la foto della festeggiata o del festeggiato. In questo caso George, che compie 8 anni essendo nato il 22 luglio 2013.

Con un simpatico diastema in bella mostra, il piccolo principe sorride alla madre, che sta diventando la fotografa ufficiale di famiglia, quasi emulando il Conte di Snowdon, che però lo era di mestiere. George indossa una democratica polo low cost (10 sterline, in vendita da John Lewis) e un paio di bermuda, ma è significativo il posto dov’è seduto. Un aLand Rover Defender, come quelle che amava e guidava il bisnonno Philip, scomparso da tre mesi e mezzo.

Vedremo se usciranno altre foto per festeggiare il primogenito dei Duchi di Cambridge, intanto happy birthday George, happy birthday to you.

Le sue prigioni

Francamente non credo che il Duca di Sussex abbia mai sentito parlare di Silvio Pellico, in compenso sta per deliziarci con un libro-memoriale che promette di raccontare tutta la verità – la sua, ovviamente – sulla vita all’interno della Royal Family, e come questa (la vita, non la Family) è cambiata con l’arrivo di Meghan.

“L’ho scritto non come il principe che sono nato ma come l’uomo che sono diventato” ha detto Harry annunciando la sua fatica letteraria, fatica che naturalmente non è sua ma di J. R. Moehringer, premio Pulitzer che ha aiutato già André Agassi a scrivere la proprio storia.

(Ph: Getty Images)

Sembra che il duca abbia ottenuto dall’editore – Penguin Random House – un anticipo di 20 milioni di dollari, ben lontano dai 65 offerti agli Obama per le loro autobiografie ma pur sempre una bella sommetta, forse da donare in beneficenza. Sembra certo che i Windsor fossero totalmente all’oscuro della notizia fino a un instante prima che venisse diffusa, per cui evidentemente durante la recente visita nella madrepatria nulla era sfuggito alla sua boccuccia imbronciata, mentre la stampa britannica afferma che Harry avrebbe manifestato alla nonna il desiderio di battezzare la piccola Lilibet a Windsor come già accadde per Archie, nello stile royal-a-targhe-alterne che sembra il preferito dai duchi.

La preziosa opera letteraria, il cui titolo è ancora avvolto dalle nebbie di Avalon, sarà pubblicata nel 2022, giusto in tempo per celebrare i settant’anni di regno di Her Majesty; e sarà interessante vedere se ai festeggiamenti, come previsto finora, interverranno anche i Sussex, anche per dare a noi la gioia di vedere finalmente i due Sussexini.

Ma infine, cosa potrebbe esserci scritto in questo benedetto libro? Harry magari rivelerà quale fu tra i regal parenti a mostrarsi curioso del colore che avrebbe avuto l’incarnato del nascituro Archie, una delle polemiche più inutili di questo moderno feilleuton. Sicuramente racconterà la sua dedizione al servizio della Regina e del Paese mostrata negli anni da ufficiale e nelle rischiose missioni in Afghanistan, narrerà della relazione col padre – che lo ha sempre adorato – di solitudine e sofferenza. Non mancherà la tragedia della perdita della madre, condita forse da rivelazioni sui rapporti con la matrigna Camilla, e queste sì che potrebbero risultare dannose quando Charles siederà sul trono.

Ma conseguenze di un certo peso potrebbero riguardare lo stesso duca: da più parti ci si aspetta una revisione al Regency Act, che stabilisce le condizioni di una eventuale reggenza. Il più recente è del 1937, ma un nuovo atto del parlamento potrebbe essere necessario sia per sancire la reggenza del Principe di Galles in caso di inabilità della Regina, sia per definire quella che sarebbe necessaria nel caso in cui George si trovasse a salire al trono non ancora diciottenne. In quel caso dovrebbe agire come reggente la persona, maggiorenne, di grado più alto nella successione. Toccherebbe quindi a Harry, ma il reggente deve necessariamente risiedere nel Regno Unito. Dunque passerebbe al Duca di York, che non gode esattamente della stima né del favore popolare.

Cosa spinge il Duca di Sussex a tutto questo? Sicuramente problemi personali e familiari in questa storia non mancano, come non mancano tragedie, risentimenti e fragilità. Ma Lady Violet non può non notare che tutte le volte che i Sussex, nella loro nuova vita, hanno avuto i riflettori del mondo puntati addosso c’era di mezzo la Royal Family; che fosse il libro Finding Freedom, l’intervista con Oprah, il nome scelto per l’ultima arrivata o il libro di memorie. Probabilmente perché è ancora un ottimo volano commerciale. Come direbbe il più famoso politico italiano del dopoguerra, ben nonto anche alla Corte di San Giacomo, a pensar male si fa peccato, ma di solito si indovina…

Insomma, se il mantra della Regina è da settant’anni never complain never explain (mai lamentarsi, mai dar spiegazioni) se il motto dello stemma reale è honi soit qui mal y pense (sia svergognato chi pensa male) quello dei Sussex potrebbe essere parole parole parole come la canzone di Mina e Alberto Lupo.